Campionati Europei di Atletica, Vizzoni: "Finalmente torno sul podio"

28.07.2010 22:51 di Napoli Magazine 
ROMA - Nicola Vizzoni, argento nel martello agli Europei d'atletica, esulta per 'essere tornato finalmente sul podio dopo dieci anni'. 'Voglio dedicare questa medaglia al mio allenatore, alla mia famiglia e anche a tutte le persone che mi sono state vicine', dice l'atleta toscano ai microfoni di RaiSport. 'La dedico anche agli amici di Pietrasanta e di Livorno, dove mi alleno', ha aggiunto. Vizzoni, 36 anni, aveva conquistato l'argento alle olimpiadi di Sydney nel 2000.
da: http://www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33656

Atletica - Europei: l'Italia ha una marcia in più Schwazer d'argento nella 20 km

 

28/7/2010 (7:20) - BARCELLONA

 

Alex Schwazer, 25 anni, con la medaglia d'argento al collo
 
Meucci vince il bronzo nei 10 mila. Il risveglio europeo dell'atletica azzurra

GIULIA ZONCA
INVIATA A BARCELLONA
L’argento può attendere, il carico è talmente pesante che non c’è tempo di festeggiare. L’impresa viene prima della medaglia: Alex Schwazer ha deciso di correre 70 km in 71 ore e mezzo e ha smaltito i primi in una gara fin troppo liscia per essere vera. Secondo (1 ora 20’38”), dietro un russo sorpresa, Emelyanov, 19 anni e un caschetto biondo, quasi bianco, che si piazza davanti all’ottavo chilometro e non smette più di tirare. Schwazer soffre il distacco poi se ne fa una ragione perché l’esordiente ha troppo da spendere e lui deve amministrarsi. Venerdì c’è la prossima fatica.

Serve il podio per scacciare il ritiro ai Mondiali di Berlino e i cattivi pensieri che in questi giorni sono tanti. Non c’è molta armonia nella squadra di marcia azzurra e frulla l’idea di un cambio tecnico anche se Alex respinge le polemiche e rompe il protocollo della conferenza stampa. Salta le domanda di rito per una dichiarazione spontanea: «Il mio tecnico è Sandro Damilano e non ci sono discussioni, Michele Didoni mi ha seguito soltanto in alcuni ritiri». Non c’è ancora il divorzio, ma neanche l’idillio perché il binomio che è arrivato all’oro olimpico nella 50 km di Pechino scricchiola. Lo stesso Damilano ammette: «Dopo questi Europei ci guarderemo negli occhi. Io non faccio l’allenatore per telefono e lui per esigenze personali vuole allenarsi in Val Senales». Le questioni private si chiamano Carolina Kostner, tornata ad allenarsi a Oberstdorf dopo un anno in America e un giro a vuoto per le piste di Torino. I fidanzati, che già devono amministrare il tempo a stagioni contrarie (lei gareggia in inverno, lui in estate) sono stanchi di vivere separati.

Il faccia a faccia sul futuro è previsto dopo la gara di Vipiteno, 29 agosto. Damilano è scettico: «Le medaglie cambiano tante cose però le posizioni mi sembrano distanti». Lui pensa a un centro Iaaf per la marcia a Saluzzo, già ora ospita atleti cinesi e uno juniores americano e vorrebbe allargare il giro di talenti da allevare, «è l’idea a lungo termine, se guardo ai Giochi di Londra 2012 in ogni caso non mi preoccupo. Un oro con Schwazer l’ho già vinto due anni fa, la sfida sarebbe portare Giorgio Rubino allo stesso livello».

Rubino arriva quinto, stravolto, gli resta solo la forza di dire: «Al chilometro 12 ero finito», colpa di una stagione ammazzata dagli infortuni, ha preparato l’Europeo in 70 giorni e non poteva andare oltre. Schwazer invece deve essere di nuovo alla partenza in 70 ore: «Ho speso il giusto e sia chiaro che sono soddisfatto di questo argento. Per come è messa la nostra atletica non mi pare il caso di buttarlo via. Potevo essere più brillante ma ho un’altra occasione per darci dentro. Sarò davvero felice solo quando avrò tutti gli ori: olimpico, mondiale ed europeo».
Insegue Robert Korzeniowski che non solo ha collezionato ogni oro, ma ha anche vinto 20 e 50 km a Sydney 2000. Per tenerlo rilassato, in Australia, gli avevano affittato un appartamento fuori città e creato una piccola comunità polacca intorno. Vietato parlare di marcia, chiacchieravano di cinema e musica e lui stava lontano dalla fissazione della doppietta.

In pratica la federazione lo aveva sequestrato e trasportato in una piccola Varsavia dall’accesso controllato. Tra una gara e l’altra nessuno fuori dal circolo lo ha visto. Il modello non è ripetibile qui, i giorni sono troppo pochi per allestire fughe dalla realtà. Ad alleggerire Schwazer c’è Carolina Kostner, ieri lungo il percorso di Passeig Picasso con gli occhialoni scuri: «Spero si goda questa medaglia anche se non è d’oro. Sono certa che nella 50 km andrà alla grande. Noi ormai siamo sintonizzati, siamo tranquilli». La coppia è sistemata, a lui per trovare il ritmo giusto mancano ancora 50 km.
da: "La Stampa Web"

Automobilismo: F1, Montezemolo: "La Ferrari e' tornata vincente"

 

28.07.2010 17:13 di Napoli Magazine

'Delle tante parole dette spesso fuori luogo in questi giorni resta una cosa concreta: la Ferrari e' tornata vincente'. Cosi' Montezemolo. Il presidente della Ferrari , alla vigilia della partenza per il Gp di Ungheria, torna cosi' sulle polemiche che hanno seguito la doppietta in Germania. La Ferrari a Budapest sogna nuovi punti per la rincorsa mondiale. 'Abbiamo preso la direzione giusta -ammette il responsabile della gestione sportiva di Stefano Domenicali - e non dobbiamo fermarci qui'

da: http://www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33625

 

 

Ciclismo - Tour, l'Italia resta al verde nel regno dello spagnolo Alberto Contador

 

26/7/2010 (6:42) - LA PARATA SOTTO L'ARCO DI TRIONFO

 

Contador celebra la terza vittoria al Tour con lo champagne
 
 
Per il ciclismo azzurro si conclude una mesta edizione: Basso e Cunego deludono. Non basta Petacchi, 1° nella classifica a punti

GIOVANNI CERRUTI
INVIATO A PARIGI
Almeno uno, Petacchi. Sul podio sfilano Contador, Schleck e Menchov, i primi tre del Tour. C’è la maglia a pois del miglior scalatore, l’anno scorso era Pellizotti, quest’anno il francese Charteau. C’è pure Lance Armstrong con la sua squadra di vecchietti, tra tutte la migliore. Tocca ad Alessandro Petacchi salvare l’onore del tricolore. Porta a casa la maglia verde, è il re degli sprinter che si litigano le volate e i traguardi a punti. L’ultimo italiano era stato Franco Bitossi, anno 1968, quando la tv era in bianco e nero. «Un’emozione fantastica - dice Petacchì-. Puntavo a una vittoria di tappa, ne ho vinte due e ho pure la maglia verde».

Può lasciarsi andare, adesso. Tra un paio di giorni, quando lo interrogherà il pm di Padova che indaga sul doping, questa maglia e gli applausi degli Champs Élysées non conteranno. «Da quando mi sono rotto il ginocchio nel 2006 mi è successo di tutto, passerà anche questa». Non gli è passata, a 36 anni, la voglia di vincere. O di battersi, come ieri, contro quella saetta di Mark Cavendish, il fulminante britannico che in questo Tour di volate ne ha stravinte cinque. Con la maglia che fu di Bitossi («E’ un onore la sua eredità») Petacchi rimedia ai malanni e agli affanni degli italiani al Tour. Meglio dell’anno scorso, quando nessuno aveva vinto una tappa. Ma sempre troppo lontani da Contador.

Eppure c’era Ivan Basso, annunciato in grande spolvero dopo un Giro d’Italia vinto con autorevolezza. La sua Liquigas era tutta per lui, con il ceco Roman Kreuziger al posto di Vincenzo Nibali, il polacco Sylvester Szmyd a tirare in salita, Daniele Oss e Manuel Quinziato pretoriani in pianura. Così così sulle Alpi, Basso si è astenuto sui Pirenei: tra bronchite e influenza si è perso tra gli antibiotici. Nella classifica finale, lui che sogna di vincere un Tour, lui che almeno sul podio era già salito due volte, si trova al posto 32, a un’ora da Contador e Schleck e a tre minuti da Damiano Cunego, il migliore degli italiani.

Petacchì e la sua maglia verde a parte, è proprio Cunego quello che ci ha provato di più, quello che si è visto di più. «Ma ho sempre trovato qualcuno che andava più forte di me - dice -. Peccato perché mi serviva una vittoria per ritrovare fiducia. Ma al Tour è così, è sempre una battaglia e non sempre la vinci. E poi qui ci sono i migliori corridori del mondo, e nessuno vuole perdere». La Lampre era tutta per Petacchi, si capisce: con Da Dalto, Lorenzetto, Gavazzi e il tedesco Hondo a evitare trappole, e anche le testate, degli scudieri di Cavendish. Cunego si è dovuto arrangiare, e nelle salite dei Pirenei è riuscito a scalare la classifica: 29° è pur sempre nei primi 30.

Erano 17 gli italiani al Tour. Ritirati Mauro Santambrogio, Francesco Reda e Fabio Felline, 20 anni, torinese, il più giovane del «pelotòn», a Parigi sono arrivati in 14. Una volta l’ultimo posto era ambito, provocava liti e agguati in corsa, procurava onori e anche denari. Ora tocca ad Adriano Malori, 22 anni, parmigiano, 170° a quattro ore e mezzo da Contador: più o meno una tappa da 200 km. Però ha avuto tutte le sfortune, è caduto tre volte nelle prime tre tappe, era tutto un cerotto. E nelle cronometro del prologo di Rotterdam e di sabato, lui che è stato campione del mondo under 23, è arrivato sempre con i migliori, e primo degli italiani.

Solo nella tappa di Bordeaux, la penultima, si è visto Daniel Oss, una delle promesse del ciclismo tricolore. Con Basso così malmesso si è preso la sua giornata ed è l’unico italiano che si può mettere in valigia il «numero rosso», premio al miglior combattente di giornata. Ma è poco, ancora poco. I francesi, che al Tour vincono quasi mai, quest’anno hanno preso sei tappe: e proprio perché è un’eccezione Nicolas Sarkozy li ha invitati all’Eliseo. Meno male che c’era Petacchi, allora. Due volate e la sua maglia verde valgono più del pois di Pellizotti 2009, e senza nemmeno una vittoria di tappa. Peccato che Petacchì non sia stato invitato da Sarkozy, ma da un pm di Padova.
da: "La Stampa Web"

Pallavolo: il Brasile vince la World League

 

26.07.2010 12:16 di Napoli Magazine 

 

 CORDOBA - Il Brasile ha vinto la World League di pallavolo battendo in finale la Russia con il punteggio di 3-1 (25-22, 25-22, 16-25, 25-23). La nazionale verdeoro di volley ha cosi raggiunto il nono titolo in questa competizione, staccando l'Italia che vanta otto successi. Il Brasile capitanato da Giba ha meritato il successo finale vincendo tutti i match del torneo e si presentera' da favorito ai Mondiali di pallavolo in Italia (25 settembre-10 ottobre).

 

da: http://www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33405

 

 

Moto, Rossi ritrova il podio con vista Ducati

 

 

26.07.2010 18:00 di Napoli Magazine
Detto, fatto. Il primo podio di Rossi del dopo-incidente Š arrivato negli Stati Uniti, come promesso, in una gara, tutt'altro che facile per Valentino. «Mi fa male tutto e non riesco ad esultare, ma sono felicissimo». Con queste parole, Rossi ha salutato la sua performance di Laguna Seca, ottenuta a dispetto di chi lo sconsigliava di prendere tanti rischi in un mondiale che ormai Š saldamente nelle mani di Jorge Lorenzo. «In molti mi avevano detto di non fare queste gare - ha raccontato Vale - ma io lo sapevo che sarebbe stato meglio che rimanere a casa a fare la fisioterapia». Ora ci sono quasi tre settimane di pausa prima di arrivare al Gp della Repubblica Ceca a Brno. Vacanza o lavoro fisico per recuperare? «Io sono fortunato - sorride Rossi - devo fare tanta riabilitazione in piscina, nel frattempo posso anche prendere il sole. In questi giorni cercherò di essere ancora più in forma, il mio obiettivo è comunque quello di migliorare le mie prestazioni rispetto a quanto fatto fin ora».
da: http://www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33426

Automobilismo: Hockenheim, doppietta della Ferrari - Trionfa Alonso davanti a Massa

 

 

25/7/2010 (18:26) - GP DI GERMANIA

 

Le due monoposto del Cavallino appaiate a una curva
  
Le Rosse tornano grandi a quattro mesi dal Bahrein. Terzo Vettel, Hamilton resta leader mondiale

HOCKENHEIM
I commissari di gara del Gran Premio di Germania hanno stabilito che la Ferrari ha impartito un ordine di scuderia, vietato dal regolamento, e invitato il brasiliano Felipe Massa a cedere la prima posizione allo spagnolo Fernando Alonso ad una ventina di giri dalla fine della gara corsa questo pomeriggio sul circuito di Hockenheim, undicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1. Alla fine del lunghissimo pomeriggio, quindi, Maranello si ritrova a festeggiare la seconda doppietta stagionale (interrotto il lunghissimo digiuno iniziato dopo quella in Bahrein nella prima gara della stagione), ma anche costretta a preparare una linea difensiva da portare al consiglio mondiale della FIA (l’organo giudicante della federazione internazionale), al quale è stata deferita dai commissari di gara di Hockenheim, che hanno già inflitto alla squadra 100mila dollari di multa.

Massa, scattato dalla terza posizione della griglia di partenza di Hockenheim, ha passato al via la Red Bull del tedesco Sebastian Vettel, che era partito dalla pole, e l’altra rossa del compagno di squadra, ma al giro numero 48 ha ricevuto dal box una comunicazione via radio, attraverso la quale gli gli è stato fatto notare che Alonso alle sue era «più veloce», completata da una domanda, «puoi confermarci di avere compreso il messaggio?», rimasta però senza risposta. Poco dopo Alonso ha sorpassato Massa, senza che questi opponesse resistenza. A fine gara, poi, grande freddo fra i due piloti prima e dopo la cerimonia sul podio ed una serie di «non rispondo» alle domande in conferenza stampa. «Non credo di dover commentare, l’unica cosa che posso dire è che noi due piloti dobbiamo lavorare per il bene comune della squadra», ha detto Massa. Identico lo ’stilè di Alonso: «Noi piloti - ha detto lo spagnolo - dobbiamo fare il meglio che possiamo ricordandoci sempre che lavoriamo per una squadra».

Particolarmente aggressive invece le dichiarazioni della Red Bull, affidate al team principal Christian Horner, che ha definito «il più chiaro ordine di squadra mai visto» quello impartito oggi dalla Ferrari ad Hockenheim. Furibondi invece i media brasiliani, che ovviamente difendono il loro idolo Massa. «Una cosa disgustosa», ha definito Globo l’ordine imposto a Massa. L’inglese Lewis Hamilton (McLaren-Mercedes), oggi quarto, guida il Mondiale con 157 punti, davanti al connazionale, compagno di squadra e campione del mondo in carica Jenson Button (143) e alla coppia Red Bull, con l’australiano Mark Webber e Vettel (terzo) appaiati a quota 136. Alonso segue con 123 punti, mentre Massa è a quota 89.
da: "La Stampa Web"

Automobilismo: Felipe Massa comemora "retorno" de boa fase da Ferrari

 

 

 24 de julho de 2010 • 12h51 • atualizado às 13h04

Felipe Massa, com a 3ª colocação, é o brasileiro o melhor colocado para o GP Foto: Getty Images

Massa terminou o treino classificatório na quinta posição
Foto: Getty Images

 

Felipe Massa ficou a meio segundo da pole position, e tratou de comemorar a reação da Ferrari na temporada 2010. Terceiro no grid de largada do GP da Alemanha, ele viu seu companheiro de time, Fernando Alonso, ficar a apenas dois milésimos da primeira posição.

"Estou feliz por estar de volta ao 'top 3' e ainda mais focado na corrida de amanhã", comentou o brasileiro, que não pontua desde o GP da Turquia, em 30 de maio. "Espero que possamos fazer um bom trabalho para pontuar o máximo possível", afirmou.

O ferrarista lembrou que a falta de sorte não permitiu que a Ferrari figurasse antes novamente entre os melhores. "Na Inglaterra, lutamos contra todos que estavam na frente, não apenas Mark Webber", comentou, se referindo ao vencedor em Silverstone. "Estávamos lá", lembrou.

Desde que chegou à Ferrari, Massa jamais deixou de pontuar em Hockenheim: foi terceiro em 2006 e segundo em 2008. Em 2007 e 2009, o circuito não recebeu a categoria.

