Roma eterna sorpresa: dopo duemila anni torna alla luce la Sala della Sfinge

 

 

NELLA DOMUS AUREA
Roma eterna sorpresa: dopo duemila anni torna alla luce la Sala della Sfinge
L'eccezionale scoperta, del tutto casuale, è stata fatta nella Domus Aurea, la grande residenza di Nerone fatta costruire dopo l'incendio dell'Urbe
 Roma eterna sorpresa: dopo duemila anni torna alla luce la Sala della Sfinge

 

 

Pubblicato il 12/05/2019
Ultima modifica il 12/05/2019 alle ore 09:00
LUISA MOSELLO

Una scoperta fortuita e davvero fortunata nel cuore della Città eterna dalla grande bellezza, unica al mondo. È quella che hanno fatto gli archeologi, gli architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo montando un ponteggio nella Domus Aurea, la grande residenza che Nerone si fece costruire dopo l'incendio del 64 dopo Cristo.  Pur essendo abituati a scoprire meraviglie nascoste dell'Urbe il loro stupore misto alla soddisfazione è stato grande quando hanno ritrovato casualmente la cosiddetta "Sala della Sfinge". Ovvero un ambiente affrescato con una volta a botte e una finestra a bocca di lupo che si apre sulla lunetta di fondo dove di trova la figura che dà il nome allo stanza e che si trova al di sopra di un probabile oggetto sacro. Intorno ci sono elementi architettonici immaginari fra piatti cerimoniali e ghirlande.

 

ANSA

 

 

 

Decorazioni fra realtà e fantasia  

Visibile e ben conservata la decorazione pittorica della sommità: sul fondo bianco si  possono ammirare riquadri segnati di rosso purpureo, intorno linee giallo ocra e fasce dorate fra una fitta vegetazione e universi animali che sembrano voler collegare la fantasia alla realtà oltrepassando il tempo e arrivando fino a noi. Irrompendo nel bel mezzo di una Capitale assalita da mille problemi ma sempre pronta a rinascere ancorandosi al suo passato per farne un trampolino verso il futuro. 

Ecco allora pantere, centauri e figure di Pan accanto a creature acquatiche fantastiche. Il tutto immerso in un'atmosfera surreale con figure che di ritrovano anche nella Domus del Colle Oppio e in altri ambienti, come per esempio nel Criptoportico 92

 

 

 

Una scoperta eccezionale e inattesa

«Ci siamo imbattuti in una grande apertura posta proprio all'imposta nord della copertura della stanza» ha spiegato Alessandro D'Alessio, il funzionario responsabile della Domus Aurea. 

 «La scoperta di questa sala si inserisce nella strategia di ricerca scientifica che il Parco porta avanti ogni giorno contestualmente agli interventi di messa in sicurezza e restauro - ha sottolineato Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo-. Rimasta nell’oscurità per quasi venti secoli, la Sala della Sfinge così come l’abbiamo denominata ci racconta le atmosfere degli anni del principato di Nerone».

 

 I tesori del Parco Archeologico del Colosso 

Il ritrovamento risale alla fine del 2018. Da allora si è provveduto alla messa in sicurezza e al restauro degli ambienti. Gran parte della sala è ancora interrata ma in futuro si potrebbe decidere di liberarla per poterla offrire allo sguardo del Terzo Millennio. Per il momento, per motivi di stabilità, alla vista rimane il resto. Che non è poco. Ancora non si parla di apertura al pubblico ma per chi vuole immergersi nelle fasti dell'età Neroniana e dintorni il Parco del Colosseo ha tesori di ogni genere da proporre. E non sono pochi.

 

da: https://www.lastampa.it/2019/05/12/societa/roma-eterna-sorpresa-dopo-duemila-anni-torna-alla-luce-la-sala-della-sfinge-xodYoS3zVfPjozRb193Y6K/pagina.html

 

 

EXPERIENCIAS INCRÍVEIS NA TOSCANA, VENETO E PIEMONTE!!!

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do dia 1 a 11 de outubro 2019:

Em anexo o programa detalhado da viajem e valores.

Info: celular/WhatsApp: +55.61.999717349 – antonello@monardo.com.br

Antonello Monardo

 

Cel. +55.61.999717349

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In Iran c’è un villaggio lillipuziano che sembra essere uscito dal libro di Gulliver

In Iran c’è un villaggio lillipuziano che sembra essere uscito dal libro di Gulliver

 In Iran c’è un villaggio lillipuziano che sembra essere uscito dal libro di Gulliver

Lilliput esiste. O almeno, esisteva. Fino a un secolo fa, i residenti di Makhunik difficilmente superavano il metro d'altezza. Siamo alle estremità orientali dell'Iran, in un villaggio vecchio di 1.500 anni abitato esclusivamente da persone piccole, alte 50 centimetri in meno rispetto dell'altezza media del tempo.

Qui è stato ritrovato un corpo mummificato lungo appena 25 centimetri. Una scoperta che ha alimentato la convinzione che Makhunik fosse un'antica città dei nani. E anche se gli esperti hanno stabilito che in realtà si trattava di un feto di quattrocento anni, effettivamente le generazioni residenti in questo angolo remoto dell'Iran erano più basse del normale. A testimoniare questa caratteristica lillipuziana anche l'altezza delle abitazioni: di circa 200 case, una settantina sono alte fra l'1,5 e i 2 metri, con tetti che iniziano anche a 140 centimetri da terra. 

 

Crediti foto: Mohammad M. Rashed 

Pare sia stata la malnutrizione a contribuire in modo significativo alla bassa statura degli abitanti di questa regione arida e desolata, dove crescevano esclusivamente rape, grano, orzo e giuggiole. Una dieta ristretta, povera di nutrienti, a cui si abbina una usanza strana: il disprezzo per il tè, rinnegando uno dei tratti distintivi della cucina e dell'ospitalità iraniana.

 

Crediti foto: Mohammad M. Rashed

 Poi, a metà del ventesimo secolo, le cose sono cambiate. La costruzione di strade e infrastrutture ha dato la possibilità ai residenti di Makhunik di accedere a «nuovi» ingredienti, come il riso e il pollo, garantendo alle nuove generazioni un'altezza maggiore. E anche se la maggior parte dei 700 abitanti oggi sono di statura media, intorno al metro e mezzo, i ricordi dei piccoli antenati restano ancora. E hanno ben deciso di conservare le case lillipuziane, dove nessuno più vive, nella speranza che diventino un'attrazione per i turisti.

 

da: https://www.lastampa.it/2019/05/02/societa/in-iran-c-un-villaggio-lillipuziano-che-se-mbra-essere-uscito-dal-libro-di-gulliver-xNXZvknoZxGuuDnwn2xmyL/pagina.html

 

 

Roma e la sua grande bellezza: svelata la prima reggia di Nerone sul Palatino

 

Roma e la sua grande bellezza: svelata la prima reggia di Nerone sul Palatino

Aperta al pubblico la dimora dell’imperatore che anticipa i fasti della Domus Aurea
Pubblicato il 11/04/2019
Ultima modifica il 11/04/2019 alle ore 22:18
LUISA MOSELLO
ROMA

La grande bellezza che supera il degrado urbano. È la sfida che Roma continua a lanciare sia ai romani che ai turisti di tutto il mondo svelando nuovi tesori. Come la prima reggia di Nerone sul Palatino svelata dopo oltre dieci anni di ricerche e attenti lavori di restauro. Verrà aperta al pubblico per la prima volta a partire dal 12 aprile. Chiamata “ Domus transitoria” perché permetteva all’imperatore di transitare da una parte all’altra della città, la sua edificazione venne raccontata dallo storico Svetonio come un grande “scandalo” per il lusso degli ambienti che anticipano i fasti della Domus Aurea. «Fatta costruire per sé una casa che dal Palatino andava all’Esquilino, dapprima la chiamò Transitoria; poi quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò Aurea» si legge nella Vita di Nerone.

“Il progetto restituisce luoghi da tempo inaccessibili” 
«Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili – ha spiegato il Direttore Alfonsina Russo alla presentazione del nuovo percorso di visita al quale dovrebbe seguirne un altro dopo l’estate –. Questa straordinaria apertura contribuisce a definire un itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore toccherà con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree».

All’imponente opera che si trova a un livello sotterraneo si accede attraverso una scala che conduce a uno spazio impregnato di suggestioni senza tempo. All’interno sono riconoscibili ambienti occupati originariamente da un ninfeo con giochi d’acqua incastonato fra architetture simili a quinte teatrali, un triclinio con colonne di porfido e pilastri in marmi policromi riservato allo svago e al relax di Nerone.

Entrare in punta di piedi nell’atmosfera dell’antica Roma 
Per rivivere il luogo a 360 gradi ed entrare in punta di piedi nell’atmosfera dell’antica Roma sono disponibili video, installazioni e strumenti multimediali. Come gli Oculus Go, visori per la realtà virtuale, da indossare per ritrovarsi in un attimo indietro di millenni al centro della scena, in una ricostruzione perfettamente realistica dell’area.

Si possono vedere anche altri spazi fra gli squarci delle fondazioni del palazzo degli imperatori flavi dove si trovavano le latrine che si possono ancora individuare. La passeggiata nella storia prosegue fra pareti colorate di rosso che suggeriscono elementi vegetali propri della pittura da giardino e rivestimenti marmorei dei pavimenti in cui risaltano tracce di porfido vermiglio, verde e giallo che esplodono nella grande aula sotto la Casina Farnese coperta da una fontana ovale, in un eloquente esempio di stratificazione tipica dell’antica Roma.

Le visite dal venerdì al lunedì 
Non mancano resti delle preziose decorazione fra stucchi e affreschi. Alcuni di essi ora sono esposti nel vicino museo Palatino e vanno ad aggiungersi ai reperti provenienti dal Museo archeologico nazionale di Napoli. Tornano nella Città eterna dopo 300 anni grazie a un accordo di collaborazione con la struttura partenopea. Si tratta di formelle e fregi e distaccati al momento della scoperta avvenuta nel Settecento a opera dei Farnese. Inizialmente la prima dimora dell’imperatore romano era stata erroneamente identificata come i Bagni di Livia per poi essere individuata come tale dopo indagini scientifiche e conservative condotte agli inizi del Novecento da Giacomo Boni.

La visita alla prima reggia di Nerone è prevista dal venerdì al lunedì e rientra nel nuovo ticket Foro-Palatino di 16 euro valido un giorno Il biglietto comprende anche l’accesso al Museo Palatino, al Criptoportico neroniano, alle Case di Augusto e Livia, all’Aula Isiaca con la Loggia Mattei, al Tempio di Romolo, a Santa Maria Antiqua con l’Oratorio dei quaranta martiri e alla rampa di Domiziano.

“Il progetto restituisce luoghi da tempo inaccessibili” 
«Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili – ha spiegato il Direttore Alfonsina Russo alla presentazione del nuovo percorso di visita al quale dovrebbe seguirne un altro dopo l’estate –. Questa straordinaria apertura contribuisce a definire un itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore toccherà con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree».

All’imponente opera che si trova a un livello sotterraneo si accede attraverso una scala che conduce a uno spazio impregnato di suggestioni senza tempo. All’interno sono riconoscibili ambienti occupati originariamente da un ninfeo con giochi d’acqua incastonato fra architetture simili a quinte teatrali, un triclinio con colonne di porfido e pilastri in marmi policromi riservato allo svago e al relax di Nerone.

         

 

da: https://www.lastampa.it/2019/04/11/societa/roma-e-la-sua-grande-bellezza-svelata-la-prima-reggia-di-nerone-sul-palatino-4tq6x0Eep3o1BFUqdcSsqN/pagina.html

 

 

TERRA SANTA - INAUGURATA UNA NUOVA AREA MUSEALE - AL CENTRO SAXUM DI ABU GOSH

TERRA SANTA
INAUGURATA UNA NUOVA AREA MUSEALE
AL CENTRO SAXUM DI ABU GOSH


TERRA SANTA

INAUGURATA UNA NUOVA AREA MUSEALE - AL CENTRO SAXUM DI ABU GOSH

Presso il centro Saxum di Abu Gosh, si è svolta l’inaugurazione del “visitor center”, spazio museale destinato ai pellegrini che, visitando la Terra Santa, desiderino impreziosire la loro esperienza.

A circa quindici chilometri ad ovest di Gerusalemme, nei dintorni del villaggio di Abu Gosh, sorge il “Saxum”, che ospita un’area visitatori, destinata all’accoglienza dei turisti all’interno di un percorso museale e un’area congressuale.

La scelta di costruire un centro nei dintorni di Abu Gosh non è stata casuale: questa zona è particolarmente significativa per via del suo retaggio storico-biblico. In quei luoghi sorgeva infatti la Kyriat Yearim (“villaggio delle foreste”) del Vecchio Testamento, località in cui era stata accolta l’arca dell’alleanza ancora prima della fondazione di Gerusalemme e della costru-zione del Tempio.

All’interno di questa cornice così evocativa è stato aperto il Saxum, che funge da luogo di visita per i pellegrini.

E’ stata inaugurata la sezione del Saxum dedicata ai visitatori, chiamata appunto “Visitor center”, che aiuterà i pellegrini ad approfondire la loro conoscenza della Terra Santa attraverso l’uso di diversi strumenti multimediali, allo scopo di arricchire la loro personale esperienza della Terra di Gesù. Questa area offre al visitatore la possibilità di fare dapprima un “tour multimediale” all’interno del museo e poi uno fisico, a piedi, in direzione di Emmaus.

Il “tour multimediale” fornisce al pellegrino la prospettiva storica, geografica e biblica per comprendere gli eventi più significativi della storia della salvezza.

Tra le varie tappe del percorso in cui è suddiviso il visitor center, si segnalano la “stone map” che segue i passi di Abramo e Mosè su una mappa di pietra scolpita sul pavimento del cortile, la “timeline”, che traccia gli eventi della storia della Terra Santa su una linea del tempo posta sulle pareti e, la “1st Century hall”, che guida il visitatore nel cogliere la complessità della vita quotidiana vissuta nella Giudea romana del I secolo d.C.

L’esperienza multisensoriale prosegue nella sala “cube” dove avvengono proiezioni a 360° di contenuti audiovisivi; tutto il percorso è accompagnato da touchscreen che permettono ai pellegrini di navigare virtualmente attraverso la storia e l’evoluzione dei luoghi santi della regione, ripercorrendo contemporaneamente gli eventi chiave della vita di Gesù.

Terminato il percorso all’interno, è possibile per i visitatori intraprendere a piedi il cosiddetto “percorso Emmaus”, un cammino di diciotto chilometri che conduce alla città omonima, sul solco lasciato dai discepoli di cui parla il Vangelo di Luca (Lc 24, 13 e ss.).

E’ prevista per il 1° marzo l’inaugurazione religiosa e la benedizione del visitor e del conference center.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 23661 - 16 Febbraio 2019

 

 

Scoperta nel deserto del Sahara un'oasi preistorica con misteriosi monumenti in pietra

Scoperta nel deserto del Sahara un'oasi preistorica con misteriosi monumenti in pietra

Pubblicato il 08/02/2019
Ultima modifica il 09/02/2019 alle ore 04:01
NOEMI PENNA

Quattrocento misteriosi monumenti in pietra. Li hanno scoperti gli archeologi nel Sahara occidentale, in un territorio conteso da Marocco e Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi. Le strutture risalgono a oltre 10 mila anni fa e anche se non si sa molto di più su di loro, soprattutto sul loro significato, secondo gli esperti potrebbero aiutare a capire come le persone migrarono nella regione e si adattarono al clima e al territorio locale, che sicuramente non era desertico come lo conosciamo oggi.

 

 

 

 

Siamo su un terreno di 9 chilometri quadrati e quattrocento monumenti sono «un numero incredibile anche per il Sahara, che è assolutamente pieno, di solito in luoghi di particolare interesse topografico», spiega Joanne Clarke, specialista in archeologia preistorica dell'Università dell'Anglia orientale.

In base alle prima analisi, alcuni sono dei dolmen, ovvero delle tombe megalitiche preistoriche. Altri sono dei cumuli e dei goulet, due file di rocce che corrono parallele per poi allontanarsi, il cui scopo è ancora sconosciuto. 

 

 

 L'area di Tifariti un tempo era un bacino naturale e sarà stato un luogo di interesse per i migranti di migliaia di anni fa. «Una delle nostre teorie è che, siccome il Sahara si è seccato a metà dell'Olocene, tra cinque e seimila anni fa, questa era un'oasi, una delle poche aree in cui l'acqua era rimasta». E dove c'era acqua, probabilmente c'erano anche persone. E la varietà di questi monumenti, sostengono gli archeologi, riflette la varietà di luoghi e di culture da cui queste persone sono emigrate.

 

 

 

da: https://www.lastampa.it/2019/02/08/societa/scoperta-nel-deserto-del-sahara-unoasi-preistorica-con-misteriosi-monumenti-in-pietra-dBEPjzpqD19ysGNXuWCggO/pagina.html

 

 

European Best Destination 2019: Italia terza con Monte Isola

 

European Best Destination 2019: Budapest la città da scoprire quest'anno. Italia terza con Monte Isola

Alla capitale dell’Ungheria il titolo EBD 2019, riconoscimento che premia le località del vecchio continente che meglio riescono a promuovere la propria immagine. Dietro di lei la ‘cattolicissima’ Braga, in Portogallo. Medaglia di bronzo per la perla del Lago d’Iseo, che conquista anche il titolo di meta ecosostenibile. Anche Firenze tra le top15European Best Destination 2019: Budapest la città da scoprire quest'anno. Italia terza con Monte IsolaBudapest nella brochure dell'iniziativa 

di MARCELLO GELARDINI

L'Italia torna sul podio del turismo europeo. Ma lo fa con la località che non t'aspetti.: Monte Isola, sul Lago d'Iseo, Lombardia. Seguendo una tendenza in corso da tempo che però, quest'anno, si traduce in una piccola rivoluzione. L'edizione 2019 (la decima) della  EBD - una sorta di "Oscar del viaggio nel vecchio continente" – si conferma l'occasione per mettere in luce le mete alternative. Sovvertite le gerarchie tradizionali. Le grandi città europee, seppur inserite nella lista delle candidate, tranne rare eccezioni entrano in classifica.

Alla fine è vero che a imporsi è una capitale tra le più amate – Budapest (Ungheria) – ma è anche vero che dietro lei si fa avanti una schiera di outsider: al secondo posto, infatti, troviamo Braga (Portogallo); al terzo, come visto, Monte Isola (Italia).
 

Quasi nessuno dei quindici luoghi consigliati per il 2019 è scontato. Si tratta di scelte che, spesso, non rientrano neanche lontanamente negli itinerari principali. Luoghi che si visitano al secondo o terzo viaggio in quella determinata nazione. Ma che, per l’organizzazione europea (con sede a Bruxelles) che dà il nome al premio e per gli uffici del turismo dei vari Paesi, hanno saputo promuoversi al meglio nell’ultimo anno. Per questo, meritano particolare visibilità nei prossimi dodici mesi. Anche se, alla fine, a decidere la European Best Destination 2019 sono stati direttamente gli utenti che, votando online, hanno sfoltito la rosa delle pretendenti di nomi altisonanti (come Londra, Parigi, Berlino, Vienna), decretando il successo della città magiara.opa. Le 15 Best Destination 2019. Vince Budapest, sorpresa Lago d'Iseo

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A trionfare, dunque, è Budapest. Una meta sempre molto gettonata dai cittadini europei, soprattutto per brevi vacanze, che fa leva sul suo ricco patrimonio artistico-culturale. Ma che sa lo stesso rinnovarsi di continuo, restando al passo coi tempi. Forse anche per questo, parallelamente, è stata insignita del titolo di 'Capitale europea dello sport 2019'. Due città in una: la storica e collinare Buda da un lato e la popolosa e pianeggiante Pest dall'altro, divise dal fiume Danubio (il bacino navigabile più lungo dell’Unione Europea). Chiese, musei, palazzi storici – tra cui la Basilica di Santo Stefano, la Chiesa di Mattia, l'imponente edificio del Parlamento, la grande sinagoga del quartiere ebraico, i tanti ponti - sono la testimonianza dei mille volti che la capitale ungherese ha assunto nel corso dei secoli (compresa la sede imperiale, fino al 1918). Inevitabile un passaggio nei bagni termali costruiti durante la dominazione ottomana (Gellért, Király, Ruda) e in quelli più moderni (come i bagni Széchenyi, il più grande centro termale europeo). Mentre per chi vuole fare un tuffo nella natura, gli basterà raggiungere l'Isola Margherita, a pochi metri dalle sponde del fiume.
 
Da oriente a occidente. Tutt'altro scenario nella città che ottiene il secondo posto nel ranking EBD 2019: Braga, in Portogallo. Antico insediamento romano, fondato più di duemila anni fa (col nome di Bracara Augusta), la storia di Braga è legata strettamente alla religione cattolica (fu la prima sede vescovile della penisola iberica). I principali luoghi d'interesse sono perciò tutti di carattere religioso: dalla Cattedrale al Santuario di Bom Jesus di Monte (posizionata in cima a una collina, al culmine di una monumentale scalinata barocca), dal Santuario di Nostra Signora di Sameiro al Palazzo Episcopale e al suo giardino di Santa Barbara. Unendo questi due elementi – romani e religiosità – è facile capire perché sia anche conosciuta come la 'Roma portoghese'. Qui, però, non tutto è spiritualità. A settembre, infatti, Braga ospita la 'Notte bianca' più lunga del vecchio continente: 48 ore non-stop di musica, balli, arte, spettacoli e divertimento.
 
European Best Destination 2019: Budapest la città da scoprire quest'anno. Italia terza con Monte Isola

Braga (Portogallo), seconda


Ed eccoci a noi. L'Italia, dopo un anno di transizione, si riporta ai vertici delle European Best Destinations. Si rimane in Lombardia (Milano fu seconda nel 2017 e, sempre lei, nel 2018 ottenne un buon sesto posto) ma con una località che si colloca all'opposto rispetto alla frenesia della città meneghina. È Monte Isola, una vera e propria montagna verde – con i suoi 600 metri sul livello del mare è tra le più alte isole lacustri della UE - che emerge dal Lago d'Iseo. Una perla di appena cinque chilometri quadrati (con un perimetro inferiore ai dieci chilometri) di fronte alla sponda bresciana del lago, in cui le automobili sono bandite da tempo e dove solo i 1800 abitanti residenti sono autorizzati a guidare i motocicli. Gli altri, dopo aver attraccato, devono spostarsi a piedi, in bicicletta o utilizzando dei piccoli bus per toccare le tredici frazioni di cui si compone Montisola: Siviano (dove ha sede il Comune), Porto di Siviano, Senzano, Olzano, Carzano (dove ogni cinque anni si svolge la Festa di Santa Croce, durante la quale le strade vengono addobbate con fiori di carta), Sensole, Peschiera Maraglio, Menzino (con la Fortezza), Masse, Novale, Sinchignano, Cure (col Santuario della Madonna della Ceriola, in vetta al monte); a cui vanno aggiunte le due isolette di Loreto e di San Paolo. Un luogo la cui fama ha sicuramente beneficiato dell'evento Floating Piers, l'installazione del celebrato artista bulgaro Christo, che la collegava alla terraferma nell'estate 2016.
 
Un territorio a vocazione agricola che ha nella pesca il suo marchio di fabbrica: già nell'anno mille qui si producevano barche e reti artigianali (a Siviano c'è anche il Museo della pesca). Un polmone verde - i boschi ancora occupano gran parte della sua superficie – che ha fatto del rispetto dell'ambiente un motivo di vanto. Contribuendo al doppio successo di Monte Isola: oltre alla medaglia di bronzo EBD 2019, è stata infatti indicata anche come meta EDEN – European Destination of Excellence 2019 (riconoscimento che la Commissione Europea assegna ogni anno a una delle finaliste per l'impegno nel turismo ambientale). Ma Monte Isola non è nuova a exploit del genere: i più attenti ricorderanno che, nel 2016, fu proprio da queste parti che Christo decise d'installare la sua creazione artistica 'The Floating Piers'; passerelle galleggianti che permettevano di passeggiare sull'acqua. Rendendo il Lago d'Iseo e Montisola famosi in tutto il mondo.
 
Si ferma invece ai piedi del podio la corsa di Metz (Francia nord-orientale), dove il passato e il futuro s'incontrano armonicamente, con edifici storici che si alternano ai progetti delle archistar contemporanee. Due esempi? Il Museo della Cour d'Or, che conserva collezioni che mostrano l'evoluzione dell'antico borgo, e il nuovissimo Centre Pompidou (costola di quello parigino), con le mostre di arte moderna. Senza dimenticare i rinomati mercatini di Natale e il mercato delle pulci, annuale, nel quartiere di Outre Seille. Subito dietro (quinto posto) troviamo la nazione vincitrice del 2018: la Polonia. Dodici mesi fa Wroclaw (Breslavia) fu la Best Destination, stavolta tocca a Poznan, una delle città più importanti del Paese. Lo scenario, rispetto a chi l'ha preceduta, non cambia di molto: c'è il grande Rynek (la piazza del mercato) con le case colorate, c'è il Municipio rinascimentale, ci sono le costruzioni medievali, c'è tanto verde (come nel parco della Cittadella), c'è tanto slancio in avanti (con i festival internazionali, come quello dedicato al violino o quello riservato agli scultori del ghiaccio).
 European Best Destination 2019: Budapest la città da scoprire quest'anno. Italia terza con Monte Isola

Monte Isola (Lago d'Iseo - BS)

 

da:https://www.repubblica.it/viaggi/2019/02/08/news/european_best_destination_2019_budapest_la_citta_da_scoprire_quest_anno_italia_terza_con_monte_isola-218627752/?ref=RHPPBT-VV-I0-C4-P28-S1.4-T1

 

 

EXPERIENCIAS INCRÍVEIS NA TOSCANA E UMBRIA

EXPERIENCIAS INCRÍVEIS NA TOSCANA E UMBRIA!!! MORAR NO CASTELO – CAÇA AO TARTUFO – VINHOS E GASTRONOMIA MARAVILHOSA E MUITO MAIS!!!

do dia 12 a 16 de abril 2019

• Inicio em Milano e finalização em Roma

• Ônibus de turismo exclusivo

• 3 noites no Castello de Montalto em Toscana com atividades, culturais e eno-gastronômicas

• visita ao F.I.CO EATALY WORLD de Bologna

• caça ao tartufo e almoços estrelados da iguaria

• degustação, visita e almoço em vinícolas de SuperToscanos com projetos arquitetônicos do conceituado arquiteto, Renzo Piano

• Passeio e almoço especial a base de Tartufo na cidade de Gubbio (Úmbria).

• Visita a Tenuta Castelbuono (Úmbria) com degustação. O “Carapace”, a cantina projetada por Arnaldo Pomodoro, praticamente a primeira escultura ao mundo na qual se vive e se trabalha.

• 1 noite em Hotel 4 estrelas em Roma

 

 

Antonello Monardo

 

Cel. +55.61.999717349

www.parlandoitaliano.com.br

 

 

 

L’ENOTURISMO ITALIANO PROTAGONISTA AL FITUR 2019 DI MADRID

L’ENOTURISMO ITALIANO PROTAGONISTA AL FITUR 2019 DI MADRID

 21/01/2019 - 19:43

L’ENOTURISMO ITALIANO PROTAGONISTA AL FITUR 2019 DI MADRID

ROMA\ aise\ - Scatterà mercoledì 23 gennaio l’edizione 2019 del FITUR, l’importante evento di Madrid che come di consuetudine apre la stagione delle più importanti fiere internazionali dedicate al settore turistico. Novità nella delegazione italiana: dal 23 al 27 gennaio, infatti, nel padiglione numero 9 della fiera ci sarà anche uno stand del Ministero per le politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, realizzato in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino, associazione che rappresenta oltre 900 cantine e che da 25 anni riveste un ruolo centrale nella scena enoturistica italiana.
Una partecipazione fortemente voluta dal Ministro Gian Marco Centinaio per dare continuità all’importante lavoro di integrazione tra le politiche di sviluppo agroalimentare e quelle turistiche che, proprio per volontà del Ministro, sono recentemente diventate di competenza del Mipaaft.
“Agricoltura e turismo sono due pilastri fondamentali nell’economia del nostro Paese”, ha sostenuto Centinaio. “Un binomio vincente per far crescere il territorio. In quest’ottica, l’enoturismo è un esempio perfetto di turismo esperienziale, dove gusto, storia e bellezza si uniscono e si rafforzano reciprocamente e questa fiera rappresenta un’occasione importante per promuovere e valorizzare l’intero settore”.
“Il comparto del vino – ha ricordato il Ministro – ricopre una posizione notevole nel ramo agroalimentare nazionale e internazionale con un forte impatto sia in termini di fatturato sia in termini di immagine. Il vino, ambasciatore del Made in Italy nel mondo, veicolo e simbolo dell’ideale di qualità e unicità dei prodotti italiani, può essere davvero la forza in più per il Paese, a patto che a livello di promozione ci si muova in modo unitario altrimenti si rischia di restare indietro rispetto ai nostri competitor. L’obiettivo che abbiamo – ha concluso – è quello di permettere al sistema Paese di promuoversi all’estero in modo competitivo e, infine, quello di far partire entro fine mese la legge sull’enoturismo, attesa da tutto il settore, necessaria per promuovere e proteggere l’intero comparto, a vantaggio sia dei clienti che dei produttori.”
Ed è proprio grazie all’opera di coordinamento del Mipaaft che giovedì 24 gennaio alle 10.30 verrà siglato un importante accordo di collaborazione tra Nicola D’Auria, presidente del Movimento Turismo del Vino, e Josè Antonio Vidal, presidente della AEE l’associazione spagnola di enoturismo, volto allo sviluppo e alla promozione del settore enoturistico tra i due paesi.
“Per il Movimento Turismo del Vino questa fiera rappresenta una grande opportunità di crescita ma allo stesso tempo un punto di partenza per il futuro lavoro di strutturazione del sistema enoturistico nazionale per il quale vogliamo essere un punto di riferimento con le 900 cantine che rappresentiamo”, ha commentato D’Auria. “L’associazione che presiedo aveva già accolto con grande favore la scelta del Ministro Centinaio di legare il Ministero dell’Agricoltura con quello del Turismo e questa collaborazione con il Mipaaft per la fiera di Madrid e la firma del protocollo con l’associazione enoturistica spagnola, conferma che la strada di programmazione intrapresa è senza dubbio quella giusta”.
Nel ricco programma di attività che si svolgeranno presso lo stand ministeriale sono da segnalare mercoledì 23 gennaio alle ore 15.15 la presentazione “Cantine Aperte, la festa del vino più importante d’Europa” a cura del Movimento Turismo del Vino, mentre è prevista per il 24 gennaio alle ore 15.30 un interessante incontro sulla crescita dell’enoturismo in Abruzzo. A completare il programma una presentazione del Cilento a cura del tour operator CilentoMania, presente in fiera negli spazi della regione Campania, che, con Sicilia, Calabria, Emilia Romagna, Veneto e Sardegna compongono la delegazione delle regioni presenti a Madrid sotto l’ombrello dell’Enit(aise) 

       
da: https://www.aise.it/made-in-italy/lenoturismo-italiano-protagonista-al-fitur-2019-di-madrid/125780/1/1/8421
  
            

Villasimius e Cogne fra le 100 città migliori al mondo per il turismo eco-sostenibile

 

Villasimius e Cogne fra le 100 città migliori al mondo per il turismo eco-sostenibile

Pubblicato il 22/12/2018
Ultima modifica il 22/12/2018 alle ore 10:29
NICOLA PINNA

Gli scenari sono totalmente diversi: da un lato l’azzurro che si estende fino all’orizzonte di un mare cristallino, dall’altro il bianco di una montagna innevata e dolce. Tra Villasimius e Cogne il comune denominatore è il verde: versanti opposti dell’Italia turistica che hanno a cuore la tutela dell’ambiente. E non è uno slogan, se è vero che il borgo della Valle d’Aosta e la cittadina marinara della Sardegna sono le uniche località italiane che rappresentano il Belpaese nella classifica mondiale delle 100 destinazioni turistiche eco-sostenibili.

Riciclo dei rifiuti, gestione ottimale dei reflui, freno all’espansione urbanistica, tutela delle biodiversità, in mare come in montagna, ma anche una serie di progetti di salvaguardia dei gioielli naturalistici. Tutto questo, secondo il Global Sustainable Tourism Council and Green Destinations, basta e avanza per premiare Villasimius e Cogne e consegnare ai due centri, così lontani e così vicini, un premio davvero molto ambito. Un riconoscimento che forse vale più di un qualunque spot pubblicitario. Per ottenere la certificazione di paradiso delle vacanze green, comunque, bisognerà aspettare ancora qualche mese, perché la premiazione avverrà il 6 marzo a Berlino, nel corso dell’International Tourism Bourse Earth Award, la fiera più prestigiosa del settore viaggi a livello mondiale.

 

Cogne e Villasimius, cioè una fetta del parco nazionale del Gran Paradiso e l’area marina protetta di Capo Carbonara, fanno sventolare alta la bandiera dell’Italia in questa classifica davvero speciale. Una graduatoria a cui i turisti guardano con sempre maggiore attenzione, perché gli studi e le tendenze sulle prenotazioni dimostrano che i vacanzieri scelgono con maggiore entusiasmo le località che assicurano il rispetto dell’ambiente. Dove si possono scoprire angoli di territorio perfettamente incontaminati, dove al relax si può abbinare la scoperta dei gioielli naturali e dove l’offerta è inserita in un ambiente perfettamente tutelato. E non è un caso che i due borghi nostrani, simbolo di spiagge bellissime e incantevoli piste bianche, compaiano nella top 100 insieme a località rinomate a livello globale come Niagara Falls in Canada, Fernando de Noronha in Brasile e Vail in Colorado.

 

da: https://www.lastampa.it/2018/12/22/societa/villasimius-e-cogne-fra-le-citt-migliori-al-mondo-per-il-turismo-ecosostenibile-xP2ot58y7u2BP5gYcYv6dP/pagina.html

 

 

Un viaggio in una mostra: alla scoperta di Roma Universalis fra Colosseo, Foro Romano, Palatino

Il Foro Romano a Roma

Un viaggio in una mostra: alla scoperta di “Roma Universalis” fra Colosseo, Foro Romano, Palatino (e non solo)

 

La grande esposizione a tappe dedicata all’ultima famiglia imperiale dell’Urbe è un’occasione per esplorare luoghi inediti della Grande Bellezza
Pubblicato il 15/11/2018
Ultima modifica il 15/11/2018 alle ore 11:51
LUISA MOSELLO

Più che una mostra un viaggio. Da fare dentro la storia di una città eterna come le emozioni che continua a regalare. “Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa” è un’esposizione sui generis che per nove mesi dal 15 novembre fino alla fine di agosto del prossimo anno conduce in un itinerario a ritroso nel tempo nell’area più antica della Capitale, fra il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino. È qui che da spettatori passivi ci si trasforma in esploratori attivi e si fa esperienza diretta di un passato che non smette di sorprendere sia gli stessi romani che i turisti provenienti da tutto il mondo. Il percorso espositivo infatti propone non solo pezzi pregiati ma anche luoghi che già di per sé sono opere d’arte. In pratica il museo a cielo aperto di cui spesso si parla in maniera teorica in questo caso diventa una realtà in cui immergersi. Un’occasione da non perdere per visitare anche luoghi restaurati e finora non accessibili al pubblico. E quindi scoprire angoli inediti di quella Grande Bellezza che non smette di sorprendere. 

 

L’arco di Settimio Severo (a sinistra)  

 

La dinastia africana che inventò lo “ius soli” nell’impero romano  

A guidare la spedizione nelle suggestioni dell’Urbe è la dinastia africana dei Severi, l’ultima famiglia imperiale che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 dopo Cristo dando un grande apporto all’evoluzione storico-artistica e architettonica della città e dell’impero. Cosmopoliti e riformatori, rivoluzionarono infatti l’assetto viario di Roma, fecero arrivare grano e olio a quasi un milione di abitanti, e idearono anche «una sorta di Ius Soli ante litteram» come ha ricordato la direttrice del Parco Archeologico Alfonsina Russo. Con la Costituzione Antonina, infatti, conferirono cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi residenti nell’Impero. Molti dei monumenti e dei siti capitolini sono legati alla loro dinastia. 

 

Nel Colosseo  

 

Nel Colosseo  

 

Il viaggio nella Roma universale parte dal Colosseo  

Si parte dall’Anfiteatro Flavio meglio conosciuto come Colosseo (restaurato dai Severi dopo l’incendio che lo distrusse nel 217 d. C.) dove nella galleria del II ordine sono in mostra circa cento reperti archeologici, busti di marmo e materiale storico proveniente da musei sia italiani che stranieri. 

Degni di nota, e di sguardI attenti, i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da Settimio Severo, ancora oggi un documento fondamentale per lo studio dell’antica topografia della Capitale. Le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano su via dei Fori Imperiali. 

 

La mostra dei busti dei Severi al Colosseo  

 

La mostra al Colosseo  

 

Un frammento della Forma Urbis  

 

Luoghi inediti nel Foro Romano  

Si procede alla volta del Foro Romano. Qui per l’occasione è stato aperto per la prima volta un tratto del Vicus ad Carinas, tra i più antichi percorsi di Roma che collegava il popoloso quartiere sul colle Esquilino dove oggi si trova la stazione Termini. Attraverso questo accesso il Vicus ad Carinas con l’Arco del ladrone si snoda fino al Templus Pacis, il Tempio della Pace distrutto nel 192 avanti Cristo da un incendio e ricostruito proprio da Settimio Severo. Dopo un lungo restauro si può finalmente ammirare il prezioso pavimento.  

 

Vicus ad Carinas  

 

All’interno del Tempio di Romolo sono esposti per la prima volta preziosi ritratti severiani e busti in marmo scoperti nel 2014 nelle Terme di Elagabalo i cui resti ora sono visibili al pubblico. Poco più avanti andando verso la facciata posteriore del Campidoglio non può mancare un’occhiata all’arco intitolato a Settimio Severo.  

 

Le Terme di Elagabalo  

 

Il Palatino culla della città eterna  

Sul Palatino la mostra a cielo aperto, promossa dal Parco archeologico del Colosseo e ideata da Clementina Panella che l’ha curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea, continua con la visita alle Domus Augustana e Severiana, alla sala dei Capitelli, alla Vigna Barberini e allo splendido Stadio a forma di circo con la sua tribuna che fingeva da palco imperiale. Gli interventi e le decorazioni dell’epoca vengono raccontati attraverso pannelli grafici e filmati che ne illustrano la ricostruzione.  

Per chi vuole continuare il viaggio nelle suggestioni di Roma puó farlo anche dopo aver concluso il percorso espositivo.  

 

Lo stadio Palatino  

 

Itinerari post mostra  

Siamo nel centro, anzi nel cuore della città. Esattamente su uno dei sette colli, il piú importante perché la leggenda vuole che proprio qui sul Palatino l’Urbe ebbe la sua origine. Fu qui che Romolo e Remo vennero trovati dalla lupa che li tenne in vita allattandoli nella grotta del Lupercale localizzata non molto tempo fa. Secondo altre versione la Lupa era una prostituta che si aggirava nella zona, all’epoca malfamata e situata accanto alla palude del Velabro. Oggi invece è uno dei luoghi piú affascinanti della Capitale. Con l’omonima chiesa dedicata a San Giorgio. E con l’Arco di Giano che da poche settimane la notte è colorato ad arte con un’illuminazione speciale firmata da Vittorio Storaro creata per l’apertura del neonato Palazzo Rhinoceros che ospita la Fondazione Alda Fendi-Esperimenti. Con mostre, eventi e proposte creative a misura di futuro ma senza mai dimenticare il passato che da queste parti si respira a ogni angolo.  

 

L’Arco di Giano illuminato da Vittorio Storaro  

 

Dalla Bocca della Verità a Trastevere  

Più avanti c’è la Bocca della Verità. Poi il Circo Massimo e l’Aventino con il suo Giardino degli aranci e la famosa serratura da cui si può ammirare il Cupolone. Se invece si attraversa il fiume, facendo una sosta magari sull’Isola Tiberina, si arriva a piedi a Trastevere, nella parte un po’ meno turistica verso la splendida piazza di Santa Cecilia incastonata fra vicoli e vicoletti tipici. 

Ma le opzioni di itinerari post mostra sono davvero tante. A pochi passi dal Colosseo c’è piazza Venezia da cui si può arrivare in pochi minuti in via del Corso fino a piazza Colonna e a piazza di Spagna, da un lato. E al Pantheon e piazza Navona dall’altro. Nella Roma “Universalis”, oggi come ieri, non c’è che l’imbarazzo della scelta.  

 

  

da: https://www.lastampa.it/2018/11/15/societa/un-viaggio-in-una-mostra-alla-scoperta-di-roma-universalis-fra-colosseo-foro-romano-palatino-e-non-solo-xCNKnJnfLcBSUb7M9cpSzL/pagina.html

 

 

 

Il Foro Romano a Roma

Un viaggio in una mostra: alla scoperta di “Roma Universalis” fra Colosseo, Foro Romano, Palatino (e non solo)

La grande esposizione a tappe dedicata all’ultima famiglia imperiale dell’Urbe è un’occasione per esplorare luoghi inediti della Grande Bellezza
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Pubblicato il 15/11/2018
Ultima modifica il 15/11/2018 alle ore 11:51
LUISA MOSELLO

Più che una mostra un viaggio. Da fare dentro la storia di una città eterna come le emozioni che continua a regalare. “Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa” è un’esposizione sui generis che per nove mesi dal 15 novembre fino alla fine di agosto del prossimo anno conduce in un itinerario a ritroso nel tempo nell’area più antica della Capitale, fra il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino. È qui che da spettatori passivi ci si trasforma in esploratori attivi e si fa esperienza diretta di un passato che non smette di sorprendere sia gli stessi romani che i turisti provenienti da tutto il mondo. Il percorso espositivo infatti propone non solo pezzi pregiati ma anche luoghi che già di per sé sono opere d’arte. In pratica il museo a cielo aperto di cui spesso si parla in maniera teorica in questo caso diventa una realtà in cui immergersi. Un’occasione da non perdere per visitare anche luoghi restaurati e finora non accessibili al pubblico. E quindi scoprire angoli inediti di quella Grande Bellezza che non smette di sorprendere. 

 

L’arco di Settimio Severo (a sinistra)  

 

La dinastia africana che inventò lo “ius soli” nell’impero romano  

A guidare la spedizione nelle suggestioni dell’Urbe è la dinastia africana dei Severi, l’ultima famiglia imperiale che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 dopo Cristo dando un grande apporto all’evoluzione storico-artistica e architettonica della città e dell’impero. Cosmopoliti e riformatori, rivoluzionarono infatti l’assetto viario di Roma, fecero arrivare grano e olio a quasi un milione di abitanti, e idearono anche «una sorta di Ius Soli ante litteram» come ha ricordato la direttrice del Parco Archeologico Alfonsina Russo. Con la Costituzione Antonina, infatti, conferirono cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi residenti nell’Impero. Molti dei monumenti e dei siti capitolini sono legati alla loro dinastia. 

 

Nel Colosseo  

 

Nel Colosseo  

 

Il viaggio nella Roma universale parte dal Colosseo  

Si parte dall’Anfiteatro Flavio meglio conosciuto come Colosseo (restaurato dai Severi dopo l’incendio che lo distrusse nel 217 d. C.) dove nella galleria del II ordine sono in mostra circa cento reperti archeologici, busti di marmo e materiale storico proveniente da musei sia italiani che stranieri. 

Degni di nota, e di sguardI attenti, i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da Settimio Severo, ancora oggi un documento fondamentale per lo studio dell’antica topografia della Capitale. Le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano su via dei Fori Imperiali. 

 

La mostra dei busti dei Severi al Colosseo  

 

La mostra al Colosseo  

 

Un frammento della Forma Urbis  

 

Luoghi inediti nel Foro Romano  

Si procede alla volta del Foro Romano. Qui per l’occasione è stato aperto per la prima volta un tratto del Vicus ad Carinas, tra i più antichi percorsi di Roma che collegava il popoloso quartiere sul colle Esquilino dove oggi si trova la stazione Termini. Attraverso questo accesso il Vicus ad Carinas con l’Arco del ladrone si snoda fino al Templus Pacis, il Tempio della Pace distrutto nel 192 avanti Cristo da un incendio e ricostruito proprio da Settimio Severo. Dopo un lungo restauro si può finalmente ammirare il prezioso pavimento.  

 

Vicus ad Carinas  

 

All’interno del Tempio di Romolo sono esposti per la prima volta preziosi ritratti severiani e busti in marmo scoperti nel 2014 nelle Terme di Elagabalo i cui resti ora sono visibili al pubblico. Poco più avanti andando verso la facciata posteriore del Campidoglio non può mancare un’occhiata all’arco intitolato a Settimio Severo.  

 

Le Terme di Elagabalo  

 

Il Palatino culla della città eterna  

Sul Palatino la mostra a cielo aperto, promossa dal Parco archeologico del Colosseo e ideata da Clementina Panella che l’ha curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea, continua con la visita alle Domus Augustana e Severiana, alla sala dei Capitelli, alla Vigna Barberini e allo splendido Stadio a forma di circo con la sua tribuna che fingeva da palco imperiale. Gli interventi e le decorazioni dell’epoca vengono raccontati attraverso pannelli grafici e filmati che ne illustrano la ricostruzione.  

Per chi vuole continuare il viaggio nelle suggestioni di Roma puó farlo anche dopo aver concluso il percorso espositivo.  

 

Lo stadio Palatino  

 

Itinerari post mostra  

Siamo nel centro, anzi nel cuore della città. Esattamente su uno dei sette colli, il piú importante perché la leggenda vuole che proprio qui sul Palatino l’Urbe ebbe la sua origine. Fu qui che Romolo e Remo vennero trovati dalla lupa che li tenne in vita allattandoli nella grotta del Lupercale localizzata non molto tempo fa. Secondo altre versione la Lupa era una prostituta che si aggirava nella zona, all’epoca malfamata e situata accanto alla palude del Velabro. Oggi invece è uno dei luoghi piú affascinanti della Capitale. Con l’omonima chiesa dedicata a San Giorgio. E con l’Arco di Giano che da poche settimane la notte è colorato ad arte con un’illuminazione speciale firmata da Vittorio Storaro creata per l’apertura del neonato Palazzo Rhinoceros che ospita la Fondazione Alda Fendi-Esperimenti. Con mostre, eventi e proposte creative a misura di futuro ma senza mai dimenticare il passato che da queste parti si respira a ogni angolo.  

 

L’Arco di Giano illuminato da Vittorio Storaro  

 

Dalla Bocca della Verità a Trastevere  

Più avanti c’è la Bocca della Verità. Poi il Circo Massimo e l’Aventino con il suo Giardino degli aranci e la famosa serratura da cui si può ammirare il Cupolone. Se invece si attraversa il fiume, facendo una sosta magari sull’Isola Tiberina, si arriva a piedi a Trastevere, nella parte un po’ meno turistica verso la splendida piazza di Santa Cecilia incastonata fra vicoli e vicoletti tipici. 

Ma le opzioni di itinerari post mostra sono davvero tante. A pochi passi dal Colosseo c’è piazza Venezia da cui si può arrivare in pochi minuti in via del Corso fino a piazza Colonna e a piazza di Spagna, da un lato. E al Pantheon e piazza Navona dall’altro. Nella Roma “Universalis”, oggi come ieri, non c’è che l’imbarazzo della scelta.  

 

 

 

 

Al Circolo Italiano di San Paolo: O turismo das raízes na Itália: Potencial, Análise da Demanda e Descrição da Oferta Turística

Cari Amis,

 vi informiamo che il 21 ottobre, lunedì, a San Paolo ci sarà un incontro con Marina Gabrieli, presidente di "Raiz italiana", sul tema:  O turismo das raízes na Itália: Potencial, Análise da Demanda e Descrição da Oferta Turística   

Invitiamo tutti i a partecipare numerosi.

  Un caro saluto a tutti e cerea, neh!

Giovanni Manassero - Vice Presidente del Circolo Italiano di San Paolo e Presidente dell’Associazione Piemontesi nel Mondo di San Paolo  

Cecilia Maria Gasparini – Presidente della Federazione delle Associazioni Piemontesi in Brasile


  L'informazione é anche pubblicata nel sito www.piemonte.org.br 

 

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O turismo das raízes na Itália: Potencial, Análise da Demanda e Descrição da Oferta Turística

 

As viagens para descobrir suas próprias raízes são um recurso importante para o turismo italiano. Falaremos sobre este assunto na segunda-feira, dia 22 de outubro, às 19:00h, no Circolo Italiano - Edifício Itália (Av. Ipiranga, 344 - S.Paulo) juntamente com Marina Gabrieli, presidente da "Raiz italiana", uma associação que trabalha para ajudar os descendentes de italianos na organização de viagens para descoberta de suas origens familiares e que está colaborando com a Direção Geral doa Italianos no Exterior do MAECI, com o objetivo de desenvolver uma estratégia nacional destinada a incentivar este tipo de viagem.

O objetivo do encontro, que prevê a participação ativa de todos aqueles que terão o prazer de intervir, será o de destacar o potencial do segmento do turismo, descrever a atual oferta presente na Itália e investigar as características da demanda ítalo-brasileira, para se preparar para responder às necessidades da mesma.

 

-- 

 
RAIZ ITALIANA
m: +39 328 0941119
a: Via Case Sparse n/c - Guagnano (LE) · Codice Fiscale: 93141660758
w:

www.raizitaliana.it  e: info@raizitaliana.com.ar

                

           

    

In Colombia c'è una incredibile cattedrale scavata nel sale a 180 metri di profondità

In Colombia c'è una incredibile cattedrale scavata nel sale a 180 metri di profondità

 

Pubblicato il 20/09/2018
Ultima modifica il 20/09/2018 alle ore 12:08

Colombia, c'è una incredibile cattedrale scavata nel sale a 180 metri di profondità

 

NOEMI PENNA

Una cattedrale di sale in grado di ospitare 10 mila persone a 180 metri di profondità. Sono state rimosse 250 mila tonnellate di sale grezzo per creare quest'incredibile chiesa sotterranea di Zipaquirà, in Colombia.  

 

 

Un luogo di culto ma soprattutto una architettura unica nel suo genere, creata all'interno di una ex miniera di sale a 50 chilometri da Bogotà, che al suo interno custodisce dozzine di sculture intagliate a mano, oltre ad un labirinto di stanze dai soffitti altissimi. A far brillare la gemma di sale, luci blu e bianche che rendono le scenografia ancora più suggestiva e magica. 

 

 

La storia di questa incredibile chiesa sotterranea inizia negli Anni 30, quando i minatori scavavano una cappella improvvisata in uno dei tunnel della miniera per pregare per la loro sicurezza mentre svolgevano il pericoloso lavoro. Oggi tutto è in sicurezza: il governo colombiano ci ha investito un milioni di dollari e la struttura tutt'oggi ospita, oltre ai fedeli, decine di migliaia di curiosi da tutto il mondo. 

 

 

All'interno della cattedrale la temperatura si assesta intorno ai 14 gradi tutto l'anno e a contribuire all'umidità è anche una installazione chiamata appunto Specchi d'acqua, formata da delle piscine poco profonde di acqua salata. Mentre al suo ingresso, in superficie, c'è un museo dove i visitatori possono conoscere la geologia e il processo di estrazione del sale. 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2018/09/20/societa/in-colombia-c-una-incredibile-cattedrale-scavata-nel-sale-a-metri-di-profondit-ni4jXkiIRaFSvQUxp8QPEJ/pagina.html

 

 

Alla scoperta del Geoparco delle Alpi Apuane: uno dei dieci siti italiani nella rete mondiale dell’Unesco

Alla scoperta del Geoparco delle Alpi Apuane: uno dei dieci siti italiani nella rete mondiale dell’Unesco

Un fronte di 320 chilometri che attraversa l’Italia centrale dal mar Ligure all’Adriatico

 

Pubblicato il 12/09/2018
Ultima modifica il 12/09/2018 alle ore 20:50
MARCO ANGELILLO

Un fronte di 320 chilometri che attraversa l’Italia centrale dal mar Ligure all’Adriatico, lungo le creste e le cime più impervie dell’Appennino settentrionale. È la famigerata Linea gotica, teatro di battaglie cruente e di massacri indicibili tra il 1944 e il 1945. Una parte della linea passa lungo il geoparco delle Alpi Apuane, uno dei dieci siti italiani nella rete mondiale dell’Unesco. 

 

Qui, un piccolo progetto tra geologia, ambiente, storia, cultura ed educazione sta rendendo concreti molti dei grandi obiettivi internazionali condivisi dal network dei geoparchi. «Assieme al contributo di due comunità locali e di una cooperativa», spiega alla Stampa Antonio Bartelletti, direttore del Parco, «abbiamo ristrutturato le principali fortificazioni tedesche, realizzate nei primi mesi del 1944 tra il monte Corchia e il monte Pania, per fronteggiare l’avanzata degli Alleati anglo-americani e dei partigiani italiani. Il 2 giugno di quest’anno le abbiamo aperte alla fruizione dei visitatori, valorizzando memoria storica e aspetti geologici e ambientali». 

 

I volontari che hanno realizzato il recupero di trincee, posti d’osservazione e bunker provengono da due frazioni del comune di Stazzema, Levigliani e Pruno-Volegno, a pochi chilometri da Sant’Anna di Stazzema, il luogo della strage nazifascista dove vennero trucidati 560 civili. «Il primo obiettivo è tramandare la memoria storica degli eventi tragici della seconda guerra mondiale, perché nessuno possa dimenticare. Il secondo è la promozione, lungo il settore apuano, dell’itinerario ciclopedonale a tappe che collega Massa a Rimini, percorrendo tutta la Linea gotica», precisa Alessia Amorfini, geopark manager, che ha presentato il progetto a Madonna di Campiglio. 

 

Le fortificazioni costruite dalla Todt si avvalevano dell’impervia morfologia appenninica che contribuiva a rendere estremamente efficace questo sistema difensivo. Perciò, con l’occasione del restauro, il Parco toscano vuole allargare l’attenzione alle componenti geologiche del paesaggio che comprende i manufatti bellici. Ce lo spiega bene Giuseppe Ottria, geologo del Cnr di Pisa e presidente del comitato scientifico del parco delle Alpi Apuane: «Il nostro geoparco è una finestra di marmo sul mare, ha pareti, pinnacoli e creste che ricordano le Dolomiti, con la differenza che qui i calcari sono diventati marmo di Carrara. La geologia è complessa perché affiorano anche i livelli più profondi dell’Appennino settentrionale. E le fortificazioni non sono poste casualmente, ma rispecchiano giaciture di scisti, una roccia facile da lavorare, deformazioni strutturali complicate, pieghe». 

 

Le Apuane sono una palestra geologica tra le più importanti in Italia. Università come quella di Pisa organizzano regolarmente summer camp per docenti di scuole medie e superiori e portano i loro studenti a fare pratica su questi versanti scoscesi. Per le scuole, poi, è attivo a Equi Terme un Geolab nel quale, grazie a semplici macchine, si possono sperimentare i processi geologici che hanno portato all’attuale conformazione della Terra. «Vietato non toccare» è il motto del laboratorio didattico: si simulano la deriva dei continenti, la formazione delle catene montuose, i terremoti collegati agli scorrimenti delle faglie.

