LA STANZA SEGRETA NELLA NECROPOLI DI SAQQARA

 

EGITTO
LA STANZA SEGRETA NELLA NECROPOLI DI SAQQARA
A 30 KM DAL CAIRO
Nella necropoli di Saqqara sono stati trovati
quattro sarcofagi e una maschera d'argento
appartenuta a Pedibastet. Secondo gli archeolo-
gi, un culto fiorito durante la XXVI dinastia,
che risale all'età di costruzione della necropoli.
Un muro di 2600 anni nascondeva quattro sar-
cofagi mal conservati di sacerdoti appartenenti
al regno della XXVI dinastia dei faraoni (688-
525 a.C.) e una maschera d'argento sorprenden-
temente di elevata purezza. Sono i ritrovamenti
avvenuti di recente nella necropoli di Saqqara, a
30 km a sud del Cairo.
Nel sito funerario, dove gli archeologi lavorano
dal 2018, i ricercatori dell'università di Tubinga
hanno individuato la stanza 'segreta' con i nuovi
tesori, che si pensa fosse utilizzata per la mum-
mificazione. A darne notizia è stato il Consiglio
superiore delle antichità egizie, assieme all'ateneo tedesco.
Uno dei sarcofagi apparteneva a una donna di nome Didibastet, sacerdotessa di un misterioso culto.
La conferma in una maschera d'argento dorata posta a protezione del volto della mummia. Gli archeologi
hanno testato il materiale usando la fluorescenza a raggi X: l'analisi ha mostrato che la maschera è stata
fabbricata con argento puro al 99,07%, una quantità superiore allo standard dell'argento di oggi.
La salma di Didibastet sembra sia stata sottoposta a un processo di mummificazione con la rimozione
degli organi interni del corpo, poi messi all'interno di sei vasi, che furono sigillati e conservati nella tom-
ba. Lo studio delle iscrizioni sui muri e sui sarcofagi ha mostrato che la camera era riservata al viaggio
ultraterreno di sacerdoti e sacerdotesse di una misteriosa divinità raffigurata come un tritone.
Di questa dea si sa poco, ma gli studiosi ritengono che il suo culto sia fiorito durante la XXVI dinastia,
nell'epoca della costruzione della necropoli.
Il professore Ramadan B. Hussein dell'Università di Tubinga ha spiegato che la sacerdotessa Didibastet
aveva accanto a sé non solo i tradizionali quattro vasi canopi - con all'interno i polmoni imbalsamati, lo
stomaco, l'intestino e il fegato del defunto - ma altri due barattoli in terracotta.
Le scansioni tomografiche computerizzate dei due vasi sconosciuti suggeriscono che contengano tessuti
umani non ancora identificati.
Tra i manufatti recuperati è stata accertata la presenza di tracce di bitume, olio di cedro, resina di cedro,
resina di pistacchio, cera d'api, grasso animale, olio d'oliva e olio di ginepro.
Repubblica, 9 maggio 2020

EGITTO

LA STANZA SEGRETA NELLA NECROPOLI DI SAQQARA

A 30 KM DAL CAIRO

 

Nella necropoli di Saqqara sono stati trovati quattro sarcofagi e una maschera d'argento appartenuta a Pedibastet. Secondo gli archeologi, un culto fiorito durante la XXVI dinastia, che risale all'età di costruzione della necropoli.

Egitto, nella stanza segreta il mistero della sacerdotessa

Un muro di 2600 anni nascondeva quattro sarcofagi mal conservati di sacerdoti appartenenti al regno della XXVI dinastia dei faraoni (688-525 a.C.) e una maschera d'argento sorprendentemente di elevata purezza. Sono i ritrovamenti avvenuti di recente nella necropoli di Saqqara, a 30 km a sud del Cairo.

Egitto, nella stanza segreta il mistero della sacerdotessa

Nel sito funerario, dove gli archeologi lavorano dal 2018, i ricercatori dell'università di Tubinga hanno individuato la stanza 'segreta' con i nuovi tesori, che si pensa fosse utilizzata per la mummificazione. A darne notizia è stato il Consiglio superiore delle antichità egizie, assieme all'ateneo tedesco.

Uno dei sarcofagi apparteneva a una donna di nome Didibastet, sacerdotessa di un misterioso culto.

La conferma in una maschera d'argento dorata posta a protezione del volto della mummia. Gli archeologi hanno testato il materiale usando la fluorescenza a raggi X: l'analisi ha mostrato che la maschera è stata fabbricata con argento puro al 99,07%, una quantità superiore allo standard dell'argento di oggi.

La salma di Didibastet sembra sia stata sottoposta a un processo di mummificazione con la rimozione degli organi interni del corpo, poi messi all'interno di sei vasi, che furono sigillati e conservati nella tomba. Lo studio delle iscrizioni sui muri e sui sarcofagi ha mostrato che la camera era riservata al viaggio ultraterreno di sacerdoti e sacerdotesse di una misteriosa divinità raffigurata come un tritone.

Di questa dea si sa poco, ma gli studiosi ritengono che il suo culto sia fiorito durante la XXVI dinastia, nell'epoca della costruzione della necropoli.

Il professore Ramadan B. Hussein dell'Università di Tubinga ha spiegato che la sacerdotessa Didibastet aveva accanto a sé non solo i tradizionali quattro vasi canopi - con all'interno i polmoni imbalsamati, lo stomaco, l'intestino e il fegato del defunto - ma altri due barattoli in terracotta.

Le scansioni tomografiche computerizzate dei due vasi sconosciuti suggeriscono che contengano tessuti umani non ancora identificati.

Tra i manufatti recuperati è stata accertata la presenza di tracce di bitume, olio di cedro, resina di cedro, resina di pistacchio, cera d'api, grasso animale, olio d'oliva e olio di ginepro.

 

Repubblica, 9 maggio 2020

 da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 26111 - 14 Maggio 2020

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SALVIAMO IL PIANETA

 

 

Roma, dalla buca al Pantheon emerge antica pavimentazione di epoca imperiale

05 maggio 2020

Roma, dalla buca al Pantheon emerge antica pavimentazione di epoca imperiale

Quel mistero svelato dalle buche: un doppio Pantheon di PAOLO BOCCACCI

 

Roma, dalla buca al Pantheon emerge antica pavimentazione di epoca imperiale

Le sette lastre di travertino sono state ritrovate una prima volta negli Anni 90 del secolo scorso in occasione della costruzione di una galleria di sottoservizi: lo scavo venne rilevato e documentato

Le indagini archeologiche seguite all'apertura di una buca in piazza della Rotonda di fronte al Pantheon hanno riportato alla luce l'antica pavimentazione di epoca imperiale. Le sette lastre di travertino, che si trovano a una quota di circa 2,30/2,70 metri sotto il piano stradale con dimensioni di circa 80 per 90 centimetri per uno spessore di 30 centimetri, sono state ritrovate una prima volta negli Anni 90 del secolo scorso in occasione della costruzione di una galleria di sottoservizi (polifera), e lo scavo venne rilevato e documentato.

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LOCALI

Quel mistero svelato dalle buche: c'è un Pantheon sotto al Pantheon

DI PAOLO BOCCACCI


"Dopo oltre vent'anni dal loro primo rinvenimento - spiega Daniela Porro, soprintendente speciale di Roma- riemergono intatte le lastre della pavimentazione antica della piazza antistante al Pantheon, protette da uno strato di pozzolana fine. Una dimostrazione inequivocabile di quanto sia importante la tutela archeologica, non solo una occasione di conoscenza, ma fondamentale per la conservazione delle testimonianze della nostra storia, un patrimonio inestimabile in particolare in una città come Roma".

In epoca imperiale la piazza era molto più grande della attuale e si apriva di fronte al Pantheon, il tempio dedicato a tutti gli dei fatto costruire da Agrippa tra il 27 e il 25 avanti Cristo. L'area è stata interamente ristrutturata nel II secolo dopo Cristo dall'imperatore Adriano, e anche la piazza venne rialzata e nuovamente pavimentata. Le quote cui si trovano le lastre, oggi rimesse in luce, appaiono pertinenti alla fase adrianea del complesso.

Il cantiere in un primo momento in capo al I Municipio, consegnato poi ad Acea, continuerà nei prossimi giorni per il ripristino idrico e con ulteriori indagini archeologiche della Soprintendenza speciale di Roma in collaborazione con la Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali.
da: https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/05/05/news/roma_dalla_buca_al_pantheon_emerge_antica_pavimentazione_di_epoca_imperiale-255722217/?ref=RHRS-BH-I255723126-C6-P10-S1.6-T1
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Sul lago di Como, Villa Carlotta apre le porte di museo e giardini per un tour virtuale

 

Sul lago di Como, Villa Carlotta apre le porte di museo e giardini per un tour virtuale

Sul lago di Como, Villa Carlotta apre le porte di museo e giardini per un tour virtuale
Benvenuti nella "casa delle belle arti", una passeggiata tra le sculture di Canova e la fioritura dei rododendri

DI MARISA LABANCA

17 Aprile 2020

Come ogni anno, il 20 marzo, con l'arrivo della primavera, Villa Carlotta avrebbe dovuto riaprire ai visitatori il museo e il parco botanico. Ma se l'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ritarderà le visite, è comunque possibile camminare virtualmente tra le collezioni scultoree di Canova e ammirare le splendide fioriture dei giardini.

Il tour virtuale nella "casa delle belle arti", come amava definirla Sommariva, inizia nell'atrio e prosegue nel Salone dei marmi, nella Sala dei gessi e in quella dei cammei. Qui, tra le meravigliose sculture, è conservata la copia di uno dei capolavori più famosi di Canova, Amore e Psiche, realizzata dal suo allievo prediletto Adamo Tadolini. Il piano superiore conduce nelle stanze private della principessa Carlotta, tra i suoi mobili, i suoi oggetti personali e le finestre vista lago.
 

Il tour virtuale nella "casa delle belle arti", come amava definirla Sommariva, inizia nell'atrio e prosegue nel Salone dei marmi, nella Sala dei gessi e in quella dei cammei. Qui, tra le meravigliose sculture, è conservata la copia di uno dei capolavori più famosi di Canova, Amore e Psiche, realizzata dal suo allievo prediletto Adamo Tadolini. Il piano superiore conduce nelle stanze private della principessa Carlotta, tra i suoi mobili, i suoi oggetti personali e le finestre vista lago.
 
Ma c'è un'altra ricchezza che rende questo edificio meta di migliaia di visitatori ogni anno: è il parco botanico, con le specie rare volute da Giorgio II e vive ancora oggi. Non possiamo sentirne il profumo, ma i tour virtuali restituiscono comunque la bellezza delle forme e dei colori. Dal glicine alle rose, dalle camelie alle azalee, dalle piante aromatiche agli alberi monumentali, fino alla grande attrazione del parco: i rododendri, grandi cespugli dai fiori rossi, che sbocciano proprio tra metà marzo e metà aprile. Connubio perfetto tra arte e natura, Villa Carlotta è immersa in un ecosistema che proprio in questi giorni rinasce al suo massimo splendore.

 

da: https://d.repubblica.it/life/2020/04/17/news/nella_perla_del_lago_di_como_villa_carlotta_apre_le_porte_virtuali_del_museo_e_dei_giardini-4714398/?ref=RHPPBT-VD-I254500514-C4-P12-S1.4-T1

 

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TOLENTINO (MC), CONTRADA PACE Scoperto un accampamento preistorico databile a circa 11-10.000 anni fa

TOLENTINO (MC), CONTRADA PACE

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Scoperto un accampamento preistorico databile a circa 11-10.000 anni fa
Le indagini archeologiche preventive svolte presso il sito del futuro Polo Scolastico “Filelfo” di Tolentino in Contrada (MC), in corso di realizzazione da parte della Provincia di Macerata (RUP Arch. Giordano ierucci), si inseriscono all’interno delle operazioni preliminari svolte per la realizzazione del nuovo plesso scolastico e pertanto non ritardano minimamente la normale prosecuzione del cantiere, sono svolte
sotto la direzione scientifica dei dottori Stefano Finocchi e Paola Mazzieri della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, operativamente lo scavo è diretto dalla Cooperativa Archeo-Lab con il supporto di personale specializzato dell’Università degli Studi di Ferrara, Università di Roma La Sapienza e Università di Firenze (Dr. Davide Visentin, Dr. Alessandro Potì, Dr. Arianna Cocilova).
Il lavoro di sinergia tra la Soprintendenza (Dr. Marta Mazza), la Provincia di Macerata ed il Comune di Tolentino ha portato alla individuazione e alla salvaguardia di un insediamento tra i più importanti e significativi della preistoria non solo italiana, ma europea. Le ricerche hanno permesso di portare alla luce i resti di un accampamento preistorico databile a circa 11-10.000 anni fa ossia alla fase antica del Mesolitico. Si tratta del periodo preistorico che segue il Paleolitico, l’epoca delle grandi glaciazioni, e precede il Neolitico, in cui avviene il passaggio ad un’economia basata su agricoltura ed allevamento e la conseguente sedentarizzazione. Il Mesolitico rappresenta un momento particolarmente significativo della nostra storia più antica in quanto si caratterizza per il definitivo adattamento degli ultimi gruppi di cacciatori-raccoglitori europei alle condizioni climatiche e ambientali che si sono create al termine dell’Ultima Glaciazione, nonché per la presenza di importanti cambiamenti sia socio-economici che tecnologici. Il sito di Tolentino - Contrada Pace è stato perfettamente conservato dai fanghi alluvionali deposti dal fiume Chienti. Grazie ad uno scavo attento e minuzioso è possibile riconoscere a distanza di diversi millenni la superficie su cui i cacciatori mesolitici camminavano, i focolari che hanno acceso e i punti in cui hanno svolto particolari attività quali la scheggiatura della selce per produrre strumenti da lavoro e armi da caccia, la macellazione delle prede e la lavorazione di materiali organici quali il legno e l’osso.
Inoltre, è stato messo in luce un importante accumulo conchigliare formato da diverse centinaia di gusci di gasteropodi terresti eduli (Helix pomatia) in associazione ad abbondanti manufatti litici, frammenti ossei, carboni, concotti e ciottoletti di calcare. Tra questi particolarmente rilevanti sono i resti ossei, che presentano un grado di preservazione nettamente migliore rispetto agli altri settori di scavo. Il rapido seppellimento li ha infatti protetti dai normali fenomeni di weathering che caratterizzano il suolo. La presenza di elementi significativi quali denti e mandibole e in generale di frammenti ossei di grosse dimensioni consentirà, in fase di studio, un elevato tasso di determinazione e quindi la possibilità di ricostruire in dettaglio le strategie di caccia dei gruppi mesolitici che hanno occupato il sito. Esempi di “escargotières” datati tra il Pleistocene finale e l’Olocene sono noti da vari contesti archeologici dell’areale circummediterraneo, in particolar modo da siti del Nord Africa, della Penisola Iberica, dei Pirenei e del Vicino Oriente. Nonostante questo, evidenze simili non sono affatto comuni nel territorio italiano. Conseguentemente, lo strato conchigliare individuato rappresenta una scoperta di eccezionale rilievo.
L’eccellente stato di conservazione e la grande ricchezza del sito in termini di materiale recuperato (diverse migliaia di manufatti litici e scarti di lavorazione) ne fanno sicuramente uno dei ritrovamenti più importanti e significativi a livello italiano ed europeo per la ricostruzione dei modi di vita dei nostri antenati preistorici, oltre ad essere il primo sito mesolitico scavato in maniera estensiva nelle Marche.
 
da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©
Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04
n. 25482 - 11 Gennaio 2020
 
  
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Tutto l’incanto del Gran Paradiso in un intreccio di poesia e immagini

Enrico Martinet Pubblicato il 20 Dicembre 2019 

Tutto l’incanto del Gran Paradiso in un intreccio di poesia e immagini

L’album-cofanetto di Franco Vassia racconta la bellezza del Parco attraverso fotografie e citazioni

«L’errore più grande commesso da Van Gogh, da Toulouse-Lautrec e da Klimt credo sia stato quello di non essere nati qui, i colori li avrebbero trovati giù tutti predisposti: il verde smeraldo per la primavera, la fiamma rossa del fuoco per l’estate, l’oro ambrato per l’autunno e l’argento vivo per l’inverno». Il «qui» è il Parco del Gran Paradiso e chi scrive è un intellettuale singolare, Franco Vassia, che ha i suoi colori nelle note, nel rock. S’infila a tarda età – confessa -  nei pascoli e sui sentieri, fra gli sfasciumi e in riva ai laghi di quella parte del Piemonte che risale «l’incanto» delle alte terre di Ceresole, fino all’altipiano del Nivolet, ai confini con la Valle d’Aosta e ne resta «affascinato». E ne scrive, anzi sceglie fotografie per poter raccontare in un curioso album-cofanetto, si direbbe un grande block-notes con i fogli legati da una spirale e girato in orizzontale.

Foto che non avrebbero mai visto la luce, scrive, «senza il prezioso contributo dei miei compagni di viaggio». Nasce così «Il Gran Paradiso», collana Tra Cielo & Terra dell’editrice Atene del Canavese. Vassia sceglie di dividere il suo racconto per immagini e citazioni poetiche in sette capitoli, numero ad un tempo simbolico per magia, scienza, religioni. Sette pure come le note. Sezioni annunciate da testi di Monica Ramazzina (traduzione inglese a fronte di Patrick Worsnip). Nulla è scontato, non lo stambecco con un corno girato per l’impeto d’una antica battaglia, non il «sorriso» d’una volpe; e neppure la distesa, che appare d’altro mondo, di «cotone», i batuffoli arrotolati dal vento dell’erioforo; o il fitto proteggersi dell’epilobio con i suoi fiori fucsia. Ogni sezione ha voce immortale. San Francesco d’Assisi con il Cantico delle creature per fauna e flora; Leonardo da Vinci per i Rifugi e le Cascate («L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima che viene»); Francesco Petrarca con le sue «fresche e dolci acque» per i  Laghi; e Giacomo Leopardi con l’Infinito per gli ultimi due capitoli, Montagne e  Emozioni, nate ricordando i versi «ma sedendo e mirando,/interminati spazi di là da quella,/e sovrumani silenzi, e profondissima quiete».

Il racconto di questa montagna incantata secondo l’idea di Franco Vassia è circolare. Riesce così a legare, nel ricordo di un amico scomparso (Andrea Alerio) un verso di Fabrizio De André a uno di William Shakespeare, l’inizio e la fine del libro. E’ un’immagine sua del Paradiso. Da «Andrea s’è perso, s’è perso e non sa tornare…», di Faber, alla frase in chiusura della quinta scena del primo atto dell’Amleto: «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia».  E nel Gran Paradiso come si può entrare, si domanda Vassia. La risposta: «E’ molto semplice: basta aprire completamente gli occhi insieme alla mente. E poi bussare e ancora bussare, lievemente».

 

Il Gran Paradiso visto da Franco Vassia
Editore
: Atene del Canavese
Collana: Tra cielo e terra

Anno edizione: 2019
Pagine: 160 p., ill. , Rilegato
Euro 25,50

 

da: https://www.lastampa.it/cultura/2019/12/20/news/tutto-l-incanto-del-gran-paradiso-in-un-intreccio-di-poesia-e-immagini-1.38236923

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In Turchia presto si potrà di nuovo camminare sulla Strada Sacra rimasta segreta per migliaia di anni

In Turchia presto si potrà di nuovo camminare sulla Strada Sacra rimasta segreta per migliaia di anni

NOEMI PENNA Pubblicato il 19 Agosto 2019

  

Un percorso cerimoniale lungo 3000 anni. Vicino alla costa della Turchia occidentale è stata ritrovata la «strada sacra» che un tempo univa il tempio di Ecate alla città di Stratonikeia. Su questa rotta si svolgevano processioni e cortei funebri, che uscivano dal centro politico della regione per raggiungere la casa dei sacerdoti di Lagina, e viceversa. Un percorso di espiazione e di preghiera, considerato perduto per sempre.

 Siamo nella provincia di Mugla, in una zona elencata come sito provvisorio del patrimonio mondiale dall'Unesco. Da sempre si conosce l'importanza storico-culturale di quest'area della Turchia, dove si trovano resti del periodi ellenistico, romano, bizantino e ottomano, ma le prove stanno venendo alla luce solo in quest'ultimo periodo. Proprio quest'anno sono stati ritrovati la porta settentrionale dell'antica città di Stratonikeia, alcune tombe e le colonne che costellavano la Strada Sacra. Sono state proprio queste rovine a indicare dove poteva trovarsi il selciato religioso, riconosciuto come un luogo altamente simbolico. 

Crediti foto: Anadolu Agency

 

  Stiamo parlando della «strada sacra più importante della Turchia, che collegava il centro politico Stratonikeia con il centro religioso di Lagina», spiega Bilal Sogut dell'Università di Pamukkale. Qui «i sacerdoti supervisionavano le processioni, che venivano condotte da una ragazza con in mano una chiave, seguita dal coro». Le processioni religiose entravano nelle mura di Stratonikeia attraverso la porta settentrionale e passavano davanti al cimitero. E queste ultime scoperte permettono di ricostruire quello che era l'antico rito. 

 Crediti foto: Anadolu Agency

 Il prossimo passo sarà ora scavare lungo tutto il percorso e restaurare il selciato «con materiali originali del periodo per aprire l'intera area ai turisti» e permettere loro di camminare lungo lo stesso percorso di preghiera come tremila anni fa. Il progetto di restauro e apertura al pubblico del sito archeologico prevede anche la ricostruzione del cimitero, «con le lapidi più importanti nelle loro posizioni originali», mantenendo così viva «la tradizione della Strada Sacra».

 

da: https://www.lastampa.it/viaggi/mondo/2019/08/19/news/in-turchia-presto-si-potra-di-nuovo-camminare-sulla-strada-sacra-rimasta-segreta-per-migliaia-di-anni-1.37359805

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SALVIAMO IL PIANETA

 

 

 

Scoperto in Perù un misterioso tempio per il culto dell’acqua

NOEMI PENNA Pubblicato il 28 Novembre 2019 

Scoperto in Perù un misterioso tempio per il culto dell’acqua

 Crediti foto: Museo Tumbas Reales de Sipán

  

Un tempio megalitico vecchio di 3000 anni per il culto dell'acqua e della fertilità. Ecco cosa hanno trovato gli archeologi del Museo Tumbas Reales de Sipán in Perù.

Siamo nella valle di Zaña, area archeologica di Huaca El Toro, dove si trova l'odierna Oyotún e scorrono i primi canali conosciuti in Sud America. Ed è qui che gli antenati hanno realizzato con grandi pietre un «altare acquatico» in corrispondenza dell'origine al fiume Zaña, un luogo simbolico, soprattutto per una cultura che adorava l'acqua come un dio. 

Crediti foto: Museo Tumbas Reales de Sipán

«L'acqua è l'elemento più importante per la vita, e in quel periodo era difficile accedervi», spiega l'archeologo Edgar Bracamonte, che ha preso parte agli scavi che hanno riportato alla luce il misterioso e sconosciuto tempio, che precede le principali opere idrauliche americane. 

Crediti foto: Museo Tumbas Reales de Sipán

  

Qua il tempio è circondato da piccoli pozzi e da delle rudimentali deviazioni per l'acqua e raccolta delle acque piovane. E il tutto è stato costruito con delle rocce di grandi dimensioni scolpite a mano, trasportare in questo sito da una montagna a tre chilometri di distanza. 

Crediti foto: Museo Tumbas Reales de Sipán

 

 In base ai primi rilievi, gli archeologi hanno calcolato che il tempio sia stato abbandonato circa duemila anni fa, per poi essere convertito in un luogo di sepoltura dal popolo Chumy intorno al Trecento: sono state infatti rinvenute 21 tombe, di cui solo una antica, dove un uomo adulto è stato sepolto con una bottiglia di ceramica con due beccucci.

 

Crediti foto: Museo Tumbas Reales de Sipán

 

I resti dicono che il tempio è stato costruito in tre fasi, la prima tra il 1500 e l'800 avanti Cristo, con mura in argilla, la seconda tra l'800 e il 400 avanti Cristo, secondo le abitudini della civiltà pre-inca Chavin e la terza fino al 100 avanti Cristo, quando è stato aggiunto il tetto, sorretto da colonne circolari. Ora le indagini proseguiranno in laboratorio, per capire quali riti venivano qui celebrati e soprattutto come veniva gestito il tempio, unico nel suo genere.

 

da: https://lastampa.it/viaggi/mondo/2019/11/28/news/scoperto - in-peru-un-misterioso-tempio-per-il-culto-dell-acqua-1.38023006

 

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SALVIAMO IL PIANETA

RIAPRE DOPO 30 ANNI LA CASA DEL BICENTENARIO AD ERCOLANO

  RIAPRE DOPO 30 ANNI LA CASA DEL BICENTENARIO AD ERCOLANO

PREZIOSA COLLABORAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO
 
La riapertura della casa del Bicentenario si svolge in contemporanea con il lancio della fase finale di un altro strategico progetto realizzato congiuntamente da enti pubblici e privati. Questa volta non si tratta di un progetto di conservazione, né di studio archeologico, ma di un’iniziativa di largo respiro mirata all’integrazione tra parco e territorio circostante per creare un nuovo ecosistema culturale dove presente e passato convivono per contribuire all’identità di Ercolano e al miglioramento della qualità della vita. Entrando nella casa del Bicentenario e gettando lo sguardo verso ovest, si potrà da oggi vedere i concreti risultati di questa iniziativa: il muro di confine che diventerà un belvedere sulla città antica, una grande area che diventerà un giardino, una piazza che riconnetterà il centro storico di Ercolano con il suo cuore antico, il foro, che si cela ancora sotto terra, proprio in corrispondenza di via Mare.
L’iniziativa Via Mare nasce in seno all’Herculaneum Conservation Project a partire dal 2006, su spinta del Dr. David W. Packard. Il Parco Archeologico di Ercolano (precedentemente la Soprintendenza Archeologica di Pompei), il Comune e la Fondazione si sono uniti alla Fondazione filantropica americana in modo progressivamente più impegnativo (fino alla firma di un accordo multilaterale nel 2014) per  raccogliere l’ultima sfida lasciata aperta dalla campagna novecentesca di scavo, quella di avvicinare la città antica e moderna, valorizzando i confini trasformandoli da ‘limiti’ a ‘opportunità’.
Con la consegna dei lavori di riqualificazione nel luglio 2019 inizia finalmente l’ultimo tassello di questo complesso mosaico che porterà l’atteso cambiamento urbanistico, culturale e sociale nel rapporto tra città antica e città moderna. Infatti, le misure previste lungo la via Mare, con l’abbattimento del muro di confine, e l’apertura di uno spazio pubblico verde, gestito in parte dal Parco Archeologico di Ercolano e in parte dal Comune nel cuore del centro storico, affacciato sul sito archeologico ed in corrispondenza del Teatro antico sotterraneo, cambieranno potenzialmente tutte le dinamiche dei flussi turistici e omuoveranno nel tempo nuove iniziative culturali e sociali, togliendo Via Mare dall’isolamento e anzi dando al quartiere una posizione di rilievo nel centro storico. Inoltre, il contributo delle associazioni, che hanno affiancato il progetto fin dalla sua redazione, ha favorito il miglioramento del dialogo con la comunità locale e ha offerto ulteriori spunti di sviluppo culturale e sociale per l’intero territorio ercolanense.
Il progetto Via Mare è visto come pilota a scala territoriale, innescando delle azioni virtuose anche sui restanti confini sito-città. Grande attenzione e interesse è stato manifestato da numerosi organismi internazionali, tra cui l’UNESCO, che da tempo promuove la creazione di una zona filtro per tutti i siti vesuviani.
 
da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©
Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04
n. 25075 - 2 Novembre 2019
 
 
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Nelle grotte di Toirano le orme di 14mila anni fa: identificati gli esploratori del paleolitico

 

Nelle grotte di Toirano le orme di 14mila anni fa: identificati gli esploratori del paleolitico

Orma di Homo sapiens all'interno della grotta della Bàsura (grotte di Toirano, SV) databile a circa 12300 anni fa

 

Gli antenati dei savonesi sono passati dalle grotte di Toirano. Il sito archeologico nell'entroterra di Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, ha una forte importanza archeologica: contiene infatti numerose impronte di animali preistorici, ma anche di uomini primitivi. Grazie a delle analisi eseguite dal Muse di Treno è stato possibile risalire all'età degli esemplari di Homo Sapiens che 14 mila anni fa hanno cercato rifugio nelle grotte. È stato scoperto che le impronte appartenevano a cinque persone: due adulti e tre bambini, i primi esploratori del sito che ancora oggi attira e conquista tanti viaggiatori.Le grotte sono visitabili tutto l'anno e saranno protagoniste delle giornate Fai d'autunno, i prossimi 12 e 13 ottobre.

 
Di Antonella Mariotti

11 ottobre 2019

da: https://video.lastampa.it/savona/nelle-grotte-di-toirano-le-orme-di-14mila-anni-fa-identificati-gli-esploratori-del-paleolitico/104572/104587

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A ROMA LA CONFERENZA NAZIONALE DELLA CIM CON UN FOCUS SUL TURISMO DI RITORNO

A ROMA LA CONFERENZA NAZIONALE DELLA CIM CON UN FOCUS SUL TURISMO DI RITORNO

27/09/2019 - 18:08

A ROMA LA CONFERENZA NAZIONALE DELLA CIM CON UN FOCUS SUL TURISMO DI RITORNO
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ROMA\ aise\ - Presieduta da Angelo Sollazzo, la Confederazione degli Italiani nel Mondo (Cim) terrà la propria Conferenza Nazionale il prossimo 23 ottobre, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, per la presentazione ufficiale del prossimo XIII Congresso Mondiale. "Gli Italiani nel Mondo, grande risorsa per i Borghi delle origini" il tema della conferenza che sarà illustrata il 10 ottobre alle 13 nella sala stampa della Camera.
Temi dell’evento, anticipa il presidente, saranno il Mezzogiorno, il rientro dei pensionati italiani dall’estero, l’agricoltura, la montagna e la salvaguardia ed il ripopolamento dei Borghi.
La Cim, sottolinea Sollazzo, “operante in Italia ed all'Estero da oltre 25 anni, promuove la cultura italiana, il “made in Italy”, le nuove capacità tecnologiche ed imprenditoriali da esportare nei vari Paesi di accoglimento; sostiene il turismo da e per l'Italia e tutte le iniziative a salvaguardia degli interessi degli italiani nel mondo. La Cim è un'organizzazione associativa dei residenti all’estero, per scelta statutaria e congressuale assolutamente autonoma dai governi, dai partiti e dai sindacati ed opera per la soluzione dei problemi dell'emigrazione, per la difesa dei diritti politici, civili e sociali degli italiani nel mondo, per la loro integrazione paritaria nei Paesi ospitanti, nel rispetto delle singole peculiarità culturali e linguistiche”.
“Oltre settanta milioni d'italiani nel mondo contro circa sessanta milioni di residenti in patria: questa – sottolinea Sollazzo – è una realtà unica, nonché una risorsa formidabile, per i paesi ospitanti e per quello d'origine. Le categorie imprenditoriali ed industriali costituiscono la grande maggioranza della platea associativa della Cim”.
"Gli Italiani nel Mondo, grande risorsa per i Borghi delle origini", come detto, il tema della conferenza del 23 ottobre che sarà presieduta da Sollazzo.
Dopo una introduzione di Fiorello Primi – Presidente Associazione Borghi più Belli, interverranno Giuseppina Occhionero – Deputata (Leu): “Emigranti e ritorno nei borghi d’Italia alla ricerca delle radici”; Lucio d'Alessandro –Rettore Università Suor Orsola Napoli: "Agricoltura è cibo, è salute, è cultura"; Magda Antonioli – Università Bocconi Milano: "Il mondo dei Borghi, tra abbandono e rilancio"; Salvo Iavarone – Presidente Asmef: "Il Mezzogiorno d'Italia, una nuova politica per il suo sviluppo"; Franco Cavallaro – membro OICE: "Decadimento, ristrutturazione e restauri del patrimonio dei Borghi".
Le voci del territorio e dai Borghi saranno quelle di Markus Maurmair – Sindaco di Valvasone Arzene (PN), Pietro Macaluso – Sindaco di Petralia Soprana (PA), Antonio Vella – Vicesindaco di Monteverde (AV).
In rappresentanza del mondo associativo interverranno Bruno Molea – Presidente Associazione Italiana Cultura Spor; Domenico Mamone – Presidente UNSIC (Unione nazionale sindacale imprenditori coltivatori); Luca Bondi – Presidente Semi di Pace. (aise) 

 

da: https://www.aise.it/associazioni/a-roma-la-conferenza-nazionale-della-cim-con-un-focus-sul-turismo-di-ritorno/135950/1/1/8421

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SALVIAMO IL PIANETA

 

Ponte alla Luna per Rocco Petrone, direttore dei voli Apollo

PIERO BIANUCCI23 Settembre 2019

“Ponte alla Luna” per Rocco Petrone, direttore dei voli Apollo

Realizzato con la tecnica tibetana a Sasso di Castalda, suo paese di origine, in Lucania: è sospeso all’altezza del razzo Saturno 5 (110 metri)

 

Si chiama “Ponte alla Luna”. Realizzato a Sasso di Castalda con la tecnica tibetana, è lungo 300 metri ed è sospeso a oltre 100 metri dal suolo, un’altezza comparabile con  quella del razzo Saturno 5: non a caso è intitolato a Rocco Petrone, il direttore delle missioni Apollo che cinquant’anni fa con quel razzo pesante 3000 tonnellate portarono dodici astronauti sul nostro satellite.

Migliaia di persone l’hanno già attraversato ma il “Ponte alla Luna” è qualcosa di più di un’attrazione turistica. E’ l’omaggio di un piccolo paese di montagna a un suo grande figlio nato negli Stati Uniti da genitori costretti a emigrare nel 1921. Più ancora, è il simbolo di un riscatto, della capacità tutta americana di permettere ai migliori di affermarsi salendo la scala sociale fino ai livelli più alti.

Emozioni vertiginose

 Percorrere i 600 gradini orizzontali oscillando lungo due le funi portanti in acciaio da 30 millimetri di diametro ed anima metallica indipendente plastificata, suscita le emozioni vertiginose del volo spaziale. Partendo da un’altura sopra Sasso, si raggiungono i ruderi del Castello, che nel XII secolo fu roccaforte normanna. La traversata richiede mezz’ora e nervi saldi. Da lassù si intravedono le faggete dell’Appennino lucano (siamo in provincia di Potenza). All’arrivo i visitatori trovano una piattaforma trasparente, un belvedere che permette di abbracciare illimitati spazi naturali con la loro complessa geologia, la vegetazione, la fauna (siamo vicini si all’area faunistica del cervo).

 

Fascino geologico

La geologia meriterebbe un discorso a sé. Gli studi condotti da Giuseppe De Lorenzo (1871-1957), e proseguiti da Paolo Scandone negli anni ’60, consentirono di ricostruire la successione stratigrafica  del Bacino di Lagonegro, che inizia 250 milioni di anni fa, quando – separatisi i paleo-continenti Eurasia e Gondwana – stava formandosi  l’oceano Tetide tra la placca africana e la placca euroasiatica e incominciava a delinearsi il Mediterraneo. Una rete di sentieri e altri due ponti tibetani, ferrate e un itinerario geologico aiutano i visitatori a comprendere questo affascinante borgo lucano e la sua importante vicenda geologica.

Un uomo imponente

Nato il 31 marzo 1926 nella cittadina di Amsterdam nello stato di New York, alto un metro e 90 per un quintale di peso, buon giocatore di football, Rocco Anthony Petrone, aveva solo sei mesi quando perse il padre in un incidente ferroviario. La mamma Teresa, aiutata dalla sorella Rosaria, che viveva anche lei nello stato di New York, rinunciò a tornare a Sasso di Castalda per dargli l’opportunità di studiare e affermarsi negli Stati Uniti. Il nome Rocco gli veniva dal Santo protettore di Sasso, il secondo nome Anthony dal padre Antonio. Si iscrisse all’Accademia militare degli Stati uniti nel 1946 e ottenne la laurea in ingegneria meccanica al Massachusetts Institute of Technology nel 1951. Presto incominciò ad occuparsi di razzi. Assegnato nel 1952 al laboratorio missilistico del Redstone Arsenal a Huntsville in Alabama, per vent’anni sarà al centro dell’avventura spaziale americana.

Primi americani nello spazio

A Cape Canaveral esordì realizzando le rampe e le attrezzature per il lancio dei missili della famiglia Redstone, utilizzati nelle prime due missioni spaziali americane con uomini a bordo: il volo suborbitale di Shepard e il volo orbitale di Grissom. I razzi Saturno saranno sviluppi dei Redstone. Rocco Petrone fin dall’inizio fu coinvolto nella loro progettazione. Tre settimane dopo aver assunto la direzione dell’Heavy Vehicle System Office fu chiamato a realizzare a Cape Canaveral la storica rampa 39 per i vettori Saturno con gli annessi servizi e il gigantesco VAB, Vehicle Assemby Building, per cubatura il più grande edificio del mondo, alto 160 metri, dove i Saturno verranno montati. Un lavoro non solo da tecnico della propulsione a razzo ma anche da manager.

 Al vertice del Programma Apollo

Dal 1964 entrò nel ristretto gruppo di dirigenti chiamati a prendere le decisioni cruciali per il Programma Apollo. Lasciato l’esercito nel 1966, si occupò dell’organizzazione dell’intero progetto lunare. Come direttore delle operazioni di lancio, fu determinante per il successo dell’Apollo 11 che nel luglio 1969 portò Armstrong e Aldrin a passeggiare nel Mare della Tranquillità, mentre Collins li attendeva in orbita lunare. A settembre, due mesi dopo quel successo, gli affidarono  la direzione dell’intero Programma: dall’Apollo 12 (novembre 1969) a tutti voli successivi, fino all’ultimo, l’Apollo 17 del dicembre 1972. Fu tra i protagonisti del salvataggio degli astronauti dell’Apollo 13: in seguito all’esplosione di un serbatoio di ossigeno nel Modulo Lunare, si dovette riprogrammare la rotta del volo in caduta libera sulla Terra dopo una drammatica circumnavigazione della Luna.

Usa e Urss, diplomazia in orbita

Non era finita. Rocco Petrone ebbe ancora la responsabilità dell’Apollo-Sojuz Test Program che nell’estate 1975 portò al congiungimento in orbita dell’astronave americana con quella sovietica, impresa che segnò l’inizio della collaborazione nello spazio tra le superpotenze prima rivali, e successivamente il declino della “guerra fredda”. Concluderà la carriera come direttore del Marshall Space Flight Center.

Le parole di mamma Teresa

L’addio al mondo il 24 agosto 2006 a Palos Verdes Estates, California, in seguito a complicazioni del diabete di cui soffriva. Aveva ottant’anni. La moglie Ruth, che gli aveva dato quattro figli (Terry, Kathy, Michael e Nancy), lo seguirà pochi mesi dopo. Terry, che mantiene contatti con l’Italia, ha scritto di recente: “Rocco was a proud Italian American who frequently spoke of his parents’ ties to Sasso di Castalda” (Rocco era un orgoglioso italo-americano che parlava spesso dei suoi avi di Sasso di Castalda). Cresciuto negli Stati Uniti, conosceva poche parole di italiano ma conservava nella sua memoria il dialetto appreso da mamma Teresa.

La voce di Rocco

Per tramandare la memoria di Rocco Petrone sta nascendo una associazione informale con l’obiettivo di raccogliere documenti e testimonianze e progettare iniziative. L’idea è partita da Sasso di Castalda ma si è già estesa a personalità di varie parti d’Italia. Il fisico Roberto Battiston (Università di Trento), presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana dal 2014 al 2018, ha ottenuto dalla Nasa tutte le registrazioni audio delle imprese Apollo in cui è presente la voce di Rocco Petrone e ha manifestato il desiderio di mettere a disposizione questo patrimonio di forte interesse per la storia dell’astronautica.

 

da: https://www.lastampa.it/scienza/2019/09/23/news/ponte-alla-luna-per-rocco-petrone-direttore-dei-voli-apollo-1.37499901

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TOUR ENO-GASTRONOMICO DO OUTONO ITALIANO 2019: TOSCANA, VENETO E PIEMONTE

TOUR ENO-GASTRONOMICO DO OUTONO ITALIANO 2019

Olá, acabamos de voltar dos nossos incríveis tours da Primavera Italiana 2019. Estamos finalizando a organização do próximo tour do Outono Italiano 2019, que será também incrível! Mais da metade das vagas estão ocupadas (até assim a viagem será 100% realizada), ainda estão disponíveis algumas vagas. Gostaria de saber o seu real interesse em participar.

Precisando mais informações estou à disposição.

 

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do dia 1 a 11 de outubro 2019:

 Amarone della Valpolicella Vigneti Vallata di Marano 2013

 

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Estate Romana tutta da scoprire in un viaggio dalla cultura al gusto

 

Estate Romana tutta da scoprire in un viaggio dalla cultura al gusto

Dagli eventi del 29 giugno per la festa di san Pietro e Paolo, patroni di Roma, alle mille rassegne della bella stagione capitolina
Pubblicato il 28/06/2019
Ultima modifica il 28/06/2019 alle ore 09:51
LUISA MOSELLO

È già iniziata da un po’ e con temperature più che bollenti l’estate a Roma. Ma l’Estate Romana, con la maiuscola, quella delle rassegne, degli incontri e degli appuntamenti all’ombra, letteralmente, del Colosseo e del Cupolone, anche se partita qualche settimana fa è ora che prende davvero il via. In questo weekend che traghetta nel mese di luglio quanti vogliono visitare l’Urbe non da turisti ma da viaggiatori “d’oltre stagione” cercando di scoprirla con occhi sempre e comunque nuovi, che sia la prima volta o che sia l’ennesima.

  

La Basilica di San Pietro dal Tevere (foto di Luisa Mosello)

 È un fine settimana che segna una ricorrenza importante, una data rappresentativa per la Capitale: il 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo patroni della Città eterna.

É da qui che si può fare il primo passo per programmare un viaggio che superi le consuete “Vacanze romane” e si trasformi in una miniera di spunti per svariate esplorazioni urbane. Fra tante eccone alcune. Per tutti i gusti: storici, culturali, cinematografici, musicali e per l’appunto “gustosi”, letteralmente parlando.

 

Parco del Colosseo gratuito per la festa di San Pietro e Paolo nel primo giorno dei Fori unificati

Il primo assaggio di Estate Romana senza tempo si può fare nel cuore della città che qui è davvero eterna. Dove? Nel Parco archeologico del Colosseo che in occasione della festa di san Pietro e Paolo offre l’ingresso gratuito per tutti, sia romani che turisti dalle 8,30 alle 19,15.

 

 

Il Foro e la Colonna di Traiano (foto di Luisa Mosello)

«Non a caso, abbiamo scelto questa data per inaugurare un percorso inedito che consente per la prima volta di visitare l’area del Foro Romano Palatino insieme ai Fori Imperiali» ha spiegato la direttrice del Parco Alfonsina Russo. Si tratta del “Forum Pass-Alla scoperta dei Fori” l’itinerario messo a punto con un biglietto unico grazie all’intesa siglata con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali. Percorso che, d’ora in poi, attraverserà l’intera l’area (accessi sia da piazza della Madonna di Loreto, presso la Colonna Traiana, che da largo Corrado Ricci, via Sacra- Arco di Tito, via di San Gregorio e via del Tulliano, davanti al Carcere Mamertino). 

Apertura notturna del Museo di Roma, Girandola in piazza del Popolo e Infiorata in piazza San Pietro

Sempre sabato 29 il Museo di Roma a Palazzo Braschi, che affaccia sulle meraviglie di piazza Navona, sarà aperto in via straordinaria in notturna dalle 19 fino alla mezzanotte.

 

Piazza Navona vista da Palazzo Braschi (foto di Luisa Mosello)

 In programma una serata evento, in collaborazione con la Fondazione Teatro dell’Opera, in cui verrà eccezionalmente esposto al pubblico il dipinto settecentesco di Laurent Pécheux “Ritratto della marchesa Margherita Sparapani Gentili Boccapaduli”. Si potranno vedere le due mostre in corso, (“Fotografi a Roma. Commissione Roma 2003-2017” e “Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’Ottocento a oggi”) pagando solo un euro.

Il 29 la notte si accende anche in piazza del Popolo come da tradizione per la Rievocazione Storica della Girandola in onore ai due patroni. Spettacolo di fuochi d’artificio sulla terrazza del Pincio alle 21,30. E ancora sabato torna l’Infiorata storica in piazza San Pietro. 

Con i ragazzi del Cinema America

Chi vuole spostarsi dal centro di Roma e arrivare fino al mare puó farlo il 29 giugno andando al porto turistico di Ostia dove si trova una delle tre arene dei ragazzi del Cinema America, oltre quelle di piazza San Cosimato nel cuore di Trastevere e al Parco della Cervelletta. 