 

da: http://esportes.terra.com.br/automobilismo/formula1/2010/noticias/0,,OI4583607-EI14633,00-Felipe+Massa+comemora+retorno+de+boa+fase+da+Ferrari.html

 

 

Ciclismo, Tour: Contador verso la vittoria

 

 

24.07.2010 17:55 di Napoli Magazine
 
 
ROMA - Contador conserva la maglia gialla, dopo la 19/a e penultima tappa, e si avvia cosi' a vincere per la terza volta il Tour de France. Lo spagnolo ha concluso oggi la cronometro da Bordeaux a Pauillac (52 km) al 35/o posto, con 31'' di vantaggio su Schleck, portando cosi' a 39'' complessivi la distanza in classifica generale sul rivale lussemburghese. La tappa e' stata vinta dallo svizzero Cancellara. Domani la passerella finale a Parigi.
da: www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33211

Atletica: Mondiali junior, argento per Stecchi

 

23.07.2010 12:01 di Napoli Magazine  

MONCTON (CANADA) - L'azzurro Claudio Stecchi ha conquistato la medaglia d'argento nella gara di salto con l'asta ai Mondiali juniores di atletica.Stecchi ha saltato 5,40, record personale, e ha mancato di un soffio i 5,50. L'oro e' andato al russo Ivakin, il bronzo al britannico Sutcliffe. Nato a nato a Bagno a Ripoli (FI) il 23-11-1991, Stecchi e' figlio d'arte (anche suo padre Gianni e' stato uno specialista del salto con l'asta). Nel suo background sportivo, karate (cintura nera) e pallanuoto.  

 

da: http://www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33149

 

Ciclismo, Tour: tappa Cavendish, Contador in giallo

 

 

23.07.2010 18:33 di Napoli Magazine 

BORDEAUX (FRANCIA) - Il britannico Mark Cavendish ha vinto in volata la 18/a tappa del Tour de France da Salies de Bearn a Bordeaux di 198 chilometri.Lo spagnolo Alberto Contador conserva la maglia gialla di leader della classifica, mentre c'e' soddisfazione per l'italiano Alessandro Petacchi che giungendo terzo nella volata finale riconquista la maglia verde.

 

da: http://www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33219

 

 

Tennis: Amburgo, Seppi in semifinale

 

 

23.07.2010 17:52 di Napoli Magazine  
AMBURGO (GERMANIA) - Bellucci ko, Andreas Seppi si e' qualificato per le semifinali del torneo di Amburgo. Dopo essersi aggiudicato ieri il derby azzurro al terzo turno contro Fognini, il tennista altoatesino nei quarti ha vinto un match maratona contro il brasiliano Bellucci con il punteggio di 7-6(0) 5-7 7-5 dopo tre ore e undici minuti di gioco. Domani Seppi in semifinale affronterà il vincente della sfida tra Potito Starace e l'austriaco Jurgen Melzer
da: http://www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33211

Pallavolo, World League: Italia-Russia 2-3

 

 

22.07.2010 14:00 di Napoli Magazine

Sconfitta per l'Italia nella partita d'esordio della final six della World League di pallavolo. Gli azzurri di Andrea Anastasi hanno dovuto cedere alla Russia di Daniele Bagnoli 3-2 (25-14, 22-25, 26-24, 23-25, 15-7). L'Italia torna in campo venerdì contro Cuba.

 

da: www.napolimagazine.com.cn

 

 

Ciclismo: Contador resiste e ipoteca il Tour

 

 

22/7/2010 (17:36) - LA GRAND BOUCLE TRA VELENI E CADUTE

 

L'abbraccio sul traguardo tra Andy Schleck e Alberto Contador
Lo spagnolo risponde agli attacchi di Schleck e vola verso la vittoria

ROMA
Andy Schleck vince sul Tourmalet, ma allo stesso momento si arrende ad Alberto Contador, che a meno di clamorosi risvolti, domenica salirà a Parigi sul gradino più alto del podio.

I due hanno fatto insieme gli ultimi chilometri dell’ultima tappa che poteva provocare sussulti in classifica, appaiati, senza scattare.

Solo una volta lo spagnolo ha provato l’allungo, mentre per il resto ha tranquillamente retto il ritmo dell’avversario, standogli accanto. Si sono parlati e quasi certamente Contador ha lasciato vincere senza ostacolare il suo amico rivale. A te la tappa, a me il Tour potrebbe essere la frase usata dall’iberico, accettata dal lussemburghese.

Lo «sgarbo» dell’altro giorno, a questo punto, è ormai alle spalle, cancellato dalla nebbia e dell’umidità che ha accompagnato i due lungo la scalata del mitico Tourmalet. Ed anche i tifosi possono essere felici di questo arrivo uno accanto all’altro, che ricorda quello che tanti anni fa vide come protagonisti sul Mont Ventoux Marco Pantani e Lance Armstrong. Dopo aver tagliato il traguardo, i due si sono stretti la mano ed anche abbracciati: ognuno ha riconosciuto il valore dell’altro.

Lo spagnolo Juan Antonio Flecha ed il suo compagno norvegese del team Sky Edvald Boasson Hagen, lo sloveno Kristjan Koren della Liquigas, il russo del team Katusha Alexandr Kolobnev, il tedesco della Bmc Marcus Burghardt, il francese della Cofidis Remi Pauriol e lo spagnolo della Euskaltel Euskadi Ruben Perez Moreno hanno caratterizzato la tappa con una fuga partita da lontano. Dietro di loro Carlos Sastre ha provato un’azione personale senza successo, mentre Samuel Sanchez ha subito una rovinosa caduta, ma è riuscito a rimettersi in gruppo ed alla fine ha chiuso con quelli subito dietro i primi due della generale. Domani la 18a tappa, da Salies de Bèarn a Bordeaux di 198 km, tappa completamente piana con soli due traguardi volanti. Prima della passerella sui Campi Elisi, sembra essere la penultima occasione per chi lotta per la maglia verde.
da: "La Stampa Web"

Scherma: azzurre di bronzo nella sciabola a squadre

22.07.2010 16:39 di Napoli Magazine
 
LIPSIA (GERMANIA) - Le azzurre della sciabola a sqaudre hanno vinto la medaglia di bronzo nella gara che ha chiuso gli Europei di Scherma a Lipsia. Ilaria Bianco, Gioia Marzocca, Irene Vecchi ed Alessandra Lucchino, battuti dalla Russia, hanno poi superato l'Ungheria nella finalina, confermando la medaglia del 2009. La spada maschile ha invece chiuso al quinto posto. A questi Europei l'Italia ha conquistato 10 medaglie (5 oro, 2 argento, 3 bronzo) il medagliere e la Coppa delle Nazioni.
 
da: http://www.napolimagazine.com.cn/?action=read&idnotizia=33097
 
 

Ciclismo - Tour de France: Petacchi, torna l'ombra del doping

21/7/2010 (7:31) - IL CASO

 

Petacchi, 36 anni, è già stato squalificato nel 2008 per doping
 
Al Tour riceve un avviso di garanzia: «Spero non mi caccino». Rischia la radiazione

GIOVANNI CERRUTI
INVIATO A PAU
Almeno avesse vinto Cunego, che è pure suo compagno di squadra e per la prima volta era nella fuga giusta. O il vecchio Lance Armstrong, chissà che titoli e quanti amarcord. Invece la giornata cominciata davvero male deve finire proprio peggio, Alessandro Petacchi perde pure la maglia verde della classifica a punti, che nella considerazione dei francesi viene subito dopo la gialla. É più grave averla riconsegnata al norvegese Hushovd o scendere nella sala colazioni dell’Acta Hotel di Bagneres de Luchon e sentirsi dire: «Ale, guarda che in Italia scrivono che sei sotto inchiesta. Doping. Indagano la magistratura di Padova e la Procura del Coni»? Già di suo Petacchi parla poco, figurarsi adesso.

Quando esce dall’albergo ha l’aria di chi nemmeno sa dove si trovi. Ha scarpette e pantaloncini, ma è senza maglietta. Sale sul pullman della Lampre e si chiudono le porte. «Ale non sapeva niente», dicono i portavoce. Ma ci mette poco a saper tutto. Una telefonata a Virginio Angelini, il suo avvocato. In mezz’ora è pronta una nota che si conclude con le parole «In fede, Alessandro Petacchi », come un verbale dai carabinieri. E’ un avviso di garanzia, mica una sentenza. Ma Petacchi un anno di sospensione se l’era già preso, colpa del salbutamolo, prodotto antiasma. Ha 36 anni. E l’incubo di un’altra sanzione, se non la radiazione. Vorrebbe dire dimenticarsi le volate, e per sempre.

«Non sapevo niente», ripete quando scende dal pullman, la tappa sta per partire, ci manca solo di prendere una multa per il ritardo. «Non ho ricevuto nessun avviso di garanzia, non ho firmato niente e non so su cosa devo dare chiarimenti - dice con la solita voce bassa, solo un poco più lamentosa -. Il mio avvocato lo sapeva dal 12 luglio, ma io ero già qui al Tour». Era il giorno di riposo a Morzine. «Si vede che mi hanno voluto lasciare tranquillo». E tranquillo, da questo momento, non sarà più. Parte il tappone che va sulle quattro montagne dei Pirenei e lui si mette in coda, a pedalare tra i cattivi pensieri. Arriverà con più di mezz’ora di ritardo, e chi se ne importa della maglia verde.

Sarebbe stato scomodo averla ancora addosso, magari al Tour non sarebbe piaciuto un podio con un corridore sotto inchiesta. «Spero non mi mandino via, dopo due tappe vinte e tanta fatica». Appena rientra in Italia, giovedì 29 luglio ha già fissato l’appuntamento con Benedetto Roberti, il pm di Padova che indaga sull’«utilizzo di sostanze dopanti e pratiche vietate». É un’indagine che già aveva sfiorato Petacchi, e si era fermata a Lorenzo Bernucci, amico e compagnodi squadra.É un’inchiesta sugli ultimi ritrovati dei furbacchioni, medici e corridori. Sostanze chimiche, in questo caso anche il perfluorocarburo (Pcf), che sfuggono ai controlli dell’antidoping.

Pedalando sul Tourmalet, Petacchi si sarà domandato cosa ci sia di nuovo, cosa sia successo, perché lo mettono sotto inchiesta. Corridori, medici, massaggiatori, qualcuno potrebbe aver parlato di Petacchi col pm Roberti. O potrebbe averne parlato, e troppo, al telefono. «A casa mia non hanno trovato niente», assicura. Forse invidia Ivan Basso, che ha il febbrone e potrebbe andarsene a casa subito. Ma sta benone, Petacchi, e voleva arrivare a Parigi in maglia verde. Il Tour non gli chiede di andarsene, la Lampre gli dice di proseguire, «rimanendo comunque in attesa di ulteriori eventuali sviluppi della vicenda in questione ». Una solidarietà dovuta. Almenofino alla fine Tour.
da: "La Stampa Web"

Scherma azzurra ai Campionati Europei: due ori a squadre per l'Italia

 

20/7/2010 (17:21) - TROFEO CONTINENTALE A LIPSIA

 

L'esultanza di Valentina Vezzali dopo l'oro nel fioretto a squadre
Il "dream team" femminile di
fioretto schianta la Germania.
Nella sciabola bis degli uomini
Montano show nella finale

LIPSIA
Giornata trionfale per la scherma azzurra ai Campionati Europei di Lipsia. Tricolore per due volte sul pennone più alto: sia la Nazionale di fioretto femminile che quella di sciabola maschile, hanno conquistato il titolo continentale. Due medaglie d’oro che si aggiungono a quelle conquistate nell’individuale da Valentina Vezzali ed Andrea Baldini nel fioretto e che portano a quota sette il medagliere azzurro.

Il «dream team» guidato dal ct Stefano Cerioni e composta da Valentina Vezzali, Elisa Di Francisca, Arianna Errigo ed Ilaria Salvatori, infatti, si riconferma ai vertici continentali, avendo vinto anche l’assalto di finale contro le padrone di casa della Germania col netto punteggio di 45-26. La supremazia azzurra è stata imposta sin dalle prime stoccate. Le azzurre, dopo l’esordio vittorioso ai quarti contro la Gran Bretagna col punteggio di 45-24, avevano ottenuto l’accesso in finale vincendo contro la Polonia col punteggio di 45-33.

È toccato poi all’Italia di Aldo Montano, Gigi Tarantino, Diego Occhiuzzi e Luigi Samele, conquistare l’oro, bissando il successo dello scorso anno. Gara straordinaria quella degli azzurri capaci di concludere l’assalto valido per il titolo con un perentorio 45-28. Ma a rendere esaltante la prova degli sciabolatori italiani, sono stati gli assalti del tabellone dei quarti e di semifinale. Il primo, contro la Bielorussia, si è concluso col punteggio di 45-44, grazie ad un ultimo parziale di Aldo Montano che ha rimontato il risultato dal 38-44 per gli avversari. Il livornese ha poi preso sulle spalle il tricolore e contro la Germania, in semifinale, si è reso artefice di una rimonta strepitosa.

Nel sesto match infatti, Montano ha inflitto un parziale di 17-3 al tedesco Hartung portando il punteggio dal 13-25 al 30-27. A Gigi Tarantino, Diego Occhiuzzi e Gigi Samele il compito di preservare il vantaggio e portarlo sino al definitivo 45-37. «Mi hanno reso felice in un momento personale non proprio bello - dichiara il Commissario Tecnico, Giovanni Sirovich, costretto a rimanere in Italia per via di un grave infortunio subìto in allenamento -. Ho seguito i ragazzi attraverso le immagini della web tv federale e poi in televisione. Sono stati fantastici perchè hanno avuto fantasia e tanta voglia di intraprendere un percorso che finirà tra un pò di tempo. Sono una squadra compatta e completa - continua Sirovich - dove c’è la mancanza di uno c’è la consistenza di un altro. Sono in grado di supplire alle difficoltà. Questo fa di loro un gruppo straordinario».
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Scherma: Europei, argento per la spada femminile

 

 

21.07.2010 17:15 di Napoli Magazine  

Argento per l'Italia nella spada femminile a squadre agli Europei di scherma a Lipsia, in Germania. In finale azzurre ko con la Polonia. Bianca del Carretto, Nathalie Moellhausen, Francesca Quondamcarlo e Mara Navarria sono state sconfitte 35-30. Medaglia di bronzo per la Francia che ha battuto nella finale per il terzo e quarto posto la Germania 45-35.

 

da: www.napolimagazine.com.cn

 

 

Scherma: Europei, oro per i fiorettisti

 

 

21.07.2010 18:25 di Napoli Magazine 
ROMA - En plein dell'Italia nel fioretto a squadre agli Europei di scherma a Lipsia in Germania. Dopo l'oro femminile arriva anche quello maschile. In finale gli azzurri Andrea Baldini, Andrea Cassara', Valerio Aspromonte e Giorgio Avola hanno sconfitto la Russia 45-33.
 
da: /www.napolimagazine.com.cn
 
 

Ciclismo: Rabbia Schleck, Contador è in giallo - Il leader del Tour tradito dalla catena

 

 

19/7/2010 (17:37) - IL CASO

Alberto Contador Velasco, 27 anni, corre per l'Astana Team
Trionfo di Voeckler in solitaria
Il lussemburghese si ferma,
lo spagnolo parte all'attacco
e si prende la vetta della corsa

BAGNERES DE LUCON
Tradito da un salto di catena. Così il lussemburghese Andy Schleck si è ritrovato proprio nel momento chiave, a una decina di km dal traguardo della seconda tappa pirenaica, da Pamiers a Bagneres de Luchon, di 187,5 km, quando ha fatto un secco allungo ed è riuscito a prendere subito metri di vantaggio sullo spagnolo Alberto Contador. Ma il guasto meccanico l’ha fermato, ha accumulato preziosi secondi ritardo mentre tentava di ripartire e non è più riuscito a rientrare su Contador che ha subito approfittato del guasto meccanico dell’avversario ed è andato via con gli altri d’alta classifica e conquistato per soli 8 secondi la maglia gialla.

La tappa è stata vinta dal campione di francia Thomas Voeckler (BBOX Bouygues Telecom), andato in fuga e arrivato solitario.

Al secondo posto un bravissimo Alessandro Ballan, che anche oggi ha dato prova di una buona condizione. Comprensibilmente arrabbiato Schleck, ha lamentato che gli altri abbiano approfittato di un guasto meccanico e non di un calo di forma e che avrebbero invece dovuto aspettarlo. Però il lussemburghese ha dato prova di determinazione e capacità di reazione. Prevedibile a questo punto che già domani, terza tappa pirenaica, il leader della Saxo Bank attacchi nuovamente in salita, con in vista il Tourmalet (cima che sarà scalata nuovamente giovedì, dopo il giorno di riposo di mercoledì, per celebrarne il centenario da quando il Tour l’ha affrontata per la prima volta, e si parla di “giro della morte” proprio per questo doppio passaggio in tappe diverse, ndr), a quota 2115 metri ma a oltre 120 km dal traguardo, e poi il Col d’Aubisque, a quota 1709 metri, e a 60 km dall’arrivo. Potrebbe il lussemburghese tentare un attacco a lunga gittata ma con il rischio di naufragare proprio perchè di chilometri dopo le grandi salite ne mancheranno ancora molti prima di arrivare al traguardo di Pau, posto dopo 199,5 km con partenza da Bagneres de Luchon. In classifica generale Contador è davanti, quindi Schleck dietro di 8 secondi, e poi a 2 minuti e 31 lo spagnolo Samuel Sanchez, scalatore anche lui e autentica mina vagante.

Come lo è anche il russo Menchov, quarto in classifica generale con un ritardo di 2 minuti e 44. Il primo degli italiani è Ivan Basso, al decimo posto e con un ritardo di 6 minuti e 52 secondi.
da: "La Stampa Web"

Europei, doppietta azzurra nel fioretto: Baldini batte Aspromonte

19/7/2010 (7:31) - EUROPEI

Baldini (a destra) e Aspromonte sul podio di Lipsia
Dopo la vittoria della Vezzali
arriva un altro oro da Lipsia

MARCO ANSALDO
Dopo la vittoria della Vezzali sabato, Andrea Baldini ha riconfermato a Lipsia l’oro europeo di fioretto che aveva conquistato lo scorso anno a Plovdiv. La finale tutta italiana vinta per 15-11 su Valerio Aspromonte ha confermato la qualità di una scuola che sforna talenti sempre in grado di rimpiazzare i campioni che lasciano.