 

da: http://www.lastampa.it/2018/09/12/societa/alla-scoperta-del-geoparco-delle-alpi-apuane-uno-dei-dieci-siti-italiani-nella-rete-mondiale-dellunesco-KRpF2tfyEodwPTQwwQvgeP/pagina.html

 

 

DAL DUOMO DI MILANO ALLA SVIZZERA: NASCE IL “SENTIERO DI LEONARDO”

DAL DUOMO DI MILANO ALLA SVIZZERA:

NASCE IL “SENTIERO DI LEONARDO”
Partirà proprio dalle chiuse lungo l’Adda ideate dal genio vinciano. Dal Duomo di Milano al passo del
San Bernardino: 300 chilometri di sentieri e piste ciclabili per collegare il capoluogo lombardo alla Sviz-
zera attraverso un circuito di trekking. Si chiamerà sentiero Leonardo perché proprio dalle chiuse lungo
l’Adda ideate dal genio vinciano muove i primi passi. Il Duomo di Milano e il passo del San Bernardino
non sono mai stati così vicini: 300 chilometri di sentieri e piste ciclabili per collegare il capoluogo lom-
bardo alla Svizzera attraverso un circuito di trekking destinato a non avere eguali. Dal Naviglio Martesa-
na a Trezzo d’Adda, e poi lungo il fiume, Paderno, Brivio, Imbersago, col traghetto leonardesco, per rag-
giungere Lecco e imboccare il Sentiero del viandante fino a Colico. Da qui il pian di Spagna, il ponte del
Passo a Sorico e ancora più su, camminando lungo le vie Francisca e Spluga: Chiavenna, Madesimo, il
passo del Baldiscio, a 2.350 metri di quota, e infine la Svizzera, Mesocco nel Canton Grigione, la val Me-
solcina e San Bernardino. Gran parte del tracciato esiste già ed è percorso ogni anno da migliaia di escur-
sionisti: si tratta di riqualificare alcuni punti, di realizzare tre sentieri di collegamento ex novo, in partico-
lare quello tra Lecco e Abbadia, infine di costruire un rifugio in quota. Il tutto in tre anni grazie ai fondi
europei messi a disposizione nell’ambito di un programma di cooperazione Interreg, che prevede lo stan-
ziamento di 1.213 mila euro a cui si aggiungo altri 515 mila euro di Italia e Svizzera. Enti capofila del
progetto «Le vie del viandante 2.0», la regione svizzera Moesa e il comune di Lecco, perché proprio qui,
ai piedi del monte San Martino, prenderà vita entro dodici mesi, tempi improrogabili se non si vogliono
perdere i finanziamenti, uno dei tracciati più importanti dell’intero tragitto: cinque chilometri dal capo-
luogo lariano ad Abbadia così da raggiungere l’imbocco del Sentiero del viandante, a picco sul lago, che
si snoda fino a Colico in un contesto storico e paesaggistico di grande suggestione. «Il percorso lambirà
le pendici del San Martino per terminare all’altezza delle gallerie della statale 36, ripercorrendo l’antico
tracciato scomparso e solo in parte recentemente ripristinato dall’alpinista Giuliano Maresi - spiega il sin-
daco di Lecco, Virginio Brivio. Abbiamo a disposizione 750 mila euro, ma i tempi sono strettissimi e
dobbiamo superare le criticità legate al rischio idrogeologico del monte che sovrasta il sentiero. È una
grande occasione che sapremo cogliere appieno. Mi piace sottolineare che il bando a cui abbiamo parteci-
pato finanzia la competitività: l’obiettivo è quello di creare un’impresa turistica attorno a un prodotto
strategico facendo squadra insieme al privato. Abbiamo bisogno che intorno al sentiero ci sia una vita,
una opportunità». Complessivamente sono dodici i soggetti coinvolti, otto dei quali enti pubblici, quattro
invece i partner privati, enti turistici e reti di imprese. A tirare le fila, la società di consulenza Ideas, con il
compito di favorire il lavoro di gruppo e le sinergie. Nel progetto, l’installazione di un battello elettrico
nel lago di Novate Mezzola, interventi lungo il tracciato già esistente a Dorio, Dervio, Perledo e Varenna
e la costruzione di un rifugio sul passo del Baldiscio. «Avrà 25 posti letto e sarà a basso impatto ambien-
tale. Consentirà di dividere in due tappe il tragitto da Madesimo a Mesocco, altrimenti troppo lungo e im-
pegnativo», racconta Mauro Premerlani, vicepresidente della comunità montana Valchiavenna, che avrà
36 mesi di tempo e 319 mila euro per realizzare la struttura. Fondamentale l’azione di marketing.
Previsti un sito web dedicato, app, infopoint , una piattaforma e-commerce per la vendita di pacchetti che
condurranno i turisti lungo le antiche vie commerciali da Milano alla Svizzera, contaminate dalle sugge-
stioni leonardesche.
Barbara Gerosa - Il Corriere della Sera, 7 settembre 2018DAL DUOMO DI MILANO ALLA SVIZZERA:

NASCE IL “SENTIERO DI LEONARDO”

 

Partirà proprio dalle chiuse lungo l’Adda ideate dal genio vinciano. Dal Duomo di Milano al passo del San Bernardino: 300 chilometri di sentieri e piste ciclabili per collegare il capoluogo lombardo alla Svizzera attraverso un circuito di trekking. Si chiamerà sentiero Leonardo perché proprio dalle chiuse lungo l’Adda ideate dal genio vinciano muove i primi passi. Il Duomo di Milano e il passo del San Bernardino non sono mai stati così vicini: 300 chilometri di sentieri e piste ciclabili per collegare il capoluogo lombardo alla Svizzera attraverso un circuito di trekking destinato a non avere eguali. Dal Naviglio Martesana a Trezzo d’Adda, e poi lungo il fiume, Paderno, Brivio, Imbersago, col traghetto leonardesco, per raggiungere Lecco e imboccare il Sentiero del viandante fino a Colico. Da qui il pian di Spagna, il ponte del Passo a Sorico e ancora più su, camminando lungo le vie Francisca e Spluga: Chiavenna, Madesimo, il passo del Baldiscio, a 2.350 metri di quota, e infine la Svizzera, Mesocco nel Canton Grigione, la val Mesolcina e San Bernardino. Gran parte del tracciato esiste già ed è percorso ogni anno da migliaia di escursionisti: si tratta di riqualificare alcuni punti, di realizzare tre sentieri di collegamento ex novo, in particolare quello tra Lecco e Abbadia, infine di costruire un rifugio in quota. Il tutto in tre anni grazie ai fondi europei messi a disposizione nell’ambito di un programma di cooperazione Interreg, che prevede lo stanziamento di 1.213 mila euro a cui si aggiungo altri 515 mila euro di Italia e Svizzera. Enti capofila del progetto «Le vie del viandante 2.0», la regione svizzera Moesa e il comune di Lecco, perché proprio qui, ai piedi del monte San Martino, prenderà vita entro dodici mesi, tempi improrogabili se non si vogliono perdere i finanziamenti, uno dei tracciati più importanti dell’intero tragitto: cinque chilometri dal capoluogo lariano ad Abbadia così da raggiungere l’imbocco del Sentiero del viandante, a picco sul lago, che si snoda fino a Colico in un contesto storico e paesaggistico di grande suggestione. «Il percorso lambirà le pendici del San Martino per terminare all’altezza delle gallerie della statale 36, ripercorrendo l’antico tracciato scomparso e solo in parte recentemente ripristinato dall’alpinista Giuliano Maresi - spiega il sindaco di Lecco, Virginio Brivio. Abbiamo a disposizione 750 mila euro, ma i tempi sono strettissimi e dobbiamo superare le criticità legate al rischio idrogeologico del monte che sovrasta il sentiero. È una grande occasione che sapremo cogliere appieno. Mi piace sottolineare che il bando a cui abbiamo partecipato finanzia la competitività: l’obiettivo è quello di creare un’impresa turistica attorno a un prodotto strategico facendo squadra insieme al privato. Abbiamo bisogno che intorno al sentiero ci sia una vita, una opportunità». Complessivamente sono dodici i soggetti coinvolti, otto dei quali enti pubblici, quattro invece i partner privati, enti turistici e reti di imprese. A tirare le fila, la società di consulenza Ideas, con il compito di favorire il lavoro di gruppo e le sinergie. Nel progetto, l’installazione di un battello elettrico nel lago di Novate Mezzola, interventi lungo il tracciato già esistente a Dorio, Dervio, Perledo e Varenna e la costruzione di un rifugio sul passo del Baldiscio. «Avrà 25 posti letto e sarà a basso impatto ambientale. Consentirà di dividere in due tappe il tragitto da Madesimo a Mesocco, altrimenti troppo lungo e impegnativo», racconta Mauro Premerlani, vicepresidente della comunità montana Valchiavenna, che avrà 36 mesi di tempo e 319 mila euro per realizzare la struttura. Fondamentale l’azione di marketing.

Previsti un sito web dedicato, app, infopoint , una piattaforma e-commerce per la vendita di pacchetti che condurranno i turisti lungo le antiche vie commerciali da Milano alla Svizzera, contaminate dalle suggestioni leonardesche.


Barbara Gerosa - Il Corriere della Sera, 7 settembre 2018

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 22688 - 8 Settembre 2018

 

 

 

Villa Borghese fra degrado e eccellenze: i suoi platani secolari eletti alberi monumentali

Villa Borghese fra degrado e eccellenze: i suoi platani secolari eletti alberi monumentali

Il riconoscimento arriva dopo anni di disinteresse, quando l’area verde più famosa di Roma era considerata «campagna di nessun valore»

 

Pubblicato il 10/09/2018
Ultima modifica il 10/09/2018 alle ore 13:35
LUISA MOSELLO

Non solo degrado e vandalismi. Villa Borghese l’area verde piú famosa di Roma non balza agli onori anzi oneri della cronaca soltanto per fatti negativi. Ma (per fortuna) anche per le sue eccellenze, spesso sconosciute agli stessi romani. Lo fa dopo esser stata oggetto di sfregi recenti come il danneggiamento del mascherone della Fontana del Sarcofago in viale Goethe e la «presa al laccio» del busto di Giotto avvolto da improbabili cavi elettrici.  

 

La notizia positiva attuale invece riguarda dei tesori realizzati non dalla mano dell’uomo ma direttamente dalla natura. Ovvero degli alberi spettacolari che si trovano all’interno del Parco nella Valle dei Platani. Chiamata cosí proprio in omaggio a questi esemplari secolari che sono diventati ufficialmente dei “monumenti” di alto valore biologico, ecologico e culturale a 360 gradi.  

 

 

Così l’associazione Amici di Villa Borghese esultava giorni fa sulla sua pagina Facebook per l’atteso riconoscimento a quello che viene definito ufficialmente «Insieme omogeneo di Platanus orientalis L»: «Gaudio e Giubilo. Gli Antichi Platani Orientali di Villa Borghese sono entrati finalmente nell’elenco ufficiale degli Alberi Monumentali d’Italia. Così pure il Magnifico Leccio del Giardino del Lago. Era ora. La notizia arriva dopo decenni di durissimo impegno per far conoscere e rispettare l’impareggiabile patrimonio della nostra Villa. Ora quei venerabili patriarchi potranno essere ufficialmente protetti». 

 

 

Gli alberi più antichi di Roma  

Una sorta di onorificenza dovuta agli alberi più antichi esistenti nella Città Eterna con i loro 500 anni, piantati nel XVII secolo su ordine del Cardinal Scipione Caffarelli Borghese. All’epoca erano quaranta ora ne sono rimasti nove e rappresentano gli ultimi esempi di paesaggio rurale secentesco di tutta l’Europa. Si trovano nella cosiddetta «pars rustica» che comprende la Valle dei Platani, o del Graziano dove c’era un lago con due isolette al centro destinate al ricovero di anatre e altri uccelli d’acqua.  

 

Quando la Villa passò nelle mani di Marcantonio Borghese il «Piano dei Licini» è diventato un giardino all’inglese, la sede della ragnaia alla fine del Settecento, è stata occupata dalla Piazza di Siena, la peschiera della Valle dei Platani è stata prosciugata e dove c’era il prato ora c’è il Bioparco. Tanti i cambiamenti, ma i grandi platani sono sempre lì, con il loro tronco possente e le ampie cavità interne che racchiudono magicamente il passare dei secoli. Le loro fronde li distinguono dai loro cugini, i platani occidentali assai diffusi a Roma soprattutto sul lungotevere.  

Insomma delle vere celebrità che però non avevano destato molto interesse in passato. 

 

Villa Borghese considerata «campagna di nessun valore»  

«Ancora dieci anni fa -informano gli Amici di Villa Borghese- la Valle degli Antichi Platani Orientali, l’unica isola urbana del genere in tutto l’Occidente, voluta nel 1605 dal Cardinale Borghese, veniva scartata dalle Sovrintendenze comunali come “campagna” di nessun valore. In una famigerata Conferenza dei Servizi, fu autorizzata la costruzione, nientemeno, di un acquedotto municipale attraverso quegli antichi giganti per non intaccare il manto di bitume steso sui viali. 

 

Centinaia vennero da tutt’Italia e anche dal mondo per salvare gli antichi giganti. Arrivò persino dagli Usa il massimo botanico vivente, Peter Raven che supplicò il sindaco di “fermare i bulldozer” per salvare dai grandi lavori quelle “preziose reliquie viventi, capolavori impareggiabili quanto il David di Donatello” ». 

 

Il progetto di conservazione partirà in inverno quando «i giganti» saranno addormentati  

Ma non è finita qui. C’è ancora parecchio da fare perché questa eccellenza dell’area verde più famosa di Roma sia davvero tutelata e valorizzata come merita. «Dobbiamo rimboccarci le maniche ancora una volta - continuano i sostenitori della community capitolina-. Guardare al futuro mandando in porto il progetto di conservazione della Valle degli Antichi Platani, rimasto bloccato per sette anni dallo scandalo di Roma Capitale. Gli studi sono già fatti: li abbiamo finanziati noi. Adesso basta applicarli. L’Assessore all’Ambiente Montanari è d’accordo: i primi lavori partiranno a dicembre-gennaio, quando i giganti si addormenteranno. Speriamo bene, che sia la volta buona». 

 

In attesa che i platani siano onorati come meritano in questi ultimi giorni tanti dei frequentatori della Villa stanno segnalando la comparsa di segni e simboli sui tronchi di parecchi alberi temendo l’abbattimento di diverse piante.  

 

da: http://www.lastampa.it/2018/09/10/roma/villa-borghese-fra-degrado-e-eccellenze-i-suoi-platani-secolari-eletti-alberi-monumentali-2v5FTdBklWsYcc556dqT3L/pagina.html

 

 

I SEGRETI DEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO NELLA VALLE DI RHÊMES

 

I SEGRETI DEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO
NELLA VALLE DI RHÊMES
Siamo spesso abituati a percorre sentieri conosciuti e maggiormente frequentati, che magari ci portano in
alta quota nei pressi di qualche rifugio, per approfittare di un buon piatto di polenta. Se volessimo invece
un giorno regalarci un momento magico ecco, questo è l’itinerario giusto, anche se non adatto a tutti.
In Valle di Rhêmes esistono dei luoghi dove il tempo sembra non esser passato mai, dove la storia ha
scritto le sue vicissitudini e dove la natura ha disegnato le sue scenografie.
Partendo dalla frazione Carré, lasciando la macchina nel parcheggio dell’area pic-nic, si segue il segna-
via al di là del ponte, sulla destra orografica della valle, segnato in giallo con il numero 8 - 8A verso il
casotto dei Guardaparco, il Pechoud.
Questo sentiero è conosciuto da quelli del posto come il sentiero dei muli.
In effetti il fondo risulta molto omogeneo e lineare senza particolari salti o rocce da superare. La sua
caratteristica principale, che non lo rende adatto a tutti, sono le due/tre rampe molto ripide nella prima
sua parte, alternate a tratti in falso piano per rifiatare. Per il resto non presenta particolari difficoltà.
Per tutta la prima ora e mezza si attraversa un ripido bosco di Larici antichi alternato ad Abeti rossi con
un ricco sottobosco popolato da Caprioli, Camosci e Scoiattoli rossi. Lungo tutto l’itinerario si incontra-
no diverse colonie di Formiche rosse organizzate in enormi formicai, importante segno di qualità del
bosco. Grazie a questi, molte specie come il Fagiano di monte, scelgono questo habitat per far nascere e
crescere le proprie nidiate, in quanto nella prima settimana di vita dei pulli, la dieta è quasi esclusiva-
mente a base di Formiche rosse. Inoltre la parte superiore del bosco si apre in splendide radure, luoghi
adatti per i famosi combattimenti amorosi primaverili di questi bellissimi galliformi.
Dopo diversi tornanti, arrivati quasi al confine del bosco con le praterie alpine, si incontra il sentiero di
quota che dal casotto del Sort porta a Chaussettaz per proseguire verso la nostra destinazione. A questo
bivio giriamo difatti a sinistra da dove non ci resta che proseguire con tutta calma su un sentiero legger-
mente in discesa fino a un grosso Pino cembro che si affaccia su un ripido canalone, dove bisogna fare
molta attenzione nel camminare, in quanto molto esposto! Come diciamo noi in questo tratto è vietato
cadere.
Ci separano solo 10 minuti di passeggiata dal casotto del Pechoud che, come buona abitudine di questi
antichi punti di controllo, si fa vedere solo nel momento in cui si arriva. Questa stupenda antica costru-
zione di fine ‘800 è tra i due casotti delle Guardie del Re più antichi di tutto il Parco Nazionale del Gran
Paradiso. La sua storia la si percepisce nel legno e nelle pietre che la costituiscono. Piccola ed essenziale,
ancora oggi è utilizzata dai Guardaparco come casotto di sorveglianza.
Per rientrare al nostro punto di partenza possiamo ripercorrere i nostri passi sul sentiero di salita o
scegliere quello che dal casotto scende direttamente alla frazione di Artalle.
Se si sceglie questa seconda opzione bisogna tenere conto che si affronta uno dei sentieri più ripidi della
Regione, tutto fatto quasi esclusivamente da gradini. Questa risulta una soluzione sicuramente impegna-
tiva ma allo stesso tempo molto rapida per rientrare.
Un ottimo motivo per percorrerlo è però che verso la fine, poco sopra Artalle, si attraversa una porzione
di bosco con circa trenta Larici secolari segnalati come piante monumentali nel registro Regionale. Un
angolo di Parco segreto e poco conosciuto ma ricco di un’energia antica e saggia che avvolge chiunque
passi tra queste enormi colonne di legno.
Quota di partenza: 1640 m, quota di arrivo: 2060 m, tempo di percorrenza: giornata intera.

I SEGRETI DEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO NELLA VALLE DI RHÊMES

 

Siamo spesso abituati a percorre sentieri conosciuti e maggiormente frequentati, che magari ci portano in alta quota nei pressi di qualche rifugio, per approfittare di un buon piatto di polenta. Se volessimo invec un giorno regalarci un momento magico ecco, questo è l’itinerario giusto, anche se non adatto a tutti.

In Valle di Rhêmes esistono dei luoghi dove il tempo sembra non esser passato mai, dove la storia ha scritto le sue vicissitudini e dove la natura ha disegnato le sue scenografie.

Partendo dalla frazione Carré, lasciando la macchina nel parcheggio dell’area pic-nic, si segue il segnavia al di là del ponte, sulla destra orografica della valle, segnato in giallo con il numero 8 - 8A verso il casotto dei Guardaparco, il Pechoud.

Questo sentiero è conosciuto da quelli del posto come il sentiero dei muli.

In effetti il fondo risulta molto omogeneo e lineare senza particolari salti o rocce da superare. La sua caratteristica principale, che non lo rende adatto a tutti, sono le due/tre rampe molto ripide nella prima sua parte, alternate a tratti in falso piano per rifiatare. Per il resto non presenta particolari difficoltà.

Per tutta la prima ora e mezza si attraversa un ripido bosco di Larici antichi alternato ad Abeti rossi con un ricco sottobosco popolato da Caprioli, Camosci e Scoiattoli rossi. Lungo tutto l’itinerario si incontrano diverse colonie di Formiche rosse organizzate in enormi formicai, importante segno di qualità del bosco. Grazie a questi, molte specie come il Fagiano di monte, scelgono questo habitat per far nascere e crescere le proprie nidiate, in quanto nella prima settimana di vita dei pulli, la dieta è quasi esclusivamente a base di Formiche rosse. Inoltre la parte superiore del bosco si apre in splendide radure, luoghi adatti per i famosi combattimenti amorosi primaverili di questi bellissimi galliformi.

Dopo diversi tornanti, arrivati quasi al confine del bosco con le praterie alpine, si incontra il sentiero di quota che dal casotto del Sort porta a Chaussettaz per proseguire verso la nostra destinazione. A questo bivio giriamo difatti a sinistra da dove non ci resta che proseguire con tutta calma su un sentiero leggermente in discesa fino a un grosso Pino cembro che si affaccia su un ripido canalone, dove bisogna fare molta attenzione nel camminare, in quanto molto esposto! Come diciamo noi in questo tratto è vietato cadere.

Ci separano solo 10 minuti di passeggiata dal casotto del Pechoud che, come buona abitudine di questi antichi punti di controllo, si fa vedere solo nel momento in cui si arriva. Questa stupenda antica costruzione di fine ‘800 è tra i due casotti delle Guardie del Re più antichi di tutto il Parco Nazionale del Gran Paradiso. La sua storia la si percepisce nel legno e nelle pietre che la costituiscono. Piccola ed essenziale, ancora oggi è utilizzata dai Guardaparco come casotto di sorveglianza.

Per rientrare al nostro punto di partenza possiamo ripercorrere i nostri passi sul sentiero di salita o scegliere quello che dal casotto scende direttamente alla frazione di Artalle.

Se si sceglie questa seconda opzione bisogna tenere conto che si affronta uno dei sentieri più ripidi della Regione, tutto fatto quasi esclusivamente da gradini. Questa risulta una soluzione sicuramente impegnativa ma allo stesso tempo molto rapida per rientrare.

Un ottimo motivo per percorrerlo è però che verso la fine, poco sopra Artalle, si attraversa una porzione di bosco con circa trenta Larici secolari segnalati come piante monumentali nel registro Regionale. Un angolo di Parco segreto e poco conosciuto ma ricco di un’energia antica e saggia che avvolge chiunque passi tra queste enormi colonne di legno.

Quota di partenza: 1640 m, quota di arrivo: 2060 m, tempo di percorrenza: giornata intera.

Info: info@percorsialpini.com

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 22591 - 23 Agosto 2018

 

 

Sprea Fortografia: ART NIGHT VENEZIA 2018

Sprea Fortografia: ART NIGHT VENEZIA 2018

   

ART NIGHT VENEZIA 2018

 

Sabato 23 giugno 2018 l’arte torna ad accendere la notte per l’ottava edizione di Art Night Venezia, la manifestazione ideata e coordinata dall’Università Ca’ Foscari in collaborazione con il Comune ed entrata nel calendario ufficiale delle Notti dell’arte europee.

La Casa dei Tre Oci resterà aperta fino alle ore 22 e sarà possibile visitare gratuitamente, a partire dalle ore 18, la mostra Fulvio Roiter. Fotografie 1948-2007, curata da Denis Curti. Alle ore 18.30 e alle ore 20.30, inoltre, si svolgerà, sempre gratuitamente, il percorso interattivo Uomo Senza Desideri. Ideato dall'Associazione BarchettaBlu e gestito da Silvia Pichi, il laboratorio ha lo scopo di far scoprire attraverso quindici fotografie i temi cari a Roiter.

Per partecipare la prenotazione è obbligatoria via mail: info@treoci.org

L’affascinante percorso permetterà agli spettatori di immedesimarsi nel ruolo del fotografo e di rivivere il suo viaggio interiore, in un rapporto empatico con l’immagine. Temi come il nudo femminile, il riflesso dell’acqua nella Venezia in bianco e nero e le ombre degli alberi diverranno il materiale di partenza per la ricerca di un equilibrio personale tra realtà e mondo immaginato, che culminerà in un’esperienza di dialogo suggerita dall’interazione con un mazzo di carte di “desideri belli” e “desideri meno belli”.

 

Copyright 2018 Sprea  
 
         

Viaja a Italia con el chef Pedro Lambertini


Viaja a Italia con el chef Pedro Lambertini

 

 

14 AL 24 DE SEPTIEMBRE DE 2018 (9 NOCHES/10 DÍAS)
Queridos amigos,
A quienes ya han decidido acompañar en esta hermosa experiencia a nuestro querido chef Pedro Lambertini les garantizamos unos días espléndidos y unas noches inolvidables durante todo el recorrido.
Uno de los sitios que visitaremos, las colinas del vino y de las trufas de las zonas de Langhe-Roero y Monferrato (Región del Piemonte)  han sido reconocidas desde el año 2014 como Patrimonio de la Humanidad, por la belleza y el valor de sus tierras y paisajes vitivinícolas.
Las zonas de Langhe-Roero y Monferrato son renombradas por la excelencia de sus vinos, de sus trufas (blanca de Alba), sus avellanas, su comida tradicional casera (tallarines, antipastos).
 
El día 21 de septiembre visitaremos el castillo de GRINZANE CAVOUR, que fuera la casa del conde Camillo Benso y que actualmente es la sede de la Enoteca del Piamonte. Con sus habitaciones acondicionadas con muebles originales de época, el castillo alberga un restaurante, 1 estrella Michelin, a cargo del Chef Marc Lanteri, en donde disfrutaremos una magnífica cena con menú degustación.
El día 10 de junio pasado se llevó a cabo en este castillo el homenaje “Langhe-Roero e Monferrato: dialoghi del gusto nei paesaggi UNESCO”, evento que tuvo como invitado de excepción al chef Ferran Adrià, cuyo aporte a la civilidad de la mesa contemporánea ha sido una contribución extraordinaria de creatividad, técnica y ciencia alimentaria.
 
Te imaginas cenando con Pedro, en el restaurante del castillo, la noche del 21 de septiembre?
IMPERDONABLE NO ESTAR ALLI !!

Reserva tu lugar: sales1@mrtraveltours.com 
WhatsApp: +5491165017480
 

LE CUPOLE SOTTO IL CIELO DI FIRENZE

 

LE CUPOLE SOTTO IL CIELO DI FIRENZE
Un libro ed una mostra, con disegni originali di Roberto Corazzi, per “mappare” le cupole che
costellano la città del Giglio. L’appuntamento è oggi alle ore 15 quando l’Auditorium dell’Archivio di
Stato di Firenze ospiterà la presentazione del libro Roberto Corazzi: le cupole sotto il cielo di Firenze
(Angelo Pontecorboli Editore). Nel volume l’autore, architetto, professore ordinario alla Facoltà di
Architettura di Firenze e da anni impegnato nello studio e nella realizzazione di mostre, in particolare
sulla Cupola del Brunelleschi, ha raccolto e raggruppato, in base ai quartieri, le cupole emergenti nello
skyline di Firenze: si tratta del primo vero quadro completo delle Cupole in città, in un viaggio attraverso
90 opere architettoniche. A seguire sarà inaugurata anche una mostra sul tema, allestita fino al 30 giugno
all’Archivio di Stato (lunedì-venerdì ore 10-13 e 15-17; sabato 10-13) e che poi si trasferirà, a luglio nei
locali di Palazzo Coppini. L’esposizione raccoglie plastici e disegni del Duomo e di altre cupole. Inoltre,
con la fantasia dei bambini della Scuola di Infanzia Primaria Gianni Rodari di Cerbaia dell’Istituto Com-
prensivo di San Casciano Val di Pesa, classi 1A e 1B, sarà realizzata una mostra, a cura di Barbara
Corazzi, con gli elaborati dei bambini dedicati alle cupole. L’iniziativa realizzata in collaborazione con
l’Archivio di Stato di Firenze si aprirà con i saluti istituzionali della Direttrice dell’Archivio di Stato di
Firenze, del Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, della Presidente della V commissione
consiliare cultura e sport del Comune, del Direttore generale dell'Asl Toscana Centro. A seguire, gli in-
terventi di Luigi Dei Rettore dell'Università di Firenze, Arch. Francesco Gurrieri già Ordinario di Restau-
ro dei Monumenti dell'Università di Firenze, Luca Bagnoli Presidente dell'Opera di S. Maria del Fiore,
Mons. Timothy Verdon Direttore del Museo dell'Opera di S. Maria del Fiore, Arch. Renzo Funaro Presi-
dente dell'Opera del Tempio Ebraico di Firenze, Andrea Pessina Direttore della Soprintendenza ad arche-
ologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.
La cupola rappresenta il simbolo religioso e di conseguenza la volta celeste e cioè simbolo del Cielo,
sfera della storia, sede dell’asse del mondo e perfetta miniatura dell’Universo, nel suo ordine e nella sua
bellezza. A Firenze esistono numerose architetture che presentano vari tipi di cupola che possono essere
raggruppati in due tipi fondamentali: sistemi voltati emergenti nello skyline del panorama di Firenze e
sistemi voltati inseriti all’interno di varie architetture, siano esse chiese o edifici civili. La pubblicazione
tratta i sistemi voltati emergenti raggruppati secondo i vari quartieri di appartenenza.
La parte iniziale è tutta dedicata alla Cupola di S. Maria del Fiore e al Battistero di S. Giovanni, illustrate
con disegni e modellini del Prof. Corazzi. Ma tra le cupole figurano anche il Cappellone degli Spagnoli
del museo di S. Maria Novella perché nell’affresco è rappresentata la Cattedrale di S. Maria del Fiore
secondo il progetto di Arnolfo. Si ripercorre poi l’uso della “spina-pesce” nella Cappella Capponi in S.
Felicita dove già Vasari sosteneva che Brunelleschi aveva iniziato a sperimentare questa tecnica: nessun
indizio però lo confermava. La scoperta è avvenuta solo nel corso dell'ultimo restauro, conclusosi a mar-
zo 2018, che ha confermato che almeno una parte della cupola antica realizzata qui dal Brunelleschi fu
costruita con la sua celebre tecnica dei mattoni murati “a spina di pesce”, la stessa utilizzata per la realiz-
zazione della cupola del Duomo. E poi la cupola della Chiesa del Cestello, coronata da una lanterna
provvista di finestre e di una cupoletta, quella del cinema Odeon finemente decorata in vetro, e quella del
monastero di S. Teresa, non visibile dall'esterno, o la Tribuna Elci alla Biblioteca Laurenziana non visibi-
le invece dal basso. Si spazia poi dalla cupola della Cappella dei Principi in S. Lorenzo, decorata con
intarsi pregiati, per la cui realizzazione fu creato l’Opificio delle pietre dure.

LE CUPOLE SOTTO IL CIELO DI FIRENZE

 

Un libro ed una mostra, con disegni originali di Roberto Corazzi, per “mappare” le cupole che costellano la città del Giglio. L’appuntamento è oggi alle ore 15 quando l’Auditorium dell’Archivio di Stato di Firenze ospiterà la presentazione del libro Roberto Corazzi: le cupole sotto il cielo di Firenze (Angelo Pontecorboli Editore).

Cupola del Brunelleschi
Florence duomo fc10.jpg

Nel volume l’autore, architetto, professore ordinario alla Facoltà di Architettura di Firenze e da anni impegnato nello studio e nella realizzazione di mostre, in particolare sulla Cupola del Brunelleschi, ha raccolto e raggruppato, in base ai quartieri, le cupole emergenti nello skyline di Firenze: si tratta del primo vero quadro completo delle Cupole in città, in un viaggio attraverso 90 opere architettoniche. A seguire sarà inaugurata anche una mostra sul tema, allestita fino al 30 giugno all’Archivio di Stato (lunedì-venerdì ore 10-13 e 15-17; sabato 10-13) e che poi si trasferirà, a luglio nei locali di Palazzo Coppini. L’esposizione raccoglie plastici e disegni del Duomo e di altre cupole. Inoltre, con la fantasia dei bambini della Scuola di Infanzia Primaria Gianni Rodari di Cerbaia dell’Istituto Comprensivo di San Casciano Val di Pesa, classi 1A e 1B, sarà realizzata una mostra, a cura di Barbara Corazzi, con gli elaborati dei bambini dedicati alle cupole. L’iniziativa realizzata in collaborazione con l’Archivio di Stato di Firenze si aprirà con i saluti istituzionali della Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze, del Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, della Presidente della V commissione consiliare cultura e sport del Comune, del Direttore generale dell'Asl Toscana Centro. A seguire, gli interventi di Luigi Dei Rettore dell'Università di Firenze, Arch. Francesco Gurrieri già Ordinario di Restauro dei Monumenti dell'Università di Firenze, Luca Bagnoli Presidente dell'Opera di S. Maria del Fiore, Mons. Timothy Verdon Direttore del Museo dell'Opera di S. Maria del Fiore, Arch. Renzo Funaro Presidente dell'Opera del Tempio Ebraico di Firenze, Andrea Pessina Direttore della Soprintendenza ad archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.

La cupola rappresenta il simbolo religioso e di conseguenza la volta celeste e cioè simbolo del Cielo, sfera della storia, sede dell’asse del mondo e perfetta miniatura dell’Universo, nel suo ordine e nella sua bellezza. A Firenze esistono numerose architetture che presentano vari tipi di cupola che possono essere raggruppati in due tipi fondamentali: sistemi voltati emergenti nello skyline del panorama di Firenze e sistemi voltati inseriti all’interno di varie architetture, siano esse chiese o edifici civili. La pubblicazione tratta i sistemi voltati emergenti raggruppati secondo i vari quartieri di appartenenza.

A monumental fachada de Santa Maria del Fiore

La parte iniziale è tutta dedicata alla Cupola di S. Maria del Fiore e al Battistero di S. Giovanni, illustrate con disegni e modellini del Prof. Corazzi. Ma tra le cupole figurano anche il Cappellone degli Spagnoli del museo di S. Maria Novella perché nell’affresco è rappresentata la Cattedrale di S. Maria del Fiore secondo il progetto di Arnolfo. Si ripercorre poi l’uso della “spina-pesce” nella Cappella Capponi in S.Felicita dove già Vasari sosteneva che Brunelleschi aveva iniziato a sperimentare questa tecnica: nessun indizio però lo confermava. La scoperta è avvenuta solo nel corso dell'ultimo restauro, conclusosi a marzo 2018, che ha confermato che almeno una parte della cupola antica realizzata qui dal Brunelleschi fu costruita con la sua celebre tecnica dei mattoni murati “a spina di pesce”, la stessa utilizzata per la realizzazione della cupola del Duomo. E poi la cupola della Chiesa del Cestello, coronata da una lanterna provvista di finestre e di una cupoletta, quella del cinema Odeon finemente decorata in vetro, e quella del monastero di S. Teresa, non visibile dall'esterno, o la Tribuna Elci alla Biblioteca Laurenziana non visibile invece dal basso. Si spazia poi dalla cupola della Cappella dei Principi in S. Lorenzo, decorata con intarsi pregiati, per la cui realizzazione fu creato l’Opificio delle pietre dure.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 22119 - 6 Giugno 2018

 

 

 

TOUR DOS QUEIJOS ITALIANO - ITALIA DO NORTE

TOUR DOS QUEIJOS ITALIANO - ITALIA DO NORTE

TOUR DOS QUEIJOS ITALIANO - ITALIA DO NORTE– de 24 setembro a 4 de outubro 2018

Esta primeira etapa acontecerá no outono italiano 2018, no norte da Itália nos Alpes de oeste a leste, com queijos típicos como Gorgonzola, Taleggio, Bettelmatt e Montasio entre os outros e na Pianura Padana o “rei dos queijos” o Parmigiano Reggiano e o típico Formaggio di fossa. Para harmonizar com estes queijos maravilhosos tomaremos vinhos especiais como: Nebbioli do Alto Piemonte, Gattinara, Franciacorta, vinhos friulanos incluso o “raro” Picolit, os treze melhores Amarone della Valpolicella, vinhos emilianos e romagnolos. Teremos como base dos nossos deslocamentos: encontro em Milano, Stresa no Lago Maggiore, Padova no Veneto e Bologna na Emilia Romagna, finalizando em Roma.

WhatApp: +55.61.999717349 – antonello@monardo.com.br

Scoperta vicino a Gerusalemme quella che potrebbe essere la città perduta di re Davide

 

Scoperta vicino a Gerusalemme quella che potrebbe essere la città perduta di re Davide

Pubblicato il 05/05/2018
Ultima modifica il 05/05/2018 alle ore 20:41
NOEMI PENNA

Esiste davvero la città perduta di re Davide? Gli archeologi sostengono di aver trovato vicino a Gerusalemme le rovine di un villaggio risalente al mille avanti Cristo che avrebbe legami con la storia biblica. 

Davide, re d'Israele, è una figura importante per tutte le religioni abramitiche: nell'ebraismo, da David della tribù di Giuda discende il Messia; nel cristianesimo è un antenato di Giuseppe, padre putativo di Gesù: nell'islamismo, invece, è considerato un profeta.  

 

 

Le sue vicende sono raccontate nel primo e nel secondo libro di Samuele, nel primo libro dei Re e nel primo libro delle Cronache. Ma anche se alcuni lo considerano una figura leggendaria paragonabile a re Artù, c'è chi sostiene di aver trovato dei plausibili legami alla storia raccontata nella Bibbia. 

 

Scoperta

Lo scavo, guidato da Avraham Faust della Bar-Ilan University, ha riportato alla luce a Tel Eton, nella Giudea Shefelah, non lontano da Lachish, un tumulo artificiale costituito su fondamenta antiche, ovvero quella che si pensa essere Eglon, la città appartenente alla tribù di Giuda citata nella sacre scritture. 

 

 

La datazione al radiocarbonio eseguita sulla pavimentazione e dei frammenti di fondamenta di un’abitazione dimostra che la città risale all’incirca allo stesso periodo in cui è vissuto re Davide.  

 

«Come gli stessi archeologi ammettono, non è la prova dell’esistenza di Davide. E’ la Bibbia ad attribuire a Davide e Salomone la formazione di un regno nella terra di Canaan, non l’archeologia», tiene a ricordare Francesca Stavrakopoulou dell’University of Exeter. Ma il professor Faust non ha dubbi sulle coincidenze evidenziate. «Fino a 25 anni fa nessuno dubitava che Davide fosse una figura storica». In ogni caso la scoperta ha portato alla luce quella che sembra essere una tipica casa israelita, comune nell’antico Israele ma rara altrove che «indicherebbe l’influenza del regno di Davide». 

 

 

Ora, «a meno che non si trovino iscrizioni e consistenti riferimenti a re Davide  risalenti al decimo secolo avanti Cristo, tutto questo rimarrà solo una leggenda». Ma la ricerca continua, così come gli scavi, che sono visitabili su appuntamento. 

 

In volo con il drone sul sito archeologico di Tel Eton

 

 

da: http://www.lastampa.it/2018/05/05/societa/scoperta-vicino-a-gerusalemme-quella-che-potrebbe-essere-la-citt-perduta-di-re-davide-uL5rPRjKPl5ILI5gHrPqTP/pagina.html

      

 

Concluso il focus su Monferrato e Bormida per gli Stati generali del Turismo

Concluso il focus su Monferrato e Bormida per gli Stati generali del Turismo

Categoria:TURISMO
Pubblicato:11/04/2018

Dai prodotti turistici da valorizzare ai mercati di riferimento, autenticità, outdoor ed enogastronomia sono stati i temi al centro dei tavoli di lavoro ad Asti dove si è conclusa la terza tappa degli Stati generali del Turismo per il Piemonte.

Al centro dell’attenzione i territori di Monferrato e Valle Bormida, con circa 80 tra operatori ed enti del territorio e con più di 150 partecipanti. Nel 2017 in questo territorio sono stati superati i 14 milioni e 900.000 pernottamenti con le presenze in crescita del 6,35%.

Gli Stati generali del Turismo sono un progetto dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte, realizzato da DMO Piemonte Marketing in partnership con BTO Educational e in collaborazione con CNA, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Uncem e Unioncamere.

Far emergere i caratteri di autenticità del territorio; sviluppare maggiormente la ricettività, attraverso forme sostenibili e poco impattanti (campeggio, albergo diffuso); lavorare allo sviluppo di alcuni settori caratterizzanti, come il cicloturismo in tutte le sue forme (dagli eventi per appassionati alle bici a pedalata assistita), ma anche il turismo equestre, il trekking e il golf, con un’attenzione particolare agli eventi diffusi, sul modello della recente manifestazione “La Dolce Valle” che si è svolta tra Asti e Alba; sviluppare il comparto turistico legato all’enogastronomia di qualità a partire dal patrimonio presente sul territorio, sia in termini di prodotti, come vini e formaggi sia di manifestazioni d’eccellenza: questi i principali argomenti discussi ai tavoli di lavoro. Inoltre, da parte degli operatori è emersa la richiesta di investimenti per la digitalizzazione, ma anche sulle infrastrutture di collegamento e per la manutenzione e fruibilità del territorio (sentieri, segnaletica, ecc) con un’attenzione particolare alla tutela del paesaggio.

Si è poi parlato dell’importanza di avere un soggetto che svolga un ruolo di governance territoriale locale sul turismo e che promuova percorsi di formazione e accompagnamento per gli operatori, nonché d’individuare mercati e target specifici, che comprendono gli appassionati sportivi, le famiglie e i senior e, infine sul versante dei mercati, svilupparne maggiormente di nuovi come gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia.

Questi territori hanno un forte potenziale turistico - dichiara Antonella Parigi, assessore regionale alla Cultura e al Turismo - Il settore può crescere se saprà rafforzare le reti di collaborazione e sviluppare progetti su area vasta, come già fatto sull’outdoor. Come Regione Piemonte siamo a disposizione ad ascoltare e supportare gli operatori, come stiamo già facendo con gli Stati generali del Turismo, e le iniziative che ci auguriamo arriveranno sempre più numerose. Siamo altresì a fianco degli operatori per far crescere insieme la consapevolezza sull’importanza del turismo per le nostre comunità”.

Il modello utilizzato nei tavoli di lavoro – noto con il nome di “Business Model Canvas” e in uso anche in altri ambiti imprenditoriali – ha permesso di individuare e discutere modelli di business innovativi utili alla crescita e allo sviluppo del turismo.
L’iniziativa ha ricevuto il plauso degli operatori, che hanno chiesto di poter proseguire tale confronto anche negli anni futuri con una programmazione pluriennale a regia regionale.

Dopo la tappa di Asti seguiranno cinque appuntamenti dedicati allo stato dell’arte del turismo in Piemonte, con e per i rappresentanti dei sistemi turistici locali, partendo dall’Atl di Novara. Nell’autunno è previsto inoltre un incontro finale a Torino per la presentazione del Piano strategico.

Tutte le informazioni sul sito www.piemonte-turismo.it

Donatella Actis

donatella.actis@regione.piemonte.it

    

da: http://www.regione.piemonte.it/pinforma/turismo/1959-concluso-il-focus-su-monferrato-e-bormida-per-gli-stati-generali-del-turismo.html

         

             

Torino con Langhe e Roero per un piano di promozione internazionale

Torino con Langhe e Roero per un piano di promozione internazionale

09/04/2018

Tra le prime iniziative del piano di promozione internazionale che Torino lancia con il territorio di Langa e Roero presentate in un incontro alle Ogr di Torino, la distribuzione di 12.000 copie della Guide Vert Weekend Michelin Turin Langhe in tutti i Paesi francofoni (Francia, Svizzera, Canada, Benelux) e nei punti vendita italiani serviti da Michelin, nelle librerie e nelle edicole. Oltre 10.000 brochure di promozione turistica sono poi state realizzate in italiano e in inglese. Un road show internazionale toccherà Stoccolma, San Pietroburgo, New York, Londra e Cannes.

Il progetto nasce a seguito del protocollo d’intesa siglato lo scorso aprile tra le città di Torino, Alba e Bra, le Atl Turismo Torino e Provincia e Langhe e Roero e la Regione Piemonte. L’obiettivo è quello di presentare i due territori come un’unica opportunità di viaggio sui mercati internazionali, promuovendo il brand turistico Torino e le Langhe al fine di incrementare i flussi turistici, alla volta di mercati strategici collegati direttamente con l’aereo o il treno, con una serie di azioni mirate.

Due proposte turistiche complementari: la cultura di Torino, le cantine delle Langhe, due territori vicini in crescita. La liaison tra Torino e le Langhe è un'opportunità di crescita del nostro territorio - ha dichiarato Antonella Parigi, assessora alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte, durante la conferenza stampa per presentare il piano promozionale.- Entrambi i territori vantano un patrimonio storico, culturale, ambientale e, non ultimo, enogastronomico di assoluta eccellenza da valorizzare e promuovere attraverso attività di promozione congiunta, in particolare in ambito internazionale. Questa importante alleanza ha il grande merito di riunire due tra i territori più attrattivi della nostra regione, che valgono, stando ai dati più recenti, circa la metà dei flussi turistici, nonché di andare nella direzione, da noi fortemente auspicata, di offrire un prodotto turistico integrato che aumenti la permanenza dei turisti sul nostro territorio. I dati del Piemonte dimostrano una crescita del turismo, ma dobbiamo migliorare la permanenza dei turisti e superare i confini amministrativi per creare nuove opportunità.”

Donatella Actis

donatella.actis@regione.piemonte.it

   

da: http://www.regione.piemonte.it/pinforma/turismo/1953-torino-con-langhe-e-roero-per-un-piano-di-promozione-internazionale.html

 

    

Dormire in una stanza di vetro a strapiombo sulla Valle Sacra del Perù

 

Dormire in una stanza di vetro a strapiombo sulla Valle Sacra del Perù

Pubblicato il 19/03/2018
Ultima modifica il 19/03/2018 alle ore 05:25
NOEMI PENNA

Dormire in una capsula di vetro totalmente trasparente, appesi a quattrocento metri d’altezza a strapiombo su una scogliera peruviana. È questa l’incredibile esperienza offerta da Skylodge Adventures nella Valle Sacra degli Incas, in Perù.  

 

Una esperienza solo per chi non soffre di vertigini e ha il fisico per scalare quattrocento metri di roccia in cordata. È questo l’unico modo che si ha per raggiungere le tre stanze, così come la sala lounge, in cambio di una vista spettacolare e di una prospettiva impossibile da apprezzare altrove

 

L’idea è quella di offrire agli ospiti - non più di dodici per notte - «un’esperienza unica che li ricolleghi alla natura o faccia capire loro cos’é davvero il lusso» ha detto la manager Natalia Rodriguez in una intervista rilasciata a Cnn Travel. 

 

 

Potremo definirla una delle esperienze di campeggio più insolite al mondo. Le suite sono state ideate da Natura Vive e studiate proprio come un bozzolo da cui è possibile ammirare appieno la natura circostante e riscoprire il proprio io selvaggio e avventuroso. 

 

Le stanze sono state create con una lega di alluminio utilizzata nello spazio, iperesistente agli agenti atmosferici. Un rifugio sicuro anche se totalmente trasparente, per vivere una notte in mezzo alle stelle, nel cuore di un territorio pieno di suggestioni e tesori, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. 

 

Trascorrere una notte non convenzionale in uno Skylodge costa 374 euro a notte. La si può vivere come una meta di arrivo o come una sosta prima di continuare la propria avventura verso Macchu Picchu. 

 

Il prezzo include il trasporto privato, tutte le attrezzature per scalare la parete e la guida, oltre ad una cena gourmet con bottiglia di vino e colazione con vista sulla valle sottostante. Per chi non se la sente di dormire «appeso», si può anche sostare nella lounge per un inconsueto pranzo con vista. 

 

 

«Avete mai voluto dormire in un nido del condor? Eccovi accontentati», si legge sulla pagina ufficiale dello Skylodge peruviano, oltre agli entusiasti commenti di chi c’è stato. 

 

«Una delle esperienze più incredibili della mia vita». «Questa è stata un’esperienza indimenticabile». «Ne è valsa la pena e lo rifarei subito». «Ero un po’ spaventato durante l’arrampicata. Ma una volta che siamo arrivati, è stato incredibile». E come non credergli. 

 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2018/03/19/societa/viaggi/mondo/dormire-in-una-stanza-di-vetro-a-strapiombo-sulla-valle-sacra-del-per-jz4s14fOi1FjZIwSaVfPKN/pagina.html

 

 

Nelle spettacolari grotte di ghiaccio dell’Isola degli Apostoli in cui nessuno può più entrare

 

Nelle spettacolari grotte di ghiaccio dell’Isola degli Apostoli in cui nessuno può più entrare

Pubblicato il 22/03/2018
Ultima modifica il 22/03/2018 alle ore 12:12
NOEMI PENNA

Un altro inverno senza grotte di ghiaccio. L'ultima volta che hanno aperto al pubblico era il 2014. Ma anche quest'anno nessuno potrà godere dell'incredibile spettacolo offerto dalle Mainland Caves di Apostle Island, nel Wisconsin, o anche solo raggiungerle senza camminare sotto le loro stupefacenti arcate di arenaria ricoperte di stalattiti di ghiaccio.  

 

 

A causa dei forti venti e delle temperature miti, lo strato di giacchio che permette di raggiungere queste spettacolari grotte in inverno si è frantumato. Accesso vietato, quindi: non sarebbe sicuro avventurarsi in questo angolo dell'Apostle Islands National Lakeshore, dove l'acqua incontra terra e cielo creando spettacolari insenature. 

 

 

Il ghiaccio delle Mainland Cave appare blu solo quando è sufficientemente consolidato: così denso che le bolle d'aria non permettono il passaggio della luce. Man mano che le bolle si disperdono, invece, il giaccio diventa brillante, diamantato, abbagliante. Ma oggi non è così. 

 

 

Il loro massimo splendore lo hanno vissuto nell'inverno fra il 2013 e il 2014. E' stato così freddo che uno spesso strato di ghiaccio si è formato da subito e non si è più sciolto sino a primavera, trasformando le grotte di Apostle Island in un paesaggio incantato che sembrava uscire dalle cronache di Narnia. 

 

 

M

Ma da allora decine di migliaia di visitatori hanno provato a raggiungerle in questi quattro anni ma hanno trovato sempre la strada chiusa. O meglio, sciolta. In questo periodo il ghiaccio non si è mai congelato abbastanza da permettere il passaggio a piedi. Il freddo di inizio dicembre aveva fatto ben sperare in una riapertura. Ma il vento ha soffiato via ogni speranza, lasciando a queste foto l'ultimo ricordo. 

 

 

Siamo lungo la sponda settentrionale del Lago Superiore, il più grande lago d'acqua dolce del pianeta. D'estate queste grotte si possono raggiungere facilmente con qualsiasi tipo di imbarcazione. D'inverno il piccolo arcipelago si unisce alla terraferma con uno strato di ghiaccio, che solo se supera un certo spessore può essere varcato.  

Prima del 2014, erano passati cinque anni dall'ultima apertura. Quindi la speranza è che l'anno prossimo il ciclo si ripeta, permettendo a tutti di accedere a questa incredibile meraviglia della natura. Ma non tutti sono così ottimisti: «Gli inverni sono sempre più miti e il giaccio non ce la fa a consolidarsi», spiega Julie Van Stappen dell'Apostle Islands National Lakeshore, e «le proiezioni climatiche ci dicono che il raggiungimento dello spessore minimo sarà sempre più raro». Un altro, inesorabile e irreversibile, «effetto indesiderato» del cambiamento climatico. 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2018/03/22/societa/viaggi/mondo/nelle-spettacolari-grotte-di-ghiaccio-dellisola-degli-apostoli-in-cui-nessuno-pu-pi-entrare-esgvV8vuuOckaG5ORgZClJ/pagina.html

 

 

Nel centro di Napoli sta per aprire una Pompei sotterranea

 

Nel centro di Napoli sta per aprire una Pompei sotterranea

Grazie ad un finanziamento da 30 milioni, tutti potranno ammirare i reperti archeologici ritrovati durante gli scavi della metropolitana Municipio

Una nuova Pompei in centro a Napoli che metterà in bella mostra i reperti archeologici ritrovati durante gli scavi per la realizzazione delle stazioni «Municipio» e «Duomo» della linea 1 della metropolitana. È questo il progetto che sta prendendo forma nel capoluogo partenopeo, grazie ad un finanziamento da 30 milioni di euro erogato dal Cipe. 

 

I soldi sono arrivati a dicembre e permetteranno ora di completare i lavori della stazione «Municipio» di Napoli, a pochi passi dal Maschio Angioino. Il cantiere, inaugurato nel 2000, ha subito ben 27 modifiche progettuali a causa dei numerosi ritrovamenti di rilevante importanza archeologica: da subito era stata prevista la valorizzazione e conservazione di una parte delle strutture antiche ritrovate durante gli scavi, e ora le gallerie diventeranno parte integrante della stazione della metro, accessibili con visite guidate dallo stesso atrio da cui si va ai treni. 

 

ANSA

 

Per la ricollocazione e valorizzazione di questi reperti archeologici, il nuovo sito archeologico si avvarrà di un team composto da grandi professionalità internazionali, coordinate dall’architetto portoghese Alvaro Siza, autore dell’intero progetto della stazione «Municipio» di Napoli. 

 

Stiamo parlando di «Un modello di integrazione tra l’utilità rappresentata dal trasporto pubblico e la bellezza del patrimonio archeologico che si sta riscoprendo in questi anni nel sottosuolo cittadino: una nuova Pompei che sta emergendo grazie ai lavori della Metropolitana», ha commentato Ennio Cascetta, presidente della Metropolitana di Napoli. 

 

ANSA

 

Queste foto sono state scattate durante la prima visita del cantiere museale: una vera macchina del tempo che metterà insieme archeologia, storia, architettura, arte contemporanea. I lavori che valorizzeranno i reperti archeologici trovati durante gli scavi della metropolitana saranno in mostra in una grande galleria sotterranea che collegherà, una volta terminata, la stazione della metropolitana con il porto di Napoli.  

 

ANSA

 

«Una grande opportunità di crescita - ha detto Cascetta - per il nostro territorio e di valorizzazione della città. Napoli sarà al centro dell’attenzione mondiale per quanto riguarda la promozione e gestione del patrimonio culturale che si integra alla più grande opera pubblica italiana».  

 

ANSA

  

 

da: http://www.lastampa.it/2018/03/10/societa/viaggi/italia/nel-centro-di-napoli-sta-per-aprire-una-pompei-sotterranea-4gI8cA85HohPTO8h5lDAHJ/pagina.html

 

 

VACANZA A COURMAYEUR, TRA SCI, TERME E GRANDE ALPINISMO

 

Adagiata in una incantevole conca ai piedi del Monte Bianco, Courmayeur 1.224 m., una delle più importanti stazioni
sciistiche europee ha anche una storia molto antica. Già intorno al I secolo a.c. la zona del Trou des Romaines era cono-
sciuta per lo sfruttamento della miniera di quarzo aurifero, intorno al 1337 i Conti di Savoia iniziano lo sfruttamento
della miniera di ferro in Val Ferret da cui il nome della valle. Ma sarà dalla seconda metà del XVII secolo, con l’inizio
dell'attività termale, che la località diventa celebre per le virtù curative delle sue sorgenti ferruginose e solfuree. Nasce
così il primo albergo su disposizione della Duchessa reggente, che decide di trasformare la torre dei La Court in Hotel
Union e successivamente la casa dei Carron in Hotel Ange, antesignani della qualificata offerta alberghiera odierna.
Per quasi 150 anni le terme costituirono la grande attrattiva dell'aristocrazia piemontese e savoiarda e Courmayeur sco-
prì così la sua vocazione turistica. Tuttora ci sono siti ideali per godersi una pausa rilassante dove rigenerarsi attraverso
trattamenti speciali a base di prodotti della tradizione valligiana, con miele, uva nera e mele renette, o per immergersi
nelle calde acque delle Terme di Pré St. Didier. Alla fine del secolo successivo, spinti da interessi naturalistici e
d’avventura, nuovi viaggiatori raggiunsero Courmayeur. L’8 agosto 1786 alle ore 18, Jacques Balmat e Michel-Gabriel
Paccard conquistano la vetta del Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa. Da allora fu un susseguirsi di imprese
coronate da successi ma anche da dolorose tragedie sugli straordinari percorsi di roccia e ghiaccio della montagna i
cui numeri più significativi possono essere sintetizzati in: 4.810 metri di altezza, 40 km di lunghezza, 40 cime che
superano i 4.000 m., 65 ghiacciai che occupano un’area di 165 km. L’Aiguille Noire de Peuterey3.772 m., l’Aiguille
Blanche de Peuterey 3.112 m., il Mont Maudit 4.465 m., l’Aiguille du Midi 3.842 m., il Dente del Gigante 4.013 m.
L'Ottocento vide crescere il numero degli auberges, sempre più confortevoli. Inoltre la frequentazione della Famiglia
Reale e degli esponenti della nobiltà e dell'alta borghesia resero Courmayeur la più rinomata stazione di soggiorno e di
cura del Regno d'Italia nonché centro alpinistico di fama internazionale. Nel 1850 nasce la prima società di Guide di
Alta Montagna e nel 1910 viene costituita la Società degli Sciatori. Sarà però solo nel secondo dopoguerra che grazie
alla costruzione dei primi impianti di risalita si trasforma da stazione esclusivamente mono-stagionale estiva anche in
un centro rinomato di sport invernali. Verso la metà del secolo furono infatti costruite le prime funivie e l'apertura del
traforo del Monte Bianco nel luglio 1965 ruppe il secolare isolamento in cui si trovava, il miglioramento del sistema
viario favorì lo sviluppo edilizio e la costruzione di nuovi impianti di risalita, fino a raggiungere l’attuale offerta di 100
km tra pista (39 km) e fuoripista. 18 impianti di risalita che collegano i due versanti dello Chécrouit e della Val Vény
dove la neve è garantita grazie all’innevamento artificiale che copre il 70% del comprensorio. Le tre diverse stazioni di
partenza: Courmayeur, Dolonne e Entrèves, conducono alle piste del Chécrouit, che in estate si trasformano in lunghe
discese verdi sulle quali fare trekking, prendere il sole o fermarsi a fare il bagno nella piscina alpina riscaldata più alta
d’Europa. Ma anche alla pista internazionale, nota come Bertolini, la Youla e la Gigante. Particolarmente apprezzato
dagli sciatori lo snowpark tra la pista del Colle e l’Aretù. Nei boschi, d'inverno regno indiscusso dei free rider, ci sono
un’infinità di sentieri e di percorsi, da fare anche in bicicletta o MTB, che conducono alle pendici delle vette più alte.
Le Funivie Monte Bianco invece portano, con un dislivello di 2000 metri in 20 minuti, direttamente nel cuore del
Massiccio del Monte Bianco, sulla magnifica terrazza del rifugio Torino da cui si può godere una vista a 360° su tutto
l’arco alpino: dalla cima del Bianco al Dente del Gigante, lo sguardo si perde tra seracchi e torri granitiche e all’oriz-
zonte i più celebri “4000” d’Europa: il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso. Nella ski area ci sono oltre
venti chalet che propongono un'ottima cucina. Ma Courmayeur è anche Val Vény, terreno ideale per escursioni estive o
per sciare d’inverno su piste e pendii free ride mozzafiato. Val Ferret, oltre 20 km di habitat ideale con golf, itinerari
naturalistici e per mountain bike e in inverno uno spettacolare anello di sci di fondo, piste per snowbike o ktrak-bike.
Val Sapin, poco sopra l’abitato del Villair, è uno degli luoghi più suggestivi. Vicino al Torrente dello Tsapy, si dirama-
no molti sentieri che portano sia in Val Ferret, attraverso il Mont de la Saxe, sia verso il Col Liconi e la Testa Bernarda.
L’enogastronomia di Courmayeur ha una ricca tradizione che ha saputo trasformare i semplici ingredienti di montagna
in sapori diversi. Tanti i prodotti tipici, dalla fontina al Blue d’Aoste, allo Chevrot du Mont Blanc alla brossa, o allo
yogurt artigianale prodotto con il latte degli alpeggi. Non possono mancare selvaggina e sughi di carne, formaggi e
polenta, sformati di patate, zuppe e affettati a base di Jambon del Bosses dop o l’ottimo Lardo di Arnad. Tra i primi
piatti le tipiche “seuppe” o le innumerevoli declinazioni della polenta, dalla “concia” alla “carbonade”.