 

Cinema in piazza con i ragazzi del Cinema America

 Capitanati da Valerio Carocci sono stati di recente protagonisti di un odioso fatto di cronaca (l’aggressione a quattro giovani con la loro maglietta ad opera di un gruppo di squadristi) ma non si sono lasciati intimorire e hanno continuato a proporre la loro seguitissima rassegna “Il Cinema in Piazza”. Ovvero: 104 serate a ingresso gratuito con una girandola di pellicole, 40 incontri con ospiti di grido, più di 8 mila metri quadrati per attività culturali. Fino alla fine di luglio.

A Ostia sabato sera verrà proiettata per la prima volta in 4k la versione restaurata del film “L’odore della notte” di Claudio Caligari.

 Sere d’arte a Castel Sant’Angelo e letture d’estate nei Giardini

Appena inaugurata la rassegna “Sere d’arte” offre una girandola di appuntamenti di Art City in cui a farla da padrona è la creatività tour court. Andrà avanti fino all’8 settembre in uno dei luoghi più affascinanti di Roma: Castel Sant’Angelo. Sarà qui all’interno del cortile di Alessandro VI del Museo Nazionale del castello che si potrà assistere a concerti e performance al piano, spettacoli per bambini e visite guidate.

 

 

 

Sere d’arte a Castel Sant’Angelo

 Ci saranno le “Notti di musica al Castello” con artisti celebri che offriranno degli autoritratti da ascoltare, in una dimensione quasi intima. E poi uno spazio privilegiato dedicato al pianoforte, strumento di straordinaria versatilità nella rassegna “Pianissimo” che porterà in scena i migliori giovani pianisti italiani e internazionali. E infine il progetto “I bambini e ArtCity” dedicato ai bimbi dai 3 ai 10 anni e alle loro famiglie che potranno scoprire un nuovo modo di conoscere e vivere il patrimonio storico, artistico e architettonico del Polo Museale del Lazio. Lo faranno incontrando le arti sceniche.

Gli amanti dei libri invece potranno scegliere uno dei tanti incontri di penna organizzati nei giardini di Castel Sant’Angelo nella rassegna “Letture d’estate” in programma fino al 1 settembre.

 

Dal SummerFestival di Birroforum a BereRosa fino al MaritozzoRosso da record

L’Estate Romana passa anche per il gusto e si offre sul vassoio (e anche nel bicchiere) di vari appuntamenti da assaporare. In questo weekend fino a domenica 30 giugno torna Birroforum firmato da Emiliano De Venuti che per questa edizione 2019 diventa “SummerFestival”. 

 

Summer Festival di Birroforum 

E approda al Parco Tor di Quinto, in zona Ponte Milvio. Dopo il successo di Vinoforum, appena trascorso, un’occasione per conoscere un grande ventaglio di birre d’autore, accanto a cibo di strada, musica live, fitness, animazioni per bambini e attività petfriendly.

Poi il 2 luglio in uno dei palazzi storici più suggestivi della città, Palazzo Brancaccio in via Merulana, poco distante dalla stazione Termini e a un passo dalla basilica Santa Maria Maggiore, ci sarà la manifestazione “BereRosa” organizzata da Cucina&Vini. 

 

BereRosa a Palazzo Brancaccio

 Da provare una carrellata di rosati di pregio in un’atmosfera d’altri tempi. Con l’accompagnamento food dei piccoli grandi capolavori del “MaritozzoRosso” di Edoardo Fraioli, simboli della cucina romana per eccellenza ricreati anche in versione salata. Il 29 giugno per la festa di San Pietro e Paolo, ma anche dopo per tutta l’estate, nell’omonimo locale di vicolo del Cedro a Trastevere ce ne sarà uno, dolce e rigorosamente con la panna, di mezzo chilo che verrà proposto per il guinness dei primati. 

 

Il maritozzo da record di Edoardo Fraioli

Le esplorazioni della bella stagione capitolina non finiscono qui, naturalmente. L’elenco è molto più lungo. il programma dettagliato, in continuo aggiornamento, si puó trovare su estateromana.comune.roma.it (@culturaaroma sui social).

 

Il Foro Romano (di Luisa Mosello)

 

da: https://www.lastampa.it/2019/06/28/societa/estate-romana-tutta-da-scoprire-in-un-viaggio-dalla-cultura-al-gusto-4w5TuvCGrHswfF25N0bLeP/pagina.html

 

 

Roma eterna sorpresa: dopo duemila anni torna alla luce la Sala della Sfinge

 

 

NELLA DOMUS AUREA
Roma eterna sorpresa: dopo duemila anni torna alla luce la Sala della Sfinge
L'eccezionale scoperta, del tutto casuale, è stata fatta nella Domus Aurea, la grande residenza di Nerone fatta costruire dopo l'incendio dell'Urbe
 Roma eterna sorpresa: dopo duemila anni torna alla luce la Sala della Sfinge

 

 

Pubblicato il 12/05/2019
Ultima modifica il 12/05/2019 alle ore 09:00
LUISA MOSELLO

Una scoperta fortuita e davvero fortunata nel cuore della Città eterna dalla grande bellezza, unica al mondo. È quella che hanno fatto gli archeologi, gli architetti e i restauratori del Parco archeologico del Colosseo montando un ponteggio nella Domus Aurea, la grande residenza che Nerone si fece costruire dopo l'incendio del 64 dopo Cristo.  Pur essendo abituati a scoprire meraviglie nascoste dell'Urbe il loro stupore misto alla soddisfazione è stato grande quando hanno ritrovato casualmente la cosiddetta "Sala della Sfinge". Ovvero un ambiente affrescato con una volta a botte e una finestra a bocca di lupo che si apre sulla lunetta di fondo dove di trova la figura che dà il nome allo stanza e che si trova al di sopra di un probabile oggetto sacro. Intorno ci sono elementi architettonici immaginari fra piatti cerimoniali e ghirlande.

 

ANSA

 

 

 

Decorazioni fra realtà e fantasia  

Visibile e ben conservata la decorazione pittorica della sommità: sul fondo bianco si  possono ammirare riquadri segnati di rosso purpureo, intorno linee giallo ocra e fasce dorate fra una fitta vegetazione e universi animali che sembrano voler collegare la fantasia alla realtà oltrepassando il tempo e arrivando fino a noi. Irrompendo nel bel mezzo di una Capitale assalita da mille problemi ma sempre pronta a rinascere ancorandosi al suo passato per farne un trampolino verso il futuro. 

Ecco allora pantere, centauri e figure di Pan accanto a creature acquatiche fantastiche. Il tutto immerso in un'atmosfera surreale con figure che di ritrovano anche nella Domus del Colle Oppio e in altri ambienti, come per esempio nel Criptoportico 92

 

 

 

Una scoperta eccezionale e inattesa

«Ci siamo imbattuti in una grande apertura posta proprio all'imposta nord della copertura della stanza» ha spiegato Alessandro D'Alessio, il funzionario responsabile della Domus Aurea. 

 «La scoperta di questa sala si inserisce nella strategia di ricerca scientifica che il Parco porta avanti ogni giorno contestualmente agli interventi di messa in sicurezza e restauro - ha sottolineato Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo-. Rimasta nell’oscurità per quasi venti secoli, la Sala della Sfinge così come l’abbiamo denominata ci racconta le atmosfere degli anni del principato di Nerone».

 

 I tesori del Parco Archeologico del Colosso 

Il ritrovamento risale alla fine del 2018. Da allora si è provveduto alla messa in sicurezza e al restauro degli ambienti. Gran parte della sala è ancora interrata ma in futuro si potrebbe decidere di liberarla per poterla offrire allo sguardo del Terzo Millennio. Per il momento, per motivi di stabilità, alla vista rimane il resto. Che non è poco. Ancora non si parla di apertura al pubblico ma per chi vuole immergersi nelle fasti dell'età Neroniana e dintorni il Parco del Colosseo ha tesori di ogni genere da proporre. E non sono pochi.

 

da: https://www.lastampa.it/2019/05/12/societa/roma-eterna-sorpresa-dopo-duemila-anni-torna-alla-luce-la-sala-della-sfinge-xodYoS3zVfPjozRb193Y6K/pagina.html

 

 

EXPERIENCIAS INCRÍVEIS NA TOSCANA, VENETO E PIEMONTE!!!

EXPERIENCIAS INCRÍVEIS NA TOSCANA, VENETO E PIEMONTE!!!

MORAR NO CASTELO – CAÇA AO TARTUFO – VINHOS E GASTRONOMIA MARAVILHOSA E MUITO MAIS!!!

 

do dia 1 a 11 de outubro 2019:

Em anexo o programa detalhado da viajem e valores.

Info: celular/WhatsApp: +55.61.999717349 – antonello@monardo.com.br

Antonello Monardo

 

Cel. +55.61.999717349

www.parlandoitaliano.com.br

 

 

In Iran c’è un villaggio lillipuziano che sembra essere uscito dal libro di Gulliver

In Iran c’è un villaggio lillipuziano che sembra essere uscito dal libro di Gulliver

 In Iran c’è un villaggio lillipuziano che sembra essere uscito dal libro di Gulliver

Lilliput esiste. O almeno, esisteva. Fino a un secolo fa, i residenti di Makhunik difficilmente superavano il metro d'altezza. Siamo alle estremità orientali dell'Iran, in un villaggio vecchio di 1.500 anni abitato esclusivamente da persone piccole, alte 50 centimetri in meno rispetto dell'altezza media del tempo.

Qui è stato ritrovato un corpo mummificato lungo appena 25 centimetri. Una scoperta che ha alimentato la convinzione che Makhunik fosse un'antica città dei nani. E anche se gli esperti hanno stabilito che in realtà si trattava di un feto di quattrocento anni, effettivamente le generazioni residenti in questo angolo remoto dell'Iran erano più basse del normale. A testimoniare questa caratteristica lillipuziana anche l'altezza delle abitazioni: di circa 200 case, una settantina sono alte fra l'1,5 e i 2 metri, con tetti che iniziano anche a 140 centimetri da terra. 

 

Crediti foto: Mohammad M. Rashed 

Pare sia stata la malnutrizione a contribuire in modo significativo alla bassa statura degli abitanti di questa regione arida e desolata, dove crescevano esclusivamente rape, grano, orzo e giuggiole. Una dieta ristretta, povera di nutrienti, a cui si abbina una usanza strana: il disprezzo per il tè, rinnegando uno dei tratti distintivi della cucina e dell'ospitalità iraniana.

 

Crediti foto: Mohammad M. Rashed

 Poi, a metà del ventesimo secolo, le cose sono cambiate. La costruzione di strade e infrastrutture ha dato la possibilità ai residenti di Makhunik di accedere a «nuovi» ingredienti, come il riso e il pollo, garantendo alle nuove generazioni un'altezza maggiore. E anche se la maggior parte dei 700 abitanti oggi sono di statura media, intorno al metro e mezzo, i ricordi dei piccoli antenati restano ancora. E hanno ben deciso di conservare le case lillipuziane, dove nessuno più vive, nella speranza che diventino un'attrazione per i turisti.

 

da: https://www.lastampa.it/2019/05/02/societa/in-iran-c-un-villaggio-lillipuziano-che-se-mbra-essere-uscito-dal-libro-di-gulliver-xNXZvknoZxGuuDnwn2xmyL/pagina.html

 

 

Roma e la sua grande bellezza: svelata la prima reggia di Nerone sul Palatino

 

Roma e la sua grande bellezza: svelata la prima reggia di Nerone sul Palatino

Aperta al pubblico la dimora dell’imperatore che anticipa i fasti della Domus Aurea
Pubblicato il 11/04/2019
Ultima modifica il 11/04/2019 alle ore 22:18
LUISA MOSELLO
ROMA

La grande bellezza che supera il degrado urbano. È la sfida che Roma continua a lanciare sia ai romani che ai turisti di tutto il mondo svelando nuovi tesori. Come la prima reggia di Nerone sul Palatino svelata dopo oltre dieci anni di ricerche e attenti lavori di restauro. Verrà aperta al pubblico per la prima volta a partire dal 12 aprile. Chiamata “ Domus transitoria” perché permetteva all’imperatore di transitare da una parte all’altra della città, la sua edificazione venne raccontata dallo storico Svetonio come un grande “scandalo” per il lusso degli ambienti che anticipano i fasti della Domus Aurea. «Fatta costruire per sé una casa che dal Palatino andava all’Esquilino, dapprima la chiamò Transitoria; poi quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò Aurea» si legge nella Vita di Nerone.

“Il progetto restituisce luoghi da tempo inaccessibili” 
«Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili – ha spiegato il Direttore Alfonsina Russo alla presentazione del nuovo percorso di visita al quale dovrebbe seguirne un altro dopo l’estate –. Questa straordinaria apertura contribuisce a definire un itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore toccherà con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree».

All’imponente opera che si trova a un livello sotterraneo si accede attraverso una scala che conduce a uno spazio impregnato di suggestioni senza tempo. All’interno sono riconoscibili ambienti occupati originariamente da un ninfeo con giochi d’acqua incastonato fra architetture simili a quinte teatrali, un triclinio con colonne di porfido e pilastri in marmi policromi riservato allo svago e al relax di Nerone.

Entrare in punta di piedi nell’atmosfera dell’antica Roma 
Per rivivere il luogo a 360 gradi ed entrare in punta di piedi nell’atmosfera dell’antica Roma sono disponibili video, installazioni e strumenti multimediali. Come gli Oculus Go, visori per la realtà virtuale, da indossare per ritrovarsi in un attimo indietro di millenni al centro della scena, in una ricostruzione perfettamente realistica dell’area.

Si possono vedere anche altri spazi fra gli squarci delle fondazioni del palazzo degli imperatori flavi dove si trovavano le latrine che si possono ancora individuare. La passeggiata nella storia prosegue fra pareti colorate di rosso che suggeriscono elementi vegetali propri della pittura da giardino e rivestimenti marmorei dei pavimenti in cui risaltano tracce di porfido vermiglio, verde e giallo che esplodono nella grande aula sotto la Casina Farnese coperta da una fontana ovale, in un eloquente esempio di stratificazione tipica dell’antica Roma.

Le visite dal venerdì al lunedì 
Non mancano resti delle preziose decorazione fra stucchi e affreschi. Alcuni di essi ora sono esposti nel vicino museo Palatino e vanno ad aggiungersi ai reperti provenienti dal Museo archeologico nazionale di Napoli. Tornano nella Città eterna dopo 300 anni grazie a un accordo di collaborazione con la struttura partenopea. Si tratta di formelle e fregi e distaccati al momento della scoperta avvenuta nel Settecento a opera dei Farnese. Inizialmente la prima dimora dell’imperatore romano era stata erroneamente identificata come i Bagni di Livia per poi essere individuata come tale dopo indagini scientifiche e conservative condotte agli inizi del Novecento da Giacomo Boni.

La visita alla prima reggia di Nerone è prevista dal venerdì al lunedì e rientra nel nuovo ticket Foro-Palatino di 16 euro valido un giorno Il biglietto comprende anche l’accesso al Museo Palatino, al Criptoportico neroniano, alle Case di Augusto e Livia, all’Aula Isiaca con la Loggia Mattei, al Tempio di Romolo, a Santa Maria Antiqua con l’Oratorio dei quaranta martiri e alla rampa di Domiziano.

“Il progetto restituisce luoghi da tempo inaccessibili” 
«Il progetto si inserisce nel programma del Parco archeologico del Colosseo di restituire ai visitatori luoghi e percorsi da tempo inaccessibili – ha spiegato il Direttore Alfonsina Russo alla presentazione del nuovo percorso di visita al quale dovrebbe seguirne un altro dopo l’estate –. Questa straordinaria apertura contribuisce a definire un itinerario di visita neroniano all’interno dell’area archeologica centrale che si estenderà dal Colle Oppio al Palatino. Il visitatore toccherà con mano, tra reale e virtuale, il genio costruttivo dell’imperatore e le sperimentazioni da lui ricercate nelle decorazioni pittoriche e marmoree».

All’imponente opera che si trova a un livello sotterraneo si accede attraverso una scala che conduce a uno spazio impregnato di suggestioni senza tempo. All’interno sono riconoscibili ambienti occupati originariamente da un ninfeo con giochi d’acqua incastonato fra architetture simili a quinte teatrali, un triclinio con colonne di porfido e pilastri in marmi policromi riservato allo svago e al relax di Nerone.

         

 

da: https://www.lastampa.it/2019/04/11/societa/roma-e-la-sua-grande-bellezza-svelata-la-prima-reggia-di-nerone-sul-palatino-4tq6x0Eep3o1BFUqdcSsqN/pagina.html

 

 

TERRA SANTA - INAUGURATA UNA NUOVA AREA MUSEALE - AL CENTRO SAXUM DI ABU GOSH

TERRA SANTA
INAUGURATA UNA NUOVA AREA MUSEALE
AL CENTRO SAXUM DI ABU GOSH


TERRA SANTA

INAUGURATA UNA NUOVA AREA MUSEALE - AL CENTRO SAXUM DI ABU GOSH

Presso il centro Saxum di Abu Gosh, si è svolta l’inaugurazione del “visitor center”, spazio museale destinato ai pellegrini che, visitando la Terra Santa, desiderino impreziosire la loro esperienza.

A circa quindici chilometri ad ovest di Gerusalemme, nei dintorni del villaggio di Abu Gosh, sorge il “Saxum”, che ospita un’area visitatori, destinata all’accoglienza dei turisti all’interno di un percorso museale e un’area congressuale.

La scelta di costruire un centro nei dintorni di Abu Gosh non è stata casuale: questa zona è particolarmente significativa per via del suo retaggio storico-biblico. In quei luoghi sorgeva infatti la Kyriat Yearim (“villaggio delle foreste”) del Vecchio Testamento, località in cui era stata accolta l’arca dell’alleanza ancora prima della fondazione di Gerusalemme e della costru-zione del Tempio.

All’interno di questa cornice così evocativa è stato aperto il Saxum, che funge da luogo di visita per i pellegrini.

E’ stata inaugurata la sezione del Saxum dedicata ai visitatori, chiamata appunto “Visitor center”, che aiuterà i pellegrini ad approfondire la loro conoscenza della Terra Santa attraverso l’uso di diversi strumenti multimediali, allo scopo di arricchire la loro personale esperienza della Terra di Gesù. Questa area offre al visitatore la possibilità di fare dapprima un “tour multimediale” all’interno del museo e poi uno fisico, a piedi, in direzione di Emmaus.

Il “tour multimediale” fornisce al pellegrino la prospettiva storica, geografica e biblica per comprendere gli eventi più significativi della storia della salvezza.

Tra le varie tappe del percorso in cui è suddiviso il visitor center, si segnalano la “stone map” che segue i passi di Abramo e Mosè su una mappa di pietra scolpita sul pavimento del cortile, la “timeline”, che traccia gli eventi della storia della Terra Santa su una linea del tempo posta sulle pareti e, la “1st Century hall”, che guida il visitatore nel cogliere la complessità della vita quotidiana vissuta nella Giudea romana del I secolo d.C.

L’esperienza multisensoriale prosegue nella sala “cube” dove avvengono proiezioni a 360° di contenuti audiovisivi; tutto il percorso è accompagnato da touchscreen che permettono ai pellegrini di navigare virtualmente attraverso la storia e l’evoluzione dei luoghi santi della regione, ripercorrendo contemporaneamente gli eventi chiave della vita di Gesù.

Terminato il percorso all’interno, è possibile per i visitatori intraprendere a piedi il cosiddetto “percorso Emmaus”, un cammino di diciotto chilometri che conduce alla città omonima, sul solco lasciato dai discepoli di cui parla il Vangelo di Luca (Lc 24, 13 e ss.).

E’ prevista per il 1° marzo l’inaugurazione religiosa e la benedizione del visitor e del conference center.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 23661 - 16 Febbraio 2019

 

 

Scoperta nel deserto del Sahara un'oasi preistorica con misteriosi monumenti in pietra

Scoperta nel deserto del Sahara un'oasi preistorica con misteriosi monumenti in pietra

Pubblicato il 08/02/2019
Ultima modifica il 09/02/2019 alle ore 04:01
NOEMI PENNA

Quattrocento misteriosi monumenti in pietra. Li hanno scoperti gli archeologi nel Sahara occidentale, in un territorio conteso da Marocco e Repubblica Araba Democratica dei Sahrawi. Le strutture risalgono a oltre 10 mila anni fa e anche se non si sa molto di più su di loro, soprattutto sul loro significato, secondo gli esperti potrebbero aiutare a capire come le persone migrarono nella regione e si adattarono al clima e al territorio locale, che sicuramente non era desertico come lo conosciamo oggi.

 

 

 

 

Siamo su un terreno di 9 chilometri quadrati e quattrocento monumenti sono «un numero incredibile anche per il Sahara, che è assolutamente pieno, di solito in luoghi di particolare interesse topografico», spiega Joanne Clarke, specialista in archeologia preistorica dell'Università dell'Anglia orientale.

In base alle prima analisi, alcuni sono dei dolmen, ovvero delle tombe megalitiche preistoriche. Altri sono dei cumuli e dei goulet, due file di rocce che corrono parallele per poi allontanarsi, il cui scopo è ancora sconosciuto. 

 

 

 L'area di Tifariti un tempo era un bacino naturale e sarà stato un luogo di interesse per i migranti di migliaia di anni fa. «Una delle nostre teorie è che, siccome il Sahara si è seccato a metà dell'Olocene, tra cinque e seimila anni fa, questa era un'oasi, una delle poche aree in cui l'acqua era rimasta». E dove c'era acqua, probabilmente c'erano anche persone. E la varietà di questi monumenti, sostengono gli archeologi, riflette la varietà di luoghi e di culture da cui queste persone sono emigrate.

 

 

 

da: https://www.lastampa.it/2019/02/08/societa/scoperta-nel-deserto-del-sahara-unoasi-preistorica-con-misteriosi-monumenti-in-pietra-dBEPjzpqD19ysGNXuWCggO/pagina.html

 

 

European Best Destination 2019: Italia terza con Monte Isola

 

European Best Destination 2019: Budapest la città da scoprire quest'anno. Italia terza con Monte Isola

Alla capitale dell’Ungheria il titolo EBD 2019, riconoscimento che premia le località del vecchio continente che meglio riescono a promuovere la propria immagine. Dietro di lei la ‘cattolicissima’ Braga, in Portogallo. Medaglia di bronzo per la perla del Lago d’Iseo, che conquista anche il titolo di meta ecosostenibile. Anche Firenze tra le top15European Best Destination 2019: Budapest la città da scoprire quest'anno. Italia terza con Monte IsolaBudapest nella brochure dell'iniziativa 

di MARCELLO GELARDINI

L'Italia torna sul podio del turismo europeo. Ma lo fa con la località che non t'aspetti.: Monte Isola, sul Lago d'Iseo, Lombardia. Seguendo una tendenza in corso da tempo che però, quest'anno, si traduce in una piccola rivoluzione. L'edizione 2019 (la decima) della  EBD - una sorta di "Oscar del viaggio nel vecchio continente" – si conferma l'occasione per mettere in luce le mete alternative. Sovvertite le gerarchie tradizionali. Le grandi città europee, seppur inserite nella lista delle candidate, tranne rare eccezioni entrano in classifica.

Alla fine è vero che a imporsi è una capitale tra le più amate – Budapest (Ungheria) – ma è anche vero che dietro lei si fa avanti una schiera di outsider: al secondo posto, infatti, troviamo Braga (Portogallo); al terzo, come visto, Monte Isola (Italia).
 

Quasi nessuno dei quindici luoghi consigliati per il 2019 è scontato. Si tratta di scelte che, spesso, non rientrano neanche lontanamente negli itinerari principali. Luoghi che si visitano al secondo o terzo viaggio in quella determinata nazione. Ma che, per l’organizzazione europea (con sede a Bruxelles) che dà il nome al premio e per gli uffici del turismo dei vari Paesi, hanno saputo promuoversi al meglio nell’ultimo anno. Per questo, meritano particolare visibilità nei prossimi dodici mesi. Anche se, alla fine, a decidere la European Best Destination 2019 sono stati direttamente gli utenti che, votando online, hanno sfoltito la rosa delle pretendenti di nomi altisonanti (come Londra, Parigi, Berlino, Vienna), decretando il successo della città magiara.opa. Le 15 Best Destination 2019. Vince Budapest, sorpresa Lago d'Iseo

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A trionfare, dunque, è Budapest. Una meta sempre molto gettonata dai cittadini europei, soprattutto per brevi vacanze, che fa leva sul suo ricco patrimonio artistico-culturale. Ma che sa lo stesso rinnovarsi di continuo, restando al passo coi tempi. Forse anche per questo, parallelamente, è stata insignita del titolo di 'Capitale europea dello sport 2019'. Due città in una: la storica e collinare Buda da un lato e la popolosa e pianeggiante Pest dall'altro, divise dal fiume Danubio (il bacino navigabile più lungo dell’Unione Europea). Chiese, musei, palazzi storici – tra cui la Basilica di Santo Stefano, la Chiesa di Mattia, l'imponente edificio del Parlamento, la grande sinagoga del quartiere ebraico, i tanti ponti - sono la testimonianza dei mille volti che la capitale ungherese ha assunto nel corso dei secoli (compresa la sede imperiale, fino al 1918). Inevitabile un passaggio nei bagni termali costruiti durante la dominazione ottomana (Gellért, Király, Ruda) e in quelli più moderni (come i bagni Széchenyi, il più grande centro termale europeo). Mentre per chi vuole fare un tuffo nella natura, gli basterà raggiungere l'Isola Margherita, a pochi metri dalle sponde del fiume.
 
Da oriente a occidente. Tutt'altro scenario nella città che ottiene il secondo posto nel ranking EBD 2019: Braga, in Portogallo. Antico insediamento romano, fondato più di duemila anni fa (col nome di Bracara Augusta), la storia di Braga è legata strettamente alla religione cattolica (fu la prima sede vescovile della penisola iberica). I principali luoghi d'interesse sono perciò tutti di carattere religioso: dalla Cattedrale al Santuario di Bom Jesus di Monte (posizionata in cima a una collina, al culmine di una monumentale scalinata barocca), dal Santuario di Nostra Signora di Sameiro al Palazzo Episcopale e al suo giardino di Santa Barbara. Unendo questi due elementi – romani e religiosità – è facile capire perché sia anche conosciuta come la 'Roma portoghese'. Qui, però, non tutto è spiritualità. A settembre, infatti, Braga ospita la 'Notte bianca' più lunga del vecchio continente: 48 ore non-stop di musica, balli, arte, spettacoli e divertimento.
 
European Best Destination 2019: Budapest la città da scoprire quest'anno. Italia terza con Monte Isola

Braga (Portogallo), seconda


Ed eccoci a noi. L'Italia, dopo un anno di transizione, si riporta ai vertici delle European Best Destinations. Si rimane in Lombardia (Milano fu seconda nel 2017 e, sempre lei, nel 2018 ottenne un buon sesto posto) ma con una località che si colloca all'opposto rispetto alla frenesia della città meneghina. È Monte Isola, una vera e propria montagna verde – con i suoi 600 metri sul livello del mare è tra le più alte isole lacustri della UE - che emerge dal Lago d'Iseo. Una perla di appena cinque chilometri quadrati (con un perimetro inferiore ai dieci chilometri) di fronte alla sponda bresciana del lago, in cui le automobili sono bandite da tempo e dove solo i 1800 abitanti residenti sono autorizzati a guidare i motocicli. Gli altri, dopo aver attraccato, devono spostarsi a piedi, in bicicletta o utilizzando dei piccoli bus per toccare le tredici frazioni di cui si compone Montisola: Siviano (dove ha sede il Comune), Porto di Siviano, Senzano, Olzano, Carzano (dove ogni cinque anni si svolge la Festa di Santa Croce, durante la quale le strade vengono addobbate con fiori di carta), Sensole, Peschiera Maraglio, Menzino (con la Fortezza), Masse, Novale, Sinchignano, Cure (col Santuario della Madonna della Ceriola, in vetta al monte); a cui vanno aggiunte le due isolette di Loreto e di San Paolo. Un luogo la cui fama ha sicuramente beneficiato dell'evento Floating Piers, l'installazione del celebrato artista bulgaro Christo, che la collegava alla terraferma nell'estate 2016.
 
Un territorio a vocazione agricola che ha nella pesca il suo marchio di fabbrica: già nell'anno mille qui si producevano barche e reti artigianali (a Siviano c'è anche il Museo della pesca). Un polmone verde - i boschi ancora occupano gran parte della sua superficie – che ha fatto del rispetto dell'ambiente un motivo di vanto. Contribuendo al doppio successo di Monte Isola: oltre alla medaglia di bronzo EBD 2019, è stata infatti indicata anche come meta EDEN – European Destination of Excellence 2019 (riconoscimento che la Commissione Europea assegna ogni anno a una delle finaliste per l'impegno nel turismo ambientale). Ma Monte Isola non è nuova a exploit del genere: i più attenti ricorderanno che, nel 2016, fu proprio da queste parti che Christo decise d'installare la sua creazione artistica 'The Floating Piers'; passerelle galleggianti che permettevano di passeggiare sull'acqua. Rendendo il Lago d'Iseo e Montisola famosi in tutto il mondo.
 
Si ferma invece ai piedi del podio la corsa di Metz (Francia nord-orientale), dove il passato e il futuro s'incontrano armonicamente, con edifici storici che si alternano ai progetti delle archistar contemporanee. Due esempi? Il Museo della Cour d'Or, che conserva collezioni che mostrano l'evoluzione dell'antico borgo, e il nuovissimo Centre Pompidou (costola di quello parigino), con le mostre di arte moderna. Senza dimenticare i rinomati mercatini di Natale e il mercato delle pulci, annuale, nel quartiere di Outre Seille. Subito dietro (quinto posto) troviamo la nazione vincitrice del 2018: la Polonia. Dodici mesi fa Wroclaw (Breslavia) fu la Best Destination, stavolta tocca a Poznan, una delle città più importanti del Paese. Lo scenario, rispetto a chi l'ha preceduta, non cambia di molto: c'è il grande Rynek (la piazza del mercato) con le case colorate, c'è il Municipio rinascimentale, ci sono le costruzioni medievali, c'è tanto verde (come nel parco della Cittadella), c'è tanto slancio in avanti (con i festival internazionali, come quello dedicato al violino o quello riservato agli scultori del ghiaccio).
 European Best Destination 2019: Budapest la città da scoprire quest'anno. Italia terza con Monte Isola

Monte Isola (Lago d'Iseo - BS)

 

da:https://www.repubblica.it/viaggi/2019/02/08/news/european_best_destination_2019_budapest_la_citta_da_scoprire_quest_anno_italia_terza_con_monte_isola-218627752/?ref=RHPPBT-VV-I0-C4-P28-S1.4-T1

 

 

EXPERIENCIAS INCRÍVEIS NA TOSCANA E UMBRIA

EXPERIENCIAS INCRÍVEIS NA TOSCANA E UMBRIA!!! MORAR NO CASTELO – CAÇA AO TARTUFO – VINHOS E GASTRONOMIA MARAVILHOSA E MUITO MAIS!!!

do dia 12 a 16 de abril 2019

• Inicio em Milano e finalização em Roma

• Ônibus de turismo exclusivo

• 3 noites no Castello de Montalto em Toscana com atividades, culturais e eno-gastronômicas

• visita ao F.I.CO EATALY WORLD de Bologna

• caça ao tartufo e almoços estrelados da iguaria

• degustação, visita e almoço em vinícolas de SuperToscanos com projetos arquitetônicos do conceituado arquiteto, Renzo Piano

• Passeio e almoço especial a base de Tartufo na cidade de Gubbio (Úmbria).

• Visita a Tenuta Castelbuono (Úmbria) com degustação. O “Carapace”, a cantina projetada por Arnaldo Pomodoro, praticamente a primeira escultura ao mundo na qual se vive e se trabalha.

• 1 noite em Hotel 4 estrelas em Roma

 

 

Antonello Monardo

 

Cel. +55.61.999717349

www.parlandoitaliano.com.br

 

 

 

L’ENOTURISMO ITALIANO PROTAGONISTA AL FITUR 2019 DI MADRID

L’ENOTURISMO ITALIANO PROTAGONISTA AL FITUR 2019 DI MADRID

 21/01/2019 - 19:43

L’ENOTURISMO ITALIANO PROTAGONISTA AL FITUR 2019 DI MADRID

ROMA\ aise\ - Scatterà mercoledì 23 gennaio l’edizione 2019 del FITUR, l’importante evento di Madrid che come di consuetudine apre la stagione delle più importanti fiere internazionali dedicate al settore turistico. Novità nella delegazione italiana: dal 23 al 27 gennaio, infatti, nel padiglione numero 9 della fiera ci sarà anche uno stand del Ministero per le politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, realizzato in collaborazione con il Movimento Turismo del Vino, associazione che rappresenta oltre 900 cantine e che da 25 anni riveste un ruolo centrale nella scena enoturistica italiana.
Una partecipazione fortemente voluta dal Ministro Gian Marco Centinaio per dare continuità all’importante lavoro di integrazione tra le politiche di sviluppo agroalimentare e quelle turistiche che, proprio per volontà del Ministro, sono recentemente diventate di competenza del Mipaaft.
“Agricoltura e turismo sono due pilastri fondamentali nell’economia del nostro Paese”, ha sostenuto Centinaio. “Un binomio vincente per far crescere il territorio. In quest’ottica, l’enoturismo è un esempio perfetto di turismo esperienziale, dove gusto, storia e bellezza si uniscono e si rafforzano reciprocamente e questa fiera rappresenta un’occasione importante per promuovere e valorizzare l’intero settore”.
“Il comparto del vino – ha ricordato il Ministro – ricopre una posizione notevole nel ramo agroalimentare nazionale e internazionale con un forte impatto sia in termini di fatturato sia in termini di immagine. Il vino, ambasciatore del Made in Italy nel mondo, veicolo e simbolo dell’ideale di qualità e unicità dei prodotti italiani, può essere davvero la forza in più per il Paese, a patto che a livello di promozione ci si muova in modo unitario altrimenti si rischia di restare indietro rispetto ai nostri competitor. L’obiettivo che abbiamo – ha concluso – è quello di permettere al sistema Paese di promuoversi all’estero in modo competitivo e, infine, quello di far partire entro fine mese la legge sull’enoturismo, attesa da tutto il settore, necessaria per promuovere e proteggere l’intero comparto, a vantaggio sia dei clienti che dei produttori.”
Ed è proprio grazie all’opera di coordinamento del Mipaaft che giovedì 24 gennaio alle 10.30 verrà siglato un importante accordo di collaborazione tra Nicola D’Auria, presidente del Movimento Turismo del Vino, e Josè Antonio Vidal, presidente della AEE l’associazione spagnola di enoturismo, volto allo sviluppo e alla promozione del settore enoturistico tra i due paesi.
“Per il Movimento Turismo del Vino questa fiera rappresenta una grande opportunità di crescita ma allo stesso tempo un punto di partenza per il futuro lavoro di strutturazione del sistema enoturistico nazionale per il quale vogliamo essere un punto di riferimento con le 900 cantine che rappresentiamo”, ha commentato D’Auria. “L’associazione che presiedo aveva già accolto con grande favore la scelta del Ministro Centinaio di legare il Ministero dell’Agricoltura con quello del Turismo e questa collaborazione con il Mipaaft per la fiera di Madrid e la firma del protocollo con l’associazione enoturistica spagnola, conferma che la strada di programmazione intrapresa è senza dubbio quella giusta”.
Nel ricco programma di attività che si svolgeranno presso lo stand ministeriale sono da segnalare mercoledì 23 gennaio alle ore 15.15 la presentazione “Cantine Aperte, la festa del vino più importante d’Europa” a cura del Movimento Turismo del Vino, mentre è prevista per il 24 gennaio alle ore 15.30 un interessante incontro sulla crescita dell’enoturismo in Abruzzo. A completare il programma una presentazione del Cilento a cura del tour operator CilentoMania, presente in fiera negli spazi della regione Campania, che, con Sicilia, Calabria, Emilia Romagna, Veneto e Sardegna compongono la delegazione delle regioni presenti a Madrid sotto l’ombrello dell’Enit(aise) 

       
da: https://www.aise.it/made-in-italy/lenoturismo-italiano-protagonista-al-fitur-2019-di-madrid/125780/1/1/8421
  
            

Villasimius e Cogne fra le 100 città migliori al mondo per il turismo eco-sostenibile

 

Villasimius e Cogne fra le 100 città migliori al mondo per il turismo eco-sostenibile

Pubblicato il 22/12/2018
Ultima modifica il 22/12/2018 alle ore 10:29
NICOLA PINNA

Gli scenari sono totalmente diversi: da un lato l’azzurro che si estende fino all’orizzonte di un mare cristallino, dall’altro il bianco di una montagna innevata e dolce. Tra Villasimius e Cogne il comune denominatore è il verde: versanti opposti dell’Italia turistica che hanno a cuore la tutela dell’ambiente. E non è uno slogan, se è vero che il borgo della Valle d’Aosta e la cittadina marinara della Sardegna sono le uniche località italiane che rappresentano il Belpaese nella classifica mondiale delle 100 destinazioni turistiche eco-sostenibili.

Riciclo dei rifiuti, gestione ottimale dei reflui, freno all’espansione urbanistica, tutela delle biodiversità, in mare come in montagna, ma anche una serie di progetti di salvaguardia dei gioielli naturalistici. Tutto questo, secondo il Global Sustainable Tourism Council and Green Destinations, basta e avanza per premiare Villasimius e Cogne e consegnare ai due centri, così lontani e così vicini, un premio davvero molto ambito. Un riconoscimento che forse vale più di un qualunque spot pubblicitario. Per ottenere la certificazione di paradiso delle vacanze green, comunque, bisognerà aspettare ancora qualche mese, perché la premiazione avverrà il 6 marzo a Berlino, nel corso dell’International Tourism Bourse Earth Award, la fiera più prestigiosa del settore viaggi a livello mondiale.

 

Cogne e Villasimius, cioè una fetta del parco nazionale del Gran Paradiso e l’area marina protetta di Capo Carbonara, fanno sventolare alta la bandiera dell’Italia in questa classifica davvero speciale. Una graduatoria a cui i turisti guardano con sempre maggiore attenzione, perché gli studi e le tendenze sulle prenotazioni dimostrano che i vacanzieri scelgono con maggiore entusiasmo le località che assicurano il rispetto dell’ambiente. Dove si possono scoprire angoli di territorio perfettamente incontaminati, dove al relax si può abbinare la scoperta dei gioielli naturali e dove l’offerta è inserita in un ambiente perfettamente tutelato. E non è un caso che i due borghi nostrani, simbolo di spiagge bellissime e incantevoli piste bianche, compaiano nella top 100 insieme a località rinomate a livello globale come Niagara Falls in Canada, Fernando de Noronha in Brasile e Vail in Colorado.

 

da: https://www.lastampa.it/2018/12/22/societa/villasimius-e-cogne-fra-le-citt-migliori-al-mondo-per-il-turismo-ecosostenibile-xP2ot58y7u2BP5gYcYv6dP/pagina.html

 

 

Un viaggio in una mostra: alla scoperta di Roma Universalis fra Colosseo, Foro Romano, Palatino

Il Foro Romano a Roma

Un viaggio in una mostra: alla scoperta di “Roma Universalis” fra Colosseo, Foro Romano, Palatino (e non solo)

 

La grande esposizione a tappe dedicata all’ultima famiglia imperiale dell’Urbe è un’occasione per esplorare luoghi inediti della Grande Bellezza
Pubblicato il 15/11/2018
Ultima modifica il 15/11/2018 alle ore 11:51
LUISA MOSELLO

Più che una mostra un viaggio. Da fare dentro la storia di una città eterna come le emozioni che continua a regalare. “Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa” è un’esposizione sui generis che per nove mesi dal 15 novembre fino alla fine di agosto del prossimo anno conduce in un itinerario a ritroso nel tempo nell’area più antica della Capitale, fra il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino. È qui che da spettatori passivi ci si trasforma in esploratori attivi e si fa esperienza diretta di un passato che non smette di sorprendere sia gli stessi romani che i turisti provenienti da tutto il mondo. Il percorso espositivo infatti propone non solo pezzi pregiati ma anche luoghi che già di per sé sono opere d’arte. In pratica il museo a cielo aperto di cui spesso si parla in maniera teorica in questo caso diventa una realtà in cui immergersi. Un’occasione da non perdere per visitare anche luoghi restaurati e finora non accessibili al pubblico. E quindi scoprire angoli inediti di quella Grande Bellezza che non smette di sorprendere. 

 

L’arco di Settimio Severo (a sinistra)  

 

La dinastia africana che inventò lo “ius soli” nell’impero romano  

A guidare la spedizione nelle suggestioni dell’Urbe è la dinastia africana dei Severi, l’ultima famiglia imperiale che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 dopo Cristo dando un grande apporto all’evoluzione storico-artistica e architettonica della città e dell’impero. Cosmopoliti e riformatori, rivoluzionarono infatti l’assetto viario di Roma, fecero arrivare grano e olio a quasi un milione di abitanti, e idearono anche «una sorta di Ius Soli ante litteram» come ha ricordato la direttrice del Parco Archeologico Alfonsina Russo. Con la Costituzione Antonina, infatti, conferirono cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi residenti nell’Impero. Molti dei monumenti e dei siti capitolini sono legati alla loro dinastia. 

 

Nel Colosseo  

 

Nel Colosseo  

 

Il viaggio nella Roma universale parte dal Colosseo  

Si parte dall’Anfiteatro Flavio meglio conosciuto come Colosseo (restaurato dai Severi dopo l’incendio che lo distrusse nel 217 d. C.) dove nella galleria del II ordine sono in mostra circa cento reperti archeologici, busti di marmo e materiale storico proveniente da musei sia italiani che stranieri. 

Degni di nota, e di sguardI attenti, i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da Settimio Severo, ancora oggi un documento fondamentale per lo studio dell’antica topografia della Capitale. Le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano su via dei Fori Imperiali. 

 

La mostra dei busti dei Severi al Colosseo  

 

La mostra al Colosseo  

 

Un frammento della Forma Urbis  

 

Luoghi inediti nel Foro Romano  

Si procede alla volta del Foro Romano. Qui per l’occasione è stato aperto per la prima volta un tratto del Vicus ad Carinas, tra i più antichi percorsi di Roma che collegava il popoloso quartiere sul colle Esquilino dove oggi si trova la stazione Termini. Attraverso questo accesso il Vicus ad Carinas con l’Arco del ladrone si snoda fino al Templus Pacis, il Tempio della Pace distrutto nel 192 avanti Cristo da un incendio e ricostruito proprio da Settimio Severo. Dopo un lungo restauro si può finalmente ammirare il prezioso pavimento.  

 

Vicus ad Carinas  

 

All’interno del Tempio di Romolo sono esposti per la prima volta preziosi ritratti severiani e busti in marmo scoperti nel 2014 nelle Terme di Elagabalo i cui resti ora sono visibili al pubblico. Poco più avanti andando verso la facciata posteriore del Campidoglio non può mancare un’occhiata all’arco intitolato a Settimio Severo.  

 

Le Terme di Elagabalo  

 

Il Palatino culla della città eterna  

Sul Palatino la mostra a cielo aperto, promossa dal Parco archeologico del Colosseo e ideata da Clementina Panella che l’ha curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea, continua con la visita alle Domus Augustana e Severiana, alla sala dei Capitelli, alla Vigna Barberini e allo splendido Stadio a forma di circo con la sua tribuna che fingeva da palco imperiale. Gli interventi e le decorazioni dell’epoca vengono raccontati attraverso pannelli grafici e filmati che ne illustrano la ricostruzione.  

Per chi vuole continuare il viaggio nelle suggestioni di Roma puó farlo anche dopo aver concluso il percorso espositivo.  

 

Lo stadio Palatino  

 

Itinerari post mostra  

Siamo nel centro, anzi nel cuore della città. Esattamente su uno dei sette colli, il piú importante perché la leggenda vuole che proprio qui sul Palatino l’Urbe ebbe la sua origine. Fu qui che Romolo e Remo vennero trovati dalla lupa che li tenne in vita allattandoli nella grotta del Lupercale localizzata non molto tempo fa. Secondo altre versione la Lupa era una prostituta che si aggirava nella zona, all’epoca malfamata e situata accanto alla palude del Velabro. Oggi invece è uno dei luoghi piú affascinanti della Capitale. Con l’omonima chiesa dedicata a San Giorgio. E con l’Arco di Giano che da poche settimane la notte è colorato ad arte con un’illuminazione speciale firmata da Vittorio Storaro creata per l’apertura del neonato Palazzo Rhinoceros che ospita la Fondazione Alda Fendi-Esperimenti. Con mostre, eventi e proposte creative a misura di futuro ma senza mai dimenticare il passato che da queste parti si respira a ogni angolo.  

 

L’Arco di Giano illuminato da Vittorio Storaro  

 

Dalla Bocca della Verità a Trastevere  

Più avanti c’è la Bocca della Verità. Poi il Circo Massimo e l’Aventino con il suo Giardino degli aranci e la famosa serratura da cui si può ammirare il Cupolone. Se invece si attraversa il fiume, facendo una sosta magari sull’Isola Tiberina, si arriva a piedi a Trastevere, nella parte un po’ meno turistica verso la splendida piazza di Santa Cecilia incastonata fra vicoli e vicoletti tipici. 