Aspromonte infatti ha soltanto 23 anni, Baldini non ne ha ancora 25 ed è sulla breccia dal 2006, quando vinse l’argento individuale ai Mondiali di Torino: nel 2009, al rientro dopo la vicenda di doping che gli impedì di partecipare alle Olimpiadi e dalla quale era stato scagionato, si impose nell’Europeo e nel Mondiale.

Questa stagione non è stata altrettanto esaltante, a causa di vari problemi. «Possiamo dire di aver ritrovato il nostro campione anche se sapevo che non si era perso - ha commentato il ct Cerioni -. Questo successo lo aiuterà a ritrovare l’autostima». «La chiave è stata la reazione ai momenti difficili quando mi sono trovato in svantaggio sia in semifinale che in finale» ha detto Baldini dedicando il successo a Niccolò Meringolo, il fiorettista torinese morto nei giorni scorsi in un incidente stradale.

«Ad ogni assalto il pensiero andava a lui. E’ come se fosse stato qui», ha detto il livornese. Grande l’impresa di Aspromonte al primo Europeo senior dopo essere stato campione del mondo tra i giovani tre anni fa. In semifinale il frascatano ha battuto il vicecampione uscente, il britannico Kruse, per 15-14.
da: "La Stampa Web"

Motociclismo: Rossi quarto al cardioplasma, In Germania trionfa Pedrosa

 

 

18/7/2010 (15:3) - GP DI GERMANIA

 

  
Lorenzo chiude secondo

SACHSENRING
Lo spagnolo Daniel Pedrosa (Honda Repsol) ha vinto il Gran Premio di Germania classe MotoGp, ottavo appuntamento del Motomondiale. Sul circuito del Sachsenring, il ventiquattrenne di Sabadell ha colto così la sua seconda vittoria stagionale ed ha preceduto di 3"355 il connazionale e leader indiscusso della classifica iridata Jorge Lorenzo (Yamaha), ieri autore della pole position (la quarta consecutiva). Terzo posto a 5"257 e gradino più basso del podio per l’australiano Casey Stoner (Ducati), che ha avuto la meglio solo all’ultimo giro, alla fine di uno splendido duello, su Valentino Rossi (Yamaha), quarto autore di un vero e proprio miracolo sportivo. Il campione del mondo in carica è tornato infatti in pista a una quarantina di giorni dall’incidente del Mugello dove si era procurato le fratture di tibia e perone della gamba destra.

Quinto posto a 17"158 poi per Andrea Dovizioso (Honda Repsol), sesto posto a 17"757 per Marco Simoncelli (Honda Gresini), decimo posto a 35"217 per Marco Melandri (Honda Gresini) e undicesimo posto a 45"042 per Loris Capirossi (Suzuki). Gara interrotta con la bandiera rossa dopo soli 9 giri per un maxi incidente e ripresa con una seconda partenza, ma senza lo statunitense Colin Edwards (Yamaha Tech3), gli spagnoli Aleix Espargaro (Ducati Pramac) e Alvaro Bautista (Suzuki) e il francese Randy De Puniet (Honda Lcr). Lorenzo (che era reduce da 3 vittorie consecutive) guida come detto la classifica iridata con 185 punti, a +47 su Pedrosa, a +83 su Dovizioso, a +102 su Stoner e a +111 su Rossi.
da: "La Stampa Web"

Vôlei: Bernardinho faz o alerta: 'Taticamente, o time da Itália beira o brilhantismo'

 

18/07/2010 10h41 - Atualizado em 18/07/2010 10h41

Seleção brasileira masculina de vôlei embarca neste domingo para Córdoba, na Argentina, em busca do nono caneco da Liga Mundial

Por GLOBOESPORTE.COM Rio de Janeiro

 

Técnico Bernardinho seleção brasileira de vôleiBernardinho treina com o 'canhão' de bolas
(Foto: Alexandre Arruda / CBV)

A seleção brasileira masculina de vôlei embarca neste domingo para Córboba, na Argentina, onde, a partir de quarta-feira, vai disputar a fase final da Liga Mundial. Para o técnico Bernardinho, a Itália, único país que, assim como o Brasil, tem oito títulos, será a maior dificuldade.

- Os italianos estão voltando ao rol dos finalistas. Chegam por méritos próprios, e são candidatos ao título. O time mescla jovens com grandes veteranos, como o Fei, que é um excelente passador e diferencial da equipe; o Mastrangelo, um dos maiores bloqueadores do mundo; e o Vermiglio, um grande levantador. Taticamente a Itália beira o brilhantismo - disse Bernardinho.

O Brasil estreia contra a Argetina, na quarta. No dia seguinte, encara a Sérvia. O grupo da Itália tem Rússia e Cuba.

- A Argentina é uma equipe que cresceu muito. Tem um grande treinador (Javier Weber) e que conhece bastante os jogadores brasileiros. Taticamente joga bem, conta com dois jovens bons levantadores, tem uma variação de ponteiros e bons centrais. E eles não escolheram pegar a gente de cara, à toa. Das equipes europeias, a Sérvia é a mais habilidosa em qualquer esporte com bola. São considerados os "brasileiros da Europa”.

da: http://globoesporte.globo.com

 

 

Ciclismo - TOUR DE FRANCE: Vince Rodriguez, show di Contador

 

16/7/2010 (16:58)

Lo spagnolo Rodriguez taglia il traguardo davanti a Contador

Schleck ancora giallo, ma l'iberico del team Astana guadagna 10"
Lo spagnolo Joaquin Oliver Rodriguez (Katusha) ha vinto la 12esima tappa del Tour del France da Bourg de Peage a Mende di 210,5 chilometri, battendo in volata il connazionale Alberto Contador.

Il corridore della Astana, protagonista di un’eccellente azione sulla salita finale, ha guadagnato 10" sul lussemburghese Andy Schleck (Saxo Bank), che conserva la maglia gialla di leader della classifica generale con 31" sullo spagnolo
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da: "La Stampa Web"

Tour de France: Solita beffa a Gap, la tappa più lenta si decide al fotofinish

 

15/7/2010 (7:25) - LA STORIA
Paulinho (a destra) precede di pochi centimetri Kiryienka
Vince Paulinho allo sprint.
Il gran caldo preoccupa tutti.
Basso: «Pedalare sui carboni
ardenti sarà davvero atroce»
GIOVANNI CERRUTI
INVIATO A GAP

La solita beffa, e capita sempre così quando una bicicletta passa da qui. Gap, in quanti la maledicono? Da ieri anche il bielorusso Vasili Kiryenka, battuto al fotofinish dal portoghese Paulinho, uno che è arrivato sempre secondo, comprese le Olimpiadi di Atene 2004 dietro Paolo Bettini. E sa di bizzarro che questo tappone bollente, sole a 40 gradi, corridori che si squagliano, una media che passerà alla storia di questo Tour come la più bassa, appena 34 all’ora, si sia concluso al fotofinish. Ma questa è appunto Gap, dove si perde di un niente e si ricorda per sempre. Chiedere a Franco Bitossi, beffato da Marino Basso al Mondiale ‘72. A Chambéry, alla partenza, c’erano le biciclette del sindacato Cgt che pedalavano in testa al pelotòn, protesta contro la riforma delle pensioni di Sarkozy. Pronti via, ma che caldo, troppo caldo. Andatura da pensionati in gita fino al traguardo a punti, quando Petacchi ne deve rosicchiare un paio a Hushovd. Nelle gambe hanno Morzine e la Madeleine che fanno ancora male, i Pirenei s’avvicinano. Qualcuno deve aver pensato che era inutile scannarsi. È il 14 luglio, anniversario della Presa della Bastiglia, festa nazionale, lasciamo che un francese si prenda la tappa, così son tutti contenti e si fatica meno. Ma fa caldo anche per loro. E se in fuga se ne stanno andando in quattro tocca al vecchio Armstrong spiegare come si fa. Che partano anche due francesi, diamine, via libera a Rolland e Bouet e non se ne parli più. È la fuga che avrà il maggior distacco, 12 minuti, al traguardo quasi un quarto d’ora sul pelotòn. Poi non è colpa di Armstrong se ha vinto il suo compagno di squadra Paulinho. È colpa di un’altra beffa di Gap, per Bouet che non ce la fa più e si stacca e per Rolland che comincia a sbandare a 2 km dall’arrivo. Peccato, la tv francese era già pronta a raccontare la storica impresa del 14 luglio. Beffati pure loro.

Di corsa se n’è vista poca, ce n’è stata poca. Succede quando il Tour va dalle Alpi ai Pirenei. Così nella tappa di Gap si mettono assieme i precedenti beffardi, con i loro drammi e le loro tragedia. L’ultima volta era il 2003, quando lo spagnolo Joseba Beloki si schianta in curva e si ritira. Era uno dei rivali di Armstrong. Per evitarlo, l’americano era tornato alle vecchie passioni, la mountain bike, e aveva attraversato un prato saltellando in discesa, riprendendo poi la strada. Beloki maledice Gap ancora adesso che ha smesso di correre. «A Gap - ha dichiarato - ho lasciato il mio futuro. Quello doveva essere il mio Tour».

Per "Cuorematto" Bitossi il 1972 doveva essere l’anno del Campionato del Mondo. Ce l’aveva lì, a pochi metri. E invece Marino Basso, furbo e carogna, era riuscito a far impazzire nientemeno che Eddy Merckx. «Tu sei qui con me e Bitossi vince, sono proprio contento», lo sfotteva. Finché il Cannibale, provocato e deriso, non decide di trovare un po’ di forza e parte a razzo per andare a prendere lo sciagurato Bitossi. Con Basso appiccicato alla ruota, però. E sul più bello, quando Bitossi si gira per controllare il distacco e se li vede lì, ecco che Basso lo fulmina, questione di centimetri.

Però Gap con il campione del mondo Cadel Evans è stata almeno gentile. Nessun dispetto a chi vuole arrivare a Parigi con il gomito rotto: «Se ho passato il Col de la Madeleine, che è la salita più dura del mondo, posso ancora andare avanti». Commovente. La media bassa gli ha dato una bella mano, il caldo pure. Roba da 250 borracce d’acqua, quasi cento litri, per un team come la Liquigas di Ivan Basso. Quasi inutile aggiungere che la classifica, in una tappa così, si è presa una giornata di riposo. Ma se continua questo caldo, sui Pirenei, succederà quel che teme Basso: «Pedalare sui carboni ardenti, dev’essere atroce».
da: "La Stampa Web"
 

Defilippis, il torinese che "sgridava" Coppi e poi lo aiutava a vincere

 

14/7/2010 (7:21) - RITRATTO

Nino Defilippis nel Giro del '53 aiutò Coppi (alle sue spalle) a strappare la maglia rosa allo svizzero Koblet
Scomparso a 78 anni, fu il più giovane in rosa

GIAN PAOLO ORMEZZANO
TORINO

Uno di quegli articoli che non si vorrebbe mai scrivere, tanto sono insieme inevitabili, assurdi, balordi, duri: è in morte, per il male che si sa, del ciclista e amico Nino Defilippis detto il Cit, «il piccolino» in piemontese, uno che era nato campione come un altro nasce cinese, uno che ha vinto molto ma ha vinto meno di cosa avrebbe potuto e dovuto, e però ha lasciato segni assai importanti, su tutti quelli della spavalderia, del coraggio, dell'onestà persino sfacciata. Come quando rimproverò Coppi, il suo dio, che gli chiedeva di fargli una iniezione per darsi carburante a più ottani in vista di un abbastanza piccolo impegno su pista: andò a finire che i due si divisero la siringa.

Di nome all'anagrafe di Torino, dove era nato il 24 marzo 1932, faceva Nicola, ma da subito, dal 1952 del suo esordio fra i professionisti, nella Legnano di Bartali (poi passò alla Torpado, quindi alla Bianchi di Coppi), quando aveva appena vent'anni, fu Nino, da Nicola cioè Nicolino, e poi Cit, come lo soprannominò il giornalista Carlo Bergoglio detto Carlin. In quell'anno, nel suo primo Giro d'Italia, divenne, a 20 anni, 2 mesi e 15 giorni, il più giovane vincitore di tappa e il più giovane titolare di maglia rosa.

Nino ha corso il Giro 13 volte, miglior piazzamento il terzo posto del 1962, primo alla fine Balmamion suo compagno di squadra, e fu anche il suo Giro più triste: perché proprio nel suo Piemonte, a Casale, si trovò nelle retrovie, staccato e male accompagnato, intanto che Balmamion andava a prendersi il primato (definitivo) in classifica. Nino era il capitano, si sentì tradito, lasciò la carovana annunciando il ritiro, fu ripescato nella notte a Torino dal manager Giacotto e dal fotografo/amicoBertazzini, riprese il via indennizzato debitamente. Forse poteva vincere quel Giro, forse anche un altro se gli avessero dato indumenti giusti per la neve. Nino aveva anche vinto un Giro delle Fiandre, in volata facile sull'inglese Tom Simpson, ma al terzo e ultimo passaggio sul traguardo del circuito finale avevano spostato avanti la linea d'arrivo, lui non se ne accorse e frenò per consegnarsi agli abbracci, Simpson tirò avanti deluso e fu primo sul traguardo vero.

Era un ciclismo matto, generoso, strapopolare. Il suo. Nel 1956 il Tour arrivava, per la prima volta, a Torino: il Cit andò in fuga con altri di media classifica, vinse la volata allo stadio Comunale, su terra battuta, «soffiato» davanti a tutti dal ruggito/rantolo amoroso di sessantamila persone richiamate dalle radio. Un amico di Coppi, Pino Villa, aveva comprato al buio l'incasso, a un certo punto gli mancarono i biglietti, aprì i cancelli, la notte dormì in un albergo davanti alla stazione con tanti ma tanti soldi sotto il letto, il mattino tornò alla sua Novi Ligure e si comprò un paio di appartamenti. Alle redazioni dei giornali torinesi il padre del Cit spedì casse di agnolotti, quelli dell'industria di famiglia che in questi ultimi anni Nino aveva riproposto alla grande.

Passato alla Carpano, Defilippis, doveva portare la maglia bianconera: tifosissimo del Toro, nel 1960 e nel 1962 fece di tutto pur di diventare campione d'Italia e andare quindi in corsa vestito di tricolore e non con le strisce juventine.

Ha vinto corse importantissime come il Giro di Lombardia. Ha vinto anche all'estero, specialmente in Francia e Svizzera. Sue 9 tappe su 13 Giri, 7 su 4 Tour. Nel 1960 in Francia stava in Nazionale con Nencini che portò a Parigi la maglia gialla: quasi quasi si scrisse di più del ciarliero picaresco piemontese - suoi 2 traguardi - che del silente tenebroso toscano. L'anno dopo il Cit fu secondo al Mondiale di Berna, dietro a Van Looy.

Lasciate le corse nel 1964, Defilippis ha fatto il commissario tecnico della Nazionale dei professionisti nel 1973, a Barcellona, quando Gimondi vinse una volata iridata, chiusissima a priori, su Merckx e altri draghi. Nino e Felice andavano d'accordo, parlavano e soprattutto pensavano in torinese e in bergamasco, pronuncia greve e sorella, fra di loro bastavano monosillabi. Diventando vecchio Defilippis aveva tenuto insieme, con Angelo Marello suo «fratello», tanto ciclismo piemontese, era un faro per chi voleva farsi illuminare bene Coppi, che nel Giro del 1953 gli aveva chiesto il favore di aiutarlo a strappare il rosa allo svizzero Koblet: il Cit aveva eseguito, sullo Stelvio, facendo il camoscio lui che era veltro in pianura e in volata, ariete nella vita
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Ciclismo: Al Tour de France tris di Cavendish in volata Petacchi conquista la maglia verde

 

 

15/7/2010 (17:41)

 

L'esultanza di Mark Cavendish sul traguardo di Bourg les Valence
Schleck resta in maglia gialla

BOURG LES VALENCE
Mark Cavendish ha fatto tris in questa edizione del Tour de France: il britannico dell’HTC ha vinto l’undicesima tappa, da Sisteron a Bourg les Valence, di 184,5 km, precedendo nettamente sul traguardo l’italiano Alessandro Petacchi (Lampre-Farnese) e lo statunitense Farrar (Garmin-Transitions), al termine di una volata di gruppo sul rettilineo lungo un chilometro.

Per Petacchi però l’importate consolazione di essere da oggi la nuova maglia verde del Tour, la maglia di leader degli sprinter, grazie ai piazzamenti sinora ottenuti e ai punti conquistati con i traguardi volanti. Il successo di Cavendish è stato netto, il britannico ha tagliato a braccia alzate la linea bianca e con almeno due-tre metri di vantaggio su Petacchi, al termine di uno sprint lanciato alla perfezione dal ’trenò dell’HTC. Anche se a proposito di questo ’trenò non è escluso un intervento della giuria di corsa perchè a 500 metri dal traguardo ci sono state addirittura testate tra due ciclisti, uno dei quali era proprio della squadra di Cavendish che così facendo impediva che la formazione HTC perdesse la testa del gruppo e quindi la possibilità di lanciare nell’ultimo tratto lo sprinter di razza, appunto il britannico.