VACANZA A COURMAYEUR, TRA SCI, TERME E GRANDE ALPINISMO

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Adagiata in una incantevole conca ai piedi del Monte Bianco, Courmayeur 1.224 m., una delle più importanti stazioni sciistiche europee ha anche una storia molto antica. Già intorno al I secolo a.c. la zona del Trou des Romaines era conosciuta per lo sfruttamento della miniera di quarzo aurifero, intorno al 1337 i Conti di Savoia iniziano lo sfruttamento della miniera di ferro in Val Ferret da cui il nome della valle. Ma sarà dalla seconda metà del XVII secolo, con l’inizio dell'attività termale, che la località diventa celebre per le virtù curative delle sue sorgenti ferruginose e solfuree. Nasce così il primo albergo su disposizione della Duchessa reggente, che decide di trasformare la torre dei La Court in Hotel Union e successivamente la casa dei Carron in Hotel Ange, antesignani della qualificata offerta alberghiera odierna.

Resultado de imagem para Terme di courmayeur

Per quasi 150 anni le terme costituirono la grande attrattiva dell'aristocrazia piemontese e savoiarda e Courmayeur scoprì così la sua vocazione turistica. Tuttora ci sono siti ideali per godersi una pausa rilassante dove rigenerarsi attraverso trattamenti speciali a base di prodotti della tradizione valligiana, con miele, uva nera e mele renette, o per immergersi 0nelle calde acque delle Terme di Pré St. Didier. Alla fine del secolo successivo, spinti da interessi naturalistici e d’avventura, nuovi viaggiatori raggiunsero Courmayeur. L’8 agosto 1786 alle ore 18, Jacques Balmat e Michel-Gabriel Paccard conquistano la vetta del Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa. Da allora fu un susseguirsi di imprese coronate da successi ma anche da dolorose tragedie sugli straordinari percorsi di roccia e ghiaccio della montagna i cui numeri più significativi possono essere sintetizzati in: 4.810 metri di altezza, 40 km di lunghezza, 40 cime che superano i 4.000 m., 65 ghiacciai che occupano un’area di 165 km. L’Aiguille Noire de Peuterey3.772 m., l’Aiguille Blanche de Peuterey 3.112 m., il Mont Maudit 4.465 m., l’Aiguille du Midi 3.842 m., il Dente del Gigante 4.013 m.

Resultado de imagem para Terme di courmayeur

L'Ottocento vide crescere il numero degli auberges, sempre più confortevoli. Inoltre la frequentazione della Famiglia Reale e degli esponenti della nobiltà e dell'alta borghesia resero Courmayeur la più rinomata stazione di soggiorno e di cura del Regno d'Italia nonché centro alpinistico di fama internazionale. Nel 1850 nasce la prima società di Guide di Alta Montagna e nel 1910 viene costituita la Società degli Sciatori. Sarà però solo nel secondo dopoguerra che grazie alla costruzione dei primi impianti di risalita si trasforma da stazione esclusivamente mono-stagionale estiva anche in un centro rinomato di sport invernali. Verso la metà del secolo furono infatti costruite le prime funivie e l'apertura del traforo del Monte Bianco nel luglio 1965 ruppe il secolare isolamento in cui si trovava, il miglioramento del sistema viario favorì lo sviluppo edilizio e la costruzione di nuovi impianti di risalita, fino a raggiungere l’attuale offerta di 100km tra pista (39 km) e fuoripista. 18 impianti di risalita che collegano i due versanti dello Chécrouit e della Val Vény dove la neve è garantita grazie all’innevamento artificiale che copre il 70% del comprensorio. Le tre diverse stazioni di partenza: Courmayeur, Dolonne e Entrèves, conducono alle piste del Chécrouit, che in estate si trasformano in lunghe discese verdi sulle quali fare trekking, prendere il sole o fermarsi a fare il bagno nella piscina alpina riscaldata più alta d’Europa. Ma anche alla pista internazionale, nota come Bertolini, la Youla e la Gigante. Particolarmente apprezzato dagli sciatori lo snowpark tra la pista del Colle e l’Aretù. Nei boschi, d'inverno regno indiscusso dei free rider, ci sono un’infinità di sentieri e di percorsi, da fare anche in bicicletta o MTB, che conducono alle pendici delle vette più alte.

Le Funivie Monte Bianco invece portano, con un dislivello di 2000 metri in 20 minuti, direttamente nel cuore del Massiccio del Monte Bianco, sulla magnifica terrazza del rifugio Torino da cui si può godere una vista a 360° su tutto l’arco alpino: dalla cima del Bianco al Dente del Gigante, lo sguardo si perde tra seracchi e torri granitiche e all’orizzonte i più celebri “4000” d’Europa: il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso. Nella ski area ci sono oltre venti chalet che propongono un'ottima cucina. Ma Courmayeur è anche Val Vény, terreno ideale per escursioni estive o per sciare d’inverno su piste e pendii free ride mozzafiato. Val Ferret, oltre 20 km di habitat ideale con golf, itinerari naturalistici e per mountain bike e in inverno uno spettacolare anello di sci di fondo, piste per snowbike o ktrak-bike.

Val Sapin, poco sopra l’abitato del Villair, è uno degli luoghi più suggestivi. Vicino al Torrente dello Tsapy, si dirama-no molti sentieri che portano sia in Val Ferret, attraverso il Mont de la Saxe, sia verso il Col Liconi e la Testa Bernarda.

L’enogastronomia di Courmayeur ha una ricca tradizione che ha saputo trasformare i semplici ingredienti di montagna in sapori diversi. Tanti i prodotti tipici, dalla fontina al Blue d’Aoste, allo Chevrot du Mont Blanc alla brossa, o allo yogurt artigianale prodotto con il latte degli alpeggi. Non possono mancare selvaggina e sughi di carne, formaggi e polenta, sformati di patate, zuppe e affettati a base di Jambon del Bosses dop o l’ottimo Lardo di Arnad. Tra i primi piatti le tipiche “seuppe” o le innumerevoli declinazioni della polenta, dalla “concia” alla “carbonade”.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 21430 - 11 Febbraio 2018

 

L’ITALIA CANDIDA LE ALPI DEL MEDITERRANEO A PATRIMONIO MONDIALE

E’ STATO CONSEGNATO IL DOSSIER ALL’UNESCO

L’ITALIA CANDIDA LE ALPI DEL MEDITERRANEO
A PATRIMONIO MONDIALE
L’Italia candida per il 2019 le Alpi
del Mediterraneo a Patrimonio Mon-
diale dell’Unesco. E’ stato consegna-
to il dossier al Ministero che ha
provveduto a inoltrarlo alla sede
mondiale Unesco a Parigi.
L’ufficializzazione della candidatura
è stata resa nota in occasione dell’in-
contro del consiglio direttivo della
Commissione Nazionale Italiana per
l’Unesco, presieduto da Franco Ber-
nabè. Si tratta di una candidatura
transnazionale che l’Italia avanza
anche per conto della Francia e del
Principato di Monaco.
Il sito “Alpi del Mediterraneo”, con
una superficie totale di 268.500 ettari tra terra (60%) e mare (40%), comprende porzioni significative
delle alte valli cuneesi tra Stura e Tanaro, dell’entroterra del Ponente ligure, del Mercantour e della Costa
Azzurra, oltre al vasto tratto di mare tra Nizza e Ventimiglia. Tutto il territorio interessato è posto all’in-
terno di parchi (Marittime, Marguareis, Alpi Liguri, Mercantour) o di Siti di Importanza Comunitaria.
Ben 79 i Comuni coinvolti, 28 dei quali in territorio italiano.
Al centro della candidatura c’è la storia geologica, e particolare importanza rivestono il massiccio cristal-
lino dell’Argentera (foto) ed il complesso carsico del Marguareis. Secondo quanto riportato nel comuni-
cato ufficiale della Commissione Unesco “Si tratta di un sistema geologico di grande importanza per lo
studio della geodinamica della Terra che, in uno spazio di appena 70 chilometri, collega il ghiacciaio
più meridionale delle Alpi agli abissi più profondi del Mediterraneo occidentale. Le Alpi del Mediterra-
neo sono l’unico sito conosciuto in cui sono visibili le testimonianze di tre cicli geodinamici successivi,
lungo un periodo di 400 milioni di anni. Il territorio del sito è particolarmente interessante dal punto di
vista della biodiversità, grazie alle caratteristiche geomorfologiche e climatiche legate al passaggio
rapido dall’ambiente alpino all’ambiente mediterraneo.”
Il dossier di candidatura consegnato al Ministero dell’Ambiente è stato inoltrato immediatamente alla
sede mondiale dell’Unesco a Parigi. A seguire ci saranno la visita di verifica, presumibilmente a fine
estate 2018, e quindi la valutazione definitiva. In caso di approvazione il sito “Alpi del Mediterraneo” nel
2019 andrà ad aggiungersi ai 53 siti italiani - numero record a livello mondiale - che già fanno parte del
Patrimonio dell’Umanità. Al momento, insieme a 48 siti culturali tra cui Venezia, Roma, Firenze, Pom-
pei, la Valle dei Templi, l’Italia può contare su soli cinque siti naturali: le Isole Eolie, Monte S. Giorgio,
le Dolomiti, il Monte Etna e le Antiche faggete primordiali dell’Appennino.

L’ITALIA CANDIDA LE ALPI DEL MEDITERRANEO A PATRIMONIO MONDIALE

 

L’Italia candida per il 2019 le Alpi del Mediterraneo a Patrimonio Mondiale dell’Unesco. E’ stato consegnato il dossier al Ministero che ha provveduto a inoltrarlo alla sede mondiale Unesco a Parigi.

L’ufficializzazione della candidatura è stata resa nota in occasione dell’incontro del consiglio direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, presieduto da Franco Bernabè. Si tratta di una candidatura transnazionale che l’Italia avanza anche per conto della Francia e del Principato di Monaco.

Il sito “Alpi del Mediterraneo”, con una superficie totale di 268.500 ettari tra terra (60%) e mare (40%), comprende porzioni significative delle alte valli cuneesi tra Stura e Tanaro, dell’entroterra del Ponente ligure, del Mercantour e della Costa Azzurra, oltre al vasto tratto di mare tra Nizza e Ventimiglia. Tutto il territorio interessato è posto all’interno di parchi (Marittime, Marguareis, Alpi Liguri, Mercantour) o di Siti di Importanza Comunitaria.

Ben 79 i Comuni coinvolti, 28 dei quali in territorio italiano.

Al centro della candidatura c’è la storia geologica, e particolare importanza rivestono il massiccio cristalino dell’Argentera (foto) ed il complesso carsico del Marguareis. Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale della Commissione Unesco “Si tratta di un sistema geologico di grande importanza per lo studio della geodinamica della Terra che, in uno spazio di appena 70 chilometri, collega il ghiacciaio più meridionale delle Alpi agli abissi più profondi del Mediterraneo occidentale. Le Alpi del Mediterraneo sono l’unico sito conosciuto in cui sono visibili le testimonianze di tre cicli geodinamici successivi, lungo un periodo di 400 milioni di anni. Il territorio del sito è particolarmente interessante dal punto di vista della biodiversità, grazie alle caratteristiche geomorfologiche e climatiche legate al passaggio rapido dall’ambiente alpino all’ambiente mediterraneo.”

Il dossier di candidatura consegnato al Ministero dell’Ambiente è stato inoltrato immediatamente alla sede mondiale dell’Unesco a Parigi. A seguire ci saranno la visita di verifica, presumibilmente a fine estate 2018, e quindi la valutazione definitiva. In caso di approvazione il sito “Alpi del Mediterraneo” nel 2019 andrà ad aggiungersi ai 53 siti italiani - numero record a livello mondiale - che già fanno parte del 

Patrimonio dell’Umanità. Al momento, insieme a 48 siti culturali tra cui Venezia, Roma, Firenze, Pompei, la Valle dei Templi, l’Italia può contare su soli cinque siti naturali: le Isole Eolie, Monte S. Giorgio, le Dolomiti, il Monte Etna e le Antiche faggete primordiali dell’Appennino.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 21379 - 3 Febbraio 2018

 

 

Alberobello, i misteriosi segni sul cono dei trulli

 

Alberobello, i misteriosi segni sul cono dei trulli

Cosa rende cosi speciali le abitazioni simbolo della località pugliese
Pubblicato il 09/02/2018
Ultima modifica il 09/02/2018 alle ore 05:00
FLAMINIA GIURATO (NEXTA)

Una delle località più note della Puglia è sicuramente Alberobello, inserita dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità grazie alla presenza dei suoi trulli, le celebri costruzioni coniche in pietra a secco. Ancora oggi alcuni trulli sono utilizzati come abitazioni e, soprattutto, costituiscono un geniale esempio di architettura spontanea. Passeggiare per il centro di Alberobello significa ammirare da vicino questi particolari edifici di forma piramidale che rendono la località unica al mondo. 

I Trulli di Alberobello La struttura interna dei trulli, anche se priva di sostegno e collegamento, non è affatto precaria ed anzi possiede una straordinaria capacità statica. Gli ambienti interni sono distribuiti introno al vano centrale e le spesse mura offrono un ottimale equilibrio termico perché trattengono calore in inverno e rilasciano fresco in estate. Guardando da fuori il tetto di un trullo si nota come sia composto da una sorta di cupola di lastre calcaree orizzontali, che sono posizionate in serie concentriche sempre più piccole: vengono chiamate chianche quelle all’interno e chiancarelle quelle all’esterno, più sottili. Dal tetto sporge un cornicione che veniva utilizzato per la raccolta delle acque piovane che confluivano in apposite cisterne. I trulli non sono antichissimi: quelli esistenti possono datarsi alla fine del XVII secolo. Quello che probabilmente desta più curiosità sono i segni dipinti sul frontale del cono, che si è scoperto essere simboli magici e propiziatori. La loro origine è varia: alcuni sono simboli cristiani, altri pagani, altri ancora sono legati all’alchimia e all’astrologia. Questa diversità deriva dal fatto che la popolazione dell’epoca raggruppava famiglie di origini e credenze diverse.

Tra i vari significati che si possono attribuire a questi simboli i più comuni sono quelli che servivano per proteggere la famiglia che abitava nel trullo dal malocchio, oppure venivano disegnati con l’intento di venerare qualche divinità propiziatoria prima di un buon raccolto e per trascorrere l’anno in serenità. Ci sono anche esempi dove si scorgono il candeliere ebraico, il simbolo del Sole-Cristo, il cuore trafitto di Maria, il simbolo di Giove, il simbolo del Toro o il simbolo di Venere. Molti di questi simboli sono ormai scomparsi. E molti altri con il passare del tempo hanno perso il loro significato e gli abitanti rimasti di vecchia data non ne hanno più memoria. Se ne contano circa 200 tutti differenti tra loro e, anche se appaiono piuttosto grossolani a causa della superficie del tetto e della non sempre specifica capacità decorativa dell’imbianchino, si possono  identificare per intuizione più che per la chiarezza del disegno.

©ISTOCKPHOTO

Trulli di Alberobello

 

da: http://www.lastampa.it/2018/02/09/societa/viaggi/italia/alberobello-i-misteriosi-segni-sul-cono-dei-trulli-VuhCGguj4XKdif40v05uKI/pagina.html

 

 

In Costa Rica c’è un azzurrissimo lago in grado di uccidere al primo sguardo

In Costa Rica c’è un azzurrissimo lago in grado di uccidere al primo sguardo

 

Pubblicato il 01/02/2018
Ultima modifica il 01/02/2018 alle ore 07:36
NOEMI PENNA

Bello quanto letale. Questo azzurrissimo lago non è nient'altro che il cratere del vulcano Poas, in Costa Rica: una delle pozze d'acqua più acide al mondo, ben superiore ad una batteria per auto, tanto che anche solo avvicinarsi potrebbe costarvi la vita. 

 

Con l'ultima eruzione dell'aprile dello scorso anno, il vulcano e il parco circostante sono stati chiusi a tempo indeterminato, con un perimetro di sicurezza di 2,5 chilometri attorno alla bellissima Laguna Caliente.  

 

Il vulcano Poas è uno stratovulcano attivo alto 2.788 metri e dal 1828 ad oggi è ««scoppiato»» 40 volte. Sulla sua sommità ci sono due laghi: il Botos riempie un cratere inattivo e la sua acqua è fredda e limpida; Laguna Caliente, invece, è un vero scherzo della natura. 

 

Il cratere del lago è largo 300 metri e profondo 30: il suo ph raggiunge addirittura lo zero mentre il fondo è ricoperto da uno strato di zolfo liquido, rendendolo inadatto alla vita. I gas acidi, evaporando, creano a loro volta piogge e nebbia acide, causando gravi danni agli ecosistemi circostanti oltre che irritazione agli occhi e ai polmoni anche a chi preferisce star ben lontano dalla sua riva. 

 

 

Questo vulcano costaricano è attivo quasi continuamente: ecco perché dalla Laguna Caliente spesso si alzano non solo nuvole di fumo ma veri e proprio geyser che sparano la sua acqua letale a centinaia di metri d'altezza. 

 

Sono queste condizioni ad aver reso arida la vetta della montagna, ricoperta in alcuni punti solo da una foresta quasi rachitica in cui riescono a sopravvivere solo piante e animali rari, dalle forme quasi impressionanti, che si sono adattate a quest'insolito, ed estremo, habitat. 

da: http://www.lastampa.it/2018/02/01/societa/viaggi/mondo/in-costa-rica-c-un-azzurrissimo-lago-in-grado-di-uccidere-al-primo-sguardo-ha0IlA1r6qjXbpxYIsJlDO/pagina.html

 

 

         

 

 

 

PARMA DA SCOPRIRE

 

PARMA DA SCOPRIRE
Nel cuore di Parma sorge un vero e proprio
gioiello del Rinascimento: la Basilica Magi-
strale di Santa Maria della Steccata.
L’edificio, proprietà dell’Ordine Costantinia-
no di S. Giorgio, ospita al suo interno il ciclo
di affreschi del Parmigianino rappresentante
la parabola delle Vergini Savie e delle Ver-
gini Folli: dopo la stipula del contratto nel
1531 che prevedeva la realizzazione sia del
catino absidale che del sottarco del presbite-
rio, i lavori si protrassero fino al 1539, quan-
do l’artista fu imprigionato per inadempien-
za al contratto e la pittura dell’abside fu
quindi affidata a Giulio Romano che fornì i
disegni del progetto decorativo posto poi in
opera da Michelangelo Anselmi.
Il Parmigianino diede comunque vita ad un capolavoro assoluto: le Vergini Sagge e le Vergini Stolte
sono affrescate in modo così prezioso nella loro intensa nitidezza cromatica, da sembrare gemme incasto-
nate tra i meravigliosi rosoni di rame dorato ideati dall’artista stesso, la cui lucentezza contrasta con la
potente immobilità delle figure-statue a monocromo che paiono volersi svincolare dalla nicchia in cui
Parmigianino le aveva dipinte. La ricchezza artistica e storica dell’Ordine Costantiniano ha permesso la
creazione di un singolare percorso museale costituito dal Sepolcreto dei Duchi Borbone e Farnese, rea-
lizzato per volere di Maria Luigia nel 1823; la Sagrestia Nobile, capolavoro seicentesco di ebanisteria in
cui sono conservati preziosissimi
argenti e paramenti sacri eccezio-
nalmente ricamati, la quadreria
ricca di dipinti tra il XVI - XVIII
sec. e una sala dedicata ad oggetti
e ricordi appartenuti alle famiglie
Borbone e Farnese con diverse
rarità: dai bozzetti per le divise
dei Cavalieri Costantiniani, alla
camicia di Re Luigi XVI indossa-
ta al patibolo ed in più stemmari,
acquerelli, decorazioni e memorie
storiche.
Orari: tutti i giorni ore 9.30-12 e
15.30-18, visite guidate alle ore
10, 11, 16, 17.

PARMA DA SCOPRIRE

 

Nel cuore di Parma sorge un vero e proprio gioiello del Rinascimento: la Basilica Magistrale di Santa Maria della Steccata.

L’edificio, proprietà dell’Ordine Costantinia no di S. Giorgio, ospita al suo interno il ciclo di affreschi del Parmigianino rappresentante la parabola delle Vergini Savie e delle Vergini Folli: dopo la stipula del contratto nel 1531 che prevedeva la realizzazione sia del catino absidale che del sottarco del presbiterio, i lavori si protrassero fino al 1539, quando l’artista fu imprigionato per inadempienza al contratto e la pittura dell’abside fu quindi affidata a Giulio Romano che fornì i disegni del progetto decorativo posto poi in opera da Michelangelo Anselmi.

Il Parmigianino diede comunque vita ad un capolavoro assoluto: le Vergini Sagge e le Vergini Stolte sono affrescate in modo così prezioso nella loro intensa nitidezza cromatica, da sembrare gemme incastonate tra i meravigliosi rosoni di rame dorato ideati dall’artista stesso, la cui lucentezza contrasta con la potente immobilità delle figure-statue a monocromo che paiono volersi svincolare dalla nicchia in cui Parmigianino le aveva dipinte. La ricchezza artistica e storica dell’Ordine Costantiniano ha permesso la creazione di un singolare percorso museale costituito dal Sepolcreto dei Duchi Borbone e Farnese, relizzato per volere di Maria Luigia nel 1823; la Sagrestia Nobile, capolavoro seicentesco di ebanisteria in cui sono conservati preziosissimi argenti e paramenti sacri eccezionalmente ricamati, la quadreria ricca di dipinti tra il XVI - XVIII sec. e una sala dedicata ad oggetti e ricordi appartenuti alle famiglie Borbone e Farnese con diverse rarità: dai bozzetti per le divise dei Cavalieri Costantiniani, alla camicia di Re Luigi XVI indossata al patibolo ed in più stemmari, acquerelli, decorazioni e memorie storiche.

Orari: tutti i giorni ore 9.30-12 e 15.30-18, visite guidate alle ore 10, 11, 16, 17.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 21377 - 2 Febbraio 2018

 

 

OSTIA ANTICA: RESTAURO DEGLI EDIFICI LUNGO IL DECUMANO

 

Un motivo in più per considerare indimenticabile la visita di Ostia Antica. Sono da oggi aperti al pubbli-
co 187 ambienti restaurati, posti sulla sinistra del Decumano, una tentazione per chi desideri immergersi
nella scoperta della vita quotidiana ad Ostia antica nel II secolo d.C. Gli edifici restaurati sono quelle che
accompagnano il visitatore appena superato l'ingresso antico di Porta Romana e si susseguono per un
terzo del Decumano, offrendo un avvicendarsi di monumenti pubblici e privati, terme, insulae e botteghe
commerciali. E’ il risultato di 4 anni di lavori che hanno risarcito i paramenti dei setti murari e ridato
vigore a strutture emerse dagli sterri dei primi del '900 e del 1939-40. Ogni ambiente è stato liberato dalla
vegetazione infestante e studiato per individuare lesioni, punti deboli e precedenti interventi di restauro.
Il Decumano, prolungando il percorso della via Ostiense, attraversava l'intera Ostia, per una lunghezza di
circa 2 chilometri. Si riaprono al pubblico 13mila metri quadrati di edifici restaurati.
Cinzia Morelli e Paola Germoni, archeologhe e responsabili dei lotti di cantiere, si sono avvalse della
collaborazione di un’equipe multi-disciplinare composta da archeologi, architetti, rilevatori, restauratori,
operai e giardinieri. Con i dati recuperati in archivio e l'osservazione dell'organismo edilizio sono state
redatte schede che hanno guidato l’intervento: le informazioni sintetizzate sulle ortofoto di ogni singola
parete hanno evidenziato i settori restaurati in passato, le lesioni recenti, le erosioni e le cause di indeboli-
mento da contrastare. In funzione dei restauri sono stati effettuati limitati interventi di scavo, mettendo in
vista piani pavimentali in sesquipedali ed in opera spicata nelle tabernae, in mosaico o in lastre di marmo
nell'impianto termale dell'Invidioso. In alcuni casi, all'interno degli ambienti, si sono evidenziati sistemi
fognari preesistenti all'impianto. Pur essendo impossibile lasciare in vista le strutture evidenziate gli
interventi hanno permesso comunque, attraverso la documentazione grafica e fotografica, di aggiungere
nuove acquisizioni a con-ferma che la realtà ostiense, ad un secolo circa dai primi scavi, è ancora ricca di
novità e ritrovamenti. A sinistra del Decumano si notano strutture possenti che si inoltrano nel terrapieno
e, dovessero rendersi disponibili risorse adeguate, suggeriscono la possibilità di svolgere ricerche strati-
grafiche destinate a raccogliere informazioni sulle fasi storiche di Ostia successive al II secolo.
Il lavoro di diserbo, restauro e studio è partito da Porta Romana. Si arriva alla prima traversa sul decuma-
no, detta via del Sabazeo e si incontrano 6 tabernae, ciascuna con un retrobottega, addossate ad un'area
interna non sterrata a causa dell'interruzione dei la-vori alla metà del XX secolo. Le botteghe possono
essere riconosciute dal visitatore grazie alla caratteristica soglia di travertino scanalato, atto a ospitare
pannelli mobili di chiusura per i locali commerciali affacciati sulla strada. Di fronte al Teatro ecco altre
12 tabernae, tutte visitabili, dietro le quali si sviluppano imponenti magazzini: gli Horrea dell'Artemide
che affiancano ad est gli enormi Horrea di Hortensius, ornata da oltre 50 colonne di tufo. Ancora qualche
passo e si giunge ad un probabile mausoleo di I sec. a.C. rispettato dalle strutture di un portico che ospita
sette tabernae. Proseguendo lungo il Decumano si raggiunge il Tempio Collegiale, eretto dai fabritignua-
rii (potenti imprenditori attivi nell' edilizia e nella cantieristica navale) sotto Commodo e dedicato all'Im-
peratore Pertinace, divinizzato dopo la morte nel 193 d.C. All'interno il visitatore trova resti del pavimen-
to marmoreo che decorava il vestibolo d'accesso e il cortile che circonda l'ara posta di fronte a una scali-
nata. Si arriva all'altezza della via degli Augustali, orientata obliquamente rispetto al Decumano come l e
strutture che vi si affacciano. Alcune botteghe circondano su due lati la sede degli Augustali, un'associa-
zione di liberti dedita al culto degli Imperatori. L'accesso alla sede conduce alla visita degli ambienti peri-
metrali e del giardino centrale che si svolge intorno a una vasca rettangolare, con lati corti semicircolari.

OSTIA ANTICA: RESTAURO DEGLI EDIFICI LUNGO IL DECUMANO

 

Un motivo in più per considerare indimenticabile la visita di Ostia Antica. Sono da oggi aperti al pubblico 187 ambienti restaurati, posti sulla sinistra del Decumano, una tentazione per chi desideri immergersi nella scoperta della vita quotidiana ad Ostia antica nel II secolo d.C. Gli edifici restaurati sono quelle che accompagnano il visitatore appena superato l'ingresso antico di Porta Romana e si susseguono per un terzo del Decumano, offrendo un avvicendarsi di monumenti pubblici e privati, terme, insulae e botteghe commerciali. E’ il risultato di 4 anni di lavori che hanno risarcito i paramenti dei setti murari e ridato vigore a strutture emerse dagli sterri dei primi del '900 e del 1939-40. Ogni ambiente è stato liberato dalla vegetazione infestante e studiato per individuare lesioni, punti deboli e precedenti interventi di restauro.

Il Decumano, prolungando il percorso della via Ostiense, attraversava l'intera Ostia, per una lunghezza di circa 2 chilometri. Si riaprono al pubblico 13mila metri quadrati di edifici restaurati.

Cinzia Morelli e Paola Germoni, archeologhe e responsabili dei lotti di cantiere, si sono avvalse della collaborazione di un’equipe multi-disciplinare composta da archeologi, architetti, rilevatori, restauratori, operai e giardinieri. Con i dati recuperati in archivio e l'osservazione dell'organismo edilizio sono state redatte schede che hanno guidato l’intervento: le informazioni sintetizzate sulle ortofoto di ogni singola parete hanno evidenziato i settori restaurati in passato, le lesioni recenti, le erosioni e le cause di indebolimento da contrastare. In funzione dei restauri sono stati effettuati limitati interventi di scavo, mettendo in vista piani pavimentali in sesquipedali ed in opera spicata nelle tabernae, in mosaico o in lastre di marmo nell'impianto termale dell'Invidioso. In alcuni casi, all'interno degli ambienti, si sono evidenziati sistemi fognari preesistenti all'impianto. Pur essendo impossibile lasciare in vista le strutture evidenziate gli interventi hanno permesso comunque, attraverso la documentazione grafica e fotografica, di aggiungere nuove acquisizioni a con-ferma che la realtà ostiense, ad un secolo circa dai primi scavi, è ancora ricca di novità e ritrovamenti. A sinistra del Decumano si notano strutture possenti che si inoltrano nel terrapieno e, dovessero rendersi disponibili risorse adeguate, suggeriscono la possibilità di svolgere ricerche stratigrafiche destinate a raccogliere informazioni sulle fasi storiche di Ostia successive al II secolo.

Visite guidate

Il lavoro di diserbo, restauro e studio è partito da Porta Romana. Si arriva alla prima traversa sul decumano, detta via del Sabazeo e si incontrano 6 tabernae, ciascuna con un retrobottega, addossate ad un'area interna non sterrata a causa dell'interruzione dei la-vori alla metà del XX secolo. Le botteghe possono essere riconosciute dal visitatore grazie alla caratteristica soglia di travertino scanalato, atto a ospitare pannelli mobili di chiusura per i locali commerciali affacciati sulla strada. Di fronte al Teatro ecco altre 12 tabernae, tutte visitabili, dietro le quali si sviluppano imponenti magazzini: gli Horrea dell'Artemide che affiancano ad est gli enormi Horrea di Hortensius, ornata da oltre 50 colonne di tufo. Ancora qualche passo e si giunge ad un probabile mausoleo di I sec. a.C. rispettato dalle strutture di un portico che ospita sette tabernae. Proseguendo lungo il Decumano si raggiunge il Tempio Collegiale, eretto dai fabritignuarii (potenti imprenditori attivi nell' edilizia e nella cantieristica navale) sotto Commodo e dedicato all'Imperatore Pertinace, divinizzato dopo la morte nel 193 d.C. All'interno il visitatore trova resti del pavimento marmoreo che decorava il vestibolo d'accesso e il cortile che circonda l'ara posta di fronte a una scalinata. Si arriva all'altezza della via degli Augustali, orientata obliquamente rispetto al Decumano come le strutture che vi si affacciano. Alcune botteghe circondano su due lati la sede degli Augustali, un'associazione di liberti dedita al culto degli Imperatori. L'accesso alla sede conduce alla visita degli ambienti perimetrali e del giardino centrale che si svolge intorno a una vasca rettangolare, con lati corti semicircolari.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20840 - 8 Novembre 2017

 

 

PROMENADE A BOLOGNA, LA NUOVA IDENTIT DEL TURISMO

 

PROMENADE A BOLOGNA, LA NUOVA IDENTITÀ DEL TURISMO
Una città che cambia passo sul turismo, allargando l’attenzione dal centro alla pianura e fino all’Appen-
nino e impostando una strategia per una crescita sostenibile e in equilibrio con le esigenze del territorio.
Bologna si racconta con una nuova, grande campagna dal nome “Promenade a Bologna”, articolata sia su
piattaforme digitali che su mezzi stampa tradizionali. A partire da un minisito dedicato che conterrà even-
ti, proposte e itinerari turistici per scoprire il territorio bolognese tra l’autunno e la primavera prossima.
Ma anche una imponente campagna social. Il racconto dell’autunno e inverno a Bologna non passa solo
dall’online ma anche da una pubblicazione cartacea stampata in oltre 1 milione di copie e distribuita su
tutto il territorio nazionale all’inizio di questo mese come allegato alle principali testate nazionali che rac-
conterà le proposte più interessanti per scoprire il territorio bolognese tra grandi mostre, nuove aperture
come quella di FICO/Eataly World fino alle straordinarie attrattive della Città Metropolitana (la Rocchet-
ta Mattei, Palazzo Rosso, Villa Smeraldi) ed i suoi itinerari (uno su tutte, la Via degli Dei).
“I risultati eccezionali che stiamo avendo per quanto riguarda l'incremento del turismo - afferma il Sinda-
co Virginio Merola - ci dicono che Bologna è scelta come meta, e non più vissuta come mero luogo di
passaggio. Questo avviene sempre di più grazie a una nuova identità che stiamo costruendo attorno alla
Cultura. Dobbiamo sapere consolidare questi risultati dando maggiori prospettive, per fare questo abbia-
mo bisogno da subito di ampliare l'offerta turistica, non solo al centro storico, ma alla Promenade del
nostro Appennino e della nostra pianura”. Aggiunge l'Assessore Matteo Lepore: “Bologna, a livello me-
tropolitano è un unico paesaggio naturale e culturale da un milione di abitanti, nel cuore dell'Italia, che va
dall'Appennino ai laghi, passando per la pianura, fino al centro storico. I turisti che vengono a Bologna
apprezzano la vivibilità della città, iniziano a rimanere più di due giorni all'interno di un giro più ampio
nel nostro Paese, del resto l'aeroporto e la stazione alta velocità ci permettono di essere una piattaforma di
atterraggio anche per i turisti stranieri. C'è inoltre una grande compatibilità tra il turismo che cerchiamo e
i cittadini bolognesi, vogliamo una città che mantenga i residenti e faccia vivere bene anche i visitatori
stranieri”. L'assessore alla Cultura Bruna Gambarelli conclude: “Tutte le azioni che stiamo mettendo in
campo puntano ad un obiettivo sostenibile e sono rivolte sia ai cittadini che ai turisti. Tutti possono gode-
re insieme della nostra offerta anche grazie a strumenti come questa pubblicazione dove trovano colloca-
zione sia le mostre temporanee che le collezioni permanenti dei musei, il nostro patrimonio che vogliamo
valorizzare”. Un cambiamento, quello raccontato dalla nuova campagna, che dà sostanza al cambio di
passo turistico della destinazione Città Metropolitana di Bologna, cresciuta nei primi otto mesi dell’anno
del 9,2% su base annua. La nuova strategia si articola su due grandi assi, l’allargamento del bacino di
interesse turistico e un approccio consapevole alla gestione dei flussi turistici in aumento. per valorizzare
la crescita turistica in ottica metropolitana evitando una possibile congestione del centro del capoluogo.
Alla crescita numerica dei visitatori si affianca anche un’evoluzione nella visione della destinazione, così
come emerge dalla nuova indagine City Branding 2017, l’analisi che ha coperto 64 mila conversazioni
online attingendo da diverse fonti per capire quali fossero i concetti maggiormente associati alla destina-
zione Bologna nei contenuti presenti online. I risultati restituiscono una visione della città amata dagli
stranieri, in particolare da tedeschi e cinesi, con portici e canali tra i soggetti più fotografati. E’ la cultura
l’argomento più discusso con il 22% dei post dedicati a mostre, università e musica. Anche i motori:
Ducati, Lamborghini, Maserati e Ferrari sono associati al territorio, così come Carpigiani e i suoi gelati.
La gastronomia è invece meno presente: solo il 4% delle conversazioni è dedicato al cibo.

PROMENADE A BOLOGNA, LA NUOVA IDENTITÀ DEL TURISMO

 

Una città che cambia passo sul turismo, allargando l’attenzione dal centro alla pianura e fino all’Appennino e impostando una strategia per una crescita sostenibile e in equilibrio con le esigenze del territorio.

Bologna si racconta con una nuova, grande campagna dal nome “Promenade a Bologna”, articolata sia su piattaforme digitali che su mezzi stampa tradizionali. A partire da un minisito dedicato che conterrà eventi, proposte e itinerari turistici per scoprire il territorio bolognese tra l’autunno e la primavera prossima.

Ma anche una imponente campagna social. Il racconto dell’autunno e inverno a Bologna non passa solo dall’online ma anche da una pubblicazione cartacea stampata in oltre 1 milione di copie e distribuita su tutto il territorio nazionale all’inizio di questo mese come allegato alle principali testate nazionali che racconterà le proposte più interessanti per scoprire il territorio bolognese tra grandi mostre, nuove aperture come quella di FICO/Eataly World fino alle straordinarie attrattive della Città Metropolitana (la Rocchetta Mattei, Palazzo Rosso, Villa Smeraldi) ed i suoi itinerari (uno su tutte, la Via degli Dei).

“I risultati eccezionali che stiamo avendo per quanto riguarda l'incremento del turismo - afferma il Sindaco Virginio Merola - ci dicono che Bologna è scelta come meta, e non più vissuta come mero luogo di passaggio. Questo avviene sempre di più grazie a una nuova identità che stiamo costruendo attorno alla Cultura. Dobbiamo sapere consolidare questi risultati dando maggiori prospettive, per fare questo abbiamo bisogno da subito di ampliare l'offerta turistica, non solo al centro storico, ma alla Promenade del nostro Appennino e della nostra pianura”. Aggiunge l'Assessore Matteo Lepore: “Bologna, a livello metropolitano è un unico paesaggio naturale e culturale da un milione di abitanti, nel cuore dell'Italia, che va dall'Appennino ai laghi, passando per la pianura, fino al centro storico. I turisti che vengono a Bologna apprezzano la vivibilità della città, iniziano a rimanere più di due giorni all'interno di un giro più ampio nel nostro Paese, del resto l'aeroporto e la stazione alta velocità ci permettono di essere una piattaforma di atterraggio anche per i turisti stranieri. C'è inoltre una grande compatibilità tra il turismo che cerchiamo e i cittadini bolognesi, vogliamo una città che mantenga i residenti e faccia vivere bene anche i visitatori stranieri”. L'assessore alla Cultura Bruna Gambarelli conclude: “Tutte le azioni che stiamo mettendo in campo puntano ad un obiettivo sostenibile e sono rivolte sia ai cittadini che ai turisti. Tutti possono godere insieme della nostra offerta anche grazie a strumenti come questa pubblicazione dove trovano collocazione sia le mostre temporanee che le collezioni permanenti dei musei, il nostro patrimonio che vogliamo valorizzare”. Un cambiamento, quello raccontato dalla nuova campagna, che dà sostanza al cambio di passo turistico della destinazione Città Metropolitana di Bologna, cresciuta nei primi otto mesi dell’anno del 9,2% su base annua. La nuova strategia si articola su due grandi assi, l’allargamento del bacino di nteresse turistico e un approccio consapevole alla gestione dei flussi turistici in aumento. per valorizzare la crescita turistica in ottica metropolitana evitando una possibile congestione del centro del capoluogo.

Alla crescita numerica dei visitatori si affianca anche un’evoluzione nella visione della destinazione, così come emerge dalla nuova indagine City Branding 2017, l’analisi che ha coperto 64 mila conversazioni online attingendo da diverse fonti per capire quali fossero i concetti maggiormente associati alla destinazione Bologna nei contenuti presenti online. I risultati restituiscono una visione della città amata dagli stranieri, in particolare da tedeschi e cinesi, con portici e canali tra i soggetti più fotografati. E’ la cultura l’argomento più discusso con il 22% dei post dedicati a mostre, università e musica. Anche i motori: Ducati, Lamborghini, Maserati e Ferrari sono associati al territorio, così come Carpigiani e i suoi gelati.

La gastronomia è invece meno presente: solo il 4% delle conversazioni è dedicato al cibo.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa © Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04 n. 20818 - 5 Novembre 2017

 

 

Giornate Europee del Patrimonio a Oropa

Domenica 24 Settembre

Giornate Europee del Patrimonio a Oropa

DOMENICA 24 SETTEMBRE
TESORI DI CHARTA E DI NATURA
Alla scoperta degli Erbari della Biblioteca Storica di Oropa

Le Giornate Europee del Patrimonio sono un’occasione unica per scoprire con la guida dell’archivista e del direttore del Giardino Botanico i tesori nascosti e le collezioni naturalistiche della biblioteca del Santuario di Oropa.
 
Domenica 24 Settembre ore 11 e ore 16
Visita alla Biblioteca Storica
Tra le collezioni naturalistiche di Oropa, conservate dal Centro Studi del Giardino Botanico, è presente un erbario storico di estrema importanza per la biodiversità della Valle Oropa, in questa occasione reso eccezionalmente accessibile al pubblico. Tra i volumi di maggior rilievo sul tema, la biblioteca di Oropa conserva i due volumi della Flora pedemontana di Antonio Maurizio Zumaglini (1849-1864), la Flora estiva dei Monti d'Oropa (1906) in cui il Padre Barnabita Giuseppe Pellanda pubblicava un inventario molto ricco della flora dell’area. Questi studi diedero il via a un ulteriore progetto di esplorazione floristica e fitogeografica, iniziato da Oreste Mattirolo che culminò successivamente nell’Erbario Flora Montis Oropae
Domenica 24 Settembre ore 14.30
Passeggiata guidata
alla scoperta delle caratteristiche naturalistiche della conca di Oropa
Ritrovo alla fontana "Burnel". Non serve prenotazione
Contributo di partecipazione: Euro 5
Informazioni: Santuario di Oropa
Via Santuario di Oropa 480 - Biella
Tel. 015 25551200 info@santuariodioropa.it
La Biblioteca Storica di Oropa
Flora Montis Oropae

 

SALONE MONDIALE DEL TURISMO DELLE CITT E SITI PATRIMONIO UNESCO

 

 

SALONE MONDIALE DEL TURISMO
DELLE CITTÀ E SITI PATRIMONIO UNESCO
Il Complesso museale di S. Maria della Scala a Siena ospiterà, dal 22 al
24 settembre, il WTE 2017, World Tourism Event, ovvero il Salone
mondiale del Turismo delle città e siti Patrimonio Unesco. L'evento è
organizzato con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per
l'Unesco, del MIBACT, dell'Associazione Beni Italiani Patrimonio
Mondiale Unesco, della Regione Toscana, del Comune di Siena e con il
supporto di Enit e di Toscana Promozione Turistica.
La Toscana possiede sette siti Unesco (quattro dei quali in provincia di
Siena) e l'appuntamento è un motivo di orgoglio per Siena e per la To-
scana, un momento di riflessione sul valore culturale e sul messaggio
trasmesso dai siti Unesco e su questo riflettere per costruire politiche di
valorizzazione. L'azione della Toscana è stata costruita per valorizzare
l'offerta turistica con un'idea di fondo: qualificarla rispetto alla qualità.
In Toscana ci sono tante eccellenze che si connotano per la bellezza
paesaggistica: terme, montagna, costa, neve. Ma l'offerta culturale resta
quella predominante ed è quella che spinge tanti visitatori a venire. Le
comunità locali e le loro tradizioni rappresentano un elemento essenzia-
le per tramandare un modo di vivere, un’identità.
Il boom di presenze turistiche degli ultimi due anni ha costretto chi am-
ministra a rivedere politiche e scelte. Adesso ci sono strutture che non
sono in grado di restare chiuse per qualche giorno, per portare a termine
lavori di ristrutturazione e manutenzione, perché sempre occupate. Per
ovviare a questa nuova fase ed alleggerire il peso su alcune realtà,
specie le città d'arte, la soluzione va costruita trovando motivazioni per
indurre il visitatore a vivere determinate suggestioni ed esperienze che
determinati luoghi sono in grado di offrire.
Il WTE di Siena sarà anche l'occasione per lanciare altre candidature a
sito Unesco, come ad esempio la Via Francigena che però ha un ambito
transnazionale. E per avere questo riconoscimento occorrerà costruire
una candidatura che abbia spessore internazionale. Oppure la Villa del-
l'Ambrogiana, l'ex Opg di Montelupo Fiorentino recentemente riaperto.
Villa medicea che però, non essendo disponibile ed accessibile fino a
poco fa, non è sito Unesco al pari delle dodici ville e due giardini medi-
cei toscani. Per questa struttura si apre adesso un percorso di recupero,
sistemazione e valorizzazione che impegnerà per diversi anni. Il Dema-
nio ha aperto un concorso di idee per il suo pieno recupero ed utilizzo.

SALONE MONDIALE DEL TURISMO DELLE CITTÀ E SITI PATRIMONIO UNESCO

Il Complesso museale di S. Maria della Scala a Siena ospiterà, dal 22 al 24 settembre, il WTE 2017, World Tourism Event, ovvero il Salone mondiale del Turismo delle città e siti Patrimonio Unesco. L'evento è organizzato con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, del MIBACT, dell'Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco, della Regione Toscana, del Comune di Siena e con il supporto di Enit e di Toscana Promozione Turistica.

La Toscana possiede sette siti Unesco (quattro dei quali in provincia di Siena) e l'appuntamento è un motivo di orgoglio per Siena e per la Toscana, un momento di riflessione sul valore culturale e sul messaggio trasmesso dai siti Unesco e su questo riflettere per costruire politiche di valorizzazione. L'azione della Toscana è stata costruita per valorizzare l'offerta turistica con un'idea di fondo: qualificarla rispetto alla qualità.

In Toscana ci sono tante eccellenze che si connotano per la bellezza paesaggistica: terme, montagna, costa, neve. Ma l'offerta culturale resta quella predominante ed è quella che spinge tanti visitatori a venire. Le comunità locali e le loro tradizioni rappresentano un elemento essenziale per tramandare un modo di vivere, un’identità

Il boom di presenze turistiche degli ultimi due anni ha costretto chi amministra a rivedere politiche e scelte. Adesso ci sono strutture che non sono in grado di restare chiuse per qualche giorno, per portare a termine lavori di ristrutturazione e manutenzione, perché sempre occupate. Per ovviare a questa nuova fase ed alleggerire il peso su alcune realtà, specie le città d'arte, la soluzione va costruita trovando motivazioni per indurre il visitatore a vivere determinate suggestioni ed esperienze che determinati luoghi sono in grado di offrire.

Il WTE di Siena sarà anche l'occasione per lanciare altre candidature a sito Unesco, come ad esempio la Via Francigena che però ha un ambito transnazionale. E per avere questo riconoscimento occorrerà costruire una candidatura che abbia spessore internazionale. Oppure la Villa dell'Ambrogiana, l'ex Opg di Montelupo Fiorentino recentemente riaperto.

Villa medicea che però, non essendo disponibile ed accessibile fino a poco fa, non è sito Unesco al pari delle dodici ville e due giardini medicei toscani. Per questa struttura si apre adesso un percorso di recupero, sistemazione e valorizzazione che impegnerà per diversi anni. Il Demanio ha aperto un concorso di idee per il suo pieno recupero ed utilizzo.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20476 - 17 Settembre 2017

 

 

Estate a Oropa: appuntamenti di fine estate

 

Estate a Oropa: appuntamenti di fine estate

ESTATE A OROPA:
 Incontri culturali e visite guidate

MERCOLEDI' 16 AGOSTO
Ore 21: Tra cielo e terra 
Sala Frassati
Proiezione di fotografie di flora e di avifauna, di Pietro Monteleone
 
GIOVEDI' 17 AGOSTO
Ore 21: Orti Botanici, eccellenze italiane 
Sala Frassati
Presentazione del volume, a cura del Giardino Botanico di Oropa. Alla fine della presentazione saranno distribuite a tutti gli intervenuti copie cartacee gratuite della pubblicazione. 

 
VENERDI' 18 AGOSTO
Ore 21: Oropa sotto le stelle. 
Ritrovo allo Chalet Info Turistiche
Un'occasione da non perdere per scoprire il Santuario di Oropa nell’affascinante atmosfera notturna. Tra le luci dei porticati e le suggestioni della sera, una guida esperta vi accompagnerà alla scoperta della storia del Santuario, attraverso gli Ex Voto, il Tesoro e gli Appartamenti Reali dei Savoia.
SABATO 19 AGOSTO
Ore 21: “Un viaggio nella musica”: Lezione e concerto d’organo aperta al pubblico di S. Domina. Basilica Antica
Durante il concerto, verranno date nozioni tecniche e storiche sull'organo: un’occasione per scoprire e conoscere da vicino i segreti di questo straordinario strumento.
DOMENICA 20, 27 AGOSTO E 3 SETTEMBRE
Ore 11 e ore 15: Visita guidata al Santuario, al Tesoro e agli Appartamenti Reali. Ritrovo allo Chalet Info Turistiche
Il percorso di visita include la Basilica Antica, il  Chiostro seicentesco, il primo e secondo piazzale, la Porta Regia, la galleria degli ex-voto, il Museo dei Tesori e gli Appartamenti Reali dei Savoia.
GIOVEDI' 24 AGOSTO
Ore 11: S. Messa all'Alpe di San Bartolomeo. Ritrovo all'Alpe
SABATO 26 AGOSTO 
Ore 15: "1620 - 2020: verso la V Centenaria Incoronazione". Visita guidata alla scoperta dei progetti, dei documenti e dei manufatti che hanno fatto la storia delle incoronazioni centenarie. Ritrovo allo chalet info turistiche. 
DOMENICA 27 AGOSTO
Celebrazione dell'anniversario dell'Incoronazione della Madonna
Ore 9.30
: rievocazione dell'apertura e della chiusura dei cancelli
Ore 10: Processione e Solenne Celebrazione Eucaristica sul sagrato della Basilica Sup.
Tra cielo e terra
Orti botanici
Visita guidata sotto le stelle
Concerto e lezione d'organo
Visite Guidate al Santuario
 
 
 
Anniversario dell'Incoronazione
 
 


DAL 12 AL 20 AGOSTO
“TRA CIELO E TERRA” : mostra fotografica di Pietro Monteleone, Sala dottrina.

 

 

Viagem nos TOP da Italia eno-gastronomica - outubro 2017


Viagem nos TOP da Italia eno-gastronomica - outubro 2017  

A viagem do próximo outubro 2017 acontecerá entre as datas 11 e 23. Iniciando em Roma e finalizando em Milão. Incluirá territórios evinhos como: Barolo (Piemonte), Amarone della Valpolicella (Veneto), Brunello di Montalcino (Toscana), visita a vinícola Berlucchi em Franciacorta (Lombardia) e as Cantine Ferrari em Trento (Trentino Alto Adige). Na gastronomia, entre os outros, o Tartufo de Alba (Piemonte), de San Miniato (Toscana) e de Gubbio (Umbria). A Festa do Chocolate na Eurochocolate de Perugia (Umbria).

Visita em “primeira mão” F.I.CO (Fabrica Italiana Contadina) Eataly World em Bologna. Trata-se de um “parque alimentar” aonde a comida e contada do nascimento até a finalização, passando da sua transformação. Uma espécie de “paraiso dos gourmets dedicado a celebração da biodiversidade italiana”http://eatalyworld.it 

Antonello Monardo

 

www.parlandoitaliano.com.br

Cel. +55.61.99971.7349

Escr. +55.61.3425.3566

 

 

Vicino a Buffalo c' una miracolosa fiamma che arde dietro a una cascata

 

Vicino a Buffalo c'è una miracolosa fiamma che

arde dietro a una cascata

 

Pubblicato il 21/08/2017
Ultima modifica il 21/08/2017 alle ore 12:56
NOEMI PENNA

Una fiamma eterna nel cuore di una cascata. Nella riserva naturale di Chestnut Ridge County Park, a sud di Buffalo, c'è un grotta dietro ad una cascata in cui arde una fiammella creatasi spontaneamente dal sottosuolo.  

 

Potrebbe sembrare un incantesimo. Ma l'Eternal Flame si mantiene viva grazie alla costante quantità di metano, etano e propano che fuoriesce da una sacca presente nel terreno sottostante, a 400 metri di profondità. Leggenda narra che venne accesa per la prima volta dai nativi americani. E ancora oggi continui a bruciare preservando lo spirito indiano, regalando un fenomeno reso ancora più magico dalla posizione in cui si trova. 

 

 

Acqua e fuoco s'incrociano senza compromettersi l'un l'altro, offrendo uno spettacolo della natura che non s'interrompe neanche in inverno, quando la cascata si ghiaccia. La fiamma rimane lì, nel suo scrigno di pietra.  

 

 

Sono migliaia le fiamme che bruciano in modo costante nel molto, senza mai esaurirsi. Ma nessun'altra si trova «dentro» ad una cascata. Il fenomeno è stato a lungo studiato - anche dai ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano - a partire dalla particolarità della temperatura delle rocce da cui fuoriesce il fuoco, mai incandescenti come invece si potrebbe pensare. 

 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2017/08/21/societa/viaggi/mondo/vicino-a-buffalo-c-una-miracolosa-fiamma-che-arde-dietro-a-una-cascata-WQCFA9gGXiw7vp5Pkw5ufK/pagina.html

   

 

 

Bella, piccola e sempre affollata, in Sardegna la prima spiaggia a numero chiuso

Bella, piccola e sempre affollata, in Sardegna la prima spiaggia a numero chiuso

A Cala Biriola i controlli sono rigidi: i bagnanti si contano allo sbarco. Il sindaco: “Necessario per fermare l’assalto alla nostra perla”

300 il limite massimo di persone imposto dalle nuove regole stabilite dal Comune di Baunei

Pubblicato il 17/08/2017
Ultima modifica il 17/08/2017 alle ore 14:13

 

NICOLA PINNA

INVIATO A BAUNEI (NUORO)

Francesco e Antonella arrivano due minuti in ritardo. La spiaggia è già piena: i trecento fortunati di oggi sono arrivati prima del solito. Tra i turisti si è sparsa subito la voce: alle 10,30 del mattino Cala Biriola è già piena. Gli operatori che controllano l’ingresso sono inflessibili: il limite imposto dal sindaco non si può sforare. Francesco e Antonella reagiscono con fair-play e rimettono in moto il loro gommone: «Anche ieri ci abbiamo tentato inutilmente. Ma non ci scoraggiamo. Torneremo domani. Ora sfrutteremo la giornata in un’altra delle calette di questa straordinaria costa».  

 

Nell’estate dei “cafoni” la spiaggia a numero chiuso è una necessità

 

 

Cala Biriola è una delle perle del gioiello costiero della Sardegna orientale. È lontano dalle grandi rotte turistiche, ma non è un luogo sconosciuto. Godersi questo spettacolo della natura non è semplice: da qui la strada asfaltata è lontana più di un’ora. Per arrivare a piedi si deve partire dal cuore del Supramonte, attraversando un sentiero di lecci e ginepri. È quasi un’impresa da super sportivi, eppure il viavai è continuo. L’alternativa è quella di sbarcare col gommone o di farsi accompagnare dai tanti barconi che salpano di continuo dal porto di Cala Gonone o da quello di Santa Maria Navarrese. Detto così sembra un angolo di paradiso non alla portata degli umani. E invece c’è sempre traffico. Anzi, ingorgo. «Per questo abbiamo deciso di limitare gli accessi – dice il sindaco di Baunei, Salvatore Corrias – I sindaci della Liguria hanno tentato istituire il numero chiuso nelle loro spiagge per gli ingorghi di autobus ai caselli autostradali. Qui la musica è più o meno la stessa, anche al mare non si arriva dall’autostrada. Anche qui c’è sempre l’ingorgo, ma in mare: troppe barche e troppa gente. C’è anche un problema di sicurezza». 

 

 

Cala Biriola è una lingua di spiaggia bianchissima. Milioni di perline bianche e luccicanti che separano il mare cristallino da una scogliera che a guardarla vengono i capogiri. Nella costa orientale della Sardegna la montagna si affaccia sul Mar Tirreno e Cala Biriola è uno dei luoghi sacri in cui si celebra l’abbraccio dolce tra il mare e la terra. È l’unica spiaggia a numero chiuso d’Italia, dopo l’alt del prefetto ai sindaci della riviera ligure. Non lontano da qui c’è un’altra area con accesso limitato: è l’oasi di Biderosa, dove però il limite riguarda le auto. «Lo spazio, come vedete, è ridotto, ma in certi giorni qui sono arrivate 1500 persone – puntualizza il sindaco – La situazione rischiava di degenerare. Cosa accade se la spiaggia è affollata e dalla scogliera viene giù un masso, anche piccolo? Tra l’altro c’è anche un problema ambientale: questo è un ecosistema molto delicato, è un sito di interesse comunitario e anche per questo abbiamo stabilito il numero chiuso». 

 

Per evitare l’ingorgo il Comune e gli operatori turistici hanno provato a studiare le fasce orarie per accompagnare i turisti fin qui, ma gli escursionisti che arrivano per conto proprio sfuggono all’organizzazione. Giovanni, Angela e i loro figli stamattina sono entrati per ultimi: «È stato come tagliare il traguardo alla maratona – raccontano – Da anni sognavamo di venire in questa spiaggia. Avevamo visto le foto su Internet e così abbiamo deciso di organizzare l’escursione. Siamo partiti presto dalla provincia di Cagliari ma non sapevamo che era stato istituito il numero chiuso. Riuscire a entrare è stato quasi un miracolo, ci dispiace per gli altri che sono stati costretti ad andar via». 

 

Mauro Moro e Sergio Porcu sono i due operatori che oggi devono controllare gli sbarchi e anche il sentiero che arriva dal cuore della montagna. «Nessuno protesta perché tutti hanno capito che il numero chiuso ha la finalità precisa di tutelare questo patrimonio – raccontano – Non ci limitiamo a contare tutti quelli che arrivano, sia via mare che via terra, noi spieghiamo quali sono le regole da rispettare e anche le ragioni per le quali è necessario limitare gli accessi. I barconi hanno modificato le tappe e gli orari delle loro gite e così riusciamo a rispettare il limite massimo imposto dall’ordinanza. Per i trecento che ogni giorno possono entrare qui direi che è davvero un bel privilegio». 

 

da: http://www.lastampa.it/2017/08/17/italia/cronache/bella-piccola-e-sempre-affollata-in-sardegna-la-prima-spiaggia-a-numero-chiuso-yNZaW1iHJLB45Bl3KW3sDO/pagina.html

                 

 

Piemonte a regio favorita do turismo italiano

Piemonte é a região favorita do turismo italiano

Ansa

06.04.17 - 10h50

 

TURIM, 06 ABR (ANSA) – A região de Piemonte está entre os locais turísticos preferidos pelos italianos, segundo dados divulgados pelo Observatório Turístico Regional que foram apresentados nesta quarta-feira (5) no Circolo dei Lettori, em Turim.   

O levantamento registrou aumento de 2,6% de desembarques de turistas em Piemonte, o que em números representa 4,8 milhões de pessoas. Com isso, a região bateu seu próprio recorde anterior, de 2015, devido aos eventos da Expo Milão e à Exposição do Santo Sudário em Turim.   

No entanto, o número de chegadas internacionais teve leve queda e fechou em 1,8 milhão. Mesmo assim, este foi o segundo melhor resultado da região nos últimos 10 anos.   