Ma le opzioni di itinerari post mostra sono davvero tante. A pochi passi dal Colosseo c’è piazza Venezia da cui si può arrivare in pochi minuti in via del Corso fino a piazza Colonna e a piazza di Spagna, da un lato. E al Pantheon e piazza Navona dall’altro. Nella Roma “Universalis”, oggi come ieri, non c’è che l’imbarazzo della scelta.  

 

  

da: https://www.lastampa.it/2018/11/15/societa/un-viaggio-in-una-mostra-alla-scoperta-di-roma-universalis-fra-colosseo-foro-romano-palatino-e-non-solo-xCNKnJnfLcBSUb7M9cpSzL/pagina.html

 

 

 

Il Foro Romano a Roma

Un viaggio in una mostra: alla scoperta di “Roma Universalis” fra Colosseo, Foro Romano, Palatino (e non solo)

La grande esposizione a tappe dedicata all’ultima famiglia imperiale dell’Urbe è un’occasione per esplorare luoghi inediti della Grande Bellezza
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SCOPRI TOP NEWS
Pubblicato il 15/11/2018
Ultima modifica il 15/11/2018 alle ore 11:51
LUISA MOSELLO

Più che una mostra un viaggio. Da fare dentro la storia di una città eterna come le emozioni che continua a regalare. “Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa” è un’esposizione sui generis che per nove mesi dal 15 novembre fino alla fine di agosto del prossimo anno conduce in un itinerario a ritroso nel tempo nell’area più antica della Capitale, fra il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino. È qui che da spettatori passivi ci si trasforma in esploratori attivi e si fa esperienza diretta di un passato che non smette di sorprendere sia gli stessi romani che i turisti provenienti da tutto il mondo. Il percorso espositivo infatti propone non solo pezzi pregiati ma anche luoghi che già di per sé sono opere d’arte. In pratica il museo a cielo aperto di cui spesso si parla in maniera teorica in questo caso diventa una realtà in cui immergersi. Un’occasione da non perdere per visitare anche luoghi restaurati e finora non accessibili al pubblico. E quindi scoprire angoli inediti di quella Grande Bellezza che non smette di sorprendere. 

 

L’arco di Settimio Severo (a sinistra)  

 

La dinastia africana che inventò lo “ius soli” nell’impero romano  

A guidare la spedizione nelle suggestioni dell’Urbe è la dinastia africana dei Severi, l’ultima famiglia imperiale che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 dopo Cristo dando un grande apporto all’evoluzione storico-artistica e architettonica della città e dell’impero. Cosmopoliti e riformatori, rivoluzionarono infatti l’assetto viario di Roma, fecero arrivare grano e olio a quasi un milione di abitanti, e idearono anche «una sorta di Ius Soli ante litteram» come ha ricordato la direttrice del Parco Archeologico Alfonsina Russo. Con la Costituzione Antonina, infatti, conferirono cittadinanza romana a tutti i cittadini liberi residenti nell’Impero. Molti dei monumenti e dei siti capitolini sono legati alla loro dinastia. 

 

Nel Colosseo  

 

Nel Colosseo  

 

Il viaggio nella Roma universale parte dal Colosseo  

Si parte dall’Anfiteatro Flavio meglio conosciuto come Colosseo (restaurato dai Severi dopo l’incendio che lo distrusse nel 217 d. C.) dove nella galleria del II ordine sono in mostra circa cento reperti archeologici, busti di marmo e materiale storico proveniente da musei sia italiani che stranieri. 

Degni di nota, e di sguardI attenti, i frammenti della Forma Urbis, mappa catastale in marmo voluta da Settimio Severo, ancora oggi un documento fondamentale per lo studio dell’antica topografia della Capitale. Le impronte delle lastre di marmo su cui era incisa restano sul muro di facciata della basilica dei SS. Cosma e Damiano su via dei Fori Imperiali. 

 

La mostra dei busti dei Severi al Colosseo  

 

La mostra al Colosseo  

 

Un frammento della Forma Urbis  

 

Luoghi inediti nel Foro Romano  

Si procede alla volta del Foro Romano. Qui per l’occasione è stato aperto per la prima volta un tratto del Vicus ad Carinas, tra i più antichi percorsi di Roma che collegava il popoloso quartiere sul colle Esquilino dove oggi si trova la stazione Termini. Attraverso questo accesso il Vicus ad Carinas con l’Arco del ladrone si snoda fino al Templus Pacis, il Tempio della Pace distrutto nel 192 avanti Cristo da un incendio e ricostruito proprio da Settimio Severo. Dopo un lungo restauro si può finalmente ammirare il prezioso pavimento.  

 

Vicus ad Carinas  

 

All’interno del Tempio di Romolo sono esposti per la prima volta preziosi ritratti severiani e busti in marmo scoperti nel 2014 nelle Terme di Elagabalo i cui resti ora sono visibili al pubblico. Poco più avanti andando verso la facciata posteriore del Campidoglio non può mancare un’occhiata all’arco intitolato a Settimio Severo.  

 

Le Terme di Elagabalo  

 

Il Palatino culla della città eterna  

Sul Palatino la mostra a cielo aperto, promossa dal Parco archeologico del Colosseo e ideata da Clementina Panella che l’ha curata con Alessandro D’Alessio e Rossella Rea, continua con la visita alle Domus Augustana e Severiana, alla sala dei Capitelli, alla Vigna Barberini e allo splendido Stadio a forma di circo con la sua tribuna che fingeva da palco imperiale. Gli interventi e le decorazioni dell’epoca vengono raccontati attraverso pannelli grafici e filmati che ne illustrano la ricostruzione.  

Per chi vuole continuare il viaggio nelle suggestioni di Roma puó farlo anche dopo aver concluso il percorso espositivo.  

 

Lo stadio Palatino  

 

Itinerari post mostra  

Siamo nel centro, anzi nel cuore della città. Esattamente su uno dei sette colli, il piú importante perché la leggenda vuole che proprio qui sul Palatino l’Urbe ebbe la sua origine. Fu qui che Romolo e Remo vennero trovati dalla lupa che li tenne in vita allattandoli nella grotta del Lupercale localizzata non molto tempo fa. Secondo altre versione la Lupa era una prostituta che si aggirava nella zona, all’epoca malfamata e situata accanto alla palude del Velabro. Oggi invece è uno dei luoghi piú affascinanti della Capitale. Con l’omonima chiesa dedicata a San Giorgio. E con l’Arco di Giano che da poche settimane la notte è colorato ad arte con un’illuminazione speciale firmata da Vittorio Storaro creata per l’apertura del neonato Palazzo Rhinoceros che ospita la Fondazione Alda Fendi-Esperimenti. Con mostre, eventi e proposte creative a misura di futuro ma senza mai dimenticare il passato che da queste parti si respira a ogni angolo.  

 

L’Arco di Giano illuminato da Vittorio Storaro  

 

Dalla Bocca della Verità a Trastevere  

Più avanti c’è la Bocca della Verità. Poi il Circo Massimo e l’Aventino con il suo Giardino degli aranci e la famosa serratura da cui si può ammirare il Cupolone. Se invece si attraversa il fiume, facendo una sosta magari sull’Isola Tiberina, si arriva a piedi a Trastevere, nella parte un po’ meno turistica verso la splendida piazza di Santa Cecilia incastonata fra vicoli e vicoletti tipici. 

Ma le opzioni di itinerari post mostra sono davvero tante. A pochi passi dal Colosseo c’è piazza Venezia da cui si può arrivare in pochi minuti in via del Corso fino a piazza Colonna e a piazza di Spagna, da un lato. E al Pantheon e piazza Navona dall’altro. Nella Roma “Universalis”, oggi come ieri, non c’è che l’imbarazzo della scelta.  

 

 

 

 

Al Circolo Italiano di San Paolo: O turismo das raízes na Itália: Potencial, Análise da Demanda e Descrição da Oferta Turística

Cari Amis,

 vi informiamo che il 21 ottobre, lunedì, a San Paolo ci sarà un incontro con Marina Gabrieli, presidente di "Raiz italiana", sul tema:  O turismo das raízes na Itália: Potencial, Análise da Demanda e Descrição da Oferta Turística   

Invitiamo tutti i a partecipare numerosi.

  Un caro saluto a tutti e cerea, neh!

Giovanni Manassero - Vice Presidente del Circolo Italiano di San Paolo e Presidente dell’Associazione Piemontesi nel Mondo di San Paolo  

Cecilia Maria Gasparini – Presidente della Federazione delle Associazioni Piemontesi in Brasile


  L'informazione é anche pubblicata nel sito www.piemonte.org.br 

 

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O turismo das raízes na Itália: Potencial, Análise da Demanda e Descrição da Oferta Turística

 

As viagens para descobrir suas próprias raízes são um recurso importante para o turismo italiano. Falaremos sobre este assunto na segunda-feira, dia 22 de outubro, às 19:00h, no Circolo Italiano - Edifício Itália (Av. Ipiranga, 344 - S.Paulo) juntamente com Marina Gabrieli, presidente da "Raiz italiana", uma associação que trabalha para ajudar os descendentes de italianos na organização de viagens para descoberta de suas origens familiares e que está colaborando com a Direção Geral doa Italianos no Exterior do MAECI, com o objetivo de desenvolver uma estratégia nacional destinada a incentivar este tipo de viagem.

O objetivo do encontro, que prevê a participação ativa de todos aqueles que terão o prazer de intervir, será o de destacar o potencial do segmento do turismo, descrever a atual oferta presente na Itália e investigar as características da demanda ítalo-brasileira, para se preparar para responder às necessidades da mesma.

 

-- 

 
RAIZ ITALIANA
m: +39 328 0941119
a: Via Case Sparse n/c - Guagnano (LE) · Codice Fiscale: 93141660758
w:

www.raizitaliana.it  e: info@raizitaliana.com.ar

                

           

    

In Colombia c'è una incredibile cattedrale scavata nel sale a 180 metri di profondità

In Colombia c'è una incredibile cattedrale scavata nel sale a 180 metri di profondità

 

Pubblicato il 20/09/2018
Ultima modifica il 20/09/2018 alle ore 12:08

Colombia, c'è una incredibile cattedrale scavata nel sale a 180 metri di profondità

 

NOEMI PENNA

Una cattedrale di sale in grado di ospitare 10 mila persone a 180 metri di profondità. Sono state rimosse 250 mila tonnellate di sale grezzo per creare quest'incredibile chiesa sotterranea di Zipaquirà, in Colombia.  

 

 

Un luogo di culto ma soprattutto una architettura unica nel suo genere, creata all'interno di una ex miniera di sale a 50 chilometri da Bogotà, che al suo interno custodisce dozzine di sculture intagliate a mano, oltre ad un labirinto di stanze dai soffitti altissimi. A far brillare la gemma di sale, luci blu e bianche che rendono le scenografia ancora più suggestiva e magica. 

 

 

La storia di questa incredibile chiesa sotterranea inizia negli Anni 30, quando i minatori scavavano una cappella improvvisata in uno dei tunnel della miniera per pregare per la loro sicurezza mentre svolgevano il pericoloso lavoro. Oggi tutto è in sicurezza: il governo colombiano ci ha investito un milioni di dollari e la struttura tutt'oggi ospita, oltre ai fedeli, decine di migliaia di curiosi da tutto il mondo. 

 

 

All'interno della cattedrale la temperatura si assesta intorno ai 14 gradi tutto l'anno e a contribuire all'umidità è anche una installazione chiamata appunto Specchi d'acqua, formata da delle piscine poco profonde di acqua salata. Mentre al suo ingresso, in superficie, c'è un museo dove i visitatori possono conoscere la geologia e il processo di estrazione del sale. 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2018/09/20/societa/in-colombia-c-una-incredibile-cattedrale-scavata-nel-sale-a-metri-di-profondit-ni4jXkiIRaFSvQUxp8QPEJ/pagina.html

 

 

Alla scoperta del Geoparco delle Alpi Apuane: uno dei dieci siti italiani nella rete mondiale dell’Unesco

Alla scoperta del Geoparco delle Alpi Apuane: uno dei dieci siti italiani nella rete mondiale dell’Unesco

Un fronte di 320 chilometri che attraversa l’Italia centrale dal mar Ligure all’Adriatico

 

Pubblicato il 12/09/2018
Ultima modifica il 12/09/2018 alle ore 20:50
MARCO ANGELILLO

Un fronte di 320 chilometri che attraversa l’Italia centrale dal mar Ligure all’Adriatico, lungo le creste e le cime più impervie dell’Appennino settentrionale. È la famigerata Linea gotica, teatro di battaglie cruente e di massacri indicibili tra il 1944 e il 1945. Una parte della linea passa lungo il geoparco delle Alpi Apuane, uno dei dieci siti italiani nella rete mondiale dell’Unesco. 

 

Qui, un piccolo progetto tra geologia, ambiente, storia, cultura ed educazione sta rendendo concreti molti dei grandi obiettivi internazionali condivisi dal network dei geoparchi. «Assieme al contributo di due comunità locali e di una cooperativa», spiega alla Stampa Antonio Bartelletti, direttore del Parco, «abbiamo ristrutturato le principali fortificazioni tedesche, realizzate nei primi mesi del 1944 tra il monte Corchia e il monte Pania, per fronteggiare l’avanzata degli Alleati anglo-americani e dei partigiani italiani. Il 2 giugno di quest’anno le abbiamo aperte alla fruizione dei visitatori, valorizzando memoria storica e aspetti geologici e ambientali». 

 

I volontari che hanno realizzato il recupero di trincee, posti d’osservazione e bunker provengono da due frazioni del comune di Stazzema, Levigliani e Pruno-Volegno, a pochi chilometri da Sant’Anna di Stazzema, il luogo della strage nazifascista dove vennero trucidati 560 civili. «Il primo obiettivo è tramandare la memoria storica degli eventi tragici della seconda guerra mondiale, perché nessuno possa dimenticare. Il secondo è la promozione, lungo il settore apuano, dell’itinerario ciclopedonale a tappe che collega Massa a Rimini, percorrendo tutta la Linea gotica», precisa Alessia Amorfini, geopark manager, che ha presentato il progetto a Madonna di Campiglio. 

 

Le fortificazioni costruite dalla Todt si avvalevano dell’impervia morfologia appenninica che contribuiva a rendere estremamente efficace questo sistema difensivo. Perciò, con l’occasione del restauro, il Parco toscano vuole allargare l’attenzione alle componenti geologiche del paesaggio che comprende i manufatti bellici. Ce lo spiega bene Giuseppe Ottria, geologo del Cnr di Pisa e presidente del comitato scientifico del parco delle Alpi Apuane: «Il nostro geoparco è una finestra di marmo sul mare, ha pareti, pinnacoli e creste che ricordano le Dolomiti, con la differenza che qui i calcari sono diventati marmo di Carrara. La geologia è complessa perché affiorano anche i livelli più profondi dell’Appennino settentrionale. E le fortificazioni non sono poste casualmente, ma rispecchiano giaciture di scisti, una roccia facile da lavorare, deformazioni strutturali complicate, pieghe». 

 

Le Apuane sono una palestra geologica tra le più importanti in Italia. Università come quella di Pisa organizzano regolarmente summer camp per docenti di scuole medie e superiori e portano i loro studenti a fare pratica su questi versanti scoscesi. Per le scuole, poi, è attivo a Equi Terme un Geolab nel quale, grazie a semplici macchine, si possono sperimentare i processi geologici che hanno portato all’attuale conformazione della Terra. «Vietato non toccare» è il motto del laboratorio didattico: si simulano la deriva dei continenti, la formazione delle catene montuose, i terremoti collegati agli scorrimenti delle faglie.

 

da: http://www.lastampa.it/2018/09/12/societa/alla-scoperta-del-geoparco-delle-alpi-apuane-uno-dei-dieci-siti-italiani-nella-rete-mondiale-dellunesco-KRpF2tfyEodwPTQwwQvgeP/pagina.html

 

 

DAL DUOMO DI MILANO ALLA SVIZZERA: NASCE IL “SENTIERO DI LEONARDO”

DAL DUOMO DI MILANO ALLA SVIZZERA:

NASCE IL “SENTIERO DI LEONARDO”
Partirà proprio dalle chiuse lungo l’Adda ideate dal genio vinciano. Dal Duomo di Milano al passo del
San Bernardino: 300 chilometri di sentieri e piste ciclabili per collegare il capoluogo lombardo alla Sviz-
zera attraverso un circuito di trekking. Si chiamerà sentiero Leonardo perché proprio dalle chiuse lungo
l’Adda ideate dal genio vinciano muove i primi passi. Il Duomo di Milano e il passo del San Bernardino
non sono mai stati così vicini: 300 chilometri di sentieri e piste ciclabili per collegare il capoluogo lom-
bardo alla Svizzera attraverso un circuito di trekking destinato a non avere eguali. Dal Naviglio Martesa-
na a Trezzo d’Adda, e poi lungo il fiume, Paderno, Brivio, Imbersago, col traghetto leonardesco, per rag-
giungere Lecco e imboccare il Sentiero del viandante fino a Colico. Da qui il pian di Spagna, il ponte del
Passo a Sorico e ancora più su, camminando lungo le vie Francisca e Spluga: Chiavenna, Madesimo, il
passo del Baldiscio, a 2.350 metri di quota, e infine la Svizzera, Mesocco nel Canton Grigione, la val Me-
solcina e San Bernardino. Gran parte del tracciato esiste già ed è percorso ogni anno da migliaia di escur-
sionisti: si tratta di riqualificare alcuni punti, di realizzare tre sentieri di collegamento ex novo, in partico-
lare quello tra Lecco e Abbadia, infine di costruire un rifugio in quota. Il tutto in tre anni grazie ai fondi
europei messi a disposizione nell’ambito di un programma di cooperazione Interreg, che prevede lo stan-
ziamento di 1.213 mila euro a cui si aggiungo altri 515 mila euro di Italia e Svizzera. Enti capofila del
progetto «Le vie del viandante 2.0», la regione svizzera Moesa e il comune di Lecco, perché proprio qui,
ai piedi del monte San Martino, prenderà vita entro dodici mesi, tempi improrogabili se non si vogliono
perdere i finanziamenti, uno dei tracciati più importanti dell’intero tragitto: cinque chilometri dal capo-
luogo lariano ad Abbadia così da raggiungere l’imbocco del Sentiero del viandante, a picco sul lago, che
si snoda fino a Colico in un contesto storico e paesaggistico di grande suggestione. «Il percorso lambirà
le pendici del San Martino per terminare all’altezza delle gallerie della statale 36, ripercorrendo l’antico
tracciato scomparso e solo in parte recentemente ripristinato dall’alpinista Giuliano Maresi - spiega il sin-
daco di Lecco, Virginio Brivio. Abbiamo a disposizione 750 mila euro, ma i tempi sono strettissimi e
dobbiamo superare le criticità legate al rischio idrogeologico del monte che sovrasta il sentiero. È una
grande occasione che sapremo cogliere appieno. Mi piace sottolineare che il bando a cui abbiamo parteci-
pato finanzia la competitività: l’obiettivo è quello di creare un’impresa turistica attorno a un prodotto
strategico facendo squadra insieme al privato. Abbiamo bisogno che intorno al sentiero ci sia una vita,
una opportunità». Complessivamente sono dodici i soggetti coinvolti, otto dei quali enti pubblici, quattro
invece i partner privati, enti turistici e reti di imprese. A tirare le fila, la società di consulenza Ideas, con il
compito di favorire il lavoro di gruppo e le sinergie. Nel progetto, l’installazione di un battello elettrico
nel lago di Novate Mezzola, interventi lungo il tracciato già esistente a Dorio, Dervio, Perledo e Varenna
e la costruzione di un rifugio sul passo del Baldiscio. «Avrà 25 posti letto e sarà a basso impatto ambien-
tale. Consentirà di dividere in due tappe il tragitto da Madesimo a Mesocco, altrimenti troppo lungo e im-
pegnativo», racconta Mauro Premerlani, vicepresidente della comunità montana Valchiavenna, che avrà
36 mesi di tempo e 319 mila euro per realizzare la struttura. Fondamentale l’azione di marketing.
Previsti un sito web dedicato, app, infopoint , una piattaforma e-commerce per la vendita di pacchetti che
condurranno i turisti lungo le antiche vie commerciali da Milano alla Svizzera, contaminate dalle sugge-
stioni leonardesche.
Barbara Gerosa - Il Corriere della Sera, 7 settembre 2018DAL DUOMO DI MILANO ALLA SVIZZERA:

NASCE IL “SENTIERO DI LEONARDO”

 

Partirà proprio dalle chiuse lungo l’Adda ideate dal genio vinciano. Dal Duomo di Milano al passo del San Bernardino: 300 chilometri di sentieri e piste ciclabili per collegare il capoluogo lombardo alla Svizzera attraverso un circuito di trekking. Si chiamerà sentiero Leonardo perché proprio dalle chiuse lungo l’Adda ideate dal genio vinciano muove i primi passi. Il Duomo di Milano e il passo del San Bernardino non sono mai stati così vicini: 300 chilometri di sentieri e piste ciclabili per collegare il capoluogo lombardo alla Svizzera attraverso un circuito di trekking destinato a non avere eguali. Dal Naviglio Martesana a Trezzo d’Adda, e poi lungo il fiume, Paderno, Brivio, Imbersago, col traghetto leonardesco, per raggiungere Lecco e imboccare il Sentiero del viandante fino a Colico. Da qui il pian di Spagna, il ponte del Passo a Sorico e ancora più su, camminando lungo le vie Francisca e Spluga: Chiavenna, Madesimo, il passo del Baldiscio, a 2.350 metri di quota, e infine la Svizzera, Mesocco nel Canton Grigione, la val Mesolcina e San Bernardino. Gran parte del tracciato esiste già ed è percorso ogni anno da migliaia di escursionisti: si tratta di riqualificare alcuni punti, di realizzare tre sentieri di collegamento ex novo, in particolare quello tra Lecco e Abbadia, infine di costruire un rifugio in quota. Il tutto in tre anni grazie ai fondi europei messi a disposizione nell’ambito di un programma di cooperazione Interreg, che prevede lo stanziamento di 1.213 mila euro a cui si aggiungo altri 515 mila euro di Italia e Svizzera. Enti capofila del progetto «Le vie del viandante 2.0», la regione svizzera Moesa e il comune di Lecco, perché proprio qui, ai piedi del monte San Martino, prenderà vita entro dodici mesi, tempi improrogabili se non si vogliono perdere i finanziamenti, uno dei tracciati più importanti dell’intero tragitto: cinque chilometri dal capoluogo lariano ad Abbadia così da raggiungere l’imbocco del Sentiero del viandante, a picco sul lago, che si snoda fino a Colico in un contesto storico e paesaggistico di grande suggestione. «Il percorso lambirà le pendici del San Martino per terminare all’altezza delle gallerie della statale 36, ripercorrendo l’antico tracciato scomparso e solo in parte recentemente ripristinato dall’alpinista Giuliano Maresi - spiega il sindaco di Lecco, Virginio Brivio. Abbiamo a disposizione 750 mila euro, ma i tempi sono strettissimi e dobbiamo superare le criticità legate al rischio idrogeologico del monte che sovrasta il sentiero. È una grande occasione che sapremo cogliere appieno. Mi piace sottolineare che il bando a cui abbiamo partecipato finanzia la competitività: l’obiettivo è quello di creare un’impresa turistica attorno a un prodotto strategico facendo squadra insieme al privato. Abbiamo bisogno che intorno al sentiero ci sia una vita, una opportunità». Complessivamente sono dodici i soggetti coinvolti, otto dei quali enti pubblici, quattro invece i partner privati, enti turistici e reti di imprese. A tirare le fila, la società di consulenza Ideas, con il compito di favorire il lavoro di gruppo e le sinergie. Nel progetto, l’installazione di un battello elettrico nel lago di Novate Mezzola, interventi lungo il tracciato già esistente a Dorio, Dervio, Perledo e Varenna e la costruzione di un rifugio sul passo del Baldiscio. «Avrà 25 posti letto e sarà a basso impatto ambientale. Consentirà di dividere in due tappe il tragitto da Madesimo a Mesocco, altrimenti troppo lungo e impegnativo», racconta Mauro Premerlani, vicepresidente della comunità montana Valchiavenna, che avrà 36 mesi di tempo e 319 mila euro per realizzare la struttura. Fondamentale l’azione di marketing.

Previsti un sito web dedicato, app, infopoint , una piattaforma e-commerce per la vendita di pacchetti che condurranno i turisti lungo le antiche vie commerciali da Milano alla Svizzera, contaminate dalle suggestioni leonardesche.


Barbara Gerosa - Il Corriere della Sera, 7 settembre 2018

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 22688 - 8 Settembre 2018

 

 

 

Villa Borghese fra degrado e eccellenze: i suoi platani secolari eletti alberi monumentali

Villa Borghese fra degrado e eccellenze: i suoi platani secolari eletti alberi monumentali

Il riconoscimento arriva dopo anni di disinteresse, quando l’area verde più famosa di Roma era considerata «campagna di nessun valore»

 

Pubblicato il 10/09/2018
Ultima modifica il 10/09/2018 alle ore 13:35
LUISA MOSELLO

Non solo degrado e vandalismi. Villa Borghese l’area verde piú famosa di Roma non balza agli onori anzi oneri della cronaca soltanto per fatti negativi. Ma (per fortuna) anche per le sue eccellenze, spesso sconosciute agli stessi romani. Lo fa dopo esser stata oggetto di sfregi recenti come il danneggiamento del mascherone della Fontana del Sarcofago in viale Goethe e la «presa al laccio» del busto di Giotto avvolto da improbabili cavi elettrici.  

 

La notizia positiva attuale invece riguarda dei tesori realizzati non dalla mano dell’uomo ma direttamente dalla natura. Ovvero degli alberi spettacolari che si trovano all’interno del Parco nella Valle dei Platani. Chiamata cosí proprio in omaggio a questi esemplari secolari che sono diventati ufficialmente dei “monumenti” di alto valore biologico, ecologico e culturale a 360 gradi.  

 

 

Così l’associazione Amici di Villa Borghese esultava giorni fa sulla sua pagina Facebook per l’atteso riconoscimento a quello che viene definito ufficialmente «Insieme omogeneo di Platanus orientalis L»: «Gaudio e Giubilo. Gli Antichi Platani Orientali di Villa Borghese sono entrati finalmente nell’elenco ufficiale degli Alberi Monumentali d’Italia. Così pure il Magnifico Leccio del Giardino del Lago. Era ora. La notizia arriva dopo decenni di durissimo impegno per far conoscere e rispettare l’impareggiabile patrimonio della nostra Villa. Ora quei venerabili patriarchi potranno essere ufficialmente protetti». 

 

 

Gli alberi più antichi di Roma  

Una sorta di onorificenza dovuta agli alberi più antichi esistenti nella Città Eterna con i loro 500 anni, piantati nel XVII secolo su ordine del Cardinal Scipione Caffarelli Borghese. All’epoca erano quaranta ora ne sono rimasti nove e rappresentano gli ultimi esempi di paesaggio rurale secentesco di tutta l’Europa. Si trovano nella cosiddetta «pars rustica» che comprende la Valle dei Platani, o del Graziano dove c’era un lago con due isolette al centro destinate al ricovero di anatre e altri uccelli d’acqua.  

 

Quando la Villa passò nelle mani di Marcantonio Borghese il «Piano dei Licini» è diventato un giardino all’inglese, la sede della ragnaia alla fine del Settecento, è stata occupata dalla Piazza di Siena, la peschiera della Valle dei Platani è stata prosciugata e dove c’era il prato ora c’è il Bioparco. Tanti i cambiamenti, ma i grandi platani sono sempre lì, con il loro tronco possente e le ampie cavità interne che racchiudono magicamente il passare dei secoli. Le loro fronde li distinguono dai loro cugini, i platani occidentali assai diffusi a Roma soprattutto sul lungotevere.  

Insomma delle vere celebrità che però non avevano destato molto interesse in passato. 

 

Villa Borghese considerata «campagna di nessun valore»  

«Ancora dieci anni fa -informano gli Amici di Villa Borghese- la Valle degli Antichi Platani Orientali, l’unica isola urbana del genere in tutto l’Occidente, voluta nel 1605 dal Cardinale Borghese, veniva scartata dalle Sovrintendenze comunali come “campagna” di nessun valore. In una famigerata Conferenza dei Servizi, fu autorizzata la costruzione, nientemeno, di un acquedotto municipale attraverso quegli antichi giganti per non intaccare il manto di bitume steso sui viali. 

 

Centinaia vennero da tutt’Italia e anche dal mondo per salvare gli antichi giganti. Arrivò persino dagli Usa il massimo botanico vivente, Peter Raven che supplicò il sindaco di “fermare i bulldozer” per salvare dai grandi lavori quelle “preziose reliquie viventi, capolavori impareggiabili quanto il David di Donatello” ». 

 

Il progetto di conservazione partirà in inverno quando «i giganti» saranno addormentati  

Ma non è finita qui. C’è ancora parecchio da fare perché questa eccellenza dell’area verde più famosa di Roma sia davvero tutelata e valorizzata come merita. «Dobbiamo rimboccarci le maniche ancora una volta - continuano i sostenitori della community capitolina-. Guardare al futuro mandando in porto il progetto di conservazione della Valle degli Antichi Platani, rimasto bloccato per sette anni dallo scandalo di Roma Capitale. Gli studi sono già fatti: li abbiamo finanziati noi. Adesso basta applicarli. L’Assessore all’Ambiente Montanari è d’accordo: i primi lavori partiranno a dicembre-gennaio, quando i giganti si addormenteranno. Speriamo bene, che sia la volta buona». 

 

In attesa che i platani siano onorati come meritano in questi ultimi giorni tanti dei frequentatori della Villa stanno segnalando la comparsa di segni e simboli sui tronchi di parecchi alberi temendo l’abbattimento di diverse piante.  

 

da: http://www.lastampa.it/2018/09/10/roma/villa-borghese-fra-degrado-e-eccellenze-i-suoi-platani-secolari-eletti-alberi-monumentali-2v5FTdBklWsYcc556dqT3L/pagina.html

 

 

I SEGRETI DEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO NELLA VALLE DI RHÊMES

 

I SEGRETI DEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO
NELLA VALLE DI RHÊMES
Siamo spesso abituati a percorre sentieri conosciuti e maggiormente frequentati, che magari ci portano in
alta quota nei pressi di qualche rifugio, per approfittare di un buon piatto di polenta. Se volessimo invece
un giorno regalarci un momento magico ecco, questo è l’itinerario giusto, anche se non adatto a tutti.
In Valle di Rhêmes esistono dei luoghi dove il tempo sembra non esser passato mai, dove la storia ha
scritto le sue vicissitudini e dove la natura ha disegnato le sue scenografie.
Partendo dalla frazione Carré, lasciando la macchina nel parcheggio dell’area pic-nic, si segue il segna-
via al di là del ponte, sulla destra orografica della valle, segnato in giallo con il numero 8 - 8A verso il
casotto dei Guardaparco, il Pechoud.
Questo sentiero è conosciuto da quelli del posto come il sentiero dei muli.
In effetti il fondo risulta molto omogeneo e lineare senza particolari salti o rocce da superare. La sua
caratteristica principale, che non lo rende adatto a tutti, sono le due/tre rampe molto ripide nella prima
sua parte, alternate a tratti in falso piano per rifiatare. Per il resto non presenta particolari difficoltà.
Per tutta la prima ora e mezza si attraversa un ripido bosco di Larici antichi alternato ad Abeti rossi con
un ricco sottobosco popolato da Caprioli, Camosci e Scoiattoli rossi. Lungo tutto l’itinerario si incontra-
no diverse colonie di Formiche rosse organizzate in enormi formicai, importante segno di qualità del
bosco. Grazie a questi, molte specie come il Fagiano di monte, scelgono questo habitat per far nascere e
crescere le proprie nidiate, in quanto nella prima settimana di vita dei pulli, la dieta è quasi esclusiva-
mente a base di Formiche rosse. Inoltre la parte superiore del bosco si apre in splendide radure, luoghi
adatti per i famosi combattimenti amorosi primaverili di questi bellissimi galliformi.
Dopo diversi tornanti, arrivati quasi al confine del bosco con le praterie alpine, si incontra il sentiero di
quota che dal casotto del Sort porta a Chaussettaz per proseguire verso la nostra destinazione. A questo
bivio giriamo difatti a sinistra da dove non ci resta che proseguire con tutta calma su un sentiero legger-
mente in discesa fino a un grosso Pino cembro che si affaccia su un ripido canalone, dove bisogna fare
molta attenzione nel camminare, in quanto molto esposto! Come diciamo noi in questo tratto è vietato
cadere.
Ci separano solo 10 minuti di passeggiata dal casotto del Pechoud che, come buona abitudine di questi
antichi punti di controllo, si fa vedere solo nel momento in cui si arriva. Questa stupenda antica costru-
zione di fine ‘800 è tra i due casotti delle Guardie del Re più antichi di tutto il Parco Nazionale del Gran
Paradiso. La sua storia la si percepisce nel legno e nelle pietre che la costituiscono. Piccola ed essenziale,
ancora oggi è utilizzata dai Guardaparco come casotto di sorveglianza.
Per rientrare al nostro punto di partenza possiamo ripercorrere i nostri passi sul sentiero di salita o
scegliere quello che dal casotto scende direttamente alla frazione di Artalle.
Se si sceglie questa seconda opzione bisogna tenere conto che si affronta uno dei sentieri più ripidi della
Regione, tutto fatto quasi esclusivamente da gradini. Questa risulta una soluzione sicuramente impegna-
tiva ma allo stesso tempo molto rapida per rientrare.
Un ottimo motivo per percorrerlo è però che verso la fine, poco sopra Artalle, si attraversa una porzione
di bosco con circa trenta Larici secolari segnalati come piante monumentali nel registro Regionale. Un
angolo di Parco segreto e poco conosciuto ma ricco di un’energia antica e saggia che avvolge chiunque
passi tra queste enormi colonne di legno.
Quota di partenza: 1640 m, quota di arrivo: 2060 m, tempo di percorrenza: giornata intera.

I SEGRETI DEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO NELLA VALLE DI RHÊMES

 

Siamo spesso abituati a percorre sentieri conosciuti e maggiormente frequentati, che magari ci portano in alta quota nei pressi di qualche rifugio, per approfittare di un buon piatto di polenta. Se volessimo invec un giorno regalarci un momento magico ecco, questo è l’itinerario giusto, anche se non adatto a tutti.

In Valle di Rhêmes esistono dei luoghi dove il tempo sembra non esser passato mai, dove la storia ha scritto le sue vicissitudini e dove la natura ha disegnato le sue scenografie.

Partendo dalla frazione Carré, lasciando la macchina nel parcheggio dell’area pic-nic, si segue il segnavia al di là del ponte, sulla destra orografica della valle, segnato in giallo con il numero 8 - 8A verso il casotto dei Guardaparco, il Pechoud.

Questo sentiero è conosciuto da quelli del posto come il sentiero dei muli.

In effetti il fondo risulta molto omogeneo e lineare senza particolari salti o rocce da superare. La sua caratteristica principale, che non lo rende adatto a tutti, sono le due/tre rampe molto ripide nella prima sua parte, alternate a tratti in falso piano per rifiatare. Per il resto non presenta particolari difficoltà.

Per tutta la prima ora e mezza si attraversa un ripido bosco di Larici antichi alternato ad Abeti rossi con un ricco sottobosco popolato da Caprioli, Camosci e Scoiattoli rossi. Lungo tutto l’itinerario si incontrano diverse colonie di Formiche rosse organizzate in enormi formicai, importante segno di qualità del bosco. Grazie a questi, molte specie come il Fagiano di monte, scelgono questo habitat per far nascere e crescere le proprie nidiate, in quanto nella prima settimana di vita dei pulli, la dieta è quasi esclusivamente a base di Formiche rosse. Inoltre la parte superiore del bosco si apre in splendide radure, luoghi adatti per i famosi combattimenti amorosi primaverili di questi bellissimi galliformi.

Dopo diversi tornanti, arrivati quasi al confine del bosco con le praterie alpine, si incontra il sentiero di quota che dal casotto del Sort porta a Chaussettaz per proseguire verso la nostra destinazione. A questo bivio giriamo difatti a sinistra da dove non ci resta che proseguire con tutta calma su un sentiero leggermente in discesa fino a un grosso Pino cembro che si affaccia su un ripido canalone, dove bisogna fare molta attenzione nel camminare, in quanto molto esposto! Come diciamo noi in questo tratto è vietato cadere.

Ci separano solo 10 minuti di passeggiata dal casotto del Pechoud che, come buona abitudine di questi antichi punti di controllo, si fa vedere solo nel momento in cui si arriva. Questa stupenda antica costruzione di fine ‘800 è tra i due casotti delle Guardie del Re più antichi di tutto il Parco Nazionale del Gran Paradiso. La sua storia la si percepisce nel legno e nelle pietre che la costituiscono. Piccola ed essenziale, ancora oggi è utilizzata dai Guardaparco come casotto di sorveglianza.

Per rientrare al nostro punto di partenza possiamo ripercorrere i nostri passi sul sentiero di salita o scegliere quello che dal casotto scende direttamente alla frazione di Artalle.

Se si sceglie questa seconda opzione bisogna tenere conto che si affronta uno dei sentieri più ripidi della Regione, tutto fatto quasi esclusivamente da gradini. Questa risulta una soluzione sicuramente impegnativa ma allo stesso tempo molto rapida per rientrare.

Un ottimo motivo per percorrerlo è però che verso la fine, poco sopra Artalle, si attraversa una porzione di bosco con circa trenta Larici secolari segnalati come piante monumentali nel registro Regionale. Un angolo di Parco segreto e poco conosciuto ma ricco di un’energia antica e saggia che avvolge chiunque passi tra queste enormi colonne di legno.

Quota di partenza: 1640 m, quota di arrivo: 2060 m, tempo di percorrenza: giornata intera.

Info: info@percorsialpini.com

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 22591 - 23 Agosto 2018

 

 

Viaja a Italia con el chef Pedro Lambertini


Viaja a Italia con el chef Pedro Lambertini

 

 

14 AL 24 DE SEPTIEMBRE DE 2018 (9 NOCHES/10 DÍAS)
Queridos amigos,
A quienes ya han decidido acompañar en esta hermosa experiencia a nuestro querido chef Pedro Lambertini les garantizamos unos días espléndidos y unas noches inolvidables durante todo el recorrido.
Uno de los sitios que visitaremos, las colinas del vino y de las trufas de las zonas de Langhe-Roero y Monferrato (Región del Piemonte)  han sido reconocidas desde el año 2014 como Patrimonio de la Humanidad, por la belleza y el valor de sus tierras y paisajes vitivinícolas.
Las zonas de Langhe-Roero y Monferrato son renombradas por la excelencia de sus vinos, de sus trufas (blanca de Alba), sus avellanas, su comida tradicional casera (tallarines, antipastos).
 
El día 21 de septiembre visitaremos el castillo de GRINZANE CAVOUR, que fuera la casa del conde Camillo Benso y que actualmente es la sede de la Enoteca del Piamonte. Con sus habitaciones acondicionadas con muebles originales de época, el castillo alberga un restaurante, 1 estrella Michelin, a cargo del Chef Marc Lanteri, en donde disfrutaremos una magnífica cena con menú degustación.
El día 10 de junio pasado se llevó a cabo en este castillo el homenaje “Langhe-Roero e Monferrato: dialoghi del gusto nei paesaggi UNESCO”, evento que tuvo como invitado de excepción al chef Ferran Adrià, cuyo aporte a la civilidad de la mesa contemporánea ha sido una contribución extraordinaria de creatividad, técnica y ciencia alimentaria.
 
Te imaginas cenando con Pedro, en el restaurante del castillo, la noche del 21 de septiembre?
IMPERDONABLE NO ESTAR ALLI !!

Reserva tu lugar: sales1@mrtraveltours.com 
WhatsApp: +5491165017480
 

LE CUPOLE SOTTO IL CIELO DI FIRENZE

 

LE CUPOLE SOTTO IL CIELO DI FIRENZE
Un libro ed una mostra, con disegni originali di Roberto Corazzi, per “mappare” le cupole che
costellano la città del Giglio. L’appuntamento è oggi alle ore 15 quando l’Auditorium dell’Archivio di
Stato di Firenze ospiterà la presentazione del libro Roberto Corazzi: le cupole sotto il cielo di Firenze
(Angelo Pontecorboli Editore). Nel volume l’autore, architetto, professore ordinario alla Facoltà di
Architettura di Firenze e da anni impegnato nello studio e nella realizzazione di mostre, in particolare
sulla Cupola del Brunelleschi, ha raccolto e raggruppato, in base ai quartieri, le cupole emergenti nello
skyline di Firenze: si tratta del primo vero quadro completo delle Cupole in città, in un viaggio attraverso
90 opere architettoniche. A seguire sarà inaugurata anche una mostra sul tema, allestita fino al 30 giugno
all’Archivio di Stato (lunedì-venerdì ore 10-13 e 15-17; sabato 10-13) e che poi si trasferirà, a luglio nei
locali di Palazzo Coppini. L’esposizione raccoglie plastici e disegni del Duomo e di altre cupole. Inoltre,
con la fantasia dei bambini della Scuola di Infanzia Primaria Gianni Rodari di Cerbaia dell’Istituto Com-
prensivo di San Casciano Val di Pesa, classi 1A e 1B, sarà realizzata una mostra, a cura di Barbara
Corazzi, con gli elaborati dei bambini dedicati alle cupole. L’iniziativa realizzata in collaborazione con
l’Archivio di Stato di Firenze si aprirà con i saluti istituzionali della Direttrice dell’Archivio di Stato di
Firenze, del Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, della Presidente della V commissione
consiliare cultura e sport del Comune, del Direttore generale dell'Asl Toscana Centro. A seguire, gli in-
terventi di Luigi Dei Rettore dell'Università di Firenze, Arch. Francesco Gurrieri già Ordinario di Restau-
ro dei Monumenti dell'Università di Firenze, Luca Bagnoli Presidente dell'Opera di S. Maria del Fiore,
Mons. Timothy Verdon Direttore del Museo dell'Opera di S. Maria del Fiore, Arch. Renzo Funaro Presi-
dente dell'Opera del Tempio Ebraico di Firenze, Andrea Pessina Direttore della Soprintendenza ad arche-
ologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.
La cupola rappresenta il simbolo religioso e di conseguenza la volta celeste e cioè simbolo del Cielo,
sfera della storia, sede dell’asse del mondo e perfetta miniatura dell’Universo, nel suo ordine e nella sua
bellezza. A Firenze esistono numerose architetture che presentano vari tipi di cupola che possono essere
raggruppati in due tipi fondamentali: sistemi voltati emergenti nello skyline del panorama di Firenze e
sistemi voltati inseriti all’interno di varie architetture, siano esse chiese o edifici civili. La pubblicazione
tratta i sistemi voltati emergenti raggruppati secondo i vari quartieri di appartenenza.
La parte iniziale è tutta dedicata alla Cupola di S. Maria del Fiore e al Battistero di S. Giovanni, illustrate
con disegni e modellini del Prof. Corazzi. Ma tra le cupole figurano anche il Cappellone degli Spagnoli
del museo di S. Maria Novella perché nell’affresco è rappresentata la Cattedrale di S. Maria del Fiore
secondo il progetto di Arnolfo. Si ripercorre poi l’uso della “spina-pesce” nella Cappella Capponi in S.
Felicita dove già Vasari sosteneva che Brunelleschi aveva iniziato a sperimentare questa tecnica: nessun
indizio però lo confermava. La scoperta è avvenuta solo nel corso dell'ultimo restauro, conclusosi a mar-
zo 2018, che ha confermato che almeno una parte della cupola antica realizzata qui dal Brunelleschi fu
costruita con la sua celebre tecnica dei mattoni murati “a spina di pesce”, la stessa utilizzata per la realiz-
zazione della cupola del Duomo. E poi la cupola della Chiesa del Cestello, coronata da una lanterna
provvista di finestre e di una cupoletta, quella del cinema Odeon finemente decorata in vetro, e quella del
monastero di S. Teresa, non visibile dall'esterno, o la Tribuna Elci alla Biblioteca Laurenziana non visibi-
le invece dal basso. Si spazia poi dalla cupola della Cappella dei Principi in S. Lorenzo, decorata con
intarsi pregiati, per la cui realizzazione fu creato l’Opificio delle pietre dure.

LE CUPOLE SOTTO IL CIELO DI FIRENZE

 

Un libro ed una mostra, con disegni originali di Roberto Corazzi, per “mappare” le cupole che costellano la città del Giglio. L’appuntamento è oggi alle ore 15 quando l’Auditorium dell’Archivio di Stato di Firenze ospiterà la presentazione del libro Roberto Corazzi: le cupole sotto il cielo di Firenze (Angelo Pontecorboli Editore).