Cavendish è comunque del tutto estraneo a quanto accaduto, pur avendone beneficiato, perchè in quella fase era più indietro. In classifica generale tutto immutato, con il lussemburghese Andy Schleck (Saxo Bank) maglia gialla, con 41 secondi di vantaggio su Alberto Contador (Astana). Domani 12ma tappa, da Bourg-de-Peage a Mende, di 210,5 km, con saliscendi, tra cui Le Gerbier de Jonc a quota 1417 metri ma posto a metà percorso e quindi non determinante, e poi sul finire di tappa c’è la Cote de la Croix Neuve - Montee Laurent Jalabert (salita dedicata a uno dei più grandi del ciclismo francese e mondiale di alcuni anni fa, JaJa - com’è più conosciuto - uno scalatore puro, ndr) a quota 1047 mt. Difficile pensare a rivoluzioni nella parte alta della classifica, ovvero Schleck e Contador si controlletranno a vicenda, in vista dei Pirenei, che cominceranno a profilarsi domenica 18 e da lì in poi si deciderà davvero questa edizione del Tour.
da: "La Stampa Web"

Ciclismo: Tour, Schleck nuova maglia gialla

 

 

13/7/2010 (17:26)

Sandy Casar vince sulle Alpi, a destra Damiano Cunego (3°)
Nell'ultima tappa alpina vince
Casar, terzo posto per Cunego.
Il lussemburghese vola in vetta alla classifica col crollo di Evans

SAINT JEAN DE MAURIENNE
Il francese Sandy Casar (fdjeux) ha vinto la nona tappa del tour de France, 204 km con partenza da Morzine-Avoriaz ed arrivo Saint-Jean-de-Maurienne, ancora sulle Alpi, con la scalata del Col de la Madeleine (hors-categorie) a 32 km dal traguardo.

Casar ha preceduto nella volata del gruppetto dei migliori lo spagnolo Luis-Leon Sanchez (Caisse d’Epargne), Damiano Cunego (Lampre), mentre a 2« sono arrivati gli altri due francesi Christophe Moreau (Caisse d’Epargne) e Anthony Charteau (Bouygues Telecom), lo spagnolo Alberto Contador (Astana) e lussemburghese Andy Schleck (Saxo Bank), che ha conquistato la maglia gialla.

Casar, Charteau, Sanchez e Cunego, protagonisti dell’azione di giornata, erano stati ripresi dagli altri tre proprio all’ultimo chilometro. Staccati di 2’50" sono arrivati al traguardo poi Ivan Basso (Liquigas) e lo statunitense Lance Armstrong (RadioSchack). La tappa ha segnato il crollo dell’australiano Cadel Evans (BMC), che ha perduto la maglia gialla: il campione del mondo si è staccato dai migliori già a 40 km dal traguardo, prima della Madeleine, ed è quindi arrivato sul traguardo a oltre 8 minuti. Ora Schleck comanda la classifica generale con 41" di vantaggio su Contador e 2’45" su Sanchez.
da: "La Stampa Web"

SUPERBIKE: Brno, Biaggi vince gara-2 e consolida la leadership

 

11/7/2010 (16:30) - SUPERBIKE

 

Max Biaggi in sella all'Aprilia numero 3
Il pilota romano precede Rea,
vincitore del primo round

BRNO
Max Biaggi ha vinto gara 2 del Round di Brno, in Repubblica Ceca, nono appuntamento del Mondiale 2010.

Il pilota romano della Aprilia ha preceduto la Honda del britannico Jonathan Rea, reduce dal successo in gara 1. Michel Fabrizio, con la Ducati del team Xerox, ha chiuso al terzo posto davanti alla Yamaha del britannico James Toseland.

La vittoria consente a Biaggi di consolidare il primato in classifica generale. Il romano comanda con 352 punti e ha 68 lunghezze di vantaggio sul britannico Leon Haslam. Il pilota della Suzuki è secondo a quota 284. Alle sue spalle il connazionale Rea (203).
 
da: "La Stampa Web"
 
 

BERLUSCONI CITA PROXIMIDADE DE CAMPEÕES ESPANHOIS COM MEDITERRÂNEO

 

 

12/07/2010

O primeiro-ministro italiano, Silvio Berlusconi, partilhou hoje da vitória espanhola na Copa do Mundo 2010 ao ressaltar que a nação ganhadora, assim como seu país, é banhada pelo Mar Mediterrâneo.

"Com a vitória da Espanha no Mundial de futebol da África do Sul, somos campeões nós também", assegurou o premier, durante seu discurso em um fórum em Milão.

A Espanha venceu neste domingo a final da competição ao bater a Holanda por 1 a 0 na prorrogação, com um gol de Andrés Iniesta. Com o resultado, esta é a primeira vez que a seleção do país europeu leva para casa o título.

Já a Itália, campeã da Copa em 2006, decepcionou ao ser eliminada ainda na primeira fase, com o pior resultado de sua história em mundiais. Nos três jogos que disputou, a equipe empatou em 1 a 1 com o Paraguai e a Nova Zelândia, e perdeu de 3 a 2 para a Eslováquia.

Fonte: ANSA

 

da: www.portalitalia.com.br/noticias

 

 

Ciclismo - GIRO DI FRANCIA: Tour, trionfa Schleck. Evans in giallo

 

11/7/2010 (17:18) - GIRO DI FRANCIA

Andy Schleck esulta tagliando il traguardo prima di Sanchez

  

Nella volata finale preceduto
lo spagnolo Sanchez. Crolla
Armstrong, Basso arriva 9°

MORZINE
«Ho avuto una pessima giornata. È andata di peggio in peggio. Il mio Tour è finito». Oggi le Alpi hanno avuto la meglio su Lance Armstrong. L’americano ha ceduto sul Col de la Ramaz ed ha tagliato il traguardo di Morzine-Avoriaz, il primo in quota di questo 97° Tour de France, con circa 12 minuti di ritardo.

L’urlo sull’arrivo oggi, quello dell’ottava tappa - la più avvincente finora di tutta la corsa - è del 25enne Andy Schleck, che stacca Alberto Contador di qualche secondo. Tra il lussemburghese e lo spagnolo, giunto quinto, si piazzano lo spagnolo Samuel Sanchez, l’olandese Robert Gesink e il ceco Roman Kreuziger. Il campione del mondo, l’australiano Cadel Evans, 33 anni, oggi sesto, ritrova la maglia gialla due anni dopo averla persa sull’Alpe d’Huez. Oggi si è scritta una nuova pagina della Grande Boucle. Quella che racconta la resa di chi sembrava ancora indistruttibile. A quasi 39 anni, Lance Armstrong - che l’anno scorso si era piazzato terzo in un grande ritorno dopo tre anni di pausa ciclistica - oggi è crollato.

Il texano paga la sua età, ma anche i problemi di soprasella (già denunciati prima della partenza) e le due brutte cadute di oggi. La prima a pochi chilometri dalla partenza da Les Rousses, poi all’attacco del Col de la Ramaz, il più duro della tappa (con tratti a 10% sul finale). Finito a terra in una strettoia, il corridore della RadioShack batte la schiena e riprende la corsa con gomito e ginocchio tumefatti e la maglia strappata. Poi ancora un nuovo incidente, sul Colle d’Avoriaz: a meno di 20 km dal traguardo è costretto a fermarsi (alcuni corridori cadono proprio davanti a lui), resta in piedi, ma le sue ambizioni di salire sul podio svaniscono qui, mentre il gruppo di testa si allontana a più di quattro minuti.

Armstrong chiude la sua giornata nera con un ritardo di 11’46", 20 metri dietro l’ormai ex maglia gialla Sylvain Chavanel, che non riesce nemmeno questa volta a conservarla più di un giorno (era già successo: dopo averla conquistata a Spa, l’aveva persa l’indomani sul pavè). Il più forte in salita ha dimostrato oggi di essere Andy Schleck. Il lussemburghese della Saxo Bank ha vinto la tappa in doppia volata serratissima con lo spagnolo Samuel Sanchez (Euskatel), ottenendo così il suo primo successo in carriera al Tour. In salita oggi arranca Contador, che gestisce male la corsa, fa fare un grande lavoro alla sua squadra, ma non riesce a rimanere agganciato al suo rivale. Da parte sua, Schleck resta sempre sulla ruota dello spagnolo, che non è il Contador dei giorni migliori. A un chilometro dall’arrivo, lo scalatore di 25 anni porta l’attacco decisivo. È lucido, fiducioso, vincente. Dopo aver perso il fratello Frank sul pavè (frattura alla clavicola), quella di Andy oggi è una bella prova ed il Tour ormai dovrà fare i conti con lui.

Giornata positiva anche per Ivan Basso. Il varesino della Liquigas batte la stanchezza del Giro, riesce a stare nel gruppo del big e, nonostante qualche difficoltà nei momenti decisivi della corsa, se la cava, finisce nono e recupera energie per i Pirenei. Domani riposo. Poi, martedì, il tappone alpino con il Colle della Maddalena. Il Tour de France resta apertissimo.
da: "La Stampa Web"

Copa do Mundo de Futebol: Iniesta faz gol no fim da prorrogação e dá primeira Copa para Espanha

  
11/07/2010 - 18h02 

Alexandre Sinato, Bruno Freitas e Mauricio Stycer -  Em Johanesburgo (África do Sul)

A Copa do Mundo é da Espanha. O dia 11 de julho de 2010 eternizou um novo campeão. Um merecido campeão. Depois de 64 jogos, 145 gols e um mês de bola rolando na África do Sul, a Espanha deixou todos para trás e fez história. Pode finalmente se gabar: é a melhor do mundo.

 

AP

Iniesta ignora carrinho de Van der Vaart e chuta para marcar seu gol

 

Neste domingo, a vitoriosa geração de Xavi, Casillas e Puyol colocou a Fúria na restrita galeria de campeões da Copa. Mas o passo final foi duro, suado. Os espanhóis sofreram com a violência e com a retranca da Holanda. Precisaram da prorrogação para vencer por 1 a 0 em um Soccer City abarrotado e diante dos olhos de Nelson Mandela, lenda viva da África do Sul.

O gol heroico foi de Iniesta, aos 11min do segundo tempo da prorrogação. O camisa 6 da Espanha levou todos à loucura quando recebeu o passe de Fábregas. Ele já tinha perdido uma chance e mostrado relutância em chutar. Mas no lance decisivo, não pensou duas vezes. Livre, dominou na área e fuzilou para o gol.

Como fez em todos seus jogos no mata-mata, a Espanha venceu “só” por 1 a 0. Mas esse gol não será esquecido tão cedo pelos espanhóis. Nem pelos holandeses. No final, os dois times caíram em lágrimas, mas só um pôde festejar.

O principal evento esportivo do planeta começou em marcha lenta, mas terminou acelerado. A Espanha acompanhou o ritmo. Perdeu para a Suíça na estreia e depois se achou. Passou por Honduras, Chile, Portugal, Paraguai, Alemanha e Holanda até chegar ao topo do futebol mundial. E no jogo mais importante de sua história fez o que um campeão precisa fazer: se impôs e impôs seu futebol.

Mas para isso a Espanha apanhou. E não foi pouco. Os holandeses miraram mais os adversários que a bola nas divididas. Xabi Alonso tomou um chute no peito de De Jong. Sneijder acertou o joelho de Pedro. Van Persie e Van Bommel também exageraram. Com os dois times marcando a saída de bola, ficou claro no primeiro tempo o estilo de cada um.

A Holanda recorreu aos chutões para frente. A Espanha tentou sair jogando, mas encontrou dificuldades diante da retranca laranja. A Holanda chegou a ter os 11 jogadores atrás da intermediária defensiva. A Espanha chegou a ter 63% de posse de bola e sempre esteve à frente nesse quesito.

Durante os 90 minutos do tempo normal e nos 30 da prorrogação, a Holanda teve medo de atacar. A seleção que já foi representada pelas gerações de Cruyff e Van Basten viu, neste domingo, uma maioria de brucutus. Os holandeses tomaram sete amarelos, um vermelho (após dois amarelos de Heitinga) e contribuíram para a final de Copa com maior número de cartões.

Já a fama da Espanha de amarelar em momentos decisivos ficou no passado. O presente da Fúria é vitorioso. Em 2008, a equipe faturou a Eurocopa. Depois se classificou com 100% de aproveitamento nas eliminatórias. Mas faltava algo. Faltava a Copa do Mundo. Não falta mais. O amarelo da gozação deu lugar ao vermelho da “La Roja”.

A Espanha conquistou seu título mais importante sem ter um craque. A equipe de Vicente Del Bosque não possui um fora de série, alguém que faça a diferença. O diferencial espanhol é o todo, o coletivo. As trocas de passes são velozes e parecem automáticas. O resultado é um futebol que envolve o adversário. Lances espetaculares são raros nesse time, mas o controle da partida é frequente.

A Espanha se tornou o oitavo país campeão do mundo e o sexto a passar pela prorrogação na final. E conseguiu o feito mais almejado por todas as seleções do planeta em uma Copa do Mundo histórica, a primeira em continente africano. Todos tiveram que se render ao talento da Espanha. Até o polvo Paul se rendeu. A Holanda não mereceu o título pela postura que teve na final. Conformou-se em ver a festa espanhola. 2010 é o ano da Roja, não da Laranja.

 

da: http://copadomundo.uol.com.br/2010/ultimas-noticias/2010/07/11

 

 

Ciclismo - GIRO DI FRANCIA: Chavanel, tappa e maglia gialla

 

10/7/2010 (17:5) - GIRO DI FRANCIA

 

Per Chavanel è la seconda vittoria nel Tour 2010
Il francese vince in fuga

PARIGI
Il francese Sylvain Chavanel (Quick Step) ha vinto la settima tappa del Tour de France da Tournus a Les Rousses di 165.5 km.

Chavanel conquista anche la maglia gialla di leader della corsa.

 

 




da: "La Stampa Web"
 
 

Automobilismo: Silverstone, pole position di Vettel

 

 

10/7/2010 (14:56) - GP DI GRAN BRETAGNA

 

La monoposto Red Bull del pilota tedesco Sebastian Vettel
  
Secondo il compagno di squadra Webber. Alonso è terzo, la Ferrari di Massa chiude al settimo posto
Fernando: «Stiamo migiorando»

ROMA
Sebastian Vettel ha conquistato la pole position del Gp di Gran Bretagna e la Red Bull ha monopolizzato la prima fila sul tracciato di Silverstone. Il pilota tedesco, alla quinta pole stagionale e alla decima della carriera, ha girato in 1’29"695 precedendo il suo compagno di squadra, l’australiano Mark Webber (1’29"758). Terza posizione in griglia per la Ferrari dello spagnolo Fernando Alonso (1’30"426), che aprirà la seconda fila completata dalla McLaren-Mercedes dell’inglese Lewis Hamilton (1’30"556).

Il tedesco Nico Rosberg, su Mercedes Gp, ha conquistato la quinta piazza (1’30"625) davanti alla Renault del polacco Robert Kubica (1’31"040). La Ferrari del brasiliano Felipe Massa (1’31"172) si muoverà dalla quarta fila dopo il settimo tempo nell’ultima manche delle prove ufficiali. Il verdeoro avrà accanto a sè la Williams del connazionale Rubens Barrichello (1’31"175). La Sauber dello spagnolo Pedro de la Rosa (1’31"274) e la Mercedes Gp del tedesco Michael Schumacher (1’31"430) formeranno la quinta fila. La sorpresa negativa della giornata è rappresentata dall’inglese Jenson Button. Il campione del mondo, eliminato nella seconda manche con la sua McLaren-Mercedes, domani partirà dalla 14esima posizione, in settima fila. Vitantonio Liuzzi è stato penalizzato di cinque posizioni dai commissari della Fia e partirà dalla decima fila con il 20° tempo.

«Qui andiamo veramente da pazzi, ci divertiamo sul serio». Sebastian Vettel si gode la strepitosa prestazione della sua Red Bull nelle qualifiche del Gp di Gran Bretagna. «La nostra macchina va benissimo tra le curve di questo tracciato. La sezione nuova della pista è un pò sconnessa, ma la nostra monoposto funziona alla grande. Ho faticato un pò nella seconda manche delle qualifiche, poi nella terza sono riuscito a fare due giri ottimi», dice il tedesco.

Il terzo posto nelle qualifiche del Gp di Gran Bretagna conferma la crescita della Ferrari. «Abbiamo migliorato ancora la nostra monoposto, che è andata bene già a Valencia», dice convinto Fernando Alonso che domani sul tracciato di Silverstone scatterà alle spalle delle due Red Bull, apparentemente imprendibili. «Stiamo continuando a svilupparla e le prestazioni migliorano. Ci sentiamo più a nostro agio e le performance lo dimostrano. In Canada e a Valencia abbiamo dovuto fare i conti con situazioni particolari, qui possiamo fare i punti che servono alla squadra», dice il pilota spagnolo dopo le qualifiche.
da: "La Stampa Web"

Campionati del Mondo di Calcio: Uruguay ko, la Germania chiude terza

 

 

10/7/2010 (20:27) - FINALE 3°-4° POSTO

L'esultanza tedesca dopo il gol del 3-2 siglato da Khedira
 
 
Vittoria sofferta per 3-2. Forlan e Mueller salgono a quota 5 gol

PORT ELIZABETH
La Germania di Joaquim Loew ha conquistato la medaglia di bronzo a Sudafrica 2010 battendo l’Uruguay per 3-2 in una partita intensa e dalle grandi emozioni in cui anche gli uomini del "maestro" Oscar Tabarez sono stati degni protagonisti.