Graças à gastronomia e ao reconhecimento das paisagens vinícolas de Langhe-Roero e Monferrato como Patrimônio Mundial pela Unesco, o número de pernoites em hoteis locais chegou aos 14 milhões apenas em 2016.   

Os resultados foram significativos para o presidente da Região de Piemonte, Sergio Chiamparino, que afirmou, durante a apresentação dos resultados, que “a tendência dos números é que eles cresçam e se consolidem”. “O turismo não é mais um elemento ‘spot’ da nossa realidade, ligado apenas a grandes eventos”, destacou Chiamparino. O setor representa 7,4% do PIB regional e, segundo Maria Elena Rossi, diretora geral de desenvolvimento turístico em Piemonte, o objetivo é chegar aos 10% nos próximos três anos. “Creio que as residências da Casa de Savoia podem e devem ainda fazer muito. Creio também que o Bocuse d’Or, mais prestigioso prêmio internacional da alta cozinha, que acontecerá em 2018 em Turim, possa tornar tornar isso permanente”, acrescentou Rossi.   

Ela ainda anunciou um novo aplicativo para quem deseja conhecer as maravilhas gastronômicas da região das trufas brancas, o “Visit Piemonte”. Além disso, um acordo para promover a cidade será assinado na próxima semana. (ANSA)

 

da: http://istoe.com.br/piemonte-e-a-regiao-favorita-do-turismo-italiano/

 

 

 

IL CAMMINO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA

IL CAMMINO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA 

Moltissimi ne hanno sentito parlare, non tutti sanno con precisione di cosa si tratta, ancora meno (ma non così pochi) sono
quelli che hanno fatto questa esperienza. Da circa un millennio, il Cammino di Santiago attrae migliaia di persone da tutto
il mondo e ha ispirato film ed opere letterarie. Nata come pellegrinaggio, oggi la via che porta alle reliquie dell’apostolo
San Giacomo, patrono di Spagna, viene percorsa da tanta gente con le più disparate motivazioni: se per molti è ancora un
pellegrinaggio religioso, altri loro lo vivono come un’esperienza di trekking, volta a sfidare la propria resistenza fisica. Per
altri ancora è un modo per scaricare lo stress metropolitano, percorrendo migliaia di chilometri in mezzo a una natura rigo-
gliosa e incontaminata. Per chiunque, tuttavia, è più o meno esplicita una motivazione spirituale: mettersi in marcia verso
una meta è un modo come un altro per mettersi alla ricerca di se stessi e, in modo più o meno consapevole, di Dio.
È anche per questo che lungo il Cammino di Santiago si incontrano persone delle più diverse nazionalità e culture: italiani,
francesi, tedeschi, neerlandesi, americani del Nord e del Sud, coreani; cattolici e non cattolici, credenti e non credenti.
C’è chi va in gruppo e sono i più numerosi: alcuni si affidano a tour operator organizzati, prenotando di volta in volta gli
hotel lungo il percorso, e affidando i bagagli più pesanti ai pullman. Altri lo vivono come un’avventura allo stato puro.
C’è chi fa il Cammino, accompagnato da una sola persona: la moglie, il marito, il fidanzato, la fidanzata, il fratello, la so-
rella o l’amico del cuore. Altri procedono alla volta di Santiago in totale solitudine, stringendo amicizie durante il viaggio.
Non è difficile, oltretutto, rivedere le stesse persone a distanza di giorni o di settimane ed ogni volta è l’occasione per rac-
contarsi come sono andate le precedenti tappe, se si è incontrato cattivo tempo, se i piedi fanno male o meno. Percorrere il
Cammino di Santiago significa immergersi in una natura spettacolare. In particolare chi va in primavera deve scontare il
clima umido e gli sferzanti venti atlantici, munendosi di impermeabili e scarponi robusti per fronteggiare le frequenti pre-
cipitazioni e l’abbondante fango. La ricompensa è il meraviglioso spettacolo floreale che accompagna lo sguardo del pelle-
grino, la fitta vegetazione, i prati quasi “all’inglese” per le abbondanti piogge, i querceti e i boschi di eucalipti con il loro
penetrante profumo. Così si presenta la tratta più affollata del Cammino di Santiago, che solca a metà l’intera Galizia e che
richiede mediamente dai cinque ai sette giorni a piedi, passando per cittadine come Sarrìa, Portomarìn, Arzuà e Palas do
Rei. C’è però chi il Cammino vuole percorrerlo per intero, partendo da Roncisvalle, e proseguendo lungo la più soleggiata
tratta sub-cantabrica che attraversa grandi città come Pamplona, Burgos e Leon. In tal modo sarà necessario circa un mese
per raggiungere la verdissima e boscosa Galizia. Ogni giornata richiede mediamente una ventina di km in circa 6-7 ore,
con frequenti soste in rifugi spesso somiglianti a baite alpine: 15-20 minuti per rifornirsi di caffè e cioccolato e si riparte,
non prima di aver impresso di volta in volta il sello, ovvero il timbro sulla credenziale del pellegrino che certifica l’effetti-
vo proseguimento del viaggio. Lungo il Cammino si prende subito familiarità con i simboli: la conchiglia con sopra im-
pressa la celeberrima Croce di Santiago; il bastone con la caratteristica zucca secca, legata a mo’ di borraccia; le immanca-
bili frecce gialle che indicano la direzione da seguire; i cippi che indicano i chilometri mancanti, rassicurando i pellegrini
sull’avvicinarsi alla meta. Durante la marcia non mancheranno i momenti critici: non ce la faccio più, mi fanno male le
gambe, piove, fa freddo, fa caldo... Eppure c’è sempre quella sensazione di fondo di non essere mai soli, di trovarsi a
parlare una sorta di linguaggio universale con decine di altri pellegrini con cui scambiarsi il consueto saluto: buen camino!
A 5 km dalla fine del pellegrinaggio, si giunge al Monte do Gozo (Monte della Gioia) da cui per la prima volta si scorge in
lontananza la meta. Santiago è sempre più vicina. Si inizia a scendere di quota, poi finalmente si giunge in città: ad acco-
gliere i pellegrini la scritta in rosso Santiago de Compostela. Il cammino però non è ancora finito! Ancora 3 km mancano
dalla cattedrale. Per i pellegrini è il momento dell’ultimo sforzo. In lontananza si ode il suono di una cornamusa, retaggio
delle sempre vive tradizioni celtiche di questa regione. Passando sotto l’arco che collega la cattedrale al seminario e alla
relativa foresteria, si incontra il suonatore ambulante, poi il magnifico spettacolo della piazza e di una chiesa che, in quasi
mille anni, è stata ricostruita ed aggiornata secondo i principali stili degli ultimi otto secoli: romanico, gotico, barocco,
neoclassico. Chi ha percorso il Cammino di Santiago per motivi devozionali si mette in fila per la Compostela, la perga-
mena che attesta l’avvenuto pellegrinaggio, una vera ricompensa alle fatiche di giorni o anche settimane, trascorsi a piedi,
a cavallo o in bicicletta. Poi, all’interno della cattedrale, lo spettacolo del botafumeiro, il più grande incensiere del mondo
che, oscillando dal soffitto del santuario, arriva a ruotare in un diametro di una cinquantina di metri.
L’abbraccio alla statua di San Giacomo è il suggello finale dell’intero pellegrinaggio.
Sulle spalle dell’Apostolo il pellegrino pone tutte le fatiche del suo viaggio, le sue gioie ed i suoi dolori, le intenzioni di
preghiera sue e dei suoi cari. In molti casi con la promessa di tornare ancora.

Moltissimi ne hanno sentito parlare, non tutti sanno con precisione di cosa si tratta, ancora meno (ma non così pochi) sono quelli che hanno fatto questa esperienza. Da circa un millennio, il Cammino di Santiago attrae migliaia di persone da tutto il mondo e ha ispirato film ed opere letterarie. Nata come pellegrinaggio, oggi la via che porta alle reliquie dell’apostolo San Giacomo, patrono di Spagna, viene percorsa da tanta gente con le più disparate motivazioni: se per molti è ancora un pellegrinaggio religioso, altri loro lo vivono come un’esperienza di trekking, volta a sfidare la propria resistenza fisica. Per altri ancora è un modo per scaricare lo stress metropolitano, percorrendo migliaia di chilometri in mezzo a una natura rigogliosa e incontaminata. Per chiunque, tuttavia, è più o meno esplicita una motivazione spirituale: mettersi in marcia verso una meta è un modo come un altro per mettersi alla ricerca di se stessi e, in modo più o meno consapevole, di Dio.

È anche per questo che lungo il Cammino di Santiago si incontrano persone delle più diverse nazionalità e culture: italiani, francesi, tedeschi, neerlandesi, americani del Nord e del Sud, coreani; cattolici e non cattolici, credenti e non credenti.

C’è chi va in gruppo e sono i più numerosi: alcuni si affidano a tour operator organizzati, prenotando di volta in volta gli hotel lungo il percorso, e affidando i bagagli più pesanti ai pullman. Altri lo vivono come un’avventura allo stato puro.

C’è chi fa il Cammino, accompagnato da una sola persona: la moglie, il marito, il fidanzato, la fidanzata, il fratello, la sorella o l’amico del cuore. Altri procedono alla volta di Santiago in totale solitudine, stringendo amicizie durante il viaggio.

Non è difficile, oltretutto, rivedere le stesse persone a distanza di giorni o di settimane ed ogni volta è l’occasione per raccontarsi come sono andate le precedenti tappe, se si è incontrato cattivo tempo, se i piedi fanno male o meno. Percorrere il Cammino di Santiago significa immergersi in una natura spettacolare. In particolare chi va in primavera deve scontare il clima umido e gli sferzanti venti atlantici, munendosi di impermeabili e scarponi robusti per fronteggiare le frequenti precipitazioni e l’abbondante fango. La ricompensa è il meraviglioso spettacolo floreale che accompagna lo sguardo del pellegrino, la fitta vegetazione, i prati quasi “all’inglese” per le abbondanti piogge, i querceti e i boschi di eucalipti con il loro penetrante profumo. Così si presenta la tratta più affollata del Cammino di Santiago, che solca a metà l’intera Galizia e che richiede mediamente dai cinque ai sette giorni a piedi, passando per cittadine come Sarrìa, Portomarìn, Arzuà e Palas do Rei. C’è però chi il Cammino vuole percorrerlo per intero, partendo da Roncisvalle, e proseguendo lungo la più soleggiata tratta sub-cantabrica che attraversa grandi città come Pamplona, Burgos e Leon. In tal modo sarà necessario circa un mese per raggiungere la verdissima e boscosa Galizia. Ogni giornata richiede mediamente una ventina di km in circa 6-7 ore, con frequenti soste in rifugi spesso somiglianti a baite alpine: 15-20 minuti per rifornirsi di caffè e cioccolato e si riparte, non prima di aver impresso di volta in volta il sello, ovvero il timbro sulla credenziale del pellegrino che certifica l’effettivo proseguimento del viaggio. Lungo il Cammino si prende subito familiarità con i simboli: la conchiglia con sopra impressa la celeberrima Croce di Santiago; il bastone con la caratteristica zucca secca, legata a mo’ di borraccia; le immancabili frecce gialle che indicano la direzione da seguire; i cippi che indicano i chilometri mancanti, rassicurando i pellegrini sull’avvicinarsi alla meta. Durante la marcia non mancheranno i momenti critici: non ce la faccio più, mi fanno male le gambe, piove, fa freddo, fa caldo... Eppure c’è sempre quella sensazione di fondo di non essere mai soli, di trovarsi a parlare una sorta di linguaggio universale con decine di altri pellegrini con cui scambiarsi il consueto saluto: buen camino!

A 5 km dalla fine del pellegrinaggio, si giunge al Monte do Gozo (Monte della Gioia) da cui per la prima volta si scorge in lontananza la meta. Santiago è sempre più vicina. Si inizia a scendere di quota, poi finalmente si giunge in città: ad accogliere i pellegrini la scritta in rosso Santiago de Compostela. Il cammino però non è ancora finito! Ancora 3 km mancano dalla cattedrale. Per i pellegrini è il momento dell’ultimo sforzo. In lontananza si ode il suono di una cornamusa, retaggio delle sempre vive tradizioni celtiche di questa regione. Passando sotto l’arco che collega la cattedrale al seminario e alla relativa foresteria, si incontra il suonatore ambulante, poi il magnifico spettacolo della piazza e di una chiesa che, in quasi mille anni, è stata ricostruita ed aggiornata secondo i principali stili degli ultimi otto secoli: romanico, gotico, barocco, neoclassico. Chi ha percorso il Cammino di Santiago per motivi devozionali si mette in fila per la Compostela, la pergamena che attesta l’avvenuto pellegrinaggio, una vera ricompensa alle fatiche di giorni o anche settimane, trascorsi a piedi, a cavallo o in bicicletta. Poi, all’interno della cattedrale, lo spettacolo del botafumeiro, il più grande incensiere del mondo che, oscillando dal soffitto del santuario, arriva a ruotare in un diametro di una cinquantina di metri.

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L’abbraccio alla statua di San Giacomo è il suggello finale dell’intero pellegrinaggio.

Sulle spalle dell’Apostolo il pellegrino pone tutte le fatiche del suo viaggio, le sue gioie ed i suoi dolori, le intenzioni di preghiera sue e dei suoi cari. In molti casi con la promessa di tornare ancora.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20131 - 25 Luglio 2017

 

 

 

VACANZE DA SOGNO AI PIEDI DEL GRANDE CERVINO

 

VACANZE DA SOGNO AI PIEDI DEL GRANDE CERVINO
Il Cervino è stato conquistato per la prima volta dal lato svizzero il 14 luglio 1865, 151 anni fa
Non si può parlare di Cervinia se prima non si fa un breve cenno a Valtournenche, o Valtorenche, come fu chiamata fino alla
metà del XX secolo. Un borgo con un bel centro storico che ha mantenuto i tratti tradizionali e la memoria delle proprie gui-
de alpine a cui è dedicata una piazza ad appena 9 km da Breuil-Cervinia e che adesso fa parte dello stesso comprensorio scii-
stico, come Cervinia, situata a 2.000 metri di quota, fu parte integrante della comunità di Valtournenche. Essa costituì, con i
suoi alpeggi e le sue primitive abitazioni, il punto di arrivo ai piedi del Cervino, 4.478 metri, conquistato per la prima volta
dal lato svizzero il 14 luglio 1865 da Edward Whymper e, pochissimi giorni dopo, da una cordata italiana guidata da Jean-
Antoine Carrell che lo salì da Cervinia. E punto di partenza per l'attraversamento del colle del Teodulo.
Negli anni ’30 le costruzioni nella conca del Breui, che in patois significa “terra di molte acque”, erano poche: la chiesetta,
un bar, un paio di alberghi e qualche villa privata. Nel 1934 è stata fondata la Società Cervino, e nel 1936 è stata realizzata la
prima funivia Breuil-Plan Maison, dando il via allo sviluppo di quello che è diventato uno dei maggiori comprensori interna-
zionali di sci, che ancora oggi si distingue per l’innovazione tecnologica sempre all’avanguardia. Uno spazio bianco che
inizia ai 1.524 metri di Valtournenche, abbraccia Breuil-Cervinia, sale ai 3.480 di Plateau Rosà, sfiora i 4.000 al Piccolo
Cervino, si arrampica ai 4.478 della vetta del Cervino e continua sul versante svizzero fino a Zermatt. Un comprensorio di
oltre 350 km di piste che prendono il meritato nome di Matterhorn Ski Paradise. Un territorio dove si scia tutto l’anno grazie
alle rare altezze raggiunte dalle piste attorniate da spettacolari panorami e dove anche la sera nei pressi delle sciovie Crétaz
l’illuminazione notturna permette manifestazioni sciistiche dell’ultima ora. Anche lo sci alpinismo sà regalare soddisfazioni
con le sue ripide salite e veloci discese. Chi invece ama lo sci di fondo a Cervinia trova un anello lungo3 km, sullo sfondo del
Cervino, circondato dalla Grandes Murailles, adatto sia a principianti che a esperti. Valida alternativa è rappresentata dai 10
km di piste di Valtournenche. Per gli snowbordisti poi c’è l’Indian park, lo snowpark più alto d’Europa: 3.000m di altezza
per 40.000 metri quadrati di neve dove saltare e grabbare a piacimento. Tre diverse linee di salti per sciatori esperti, medi e
principianti, con kicker tra i 3,6 e gli 11 metri, fino ai 18m. del “Decolletor”. Un’infinità di rail e i due mega wall alti 4 m e
larghi 6; e per i più esperti e temerari c’è la Doggy House di quasi 3 metri. Un’alternativa sfiziosa potrebbe essere il ba-
ckcountry, si sale con delle racchette da neve per poi lanciarsi con lo snow in discese mozzafiato, immergersi in fitti boschi.
L’arrampicata è un’esperienza da provare con la scalata delle stupende cascate di ghiaccio nella zona della Val di Cogne, la
Freissinières e Gavarni. A Cervinia è possibile trascorrere la giornata alla guida di una motoslitta per un’escursione attraver-
so dolci avvallamenti e boschetti fino alla zona tre laghi da cui si può godere di un panorama unico. Chi si diverte con il
karting può cimentarsi nell’ice-kart, un’esperienza unica alla guida di un go-kart delle nevi. E poi ancora pattinaggio su
ghiaccio, escursioni sulla neve in mountain bike o con le racchette ai piedi all’insegna dei silenzi della montagna, avventure
emozionanti con l'heliski per sciare in punti incontaminati raggiungibili solo in elicottero. E se il desiderio è quello di librarsi
nel cielo a un passo dalle vette dell’arco alpino, ci si può lanciare con il kite-ski, nel parapendio o nell’airborad. Cervinia è
inoltre conosciuta per il kilometro lanciato, oggi speed skiing. Sulle piste del Plateau Rosà sono stati realizzati molti record
mondiali tra cui i 251,40 km/h del valdostano Simone Origone, che ha anche raggiunto i 252,454 km/h.
Cervinia è rinomata come meta invernale, ma chi ama trascorrere le vacanze estive in montagna, qui può giocare al Golf
Club del Cervino, che, con le sue 18 buche è uno tra i campi più alti del mondo. Realizzato da Donald Harradine nei primi
anni cinquanta gode di una fantastica posizione al cospetto della Gran Becca e un PAR 69 di 5.303 metri che si snoda a
fianco del torrente Marmore. Oppure si può divertire con la mountainbike sui sentieri attrezzati, alcuni dei quali partono dal
Plateau Rosà e scendono fino a Cervinia. Lungo i percorsi di trekking si possono costeggiare il Lago Blu, il Lago Goillet e
Laghetto Vofrede, raggiungere la Perucca Vuillermoz, il rifugio Lo Riondé o il Jumeaux Bobba. E’ anche possibile un
pic-nic nella piana di Breuil e chi si vuole godere la montagna dall'alto può dedicarsi al parapendio. E poi ci sono il tennis, le
piscine, le saune, i maneggi e la pesca della trota. Per lo sci, c'è sempre il ghiacciaio del Plateau Rosà, nel versante svizzero.
Infine, situato tra Breuil-Cervinia e Valtournenche, Gouffres des Busserailles è un orrido davvero suggestivo, una spaccatura
nella roccia profonda 35 m e lunga 104 m che risale all'era glaciale, scavata dall'acqua e dai ghiacciai del Cervino dove al suo
interno si trovano le “marmitte dei giganti”, cavità di pietra create dalla forza corrosiva del Marmore.
Molti ristoranti ed i rifugi in quota adottano la cucina valdostana, che sostituisce la pasta con le tipiche zuppe valdostane.
Un'altra tipicità sono le carni affumicate come il prosciutto, il lardo e la mocetta ed i formaggi con la mitica fontina, le tome
e le robiole. A Breuil-Cervinia si possono gustare primi piatti tra cui la famosa carbonara alla valdostana e la polenta al
forno. Come secondi il bue brasato al barolo, il capriolo alla valdostana, la fonduta e il mix di uova e fontina.

VACANZE DA SOGNO AI PIEDI DEL GRANDE CERVINO

 

Il Cervino è stato conquistato per la prima volta dal lato svizzero il 14 luglio 1865, 151 anni fa

Matterhorn3.JPG

Non si può parlare di Cervinia se prima non si fa un breve cenno a Valtournenche, o Valtorenche, come fu chiamata fino alla metà del XX secolo. Un borgo con un bel centro storico che ha mantenuto i tratti tradizionali e la memoria delle proprie guide alpine a cui è dedicata una piazza ad appena 9 km da Breuil-Cervinia e che adesso fa parte dello stesso comprensorio sciistico, come Cervinia, situata a 2.000 metri di quota, fu parte integrante della comunità di Valtournenche. Essa costituì, con i suoi alpeggi e le sue primitive abitazioni, il punto di arrivo ai piedi del Cervino, 4.478 metri, conquistato per la prima volta dal lato svizzero il 14 luglio 1865 da Edward Whymper e, pochissimi giorni dopo, da una cordata italiana guidata da Jean-Antoine Carrell che lo salì da Cervinia. E punto di partenza per l'attraversamento del colle del Teodulo.

Negli anni ’30 le costruzioni nella conca del Breui, che in patois significa “terra di molte acque”, erano poche: la chiesetta, un bar, un paio di alberghi e qualche villa privata. Nel 1934 è stata fondata la Società Cervino, e nel 1936 è stata realizzata la prima funivia Breuil-Plan Maison, dando il via allo sviluppo di quello che è diventato uno dei maggiori comprensori internazionali di sci, che ancora oggi si distingue per l’innovazione tecnologica sempre all’avanguardia. Uno spazio bianco che inizia ai 1.524 metri di Valtournenche, abbraccia Breuil-Cervinia, sale ai 3.480 di Plateau Rosà, sfiora i 4.000 al Piccolo Cervino, si arrampica ai 4.478 della vetta del Cervino e continua sul versante svizzero fino a Zermatt. Un comprensorio di oltre 350 km di piste che prendono il meritato nome di Matterhorn Ski Paradise. Un territorio dove si scia tutto l’anno grazie alle rare altezze raggiunte dalle piste attorniate da spettacolari panorami e dove anche la sera nei pressi delle sciovie Crétaz l’illuminazione notturna permette manifestazioni sciistiche dell’ultima ora. Anche lo sci alpinismo sà regalare soddisfazioni con le sue ripide salite e veloci discese. Chi invece ama lo sci di fondo a Cervinia trova un anello lungo3 km, sullo sfondo del Cervino, circondato dalla Grandes Murailles, adatto sia a principianti che a esperti. Valida alternativa è rappresentata dai 10km di piste di Valtournenche. Per gli snowbordisti poi c’è l’Indian park, lo snowpark più alto d’Europa: 3.000m di altezza per 40.000 metri quadrati di neve dove saltare e grabbare a piacimento. Tre diverse linee di salti per sciatori esperti, medi e principianti, con kicker tra i 3,6 e gli 11 metri, fino ai 18m. del “Decolletor”. Un’infinità di rail e i due mega wall alti 4 m e larghi 6; e per i più esperti e temerari c’è la Doggy House di quasi 3 metri. Un’alternativa sfiziosa potrebbe essere il backcountry, si sale con delle racchette da neve per poi lanciarsi con lo snow in discese mozzafiato, immergersi in fitti boschi.

L’arrampicata è un’esperienza da provare con la scalata delle stupende cascate di ghiaccio nella zona della Val di Cogne, la Freissinières e Gavarni. A Cervinia è possibile trascorrere la giornata alla guida di una motoslitta per un’escursione attraverso dolci avvallamenti e boschetti fino alla zona tre laghi da cui si può godere di un panorama unico. Chi si diverte con il karting può cimentarsi nell’ice-kart, un’esperienza unica alla guida di un go-kart delle nevi. E poi ancora pattinaggio su ghiaccio, escursioni sulla neve in mountain bike o con le racchette ai piedi all’insegna dei silenzi della montagna, avventure emozionanti con l'heliski per sciare in punti incontaminati raggiungibili solo in elicottero. E se il desiderio è quello di librarsi nel cielo a un passo dalle vette dell’arco alpino, ci si può lanciare con il kite-ski, nel parapendio o nell’airborad. Cervinia è inoltre conosciuta per il kilometro lanciato, oggi speed skiing. Sulle piste del Plateau Rosà sono stati realizzati molti record mondiali tra cui i 251,40 km/h del valdostano Simone Origone, che ha anche raggiunto i 252,454 km/h.

Sciare a Breuil-Cervinia

Cervinia è rinomata come meta invernale, ma chi ama trascorrere le vacanze estive in montagna, qui può giocare al Golf Club del Cervino, che, con le sue 18 buche è uno tra i campi più alti del mondo. Realizzato da Donald Harradine nei primi anni cinquanta gode di una fantastica posizione al cospetto della Gran Becca e un PAR 69 di 5.303 metri che si snoda a fianco del torrente Marmore. Oppure si può divertire con la mountainbike sui sentieri attrezzati, alcuni dei quali partono dal Plateau Rosà e scendono fino a Cervinia. Lungo i percorsi di trekking si possono costeggiare il Lago Blu, il Lago Goillet e Laghetto Vofrede, raggiungere la Perucca Vuillermoz, il rifugio Lo Riondé o il Jumeaux Bobba. E’ anche possibile un pic-nic nella piana di Breuil e chi si vuole godere la montagna dall'alto può dedicarsi al parapendio. E poi ci sono il tennis, le piscine, le saune, i maneggi e la pesca della trota. Per lo sci, c'è sempre il ghiacciaio del Plateau Rosà, nel versante svizzero.

Infine, situato tra Breuil-Cervinia e Valtournenche, Gouffres des Busserailles è un orrido davvero suggestivo, una spaccatura nella roccia profonda 35 m e lunga 104 m che risale all'era glaciale, scavata dall'acqua e dai ghiacciai del Cervino dove al suo interno si trovano le “marmitte dei giganti”, cavità di pietra create dalla forza corrosiva del Marmore.

Molti ristoranti ed i rifugi in quota adottano la cucina valdostana, che sostituisce la pasta con le tipiche zuppe valdostane.

Un'altra tipicità sono le carni affumicate come il prosciutto, il lardo e la mocetta ed i formaggi con la mitica fontina, le tome e le robiole. A Breuil-Cervinia si possono gustare primi piatti tra cui la famosa carbonara alla valdostana e la polenta al forno. Come secondi il bue brasato al barolo, il capriolo alla valdostana, la fonduta e il mix di uova e fontina.


 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20052 - 14 Luglio 2017

 

 

ASMARA PATRIMONIO DELLUMANIT

 

L’Eritrea non è stata mai dalla parte «serena» della cronaca negli ultimi decenni. Prima immersa in una
guerra trentennale per l’indipendenza dall’Etiopia; poi dal 1991 governata da un gruppo dirigente che ha
tradito le promesse (e le premesse) e l’ha chiusa al mondo, usando la repressione. Ultimamente terra di
partenza di disperati che tentano la sorte per arrivare sulle nostre coste. Ma ora la sua capitale Asmara ha
conquistato una vittoria culturale per i suoi abitanti e per tutta l’Africa. La città sull’altopiano è stata
dichiarata «Eredità mondiale» dall’Unesco, l’agenzia Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. La
motivazione: «Un esempio eccezionale di urbanizzazione modernista». Si tratta dell’eredità della visione
di architetti italiani che più di cent’anni fa erano stati incaricati di edificare la vetrina dell’Impero, di
quella che allora chiamavamo Africa orientale italiana. Ma se Asmara ha mantenuto il fascino di una cit-
tadina di provincia del nostro Meridione, con viali alberati, slarghi, fontane, bar, cinema, palazzi pubblici
razionalisti e villette immerse nel verde, il merito principale è della sua gente, tanto tollerante e saggia da
preservarla. Hanna Simon, ambasciatrice eritrea a Parigi, delegata presso l’Unesco, ha commentato il
riconoscimento internazionale: «È il frutto di anni di ricerca, pianificazione e impegno concreto, una vit-
toria non solo per l’Eritrea ma per l’Africa, perché nonostante l’impronta coloniale Asmara appartiene
all’identità eritrea e alla sua battaglia per l’autodeterminazione». Come detto, oggi il governo di Isaias
Afewerki si è trasformato in regime, ma questo è un altro discorso, triste. Resta il fatto che Asmara non
ha disprezzato e cancellato il lavoro degli architetti coloniali arrivati al seguito del generale Baldissera
che nel 1889 risalendo dalla calura asfissiante di Massaua si insediò sul fresco altopiano. L’amministra-
zione locale non ha abbattuto l’Albergo Italia, in stile umbertino, inaugurato nel 1899, ma lo ha restaura-
to; ha mantenuto il suo simbolo di modernità estrema, la Stazione di servizio Fiat Tagliero, progettata nel
1938 da Giuseppe Pettazzi con tettoie a forma di ali, come un aeroplano pronto a decollare. Sono rimasti
con le loro insegne in caratteri cubitali i cinema Odeon, il Roma, l’Augustus, l’Impero sul corso principa-
le. Resistono i Bar Centro, il Moderno, il Venezia, dove si trovano sempre le paste fresche la domenica e
si beve espresso da vecchie macchine del caffè. Molti palazzi si affacciano sul corso principale che negli
anni fu dedicato a Umberto e Vittorio Emanuele. Gli eritrei allora lo chiamavano Combustato, storpiando
Campo cintato, espressione che condensava l’odiosa esclusione degli africani dalla zona riservata ai colo-
nizzatori. Nel 1938 Asmara era la capitale della «colonia primigenia», una città modernissima per l’epo-
ca, con 98 mila abitanti, 53 mila italiani. Sarebbe potuto scomparire tutto una prima volta, con la caduta
dell’Africa orientale italiana. Ma gli inglesi della Gazelle Force, che presero Asmara il 1° aprile 1941,
furono tutto sommato «sportivi»: comunicarono che le autorità civili italiane sarebbero rimaste al loro
posto, cercarono di imporre alle auto di tenere la sinistra, chiamarono Bristol un albergo costruito in puro
stile imperial-fascista, smontarono e portarono via come preda bellica i macchinari di diverse fabbriche
italiane e la teleferica che risaliva da Massaua all’altopiano (finita nelle Indie).
Restò intatta la ferrovia costruita dal genio militare alpino, ripristinata negli anni 90 con l’aiuto dei vecchi
ferrovieri eritrei addestrati dagli italiani. (...) E ora è Patrimonio dell’umanità. Sul bancone della Farma-
cia Centrale, con i suoi scaffali in legno originale, il dottore eritreo tiene sempre con orgoglio i vasetti in
vetro con le etichette delle «Caramelle contro la tosse e il mal di gola del Dottor Bruno».
Oggi all’Eritrea servirebbe solo una medicina per la democrazia.
Guido Santevecchi
Il Corriere della Sera, 11 luglio 2017

ASMARA È PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

Asmara – Veduta

L’Eritrea non è stata mai dalla parte «serena» della cronaca negli ultimi decenni. Prima immersa in una guerra trentennale per l’indipendenza dall’Etiopia; poi dal 1991 governata da un gruppo dirigente che ha tradito le promesse (e le premesse) e l’ha chiusa al mondo, usando la repressione. Ultimamente terra di partenza di disperati che tentano la sorte per arrivare sulle nostre coste. Ma ora la sua capitale Asmara ha conquistato una vittoria culturale per i suoi abitanti e per tutta l’Africa. La città sull’altopiano è stata dichiarata «Eredità mondiale» dall’Unesco, l’agenzia Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. La motivazione: «Un esempio eccezionale di urbanizzazione modernista». Si tratta dell’eredità della visione di architetti italiani che più di cent’anni fa erano stati incaricati di edificare la vetrina dell’Impero, di quella che allora chiamavamo Africa orientale italiana. Ma se Asmara ha mantenuto il fascino di una cittadina di provincia del nostro Meridione, con viali alberati, slarghi, fontane, bar, cinema, palazzi pubblici razionalisti e villette immerse nel verde, il merito principale è della sua gente, tanto tollerante e saggia da preservarla. Hanna Simon, ambasciatrice eritrea a Parigi, delegata presso l’Unesco, ha commentato il riconoscimento internazionale: «È il frutto di anni di ricerca, pianificazione e impegno concreto, una vittoria non solo per l’Eritrea ma per l’Africa, perché nonostante l’impronta coloniale Asmara appartiene all’identità eritrea e alla sua battaglia per l’autodeterminazione». Come detto, oggi il governo di Isaias Afewerki si è trasformato in regime, ma questo è un altro discorso, triste. Resta il fatto che Asmara non ha disprezzato e cancellato il lavoro degli architetti coloniali arrivati al seguito del generale Baldissera che nel 1889 risalendo dalla calura asfissiante di Massaua si insediò sul fresco altopiano. L’amministrazione locale non ha abbattuto l’Albergo Italia, in stile umbertino, inaugurato nel 1899, ma lo ha restaurato;

La Stazione di servizio, in stile futurista, "Fiat Tagliero", costruito ad Asmara nel 1938.

ha mantenuto il suo simbolo di modernità estrema, la Stazione di servizio Fiat Tagliero, progettata nel 1938 da Giuseppe Pettazzi con tettoie a forma di ali, come un aeroplano pronto a decollare. Sono rimasti con le loro insegne in caratteri cubitali i cinema Odeon, il Roma, l’Augustus, l’Impero sul corso principale.

Resistono i Bar Centro, il Moderno, il Venezia, dove si trovano sempre le paste fresche la domenica e si beve espresso da vecchie macchine del caffè. Molti palazzi si affacciano sul corso principale che negli anni fu dedicato a Umberto e Vittorio Emanuele. Gli eritrei allora lo chiamavano Combustato, storpiando Campo cintato, espressione che condensava l’odiosa esclusione degli africani dalla zona riservata ai colonizzatori. Nel 1938 Asmara era la capitale della «colonia primigenia», una città modernissima per l’epoca, con 98 mila abitanti, 53 mila italiani. Sarebbe potuto scomparire tutto una prima volta, con la caduta dell’Africa orientale italiana. Ma gli inglesi della Gazelle Force, che presero Asmara il 1° aprile 1941, furono tutto sommato «sportivi»: comunicarono che le autorità civili italiane sarebbero rimaste al loro posto, cercarono di imporre alle auto di tenere la sinistra, chiamarono Bristol un albergo costruito in puro stile imperial-fascista, smontarono e portarono via come preda bellica i macchinari di diverse fabbriche italiane e la teleferica che risaliva da Massaua all’altopiano (finita nelle Indie).

Restò intatta la ferrovia costruita dal genio militare alpino, ripristinata negli anni 90 con l’aiuto dei vecchi ferrovieri eritrei addestrati dagli italiani. (...) E ora è Patrimonio dell’umanità. Sul bancone della Farmacia Centrale, con i suoi scaffali in legno originale, il dottore eritreo tiene sempre con orgoglio i vasetti in vetro con le etichette delle «Caramelle contro la tosse e il mal di gola del Dottor Bruno».

Oggi all’Eritrea servirebbe solo una medicina per la democrazia.

 

Guido Santevecchi

Il Corriere della Sera, 11 luglio 2017

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20071 - 16 Luglio 2017

 

 

Isola di Madeira: tra discese in toboga, piscine naturali, sentieri vulcanici e profumi esotici

 

 

Isola di Madeira: tra discese in toboga, piscine naturali, sentieri vulcanici e profumi esotici

Pubblicato il 18/07/2017
CHIARA TODESCO

Gettata in mezzo all’Oceano, risplende di verde smeraldo e profuma di esotico: è l’isola di Madeira, un angolo di paradiso. Non a caso due terzi di questo arcipelago (che comprende anche Porto Santo e le isole disabitate di Selvages e Desertas) sono un’area protetta.  

 

 

A Funchal, a spasso tra mercatini e giardini botanici  

Qui è tutto un trionfo di colori e profumi. Anche la capitale, Funchal, non fa eccezione. Fitta di terrazze panoramiche, la si può esplorare tranquillamente a piedi: si può passeggiare tra mercatini di frutta e pesce fresco e visitare il giardino botanico multicolore. Da non perdere il Mercado dos Lavradores, aperto tutti i giorni tranne la domenica. Da vedere Avenida Arriaga e la cattedrale “Sé”. 

 

 

Giù in toboga, su con la teleferica  

Una cosa un po’ insolita da fare: la discesa in toboga (in pratica delle slitte in vimini) che scendono da Monte fino a Funchal, guidate da due uomini in caratteristico abito bianco. Un percorso di 2 chilometri in 10 minuti: il toboga si prende ai piedi della scala che sale a Nossa Senhora do Monte Church. 

In senso contrario si può invece salire con la teleferica che sale a Monte: arrivati in cima (in 11 minuti) ci si rifà gli occhi con una vista unica sulla baia. 

 

 

Nei dintorni della capitale  

Uno dei villaggi da visitare è Câmara de Lobos, a 5 km dalla capitale: un tradizionale villaggio di pescatori che offre diversi luoghi interessanti come Curral das Freiras, Boca dos Namorados, Boca da Corrida e Cabo Girão. 

La sera fate un giro per le taverne e assaggiate la poncha, mix di lemon juice, miele e alcol. 

Da vedere la contea Jardin da Serra dove si può andare a Boca dos Namorados e ammirare il bellissimo panorama di Curral das Freiras. 

 

 

Porto Moniz, a mollo vista Oceano  

L’Oceano entra con la sua forza ma si può stare comodamente seduti e lasciarsi avvolgere dalle onde: siamo nelle piscine naturali di Porto Moniz. Vale la pena farci un bagno, entrare è facile e si sta pure comodi. Volendo qui si possono percorrere anche tanti sentieri molto belli dal punto di vista naturalistico: partono tutti dalla strada principale. 

Una passeggiata da non perdere è quella che attraversa le Caves di São Vicente, nell’omonimo villaggio: si cammina lungo un percorso di 700 metri lungo tunnel di lava scenografici tra stalattiti, cumuli di lava e pietre. 

 

 

Santana e le sue case colorate  

Casette triangolari, tutte colorate, con il tetto in paglia: sono l’attrazione di Santana, una bella cittadina che vale la pena di vedere anche solo per questo. 

Prima di tornare a casa non dimenticatevi di degustare e magari portarvi a casa il vino Madeira. 

 

Dormire  

Madeira Palacio Resort Hotel  

Circondato da giardini tropicali, vicino al centro di Funchal ma in zona tranquilla con vista mare. E tutt’intorno giardini tropicali. Un’oasi dove dormire dove non mancano i comfort e i servizi (piscina riscaldata, 2 campi da tennis, spa, palestra). 


 

da: http://www.lastampa.it/2017/07/18/societa/viaggi/mondo/isola-di-madeira-tra-discese-in-toboga-piscine-naturali-sentieri-vulcanici-e-profumi-esotici-6w61xng9FQHv4xuv9fPcqI/pagina.html

 

 

Umbria, nei sotterranei di Todi c' una citt invisibile

 

09.07.2017
Todi attrazioni: le Cisterne Romane

Umbria, nei sotterranei di Todi c'è una città invisibile

Oltre 30 cisterne e 500 pozzi nei sotterranei della città umbra

Todi sotterranea
Todi, Cisterne Romane
©Perugia Today
AUTORE: F. G
Anni fa Todi si è guadagnata il titolo di Città più vivibile della terra. Un gruppo di ricercatori americani ha costruito al computer quella che deve essere la città ideale. Impostata come una collina, a forma piramidale, lunga un chilometro e larga 500 metri. Con una popolazioni tra i 5000 e 10.000 abitanti. Tutto questo mostra una somiglianza non casuale con la struttura urbana di Todi. La città umbra sembra essere quanto di meglio l’uomo possa desiderare, con il microclima della collina ideale, la piovosità sufficiente, l’umidità bassa, la temperatura accettabile, le dimensioni giuste. A cui si aggiungono, oltre all’ottima enogastronomia e alla splendida natura circostante, tutte le meravigliose attrazioni di una località millenaria dalla bellezza eterna che si caratterizza per i dipinti rinascimentali, le mura medievali, le tombe etrusche e i resti di epoca romana e che vede nel suo più illustre cittadino, Jacopone da Todi, uno tra i più famosi poeti medievali.

Leggi anche: Todi, il tempio con lo zampino del Bramante

Tra i luoghi più interessanti da scoprire a Todi ci sono le Cisterne Romane, oltre 5 chilometri di cunicoli e gallerie che comprendono più di 30 cisterne preromane, romane e medievali e 500 pozzi di varie epoche. Tutto a formare il ricchissimo patrimonio sotterraneo della città. Si tratta di un articolato sistema di strutture ipogee che percorre il colle al suo interno. Realizzato per convogliare a valle le acque di superficie ha sfruttato sapientemente le caratteristiche della collina ed ha sempre soddisfatto le esigenze della vita quotidiana. I primi cunicoli, pozzi e cisterne furono realizzati tra il II e il I secolo a. C. e rappresentano un raro esempio di ingegneria idraulica romana. Le due cisterne romane che si trovano sotto Piazza del Popoloreggevano la pavimentazione del Foro romano e sono ancora oggi ben conservate.

Sono lunghe 80 metri per 8 metri di larghezza ed 8 di altezza e si suppone che siano state realizzate colmando l’avvallamento dei due colli dove sorgono oggi, rispettivamente, la Rocca e la Cattedrale. La città invisibile sottoterra è stata riscoperta grazie alla paziente attività di indagine del Gruppo Speleologico Tuderte, che ha utilizzato i classici strumenti della speleologia finendo con l'inventare un metodo esemplare di "speleologia urbana" in cui, alle battute esplorative sotterranee, si sono alternate ricerche di Archivio su documenti storici e cartografici. I risultati ottenuti sono davvero notevoli e di grande significato per la comprensione della vita architettonica, urbanistica e civile di Todi.                                 

da: http://www.turismo.it/cultura/articolo/art/umbria-nei-sotterranei-di-todi-c-una-citt- invisibile-id-15001/

 

 

Turismo lento sulle orme di Coppi e Pantani

Turismo lento sulle orme di Coppi e Pantani

giugno 2017

Sulle orme dell'esperienza fatta ospitando la tappa del Giro d'Italia del 20 maggio scorso, il Piemonte presenta un nuovo itinerario cicloturistico da Acqui Terme al Santuario di Oropa. Si tratta di un progetto, come rimarca l'assessore regionale allo Sport, che nasce in relazione al lavoro fatto per il Giro, cavalcando l'onda di quella giornata emozionante, una tappa storica che viene ora riproposta a livello amatoriale, complice il grande afflusso di pubblico avuto quel giorno. Un itinerario che conferma quanto il ciclismo sia uno sport popolare, che contamina tutti di passione e promuove con efficacia il territorio. Il percorso copre 320 chilometri in otto tappe toccando Acqui Terme, Castellania (il paese natale di Fausto e Serse Coppi), Ovada, Novi Ligure, Tortona, Alessandria, Casale Monferrato, Santhià, Biella e Oropa, dove nel 1999 Marco Pantani compì una delle sue più grandi imprese, ed è stato disegnato per incrociarsi con la Via Francigena e la ciclovia padana tra Venezia e Torino. E’ un percorso dal chilometraggio abbordabile anche per chi è meno allenato, lungo strade che emozionano non solo per la storia dello sport del pedale ma anche per i paesaggi e per i castelli che sfiora. Proprio la valorizzazione delle dimore storiche piemontesi con i loro giardini, riunite nell'associazione Castelli Aperti del Piemonte, è uno dei fili conduttori dell'itinerario, pensato dai Comuni di Biella e di Castellania con le aziende turistiche locali di Biella e di Alessandria e con il contributo fondamentale della Regione. Secondo l’assessora regionale alla Cultura e al Turismo, questo itinerario trova nel lavoro di squadra e nella capacità di fare sistema tra settori e territori differenti il proprio punto di forza e dimostra ancora una volta il dinamismo del Piemonte e si possa ancora crescere nell’offerta, in particolare nell’ambito del cicloturismo e di tutto il comparto del turismo “slow”. I tracciati e le mappe sono a disposizione sul sito www.movimentolento.it e sulla app per smartphones e tablet SloWays; inoltre, vanno ad arricchire il portale www.piemontebike.eu Ogni tappa ha partenza e arrivo in una città servita dalle linee ferroviarie. E per ogni località attraversata sono segnalati non solo i punti d'interesse storici e artistici ma anche le strutture ricettive a misura di cicloturista, in grado di offrire servizi dedicati per chi si muove in bicicletta. Le aziende turistiche locali di Alessandria e di Biella poi sono a disposizione per suggerire altri itinerari alternativi o collegati, proprio nello spirito della rete dei percorsi a misura di bicicletta. (gg)

gianni.gennaro@regione.piemonte.it

        

da: http://www.regione.piemonte.it/repository/pnews/newsletter/2017/22.pdf

          

      

Il cielo australe si specchia nel lago salato pi grande al mondo: l'effetto straordinario

Il cielo australe si specchia nel lago salato più grande al mondo: l'effetto è straordinario

 

Pubblicato il 14/06/2017
Ultima modifica il 14/06/2017 alle ore 01:48
NOEMI PENNA

Nelle rare occasioni in cui è pieno, l'Eyre è il lago più esteso dell'Australia, nonché lo specchio d'acqua salato più grande del mondo. Si trova 15 metri sotto il livello del mare, nella parte meridionale del continente australe, e grazie alla sua mineralità il suo letto è ricoperto da delle «croste» di sale di color bianco e rosa. 

 Uno spettacolo nelle foto dall'alto scattate dalla Nasa, così come nel book realizzato da Fredericks Murray. Il fotografo e regista nato a Sidney nel 1970 ha piazzato uno specchio in corrispondenza della superficie del lago, espandendone i riflessi e raddoppiando le immagini dell’acqua e del cielo.  

 

 

Il risultato sono giochi di riflessi e colori brillanti, regalati dalle luci di alba e tramonto che si riflettono nello specchio rettangolare. Immagini mozzafiato e surreali scattate in mezzo al deserto australiano, che regalo una visione quasi celestiale. 

 

 

Il progetto, intitolato «Vanity», è in mostra alla Hamiltons Gallery di Londra fino al 14 giugno ed è il proseguo della più ampia serie «Salt» in cui Murray aveva già immortalato lo stesso lago e l’oasi dalle sfumature rosate e bianche che lo circonda. 

 

 

Ma nonostante il risultato effimero e onirico, il significato su cui Murray ha voluto focalizzare lo sguardo è sicuramente più profondo. «Con questo progetto – ha spiegato – ho voluto mettere in discussione il narcisismo che appartiene alla condizione umana. Più che riflettere la nostra immagine, attraverso lo specchio, ho voluto spostare l’attenzione verso altro, verso l’ambiente, in un coinvolgimento emotivo suggerito dalla luce, dai colori, dallo spazio».  

  

da: http://www.lastampa.it/2017/06/14/societa/viaggi/mondo/il-cielo-australe-si-specchia-nel-lago-salato-pi-grande-al-mondo-leffetto-straordinario-lgeOejaZd7OV6UhJzPjccJ/pagina.html

 

 

La Quercia delle Checche, signora degli alberi, diventa monumento

La Quercia delle Checche, signora degli alberi, diventa monumento

11 giugno 2017

Val d'Orcia, la Quercia delle Checche, signora degli alberi, diventa monumento

 

La pianta del senese sotto tutela Mibact: è la prima volta. La vittoria del Comitato dopo gli atti vandalici del passato

di PIPPO RUSSO

Il primo monumento verde nella storia d'Italia, sottoposto a tutela perché ritenuto "di particolare interesse pubblico". È la sorte toccata alla Quercia delle Checche (età stimata 370 anni), la roverella posta in piena Val d'Orcia, gravemente ferita da un imperdonabile atto di vandalismo consumato il 15 agosto del 2014. Quando, secondo testimonianze raccolte fra gente del posto, "un gruppo di forestieri" fece della Quercia l'oggetto di una sessione di Tree Climbing. Il risultato fu che uno dei grandi rami, a causa della pressione, cedette all'altezza del tronco. Se ne rese necessario l'abbattimento. Uno shock per la comunità locale, ma anche per tutti coloro che passando da lì hanno conosciuto la Quercia nel suo splendore, e si sono sentiti come se la ferita inferta alla pianta avesse fatto sanguinare anche loro. Fu un passaggio durissimo per tutti coloro che amano quella Grande Madre, radicata in uno degli scorci paesaggistici più belli al mondo. E però da un male è nato un bene. Perché è emersa una sensibilità latente verso il territorio e la sua identità, che a partire dalla tutela della Quercia si è trasformata in una risorsa attiva, pronta a attivarsi in favore di altre cause che rientrino nelle azioni di tutela del patrimonio territoriale e culturale della zona.

Immediatamente dopo l'incidente è stato avviato un percorso che in meno di tre anni ha portato il Ministero del Beni Culturali a riconoscere la Quercia delle Checche come un bene immobile da sottoporre a tutela. Essa è stata dichiarata "monumento verde", ciò che innerva di una nuova accezione il concetto di monumento. Che nel significato comune identifichiamo come un manufatto inanimato prodotto dalla capacità di manipolazione umana, e che invece in questo caso è un'entità naturale e vivente. Perciò si ha ragione di dire che il provvedimento del ministero sposti il confine verso una nuova cultura della tutela e cambi l'idea stessa di monumentalità.

Si tratta di un punto d'approdo cui ha dato un impulso decisivo la sottosegretaria del Mi.B.A.C.T., Ilaria Borletti Buitoni, che dopo una visita alla Quercia avvenuta un anno fa ha preso a cuore il dossier. Conquistata pure lei dalla Quercia. Ma è altrettanto vero che nessun approdo sarebbe stato raggiunto senza la mobilitazione dal basso di un gruppo di persone, attivate per impedire che questo capolavoro della natura andasse a morire. A dare impulso è stato il gruppo Facebook "SOS Quercia delle Checche", che ha fatto scattare da subito un clima di emergenza intorno alle condizioni della Quercia ferita, e col proprio attivismo ha fatto sì che intorno a questa causa mai diminuisse l'attenzione. Quel gruppo continua a prendersi cura del nuovo Monumento Verde, e lo fa grazie all'azione di persone che agiscono su base esclusivamente volontaria. A farsene portavoce è Nicoletta Innocenti, instancabile promotrice di questa causa. La ricordo quando, nelle settimane in cui il trauma

 era ancora fresco, raccontava delle critiche arrivate da alcuni esponenti della società locale: "Ci dicono che al mondo ci sono tante cause più serie e gravi di cui occuparsi, rispetto alla salute di una quercia. E io rispondo che se dovessimo pensare che c'è sempre una causa più importante al mondo, smetteremmo di occuparci di qualsiasi causa". Giusto per ricordare che il vero nemico del bene non è il male, bensì la pusillanimità.

 


da: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/06/10/news/quercia_delle_checche_la_signora_degli_alberi_diventa_monumento-167762085/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1
 
          

GIARDINO BOTANICO ALPINO PARADISIA

 

GIARDINO BOTANICO ALPINO PARADISIA
Riapre oggi al pubblico per l'estate il Giardino attivo dal 1955, situato a
1.700m di altitudine nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso. E’
possibile osservare, oltre a circa 1.000 specie tipiche delle Alpi ma an-
che di altri gruppi montuosi del globo, la ricostruzione di alcuni am-
bienti tipici delle montagne. Per l'estate saranno organizzate animazioni
per bambini e adulti. I più piccoli impareranno a conoscere la vita delle
farfalle divertendosi, scopriranno i segreti riguardanti la produzione del
miele, capiranno come riconoscere le piante officinali. Novità di que-
st'anno: l’iniziativa Fotografi in erba, il Parco in fiore, un laboratorio
di fotografia naturalistica per i bambini dai 6 agli 11 anni, che impare-
ranno ad immortalare paesaggi, piante e animali attraverso l’uso della
fotocamera. Per gli adulti sono invece in programma laboratori che pre-
metteranno loro di apprendere i segreti della lavorazione del miele e le
proprietà delle erbe medicinali.
Per le attività e le visite guidate (in particolare per i gruppi) è consiglia-
ta la prenotazione (tel. 0165-75301). Aperto tutti i giorni, a giugno e
fino al 10 settembre con orario 10-17.30; luglio e agosto 10-18.30.

GIARDINO BOTANICO ALPINO PARADISIA

 

Il giglio bianco da cui prende il nome.

 

Riapre oggi al pubblico per l'estate il Giardino attivo dal 1955, situato a 1.700m di altitudine nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso. E’ possibile osservare, oltre a circa 1.000 specie tipiche delle Alpi ma anche di altri gruppi montuosi del globo, la ricostruzione di alcuni ambienti tipici delle montagne. Per l'estate saranno organizzate animazioni per bambini e adulti. I più piccoli impareranno a conoscere la vita delle farfalle divertendosi, scopriranno i segreti riguardanti la produzione del miele, capiranno come riconoscere le piante officinali. Novità di quest'anno: l’iniziativa Fotografi in erba, il Parco in fiore, un laboratorio di fotografia naturalistica per i bambini dai 6 agli 11 anni, che impareranno ad immortalare paesaggi, piante e animali attraverso l’uso della fotocamera. Per gli adulti sono invece in programma laboratori che premetteranno loro di apprendere i segreti della lavorazione del miele e le proprietà delle erbe medicinali.

Per le attività e le visite guidate (in particolare per i gruppi) è consigliata la prenotazione (tel. 0165-75301). Aperto tutti i giorni, a giugno e fino al 10 settembre con orario 10-17.30; luglio e agosto 10-18.30.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19753 - 10 Giugno 2017

 

 

In Patagonia c' un iceberg che avanza di due metri al giorno, facendo un gran rumore

In Patagonia c'è un iceberg che avanza di due metri al giorno, facendo un gran rumore

Pubblicato il 12/06/2017
Ultima modifica il 12/06/2017 alle ore 04:04
NOEMI PENNA

Il più grande ghiacciaio in movimento del mondo, accessibile a tutti. Ad offrire questa meraviglia è il Perito Moreno Glaciar della Patagonia argentina: 30 chilometri in lunghezza per 60 metri in altezza che «avanzano» di due metri al giorno davanti agli occhi stupefatti dei turisti. 

 

Siamo nel Parco nazionale Los Glaciares, patrimonio mondiale dell'Unesco, a 78 chilometri da El Calafate, e questo enorme iceberg prende il nome dall'esploratore Francisco Moreno che giocò un ruolo importante nella difesa del territorio argentino nel conflitto sui confini con il Cile. 

 

 

Oggi il Perito Moreno rappresenta sicuramente uno dei siti di maggiore interesse della sterminata Patagonia. Ma non pensiate che sia una vetta per pochi. Visitarlo non è così difficile: esistono diversi tipi di escursione, dalle più impegnative alle più «comode». E una volta arrivati basterà trovare un posto sulla passerelle o nei vari punti d’osservazione che lo circondano: la vista è spettacolare ovunque, così come la suggestione sonora. 

 

 

Oltre che da guardare, infatti, lo spettacolo offerto dal Perito Moreno è da ascoltare: i boati provocati dall'avanzamento del ghiacciaio e dal crollo di piccoli iceberg nel lago Argentino sono difficili da dimenticare, soprattutto se abbinati ai particolari giochi di luce creati dal Sole che si riflette sul ghiaccio. 

 

 

Il movimento è dovuto all'esistenza di una sorta di cuscino d'acqua che tiene staccato il ghiacciaio dalla roccia. Quando poi il fronte raggiunge l'altra sponda del lago, forma una diga naturale che separa lo specchio d'acqua in due parti uguali, innescando così un'enorme pressione sul muro di giaccio che si sfonda sulla base, creando un ponte. Il ciclo di creazione della diga (e del ponte) non è regolare e si può ripetere due volte l'anno così come meno di una volta per decennio. Ma lo spettacolo è comunque assicurato ogni giorno. 

   

 

da: http://www.lastampa.it/2017/06/12/societa/viaggi/mondo/in-patagonia-c-un-iceberg-che-avanza-di-due-metri-al-giorno-facendo-un-gran-rumore-xmSwerzakQ1JbgtqJnGpLJ/pagina.html

       

                

CATACOMBE DI DOMITILLA

 

CATACOMBE DI DOMITILLA
Dopo i restauri delle catacombe di Priscilla e dei SS. Marcellino e Pie-
tro, è stato presentato il recupero di ambienti delle catacombe di Domi-
tilla, le più vaste di Roma con un’estensione di 12 chilometri su 4 livel-
li ed un’area di 10 ettari, e l’allestimento del museo annesso.
La novità per le catacombe è il recupero di due ambienti particolari: il
cubicolo dei fornai e quello dell’introductio, cioè dell’introduzione, che
purtroppo per il momento non saranno aperti al pubblico perché è ne-
cessario essere accompagnati dai “fossori”, gli addetti alle gallerie, che
riprendono il nome proprio dagli antichi operai che si occupavano di
tutte le attività cimiteriali, sia materiali, dalla sepoltura alla decorazione
delle tombe, sia amministrative. La caratteristica del restauro è stata
l’impiego, per la prima volta, del laser, che si basa su un principio di
selezione cromatica che aggredisce le parti scure ma non gli altri colo-
ri. Il risultato sarebbe stato impossibile con le tecniche tradizionali.
Il ciclo di affreschi del cubicolo dei fornai contiene il racconto del
trasporto del grano, l’arrivo a Ostia, il passaggio sul Tevere fino allo
scarico e alla macinazione. Di fronte alla parete d’ingresso si staglia la
figura di un personaggio che doveva avere un ruolo di primo piano
nell’annona. La tomba risale alla seconda metà del IV secolo e vi si
mescolano elementi pagani e cristiani. La peculiarità delle catacombe
di Domitilla, infatti, è proprio quella di nascere come ipogeo di una fa-
miglia pagana, probabilmente quella dei Flavi, per poi diventare un ci-
mitero cristiano. In quello che era l’ingresso dell’ipogeo si trovano a
sinistra il pozzo necessario per i riti di sepoltura e a destra il triclinio in
cui si consumava il “refrigerium”, il banchetto con cui si accompagna-
va l’anima del defunto. Elementi che sono stati poi mantenuti nella tra-
dizione paleocristiana. L’altro cubicolo restaurato, più piccolo, è quello
dell’introductio: nella volta sono rappresentati due defunti che vengono
“introdotti”, presentati a Cristo, raffigurato molto giovane.
Il museo di Domitilla è allestito nello spazio che il Padre Ferrua aveva
realizzato per evitare che il progettato ampliamento della via Ardeatina
negli anni ’50 lambisse l’ingresso delle catacombe. Una sala sviluppa il
tema “Il mito, il tempo, la vita” attraverso l’esposizione di sarcofagi
attici e reperti come diverse teste marmoree, ripristinati per raccontare
come dal mito pagano (Ettore, Achille, Patroclo) con lo scorrere del
tempo (le stagioni) si giunga poi al significato cristiano della morte.