Cupola del Brunelleschi
Florence duomo fc10.jpg

Nel volume l’autore, architetto, professore ordinario alla Facoltà di Architettura di Firenze e da anni impegnato nello studio e nella realizzazione di mostre, in particolare sulla Cupola del Brunelleschi, ha raccolto e raggruppato, in base ai quartieri, le cupole emergenti nello skyline di Firenze: si tratta del primo vero quadro completo delle Cupole in città, in un viaggio attraverso 90 opere architettoniche. A seguire sarà inaugurata anche una mostra sul tema, allestita fino al 30 giugno all’Archivio di Stato (lunedì-venerdì ore 10-13 e 15-17; sabato 10-13) e che poi si trasferirà, a luglio nei locali di Palazzo Coppini. L’esposizione raccoglie plastici e disegni del Duomo e di altre cupole. Inoltre, con la fantasia dei bambini della Scuola di Infanzia Primaria Gianni Rodari di Cerbaia dell’Istituto Comprensivo di San Casciano Val di Pesa, classi 1A e 1B, sarà realizzata una mostra, a cura di Barbara Corazzi, con gli elaborati dei bambini dedicati alle cupole. L’iniziativa realizzata in collaborazione con l’Archivio di Stato di Firenze si aprirà con i saluti istituzionali della Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze, del Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, della Presidente della V commissione consiliare cultura e sport del Comune, del Direttore generale dell'Asl Toscana Centro. A seguire, gli interventi di Luigi Dei Rettore dell'Università di Firenze, Arch. Francesco Gurrieri già Ordinario di Restauro dei Monumenti dell'Università di Firenze, Luca Bagnoli Presidente dell'Opera di S. Maria del Fiore, Mons. Timothy Verdon Direttore del Museo dell'Opera di S. Maria del Fiore, Arch. Renzo Funaro Presidente dell'Opera del Tempio Ebraico di Firenze, Andrea Pessina Direttore della Soprintendenza ad archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato.

La cupola rappresenta il simbolo religioso e di conseguenza la volta celeste e cioè simbolo del Cielo, sfera della storia, sede dell’asse del mondo e perfetta miniatura dell’Universo, nel suo ordine e nella sua bellezza. A Firenze esistono numerose architetture che presentano vari tipi di cupola che possono essere raggruppati in due tipi fondamentali: sistemi voltati emergenti nello skyline del panorama di Firenze e sistemi voltati inseriti all’interno di varie architetture, siano esse chiese o edifici civili. La pubblicazione tratta i sistemi voltati emergenti raggruppati secondo i vari quartieri di appartenenza.

A monumental fachada de Santa Maria del Fiore

La parte iniziale è tutta dedicata alla Cupola di S. Maria del Fiore e al Battistero di S. Giovanni, illustrate con disegni e modellini del Prof. Corazzi. Ma tra le cupole figurano anche il Cappellone degli Spagnoli del museo di S. Maria Novella perché nell’affresco è rappresentata la Cattedrale di S. Maria del Fiore secondo il progetto di Arnolfo. Si ripercorre poi l’uso della “spina-pesce” nella Cappella Capponi in S.Felicita dove già Vasari sosteneva che Brunelleschi aveva iniziato a sperimentare questa tecnica: nessun indizio però lo confermava. La scoperta è avvenuta solo nel corso dell'ultimo restauro, conclusosi a marzo 2018, che ha confermato che almeno una parte della cupola antica realizzata qui dal Brunelleschi fu costruita con la sua celebre tecnica dei mattoni murati “a spina di pesce”, la stessa utilizzata per la realizzazione della cupola del Duomo. E poi la cupola della Chiesa del Cestello, coronata da una lanterna provvista di finestre e di una cupoletta, quella del cinema Odeon finemente decorata in vetro, e quella del monastero di S. Teresa, non visibile dall'esterno, o la Tribuna Elci alla Biblioteca Laurenziana non visibile invece dal basso. Si spazia poi dalla cupola della Cappella dei Principi in S. Lorenzo, decorata con intarsi pregiati, per la cui realizzazione fu creato l’Opificio delle pietre dure.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 22119 - 6 Giugno 2018

 

 

 

TOUR DOS QUEIJOS ITALIANO - ITALIA DO NORTE

TOUR DOS QUEIJOS ITALIANO - ITALIA DO NORTE

TOUR DOS QUEIJOS ITALIANO - ITALIA DO NORTE– de 24 setembro a 4 de outubro 2018

Esta primeira etapa acontecerá no outono italiano 2018, no norte da Itália nos Alpes de oeste a leste, com queijos típicos como Gorgonzola, Taleggio, Bettelmatt e Montasio entre os outros e na Pianura Padana o “rei dos queijos” o Parmigiano Reggiano e o típico Formaggio di fossa. Para harmonizar com estes queijos maravilhosos tomaremos vinhos especiais como: Nebbioli do Alto Piemonte, Gattinara, Franciacorta, vinhos friulanos incluso o “raro” Picolit, os treze melhores Amarone della Valpolicella, vinhos emilianos e romagnolos. Teremos como base dos nossos deslocamentos: encontro em Milano, Stresa no Lago Maggiore, Padova no Veneto e Bologna na Emilia Romagna, finalizando em Roma.

WhatApp: +55.61.999717349 – antonello@monardo.com.br

Scoperta vicino a Gerusalemme quella che potrebbe essere la città perduta di re Davide

 

Scoperta vicino a Gerusalemme quella che potrebbe essere la città perduta di re Davide

Pubblicato il 05/05/2018
Ultima modifica il 05/05/2018 alle ore 20:41
NOEMI PENNA

Esiste davvero la città perduta di re Davide? Gli archeologi sostengono di aver trovato vicino a Gerusalemme le rovine di un villaggio risalente al mille avanti Cristo che avrebbe legami con la storia biblica. 

Davide, re d'Israele, è una figura importante per tutte le religioni abramitiche: nell'ebraismo, da David della tribù di Giuda discende il Messia; nel cristianesimo è un antenato di Giuseppe, padre putativo di Gesù: nell'islamismo, invece, è considerato un profeta.  

 

 

Le sue vicende sono raccontate nel primo e nel secondo libro di Samuele, nel primo libro dei Re e nel primo libro delle Cronache. Ma anche se alcuni lo considerano una figura leggendaria paragonabile a re Artù, c'è chi sostiene di aver trovato dei plausibili legami alla storia raccontata nella Bibbia. 

 

Scoperta

Lo scavo, guidato da Avraham Faust della Bar-Ilan University, ha riportato alla luce a Tel Eton, nella Giudea Shefelah, non lontano da Lachish, un tumulo artificiale costituito su fondamenta antiche, ovvero quella che si pensa essere Eglon, la città appartenente alla tribù di Giuda citata nella sacre scritture. 

 

 

La datazione al radiocarbonio eseguita sulla pavimentazione e dei frammenti di fondamenta di un’abitazione dimostra che la città risale all’incirca allo stesso periodo in cui è vissuto re Davide.  

 

«Come gli stessi archeologi ammettono, non è la prova dell’esistenza di Davide. E’ la Bibbia ad attribuire a Davide e Salomone la formazione di un regno nella terra di Canaan, non l’archeologia», tiene a ricordare Francesca Stavrakopoulou dell’University of Exeter. Ma il professor Faust non ha dubbi sulle coincidenze evidenziate. «Fino a 25 anni fa nessuno dubitava che Davide fosse una figura storica». In ogni caso la scoperta ha portato alla luce quella che sembra essere una tipica casa israelita, comune nell’antico Israele ma rara altrove che «indicherebbe l’influenza del regno di Davide». 

 

 

Ora, «a meno che non si trovino iscrizioni e consistenti riferimenti a re Davide  risalenti al decimo secolo avanti Cristo, tutto questo rimarrà solo una leggenda». Ma la ricerca continua, così come gli scavi, che sono visitabili su appuntamento. 

 

In volo con il drone sul sito archeologico di Tel Eton

 

 

da: http://www.lastampa.it/2018/05/05/societa/scoperta-vicino-a-gerusalemme-quella-che-potrebbe-essere-la-citt-perduta-di-re-davide-uL5rPRjKPl5ILI5gHrPqTP/pagina.html

      

 

Concluso il focus su Monferrato e Bormida per gli Stati generali del Turismo

Concluso il focus su Monferrato e Bormida per gli Stati generali del Turismo

Categoria:TURISMO
Pubblicato:11/04/2018

Dai prodotti turistici da valorizzare ai mercati di riferimento, autenticità, outdoor ed enogastronomia sono stati i temi al centro dei tavoli di lavoro ad Asti dove si è conclusa la terza tappa degli Stati generali del Turismo per il Piemonte.

Al centro dell’attenzione i territori di Monferrato e Valle Bormida, con circa 80 tra operatori ed enti del territorio e con più di 150 partecipanti. Nel 2017 in questo territorio sono stati superati i 14 milioni e 900.000 pernottamenti con le presenze in crescita del 6,35%.

Gli Stati generali del Turismo sono un progetto dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte, realizzato da DMO Piemonte Marketing in partnership con BTO Educational e in collaborazione con CNA, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Uncem e Unioncamere.

Far emergere i caratteri di autenticità del territorio; sviluppare maggiormente la ricettività, attraverso forme sostenibili e poco impattanti (campeggio, albergo diffuso); lavorare allo sviluppo di alcuni settori caratterizzanti, come il cicloturismo in tutte le sue forme (dagli eventi per appassionati alle bici a pedalata assistita), ma anche il turismo equestre, il trekking e il golf, con un’attenzione particolare agli eventi diffusi, sul modello della recente manifestazione “La Dolce Valle” che si è svolta tra Asti e Alba; sviluppare il comparto turistico legato all’enogastronomia di qualità a partire dal patrimonio presente sul territorio, sia in termini di prodotti, come vini e formaggi sia di manifestazioni d’eccellenza: questi i principali argomenti discussi ai tavoli di lavoro. Inoltre, da parte degli operatori è emersa la richiesta di investimenti per la digitalizzazione, ma anche sulle infrastrutture di collegamento e per la manutenzione e fruibilità del territorio (sentieri, segnaletica, ecc) con un’attenzione particolare alla tutela del paesaggio.

Si è poi parlato dell’importanza di avere un soggetto che svolga un ruolo di governance territoriale locale sul turismo e che promuova percorsi di formazione e accompagnamento per gli operatori, nonché d’individuare mercati e target specifici, che comprendono gli appassionati sportivi, le famiglie e i senior e, infine sul versante dei mercati, svilupparne maggiormente di nuovi come gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia.

Questi territori hanno un forte potenziale turistico - dichiara Antonella Parigi, assessore regionale alla Cultura e al Turismo - Il settore può crescere se saprà rafforzare le reti di collaborazione e sviluppare progetti su area vasta, come già fatto sull’outdoor. Come Regione Piemonte siamo a disposizione ad ascoltare e supportare gli operatori, come stiamo già facendo con gli Stati generali del Turismo, e le iniziative che ci auguriamo arriveranno sempre più numerose. Siamo altresì a fianco degli operatori per far crescere insieme la consapevolezza sull’importanza del turismo per le nostre comunità”.

Il modello utilizzato nei tavoli di lavoro – noto con il nome di “Business Model Canvas” e in uso anche in altri ambiti imprenditoriali – ha permesso di individuare e discutere modelli di business innovativi utili alla crescita e allo sviluppo del turismo.
L’iniziativa ha ricevuto il plauso degli operatori, che hanno chiesto di poter proseguire tale confronto anche negli anni futuri con una programmazione pluriennale a regia regionale.

Dopo la tappa di Asti seguiranno cinque appuntamenti dedicati allo stato dell’arte del turismo in Piemonte, con e per i rappresentanti dei sistemi turistici locali, partendo dall’Atl di Novara. Nell’autunno è previsto inoltre un incontro finale a Torino per la presentazione del Piano strategico.

Tutte le informazioni sul sito www.piemonte-turismo.it

Donatella Actis

donatella.actis@regione.piemonte.it

    

da: http://www.regione.piemonte.it/pinforma/turismo/1959-concluso-il-focus-su-monferrato-e-bormida-per-gli-stati-generali-del-turismo.html

         

             

Torino con Langhe e Roero per un piano di promozione internazionale

Torino con Langhe e Roero per un piano di promozione internazionale

09/04/2018

Tra le prime iniziative del piano di promozione internazionale che Torino lancia con il territorio di Langa e Roero presentate in un incontro alle Ogr di Torino, la distribuzione di 12.000 copie della Guide Vert Weekend Michelin Turin Langhe in tutti i Paesi francofoni (Francia, Svizzera, Canada, Benelux) e nei punti vendita italiani serviti da Michelin, nelle librerie e nelle edicole. Oltre 10.000 brochure di promozione turistica sono poi state realizzate in italiano e in inglese. Un road show internazionale toccherà Stoccolma, San Pietroburgo, New York, Londra e Cannes.

Il progetto nasce a seguito del protocollo d’intesa siglato lo scorso aprile tra le città di Torino, Alba e Bra, le Atl Turismo Torino e Provincia e Langhe e Roero e la Regione Piemonte. L’obiettivo è quello di presentare i due territori come un’unica opportunità di viaggio sui mercati internazionali, promuovendo il brand turistico Torino e le Langhe al fine di incrementare i flussi turistici, alla volta di mercati strategici collegati direttamente con l’aereo o il treno, con una serie di azioni mirate.

Due proposte turistiche complementari: la cultura di Torino, le cantine delle Langhe, due territori vicini in crescita. La liaison tra Torino e le Langhe è un'opportunità di crescita del nostro territorio - ha dichiarato Antonella Parigi, assessora alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte, durante la conferenza stampa per presentare il piano promozionale.- Entrambi i territori vantano un patrimonio storico, culturale, ambientale e, non ultimo, enogastronomico di assoluta eccellenza da valorizzare e promuovere attraverso attività di promozione congiunta, in particolare in ambito internazionale. Questa importante alleanza ha il grande merito di riunire due tra i territori più attrattivi della nostra regione, che valgono, stando ai dati più recenti, circa la metà dei flussi turistici, nonché di andare nella direzione, da noi fortemente auspicata, di offrire un prodotto turistico integrato che aumenti la permanenza dei turisti sul nostro territorio. I dati del Piemonte dimostrano una crescita del turismo, ma dobbiamo migliorare la permanenza dei turisti e superare i confini amministrativi per creare nuove opportunità.”

Donatella Actis

donatella.actis@regione.piemonte.it

   

da: http://www.regione.piemonte.it/pinforma/turismo/1953-torino-con-langhe-e-roero-per-un-piano-di-promozione-internazionale.html

 

    

Dormire in una stanza di vetro a strapiombo sulla Valle Sacra del Perù

 

Dormire in una stanza di vetro a strapiombo sulla Valle Sacra del Perù

Pubblicato il 19/03/2018
Ultima modifica il 19/03/2018 alle ore 05:25
NOEMI PENNA

Dormire in una capsula di vetro totalmente trasparente, appesi a quattrocento metri d’altezza a strapiombo su una scogliera peruviana. È questa l’incredibile esperienza offerta da Skylodge Adventures nella Valle Sacra degli Incas, in Perù.  

 

Una esperienza solo per chi non soffre di vertigini e ha il fisico per scalare quattrocento metri di roccia in cordata. È questo l’unico modo che si ha per raggiungere le tre stanze, così come la sala lounge, in cambio di una vista spettacolare e di una prospettiva impossibile da apprezzare altrove

 

L’idea è quella di offrire agli ospiti - non più di dodici per notte - «un’esperienza unica che li ricolleghi alla natura o faccia capire loro cos’é davvero il lusso» ha detto la manager Natalia Rodriguez in una intervista rilasciata a Cnn Travel. 

 

 

Potremo definirla una delle esperienze di campeggio più insolite al mondo. Le suite sono state ideate da Natura Vive e studiate proprio come un bozzolo da cui è possibile ammirare appieno la natura circostante e riscoprire il proprio io selvaggio e avventuroso. 

 

Le stanze sono state create con una lega di alluminio utilizzata nello spazio, iperesistente agli agenti atmosferici. Un rifugio sicuro anche se totalmente trasparente, per vivere una notte in mezzo alle stelle, nel cuore di un territorio pieno di suggestioni e tesori, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. 

 

Trascorrere una notte non convenzionale in uno Skylodge costa 374 euro a notte. La si può vivere come una meta di arrivo o come una sosta prima di continuare la propria avventura verso Macchu Picchu. 

 

Il prezzo include il trasporto privato, tutte le attrezzature per scalare la parete e la guida, oltre ad una cena gourmet con bottiglia di vino e colazione con vista sulla valle sottostante. Per chi non se la sente di dormire «appeso», si può anche sostare nella lounge per un inconsueto pranzo con vista. 

 

 

«Avete mai voluto dormire in un nido del condor? Eccovi accontentati», si legge sulla pagina ufficiale dello Skylodge peruviano, oltre agli entusiasti commenti di chi c’è stato. 

 

«Una delle esperienze più incredibili della mia vita». «Questa è stata un’esperienza indimenticabile». «Ne è valsa la pena e lo rifarei subito». «Ero un po’ spaventato durante l’arrampicata. Ma una volta che siamo arrivati, è stato incredibile». E come non credergli. 

 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2018/03/19/societa/viaggi/mondo/dormire-in-una-stanza-di-vetro-a-strapiombo-sulla-valle-sacra-del-per-jz4s14fOi1FjZIwSaVfPKN/pagina.html

 

 

Nelle spettacolari grotte di ghiaccio dell’Isola degli Apostoli in cui nessuno può più entrare

 

Nelle spettacolari grotte di ghiaccio dell’Isola degli Apostoli in cui nessuno può più entrare

Pubblicato il 22/03/2018
Ultima modifica il 22/03/2018 alle ore 12:12
NOEMI PENNA

Un altro inverno senza grotte di ghiaccio. L'ultima volta che hanno aperto al pubblico era il 2014. Ma anche quest'anno nessuno potrà godere dell'incredibile spettacolo offerto dalle Mainland Caves di Apostle Island, nel Wisconsin, o anche solo raggiungerle senza camminare sotto le loro stupefacenti arcate di arenaria ricoperte di stalattiti di ghiaccio.  

 

 

A causa dei forti venti e delle temperature miti, lo strato di giacchio che permette di raggiungere queste spettacolari grotte in inverno si è frantumato. Accesso vietato, quindi: non sarebbe sicuro avventurarsi in questo angolo dell'Apostle Islands National Lakeshore, dove l'acqua incontra terra e cielo creando spettacolari insenature. 

 

 

Il ghiaccio delle Mainland Cave appare blu solo quando è sufficientemente consolidato: così denso che le bolle d'aria non permettono il passaggio della luce. Man mano che le bolle si disperdono, invece, il giaccio diventa brillante, diamantato, abbagliante. Ma oggi non è così. 

 

 

Il loro massimo splendore lo hanno vissuto nell'inverno fra il 2013 e il 2014. E' stato così freddo che uno spesso strato di ghiaccio si è formato da subito e non si è più sciolto sino a primavera, trasformando le grotte di Apostle Island in un paesaggio incantato che sembrava uscire dalle cronache di Narnia. 

 

 

M

Ma da allora decine di migliaia di visitatori hanno provato a raggiungerle in questi quattro anni ma hanno trovato sempre la strada chiusa. O meglio, sciolta. In questo periodo il ghiaccio non si è mai congelato abbastanza da permettere il passaggio a piedi. Il freddo di inizio dicembre aveva fatto ben sperare in una riapertura. Ma il vento ha soffiato via ogni speranza, lasciando a queste foto l'ultimo ricordo. 

 

 

Siamo lungo la sponda settentrionale del Lago Superiore, il più grande lago d'acqua dolce del pianeta. D'estate queste grotte si possono raggiungere facilmente con qualsiasi tipo di imbarcazione. D'inverno il piccolo arcipelago si unisce alla terraferma con uno strato di ghiaccio, che solo se supera un certo spessore può essere varcato.  

Prima del 2014, erano passati cinque anni dall'ultima apertura. Quindi la speranza è che l'anno prossimo il ciclo si ripeta, permettendo a tutti di accedere a questa incredibile meraviglia della natura. Ma non tutti sono così ottimisti: «Gli inverni sono sempre più miti e il giaccio non ce la fa a consolidarsi», spiega Julie Van Stappen dell'Apostle Islands National Lakeshore, e «le proiezioni climatiche ci dicono che il raggiungimento dello spessore minimo sarà sempre più raro». Un altro, inesorabile e irreversibile, «effetto indesiderato» del cambiamento climatico. 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2018/03/22/societa/viaggi/mondo/nelle-spettacolari-grotte-di-ghiaccio-dellisola-degli-apostoli-in-cui-nessuno-pu-pi-entrare-esgvV8vuuOckaG5ORgZClJ/pagina.html

 

 

Nel centro di Napoli sta per aprire una Pompei sotterranea

 

Nel centro di Napoli sta per aprire una Pompei sotterranea

Grazie ad un finanziamento da 30 milioni, tutti potranno ammirare i reperti archeologici ritrovati durante gli scavi della metropolitana Municipio

Una nuova Pompei in centro a Napoli che metterà in bella mostra i reperti archeologici ritrovati durante gli scavi per la realizzazione delle stazioni «Municipio» e «Duomo» della linea 1 della metropolitana. È questo il progetto che sta prendendo forma nel capoluogo partenopeo, grazie ad un finanziamento da 30 milioni di euro erogato dal Cipe. 

 

I soldi sono arrivati a dicembre e permetteranno ora di completare i lavori della stazione «Municipio» di Napoli, a pochi passi dal Maschio Angioino. Il cantiere, inaugurato nel 2000, ha subito ben 27 modifiche progettuali a causa dei numerosi ritrovamenti di rilevante importanza archeologica: da subito era stata prevista la valorizzazione e conservazione di una parte delle strutture antiche ritrovate durante gli scavi, e ora le gallerie diventeranno parte integrante della stazione della metro, accessibili con visite guidate dallo stesso atrio da cui si va ai treni. 

 

ANSA

 

Per la ricollocazione e valorizzazione di questi reperti archeologici, il nuovo sito archeologico si avvarrà di un team composto da grandi professionalità internazionali, coordinate dall’architetto portoghese Alvaro Siza, autore dell’intero progetto della stazione «Municipio» di Napoli. 

 

Stiamo parlando di «Un modello di integrazione tra l’utilità rappresentata dal trasporto pubblico e la bellezza del patrimonio archeologico che si sta riscoprendo in questi anni nel sottosuolo cittadino: una nuova Pompei che sta emergendo grazie ai lavori della Metropolitana», ha commentato Ennio Cascetta, presidente della Metropolitana di Napoli. 

 

ANSA

 

Queste foto sono state scattate durante la prima visita del cantiere museale: una vera macchina del tempo che metterà insieme archeologia, storia, architettura, arte contemporanea. I lavori che valorizzeranno i reperti archeologici trovati durante gli scavi della metropolitana saranno in mostra in una grande galleria sotterranea che collegherà, una volta terminata, la stazione della metropolitana con il porto di Napoli.  

 

ANSA

 

«Una grande opportunità di crescita - ha detto Cascetta - per il nostro territorio e di valorizzazione della città. Napoli sarà al centro dell’attenzione mondiale per quanto riguarda la promozione e gestione del patrimonio culturale che si integra alla più grande opera pubblica italiana».  

 

ANSA

  

 

da: http://www.lastampa.it/2018/03/10/societa/viaggi/italia/nel-centro-di-napoli-sta-per-aprire-una-pompei-sotterranea-4gI8cA85HohPTO8h5lDAHJ/pagina.html

 

 

VACANZA A COURMAYEUR, TRA SCI, TERME E GRANDE ALPINISMO

 

Adagiata in una incantevole conca ai piedi del Monte Bianco, Courmayeur 1.224 m., una delle più importanti stazioni
sciistiche europee ha anche una storia molto antica. Già intorno al I secolo a.c. la zona del Trou des Romaines era cono-
sciuta per lo sfruttamento della miniera di quarzo aurifero, intorno al 1337 i Conti di Savoia iniziano lo sfruttamento
della miniera di ferro in Val Ferret da cui il nome della valle. Ma sarà dalla seconda metà del XVII secolo, con l’inizio
dell'attività termale, che la località diventa celebre per le virtù curative delle sue sorgenti ferruginose e solfuree. Nasce
così il primo albergo su disposizione della Duchessa reggente, che decide di trasformare la torre dei La Court in Hotel
Union e successivamente la casa dei Carron in Hotel Ange, antesignani della qualificata offerta alberghiera odierna.
Per quasi 150 anni le terme costituirono la grande attrattiva dell'aristocrazia piemontese e savoiarda e Courmayeur sco-
prì così la sua vocazione turistica. Tuttora ci sono siti ideali per godersi una pausa rilassante dove rigenerarsi attraverso
trattamenti speciali a base di prodotti della tradizione valligiana, con miele, uva nera e mele renette, o per immergersi
nelle calde acque delle Terme di Pré St. Didier. Alla fine del secolo successivo, spinti da interessi naturalistici e
d’avventura, nuovi viaggiatori raggiunsero Courmayeur. L’8 agosto 1786 alle ore 18, Jacques Balmat e Michel-Gabriel
Paccard conquistano la vetta del Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa. Da allora fu un susseguirsi di imprese
coronate da successi ma anche da dolorose tragedie sugli straordinari percorsi di roccia e ghiaccio della montagna i
cui numeri più significativi possono essere sintetizzati in: 4.810 metri di altezza, 40 km di lunghezza, 40 cime che
superano i 4.000 m., 65 ghiacciai che occupano un’area di 165 km. L’Aiguille Noire de Peuterey3.772 m., l’Aiguille
Blanche de Peuterey 3.112 m., il Mont Maudit 4.465 m., l’Aiguille du Midi 3.842 m., il Dente del Gigante 4.013 m.
L'Ottocento vide crescere il numero degli auberges, sempre più confortevoli. Inoltre la frequentazione della Famiglia
Reale e degli esponenti della nobiltà e dell'alta borghesia resero Courmayeur la più rinomata stazione di soggiorno e di
cura del Regno d'Italia nonché centro alpinistico di fama internazionale. Nel 1850 nasce la prima società di Guide di
Alta Montagna e nel 1910 viene costituita la Società degli Sciatori. Sarà però solo nel secondo dopoguerra che grazie
alla costruzione dei primi impianti di risalita si trasforma da stazione esclusivamente mono-stagionale estiva anche in
un centro rinomato di sport invernali. Verso la metà del secolo furono infatti costruite le prime funivie e l'apertura del
traforo del Monte Bianco nel luglio 1965 ruppe il secolare isolamento in cui si trovava, il miglioramento del sistema
viario favorì lo sviluppo edilizio e la costruzione di nuovi impianti di risalita, fino a raggiungere l’attuale offerta di 100
km tra pista (39 km) e fuoripista. 18 impianti di risalita che collegano i due versanti dello Chécrouit e della Val Vény
dove la neve è garantita grazie all’innevamento artificiale che copre il 70% del comprensorio. Le tre diverse stazioni di
partenza: Courmayeur, Dolonne e Entrèves, conducono alle piste del Chécrouit, che in estate si trasformano in lunghe
discese verdi sulle quali fare trekking, prendere il sole o fermarsi a fare il bagno nella piscina alpina riscaldata più alta
d’Europa. Ma anche alla pista internazionale, nota come Bertolini, la Youla e la Gigante. Particolarmente apprezzato
dagli sciatori lo snowpark tra la pista del Colle e l’Aretù. Nei boschi, d'inverno regno indiscusso dei free rider, ci sono
un’infinità di sentieri e di percorsi, da fare anche in bicicletta o MTB, che conducono alle pendici delle vette più alte.
Le Funivie Monte Bianco invece portano, con un dislivello di 2000 metri in 20 minuti, direttamente nel cuore del
Massiccio del Monte Bianco, sulla magnifica terrazza del rifugio Torino da cui si può godere una vista a 360° su tutto
l’arco alpino: dalla cima del Bianco al Dente del Gigante, lo sguardo si perde tra seracchi e torri granitiche e all’oriz-
zonte i più celebri “4000” d’Europa: il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso. Nella ski area ci sono oltre
venti chalet che propongono un'ottima cucina. Ma Courmayeur è anche Val Vény, terreno ideale per escursioni estive o
per sciare d’inverno su piste e pendii free ride mozzafiato. Val Ferret, oltre 20 km di habitat ideale con golf, itinerari
naturalistici e per mountain bike e in inverno uno spettacolare anello di sci di fondo, piste per snowbike o ktrak-bike.
Val Sapin, poco sopra l’abitato del Villair, è uno degli luoghi più suggestivi. Vicino al Torrente dello Tsapy, si dirama-
no molti sentieri che portano sia in Val Ferret, attraverso il Mont de la Saxe, sia verso il Col Liconi e la Testa Bernarda.
L’enogastronomia di Courmayeur ha una ricca tradizione che ha saputo trasformare i semplici ingredienti di montagna
in sapori diversi. Tanti i prodotti tipici, dalla fontina al Blue d’Aoste, allo Chevrot du Mont Blanc alla brossa, o allo
yogurt artigianale prodotto con il latte degli alpeggi. Non possono mancare selvaggina e sughi di carne, formaggi e
polenta, sformati di patate, zuppe e affettati a base di Jambon del Bosses dop o l’ottimo Lardo di Arnad. Tra i primi
piatti le tipiche “seuppe” o le innumerevoli declinazioni della polenta, dalla “concia” alla “carbonade”.

VACANZA A COURMAYEUR, TRA SCI, TERME E GRANDE ALPINISMO

Resultado de imagem para courmayeur ski

Adagiata in una incantevole conca ai piedi del Monte Bianco, Courmayeur 1.224 m., una delle più importanti stazioni sciistiche europee ha anche una storia molto antica. Già intorno al I secolo a.c. la zona del Trou des Romaines era conosciuta per lo sfruttamento della miniera di quarzo aurifero, intorno al 1337 i Conti di Savoia iniziano lo sfruttamento della miniera di ferro in Val Ferret da cui il nome della valle. Ma sarà dalla seconda metà del XVII secolo, con l’inizio dell'attività termale, che la località diventa celebre per le virtù curative delle sue sorgenti ferruginose e solfuree. Nasce così il primo albergo su disposizione della Duchessa reggente, che decide di trasformare la torre dei La Court in Hotel Union e successivamente la casa dei Carron in Hotel Ange, antesignani della qualificata offerta alberghiera odierna.

Resultado de imagem para Terme di courmayeur

Per quasi 150 anni le terme costituirono la grande attrattiva dell'aristocrazia piemontese e savoiarda e Courmayeur scoprì così la sua vocazione turistica. Tuttora ci sono siti ideali per godersi una pausa rilassante dove rigenerarsi attraverso trattamenti speciali a base di prodotti della tradizione valligiana, con miele, uva nera e mele renette, o per immergersi 0nelle calde acque delle Terme di Pré St. Didier. Alla fine del secolo successivo, spinti da interessi naturalistici e d’avventura, nuovi viaggiatori raggiunsero Courmayeur. L’8 agosto 1786 alle ore 18, Jacques Balmat e Michel-Gabriel Paccard conquistano la vetta del Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa. Da allora fu un susseguirsi di imprese coronate da successi ma anche da dolorose tragedie sugli straordinari percorsi di roccia e ghiaccio della montagna i cui numeri più significativi possono essere sintetizzati in: 4.810 metri di altezza, 40 km di lunghezza, 40 cime che superano i 4.000 m., 65 ghiacciai che occupano un’area di 165 km. L’Aiguille Noire de Peuterey3.772 m., l’Aiguille Blanche de Peuterey 3.112 m., il Mont Maudit 4.465 m., l’Aiguille du Midi 3.842 m., il Dente del Gigante 4.013 m.

Resultado de imagem para Terme di courmayeur

L'Ottocento vide crescere il numero degli auberges, sempre più confortevoli. Inoltre la frequentazione della Famiglia Reale e degli esponenti della nobiltà e dell'alta borghesia resero Courmayeur la più rinomata stazione di soggiorno e di cura del Regno d'Italia nonché centro alpinistico di fama internazionale. Nel 1850 nasce la prima società di Guide di Alta Montagna e nel 1910 viene costituita la Società degli Sciatori. Sarà però solo nel secondo dopoguerra che grazie alla costruzione dei primi impianti di risalita si trasforma da stazione esclusivamente mono-stagionale estiva anche in un centro rinomato di sport invernali. Verso la metà del secolo furono infatti costruite le prime funivie e l'apertura del traforo del Monte Bianco nel luglio 1965 ruppe il secolare isolamento in cui si trovava, il miglioramento del sistema viario favorì lo sviluppo edilizio e la costruzione di nuovi impianti di risalita, fino a raggiungere l’attuale offerta di 100km tra pista (39 km) e fuoripista. 18 impianti di risalita che collegano i due versanti dello Chécrouit e della Val Vény dove la neve è garantita grazie all’innevamento artificiale che copre il 70% del comprensorio. Le tre diverse stazioni di partenza: Courmayeur, Dolonne e Entrèves, conducono alle piste del Chécrouit, che in estate si trasformano in lunghe discese verdi sulle quali fare trekking, prendere il sole o fermarsi a fare il bagno nella piscina alpina riscaldata più alta d’Europa. Ma anche alla pista internazionale, nota come Bertolini, la Youla e la Gigante. Particolarmente apprezzato dagli sciatori lo snowpark tra la pista del Colle e l’Aretù. Nei boschi, d'inverno regno indiscusso dei free rider, ci sono un’infinità di sentieri e di percorsi, da fare anche in bicicletta o MTB, che conducono alle pendici delle vette più alte.

Le Funivie Monte Bianco invece portano, con un dislivello di 2000 metri in 20 minuti, direttamente nel cuore del Massiccio del Monte Bianco, sulla magnifica terrazza del rifugio Torino da cui si può godere una vista a 360° su tutto l’arco alpino: dalla cima del Bianco al Dente del Gigante, lo sguardo si perde tra seracchi e torri granitiche e all’orizzonte i più celebri “4000” d’Europa: il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso. Nella ski area ci sono oltre venti chalet che propongono un'ottima cucina. Ma Courmayeur è anche Val Vény, terreno ideale per escursioni estive o per sciare d’inverno su piste e pendii free ride mozzafiato. Val Ferret, oltre 20 km di habitat ideale con golf, itinerari naturalistici e per mountain bike e in inverno uno spettacolare anello di sci di fondo, piste per snowbike o ktrak-bike.

Val Sapin, poco sopra l’abitato del Villair, è uno degli luoghi più suggestivi. Vicino al Torrente dello Tsapy, si dirama-no molti sentieri che portano sia in Val Ferret, attraverso il Mont de la Saxe, sia verso il Col Liconi e la Testa Bernarda.

L’enogastronomia di Courmayeur ha una ricca tradizione che ha saputo trasformare i semplici ingredienti di montagna in sapori diversi. Tanti i prodotti tipici, dalla fontina al Blue d’Aoste, allo Chevrot du Mont Blanc alla brossa, o allo yogurt artigianale prodotto con il latte degli alpeggi. Non possono mancare selvaggina e sughi di carne, formaggi e polenta, sformati di patate, zuppe e affettati a base di Jambon del Bosses dop o l’ottimo Lardo di Arnad. Tra i primi piatti le tipiche “seuppe” o le innumerevoli declinazioni della polenta, dalla “concia” alla “carbonade”.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 21430 - 11 Febbraio 2018

 

L’ITALIA CANDIDA LE ALPI DEL MEDITERRANEO A PATRIMONIO MONDIALE

E’ STATO CONSEGNATO IL DOSSIER ALL’UNESCO

L’ITALIA CANDIDA LE ALPI DEL MEDITERRANEO
A PATRIMONIO MONDIALE
L’Italia candida per il 2019 le Alpi
del Mediterraneo a Patrimonio Mon-
diale dell’Unesco. E’ stato consegna-
to il dossier al Ministero che ha
provveduto a inoltrarlo alla sede
mondiale Unesco a Parigi.
L’ufficializzazione della candidatura
è stata resa nota in occasione dell’in-
contro del consiglio direttivo della
Commissione Nazionale Italiana per
l’Unesco, presieduto da Franco Ber-
nabè. Si tratta di una candidatura
transnazionale che l’Italia avanza
anche per conto della Francia e del
Principato di Monaco.
Il sito “Alpi del Mediterraneo”, con
una superficie totale di 268.500 ettari tra terra (60%) e mare (40%), comprende porzioni significative
delle alte valli cuneesi tra Stura e Tanaro, dell’entroterra del Ponente ligure, del Mercantour e della Costa
Azzurra, oltre al vasto tratto di mare tra Nizza e Ventimiglia. Tutto il territorio interessato è posto all’in-
terno di parchi (Marittime, Marguareis, Alpi Liguri, Mercantour) o di Siti di Importanza Comunitaria.
Ben 79 i Comuni coinvolti, 28 dei quali in territorio italiano.
Al centro della candidatura c’è la storia geologica, e particolare importanza rivestono il massiccio cristal-
lino dell’Argentera (foto) ed il complesso carsico del Marguareis. Secondo quanto riportato nel comuni-
cato ufficiale della Commissione Unesco “Si tratta di un sistema geologico di grande importanza per lo
studio della geodinamica della Terra che, in uno spazio di appena 70 chilometri, collega il ghiacciaio
più meridionale delle Alpi agli abissi più profondi del Mediterraneo occidentale. Le Alpi del Mediterra-
neo sono l’unico sito conosciuto in cui sono visibili le testimonianze di tre cicli geodinamici successivi,
lungo un periodo di 400 milioni di anni. Il territorio del sito è particolarmente interessante dal punto di
vista della biodiversità, grazie alle caratteristiche geomorfologiche e climatiche legate al passaggio
rapido dall’ambiente alpino all’ambiente mediterraneo.”
Il dossier di candidatura consegnato al Ministero dell’Ambiente è stato inoltrato immediatamente alla
sede mondiale dell’Unesco a Parigi. A seguire ci saranno la visita di verifica, presumibilmente a fine
estate 2018, e quindi la valutazione definitiva. In caso di approvazione il sito “Alpi del Mediterraneo” nel
2019 andrà ad aggiungersi ai 53 siti italiani - numero record a livello mondiale - che già fanno parte del
Patrimonio dell’Umanità. Al momento, insieme a 48 siti culturali tra cui Venezia, Roma, Firenze, Pom-
pei, la Valle dei Templi, l’Italia può contare su soli cinque siti naturali: le Isole Eolie, Monte S. Giorgio,
le Dolomiti, il Monte Etna e le Antiche faggete primordiali dell’Appennino.

L’ITALIA CANDIDA LE ALPI DEL MEDITERRANEO A PATRIMONIO MONDIALE

 

L’Italia candida per il 2019 le Alpi del Mediterraneo a Patrimonio Mondiale dell’Unesco. E’ stato consegnato il dossier al Ministero che ha provveduto a inoltrarlo alla sede mondiale Unesco a Parigi.

L’ufficializzazione della candidatura è stata resa nota in occasione dell’incontro del consiglio direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, presieduto da Franco Bernabè. Si tratta di una candidatura transnazionale che l’Italia avanza anche per conto della Francia e del Principato di Monaco.

Il sito “Alpi del Mediterraneo”, con una superficie totale di 268.500 ettari tra terra (60%) e mare (40%), comprende porzioni significative delle alte valli cuneesi tra Stura e Tanaro, dell’entroterra del Ponente ligure, del Mercantour e della Costa Azzurra, oltre al vasto tratto di mare tra Nizza e Ventimiglia. Tutto il territorio interessato è posto all’interno di parchi (Marittime, Marguareis, Alpi Liguri, Mercantour) o di Siti di Importanza Comunitaria.

Ben 79 i Comuni coinvolti, 28 dei quali in territorio italiano.

Al centro della candidatura c’è la storia geologica, e particolare importanza rivestono il massiccio cristalino dell’Argentera (foto) ed il complesso carsico del Marguareis. Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale della Commissione Unesco “Si tratta di un sistema geologico di grande importanza per lo studio della geodinamica della Terra che, in uno spazio di appena 70 chilometri, collega il ghiacciaio più meridionale delle Alpi agli abissi più profondi del Mediterraneo occidentale. Le Alpi del Mediterraneo sono l’unico sito conosciuto in cui sono visibili le testimonianze di tre cicli geodinamici successivi, lungo un periodo di 400 milioni di anni. Il territorio del sito è particolarmente interessante dal punto di vista della biodiversità, grazie alle caratteristiche geomorfologiche e climatiche legate al passaggio rapido dall’ambiente alpino all’ambiente mediterraneo.”

Il dossier di candidatura consegnato al Ministero dell’Ambiente è stato inoltrato immediatamente alla sede mondiale dell’Unesco a Parigi. A seguire ci saranno la visita di verifica, presumibilmente a fine estate 2018, e quindi la valutazione definitiva. In caso di approvazione il sito “Alpi del Mediterraneo” nel 2019 andrà ad aggiungersi ai 53 siti italiani - numero record a livello mondiale - che già fanno parte del 

Patrimonio dell’Umanità. Al momento, insieme a 48 siti culturali tra cui Venezia, Roma, Firenze, Pompei, la Valle dei Templi, l’Italia può contare su soli cinque siti naturali: le Isole Eolie, Monte S. Giorgio, le Dolomiti, il Monte Etna e le Antiche faggete primordiali dell’Appennino.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 21379 - 3 Febbraio 2018

 

 

Alberobello, i misteriosi segni sul cono dei trulli

 

Alberobello, i misteriosi segni sul cono dei trulli

Cosa rende cosi speciali le abitazioni simbolo della località pugliese
Pubblicato il 09/02/2018
Ultima modifica il 09/02/2018 alle ore 05:00
FLAMINIA GIURATO (NEXTA)

Una delle località più note della Puglia è sicuramente Alberobello, inserita dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità grazie alla presenza dei suoi trulli, le celebri costruzioni coniche in pietra a secco. Ancora oggi alcuni trulli sono utilizzati come abitazioni e, soprattutto, costituiscono un geniale esempio di architettura spontanea. Passeggiare per il centro di Alberobello significa ammirare da vicino questi particolari edifici di forma piramidale che rendono la località unica al mondo. 

I Trulli di Alberobello La struttura interna dei trulli, anche se priva di sostegno e collegamento, non è affatto precaria ed anzi possiede una straordinaria capacità statica. Gli ambienti interni sono distribuiti introno al vano centrale e le spesse mura offrono un ottimale equilibrio termico perché trattengono calore in inverno e rilasciano fresco in estate. Guardando da fuori il tetto di un trullo si nota come sia composto da una sorta di cupola di lastre calcaree orizzontali, che sono posizionate in serie concentriche sempre più piccole: vengono chiamate chianche quelle all’interno e chiancarelle quelle all’esterno, più sottili. Dal tetto sporge un cornicione che veniva utilizzato per la raccolta delle acque piovane che confluivano in apposite cisterne. I trulli non sono antichissimi: quelli esistenti possono datarsi alla fine del XVII secolo. Quello che probabilmente desta più curiosità sono i segni dipinti sul frontale del cono, che si è scoperto essere simboli magici e propiziatori. La loro origine è varia: alcuni sono simboli cristiani, altri pagani, altri ancora sono legati all’alchimia e all’astrologia. Questa diversità deriva dal fatto che la popolazione dell’epoca raggruppava famiglie di origini e credenze diverse.

Tra i vari significati che si possono attribuire a questi simboli i più comuni sono quelli che servivano per proteggere la famiglia che abitava nel trullo dal malocchio, oppure venivano disegnati con l’intento di venerare qualche divinità propiziatoria prima di un buon raccolto e per trascorrere l’anno in serenità. Ci sono anche esempi dove si scorgono il candeliere ebraico, il simbolo del Sole-Cristo, il cuore trafitto di Maria, il simbolo di Giove, il simbolo del Toro o il simbolo di Venere. Molti di questi simboli sono ormai scomparsi. E molti altri con il passare del tempo hanno perso il loro significato e gli abitanti rimasti di vecchia data non ne hanno più memoria. Se ne contano circa 200 tutti differenti tra loro e, anche se appaiono piuttosto grossolani a causa della superficie del tetto e della non sempre specifica capacità decorativa dell’imbianchino, si possono  identificare per intuizione più che per la chiarezza del disegno.

©ISTOCKPHOTO

Trulli di Alberobello

 

da: http://www.lastampa.it/2018/02/09/societa/viaggi/italia/alberobello-i-misteriosi-segni-sul-cono-dei-trulli-VuhCGguj4XKdif40v05uKI/pagina.html

 

 

In Costa Rica c’è un azzurrissimo lago in grado di uccidere al primo sguardo

In Costa Rica c’è un azzurrissimo lago in grado di uccidere al primo sguardo

 

Pubblicato il 01/02/2018
Ultima modifica il 01/02/2018 alle ore 07:36
NOEMI PENNA

Bello quanto letale. Questo azzurrissimo lago non è nient'altro che il cratere del vulcano Poas, in Costa Rica: una delle pozze d'acqua più acide al mondo, ben superiore ad una batteria per auto, tanto che anche solo avvicinarsi potrebbe costarvi la vita. 

 

Con l'ultima eruzione dell'aprile dello scorso anno, il vulcano e il parco circostante sono stati chiusi a tempo indeterminato, con un perimetro di sicurezza di 2,5 chilometri attorno alla bellissima Laguna Caliente.  