Il match si è chiuso al 93’ con una traversa piena colpita da un grandissimo Diego Forlan. Una beffa del destino, diranno alcuni; ricordando la rocambolesca qualificazione dei sudamericani contro il Ghana, altri penseranno invece che giustizia è stata fatta. Luis Suarez, autore del clamoroso "mani" che in pratica ha sancito l’eliminazione degli africani, stasera è stato fischiato spesso dal pubblico, forse proprio per quel gesto. L’attaccante dell’Ajax ha però risposto con una prestazione maiuscola, al pari di Forlan e dell’onnipresente Fucile. Con un grande Mueller, che assieme a Forlan è ora salito a un affollato primo posto nella classifica dei marcatori, la Germania ha ritrovato anche gioco ed ha offerto il solito mix di freschezza e velocità che invece non aveva mostrato contro la Spagna.

La finale di consolazione è ospitata al Nelson Mandela Bay di Port Elizabeth in una serata piuttosto fredda e piovosa. Tra i tedeschi non c’è Klose, tra i pali spazio a Butt. Il rientrante Mueller è sulla tre quarti con Oezil, stasera un pò in ombra, e Jansen. Dopo la squalifica, gli uruguagi ritrovano Suarez come riferimento offensivo. La partenza è dei tedeschi e proprio Mueller al 3’ mette in rete a gioco già fermo. Il giovane trequartista si rifà un quarto d’ora più tardi, quando riprende una respinta di Muslera si tiro dalla distanza di Schweinsteiger e insacca per l’1-0.

L’Uruguay non ci sta e comincia a macinare gioco: è preciso e rapido e la Germania soffre. Al 28’ Suarez pesca Cavani in area e l’attaccante del Palermo non perdona: è l’1-1. Il gioco prosegue a fasi alterne e Sanchez al 42’ si divora un gol fatto. Ci pensa Forlan a portare in vantaggio l’Uruguay con un autentico capolavoro al 6’ della ripresa: un destro al volo schiacciato su cui Butt non può niente. Se il portiere tedesco è incolpevole, non altrettanto si può dire di Muslera: l’estremo difensore della Lazio all’11’ sbaglia il tempo dell’uscita su Jansen e per l’esterno dei "Panzer" è un gioco da ragazzi mettere dentro e pareggiare. I ritmi si abbassano e gli spazi tra i reparti si allungano.

Sulla gara comincia a incombere lo spettro dei supplementari, ma ci pensa Khedira al 37’ ad allontanarlo, mettendo in rete con un perfetto colpo di testa sotto l’incrocio dei pali. C’è quella traversa di Forlan al 3’ minuto di recupero a regalare l’ultima emozione, ma poi arriva il fischio dell’arbitro messicano Archundia. Germania terza, con la certezza per Loew di avere gettato le basi per un grande futuro. Uruguay solo quarto, ma squadra convincente e di qualità.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Coppa del Mondo di Calcio: Spagna storica, Furie Rosse in finale - Si spezza il sogno della Germania

 

 

8/7/2010 (7:3) - SEMIFINALE

 

L'esultanza spagnola dopo il gol di Puyol
  
Per la Coppa scontro inedito con l'Olanda. Le Furie Rosse cercano la doppietta dopo Euro 2004

MARCO ANSALDO
INVIATO A DURBAN
A dodici anni dal successo della Francia che fu l’ultima ad entrarvi, il club più esclusivo del pianeta accetta un nuovo socio, l’ottavo gigante che vince il Mondiale. Domenica a Soccer City si giocherà una sfida inedita come lo è stato il primo Mondiale africano. Olanda-Spagna sarà la finale tra due nazioni che hanno segnato la storia del calcio senza mai finirci in cima. L’Olanda ci provò due volte sempre contro le squadre di casa e quasi inevitabilmente le fallì, la Spagna si era ormai abituata a seguirle in tv. Lo fece persino nell’anno in cui le portarono il Mondiale a domicilio: vinse l’Italia. Ora ha la grande occasione di giocare da favorita la sua prima finale per la maniera, più che la misura, con cui si è sbarazzata della Germania.

L’1-0 firmato da un difensore simbolo dell’indipendentismo catalano, Carles Puyol, ripete il risultato di Vienna 2008, epilogo del campionato europeo che ha avviato il ciclo internazionale degli spagnoli. Questo Mondiale è il figlio di quella vittoria storica per la Spagna. Senza la convinzione dei propri mezzi si sarebbe squagliata come altre volte al primo intoppo: la sconfitta con la Svizzera all’esordio nel Mondiale. Invece gli spagnoli hanno pensato che fosse un rimediabilissimo incidente di percorso e l’hanno raddrizzato arrivando fin qui.

La semifinale non è stata una passeggiata ma l’immaginavamo più tosta. Eravamo impreparati alla timidezza della Germania. L’uomo del ciuffo e del maglioncino «frufru», Joachim Loew, ci ha regalato una squadra moderna, la più bella a vedersi fino a ieri. I giovani però non hanno retto la tensione e la Germania si è afflosciata sull’ostacolo più impegnativo: lo ha fatto alla tedesca, con dignità, però la partita è sempre stata nelle mani dell’avversario, molto più tecnico e sicuro. La Spagna è insieme al Barcellona, che ne costituisce l’ossatura, la squadra meno irregimentabile del mondo. Non si riesce a disegnarne un modulo nè a fissarne le posizioni: tranne Villa e i difensori, gli spagnoli attuano un rimescolio in campo che fa perdere la misura a qualsiasi avversario. Ci sono cinque uomini che appaiono in una zona e li riscopri in un’altra, non sai dove andarli a prendere e nel frattempo creano gli spazi dove infilare le altre pedine. La qualità del palleggio fa il resto. Così nel primo tempo la giovane Germania è rimasta ipnotizzata, per necessità o per scelta, forse per entrambe. Il ricordo della sconfitta di due anni fa ha condizionato l’avvio dei tedeschi, guardinghi, per niente manovrieri, sempre ravvicinatissimi per non dare agli spagnoli il modo di infilarsi tra una linea e l’altra.

Podolski, una punta, faceva il terzino su Sergio Ramos. Lippi, che avrebbe voluto vedere questo in Iaquinta o Di Natale l’avrebbe abbracciato. Comunque qualche buco si creava. Al 6’ Pedro lanciava Villa in un corridoio davanti a Neuer. Il portiere tedesco salvava. Al 13’ Iniesta sfruttava il lato debole della Germania (il sinistro, dove presidiavano Boateng e Podolski): Puyol si lanciava in tuffo sul cross e metteva alto di testa, più o meno dal dischetto del rigore. L’agevole pressione della Spagna si concludeva presto. La carestia di gol, a fronte di tanto affannarsi, ha accompagnato la squadra di Del Bosque nel Mondiale. Si dava la colpa a Torres: ieri è stato in panchina fino a 10’ dalla fine per dare un posto in area a Villa ma non è cambiato l’andazzo. Il capocannoniere del Mondiale è rimasto a secco dopo 4 partite consecutive: forse quel ruolo non porta fortuna.

Come quei frutti belli a vedersi ma insapori al morso, il gioco dei campioni d’Europa restava freddo e non colpiva lo stomaco. Se fosse entrata la palla iniziale di Villa sicuramente la semifinale si sarebbe accesa. Non accadeva. Kassai fischiava il primo fallo dopo 27’, ne avrebbe puniti altri tre prima dell’intervallo: manca una statistica precisa ma non s’era mai vista una partita così importante e ostentatamente corretta (manco un ammonito). La Germania di Loew nega lo stereotipo dei tedeschi macinatori di un gioco grezzo ma assillante. Definirli "panzer" già faceva accapponare la pelle prima, adesso sarebbe davvero una sciocchezza. Non c’è grande fisicità, nonostante la stazza dei giocatori, ma la velocità che l’ha sostituita non si manifestava come contro l’Inghilterra o l’Argentina: difficile partire in contropiede contro la Spagna che raramente perde l’equilibrio. L’offensiva si scaricava in lampi: un tiro del piccolo Trochowski (con Klose e Podolski un attacco «made in Poland»), il contropiede su cui Oezil, in ombra, reclamava il rigore che non c’era.

C’era una Spagna più concreta nella ripresa. Cambiava la strategia: non più i passaggi filtranti che la difesa tedesca aveva imparato a neutralizzare, ora lo schema portava a liberare Xabi Alonso al tiro dal limite dell’area. La mira era imprecisa tuttavia la Germania affrontava un rischio nuovo e un po’ sbandava. Villa non arrivava su un cross teso di Iniesta, c’era aria di gol e l’avrebbe realizzato al 28’ Puyol saltando come un pallavolista sul corner di Xavi anche se 5 minuti prima c’era andata vicinissima la Germania con Kroos: tiro al volo da dieci metri e Casillas confermava che per vincere il Mondiale serve un grande portiere in forma, come fu Buffon quattro anni fa. Anche per questo la Spagna ha più chances dell’Olanda per la finale.
da: "La Stampa Web"

Ciclismo: Tour de France, il bis di Petacchi

 

 

7/7/2010 (18:7) - L'ITALIANO ANCORA PROTAGONISTA ALLA GRAND BOUCLE
 
Alessandro Petacchi, 36 anni, sull'arrivo di Reims
Il trentaseienne trionfa allo sprint: «Non avevo niente da perdere»
Come il vino, più diventa vecchio è più diventa buono. E nella terra dello champagne ecco il 36enne Alessandro Petacchi, della Lampre, vincere con forza e classe la sua seconda tappa in questo Tour de France, da Cambrai a Reims di 153,5 km, quarta frazione della corsa. Per lui è la sesta vittoria nei Tour disputati. Petacchi è uscito allo scoperto ai 300 metri e ha resistito al tentativo di ritorno di Mark Cavendish e di Tor Hushovd, i quali hanno però dovuto arrendersi alla potenza dello spezzino. Al momento di tagliare il traguardo, Petacchi ha levato in alto in segno di gioia il pugno destro e mimato anche il gesto del brindisi, appunto con la bottiglia di champagne che a fine tappa viene consegnata al vincitore. Come dire agli altri avversari nello sprint che «anche stavolta la bottiglia la stappo io...». Alle spalle dello spezzino sono arrivati nell’ordine Julian Dean ed Edvald Boasson Hagen. Una volata perfetta da parte dello spezzino che poi, a giusta ragione, a microfoni Rai ha detto «oggi c’è stato un grande Petacchi». In classifica generale tutto immutato, con lo svizzero Fabian Cancellara in giallo. Domani quinta tappa, da Epernay a Montargis di 187,5 km, altra frazione ideale per i velocisti. E Petacchi potrebbe tentare un’altra sortita vittoriosa.
da: "LÇa Stampa Web"

Ciclismo: Caos al Tour, i corridori in rivolta - Chavanel conquista la maglia gialla

 

 

5/7/2010 (17:28)

 

La maglia gialla Fabian Cancellara "frena" la testa del gruppo
Fuga del francese e trionfo a Spa.
Il gruppo non insegue, Cancellara aspetta i fratelli Schleck caduti in discesa. Domani tappa con il pavè

GIORGIO VIBERTI
Al Tour de France vince... la diplomazia. La seconda tappa, tutta in territorio belga da Bruxelles a Spa, è andata al francese Sylvain Chavanel, che dopo 190 chilometri di fuga è arrivato tutto solo al traguardo e ha anche sfilato la maglia gialla allo svizzero Fabian Cancellara. Il quale, tuttavia, a una trentina di chilometri dal traguardo aveva deciso di... cedergliela.

Ma come? - ci si chiederà -. Tanta cortesia e abnegazione proprio al Tour, dove solitamente ci si scanna per una vittoria di giornata e ancor più per la vetta della classifica? La strana svolta della seconda tappa è avvenuta a circa 31 km dal traguardo, lungo la discesa dalla cote dello Stockeu, una delle salitelle che caratterizzano la famosa classica Liegi-Bastogne-Liegi. Sull'asfalto bagnato ha toccato i freni ed è caduto rovinosamente Francesco Gavazzi, che per poco non è stato investito da una moto delle riprese televisive, scivolata anch'essa. Il problema è che, poco dopo, sul luogo dell'incidente è arrivato a tutta velocità il gruppo, nel quale numerosi corridori sono finiti a terra proprio come Gavazzi. Fra i caduti anche i fratelli lussemburghesi Andy e Frank Schleck, lo spagnolo Alberto Contador (per molti il favorito numero 1 per la vittoria finale) e Alessandro Petacchi.

Il gruppone dei migliori si è così spezzato in tre tronconi: nel primo c'era l'australiano Cadel Evans, un altro dei favoriti; nel secondo Contador, Armstrong e Basso; infine nel terzo, più attardato, i due Schleck e Cunego. Intanto in testa alla corsa c'erano ancora alcuni dei fuggitivi della prima ora, fra i quali Chavanel ha preso decisamente l'iniziativa, tentando la fuga solitaria. La maglia gialla Cancellara, che ieri mattina aveva solo 59" di vantaggio sul battistrada francese, avrebbe potuto organizzare tranquillamente l'inseguimento e colmare senza grande sforzo il divario. Invece, dopo un conciliabolo via riadioline, lo svizzero campione del mondo a cronometro ha deciso di rallentare - imponendo la stessa andatura a tutto il gruppo - e aspettare i ritardatari, in particolare i due Schleck che sono suoi compagni di squadra nella Saxo Bank. Ma perché quello strano ammutinamento? Per protesta? E contro chi o che cosa? E' vero che, oltre alla caduta di Gavazzi, ce ne sono state parecchie altre, ma non sembrano essere state causate da qualche responsabilità della direzione di corsa, nè da negligenze o disattenzioni da parte degli organizzatori.

Ci si chiede allora come potrebbe comportarsi il gruppo domani, se nella terza tappa che prevede numerosi tratti in pavè dovessero capitare altre rovinose cadute, insidia sempre in agguato quando si pedala sulle pietre care alla Parigi-Roubaix. Intanto Sylvain Chavanel - vincitore oggi con 3'56" sul gruppo compatto e imbelle - si gode anche la maglia gialla (il digiuno francese durava ormai da due anni), avendo scavalcato in classifica Cancellara e il tedesco Tony Martin. A parte il nuovo leader, la "generale" e i distacchi fra i big restano immutati, ma bisognerà vedere nella notte come riassorbiranno le botte i corridori caduti, in particolare i due fratelli Schleck. Quanto ai paventati provvedimenti per l'ammutinamento, la giuria ha deciso di non sanzionare l'insolito comportamento del gruppo ammaestrato da Cancellara.
da: "La Stampa Web"

Ciclismo - Tour de France: Cancellara riprende la maglia gialla - Frank Schleck si rompe e abbandona

 

 

6/7/2010 (17:25)

 

Lance Armstrong pedala sul pavè
Maxi-caduta sul pavè, è polemica

ARENBERG (FRANCIA)
Il norvegese Thor Hushovd del team Cervelo ha vinto in volata la terza tappa del Tour de France, i temutissimi 213 chilometri da Wanze, in Belgio, ad Arenberg-Porte du Hainaut, in Francia.

Hushovd ha regolato il gruppetto dei sei fuggitivi precedendo il britannico Geraint Thomas (Sky). Il lussemburghese Andy Schleck (Saxo Bank) si è piazzato quinto al traguardo davanti al compagno di squadra svizzero Fabian Cancellara, da oggi nuova maglia gialla di leader della classifica generale di questa grande vetrina del ciclismo internazionale.

I 13 settori di pavé nella parte finale come previsto hanno scosso la tappa. A 26 chilometri dal traguardo il lussemburghese Frank Schleck (Saxo Bank) è rimasto a terra dolorante in seguito ad una caduta che ha coinvolto diversi corridori. Trasferito all’ospedale di Valenciennes con una frattura alla clavicola Frank Schleck abbandona così il Tour. L’incidente è avvenuto a Sars-et-Rosieres, a circa 26 chilometri dall’arrivo a Arenbergnel. Franck Schleck, che aveva indossato la maglia gialla nell’edizione del 2008, si è classificato quinto negli ultimi due Tour. Ai 16 chilometri lo statunitense Lance Armstrong (Radio Shack) è stato agganciato dal gruppo dello spagnolo Alberto Contador (Astana) dopo avere subito una foratura. Il texano è ripartito con una ruota di un suo gregario, mentre Chavanel è stato costretto a cambiare due volte la bici per altrettante forature prima di giungere al traguardo.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Mundiais de Futebol: Carrascos do Brasil decidem contra Uruguai e Holanda é 1ª finalista

06 de julho de 2010 • 17h23 • atualizado às 17h25

 

  Foto: AFP

Robben e Sneijder foram novamente decisivos para a Holanda, que volta à final após 32 anos
Foto: AFP

Tarian Chaud

Direto da Cidade do Cabo

Com um futebol que envolveu a forte defesa do Uruguai no segundo tempo, a Holanda venceu o rival sul-americano por 3 a 2 nesta terça-feira, no Estádio Green Point, na Cidade do Cabo, e voltou a uma decisão de Copa do Mundo após 32 anos. "Carrascos" da Seleção Brasileira nas quartas, Sneijder (autor dos gols que eliminaram o Brasil) e Robben (que cavou a expulsão de Felipe Melo) decidiram o jogo com um gol cada.

Diante de uma multidão laranja nas arquibancadas, a equipe comandada por Bert van Marwijk teve paciência para trabalhar a bola diante dos poucos espaços oferecidos pelo adversário. Antes dos gols de Sneijder e Robben, o capitão Van Bronckhorst havia aberto o placar em uma bomba de fora da área.