CATACOMBE DI DOMITILLACatacombs of Domitila - Rome 2016.jpg

 

Dopo i restauri delle catacombe di Priscilla e dei SS. Marcellino e Pietro, è stato presentato il recupero di ambienti delle catacombe di Domitilla, le più vaste di Roma con un’estensione di 12 chilometri su 4 livelli ed un’area di 10 ettari, e l’allestimento del museo annesso.

La novità per le catacombe è il recupero di due ambienti particolari: il cubicolo dei fornai e quello dell’introductio, cioè dell’introduzione, che purtroppo per il momento non saranno aperti al pubblico perché è necessario essere accompagnati dai “fossori”, gli addetti alle gallerie, che riprendono il nome proprio dagli antichi operai che si occupavano di tutte le attività cimiteriali, sia materiali, dalla sepoltura alla decorazione delle tombe, sia amministrative. La caratteristica del restauro è stata l’impiego, per la prima volta, del laser, che si basa su un principio di selezione cromatica che aggredisce le parti scure ma non gli altri colori. Il risultato sarebbe stato impossibile con le tecniche tradizionali.

Il ciclo di affreschi del cubicolo dei fornai contiene il racconto del trasporto del grano, l’arrivo a Ostia, il passaggio sul Tevere fino allo scarico e alla macinazione. Di fronte alla parete d’ingresso si staglia la figura di un personaggio che doveva avere un ruolo di primo piano nell’annona. La tomba risale alla seconda metà del IV secolo e vi si mescolano elementi pagani e cristiani. La peculiarità delle catacombe di Domitilla, infatti, è proprio quella di nascere come ipogeo di una famiglia pagana, probabilmente quella dei Flavi, per poi diventare un cimitero cristiano. In quello che era l’ingresso dell’ipogeo si trovano a sinistra il pozzo necessario per i riti di sepoltura e a destra il triclinio in cui si consumava il “refrigerium”, il banchetto con cui si accompagnava l’anima del defunto. Elementi che sono stati poi mantenuti nella tradizione paleocristiana. L’altro cubicolo restaurato, più piccolo, è quello dell’introductio: nella volta sono rappresentati due defunti che vengono “introdotti”, presentati a Cristo, raffigurato molto giovane.


Il museo di Domitilla è allestito nello spazio che il Padre Ferrua aveva realizzato per evitare che il progettato ampliamento della via Ardeatina negli anni ’50 lambisse l’ingresso delle catacombe. Una sala sviluppa il tema “Il mito, il tempo, la vita” attraverso l’esposizione di sarcofagi attici e reperti come diverse teste marmoree, ripristinati per raccontare come dal mito pagano (Ettore, Achille, Patroclo) con lo scorrere del tempo (le stagioni) si giunga poi al significato cristiano della morte.

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da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19732 - 7 Giugno 2017

 

 

Scoprire la Campania grazie alla tecnologia: nasce Latlante della Conoscenza

 

 

 

Scoprire la Campania grazie alla tecnologia: nasce L’atlante della Conoscenza

Antonio Giacomini (ceo Innovaway): Cultura e Innovazione camminano a braccetto per la valorizzazione del territorio
Angelo Chianese (Presidente Databenc): Il progetto SNECS intende mettere a punto un modello organizzativo dei contenuti della conoscenza scientifica in ambito artistico, archeologico, letterario e storico
 


Scoprire i Campi Flegrei, Napoli e la Campania grazie alla tecnologia: sono queste alcune delle opportunità date dal portale “Atlante della Conoscenza” (http://atlante.databenc.it)realizzato da Innovaway nell’ambito del progetto di ricerca SNECS, come partner del Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali DATABENC presieduto da Angelo Chianese.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Consorzio Costa Campi Flegrei, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Napoli Federico II e il Dipartimento di Scienze del Patrimonio e il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Fisciano Unisa.? L’Atlante della Conoscenza è un geoportale interattivo navigabile, multipiattaforma e multi device, che consente al visitatore di accedere e diffondere la conoscenza scientifica attraverso ricerche semantiche. Il geoportale attinge dati dalla piattaforma CHIS, realizzata grazie al grande sforzo sinergico di diversi partner del distretto DATABENC.

Altro obiettivo dell’Atlante è favorire la diffusione della cultura e della consapevolezza del territorio: raccogliendo informazioni “open data”, suggerendo itinerari personalizzati basati su esperienze individuali o di gruppo e consentendo all’utente di raccontare la propria esperienza attraverso il crowdsourcing tematico.
 
“Il progetto SNECS- dichiara il Presidente del Distretto Databenc Angelo Chianese- intende mettere a punto un modello organizzativo dei contenuti della conoscenza scientifica in ambito artistico, archeologico, letterario e storico. La conoscenza così organizzata potrà essere raccolta e trasmessa sperimentando nuove tecnologie e strategie per la sua diffusione e promozione basate su metodologie innovative in linea con le sfide collegate ai temi delle Smart Cities e Smart Environment, che la Comunità Europea chiede di raccogliere.”

 “Siamo orgogliosi di aver partecipato a questo progetto nel quale cultura e Innovazione camminano a braccetto per la valorizzazione del territorio.- dichiara il CEO di Innovaway Antonio Giacomini- L’Atlante della Conoscenza consente al visitatore di accedere alle informazioni, certificate da esperti, relative al patrimonio culturale del nostro territorio, aspetto a cui Innovaway è particolarmente attenta. Siamo un’azienda a forte vocazione internazionale e al contempo legata al territorio.”


Innovaway ha presentato l'Atlante nella sua sede di Napoli del Centro Polifunzionale del Comune di Napoli di Soccavo in occasione del Workshop “La Ricerca crea innovazione per lo sviluppo del territorio e per la valorizzazione dei beni culturali: l'Atlante della Conoscenza” in un evento a cui hanno partecipato tra gli altri l'ex Ministro all'Innovazione e ex presidente del Cnr Luigi Nicolais,  l’Assessore ai Giovani del Comune di Napoli Alessandra Clemente e l’Assessore al Lavoro ed alle Risorse Umane della Regione Campania Sonia Palmeri.


Sempre dal connubio Tecnologia e Beni culturali nasce il secondo appuntamento che la Innovaway ha fissato per i primi giorni del mese di luglio. Questo incontro organizzato in occasione del decennale della sede di Napoli di Innovaway – Centro Polifunzionale – sarà un’appuntamento interattivo che avrà come leitmotiv la rivoluzione digitale a supporto dei beni culturali. Gli Ospiti saranno guidati fisicamente alla scoperta di uno dei siti archeologici più antichi del mondo, con il supporto di alcune delle tecnologie più all’avanguardia.
 
 A questo link le foto dell'evento: 
https://drive.google.com/drive/folders/0Bz-X8L_k01rzR0lSbGNGU013UEU?usp=sharing

E a questo il logo Innovaway:
https://drive.google.com/file/d/0Bz-X8L_k01rzWksxWWF2RXBibUE/view?usp=sharing

Ufficio stampa: 3470885233

 

 

 

Biennale d'arte a Venezia

Biennale d'arte a Venezia

E' iniziata la biennale d'arte a Venezia.....e cominciano le sorprese...

A imagem pode conter: céu, atividades ao ar livre e água

L'opera di Lorenzo Quinn a Cà Sagredo (non è un fotomontaggio).

 

 

www.regione.piemonte.it: A Venaria i tesori e i simboli della regalit sabauda

 

 

A Venaria i tesori e i simboli della regalità sabauda

Mostra Dalle Regge d'Italia, Corona sabauda sul trono

 

La Venaria Reale propone, nell’anno in cui ricorre il decimo anniversario della sua inaugurazione, una grande mostra in continuità con quella dedicata alla Reggia ed alla storia della dinastia sabauda, che aprì ufficialmente il complesso al pubblico; l’esposizione inaugurale del 2007, partendo dal Cinquecento si concludeva con le prime vicende del ramo dei Savoia-Carignano durante la Restaurazione, mentre questa mostra racconta la dinastia nel periodo compreso tra il 1860 e il 1920. Sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica la mostra, organizzata e realizzata dal Consorzio La Venaria Reale in collaborazione con il Senato della Repubblica e con le Gallerie degli Uffizi, i Musei Reali di Torino, la Palazzina di Caccia di Stupinigi, il Palazzo Reale di Genova, il Polo Museale della Campania, il Polo Museale del Piemonte, la Reggia di Caserta e la Regione autonoma della Valle d'Aosta, è stata curata da Silvia Ghisotti e Andrea Merletti. Sono 130 le opere provenienti dalle Regge d’Italia nel periodo in cui i Savoia rivestirono il ruolo di re d'Italia, grazie a prestigiosi prestiti di opere e documenti da parte, tra gli altri, del Palazzo del Quirinale, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Caserta . L'assessore regionale alla Cultura e Turismo mette in evidenza che questa mostra è autoprodotta, che si possono vedere molti pezzi che sono usciti dal Centro per il restauro di Venaria, vera punta di diamante per il Piemonte, e che racconta le Regge sabaude, ognuna con la propria storia e la propria identità, ma sempre all'interno di un sistema di cui Venaria è capofila.

La mostra è divisa in cinque sezioni.

La prima, Raccontare la regalità, è dedicata a come i Savoia narrarono il proprio essere re e fra i simboli e particolare attenzione è data alle corone del Regno d'Italia, di cui sono esposti alcuni esemplari.

La seconda sezione, Abitare la regalità, racconta come i Savoia organizzarono le Regge del Regno d'Italia.

La terza sezione è interamente dedicata a Napoli, città cui i Savoia dedicarono una particolare attenzione.

Nella quarta sezione alcune realizzazioni della bottega degli orafi Castellani per la regina Margherita e un suo splendido abito proveniente da Palazzo Mocenigo di Venezia, raccontano il ruolo della prima regina d'Italia come protagonista d'una moda nazionale.

L’ultima sezione della mostra racconta, infine, I Palazzi e le Ville che non sono più del Re e cioè la progressiva dismissione di un'ampia parte delle Regge da parte di Vittorio Emanuele III negli anni della Prima guerra mondiale, prima con il loro uso quali ospedali e poi con la loro trasformazione in spazi museali o caserme.

La mostra si chiude con l'esposizione del Trono dei re d'Italia, proveniente dai depositi del Palazzo del Quirinale e di una armatura da corazziere proveniente dalla caserma “Negri di Sanfront”, ancora oggi sede del Reggimento. La sala è allestita, inoltre, con gli arazzi delle storie di Scipione, anch'essi in prestito dal Quirinale. (da)

        L’opera del 1880 «Il Genio d’Italia», olio su tela del pittore brasiliano Pedro Americo

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da: http://www.regione.piemonte.it/repository/pnews/newsletter/2017/12.pdf

 

 

Intesa per il collegamento sciistico Alagna-Gressoney

 

 

Intesa per il collegamento sciistico Alagna-Gressoney


L’offerta turistica invernale della Valsesia sta per compiere un passo avanti con il completamento del collegamento fra i comprensori sciistici di Alagna e della valdostana Gressoney. L’accordo per realizzare il progetto è stato firmato lunedì 27 marzo nella sede della Regione a Torino dal vicepresidente del Piemonte con i rappresentanti della Provincia e della Camera di Commercio di Vercelli, dei Comuni di Alagna e Scopello e dell’Unione montana. Tramite Finpiemonte Partecipazioni viene promossa la sottoscrizione di un prestito obbligazionario convertibile emesso da Monterosa 2000 Spa per un importo massimo di 1,5 milioni, finalizzato alla fusione con Alpe di Mera e destinato alla conclusione del collegamento Alagna-Gressoney. Si tratta, ha commentato il vice presidente, di un ulteriore passo in avanti per lo sviluppo del sistema sciistico valsesiano, in quanto si potrà incrementare e valorizzare l’offerta turistica unendo nel nuovo comprensorio utenze e specialità diverse in un quadro organico che non potrà che favorire il turismo

 

da: http://www.regione.piemonte.it/repository/pnews/newsletter/2017/12.pdf

 

 

INAUGURATO IL MUSEO DI SAN PIETRO A COLLE DI VAL DELSA

 

 

INAUGURATO IL MUSEO DI SAN PIETRO A COLLE DI VAL D’ELSA
E’ stato inaugurato il nuovo Museo
San Pietro di Colle di Val d’Elsa, tra
Firenze e Siena, istituzione nata dalla
fusione di più collezioni e dalla siner-
gia tra una pluralità di soggetti della
capitale italiana del cristallo dopo
quasi un ventennio di chiusura.
L’ente è il risultato dell’unione del Museo Civico e di quello Diocesano con la Collezione del Conserva-
torio di San Pietro che diventa così anche la sede espositiva condivisa dalle istituzioni.
Alle loro opere, che comprendono testimonianze pittoriche del Trecento e Quattrocento senese, vanno a
sommarsi le donazioni della Collezione Walter Fusi e della Collezione Romano Bilenchi, che spingono
l’orizzonte fino al Novecento. Inoltre, il Museo Archeologico Ranuccio Bianchi Bandinelli stanno per
concludersi i lavori di rinnovo dell’allestimento; il Museo del Cristallo è al centro di una serie di inter-
venti finalizzati al suo prossimo rilancio.

INAUGURATO IL MUSEO DI SAN PIETRO A COLLE DI VAL D’ELSA

Museo di San Pietro, Colle di Val d’Elsa

 

E’ stato inaugurato il nuovo Museo San Pietro di Colle di Val d’Elsa, tra Firenze e Siena, istituzione nata dalla fusione di più collezioni e dalla sinergia tra una pluralità di soggetti della capitale italiana del cristallo dopo quasi un ventennio di chiusura.

L’ente è il risultato dell’unione del Museo Civico e di quello Diocesano con la Collezione del Conservatorio di San Pietro che diventa così anche la sede espositiva condivisa dalle istituzioni.

Alle loro opere, che comprendono testimonianze pittoriche del Trecento e Quattrocento senese, vanno a sommarsi le donazioni della Collezione Walter Fusi e della Collezione Romano Bilenchi, che spingono l’orizzonte fino al Novecento. Inoltre, il Museo Archeologico Ranuccio Bianchi Bandinelli stanno per concludersi i lavori di rinnovo dell’allestimento; il Museo del Cristallo è al centro di una serie di interventi finalizzati al suo prossimo rilancio.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19182 - 25 Marzo 2017

 

 

CONVITE para a apresentao da Viagem nos TOP da Italia eno-gastronomica

 

 

CONVITE para a apresentação da “Viagem nos TOP da Italia eno-gastronomica”

segunda-feira dia 20 de março de 2017 as 18:30
no auditório do Vega Luxury Mall do SCN Quadra 1 – Bloco D – Asa Norte – Brasilia (DF)
 
A viagem do próximo outubro 2017 acontecerá entre as datas 11 e 23. Iniciando em Roma e finalizando em Milão. Incluirá territórios e vinhos como: Barolo (Piemonte), Amarone della Valpolicella (Veneto), Brunello di Montalcino (Toscana), visita a vinícola Berlucchi em Franciacorta (Lombardia) e as Cantine Ferrari em Trento (Trentino Alto Adige). Na gastronomia, entre os outros, o Tartufo de Alba (Piemonte), de San Miniato (Toscana) e de Gubbio (Umbria). A Festa do Chocolate na Eurochocolate de Perugia (Umbria).
Visita em “primeira mão” F.I.CO (Fabrica Italiana Contadina) Eataly World em Bologna. Trata-se de um “parque alimentar” aonde a comida e contada do nascimento até a finalização, passando da sua transformação. Uma espécie de “paraiso dos gourmets dedicado a celebração da biodiversidade italiana” http://eatalyworld.it 

 

 

Il monte piatto pi famoso al mondo in realt un dedalo di rocce e gole profonde

 

 

Il monte piatto più famoso al mondo in realtà è 

un dedalo di rocce e gole profonde

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Pubblicato il 16/03/2017
Ultima modifica il 16/03/2017 alle ore 07:16
NOEMI PENNA

Ha ispirato Sir Arthur Conan Doyle a scrivere il suo romanzo The lost world, nel 1912, e guardando queste foto si può intuire il perché. Il Roraima, Mãe dos Ventos, è una terra dai contrasti spettacolari, dove la natura domina incontrastata tra i monti, i fiumi e le foreste dell'Amazzonia. 

 

Questo monte piatto, con le pareti a strapiombo, geologicamente viene definito tepui e sulla sua sommità, a 2800 metri d'altezza, s'incontrano i confini di Venezuela, Brasile e Guyana. La sua cima spesso è circondata dalle nuvole, il che rende ancora più suggestivo e magico il paesaggio. 

 

 

Ancora oggi la superficie dei tepui non è stata completamente esplorata: è estremamente difficile raggiungere certe zone a causa dei ripidi sentieri che bisogna percorrere ma anche per le forti piogge tropicali che imperversano quasi tutti i giorni. E anche se potrebbe sembrare «piatto», in realtà l'altopiano è un labirinto di rocce con innumerevoli gole, profonde anche centinaia di metri. 

Un territorio unico nel suo genere, quasi isolato dal tempo e dal resto del mondo, su cui sono state rinvenute piante carnivore e altre specie vegetali e animali (come delle minuscole rane nere vertebrate) che altrove non esistono, probabilmente perché estinte da tempo. 

 

Il monte Roraima è il più alto della catena Pakaraima degli altipiani dell'America Latina e le sue formazioni rocciose sono considerate fra le più antiche della Terra, risalenti a due miliardi di anni fa, al periodo Precambriano. Il punto più alto è la Roccia Maverick: si trova a 2810 metri di quota ed è protetta da delle scogliere alte 400 metri. 

 

 

Insomma, un luogo che va oltre l'immaginazione, tanto da aver alimentato nei secoli decine di storie e leggende. Nel racconto di Doyle i primi esploratori ad aver messo piede sulla cima del Roraima si sono trovati davanti i dinosauri. Secondo gli Indios, invece, nell’antichità al posto dell'altopiano c'era un'enorme pianura con grandi distese di acqua, ricoperta da una rigogliosa foresta, ricca di flora e fauna… un paradiso terrestre, scelto dagli Dei per abitarci. Non a caso tepui significa proprio «Casa degli Dei». 

 

 

  

da: http://www.lastampa.it/2017/03/16/societa/viaggi/mondo/il-monte-piatto-pi-famoso-al-mondo-in-realt-un-dedalo-di-rocce-e-gole-profonde-eoOJOuhlKT3QXSdRdD6fdN/pagina.html

 

 

A FIRENZE IL SALONE INTERNAZIONALE DELLARCHEOLOGIA E DEL TURISMO CULTURALE

 

 

 

A FIRENZE IL SALONE INTERNAZIONALE
DELL’ARCHEOLOGIA E DEL TURISMO CULTURALE
Dal 17 al 19 febbraio torna al Palacongressi “tourismA”, il salone internazionale organizzato da Archeo-
logia Viva, con 240 relatori, oltre 30 convegni, 100 espositori da tutto il mondo. Dopo il successo delle
edizioni precedenti, torna per il terzo anno consecutivo “tourismA”, il Salone Internazionale dell'Archeo-
logia e del Turismo Culturale, al Palazzo dei Congressi di Firenze da venerdì 17 a domenica 19 febbraio
(con inaugurazione la sera del 16 ). L’ospite d'onore è l'Egitto celebrato da un testimonial d'eccezione, il
noto archeologo Zahi Hawass che aprirà la manifestazione con un convegno interamente dedicato alla
tanto discussa figura di Tutankhamon. Cresce intanto l'attesa per la copia esatta della celebre camera
funeraria del “faraone bambino”, ricostruita in scala 1:1 e visitabile per tutti i giorni di “tourismA”.
Spetterà invece al Ministro dei Beni e delle Attività Culturale e del Turismo consegnare a Piero Angela
l'ambito premio speciale “R. Francovich” per il suo impegno nella divulgazione scientifica. Altri protago-
nisti di tourismA 2017 sono i Longobardi, con lo storico Franco Cardini che rivede - e corregge - la loro
cattiva nomea di distruttori. Omaggio doveroso anche ai “padroni di casa” gli Etruschi, questa volta con
una scoperta sconvolgente in Valdichiana che fa parlare addirittura di... sacrifici umani.
Partecipa anche l’Università di Firenze con il Rettore Luigi Dei ad aprire le comunicazioni sulle ricerche
dell’Ateneo fra Oriente e Africa. Poi il fascino misterioso della Preistoria d’Italia: quando e come fu
popolata la Penisola? Ne parleranno gli esperti di sei diversi atenei che da decenni svolgono indagini nel
settore. Inoltre, per la prima a Firenze, arriva Ötzi, l’Uomo del Similaun, che non cessa di stupire con le
notizie fornite dallo studio della sua mummia e che verranno presentate in anteprima a “tourismA” dal
Museo dell’Alto Adige. Spazio anche alle ultime scoperte a Pompei illustrate direttamente dal soprinten-
dente Massimo Osanna. Tra speranze di rinascita e cronache di distruzione, si parlerà dello stato dei beni
culturali in Iraq e Siria (con le ultime da Palmira). Tanti i nomi della divulgazione storico- archeologica a
corredare il ricco programma. Sarà Valerio Massimo Manfredi a farci rivivere i terribili momenti della
battaglia di Teutoburgo, mentre sapremo qualcosa di più delle donne nell’antica Roma grazie all'interven-
to di Marisa Ranieri Panetta. La ministra greca della cultura Lydia Koniordou sarà presente insieme a
Louis Godart, consigliere culturale del Capo dello Stato, per sostenere la causa della restituzione ad
Atene dei marmi del Partenone che sono al British Museum.
Mentre il gran finale toccherà ad Alberto Angela che parlerà di Leonardo e la Gioconda.
“TourismA” è anche una grande occasione per parlare di parchi, musei e turismo culturale con proposte
di nuovi tour nei Paesi mediterranei più ricchi di testimonianze del passato: saranno presenti Egitto, Gior-
dania, Turchia, Croazia, Cipro, Algeria. Per la Croazia interverrà il Ministro del Turismo Gari Cappelli
per presentare il nuovissimo Museo di Lussino dedicato alla preziosa statua greca dell’Apoxyomenos (a
“tourisma” verrà esposta la fedele copia in bronzo) a suo tempo restaturata dall’Opificio delle Pietre
Dure. A grande richiesta è stata ampliata infine la proposta di Archeolaboratori per grandi e piccoli, dove
sarà possibile simulare lo scavo di una tomba etrusca, sperimentare la scheggiatura della pietra e l’accen-
sione del fuoco, praticare l’antica arte della tessitura, scrivere in geroglifico, giocare alla longobarda.
Soddisfatto il direttore della manifestazione, Piero Pruneti: «In tempi di crisi profonda, “tourismA”
rappresenta una realtà culturale e fieristica in piena espansione. Abbiamo creato, anche grazie alla colla-
borazione di FirenzeFiera e sotto l’egida del Comune di Firenze, il più importante evento europeo dedica-
to alla promozione dei beni culturali e ambientali».

A FIRENZE IL SALONE INTERNAZIONALE DELL’ARCHEOLOGIA E DEL TURISMO CULTURALE

 

Dal 17 al 19 febbraio torna al Palacongressi “tourismA”, il salone internazionale organizzato da Archeologia Viva, con 240 relatori, oltre 30 convegni, 100 espositori da tutto il mondo. Dopo il successo delle edizioni precedenti, torna per il terzo anno consecutivo “tourismA”, il Salone Internazionale dell'Archeologia e del Turismo Culturale, al Palazzo dei Congressi di Firenze da venerdì 17 a domenica 19 febbraio (con inaugurazione la sera del 16 ). L’ospite d'onore è l'Egitto celebrato da un testimonial d'eccezione, il noto archeologo Zahi Hawass che aprirà la manifestazione con un convegno interamente dedicato alla tanto discussa figura di Tutankhamon. Cresce intanto l'attesa per la copia esatta della celebre camera funeraria del “faraone bambino”, ricostruita in scala 1:1 e visitabile per tutti i giorni di “tourismA”.

Spetterà invece al Ministro dei Beni e delle Attività Culturale e del Turismo consegnare a Piero Angela l'ambito premio speciale “R. Francovich” per il suo impegno nella divulgazione scientifica. Altri protagonisti di tourismA 2017 sono i Longobardi, con lo storico Franco Cardini che rivede - e corregge - la loro cattiva nomea di distruttori. Omaggio doveroso anche ai “padroni di casa” gli Etruschi, questa volta con una scoperta sconvolgente in Valdichiana che fa parlare addirittura di... sacrifici umani.

Partecipa anche l’Università di Firenze con il Rettore Luigi Dei ad aprire le comunicazioni sulle ricerche dell’Ateneo fra Oriente e Africa. Poi il fascino misterioso della Preistoria d’Italia: quando e come fu popolata la Penisola? Ne parleranno gli esperti di sei diversi atenei che da decenni svolgono indagini nel settore. Inoltre, per la prima a Firenze, arriva Ötzi, l’Uomo del Similaun, che non cessa di stupire con le notizie fornite dallo studio della sua mummia e che verranno presentate in anteprima a “tourismA” dal Museo dell’Alto Adige. Spazio anche alle ultime scoperte a Pompei illustrate direttamente dal soprintendente Massimo Osanna. Tra speranze di rinascita e cronache di distruzione, si parlerà dello stato dei beni culturali in Iraq e Siria (con le ultime da Palmira). Tanti i nomi della divulgazione storico- archeologica a corredare il ricco programma. Sarà Valerio Massimo Manfredi a farci rivivere i terribili momenti della battaglia di Teutoburgo, mentre sapremo qualcosa di più delle donne nell’antica Roma grazie all'intervento di Marisa Ranieri Panetta. La ministra greca della cultura Lydia Koniordou sarà presente insieme a Louis Godart, consigliere culturale del Capo dello Stato, per sostenere la causa della restituzione ad Atene dei marmi del Partenone che sono al British Museum.

Mentre il gran finale toccherà ad Alberto Angela che parlerà di Leonardo e la Gioconda.

“TourismA” è anche una grande occasione per parlare di parchi, musei e turismo culturale con proposte di nuovi tour nei Paesi mediterranei più ricchi di testimonianze del passato: saranno presenti Egitto, Giordania, Turchia, Croazia, Cipro, Algeria. Per la Croazia interverrà il Ministro del Turismo Gari Cappelli per presentare il nuovissimo Museo di Lussino dedicato alla preziosa statua greca dell’Apoxyomenos (a “tourisma” verrà esposta la fedele copia in bronzo) a suo tempo restaturata dall’Opificio delle Pietre Dure.

A grande richiesta è stata ampliata infine la proposta di Archeolaboratori per grandi e piccoli, dove sarà possibile simulare lo scavo di una tomba etrusca, sperimentare la scheggiatura della pietra e l’accensione del fuoco, praticare l’antica arte della tessitura, scrivere in geroglifico, giocare alla longobarda.

Soddisfatto il direttore della manifestazione, Piero Pruneti: «In tempi di crisi profonda, “tourismA” rappresenta una realtà culturale e fieristica in piena espansione. Abbiamo creato, anche grazie alla collaborazione di FirenzeFiera e sotto l’egida del Comune di Firenze, il più importante evento europeo dedicato alla promozione dei beni culturali e ambientali».

 

        

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 18833 - 9 Febbraio 2017

 

 

TOUR ENO-GASTRONOMICO DA ITALIA - MAIO 2017

 

 

TOUR ENO-GASTRONOMICO

CONVITE: Tour da Itália ENO-GASTRONÔMICA - Maio 2017

Segunda-feira dia 7 de novembro as 18:30 no auditório do Vega Luxury Mall do SCN – quadra 1 – lote D – Asa Norte – Brasília (DF)

Devido o sucesso do Tour das Vinícolas Zonin de outubro 2015, será repetido em maio 2017. Trocando o outono com a primavera italiana. E fazendo o trajeto ao contrário, iniciando no Sul e finalizando no Norte!
Para conhecer as vinícolas (Tenutas) que serão visitadas, acessar este link: www.casavinicolazonin.it/tenute-zonin

Copyright © 2016 Parlando Italiano, All rights reserved.
Você está recebendo esse e-mail por ter participado das atividades com Antonello Monardo.

 

Antonello Monardo: TOUR ENO-GASTRONOMICO DA ITALIA - MAIO 2017

TOUR ENO-GASTRONOMICO DA ITALIA - MAIO 2017


Caros Amigas e Amigos,

devido o sucesso do Tour das Vinícolas Zonin de outubro 2015, será repetido em maio 2017. Trocando o outono com a primavera italiana. E fazendo o trajeto ao contrário, iniciando no Sul e finalizando no Norte!  

Como o outro será “excecional”, seja no período (14 dias) que no percurso (praticamente toda a Italia).

O “foco” desta viagem são as “Tenutas” da empresa Zonin, que são espalhadas em todas a Italia, claramente, juntamente a outras atividades locais.

O início da viagem será no domingo 07/05/17 em Catania (Sicília) e finalizará, domingo 21/05 no Veneto
Acontecerá nas seguintes regiões italianas: Sicília, Puglia, Toscana, Piemonte, Lombardia, Friuli e Veneto.

Visitando, degustando e almoçando em 9 diferentes vinícolas!

Estamos aceitando a pre-reserva, breve enviaremos os detalhes e valores da viagem.

 

Para conhecer as vinícolas (Tenutas) que serão visitadas, acessar este link: www.casavinicolazonin.it/tenute-zonin

e olhar este vídeo: www.youtube.com/watch?v=Gh67G1Ubgz0

Para ter uma ideia do modelo da viagem podem acessar estes dois vídeo sobre as Tenutas e atividades:

 

Abraços.

logo parlando pequeno

 

Antonello Monardo

 

www.parlandoitaliano.com.br

Tel. (61) 9971.7349 – 3425.3566

 

 

 

La Cultura del Tartufo candidata come patrimonio Unesco

La Cultura del Tartufo candidata come patrimonio Unesco

Categoria:
Pubblicato:23/09/2016

La candidatura della cultura del tartufo quale patrimonio immateriale dell’umanità, avanzata dall’Associazione Nazionale Città del Tartufo insieme al Centro Nazionale Studi Tartufo, è stata presentata venerdì 23 settembre presso la Sala Giunta regionale alla presenza dell’assessora regionale alla Cultura e al Turismo, Antonella Parigi, con la relazione di Giancarlo Grimaldi, rettore dell’Università di Scienze gastronomiche, e di Stefano Colmo, responsabile delle Relazioni istituzionali di Slow Food e segretario generale della Fondazione Terra Madre.

L’Unesco ha redatto nel 2003 la prima lista mondiale dei patrimoni culturali orali e immateriali. Essi sono “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how, come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi” e rappresentano un elemento fondamentale distintivo della cultura e dell’identità di una comunità e di un territorio. L’obiettivo della candidatura, che prende il nome di Cultura del Tartufo, è quello di certificare e formalizzare, difendere e tramandare il “mito del tartufo”, non solo come frutto dall’inestimabile valore, ma simbolo di una storia di rapporti tra uomo, natura, animale e tradizione. La candidatura negli anni è stata portata avanti dal Centro Nazionale Studi Tartufo che ha sede ad Alba e dall’Associazione nazionale Città del tartufo con due importanti partner scientifici quali l’Università di Scienze gastronomiche e l’Università di Siena. Si sono volute documentare e analizzare antropologicamente le conoscenze orali e gestuali e le narrazioni connesse al tartufo attraverso interviste etnografiche raccolte in molte regioni italiane, dal Piemonte alla Campania, passando per la Lombardia, la Toscana e l’Umbria negli ultimi venticinque anni, completate dalla ricerca bibliografica e d’archivio. La ricerca del tartufo è un patrimonio complesso di saperi, di tradizioni, di convenzioni non scritte che nascono come pratica di raccolta per diventare molto di più. Il Piemonte oltre ad annoverare 4000 cercatori paganti ha una rete di tartufaie didattiche o sperimentali disseminate su tutto il territorio.

La candidatura del tartufo a patrimonio immateriale Unesco ha un'importanza rilevante in termini di ampiezza territoriale. Tredici le regioni coinvolte, che condividono gli stessi valori culturali che sottendono al riconoscimento del tartufo come simbolo di unicità e contemporaneamente di unità nazionale, dal Piemonte alla Sicilia. L'assessora Parigi, ha spiegato quanto sia "grande la soddisfazione per il contributo messo a disposizione dal territorio piemontese, forte della sua tradizione e dell'attività di ricerca. L'Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e la Fiera del tartufo bianco di Alba sono eccellenze internazionali".

Donatella Actis

donatella.actis@regione.piemonte.it

 

da: http://www.regione.piemonte.it/pinforma/turismo/666-la-cultura-del-tartufo-candidata-come-patrimonio-unesco.html

 

 

LEgitto a due passi da Lecco: il mistero delle piramidi di Montevecchia

13/09/2016

L’Egitto a due passi da Lecco: il mistero delle piramidi di Montevecchia

NOEMI PENNA 

Quando si parla di piramidi si pensa subito all’Egitto, ai faraoni, al maestoso mondo antico cullato dal Nilo. Eppure non troppo lontano dal fiume Adda la vegetazione nasconde qualcosa che proprio non ti aspetti: tre piramidi a gradoni, con lo stesso orientamento e inclinazione. Base, lati e pendenza di queste strutture sono identiche, una coincidenza quasi impossibile in natura, che alimenta il mistero delle piramidi di Montevecchia, a Rovagnate

 

 

Siamo in Val Curone, a quindici chilometri da Lecco, ma queste tre formazioni collinari ricordano la Piana di Giza. Apparentemente sembrano tre colline ma l’osservazione satellitare svela qualcosa di più enigmatico, come il posizionamento che ricorda le tre stelle della cintura di Orione. Gli egizi creavamo sempre un filo conduttore con il cielo per le loro piramidi, per permettere ai defunti di ritrovare la via di casa. E queste piramidi sarebbero state realizzate proprio a scopo religioso e non per finalità agricole, visto che quel terreno non può essere coltivato.  

Nella zona sono state trovate le tracce del più antico insediamento preistorico lombardo. E pare che la piramide centrale, detta Belvedere Cereda, fosse un sito astronomico utilizzato dai Celti ancor prima dell’arrivo dei Romani. Oggi le piramidi sono custodite all’interno di un parco regionale e si possono trovare alla terza tappa del percorso naturalistico dei Prati Magri, di facile percorrenza, a piedi o in bici.  

 

 

http://www.lastampa.it/2016/09/13/societa/viaggi/italia/legitto-a-due-passi-da-lecco-il-mistero-delle-piramidi-di-montevecchia-PRCvt23T7qJMbyvRnWRMqI/pagina.html

 

 

Craco, la citt fantasma che ha stregato il cinema

05 settembre 2016

Craco, la città fantasma che ha stregato il cinema

 

Arrivare a Craco - il paese fantasma in provincia di Matera abbandonato dopo una frana disastrosa, nel 1963, seguita da altri smottamenti - dà la stessa emozione che devono aver provato i registi che l'hanno scelta come set.

Una meraviglia per migliaia di turisti (circa 12mila nel 2015) che si spingono fin qui e che trovano un paese che non vuol morire.

Francesco Rosi girò a Craco alcune scene del suo Cristo si è fermato a Eboli e l'immagine del paese finì sul manifesto del film. Si può ancora vedere l'ampio scenario che si apre a valle del paese e il 'larghetto' dove due confinati, colleghi di Carlo Levi, impersonato da un grande Gian Maria Volontè, si trovano a turno per pranzare. Colpisce subito la torre normanna, pare costruita intorno all'anno 1000, che ha resistito solidissima (soltanto un fulmine, tempo fa, ha scheggiato un angolo): alta 20 metri, con mura enormi, domina una valle piena di calanchi.

Ha folgorato anche Mel Gibson, che ha ambientato qui la scena finale di The Passion (2004) con il suicidio di Giuda. E si può ritrovare Craco anche in Basilicata coast to coast (2010) di Rocco Papaleo. E' stato girato a Craco anche un film horror americano, mai proiettato finora in Italia.

Craco si può ritrovare anche visitandola: basta acquistare la 'Craco card daily', a poca distanza dell'abitato abbandonato, dove vivono una trentina di crachesi trasferiti dopo la frana; altre poche centinaia risiedono in pianura, ad alcuni chilometri, a Craco Peschiera. In attesa dei visitatori che arriveranno nei prossimi anni a Matera, Capitale europea della cultura 2019 (foto di Nicola Cavallera)

 

da: http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/09/05/foto/craco_citta_fantasma_basilicata-147223158/?ref=HRESS-10#1

 

 

INAUGURATA NEL TEMPIO DI GIUNONE DI AGRIGENTO LA MOSTRA ARCHEOLOGICA LA VIA DEI SEPOLCR

 

 19/09/2016 - 15.40

INAUGURATA NEL TEMPIO DI GIUNONE DI AGRIGENTO LA MOSTRA ARCHEOLOGICA “LA VIA DEI SEPOLCRI”

 

INAUGURATA NEL TEMPIO DI GIUNONE DI AGRIGENTO LA MOSTRA ARCHEOLOGICA “LA VIA DEI SEPOLCRI”

AGRIGENTO\ aise\ - In un'atmosfera di struggente incanto, complice la luna piena ad illuminare tutta la Valle dei Templi, venerdì scorso, in un gioco di luci soffuse, di odori e religiosa sonorità, è stata inaugurata presso il Tempio di Giunone ad Agrigento la mostra archeologica “La Via dei Sepolcri. Agrigento nella prima età cristiana”. Un itinerario guidato alla scoperta della necropoli paleocristiana che alla fine dell'età antica occupò la collina dei Templi. 
La mostra accompagna verso la scoperta della città cristiana, attraverso un'inedita rivisitazione dei monumenti della Valle, seguendo la trasformazione subita nei secoli ad opera del Cristianesimo, dell'uomo e del tempo stesso. Tante le autorità presenti alla cerimonia d'inaugurazione, partecipata da un attento pubblico proveniente da ogni parte d'Italia e dall'estero.
"Questa mostra offre un’ulteriore opportunità di arricchimento dell'immenso valore del nostro straordinario sito - ha sottolineato nel suo discorso di benvenuto Giuseppe Parello, direttore del Parco regionale della Valle dei Templi - in quanto svela ai tanti turisti angoli rimasti ad oggi sconosciuti ai più". Ha poi ringraziato le tante maestranze che hanno contribuito alla migliore riuscita della mostra il cui allestimento, come pure la comunicazione, sono stati curati dalla One Group, società dell'Aquila.
Lo staff delle archeologhe del Parco Maria Serena Rizzo, Valentina Caminneci e Concetta Parello, curatrice della Mostra, hanno accompagnato i visitatori lungo il percorso, rendendoli partecipi dell'importanza culturale dell'intervento in quanto apre ai turisti una nuova via di approfondimento e conoscenza della nostra storia. Il nuovo percorso archeologico si snoda lungo le mura meridionali, con le tombe ad arcosolio, fino alla Grotta Fregapane e agli ipogei minori nel Giardino di Villa Aurea, per terminare davanti al Tempio della Concordia. 
La magica serata si è conclusa con una straordinaria performance dell'attore Ettore Gambino che ha proposto una drammatizzazione della figura di Gregorio, santo vescovo agrigentino ricordato tra l'altro per aver trasformato il Tempio della Concordia in Basilica dedicata ai Santi Pietro e Paolo.
La Valle dei Templi, con i suoi 1300 ettari di estensione, è una vasta area archeologica con un ottimo stato di conservazione. L’area corrisponde all’antica Akragas, monumentale nucleo originario di Agrigento. Attualmente Parco Archeologico Regionale, dal 1997 è stata riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Di straordinaria suggestione, è il sito archeologico più grande del mondo. (goffredo palmerini\aise) 

           

da: http://www.aise.it/mostre/inaugurata-nel-tempio-di-giunone-di-agrigento-la-mostra-archeologica-la-via-dei-sepolcri/71010/1/1/3239

                 

                

Saint Vincent: Uma maravilha do Valle DAosta

 

Saint Vincent

Uma maravilha do Valle D’Aosta

Pequena comuna italiana da região de Valle D’Aosta, situada nos Alpes, na divisa com a França e a Suíça, Saint Vincent é uma cidadezinha cercada por montanhas e famosa pelo “Casino de la Vallée”, um dos maiores e mais renomados casinos da Europa.

Também é conhecida pelas Termas, que surgiram inicialmente como resultado do descobrimento das águas terapêuticas, e que, hoje, se consolidaram em um grande Spa, visitado por turistas de todo o mundo. No verão, são organizados shows e espetáculos na praça principal da cidade, que, por sua vez, também não deixa de ser atrativa no inverno, inclusive para os esquiadores e alpinistas.

No seu entorno existem, aproximadamente, 12 castelos medievais. Alguns se tornaram museus e são abertos ao público, sendo repletos de história e possibilitando uma verdadeira viagem no tempo.

A riqueza da gastronomia de Saint Vincent fica por conta dos famosos pratos típicos valdostanos, com o tradicional menu de sopas e polentas, elaboradas com os deliciosos queijos da região, carnes e salames, sempre acompanhados dos excelentes vinhos locais.

 

da: Câmara de Comércio Italiana de Minas Gerais - Saint Vincent

 

 

 

UNA DOZZINA DI MUSEI SARANNO UNUNICA ENTIT

 

 

“UNA DOZZINA DI MUSEI SARANNO UN’UNICA ENTITÀ”
Eike Schmidt è stato nominato direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze
È il primo non italiano a dirigerlo da quando il museo aprì al pubblico nel 1765
Direttore degli Uffizi da un anno, quali cambiamenti?
«Il mio progetto è la riforma di una dozzina di musei che si fonderanno in un’unica entità. Il ministro
Franceschini ha decretato che gli Uffizi e i vari musei di Palazzo Pitti dovrebbero diventare tutti un solo
museo: inclusi la Galleria degli Uffizi, il Gabinetto Disegni e Stampe, il corridoio del Vasari, e a Palazzo
Pitti la Galleria Palatina, il Museo degli Argenti (recentemente rinominato Il Tesoro dei Granduchi), il
Museo della Porcellana, il Museo della moda e del costume, il Museo d’arte moderna, il Museo delle
Carrozze, il Museo degli Arazzi e i Giardini di Boboli».
Come gestirà questo cambiamento?
«Negli ultimi nove mesi tutti questi musei si sono fusi in unità funzionali, e gli uffici con compiti che si
sovrapponevano sono stati ricondotti a un’unica amministrazione centrale. I visitatori vedranno i risultati
entro fine anno. Avremo un solo dipartimento dedicato alle mostre invece di molti. E ho anche fondato
una nuova divisione per la comunicazione digitale. Ci siamo ripresi l’indirizzo web www.uffizi.it perché
lo usavano altri, e abbiamo riaffittato il dominio. Abbiamo subito aperto un sito basico e stiamo lavoran-
do per metterne su uno completo che sarà lanciato il prossimo inverno. Per connetterci con i più giovani
abbiamo appena lanciato @UffiziGalleries su Twitter e Instagram, e abbiamo immediatamente avuto
oltre 2000 persone che ci seguono. È un grande inizio».
Quanti visitatori avete ogni anno?
«3,4 milioni, di cui circa 2 agli Uffizi, e un po’ più di 1,4 milioni per i Giardini di Boboli e Palazzo Pitti».
Sarà possibile avere un solo biglietto per visitare tutto?
«Sì, ma si può passare un intero giorno agli Uffizi e non vedere nulla, così faremo biglietti personalizzati
e anche uno cumulativo».
La code a volte durano ore...
«Con la tecnologia può essere risolto. Stiamo lavorando con il dipartimento dei sistemi informativi del-
l’università de L’Aquila a un modello per gestire elettronicamente i flussi di pubblico. È un sistema com-
parabile a quelli usati per i trasporti di massa come gli aerei».
Perché la coda è così lunga?
«Perché insieme alla galleria dell’Accademia siamo il museo più visitato per superficie, ma la struttura
del corridoio con le stanze adiacenti non è una struttura museale. Fu pianificata per essere usata come uf-
fici, non è stata pensata per il turismo di massa. Ma è adattabile e può essere gestita meglio usando la tec-
nologia per la gestione dei flussi che speriamo di avviare sperimentalmente la prossima estate e di mette-
re a punto nel 2018».
Pensa di aggiungere spazi espositivi?
«Abbiamo in programma di aggiungere ulteriore spazio espositivo ricavato dagli interni del vecchio edi-
ficio. Il progetto dei “Nuovi Uffizi” è cominciato nel 2006 ed è giunto oltre la metà, ma ora procederemo
molto più in fretta grazie ai 58 milioni di euro stanziati dal governo per portarlo a termine».

“UNA DOZZINA DI MUSEI SARANNO UN’UNICA ENTITÀ”

 

Eike Schmidt è stato nominato direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze Galleria degli Uffizi.jpg

È il primo non italiano a dirigerlo da quando il museo aprì al pubblico nel 1765


Direttore degli Uffizi da un anno, quali cambiamenti?

«Il mio progetto è la riforma di una dozzina di musei che si fonderanno in un’unica entità.

Il ministro Franceschini ha decretato che gli Uffizi e i vari musei di Palazzo Pitti dovrebbero diventare tutti un solo museo: inclusi la Galleria degli Uffizi, il Gabinetto Disegni e Stampe, il corridoio del Vasari, e a Palazzo Pitti la Galleria Palatina, il Museo degli Argenti (recentemente rinominato Il Tesoro dei Granduchi), il Museo della Porcellana, il Museo della moda e del costume, il Museo d’arte moderna, il Museo delle Carrozze, il Museo degli Arazzi e i Giardini di Boboli».

Come gestirà questo cambiamento?

«Negli ultimi nove mesi tutti questi musei si sono fusi in unità funzionali, e gli uffici con compiti che si sovrapponevano sono stati ricondotti a un’unica amministrazione centrale. I visitatori vedranno i risultati entro fine anno. Avremo un solo dipartimento dedicato alle mostre invece di molti. E ho anche fondato una nuova divisione per la comunicazione digitale. Ci siamo ripresi l’indirizzo web www.uffizi.it perché lo usavano altri, e abbiamo riaffittato il dominio. Abbiamo subito aperto un sito basico e stiamo lavorando per metterne su uno completo che sarà lanciato il prossimo inverno. Per connetterci con i più giovani abbiamo appena lanciato @UffiziGalleries su Twitter e Instagram, e abbiamo immediatamente avuto oltre 2000 persone che ci seguono. È un grande inizio».

Quanti visitatori avete ogni anno?

«3,4 milioni, di cui circa 2 agli Uffizi, e un po’ più di 1,4 milioni per i Giardini di Boboli e Palazzo Pitti».

Sarà possibile avere un solo biglietto per visitare tutto?

«Sì, ma si può passare un intero giorno agli Uffizi e non vedere nulla, così faremo biglietti personalizzati e anche uno cumulativo».

La code a volte durano ore...

«Con la tecnologia può essere risolto. Stiamo lavorando con il dipartimento dei sistemi informativi dell’università de L’Aquila a un modello per gestire elettronicamente i flussi di pubblico. È un sistema comparabile a quelli usati per i trasporti di massa come gli aerei».

Perché la coda è così lunga?

«Perché insieme alla galleria dell’Accademia siamo il museo più visitato per superficie, ma la struttura del corridoio con le stanze adiacenti non è una struttura museale. Fu pianificata per essere usata come uffici, non è stata pensata per il turismo di massa. Ma è adattabile e può essere gestita meglio usando la tecnologia per la gestione dei flussi che speriamo di avviare sperimentalmente la prossima estate e di mettere a punto nel 2018».

Pensa di aggiungere spazi espositivi?

«Abbiamo in programma di aggiungere ulteriore spazio espositivo ricavato dagli interni del vecchio edificio. Il progetto dei “Nuovi Uffizi” è cominciato nel 2006 ed è giunto oltre la metà, ma ora procederemo molto più in fretta grazie ai 58 milioni di euro stanziati dal governo per portarlo a termine».

I visitatori vanno nei musei per vedere icone come la Gioconda al Louvre per esempio. Quali sono le icone degli Uffizi?

«Le opere di Botticelli (La nascita di Venere e la Primavera), insieme con quelle di Leonardo, Raffaello e Michelangelo. Anche i ritratti di Piero della Francesca del Duca di Urbino e di sua moglie sono vere icone, non solo del nostro museo ma della storia dell’arte».

L’arte contemporanea ha un ruolo predominante in tutto il mondo. Come spiega le folle agli Uffizi?

«Le tendenze evolvono in modi diversi. I primi vittoriani si interessavano ad artisti contemporanei ora completamente dimenticati, e a quel tempo la gente metteva assieme fantastiche collezioni di antichi maestri. In un certo senso siamo in una situazione paragonabile. I nuovi ricchi si distinguono grazie all’arte contemporanea, particolarmente in America, ma nel XIX secolo l’interesse per gli antichi maestri tornò in auge molto in fretta. Noti artisti contemporanei visitano gli Uffizi praticamente ogni giorno e hanno il più grande rispetto per gli antichi maestri. A Firenze le mostre degli antichi maestri hanno più successo di quelle degli artisti contemporanei. Firenze è uno dei pochi posti sul pianeta dove possiamo assistere a questo sorprendente fenomeno».

Intende vendere alcune delle grandi opere che ha in magazzino?

«È sbagliato vendere opere d’arte perché servono soldi. Vendere i pezzi migliori è autodistruttivo, e c’è una sorta di leggenda metropolitana sulle opere tenute in magazzino; il meglio è esposto e la seconda scelta è da qualche altra parte. In particolare dalla Seconda guerra mondiale decora uffici governativi, ambasciate, stazioni di polizia. È la terza scelta quella che resta in magazzino e si tratta di opere gravemente danneggiate».

Vuole comprare opere da aggiungere alla collezione?

«Sì. All’inizio di quest’anno ho comprato tre disegni, il mio primo acquisto, e ora stiamo per comprare un dipinto e una scultura. Non è facile trovare lo stesso livello di qualità necessario perché abbia senso ampliare la collezione. Nelle collezioni private a Firenze e in Italia ci saranno una dozzina o poco più di opere abbastanza importanti da un punto di vista storico e artistico da figurare negli Uffizi. Anche se avessimo tutto il denaro del mondo non potremmo comunque aggiungere molto».

Sarebbe troppo costoso comprare un Caravaggio o un Rembrandt?

«Ora come ora non ce lo possiamo permettere, ma paghiamo i conti con i nostri introiti e siamo già autosufficienti, e uno dei miei compiti è procedere in questo senso. In futuro spero di riuscire a creare un fondo per le acquisizioni per poter comprare le rare opere che occasionalmente si rendono disponibili sul mercato».

La sicurezza è una delle maggiori preoccupazioni al momento? 

«Naturalmente siamo molto attenti al tema della sicurezza, e dopo gli attacchi di Parigi ho chiesto ai nostri ingegneri e architetti cosa avremmo ancora potuto migliorare. Siamo costantemente in contatto con gli enti che si occupano di sicurezza e i Carabinieri hanno la loro base toscana a Palazzo Pitti, che è uno dei nostri edifici. Un’ottima cosa! La comunicazione è piuttosto rapida e possiamo collaborare velocemente e restare a stretto contatto su questi temi. Grazie al ministero degli Interni abbiamo le forze armate sulla piazza degli Uffizi 24 ore su 24, e sono forze speciali dell’antiterrorismo. Essenziali per prevenire un attacco. Essere sicuri al 100% è impossibile ma è cruciale fare tutto ciò che è umanamente possibile».

intervista di Alain Elkann

La Stampa, 28 agosto 2016

Traduzione di Carla Reschia


da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo

n. 25 del 28/09/04 n. 16786 - 29 Agosto 2016

 

 

 

VISITARE VILLA MEDICI

 


VISITARE VILLA MEDICI

L’Accademia di Francia a Roma propone un programma di visite guidate che, attraverso percorsi specifici, permette di accedere ai giardini e ai luoghi più belli di Villa Medici e di scoprire la sua storia e le sue missioni. Da martedì a domenica vengono organizzate le visite storiche (in italiano, francese e inglese), che mostrano i giardini e gli appartamenti, soffermandosi sugli aspetti storici, artistici e architettonici e ripercorrendo le vicende che hanno segnato Villa Medici e l’Accademia di Francia a Roma.

La domenica a Villa Medici è una nuova proposta che, attraverso due percorsi di visita, vuole aprire la villa ad altri pubblici e far conoscere la storia e le attività dell’Accademia di Francia a Roma.

La mattina è dedicata alle famiglie, con il percorso La Villa del Piccolo Ferdinando, mentre il pomeriggio il pubblico più interessato alla creazione artistica può partecipare al percorso I luoghi segreti della creatività.

La facciata verso il giardino

La visita guidata dei giardini e degli appartamenti dura circa un'ora e mezza nella quale si andrà alla scoperta di Villa Medici, della sua storia, dell'architettura e della sua collezione di opere d'arte.

La visita inizia con una descrizione della facciata che dà verso i giardini con i suoi bassorilievi romani, le copie raffinate di antiche sculture, il Mercurio del Giambologna, le opere contemporanee e i simboli legati alla storia medicea. Si prosegue attraverso la Loggiaverso l'Atelier del Bosco, ritratto in un celeberrimo quadro di Velasquez, per poi arrivare alla Gipsoteca, che accoglie la collezione delle copie di gesso realizzate in passato dai borsisiti.

Il gruppo dei Niobidi

La visita continua mostrando il Cabinet di Ferdinando de’ Medici ed il gruppo dei Niobidi, gruppo di statue creato da Balthus con delle copie in gesso di opere antiche e situato in uno dei carré del giardino. I visitatori hanno inoltre la possibilità di accedere alll'appartamento del Cardinale, riccamente affrescato da Jacopo Zucchi.

La passeggiata si conclude sul Belvedere che offre uno straordinario panorama su tutta Roma.

Informazioni e prenotazioni: visiteguidate@villamedici.it

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16614 - 1 Agosto 2016

 

 

Domani lEnit presenta eccellenze enogastronomiche italiane presso il Consolato italiano LItalia turistica alle Olimpiadi di Rio

 17 AGOSTO  2016

 

Domani l’Enit presenta eccellenze enogastronomiche italiane presso il Consolato italiano

L’Italia “turistica” alle Olimpiadi di Rio de Janeiro

Alla serata, l’ambasciatore d’Italia in Brasile Antonio Bernardini, il console a Rio Riccardo Battisti, il direttore esecutivo Enit Giovanni Bastianelli, esponenti della squadra azzurra ai Giochi e del Coni

 

RIO DE JANEIRO – Domani 18 agosto , in occasione dei Giochi della XXXI Olimpiade di Rio de Janeiro, l’Enit presenterà al mondo turistico brasiliano le eccellenze enogastronomiche italiane in una serata organizzata sulla splendida terrazza del Consolato italiano a Rio de Janeiro. Faranno parte della platea selezionata duecento ospiti tra Tour operator locali, giornalisti, rappresentanti dei media ed esponenti della cultura.

Saranno presenti l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Antonio Bernardini, il console italiano di Rio de Janeiro, Riccardo Battisti, il direttore Esecutivo dell'Enit, Giovanni Bastianelli, la presidente di Abav Rio de Janeiro (Associazione Brasiliana Agenzie di Viaggio) ed esponenti della squadra azzurra ai Giochi di Rio e del Coni.

Con l'organizzazione di questo evento l'Enit si propone di far crescere l’attenzione sullo stile di vita italiano e attrarre potenziali flussi turistici verso l'Italia facendo leva sulle sue eccellenze enogastronomiche delle Regioni italiane e sulle innumerevoli opportunità offerte al turista sportivo in location spettacolari e uniche al mondo.

L’Enit coglierà l’occasione conviviale per promuovere il territorio italiano attraverso la sua enogastronomia, infatti cibo e storia sono strettamente connessi, sapori e profumi raccontano a tavola cultura arte e tradizioni. Alcuni piatti della nostra tradizione gastronomica sono diventati il simbolo dell’Italia nel mondo e rappresentano già da soli il nostro brand e l'idea dello stile di vita italiano.

Il progetto vuole proporre, tra l'altro, itinerari turistici di tipo esperienziale, che mettano in primo piano le relazioni con i luoghi e le persone. Per portare nuova attenzione alla nostra Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale dell’umanità, per favorire la valorizzazione di territori ancora sconosciuti ai più.

Non da ultimo, il buon cibo, vuole ricordare come una sana alimentazione sia fonte di energia, forza e vitalità, ingredienti indispensabili per un corretto stile di vita e che, come ci dimostrano tutti gli atleti che stanno dando vita a questo grandioso spettacolo sportivo, se unito a impegno e determinazione non può che contribuire a raggiungere risultati vincenti.

L'obiettivo privilegiato è valorizzare la variegata offerta turistica del nostro Paese presso la stampa di settore e gli operatori turistici brasiliani, sfruttando la grande visibilità che le Olimpiadi offrono per promuovere al meglio il made in Italy. (Inform)

    

da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA   -   EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 - 00176 ROMA  - Tel. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail:inform@mclink.it

 

ANNO LV N. 157                    

 

Palio di Siena, vince la contrada della Lupa

16/08/2016 

 

Palio di Siena, vince la contrada della Lupa
Replicato il successo di luglio con il fantino Jonathan Bartoletti detto Scompiglio e la cavalla Preziosa Penelope
ANSA

 

La contrada della Lupa con il cavallo Preziosa Penelope montato da Jonathan Bartoletti detto Scompiglio ha vinto il Palio dedicato alla Madonna dell’Assunta.  