 

Il vulcano Poas è uno stratovulcano attivo alto 2.788 metri e dal 1828 ad oggi è ««scoppiato»» 40 volte. Sulla sua sommità ci sono due laghi: il Botos riempie un cratere inattivo e la sua acqua è fredda e limpida; Laguna Caliente, invece, è un vero scherzo della natura. 

 

Il cratere del lago è largo 300 metri e profondo 30: il suo ph raggiunge addirittura lo zero mentre il fondo è ricoperto da uno strato di zolfo liquido, rendendolo inadatto alla vita. I gas acidi, evaporando, creano a loro volta piogge e nebbia acide, causando gravi danni agli ecosistemi circostanti oltre che irritazione agli occhi e ai polmoni anche a chi preferisce star ben lontano dalla sua riva. 

 

 

Questo vulcano costaricano è attivo quasi continuamente: ecco perché dalla Laguna Caliente spesso si alzano non solo nuvole di fumo ma veri e proprio geyser che sparano la sua acqua letale a centinaia di metri d'altezza. 

 

Sono queste condizioni ad aver reso arida la vetta della montagna, ricoperta in alcuni punti solo da una foresta quasi rachitica in cui riescono a sopravvivere solo piante e animali rari, dalle forme quasi impressionanti, che si sono adattate a quest'insolito, ed estremo, habitat. 

da: http://www.lastampa.it/2018/02/01/societa/viaggi/mondo/in-costa-rica-c-un-azzurrissimo-lago-in-grado-di-uccidere-al-primo-sguardo-ha0IlA1r6qjXbpxYIsJlDO/pagina.html

 

 

         

 

 

 

PARMA DA SCOPRIRE

 

PARMA DA SCOPRIRE
Nel cuore di Parma sorge un vero e proprio
gioiello del Rinascimento: la Basilica Magi-
strale di Santa Maria della Steccata.
L’edificio, proprietà dell’Ordine Costantinia-
no di S. Giorgio, ospita al suo interno il ciclo
di affreschi del Parmigianino rappresentante
la parabola delle Vergini Savie e delle Ver-
gini Folli: dopo la stipula del contratto nel
1531 che prevedeva la realizzazione sia del
catino absidale che del sottarco del presbite-
rio, i lavori si protrassero fino al 1539, quan-
do l’artista fu imprigionato per inadempien-
za al contratto e la pittura dell’abside fu
quindi affidata a Giulio Romano che fornì i
disegni del progetto decorativo posto poi in
opera da Michelangelo Anselmi.
Il Parmigianino diede comunque vita ad un capolavoro assoluto: le Vergini Sagge e le Vergini Stolte
sono affrescate in modo così prezioso nella loro intensa nitidezza cromatica, da sembrare gemme incasto-
nate tra i meravigliosi rosoni di rame dorato ideati dall’artista stesso, la cui lucentezza contrasta con la
potente immobilità delle figure-statue a monocromo che paiono volersi svincolare dalla nicchia in cui
Parmigianino le aveva dipinte. La ricchezza artistica e storica dell’Ordine Costantiniano ha permesso la
creazione di un singolare percorso museale costituito dal Sepolcreto dei Duchi Borbone e Farnese, rea-
lizzato per volere di Maria Luigia nel 1823; la Sagrestia Nobile, capolavoro seicentesco di ebanisteria in
cui sono conservati preziosissimi
argenti e paramenti sacri eccezio-
nalmente ricamati, la quadreria
ricca di dipinti tra il XVI - XVIII
sec. e una sala dedicata ad oggetti
e ricordi appartenuti alle famiglie
Borbone e Farnese con diverse
rarità: dai bozzetti per le divise
dei Cavalieri Costantiniani, alla
camicia di Re Luigi XVI indossa-
ta al patibolo ed in più stemmari,
acquerelli, decorazioni e memorie
storiche.
Orari: tutti i giorni ore 9.30-12 e
15.30-18, visite guidate alle ore
10, 11, 16, 17.

PARMA DA SCOPRIRE

 

Nel cuore di Parma sorge un vero e proprio gioiello del Rinascimento: la Basilica Magistrale di Santa Maria della Steccata.

L’edificio, proprietà dell’Ordine Costantinia no di S. Giorgio, ospita al suo interno il ciclo di affreschi del Parmigianino rappresentante la parabola delle Vergini Savie e delle Vergini Folli: dopo la stipula del contratto nel 1531 che prevedeva la realizzazione sia del catino absidale che del sottarco del presbiterio, i lavori si protrassero fino al 1539, quando l’artista fu imprigionato per inadempienza al contratto e la pittura dell’abside fu quindi affidata a Giulio Romano che fornì i disegni del progetto decorativo posto poi in opera da Michelangelo Anselmi.

Il Parmigianino diede comunque vita ad un capolavoro assoluto: le Vergini Sagge e le Vergini Stolte sono affrescate in modo così prezioso nella loro intensa nitidezza cromatica, da sembrare gemme incastonate tra i meravigliosi rosoni di rame dorato ideati dall’artista stesso, la cui lucentezza contrasta con la potente immobilità delle figure-statue a monocromo che paiono volersi svincolare dalla nicchia in cui Parmigianino le aveva dipinte. La ricchezza artistica e storica dell’Ordine Costantiniano ha permesso la creazione di un singolare percorso museale costituito dal Sepolcreto dei Duchi Borbone e Farnese, relizzato per volere di Maria Luigia nel 1823; la Sagrestia Nobile, capolavoro seicentesco di ebanisteria in cui sono conservati preziosissimi argenti e paramenti sacri eccezionalmente ricamati, la quadreria ricca di dipinti tra il XVI - XVIII sec. e una sala dedicata ad oggetti e ricordi appartenuti alle famiglie Borbone e Farnese con diverse rarità: dai bozzetti per le divise dei Cavalieri Costantiniani, alla camicia di Re Luigi XVI indossata al patibolo ed in più stemmari, acquerelli, decorazioni e memorie storiche.

Orari: tutti i giorni ore 9.30-12 e 15.30-18, visite guidate alle ore 10, 11, 16, 17.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 21377 - 2 Febbraio 2018

 

 

OSTIA ANTICA: RESTAURO DEGLI EDIFICI LUNGO IL DECUMANO

 

Un motivo in più per considerare indimenticabile la visita di Ostia Antica. Sono da oggi aperti al pubbli-
co 187 ambienti restaurati, posti sulla sinistra del Decumano, una tentazione per chi desideri immergersi
nella scoperta della vita quotidiana ad Ostia antica nel II secolo d.C. Gli edifici restaurati sono quelle che
accompagnano il visitatore appena superato l'ingresso antico di Porta Romana e si susseguono per un
terzo del Decumano, offrendo un avvicendarsi di monumenti pubblici e privati, terme, insulae e botteghe
commerciali. E’ il risultato di 4 anni di lavori che hanno risarcito i paramenti dei setti murari e ridato
vigore a strutture emerse dagli sterri dei primi del '900 e del 1939-40. Ogni ambiente è stato liberato dalla
vegetazione infestante e studiato per individuare lesioni, punti deboli e precedenti interventi di restauro.
Il Decumano, prolungando il percorso della via Ostiense, attraversava l'intera Ostia, per una lunghezza di
circa 2 chilometri. Si riaprono al pubblico 13mila metri quadrati di edifici restaurati.
Cinzia Morelli e Paola Germoni, archeologhe e responsabili dei lotti di cantiere, si sono avvalse della
collaborazione di un’equipe multi-disciplinare composta da archeologi, architetti, rilevatori, restauratori,
operai e giardinieri. Con i dati recuperati in archivio e l'osservazione dell'organismo edilizio sono state
redatte schede che hanno guidato l’intervento: le informazioni sintetizzate sulle ortofoto di ogni singola
parete hanno evidenziato i settori restaurati in passato, le lesioni recenti, le erosioni e le cause di indeboli-
mento da contrastare. In funzione dei restauri sono stati effettuati limitati interventi di scavo, mettendo in
vista piani pavimentali in sesquipedali ed in opera spicata nelle tabernae, in mosaico o in lastre di marmo
nell'impianto termale dell'Invidioso. In alcuni casi, all'interno degli ambienti, si sono evidenziati sistemi
fognari preesistenti all'impianto. Pur essendo impossibile lasciare in vista le strutture evidenziate gli
interventi hanno permesso comunque, attraverso la documentazione grafica e fotografica, di aggiungere
nuove acquisizioni a con-ferma che la realtà ostiense, ad un secolo circa dai primi scavi, è ancora ricca di
novità e ritrovamenti. A sinistra del Decumano si notano strutture possenti che si inoltrano nel terrapieno
e, dovessero rendersi disponibili risorse adeguate, suggeriscono la possibilità di svolgere ricerche strati-
grafiche destinate a raccogliere informazioni sulle fasi storiche di Ostia successive al II secolo.
Il lavoro di diserbo, restauro e studio è partito da Porta Romana. Si arriva alla prima traversa sul decuma-
no, detta via del Sabazeo e si incontrano 6 tabernae, ciascuna con un retrobottega, addossate ad un'area
interna non sterrata a causa dell'interruzione dei la-vori alla metà del XX secolo. Le botteghe possono
essere riconosciute dal visitatore grazie alla caratteristica soglia di travertino scanalato, atto a ospitare
pannelli mobili di chiusura per i locali commerciali affacciati sulla strada. Di fronte al Teatro ecco altre
12 tabernae, tutte visitabili, dietro le quali si sviluppano imponenti magazzini: gli Horrea dell'Artemide
che affiancano ad est gli enormi Horrea di Hortensius, ornata da oltre 50 colonne di tufo. Ancora qualche
passo e si giunge ad un probabile mausoleo di I sec. a.C. rispettato dalle strutture di un portico che ospita
sette tabernae. Proseguendo lungo il Decumano si raggiunge il Tempio Collegiale, eretto dai fabritignua-
rii (potenti imprenditori attivi nell' edilizia e nella cantieristica navale) sotto Commodo e dedicato all'Im-
peratore Pertinace, divinizzato dopo la morte nel 193 d.C. All'interno il visitatore trova resti del pavimen-
to marmoreo che decorava il vestibolo d'accesso e il cortile che circonda l'ara posta di fronte a una scali-
nata. Si arriva all'altezza della via degli Augustali, orientata obliquamente rispetto al Decumano come l e
strutture che vi si affacciano. Alcune botteghe circondano su due lati la sede degli Augustali, un'associa-
zione di liberti dedita al culto degli Imperatori. L'accesso alla sede conduce alla visita degli ambienti peri-
metrali e del giardino centrale che si svolge intorno a una vasca rettangolare, con lati corti semicircolari.

OSTIA ANTICA: RESTAURO DEGLI EDIFICI LUNGO IL DECUMANO

 

Un motivo in più per considerare indimenticabile la visita di Ostia Antica. Sono da oggi aperti al pubblico 187 ambienti restaurati, posti sulla sinistra del Decumano, una tentazione per chi desideri immergersi nella scoperta della vita quotidiana ad Ostia antica nel II secolo d.C. Gli edifici restaurati sono quelle che accompagnano il visitatore appena superato l'ingresso antico di Porta Romana e si susseguono per un terzo del Decumano, offrendo un avvicendarsi di monumenti pubblici e privati, terme, insulae e botteghe commerciali. E’ il risultato di 4 anni di lavori che hanno risarcito i paramenti dei setti murari e ridato vigore a strutture emerse dagli sterri dei primi del '900 e del 1939-40. Ogni ambiente è stato liberato dalla vegetazione infestante e studiato per individuare lesioni, punti deboli e precedenti interventi di restauro.

Il Decumano, prolungando il percorso della via Ostiense, attraversava l'intera Ostia, per una lunghezza di circa 2 chilometri. Si riaprono al pubblico 13mila metri quadrati di edifici restaurati.

Cinzia Morelli e Paola Germoni, archeologhe e responsabili dei lotti di cantiere, si sono avvalse della collaborazione di un’equipe multi-disciplinare composta da archeologi, architetti, rilevatori, restauratori, operai e giardinieri. Con i dati recuperati in archivio e l'osservazione dell'organismo edilizio sono state redatte schede che hanno guidato l’intervento: le informazioni sintetizzate sulle ortofoto di ogni singola parete hanno evidenziato i settori restaurati in passato, le lesioni recenti, le erosioni e le cause di indebolimento da contrastare. In funzione dei restauri sono stati effettuati limitati interventi di scavo, mettendo in vista piani pavimentali in sesquipedali ed in opera spicata nelle tabernae, in mosaico o in lastre di marmo nell'impianto termale dell'Invidioso. In alcuni casi, all'interno degli ambienti, si sono evidenziati sistemi fognari preesistenti all'impianto. Pur essendo impossibile lasciare in vista le strutture evidenziate gli interventi hanno permesso comunque, attraverso la documentazione grafica e fotografica, di aggiungere nuove acquisizioni a con-ferma che la realtà ostiense, ad un secolo circa dai primi scavi, è ancora ricca di novità e ritrovamenti. A sinistra del Decumano si notano strutture possenti che si inoltrano nel terrapieno e, dovessero rendersi disponibili risorse adeguate, suggeriscono la possibilità di svolgere ricerche stratigrafiche destinate a raccogliere informazioni sulle fasi storiche di Ostia successive al II secolo.

Visite guidate

Il lavoro di diserbo, restauro e studio è partito da Porta Romana. Si arriva alla prima traversa sul decumano, detta via del Sabazeo e si incontrano 6 tabernae, ciascuna con un retrobottega, addossate ad un'area interna non sterrata a causa dell'interruzione dei la-vori alla metà del XX secolo. Le botteghe possono essere riconosciute dal visitatore grazie alla caratteristica soglia di travertino scanalato, atto a ospitare pannelli mobili di chiusura per i locali commerciali affacciati sulla strada. Di fronte al Teatro ecco altre 12 tabernae, tutte visitabili, dietro le quali si sviluppano imponenti magazzini: gli Horrea dell'Artemide che affiancano ad est gli enormi Horrea di Hortensius, ornata da oltre 50 colonne di tufo. Ancora qualche passo e si giunge ad un probabile mausoleo di I sec. a.C. rispettato dalle strutture di un portico che ospita sette tabernae. Proseguendo lungo il Decumano si raggiunge il Tempio Collegiale, eretto dai fabritignuarii (potenti imprenditori attivi nell' edilizia e nella cantieristica navale) sotto Commodo e dedicato all'Imperatore Pertinace, divinizzato dopo la morte nel 193 d.C. All'interno il visitatore trova resti del pavimento marmoreo che decorava il vestibolo d'accesso e il cortile che circonda l'ara posta di fronte a una scalinata. Si arriva all'altezza della via degli Augustali, orientata obliquamente rispetto al Decumano come le strutture che vi si affacciano. Alcune botteghe circondano su due lati la sede degli Augustali, un'associazione di liberti dedita al culto degli Imperatori. L'accesso alla sede conduce alla visita degli ambienti perimetrali e del giardino centrale che si svolge intorno a una vasca rettangolare, con lati corti semicircolari.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20840 - 8 Novembre 2017

 

 

PROMENADE A BOLOGNA, LA NUOVA IDENTIT DEL TURISMO

 

PROMENADE A BOLOGNA, LA NUOVA IDENTITÀ DEL TURISMO
Una città che cambia passo sul turismo, allargando l’attenzione dal centro alla pianura e fino all’Appen-
nino e impostando una strategia per una crescita sostenibile e in equilibrio con le esigenze del territorio.
Bologna si racconta con una nuova, grande campagna dal nome “Promenade a Bologna”, articolata sia su
piattaforme digitali che su mezzi stampa tradizionali. A partire da un minisito dedicato che conterrà even-
ti, proposte e itinerari turistici per scoprire il territorio bolognese tra l’autunno e la primavera prossima.
Ma anche una imponente campagna social. Il racconto dell’autunno e inverno a Bologna non passa solo
dall’online ma anche da una pubblicazione cartacea stampata in oltre 1 milione di copie e distribuita su
tutto il territorio nazionale all’inizio di questo mese come allegato alle principali testate nazionali che rac-
conterà le proposte più interessanti per scoprire il territorio bolognese tra grandi mostre, nuove aperture
come quella di FICO/Eataly World fino alle straordinarie attrattive della Città Metropolitana (la Rocchet-
ta Mattei, Palazzo Rosso, Villa Smeraldi) ed i suoi itinerari (uno su tutte, la Via degli Dei).
“I risultati eccezionali che stiamo avendo per quanto riguarda l'incremento del turismo - afferma il Sinda-
co Virginio Merola - ci dicono che Bologna è scelta come meta, e non più vissuta come mero luogo di
passaggio. Questo avviene sempre di più grazie a una nuova identità che stiamo costruendo attorno alla
Cultura. Dobbiamo sapere consolidare questi risultati dando maggiori prospettive, per fare questo abbia-
mo bisogno da subito di ampliare l'offerta turistica, non solo al centro storico, ma alla Promenade del
nostro Appennino e della nostra pianura”. Aggiunge l'Assessore Matteo Lepore: “Bologna, a livello me-
tropolitano è un unico paesaggio naturale e culturale da un milione di abitanti, nel cuore dell'Italia, che va
dall'Appennino ai laghi, passando per la pianura, fino al centro storico. I turisti che vengono a Bologna
apprezzano la vivibilità della città, iniziano a rimanere più di due giorni all'interno di un giro più ampio
nel nostro Paese, del resto l'aeroporto e la stazione alta velocità ci permettono di essere una piattaforma di
atterraggio anche per i turisti stranieri. C'è inoltre una grande compatibilità tra il turismo che cerchiamo e
i cittadini bolognesi, vogliamo una città che mantenga i residenti e faccia vivere bene anche i visitatori
stranieri”. L'assessore alla Cultura Bruna Gambarelli conclude: “Tutte le azioni che stiamo mettendo in
campo puntano ad un obiettivo sostenibile e sono rivolte sia ai cittadini che ai turisti. Tutti possono gode-
re insieme della nostra offerta anche grazie a strumenti come questa pubblicazione dove trovano colloca-
zione sia le mostre temporanee che le collezioni permanenti dei musei, il nostro patrimonio che vogliamo
valorizzare”. Un cambiamento, quello raccontato dalla nuova campagna, che dà sostanza al cambio di
passo turistico della destinazione Città Metropolitana di Bologna, cresciuta nei primi otto mesi dell’anno
del 9,2% su base annua. La nuova strategia si articola su due grandi assi, l’allargamento del bacino di
interesse turistico e un approccio consapevole alla gestione dei flussi turistici in aumento. per valorizzare
la crescita turistica in ottica metropolitana evitando una possibile congestione del centro del capoluogo.
Alla crescita numerica dei visitatori si affianca anche un’evoluzione nella visione della destinazione, così
come emerge dalla nuova indagine City Branding 2017, l’analisi che ha coperto 64 mila conversazioni
online attingendo da diverse fonti per capire quali fossero i concetti maggiormente associati alla destina-
zione Bologna nei contenuti presenti online. I risultati restituiscono una visione della città amata dagli
stranieri, in particolare da tedeschi e cinesi, con portici e canali tra i soggetti più fotografati. E’ la cultura
l’argomento più discusso con il 22% dei post dedicati a mostre, università e musica. Anche i motori:
Ducati, Lamborghini, Maserati e Ferrari sono associati al territorio, così come Carpigiani e i suoi gelati.
La gastronomia è invece meno presente: solo il 4% delle conversazioni è dedicato al cibo.

PROMENADE A BOLOGNA, LA NUOVA IDENTITÀ DEL TURISMO

 

Una città che cambia passo sul turismo, allargando l’attenzione dal centro alla pianura e fino all’Appennino e impostando una strategia per una crescita sostenibile e in equilibrio con le esigenze del territorio.

Bologna si racconta con una nuova, grande campagna dal nome “Promenade a Bologna”, articolata sia su piattaforme digitali che su mezzi stampa tradizionali. A partire da un minisito dedicato che conterrà eventi, proposte e itinerari turistici per scoprire il territorio bolognese tra l’autunno e la primavera prossima.

Ma anche una imponente campagna social. Il racconto dell’autunno e inverno a Bologna non passa solo dall’online ma anche da una pubblicazione cartacea stampata in oltre 1 milione di copie e distribuita su tutto il territorio nazionale all’inizio di questo mese come allegato alle principali testate nazionali che racconterà le proposte più interessanti per scoprire il territorio bolognese tra grandi mostre, nuove aperture come quella di FICO/Eataly World fino alle straordinarie attrattive della Città Metropolitana (la Rocchetta Mattei, Palazzo Rosso, Villa Smeraldi) ed i suoi itinerari (uno su tutte, la Via degli Dei).

“I risultati eccezionali che stiamo avendo per quanto riguarda l'incremento del turismo - afferma il Sindaco Virginio Merola - ci dicono che Bologna è scelta come meta, e non più vissuta come mero luogo di passaggio. Questo avviene sempre di più grazie a una nuova identità che stiamo costruendo attorno alla Cultura. Dobbiamo sapere consolidare questi risultati dando maggiori prospettive, per fare questo abbiamo bisogno da subito di ampliare l'offerta turistica, non solo al centro storico, ma alla Promenade del nostro Appennino e della nostra pianura”. Aggiunge l'Assessore Matteo Lepore: “Bologna, a livello metropolitano è un unico paesaggio naturale e culturale da un milione di abitanti, nel cuore dell'Italia, che va dall'Appennino ai laghi, passando per la pianura, fino al centro storico. I turisti che vengono a Bologna apprezzano la vivibilità della città, iniziano a rimanere più di due giorni all'interno di un giro più ampio nel nostro Paese, del resto l'aeroporto e la stazione alta velocità ci permettono di essere una piattaforma di atterraggio anche per i turisti stranieri. C'è inoltre una grande compatibilità tra il turismo che cerchiamo e i cittadini bolognesi, vogliamo una città che mantenga i residenti e faccia vivere bene anche i visitatori stranieri”. L'assessore alla Cultura Bruna Gambarelli conclude: “Tutte le azioni che stiamo mettendo in campo puntano ad un obiettivo sostenibile e sono rivolte sia ai cittadini che ai turisti. Tutti possono godere insieme della nostra offerta anche grazie a strumenti come questa pubblicazione dove trovano collocazione sia le mostre temporanee che le collezioni permanenti dei musei, il nostro patrimonio che vogliamo valorizzare”. Un cambiamento, quello raccontato dalla nuova campagna, che dà sostanza al cambio di passo turistico della destinazione Città Metropolitana di Bologna, cresciuta nei primi otto mesi dell’anno del 9,2% su base annua. La nuova strategia si articola su due grandi assi, l’allargamento del bacino di nteresse turistico e un approccio consapevole alla gestione dei flussi turistici in aumento. per valorizzare la crescita turistica in ottica metropolitana evitando una possibile congestione del centro del capoluogo.

Alla crescita numerica dei visitatori si affianca anche un’evoluzione nella visione della destinazione, così come emerge dalla nuova indagine City Branding 2017, l’analisi che ha coperto 64 mila conversazioni online attingendo da diverse fonti per capire quali fossero i concetti maggiormente associati alla destinazione Bologna nei contenuti presenti online. I risultati restituiscono una visione della città amata dagli stranieri, in particolare da tedeschi e cinesi, con portici e canali tra i soggetti più fotografati. E’ la cultura l’argomento più discusso con il 22% dei post dedicati a mostre, università e musica. Anche i motori: Ducati, Lamborghini, Maserati e Ferrari sono associati al territorio, così come Carpigiani e i suoi gelati.

La gastronomia è invece meno presente: solo il 4% delle conversazioni è dedicato al cibo.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa © Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04 n. 20818 - 5 Novembre 2017

 

 

Giornate Europee del Patrimonio a Oropa

Domenica 24 Settembre

Giornate Europee del Patrimonio a Oropa

DOMENICA 24 SETTEMBRE
TESORI DI CHARTA E DI NATURA
Alla scoperta degli Erbari della Biblioteca Storica di Oropa

Le Giornate Europee del Patrimonio sono un’occasione unica per scoprire con la guida dell’archivista e del direttore del Giardino Botanico i tesori nascosti e le collezioni naturalistiche della biblioteca del Santuario di Oropa.
 
Domenica 24 Settembre ore 11 e ore 16
Visita alla Biblioteca Storica
Tra le collezioni naturalistiche di Oropa, conservate dal Centro Studi del Giardino Botanico, è presente un erbario storico di estrema importanza per la biodiversità della Valle Oropa, in questa occasione reso eccezionalmente accessibile al pubblico. Tra i volumi di maggior rilievo sul tema, la biblioteca di Oropa conserva i due volumi della Flora pedemontana di Antonio Maurizio Zumaglini (1849-1864), la Flora estiva dei Monti d'Oropa (1906) in cui il Padre Barnabita Giuseppe Pellanda pubblicava un inventario molto ricco della flora dell’area. Questi studi diedero il via a un ulteriore progetto di esplorazione floristica e fitogeografica, iniziato da Oreste Mattirolo che culminò successivamente nell’Erbario Flora Montis Oropae
Domenica 24 Settembre ore 14.30
Passeggiata guidata
alla scoperta delle caratteristiche naturalistiche della conca di Oropa
Ritrovo alla fontana "Burnel". Non serve prenotazione
Contributo di partecipazione: Euro 5
Informazioni: Santuario di Oropa
Via Santuario di Oropa 480 - Biella
Tel. 015 25551200 info@santuariodioropa.it
La Biblioteca Storica di Oropa
Flora Montis Oropae

 

SALONE MONDIALE DEL TURISMO DELLE CITT E SITI PATRIMONIO UNESCO

 

 

SALONE MONDIALE DEL TURISMO
DELLE CITTÀ E SITI PATRIMONIO UNESCO
Il Complesso museale di S. Maria della Scala a Siena ospiterà, dal 22 al
24 settembre, il WTE 2017, World Tourism Event, ovvero il Salone
mondiale del Turismo delle città e siti Patrimonio Unesco. L'evento è
organizzato con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per
l'Unesco, del MIBACT, dell'Associazione Beni Italiani Patrimonio
Mondiale Unesco, della Regione Toscana, del Comune di Siena e con il
supporto di Enit e di Toscana Promozione Turistica.
La Toscana possiede sette siti Unesco (quattro dei quali in provincia di
Siena) e l'appuntamento è un motivo di orgoglio per Siena e per la To-
scana, un momento di riflessione sul valore culturale e sul messaggio
trasmesso dai siti Unesco e su questo riflettere per costruire politiche di
valorizzazione. L'azione della Toscana è stata costruita per valorizzare
l'offerta turistica con un'idea di fondo: qualificarla rispetto alla qualità.
In Toscana ci sono tante eccellenze che si connotano per la bellezza
paesaggistica: terme, montagna, costa, neve. Ma l'offerta culturale resta
quella predominante ed è quella che spinge tanti visitatori a venire. Le
comunità locali e le loro tradizioni rappresentano un elemento essenzia-
le per tramandare un modo di vivere, un’identità.
Il boom di presenze turistiche degli ultimi due anni ha costretto chi am-
ministra a rivedere politiche e scelte. Adesso ci sono strutture che non
sono in grado di restare chiuse per qualche giorno, per portare a termine
lavori di ristrutturazione e manutenzione, perché sempre occupate. Per
ovviare a questa nuova fase ed alleggerire il peso su alcune realtà,
specie le città d'arte, la soluzione va costruita trovando motivazioni per
indurre il visitatore a vivere determinate suggestioni ed esperienze che
determinati luoghi sono in grado di offrire.
Il WTE di Siena sarà anche l'occasione per lanciare altre candidature a
sito Unesco, come ad esempio la Via Francigena che però ha un ambito
transnazionale. E per avere questo riconoscimento occorrerà costruire
una candidatura che abbia spessore internazionale. Oppure la Villa del-
l'Ambrogiana, l'ex Opg di Montelupo Fiorentino recentemente riaperto.
Villa medicea che però, non essendo disponibile ed accessibile fino a
poco fa, non è sito Unesco al pari delle dodici ville e due giardini medi-
cei toscani. Per questa struttura si apre adesso un percorso di recupero,
sistemazione e valorizzazione che impegnerà per diversi anni. Il Dema-
nio ha aperto un concorso di idee per il suo pieno recupero ed utilizzo.

SALONE MONDIALE DEL TURISMO DELLE CITTÀ E SITI PATRIMONIO UNESCO

Il Complesso museale di S. Maria della Scala a Siena ospiterà, dal 22 al 24 settembre, il WTE 2017, World Tourism Event, ovvero il Salone mondiale del Turismo delle città e siti Patrimonio Unesco. L'evento è organizzato con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco, del MIBACT, dell'Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco, della Regione Toscana, del Comune di Siena e con il supporto di Enit e di Toscana Promozione Turistica.

La Toscana possiede sette siti Unesco (quattro dei quali in provincia di Siena) e l'appuntamento è un motivo di orgoglio per Siena e per la Toscana, un momento di riflessione sul valore culturale e sul messaggio trasmesso dai siti Unesco e su questo riflettere per costruire politiche di valorizzazione. L'azione della Toscana è stata costruita per valorizzare l'offerta turistica con un'idea di fondo: qualificarla rispetto alla qualità.

In Toscana ci sono tante eccellenze che si connotano per la bellezza paesaggistica: terme, montagna, costa, neve. Ma l'offerta culturale resta quella predominante ed è quella che spinge tanti visitatori a venire. Le comunità locali e le loro tradizioni rappresentano un elemento essenziale per tramandare un modo di vivere, un’identità

Il boom di presenze turistiche degli ultimi due anni ha costretto chi amministra a rivedere politiche e scelte. Adesso ci sono strutture che non sono in grado di restare chiuse per qualche giorno, per portare a termine lavori di ristrutturazione e manutenzione, perché sempre occupate. Per ovviare a questa nuova fase ed alleggerire il peso su alcune realtà, specie le città d'arte, la soluzione va costruita trovando motivazioni per indurre il visitatore a vivere determinate suggestioni ed esperienze che determinati luoghi sono in grado di offrire.

Il WTE di Siena sarà anche l'occasione per lanciare altre candidature a sito Unesco, come ad esempio la Via Francigena che però ha un ambito transnazionale. E per avere questo riconoscimento occorrerà costruire una candidatura che abbia spessore internazionale. Oppure la Villa dell'Ambrogiana, l'ex Opg di Montelupo Fiorentino recentemente riaperto.

Villa medicea che però, non essendo disponibile ed accessibile fino a poco fa, non è sito Unesco al pari delle dodici ville e due giardini medicei toscani. Per questa struttura si apre adesso un percorso di recupero, sistemazione e valorizzazione che impegnerà per diversi anni. Il Demanio ha aperto un concorso di idee per il suo pieno recupero ed utilizzo.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20476 - 17 Settembre 2017

 

 

Viagem nos TOP da Italia eno-gastronomica - outubro 2017


Viagem nos TOP da Italia eno-gastronomica - outubro 2017  

A viagem do próximo outubro 2017 acontecerá entre as datas 11 e 23. Iniciando em Roma e finalizando em Milão. Incluirá territórios evinhos como: Barolo (Piemonte), Amarone della Valpolicella (Veneto), Brunello di Montalcino (Toscana), visita a vinícola Berlucchi em Franciacorta (Lombardia) e as Cantine Ferrari em Trento (Trentino Alto Adige). Na gastronomia, entre os outros, o Tartufo de Alba (Piemonte), de San Miniato (Toscana) e de Gubbio (Umbria). A Festa do Chocolate na Eurochocolate de Perugia (Umbria).

Visita em “primeira mão” F.I.CO (Fabrica Italiana Contadina) Eataly World em Bologna. Trata-se de um “parque alimentar” aonde a comida e contada do nascimento até a finalização, passando da sua transformação. Uma espécie de “paraiso dos gourmets dedicado a celebração da biodiversidade italiana”http://eatalyworld.it 

Antonello Monardo

 

www.parlandoitaliano.com.br

Cel. +55.61.99971.7349

Escr. +55.61.3425.3566

 

 

Vicino a Buffalo c' una miracolosa fiamma che arde dietro a una cascata

 

Vicino a Buffalo c'è una miracolosa fiamma che

arde dietro a una cascata

 

Pubblicato il 21/08/2017
Ultima modifica il 21/08/2017 alle ore 12:56
NOEMI PENNA

Una fiamma eterna nel cuore di una cascata. Nella riserva naturale di Chestnut Ridge County Park, a sud di Buffalo, c'è un grotta dietro ad una cascata in cui arde una fiammella creatasi spontaneamente dal sottosuolo.  

 

Potrebbe sembrare un incantesimo. Ma l'Eternal Flame si mantiene viva grazie alla costante quantità di metano, etano e propano che fuoriesce da una sacca presente nel terreno sottostante, a 400 metri di profondità. Leggenda narra che venne accesa per la prima volta dai nativi americani. E ancora oggi continui a bruciare preservando lo spirito indiano, regalando un fenomeno reso ancora più magico dalla posizione in cui si trova. 

 

 

Acqua e fuoco s'incrociano senza compromettersi l'un l'altro, offrendo uno spettacolo della natura che non s'interrompe neanche in inverno, quando la cascata si ghiaccia. La fiamma rimane lì, nel suo scrigno di pietra.  

 

 

Sono migliaia le fiamme che bruciano in modo costante nel molto, senza mai esaurirsi. Ma nessun'altra si trova «dentro» ad una cascata. Il fenomeno è stato a lungo studiato - anche dai ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano - a partire dalla particolarità della temperatura delle rocce da cui fuoriesce il fuoco, mai incandescenti come invece si potrebbe pensare. 

 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2017/08/21/societa/viaggi/mondo/vicino-a-buffalo-c-una-miracolosa-fiamma-che-arde-dietro-a-una-cascata-WQCFA9gGXiw7vp5Pkw5ufK/pagina.html

   

 

 

Bella, piccola e sempre affollata, in Sardegna la prima spiaggia a numero chiuso

Bella, piccola e sempre affollata, in Sardegna la prima spiaggia a numero chiuso

A Cala Biriola i controlli sono rigidi: i bagnanti si contano allo sbarco. Il sindaco: “Necessario per fermare l’assalto alla nostra perla”

300 il limite massimo di persone imposto dalle nuove regole stabilite dal Comune di Baunei

Pubblicato il 17/08/2017
Ultima modifica il 17/08/2017 alle ore 14:13

 

NICOLA PINNA

INVIATO A BAUNEI (NUORO)

Francesco e Antonella arrivano due minuti in ritardo. La spiaggia è già piena: i trecento fortunati di oggi sono arrivati prima del solito. Tra i turisti si è sparsa subito la voce: alle 10,30 del mattino Cala Biriola è già piena. Gli operatori che controllano l’ingresso sono inflessibili: il limite imposto dal sindaco non si può sforare. Francesco e Antonella reagiscono con fair-play e rimettono in moto il loro gommone: «Anche ieri ci abbiamo tentato inutilmente. Ma non ci scoraggiamo. Torneremo domani. Ora sfrutteremo la giornata in un’altra delle calette di questa straordinaria costa».  

 

Nell’estate dei “cafoni” la spiaggia a numero chiuso è una necessità

 

 

Cala Biriola è una delle perle del gioiello costiero della Sardegna orientale. È lontano dalle grandi rotte turistiche, ma non è un luogo sconosciuto. Godersi questo spettacolo della natura non è semplice: da qui la strada asfaltata è lontana più di un’ora. Per arrivare a piedi si deve partire dal cuore del Supramonte, attraversando un sentiero di lecci e ginepri. È quasi un’impresa da super sportivi, eppure il viavai è continuo. L’alternativa è quella di sbarcare col gommone o di farsi accompagnare dai tanti barconi che salpano di continuo dal porto di Cala Gonone o da quello di Santa Maria Navarrese. Detto così sembra un angolo di paradiso non alla portata degli umani. E invece c’è sempre traffico. Anzi, ingorgo. «Per questo abbiamo deciso di limitare gli accessi – dice il sindaco di Baunei, Salvatore Corrias – I sindaci della Liguria hanno tentato istituire il numero chiuso nelle loro spiagge per gli ingorghi di autobus ai caselli autostradali. Qui la musica è più o meno la stessa, anche al mare non si arriva dall’autostrada. Anche qui c’è sempre l’ingorgo, ma in mare: troppe barche e troppa gente. C’è anche un problema di sicurezza». 

 

 

Cala Biriola è una lingua di spiaggia bianchissima. Milioni di perline bianche e luccicanti che separano il mare cristallino da una scogliera che a guardarla vengono i capogiri. Nella costa orientale della Sardegna la montagna si affaccia sul Mar Tirreno e Cala Biriola è uno dei luoghi sacri in cui si celebra l’abbraccio dolce tra il mare e la terra. È l’unica spiaggia a numero chiuso d’Italia, dopo l’alt del prefetto ai sindaci della riviera ligure. Non lontano da qui c’è un’altra area con accesso limitato: è l’oasi di Biderosa, dove però il limite riguarda le auto. «Lo spazio, come vedete, è ridotto, ma in certi giorni qui sono arrivate 1500 persone – puntualizza il sindaco – La situazione rischiava di degenerare. Cosa accade se la spiaggia è affollata e dalla scogliera viene giù un masso, anche piccolo? Tra l’altro c’è anche un problema ambientale: questo è un ecosistema molto delicato, è un sito di interesse comunitario e anche per questo abbiamo stabilito il numero chiuso». 

 

Per evitare l’ingorgo il Comune e gli operatori turistici hanno provato a studiare le fasce orarie per accompagnare i turisti fin qui, ma gli escursionisti che arrivano per conto proprio sfuggono all’organizzazione. Giovanni, Angela e i loro figli stamattina sono entrati per ultimi: «È stato come tagliare il traguardo alla maratona – raccontano – Da anni sognavamo di venire in questa spiaggia. Avevamo visto le foto su Internet e così abbiamo deciso di organizzare l’escursione. Siamo partiti presto dalla provincia di Cagliari ma non sapevamo che era stato istituito il numero chiuso. Riuscire a entrare è stato quasi un miracolo, ci dispiace per gli altri che sono stati costretti ad andar via». 

 

Mauro Moro e Sergio Porcu sono i due operatori che oggi devono controllare gli sbarchi e anche il sentiero che arriva dal cuore della montagna. «Nessuno protesta perché tutti hanno capito che il numero chiuso ha la finalità precisa di tutelare questo patrimonio – raccontano – Non ci limitiamo a contare tutti quelli che arrivano, sia via mare che via terra, noi spieghiamo quali sono le regole da rispettare e anche le ragioni per le quali è necessario limitare gli accessi. I barconi hanno modificato le tappe e gli orari delle loro gite e così riusciamo a rispettare il limite massimo imposto dall’ordinanza. Per i trecento che ogni giorno possono entrare qui direi che è davvero un bel privilegio». 

 

da: http://www.lastampa.it/2017/08/17/italia/cronache/bella-piccola-e-sempre-affollata-in-sardegna-la-prima-spiaggia-a-numero-chiuso-yNZaW1iHJLB45Bl3KW3sDO/pagina.html

                 

 

Piemonte a regio favorita do turismo italiano

Piemonte é a região favorita do turismo italiano

Ansa

06.04.17 - 10h50

 

TURIM, 06 ABR (ANSA) – A região de Piemonte está entre os locais turísticos preferidos pelos italianos, segundo dados divulgados pelo Observatório Turístico Regional que foram apresentados nesta quarta-feira (5) no Circolo dei Lettori, em Turim.   

O levantamento registrou aumento de 2,6% de desembarques de turistas em Piemonte, o que em números representa 4,8 milhões de pessoas. Com isso, a região bateu seu próprio recorde anterior, de 2015, devido aos eventos da Expo Milão e à Exposição do Santo Sudário em Turim.   

No entanto, o número de chegadas internacionais teve leve queda e fechou em 1,8 milhão. Mesmo assim, este foi o segundo melhor resultado da região nos últimos 10 anos.   

Graças à gastronomia e ao reconhecimento das paisagens vinícolas de Langhe-Roero e Monferrato como Patrimônio Mundial pela Unesco, o número de pernoites em hoteis locais chegou aos 14 milhões apenas em 2016.   

Os resultados foram significativos para o presidente da Região de Piemonte, Sergio Chiamparino, que afirmou, durante a apresentação dos resultados, que “a tendência dos números é que eles cresçam e se consolidem”. “O turismo não é mais um elemento ‘spot’ da nossa realidade, ligado apenas a grandes eventos”, destacou Chiamparino. O setor representa 7,4% do PIB regional e, segundo Maria Elena Rossi, diretora geral de desenvolvimento turístico em Piemonte, o objetivo é chegar aos 10% nos próximos três anos. “Creio que as residências da Casa de Savoia podem e devem ainda fazer muito. Creio também que o Bocuse d’Or, mais prestigioso prêmio internacional da alta cozinha, que acontecerá em 2018 em Turim, possa tornar tornar isso permanente”, acrescentou Rossi.   

Ela ainda anunciou um novo aplicativo para quem deseja conhecer as maravilhas gastronômicas da região das trufas brancas, o “Visit Piemonte”. Além disso, um acordo para promover a cidade será assinado na próxima semana. (ANSA)

 

da: http://istoe.com.br/piemonte-e-a-regiao-favorita-do-turismo-italiano/

 

 

 

IL CAMMINO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA

IL CAMMINO DI SANTIAGO DE COMPOSTELA 

Moltissimi ne hanno sentito parlare, non tutti sanno con precisione di cosa si tratta, ancora meno (ma non così pochi) sono
quelli che hanno fatto questa esperienza. Da circa un millennio, il Cammino di Santiago attrae migliaia di persone da tutto
il mondo e ha ispirato film ed opere letterarie. Nata come pellegrinaggio, oggi la via che porta alle reliquie dell’apostolo
San Giacomo, patrono di Spagna, viene percorsa da tanta gente con le più disparate motivazioni: se per molti è ancora un
pellegrinaggio religioso, altri loro lo vivono come un’esperienza di trekking, volta a sfidare la propria resistenza fisica. Per
altri ancora è un modo per scaricare lo stress metropolitano, percorrendo migliaia di chilometri in mezzo a una natura rigo-
gliosa e incontaminata. Per chiunque, tuttavia, è più o meno esplicita una motivazione spirituale: mettersi in marcia verso
una meta è un modo come un altro per mettersi alla ricerca di se stessi e, in modo più o meno consapevole, di Dio.
È anche per questo che lungo il Cammino di Santiago si incontrano persone delle più diverse nazionalità e culture: italiani,
francesi, tedeschi, neerlandesi, americani del Nord e del Sud, coreani; cattolici e non cattolici, credenti e non credenti.
C’è chi va in gruppo e sono i più numerosi: alcuni si affidano a tour operator organizzati, prenotando di volta in volta gli
hotel lungo il percorso, e affidando i bagagli più pesanti ai pullman. Altri lo vivono come un’avventura allo stato puro.
C’è chi fa il Cammino, accompagnato da una sola persona: la moglie, il marito, il fidanzato, la fidanzata, il fratello, la so-
rella o l’amico del cuore. Altri procedono alla volta di Santiago in totale solitudine, stringendo amicizie durante il viaggio.
Non è difficile, oltretutto, rivedere le stesse persone a distanza di giorni o di settimane ed ogni volta è l’occasione per rac-
contarsi come sono andate le precedenti tappe, se si è incontrato cattivo tempo, se i piedi fanno male o meno. Percorrere il
Cammino di Santiago significa immergersi in una natura spettacolare. In particolare chi va in primavera deve scontare il
clima umido e gli sferzanti venti atlantici, munendosi di impermeabili e scarponi robusti per fronteggiare le frequenti pre-
cipitazioni e l’abbondante fango. La ricompensa è il meraviglioso spettacolo floreale che accompagna lo sguardo del pelle-
grino, la fitta vegetazione, i prati quasi “all’inglese” per le abbondanti piogge, i querceti e i boschi di eucalipti con il loro
penetrante profumo. Così si presenta la tratta più affollata del Cammino di Santiago, che solca a metà l’intera Galizia e che
richiede mediamente dai cinque ai sette giorni a piedi, passando per cittadine come Sarrìa, Portomarìn, Arzuà e Palas do
Rei. C’è però chi il Cammino vuole percorrerlo per intero, partendo da Roncisvalle, e proseguendo lungo la più soleggiata
tratta sub-cantabrica che attraversa grandi città come Pamplona, Burgos e Leon. In tal modo sarà necessario circa un mese
per raggiungere la verdissima e boscosa Galizia. Ogni giornata richiede mediamente una ventina di km in circa 6-7 ore,
con frequenti soste in rifugi spesso somiglianti a baite alpine: 15-20 minuti per rifornirsi di caffè e cioccolato e si riparte,
non prima di aver impresso di volta in volta il sello, ovvero il timbro sulla credenziale del pellegrino che certifica l’effetti-
vo proseguimento del viaggio. Lungo il Cammino si prende subito familiarità con i simboli: la conchiglia con sopra im-
pressa la celeberrima Croce di Santiago; il bastone con la caratteristica zucca secca, legata a mo’ di borraccia; le immanca-
bili frecce gialle che indicano la direzione da seguire; i cippi che indicano i chilometri mancanti, rassicurando i pellegrini
sull’avvicinarsi alla meta. Durante la marcia non mancheranno i momenti critici: non ce la faccio più, mi fanno male le
gambe, piove, fa freddo, fa caldo... Eppure c’è sempre quella sensazione di fondo di non essere mai soli, di trovarsi a
parlare una sorta di linguaggio universale con decine di altri pellegrini con cui scambiarsi il consueto saluto: buen camino!
A 5 km dalla fine del pellegrinaggio, si giunge al Monte do Gozo (Monte della Gioia) da cui per la prima volta si scorge in
lontananza la meta. Santiago è sempre più vicina. Si inizia a scendere di quota, poi finalmente si giunge in città: ad acco-
gliere i pellegrini la scritta in rosso Santiago de Compostela. Il cammino però non è ancora finito! Ancora 3 km mancano
dalla cattedrale. Per i pellegrini è il momento dell’ultimo sforzo. In lontananza si ode il suono di una cornamusa, retaggio
delle sempre vive tradizioni celtiche di questa regione. Passando sotto l’arco che collega la cattedrale al seminario e alla
relativa foresteria, si incontra il suonatore ambulante, poi il magnifico spettacolo della piazza e di una chiesa che, in quasi
mille anni, è stata ricostruita ed aggiornata secondo i principali stili degli ultimi otto secoli: romanico, gotico, barocco,
neoclassico. Chi ha percorso il Cammino di Santiago per motivi devozionali si mette in fila per la Compostela, la perga-
mena che attesta l’avvenuto pellegrinaggio, una vera ricompensa alle fatiche di giorni o anche settimane, trascorsi a piedi,
a cavallo o in bicicletta. Poi, all’interno della cattedrale, lo spettacolo del botafumeiro, il più grande incensiere del mondo
che, oscillando dal soffitto del santuario, arriva a ruotare in un diametro di una cinquantina di metri.
L’abbraccio alla statua di San Giacomo è il suggello finale dell’intero pellegrinaggio.
Sulle spalle dell’Apostolo il pellegrino pone tutte le fatiche del suo viaggio, le sue gioie ed i suoi dolori, le intenzioni di
preghiera sue e dei suoi cari. In molti casi con la promessa di tornare ancora.