Forlán, autor do gol de empate uruguaio, sentiu a ausência do suspenso companheiro Suárez e, sozinho, não conseguiu reverter a situação. O outro tento do time celeste foi de Maxi Pereira, já no fim da partida.

Vice-campeã em 74 e 78, a Holanda tentará o título inédito contra o vencedor do confronto entre Alemanha e Espanha, que acontece nesta quarta-feira, em Durban. O Uruguai encara o perdedor na disputa do 3º lugar.

As duas equipes tiveram desfalques por suspensão e foram obrigadas a mudar a escalação. Além de Suárez, os uruguaios não contaram com o lateral Fucile; do outro lado, o lateral Van der Wiel e o volante De Jong ficaram de fora. O técnico holandês Bert van Marwijk fez trocas simples e manteve o esquema de jogo, enquanto Oscar Tabárez preferiu um time mais defensivo, com três homens de marcação no meio.

A primeira chegada de perigo foi holandesa, aos 3min. Após cruzamento da direita, o goleiro uruguaio Muslera saiu de soco e a bola sobrou para Kuyt na área, mas o atacante chutou por cima da meta. O time europeu teve mais posse de bola nos primeiros minutos, enquanto o Uruguai marcava no campo de defesa e tentava sair em velocidade no contra-ataque.

O padrão de jogo foi o mesmo até os 17min, quando o capitão Van Bronckhorst abriu o placar com um golaço de fora da área. O lateral esquerdo recebeu na intermediária e soltou uma bomba no ângulo de Muslera, sem chances de defesa.

O Uruguai tentou sair mais para o jogo depois de levar o gol, mas esbarrava na falta de qualidade dos meio-campistas e não conseguia fazer a bola chegar a Forlán e Cavani na frente. A partida seguiu morna até os 27min, quando Cáceres tentou dar uma bicicleta no ataque e acertou em cheio o pé no rosto de De Zeeuw. O volante holandês ficou inerte no chão por alguns instantes, mas logo voltou.

Sem inspiração, os uruguaios tentavam chegar na base da vontade. Aos 35min, Álvaro Pereira arriscou de fora da área, mas pegou fraco e facilitou a defesa de Stekelenburg. Dois minutos depois, Forlán recebeu cruzamento da esquerda e cabeceou para fora. A Holanda respondeu aos 39min em chute de Kuyt pela esquerda, mas Muslera segurou firme.

O gol de empate veio na jogada seguinte, sempre com Forlán. O camisa 10 dominou na intermediária, fez o corte para o pé esquerdo e arriscou de longe; a bola pegou uma curva e enganou Stekelenburg, que falhou no lance. Aos 43min, Forlán voltou a assustar em cobrança de falta, mas desta vez o goleiro holandês estava atento.

A Holanda voltou do intervalo com Van der Vaart no lugar de De Zeeuw, deixando o meio de campo mais ofensivo. Porém, foi o Uruguai quem chegou mais perto de marcar no começo. Aos 5min, Cavani dividiu com o goleiro Stekelenburg fora da área e tocou para Álvaro Pereira, que tentou por cobertura; porém, Van Bronckhorst salvou o gol na pequena área.

O jogo seguiu travado, com poucas jogadas trabalhadas ou lances claros de gol até os 20min. Forlán voltou a ameaçar na bola parada, soltando a bomba em cobrança de falta, mas Stekelenburg defendeu bem. No lance seguinte, Van Persie encontrou Van der Vaart em boa posição na área. O meia encheu o pé esquerdo, mas Muslera defendeu, e Robben concluiu para fora no rebote.

A Holanda voltou a ficar na frente aos 25min. Sneijder chutou da entrada da área, a bola desviou na zaga e foi morrer no cantinho do goleiro Muslera. Os uruguaios reclamaram de um impedimento de Van Persie, que não desviou a trajetória da bola, mas fez o movimento em direção à bola - o que árbitro Ravshan Irmatov não interpretou como participação direta no lance.

Três minutos depois, Kuyt cruzou da esquerda e Robben subiu no meio da área uruguaia para desviar de cabeça e fazer 3 a 1. O Uruguai ainda buscou forças para diminuir nos acréscimos com Maxi Pereira, que bateu colocado de pé esquerdo após cobrança rápida de falta, mas não foi o suficiente para chegar ao empate.

FICHA TÉCNICA

Uruguai 2 x 3 Holanda

Gols
Uruguai: Forlán, aos 40min do 1º tempo, e Maxi Pereira, aos 46min do 2º tempo
Holanda: Van Bronckhorst, aos 17min do 1º tempo; Sneijder aos 25min, e Robben, aos 28min do 2º tempo

Ponto Forte do Uruguai
Marcação firme no meio de campo

Ponto Forte da Holanda
Boas tramas pelas pontas, com Robben e Kuyt

Ponto Fraco do Uruguai
Falta de criatividade na hora de articular jogadas

Ponto Fraco da Holanda
Isolamento de Van Persie no ataque

Personagem do jogo
Sneijder, que marcou seu quinto gol no Mundial ao desempatar a partida

Lance polêmico
Van Persie estava ligeiramente adiantado no lance do gol de Sneijder; ele não desvia o trajeto da bola, mas faz o movimento em direção a ela

Esquema Tático do Uruguai
4-4-2
Muslera; Maxi Pereira, Victorino, Godín e Cáceres; Diego Pérez, Arévalo, Gargano e Álvaro Pereira (Loco Abreu); Cavani e Forlán (Sebastián Fernández). Técnico: Oscar Tabárez

Esquema Tático da Holanda
4-2-3-1
Stekelenburg; Boulahrouz, Heitinga, Mathijsen e Van Bronckhorst; Van Bommel e De Zeeuw (Van der Vaart); Robben (Elia), Sneijder e Kuyt; Van Persie. Técnico: Bert van Marwijk

Cartões amarelos
Uruguai: Maxi Pereira e Cáceres
Holanda: Sneijder, Boulahrouz e Van Bommel

Árbitro
Ravshan Irmatov (UZB)

Local
Estádio Green Point, Cidade do Cabo

 

da: www.terra.com.br

 

 

Campionati del Mondo di Calcio: La Germania travolge 4-0 l'Argentina - Loew ha creato la squadra del futuro

 

4/7/2010 (7:7) - QUARTI DI FINALE

L'esultanza di Klose dopo il gol del 2-0

Altro poker dopo quello inflitto agli inglesi: in semifinale c'è la Spagna. Il ct tedesco ha plasmato una nazionale agile e giovane
ROBERTO BECCANTINI
CITTA’ DEL CAPO
Dopo l’Inghilterra di Fabio Capello, l’Argentina di Diego Maradona. In attesa di conoscere chi lo vincerà, questo Mondiale dei voltagabbana - abbasso l’Europa, viva il Sud America; abbasso il Sud America, viva l’Europa -, la Germania spazza via un’altra Grande e presenta la sua autorevole candidatura al presente e al futuro del calcio. Non così solida, alla vigilia; non così fragile, oggi: mai fidarsi, dei tedeschi. Se Capello può aggrapparsi al gol di Lampard, Maradona non può attaccarsi a nulla. Quattro a zero: e potevano essere di più. In tribuna, sul tre a zero, Angela Merkel mi ha ricordato il Pertini del Bernabeu, sorriso e ditino, «die holen uns nicht mehr ein», non ci prendono più, non ci prendono più.

Non è stata una partita. È stata una lezione di calcio: memorabile per chi l’ha impartita, umiliante per chi l’ha subìta. Gli argentini, sin qui, si erano sempre seduti sui problemi e, invece di risolverli, avevano preferito schiacciarli. Mai una volta che fossero andati sotto. Ci sono andati dopo tre minuti, e non si sono più alzati. Quando si permette a Müller di mirare di testa dal cuore dell’area; quando si consente agli avversari di farcire tre gol su quattro con azioni «alla mano», passaggi dal fondo e tocchi a porta vuota o quasi, c’è poco da aggiungere, in chiave tattica e sul piano squisitamente tecnico. Al momento del dunque, l’Argentina è stata un po’ Di Maria e un pochino Mascherano, lo sherpa a cottimo che ha rischiato l’asfissia. Non Messi, dribbling lontani e fumosi; non Higuain, un ragazzo abbonato a cadute così verticali; e non abbastanza Tevez, colui che più di tutti si è battuto e sbattuto.

Un disastro, la difesa orfana di Samuel (ve lo raccomando, Otamendi); un labirinto, il centrocampo; un asilo, l’attacco. Altra musica, la Germania. Segna con una facilità disarmante (4-0 all’Australia, 4-1 all’Inghilterra, 4-0 all’Argentina), ha portato Miroslav Klose sul trono di Gerd Müller (14 gol mondiali), pratica un torello che disorienta gli avversari e non perde di vista la porta, puntata attraverso fulminanti contropiede o raffinate manovre. Sono giovani, i tedeschi, multietnici e multiuso. Il migliore in campo, questa volta, è stato Bastian Schweinsteiger: dalla punizione per l’uno a zero di Müller allo slalomissimo per l’acuto di Friedrich, un gregario al quale il gruppo, visto lo scarto, aveva concesso la licenza di andare in fuga. Così le altre reti in pillole: Müller, da terra, poi Podolski a Klose, sul filo del fuorigioco; Podolski-Ozil-Klose, al volo.

Note negative, una sola: il giallo a Thomas Müller. Era diffidato, salterà la semifinale. Complimenti anche all’arbitro, l’uzbeko Irmatov: lo squilibrio delle forze e la correttezza dei protagonisti gli hanno permesso di dirigere in punta di piedi. E quel solo minuto di recupero, concesso in coda alla mattanza, fa capire che, per fortuna, aveva capito. A casa il Brasile, dunque, e a casa l’Argentina. E gli argentini, sempre per mano tedesca. C’è una bella differenza, però: nel 2006, a Berlino, decisero i rigori; stavolta la sfida avrebbe dovuto essere interrotta per manifesta superiorità (o inferiorità, a scelta).

Joaquim Loew ha costruito un signora squadra. Tutti danno una mano a tutti, come documenta il pressing alto con il quale Podolski e Müller disturbano le adunate sediziose dei rivali. E poi: occupazione sistematica del territorio, controllo dei valichi e, appena il secondino di turno si addormenta o si distrae, ecco una ripartenza mirata, una coltellata improvvisa. Voce di popolo: un tipo come Ballack, dotato ma lezioso, ne avrebbe frenato lo sviluppo. Concordo. Diego, lui, ci ha capito poco e ha subìto troppo. Ha rinunciato al terzo cambio, ha ignorato Diego Milito, aveva cancellato Cambiasso, se n’è rimasto in disparte, prigioniero del proprio mito e del mite Messi, l’erede designato che avrebbe dovuto raccoglierne il testimone, e invece niente, cosa che in Nazionale gli succede spesso.

Per la Germania è la dodicesima semifinale in diciassette edizioni. Per l’Argentina, la seconda batosta più bruciante di sempre. I secchioni meglio dei pupi: nel calcio, capita. Soprattutto, se Maradona ha la barba e la fa venire. Loew gli ha lasciato soltanto le briciole: un gol di Higuain annullato per un fuorigioco tipo Inter a Siena, un paio di telefonate a Neuer. Tutto qui. Non resta che ribadire, come si faceva una volta per radio, il finale da Città del Capo: Germania batte Argentina quattro a zero.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Campionati Mondiali di Calcio: l'Olanda vola in semifinale - Eliminato il Brasile di Kakà

 

2/7/2010 (17:50)  

L'asultanza degli olandesi dopo il gol decisivo di Sneijder
 

Seleçao avanti con Robinho. Poi la rimonta "orange" con autorete di testa di Felipe Melo (espulso) e gol decisivo del'interista Sneijder
PORT ELIZABETH,
Il Brasile domina per un’ora, poi perde testa e partita. L’Olanda rischia il tracollo, poi rimonta e vola in semifinale con merito. Trascinati da Wesley Sneijder e Arjen Robben, gli arancioni recuperano lo svantaggio iniziale e vincono 2-1: il primo quarto di finale dei Mondiali si trasforma in una sorpresa, con la clamorosa bocciatura della Seleçao che se ne torna a casa.

Il Brasile segna subito e domina per quasi un’ora. Quando l’Olanda trova il pareggio, con un pizzico di fortuna, la gara cambia volto. In campo resta solo la squadra di Bert Van Marwijik, che completa l’impresa e continua a sognare. Il verdetto è incredibile se si considera il copione che le due squadre offrono per quasi 60 minuti. Pronti, via e il Brasile è già padrone. Al 7’ Dani Alves scappa a sinistra e offre a Robinho un pallone da spingere in rete. Tutto inutile: il fuorigioco c’è e il guardalinee sbandiera. L’azione è un campanello d’allarme. Al 9’ la retroguardia arancione si sbriciola, consentendo a Felipe Melo di disegnare un«imbucatà di 30 metri per Robinho: stavolta è tutto regolare, 1-0.

L’Olanda, in tilt, prova a scuotersi con Kuyt: diagonale insidioso, Julio Cesar è attento. In un match caratterizzato da colpi proibiti a centrocampo, con van Bommel e Felipe Melo in evidenza, i verdeoro riescono a gestire il gioco senza concedere troppo agli avversari. Quando conquistano palla, gli uomi di Dunga ripartono a tutto gas senza trovare veri ostacoli. Al 30’ il raddoppio sembra cosa fatta. Kakà riceve palla al limite dell’area e cerca l’incrocio con un dosato destro a giro: Stekelenburg è prodigioso, vola e devia. Dall’altra parte, Julio Cesar deve sporcarsi i guanti al 35’ per bloccare una punizione di Sneijder: nel duello tutto interista, il portiere ha la meglio senza problemi. L’estremo difensore fa una figura pessima al 53’ con la determinante collaborazione di Felipe Melo. Sul cross di Sneijder, il centrocampista salta per deviare un cross. Julio Cesar non chiama la palla: autorete e 1-1.

Il Brasile si trova a dover ricominciare da zero in un match che cambia radicalmente volto. I verdeoro faticano a ripartire e sbandano contro avversari che sognano la rimonta completa. Robben fa quello che vuole sulla fascia, l’Olanda gioca meglio e con merito accende la freccia al 68’. Kuyt mette la testa sul corner proveniente da destra e Sneijder, ancora decisivo, è puntuale all’incornata-bis: 2-1 e Olanda avanti. Il Brasile avrebbe il tempo per provare a raddrizzare la gara. La testa, però, non c’è più. La dimostrazione arriva al 73’: Felipe Melo stende l’indemoniato Robben e lo calpesta platealmente, espulsione sacrosanta. In inferiorità numerica, la Seleçao si affida quasi esclusivamente ai calci piazzati. Stekelenburg non sbaglia nulla, l’Olanda fa festa. Il Brasile esce a testa bassa, Dunga si prepara a salire sul banco degli imputati. Da perdente.

da: "La Stampa Web"
 
 

Copade Mundo de Futebol: Comemoração pela inédita classificação se transforma em caos no Paraguai

 

 29/06/2010 - 20h08 | do UOL Copa do Mundo

 

Stringer / Reuters

A área em torno do Panteão dos Heróis, tradicional local de comemoração da capital paraguaia, estava tomada de torcedores que chegaram em caravanas vindas de várias cidades.

Das agências internacionais
Em Assunção (Paraguai)

Pelo menos uma dúzia de pessoas foi detida e dezenas ficaram feridas durante a comemoração dos torcedores do Paraguai pela classificação para as quartas de final da Copa do Mundo, obtida nesta terça-feira, após a emocionante disputa por pênaltis contra o Japão.

Segundo a polícia, três oficiais ficaram feridos, além de uma quantidade ainda não confirmada de torcedores, nos arredores do Pantão dos Heróis, no centro da cidade.

O tumulto teve início após um confronto entre torcedores de times rivais, o que obrigou a polícia a intervir com tiros de balas de borracha e gás lacrimogênio. Os torcedores responderam atirando garrafas, pedras e o que mais encontrassem pelas ruas contra os policiais.

O chefe da Terceira Polícia de Assunção, Carlos Baéz, informou que no confronto também foram apreendidos punhais, pacotes com maconha e bebidas alcóolicas, que estavam proibidas no local durante o jogo. Vários torcedores acusaram a polícia de agir com truculência e agredir indiscriminadamente a crianças e mulheres no meio da multidão.

O Paraguai derrotou o Japão nos pênaltis por 5 a 3, após empate por 0 a 0 no tempo normal e na prorrogação, garantido assim, pela primeira vez em sua história, uma posição entre as oito melhores equipes do Mundial. A seleção enfrentará a Espanha, no próximo sábado, em Johannesburgo.

 

 da: http://noticias.bol.uol.com.br/copa/2010

 

 

Campionati del Mondo di Calcio: Portogallo beffato dall'arbitro - Villa porta la Spagna ai quarti

 

 

29/6/2010 (22:23)

 

Duello tra numeri sette: Cristiano Ronaldo contro Villa
Finisce 1-0, ma sul gol il bomber era in fuorigioco. Delude Ronaldo

CAPE TOWN
Sarà la Spagna ad affrontare il Paraguay sabato nel quarto di finale in programma a Johannesburg. A Città del Capo le Furie Rosse hanno superato per 1-0 il Portogallo grazie alla rete realizzata da David Villa. Sul successo spagnolo pesa però l’ennesimo errore arbitrale: un fuorigioco non visto. La posizione dell’autore del gol che ha risolto la partita non era regolare.

