Resoconto della Summer Academy “Migrazioni italiane nella glocalizzazione”, organizzato dal Centro Altreitalie - a cura di Luca Fanelli

 

 

 

A cura di Luca Fanelli – luca.fanelli@photowo.netwww.lucafanelli.net

Luglio 2010

 

Esiste e cosa si intende per un’”identità” italica? Ovvero un’identità di coloro che abitano il territorio italiano, ma anche di coloro che in esso affondano le proprie radici (gli emigrati)? Come l’esperienza del colonialismo italiano ha influenzato la costruzione di tale identità? Come l’hanno influenzata le grandi migrazioni che hanno portato, dalla metà dell’Ottocento a oggi, tanti abitanti della penisola in altri paesi d’Europa e d’America e in tutti i continenti? E come la hanno influenzata le migrazioni interne alle regioni d’Italia? Quale, infine, la realtà degli italiani che oggi vivono fuori dall’Italia?

 Queste sono alcune delle domande che hanno attraversato i cinque intensi giorni della Summer Academy 2010, organizzata dal Centro Altreitalie, Globus et Locus dal tema “Migrazioni italiane nella glocalizzazione”, con sostegno della Compagnia di San Paolo e della Regione Piemonte, e il patrocinio  del Ministero Affari Esteri e di 150° Esperienza Italia. L’ideatrice della SA è Maddalena Tirabassi, direttrice del Centro Altreitalie, che, per la gestione dello stesso si è avvalsa del costante aiuto di Alvise Del Prà e di Paola Bizzarri.

 

Ad interrogarsi su tutto ciò, un gruppo di studenti, studiosi, operatori culturali e dello sviluppo locale, provenienti da diverse regioni d’Italia, dall’Argentina, dal Brasile, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. Sono: Anna Badino, Anna Faggian, Annalisa Giovannini, Francesca Goglino, Giammarco Savio, Giorgio Silvestri, Laura Capuzzo, Luca Fanelli, Marco Giudici, Maria Pina Giaquinto, Raffaella Baratta, Riccardo Giumelli, Rodrigo Mariani, Sabrina Urbani, Sara Rossetti, Simone Brioni, Viviana Corigliano. Molti dei partecipanti sono coinvolti dalle questioni sollevate nella SA sia come ricercatori, sia personalmente, vivendo o avendo vissuto la condizione di figli di emigrati o di italiani all’estero. (Farei un cenno ai relatori)

 

Il primo giorno si è aperto con una presentazione delle prossime iniziative relative al 150° anniversario dell’Unità d’Italia (Paolo Verri, direttore del Comitato organizzatore). Sono seguiti un’introduzione di Piero Gastaldo, Segretario Generale Compagnia di San Paolo e la presentazione dei partecipanti.

 

Maddalena Tirabassi ha introdotto il secondo giorno, segnalando che, se il concetto di italicità è giunto ad una fase di matura elaborazione concettuale, è ora necessario iniziare a “riempirlo di contenuti”. Il primo intervento, di Piero Bassetti, presidente, tra l’altro di Globus et locus, ha avuto come filo conduttore la seguente domanda: qual è la logica di lavorare sul tema dell’italicità come identità glocal? Con tale temi si è pure confrontato Riccardo Giumelli (Università di Firenze) nel suo intervento. Giuseppe Cossuto, orientalista, ha dato alcune pennellate su colonie e  insediamenti in Europa orientale e sul Mar Nero, nell’età moderna, caratterizzate dalla presenza di commercianti e intellettuali provenienti dalla penisola. Remigio Ratti (Università di Lugano) ha invece descritto la sfaccettata realtà della Svizzera italiana. Raffaele Mantegazza (Università degli Studi di Milano?Bicocca) ha raccolto la sfida di Tirabassi, presentando otto “contenuti” italici, attingendo a fonti letterarie e artistiche pre e post-unitarie: non a caso, però, tali contenuti, come lo stesso Mantegazza ha affermato al termine dell’intervento, oltre che italici, sono universali.

 

Nella seconda sessione, coordinata da Stefano Luconi, Francesca Romana Seganti (John Cabot University di Roma) ha descritto un social network di italiani a Londra, mentre Maria Elena Frascaroli (Modena) ha descritto un’esperienza in cui emigrati del modenese (Pavullo) in Cile abbiano riallacciato i rapporti con la città d’origine ad un secolo dall’emigrazione, come ciò abbia avviato un processo di cooperazione allo sviluppo locale e come nella realtà cilena si siano articolate le identità di Mapuche (indigeni originari del luogo), pavullesi e “cileni”. Dominic Candeloro (Casa Italia Library) ha poi presentato il video The Italians of Chicago. Maddalena Tirabassi ha presentato i risultati di uno studio sull’influenza degli italiani nello spazio cittadino di varie città del mondo: influenza diretta di architetti e capomastri, indiretta sia quando l’architettura italiana è stata assunta a modello che quando gli emigrati italiani hanno dato la propria impronta allo spazio dove si sono insediati. La sessione è stata conclusa da Fedora Giordano (Università di Torino) che ha trattato le esperienze di italiani in America settentrionale, ricostruite a partire dalla loro memorialistica.