Moltissimi ne hanno sentito parlare, non tutti sanno con precisione di cosa si tratta, ancora meno (ma non così pochi) sono quelli che hanno fatto questa esperienza. Da circa un millennio, il Cammino di Santiago attrae migliaia di persone da tutto il mondo e ha ispirato film ed opere letterarie. Nata come pellegrinaggio, oggi la via che porta alle reliquie dell’apostolo San Giacomo, patrono di Spagna, viene percorsa da tanta gente con le più disparate motivazioni: se per molti è ancora un pellegrinaggio religioso, altri loro lo vivono come un’esperienza di trekking, volta a sfidare la propria resistenza fisica. Per altri ancora è un modo per scaricare lo stress metropolitano, percorrendo migliaia di chilometri in mezzo a una natura rigogliosa e incontaminata. Per chiunque, tuttavia, è più o meno esplicita una motivazione spirituale: mettersi in marcia verso una meta è un modo come un altro per mettersi alla ricerca di se stessi e, in modo più o meno consapevole, di Dio.

È anche per questo che lungo il Cammino di Santiago si incontrano persone delle più diverse nazionalità e culture: italiani, francesi, tedeschi, neerlandesi, americani del Nord e del Sud, coreani; cattolici e non cattolici, credenti e non credenti.

C’è chi va in gruppo e sono i più numerosi: alcuni si affidano a tour operator organizzati, prenotando di volta in volta gli hotel lungo il percorso, e affidando i bagagli più pesanti ai pullman. Altri lo vivono come un’avventura allo stato puro.

C’è chi fa il Cammino, accompagnato da una sola persona: la moglie, il marito, il fidanzato, la fidanzata, il fratello, la sorella o l’amico del cuore. Altri procedono alla volta di Santiago in totale solitudine, stringendo amicizie durante il viaggio.

Non è difficile, oltretutto, rivedere le stesse persone a distanza di giorni o di settimane ed ogni volta è l’occasione per raccontarsi come sono andate le precedenti tappe, se si è incontrato cattivo tempo, se i piedi fanno male o meno. Percorrere il Cammino di Santiago significa immergersi in una natura spettacolare. In particolare chi va in primavera deve scontare il clima umido e gli sferzanti venti atlantici, munendosi di impermeabili e scarponi robusti per fronteggiare le frequenti precipitazioni e l’abbondante fango. La ricompensa è il meraviglioso spettacolo floreale che accompagna lo sguardo del pellegrino, la fitta vegetazione, i prati quasi “all’inglese” per le abbondanti piogge, i querceti e i boschi di eucalipti con il loro penetrante profumo. Così si presenta la tratta più affollata del Cammino di Santiago, che solca a metà l’intera Galizia e che richiede mediamente dai cinque ai sette giorni a piedi, passando per cittadine come Sarrìa, Portomarìn, Arzuà e Palas do Rei. C’è però chi il Cammino vuole percorrerlo per intero, partendo da Roncisvalle, e proseguendo lungo la più soleggiata tratta sub-cantabrica che attraversa grandi città come Pamplona, Burgos e Leon. In tal modo sarà necessario circa un mese per raggiungere la verdissima e boscosa Galizia. Ogni giornata richiede mediamente una ventina di km in circa 6-7 ore, con frequenti soste in rifugi spesso somiglianti a baite alpine: 15-20 minuti per rifornirsi di caffè e cioccolato e si riparte, non prima di aver impresso di volta in volta il sello, ovvero il timbro sulla credenziale del pellegrino che certifica l’effettivo proseguimento del viaggio. Lungo il Cammino si prende subito familiarità con i simboli: la conchiglia con sopra impressa la celeberrima Croce di Santiago; il bastone con la caratteristica zucca secca, legata a mo’ di borraccia; le immancabili frecce gialle che indicano la direzione da seguire; i cippi che indicano i chilometri mancanti, rassicurando i pellegrini sull’avvicinarsi alla meta. Durante la marcia non mancheranno i momenti critici: non ce la faccio più, mi fanno male le gambe, piove, fa freddo, fa caldo... Eppure c’è sempre quella sensazione di fondo di non essere mai soli, di trovarsi a parlare una sorta di linguaggio universale con decine di altri pellegrini con cui scambiarsi il consueto saluto: buen camino!

A 5 km dalla fine del pellegrinaggio, si giunge al Monte do Gozo (Monte della Gioia) da cui per la prima volta si scorge in lontananza la meta. Santiago è sempre più vicina. Si inizia a scendere di quota, poi finalmente si giunge in città: ad accogliere i pellegrini la scritta in rosso Santiago de Compostela. Il cammino però non è ancora finito! Ancora 3 km mancano dalla cattedrale. Per i pellegrini è il momento dell’ultimo sforzo. In lontananza si ode il suono di una cornamusa, retaggio delle sempre vive tradizioni celtiche di questa regione. Passando sotto l’arco che collega la cattedrale al seminario e alla relativa foresteria, si incontra il suonatore ambulante, poi il magnifico spettacolo della piazza e di una chiesa che, in quasi mille anni, è stata ricostruita ed aggiornata secondo i principali stili degli ultimi otto secoli: romanico, gotico, barocco, neoclassico. Chi ha percorso il Cammino di Santiago per motivi devozionali si mette in fila per la Compostela, la pergamena che attesta l’avvenuto pellegrinaggio, una vera ricompensa alle fatiche di giorni o anche settimane, trascorsi a piedi, a cavallo o in bicicletta. Poi, all’interno della cattedrale, lo spettacolo del botafumeiro, il più grande incensiere del mondo che, oscillando dal soffitto del santuario, arriva a ruotare in un diametro di una cinquantina di metri.

Resultado de imagem para Statua di San Giacomo santiago de compostela historia

L’abbraccio alla statua di San Giacomo è il suggello finale dell’intero pellegrinaggio.

Sulle spalle dell’Apostolo il pellegrino pone tutte le fatiche del suo viaggio, le sue gioie ed i suoi dolori, le intenzioni di preghiera sue e dei suoi cari. In molti casi con la promessa di tornare ancora.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20131 - 25 Luglio 2017

 

 

 

VACANZE DA SOGNO AI PIEDI DEL GRANDE CERVINO

 

VACANZE DA SOGNO AI PIEDI DEL GRANDE CERVINO
Il Cervino è stato conquistato per la prima volta dal lato svizzero il 14 luglio 1865, 151 anni fa
Non si può parlare di Cervinia se prima non si fa un breve cenno a Valtournenche, o Valtorenche, come fu chiamata fino alla
metà del XX secolo. Un borgo con un bel centro storico che ha mantenuto i tratti tradizionali e la memoria delle proprie gui-
de alpine a cui è dedicata una piazza ad appena 9 km da Breuil-Cervinia e che adesso fa parte dello stesso comprensorio scii-
stico, come Cervinia, situata a 2.000 metri di quota, fu parte integrante della comunità di Valtournenche. Essa costituì, con i
suoi alpeggi e le sue primitive abitazioni, il punto di arrivo ai piedi del Cervino, 4.478 metri, conquistato per la prima volta
dal lato svizzero il 14 luglio 1865 da Edward Whymper e, pochissimi giorni dopo, da una cordata italiana guidata da Jean-
Antoine Carrell che lo salì da Cervinia. E punto di partenza per l'attraversamento del colle del Teodulo.
Negli anni ’30 le costruzioni nella conca del Breui, che in patois significa “terra di molte acque”, erano poche: la chiesetta,
un bar, un paio di alberghi e qualche villa privata. Nel 1934 è stata fondata la Società Cervino, e nel 1936 è stata realizzata la
prima funivia Breuil-Plan Maison, dando il via allo sviluppo di quello che è diventato uno dei maggiori comprensori interna-
zionali di sci, che ancora oggi si distingue per l’innovazione tecnologica sempre all’avanguardia. Uno spazio bianco che
inizia ai 1.524 metri di Valtournenche, abbraccia Breuil-Cervinia, sale ai 3.480 di Plateau Rosà, sfiora i 4.000 al Piccolo
Cervino, si arrampica ai 4.478 della vetta del Cervino e continua sul versante svizzero fino a Zermatt. Un comprensorio di
oltre 350 km di piste che prendono il meritato nome di Matterhorn Ski Paradise. Un territorio dove si scia tutto l’anno grazie
alle rare altezze raggiunte dalle piste attorniate da spettacolari panorami e dove anche la sera nei pressi delle sciovie Crétaz
l’illuminazione notturna permette manifestazioni sciistiche dell’ultima ora. Anche lo sci alpinismo sà regalare soddisfazioni
con le sue ripide salite e veloci discese. Chi invece ama lo sci di fondo a Cervinia trova un anello lungo3 km, sullo sfondo del
Cervino, circondato dalla Grandes Murailles, adatto sia a principianti che a esperti. Valida alternativa è rappresentata dai 10
km di piste di Valtournenche. Per gli snowbordisti poi c’è l’Indian park, lo snowpark più alto d’Europa: 3.000m di altezza
per 40.000 metri quadrati di neve dove saltare e grabbare a piacimento. Tre diverse linee di salti per sciatori esperti, medi e
principianti, con kicker tra i 3,6 e gli 11 metri, fino ai 18m. del “Decolletor”. Un’infinità di rail e i due mega wall alti 4 m e
larghi 6; e per i più esperti e temerari c’è la Doggy House di quasi 3 metri. Un’alternativa sfiziosa potrebbe essere il ba-
ckcountry, si sale con delle racchette da neve per poi lanciarsi con lo snow in discese mozzafiato, immergersi in fitti boschi.
L’arrampicata è un’esperienza da provare con la scalata delle stupende cascate di ghiaccio nella zona della Val di Cogne, la
Freissinières e Gavarni. A Cervinia è possibile trascorrere la giornata alla guida di una motoslitta per un’escursione attraver-
so dolci avvallamenti e boschetti fino alla zona tre laghi da cui si può godere di un panorama unico. Chi si diverte con il
karting può cimentarsi nell’ice-kart, un’esperienza unica alla guida di un go-kart delle nevi. E poi ancora pattinaggio su
ghiaccio, escursioni sulla neve in mountain bike o con le racchette ai piedi all’insegna dei silenzi della montagna, avventure
emozionanti con l'heliski per sciare in punti incontaminati raggiungibili solo in elicottero. E se il desiderio è quello di librarsi
nel cielo a un passo dalle vette dell’arco alpino, ci si può lanciare con il kite-ski, nel parapendio o nell’airborad. Cervinia è
inoltre conosciuta per il kilometro lanciato, oggi speed skiing. Sulle piste del Plateau Rosà sono stati realizzati molti record
mondiali tra cui i 251,40 km/h del valdostano Simone Origone, che ha anche raggiunto i 252,454 km/h.
Cervinia è rinomata come meta invernale, ma chi ama trascorrere le vacanze estive in montagna, qui può giocare al Golf
Club del Cervino, che, con le sue 18 buche è uno tra i campi più alti del mondo. Realizzato da Donald Harradine nei primi
anni cinquanta gode di una fantastica posizione al cospetto della Gran Becca e un PAR 69 di 5.303 metri che si snoda a
fianco del torrente Marmore. Oppure si può divertire con la mountainbike sui sentieri attrezzati, alcuni dei quali partono dal
Plateau Rosà e scendono fino a Cervinia. Lungo i percorsi di trekking si possono costeggiare il Lago Blu, il Lago Goillet e
Laghetto Vofrede, raggiungere la Perucca Vuillermoz, il rifugio Lo Riondé o il Jumeaux Bobba. E’ anche possibile un
pic-nic nella piana di Breuil e chi si vuole godere la montagna dall'alto può dedicarsi al parapendio. E poi ci sono il tennis, le
piscine, le saune, i maneggi e la pesca della trota. Per lo sci, c'è sempre il ghiacciaio del Plateau Rosà, nel versante svizzero.
Infine, situato tra Breuil-Cervinia e Valtournenche, Gouffres des Busserailles è un orrido davvero suggestivo, una spaccatura
nella roccia profonda 35 m e lunga 104 m che risale all'era glaciale, scavata dall'acqua e dai ghiacciai del Cervino dove al suo
interno si trovano le “marmitte dei giganti”, cavità di pietra create dalla forza corrosiva del Marmore.
Molti ristoranti ed i rifugi in quota adottano la cucina valdostana, che sostituisce la pasta con le tipiche zuppe valdostane.
Un'altra tipicità sono le carni affumicate come il prosciutto, il lardo e la mocetta ed i formaggi con la mitica fontina, le tome
e le robiole. A Breuil-Cervinia si possono gustare primi piatti tra cui la famosa carbonara alla valdostana e la polenta al
forno. Come secondi il bue brasato al barolo, il capriolo alla valdostana, la fonduta e il mix di uova e fontina.

VACANZE DA SOGNO AI PIEDI DEL GRANDE CERVINO

 

Il Cervino è stato conquistato per la prima volta dal lato svizzero il 14 luglio 1865, 151 anni fa

Matterhorn3.JPG

Non si può parlare di Cervinia se prima non si fa un breve cenno a Valtournenche, o Valtorenche, come fu chiamata fino alla metà del XX secolo. Un borgo con un bel centro storico che ha mantenuto i tratti tradizionali e la memoria delle proprie guide alpine a cui è dedicata una piazza ad appena 9 km da Breuil-Cervinia e che adesso fa parte dello stesso comprensorio sciistico, come Cervinia, situata a 2.000 metri di quota, fu parte integrante della comunità di Valtournenche. Essa costituì, con i suoi alpeggi e le sue primitive abitazioni, il punto di arrivo ai piedi del Cervino, 4.478 metri, conquistato per la prima volta dal lato svizzero il 14 luglio 1865 da Edward Whymper e, pochissimi giorni dopo, da una cordata italiana guidata da Jean-Antoine Carrell che lo salì da Cervinia. E punto di partenza per l'attraversamento del colle del Teodulo.

Negli anni ’30 le costruzioni nella conca del Breui, che in patois significa “terra di molte acque”, erano poche: la chiesetta, un bar, un paio di alberghi e qualche villa privata. Nel 1934 è stata fondata la Società Cervino, e nel 1936 è stata realizzata la prima funivia Breuil-Plan Maison, dando il via allo sviluppo di quello che è diventato uno dei maggiori comprensori internazionali di sci, che ancora oggi si distingue per l’innovazione tecnologica sempre all’avanguardia. Uno spazio bianco che inizia ai 1.524 metri di Valtournenche, abbraccia Breuil-Cervinia, sale ai 3.480 di Plateau Rosà, sfiora i 4.000 al Piccolo Cervino, si arrampica ai 4.478 della vetta del Cervino e continua sul versante svizzero fino a Zermatt. Un comprensorio di oltre 350 km di piste che prendono il meritato nome di Matterhorn Ski Paradise. Un territorio dove si scia tutto l’anno grazie alle rare altezze raggiunte dalle piste attorniate da spettacolari panorami e dove anche la sera nei pressi delle sciovie Crétaz l’illuminazione notturna permette manifestazioni sciistiche dell’ultima ora. Anche lo sci alpinismo sà regalare soddisfazioni con le sue ripide salite e veloci discese. Chi invece ama lo sci di fondo a Cervinia trova un anello lungo3 km, sullo sfondo del Cervino, circondato dalla Grandes Murailles, adatto sia a principianti che a esperti. Valida alternativa è rappresentata dai 10km di piste di Valtournenche. Per gli snowbordisti poi c’è l’Indian park, lo snowpark più alto d’Europa: 3.000m di altezza per 40.000 metri quadrati di neve dove saltare e grabbare a piacimento. Tre diverse linee di salti per sciatori esperti, medi e principianti, con kicker tra i 3,6 e gli 11 metri, fino ai 18m. del “Decolletor”. Un’infinità di rail e i due mega wall alti 4 m e larghi 6; e per i più esperti e temerari c’è la Doggy House di quasi 3 metri. Un’alternativa sfiziosa potrebbe essere il backcountry, si sale con delle racchette da neve per poi lanciarsi con lo snow in discese mozzafiato, immergersi in fitti boschi.

L’arrampicata è un’esperienza da provare con la scalata delle stupende cascate di ghiaccio nella zona della Val di Cogne, la Freissinières e Gavarni. A Cervinia è possibile trascorrere la giornata alla guida di una motoslitta per un’escursione attraverso dolci avvallamenti e boschetti fino alla zona tre laghi da cui si può godere di un panorama unico. Chi si diverte con il karting può cimentarsi nell’ice-kart, un’esperienza unica alla guida di un go-kart delle nevi. E poi ancora pattinaggio su ghiaccio, escursioni sulla neve in mountain bike o con le racchette ai piedi all’insegna dei silenzi della montagna, avventure emozionanti con l'heliski per sciare in punti incontaminati raggiungibili solo in elicottero. E se il desiderio è quello di librarsi nel cielo a un passo dalle vette dell’arco alpino, ci si può lanciare con il kite-ski, nel parapendio o nell’airborad. Cervinia è inoltre conosciuta per il kilometro lanciato, oggi speed skiing. Sulle piste del Plateau Rosà sono stati realizzati molti record mondiali tra cui i 251,40 km/h del valdostano Simone Origone, che ha anche raggiunto i 252,454 km/h.

Sciare a Breuil-Cervinia

Cervinia è rinomata come meta invernale, ma chi ama trascorrere le vacanze estive in montagna, qui può giocare al Golf Club del Cervino, che, con le sue 18 buche è uno tra i campi più alti del mondo. Realizzato da Donald Harradine nei primi anni cinquanta gode di una fantastica posizione al cospetto della Gran Becca e un PAR 69 di 5.303 metri che si snoda a fianco del torrente Marmore. Oppure si può divertire con la mountainbike sui sentieri attrezzati, alcuni dei quali partono dal Plateau Rosà e scendono fino a Cervinia. Lungo i percorsi di trekking si possono costeggiare il Lago Blu, il Lago Goillet e Laghetto Vofrede, raggiungere la Perucca Vuillermoz, il rifugio Lo Riondé o il Jumeaux Bobba. E’ anche possibile un pic-nic nella piana di Breuil e chi si vuole godere la montagna dall'alto può dedicarsi al parapendio. E poi ci sono il tennis, le piscine, le saune, i maneggi e la pesca della trota. Per lo sci, c'è sempre il ghiacciaio del Plateau Rosà, nel versante svizzero.

Infine, situato tra Breuil-Cervinia e Valtournenche, Gouffres des Busserailles è un orrido davvero suggestivo, una spaccatura nella roccia profonda 35 m e lunga 104 m che risale all'era glaciale, scavata dall'acqua e dai ghiacciai del Cervino dove al suo interno si trovano le “marmitte dei giganti”, cavità di pietra create dalla forza corrosiva del Marmore.

Molti ristoranti ed i rifugi in quota adottano la cucina valdostana, che sostituisce la pasta con le tipiche zuppe valdostane.

Un'altra tipicità sono le carni affumicate come il prosciutto, il lardo e la mocetta ed i formaggi con la mitica fontina, le tome e le robiole. A Breuil-Cervinia si possono gustare primi piatti tra cui la famosa carbonara alla valdostana e la polenta al forno. Come secondi il bue brasato al barolo, il capriolo alla valdostana, la fonduta e il mix di uova e fontina.


 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20052 - 14 Luglio 2017

 

 

ASMARA PATRIMONIO DELLUMANIT

 

L’Eritrea non è stata mai dalla parte «serena» della cronaca negli ultimi decenni. Prima immersa in una
guerra trentennale per l’indipendenza dall’Etiopia; poi dal 1991 governata da un gruppo dirigente che ha
tradito le promesse (e le premesse) e l’ha chiusa al mondo, usando la repressione. Ultimamente terra di
partenza di disperati che tentano la sorte per arrivare sulle nostre coste. Ma ora la sua capitale Asmara ha
conquistato una vittoria culturale per i suoi abitanti e per tutta l’Africa. La città sull’altopiano è stata
dichiarata «Eredità mondiale» dall’Unesco, l’agenzia Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. La
motivazione: «Un esempio eccezionale di urbanizzazione modernista». Si tratta dell’eredità della visione
di architetti italiani che più di cent’anni fa erano stati incaricati di edificare la vetrina dell’Impero, di
quella che allora chiamavamo Africa orientale italiana. Ma se Asmara ha mantenuto il fascino di una cit-
tadina di provincia del nostro Meridione, con viali alberati, slarghi, fontane, bar, cinema, palazzi pubblici
razionalisti e villette immerse nel verde, il merito principale è della sua gente, tanto tollerante e saggia da
preservarla. Hanna Simon, ambasciatrice eritrea a Parigi, delegata presso l’Unesco, ha commentato il
riconoscimento internazionale: «È il frutto di anni di ricerca, pianificazione e impegno concreto, una vit-
toria non solo per l’Eritrea ma per l’Africa, perché nonostante l’impronta coloniale Asmara appartiene
all’identità eritrea e alla sua battaglia per l’autodeterminazione». Come detto, oggi il governo di Isaias
Afewerki si è trasformato in regime, ma questo è un altro discorso, triste. Resta il fatto che Asmara non
ha disprezzato e cancellato il lavoro degli architetti coloniali arrivati al seguito del generale Baldissera
che nel 1889 risalendo dalla calura asfissiante di Massaua si insediò sul fresco altopiano. L’amministra-
zione locale non ha abbattuto l’Albergo Italia, in stile umbertino, inaugurato nel 1899, ma lo ha restaura-
to; ha mantenuto il suo simbolo di modernità estrema, la Stazione di servizio Fiat Tagliero, progettata nel
1938 da Giuseppe Pettazzi con tettoie a forma di ali, come un aeroplano pronto a decollare. Sono rimasti
con le loro insegne in caratteri cubitali i cinema Odeon, il Roma, l’Augustus, l’Impero sul corso principa-
le. Resistono i Bar Centro, il Moderno, il Venezia, dove si trovano sempre le paste fresche la domenica e
si beve espresso da vecchie macchine del caffè. Molti palazzi si affacciano sul corso principale che negli
anni fu dedicato a Umberto e Vittorio Emanuele. Gli eritrei allora lo chiamavano Combustato, storpiando
Campo cintato, espressione che condensava l’odiosa esclusione degli africani dalla zona riservata ai colo-
nizzatori. Nel 1938 Asmara era la capitale della «colonia primigenia», una città modernissima per l’epo-
ca, con 98 mila abitanti, 53 mila italiani. Sarebbe potuto scomparire tutto una prima volta, con la caduta
dell’Africa orientale italiana. Ma gli inglesi della Gazelle Force, che presero Asmara il 1° aprile 1941,
furono tutto sommato «sportivi»: comunicarono che le autorità civili italiane sarebbero rimaste al loro
posto, cercarono di imporre alle auto di tenere la sinistra, chiamarono Bristol un albergo costruito in puro
stile imperial-fascista, smontarono e portarono via come preda bellica i macchinari di diverse fabbriche
italiane e la teleferica che risaliva da Massaua all’altopiano (finita nelle Indie).
Restò intatta la ferrovia costruita dal genio militare alpino, ripristinata negli anni 90 con l’aiuto dei vecchi
ferrovieri eritrei addestrati dagli italiani. (...) E ora è Patrimonio dell’umanità. Sul bancone della Farma-
cia Centrale, con i suoi scaffali in legno originale, il dottore eritreo tiene sempre con orgoglio i vasetti in
vetro con le etichette delle «Caramelle contro la tosse e il mal di gola del Dottor Bruno».
Oggi all’Eritrea servirebbe solo una medicina per la democrazia.
Guido Santevecchi
Il Corriere della Sera, 11 luglio 2017

ASMARA È PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

Asmara – Veduta

L’Eritrea non è stata mai dalla parte «serena» della cronaca negli ultimi decenni. Prima immersa in una guerra trentennale per l’indipendenza dall’Etiopia; poi dal 1991 governata da un gruppo dirigente che ha tradito le promesse (e le premesse) e l’ha chiusa al mondo, usando la repressione. Ultimamente terra di partenza di disperati che tentano la sorte per arrivare sulle nostre coste. Ma ora la sua capitale Asmara ha conquistato una vittoria culturale per i suoi abitanti e per tutta l’Africa. La città sull’altopiano è stata dichiarata «Eredità mondiale» dall’Unesco, l’agenzia Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. La motivazione: «Un esempio eccezionale di urbanizzazione modernista». Si tratta dell’eredità della visione di architetti italiani che più di cent’anni fa erano stati incaricati di edificare la vetrina dell’Impero, di quella che allora chiamavamo Africa orientale italiana. Ma se Asmara ha mantenuto il fascino di una cittadina di provincia del nostro Meridione, con viali alberati, slarghi, fontane, bar, cinema, palazzi pubblici razionalisti e villette immerse nel verde, il merito principale è della sua gente, tanto tollerante e saggia da preservarla. Hanna Simon, ambasciatrice eritrea a Parigi, delegata presso l’Unesco, ha commentato il riconoscimento internazionale: «È il frutto di anni di ricerca, pianificazione e impegno concreto, una vittoria non solo per l’Eritrea ma per l’Africa, perché nonostante l’impronta coloniale Asmara appartiene all’identità eritrea e alla sua battaglia per l’autodeterminazione». Come detto, oggi il governo di Isaias Afewerki si è trasformato in regime, ma questo è un altro discorso, triste. Resta il fatto che Asmara non ha disprezzato e cancellato il lavoro degli architetti coloniali arrivati al seguito del generale Baldissera che nel 1889 risalendo dalla calura asfissiante di Massaua si insediò sul fresco altopiano. L’amministrazione locale non ha abbattuto l’Albergo Italia, in stile umbertino, inaugurato nel 1899, ma lo ha restaurato;

La Stazione di servizio, in stile futurista, "Fiat Tagliero", costruito ad Asmara nel 1938.

ha mantenuto il suo simbolo di modernità estrema, la Stazione di servizio Fiat Tagliero, progettata nel 1938 da Giuseppe Pettazzi con tettoie a forma di ali, come un aeroplano pronto a decollare. Sono rimasti con le loro insegne in caratteri cubitali i cinema Odeon, il Roma, l’Augustus, l’Impero sul corso principale.

Resistono i Bar Centro, il Moderno, il Venezia, dove si trovano sempre le paste fresche la domenica e si beve espresso da vecchie macchine del caffè. Molti palazzi si affacciano sul corso principale che negli anni fu dedicato a Umberto e Vittorio Emanuele. Gli eritrei allora lo chiamavano Combustato, storpiando Campo cintato, espressione che condensava l’odiosa esclusione degli africani dalla zona riservata ai colonizzatori. Nel 1938 Asmara era la capitale della «colonia primigenia», una città modernissima per l’epoca, con 98 mila abitanti, 53 mila italiani. Sarebbe potuto scomparire tutto una prima volta, con la caduta dell’Africa orientale italiana. Ma gli inglesi della Gazelle Force, che presero Asmara il 1° aprile 1941, furono tutto sommato «sportivi»: comunicarono che le autorità civili italiane sarebbero rimaste al loro posto, cercarono di imporre alle auto di tenere la sinistra, chiamarono Bristol un albergo costruito in puro stile imperial-fascista, smontarono e portarono via come preda bellica i macchinari di diverse fabbriche italiane e la teleferica che risaliva da Massaua all’altopiano (finita nelle Indie).

Restò intatta la ferrovia costruita dal genio militare alpino, ripristinata negli anni 90 con l’aiuto dei vecchi ferrovieri eritrei addestrati dagli italiani. (...) E ora è Patrimonio dell’umanità. Sul bancone della Farmacia Centrale, con i suoi scaffali in legno originale, il dottore eritreo tiene sempre con orgoglio i vasetti in vetro con le etichette delle «Caramelle contro la tosse e il mal di gola del Dottor Bruno».

Oggi all’Eritrea servirebbe solo una medicina per la democrazia.

 

Guido Santevecchi

Il Corriere della Sera, 11 luglio 2017

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 20071 - 16 Luglio 2017

 

 

Isola di Madeira: tra discese in toboga, piscine naturali, sentieri vulcanici e profumi esotici

 

 

Isola di Madeira: tra discese in toboga, piscine naturali, sentieri vulcanici e profumi esotici

Pubblicato il 18/07/2017
CHIARA TODESCO

Gettata in mezzo all’Oceano, risplende di verde smeraldo e profuma di esotico: è l’isola di Madeira, un angolo di paradiso. Non a caso due terzi di questo arcipelago (che comprende anche Porto Santo e le isole disabitate di Selvages e Desertas) sono un’area protetta.  

 

 

A Funchal, a spasso tra mercatini e giardini botanici  

Qui è tutto un trionfo di colori e profumi. Anche la capitale, Funchal, non fa eccezione. Fitta di terrazze panoramiche, la si può esplorare tranquillamente a piedi: si può passeggiare tra mercatini di frutta e pesce fresco e visitare il giardino botanico multicolore. Da non perdere il Mercado dos Lavradores, aperto tutti i giorni tranne la domenica. Da vedere Avenida Arriaga e la cattedrale “Sé”. 

 

 

Giù in toboga, su con la teleferica  

Una cosa un po’ insolita da fare: la discesa in toboga (in pratica delle slitte in vimini) che scendono da Monte fino a Funchal, guidate da due uomini in caratteristico abito bianco. Un percorso di 2 chilometri in 10 minuti: il toboga si prende ai piedi della scala che sale a Nossa Senhora do Monte Church. 

In senso contrario si può invece salire con la teleferica che sale a Monte: arrivati in cima (in 11 minuti) ci si rifà gli occhi con una vista unica sulla baia. 

 

 

Nei dintorni della capitale  

Uno dei villaggi da visitare è Câmara de Lobos, a 5 km dalla capitale: un tradizionale villaggio di pescatori che offre diversi luoghi interessanti come Curral das Freiras, Boca dos Namorados, Boca da Corrida e Cabo Girão. 

La sera fate un giro per le taverne e assaggiate la poncha, mix di lemon juice, miele e alcol. 

Da vedere la contea Jardin da Serra dove si può andare a Boca dos Namorados e ammirare il bellissimo panorama di Curral das Freiras. 

 

 

Porto Moniz, a mollo vista Oceano  

L’Oceano entra con la sua forza ma si può stare comodamente seduti e lasciarsi avvolgere dalle onde: siamo nelle piscine naturali di Porto Moniz. Vale la pena farci un bagno, entrare è facile e si sta pure comodi. Volendo qui si possono percorrere anche tanti sentieri molto belli dal punto di vista naturalistico: partono tutti dalla strada principale. 

Una passeggiata da non perdere è quella che attraversa le Caves di São Vicente, nell’omonimo villaggio: si cammina lungo un percorso di 700 metri lungo tunnel di lava scenografici tra stalattiti, cumuli di lava e pietre. 

 

 

Santana e le sue case colorate  

Casette triangolari, tutte colorate, con il tetto in paglia: sono l’attrazione di Santana, una bella cittadina che vale la pena di vedere anche solo per questo. 

Prima di tornare a casa non dimenticatevi di degustare e magari portarvi a casa il vino Madeira. 

 

Dormire  

Madeira Palacio Resort Hotel  

Circondato da giardini tropicali, vicino al centro di Funchal ma in zona tranquilla con vista mare. E tutt’intorno giardini tropicali. Un’oasi dove dormire dove non mancano i comfort e i servizi (piscina riscaldata, 2 campi da tennis, spa, palestra). 


 

da: http://www.lastampa.it/2017/07/18/societa/viaggi/mondo/isola-di-madeira-tra-discese-in-toboga-piscine-naturali-sentieri-vulcanici-e-profumi-esotici-6w61xng9FQHv4xuv9fPcqI/pagina.html

 

 

Umbria, nei sotterranei di Todi c' una citt invisibile

 

09.07.2017
Todi attrazioni: le Cisterne Romane

Umbria, nei sotterranei di Todi c'è una città invisibile

Oltre 30 cisterne e 500 pozzi nei sotterranei della città umbra

Todi sotterranea
Todi, Cisterne Romane
©Perugia Today
AUTORE: F. G
Anni fa Todi si è guadagnata il titolo di Città più vivibile della terra. Un gruppo di ricercatori americani ha costruito al computer quella che deve essere la città ideale. Impostata come una collina, a forma piramidale, lunga un chilometro e larga 500 metri. Con una popolazioni tra i 5000 e 10.000 abitanti. Tutto questo mostra una somiglianza non casuale con la struttura urbana di Todi. La città umbra sembra essere quanto di meglio l’uomo possa desiderare, con il microclima della collina ideale, la piovosità sufficiente, l’umidità bassa, la temperatura accettabile, le dimensioni giuste. A cui si aggiungono, oltre all’ottima enogastronomia e alla splendida natura circostante, tutte le meravigliose attrazioni di una località millenaria dalla bellezza eterna che si caratterizza per i dipinti rinascimentali, le mura medievali, le tombe etrusche e i resti di epoca romana e che vede nel suo più illustre cittadino, Jacopone da Todi, uno tra i più famosi poeti medievali.

Leggi anche: Todi, il tempio con lo zampino del Bramante

Tra i luoghi più interessanti da scoprire a Todi ci sono le Cisterne Romane, oltre 5 chilometri di cunicoli e gallerie che comprendono più di 30 cisterne preromane, romane e medievali e 500 pozzi di varie epoche. Tutto a formare il ricchissimo patrimonio sotterraneo della città. Si tratta di un articolato sistema di strutture ipogee che percorre il colle al suo interno. Realizzato per convogliare a valle le acque di superficie ha sfruttato sapientemente le caratteristiche della collina ed ha sempre soddisfatto le esigenze della vita quotidiana. I primi cunicoli, pozzi e cisterne furono realizzati tra il II e il I secolo a. C. e rappresentano un raro esempio di ingegneria idraulica romana. Le due cisterne romane che si trovano sotto Piazza del Popoloreggevano la pavimentazione del Foro romano e sono ancora oggi ben conservate.

Sono lunghe 80 metri per 8 metri di larghezza ed 8 di altezza e si suppone che siano state realizzate colmando l’avvallamento dei due colli dove sorgono oggi, rispettivamente, la Rocca e la Cattedrale. La città invisibile sottoterra è stata riscoperta grazie alla paziente attività di indagine del Gruppo Speleologico Tuderte, che ha utilizzato i classici strumenti della speleologia finendo con l'inventare un metodo esemplare di "speleologia urbana" in cui, alle battute esplorative sotterranee, si sono alternate ricerche di Archivio su documenti storici e cartografici. I risultati ottenuti sono davvero notevoli e di grande significato per la comprensione della vita architettonica, urbanistica e civile di Todi.                                 

da: http://www.turismo.it/cultura/articolo/art/umbria-nei-sotterranei-di-todi-c-una-citt- invisibile-id-15001/

 

 

Turismo lento sulle orme di Coppi e Pantani

Turismo lento sulle orme di Coppi e Pantani

giugno 2017

Sulle orme dell'esperienza fatta ospitando la tappa del Giro d'Italia del 20 maggio scorso, il Piemonte presenta un nuovo itinerario cicloturistico da Acqui Terme al Santuario di Oropa. Si tratta di un progetto, come rimarca l'assessore regionale allo Sport, che nasce in relazione al lavoro fatto per il Giro, cavalcando l'onda di quella giornata emozionante, una tappa storica che viene ora riproposta a livello amatoriale, complice il grande afflusso di pubblico avuto quel giorno. Un itinerario che conferma quanto il ciclismo sia uno sport popolare, che contamina tutti di passione e promuove con efficacia il territorio. Il percorso copre 320 chilometri in otto tappe toccando Acqui Terme, Castellania (il paese natale di Fausto e Serse Coppi), Ovada, Novi Ligure, Tortona, Alessandria, Casale Monferrato, Santhià, Biella e Oropa, dove nel 1999 Marco Pantani compì una delle sue più grandi imprese, ed è stato disegnato per incrociarsi con la Via Francigena e la ciclovia padana tra Venezia e Torino. E’ un percorso dal chilometraggio abbordabile anche per chi è meno allenato, lungo strade che emozionano non solo per la storia dello sport del pedale ma anche per i paesaggi e per i castelli che sfiora. Proprio la valorizzazione delle dimore storiche piemontesi con i loro giardini, riunite nell'associazione Castelli Aperti del Piemonte, è uno dei fili conduttori dell'itinerario, pensato dai Comuni di Biella e di Castellania con le aziende turistiche locali di Biella e di Alessandria e con il contributo fondamentale della Regione. Secondo l’assessora regionale alla Cultura e al Turismo, questo itinerario trova nel lavoro di squadra e nella capacità di fare sistema tra settori e territori differenti il proprio punto di forza e dimostra ancora una volta il dinamismo del Piemonte e si possa ancora crescere nell’offerta, in particolare nell’ambito del cicloturismo e di tutto il comparto del turismo “slow”. I tracciati e le mappe sono a disposizione sul sito www.movimentolento.it e sulla app per smartphones e tablet SloWays; inoltre, vanno ad arricchire il portale www.piemontebike.eu Ogni tappa ha partenza e arrivo in una città servita dalle linee ferroviarie. E per ogni località attraversata sono segnalati non solo i punti d'interesse storici e artistici ma anche le strutture ricettive a misura di cicloturista, in grado di offrire servizi dedicati per chi si muove in bicicletta. Le aziende turistiche locali di Alessandria e di Biella poi sono a disposizione per suggerire altri itinerari alternativi o collegati, proprio nello spirito della rete dei percorsi a misura di bicicletta. (gg)

gianni.gennaro@regione.piemonte.it

        

da: http://www.regione.piemonte.it/repository/pnews/newsletter/2017/22.pdf

          

      

Il cielo australe si specchia nel lago salato pi grande al mondo: l'effetto straordinario

Il cielo australe si specchia nel lago salato più grande al mondo: l'effetto è straordinario

 

Pubblicato il 14/06/2017
Ultima modifica il 14/06/2017 alle ore 01:48
NOEMI PENNA

Nelle rare occasioni in cui è pieno, l'Eyre è il lago più esteso dell'Australia, nonché lo specchio d'acqua salato più grande del mondo. Si trova 15 metri sotto il livello del mare, nella parte meridionale del continente australe, e grazie alla sua mineralità il suo letto è ricoperto da delle «croste» di sale di color bianco e rosa. 

 Uno spettacolo nelle foto dall'alto scattate dalla Nasa, così come nel book realizzato da Fredericks Murray. Il fotografo e regista nato a Sidney nel 1970 ha piazzato uno specchio in corrispondenza della superficie del lago, espandendone i riflessi e raddoppiando le immagini dell’acqua e del cielo.  

 

 

Il risultato sono giochi di riflessi e colori brillanti, regalati dalle luci di alba e tramonto che si riflettono nello specchio rettangolare. Immagini mozzafiato e surreali scattate in mezzo al deserto australiano, che regalo una visione quasi celestiale. 

 

 

Il progetto, intitolato «Vanity», è in mostra alla Hamiltons Gallery di Londra fino al 14 giugno ed è il proseguo della più ampia serie «Salt» in cui Murray aveva già immortalato lo stesso lago e l’oasi dalle sfumature rosate e bianche che lo circonda. 

 

 

Ma nonostante il risultato effimero e onirico, il significato su cui Murray ha voluto focalizzare lo sguardo è sicuramente più profondo. «Con questo progetto – ha spiegato – ho voluto mettere in discussione il narcisismo che appartiene alla condizione umana. Più che riflettere la nostra immagine, attraverso lo specchio, ho voluto spostare l’attenzione verso altro, verso l’ambiente, in un coinvolgimento emotivo suggerito dalla luce, dai colori, dallo spazio».  

  

da: http://www.lastampa.it/2017/06/14/societa/viaggi/mondo/il-cielo-australe-si-specchia-nel-lago-salato-pi-grande-al-mondo-leffetto-straordinario-lgeOejaZd7OV6UhJzPjccJ/pagina.html

 

 

La Quercia delle Checche, signora degli alberi, diventa monumento

La Quercia delle Checche, signora degli alberi, diventa monumento

11 giugno 2017

Val d'Orcia, la Quercia delle Checche, signora degli alberi, diventa monumento

 

La pianta del senese sotto tutela Mibact: è la prima volta. La vittoria del Comitato dopo gli atti vandalici del passato

di PIPPO RUSSO

Il primo monumento verde nella storia d'Italia, sottoposto a tutela perché ritenuto "di particolare interesse pubblico". È la sorte toccata alla Quercia delle Checche (età stimata 370 anni), la roverella posta in piena Val d'Orcia, gravemente ferita da un imperdonabile atto di vandalismo consumato il 15 agosto del 2014. Quando, secondo testimonianze raccolte fra gente del posto, "un gruppo di forestieri" fece della Quercia l'oggetto di una sessione di Tree Climbing. Il risultato fu che uno dei grandi rami, a causa della pressione, cedette all'altezza del tronco. Se ne rese necessario l'abbattimento. Uno shock per la comunità locale, ma anche per tutti coloro che passando da lì hanno conosciuto la Quercia nel suo splendore, e si sono sentiti come se la ferita inferta alla pianta avesse fatto sanguinare anche loro. Fu un passaggio durissimo per tutti coloro che amano quella Grande Madre, radicata in uno degli scorci paesaggistici più belli al mondo. E però da un male è nato un bene. Perché è emersa una sensibilità latente verso il territorio e la sua identità, che a partire dalla tutela della Quercia si è trasformata in una risorsa attiva, pronta a attivarsi in favore di altre cause che rientrino nelle azioni di tutela del patrimonio territoriale e culturale della zona.

Immediatamente dopo l'incidente è stato avviato un percorso che in meno di tre anni ha portato il Ministero del Beni Culturali a riconoscere la Quercia delle Checche come un bene immobile da sottoporre a tutela. Essa è stata dichiarata "monumento verde", ciò che innerva di una nuova accezione il concetto di monumento. Che nel significato comune identifichiamo come un manufatto inanimato prodotto dalla capacità di manipolazione umana, e che invece in questo caso è un'entità naturale e vivente. Perciò si ha ragione di dire che il provvedimento del ministero sposti il confine verso una nuova cultura della tutela e cambi l'idea stessa di monumentalità.

Si tratta di un punto d'approdo cui ha dato un impulso decisivo la sottosegretaria del Mi.B.A.C.T., Ilaria Borletti Buitoni, che dopo una visita alla Quercia avvenuta un anno fa ha preso a cuore il dossier. Conquistata pure lei dalla Quercia. Ma è altrettanto vero che nessun approdo sarebbe stato raggiunto senza la mobilitazione dal basso di un gruppo di persone, attivate per impedire che questo capolavoro della natura andasse a morire. A dare impulso è stato il gruppo Facebook "SOS Quercia delle Checche", che ha fatto scattare da subito un clima di emergenza intorno alle condizioni della Quercia ferita, e col proprio attivismo ha fatto sì che intorno a questa causa mai diminuisse l'attenzione. Quel gruppo continua a prendersi cura del nuovo Monumento Verde, e lo fa grazie all'azione di persone che agiscono su base esclusivamente volontaria. A farsene portavoce è Nicoletta Innocenti, instancabile promotrice di questa causa. La ricordo quando, nelle settimane in cui il trauma

 era ancora fresco, raccontava delle critiche arrivate da alcuni esponenti della società locale: "Ci dicono che al mondo ci sono tante cause più serie e gravi di cui occuparsi, rispetto alla salute di una quercia. E io rispondo che se dovessimo pensare che c'è sempre una causa più importante al mondo, smetteremmo di occuparci di qualsiasi causa". Giusto per ricordare che il vero nemico del bene non è il male, bensì la pusillanimità.