 

Con la vittoria di stasera la contrada della Lupa ha replicato il successo del 2 luglio facendo così “cappotto”, termine con cui si indica a Siena la doppia vittoria nei due palii dell’anno. Ma quello della Lupa è un “cappotto fotocopia”, visto che l’accoppiata cavallo-fantino, Jonathan Bartoletti detto Scompiglio su Preziosa Penelope, era la stessa che aveva trionfato a luglio. Il “cappotto” non si verificava dal 1997 con la doppia vittoria della Giraffa, ma quello “fotocopia”, invece, non accadeva dal 1933, quando la Tartuca vinse sia a luglio sia ad agosto con il fantino Fernando Leoni detto Ganascia sul cavallo Folco. 

 

da: http://www.lastampa.it/2016/08/16/italia/cronache/palio-di-siena-vince-la-contrada-della-lupa-2JRcm2MIqIcPAPB6VwqHgP/pagina.html

 

 

Chocomoments, degustazioni al cioccolato a Sestriere

 

 

Chocomoments a Sestriere il 6 e 7 agosto Eventi a Torino
SAGRE

Chocomoments, degustazioni al cioccolato a Sestriere

Dal 06/08/2016 al 07/08/2016

Chocomoments a Sestriere il 6 e 7 agosto Eventi a Torino
Chocomoments a Sestriere il 6 e 7 agosto Eventi a Torino

Sabato 6 e domenica 7 agosto Sestriere si trasforma nella Vialattea del cioccolato artigianale. Degustazioni, cooking show, lezioni di cioccolato per adulti e laboratori per bambini e le raffinate creazioni dei migliori maestri cioccolatieri.

Un evento organizzato da ChocoMoments. Sestriere si trasforma nella Vialattea del cioccolato artigianale. Grazie all’arrivo della squadra di maestri cioccolatieri di Chocomoments una delle località sciistiche più suggestive d’Europa diventa la cornice ideale della Festa del Cioccolato artigianale.

Degustazioni, cooking show, lezioni per adulti e laboratori per bambini sono solo alcune delle attrazioni in programma sabato 6 e domenica 7 agosto in Piazza Agnelli. Negli stand sempre aperti dalle 10.00 alle 20.00 sarà possibile scoprire il ricco assortimento di gustose praline, tavolette al latte, fondenti e aromatizzate, creme spalmabili, liquori al cioccolato, le deliziose sacher e le intramontabili fragole con panna e cioccolato caldo.

Inoltre per gli amanti del “cibo degli dei” ci sono anche le sculture di cioccolato e tante piccole raffinate creazioni tutte da gustare. Tra le attrazioni della festa c’è anche la Fabbrica del Cioccolato, la grande struttura che mostra in presa diretta tutte le fasi di lavorazione del cioccolato con il percorso di conoscenza Choco Word Educational.

Qui sabato alle 15.00 è previsto il cooking show "Come nasce una sacher” mentre domenica - sempre alla stessa ora - il cooking show “Come nasce una pralina“ a cura del maestro cioccolatiere Giancarlo Maestrone.

Sarà possibile anche partecipare ai tanti percorsi degustazione di cioccolati monorigine e per i più piccoli c’è lo spazio Baby Ciok aperto tutti i giorni dalle 15.30 alle 17.30 nel quale è possibile improvvisare con il cioccolato, per realizzare deliziosi cioccolatini con tutte le attrezzature necessarie: grembiuli, cappellini, guanti e attrezzi per la lavorazione (costo € 5.00).

Sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 gli adulti potranno imparare a fare i cioccolatini partecipando al mini-corsi di pralineria in programma dalle 10.00 alle 12.00 e a cura dai maestri cioccolatieri ChocoMoments (costo € 30.00 a persona prenotazione obbligatoria giancarlo.maestrone@gmail.com).

Il tour della montagna di Chocomoments proseguirà con tanti altri appuntamenti: Salice d'Ulzio in Val di Susa (18 - 20 agosto centro storico), Madesimo in provincia di Sondrio (12 - 14 agosto centro storico) e Pila (12 - 15 agosto - Piazzetta Pila 2000).

 

da: http://www.torinotoday.it/eventi/chocomoments-sestriere-6-7-agosto.html

 

 

Autostrade per le bici, firma storica per 1500 km in tutta Italia

27/07/2016

Autostrade per le bici, firma storica per 1500 km in tutta Italia. Ma Roma non c'è

Autostrade per le bici, firma storica per 1500 km in tutta Italia. Ma Roma non c'è(fotogramma)

Al via l'iter per la realizzazione delle prime tre ciclovie turistiche tra Venezia e Torino, tra Verona e Firenze e tra Puglia, Basilicata e Campania. Il Campidoglio si sfila, a rischio il Grab

VIA LIBERA a 1500 chilometri di strade riservate esclusivamente alle bici. E' partito l'iter che porterà alla realizzazione delle prime tre ciclovie turistiche nazionali: VenTo tra Venezia e Torino lungo il corso del Po, la Ciclovia del Sole tra Verona e Firenze, la Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese lungo le condotte idriche che attraversano Puglia, Basilicata e Campania.

C'era un tempo in cui le grandi opere erano le autostrade, il Ponte sullo Stretto, i grandi trafori. Oggi s'è visto uno scenario completamente nuovo, con i ministri delle Infrastrutture e dei Beni Culturali, Graziano Delrio e Dario Franceschini, otto Regioni e (virtualmente) centinaia di comuni riuniti intorno a un tavolo per firmare l'atto che porterà alla realizzazione della nuova rete di greenway per cicloturisti, già in parte finanziata dalla legge di stabilità 2016 con 91 milioni di euro (17 nel 2016, 37 nel 2017, 37 nel 2018). "La bicicletta ha un grande valore, ancora poco sfruttato, come mezzo di trasporto nelle città - ha sottolineato Delrio - e può diventare una risorsa economica importante per il Paese dal momento che il cicloturismo è in grande crescita e può generare ricchezza sostenibile nei nostri territori".

Il percorso che ha portato alla stesura di questo piano nazionale, come ha ricordato Delrio, ha preso il via poco più di un anno fa, grazie al successo riscosso dalla presentazione del progetto del Grab, il Grande Raccordo Anulare delle Bici della Capitale, un anello di 45 chilometri che percorre la Roma monumentale e la via Appia Antica e ricuce tra loro periferie e centro storico. E' questo il quarto itinerario per il quale la legge di stabilità prevede un finanziamento. Eppure, proprio il Campidoglio ha scelto di non partecipare al prologo di questa ciclorivoluzione infrastrutturale. Non c'era né il sindaco, infatti, né un rappresentante della nuova giunta a firmare l'atto che impegna il Comune alla progettazione e alla realizzazione del Grab, preliminare necessario per poter accedere ai fondi disponibili in stabilità. Nessuno ha commentato l'assenza dell'amministrazione capitolina, anche se - in una grande area metropolitana

come Roma, particolarmente ostile nei confronti di chi pedala - sarebbe insensato rinunciare a milioni di euro di finanziamento e alla possibilità di regalare ai cittadini e ai turisti quella "ciclovia della città eterna" di cui tutto il mondo ha già parlato.

 

       

da:  ttp://www.repubblica.it/ambiente/2016/07/27/news/autostrade_per_le_bici_firma_storica_per_1500_km_in_tutta_italia-144931655/?ref=HREC1-33

 

 

GUIDA VIRTUALE ALLA BASILICA PAPALE DI S. PIETRO

 

GUIDA VIRTUALE ALLA BASILICA PAPALE DI S. PIETRO
Il sito web www.giubileovirtualtour.it è
un progetto ideato e realizzato dall’Uffi-
cio Catechistico della Diocesi di Roma,
una guida virtuale alla Basilica Papale
di S. Pietro, per incentivare i pellegrini a
visitare il centro della cristianità mon-
diale ed a varcare la Porta Santa.
Giubileo Virtual Tour non vuole limitar-
si ad offrire un excursus storico-artistico
della più importante basilica del mondo.
Il suo obiettivo è anche di formazione
alla fede cristiana, aiutando i “pellegrini
virtuali” a calarsi nelle realtà culturali e
religiose di ogni epoca, che hanno poi
determinato l’evoluzione di S. Pietro. In
sei sezioni virtuali viene esplorata ed
illustrata l’intera basilica.
Il Vicariato di Roma sta incoraggiando la valorizzazione della via pulchritudinis, anche per spiegare co-
me i grandi monumenti non si limitino alla sola bellezza estetica ma dietro di essi vi sia una grande sto-
ria. Una guida laica potrebbe limitarsi a parlare del “barocco dei papi” o del massiccio uso dei marmi
nella basilica, forse non rendendosi conto che in quel luogo si vanno a seppellire i pontefici o si va a rice-
vere la loro benedizione. San Pietro è la piazza di tutti. Non è solo bellezza estetica, è una bellezza per
accogliere, per viverci dentro, per celebrare, battezzare, ordinare, ascoltare l’Angelus.
La principale sfida è stata quella di aiutare l’utente a tornare ai tempi di S. Pietro, il quale morì vedendo
l’obelisco ed è proprio l’obelisco, l’unico oggetto rimasto di quell’epoca. Nell’ambito del Virtual Tour,
c’è una ricostruzione in 3D di com’erano il circo di Gaio e il Colle Vaticano, ai tempi in cui venne sepol-
to Pietro, con tutta l’evoluzione della Chiesa verso le età costantiniana, medievale, rinascimentale e poi
barocca. A chi visita oggi la basilica, è evidente solo l’elemento barocco, eppure pochi si rendono conto
che S. Pietro nasce da un’idea umanistico-rinascimentale, quindi da una spinta alla modernizzazione che
ha origine nella Firenze del XV-XVI secolo. Della S. Pietro rinascimentale
risultano evidenti soltanto degli arconi intorno al baldacchino. Se si va nei
Giardini Vaticani, però, sono visibili le absidi o il tamburo della cupola,
entrambe di Michelangelo. Bisogna, però, andare oltre questi elementi,
immaginando la basilica costantiniana originaria.
San Pietro è solo la prima tappa del percorso. Seguirà la Cattedrale di Ro-
ma, l’Arcibasilica Papale di S. Giovanni in Laterano. L’idea è pensare al
turista o al pellegrino che non sa nulla e che vuole essere accompagnato,
illustrandogli, ad esempio, il simbolo delle chiavi di San Pietro, parlando-
gli di Costantino, di Giulio II, del barocco e presentandogli, quindi, l’età
barocca, quella rinascimentale, il ruolo di Pietro...

GUIDA VIRTUALE ALLA BASILICA PAPALE DI S. PIETRO

 

Il sito web www.giubileovirtualtour.it è un progetto ideato e realizzato dall’Ufficio Catechistico della Diocesi di Roma, una guida virtuale alla Basilica Papale di S. Pietro, per incentivare i pellegrini a visitare il centro della cristianità mondiale ed a varcare la Porta Santa.

Giubileo Virtual Tour non vuole limitarsi ad offrire un excursus storico-artistico della più importante basilica del mondo. Il suo obiettivo è anche di formazione alla fede cristiana, aiutando i “pellegrini virtuali” a calarsi nelle realtà culturali e religiose di ogni epoca, che hanno poi determinato l’evoluzione di S. Pietro. In sei sezioni virtuali viene esplorata ed illustrata l’intera basilica.

Il Vicariato di Roma sta incoraggiando la valorizzazione della via pulchritudinis, anche per spiegare come i grandi monumenti non si limitino alla sola bellezza estetica ma dietro di essi vi sia una grande storia. Una guida laica potrebbe limitarsi a parlare del “barocco dei papi” o del massiccio uso dei marmi nella basilica, forse non rendendosi conto che in quel luogo si vanno a seppellire i pontefici o si va a ricevere la loro benedizione. San Pietro è la piazza di tutti. Non è solo bellezza estetica, è una bellezza per accogliere, per viverci dentro, per celebrare, battezzare, ordinare, ascoltare l’Angelus.

La principale sfida è stata quella di aiutare l’utente a tornare ai tempi di S. Pietro, il quale morì vedendo l’obelisco ed è proprio l’obelisco, l’unico oggetto rimasto di quell’epoca. Nell’ambito del Virtual Tour, c’è una ricostruzione in 3D di com’erano il circo di Gaio e il Colle Vaticano, ai tempi in cui venne sepolto Pietro, con tutta l’evoluzione della Chiesa verso le età costantiniana, medievale, rinascimentale e poi barocca. A chi visita oggi la basilica, è evidente solo l’elemento barocco, eppure pochi si rendono conto che S. Pietro nasce da un’idea umanistico-rinascimentale, quindi da una spinta alla modernizzazione che ha origine nella Firenze del XV-XVI secolo. Della S. Pietro rinascimentale risultano evidenti soltanto degli arconi intorno al baldacchino. Se si va nei Giardini Vaticani, però, sono visibili le absidi o il tamburo della cupola, entrambe di Michelangelo. Bisogna, però, andare oltre questi elementi, immaginando la basilica costantiniana originaria.

San Pietro è solo la prima tappa del percorso. Seguirà la Cattedrale di Roma, l’Arcibasilica Papale di S. Giovanni in Laterano. L’idea è pensare al turista o al pellegrino che non sa nulla e che vuole essere accompagnato, illustrandogli, ad esempio, il simbolo delle chiavi di San Pietro, parlandogli di Costantino, di Giulio II, del barocco e presentandogli, quindi, l’età barocca, quella rinascimentale, il ruolo di Pietro...

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16575 - 25 Luglio 2016

 

 

OGGI A ROMA RIAPERTURA DEL CARCERE DI SAN PIETRO

 

OGGI A ROMA RIAPERTURA DEL “CARCERE DI SAN PIETRO”

Dopo un anno di scavi e restauri archeologici, finanziati da privati, riapre a Roma il Carcer Tullianum,  conosciuto come Carcere Mamertino.

E’ sito al di sotto della chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami e si affaccia sul Foro Romano a cui ora si potrà accedere anche dal lato del Campidoglio. Prigione dell’antica Roma dove venivano reclusi i nemici dell’Urbe, la struttura viene identificata come il Carcere di S. Pietro, in quanto vi sarebbe stato recluso.

Tra altri prigionieri illustri anche Giugurta, Re della Numidia, e Vercingetorige, il Re dei Galli.

Fino ad un anno fa, quando è stata chiusa per una terza campagna di scavi archeologici, l’edificio era costituito da due ambienti. Altri, ora, sono stati scoperti e saranno visitabili da oggi. In uno di questi è stato anche ritrovato un affresco, databile tra il XIII e XIV secolo, raffigurante la Madonna della Misericordia. Ciò si può spiegare perché il carcere, edificato nel VI secolo a.C. sotto il regno di Servio Tullio, intorno al VII secolo d.C. perse la sua funzione di prigione diventando luogo di culto cristiano e la chiesa di S. Pietro in Carcere, che si erge al livello superiore della prigione, racconta il cambiamento.

Le indagini archeologiche degli ultimi anni restituiscono non solo un monumento celeberrimo, ma la sua straordinaria vicenda, legata con le origini di Roma e la storia della cristianità. La creazione di un piccolo spazio museale illustra la storia del sito archeologico attraverso il materiale rinvenuto nel corso degli scavi, tra i quali la polpa ed i semi di un limone.

È il più antico ritrovamento di un limone in un contesto archeologico del Mediterraneo. Era parte delle offerte per un rito votivo e le analisi al radiocarbonio lo datano al 14 d.C., molto prima, cioè, di quello che fino a oggi si pensava, ritenendo che il limone fosse arrivato dall’Asia.

La visita è arricchita di un percorso multimediale che prevede anche l’uso di tablet, su cui è possibile vedere le ricostruzioni degli ambienti originari e leggere approfondimenti su quanto ritrovato durante i lavori degli archeologi.

Prenotazioni: www.orp.org.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©                                          Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16546 - 21 Luglio 2016

 

 

NEL PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO IL SENTIERO DI CACCIA DI RE VITTORIO EMANUELE II

 

 

NEL PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO IL SENTIERO DI CACCIA DI RE VITTORIO EMANUELE II

Un cammino da percorrere sulle tracce della storia Un itinerario che fa parte della rete di sentieri e mulattiere create da Re Vittorio Emanuele II per le sue battute di caccia e che conduce al Rifugio Sella, un tempo casa reale di caccia ed oggi importante punto di appoggio per escursionisti ed alpinisti. E' il sentiero Valnontey - Rifugio Sella, interamente ritracciato grazie al progetto Giroparchi, finanziato a valere sul Fondo Par Fas Valle d’Aosta. Situato nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, il sentiero è uno dei più frequentati dell’area protetta ed offre a turisti ed appassionati di trekking un’occasione unica per andare alla scoperta del passato del Parco. Percorribile da giugno a settembre in circa due ore e mezza di marcia, il sentiero parte da Cogne, in frazione Valnontey (1.667 m) e si snoda fino al Rifugio Vittorio Sella (2.588 m), con un dislivello complessivo di 921 metri. Il percorso, di difficoltà E, è indicato per escursionisti e si presenta come un punto di riferimento per trekking intervallivi e altre ascensioni nella zona. Il sentiero si inserisce nella nuova rete di trekking natura Giroparchi che attraversa il Parco Nazionale Gran Paradiso ed il Parco naturale Mont Avic, formata da otto anelli percorribili all’interno delle cinque valli protette: l'itinerario principale rosso (Col Nivolet - Col Loson e Col Loson - Col Fenêtre), nel quale si inserisce questo sentiero; l'itinerario blu (Valli di Rhêmes - Valsavarenche); l'itinerario nero (Giro della Grivola); l'itinerario giallo (Giro della Valnontey); l'itinerario verde scuro (Valsavarenche) e l'itinerario verde chiaro (Tour della Valle di Cogne). Tutti gli itinerari sono stati riqualificati grazie al progetto Giroparchi, con interventi di rifacimento, tracciamento, ripristino, messa in sicurezza e realizzazione di segnaletica. Azioni finalizzate alla creazione di un percorso di scoperta delle aree parco del Gran Paradiso e del Mont Avic, alla valorizzazione della vocazione al turismo naturalistico e culturale e alla promozione dell'integrazione e dello sviluppo delle attività economiche connesse al turismo sostenibile.

    

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©                        Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16539 - 19 Luglio 2016

 

 

TOUR DOS LAGOS ITALIANOS outubro 2016

 


TOUR DOS LAGOS ITALIANOS – outubro 2016

antonello@monardo.com.br

Foto de Antonello Monardo.

 

 

 A viagem eno-gastronômica de outubro próximo iniciará em Milano na terça-feira dia 11 de outubro e finalizará em Roma, no sábado 22 de outubro. Serão 11 noites, 12 dias. O percurso será:  

• Lago Maggiore, com base em Stresa, iremos também no Lago d’Iseo. Degustaremos o Nebbiolo do Alto Piemonte.
• Lago de Como com base em Como, iremos também na Suíça italiana, Campione e Lugano.
• Lago di Garda com base em Sirmione, estre os outros, iremos a descoberta do Amarone della Vapolicella.
• No deslocamento de Garda Até o Trasimento, faremos uma experiência na Comunitá di San Patrignano em Rimini (Emilia Romagna)
• Lago Trasimeno com base em Passignano, que fica na divisa entre a Toscana e Umbria. Tomaremos Brunello em Montalcino na Toscana e Tartufo em Gubbio na Umbria.
Para informações: (61) 99971.7349 – antonello@monardo.com.br

 

 

 

                                   

                      

Alla scoperta dei comuni pi piccoli d'Italia

27/06/2016

Alla scoperta dei comuni più piccoli d'Italia

In provincia di Sondrio il primato del comune più piccolo d'Italia

©DI F CERAGIOLI - OPERA PROPRIA                                       Comune di Cervatto

 

f. g. (nexta)

Viaggiando su e giù per l’Italia spesso si pensa alle particolarità che caratterizzano una determinata località: che sia un monumento poco noto, un piatto che non si trova altrove, un’usanza antica o anche peculiarità di grandezza, profondità, altezza. Parlando dei comuni più piccoli del nostro Belpaese si prende in considerazione il numero di abitanti, ovvero quelli compresi tra le 30 e le 60 persone. Ecco, dunque, che tra i dieci comuni più piccoli d’Italia la maggior parte sono borghi montani divisi tra le regioni di Lombardia e Piemonte, le cui abitazioni sono spesso lontane dal centro paese e che hanno visto lo svuotamento graduale nel corso dei decenni. Proprio perché offrono quell’autentica atmosfera di isolamento sono oggi particolarmente ricercati.

Ne è un esempio il Comune di Pedesina, in provincia di Sondrio, che detiene il primato in territorio italiano di essere il comune più piccolo: secondo una rilevazione ufficiale Istat, infatti, è abitato da 36 persone di età media compresa tra i 40 e 50 anni e nel tranquillo paesino lombardo si trova solo un unico negozio che funge anche da edicola, bar e ristorante dove poter trovare le scorte alimentari e richiedere informazioni turistiche. La località sorge sulle pendici del Monto Rotondo, nella piccola Valle del Bitto, terra d’origine dell’omonimo formaggio. Una volta nel piccolo borgo si lavorava il lino e la canapa; nella parrocchia di Sant’Antonio è custodita un’icona di legno del XVII secolo ed un affresco del pittore Cipriano Valrosa, datato 1564. Il luogo è davvero suggestivo e si presenta tutto sentieri e cime incantante ideali per escursioni che offrono panorami mozzafiato.

A seguire in classifica si trovano Moncenisio, in provincia di Torino, e Morterone, vicino Lecco: il primo è balzato agli onori nazionali lo scorso aprile grazie al Lago, da cui sono riemersi vecchie dighe, antichi bunker e ponti dopo un’azione che ne ha svuotato le acque per manutenzione; il secondo fa parte della Comunità Montana della Valsassina ed è abitato da alcune giovani coppie oltre che da persone anziane. Cervatto, in provincia di Vercelli, sembra aggrapparsi a cavalcioni su una verdeggiante e fiorita sella pronto a spiare le due valli del Mastallone e del Cervo, in una posizione invidiabile da ogni punto di vista. In Val Soana si trova invece Ingria, a nord di Torino, circondato da castagneti, fitti boschi e corsi d’acqua. Seguono, nell’ordine, i comuni di Menarola, Briga Alta, Macra, Sabbia e Valmala, tutti ubicati tra Sondrio, Cuneo e Vercelli.

 

da: http://www.lastampa.it/2016/06/27/societa/viaggi/italia/alla-scoperta-dei-comuni-pi-piccoli-ditalia-3zz0xEjEJdHGEJbi6fGH6M/pagina.html

 

 

Roma Domus Aurea, cosa nasconde limmensa dimora sepolta di Nerone

 

 

02.02.2016
Roma Domus Aurea visita tomba Nerone

Roma Domus Aurea, cosa nasconde l’immensa dimora sepolta di Nerone

La villa che Roma gelosamente custodisce nelle sue viscere, aperta al pubblico per speciali visite guidate

Interni della Domus Aurea
Domus Aurea        -        istockphotos
Autore: Giulia mattioli

Sotto il colle Oppio di Roma, a due passi dal Colosseo, si cela la più grande dimora che la città Eterna abbia mai visto: la Domus Aurea. Un tesoro sommerso, che le stratificazioni della storia hanno tenuto celato per secoli, fino a che un incidente lo fece rinvenire. Sono secoli che si scava e si cerca di far riemergere questo tesoro storico, architettonico, artistico e culturale, un cantiere di restauro ancora nel pieno del lavoro ma che è possibile visitare. Un’emozionante viaggio sotterraneo alla scoperta di una delle più grandi opere architettoniche mai concepite, un’esperienza imperdibile per svelare ciò che Roma ha gelosamente nascosto e custodito nel suo ventre da secoli.


Chi volle una dimora tanto grande da coprire circa un terzo della Roma dell’epoca? Fu l’imperatore Nerone, non esente da megalomania (caratteristica che tuttavia non mancò a molti altri imperatori), a volere una villa tanto grande da contenere centinaia di sale, laghi, vigneti, addirittura pascoli e boschi, un luogo degno di ospitare le immense ricchezze saccheggiate dall’oriente e il colosso - alto quanto un edificio di 12 piani che lo ritraeva nelle vesti del dio Sole. La Domus Aurea fu costruita subito dopo il famoso incendio del 64 d.C., che distrusse gran parte del centro di Roma esattamente nell’area corrispondente alla futura villa; non a caso, l’incendio fu attribuito a Nerone stesso, che avrebbe appiccato il fuoco appositamente per distruggere e ricostruire la città secondo la sua volontà. La storia non ha mai chiarito con certezza questo punto, fatto sta che Nerone ricostruì veramente Roma, migliorandone l’impianto urbano e regalando a sé stesso una dimora sontuosa di dimensioni talmente grandi da coprire circa 80 ettari di terreno, tra il colle Palatino, le pendici dell’Esquilino, il colle Oppio e parte del Celio. 

 
Incredibilmente, fu costruita in soli 4 anni, progettata dagli architetti Severo e Celere, e riccamente decorata da affreschi, stucchi e decorazioni che per la maggior parte si attribuiscono al pittore Fabullo. Oltre al colosso, le dimensioni, la ricchezza dei decori, a colpire gli ospiti della dimora erano espedienti come le aperture in avorio sui soffitti dalle quali scendeva una pioggia di petali di fiori, le fontane gorgoglianti, il grande lago interno (situato dove oggi sorge il Colosseo, che pare prenda il nome proprio dalla statua colossale lì spostata negli anni dopo la morte di Nerone). 

 

Tale meraviglia architettonica non durò più di 40 anni: alla scomparsa dell’imperatore, i suoi successori la spogliarono dei rivestimenti, delle sculture, la seppellirono mano a mano e vi costruirono sopra – l’Anfiteatro Flavio, il Tempio di Venere, le immense Terme di Traiano sorsero sulla Domus Aurea parzialmente rasa al suolo e parzialmente sepolta. Tutto ciò che rimase della villa fu celato dalla terra del colle Oppio fino al 1480, quando un giovane romano cadde in una fessura del terreno, e si ritrovò in una singolare ‘grotta’ magnificamente decorata. Per tutto il rinascimento artisti e studiosi si calarono in questa grotta, ancora non consci di cosa fosse in realtà, per studiare le decorazioni delle volte, che vennero definite ‘grottesche’. Tra essi Pinturicchio, Ghirlandaio, Raffaello, Michelangelo. Purtroppo l’apertura della grotta portò alla rapida degradazione degli stucchi a causa dell’umidità, che nei secoli la terra aveva tenuto alla larga. Molte delle pitture sbiadirono, e fu solo nel 1772 che ripresero dei veri e propri studi e scavi archeologici nella Domus Aurea. 

I lavori negli anni sono stati interrotti e ripresi più volte: si tratta di una delle opere di restauro e conservazione più mastodontiche della storia. Quella che è rimasta sepolta sotto il colle Oppio è una porzione di villa che include 155 sale, per un totale di 16.000 metri quadrati, disposti in un’ala est e un’ala ovest attorno alla più celebre delle stanze di forma ottagonale, vero prodigio architettonico. Nonostante il cantiere sia tutt’ora attivo (e alla costante ricerca di finanziatori) è possibile calarsi nella Roma di Nerone grazie a visite guidate che si svolgono tutti i fine settimana a partire dal mese di marzo e fino a fine giugno.

 

da: http://www.turismo.it/segreti-italia/articolo/art/roma-domus-aurea-cosa-nasconde-llimmensa-dimora-sepolta-di-nerone-id-10561/

 

 

Lago d'Iseo: La passerella di Christo sar chiusa di notte per manutenzione

 

22/06/2016

La passerella di Christo sarà chiusa di notte per manutenzione

Lo ha deciso il prefetto di Brescia: «I 270mila spettatori hanno prodotto un’usura dell’opera che è pari a quella che l’artista immaginava a metà dell’esposizione»
ANSA

La passerella di Christo sarà chiusa di notte. Lo ha deciso il prefetto di Brescia Valerio Valenti. L’opera “Floating Piers” sul lago d’Iseo « sarà chiusa al pubblico da mezzanotte alle sei - ha annunciato - viene così accolta una doppia richiesta: del Comune di Montisola che ha bisogno di tempo per la pulizia del paese e quella dell’organizzazione che deve effettuare operazioni di manutenzione».  

 Durante un’intervista rilasciata nel pomeriggio per Radio 24, il prefetto aveva anche spiegato che «i 270mila spettatori hanno prodotto un’usura dell’opera che è pari a quella che l’artista immaginava a metà dell’esposizione».  

 A causa della presenza di 80mila persone nei primi quattro giorni di apertura, una parte dell’opera era già stata chiusa nelle ore notturne per la necessaria manutenzione. E non sono pochi i rischi, anche per i mezzi navali presenti nel lago: lo scorso 20 giugno, una navetta è rimasta incastrata nella passerella, mentre il giorno prima, un battello in manovra aveva sfiorato l’installazione.

            

da: http://www.lastampa.it/2016/06/22/italia/cronache/la-passerella-di-christo-sar-chiusa-di-notte-per-manutenzione-gYQm5egmxfqXfo6peJRMJM/pagina.html

    

              

SCOPERTURA DEL PAVIMENTO DEL DUOMO DI SIENA

SCOPERTURA DEL PAVIMENTO DEL DUOMO DI SIENA

 


In occasione dell’Anno Santo, l’Opera della Metropolitana di Siena offre ai visitatori una grande opportunità: la scopertura del Pavimento del Duomo di Siena dal prossimo 29 giugno fino al 31 luglio, che si aggiungerà a quella consueta dal 18 agosto fino al 26 ottobre. Si tratta della prima occasione di visita al pavimento anche nei giorni del Palio dedicato alla Madonna di Provenzano, un’ulteriore opportunità per i numerosi visitatori presenti in città per la Festa senese. L’iniziativa va a valorizzare il percorso giubilare che vede come opera simbolo La Madonna col Bambino e quattro cherubini di Donatello.
La magnifica Cattedrale di Siena conserva il Pavimento a commesso marmoreo, un capolavoro unico non solo per la tecnica utilizzata e la sua organicità, ma anche per il messaggio delle figurazioni, un invito costante alla ricerca della Sapienza.
Abitualmente, il prezioso tappeto di marmo è protetto dal calpestio dei fedeli, ma ogni anno, per alcune settimane, viene “scoperto” all’ammirazione dei visitatori.
È il risultato di un complesso programma iconografico realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento.

La tecnica adoperata durante i secoli passati è quella del graffito e del commesso con marmi di provenienza locale come il broccatello giallo, il grigio della Montagnola, il verde di Crevole e il rosso di Gerfalco. I cartoni preparatori per le 56 tarsie furono disegnati da importanti artisti, quasi tutti “senesi”, fra cui il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Domenico Beccafumi, oltre che da un pittore “forestiero” come l’umbro Pinturicchio, autore (1505-06) del celebre riquadro con il Monte della Sapienza, raffigurazione simbolica della via verso la Virtù come raggiungimento della serenità interiore.

Il percorso completo nel Complesso monumentale del Duomo di Siena permette, oltre alla visita del Pavimento in Cattedrale, quella al Museo dell’Opera ove si potranno ammirare, nella Sala delle Statue, i mosaici con i simboli delle città alleate di Siena e le tarsie originali di Antonio Federighi con le Sette età dell’Uomo. Nella Sala dei Cartoni, il cui ingresso fiancheggia la magnifica Maestà di Duccio, è visibile la celebre pianta del Pavimento del Duomo delineata da Giovanni Paciarelli nel 1884, che consente di avere un quadro d’insieme delle figurazioni e dell’itinerario che, dall’ingresso, conduce fino all’altar maggiore. Il catalogo Virginis templum presenta il percorso iconografico del Pavimento, oltre ad una panoramica di tutto il Complesso del Duomo.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©                  Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04 n. 16265 - 4 Giugno 2016

 

 

Antonello Monardo: TOUR DOS LAGOS ITALIANOS outubro 2016


TOUR DOS LAGOS ITALIANOS – outubro 2016

 

 A viagem eno-gastronômica de outubro próximo iniciará em Milano na terça-feira dia 11 de outubro e finalizará em Roma, no sábado 22 de outubro. Serão 11 noites, 12 dias.

O percurso será:

• Lago Maggiore, com base em Stresa, iremos também no Lago d’Iseo. Degustaremos o Nebbiolo do Alto Piemonte.

• Lago de Como com base em Como, iremos também na Suíça italiana, Campione e Lugano.

• Lago di Garda com base em Sirmione, estre os outros, iremos a descoberta do Amarone della Vapolicella.

• No deslocamento de Garda Até o Trasimento, faremos uma experiência na Comunitá di San Patrignano em Rimini (Emilia Romagna)

• Lago Trasimeno com base em Passignano, que fica na divisa entre a Toscana e Umbria. Tomaremos Brunello em Montalcino na Toscana e Tartufo em Gubbio na Umbria.

 

Antonello Monardo

www.parlandoitaliano.com.br

Cel. +55.61.9971.7349

Escr. +55.61.3425.3566

 

 

 

PEDALANGHE a Cossano Belbo: gara di mountainbike

Pedalanghe a Cossano Belbo

Pedalanghe Cossano Belbo

Si svolgerà domenica 8 maggio la terza edizione di “Pedalanghe”, gara di mountain–bike organizzata dall’Associazione “Dynamic–center” con il Comune e la Pro loco di Cossano Belbo. La prova, che sarà valida come gara del Circuito “gran tour Piemonte e Liguria”, è aperta ai tesserati Fci ed enti della Consulta, per le categorie agonistiche, amatoriali e giovanili (esordienti e allievi) di cross–country.

Saranno due i percorsi (per i maggiori di 18 anni, trenta chilometri con un dislivello di 1.100 metri, mentre per i minorenni, quindici chilometri e 550 metri di dislivello), che si snoderanno lungo antichi sentieri, strade sterrate e carrarecce, boschi e vigneti di Moscato d’Asti.

Il ritrovo è fissato per le 7.30 in piazza del municipio a Cossano Belbo con partenza alle 10. Saranno premiati i primi tre classificati di ogni categoria e numerosi altri premi a sorteggio. All’interno della manifestazione è prevista una pedalata enogastronomica con partenza in gruppo alle 10.30. Per informazioni e iscrizioni: www.dynamic-center.it o 320–18.14.142.

 

da: http://www.vallibbt.com/pedalanghe-a-cossano-belbo/

 

 

STATI GENERALI DEL TURISMO: +3,2% ARRIVI INTERNAZIONALI IN ITALIA E +4,7% SPESA TURISTICA

 08/04/2016 - 18.09

STATI GENERALI DEL TURISMO: +3,2% ARRIVI INTERNAZIONALI IN ITALIA E +4,7% SPESA TURISTICA

 

STATI GENERALI DEL TURISMO: +3,2% ARRIVI INTERNAZIONALI IN ITALIA E +4,7% SPESA TURISTICA

ROMA\ aise\ - I dati presentati ieri nella prima giornata degli Stati Generali del Turismo di Pietrarsa – in provincia di Napoli - offrono un quadro positivo per il settore, che nel 2015 vede crescere del 3,2% gli arrivi internazionali in Italia con 53,3 milioni di turisti provenienti dall’estero per una spesa totale di 35,8 miliardi di euro nel nostro Paese, +4,7% rispetto al 2014. È quanto riporta il Ministero per i Beni culturali, promotore dell’evento che fino a domani riunisce nella suggestiva sede del Museo Ferroviario della Fondazione FS i principali attori del settore: albergatori, associazioni di settore, istituzioni, università, enti locali, nonché i direttori dei principali musei statali e l’Enit, che avranno l’occasione di discutere congiuntamente sulla struttura, le dinamiche, le relazioni e le tendenze evolutive della filiera turistica nel nostro Paese.
In base al rapporto, le entrate turistiche rappresentano il 7,2% del totale dell’export italiano, dato che ci vede in linea con Paesi come la Francia e il Regno Unito, dove le entrate turistiche rappresentano rispettivamente il 7,8% e il 7,4% dell’export totale, mentre per Paesi europei con una minore tradizione manifatturiera orientata alle esportazioni come Spagna, Grecia e Portogallo il dato è ben superiore e rappresenta rispettivamente il 14,5%, il 25,4% e il 18,9% dell’export totale.
Grazie al turismo internazionale in arrivo, la bilancia turistica chiude il 2015 in attivo per l’Italia con un surplus di 13,7 miliardi di euro, dietro la sola Spagna in Europa che realizza un avanzo di 34 miliardi di euro e superando la Grecia (+11,4 miliardi di euro), il Portogallo (+7,5 miliardi di euro) e la Francia (+4,9 miliardi di euro).
Tutto ciò fa del turismo un settore dal valore aggiunto di 171 miliardi di euro che rappresenta con effetti diretti, indiretti e indotti l’11,8% del PIL nazionale e il 12,8% dell’occupazione con 3,1 milioni di unità di lavoro.
“I dati confermano quanto sia fondamentale per il Paese investire nel settore del turismo – ha dichiarato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini – puntando soprattutto sullo sviluppo dell’offerta nel Meridione, dove si trova gran parte del patrimonio culturale nazionale ma dove si reca meno del 15% dei turisti provenienti dall’estero”

Gli Stati Generali saranno chiusi domani, 9 aprile, dal Premier Matteo Renzi.. (aise)

 

da: http://www.aise.it/made-in-italy/stati-generali-del-turismo-32-arrivi-internazionali-in-italia-e-47-spesa-turistica/60147/1/1/3239

 

 

A Perugia i tesori dell'inviolata tomba ipogea etrusca

10.02.2016

A Perugia i tesori dell'inviolata tomba ipogea etrusca

L’ipogeo dei Volumi fa parte della necropoli del Palazzone che ospita circa 200 tombe ed è uno dei monumenti funerari più importanti dell’Etruria

Perugia tomba Etrusca
Perugia, Ipogeo dei Volumni;  Necropoli del Palazzone      -     © Soprintendenza Archeologia dell'Umbria
Autore: F. g. 
Perugia, tra le tante perle storico artistiche che custodisce, ospita anche uno dei più importanti monumenti funerari dell’Etruria: si tratta dell’Ipogeo dei Volumni,  una monumentale tomba del III secolo a. C. che fa parte della vasta necropoli del Palazzone, situata a circa 5 chilometri dalla città. La ricca e nobile famiglia etrusca dei Volumni si fece costruire una tomba, rimasta inviolata fino al 1840, che si presenta con pianta del tipo delle case etrusco-romane che si componevano di un atrio e di sette stanze.

E’ quindi articolata in più ambienti, se ne contano una decina, con il soffitto di quello centrale che sembra un tetto di legno a due spioventi e altri a cassettoni con teste di Medusa scolpite. Vi si accede mediante un profondo dromos, ovvero un corridoio in discesa a gradini che scende alcuni metri sotto la superficie. Nel Tablinium, la sala situata in fondo, sono conservate sei urne in travertino che rappresentano i componenti della famiglia ed una romana in marmo che rappresenta un edificio romano ornato con festoni a rilievo. L’urna addossata alla parete di fondo è quella di Arunte Volumnio, il personaggio più influente della famiglia, che consiste in un letto adorno di drappi dove riposa il defunto; ai lati del basamento due demoni alati dall’aspetto giovanile che vigilano la porta di accesso all’Ade.
Poco dopo la scoperta della tomba venne costruito un edificio a difesa dell'ingresso dell’ipogeo, con funzioni di piccolo museo, dove sono esposte decine di urne cinerarie in travertino provenienti dalla necropoli del Palazzone. Grazie agli scavi dell’Ottocento e, successivamente, dal 1963 in poi, si è potuto scoprire che la necropoli è costituita da quasi duecento tombe, con i sepolcri scavati nel terreno naturale. Si tratta di tombe a camera, precedute da un piccolo dromos, e inquadrate quindi in età ellenistica anche se in parte sono riferibili ad età arcaica e perciò di eccezionale interesse per la storia della città di Perugia nell’antichità. Il Parco Archeologico e la sua necropoli sono aperti al pubblico e visitabili con percorsi accompagnati da pannelli didattici. A questo è stato allestito anche un Antiquarium con esposizioni tematiche incentrate sugli aspetti della vita quotidiana dell’epoca.
                 
da: http://www.turismo.it/segreti-italia/articolo/art/a-perugia-i-tesori-dellinviolata-tomba-ipogea-etrusca-id-10625/
                  
                      
 

FOTO: SENZA TITOLO

ITALIA

FOTO: SENZA TITOLO

 

 

 

Esce in libreria: La nuova sfida economica dell'enoturismo

 

COMUNICATO STAMPA
IN ITALIA: Esce in libreria “La nuova sfida economica dell'enoturismo”

Con dati, informazioni e osservazioni di esperti intervistati sull’argomento, il libro Sulla strada dell’enoturismo illustra origine e potenzialità del turismo trainato dalla passione per il vino, un fenomeno culturale che offre molte opportunità vantaggiose da sfruttare nell'economia italiana. È una novità o più semplicemente il ritorno alla “villeggiatura in campagna” di una volta? Una moda passeggera, oppure il definitivo e insolubile congiungimento tra enologia e turismo?

«L’enoturismo è un nuovo approccio al turismo - scrive l’autore, Francesco Fravolini, giornalista e fondatore del portale “Vivere Turismo” - le cui ricadute e potenzialità in Italia possono produrre effetti positivi di lungo periodo. C’è un profondo cambiamento nel mercato della domanda e offerta turistica, perché all’attrattiva delle destinazioni turistiche tradizionali, come mare, montagna e città d’arte, si affiancano il fascino delle realtà rurali e l’emersione di esigenze più definite. Soprattutto, nel decidere la meta delle proprie vacanze le persone hanno sempre maggiori oculatezza, cautela e attenzione ai risvolti ambientali delle proprie scelte. Un fenomeno commerciale in espansione, in Italia l’enoturismo può consolidarsi solo cogliendone il valore intrinseco e le valenze funzionali: l’opportunità di far conoscere le tante bellezze del Belpaese che impreziosiscono le zone a vocazione vitivinicola e di incentivare nei territori la salvaguardia dell’ambiente naturale, la tutela dei patrimoni paesaggistici, archeologici e artistici e, parallelamente, diffondere la cultura del consumo responsabile del vino».

Nella prefazione, l’ambasciatrice della Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento a Nicotera, Giovanna Ceccherini, sottolinea quanto sia importante che in Italia, con l’orgoglio nazionale per il possesso di tante abbondanti eredità molto preziose, beni artistici e ambientali, specialità eno-gastronomiche e tradizioni suggestive, si diffonda anche la cultura della responsabilità: «“In vino vis vitalis”, dicevano i Romani, che avevano già ben compreso gli effetti salutari del vino! Quello rosso, in particolare, è riconosciuto come un valido alleato terapeutico contro l’invecchiamento cellulare e, proprio come ci insegna la Dieta Mediterranea, dal 2010 un “patrimonio culturale intangibile” UNESCO, la scienza dimostra che non bisogna mai eccedere nel suo consumo. Dalle pagine scritte dal tedesco Goethe alle ricerche dell’americano Ancel Keys, autore degli studi che hanno evidenziato principi e valori della Dieta Mediterranea, le osservazioni fatte dagli stranieri hanno messo in luce ed evidenza le migliori qualità del Belpaese».
Infatti, la ragione per cui UNESCO ha dato i propri importanti riconoscimenti a beni come la Dieta Mediterranea, i paesaggi vitivinicoli di Langhe - Roero e Monferrato e la vite ad alberello di Pantelleria è proprio per tutelarne l’esistenza e la sopravvivenza: «I titoli UNESCO che fanno onore a questi beni - rimarca Giovanna Ceccherini - a noi, loro eredi e tutori, impongono l’onere di gestirli con buona cura, anche con saggia e oculata promozione turistica».
Obiettivi per il cui raggiungimento è indispensabile avvalersi delle professionalità di diversi specialisti come enologi e operatori turistici, ambientalisti e imprenditori, medici e food-designer. Tanti esperti dei quali, Francesco Fravolini ha raccolto le opinioni e pubblicato i pareri nel libro in cui, con una sezione dedicata, spiega le prospettive dell’enoturismo negli orizzonti della green economy e descrive avanguardistiche strutture enologiche che rispettano l’ambiente mediante processi produttivi completamente ecologici.


Sulla strada dell'enoturismo
Alter Ego Edizioni, Viterbo – dicembre 2015, € 4,90
link per acquistare il libro online: http://www.alteregoedizioni.it/sulla-strada-dellenoturismo/

Per ulteriori informazioni 
Francesco Fravolini
ffravolini@gmail.com
347.04.15.167
                
                                    

A San Paolo, il progetto Signa Maris promuove nuovi percorsi enogastronomici nel Sud Italia.

 

Filo Diretto Nº 166 - Newsletter da ITALCAM

Alla scoperta della Sicilia Greca
 

 

A San Paolo, il progetto Signa Maris promuove nuovi percorsi enogastronomici nel Sud Italia.

Il giorno 16 novembre una delle regioni più affascinanti dell’Italia, “ il Polo della Sicilia Greca” entra in scena a San Paolo, grazie al cocktail organizzato dal progetto Signa Maris presso il Circolo italiano. Per dare un assaggio di questa terra, saranno offerti piatti tipici siciliani come primi, gelati, stuzzichini e vini. L’obbiettivo è quello di incentivare il turismo in quest’area, poco conosciuta dai turisti, attraverso la promozione della sua ricca enogastronomia.

“Il progetto Signa Maris si propone di suggerire in modo originale e innovativo, nuove rotte turistiche nel sud dell’Italia, regione nella quale arte, cultura e natura parlano la lingua del mare, sua porta di accesso”, spiega Francesco Paternò, segretario-generale della Camera di Commercio Italiana (Italcam), promotrice dell’evento.

Le città principali del Polo della Sicilia Greca sono Siracusa, Ragusa e Catania, le quali contano sul piccolo aeroporto di Comiso. La regione comprende musei archeologici, dove è possibile notare la presenza della colonizzazione greca del secolo 8 a.C., parchi naturali riconosciuti dall’UNESCO, per non parlare del mare mozzafiato, che offre i suoi pesci dal sapore unico alla popolazione e a chi si avventuri alla scoperta di queste terre.

Signa Maris è promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Organismo Intermedio POIn Programma Operativo Interregionale “Attrattori culturali, naturali e turismo” Linea II.2.1 risorse FESR 2007/2013

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Bus della neve nei weekend Potenziate le piste blu

28/10/2015

Sestriere, Pragelato Oulx, Sauze d’Oulx, Cesana-San Sicario Claviere e la francese Montgénevre

Bus della neve nei weekend Potenziate le “piste blu”

 

 

La Vialattea cresce, si fa bella per l’inizio della stagione, e diventa ancora più moderna: da quest’anno ci sarà un nuovo sistema di controllo più tecnologico per salire su seggiovie e skilift. Ovvero, come in tutte le stazioni di alto livello, sarà possibile superare i tornelli a «mani libere», cioè senza tirar fuori lo skipass dalla giacca a vento. Saranno potenziate le «piste blu», quelle di media difficoltà, per permettere agli sciatori di ogni livello di divertirsi in pista (il tutto per un investimento di oltre 2 milioni). Il grande comprensorio sciistico della Vialattea (tra Sestriere, Pragelato Oulx, Sauze d’Oulx, Cesana-San Sicario Claviere e la francese Montgénevre) vanta quattrocento chilometri di piste e qui, nei prossimi sei anni, verranno pure investiti 22 milioni di euro, in parte dalla società impianti, in parte dal fondo post-olimpico. Tra le altre novità per la stagione che parte il 5 dicembre con il ponte dell’Immacolata, ci sarà la navetta «Vialattea Express» che nei giorni di sabato, domenica e nei festivi collegherà le piste partendo da Torino Porta Susa. Il servizio permetterà anche ai giovani senza auto di andare a sciare, senza impegnare i genitori. Invariato il prezzo dello stagionale: 750 euro se acquistato entro il 9 novembre (37 euro, un euro in più rispetto alla scorsa stagione, il costo del giornaliero).

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da: http://www.lastampa.it/2015/10/28/societa/montagna/speciali/skipass2015/bus-della-neve-nei-weekend-potenziate-le-piste-blu-j2sFW2loqRahc78Nn902xJ/pagina.html

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Importanti tour operator internazionali a Fossano (prov. di Cuneo) per conoscere nuove mete turistiche

 

lunedì 26 ottobre 2015, 17:28

Importanti tour operator internazionali a Fossano per conoscere nuove mete turistiche

 

 

 



Il gruppo di tour operators ha visitato Fossano dopo altre mete turistiche del Nord Italia per allargare l'offerta da proporre ai clienti

Questa mattina, lunedì 26 ottobre, un gruppo di tour operator provenienti da tutto il mondo ha incluso Fossano in un percorso di conoscenza dell'offerta turistica del nord Italia.

Dopo un tour che ha toccato le principali attrazioni turistiche come le regioni dei laghi lombardi e le Langhe, si sono spinti oggi, invitati da Giancarlo Fruttero, presidente Ascom Fossano e rappresentante di Fossano in ATL Cuneo, anche nella città degli Acaia.

I tour operator erano interessati ad approfondire gli argomenti del turismo food and wine e del turismo culturale. Hanno dunque fatto una degustazione presso l’azienda agrituristica “Orti di Pian del Bosco”, sono stati accompagnati dal personale dell’Ufficio Turistico del Fossanese al Castello e da Giacomo Tomatis ed Elena Fissolo, volontari dell’Associazione Cicerone, in una passeggiata culturale nel centro storico della città.

Pezzi grossi dell’industria del turismo arrivati a Fossano grazie al lavoro di Ascom Fossano, ATL Cuneo e Consorzio Turistico Fossanese. “Si tratta del frutto del movimento che si sta creando intorno al Consorzio Turistico Fossanese per portare turismo a Fossano puntando sul patrimonio culturale e sulla capacità dei locali di proporre interessanti percorsi enogastronomici. Attraverso queste iniziative riteniamo sia possibile far conoscere Fossano come la meta turistica che merita di essere” ha detto Giancarlo Fruttero.

Agata Pagani

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da: http://www.targatocn.it/2015/10/26/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/importanti-tour-operator-internazionali-a-fossano-per-conoscere-nuove-mete-turistiche.html

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Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri: 9. Festa del vino, Montecarlo Toscana

 

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri

 

9. Festa del vino, Montecarlo Toscana

Vino Toscana

Vino Toscana - iStock

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da: http://www.stile.it/viaggiare/tendenze/multimedia/art/le-sagre-estive-in-italia-che-piacciono-agli-stranieri-id-20881/

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Cinque Terre - Liguria

Cinque Terre

 

Cinque Terre é o nome dado a um acidentado trecho de terra, na Itália, na costa da Riviera Ligure situado entre Punta Mesco próximo a Levanto e o cabo de Montenero próximo a Portovenere e compreende as comunas de Monterosso, Vernazza, Riomaggiore com os distritos de Corniglia e Manarola.[1] [2] [3] Constituem uma das principais atrações turísticas da Riviera Ligure.[1] [2] [3]

Estas localidades, que junto com Porto Venere e as ilhas de Palmaria, ilha de Tino e Tinetto foram declaradas em 1997 Patrimônio da Humanidade pela UNESCO, são caracterizadas pelo relevo montanhoso próximo ao mar. Típicos desta zona são os terraços devidos à particular técnica agrícola usada para usufruir tanto quanto possível os terrenos com grande inclinação.

Em 1999 foi instituído o Parque Nacional de Cinque Terre cujo território se estende da zona de Tramonti, na comuna de la Spezia, à comuna de Monterosso.[1] [2] [3] O parque tem a particularidade de ser o único na Itália em ambiente trabalhado pelo homem. Um de seus objetivos é, de fato, proteger os terraços e os muros que o contêm.

Próximo à costa foi instituída a Área Marinha Natural Protegida de Cinque Terre, compreendida entre a Punta Mesco e o Cabo de Montenero, classificados como "zona A". A reserva tem o objetivo de proteger flora e fauna que, dada a conformação rochosa da costa, apresentam, já a baixa profundidade, particularidades não comuns no resto do mar Mediterrâneo.

Acesso e percurso

A estrada do amor.

Dada a localização pouco dotada de infraestrutura de estradas, o acesso mais fácil é por ferrovia. Todas as cinco localidades, dispostas sobre a linha ferroviária Gênova-La Spezia, têm uma estação.

Atração interessante é a estrada do amor (via dell'amore) que com sua história é ligada à ferrovia Gênova - La Spezia. A estrada era usada no início de 1900 para depositar o pó de disparo utilizado na construção da galeria ferroviária entre Riomaggiore e Manarola.

O melhor modo de visitar Cinque Terre é a pé percorrendo o assim chamado "sentido Azzurro" (cerca de cinco horas).

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da: https://pt.wikipedia.org/wiki/Cinque_Terre

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Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri: 8. Sagra della nocciola, Cortemilia Piemonte 22-30 Agosto 2015

 

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri

 

8. Sagra della nocciola, Cortemilia Piemonte 22-30 Agosto 2015

 

da: http://www.stile.it/viaggiare/tendenze/multimedia/art/le-sagre-estive-in-italia-che-piacciono-agli-stranieri-id-20881/

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Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri: 7. Eccellenze di Sardegna, Stintino Sardegna: 14 16 agosto 2015

 

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri

 

7. Eccellenze di Sardegna, Stintino Sardegna: 14 – 16 agosto 2015

 

Stintino

Stintino - iStock

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da: http://www.stile.it/viaggiare/tendenze/multimedia/art/le-sagre-estive-in-italia-che-piacciono-agli-stranieri-id-20881/

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Vernazza

 

borghetto di Vernazza Liguria

 

 

 

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri: 6. Sagra del Farnedd, Castellaneta Puglia, 9 agosto 2015

 

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri

 

6. Sagra del Farn’edd, Castellaneta Puglia, 9 agosto 2015

 

Castellaneta

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da: http://www.stile.it/viaggiare/tendenze/multimedia/art/le-sagre-estive-in-italia-che-piacciono-agli-stranieri-id-20881/

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Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri: Festa del Verdicchio, Staffolo Marche

 

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri

 

5. Festa del Verdicchio, Staffolo Marche, 22 agosto 2015

 

http://www.stile.it/typo3temp/pics/07426ca9de.jpg

 

da: www.stile.it/viaggiare/tendenze/multimedia/art/le-sagre-estive-in-italia-che-piacciono-agli-stranieri-id-20881/

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri: Sagra del Peperone, Carmagnola

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri


  3. Sagra del Peperone, Carmagnola, Piemonte 28 agosto – 6 Settembre 2015

Peperone

Peperone - iStock

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da: http://www.stile.it/viaggiare/tendenze/multimedia/art/le-sagre-estive-in-italia-che-piacciono-agli-stranieri-id-20881/
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Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri: Ischia - iStock

 

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri

3. Gusta Forio, Ischia Campania, 19 – 22 agosto 2015

Ischia

Ischia - iStock

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da: http://www.stile.it/viaggiare/tendenze/multimedia/art/le-sagre-estive-in-italia-che-piacciono-agli-stranieri-id-20881/

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Itlia: Viagens culturais e temticas

 

Itália: Viagens culturais e temáticas

De roteiros clássicos e imperdíveis, a férias de estudos na Itália 

A parceria firmada entre a agência de turismo italiana Civado Tours e a escola de idioma italiano Edulingua amplia as possibilidades de férias na Itália, com serviços diferenciados e preços justos. Seja com o objetivo de estudar a língua e a cultura italiana, ou mesmo o de visitar cidades características da Itália, cada roteiro é pensado como uma ocasião de conhecimento e de crescimento pessoal. 

Viagens culturais e temáticas

Além do catálogo de oferta turística na Itália e em outros países da Europa, a agência Civado Tours é especializada na organização de viagens culturais e roteiros temáticos, com foco na arte, na literatura, na história e na enogastronomia italiana. 

 

Itália clássica

Roma, Assis, Siena, Florença, Bologna, Pádua, Veneza, Montepulciano, Roma. 

8 dias = 922 euros

7 pernoites e café da manhã em hotel 3 e 4 estrelas, em quarto duplo; visitas guiadas em todas as cidades indicadas; deslocamentos em ônibus "Luxury Coach" com acesso a Internet wi-fi; 4 refeições (almoço ou jantar); trnsfer do aeroporto (FCO) ao hotel; ingressos nos Museus Vaticanos, visita à Capela Sistina e à Basílica de São Pedro.

'O Sole Mio!

Nápoles, Pompéia, Sorrento e Capri.

2 dias = 314 euros 

O preço, por pessoa, inclui:
Pick up de Roma em ônibus "Luxury Coach" com acesso a Internet wi-fi, Guias locais, Audioguia em Pompéia, Bilhete balsa em Capri, Visita às Grutas Azuis (se o tempo permitir), 1 pernoite em hotel 4 estrelas em quarto duplo, 2 almoços e 1 janta.

Sicilia Bella 

Palermo, Erice, Selinunte, Agrigento, Piazza Armerina, Etna, Taormina, Siracusa, Noto, Catania, Cefalù, Monreale, Palermo.

8 dias = 798 euros

Incluso: 7 pernoites em hotel 4 estrelas em quarto duplo; deslocamento em ônibus "Luxury Coach";  guias locais em algumas cidades; pensão completa com bebidas inclusas (do jantar do primeiro dia ao café da manhã do último dia); cocktail de boas-vindas; visita e degustação em uma vinícola; lanche siciliano; utilização de dispositivos áudios-receptores.

Dal Nord al Sud

Roma, Assisi, Siena, Firenze, Bologna, Padova, Venezia, Montepulciano, Roma, Napoli, Pompei, Sorrento, Capri, Roma.

11 dias = 1.406 euros

10 pernoites e café da manhã em hotel 3 e 4 estrelas , em quarto duplo; visitas guiadas em todas as cidades indicadas; deslocamentos em ônibus "Luxury Coach" com acesso a Internet wi-fi ; 8 refeições (almoço ou jantar); balsa em Sorrento-Capri; excursões às Grutas Azuis (se o tempo permitir); ingressos nos Museus Vaticanos, visita à Capela Sistina e à Basílica de São Pedro.

DESCONTOS ESPECIAIS AOS ESTUDANTES INSCRITOS NA EDULINGUA!

A organização de programas exclusivos é um serviço disponível a institutos culturais, escolas e entidades afins, e também a pessoas interessadas em viver uma experiência única na Itália. 