Parte alla grande la Roja: al 1’ splendido destro di Torres e parata di Eduardo, quindi "spara" Villa trovando pronto ancora una volta il portiere lusitano. Marea Spagna, che inizia a un ritmo forsennato: Eduardo si salva di nuovo su Villa. Torres è ancora un’insidia (13’) anche se stavolta non centra la porta. Il primo tiro portoghese porta la firma di Tiago, con Casillas che si salva non senza difficoltà. Un pò come al 28’, quando il siluro di Cristiano Ronaldo costringe il numero 1 del Real a una respinta goffa ma efficace. Al 38’ Portogallo vicino al vantaggio con un colpo di testa di Hugo Almeida fuori di poco (assist di Meireles). Il Portogallo ormai ha preso le misure alle "Furie Rosse": Casillas deve uscire alla disperata su Ronaldo, poi Tiago impatta bene sul cross di Coentrao, ma non trova la porta.

In apertura di ripresa ancora lusitani a un passo dal gol: la deviazione di Puyol sul cross di Almeida è da infarto, ma per fortuna della Spagna non beffa Casillas. Del Bosque fa fuori Torres (dentro Llorente) e la Spagna trova il grimaldello per aprire la difesa avversaria: fanno le prove generali Llorente (bravo Eduardo) e Villa (di poco fuori), quindi El Guaje, servito da un tacco di Xavi riesce a battere in due tempi Eduardo. Villa però è in fuorigioco, anche se di pochi centrimetri. Ramos trova ancora Eduardo sulla strada per il raddoppio (25’), quindi è lo scatenato Villa a impegnare il portiere. Il Portogallo non punge più, resta in 10 per l’espulsione di Ricardo Costa (manata a Capdevila), mentre la Spagna sfiora il bis con Llorente.

La Spagna vola quindi ai quarti grazie ad un possesso di palla che fa venire il mal di stomaco agli avversari e con David Villa che segna sempre. Ora il Paraguay, squadra decisamente non irresistibile. Torna a casa, invece, il Portogallo che ha provato in contropiede a colpire gli spagnoli, ma che ne è praticamente rimasto in balia per tutto il secondo tempo. E se ne va mestamente anche una delle stelle più attese di questo mondiale, Cristiano Ronaldo, che non ha lasciato il segno: solo un gol e nell’unica delle quattro partite in cui il Portogallo ha segnato, il 7-0 sull’inerme Corea del Nord. La squadra di Queiroz ha provato ad imbrigliare gli infaticabili palleggiatori spagnoli (oltre il 60% di possesso palla) e in parte c’è anche riuscita, se si considera il volume di occasioni da gol creato. Ma per sperare nel colpaccio, per sognare di ripetere l’exploit di Germania 2006, servivano i guizzi e le reti della sua stella, perfettamente imbavagliata dalla difesa spagnola.

A brillare è invece l’astro del neoblaugrana David Villa, che con il suo quarto gol nel Mondiale raggiunge Higuain e Vittek in testa alla classifica cannonieri. L’ex attaccante del Valencia è arrivato in Sudafrica in stato di grazia, ma è stato solo il finalizzatore di un gioco corale fatto di passaggi stretti e da una schiera di centrocampisti che cercano le soluzioni. Anche perchè Del Bosque deve ancora, di fatto, fare a meno di Fernando Torres, che rimane molto lontano dalla forma migliore: ha giocato un’ora e dopo una partenza pimpante si è a poco a poco spento. E non è un caso se la frustata alla partita la Spagna l’ha data proprio quando "El Nino" è uscito al quarto d’ora della ripresa. Nel giro di tre minuti, prima Llorente (che gli era subentrato) ha impegnato Eduardo su un cross dalla tre quarti, poi Villa ha fatto maturare il gol spedendo a fil di palo l’ennesima conclusione dalla distanza. La rete è arrivata solo un minuto dopo, anche se in fuorigioco.
da: "La Stampa Web"

Campionati Mondiali di Calcio: Olanda avanti, decidono le star

 

 

28/6/2010 (18:21) - OTTAVI DI FINALE

 

Arjen Robben, 26 anni, ha portato in vantaggio la nazionale olandese
Apre Robben, poi Sneijder:
inutile il rigore di Vittek

DURBAN
L’Olanda supera 2-1 la Slovacchia e si qualifica ai quarti di finale del mondiale. Un successo meritato per gli «orange» al termine di una partita comunque equilibrata in cui Robben e compagni hanno assolto al meglio il loro compitino e Hamsik e compagni hanno fatto quello che potevano. Van Marwijk lancia dal primo minuto tra i titolari Robben; fuori invece Van dei Vart. Sneijder regolarmente in campo. Weiss deve fare a meno del regista Strba, squalificato. In mezzo spazio a Kucka; in campo il «napoletano» Hamsik.

Inizio equilibrato con l’Olanda che prova ad impostare e una Slovacchia che mostra coraggio. Al 6’ sinistro dalla distanza di Hamsik e palla a lato alla destra di Stekelenburg. All’11 la replica dell’Olanda: Van Persie serve a sinistra Sneijder che prova il destro, Mucha blocca in due tempi. La Slovacchia mostra personalità e non sembra avere particolari timori. Ma al 18’ l’Olanda sblocca il risultato grazie a una invenzione di Robben che lanciato lungo tiene palla con tre avversari a contrastarlo e con un sinistro a girare dal limite infila Mucha nell’angolino. Il gol subito suona come un macigno per la Slovacchia che stenta a riprendere il bandolo della matassa e soffre. L’Olanda di contro fa girare la palla senza problemi. Al 35’ episodio curioso con unod ei due guardalinee costretto a cambiare la bandierina che si era rotta. Al 41’ conclusione centrale di Van Persie dal limite e Mucha para. Il primo tempo si chiude sull’1-0. Al 5’ Robben ci riprova nella stessa identica maniera del primo gol, a parti di campo invertite, ma questa volta Mucha ci arriva e devia in angolo. Poco dopo sempre Robben offre un assist al centro per Mathijsen, il portiere si supera e d’istinto respinge.

Al 14’ altra grande parata di Mucha con i pugni su punizione dalla destra di Van Persie. Al 21’ doppia occasione per il pari della Slovacchia: prima Stock, servito da Hamsik, prova la botta che Stekelenburg alza sopra la traversa.

Lo stesso estremo difensore si ripete d’istinto pochi secondi dopo su una conclusione ravvicinata di Vittek lanciato da Kucka. Al 39’ il 2-0: Kuyt viene lanciato sulla sinistra, Mucha sbaglia uscita e Kuyt serve Sneijder che a porta vuota insacca. Game-over. Proprio al 48’ a segno la Slovacchia con Vittek su calcio di rigore, concesso per un fallo del portiere Stekelenburg che stende Sapara.
da: "La Stampa Web"

Campionati Mondiali di Calcio: Tre schiaffi al Cile, Brasile spietato

 

 

28/6/2010 (22:27) - OTTAVI DI FINALE

 

Juan, autore del primo gol, festeggiato dai compagni
Juan, Luis Fabiano e Robinho
spingono ai quarti i verde-oro

ROMA
 Ottavo di finale in relativa tranquillità per il Brasile, che impiega poco più di mezz’ora per liquidare la pratica Cile. All’Ellis Park di Johannesburg finisce 3-0 per la squadra di Dunga, che ai quarti sfiderà l’Olanda a Port Elizabeth.

Al Cile resta la consolazione di aver evitato le quattro reti al passivo, come invece era successo negli unici due precedenti «mondiali» tra le due squadre (4-2 nel ’62, 4-1 nel ’98). Sanchez e compagni durano mezz’ora di gioco. Dopo una larga parte del primo tempo passata a imbrigliare il Brasile con un bel pressing e veloci ripartenze, la squadra di Bielsa capitola al 34’: calcio d’angolo di Maicon e stacco vincente di Juan. Saltano tutti gli schemi di una squadra troppo spregiudicata per affrontare il Brasile e così dopo quattro minuti la Roja si ritrova di nuovo infilzata. Questa volta è Luis Fabiano che sfrutta un bel passaggio smarcante di Kakà, dribbla il portiere cileno e realizza il 2-0. Troppo offensivo l’atteggiamento della Roja, che pur non sfigurando al termine dei primi 45 minuti si ritrova sotto di due gol. Nella ripresa Bielsa prova a mischiare le carte con due cambi ma al quarto d’ora c’è il tris di Robinho.

L’attaccante del Manchester City beffa Bravo al termine di una incursione irresistibile di Ramires. Il Cile non molla e ci prova ancora con Suazo (vicino al gol in un paio di occasioni) ma si scopre inevitabilmente al contropiede brasiliano. L’ultimo sussulto è di Beausejour ma il risultato non cambia.
da: "La Stampa Web"

Campionati Mondiali di Calcio: L'Argentina manda a casa il Messico

 

 

27/6/2010 (22:20) - OTTAVI DI FINALE

 

L'esultanza di Higuain, attuale capocannoniere del torneo con 4 reti
 

Il gol del vantaggio di Tevez è in fuorigioco: Rosetti non vede. Poi la squadra di Maradona dilaga.
Messi rimane ancora a secco
JOHANNESBURG
Per la prima volta dopo 20 anni da quel successo ad Italia ’90 sul Brasile firmato Maradona-Caniggia, l’Argentina supera gli ottavi di finale del Mondiale imponendosi sul Messico senza il bisogno di supplementari o rigori.

Lo fa però grazie a due regali, uno della terna arbitrale italiana, in particolare del duo Rosetti-Ayroldi, e l’altro del difensore messicano Osorio, che con uno sciagurato disimpegno permette ad Higuain di raddoppiare. Così la partita è chiusa già dopo il primo tempo, con un finale di metà gara al veleno (il Messico sente di non meritare il doppio svantaggio) sfociato nella rissa che si accende al rientro negli spogliatoi, innescata dal portiere argentino Romero e dai messicani Rodriguez e Guardado. Maradona si butta subito in mezzo per fare da paciere, poi intervengono tutti gli altri.

Di sicuro è stata la giornata nera degli arbitri, perchè dopo il "gol fantasma" di Lampard in Germania-Inghilterra, non visto dall’uruguayano Larrionda, c’è stato quello segnato da Tevez in Argentina-Messico, viziato da un evidente fuorigioco. L’azione, al 26’ pt, era nata da un’uscita del portiere Perez sullo stesso Tevez, il pallone era finito sui piedi di Messi il cui tocco verso la porta era stato corretto in porta dal n.11 biancoceleste partito in posizione di netto offside. Inutili le proteste messicane: Rosetti, dopo essersi consultato a lungo con Ayroldi, ha convalidato la rete, mentre l’argentino Heinze, che evidentemente non aveva capito cosa stesse succedendo, se la prendeva con l’assistente accusandolo di voler far cambiare idea all’arbitro dopo aver rivisto l’azione sul tabellone luminoso (il replay dell’azione era stato mandato in onda).

Tevez si è poi "riscattato" nel secondo tempo, al 7’, segnando un gol stupendo con un imparabile tiro di destro che ha strappato un grido d’ammirazione perfino a Diego Maradona, che poi ha voluto abbracciare a lungo il suo attaccante. Al 33’ pt l’altro regalo: Osorio ha sbagliato completamente un disimpegno in difesa e si è fatto soffiare la palla da Higuain, che ha poi dribblato Perez e ha segnato di sinistro: 2-0. Il risultato era però bugiardo, perchè fino al gol regalato da Rosetti ed Ayroldi era stato il Messico a condurre il match e ad avere le occasioni migliori, due nel giro di un minuto: al 19’ con la traversa piena colpita da Salcido ed al 20’ con il tiro di Guardado terminato a lato di un soffio. Al 46’ altra chance sprecata, con un tocco ravvicinato di Hernandez parato da Romero.

Al 25’ della ripresa c’era stato un salvataggio sulla linea di Burdisso, poi finalmente per il Messico era arrivata la rete dell’onore, grazie alla solita svista di Demichelis: Hernandez, futura stella del Manchester United, fermava la sfera con il petto e superava Romero per il 3-1 con un bel sinistro. Unica nota negativa nella serata argentina la prestazione di Messi, che si è visto poco e continua a non segnare (stava per riuscirci nel recupero ma sul suo sinistro Perez ha compiuto una parata decisiva). Per battere la Germania nei quarti Maradona avrà bisogno che il n.10 si ricordi che è l’erede designato in campo del suo ct.
 
da: "La stampa Web"
 
 

Com 'futebol-arte' e erro da arbitragem, Alemanha tira Inglaterra da Copa do Mundo de futebol

 

27/06/2010 - 12h48 | do UOL Copa do Mundo

Jewel Samad/AFP

Alemães comemoram um dos quatro gols no jogo contra a Inglaterra pelas oitavas

Do UOL Esporte
Em São Paulo

O gol de Klose, o brilhantismo de Özil, a habilidade de Schweinsteiger, o oportunismo de Müller... Todos esses ingredientes valorizaram ainda mais a goleada histórica da Alemanha sobre a Inglaterra por 4 a 1, neste domingo, em Bloemfontein.

Rebote Inglaterra cobra falta na barreira, Alemanha puxa contra-ataque. Essa situação resultou um gol e pelo menos dois lances perigosos
Criatividade Com cinco homens no meio, Alemanha dominou o setor e apagou os ingleses Gerrard, Barry, Milner e Lampard.
Segurança Laterais alemães não foram tanto ao ataque, anulando assim as investidas pelos lados da Inglaterra.

Porém, um erro grave do árbitro Jorge Larrionda e do auxiliar Mauricio Espinosa, que não assinalaram um gol claro a favor dos ingleses, acabou dando argumentos aos britânicos para tentar justificar a perda da vaga às quartas de final.

Aos 38 minutos do primeiro tempo, o placar do estádio Free State indicava 2 a 1 para a Alemanha. No campo, Lampard chutou da entrada da área, a bola bateu no travessão, dentro do gol, novamente no travessão e parou nas mãos do goleiro Neuer. No entanto, o lance que resultaria no empate para os ingleses não foi validado pelo árbitro uruguaio Jorge Larrionda, muito em virtude do mau posicionamento do seu auxiliar.

A jogada irritou os jogadores da Inglaterra e, mais ainda, os torcedores que lotaram o Free State. Prova disso é que, na saída do intervalo, o barulho sempre ensurdecedor das vuvuzelas deu lugar a uma sonora vaia ao trio de arbitragem, que acabou se tornando protagonista do clássico entre Alemanha e Inglaterra.

Curiosamente, o lance deste domingo remete a outro acontecido em 1966. Na ocasião, Inglaterra e Alemanha disputavam a final da Copa do Mundo. Após o empate por 2 a 2 no tempo normal, o inglês Hurst acertou um belo chute, que bateu na trave e em cima da linha. O árbitro, no entanto, validou o gol, a equipe inglesa acabou vencendo por 4 a 2, e os alemães lamentam até hoje a marcação errada naquela decisão.

Antes desta jogada, no entanto, a Alemanha foi muito superior à Inglaterra. O técnico Fabio Capello teve opções para montar sua defesa, mas o setor não foi capaz de frear os habilidosos alemães. Upson, por exemplo, perdeu uma disputa com Klose após “lançamento” do goleiro Neuer. O erro permitiu ao atacante alemão abriu o placar, chegar a 12 gols ao longo da história e ficar a três de Ronaldo, o maior artilheiro da história das Copas do Mundo.

Perdidos em campo, os ingleses ainda assistiram Podolski ampliar o placar e desperdiçar chances claras de marcar. No raro momento em que o time inglês conseguiu acertar alguma coisa, Upson aproveitou uma falha de Neuer para descontar.

No segundo tempo, os jovens alemães mostraram por que são apontados como favoritos ao título e ganharam a alcunha de sensação desta Copa do Mundo. Com uma variedade de dribles, rápidos contra-ataques e muita disposição, Schweinsteiger, Özil e Müller dominaram a faixa de meio-campo e, com dois belos gols, acabaram de destruir o frágil sistema defensivo adversário e completaram o vexame inglês neste Mundial. Já para a Alemanha, expectativa por um grande confronto com México ou Argentina na próxima fase.

 

da: http://noticias.bol.uol.com.br/copa/2010

 

 

Coppa del Mondo di Calcio: Pari con il Portogallo, Brasile primo

 

25/6/2010 (17:45) - GRUPPO G

Un tiro di Cristiano Ronaldo contrato da Dani Alves
  
Match con poche emozioni: alla fine è solo 0-0. La squadra di Ronaldo si qualifica per seconda

DURBAN
Mezza partita vera per un pareggio che va bene a tutti. Brasile e Portogallo non si fanno male nella terza giornata del Gruppo G e con lo 0-0 avanzano a braccetto agli ottavi di finale dei Mondiali. Ai verdeoro qualificati con 90’ di anticipo si aggiungono i lusitani, che avrebbero rischiato l’eliminazione solo in caso di catastrofica sconfitta. Insomma, impossibile aspettarsi fuochi d’artificio da un match non fondamentale.

La gara è parzialmente viva nel primo tempo: merito in particolare del Il Brasile che in avvio sfrutta la spinta di Maicon e la vivacità di Nilmar, pronto giocarsi al meglio la chance da titolare. La selecao arriva un paio di volte dalle parti di Eduardo, che deve sbrigare solo ordinaria amministrazione. Il Portogallo, compatto nella propria metà campo, non ha intenzione di rischiare: il pareggio blinda la qualificazione agli ottavi, non è il caso di correre inutili pericoli. I lusitani si accontentano di ripartire quando si aprono spazi e al 25’ serve un clamoroso fallo di mano di Juan per fermare Cristiano Ronaldo: l’arbitro messicano Archundia non se la sente di sventolare il rosso e il Brasile rimane in 11. I colpi proibiti non mancano, come dimostra l’abbondanza di ammonizioni: 7 concentrati nei primi 45 minuti.