 


da: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/06/10/news/quercia_delle_checche_la_signora_degli_alberi_diventa_monumento-167762085/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P3-S1.4-T1
 
          

GIARDINO BOTANICO ALPINO PARADISIA

 

GIARDINO BOTANICO ALPINO PARADISIA
Riapre oggi al pubblico per l'estate il Giardino attivo dal 1955, situato a
1.700m di altitudine nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso. E’
possibile osservare, oltre a circa 1.000 specie tipiche delle Alpi ma an-
che di altri gruppi montuosi del globo, la ricostruzione di alcuni am-
bienti tipici delle montagne. Per l'estate saranno organizzate animazioni
per bambini e adulti. I più piccoli impareranno a conoscere la vita delle
farfalle divertendosi, scopriranno i segreti riguardanti la produzione del
miele, capiranno come riconoscere le piante officinali. Novità di que-
st'anno: l’iniziativa Fotografi in erba, il Parco in fiore, un laboratorio
di fotografia naturalistica per i bambini dai 6 agli 11 anni, che impare-
ranno ad immortalare paesaggi, piante e animali attraverso l’uso della
fotocamera. Per gli adulti sono invece in programma laboratori che pre-
metteranno loro di apprendere i segreti della lavorazione del miele e le
proprietà delle erbe medicinali.
Per le attività e le visite guidate (in particolare per i gruppi) è consiglia-
ta la prenotazione (tel. 0165-75301). Aperto tutti i giorni, a giugno e
fino al 10 settembre con orario 10-17.30; luglio e agosto 10-18.30.

GIARDINO BOTANICO ALPINO PARADISIA

 

Il giglio bianco da cui prende il nome.

 

Riapre oggi al pubblico per l'estate il Giardino attivo dal 1955, situato a 1.700m di altitudine nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso. E’ possibile osservare, oltre a circa 1.000 specie tipiche delle Alpi ma anche di altri gruppi montuosi del globo, la ricostruzione di alcuni ambienti tipici delle montagne. Per l'estate saranno organizzate animazioni per bambini e adulti. I più piccoli impareranno a conoscere la vita delle farfalle divertendosi, scopriranno i segreti riguardanti la produzione del miele, capiranno come riconoscere le piante officinali. Novità di quest'anno: l’iniziativa Fotografi in erba, il Parco in fiore, un laboratorio di fotografia naturalistica per i bambini dai 6 agli 11 anni, che impareranno ad immortalare paesaggi, piante e animali attraverso l’uso della fotocamera. Per gli adulti sono invece in programma laboratori che premetteranno loro di apprendere i segreti della lavorazione del miele e le proprietà delle erbe medicinali.

Per le attività e le visite guidate (in particolare per i gruppi) è consigliata la prenotazione (tel. 0165-75301). Aperto tutti i giorni, a giugno e fino al 10 settembre con orario 10-17.30; luglio e agosto 10-18.30.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19753 - 10 Giugno 2017

 

 

In Patagonia c' un iceberg che avanza di due metri al giorno, facendo un gran rumore

In Patagonia c'è un iceberg che avanza di due metri al giorno, facendo un gran rumore

Pubblicato il 12/06/2017
Ultima modifica il 12/06/2017 alle ore 04:04
NOEMI PENNA

Il più grande ghiacciaio in movimento del mondo, accessibile a tutti. Ad offrire questa meraviglia è il Perito Moreno Glaciar della Patagonia argentina: 30 chilometri in lunghezza per 60 metri in altezza che «avanzano» di due metri al giorno davanti agli occhi stupefatti dei turisti. 

 

Siamo nel Parco nazionale Los Glaciares, patrimonio mondiale dell'Unesco, a 78 chilometri da El Calafate, e questo enorme iceberg prende il nome dall'esploratore Francisco Moreno che giocò un ruolo importante nella difesa del territorio argentino nel conflitto sui confini con il Cile. 

 

 

Oggi il Perito Moreno rappresenta sicuramente uno dei siti di maggiore interesse della sterminata Patagonia. Ma non pensiate che sia una vetta per pochi. Visitarlo non è così difficile: esistono diversi tipi di escursione, dalle più impegnative alle più «comode». E una volta arrivati basterà trovare un posto sulla passerelle o nei vari punti d’osservazione che lo circondano: la vista è spettacolare ovunque, così come la suggestione sonora. 

 

 

Oltre che da guardare, infatti, lo spettacolo offerto dal Perito Moreno è da ascoltare: i boati provocati dall'avanzamento del ghiacciaio e dal crollo di piccoli iceberg nel lago Argentino sono difficili da dimenticare, soprattutto se abbinati ai particolari giochi di luce creati dal Sole che si riflette sul ghiaccio. 

 

 

Il movimento è dovuto all'esistenza di una sorta di cuscino d'acqua che tiene staccato il ghiacciaio dalla roccia. Quando poi il fronte raggiunge l'altra sponda del lago, forma una diga naturale che separa lo specchio d'acqua in due parti uguali, innescando così un'enorme pressione sul muro di giaccio che si sfonda sulla base, creando un ponte. Il ciclo di creazione della diga (e del ponte) non è regolare e si può ripetere due volte l'anno così come meno di una volta per decennio. Ma lo spettacolo è comunque assicurato ogni giorno. 

   

 

da: http://www.lastampa.it/2017/06/12/societa/viaggi/mondo/in-patagonia-c-un-iceberg-che-avanza-di-due-metri-al-giorno-facendo-un-gran-rumore-xmSwerzakQ1JbgtqJnGpLJ/pagina.html

       

                

CATACOMBE DI DOMITILLA

 

CATACOMBE DI DOMITILLA
Dopo i restauri delle catacombe di Priscilla e dei SS. Marcellino e Pie-
tro, è stato presentato il recupero di ambienti delle catacombe di Domi-
tilla, le più vaste di Roma con un’estensione di 12 chilometri su 4 livel-
li ed un’area di 10 ettari, e l’allestimento del museo annesso.
La novità per le catacombe è il recupero di due ambienti particolari: il
cubicolo dei fornai e quello dell’introductio, cioè dell’introduzione, che
purtroppo per il momento non saranno aperti al pubblico perché è ne-
cessario essere accompagnati dai “fossori”, gli addetti alle gallerie, che
riprendono il nome proprio dagli antichi operai che si occupavano di
tutte le attività cimiteriali, sia materiali, dalla sepoltura alla decorazione
delle tombe, sia amministrative. La caratteristica del restauro è stata
l’impiego, per la prima volta, del laser, che si basa su un principio di
selezione cromatica che aggredisce le parti scure ma non gli altri colo-
ri. Il risultato sarebbe stato impossibile con le tecniche tradizionali.
Il ciclo di affreschi del cubicolo dei fornai contiene il racconto del
trasporto del grano, l’arrivo a Ostia, il passaggio sul Tevere fino allo
scarico e alla macinazione. Di fronte alla parete d’ingresso si staglia la
figura di un personaggio che doveva avere un ruolo di primo piano
nell’annona. La tomba risale alla seconda metà del IV secolo e vi si
mescolano elementi pagani e cristiani. La peculiarità delle catacombe
di Domitilla, infatti, è proprio quella di nascere come ipogeo di una fa-
miglia pagana, probabilmente quella dei Flavi, per poi diventare un ci-
mitero cristiano. In quello che era l’ingresso dell’ipogeo si trovano a
sinistra il pozzo necessario per i riti di sepoltura e a destra il triclinio in
cui si consumava il “refrigerium”, il banchetto con cui si accompagna-
va l’anima del defunto. Elementi che sono stati poi mantenuti nella tra-
dizione paleocristiana. L’altro cubicolo restaurato, più piccolo, è quello
dell’introductio: nella volta sono rappresentati due defunti che vengono
“introdotti”, presentati a Cristo, raffigurato molto giovane.
Il museo di Domitilla è allestito nello spazio che il Padre Ferrua aveva
realizzato per evitare che il progettato ampliamento della via Ardeatina
negli anni ’50 lambisse l’ingresso delle catacombe. Una sala sviluppa il
tema “Il mito, il tempo, la vita” attraverso l’esposizione di sarcofagi
attici e reperti come diverse teste marmoree, ripristinati per raccontare
come dal mito pagano (Ettore, Achille, Patroclo) con lo scorrere del
tempo (le stagioni) si giunga poi al significato cristiano della morte.

CATACOMBE DI DOMITILLACatacombs of Domitila - Rome 2016.jpg

 

Dopo i restauri delle catacombe di Priscilla e dei SS. Marcellino e Pietro, è stato presentato il recupero di ambienti delle catacombe di Domitilla, le più vaste di Roma con un’estensione di 12 chilometri su 4 livelli ed un’area di 10 ettari, e l’allestimento del museo annesso.

La novità per le catacombe è il recupero di due ambienti particolari: il cubicolo dei fornai e quello dell’introductio, cioè dell’introduzione, che purtroppo per il momento non saranno aperti al pubblico perché è necessario essere accompagnati dai “fossori”, gli addetti alle gallerie, che riprendono il nome proprio dagli antichi operai che si occupavano di tutte le attività cimiteriali, sia materiali, dalla sepoltura alla decorazione delle tombe, sia amministrative. La caratteristica del restauro è stata l’impiego, per la prima volta, del laser, che si basa su un principio di selezione cromatica che aggredisce le parti scure ma non gli altri colori. Il risultato sarebbe stato impossibile con le tecniche tradizionali.

Il ciclo di affreschi del cubicolo dei fornai contiene il racconto del trasporto del grano, l’arrivo a Ostia, il passaggio sul Tevere fino allo scarico e alla macinazione. Di fronte alla parete d’ingresso si staglia la figura di un personaggio che doveva avere un ruolo di primo piano nell’annona. La tomba risale alla seconda metà del IV secolo e vi si mescolano elementi pagani e cristiani. La peculiarità delle catacombe di Domitilla, infatti, è proprio quella di nascere come ipogeo di una famiglia pagana, probabilmente quella dei Flavi, per poi diventare un cimitero cristiano. In quello che era l’ingresso dell’ipogeo si trovano a sinistra il pozzo necessario per i riti di sepoltura e a destra il triclinio in cui si consumava il “refrigerium”, il banchetto con cui si accompagnava l’anima del defunto. Elementi che sono stati poi mantenuti nella tradizione paleocristiana. L’altro cubicolo restaurato, più piccolo, è quello dell’introductio: nella volta sono rappresentati due defunti che vengono “introdotti”, presentati a Cristo, raffigurato molto giovane.


Il museo di Domitilla è allestito nello spazio che il Padre Ferrua aveva realizzato per evitare che il progettato ampliamento della via Ardeatina negli anni ’50 lambisse l’ingresso delle catacombe. Una sala sviluppa il tema “Il mito, il tempo, la vita” attraverso l’esposizione di sarcofagi attici e reperti come diverse teste marmoree, ripristinati per raccontare come dal mito pagano (Ettore, Achille, Patroclo) con lo scorrere del tempo (le stagioni) si giunga poi al significato cristiano della morte.

Resultado de imagem para CATACOMBE DI DOMITILLA

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19732 - 7 Giugno 2017

 

 

Scoprire la Campania grazie alla tecnologia: nasce Latlante della Conoscenza

 

 

 

Scoprire la Campania grazie alla tecnologia: nasce L’atlante della Conoscenza

Antonio Giacomini (ceo Innovaway): Cultura e Innovazione camminano a braccetto per la valorizzazione del territorio
Angelo Chianese (Presidente Databenc): Il progetto SNECS intende mettere a punto un modello organizzativo dei contenuti della conoscenza scientifica in ambito artistico, archeologico, letterario e storico
 


Scoprire i Campi Flegrei, Napoli e la Campania grazie alla tecnologia: sono queste alcune delle opportunità date dal portale “Atlante della Conoscenza” (http://atlante.databenc.it)realizzato da Innovaway nell’ambito del progetto di ricerca SNECS, come partner del Distretto ad Alta Tecnologia per i Beni Culturali DATABENC presieduto da Angelo Chianese.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Consorzio Costa Campi Flegrei, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Napoli Federico II e il Dipartimento di Scienze del Patrimonio e il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Fisciano Unisa.? L’Atlante della Conoscenza è un geoportale interattivo navigabile, multipiattaforma e multi device, che consente al visitatore di accedere e diffondere la conoscenza scientifica attraverso ricerche semantiche. Il geoportale attinge dati dalla piattaforma CHIS, realizzata grazie al grande sforzo sinergico di diversi partner del distretto DATABENC.

Altro obiettivo dell’Atlante è favorire la diffusione della cultura e della consapevolezza del territorio: raccogliendo informazioni “open data”, suggerendo itinerari personalizzati basati su esperienze individuali o di gruppo e consentendo all’utente di raccontare la propria esperienza attraverso il crowdsourcing tematico.
 
“Il progetto SNECS- dichiara il Presidente del Distretto Databenc Angelo Chianese- intende mettere a punto un modello organizzativo dei contenuti della conoscenza scientifica in ambito artistico, archeologico, letterario e storico. La conoscenza così organizzata potrà essere raccolta e trasmessa sperimentando nuove tecnologie e strategie per la sua diffusione e promozione basate su metodologie innovative in linea con le sfide collegate ai temi delle Smart Cities e Smart Environment, che la Comunità Europea chiede di raccogliere.”

 “Siamo orgogliosi di aver partecipato a questo progetto nel quale cultura e Innovazione camminano a braccetto per la valorizzazione del territorio.- dichiara il CEO di Innovaway Antonio Giacomini- L’Atlante della Conoscenza consente al visitatore di accedere alle informazioni, certificate da esperti, relative al patrimonio culturale del nostro territorio, aspetto a cui Innovaway è particolarmente attenta. Siamo un’azienda a forte vocazione internazionale e al contempo legata al territorio.”


Innovaway ha presentato l'Atlante nella sua sede di Napoli del Centro Polifunzionale del Comune di Napoli di Soccavo in occasione del Workshop “La Ricerca crea innovazione per lo sviluppo del territorio e per la valorizzazione dei beni culturali: l'Atlante della Conoscenza” in un evento a cui hanno partecipato tra gli altri l'ex Ministro all'Innovazione e ex presidente del Cnr Luigi Nicolais,  l’Assessore ai Giovani del Comune di Napoli Alessandra Clemente e l’Assessore al Lavoro ed alle Risorse Umane della Regione Campania Sonia Palmeri.


Sempre dal connubio Tecnologia e Beni culturali nasce il secondo appuntamento che la Innovaway ha fissato per i primi giorni del mese di luglio. Questo incontro organizzato in occasione del decennale della sede di Napoli di Innovaway – Centro Polifunzionale – sarà un’appuntamento interattivo che avrà come leitmotiv la rivoluzione digitale a supporto dei beni culturali. Gli Ospiti saranno guidati fisicamente alla scoperta di uno dei siti archeologici più antichi del mondo, con il supporto di alcune delle tecnologie più all’avanguardia.
 
 A questo link le foto dell'evento: 
https://drive.google.com/drive/folders/0Bz-X8L_k01rzR0lSbGNGU013UEU?usp=sharing

E a questo il logo Innovaway:
https://drive.google.com/file/d/0Bz-X8L_k01rzWksxWWF2RXBibUE/view?usp=sharing

Ufficio stampa: 3470885233

 

 

 

Biennale d'arte a Venezia

Biennale d'arte a Venezia

E' iniziata la biennale d'arte a Venezia.....e cominciano le sorprese...

A imagem pode conter: céu, atividades ao ar livre e água

L'opera di Lorenzo Quinn a Cà Sagredo (non è un fotomontaggio).

 

 

www.regione.piemonte.it: A Venaria i tesori e i simboli della regalit sabauda

 

 

A Venaria i tesori e i simboli della regalità sabauda

Mostra Dalle Regge d'Italia, Corona sabauda sul trono

 

La Venaria Reale propone, nell’anno in cui ricorre il decimo anniversario della sua inaugurazione, una grande mostra in continuità con quella dedicata alla Reggia ed alla storia della dinastia sabauda, che aprì ufficialmente il complesso al pubblico; l’esposizione inaugurale del 2007, partendo dal Cinquecento si concludeva con le prime vicende del ramo dei Savoia-Carignano durante la Restaurazione, mentre questa mostra racconta la dinastia nel periodo compreso tra il 1860 e il 1920. Sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica la mostra, organizzata e realizzata dal Consorzio La Venaria Reale in collaborazione con il Senato della Repubblica e con le Gallerie degli Uffizi, i Musei Reali di Torino, la Palazzina di Caccia di Stupinigi, il Palazzo Reale di Genova, il Polo Museale della Campania, il Polo Museale del Piemonte, la Reggia di Caserta e la Regione autonoma della Valle d'Aosta, è stata curata da Silvia Ghisotti e Andrea Merletti. Sono 130 le opere provenienti dalle Regge d’Italia nel periodo in cui i Savoia rivestirono il ruolo di re d'Italia, grazie a prestigiosi prestiti di opere e documenti da parte, tra gli altri, del Palazzo del Quirinale, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Reale di Napoli, Reggia di Caserta . L'assessore regionale alla Cultura e Turismo mette in evidenza che questa mostra è autoprodotta, che si possono vedere molti pezzi che sono usciti dal Centro per il restauro di Venaria, vera punta di diamante per il Piemonte, e che racconta le Regge sabaude, ognuna con la propria storia e la propria identità, ma sempre all'interno di un sistema di cui Venaria è capofila.

La mostra è divisa in cinque sezioni.

La prima, Raccontare la regalità, è dedicata a come i Savoia narrarono il proprio essere re e fra i simboli e particolare attenzione è data alle corone del Regno d'Italia, di cui sono esposti alcuni esemplari.

La seconda sezione, Abitare la regalità, racconta come i Savoia organizzarono le Regge del Regno d'Italia.

La terza sezione è interamente dedicata a Napoli, città cui i Savoia dedicarono una particolare attenzione.

Nella quarta sezione alcune realizzazioni della bottega degli orafi Castellani per la regina Margherita e un suo splendido abito proveniente da Palazzo Mocenigo di Venezia, raccontano il ruolo della prima regina d'Italia come protagonista d'una moda nazionale.

L’ultima sezione della mostra racconta, infine, I Palazzi e le Ville che non sono più del Re e cioè la progressiva dismissione di un'ampia parte delle Regge da parte di Vittorio Emanuele III negli anni della Prima guerra mondiale, prima con il loro uso quali ospedali e poi con la loro trasformazione in spazi museali o caserme.

La mostra si chiude con l'esposizione del Trono dei re d'Italia, proveniente dai depositi del Palazzo del Quirinale e di una armatura da corazziere proveniente dalla caserma “Negri di Sanfront”, ancora oggi sede del Reggimento. La sala è allestita, inoltre, con gli arazzi delle storie di Scipione, anch'essi in prestito dal Quirinale. (da)

        L’opera del 1880 «Il Genio d’Italia», olio su tela del pittore brasiliano Pedro Americo

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da: http://www.regione.piemonte.it/repository/pnews/newsletter/2017/12.pdf

 

 

Intesa per il collegamento sciistico Alagna-Gressoney

 

 

Intesa per il collegamento sciistico Alagna-Gressoney


L’offerta turistica invernale della Valsesia sta per compiere un passo avanti con il completamento del collegamento fra i comprensori sciistici di Alagna e della valdostana Gressoney. L’accordo per realizzare il progetto è stato firmato lunedì 27 marzo nella sede della Regione a Torino dal vicepresidente del Piemonte con i rappresentanti della Provincia e della Camera di Commercio di Vercelli, dei Comuni di Alagna e Scopello e dell’Unione montana. Tramite Finpiemonte Partecipazioni viene promossa la sottoscrizione di un prestito obbligazionario convertibile emesso da Monterosa 2000 Spa per un importo massimo di 1,5 milioni, finalizzato alla fusione con Alpe di Mera e destinato alla conclusione del collegamento Alagna-Gressoney. Si tratta, ha commentato il vice presidente, di un ulteriore passo in avanti per lo sviluppo del sistema sciistico valsesiano, in quanto si potrà incrementare e valorizzare l’offerta turistica unendo nel nuovo comprensorio utenze e specialità diverse in un quadro organico che non potrà che favorire il turismo

 

da: http://www.regione.piemonte.it/repository/pnews/newsletter/2017/12.pdf

 

 

INAUGURATO IL MUSEO DI SAN PIETRO A COLLE DI VAL DELSA

 

 

INAUGURATO IL MUSEO DI SAN PIETRO A COLLE DI VAL D’ELSA
E’ stato inaugurato il nuovo Museo
San Pietro di Colle di Val d’Elsa, tra
Firenze e Siena, istituzione nata dalla
fusione di più collezioni e dalla siner-
gia tra una pluralità di soggetti della
capitale italiana del cristallo dopo
quasi un ventennio di chiusura.
L’ente è il risultato dell’unione del Museo Civico e di quello Diocesano con la Collezione del Conserva-
torio di San Pietro che diventa così anche la sede espositiva condivisa dalle istituzioni.
Alle loro opere, che comprendono testimonianze pittoriche del Trecento e Quattrocento senese, vanno a
sommarsi le donazioni della Collezione Walter Fusi e della Collezione Romano Bilenchi, che spingono
l’orizzonte fino al Novecento. Inoltre, il Museo Archeologico Ranuccio Bianchi Bandinelli stanno per
concludersi i lavori di rinnovo dell’allestimento; il Museo del Cristallo è al centro di una serie di inter-
venti finalizzati al suo prossimo rilancio.

INAUGURATO IL MUSEO DI SAN PIETRO A COLLE DI VAL D’ELSA

Museo di San Pietro, Colle di Val d’Elsa

 

E’ stato inaugurato il nuovo Museo San Pietro di Colle di Val d’Elsa, tra Firenze e Siena, istituzione nata dalla fusione di più collezioni e dalla sinergia tra una pluralità di soggetti della capitale italiana del cristallo dopo quasi un ventennio di chiusura.

L’ente è il risultato dell’unione del Museo Civico e di quello Diocesano con la Collezione del Conservatorio di San Pietro che diventa così anche la sede espositiva condivisa dalle istituzioni.

Alle loro opere, che comprendono testimonianze pittoriche del Trecento e Quattrocento senese, vanno a sommarsi le donazioni della Collezione Walter Fusi e della Collezione Romano Bilenchi, che spingono l’orizzonte fino al Novecento. Inoltre, il Museo Archeologico Ranuccio Bianchi Bandinelli stanno per concludersi i lavori di rinnovo dell’allestimento; il Museo del Cristallo è al centro di una serie di interventi finalizzati al suo prossimo rilancio.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19182 - 25 Marzo 2017

 

 

CONVITE para a apresentao da Viagem nos TOP da Italia eno-gastronomica

 

 

CONVITE para a apresentação da “Viagem nos TOP da Italia eno-gastronomica”

segunda-feira dia 20 de março de 2017 as 18:30
no auditório do Vega Luxury Mall do SCN Quadra 1 – Bloco D – Asa Norte – Brasilia (DF)
 
A viagem do próximo outubro 2017 acontecerá entre as datas 11 e 23. Iniciando em Roma e finalizando em Milão. Incluirá territórios e vinhos como: Barolo (Piemonte), Amarone della Valpolicella (Veneto), Brunello di Montalcino (Toscana), visita a vinícola Berlucchi em Franciacorta (Lombardia) e as Cantine Ferrari em Trento (Trentino Alto Adige). Na gastronomia, entre os outros, o Tartufo de Alba (Piemonte), de San Miniato (Toscana) e de Gubbio (Umbria). A Festa do Chocolate na Eurochocolate de Perugia (Umbria).
Visita em “primeira mão” F.I.CO (Fabrica Italiana Contadina) Eataly World em Bologna. Trata-se de um “parque alimentar” aonde a comida e contada do nascimento até a finalização, passando da sua transformação. Uma espécie de “paraiso dos gourmets dedicado a celebração da biodiversidade italiana” http://eatalyworld.it 

 

 

Il monte piatto pi famoso al mondo in realt un dedalo di rocce e gole profonde

 

 

Il monte piatto più famoso al mondo in realtà è 

un dedalo di rocce e gole profonde

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Pubblicato il 16/03/2017
Ultima modifica il 16/03/2017 alle ore 07:16
NOEMI PENNA

Ha ispirato Sir Arthur Conan Doyle a scrivere il suo romanzo The lost world, nel 1912, e guardando queste foto si può intuire il perché. Il Roraima, Mãe dos Ventos, è una terra dai contrasti spettacolari, dove la natura domina incontrastata tra i monti, i fiumi e le foreste dell'Amazzonia. 

 

Questo monte piatto, con le pareti a strapiombo, geologicamente viene definito tepui e sulla sua sommità, a 2800 metri d'altezza, s'incontrano i confini di Venezuela, Brasile e Guyana. La sua cima spesso è circondata dalle nuvole, il che rende ancora più suggestivo e magico il paesaggio. 

 

 

Ancora oggi la superficie dei tepui non è stata completamente esplorata: è estremamente difficile raggiungere certe zone a causa dei ripidi sentieri che bisogna percorrere ma anche per le forti piogge tropicali che imperversano quasi tutti i giorni. E anche se potrebbe sembrare «piatto», in realtà l'altopiano è un labirinto di rocce con innumerevoli gole, profonde anche centinaia di metri. 

Un territorio unico nel suo genere, quasi isolato dal tempo e dal resto del mondo, su cui sono state rinvenute piante carnivore e altre specie vegetali e animali (come delle minuscole rane nere vertebrate) che altrove non esistono, probabilmente perché estinte da tempo. 

 

Il monte Roraima è il più alto della catena Pakaraima degli altipiani dell'America Latina e le sue formazioni rocciose sono considerate fra le più antiche della Terra, risalenti a due miliardi di anni fa, al periodo Precambriano. Il punto più alto è la Roccia Maverick: si trova a 2810 metri di quota ed è protetta da delle scogliere alte 400 metri. 

 

 

Insomma, un luogo che va oltre l'immaginazione, tanto da aver alimentato nei secoli decine di storie e leggende. Nel racconto di Doyle i primi esploratori ad aver messo piede sulla cima del Roraima si sono trovati davanti i dinosauri. Secondo gli Indios, invece, nell’antichità al posto dell'altopiano c'era un'enorme pianura con grandi distese di acqua, ricoperta da una rigogliosa foresta, ricca di flora e fauna… un paradiso terrestre, scelto dagli Dei per abitarci. Non a caso tepui significa proprio «Casa degli Dei». 

 

 

  

da: http://www.lastampa.it/2017/03/16/societa/viaggi/mondo/il-monte-piatto-pi-famoso-al-mondo-in-realt-un-dedalo-di-rocce-e-gole-profonde-eoOJOuhlKT3QXSdRdD6fdN/pagina.html

 

 

A FIRENZE IL SALONE INTERNAZIONALE DELLARCHEOLOGIA E DEL TURISMO CULTURALE

 

 

 

A FIRENZE IL SALONE INTERNAZIONALE
DELL’ARCHEOLOGIA E DEL TURISMO CULTURALE
Dal 17 al 19 febbraio torna al Palacongressi “tourismA”, il salone internazionale organizzato da Archeo-
logia Viva, con 240 relatori, oltre 30 convegni, 100 espositori da tutto il mondo. Dopo il successo delle
edizioni precedenti, torna per il terzo anno consecutivo “tourismA”, il Salone Internazionale dell'Archeo-
logia e del Turismo Culturale, al Palazzo dei Congressi di Firenze da venerdì 17 a domenica 19 febbraio
(con inaugurazione la sera del 16 ). L’ospite d'onore è l'Egitto celebrato da un testimonial d'eccezione, il
noto archeologo Zahi Hawass che aprirà la manifestazione con un convegno interamente dedicato alla
tanto discussa figura di Tutankhamon. Cresce intanto l'attesa per la copia esatta della celebre camera
funeraria del “faraone bambino”, ricostruita in scala 1:1 e visitabile per tutti i giorni di “tourismA”.
Spetterà invece al Ministro dei Beni e delle Attività Culturale e del Turismo consegnare a Piero Angela
l'ambito premio speciale “R. Francovich” per il suo impegno nella divulgazione scientifica. Altri protago-
nisti di tourismA 2017 sono i Longobardi, con lo storico Franco Cardini che rivede - e corregge - la loro
cattiva nomea di distruttori. Omaggio doveroso anche ai “padroni di casa” gli Etruschi, questa volta con
una scoperta sconvolgente in Valdichiana che fa parlare addirittura di... sacrifici umani.
Partecipa anche l’Università di Firenze con il Rettore Luigi Dei ad aprire le comunicazioni sulle ricerche
dell’Ateneo fra Oriente e Africa. Poi il fascino misterioso della Preistoria d’Italia: quando e come fu
popolata la Penisola? Ne parleranno gli esperti di sei diversi atenei che da decenni svolgono indagini nel
settore. Inoltre, per la prima a Firenze, arriva Ötzi, l’Uomo del Similaun, che non cessa di stupire con le
notizie fornite dallo studio della sua mummia e che verranno presentate in anteprima a “tourismA” dal
Museo dell’Alto Adige. Spazio anche alle ultime scoperte a Pompei illustrate direttamente dal soprinten-
dente Massimo Osanna. Tra speranze di rinascita e cronache di distruzione, si parlerà dello stato dei beni
culturali in Iraq e Siria (con le ultime da Palmira). Tanti i nomi della divulgazione storico- archeologica a
corredare il ricco programma. Sarà Valerio Massimo Manfredi a farci rivivere i terribili momenti della
battaglia di Teutoburgo, mentre sapremo qualcosa di più delle donne nell’antica Roma grazie all'interven-
to di Marisa Ranieri Panetta. La ministra greca della cultura Lydia Koniordou sarà presente insieme a
Louis Godart, consigliere culturale del Capo dello Stato, per sostenere la causa della restituzione ad
Atene dei marmi del Partenone che sono al British Museum.
Mentre il gran finale toccherà ad Alberto Angela che parlerà di Leonardo e la Gioconda.
“TourismA” è anche una grande occasione per parlare di parchi, musei e turismo culturale con proposte
di nuovi tour nei Paesi mediterranei più ricchi di testimonianze del passato: saranno presenti Egitto, Gior-
dania, Turchia, Croazia, Cipro, Algeria. Per la Croazia interverrà il Ministro del Turismo Gari Cappelli
per presentare il nuovissimo Museo di Lussino dedicato alla preziosa statua greca dell’Apoxyomenos (a
“tourisma” verrà esposta la fedele copia in bronzo) a suo tempo restaturata dall’Opificio delle Pietre
Dure. A grande richiesta è stata ampliata infine la proposta di Archeolaboratori per grandi e piccoli, dove
sarà possibile simulare lo scavo di una tomba etrusca, sperimentare la scheggiatura della pietra e l’accen-
sione del fuoco, praticare l’antica arte della tessitura, scrivere in geroglifico, giocare alla longobarda.
Soddisfatto il direttore della manifestazione, Piero Pruneti: «In tempi di crisi profonda, “tourismA”
rappresenta una realtà culturale e fieristica in piena espansione. Abbiamo creato, anche grazie alla colla-
borazione di FirenzeFiera e sotto l’egida del Comune di Firenze, il più importante evento europeo dedica-
to alla promozione dei beni culturali e ambientali».

A FIRENZE IL SALONE INTERNAZIONALE DELL’ARCHEOLOGIA E DEL TURISMO CULTURALE

 

Dal 17 al 19 febbraio torna al Palacongressi “tourismA”, il salone internazionale organizzato da Archeologia Viva, con 240 relatori, oltre 30 convegni, 100 espositori da tutto il mondo. Dopo il successo delle edizioni precedenti, torna per il terzo anno consecutivo “tourismA”, il Salone Internazionale dell'Archeologia e del Turismo Culturale, al Palazzo dei Congressi di Firenze da venerdì 17 a domenica 19 febbraio (con inaugurazione la sera del 16 ). L’ospite d'onore è l'Egitto celebrato da un testimonial d'eccezione, il noto archeologo Zahi Hawass che aprirà la manifestazione con un convegno interamente dedicato alla tanto discussa figura di Tutankhamon. Cresce intanto l'attesa per la copia esatta della celebre camera funeraria del “faraone bambino”, ricostruita in scala 1:1 e visitabile per tutti i giorni di “tourismA”.

Spetterà invece al Ministro dei Beni e delle Attività Culturale e del Turismo consegnare a Piero Angela l'ambito premio speciale “R. Francovich” per il suo impegno nella divulgazione scientifica. Altri protagonisti di tourismA 2017 sono i Longobardi, con lo storico Franco Cardini che rivede - e corregge - la loro cattiva nomea di distruttori. Omaggio doveroso anche ai “padroni di casa” gli Etruschi, questa volta con una scoperta sconvolgente in Valdichiana che fa parlare addirittura di... sacrifici umani.

Partecipa anche l’Università di Firenze con il Rettore Luigi Dei ad aprire le comunicazioni sulle ricerche dell’Ateneo fra Oriente e Africa. Poi il fascino misterioso della Preistoria d’Italia: quando e come fu popolata la Penisola? Ne parleranno gli esperti di sei diversi atenei che da decenni svolgono indagini nel settore. Inoltre, per la prima a Firenze, arriva Ötzi, l’Uomo del Similaun, che non cessa di stupire con le notizie fornite dallo studio della sua mummia e che verranno presentate in anteprima a “tourismA” dal Museo dell’Alto Adige. Spazio anche alle ultime scoperte a Pompei illustrate direttamente dal soprintendente Massimo Osanna. Tra speranze di rinascita e cronache di distruzione, si parlerà dello stato dei beni culturali in Iraq e Siria (con le ultime da Palmira). Tanti i nomi della divulgazione storico- archeologica a corredare il ricco programma. Sarà Valerio Massimo Manfredi a farci rivivere i terribili momenti della battaglia di Teutoburgo, mentre sapremo qualcosa di più delle donne nell’antica Roma grazie all'intervento di Marisa Ranieri Panetta. La ministra greca della cultura Lydia Koniordou sarà presente insieme a Louis Godart, consigliere culturale del Capo dello Stato, per sostenere la causa della restituzione ad Atene dei marmi del Partenone che sono al British Museum.

Mentre il gran finale toccherà ad Alberto Angela che parlerà di Leonardo e la Gioconda.

“TourismA” è anche una grande occasione per parlare di parchi, musei e turismo culturale con proposte di nuovi tour nei Paesi mediterranei più ricchi di testimonianze del passato: saranno presenti Egitto, Giordania, Turchia, Croazia, Cipro, Algeria. Per la Croazia interverrà il Ministro del Turismo Gari Cappelli per presentare il nuovissimo Museo di Lussino dedicato alla preziosa statua greca dell’Apoxyomenos (a “tourisma” verrà esposta la fedele copia in bronzo) a suo tempo restaturata dall’Opificio delle Pietre Dure.

A grande richiesta è stata ampliata infine la proposta di Archeolaboratori per grandi e piccoli, dove sarà possibile simulare lo scavo di una tomba etrusca, sperimentare la scheggiatura della pietra e l’accensione del fuoco, praticare l’antica arte della tessitura, scrivere in geroglifico, giocare alla longobarda.

Soddisfatto il direttore della manifestazione, Piero Pruneti: «In tempi di crisi profonda, “tourismA” rappresenta una realtà culturale e fieristica in piena espansione. Abbiamo creato, anche grazie alla collaborazione di FirenzeFiera e sotto l’egida del Comune di Firenze, il più importante evento europeo dedicato alla promozione dei beni culturali e ambientali».

 

        

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 18833 - 9 Febbraio 2017

 

 

TOUR ENO-GASTRONOMICO DA ITALIA - MAIO 2017

 

 

TOUR ENO-GASTRONOMICO

CONVITE: Tour da Itália ENO-GASTRONÔMICA - Maio 2017

Segunda-feira dia 7 de novembro as 18:30 no auditório do Vega Luxury Mall do SCN – quadra 1 – lote D – Asa Norte – Brasília (DF)

Devido o sucesso do Tour das Vinícolas Zonin de outubro 2015, será repetido em maio 2017. Trocando o outono com a primavera italiana. E fazendo o trajeto ao contrário, iniciando no Sul e finalizando no Norte!
Para conhecer as vinícolas (Tenutas) que serão visitadas, acessar este link: www.casavinicolazonin.it/tenute-zonin

Copyright © 2016 Parlando Italiano, All rights reserved.
Você está recebendo esse e-mail por ter participado das atividades com Antonello Monardo.

 

Antonello Monardo: TOUR ENO-GASTRONOMICO DA ITALIA - MAIO 2017

TOUR ENO-GASTRONOMICO DA ITALIA - MAIO 2017


Caros Amigas e Amigos,

devido o sucesso do Tour das Vinícolas Zonin de outubro 2015, será repetido em maio 2017. Trocando o outono com a primavera italiana. E fazendo o trajeto ao contrário, iniciando no Sul e finalizando no Norte!  

Como o outro será “excecional”, seja no período (14 dias) que no percurso (praticamente toda a Italia).

O “foco” desta viagem são as “Tenutas” da empresa Zonin, que são espalhadas em todas a Italia, claramente, juntamente a outras atividades locais.

O início da viagem será no domingo 07/05/17 em Catania (Sicília) e finalizará, domingo 21/05 no Veneto
Acontecerá nas seguintes regiões italianas: Sicília, Puglia, Toscana, Piemonte, Lombardia, Friuli e Veneto.

Visitando, degustando e almoçando em 9 diferentes vinícolas!

Estamos aceitando a pre-reserva, breve enviaremos os detalhes e valores da viagem.

 

Para conhecer as vinícolas (Tenutas) que serão visitadas, acessar este link: www.casavinicolazonin.it/tenute-zonin

e olhar este vídeo: www.youtube.com/watch?v=Gh67G1Ubgz0

Para ter uma ideia do modelo da viagem podem acessar estes dois vídeo sobre as Tenutas e atividades:

 

Abraços.

logo parlando pequeno

 

Antonello Monardo

 

www.parlandoitaliano.com.br

Tel. (61) 9971.7349 – 3425.3566

 

 

 

La Cultura del Tartufo candidata come patrimonio Unesco

La Cultura del Tartufo candidata come patrimonio Unesco

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Pubblicato:23/09/2016

La candidatura della cultura del tartufo quale patrimonio immateriale dell’umanità, avanzata dall’Associazione Nazionale Città del Tartufo insieme al Centro Nazionale Studi Tartufo, è stata presentata venerdì 23 settembre presso la Sala Giunta regionale alla presenza dell’assessora regionale alla Cultura e al Turismo, Antonella Parigi, con la relazione di Giancarlo Grimaldi, rettore dell’Università di Scienze gastronomiche, e di Stefano Colmo, responsabile delle Relazioni istituzionali di Slow Food e segretario generale della Fondazione Terra Madre.

L’Unesco ha redatto nel 2003 la prima lista mondiale dei patrimoni culturali orali e immateriali. Essi sono “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how, come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi” e rappresentano un elemento fondamentale distintivo della cultura e dell’identità di una comunità e di un territorio. L’obiettivo della candidatura, che prende il nome di Cultura del Tartufo, è quello di certificare e formalizzare, difendere e tramandare il “mito del tartufo”, non solo come frutto dall’inestimabile valore, ma simbolo di una storia di rapporti tra uomo, natura, animale e tradizione. La candidatura negli anni è stata portata avanti dal Centro Nazionale Studi Tartufo che ha sede ad Alba e dall’Associazione nazionale Città del tartufo con due importanti partner scientifici quali l’Università di Scienze gastronomiche e l’Università di Siena. Si sono volute documentare e analizzare antropologicamente le conoscenze orali e gestuali e le narrazioni connesse al tartufo attraverso interviste etnografiche raccolte in molte regioni italiane, dal Piemonte alla Campania, passando per la Lombardia, la Toscana e l’Umbria negli ultimi venticinque anni, completate dalla ricerca bibliografica e d’archivio. La ricerca del tartufo è un patrimonio complesso di saperi, di tradizioni, di convenzioni non scritte che nascono come pratica di raccolta per diventare molto di più. Il Piemonte oltre ad annoverare 4000 cercatori paganti ha una rete di tartufaie didattiche o sperimentali disseminate su tutto il territorio.

La candidatura del tartufo a patrimonio immateriale Unesco ha un'importanza rilevante in termini di ampiezza territoriale. Tredici le regioni coinvolte, che condividono gli stessi valori culturali che sottendono al riconoscimento del tartufo come simbolo di unicità e contemporaneamente di unità nazionale, dal Piemonte alla Sicilia. L'assessora Parigi, ha spiegato quanto sia "grande la soddisfazione per il contributo messo a disposizione dal territorio piemontese, forte della sua tradizione e dell'attività di ricerca. L'Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e la Fiera del tartufo bianco di Alba sono eccellenze internazionali".

Donatella Actis

donatella.actis@regione.piemonte.it

 

da: http://www.regione.piemonte.it/pinforma/turismo/666-la-cultura-del-tartufo-candidata-come-patrimonio-unesco.html

 

 

LEgitto a due passi da Lecco: il mistero delle piramidi di Montevecchia

13/09/2016

L’Egitto a due passi da Lecco: il mistero delle piramidi di Montevecchia

NOEMI PENNA 

Quando si parla di piramidi si pensa subito all’Egitto, ai faraoni, al maestoso mondo antico cullato dal Nilo. Eppure non troppo lontano dal fiume Adda la vegetazione nasconde qualcosa che proprio non ti aspetti: tre piramidi a gradoni, con lo stesso orientamento e inclinazione. Base, lati e pendenza di queste strutture sono identiche, una coincidenza quasi impossibile in natura, che alimenta il mistero delle piramidi di Montevecchia, a Rovagnate

 

 

Siamo in Val Curone, a quindici chilometri da Lecco, ma queste tre formazioni collinari ricordano la Piana di Giza. Apparentemente sembrano tre colline ma l’osservazione satellitare svela qualcosa di più enigmatico, come il posizionamento che ricorda le tre stelle della cintura di Orione. Gli egizi creavamo sempre un filo conduttore con il cielo per le loro piramidi, per permettere ai defunti di ritrovare la via di casa. E queste piramidi sarebbero state realizzate proprio a scopo religioso e non per finalità agricole, visto che quel terreno non può essere coltivato.  

Nella zona sono state trovate le tracce del più antico insediamento preistorico lombardo. E pare che la piramide centrale, detta Belvedere Cereda, fosse un sito astronomico utilizzato dai Celti ancor prima dell’arrivo dei Romani. Oggi le piramidi sono custodite all’interno di un parco regionale e si possono trovare alla terza tappa del percorso naturalistico dei Prati Magri, di facile percorrenza, a piedi o in bici.  

 

 

http://www.lastampa.it/2016/09/13/societa/viaggi/italia/legitto-a-due-passi-da-lecco-il-mistero-delle-piramidi-di-montevecchia-PRCvt23T7qJMbyvRnWRMqI/pagina.html

 

 

Craco, la citt fantasma che ha stregato il cinema

05 settembre 2016

Craco, la città fantasma che ha stregato il cinema

 

Arrivare a Craco - il paese fantasma in provincia di Matera abbandonato dopo una frana disastrosa, nel 1963, seguita da altri smottamenti - dà la stessa emozione che devono aver provato i registi che l'hanno scelta come set.

Una meraviglia per migliaia di turisti (circa 12mila nel 2015) che si spingono fin qui e che trovano un paese che non vuol morire.

Francesco Rosi girò a Craco alcune scene del suo Cristo si è fermato a Eboli e l'immagine del paese finì sul manifesto del film. Si può ancora vedere l'ampio scenario che si apre a valle del paese e il 'larghetto' dove due confinati, colleghi di Carlo Levi, impersonato da un grande Gian Maria Volontè, si trovano a turno per pranzare. Colpisce subito la torre normanna, pare costruita intorno all'anno 1000, che ha resistito solidissima (soltanto un fulmine, tempo fa, ha scheggiato un angolo): alta 20 metri, con mura enormi, domina una valle piena di calanchi.

Ha folgorato anche Mel Gibson, che ha ambientato qui la scena finale di The Passion (2004) con il suicidio di Giuda. E si può ritrovare Craco anche in Basilicata coast to coast (2010) di Rocco Papaleo. E' stato girato a Craco anche un film horror americano, mai proiettato finora in Italia.