 

Quanto al dibattito del primo giorno, si segnala l’intervento di Luca Fanelli, che, dopo aver affermato che non esistono identità tradizionali e che queste sono sempre multiple e create in relazione con l’altro, ha posto il problema di quali siano i fini di affermare la categoria di italicità si è domandato se tale categoria, se per un verso include “più degli italiani”, per l’altro non escluda parte degli italiani stessi. Simone Brioni, pure (anche lui) sollevando alcuni dubbi sui possibili contenuti del concetto di italicità, ha messo in guardia rispetto al pericolo che tale concetto non dia conto delle componenti culturali proprie dell’Italia contemporanea, rappresentate dagli immigrati.

 

La seconda giornata, ideata da Antonio Moroni, si è incentrata sul colonialismo. I primi tre interventi, di Gianluca Podestà (Università di Parma), Nicholas Lucchetti (Università di Pisa) e Antonio Morone (Università di Pavia) hanno descritto in modo accurato rispettivamente: la realtà della colonizzazione italiana in Libia e Africa orientale negli anni Venti-Quaranta del XX secolo, i rapporti tra italiani ed eritrei durante l'Amministrazione militare britannica (1941-52) e il rapporto tra colonizzati e colonizzatori in Libia, Eritrea, Etiopia, dagli anni Trenta sino all’espulsione e rientro degli italiani negli anni Settanta del Novecento. Oltre a fornire elementi utili a comprendere più a fondo la realtà della colonizzazione italiana in Africa, i tre relatori hanno posto problemi più generali di grande rilevanza, quali l’impatto degli italiani sulle società colonizzate, l’intima relazione, più ideologica che reale, tra colonizzazione e emigrazione, la rimozione della “questione coloniale” nel secondo dopoguerra – rimozione che per certi versi giunge sino ai giorni nostri – e il modo in cui la relazione con i colonizzati abbia in certo modo creato un modo specifico, e pernicioso, di relazione con l’altro. Tale tema è stato ripreso, ampliato e sviluppato dalla ricca analisi di Liliana Ellena (Università di Torino), attraverso una disamina delle produzioni cinematografiche del periodo: se infatti l’esperienza coloniale ha riguardato un numero limitato di persone, il cinema ha veicolato tale esperienza nella società.

Un punto di vista complementare, di eccezionale interesse, è stato dato dalle testimonianze di Mohamed Aden Sheikh e di Kaha Mohamed Aden. Il primo, discendente di una importante famiglia nomade, medico, già ministro del governo socialista di Siad Barre (Somalia), già incarcerato per l’opposizione al regime, ha raccontato, con toni profondi e al tempo stesso scanzonati, la storia della propria vita, de-centralizzando l’ottica sulle questioni affrontate. Kaha, figlia di Mohamed, in un bel documentario diretto da Simone Brioni, racconta una città, Mogadiscio, e attraverso questo racconto la vita propria e di una nazione, l’intricato rapporto tra colonizzatori, colonizzati, migranti. La giornata è stata chiusa dal trailer de documentario “Diciannove Aprile”, di Monika Crha e Angelo Santovito.

 

Oggetto della terza giornata sono state le migrazioni, interne all’Italia e all’Europa. Un breve documentario del Centro Altreitalie e la relazione di Dario Basile (Università di Torino) hanno focalizzato i principali dati ed alcune questioni relative al processo migratorio interno del secondo dopoguerra. L’intervento di Anna Badino (Università di Torino) si è concentrato su un’analisi critica delle possibili determinanti della persistente diseguaglianza tra i discendenti di questi immigrati e quelli di altre immigrazioni (dal Piemonte e dal Veneto): rifiutando una lettura culturale del divario di condizioni, l’attenzione si sposta alle reti di relazioni. Il documentario diretto da Adriana Dadà ((Università di Firenze) ha portato invece alla luce la realtà poco nota delle barsane, venditrici ambulanti della Lunigiana, affrontando le questioni delle migrazioni temporanee di medio raggio, del ruolo economico della donna, della relazione tra lavoro informale e crescita economica.

 

Nel dibattito che ne è seguito si è messo in luce come i percorsi di mobilità ascendente, che caratterizzano alcune migrazioni nelle Americhe, non presenti nella realtà italiana, si debbano a varie cause, e , tra queste, alla diversa congiuntura socioeconomica in cui le differenti migrazioni si inserirono.

 

Gli interventi della seconda sessione si sono invece incentrati su migrazioni di italiani verso l’estero: Alvise Del Prà (Centro Altreitalie) ha mostrato il diversificato – nelle forme e nelle motivazioni – universo dei migranti attuali (“mobili?”), Roberta Resmini, accompagnando la storia dell’emigrazione degli italiani in Lussemburgo, ha trattato delle diverse combinazioni di inserimento nella nuova patria e legami con quella antica, mentre Serena Galli (Università di Torino) ha esplorato l’universo degli immigrati argentini a Torino, in genere discendenti di italiani e, pertanto, legati in modo ambivalente al paese di immigrazione.

 

L’ultimo giorno della SA ha avuto come ospite Fabrizio Bruno, responsabile per l’emigrazione della Regione Piemonte, che ha descritto gli interventi della Regione per i piemontesi nel mondo, mettendo in luce la ricchezza delle esperienze, che già solo i numeri possono far intuire: 34 paesi e 116 associazioni. E’ stato anche proiettato un bel documentario, curato dal Centro Altreitalie, che riassume tutti gli aspetti delle migrazioni – moderne e contemporanee, interne e internazionali – degli italiani.

 

A conclusione della SA, ciascuno dei partecipanti ha brevemente valutato l’esperienza e formulato alcune proposte per il futuro.