 

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Palio di Siena, trionfa la Selva

17 agosto 2015

Vince il cavallo Polonki 

Palio di Siena, trionfa la Selva

 

 

 

Siena - La contrada della Selva con il cavallo Polonki montato dal fantino Giovanni Atzeni, detto Tittia, ha vinto il Palio di Siena dedicato alla Madonna Assunta. Il Palio si è corso oggi dopo il rinvio di ieri a causa del maltempo.

L’assolo di Tittia

Tittia, fantino di 30 anni, nato a Nagold in Germania ma originario sardo, ha guidato la corsa con autorevolezza e ha realizzato il suo quinto successo, mentre per Polonski è il quinto. Per la Selva invece è la 38ª affermazione. L’ultima era stata il 2 luglio del 2010.

La gara

La corsa si è decisa nelle fasi della partenza peraltro sempre impegnativa per il mossiere Bartolo Ambrosione. Le contrade sono state chiamate nel seguente ordine: Chiocciola, Lupa, Oca, Selva, Valdimontone, Nicchio, Torre, Istrice, Tartuca e Onda di rincorsa. Dopo una ventina di minuti il via con la Selva che ha preso stabilmente la testa. Grande festa ovviamente tra i contradaioli della Selva che hanno portato il Palio nella Cattedrale per il Te Deum di ringraziamento. Dopo la corsa non sono mancati scontri prolungati tra i contradaioli dell’Onda e della Torre, contrade da tempo rivali, conclusesi con l’arrivo delle forze dell’ordine.

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da: http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2015/08/17/AR6PCKYF-palio_trionfa_siena.shtml

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LE SAGRE ESTIVE IN ITALIA CHE PIACCIONO AGLI STRANIERI: 2. U Strittul ru Zafaran, Senise Basilicata 8-9 Agosto 2015

LE SAGRE ESTIVE IN ITALIA CHE PIACCIONO AGLI STRANIERI:

2. U Strittul ru Zafaran, Senise Basilicata 8-9 Agosto 2015

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri: 1. Sagra del Mare Flegrea, Procida, 6 - 9 agosto 2015

03/08/2015

Le sagre estive in Italia che piacciono agli stranieri

1. Sagra del Mare Flegrea, Procida, 6 - 9 agosto 2015

 

Procida

Il magazine made in USA Swide ha selezionato le sagre eogastronomiche più interessanti d'Italia da visitare nell'estate 2015

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da: http://www.stile.it/viaggiare/tendenze/multimedia/art/le-sagre-estive-in-italia-che-piacciono-agli-stranieri-id-20881/

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LA BASILICA DEGLI SCAVI DI POMPEI RIAPRE AL PUBBLICO

 29/07/2015 - 17:13

LA BASILICA DEGLI SCAVI DI POMPEI RIAPRE AL PUBBLICO

 


LA BASILICA DEGLI SCAVI DI POMPEI RIAPRE AL PUBBLICO

NAPOLI\ aise\ - Torna visitabile da domani, 30 luglio, la Basilica degli scavi di Pompei, a conclusione degli interventi di messa in sicurezza previsti dal Grande Progetto Pompei che stanno interessando tutta la Regio VIII, circostante l’edificio.
Gli interventi hanno interessato in particolare gli intonaci e le colonne in laterizio della Basilica, dove erano evidenti lacune e perdita di materiale. Si è, dunque, proceduto ad azioni di integrazione muraria e stilatura dei giunti delle colonne, stuccatura delle crepe e riadesione di intonaco. L’obiettivo degli interventi è stato soprattutto quello di procedere alla ricomposizione delle parti consunte, utilizzando materiale a ridottissimo impatto, come nel caso dei gradini di accesso all’edificio, ricomposti con malta a base di calce.
Si tratta, sottolinea il Mibact, “di un ulteriore intervento del Grande Progetto Pompei che consente la restituzione ai visitatori di un importante edificio pubblico, tappa obbligata nei principali itinerari di visita al sito archeolologico”.
La Basilica, destinata all'amministrazione della giustizia e alle contrattazioni economiche, fu costruita nella seconda metà del II sec. a.C., nell'ambito del progetto generale di monumentalizzazione della città. Il sontuoso edificio presenta pianta rettangolare, a 3 navate, con copertura a doppio spiovente retta dalle colonne centrali e dalle semicolonne della parte superiore delle pareti, dove restano decorazioni in “primo stile”. Sul fondo è il Tribunale, raggiungibile con scale di legno, dove sedevano i magistrati.
L’ingresso al pubblico sarà possibile esclusivamente dall’accesso laterale dell’edificio, posto su via Marina.
(aise)

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da: http://www.aise.info/cultura/la-basilica-degli-scavi-di-pompei-riapre-al-pubblico-/43400/1/1/3239

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DELTA DEL PO E APPENNINO TOSCO EMILIANO RISERVE BIOSFERA UNESCO: AZIONI E OBIETTIVI

 27/06/2015 - 13:39

DELTA DEL PO E APPENNINO TOSCO EMILIANO RISERVE BIOSFERA UNESCO: AZIONI E OBIETTIVI

 


DELTA DEL PO E APPENNINO TOSCO EMILIANO RISERVE BIOSFERA UNESCO: AZIONI E OBIETTIVI

BOLOGNA\ aise\ - Coniugare la difesa dell’ambiente, della biodiversità e delle tradizioni storiche e culturali con lo sviluppo del turismo e la crescita dell’economia. Questa la sfida che attende le due nuove Riserve Mab (Man and the biosphere) dell’Unesco: il Delta del Po e l’Appennino Tosco Emiliano, che il 9 giugno scorso hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento internazionale entrando così a far parte delle 631 Riserve Mab Unesco al mondo, di cui solo 13 italiane.
Ne hanno parlato a Bologna il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, l’assessore alle Politiche ambientali Paola Gazzolo, il presidente del Parco del Delta del Po Emilia-Romagna Massimo Medri e il presidente del Parco nazionale Appennino Tosco Emiliano Fausto Giovanelli, illustrando alla stampa le azioni che saranno intraprese per cogliere al meglio le grandi opportunità offerte al territorio da questo riconoscimento.
"Vogliamo sempre più essere una regione europea e una regione europea in contatto con il mondo", ha affermato il presidente Stefano Bonaccini. "L’export sta volando, siamo primi in Europa per prodotti Dop e Igp, abbiamo tre città, Ferrara, Ravenna e Modena, che sono già state riconosciute Patrimonio mondiale dell’Unesco. Adesso due aree della nostra regione sono diventate Riserva Mab: un risultato straordinario, che ci permette di entrare in circuiti di promozione turistica internazionali e di coniugare la tutela del territorio, della cultura e delle tradizioni con lo sviluppo economico. Si tratta di luoghi che grazie alle loro eccellenze possono soddisfare un turismo sempre più alla ricerca del mix tra cultura, enogastronimia, ambiente e welness. Nellasettimana dell’Emilia-Romagna all’Expo – ha concluso Bonaccini – organizzeremo una promozione ad hoc e assieme a Toscana e Veneto lavoreremo per iniziative comuni di valorizzazione dei Mab".
"Quello ottenuto - ha aggiunto l’assessore Paola Gazzolo - è un riconoscimento importantissimo per due aree che rappresentano il cuore del patrimonio naturale nella nostra regione e della via Emilia, ma è anche un punto di partenza. Vogliamo che diventi un’opportunità di internazionalizzazione turistica e di crescita economica del nostro territorio. Per farlo il primo passo è l’insediamento degli organismi di governance dei Mab in stretta relazione con Toscana e Veneto, poi la messa a punto di iniziative promozionali che sfruttino al meglio la vetrina di Expo, la pubblicazione di tutti i siti dell’Emilia-Romagna riconosciuti dall’Unesco, per finire con una programmazione quinquennale di azioni su cui far convogliare le risorse europee".
Anche i presidenti dei due Parchi hanno sottolineato la necessità di mettere insieme natura ed economia: "Queste non sono solo aree da conservare - hanno affermato Medri e Giovanelli - ma in cui promuovere azioni di valorizzazione, qualificazione, fruizione e sviluppo. Ora
inizia la sfida più difficile, ma noi siamo pronti". (aise)

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da: http://www.aise.info/ambiente-e-ricerca/delta-del-po-e-appennino-tosco-emiliano-riserve-biosfera-unesco-azioni-e-obiettivi/41002/1/1/3239

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BANDIERE BLU 2015: LIGURIA TOSCANA E MARCHE SUL PODIO

12/05/2015 - 17:29

BANDIERE BLU 2015: LIGURIA TOSCANA E MARCHE SUL PODIO

 

BANDIERE BLU 2015: LIGURIA TOSCANA E MARCHE SUL PODIO

ROMA\ aise\ - 147 comuni rivieraschi, 280 spiagge e 66 approdi turistici: questi i numeri tutti italiani assegnati dalla Fee (Foundation for environmental education) nell’ambito di "Bandiere Blu 2015".
Per l'estate 2015 sul podio, in ordine, figurano Liguria, Toscana e Marche. La Liguria è la regina delle Bandiere blu: su 23 località (tre in più dell'anno scorso) potrà sventolare il vessillo Fee.
La Toscana conta 18 località mentre le Marche 17. Seguono: la Campania con 14 bandiere, la Puglia (11), l'Emilia Romagna (che resta a quota 9), l'Abruzzo (che perde due 'pezzi' e arriva ad 8); il Veneto (8 con un nuovo ingresso). E ancora: Lazio e Sardegna (2 nuovi acquisti); Sicilia (che scende a 5 bandiere), Calabria (4), Molise (3), mentre il Friuli Venezia Giulia ne conferma 2, e la Basilicata 1.
"Anche per il 2015 possiamo annunciare con soddisfazione un aumento di Bandiere Blu, un incremento costante che dimostra, nonostante le ridotte risorse economiche, la volontà di tanti comuni di non mettere al secondo posto l'attenzione per l'ambiente", afferma Claudio Mazza, presidente della Fee Italia.
In via generale, infatti, rispetto all'anno scorso ci sono sette comuni in più (11 nuovi ingressi e quattro uscite). A conquistare il vessillo sono: Capaccio (Campania), Terracina (Lazio), Borghetto S. Spirito, Taggia, S. Margherita Ligure (Liguria), Cannobio (Piemonte), Castellaneta (Puglia), Castelsardo, Sorso (Sardegna), Tusa (Sicilia), Rosolina (Veneto). Mentre lo perdono: Silvi (Abruzzo), Rocca S. Giovanni (Abruzzo), Ragusa, Marsala (Sicilia).
Il 2015 vede in incremento anche i laghi: 1 bandiera per la Lombardia, 2 per il Piemonte che ne riconquista una e 5 per il Trentino Alto Adige.
I criteri guida per l'assegnazione delle Bandiere Blu vanno "dall'assoluta validità delle acque di balneazione" (devono avere una qualità "eccellente") all'efficienza della depurazione, dalla raccolta differenziata alle aree pedonali, piste ciclabili e spazi verdi, fino alla dotazione di tutti i servizi sulle spiagge.
Nella fase di valutazione, portata avanti dalla Giuria nazionale, hanno dato il loro contributo vari enti: dal Ministero dei Beni culturali a quello delle Politiche agricole, dagli assessorati regionali al Turismo al Comando generale delle Capitanerie di Porto-Guardia costiera, fino all'Ispra e ai sindacati balneari. (aise)

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da: http://www.aise.info/made-in-italy/bandiere-blu-2015-liguria-toscana-e-marche-sul-podio-/37171/157

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Eremi e natura: selvaggia Majella

07 maggio 2015

Eremi e natura: selvaggia Majella

di Giuseppe Ortolano

Alla scoperta dello spettacolare e scosceso parco abruzzese, delle sue tradizioni e dei suoi luoghi sacri, ricchi di spiritualità e di suggestione

E' affascinante e selvaggia la Majella, la montagna madre d'Abruzzo dove, tra spettacolari cime rocciose e impervi sentieri, si respira un'antica sacralità. Amata dagli animali selvatici, che qui trovano sicuro rifugio, ha accolto nei secoli Papa Celestino V in fuga dagli intrighi romani e decine di eremiti in cerca di ispirazione.

Oggi il massiccio montuoso è stato dichiarato Parco Nazionale con sede a Guardiagrele, cittadina che la leggenda vuole fondata da Spartaco e dai suoi gladiatori ribelli, in fuga da Roma. Nel centro storico, ricco di elementi medioevali, si ammirano alcuni importanti palazzi signorili dei secoli XVII-XIX, oltre alla cattedrale di Santa Maria Maggiore, con la facciata in pietra della Majella e l'alta torre campanaria. Cinque i musei di questo borgo aggrappato alla Majella, dedicati al Costume e alla Tradizione, all'Artigianato Artistico, all'Arte Sacra conservata nel Duomo, alle specialità enogastronomiche del territorio e all'archeologia (in particolare agli scavi nella vicina necropoli di Comino). Guardiagrele è anche una delle città del pane delle Majella e dai suoi forni escono ancora il fragrante pane casereccio guardiese, la pizza scima con vino e olio extravergine di oliva, il pane nobile con  farine di diversi cereali e una ciambella dolce o salata chiamata strozzacavalli.

Alla periferia della cittadina Villa Maiella, uno dei migliori ristoranti abruzzesi, dove la cucina della tradizione e i prodotti a km zero - alcuni provenienti direttamente dalla fattoria della famiglia Tinari - incontrano la creatività dello chef. E se Villa Maiella si può definire un piccolo tempio del gusto abruzzese, la montagna che la sovrasta conserva ancora è un vero e proprio scrigno che protegge e quasi cela al visitatore numerosi edifici religiosi, segnati da una fede antica. Nei pressi di Roccamorice, a 35 chilometri da Guardiagrele, si incontra l'Eremo di San Bartolomeo in Legio, che risale ai primi anni della presenza eremitica sulla Maiella. Restaurato intorno al 1250 è immerso in un ambiente naturale particolarmente arido, sotto un costone roccioso che lo mimetizza. Vi si accede attraverso la scala santa, percorsa solitamente in ginocchio dai fedeli,  la chiesa ha per unico arredo un semplice altare e una cavità raccoglie una piccola sorgente d'acqua, ritenuta miracolosa da pellegrini e fedeli che qui si danno appuntamento il 25 agosto, per bagnarsi ripetendo un antichissimo rituale dalle origini pagane.


Poco lontano, percorrendo la ripida strada che da Roccamorice conduce al vallone di Santo Spirito, si incontra l'Eremo Santo Spirito a Majella, costruito prima dell'anno Mille. Da vedere la scala santa interamente scavata nella roccia. A una decina di chilometri di distanza ecco il Santuario di Manoppello dove si trova un pezzo di stoffa che alcuni studiosi pensano essere la Veronica (la vera icona), ovvero il velo su cui sarebbe rimasto impresso il volto di Gesù Cristo.  Una cinquantina di chilometri in direzione di Sulmona e si giunge all'Eremo di Sant'Onofrio del Morrone, dove si ritirò nel giugno del 1293 San Pietro Celestino, papa e confessore. Benché modificato nei secoli e in parte distrutto dai bombardamenti dell'ultima guerra, l'eremo conserva ancora l'originario aspetto severo e inaccessibile, in posizione dominante sulla Valle Peligna. Il viaggio tra gli eremi della Majella può concludersi nei pressi di Caramanico Terme, dove si trova, a oltre 1200 metri d'altezza, il suggestivo Eremo di San Giovanni all'Orfento. Costruito in gran parte all'interno di una cavità naturale è segnalato da una piccolissima croce sulla roccia, che indica l'inizio della breve scalinata d'accesso. 

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da: http://viaggi.repubblica.it/articolo/eremi-e-natura-selvaggia-majella/231796?ref=HRLV-20

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Carrara, 8 amaggio 2015: weekend nella capitale del marmo

 

Carrara: weekend nella capitale del marmo

L’evento Arte in Salute, l’8 maggio, dedicato ai sorprendenti utilizzi del marmo. E il giorno dopo , visite guidate alle cave e ai laboratori artistici e alle Larderie di Colonnata

 

I Laboratori Artistici Nicoli

Chiudere gli occhi per sentire i profumi del marmo. Sono tre essenze: Arabescato, Statuario, Calacatta, che prendono il nome dai marmi presenti nel bacino delle Apuane. Poi sfiorare i preziosi abiti realizzati con la stessa pietra che la stilista EreDappa ha meticolosamente ricamato o i gioielli che portano la firma della designer Valeria Eva Rossi. Sono solo alcune delle esperienze sensoriali che fanno da sfondo ad Arte in Salute, convegno aperto a tutti, che si svolge l’8 maggio e trasforma il Centro Congressi Carrara Fiere in un’aula universitaria. Il tema è degno, infatti, di una lectio magistralis, perché esplora il profondo legame che esiste tra il corpo reale e quello scolpito artisticamente nella pietra. Al centro ci sono gli interventi della storica dell’arte Anna Laghi sulla scultura e le donne, e di Maria Letizia D’Errigo, dermatologa e Direttore Sanitario Terme della Versilia, sulla pelle come calco fedele del nostro stato di salute e delle nostre emozioni. La manifestazione si conclude presso l’Hotel Terme della Versilia, con il piacere di ascoltare le più famose arie di musica lirica eseguite dai cantanti Diego Colli ed Elisa Bartoli, accompagnati al pianoforte da Laura Pasqualetti, che dal 2005 ha iniziato una collaborazione con Riccardo Muti.

Mi illumino di bianco
Il giorno successivo, il 9 maggio, chi ha acquistato il pacchetto turistico legato all’evento, avrà l’occasione di visitare Carrara in una chiave tutta nuova. Si parte con la visita guidata ai Laboratori Artistici Nicoli, in compagnia di una guida d’eccezione, la proprietaria Francesca Nicoli. Dal 1835 i laboratori si occupano delle produzioni in pietra dei maggiori artisti ed architetti contemporanei da Louise Bourgeois a Santiago Calatrava passando per Mario Sironi, Arturo Martini, Jan Fabre. Persino Naomi Campbell si è fatta realizzare qui una splendida scultura al naturale (www.nicoli-sculptures.com). Poi, si sale a bordo di un fuoristrada per un tour fino alle cave di marmo, luoghi inaccessibili alla maggior parte dei visitatori, che raggiunge i 900 metri di altezza, percorrendo strade tortuose e ripidissime, in uno scenario surreale, unico al mondo. La giornata prosegue con una visita alle sale delMuseo del marmo, dove sono custoditi documenti grafici, fotografici, macchinari per la lavorazione, calchi e modellini. Sempre seguendo il filo bianco del marmo si potrà pranzare con degustazione di prodotti tipici e visitare leLarderie di Colonnata, dove il lardo viene fatto stagionare nelle conche di marmo, secondo l’antica tradizione locale. Per partecipare si possono prenotare i pacchetti offerti dall’Hotel Villa Undulna Terme della Versilia di Cinquale Montignoso, oppure dagli Hotel Excelsior e Hotel Residence Exclusive di Carrara.

Informazioni turistiche: www.turismomassacarrara.it

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da: http://viaggi.corriere.it/viaggi/weekend/15_maggio_05/carrara-weekend-capitale-marmo-2b2167e4-f310-11e4-a9b9-3b8b5258745e.shtml

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Famlia italiana descobre tesouro arqueolgico durante reforma de banheiro


17/04/2015 07h08 - Atualizado em 17/04/2015 07h08

Família italiana descobre tesouro arqueológico durante reforma de banheiro

Ao consertar o encanamento e a fossa em sua casa em Lecce, Luciano Faggiano e seus filhos se depararam com vestígios de civilização pré-romana.

Alejandro Millán Valencia Da BBC Mundo


Faggiano encontrou essas peças durante uma reforma no banheiro de sua casa e montou nela um museu (Foto: Museo Faggiano)

Faggiano encontrou essas peças durante uma reforma no banheiro de sua casa e montou nela um museu (Foto: Museo Faggiano)

"Em Lecce, aqui no sul da Itália, em qualquer lugar que você escava, pode encontrar um pedaço de história."

A frase é de Andrea Faggiano, um dos proprietários do museu Faggiano, que reúne descobertas arqueológicas encontradas por sua família durante os últimos dez anos. Ele a repetiu várias vezes durante a entrevista à BBC.

As descobertas da família não foram resultado de profundos estudos acadêmicos. Pelo contrário, elas aconteceram da maneira mais comum e improvável possível: na reforma de um banheiro.

Os donos se viram obrigados a virar encanadores e começaram a quebrar pisos e azulejos na propriedade, localizada no centro histórico de Lecce.

Sob os azulejos, eles se depararam com muito mais do que canos quebrados: uma coleção de vasos e pinturas que datam da época pré-Romana da cidade.

"Nos últimos anos, retiramos mais de 5 mil peças de cerâmica que pertencem a várias épocas históricas. E tudo isso foi tirado por mim, meu pai, Luciano, e meus irmãos, com nossas próprias mãos", contou Faggiano.

E tudo começou quando os antigos inquilinos da propriedade, onde agora funciona o museu, começaram a reclamar da umidade da casa.

Trattoria
"Meu pai era dono de um restaurante e tinha uma casa alugada. Mas depois viver ali por 20 anos, as pessoas que alugavam nos disseram que a casa tinha muitos problemas de umidade e decidiram sair", disse Faggiano.

Era o ano de 2000. Com o lugar vazio, Luciano pensou que a melhor maneira de aproveitá-lo seria adaptar o espaço e transformá-lo em uma trattoria, um típico restaurante italiano.

Luciano sabia que era fundamental que o banheiro funcionasse de forma adequada e para isso teria de resolver um problema com os canos que estavam atrás das paredes do primeiro andar.

Mas não poderia fazer isso sozinho, e então pediu ajuda da mão de obra mais barata que tinha a seu alcance: seus três filhos.

"Assim que começamos a quebrar as paredes daquela casa, nos demos conta que havia algo estranho e pronto, deixamos de nos preocupar com os canos para começar a escavar e encontrar mais coisas", contou.

Nas escavações, a família encontrou peças a até 15 metros de profundidade  (Foto: Museo Faggiano)Nas escavações, a família encontrou peças a até 15 metros de profundidade (Foto: Museo Faggiano)

O que eles ainda não sabiam é que a casa tinha sido construída sobre vestígios deixados ali pelos messápios, habitantes daquela região italiana cerca de 500 anos antes de os romanos chegarem a Lecce.

Era um conjunto de lugares que incluíam ossários, esconderijos, tanques, quartos e despensas, tudo decorado com desenhos que foram feitos há 2.500 anos.

"Foi aqui que nosso pai nos disse, enquanto nós descíamos a fossa de 15 metros de profundidade com cordas, que não era para dizer nada à nossa mãe, para ela não ficar nervosa", conta Luciano.

Mas pela roupa suja dos filhos, que na época eram adolescentes, ela não demorou até perceber o que estava acontecendo – primeiro a mãe, depois alguns vizinhos.

Prefeitura
Até que a fofoca de que "estavam tirando relíquias históricas dos encanamentos de uma casa" chegou aos ouvidos da prefeitura de Lecce.

"Isso foi em 2001 e sabíamos que era algo importante, mas a prefeitura decidiu fechar a escavação até encontrar alguém capacitado para fazer isso", relatou Andrea Faggiano.

 Foram encontradas mais de 5 mil peças de diferentes períodos históricos  (Foto: Museo Faggiano) Foram encontradas mais de 5 mil peças de
diferentes períodos históricos (Foto: Museo
Faggiano)

Um ano havia se passado, no entanto, e o local continuava fechado. Luciano, o pai da família, preocupado com o fato de não estar ganhando nada com a propriedade, decidiu fazer uma proposta ousada à prefeitura: a própria família continuaria a escavação.

"Eles aceitaram, claro, e houve controle de vários arqueólogos. Ficamos mais de seis anos dedicados a isso, desenterrando objetos daquele lugar todos os dias."

Museu
Em vez de abrir a trattoria, Luciano pensou que, com todos aqueles registros históricos, a melhor ideia era abrir um museu.

Em 2008, enquanto continuavam com os estudos sobre as peças encontradas, eles inauguraram o Museu Faggiano.

Giovanni Giangreco, um dos seus funcionários encarregados da supervisão dos processos, disse ao jornal americano New York Times que a casa trtaz bem mais atrativos do que meros objetos de culturas primitivas.

"A casa Faggiano tem coisas que representam quase todos os períodos históricos da cidade, desde os messápios até os romanos, passando pelos medievais e bizantinos", ressaltou.

E no ano passado, a família Faggiano conseguiu que completar os processos de análise arqueológica das peças e agora espera que o museu se torne um dos mais populares de Lecce.

"Para mim, é como uma herança que fazemos com nossas próprias mãos. Algo que vai ficar para sempre e que nos custou muito esforço. E sim, isso começou quando estávamos no banheiro", concluiu Andrea.

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da: http://g1.globo.com/mundo/noticia/2015/04/familia-italiana-descobre-tesouro-arqueologico-durante-reforma-de-banheiro.html

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EXPO-EXTO: Torino organizza, per l'Expo 2015, un ampio palinsesto di eventi culturali, sportivi, sociali e turistici

 EXPO-EXTO

Torino organizza, per l'Expo 2015, un ampio palinsesto di eventi culturali, sportivi, sociali e turistici


 

 

Istituto Italiano di Cultura San Paolo
 


La città di Torino organizzerà, in occasione di Expo 2015, un ampio palinsesto di eventi culturali, sportivi, sociali e turistici denominato EXPO-EXTO.
Di grande richiamo saranno le mostre dedicate a Modigliani, a De Lempicka, a Monet, l’apertura del Nuovo Museo Egizio, il Festival Internazionale del Jazz, il Salone del Libro, il Torino Film Festival e l'esposizione della Sacra Sindone.

Al link qua sotto indicato, potrete trovare il programma completo:
http://www.arte.it/notizie/torino/exto-2015-l-expo-secondo-torino-10225

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A RIO DE JANEIRO SI DISCUTE DI NUOVE SFIDE PER TURISMO IN ITALIA-BRASILE

 

26/03/2015 - 12:45

A RIO DE JANEIRO SI DISCUTE DI NUOVE SFIDE PER TURISMO IN ITALIA-BRASILE

RIO DE JANEIRO\ aise\ - "Turismo e territorio in Brasile e in Italia. Nuove prospettive, nuove sfide". È questo il titolo di un libro, frutto della cooperazione tra l'Istituto de Geografia da Universidade do Estado do Rio de Janeiro e l'Università Tor Vergata di Roma, che sarà presentato il 14 aprile all'Istituto Italiano di Cultura di Rio de Janeiro.

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da: http://www.aise.info/search/A%20RIO%20DE%20JANEIRO%20SI%20DISCUTE%20DI%20NUOVE%20SFIDE%20PER%20TURISMO%20IN%20ITALIA-BRASILE

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Mare italiano (Faraglioni di Sant'Andrea, Lecce)

 

01/04/2015

Mare italiano (Faraglioni di Sant'Andrea, Lecce)

 

da: Fotos da Linha do Tempo - Istituto Italiano di Cultura San Paolo

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Le mete pi sognate del mondo: Italia sul podio

13/03/2015

Le mete più sognate del mondo: Italia sul podio

 

Australia

TripAdvisor ha annunciato i risultati dello studio semestrale TripBarometer, l’indagine su strutture ricettive e viaggiatori più grande del mondo. Più di un intervistato su 4 (28%) ha dichiarato che se i soldi non rappresentassero un problema amerebbe visitare l’Italia, rendendo il Bel Paese la seconda meta da sogno per i viaggiatori a livello globale, alle spalle dell’Australia (29%).

Italia

Analizzando i risultati dei viaggiatori mondiali nei diversi stadi della vita, l’Italia rappresenta la destinazione da sogno per i viaggiatori senior mentre rimane in seconda posizione per famiglie e millenari, posizionandosi in entrambi i casi alle spalle dell’Australia.

 

da: http://www.turismo.it/oltreconfine/multimedia/art/le-mete-pi-sognate-del-mondo-italia-sul-podio-id-7920/

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La nuova via ciclabile da Grado a Salisburgo la migliore dEuropa

21 febbraio 2015

La nuova via ciclabile da Grado a Salisburgo è la migliore d’Europa

di Marco Grilli

 

Se siete amanti della mountain bike e potete concedervi almeno una settimana di vacanza, la ciclovia italo-austriaca Alpe Adria Radweg potrebbe soddisfare ampiamente la vostra voglia di pedalare e visitare attrazioni turistiche.

Il percorso cicloturistico di 400 Km, che congiunge Grado a Salisburgo e si snoda attraverso borghi pittoreschi e paesaggi incantevoli, è stato appena eletto come migliore pista ciclabile del 2015, insieme al Tour della Manica. Il premio è stato assegnato ad Amsterdam e rappresenta il giusto riconoscimento per questo itinerario su due ruote, giudicato il migliore tra i dodici realizzati di recente in Europa.

Il progetto “Ciclovia Alpe Adria Radweg” rappresenta un perfetto esempio di cooperazione transfrontaliera per lo sviluppo della mobilità sostenibile. Nato dalla collaborazione tra tre entri locali italo-austriaci (Regione Friuli Venezia Giulia, Land Salisburgo e Land Carinzia) – desiderosi di dar vita a un itinerario per le bici che oltrepassasse le Alpi e permettesse un collegamento tra la rete ciclabile centro europea e il mare Adriatico -  si è aggiudicato il bando di gara indetto per il Programma europeo di cooperazione transfrontaliera Interreg IV Italia-Austria 2013.

Le attività preparatorie di progetto sono partite nel 2008 e hanno individuato il percorso Salisburgo-Villach-Udine-Aquileia-Grado come migliore itinerario, data la possibilità di usufruire di piste ciclabili già realizzate o in corso di realizzazione, così come di una viabilità secondaria a bassa intensità di traffico nei tratti restanti. L’opera, costata in totale 1.200.000 euro, è stata possibile grazie alla condivisione delle attività dei partecipanti al progetto, che hanno collaborato proficuamente sia negli interventi infrastrutturali, che nell’elaborazione di un comune piano di comunicazione.

La passione suscitata da questo spettacolare itinerario ciclo-turistico internazionale, si legge nelle righe iniziali del depliant ufficiale stilato dall’Agenzia per il turismo del Friuli Venezia Giulia: «Da sempre le Alpi esercitano un fascino incomparabile sull’uomo. Se per secoli sono state un luogo inquietante, denso di pericoli e misteriose leggende, oggi sono una meta amata e agognata da escursionisti e ciclisti, una fonte di magia e di bellezza. La ciclovia Alpe Adria, una traversate delle Alpi da nord a sud, da Salisburgo al mare Adriatico, trasforma in realtà un antico sogno».

Ma come vivere al meglio questa via ciclabile da Grado a Salisburgo? Se volete partire da Salisburgo, la città di Mozart, il percorso toccherà la valle del Salzach e di Gastein fino a Bockstëin. Da questa località si prende un treno navetta che in 11 minuti conduce a Mallnitz (1.191 metri), da dove è possibile tornare a pedalare per dirigersi verso la Carinzia, dove il tracciato passa per alcune località al confine con l’Italia, quali Spittal sulla Drava, Villach e Arnoldstein. Il tratto italiano della ciclovia segue in parte il percorso di vecchie ferrovie dismesse e, dopo averci fatto apprezzare la bellezze naturalistiche di località ricche di storia quali Tarvisio, Pontebba, Gemona, Aquileia e Udine, si conclude a Grado, sulla costa del mare Adriatico.

Volendo percorrere in poco più di una settimana l’intero tragitto che dal mare Adriatico conduce fino al versante nord delle Alpi, gli organizzatori consigliano queste otto tappe in direzione Italia-Austria: 1) Grado-Udine; 2) Udine-Venzone; 3) Venzone-Tarvisio; 4) Tarvisio-Villach; 5) Villach-Spittal an der Drau; 6) Spittal an der Drau-Bad Gastein/Mallnitz; 7) Bad Gastein/Mallnitz-Bishofshofen; 8) Bishofshofen-Salisburgo. Nel complesso, il percorso è ben segnalato e attrezzato, non presenta particolari difficoltà e risulta accessibile a tutti.

All’inizio del 2015, sul territorio italiano sono stati completati 108 Km di ciclovia, 53 saranno terminati entro la fine dell’anno, mentre ne restano altri 23 da completare, più precisamente il tratto tra Resiutta e Venzone e l’attraversamento di Palmanova, Cervignano e Grado.

LEGGI ANCHE: Il Turismo Responsabile: cosa vuol dire e come praticarlo

Nel Tarvisiano vi sono lavori in corso per far passare la ciclovia sul percorso finora inutilizzato della vecchia ferrovia Pontebbana. Più a sud, sarà aperta a breve la connessione tra Venzone e Gemona sempre grazie alla riconversione in pista ciclabile di un bel tratto di questa ferrovia dismessa, così che il percorso giungerà sino al sito naturalistico del laghetto Minisini e attraverserà la parte bassa di Gemona. Nei Comuni di Osoppo e di Buia si sta provvedendo a un lavoro di tabellazione del tracciato, nonché alla realizzazione di due brevi tratti ciclabili in sede propria. Osoppo, tra l’altro, ha chiesto e ottenuto il passaggio della ciclovia attraverso il bel centro del paese, al fine di una sua migliore valorizzazione turistica. Nel tratto da Buia a Udine si sta invece studiando un percorso alternativo all’Ippovia (o percorso In@Natura), poiché questa parte ufficiale del tracciato si è dimostrata difficile da recuperare e non adatta alla percorribilità con una semplice bici da turismo. Infine, un cantiere è presente all’ingresso di Cervignano, per completare nel più breve tempo possibile la pista ciclabile che conduce al paese.

Dopo gli ultimi aggiornamenti sul perfezionamento della ciclabile, passiamo ora ad analizzare le principali caratteristiche e attrazioni del percorso,  nelle otto tappe consigliate dagli Amici della Ciclovia Alpe Adria.

1) Grado-Udine

Si parte dalla bella cittadina balneare di Grado sul mar Adriatico. Dopo una visita al grazioso centro storico, si percorre la ciclabile di recente realizzazione, che attraversa la laguna fino all’arrivo nei pressi di Belvedere. Da qui a Cervignano il percorso segue l’antico tracciato dell’ormai dismessa linea ferroviaria. A questo punto potete concedervi una visita al sito archeologico di Aquileia, fondato nel 181 a.C dai romani. Potrete così ammirare gli scavi che hanno permesso di tornare a godere della bellezza del foro, del porto e di numerose ville mosaicate. Da Cervignano si procede verso Palmanova, pedalando in parte sull’apposita pista ciclabile e per alcuni tratti su strade secondarie e poco trafficate. Quest’ultima località è una città fortificata a pianta stellata, fondata dalla Repubblica di Venezia nel 1593. Siamo sicuri che rimarrete piacevolmente colpiti dal fascino del percorso ciclabile che si snoda lungo i suoi bastioni. Il tratto  Palmanova-Udine risulta praticamente terminato: pedalerete sulla pista riservata alle due ruote e su strade secondarie, toccando vari borghi lungo la fertile pianura friulana.

Eccoci quindi a Udine, bella e accogliente città circondata da colline, vicina al mare e alla montagna e sita in una posizione privilegiata al centro del Friuli Venezia Giulia. Sottoposto al dominio della Repubblica di Venezia per più di tre secoli, il capoluogo friulano presenta varie attrazioni (il castello, il Duomo, la Loggia del Lionello, il Palazzo Arcivescovile ecc.) e un numero rilevante di opere del celebre artista Gianbattista Tiepolo, che qui dimorò e si formò artisticamente. Se siete amanti della gastronomia, concedetevi qualche pausa in una delle tante enoteche per gustarvi il “tajut” e altre specialità locali.

Udine-Piazza Libertà

2) Udine-Venzone

Dal centro storico di Udine, la ciclovia tocca il Parco del Cormor e segue poi il percorso In@Natura, che attraverso strade sterrate piuttosto degradate poste lungo la verde valle del torrente Cormor, giunge fino al centro di Buia. Da questa località vi muoverete lungo la piana di Osoppo e attraverserete il maggior fiume friulano, il Tagliamento, presso Braunlis. Dopo aver toccato altri borghi pittoreschi, a Pioverno imboccherete la ciclabile della montagna carnica FVG-8 e, una volta passato il ponte sul Tagliamento, vi ritroverete nello splendido paese di Venzone, unico esempio di cittadella murata medioevale in Friuli, dichiarato monumento nazionale di interesse storico e artistico nel 1965. Il terribile terremoto del 1976 è oggi un lontano ricordo: Venzone ha recuperato il suo fascino originario e vi incanterà coi suoi vicoli ed eleganti palazzi.

Colloredo di Montealbano- Ippovia Alpe-Adria

Colloredo di Montealbano: Ippovia Alpe-Adria

 

3) Venzone-Pontebba

Passato Venzone, il tracciato segue la viabilità ordinaria (SS13) fino a Resiutta, dove inizia la ciclovia “Senza confini” (FVG1), che corre lungo il percorso della vecchia ferrovia Pontebbana, attraversa molte gallerie e qualche viadotto e infine raggiunge il paese di  Pontebba, il centro maggiore della Valcanale, già abitata in epoca romana. Siete così arrivati al punto dove passava il confine italo-austriaco fino alla prima guerra mondiale, un’ottima base per escursioni nelle splendide valli montane o vari percorsi di trekking.

Pontebba

Nei pressi di Pontebba

4) Pontebba-Villach

Oltrepassati il ponte sul torrente Pontebbana e la linea ferroviaria, dopo un tratto di strada secondaria vi immetterete di nuovo sul tracciato della vecchia ferrovia nei pressi di La Glesie-San Leopoldo, per immergervi nel tranquillo e rilassante paesaggio alpino della Valcanale. Superata la stazione termale dei Bagni di Lusnizza, rinomata per le sue sorgenti sulfuree, continuerete a pedalare in leggera salite tra boschi e baite, fino a raggiungere Malborghetto, una bella località montana vicina agli impianti sciistici di Tarvisio, ottimo punto di partenza per escursioni e passeggiate. Non mancate poi di visitare il cinquecentesco Palazzo Veneziano che ospita il museo etnografico, dove troverete tutta la storia e le tradizioni del territorio della Comunità montana Valcanale-Canal del Ferro. Il percorso prosegue poi verso Ugovizza e la Sella di Camporosso, il più basso valico delle Alpi coi suoi 816 metri. Oltrepassato il portale “conta ciclisti” nei pressi della partenza della funivia per il santuario del Monte Lussari – meta di pellegrinaggio sorta nel 1360 dove la tradizione vuole si sia verificata un’apparizione della Madonna – si scende verso Tarvisio, uno dei più importanti poli sciistici del Friuli Venezia Giulia, sito nella più grande foresta demaniale d’Italia (ben 24mila Ha), attraversata dal fiume Fella ed estesa sino al confine con Austria e Slovenia. Siamo qui in presenza di una delle aree naturalistiche e faunistiche più importanti del Paese, ricca di verdi boschi e ampie vallate.

Da Tarvisio il percorso prosegue verso l’Austria passando proprio attraverso questa meravigliosa foresta. Dopo una veloce discesa che congiunge Thörn-Maglern ad Arnlodstein, si svolta per imboccare la pista ciclabile carnica che ci porta nella ridente cittadina di Villach, la più “mediterranea” della Carinzia, non solo per le condizioni climatiche ma anche per l’architettura e l’ospitalità della gente. Circondata da monti e laghi, Villach è famosa per le sedute della gilda carnevalesca – da qui il suo nomignolo “roccaforte dei matti” –  e per la settimana dedicata alla festa patronale (29luglio-5 agosto). Il ponte sulla Drava è il punto di partenza ideale per un breve giro della città, dove meritano una visita la piazza principale (Hauptplatz), la  chiesa parrocchiale di St. Jakob e le bellissime ville ottocentesche.

Villach

Una bella istantanea di Villach

5) Villach-Spittal an der Drau

Da Villach si risale la vallata della Drava lungo la ciclabile omonima, costituita in parte da tratti asfaltati e in parte da strada sterrata. Il percorso è prevalentemente pianeggiante, ad esclusione delle piccole salite che si trovano in corrispondenza delle centrali idroelettriche che sbarrano il corso del fiume. Superata la località di Mauthbrücken, la pista tende ad allontanarsi dal fiume e corre a fianco dell’autostrada e poi della ferrovia. Passato il villaggio di Sankt Peter, si arriva facilmente a Spittal an der Drau, dove vi consigliamo di visitare il museo di cultura popolare, ospitato all’interno del rinascimentale Palazzo Porcia.

Ciclovia Alpe-Adria Radweg 4. Etappe

Un’altra immagine dalla ciclovia Alpe-Adria

6) Spittal an der Drau-Mallnitz

Lasciata alle spalle Spittal, si prosegue lungo la ciclabile della Drava fino a Möllbrucke, dove si sale la vallata del fiume Möll seguendo le indicazioni della Glockner Radweg, il percorso cicloturistico che comprende tratti di ciclabile e strade secondarie poco trafficate. Ricordatevi di alzare gli occhi e ammirare lo spettacolo del paesaggio: attraverserete piccoli borghi, fattorie, boschi e piccole aree coltivate. Questa ciclopista termina a Obervellach, dove inizia l’impegnativa salita della strada statale 105 (pendenze del 12% per i primi due Km!), fino ad arrivare all’ingresso del Parco nazionale degli Alti Tauri. Da qui, una breve discesa conduce al grazioso villaggio di Mallnitz. A questo punto, salite sul treno navetta e in soli 11 minuti sarete a Bockstëin.

Tauernschleuse

Al tunnel ferroviario dei Tauri

7) Bockstëin-Bishofshofen

Scesi dal treno, riprendete la vostra bici e lanciatevi in discesa sulla bella ciclabile che corre lungo il torrente Gasteiner. Giunti a Bad Gastein, concedetevi un po’ di svago e relax alle terme (tra le tante attrazioni lo scivolo acquatico da 70 metri), che sono addirittura collegate alla stazione tramite un passaggio panoramico di 150 metri! Dopo una leggera discesa si arriva al paese di Bad Hofgastein, caratterizzato da un bel lago balneare. Proseguendo ancora in discesa lungo la vallata, si passa sotto alcuni tunnel che conducono al villaggio di Lend. Da qui inizia la ciclabile dei tauri, che coi suoi saliscendi incrocia vari paesi (compreso St. Johann in Pongau con le sue splendide cascate), fino all’arrivo al centro storico di Bischoshofen.

zwichen Bad Hofgastein und Bad Gastein

Tra Bad Hofgastein e Bad Gastein

8) Bischoshofen-Salisburgo

Passata Bischoshofen, si prosegue lungo la ciclabile dei tauri (Tauernradweg) che si snoda sulla riva destra del fiume Salzach. Lungo il percorso merita una visita Werfen, nota per la splendida fortezza medioevale di Hoenwerfen, dove sono stati girati anche celebri film di Hollywood, nonché per l’Eisriesenwelt, ossia la grotta di ghiaccio più grande del mondo, un suggestivo monumento dove anche in estate la temperatura è quasi sempre sotto zero. Passata Werfen, si prosegue lungo le corsie d’emergenza della strada statale, riconvertite in piste ciclabili. Alcuni saliscendi si susseguono fino a Golling, dove rimarrete estasiati dalla Blantautal, una piccola vallata ricca di acque e delimitata da pareti rocciose.

Dopo aver ammirato le possenti cascate del Weissen Torren e quella di Golling (72 metri di altezza per 15mila litri al secondo di portata), strade secondarie più o meno ondulate vi porteranno al borgo di Hallein. Da qui potete riprendere le piste ciclabili che corrono lungo le sponde del Salzach, fino ad arrivare al traguardo di questo magnifico itinerario, la piazza Mozart di Salisburgo. Nella città austriaca non mancate di visitare anche lo splendido DomQuartier in stile barocco e il castello di Hellbrunn coi suoi giochi d’acqua.

Mozartplatz, Salisburgo

Mozartplatz, Salisburgo

Dall’Adriatico alle Alpi in bici…un’occasione ghiotta da non lasciarsi scappare, ora che la primavera è ormai alle porte.

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da: http://www.tuttogreen.it/la-nuova-via-ciclabile-da-grado-a-salisburgo-e-la-migliore-deuropa/

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Ecco le 122 meraviglie verdi dItalia, per Expo si aprono i parchi pi belli

 

 

04/02/2015

Ecco le 122 meraviglie “verdi” d’Italia, per Expo si aprono i parchi più belli


Oggi a Milano la presentazione del circuito Grandi Giardini Italiani: luoghi storici a volte, come i Vaticani, a lungo chiusi al pubblico, ma anche proprietà private nascoste

Castello di Rispoli di Vignanello

antonella mariotti

milano

Le 122 meraviglie verdi. Sono i Grandi Giardini Italiani, quelli con i labirinti di bosso, le distese di tulipani e la fioritura delle azalee, che colorano intere colline in primavera. Da oggi i cancelli di questi tesori verdi si apriranno ai turisti di Expo 2015, che potranno visitare anche spazi segreti, spesso proprietà private: gli orti e i frutteti per «far sentire i profumi e assaggiare i frutti - spiega Judith Wade, 60 anni, elegante signora inglese che ha inventato la rete dei Grandi Giardini». 

 «D’altronde non è questo il tema di Expo 2015, l’alimentazione? - aggiunge -. Ho fatto mettere delle panche sotto i ciliegi dove i turisti potranno sedersi e assaggiarle». La signora «di mezza età» - come lei si definisce - spiega: «Oggi è un grande giorno anche perché, oltre alla presentazione ufficiale di questo percorso delle meraviglie, due luoghi vaticani ci hanno chiesto di essere inseriti nella rete: Castel Gandolfo e i Giardini Vaticani. E si è aggiunto anche un giardino privato, quello di Franco Maria Ricci, un labirinto di bambù nel basso Parmense che alla fine del percorso ti immerge nella collezione privata del proprietario». Del circuito faranno parte da oggi anche l’Oasi Zegna (Trivero, Biella), la Collezione Rossini (Briosco, Como) e il magico Parco del Castello di Miradolo (San Secondo di Pinerolo, Torino).  

 

In connessione  

Così la rete dei Grandi Giardini Italiani entra a far parte del circuito Expo 2015, di quel turismo «green» che potrebbe essere un’occasione di sviluppo e occupazione. Sono i numeri a dirlo: l’anno scorso agli ingressi dei giardini botanici sono stati staccati 8 milioni 600 mila biglietti. «Li chiamo i figli dei figli dei fiori - spiega Judith Wade -: sono le mamme che entrano in giardino con i piccoli per trascorrere qualche ora in tranquillità. I bambini possono correre e giocare. Tutto è chiuso e recintato e senza pericoli. Ma i giardini devono essere attrezzati per questo». Nel circuito sono rappresentate 12 Regioni: «Ho voluto che tutto fosse a disposizione anche della signora Cesira di Torvaianica - ride Judith Wade -. E un altro intento è stare vicino ai proprietari, perché questo patrimonio deve rendere, sia ai Comuni sia ai privati. Lo so, sembra non proprio elegante, ma dobbiamo smetterla di pensare alla cultura per un pubblico di élite. Nei giardini devono entrare le persone, si deve fare didattica per le scuole».  

 

Il marchio  

La rete dei Grandi Giardini diventa così riferimento per l’«Horticultural Tourism» e un marchio di qualità grazie agli standard di manutenzione e gestione richiesti ai giardini per entrare a far parte del network, che è anche sinonimo di eccellenza e sensibilità. Da Merano a Catania, passando per i più antichi giardini botanici fino alla Mortella di Ischia, i giardini sono spesso proprietà privata di famiglie nobili e per questo sono rimasti chiusi fino a qualche decennio fa (e spesso abbandonati). 

A Firenze, Pisa e Padova nacquero i primi orti botanici - alla metà del Seicento - ma qui si coltivavano le erbe officinali per i medici. «I giardini, una particolarità tutta italiana, sono poi stati spesso trascurati, soprattutto dal secondo dopoguerra - racconta ancora Judith Wade -. Certo, c’era da ricostruire un Paese. Alcuni sono stati chiusi per decenni».  

 Il giardino della Mortella di Ischia, per esempio, è stato creato dal compositore inglese William Walton, quando si trasferì a Ischia con la giovane moglie argentina Susana, dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1949: la coppia ha creato un giardino dal nulla e l’ha lasciato in eredità a una fondazione. Ma le felci arboree australiane, le aloe africane e le agavi messicane non sono state visibili fino al 1990. «Ora dobbiamo riprenderci tutto questo. Lo dico io, che sono di famiglia scozzese e sono nata in Australia, ma vivo qui da più di 20 anni. Mi sento italiana: il nostro patrimonio culturale è immenso, dobbiamo soltanto rendercene conto».  

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da: http://www.lastampa.it/2015/02/04/societa/ecco-le-meraviglie-verdi-ditalia-per-expo-si-aprono-i-parchi-pi-belli-cZNRhN6Ghaf9kGQoPYBTKP/pagina.html

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SCIENZE DEL TURISMO: PRESTO A LUCCA UN DOTTORATO INTERNAZIONALE

 

Sabato 07 Febbraio 2015 19:05

SCIENZE DEL TURISMO: PRESTO A LUCCA UN DOTTORATO INTERNAZIONALE

 
 

FIRENZE\ aise\ - A Lucca da tutto il mondo per studiare le scienze del turismo. Un dottorato di ricerca internazionale in Scienze del Turismo sta per essere progettato nella città toscana grazie a una intesa che sarà presto siglata fra Regione e Fondazione Campus in base a una delibera approvata dalla Giunta Regionale, nell'ultima seduta, su proposta dell'assessore Emmanuele Bobbio.

Impegnata da oltre dieci anni in attività di alta formazione e ricerca scientifica nell'ambito delle scienze del turismo, Fondazione Campus di Lucca è una istituzione non profit che fa parte di un Consorzio composto fra le università di Pavia, Pisa e della Svizzera Italiana (Lugano) con la Fondazione Lucchese per l'Alta Formazione e la Ricerca. Il Consorzio promuove un corso di laurea triennale in Scienze del turismo e un corso di laurea magistrale in Progettazione e gestione di sistemi turistici mediterranei mentre la Fondazione Campus, fra le altre sue iniziative, ha presentato la candidatura per costituire un ITS (Istituto Tecnico Superiore) nella filiera del turismo e dei beni culturali.
"L'idea di progettare un dottorato toscano internazionale in Scienze del turismo – sottolinea Bobbio – nasce dalla consapevolezza del valore strategico che sempre più avrà il turismo per l'economia globale e dalle evidenti ricadute, in Italia e all'estero, per la qualità degli studenti che da tutto il mondo potrebbero venire a formarsi nell'ambito del turismo proprio qui in Toscana". (mauro banchini\aise)

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da: http://www.aise.it/index.php?option=com_content&view=article&id=194621:scienze-del-turismo-presto-a-lucca-un-dottorato-internazionale-&catid=44:made-in-italy&Itemid=199

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Il sito di Ignazio Marconi: www.viaggiaresempre.it

Abbiamo ricevuto da Ignazio Marconi:

Mi chiamo Ignazio Marconi e sono il titolare del sito web indicato in oggetto.

Il Vostro indirizzo email mi è stato dato da mio cugino Giuseppe Bezzi che ha visto il mio sito ed ha espresso il desiderio di trasmetterlo anche ai suoi amici, dando a me l'incarico perchè potessi meglio illustrare il mio sito.

Nel mio sito ho illustrato una novantina di miei viaggi  e l'ho fatto soprattutto con foto che ho accompagnato con brevi descrizioni.

Inoltre sulla parte alta della prima pagina potete trovare i simboli di facebook, youtube e pinterest.

Cliccando sul primo troverete la mia attività su facebook che potrete seguire cliccando su "mi piace" e "condividendo" se la mia attività è di Vs.gradimento.

Su youtube ho messo numerosi filmati dei miei viaggi che potrete vedere anche ...a rate.

Infine su Pinterest ho messo le foto più significative dei miei viaggi.

Vi ringrazio per l'attenzione e vi aspetto numerosi.


www.viaggiaresempre.it

 

Italia, Delta del Po_0

Italia, delta del Po

Chi sono

Il mio nome è Ignazio e vivo in Italia, il mio motto è viaggiaresempre!
Abito a Mogliano Veneto, ma sono di Venezia, città della quale sono innamorato.
Sono spesso a Venezia e, nei mesi estivi, mi godo la laguna con la mia barca a motore.
Sono persona molto sportiva che dedica parte del suo tempo al tennis e, nei mesi invernali, allo sci.
Non solo nelle stazioni sciistiche delle nostre bellissime Dolomiti, ma anche, per una settimana all’anno, nella Savoia francese: Mottaret, nel cuore delle Trois Vallèes.
Il mio motto è “viaggiaresempre” perché sono un appassionato viaggiatore.
Nel limite del possibile cerco di programmare i miei viaggi in autonomia.
Perché questo mio sito?
Certamente per una vanità personale: sono appassionato di fotografia e mi piace condividere con altri i momenti che sono riuscito a fermare con la macchina fotografica.
Sono orgoglioso che mie foto siano state pubblicate in diverse importanti pubblicazioni.
Per me la più importante rimane la prima: la MUSEUM INTERNATIONAL edita dall’UNESCO (09/2003), che ha pubblicato una mia foto scattata a Varanasi (o Benares) sulle rive del Gange.
Inizialmente, per realizzare il mio sito ho “sfruttato” la grande esperienza del mio amico Giorgio e, viaggiaresempre, è stato il clone del suo sito, www.silvercollection.it  visitando il quale vi farete una cultura sull’oggettistica in argento di tutto il mondo.
Recentemente il sito è stato completamente rinnovato.
Mi sono rivolto ad una ditta specializzata, la NodoPiano che ha utilizzato la piattaforma WordPress. Ottimo lavoro, e non terminano mai di migliorare il sito.
Con l’occasione viaggiaresempre.it è diventato un sito multilingua avendo aggiunto le versioni in inglese e in spagnolo.
Le traduzioni sono state fatte da Laura, la mia traduttrice preferita.
Questa opportunità ha anche lo scopo di poter condividere con altri le mie esperienze di viaggio, di poterne acquisire da altri, scambiando con loro informazioni.
Certo è che il mio “patrimonio” fotografico, rappresentato da oltre 16.000 diapositive, nel tempo si è rovinato, nonostante gli accorgimenti attuati per salvaguardarlo (conservazione al buio e ad umidità costante 40%). Di conseguenza, molte foto analogiche, ancorchè trasformate in digitale (vedi sotto), dimostrano tutta la loro vetustà.
E’ stato quindi un obbligo salvarlo in digitale.
Per questo enorme e delicato lavoro mi sono rivolto ad una ditta specializzata, la new service di padova che mi ha soddisfatto appieno.
Con mia moglie abbiamo partecipato con successo alla trasmissione televisiva “Alle Falde del Kilimangiaro” con il filmato del nostro viaggio in Birmania,  filmato che può essere visionato cliccando sul seguente link: www.viaggiaresempre.it – Birmania da “Alle Falde del Kilimangiaro”


Birmania - piana di Bagan

Birmania

Ho raccolto in un  slideshow musicato le foto di bimbi e donne del mondo. Il  filmato può essere visionato cliccando sul seguente link: www.viaggiaresempre.it – bimbi e donne del mondo
Con il tempo inserirò tutti i miei viaggi, ma sono sempre in ritardo, minimo due anni.
Invito chi mi legge di tornare a visitarmi periodicamente per accedere ai nuovi viaggi inseriti.

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Solenne Po, dalle Alpi al Mare, 652 chilometri di Storia e Storie

16/12/2014

 

Solenne Po, dalle Alpi al Mare, 652 chilometri di Storia e Storie

Un sistema ecologico e culturale in pericolo. Saprà reinventarsi anche stavolta?

Una immagine invernale del Po dei Laghi di cava, il tratto del fiume che attraversa la pianura carmagnolese

 

Massimiliano Panarari

La storia d’Italia è stata fatta anche dai fiumi. Tutti quanti, naturalmente, sono parte fondamentale della vita delle comunità che lambiscono, ma alcuni di essi intrattengono davvero una special relationship con le «loro» aree e Regioni, segnandone la storia (e arricchendone di molto la biodiversità). Come nel caso del solenne Po, il fiume più lungo d’Italia, che nasce in Piemonte e attraversa Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto per sfociare nel mare Adriatico. 652 chilometri che si estendono dalla sorgente nel Piano del Re, ai piedi del Monviso, fino al Delta.  

 È il fiume delle genti della pianura padana, e delle culture e subculture che intorno a esso si sono sviluppate. Un vero e proprio «pianeta» dal punto di vista antropologico (e antropico), alla cui descrizione si sono dedicati, con differenti registri narrativi, scrittori, artisti e registi (da Cesare Zavattini a Riccardo Bacchelli, da Mario Soldati a Giovannino Guareschi, da Gianni Brera a Gianni Celati, fino al partenopeo Ermanno Rea), trovandovi un fiume di storie da raccontare. E, nel corso del tempo, un ecosistema profondamente in mutazione (in negativo) per colpa dell’inquinamento e del dissesto, che, nell’odierno sconquasso climatico e meteorologico, da maestoso si sta facendo vieppiù minaccioso. Il Po ha visto così modificarsi anche l’economia e le attività produttive delle popolazioni rivierasche: in altre epoche il suo tragitto risultava disseminato di mulini e le sue acque erano pescosissime, navigabili (per motivazioni commerciali e da diporto) e anche bevibili. Non tutto ciò si è completamente dissolto (a parte l’abitudine, che sarebbe alquanto malsana, di dissetarsi con le sue acque), ma lo sfruttamento intensivo (quando non predatorio) delle sue risorse di acqua e di suolo ha minato pesantemente l’eco-compatibilità del suo sistema. Era il Grande Fiume – antichissimo, e perfino epico con il nome di Eridano – di una civiltà contadina che la transizione dell’Italia settentrionale all’economia industriale e a una condizione di maggiore benessere ha seppellito, senza particolari rimpianti. 