Craco si può ritrovare anche visitandola: basta acquistare la 'Craco card daily', a poca distanza dell'abitato abbandonato, dove vivono una trentina di crachesi trasferiti dopo la frana; altre poche centinaia risiedono in pianura, ad alcuni chilometri, a Craco Peschiera. In attesa dei visitatori che arriveranno nei prossimi anni a Matera, Capitale europea della cultura 2019 (foto di Nicola Cavallera)

 

da: http://bari.repubblica.it/cronaca/2016/09/05/foto/craco_citta_fantasma_basilicata-147223158/?ref=HRESS-10#1

 

 

INAUGURATA NEL TEMPIO DI GIUNONE DI AGRIGENTO LA MOSTRA ARCHEOLOGICA LA VIA DEI SEPOLCR

 

 19/09/2016 - 15.40

INAUGURATA NEL TEMPIO DI GIUNONE DI AGRIGENTO LA MOSTRA ARCHEOLOGICA “LA VIA DEI SEPOLCRI”

 

INAUGURATA NEL TEMPIO DI GIUNONE DI AGRIGENTO LA MOSTRA ARCHEOLOGICA “LA VIA DEI SEPOLCRI”

AGRIGENTO\ aise\ - In un'atmosfera di struggente incanto, complice la luna piena ad illuminare tutta la Valle dei Templi, venerdì scorso, in un gioco di luci soffuse, di odori e religiosa sonorità, è stata inaugurata presso il Tempio di Giunone ad Agrigento la mostra archeologica “La Via dei Sepolcri. Agrigento nella prima età cristiana”. Un itinerario guidato alla scoperta della necropoli paleocristiana che alla fine dell'età antica occupò la collina dei Templi. 
La mostra accompagna verso la scoperta della città cristiana, attraverso un'inedita rivisitazione dei monumenti della Valle, seguendo la trasformazione subita nei secoli ad opera del Cristianesimo, dell'uomo e del tempo stesso. Tante le autorità presenti alla cerimonia d'inaugurazione, partecipata da un attento pubblico proveniente da ogni parte d'Italia e dall'estero.
"Questa mostra offre un’ulteriore opportunità di arricchimento dell'immenso valore del nostro straordinario sito - ha sottolineato nel suo discorso di benvenuto Giuseppe Parello, direttore del Parco regionale della Valle dei Templi - in quanto svela ai tanti turisti angoli rimasti ad oggi sconosciuti ai più". Ha poi ringraziato le tante maestranze che hanno contribuito alla migliore riuscita della mostra il cui allestimento, come pure la comunicazione, sono stati curati dalla One Group, società dell'Aquila.
Lo staff delle archeologhe del Parco Maria Serena Rizzo, Valentina Caminneci e Concetta Parello, curatrice della Mostra, hanno accompagnato i visitatori lungo il percorso, rendendoli partecipi dell'importanza culturale dell'intervento in quanto apre ai turisti una nuova via di approfondimento e conoscenza della nostra storia. Il nuovo percorso archeologico si snoda lungo le mura meridionali, con le tombe ad arcosolio, fino alla Grotta Fregapane e agli ipogei minori nel Giardino di Villa Aurea, per terminare davanti al Tempio della Concordia. 
La magica serata si è conclusa con una straordinaria performance dell'attore Ettore Gambino che ha proposto una drammatizzazione della figura di Gregorio, santo vescovo agrigentino ricordato tra l'altro per aver trasformato il Tempio della Concordia in Basilica dedicata ai Santi Pietro e Paolo.
La Valle dei Templi, con i suoi 1300 ettari di estensione, è una vasta area archeologica con un ottimo stato di conservazione. L’area corrisponde all’antica Akragas, monumentale nucleo originario di Agrigento. Attualmente Parco Archeologico Regionale, dal 1997 è stata riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Di straordinaria suggestione, è il sito archeologico più grande del mondo. (goffredo palmerini\aise) 

           

da: http://www.aise.it/mostre/inaugurata-nel-tempio-di-giunone-di-agrigento-la-mostra-archeologica-la-via-dei-sepolcri/71010/1/1/3239

                 

                

Saint Vincent: Uma maravilha do Valle DAosta

 

Saint Vincent

Uma maravilha do Valle D’Aosta

Pequena comuna italiana da região de Valle D’Aosta, situada nos Alpes, na divisa com a França e a Suíça, Saint Vincent é uma cidadezinha cercada por montanhas e famosa pelo “Casino de la Vallée”, um dos maiores e mais renomados casinos da Europa.

Também é conhecida pelas Termas, que surgiram inicialmente como resultado do descobrimento das águas terapêuticas, e que, hoje, se consolidaram em um grande Spa, visitado por turistas de todo o mundo. No verão, são organizados shows e espetáculos na praça principal da cidade, que, por sua vez, também não deixa de ser atrativa no inverno, inclusive para os esquiadores e alpinistas.

No seu entorno existem, aproximadamente, 12 castelos medievais. Alguns se tornaram museus e são abertos ao público, sendo repletos de história e possibilitando uma verdadeira viagem no tempo.

A riqueza da gastronomia de Saint Vincent fica por conta dos famosos pratos típicos valdostanos, com o tradicional menu de sopas e polentas, elaboradas com os deliciosos queijos da região, carnes e salames, sempre acompanhados dos excelentes vinhos locais.

 

da: Câmara de Comércio Italiana de Minas Gerais - Saint Vincent

 

 

 

UNA DOZZINA DI MUSEI SARANNO UNUNICA ENTIT

 

 

“UNA DOZZINA DI MUSEI SARANNO UN’UNICA ENTITÀ”
Eike Schmidt è stato nominato direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze
È il primo non italiano a dirigerlo da quando il museo aprì al pubblico nel 1765
Direttore degli Uffizi da un anno, quali cambiamenti?
«Il mio progetto è la riforma di una dozzina di musei che si fonderanno in un’unica entità. Il ministro
Franceschini ha decretato che gli Uffizi e i vari musei di Palazzo Pitti dovrebbero diventare tutti un solo
museo: inclusi la Galleria degli Uffizi, il Gabinetto Disegni e Stampe, il corridoio del Vasari, e a Palazzo
Pitti la Galleria Palatina, il Museo degli Argenti (recentemente rinominato Il Tesoro dei Granduchi), il
Museo della Porcellana, il Museo della moda e del costume, il Museo d’arte moderna, il Museo delle
Carrozze, il Museo degli Arazzi e i Giardini di Boboli».
Come gestirà questo cambiamento?
«Negli ultimi nove mesi tutti questi musei si sono fusi in unità funzionali, e gli uffici con compiti che si
sovrapponevano sono stati ricondotti a un’unica amministrazione centrale. I visitatori vedranno i risultati
entro fine anno. Avremo un solo dipartimento dedicato alle mostre invece di molti. E ho anche fondato
una nuova divisione per la comunicazione digitale. Ci siamo ripresi l’indirizzo web www.uffizi.it perché
lo usavano altri, e abbiamo riaffittato il dominio. Abbiamo subito aperto un sito basico e stiamo lavoran-
do per metterne su uno completo che sarà lanciato il prossimo inverno. Per connetterci con i più giovani
abbiamo appena lanciato @UffiziGalleries su Twitter e Instagram, e abbiamo immediatamente avuto
oltre 2000 persone che ci seguono. È un grande inizio».
Quanti visitatori avete ogni anno?
«3,4 milioni, di cui circa 2 agli Uffizi, e un po’ più di 1,4 milioni per i Giardini di Boboli e Palazzo Pitti».
Sarà possibile avere un solo biglietto per visitare tutto?
«Sì, ma si può passare un intero giorno agli Uffizi e non vedere nulla, così faremo biglietti personalizzati
e anche uno cumulativo».
La code a volte durano ore...
«Con la tecnologia può essere risolto. Stiamo lavorando con il dipartimento dei sistemi informativi del-
l’università de L’Aquila a un modello per gestire elettronicamente i flussi di pubblico. È un sistema com-
parabile a quelli usati per i trasporti di massa come gli aerei».
Perché la coda è così lunga?
«Perché insieme alla galleria dell’Accademia siamo il museo più visitato per superficie, ma la struttura
del corridoio con le stanze adiacenti non è una struttura museale. Fu pianificata per essere usata come uf-
fici, non è stata pensata per il turismo di massa. Ma è adattabile e può essere gestita meglio usando la tec-
nologia per la gestione dei flussi che speriamo di avviare sperimentalmente la prossima estate e di mette-
re a punto nel 2018».
Pensa di aggiungere spazi espositivi?
«Abbiamo in programma di aggiungere ulteriore spazio espositivo ricavato dagli interni del vecchio edi-
ficio. Il progetto dei “Nuovi Uffizi” è cominciato nel 2006 ed è giunto oltre la metà, ma ora procederemo
molto più in fretta grazie ai 58 milioni di euro stanziati dal governo per portarlo a termine».

“UNA DOZZINA DI MUSEI SARANNO UN’UNICA ENTITÀ”

 

Eike Schmidt è stato nominato direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze Galleria degli Uffizi.jpg

È il primo non italiano a dirigerlo da quando il museo aprì al pubblico nel 1765


Direttore degli Uffizi da un anno, quali cambiamenti?

«Il mio progetto è la riforma di una dozzina di musei che si fonderanno in un’unica entità.

Il ministro Franceschini ha decretato che gli Uffizi e i vari musei di Palazzo Pitti dovrebbero diventare tutti un solo museo: inclusi la Galleria degli Uffizi, il Gabinetto Disegni e Stampe, il corridoio del Vasari, e a Palazzo Pitti la Galleria Palatina, il Museo degli Argenti (recentemente rinominato Il Tesoro dei Granduchi), il Museo della Porcellana, il Museo della moda e del costume, il Museo d’arte moderna, il Museo delle Carrozze, il Museo degli Arazzi e i Giardini di Boboli».

Come gestirà questo cambiamento?

«Negli ultimi nove mesi tutti questi musei si sono fusi in unità funzionali, e gli uffici con compiti che si sovrapponevano sono stati ricondotti a un’unica amministrazione centrale. I visitatori vedranno i risultati entro fine anno. Avremo un solo dipartimento dedicato alle mostre invece di molti. E ho anche fondato una nuova divisione per la comunicazione digitale. Ci siamo ripresi l’indirizzo web www.uffizi.it perché lo usavano altri, e abbiamo riaffittato il dominio. Abbiamo subito aperto un sito basico e stiamo lavorando per metterne su uno completo che sarà lanciato il prossimo inverno. Per connetterci con i più giovani abbiamo appena lanciato @UffiziGalleries su Twitter e Instagram, e abbiamo immediatamente avuto oltre 2000 persone che ci seguono. È un grande inizio».

Quanti visitatori avete ogni anno?

«3,4 milioni, di cui circa 2 agli Uffizi, e un po’ più di 1,4 milioni per i Giardini di Boboli e Palazzo Pitti».

Sarà possibile avere un solo biglietto per visitare tutto?

«Sì, ma si può passare un intero giorno agli Uffizi e non vedere nulla, così faremo biglietti personalizzati e anche uno cumulativo».

La code a volte durano ore...

«Con la tecnologia può essere risolto. Stiamo lavorando con il dipartimento dei sistemi informativi dell’università de L’Aquila a un modello per gestire elettronicamente i flussi di pubblico. È un sistema comparabile a quelli usati per i trasporti di massa come gli aerei».

Perché la coda è così lunga?

«Perché insieme alla galleria dell’Accademia siamo il museo più visitato per superficie, ma la struttura del corridoio con le stanze adiacenti non è una struttura museale. Fu pianificata per essere usata come uffici, non è stata pensata per il turismo di massa. Ma è adattabile e può essere gestita meglio usando la tecnologia per la gestione dei flussi che speriamo di avviare sperimentalmente la prossima estate e di mettere a punto nel 2018».

Pensa di aggiungere spazi espositivi?

«Abbiamo in programma di aggiungere ulteriore spazio espositivo ricavato dagli interni del vecchio edificio. Il progetto dei “Nuovi Uffizi” è cominciato nel 2006 ed è giunto oltre la metà, ma ora procederemo molto più in fretta grazie ai 58 milioni di euro stanziati dal governo per portarlo a termine».

I visitatori vanno nei musei per vedere icone come la Gioconda al Louvre per esempio. Quali sono le icone degli Uffizi?

«Le opere di Botticelli (La nascita di Venere e la Primavera), insieme con quelle di Leonardo, Raffaello e Michelangelo. Anche i ritratti di Piero della Francesca del Duca di Urbino e di sua moglie sono vere icone, non solo del nostro museo ma della storia dell’arte».

L’arte contemporanea ha un ruolo predominante in tutto il mondo. Come spiega le folle agli Uffizi?

«Le tendenze evolvono in modi diversi. I primi vittoriani si interessavano ad artisti contemporanei ora completamente dimenticati, e a quel tempo la gente metteva assieme fantastiche collezioni di antichi maestri. In un certo senso siamo in una situazione paragonabile. I nuovi ricchi si distinguono grazie all’arte contemporanea, particolarmente in America, ma nel XIX secolo l’interesse per gli antichi maestri tornò in auge molto in fretta. Noti artisti contemporanei visitano gli Uffizi praticamente ogni giorno e hanno il più grande rispetto per gli antichi maestri. A Firenze le mostre degli antichi maestri hanno più successo di quelle degli artisti contemporanei. Firenze è uno dei pochi posti sul pianeta dove possiamo assistere a questo sorprendente fenomeno».

Intende vendere alcune delle grandi opere che ha in magazzino?

«È sbagliato vendere opere d’arte perché servono soldi. Vendere i pezzi migliori è autodistruttivo, e c’è una sorta di leggenda metropolitana sulle opere tenute in magazzino; il meglio è esposto e la seconda scelta è da qualche altra parte. In particolare dalla Seconda guerra mondiale decora uffici governativi, ambasciate, stazioni di polizia. È la terza scelta quella che resta in magazzino e si tratta di opere gravemente danneggiate».

Vuole comprare opere da aggiungere alla collezione?

«Sì. All’inizio di quest’anno ho comprato tre disegni, il mio primo acquisto, e ora stiamo per comprare un dipinto e una scultura. Non è facile trovare lo stesso livello di qualità necessario perché abbia senso ampliare la collezione. Nelle collezioni private a Firenze e in Italia ci saranno una dozzina o poco più di opere abbastanza importanti da un punto di vista storico e artistico da figurare negli Uffizi. Anche se avessimo tutto il denaro del mondo non potremmo comunque aggiungere molto».

Sarebbe troppo costoso comprare un Caravaggio o un Rembrandt?

«Ora come ora non ce lo possiamo permettere, ma paghiamo i conti con i nostri introiti e siamo già autosufficienti, e uno dei miei compiti è procedere in questo senso. In futuro spero di riuscire a creare un fondo per le acquisizioni per poter comprare le rare opere che occasionalmente si rendono disponibili sul mercato».

La sicurezza è una delle maggiori preoccupazioni al momento? 

«Naturalmente siamo molto attenti al tema della sicurezza, e dopo gli attacchi di Parigi ho chiesto ai nostri ingegneri e architetti cosa avremmo ancora potuto migliorare. Siamo costantemente in contatto con gli enti che si occupano di sicurezza e i Carabinieri hanno la loro base toscana a Palazzo Pitti, che è uno dei nostri edifici. Un’ottima cosa! La comunicazione è piuttosto rapida e possiamo collaborare velocemente e restare a stretto contatto su questi temi. Grazie al ministero degli Interni abbiamo le forze armate sulla piazza degli Uffizi 24 ore su 24, e sono forze speciali dell’antiterrorismo. Essenziali per prevenire un attacco. Essere sicuri al 100% è impossibile ma è cruciale fare tutto ciò che è umanamente possibile».

intervista di Alain Elkann

La Stampa, 28 agosto 2016

Traduzione di Carla Reschia


da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo

n. 25 del 28/09/04 n. 16786 - 29 Agosto 2016

 

 

 

VISITARE VILLA MEDICI

 


VISITARE VILLA MEDICI

L’Accademia di Francia a Roma propone un programma di visite guidate che, attraverso percorsi specifici, permette di accedere ai giardini e ai luoghi più belli di Villa Medici e di scoprire la sua storia e le sue missioni. Da martedì a domenica vengono organizzate le visite storiche (in italiano, francese e inglese), che mostrano i giardini e gli appartamenti, soffermandosi sugli aspetti storici, artistici e architettonici e ripercorrendo le vicende che hanno segnato Villa Medici e l’Accademia di Francia a Roma.

La domenica a Villa Medici è una nuova proposta che, attraverso due percorsi di visita, vuole aprire la villa ad altri pubblici e far conoscere la storia e le attività dell’Accademia di Francia a Roma.

La mattina è dedicata alle famiglie, con il percorso La Villa del Piccolo Ferdinando, mentre il pomeriggio il pubblico più interessato alla creazione artistica può partecipare al percorso I luoghi segreti della creatività.

La facciata verso il giardino

La visita guidata dei giardini e degli appartamenti dura circa un'ora e mezza nella quale si andrà alla scoperta di Villa Medici, della sua storia, dell'architettura e della sua collezione di opere d'arte.

La visita inizia con una descrizione della facciata che dà verso i giardini con i suoi bassorilievi romani, le copie raffinate di antiche sculture, il Mercurio del Giambologna, le opere contemporanee e i simboli legati alla storia medicea. Si prosegue attraverso la Loggiaverso l'Atelier del Bosco, ritratto in un celeberrimo quadro di Velasquez, per poi arrivare alla Gipsoteca, che accoglie la collezione delle copie di gesso realizzate in passato dai borsisiti.

Il gruppo dei Niobidi

La visita continua mostrando il Cabinet di Ferdinando de’ Medici ed il gruppo dei Niobidi, gruppo di statue creato da Balthus con delle copie in gesso di opere antiche e situato in uno dei carré del giardino. I visitatori hanno inoltre la possibilità di accedere alll'appartamento del Cardinale, riccamente affrescato da Jacopo Zucchi.

La passeggiata si conclude sul Belvedere che offre uno straordinario panorama su tutta Roma.

Informazioni e prenotazioni: visiteguidate@villamedici.it

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16614 - 1 Agosto 2016

 

 

Domani lEnit presenta eccellenze enogastronomiche italiane presso il Consolato italiano LItalia turistica alle Olimpiadi di Rio

 17 AGOSTO  2016

 

Domani l’Enit presenta eccellenze enogastronomiche italiane presso il Consolato italiano

L’Italia “turistica” alle Olimpiadi di Rio de Janeiro

Alla serata, l’ambasciatore d’Italia in Brasile Antonio Bernardini, il console a Rio Riccardo Battisti, il direttore esecutivo Enit Giovanni Bastianelli, esponenti della squadra azzurra ai Giochi e del Coni

 

RIO DE JANEIRO – Domani 18 agosto , in occasione dei Giochi della XXXI Olimpiade di Rio de Janeiro, l’Enit presenterà al mondo turistico brasiliano le eccellenze enogastronomiche italiane in una serata organizzata sulla splendida terrazza del Consolato italiano a Rio de Janeiro. Faranno parte della platea selezionata duecento ospiti tra Tour operator locali, giornalisti, rappresentanti dei media ed esponenti della cultura.

Saranno presenti l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Antonio Bernardini, il console italiano di Rio de Janeiro, Riccardo Battisti, il direttore Esecutivo dell'Enit, Giovanni Bastianelli, la presidente di Abav Rio de Janeiro (Associazione Brasiliana Agenzie di Viaggio) ed esponenti della squadra azzurra ai Giochi di Rio e del Coni.

Con l'organizzazione di questo evento l'Enit si propone di far crescere l’attenzione sullo stile di vita italiano e attrarre potenziali flussi turistici verso l'Italia facendo leva sulle sue eccellenze enogastronomiche delle Regioni italiane e sulle innumerevoli opportunità offerte al turista sportivo in location spettacolari e uniche al mondo.

L’Enit coglierà l’occasione conviviale per promuovere il territorio italiano attraverso la sua enogastronomia, infatti cibo e storia sono strettamente connessi, sapori e profumi raccontano a tavola cultura arte e tradizioni. Alcuni piatti della nostra tradizione gastronomica sono diventati il simbolo dell’Italia nel mondo e rappresentano già da soli il nostro brand e l'idea dello stile di vita italiano.

Il progetto vuole proporre, tra l'altro, itinerari turistici di tipo esperienziale, che mettano in primo piano le relazioni con i luoghi e le persone. Per portare nuova attenzione alla nostra Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale dell’umanità, per favorire la valorizzazione di territori ancora sconosciuti ai più.

Non da ultimo, il buon cibo, vuole ricordare come una sana alimentazione sia fonte di energia, forza e vitalità, ingredienti indispensabili per un corretto stile di vita e che, come ci dimostrano tutti gli atleti che stanno dando vita a questo grandioso spettacolo sportivo, se unito a impegno e determinazione non può che contribuire a raggiungere risultati vincenti.

L'obiettivo privilegiato è valorizzare la variegata offerta turistica del nostro Paese presso la stampa di settore e gli operatori turistici brasiliani, sfruttando la grande visibilità che le Olimpiadi offrono per promuovere al meglio il made in Italy. (Inform)

    

da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA   -   EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 - 00176 ROMA  - Tel. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail:inform@mclink.it

 

ANNO LV N. 157                    

 

Palio di Siena, vince la contrada della Lupa

16/08/2016 

 

Palio di Siena, vince la contrada della Lupa
Replicato il successo di luglio con il fantino Jonathan Bartoletti detto Scompiglio e la cavalla Preziosa Penelope
ANSA

 

La contrada della Lupa con il cavallo Preziosa Penelope montato da Jonathan Bartoletti detto Scompiglio ha vinto il Palio dedicato alla Madonna dell’Assunta.  

 

Con la vittoria di stasera la contrada della Lupa ha replicato il successo del 2 luglio facendo così “cappotto”, termine con cui si indica a Siena la doppia vittoria nei due palii dell’anno. Ma quello della Lupa è un “cappotto fotocopia”, visto che l’accoppiata cavallo-fantino, Jonathan Bartoletti detto Scompiglio su Preziosa Penelope, era la stessa che aveva trionfato a luglio. Il “cappotto” non si verificava dal 1997 con la doppia vittoria della Giraffa, ma quello “fotocopia”, invece, non accadeva dal 1933, quando la Tartuca vinse sia a luglio sia ad agosto con il fantino Fernando Leoni detto Ganascia sul cavallo Folco. 

 

da: http://www.lastampa.it/2016/08/16/italia/cronache/palio-di-siena-vince-la-contrada-della-lupa-2JRcm2MIqIcPAPB6VwqHgP/pagina.html

 

 

Chocomoments, degustazioni al cioccolato a Sestriere

 

 

Chocomoments a Sestriere il 6 e 7 agosto Eventi a Torino
SAGRE

Chocomoments, degustazioni al cioccolato a Sestriere

Dal 06/08/2016 al 07/08/2016

Chocomoments a Sestriere il 6 e 7 agosto Eventi a Torino
Chocomoments a Sestriere il 6 e 7 agosto Eventi a Torino

Sabato 6 e domenica 7 agosto Sestriere si trasforma nella Vialattea del cioccolato artigianale. Degustazioni, cooking show, lezioni di cioccolato per adulti e laboratori per bambini e le raffinate creazioni dei migliori maestri cioccolatieri.

Un evento organizzato da ChocoMoments. Sestriere si trasforma nella Vialattea del cioccolato artigianale. Grazie all’arrivo della squadra di maestri cioccolatieri di Chocomoments una delle località sciistiche più suggestive d’Europa diventa la cornice ideale della Festa del Cioccolato artigianale.

Degustazioni, cooking show, lezioni per adulti e laboratori per bambini sono solo alcune delle attrazioni in programma sabato 6 e domenica 7 agosto in Piazza Agnelli. Negli stand sempre aperti dalle 10.00 alle 20.00 sarà possibile scoprire il ricco assortimento di gustose praline, tavolette al latte, fondenti e aromatizzate, creme spalmabili, liquori al cioccolato, le deliziose sacher e le intramontabili fragole con panna e cioccolato caldo.

Inoltre per gli amanti del “cibo degli dei” ci sono anche le sculture di cioccolato e tante piccole raffinate creazioni tutte da gustare. Tra le attrazioni della festa c’è anche la Fabbrica del Cioccolato, la grande struttura che mostra in presa diretta tutte le fasi di lavorazione del cioccolato con il percorso di conoscenza Choco Word Educational.

Qui sabato alle 15.00 è previsto il cooking show "Come nasce una sacher” mentre domenica - sempre alla stessa ora - il cooking show “Come nasce una pralina“ a cura del maestro cioccolatiere Giancarlo Maestrone.

Sarà possibile anche partecipare ai tanti percorsi degustazione di cioccolati monorigine e per i più piccoli c’è lo spazio Baby Ciok aperto tutti i giorni dalle 15.30 alle 17.30 nel quale è possibile improvvisare con il cioccolato, per realizzare deliziosi cioccolatini con tutte le attrezzature necessarie: grembiuli, cappellini, guanti e attrezzi per la lavorazione (costo € 5.00).

Sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00 gli adulti potranno imparare a fare i cioccolatini partecipando al mini-corsi di pralineria in programma dalle 10.00 alle 12.00 e a cura dai maestri cioccolatieri ChocoMoments (costo € 30.00 a persona prenotazione obbligatoria giancarlo.maestrone@gmail.com).

Il tour della montagna di Chocomoments proseguirà con tanti altri appuntamenti: Salice d'Ulzio in Val di Susa (18 - 20 agosto centro storico), Madesimo in provincia di Sondrio (12 - 14 agosto centro storico) e Pila (12 - 15 agosto - Piazzetta Pila 2000).

 

da: http://www.torinotoday.it/eventi/chocomoments-sestriere-6-7-agosto.html

 

 

Autostrade per le bici, firma storica per 1500 km in tutta Italia

27/07/2016

Autostrade per le bici, firma storica per 1500 km in tutta Italia. Ma Roma non c'è

Autostrade per le bici, firma storica per 1500 km in tutta Italia. Ma Roma non c'è(fotogramma)

Al via l'iter per la realizzazione delle prime tre ciclovie turistiche tra Venezia e Torino, tra Verona e Firenze e tra Puglia, Basilicata e Campania. Il Campidoglio si sfila, a rischio il Grab

VIA LIBERA a 1500 chilometri di strade riservate esclusivamente alle bici. E' partito l'iter che porterà alla realizzazione delle prime tre ciclovie turistiche nazionali: VenTo tra Venezia e Torino lungo il corso del Po, la Ciclovia del Sole tra Verona e Firenze, la Ciclovia dell'Acquedotto Pugliese lungo le condotte idriche che attraversano Puglia, Basilicata e Campania.

C'era un tempo in cui le grandi opere erano le autostrade, il Ponte sullo Stretto, i grandi trafori. Oggi s'è visto uno scenario completamente nuovo, con i ministri delle Infrastrutture e dei Beni Culturali, Graziano Delrio e Dario Franceschini, otto Regioni e (virtualmente) centinaia di comuni riuniti intorno a un tavolo per firmare l'atto che porterà alla realizzazione della nuova rete di greenway per cicloturisti, già in parte finanziata dalla legge di stabilità 2016 con 91 milioni di euro (17 nel 2016, 37 nel 2017, 37 nel 2018). "La bicicletta ha un grande valore, ancora poco sfruttato, come mezzo di trasporto nelle città - ha sottolineato Delrio - e può diventare una risorsa economica importante per il Paese dal momento che il cicloturismo è in grande crescita e può generare ricchezza sostenibile nei nostri territori".

Il percorso che ha portato alla stesura di questo piano nazionale, come ha ricordato Delrio, ha preso il via poco più di un anno fa, grazie al successo riscosso dalla presentazione del progetto del Grab, il Grande Raccordo Anulare delle Bici della Capitale, un anello di 45 chilometri che percorre la Roma monumentale e la via Appia Antica e ricuce tra loro periferie e centro storico. E' questo il quarto itinerario per il quale la legge di stabilità prevede un finanziamento. Eppure, proprio il Campidoglio ha scelto di non partecipare al prologo di questa ciclorivoluzione infrastrutturale. Non c'era né il sindaco, infatti, né un rappresentante della nuova giunta a firmare l'atto che impegna il Comune alla progettazione e alla realizzazione del Grab, preliminare necessario per poter accedere ai fondi disponibili in stabilità. Nessuno ha commentato l'assenza dell'amministrazione capitolina, anche se - in una grande area metropolitana

come Roma, particolarmente ostile nei confronti di chi pedala - sarebbe insensato rinunciare a milioni di euro di finanziamento e alla possibilità di regalare ai cittadini e ai turisti quella "ciclovia della città eterna" di cui tutto il mondo ha già parlato.

 

       

da:  ttp://www.repubblica.it/ambiente/2016/07/27/news/autostrade_per_le_bici_firma_storica_per_1500_km_in_tutta_italia-144931655/?ref=HREC1-33

 

 

GUIDA VIRTUALE ALLA BASILICA PAPALE DI S. PIETRO

 

GUIDA VIRTUALE ALLA BASILICA PAPALE DI S. PIETRO
Il sito web www.giubileovirtualtour.it è
un progetto ideato e realizzato dall’Uffi-
cio Catechistico della Diocesi di Roma,
una guida virtuale alla Basilica Papale
di S. Pietro, per incentivare i pellegrini a
visitare il centro della cristianità mon-
diale ed a varcare la Porta Santa.
Giubileo Virtual Tour non vuole limitar-
si ad offrire un excursus storico-artistico
della più importante basilica del mondo.
Il suo obiettivo è anche di formazione
alla fede cristiana, aiutando i “pellegrini
virtuali” a calarsi nelle realtà culturali e
religiose di ogni epoca, che hanno poi
determinato l’evoluzione di S. Pietro. In
sei sezioni virtuali viene esplorata ed
illustrata l’intera basilica.
Il Vicariato di Roma sta incoraggiando la valorizzazione della via pulchritudinis, anche per spiegare co-
me i grandi monumenti non si limitino alla sola bellezza estetica ma dietro di essi vi sia una grande sto-
ria. Una guida laica potrebbe limitarsi a parlare del “barocco dei papi” o del massiccio uso dei marmi
nella basilica, forse non rendendosi conto che in quel luogo si vanno a seppellire i pontefici o si va a rice-
vere la loro benedizione. San Pietro è la piazza di tutti. Non è solo bellezza estetica, è una bellezza per
accogliere, per viverci dentro, per celebrare, battezzare, ordinare, ascoltare l’Angelus.
La principale sfida è stata quella di aiutare l’utente a tornare ai tempi di S. Pietro, il quale morì vedendo
l’obelisco ed è proprio l’obelisco, l’unico oggetto rimasto di quell’epoca. Nell’ambito del Virtual Tour,
c’è una ricostruzione in 3D di com’erano il circo di Gaio e il Colle Vaticano, ai tempi in cui venne sepol-
to Pietro, con tutta l’evoluzione della Chiesa verso le età costantiniana, medievale, rinascimentale e poi
barocca. A chi visita oggi la basilica, è evidente solo l’elemento barocco, eppure pochi si rendono conto
che S. Pietro nasce da un’idea umanistico-rinascimentale, quindi da una spinta alla modernizzazione che
ha origine nella Firenze del XV-XVI secolo. Della S. Pietro rinascimentale
risultano evidenti soltanto degli arconi intorno al baldacchino. Se si va nei
Giardini Vaticani, però, sono visibili le absidi o il tamburo della cupola,
entrambe di Michelangelo. Bisogna, però, andare oltre questi elementi,
immaginando la basilica costantiniana originaria.
San Pietro è solo la prima tappa del percorso. Seguirà la Cattedrale di Ro-
ma, l’Arcibasilica Papale di S. Giovanni in Laterano. L’idea è pensare al
turista o al pellegrino che non sa nulla e che vuole essere accompagnato,
illustrandogli, ad esempio, il simbolo delle chiavi di San Pietro, parlando-
gli di Costantino, di Giulio II, del barocco e presentandogli, quindi, l’età
barocca, quella rinascimentale, il ruolo di Pietro...

GUIDA VIRTUALE ALLA BASILICA PAPALE DI S. PIETRO

 

Il sito web www.giubileovirtualtour.it è un progetto ideato e realizzato dall’Ufficio Catechistico della Diocesi di Roma, una guida virtuale alla Basilica Papale di S. Pietro, per incentivare i pellegrini a visitare il centro della cristianità mondiale ed a varcare la Porta Santa.

Giubileo Virtual Tour non vuole limitarsi ad offrire un excursus storico-artistico della più importante basilica del mondo. Il suo obiettivo è anche di formazione alla fede cristiana, aiutando i “pellegrini virtuali” a calarsi nelle realtà culturali e religiose di ogni epoca, che hanno poi determinato l’evoluzione di S. Pietro. In sei sezioni virtuali viene esplorata ed illustrata l’intera basilica.

Il Vicariato di Roma sta incoraggiando la valorizzazione della via pulchritudinis, anche per spiegare come i grandi monumenti non si limitino alla sola bellezza estetica ma dietro di essi vi sia una grande storia. Una guida laica potrebbe limitarsi a parlare del “barocco dei papi” o del massiccio uso dei marmi nella basilica, forse non rendendosi conto che in quel luogo si vanno a seppellire i pontefici o si va a ricevere la loro benedizione. San Pietro è la piazza di tutti. Non è solo bellezza estetica, è una bellezza per accogliere, per viverci dentro, per celebrare, battezzare, ordinare, ascoltare l’Angelus.

La principale sfida è stata quella di aiutare l’utente a tornare ai tempi di S. Pietro, il quale morì vedendo l’obelisco ed è proprio l’obelisco, l’unico oggetto rimasto di quell’epoca. Nell’ambito del Virtual Tour, c’è una ricostruzione in 3D di com’erano il circo di Gaio e il Colle Vaticano, ai tempi in cui venne sepolto Pietro, con tutta l’evoluzione della Chiesa verso le età costantiniana, medievale, rinascimentale e poi barocca. A chi visita oggi la basilica, è evidente solo l’elemento barocco, eppure pochi si rendono conto che S. Pietro nasce da un’idea umanistico-rinascimentale, quindi da una spinta alla modernizzazione che ha origine nella Firenze del XV-XVI secolo. Della S. Pietro rinascimentale risultano evidenti soltanto degli arconi intorno al baldacchino. Se si va nei Giardini Vaticani, però, sono visibili le absidi o il tamburo della cupola, entrambe di Michelangelo. Bisogna, però, andare oltre questi elementi, immaginando la basilica costantiniana originaria.

San Pietro è solo la prima tappa del percorso. Seguirà la Cattedrale di Roma, l’Arcibasilica Papale di S. Giovanni in Laterano. L’idea è pensare al turista o al pellegrino che non sa nulla e che vuole essere accompagnato, illustrandogli, ad esempio, il simbolo delle chiavi di San Pietro, parlandogli di Costantino, di Giulio II, del barocco e presentandogli, quindi, l’età barocca, quella rinascimentale, il ruolo di Pietro...

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16575 - 25 Luglio 2016

 

 

OGGI A ROMA RIAPERTURA DEL CARCERE DI SAN PIETRO

 

OGGI A ROMA RIAPERTURA DEL “CARCERE DI SAN PIETRO”

Dopo un anno di scavi e restauri archeologici, finanziati da privati, riapre a Roma il Carcer Tullianum,  conosciuto come Carcere Mamertino.

E’ sito al di sotto della chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami e si affaccia sul Foro Romano a cui ora si potrà accedere anche dal lato del Campidoglio. Prigione dell’antica Roma dove venivano reclusi i nemici dell’Urbe, la struttura viene identificata come il Carcere di S. Pietro, in quanto vi sarebbe stato recluso.

Tra altri prigionieri illustri anche Giugurta, Re della Numidia, e Vercingetorige, il Re dei Galli.

Fino ad un anno fa, quando è stata chiusa per una terza campagna di scavi archeologici, l’edificio era costituito da due ambienti. Altri, ora, sono stati scoperti e saranno visitabili da oggi. In uno di questi è stato anche ritrovato un affresco, databile tra il XIII e XIV secolo, raffigurante la Madonna della Misericordia. Ciò si può spiegare perché il carcere, edificato nel VI secolo a.C. sotto il regno di Servio Tullio, intorno al VII secolo d.C. perse la sua funzione di prigione diventando luogo di culto cristiano e la chiesa di S. Pietro in Carcere, che si erge al livello superiore della prigione, racconta il cambiamento.

Le indagini archeologiche degli ultimi anni restituiscono non solo un monumento celeberrimo, ma la sua straordinaria vicenda, legata con le origini di Roma e la storia della cristianità. La creazione di un piccolo spazio museale illustra la storia del sito archeologico attraverso il materiale rinvenuto nel corso degli scavi, tra i quali la polpa ed i semi di un limone.

È il più antico ritrovamento di un limone in un contesto archeologico del Mediterraneo. Era parte delle offerte per un rito votivo e le analisi al radiocarbonio lo datano al 14 d.C., molto prima, cioè, di quello che fino a oggi si pensava, ritenendo che il limone fosse arrivato dall’Asia.

La visita è arricchita di un percorso multimediale che prevede anche l’uso di tablet, su cui è possibile vedere le ricostruzioni degli ambienti originari e leggere approfondimenti su quanto ritrovato durante i lavori degli archeologi.

Prenotazioni: www.orp.org.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©                                          Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16546 - 21 Luglio 2016

 

 

NEL PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO IL SENTIERO DI CACCIA DI RE VITTORIO EMANUELE II

 

 

NEL PARCO NAZIONALE GRAN PARADISO IL SENTIERO DI CACCIA DI RE VITTORIO EMANUELE II

Un cammino da percorrere sulle tracce della storia Un itinerario che fa parte della rete di sentieri e mulattiere create da Re Vittorio Emanuele II per le sue battute di caccia e che conduce al Rifugio Sella, un tempo casa reale di caccia ed oggi importante punto di appoggio per escursionisti ed alpinisti. E' il sentiero Valnontey - Rifugio Sella, interamente ritracciato grazie al progetto Giroparchi, finanziato a valere sul Fondo Par Fas Valle d’Aosta. Situato nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso, il sentiero è uno dei più frequentati dell’area protetta ed offre a turisti ed appassionati di trekking un’occasione unica per andare alla scoperta del passato del Parco. Percorribile da giugno a settembre in circa due ore e mezza di marcia, il sentiero parte da Cogne, in frazione Valnontey (1.667 m) e si snoda fino al Rifugio Vittorio Sella (2.588 m), con un dislivello complessivo di 921 metri. Il percorso, di difficoltà E, è indicato per escursionisti e si presenta come un punto di riferimento per trekking intervallivi e altre ascensioni nella zona. Il sentiero si inserisce nella nuova rete di trekking natura Giroparchi che attraversa il Parco Nazionale Gran Paradiso ed il Parco naturale Mont Avic, formata da otto anelli percorribili all’interno delle cinque valli protette: l'itinerario principale rosso (Col Nivolet - Col Loson e Col Loson - Col Fenêtre), nel quale si inserisce questo sentiero; l'itinerario blu (Valli di Rhêmes - Valsavarenche); l'itinerario nero (Giro della Grivola); l'itinerario giallo (Giro della Valnontey); l'itinerario verde scuro (Valsavarenche) e l'itinerario verde chiaro (Tour della Valle di Cogne). Tutti gli itinerari sono stati riqualificati grazie al progetto Giroparchi, con interventi di rifacimento, tracciamento, ripristino, messa in sicurezza e realizzazione di segnaletica. Azioni finalizzate alla creazione di un percorso di scoperta delle aree parco del Gran Paradiso e del Mont Avic, alla valorizzazione della vocazione al turismo naturalistico e culturale e alla promozione dell'integrazione e dello sviluppo delle attività economiche connesse al turismo sostenibile.

    

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©                        Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16539 - 19 Luglio 2016

 

 

TOUR DOS LAGOS ITALIANOS outubro 2016

 


TOUR DOS LAGOS ITALIANOS – outubro 2016

antonello@monardo.com.br

Foto de Antonello Monardo.

 

 

 A viagem eno-gastronômica de outubro próximo iniciará em Milano na terça-feira dia 11 de outubro e finalizará em Roma, no sábado 22 de outubro. Serão 11 noites, 12 dias. O percurso será:  

• Lago Maggiore, com base em Stresa, iremos também no Lago d’Iseo. Degustaremos o Nebbiolo do Alto Piemonte.
• Lago de Como com base em Como, iremos também na Suíça italiana, Campione e Lugano.
• Lago di Garda com base em Sirmione, estre os outros, iremos a descoberta do Amarone della Vapolicella.
• No deslocamento de Garda Até o Trasimento, faremos uma experiência na Comunitá di San Patrignano em Rimini (Emilia Romagna)
• Lago Trasimeno com base em Passignano, que fica na divisa entre a Toscana e Umbria. Tomaremos Brunello em Montalcino na Toscana e Tartufo em Gubbio na Umbria.
Para informações: (61) 99971.7349 – antonello@monardo.com.br

 

 

 

                                   

                      

Alla scoperta dei comuni pi piccoli d'Italia

27/06/2016

Alla scoperta dei comuni più piccoli d'Italia

In provincia di Sondrio il primato del comune più piccolo d'Italia

©DI F CERAGIOLI - OPERA PROPRIA                                       Comune di Cervatto

 

f. g. (nexta)

Viaggiando su e giù per l’Italia spesso si pensa alle particolarità che caratterizzano una determinata località: che sia un monumento poco noto, un piatto che non si trova altrove, un’usanza antica o anche peculiarità di grandezza, profondità, altezza. Parlando dei comuni più piccoli del nostro Belpaese si prende in considerazione il numero di abitanti, ovvero quelli compresi tra le 30 e le 60 persone. Ecco, dunque, che tra i dieci comuni più piccoli d’Italia la maggior parte sono borghi montani divisi tra le regioni di Lombardia e Piemonte, le cui abitazioni sono spesso lontane dal centro paese e che hanno visto lo svuotamento graduale nel corso dei decenni. Proprio perché offrono quell’autentica atmosfera di isolamento sono oggi particolarmente ricercati.

Ne è un esempio il Comune di Pedesina, in provincia di Sondrio, che detiene il primato in territorio italiano di essere il comune più piccolo: secondo una rilevazione ufficiale Istat, infatti, è abitato da 36 persone di età media compresa tra i 40 e 50 anni e nel tranquillo paesino lombardo si trova solo un unico negozio che funge anche da edicola, bar e ristorante dove poter trovare le scorte alimentari e richiedere informazioni turistiche. La località sorge sulle pendici del Monto Rotondo, nella piccola Valle del Bitto, terra d’origine dell’omonimo formaggio. Una volta nel piccolo borgo si lavorava il lino e la canapa; nella parrocchia di Sant’Antonio è custodita un’icona di legno del XVII secolo ed un affresco del pittore Cipriano Valrosa, datato 1564. Il luogo è davvero suggestivo e si presenta tutto sentieri e cime incantante ideali per escursioni che offrono panorami mozzafiato.

A seguire in classifica si trovano Moncenisio, in provincia di Torino, e Morterone, vicino Lecco: il primo è balzato agli onori nazionali lo scorso aprile grazie al Lago, da cui sono riemersi vecchie dighe, antichi bunker e ponti dopo un’azione che ne ha svuotato le acque per manutenzione; il secondo fa parte della Comunità Montana della Valsassina ed è abitato da alcune giovani coppie oltre che da persone anziane. Cervatto, in provincia di Vercelli, sembra aggrapparsi a cavalcioni su una verdeggiante e fiorita sella pronto a spiare le due valli del Mastallone e del Cervo, in una posizione invidiabile da ogni punto di vista. In Val Soana si trova invece Ingria, a nord di Torino, circondato da castagneti, fitti boschi e corsi d’acqua. Seguono, nell’ordine, i comuni di Menarola, Briga Alta, Macra, Sabbia e Valmala, tutti ubicati tra Sondrio, Cuneo e Vercelli.

 

da: http://www.lastampa.it/2016/06/27/societa/viaggi/italia/alla-scoperta-dei-comuni-pi-piccoli-ditalia-3zz0xEjEJdHGEJbi6fGH6M/pagina.html

 

 

Roma Domus Aurea, cosa nasconde limmensa dimora sepolta di Nerone

 

 

02.02.2016
Roma Domus Aurea visita tomba Nerone

Roma Domus Aurea, cosa nasconde l’immensa dimora sepolta di Nerone

La villa che Roma gelosamente custodisce nelle sue viscere, aperta al pubblico per speciali visite guidate

Interni della Domus Aurea
Domus Aurea        -        istockphotos
Autore: Giulia mattioli

Sotto il colle Oppio di Roma, a due passi dal Colosseo, si cela la più grande dimora che la città Eterna abbia mai visto: la Domus Aurea. Un tesoro sommerso, che le stratificazioni della storia hanno tenuto celato per secoli, fino a che un incidente lo fece rinvenire. Sono secoli che si scava e si cerca di far riemergere questo tesoro storico, architettonico, artistico e culturale, un cantiere di restauro ancora nel pieno del lavoro ma che è possibile visitare. Un’emozionante viaggio sotterraneo alla scoperta di una delle più grandi opere architettoniche mai concepite, un’esperienza imperdibile per svelare ciò che Roma ha gelosamente nascosto e custodito nel suo ventre da secoli.


Chi volle una dimora tanto grande da coprire circa un terzo della Roma dell’epoca? Fu l’imperatore Nerone, non esente da megalomania (caratteristica che tuttavia non mancò a molti altri imperatori), a volere una villa tanto grande da contenere centinaia di sale, laghi, vigneti, addirittura pascoli e boschi, un luogo degno di ospitare le immense ricchezze saccheggiate dall’oriente e il colosso - alto quanto un edificio di 12 piani che lo ritraeva nelle vesti del dio Sole. La Domus Aurea fu costruita subito dopo il famoso incendio del 64 d.C., che distrusse gran parte del centro di Roma esattamente nell’area corrispondente alla futura villa; non a caso, l’incendio fu attribuito a Nerone stesso, che avrebbe appiccato il fuoco appositamente per distruggere e ricostruire la città secondo la sua volontà. La storia non ha mai chiarito con certe