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La nostra associata Marina Vicari Lerario: "Grazie a Internet riscopro Alessandria, e dono alla città i progetti di mio padre"

29/10/2009
Alessandria - Un caso, solo un caso se Internet ha consentito l'incontro di chi scrive con Marina Vicari Lerario (al centro nella foto, tra Paolo Guidetti, direttore sportivo dei Grigi, e il sindaco Piercarlo Fabbio). Un caso a cui è seguita la disponibilità del sindaco Fabbio, unitamente all'interesse dal punto di vista tecnico-professionale dell'assessore ai Lavori Pubblici, Franco Trussi. Il che ha permesso giovedì mattina di acquisire alla città un buon numero di progetti eseguiti dall'architetto-ingegnere alessandrino Giuseppe Vincenzo Vicari, in un arco di tempo collocabile fra gli anni '30 fino al 1947, anno in cui ritornò in Brasile per sempre. "Progetti e disegni di palazzi realizzati nella nostra città, e non solo - ha spiegato Fabbio - per cui dobbiamo pertanto la dovizia di questo dono alla signora Marina Vicari, che è figlia dell'Ingegner Giuseppe Vicari, autore fra l'altro, del progetto del Palazzo di Giustizia di Alessandria, unitamente ad altri in altre parti del mondo". Parte delle opere di Vicari sono state esposte in Sala Giunta ottenendo l'apprezzamento dei tecnici presenti, ma anche quello di profani, potendo apprezzare e riconoscere palazzi alessandrini tutt'ora esistenti ma dei quali si ignorava la paternità. "Non solo questi progetti saranno esposti - prosegue il sindaco - ma saranno anche studiati perché aprono nuove dimensioni di un'idea di città, nel momento in cui si sta scrivendo il documento programmatico del nuovo Piano Regolatore Generale. Potremmo quindi pensare di affidare a qualche studioso il recupero di alcune parti di progetto che l'architetto Vicari ha realizzato". "Un grande", ha aggiunto con toni entusiatici l'assessore ai Lavori Pubblici Franco Trussi, riallacciandosi a quanto espresso da Fabbio, che nel suo intervento aveva collocato Vicari fra gli architetti che hanno lasciato una impronta indelebile nella nostra città, in riferimento appunto a Gardella e Guerci, ma citando anche quel Richard Meier che prossimamente firmerà il nuovo ponte Cittadella. "Un grande - ripete dunque Trussi - e vorrei cogliere questo aspetto da addetto ai lavori. Non è facile in una comunità locale come la nostra essere incaricato dell'esecuzione di progetti di quelle dimensioni. Bisogna essere bravi, bisogna avere un buon rapporto con il mondo esterno, bisogna dimostrare di avere idee e noi quì, in realtà, siamo di fronte ad un architetto e ingegnere che ha avuto modo di dimostrare di avere quelle capacità". Vicari, figlio di emigranti italiani in Brasile, arriva in Italia nel 1913, quì studia, si laurea e inizia la sua professione. Rimane in Alessandria anche durante la seconda guerra mondiale e solo nel 1947, dopo aver sposato un'alessandrina, Elia Capra, nel '44, ed aver avuto la prima figlia, decise il suo trasferimento definitivo a San Paolo del Brasile, dove inizia con successo la sua opera di urbanista. E' estremamente soddisfatta Marina Vicari dell'accoglienza e dell'apprezzamento che la città ha tributato alle opere alessandrine di suo padre, e si mostra ulteriormente, piacevolmente, sosrpresa quando il direttore dei Grigi, Paolo Guidetti, a nome dell'Alessandria Calcio e del suo Presidente, Gianni Bianchi (impossibilitato a presenziare), le fa dono della maglia e del Gagliardetto dei Grigi, una squadra che suo padre seguiva e della quale parlava ricordando il suo lungo soggiorno alessandrino. La storia, o per meglio dire, la saga, di Giuseppe Vicari e della sua famiglia è stata raccolta in un libro da Marina Vicari (pubblicato a cura dell'Istituto del Recupero del Patrimonio Storico dello Stato di San Paolo), ovviamente scritto in portoghese, ma che il sindaco Fabbio si è impegnato a far tradurre in italiano. Un libro, tratto dal diario di Vicari, che racconta uno spaccato di storia alessandrina in un ampio periodo temporale che comprende anche gli anni tormentati della Seconda Guerra Mondiale. Insomma, dell'architetto Giuseppe Vincenzo Vicari e delle sue opere alessandrine sentiremo ancora parlare, dopo 62 anni di oblio totale.
Piero Archenti "dal:CorriereAl"