Ma il Po, seppure avvelenato da qualche errore di troppo della modernità, è sempre lì, memento di un passato capace di reinventarsi anche nell’attuale postmodernità; e se i progetti di ripristino della sua navigabilità languono più del dovuto, conoscono invece un certo successo (anche grazie a quegli indefessi amanti del turismo su due ruote che sono i nordeuropei) i percorsi ciclopedonali attivati in alcuni tratti degli argini. Perché sul Po si può vogare, come fanno i componenti delle società di canottieri sorte soprattutto a metà del XIX° secolo, oppure lo si può, giustappunto, fiancheggiare pedalando. E rimane sempre un prezioso scrigno di arte e cultura, nelle cui immediate vicinanze si avvicendano monasteri benedettini (Santa Maria di Pomposa, San Silvestro di Nonantola, il convento polironiano di San Benedetto Po), palazzi, regge, piazze (come quella rinascimentale, superba, intitolata alla dinastia dei Bentivoglio a Gualtieri, nella Bassa reggiana) e, in quel di Parma, i luoghi del maestro Giuseppe Verdi. Come pure è stato un laboratorio di inedite forme di governance del territorio, con le magistrature idrauliche, preposte a irreggimentarlo nei secoli, inventate dagli Estensi di Ferrara e dalla Serenissima Repubblica veneziana.  

 Un universo-mondo, dunque, che un grande emiliano di pura schiatta modenese come Edmondo Berselli provò a racchiudere qualche anno or sono in un programma televisivo per la Rai, «Un Paese chiamato Po»; e un «fiume largo» al quale Elisabetta Sgarbi ha consacrato un trittico cinematografico, di cui ha realizzato (con le musiche di Franco Battiato) le prime due parti, «Per soli uomini» e «Il pesce siluro è innocente». 

 Da dove prendere per parlarne? Dalla testa e dalla coda, forse, come si farebbe per un pesce, genere quel siluro (il «coccodrillo del Po») intorno a cui fioriscono leggende metropolitane, che è la testimonianza vivente dello sconvolgimento dell’equilibrio ambientale del Grande Fiume, nonché l’oggetto di battute notturne di caccia di frodo da parte di «pirati» provenienti dell’Europa dell’Est (dove sono ghiotti della sua carne).  

 E il capo sta collocato lassù, tra le Alpi Cozie (che gli abitanti della Provincia Granda ben conoscono), da cui il Po scaturisce, incominciando il suo corso imponente e il suo lento viaggio verso il capolinea del mare. A Casalgrasso, il fiume cessa di essere cuneese per diventare torinese, e nel capoluogo costeggia i Murazzi, il castello del Valentino e il colle di Superga, ricevendo gli affluenti Dora Riparia, Stura e Sangone. La traiettoria fluviale interseca in seguito le province di Alessandria, Pavia, Milano, e poi, snodandosi da un’ansa all’altra, diviene Medio Po, mentre si distendono i filari di pioppi cipressini, a Piacenza, Cremona (dove la via Emilia deve farsi ponte di metallo per traguardare il Grande Fiume) e Parma. Quindi è la volta di Ferrara, e, infine, di Rovigo e del Polesine. E la poderosa via d’acqua, oggi sempre più irrequieta e pronta a esondare – anche se di alluvioni e piene drammatiche ce ne son state anche nel passato (come il 5 e 6 novembre del 1994 in Piemonte) – entra così nell’ultima provincia prima di sfociare nel grande Delta (in buona parte collocato nelle Valli di Comacchio, con le loro caratteristiche lavorazioni delle anguille, e nel territorio del Comune di Porto Tolle). 

 

 

Storie d’acqua, ovvero storie di comunità e di singoli… 

@MPanarari

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da: http://www.lastampa.it/2014/12/16/scienza/ambiente/inchiesta/solenne-po-dalle-alpi-al-mare-chilometri-di-storia-e-storie-Iq7KbhIPByXUIh9zbZTcFJ/pagina.html

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Montagne piemontesi

Montagne

 

montagne innevate

Le montagne piemontesi sono il luogo ideale per rilassarsi e divertirsi. Nella stagione invernale l’arco alpino si trasforma nella “Galassia bianca”, un grande sistema dedicato agli amanti degli sport della neve, in grado di offrire agli appassionati dello sci oltre mille chilometri di piste e strutture di accoglienza d’avanguardia. Chi pratica lo sci nordico può programmare una traversata alla scoperta delle valli alpine, grazie ai numerosi percorsi di raccordo che mettono in comunicazione le diverse valli. Un viaggio che parte dalle pendici delle Alpi Marittime e che termina sulle vette delle Alpi Lepontine nel Verbano Cusio Ossola. Nella stagione estiva cambiano i colori. Abbandonato il bianco uniforme, le valli si coprono di piante multicolori, profumano di fiori e frutti selvatici che spesso attirano animali di ogni specie.
In ogni valle si possono seguire numerosi percorsi a difficoltà variabile; chi invece desidera un trekking completo lungo le Alpi piemontesi, può seguire il percorso della Via Alpina: circa 1.000 chilometri di sentieri e mulattiere con rifugi tappa attrezzati, che vanno dal Monviso alla Val Formazza. Le Alpi costituiscono anche un percorso culturale importante, che conserva testimonianze storiche significative come la Fortezza di Fenestrelle, tra la Val Chisone e la Val Susa, un sistema di difesa interamente visitabile, conosciuto come “la muraglia cinese” per via dei suoi tre chilometri di lunghezza.

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da: http://www.piemonteitalia.eu/it/montagne.html

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Piemonte: Il nuovo sistema escursionistico montano

30 settembre 2014

Il nuovo sistema escursionistico montano

I primi risultati del progetto “Vetta - Qualità in quota” ed una nuova rete escursionistica in grado di valorizzare quei sentieri che, per secoli, hanno caratterizzato i percorsi storici del Piemonte sono stati presentati il 30 settembre nel Centro Incontri della Regione in occasione del convegno “Cooperare per camminare”.

Al centro dell’attenzione una rinnovata classificazione degli sentieri, frutto del lavoro puntuale dell’Ipla e che rappresenta il vero caposaldo di tutto il progetto di valorizzazione degli itinerari escursionistici, la promozione di quei percorsi che rispondono a un’esigenza turistica particolare e di forte richiamo, quale l’escursionismo religioso legato a Superga, Vezzolano e Crea, senza dimenticare la diffusione di quelle misure di sicurezza da cui non è possibile prescindere e che l’escursionista e tenuto a conoscere.

“L’obiettivo che ci poniamo è ambizioso - ha riconosciuto l’assessore allo Sviluppo della Montagna, Alberto Valmaggia - Ma proprio per questo siamo maggiormente stimolati, sapendo che è la strada giusta da percorrere. Stiamo lavorando per cucire i lavori fatti in anni di promozione escursionistica, con lo scopo di portare ai turisti di tutta Europa un sistema integrato in grado di presentare un territorio su cui operano pratiche sostenibili e sane in grado di permettere, al tempo stesso, ricadute economiche importanti”.

“Il 15 ottobre la Regione Piemonte inaugurerà la riapertura del Buco di Viso, il primo traforo di collegamento tra Italia e Francia - prosegue Valmaggia - Si tratta di un esempio concreto di quanto si sta facendo per rilanciare la rete escursionistica piemontese, avendo un occhio di riguardo per il valore storico legato a questi percorsi e per il valore che assume la manutenzione degli stessi grazie al lavoro degli operai forestali della Regione e dei volontari che amano la montagna. Inoltre, proprio il tour del Monviso ha aperto alla pratica della montagna-terapia per disabili, con lo scopo di aprire i nostri sentieri a tutti e di renderli ancora più ricettivi anche per le famiglie”.

redazione

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da: http://www.regione.piemonte.it/notizie/piemonteinforma/diario/il-nuovo-sistema-escursionistico-montano.html

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Festeggiamenti per il riconoscimento Unesco organizzati dalle sei enoteche regionali di Langhe-Roero e Monferrato

lug 14th, 2014
di webmaster.
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Festeggiamenti per il riconoscimento Unesco organizzati dalle sei enoteche regionali di Langhe-Roero e Monferrato

A meno di un mese dalla memorabile serata di Doha, in Qatar, dove il comitato generale decretò, il 22 giugno, i Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato patrimonio dell’Umanità, da Cuneese, Astigiano e Alessandrino prende corpo un’iniziativa mirata a celebrare il fresco traguardo raggiunto.

Monferrato_UNESCO

Su iniziativa delle sei enoteche regionali che caratterizzano le zone tipiche del sito, Barolo, Barbaresco, Canale, Canelli, Nizza e Vignale, venerdì 1 agosto proprio Canelli ospiterà il primo evento in chiave Unesco. Spiegano il sindaco Marco Gabusi e l’assessore alle manifestazioni e vicesindaco Paolo Gandolfo: «E’ un attestato a Canelli quale ideatore e promotore della candidatura ed al lavoro svolto. Ci siamo già incontrati e la proposta di scegliere la nostra città come luogo ideale per l’evento è stata unanime».

I particolari sono ancora in fase di definizione, ma già si conosce la location: le “cattedrali sotterranee”, le cantine storiche dalle quali partì l’idea di candidatura di cui fu promotore nel 2003 l’allora sindaco Oscar Bielli.

Daranno proprio le volte in mattoni “a vista”, le architetture slanciate e i milioni di bottiglie di spumante che riposano in “maturazione” ad ospitare un pomeriggio-sera durante il quale le enoteche metteranno in degustazione i propri prodotti, sia enologici che gastronomici, con le visite guidate e gli spumanti made in Canelli.

. Annunciata, anche, il supporto della Regione Piemonte e dei vertici dell’istituzione di Palazzo Lascaris.

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da: http://www.vallibbt.com/festeggiamenti-per-il-riconoscimento-unesco-organizzati-dalle-sei-enoteche-regionali-d/

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Festeggiamenti nelle cattedrali sotterranee per il riconoscimento Unesco

lug 23rd, 2014
di webmaster.

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Festeggiamenti nelle cattedrali sotterranee per il riconoscimento Unesco

 

CANTINE CONTRATTO CanelliCanelli celebra le Cattedrali Sotterranee e i paesaggi vitivinicoli riconosciuti Patrimonio dell’Umanità venerdì 1 agosto la capitale dello spumante festeggia il riconoscimento Unesco con l’evento Langhe-Roero, Monferrato si incontrano nelle Cattedrali Sotterranee di Canelli per celebrare il loro riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità. Le storiche cantine Bosca, Contratto, Coppo e Gancia apriranno le porte al pubblico e ospiteranno le Enoteche Regionali dei territori inseriti nella World Heritage List.C 

Cantine ContrattoAd un mese dal riconoscimento di Langhe-Roero e Monferrato come patrimonio mondiale dell’ umanità, Canelli è pronta ad ospitare il primo evento ufficiale Unesco. Venerdì 1 agosto, le Cattedrali Sotterranee apriranno le loro porte al pubblico in un grande evento dedicato alla celebrazione dei paesaggi vitivinicoli piemontesi. Per tutta la serata, a partire dalle ore 19.00, le storiche case spumantiere Bosca, Contratto, Coppo e Gancia organizzeranno visite gratuite e degustazioni all’interno delle loro cantine sotterranee. Dove, in rappresentanza delle core zone Unesco di Langhe-Roero e Monferrato, verranno ospitate le Enoteche Regionali di Barolo, Barbaresco, Canelli, Grinzane Cavour, l’Enoteca del Monferrato e quella di Nizza. Ciascuna enoteca avrà uno spazio in cui presentare il territorio di appartenenza e le eccellenze che lo contraddistinguono, con un unico scopo: mostrare la ricchezza, la caparbietà e la comunione di intenti che hanno portato i paesaggi vitivinicoli piemontesi all’importante riconoscimento.

Cantine_GanciaL’inaugurazione ufficiale dell’evento si terrà alle 18.30 nel cortile dell’ufficio turistico di Canelli, in via G.B. Giuliani 29. Interverranno Marco Gabusi, sindaco di Canelli, Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, Gianfranco Comaschi e Annalisa Conti, presidente e vicepresidente dell’Associazione per il patrimonio dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato e Antonella Parigi, neoassessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte. 

Nello stesso luogo, in collaborazione con l’Associazione Produttori del Nizza e l’Associazione Produttori Moscato di Canelli, le Enoteche Regionali di Canelli e Nizza Monferrato presenteranno in degustazione i due vini simbolo
dei rispettivi territori: il Moscato d’Asti Docg «Canelli» e la Barbera d’Asti Docg Superiore «Nizza». I vini saranno abbinati a prodotti tipici del territorio: farinata preparata dalla Proloco di Nizza e dolci dei maestri pasticceri di Canelli. Sarà inoltre possibile visitare i locali del MUSA (Museo Mutimediale del Sud Astigiano), che resterà aperto per l’occasione.

Dalle 19.00, la serata proseguirà alla scoperta delle Cattedrali Sotterranee, meraviglia di Canelli e patrimonio dell’Umanità. Le aziende Bosca, Contratto, Coppo e Gancia apriranno al pubblico e offriranno visite guidate gratuite e aperitivi in musica. Ciascuna azienda servirà due tipi di piatti: un aperitivo in abbinamento ai vini della cantina (€5-7) e una serie di piatti caldi o dolci/dessert (€5), preparati con ingredienti locali ed eccellenze gastronomiche piemontesi.

Ciascuna Cattedrale Sotterranea ospiterà un’Enoteca Regionale che offrirà in degustazione la propria etichetta istituzionale: l’Enoteca di Barbaresco presso le cantine Bosca, l’Enoteca del Monferrato presso Coppo, l’Enoteca di Grinzane Cavour presso Contratto e, infine, l’Enoteca di Barolo all’interno delle cantine Gancia. La scelta delle Cattedrali Sotterranee come sede del primo evento ufficiale Unesco non è un caso. Al contrario, l’idea della candidatura nacque più di dieci anni fa a Canelli. In principio, si pensò alle sole Cattedrali e alla loro storia secolare, ma il progetto venne esteso e condiviso con tutti gli Enti e le Amministrazioni che oggi sono chiamate a partecipare all’evento.

La Cattedrali Sotterranee rappresentano un unicum all’interno della storia vitivinicola piemontese. Scavate a mani nude nel sottosuolo di Canelli a partire dal XVI secolo, sono un esempio di dedizione ai vini simbolo di queste zone: l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti. Il tufo calcareo nel quale sono state ricavate è un perfetto isolante naturale, capace di mantenere una temperatura costante fra i 12 e 14 gradi: ideale per la lavorazione e l’affinamento di grandi vini. Con l’ espansione del mercato degli spumanti, nel XIX secolo le cantine sotterranee vennero ampliate per contenere botti e pupitres in numero sempre maggiore.

Oggi, i lunghi tunnel e gli stanzoni con volte e pilastri in mattoni, possono giungere ad una profondità che supera i 30 metri per un’ estensione totale di oltre 18 chilometri: un dedalo di vie sotterranee impressionante e magnifico, che non ha pari e che, giustamente, l’Unesco ha riconosciuto in qualità di core zone dell’Asti Spumante. Nonostante esistano moltissime cantine scavate nel tufo di Canelli, solo le storiche cantine di Gancia, Bosca, Contratto e Coppo si sono fregiate del nome di Cattedrali Sotterranee: non solo per l’estensione e la bellezza, ma l’importanza storica e culturale che hanno rivestito nei secoli e nella storia del vino del Piemonte.

Programma
Ore 18.30 inaugurazione istituzionale Interverranno: Marco Gabusi, sindaco di Canelli Carlin Petrini, fondatore di Slow Food Antonella Parigi, Assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte Gianfranco Comaschi, presidente dell’Associazione per il patrimonio dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato
Annalisa Conti, vicepresidente dell’Associazione per il patrimonio dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.
Ore 19.00 Apertura delle storiche Cantine Bosca, Contratto, Coppo e Gancia e visite guidate gratuite nelle Cattedrali Sotterranee. Aperitivi e piatti caldi con vino in abbinamento. 

Bosca: Riserva del Nonno Metodo Classico accompagnato dalla Nocciola Tonda e Gentile delle Langhe delicatamente salata (5€ al calice). Asti Spumante accompagnato dalla Nocciola Tonda e Gentile delle Langhe ricoperta di zucchero (5€ al calice).
Piatto della Cantina: flan succulento di spinaci accarezzato da una prelibata crema di Raschera DOP (5€ al piatto).
Enoteca ospite: Barbaresco, degustazione etichetta istituzionale (5€ al bicchiere). Intrattenimento musicale: Amemanera con Marco Soria e Marica Canavese.

Coppo: Aperitivo con spumante Luigi Coppo accompagnato dalla rinomata farinata «Tantì» (5 al calice).
Selezione vini Coppo a partire da 5€ al bicchiere con il medesimo accompagnamento Piatto della cantina: gnocchi di patate rosse di Mombarcaro al Castelmagno del ristorante San Marco oppure formaggi di capra a latte crudo della cascina La Vetriata (5€ al piatto). Intrattenimento musicale: Dj Roby Scaglione Soulful & Funk Enoteca ospite: Enoteca del Monferrato in rappresentanza della core zone «Il Monferrato Degli Infernot».

Contratto: Calice di Extra Brut Millesimato 2010 o Moscato Bricco Quaglia di La Spinetta accompagnato da friciule, salame cotto e pizza (5€ al calice). Calice di Blanc de Blanc 2010, For England Pas Dosè 2009 e For England Rosè 2009 (7€ al calice con il medesimo accompagnamento) Cocktails artigianali a base Vermouth Contratto creati da Lorenzo Roveta del Caffè Roma di Canelli (5 € al bicchiere).
Piatti della cantina: Agnolotti del plin; piatto con porchetta arrosto; sushi in collaborazione con “I Love Sushi” di Alba (5€ al piatto). Enoteca ospite: Grinzane Cavour.

Gancia: Aperitivo nell’Enoteca Gancia: Asti Docg Gancia 1850 o Carlo Gancia Metodo Classico Brut accompagnati dall’amaretto morbido della Pasticceria Bosca (5€ al calice).
Selezioni di vini Tenute dei Vallarino: La Ladra Barbera d’Asti Docg Superiore, Pepero Sauvignon Monferrato Bianco Doc (4€ al bicchiere).
Piatto della cantina: Tris di Dolci con Pan Canej, la celebre torta di nocciole di Canelli, Semifreddo al Moscato e le «Stisse», gocce di pastafrolla alla nocciola il tutto servito dalla Pasticceria Bosca di Canelli (5€ al piatto). Intrattenimento musicale: Live Music/Dj Set.
Ospiti: Enoteca Regionale di Barolo e lo stand «Asti Hour», cocktails a base di Asti Docg e frutta in collaborazione con il Consorzio di Tutela dell’ Asti Docg.

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da: http://www.vallibbt.com/riconoscimento-unesco/

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T'a Store&Bistrot delizia tutta Milano

15.07.2014


T'a Milano Tancredi Alberto Alemagna via Clerici<br>
Curato in ogni dettaglio, T’a Store & Bistrot punta a diventare un vero e proprio destination café per turisti italiani e stranieri di passaggio a Milano.

Courtesy of Matteo Volta - T'a

Café sofisticato, ristorante gourmet, pasticceria artigianale e cocktail bar

T'a Store&Bistrot delizia tutta Milano

Dopo il laboratorio di pasticceria e un locale per i grandi eventi, i fratelli Alemagna ridanno verve alla caffetteria tradizionale meneghina con un format da esportazione

Autore: massimo franzosi
  
Si scrive T’a Store & Bistrot ma si legge Alemagna il nuovo paradiso dei ghiottoni aperto a Milano al civico 1 di via Clerici, di fianco allo storico Palazzo Clerici, sede dell’Istituto di studi di politica internazionale.  Fortemente voluto nel capoluogo lombardo da parte dei fratelli Tancredi e Alberto Alemagna (in arte T’a), T’a Store & Bistrot è, del resto, un format da esportazione concepito in Italia per poter poi essere adattato alle diverse specificità dei paesi oltre confine. Eredi di una vera e propria dinastia dolciaria cominciata negli anni ’20 in via Paolo Sarpi per iniziativa del bisnonno Gino, l’inventore del panettone, i fratelli Alemagna, dopo aver dato vita nel 2007 ad un laboratorio artigianale specializzato nelle produzione e nella distribuzione di ben 13 linee di prodotto tra cioccolateria e pasticceria, puntano ora sulla ristorazione tout court per compiere il salto di qualità decisivo.

Al bancone per gustare un cocktail ma, soprattutto, per assistere allo spettacolo offerto da parte dei barman di T’a Milano.

Studiato per sedurre ma, soprattutto, per coccolare gli ospiti più esigenti di passaggio in centro di Milano dalle 7 del mattino fino a mezzanotte, T’a Store & Bistrot è, al tempo stesso, una caffetteria sofisticata, un ristorante gourmet, una pasticceria e un cocktail bar. E se la cucina, al piano inferiore del locale, ne rappresenta il cuore pulsante, una sorta di sala di regia tout court, il bancone collocato al piano terreno è un vero e proprio palcoscenico allestito per spettacolarizzare la maestria di barman e pasticceri a tutte le ore.

Dolcezze irresistibili da gustare in ogni momento della giornata direttamente sul posto o comodamente a casa.


Esteso su una superficie complessiva di 160 metri quadri disposti su due livelli per una capacità ricettiva complessiva di 60 coperti, T’a Store & Bistrot è caratterizzato al suo interno da un gioco sottile di equilibri di spazi vuoti e pieni, colori bianchi e neri, piani verticali e orizzontali, soffitti e controsoffitti, ben evidenziato dalle lampade a sospensione e dalle applique realizzate specificamente per il locale al pari di tavoli e sedute in velluto. Ne deriva un ambiente elegante e ricercato che riprende in chiave contemporanea alcuni dei tratti distintivi tipici dei caffè storici di Milano famosi in tutto il mondo. E per non uscire a mani vuote, i fratelli Alemagna hanno creato, infine, dei veri e propri luxury box che raccolgono diverse selezioni di prodotti dell'azienda cioccolatiera milanese. Dedicati ai clienti più affezionati ma, soprattutto, a quelli di passaggio desiderosi di portare con sé una nota di dolcezza tipicamente made in Italy.
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da: http://www.turismo.it/gusto/articolo/art/ta-storebistrot-delizia-tutta-milano-id-6678/
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Eventi dellestate in Valle Belbo

lug 3rd, 2014
di webmaster.
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Eventi dell’estate in Valle Belbo

 

Nei Comuni del territorio di Langhe, Roero e Monferrato, da una decina di giorni eletto 50° sito italiano sotto l’egida dell’Unesco, per apprezzarne pienamente le peculiarità, l’estate si arricchisce di molteplici occasioni ed eventi. Tra i prossimi appuntamenti della Valle  Belbo: a Calosso, molto interessante l’evento outdoor “Un pomeriggio al Paludo” nell’omonima area naturalistica protetta (6 luglio) e la tradizionale grande Festa Patronale alla Piana del Salto (dal 10 al 13 luglio). 

 A S. Stefano Belbo, venerdì 4 luglio, ore 21, terzo concerto del festival “C’è musica & musica” con l’Ensemble del Riccio, in programma “Canzoni et Arie tra Rinascimento e Barocco”.

A Santo Stefano Belbo, sabato 5 luglio, ore 19, in piazza Umberto I, da un’idea di Paolo Torrielli e Marco Lazzarini, terza edizione del Langhe rock festival 2014. Si esibiranno sette gruppi: Elvenking, BadBones, Temperance, Anticlockwise, Dirty Wings,Saturday Overdose e Sùr. Per tutta la serata ci sarà la distribuzione di birra, vino, panini, patatine e hamburger.

Ma a S. Stefano Belbo non manca l’offerta culturale: sabato 5 luglio, alle ore 10.30, quinto incontro del ciclo “I libri hanno bisogno di noi” con 20 disegni di Mimmo Paladino liberamente ispirati ai “Racconti di Pietroburgo” di N. Gogol, mai esposti prima. Paladino, pittore, incisore, scultore e regista, è uno dei nomi più importanti dell’arte contemporanea.

Ed inoltre: la “Notte Gialla” (26 luglio), i concerti del “Pavese Festival” (dal 30 luglio al 4 agosto) e la Festa Patronale di San Rocco (dal 9 al 18 agosto).

Anche a Castiglione Tinella la rassegna “Un Palco tra le Vigne” offre buona musica (il 14, 21 e 28 luglio) mentre il “Virginia Day” è un collaudato evento-contenitore dedicato alla Contessa di Castiglione (27 luglio).

A Cossano Belbo la tradizionale Festa Patronale dedicata alla Madonna del Carmine (dal 18 al 22 luglio) è ricca di tanti eventi e animazioni tra cui un grande spettacolo di musica e cabaret, mentre Rocchetta Belbo festeggia Sant’Anna con musica e proposte eno-gastronomiche (dal 25 al 28 luglio). A Mango è sempre aperta l’enoteca nel castello che ospita le lezioni e i concerti di “Mango Musica” (dal 6 al 18 luglio), “Coltivando Bollicine” è invece il nuovo evento dedicato alla meccanizzazione nel vigneto (26 luglio) con incontri ed esposizioni nei giorni della Festa Patronale (dal 23 al 28 luglio). Neviglie ripropone l’annuale appuntamento con “Goodwine Neviglie” che offre, tra le tante proposte, preziose degustazioni di vini (dal 12 al 14 luglio). 

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da: http://www.vallibbt.com/eventi-dellestate-in-valle-belbo/

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Basilica di San Pietro tra i luoghi storici pi apprezzati al Mondo

19/06/2014 Ora d'inserimento: 16:26

Basilica di San Pietro tra i luoghi storici più apprezzati al Mondo

 

(NoveColonne ATG) Roma - TripAdvisor, il sito di viaggi più grande al mondo, ha annunciato i vincitori dei Travelers ChoiceTM Attractions 2014, premiando i migliori luoghi storici e parchi cittadini a livello mondiale. I riconoscimenti, giunti al secondo anno, hanno incoronato 929 vincitori, tra cui i migliori luoghi storici e parchi con classifiche locali per Asia, Australia, Canada, Cina, Europa, India, Messico, Sud America, Sud Pacifico e U.S.A. “I viaggiatori di TripAdvisor ci hanno aiutato d identificare alcune delle migliori attrazioni in tutto il mondo” ha dichiarato Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia. “I parchi e i luoghi d’interesse premiati rappresentano un ottimo punto di partenza per compilare la propria lista di cose da vedere nel mondo. Ottime notizie per l’Italia che ospita il quinto luogo storico più apprezzato al mondo: la Basilica di San Pietro”. I Travelers’ Choice awards premiano i migliori luoghi di viaggio in tutto il mondo basandosi su milioni di recensioni e opinioni dei viaggiatori di TripAdvisor. I vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la quantità e la qualità delle recensioni relative a luoghi storici e parchi di città a livello mondiale negli ultimi 12 mesi. Dopo essersi aggiudicata l’ottava posizione a livello mondiale nella precedente edizione dei Travelers ChoiceTM Attractions, la Basilica di San Pietro quest’anno scala la classifica conquistando la quinta posizione nella top 10 globale, preceduta dalla Grande Moschea di Cordova in Spagna (4°), il Taj Mahal in India (3°), la Grande Moschea Sheikh Zayed negli Emirati Arabi Uniti (2°) e Machu Picchu in Perù (1°). Con ben 4 riconoscimenti su 10 la penisola italiana conquista il primato per il maggior numero di luoghi storici premiati a livello Europeo. Oltre alla Basilica di San Pietro (2°), che non si trova sul suolo italiano ma appartiene allo stivale, si classificano per il Bel Paese anche il Duomo di Siena (7°), il Duomo di Milano (8°) e il Colosseo (10°). Sul podio europeo insieme al “cupolone” si posizionano la Grande Moschea di Cordova, Spagna (1°) e la Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato, Russia (3°). Analizzando le nazionalità che hanno attribuito i maggiori punteggi ai luoghi storici della top 10 italiana, è interessante notare che la maggior parte dei voti più alti vengono dall’estero, il che significa che le nostre bellezze sono più apprezzate dagli stranieri che dagli italiani. In particolare, gli inglesi sono i maggiori fan del Duomo di Siena, della Basilica di San Francesco ad Assisi e dei Sassi di Matera; i russi apprezzano di più il Duomo di Milano e Piazzale Michelangelo a Firenze; i più grandi estimatori della Basilica di San Pietro in Vaticano, del Colosseo e del Pantheon a Roma e della Basilica di San Miniato al Monte a Firenze sono rispettivamente messicani, uruguayani, neo zelandesi e americani. L’unico luogo storico della top 10 italiana che ha ricevuto il punteggio più alto da parte degli italiani stessi è Piazza del Campo a Siena.

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da: http://www.9colonne.it/cgi-bin/9colonne.info/adon.cgi?act=src&tmpl=src_newsletter&sid=31&a_giorno=19&a_mese=6&a_anno=2014&da_giorno=13&da_mese=6&da_anno=2014&data_ins=1&no_limit=1

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Il 18 giugno a StandUp Piemonte le nuove idee del turismo

Venerdì, 06 Giugno 2014

Il 18 giugno a StandUp Piemonte le nuove idee del turismo

 

Il 18 giugno a StandUp Piemonte le nuove idee del turismo

La città di Asti è stata scelta per ospitare la prima edizione di StandUp Piemonte, l’iniziativa promossa da Ideazione Srl,società di servizi e marketing del territorio, per riflettere sulle future prospettive del settore turistico.

Mercoledì 18 giugno dalle 9.30, presso il Polo Universitario Asti Studi Superiori (Piazzale De Andrè), imprese, operatori turistici, enti locali, startupper e aspiranti tali sono invitati a confrontarsi sulle opportunità offerte dagli strumenti digitali, dall’innovazione e dai prossimi grandi eventi organizzati sul territorio nazionale e regionale.

 Agli interventi di approfondimento affidati a professionisti ed esperti – e moderati da Enrico Ferrero (Ideazione Srl) – saranno alternate le testimonianze di start up italiane già operative nel settore, con l’intento di dimostrare come l’innovazione possa essere un’occasione di business e di promozione per le imprese e i territori.

 Tra i relatori, Stefano Ceci – consigliere per il turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – illustrerà come il Governo intenda rilanciare il settore turistico in Italia attraverso il digitale e l’uso di nuove tecnologie, a cominciare dal decreto “ArtBonus e Turismo”, annunciato dal Ministro Franceschini, che propone incentivi mirati alle imprese turistiche che intendano fare dell’innovazione uno strumento reale di competizione.

Due interventi saranno dedicati a Expo 2015 e alle opportunità che l’evento milanese offre agli operatori piemontesi: Paolo Bertolino, segretario generale di Unioncamere Piemonte, illustrerà l’accordo di programma piemontese in vista di Expo2015. Maurizio Brioschi (Cefriel) presenterà “E015”, contenitore virtuale che si occupa di raccogliere in un unico portale tutte le informazioni, le start up e le imprese diffuse su tutta la rete, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di beni e servizi in ambito turistico e culturale, in occasione dell’esposizione universale.

Maria Elena Rossi, direttrice di Sviluppo Piemonte Turismo, e Paolo Antonini del portale Booking Piemonte, avranno il compito di presentare le future strategie e azioni di promozione e di sviluppo commerciale dei prodotti turistici regionali. Lo stesso obiettivo è affidato ai direttori delle ATL (Aziende di Promozione Turistica Locale) del Piemonte, nell’intento di fornire agli operatori turistici presenti le linee guida di sviluppo e promozione dei singoli territori.

L’evento si colloca nell’ambito di “SUITES”, progetto europeo che vede Ideazione Srl capofila di un raggruppamento di sei partner europei con l’obiettivo di mettere in rete le start up turistiche europee e fornire loro informazioni sui mercati internazionali e strumenti per diventare più competitive. Il progetto “SUITES” sarà presentato nel corso della giornata.

“Questo evento – dice Enrico Ferrero, AD di Ideazione – è stato organizzato senza l’utilizzo di fondi pubblici e con la preziosa collaborazione dell’Associazione Nazionale StartUp Turismo, di iStarter, del Comune di Asti e del Polo Universitario Uni-Astiss. Crediamo nei momenti di incontro e confronto, perché confidiamo nello spirito propositivo e ottimista di chi lavora nel nostro settore: l’unica strada per il successo del nostro territorio passa per la messa in rete delle capacità e della creatività dei singoli”.

 
Per partecipare all’evento o per maggiori informazioni visitare il sito di Ideazione (www.ideazionesrl.it) o la pagina Facebook (www.facebook.com/ideazionesrl).

 Le startup turistiche intenzionate a portare la propria esperienza a StandUp Piemonte, possono candidarsi scrivendo una mail di presentazione a info@ideazionesrl.it: le più significative saranno selezionate e invitate a raccontarsi
durante la giornata.

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da: http://www.atnews.it/notizie/economia-e-lavoro/item/12726-il-18-giugno-a-standup-piemonte-le-nuove-idee-del-turismo.html

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Turismo: Alba pu superare la Borgogna

 

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Turismo: “Alba può superare la Borgogna”

mag 19th, 2014
di webmaster.
 

Tra gli ospiti, giovedì 8 maggio, alla tenuta Monsordo Bernardina di Alba dell’imprenditore Bruno Ceretto, c’erano Sergio Chiamparino (candidato alla presidenza del Piemonte), Maurizio Marello (sindaco di Alba) e Franco Iseppi (presidente del Touring Club italiano).

L’incontro ha aperto una riflessione sulla potenzialità delle Langhe, con i tre personaggi convinti che “Alba può superare la Borgogna”.

“Una Langa unita, con un programma coordinato con la Regione – ha rimarcato Ceretto – potrebbe far raddoppiare i posti di lavoro nel comparto turistico”. “Infatti – ha evidenziato Marello – i pernottamenti arrivati ad Alba sono circa 170 mila mentre nelle Langhe e nel Roero superano quota 700 mila. I dati risultano ancor più positivi se si considerano gli effetti della Fiera internazionale del tartufo bianco: 7 miliardi di euro di indotto per Alba e 3 milioni per il territorio circostante”.

Che occorra implementare il lavoro di rete è convinto l’ex sindaco di Torino Chiamparino che ha sottolineato la necessità di tutelare la bellezza e l’integrità del paesaggio, di non perdere le occasioni uniche offerte dal probabile riconoscimento Unesco e da Epo 2015 e la necessità di rendere efficienti le infrastrutture realizzando un sistema ferroviario metropolitano a livello regionale.

Iseppi non ha mancato di sottolineare come l’Albese stia già puntando sul turismo. I dati, nonostante la crisi, lo confermano: “In questo territorio il numero dei turisti stranieri è pari al 52 per cento contro il 47 per cento della media nazionale ed il 37 per cento del Piemonte. L’internazionalizzazione di Langhe e Roero è notevole.

Il Piemonte, per un maggior numero di turisti deve puntare sul potenziamento delle infrastrutture e sulla collaborazione con le regioni limitrofe. Il riconoscimento Unesco determinerà sicuramente benefici per il turismo spingendo gli abitanti della zona ad avere maggiore attenzione nei confronti dei visitatori e dei beni culturali e non. Stesso discorso per l’Expo”.

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da: http://www.vallibbt.com/?p=39379

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Itlia pretende construir 20 mil quilmetros de ciclovias

Escrito em 25.2.2014 por Equipe GreenNation

Itália pretende construir 20 mil quilômetros de ciclovias

 

Itália poderá ter todas as suas capitais e seus pontos turísticos unidos por ciclovias. Na última segunda-feira (17), um grupo de políticos italianos informou que pretendem estender a malha cicloviária para 20 mil quilômetros. O sistema deve interligar as bikes às estações de trens, portos e aeroportos, de modo que facilite o trajeto dos que querem realizar um passeio curto, como também dos cicloturistas.
 
Em 2012, o número de venda de bicicletas ultrapassou o de carros, com mais de 1,7 milhão de bikes contra 1,4 milhões de carros. O projeto, que é defendido por 80 deputados e senadores, recebeu o nome de "Itália, país bike friendly", e foi organizado pela Federação Italiana dos Amigos da Bicicleta. 
 
Fonte:
Ciclo Vivo
Escrito em 25.2.2014 por Equipe GreenNation
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LEREDIT DI AUGUSTO in mostra al Museo dell'Ara Pacis di Roma

 

 

“L’EREDITÀ DI AUGUSTO” IN MOSTRA AL MUSEO DELL’ARA PACIS DI ROMA

Martedì 29 Aprile 2014 11:35
 

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ROMA\ aise\ - L’arte di convogliare consenso intorno alla persona di Augusto e al tempo stesso esaltare i destini eroici di Roma fu perseguita con tale successo dall’Imperatore da costituire un modello e una fonte di ispirazione nei secoli successivi, fino ai regimi assolutistici del XX secolo.

Per questo motivo, all’interno delle celebrazioni per il Bimillenario della morte di Augusto, Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali promuove la mostra “L’arte del comando. L’eredità di Augusto”, che approfondisce le principali politiche culturali e di propaganda messe in atto da Augusto nel suo principato e replicate nei secoli per il loro carattere esemplare.

Le 12 sezioni della mostra, articolate per temi ed epoche storiche differenti, illustrano in che modo imperatori come Carlo Magno, Federico II, Carlo V o Napoleone, per citarne solo alcuni, nel corso della storia abbiano reinterpretato “l’arte del comando” di Augusto a volte con formule molto vicine o identiche.
L’esposizione, a cura di Claudio Parisi Presicce e Orietta Rossini, rispettivamente Sovrintendente ad interim e Responsabile del Museo dell’Ara Pacis, è ospitata al Museo dell’Ara Pacis dal 25 aprile al 7 settembre, con l’organizzazione e i servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.
Saranno esposti incisioni, dipinti, monete, mosaici, acqueforti, oli, sculture e gemme grazie ai prestiti di: Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Museo della città di Mantova - Palazzo S. Sebastiano, Museo Nazionale di Capodimonte, Musei Vaticani, Biblioteca nazionale centrale, Galleria Borghese, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini, Museo nazionale Romano in Palazzo Massimo, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Fondazione Dino e Ernesta Santarelli, Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, Soprintendenza Archeologica del Lazio, Pinacoteca Nazionale di Siena, Circuito museale Genius Bononiae, Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale di Bologna e delle altre sedi del Sistema Musei Civici di Roma Capitale.
La propaganda augustea si basava sulla discendenza della gens Julia dell’eroe troiano Enea, il figlio di Anchise e della dea Venere già noto dalla tradizione epica greca e romana e protagonista nel Lazio di antichi miti di fondazione. Il principe ebbe però l’abilità di commissionare una serie di opere che sistematizzavano le origini troiane di Roma e al tempo stesso quelle della sua stessa famiglia, in modo tale che la sua ascesa al potere apparisse agli occhi dei contemporanei non solo legittima ma predestinata. A questo scopo commissionò opere come l’Eneide, l’arredo simbolico del suo Foro e l’Ara Pacis, facendo della propaganda un’arte e affidando alle creazioni delle migliori menti del suo tempo la sua stessa immagine. Augusto seppe scegliere i suoi collaboratori e con loro adattò al suo regime il mito dell’età dell’oro, quando il tempo ricomincia il suo ciclo e riporta tra gli uomini semplicità di costumi, prosperità e pace universale.
Queste due leve, usate dal circolo augusteo per gettare le basi dell’immaginario imperiale, furono così efficaci che la discendenza divina dell’imperatore e la pace augustea saranno fonte d’ispirazione nei secoli per gli assolutismi a venire.
Sezioni della mostra
1. Cesare Ottaviano Augusto e l’elaborazione del mito. Il mito della discendenza divina della gens Julia e la sua propaganda attraverso opere letterarie e monumenti architettonici.
2. L’interpretazione cristiana del mito augusteo. Trasmissione e sopravvivenza del mito augusteo nel passaggio dalla cultura imperiale a quella cristiana.
3. Virgilio e la Sibilla. La lettura cristianizzata della IV egloga di Virgilio e la conversione al profetismo cristiano dell’antico mito delle Sibille che hanno avuto un ruolo fondamentale per la fortuna di Augusto durante tutto il Medioevo.
4. Dall’Ara Pacis all’Ara Coeli. La popolarità di Augusto tra Medioevo e Rinascimento seguendo la cosiddetta “leggenda dell’Ara Coeli”.
5. L’impero Sacro e Romano. Sintesi dell’importanza dell’eredità romana per la formazione dell’idea di Impero nel corso dell’alto e del basso Medioevo, da Carlo Magno a Federico II di Svevia.
6. Dante, Petrarca e Cola Di Rienzo. Rievocazione in sintesi di tre momenti dell’idea di Impero nel XIV secolo italiano: la concezione del monarca universale di Dante, la rinascita dell’identità nazionale attraverso l’umanesimo di Petrarca, il tentativo effimero di far rivivere l’autorità cesarea nella Roma del XIV secolo messo in atto da Cola di Rienzo.
7. Augusto nel Rinascimento. Il Rinascimento conosce due momenti distinti nella recezione della figura di Augusto: nella prima fase, umanistica e repubblicana, la figura del princeps si appanna, e a lui viene imputata la fine delle libertà repubblicane; nella seconda fase, in coincidenza con il ritorno delle “signorie” locali, Augusto torna a essere modello di liberalità e di stile di governo.
8. Il ritorno di un signore del mondo: Carlo V d’Asburgo. Proprio quando l’Europa assiste all’affermazione delle potenze nazionali, una serie di circostanze ereditarie ripresentano la figura di Carlo V come quella di un imperatore universale. Il fenomeno, che durerà solo qualche decennio, incide tuttavia a fondo sulle arti e sull’immaginario contemporaneo, riattualizzando la retorica e l’autorappresentazione del comando sullo sfondo dell’antichità cesarea.
9. Il ritorno di Astrea e l’età dei monarchi. Questa sezione affronta le figure di quattro monarchi che, nell’ambito dei rispettivi territori e culture, riattualizzano i miti della propaganda augustea: Carlo IX di Francia, Elisabetta I d’Inghilterra, Rodolfo II d’Asburgo, Ivan IV di Russia detto il Terribile.
10. L’Arcadia, un incerto rifugio. Le intelligenze più sensibili avvertono tuttavia il senso della fine di un’epoca, quella della rinascita dell’antico e delle idee di pacificazione universale: si apre il “secolo di ferro” con la sua prospettiva di guerra civile e religiosa. La produzione artistica riscopre nel mito virgiliano dell’Arcadia un rifugio contro la delusione e l’incertezza dei tempi.
11. Napoleone imperatore dei Francesi. L’ultimo grande imperatore non si presenta come un signore universale ma come l’espressione dell’espansionismo di una nazione. Ma nonostante le differenze, anche la retorica napoleonica finisce per riprendere gli stilemi, ormai millenari, dell’Impero Romano.
12. Augusto e i totalitarismi del Novecento. La sezione affronta a tratti generali la ben nota ripresa mussoliniana della retorica romana: il “nuovo impero” e l’identificazione, portata fino all’imitazione, del “dux” con la figura di Augusto. In questa sezione verrà rievocata, attraverso foto e reperti, la visita di Hitler e Mussolini al Museo delle Terme e la loro sosta di fronte ai frammenti non ancora ricostruiti dell’Ara Pacis. Verranno qui esposti al pubblico le centinaia di piccoli frammenti dell’altare che nel 1937-1938, durante la ricostruzione dell’Ara Pacis in vista del Bimillenario della nascita di Augusto, non fu possibile reinserire nel monumento. (aise)

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da: http://www.aise.it/index.php?option=com_content&view=article&id=172282:leredita-di-augusto-in-mostra-al-museo-dellara-pacis-di-roma&catid=58:la-cultura-del-martedi&Itemid=203

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Presentati i primi lavori per la Monesi - Limone Piemonte: sar strada turistica. Puntiamo a diventare il circuito outdoor pi Grande d'Europa

Presentati i primi lavori per la Monesi - Limone Piemonte: sarà strada turistica, una seconda ciclabile e non solo di 40 km. 'Puntiamo a diventare il circuito outdoor più Grande d'Europa'

 

 

 

 

 

 

mercoledì 07 maggio 2014, 17:47

Da Monesi a Limone Piemonte per il recupero della ex strada militare che diventerà 'strada turistica' per bici, camminate, trekking e anche per auto e moto.


 

Presentato nel 2011, il progetto transfrontaliero (Obiettivo Cooperazione territoriale europea Italia-Francia Alpi 2007-2013) del valore complessivo di 1.875.000 euro, nasce grazie all’iniziativa del Sivom de la Haute Vallée de la Roya, della Provincia di Imperia e della Comunità Montana Alto Tanaro Cebano Monregalese.

Il progetto prende origine dalla necessità di procedere al consolidamento ed alla messa in sicurezza dell’infrastruttura collocata ad alta quota che unisce il Piemonte, la Liguria e la regione francese PACA, ripristinando alcune porzioni del tracciato, procedendo alla sua messa in sicurezza e individuando gli strumenti per renderlo accessibile.

Sostiene l’intervento un ampio e strutturato partenariato che coinvolge tutti i soggetti pubblici competenti sull’area (vale a dire dieci comuni, tre parchi, la comunità montana Alpi del Mare) dimostrando l’interesse diffuso a preservare questo storico percorso a servizio della mobilità locale, interregionale ed intervalliva, oltre che transfrontaliera.

Una prima tranche di lavori urgenti è stata affidata all’impresa BOERO per un importo pari a 87.695,56 € + IVA. In seguito a un bando di gara europeo, 10 società hanno partecipato alla gara per la tranche principale dei lavori, i quali sono stati definitivamente aggiudicati, lo scorso 6 giugno, all’impresa ICOSE per un importo pari a 868.212,32 € + IVA. I lavori, iniziati il 25 luglio, sono stati sospesi a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli e riprenderanno nell’estate del 2014, quando le condizioni di accesso e di lavoro permetteranno l’esecuzione a regola d’arte. Ad oggi sono stati realizzati circa 1.325 m3 di muri in pietra a vista.

Fin dall’approvazione del progetto, le autorità ambientali francesi e italiane hanno posto come condizione fondamentale la definizione di un Regolamento di fruizione della Strada, da applicare alla stessa dopo la conclusione dei lavori. In particolare, il regolamento sarà sottoposto a procedura di verifica delle incidenze ambientali da parte della Regione Piemonte e della Regione Liguria; l’ottenimento di un parere favorevole è condizione obbligatoria per permettere l’utilizzo futuro della Strada.

Il principio generale è quello di assicurare la regolamentazione degli accessi e della circolazione con due guardiole di controllo situate in località Cabanaira (Limone Piemonte) e Loxe (Briga Alta), attraverso la limitazione del numero giornaliero di veicoli ammessi, la prenotazione obbligatoria e il pagamento di un contributo connesso alle attività di manutenzione della strada.

Il progetto di Regolamento elaborato ha mantenuto, tra le proprie priorità, il rispetto ambientale, la sicurezza per i fruitori, la conservazione e lo sviluppo delle attività locali (pastorizia, speleologia, turismo, ecc), con l’obiettivo di favorire modalità di spostamento alternative (a piedi, in bici, a cavallo, ecc).

Al fine di garantire una gestione condivisa e coordinata della Strada è stato ideato un Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) formato in misura uguale da rappresentanti italiani e francesi; le procedure per la costituzione ufficiale del GECT presso le autorità francesi ed italiane sono al momento in corso.

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da: http://www.targatocn.it/2014/05/07/leggi-notizia/argomenti/politica/articolo/presentati-i-primi-lavori-per-la-monesi-limone-piemonte-sara-strada-turistica-una-seconda-cicla-1.html

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Gli Etruschi del Lago. Da Orvieto a Bolsena un percorso nella storia

Gli Etruschi del Lago. Da Orvieto a Bolsena un percorso nella storia


GLI ETRUSCHI DEL LAGO. DA ORVIETO A BOLSENA UN PERCORSO NELLA STORIA
GLI ETRUSCHI DEL LAGO. DA ORVIETO A BOLSENA UN PERCORSO NELLA STORIA

10/04/2014

Ora d'inserimento: 14:40 (NoveColonne ATG)

Isernia - Fino al 30 aprile, al Museo Archeologico di Venafro (Isernia), la mostra “Gli Etruschi del Lago. Da Orvieto a Bolsena un percorso nella storia” ricostruisce le vicende storiche della città-stato etrusca di Velzna (Orvieto)- l’ultima a cadere in mano romana dopo un lungo assedio - e della sua erede Volsinii (Bolsena) che ne accolse - sulle alture del lago di Bolsena - gli abitanti superstiti. Una storia che complessivamente ha attraversato ben più di un millennio e che è illustrata con oggetti della vita quotidiana e della religiosità: ceramiche di età arcaica ed ellenistica tra cui i famosi vasi argentati e i vasi di bucchero, splendide oreficerie, vasellame bronzeo, offerte votive di vario genere, antefisse, lastre architettoniche che conservano eccezionalmente l'originale policromia, nelle quali sono rappresentati, tra gli altri, la coppia di demoni infernali Charun e Vanth. Eccezionale è un carretto agricolo da trasporto, in bronzo, di fine III secolo a.C., riprodotto fedelmente in tutte le sue parti. A completare l’esposizione, ai materiali etruschi sono affiancati quelli molisani: vasi di bucchero pervenuti dalla Campania etrusca, oggetti di bronzo importati dall’Etruria meridionale, prodotti locali di imitazione. In tutta l’area molisana, infatti, dall’area pentra a quella frentana, le sepolture restituiscono oggetti di chiara origine etrusca: i grandi vasi per portare il vino a tavola (stamnoi bronzei prodotti nell’etrusca Vulci), sono utilizzati a Larino e Guglionesi per deporre le ceneri dei nobili guerrieri; bacili, grandi situle, colini in bronzo che servivano per filtrare il vino durante i banchetti, compaiono nei santuari sannitici come oggetti sacri necessari allo svolgimento dei rituali che implicavano il consumo del vino, o anche come doni di ricchi fedeli. Tutti i materiali esposti mostrano, quindi, come le popolazioni dell’Italia antica abbiamo profondamente e costantemente dialogato non solo attraverso lo scambio di manufatti ma anche condividendo idee e valori.

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da: http://www.9colonne.it/cgi-bin/9colonne.info/adon.cgi?act=src&tmpl=src_newsletter&sid=31&a_giorno=10&a_mese=4&a_anno=2014&da_giorno=4&da_mese=4&da_anno=2014&data_ins=1&no_limit=1

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Riapertura dei Giardini Botanici di Villa Taranto - Verbania

 

 

 

 

Riapertura dei Giardini Botanici di Villa Taranto

Giardini botanici di Villa Taranto
www.villataranto.it

Dal 14-03-2014 Al 01-11-2014
Via Vittorio Veneto - 28922 Verbania (Vb)

Riapertura dei Giardini Botanici di Villa Taranto
Riapertura dei Giardini Botanici di Villa Taranto

 

Riapertura dei Giardini Botanici di Villa Taranto

Giardini botanici di Villa Taranto
www.villataranto.it

Dal 14-03-2014 Al 01-11-2014
Via Vittorio Veneto - 28922 Verbania (Vb)

Riapertura dei Giardini Botanici di Villa Taranto
Riapertura dei Giardini Botanici di Villa Taranto

I Giardini Botanici di Villa Taranto, dopo la pausa invernale, riaprono i cancelli al pubblico da mercoledì 14 marzo Il territorio, di circa 16 ettari, offre al visitatore la possibilità di ammirare oltre 20.000 specie di piante di particolare rilevanza botanica e migliaia di bordure ed essenze arboree provenienti da ogni angolo del mondo. Le manifestazioni che si alternano durante questa stagione turistica sono:

 







Canelli protagonista della ITB Berlino, la fiera internazionale del turismo

 

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Canelli protagonista della ITB Berlino, la fiera internazionale del turismo

mar 1st, 2014
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ITB Berlin 2013Saranno una selezione di vini dei produttori dell’Enoteca Regionale di Canelli e gli spumanti metodo classico delle cantine storiche “Cattedrali sotterranee” ad accompagnare la cena di gala offerta dal Centro estero per l’Internalizzazione e dalla Regione Piemonte alla ITB Berlin 2014, la maggiore fiera e mercato d’affari dell’industria del turismo. Su iniziativa dell’assessorato alla Promozione del Comune di Canelli, in collaborazione con l’Enoteca Regionale, Associazione Produttori Moscato “Canelli” e le “Cattedrali sotterranee”, la città del Moscato e dello Spumante sarà protagonista alla fiera internazionale del turismo che si svolge a Berlino dal 5 al 9 marzo prossimi.

La partecipazione di Canelli sarà articolata in diversi momenti: la promozione del territorio attraverso un depliants trilingue appositamente predisposto che verrà distribuito al desk dello stand della Regione Piemonte, il contatto con tour operator e giornalisti specializzati di testate internazionali, l’intervento alla conferenza stampa organizzata dal Ceipiemonte all’interno degli spazi fieristici e la vetrina al ricevimento presso il “Bocca di Bacco”, tra i più prestigiosi ristoranti dell’Ospitalità Italiana a Berlino.

<La ribalta berlinese è importante per il turismo canellese – spiega il sindaco Marco Gabusi -: l’interesse degli operatori dell’area di lingua tedesca, del Nord Europa e dell’Est per la nostra offerta è in continua crescita. Enogastronomia, le cantine storiche, i paesaggi del vino declinati sulla candidatura a patrimonio Unesco, la qualità della vita e le ricchezze di una realtà di prim’ordine sono le carte vincenti che attirano l’attenzione del turista straniero>.

Importante la collaborazione fornita da produttori e aziende coordinati dall’Enoteca regionale e dall’Associazione Produttori Moscato “Canelli”. Gli spumanti metodo classico e l’Asti per brindisi e aperitivo sono stati offerti da Casa Bosca, Casa Contratto, Casa Coppo e Casa Gancia. I produttori dell’Enoteca hanno curato la selezione del Moscato docg cru “Canelli” che verrà servito a fine pasto, mentre le aziende agricole L’Armangia, Paolo Avezza, Giuseppe Bocchino e Anna Ghione hanno fornito i vini che saranno abbinati al raffinato menù di marca piemontese. Accompagneranno gli aperitivi e chiuderanno il ricevimento i prodotti della “Pasticceria Artigiana” di Giusi Berta (piazza Gancia): salatini, “brut e bon” e il nuovissimo dolce “Il canellese” saranno gli ambasciatori dell’arte bianca canellese.

Il Moscato “Canelli” sarà anche il prodotto simbolo che Comune, Ceipiemonte e la Regione Piemonte omaggeranno ai tour operator e giornalisti accreditati, al quale verrà abbinata una elegante confezione di praline offerte dalla Ferrero Germania: due eccellenze del Piemonte conosciute ed internazionalmente apprezzate.

<La Germania è anche il primo mercato per il Piemonte con oltre 1,3 milioni di presenze turistiche nel 2012, il 10% in più rispetto all’anno precedente – dice Alberto Cirio, assessore regionale allo Sport e Turismo della Regione Piemonte -. Su questo territorio occorre tuttavia continuare a investire per consolidare il nostro posizionamento, per questo torniamo al l’ITB di Berlino, la più grande rassegna dell’industria turistica dedicata al trade e al grande pubblico. Questa inoltre sarà l’occasione per confrontarci con tour operator di tutto il mondo, qui infatti sono attesi oltre 170.000 visitatori e 11.000 espositori provenienti da 180 Paesi>.

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da: http://www.vallibbt.com/?p=37689

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Italiani amanti della neve: meta preferita Courmayeur

 

05/12/2013 - Ora d'inserimento: 15:14 (NoveColonne ATG)

Turismo, Italiani amanti della neve: meta preferita Courmayeur

Courmayeur - Foto: Courmayeur, Itália
 

Roma – Complice il freddo di inizio dicembre, la passione per la neve degli italiani si riflette anche sulla loro voglia di vacanza: il portale di annunci turistici Casevacanza.it ha monitorato le richieste di prenotazione fatte per il mese di dicembre, scoprendo che gli italiani che hanno già prenotato hanno prediletto Valle d’Aosta e Lombardia. La stagione sportiva invernale e le diverse offerte di molti comprensori sciistici accendono il bisogno della prima settimana sulla neve, anche se è nella terza decade del mese, quella natalizia, che si concentra oltre il 50% delle prenotazioni di dicembre. Il portale ha analizzato le prenotazioni per l’ultimo mese dell’anno, scoprendo le località più ambite: al primo posto troviamo Courmayeur, celebre località Valdostana, seguita da Limone Piemonte (in provincia di Cuneo) e da Bormio (So). Scorrendo poi l’elenco delle quindici località che hanno ricevuto il maggior numero di prenotazioni per il mese di dicembre si nota come queste si concentrino tutte nel Nord Italia, con la sola eccezione di Pescasseroli, località abruzzese celebre per la sua stazione sciistica. Nel complesso delle prenotazioni per il mese, la Valle d’Aosta ne detiene il 20%, la Lombardia il 18% e il Trentino-Alto Adige l’11%. I prezzi, evidentemente, variano in maniera significativa sia in base alla località, sia al periodo scelto per il soggiorno, seppur in misura minore rispetto agli hotel: per un alloggio con quattro posti letto si va dalle 40 euro ad Aprica (So) – prezzo minimo a notte – ai 450 euro di Courmayeur e Sestriere – prezzo massimo per notte. La differenza di prezzo è legata alla tipologia di immobile prenotato come casa per la vacanza e alla sua vicinanza agli impianti, oltre che al prestigio della zona scelta. Senza contare, poi, che se si prenota per il periodo compreso tra Natale e Capodanno il prezzo per settimana può salire fino al 75% in più rispetto al resto del mese. Confrontando i dati con le rilevazioni di dicembre 2012 si registra una generale tenuta delle località montane tanto nella domanda quanto nell’offerta di alloggi turistici; tuttavia, le cittadine che hanno visto un aumento della richiesta superiore al 15% sono Bormio, Sestriere, Bardonecchia e Courmayeur.

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da: http://www.9colonne.it/cgi-bin/9colonne.info/adon.cgi?act=src&tmpl=src_newsletter&sid=31&a_giorno=5&a_mese=12&a_anno=2013&da_giorno=29&da_mese=11&da_anno=2013&data_ins=1&no_limit=1

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Civita di Bagnoregio: Casa de frias na Itlia em vilarejo medieval um atraente destino de viagem