Il pomeriggio si accende improvvisamente al 30’ Nilmar tocca da 2 passi, Eduardo devia miracolosamente sul palo. Sul ribaltamento di fronte, Tiago reclama un penalty: per il direttore di gara è simulazione, giallo per il centrocampista portoghese. Dopo un lungo letargo, entra in scena Luis Fabiano. Il bomber della seleçao trova il tempo per il colpo di testa: mira sbagliata, Eduardo si salva. Impalpabile, o quasi, Cristiano Ronaldo: abbandonato a se stesso, si fa vivo con una conclusione soft che al 42’ non crea problemi a Julio Cesar. L’attaccante del Real Madrid cerca di lasciare il segno all’inizio della ripresa: un paio di accelerazioni e una punizione da distanza siderale sono fanno da prologo al contropiede individuale imbastito al 60’. Ronaldo sfida tutta la difesa verdeoro, il pallone arriva dalle parti di Meireles che non riesce a inquadrare la porta sull’uscita di Julio Cesar sprecando una colossale chance.

Il Brasile non ha nessuna intenzione di alzare il ritmo del match che si trascina senza squilli. Il pallone staziona a metà campo, nessuno vuole rimediare un’ammonizione che farebbe scattare la squalifica. L’ultimo brivido, in maniera casuale, arriva al 92’: sul tiro di Ramires, dopo una deviazione fortuita, Eduardo evita sorprese. La selecao con 7 punti si tiene il primo posto, il Portogallo chiude in seconda posizione con 5 punti e nemmeno un gol subito: nessuna squadra, finora, ha fatto altrettanto.
da: "La Stampa Web"

Automobilismo: Italia batte Francia, in F1 solo Pirelli

 

 

24/6/2010 (8:36) - LA STORIA

Tronchetti Provera 
Vinta la gara con Michelin, sostenuta da Todt. Tronchetti: «Un marchio nazionale protagonista»

STEFANO MANCINI
TORINO
Alla fine Pirelli ha battuto Michelin, in questo Italia-Francia che valeva la fornitura di gomme alla Formula 1. È una grande vittoria per il gruppo milanese, che torna a legare il proprio nome a un mondo (e a un mondiale) che sembra aver superato allegramente la crisi finanziaria e la fuga di alcuni grandi marchi. Ma è anche una piccola sconfitta per Jean Todt, il presidente transalpino della Federazione internazionale dell’auto, che appoggiava la candidatura del Bibendum. «Un «grande successo - come lo ha definito il presidente Marco Tronchetti Provera - che porta un altro marchio italiano tra i protagonisti del maggiore circuito automobilistico mondiale».

La partita si era complicata nelle ultime settimane, proprio quando la decisione sembrava presa, tanto che l’annuncio era atteso un mese fa a Istanbul. A quel punto la Michelin ha rilanciato. Tra i team c’era chi, come la Ferrari, pretendeva il massimo della tecnologia e chi, come Hispania, voleva il minimo dei costi (meglio se gratis). Punto di forza della Pirelli è stata la disponibilità a discutere delle caratteristiche tecniche future degli pneumatici, mentre gli avversari proponevano da subito la rivoluzione. Anche il prezzo italiano si è rivelato competitivo: un milione a squadra. L’azienda scrive di «condivisione dei costi industriali e logistici». Sono in preventivo investimenti in comunicazione, in particolare nei Paesi emergenti, perché la F1 è una vetrina dove, anche in tempi di recessione, molti vogliono esporre.

La Bridgestone se n’è andata ufficialmente per sperimentare altre tecnologie, ma in realtà perché dal Circus aveva avuto quello che voleva e il ritorno di immagine non giustificava più l’investimento. La Pirelli è entrata con la stessa motivazione: innovare. Ma anche per apparire. Nel 2011 la F1 tornerà negli Usa, continuerà a battere i ricchi mercati mediorientali e asiatici e passerà nelle economie a maggiore sviluppo (Cina, Brasile e, dal 2012, India). E sempre con ascolti planetari da centinaia di milioni di spettatori. Pirelli è già impegnata in altre competizioni mondiali: il campionato Rally Wrc, Gp3, Rolex sport Car series (in Nord America), Gp3, Mondiale Superbike, Mondiale Motocross più un’ottantina di campionati nazionali. Assieme al pacchetto F1 avrà diritto al bonus della Gp2. Questo - prosegue la nota - fa di Pirelli il fornitore ufficiale delle più prestigiose competizioni monoposto mondiali».

L’ultima apparizione in un Gran premio era stata nel ‘91, dopo 18 stagioni non consecutive, 6 titoli mondiali e 44 vittorie. Questa volta Pirelli sarà fornitore unico. Meno competizione uguale minori costi: la F1 ha voluto così per risparmiare e per evitare che le gomme arrivassero a pesare sul risultato più di motori e telai. Prossimo passo saranno i test in pista. Pirelli sta trattando l’acquisto di una monoposto della Toyota, ultima squadra a essersi ritirata. «Siamo già al lavoro per assicurare il massimo delle performance e dello spettacolo», promette Tronchetti Provera.
da: "La Stampa Web"

Campionati del Mondo di Calcio: La Germania ringrazia il turco, il Ghana salva l’onore dell’Africa

  

24/6/2010 (8:4) - REPORTAGE
  
John Pantsil (Ghana) e Mesut Ozil (Germania) lottano per la palla
Il gol di Ozil rompe l'equilibrio in campo, le reti australiane lo ristabiliscono
ROBERTO BECCANTINI
JOHANNESBURG
Non è la Germania vittoriosa e promossa, la notizia del giorno, ma il Ghana sconfitto e qualificato per grazia ricevuta: dagli australiani, severi fustigatori dell’arroganza serba; e, sbraita Antic, dall’arbitro, che avrebbe negato ai suoi prodi un rigore grande come una casa. E così, già negli ottavi, avremo il tradizionale braccio di ferro fra pesi massimi: Germania-Inghilterra. Non solo: l’Africa stava scivolando verso l’annientamento totale, il Ghana evita un’onta che avrebbe indispettito persino Sepp Blatter. Portare la coppa in Africa, offrirle un posto in più e ricevere, come ricompensa, un terrificante sei su sei sarebbe stato il colmo, un colpo troppo basso per disegni così alti. Visto che siamo in tema, il Ghana era stata l’unica africana a sopravvivere anche nell’edizione del 2006. Battuto dall’Italia nella partita d’esordio, ad Hannover, aveva poi recuperato fino a precedere americani e cechi. Negli ottavi, incrociò il Brasile e ci lasciò le penne.

Ha deciso un sinistro del «turco» Ozil, una mezza luna tanto improvvisa quanto severa. Non bisogna inoltre dimenticare che a questo Ghana manca Essien, uno dei rari elementi capaci di fare la differenza: almeno a livello di dentro o fuori dalla fase a gironi. Un pareggio sarebbe stato più equo. A un certo punto, ho temuto che, pur di evitare i leoni scarmigliati di Capello, i tedeschi offrissero il pari ai rivali. A pensar male si fa peccato e (non) sempre ci si azzecca. Meglio così.

I neri in bianco, i bianchi in nero: ma sì, una botta di anticonformismo non guasta. Al posto di Klose, squalificato, Loew ha scelto Cacau. Squisitamente tecnica, viceversa, la staffetta fra Badstuber e Jerome Boateng, fratellastro del Kevin Prince che, nella finale di Coppa d’Inghilterra, ruppe Ballack. Rajevac, lui, ripristina Mensah nel cuore del bunker. La partita decolla come era immaginabile, le squadra ad annusarsi e un po’ di testa a serbi e australiani. Il Ghana è un gatto che si nasconde fra i cuscini del divano e, di lì, tende improvvise unghiate.

La Germania gli gira attorno, attenta a non farsi topo. Speculari gli schemi, e pure la voluttà di toreare l’avversario: i ghanesi, con più rapidità; i tedeschi, con più metodo. Cacau si muove molto in orizzontale, e invece di raffinare le azioni, crea varchi: come quello che, a difesa addormentata, porterà Ozil a tu per tu con Kingson, abile a leggergli l’angolo di tiro. Proprio Ozil è l’elemento deputato alle incursioni, agevolate anche, si fa per dire, dalla «larghezza» di Mueller e Podolski.

Se la Germania è tenera, con i suoi Khedira e Schweinsteiger lenti a capire dove tira il vento, e per questo sempre troppo coperti o troppo leggeri, il Ghana ha il vizio, spagnoleggiante, di voler andare in porta con la palla. E così, se solo potesse, Gyan prenderebbe per il collo Andre Ayew che, invece di battere a colpo sicuro, cerca e ricerca scalpi da appendere al muro: a vent’anni, il dribbling sembra l’unica ragione di vivere. Si procede a piccoli morsi, una «parata» di Lahm sulla linea (testa di Gyan) e un tuffo di Kingson (punizione di Scwheinsteiger, sfiorata dalle antenne di Mertesacker). Quando ancora ci si guardava negli occhi, il portiere ghanese aveva evitato, d’istinto, un autogol di Jonahatan Mensah, spaventato da Ozil e Podolski.

Asamoah e Kevin Prince Boateng si occupano di Jerome Boateng e Lahm. Cacau aveva sigillato il primo tempo con una intemerata a quel compagno, Podolski?, che gli aveva rinfacciato la «protervia» di un tiro in porta, uno dei pochi, e nemmeno dei peggiori. La ripresa continua a essere «questa» partita più «quella» (Australia-Serbia), ma la prateria offerta ad Asamoah costringe Neuer a una trafelata uscita. Ozil si imbosca sulle fasce, Mueller si nasconde di più al centro: col cavolo che Pantsil e Sarpei ci cascano. Eccellente la tenuta della coppia Mensah-Jonathan. Si sbadiglia, a Soccer City, in attesa di un qualcosa che faccia, se non altro, trasalire.

Il sasso che, al 15’, manda in frantumi i vetri della finestra di Kingson lo lancia Ozil, dalla lunetta. Tutti giù dal letto, Ghana compreso. Lahm, ancora lui, cancella un probabile gol ad Andre Ayew, smarcato da Gyan. L’ingresso di Muntari (fuori Tagoe) agita le acque, e anche per questo Loew richiama Mueller, un’ombra, e si affida a Trochowski, una coperta. Poi succede che l’Australia segna e risegna, con tanti saluti ai serbi di Antic, e la partita, provate a immaginare perché, diventa pura accademia.

In base ai capricci del tabellone, andrà in semifinale una fra Uruguay, Corea del Sud, Stati Uniti e Ghana. Il bello del calcio.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Calcio: 24/6/2010 (18:2) - Italia da incubo, addio Mondiale

24/6/2010 (18:2) - ADDIO AZZURRO

 

La delusione del capitano Fabio Cannavaro
  
La Slovacchia vince 3 a 2 e passa  agli ottavi con il Paraguay. Inutili le reti di Di Natale e Quagliarella

JOHANNESBURG
L’aereo della vergogna è pronto, l’Italia campione del mondo di Marcello Lippi lascia Sudafrica 2010 e torna a casa carica di disonore sportivo: sconfitta 3-2 dalla Slovacchia nello stadio glorioso di Invictus, l’Ellis Park di Johannesburg, dopo avere malinconicamente pareggiato le due gare iniziali con Paraguay e Nuova Zelanda. Fuori dopo il girone eliminatorio, ultima di un gruppo certo tra i meno impegnativi del mondiale, in virtù di un 3-2 firmato per gli avversari da una doppietta di Vittek, centravanti della sconosciuta formazione turca dell’Ankara Gucu, e da una rete della riserva Kopunek su assist da fallo laterale.

Mai davvero in partita, nonostante le reti della rincorsa nel secondo tempo di Di Natale e Quagliarella, la nazionale ha regalato una delle pagine più brutte della storia del calcio azzurro. E proprio la rincorsa è la metafora in chiave italiana di questo mondiale: nel cuore, a un passato luminoso e non replicabile a breve. Nel gioco, in punteggi che hanno sempre visto in vantaggio gli avversari, bravi a sfruttare la modestia attuale della squadra fu campione del mondo.

A Città del Capo e Nelspruit la rimonta era riuscita, a Johannesburg no. Anche perchè Lippi, nella serata risultata poi dell’addio suo e del capitano Cannavaro, ha clamorosamente sbagliato formazione: lui che è sempre stato bravissimo a tirare fuori il massimo dal materiale umano a disposizione. Ha per l’ennesima volta cambiato gli undici e lo schema rispetto a quella precedente. Ne è scaturito un primo tempo tragicomico, una situazione migliorata solo un pò nella ripresa con l’innesto di Pirlo e soprattutto Quagliarella: l’attaccante meno utilizzato finora, sicuramente il più in forma e probabilmente il migliore in assoluto anche per qualità delle giocate. Non è bastato: scattano, forse tardivamente i processi (già contro i rugbysti mancati della Nuova Zelanda era apparso evidente che non c’era motivo di sperare troppo), ma stasera è soprattutto il momento dell’amarezza per l’uscita di scena da una manifestazione che poteva essere affrontata diversamente ma conferma sostanzialmente una cosa: il calcio italiano ha toccato un punto davvero basso della sua parabola.

Scoccata l’ora della verità Lippi si era affidato in avvio a Rino Gattuso, uno che della sincerità in campo e fuori ha fatto il suo vessillo. E per curare il mal di gol, un inconsueto tridente: Pepe, Iaquinta-Di Natale, di vaga estrazione udinese ma sicuramente più promettente di quelli con in campo Gilardino (in nazionale non segna dall’autunno 2009, in assoluto dal 28 marzo 2010). In realtà però in campo Pepe assumeva una posizione arretrata e davanti restavano solo Iaquinta e Di Natale. Si copriva, Lippi: evidentemente sentiva che gli avversari erano pericolosi oltre le previsioni.

E purtroppo per gli azzurri, il ct aveva ragione: perchè il pressing slovacco sui portatori di palla metteva sempre in ambasce gli azzurri,: così dopo un fuoco di paglia durato un paio di tiri di Di Natale e Iaquinta fuori non di molto, il primo campanello d’allerme per Marcehetti suonava al 6’ con un clamoroso errore di Hamsik (smarcato di testa da Vittek) dal dischetto del rigore. Sempre in anticipo sul pallone, gli slovacchi di Weiss inducevano Lippi a modificare continuamente schema e posizioni: a centrocampo, ad esempio, Gattuso passava a destra e Pepe a sinistra. Inutile, perchè poi puntuale come sempre in questo mondiale arrivava l’ingenuità che portava gli avversari in vantaggio: al 25’ De Rossi disimpegnava male su Montolivo (peraltro tutt’altro che tonico), Kucka interveniva e toccava in profondità per Vittek che di destro incrociava e metteva in rete.

La disfatta si configurava e gli azzurri sembravano un pugile suonato al centro del ring: con la Slovacchia che menava senza però trovare il colpo del ko. Ma il tiro di Strba da lontano al 35’ con Marchetti bravo a deviare in angolo e la botta di Kucka al volo al 46’ (palla fuori di pochissimo) in prospettiva italiana non erano certo un bel vedere. Come la derapata che al 47’ costringeva Montolivo, servito in buona posizione da Di Natale, a calciare in maniera grottescamente inoffensiva.

Nella ripresa Lippi inseriva Maggio e Quagliarella al posto di Criscito e Gattuso. Di Natale scialava in avanti con le poche occasioni che gli capitavano, Iaquinta falliva di testa da pochi passi: e così il ct puntava forte su Pirlo che rientrava dall’infortunio al polpaccio. Quagliarella regalava l’illusione del pareggio su un cross di Pepe deviato corto dal portiere (sul tiro del napoletano Skrtel salavava sulla linea) , ma Vittek gelava le speranze italiane al 28 anticipando l’inguardabile Chiellini su cross di hamsik e realizzando il 2-0. La reazione italiana era tutta di nervi: Quagliarella indovinava al 35’ lo scambio con Iaquinta e tirava dal dischetto del rigore, il portiere respingeva male e Di natale finalmente realizzava a porta vuota. Ma grazie a un assist su fallo laterale (roba che non si vede più neanche all’oratorio) Kopunek infilava ancora la porta di Marchetti. Discorso qualificazione chiuso, nonostante il gol del 3-2 su delizioso cucchiaio di Quagliarella al 47’: una prodezza che serviva più ad alimentare i rimpianti che le illusioni.
da: "La Stampa Web"

Campionato del Mondo di Calcio: Argentina agli ottavi - La Grecia torna a casa

La squadra di Maradona vince 2-0; gol nella ripresa di Demichelis e Palermo, subentrato a Milito. La Seleccion finisce al primo posto a punteggio pieno

POLOKWANE (Sudafrica), 22 giugno 2010 - Diego Armando Maradona mette la prima tacca sui suoi sogni mondiali. L’Argentina giochicchia, ma tanto basta per battere 2-0 Grecia. Punteggio pieno, 9 punti, e primo posto del girone B. Ottavi ottenuti con la forza della classe; trampolino di lancio verso un futuro splendente. Favoriti d’obbligo? Quasi ci siamo. Domenica contro il Messico dovrà dimostrarlo. Torna a casa la squadra tutto cuore di Rehhagel che nulla può contro la corazzata sudamericana. Abile a sfruttare tutte le sue componenti, ma anche le intuizioni del suo c.t., che esulta invasato per il vantaggio di Demichelis e che va fuori di testa quando a marcare il raddoppio è Palermo, gettato nella mischia al posto di Milito; l'uomo che ha portato l'Argentina al Mondiale quando tutto sembrava perduto.

La rosa di Diego — Il mischione di Diego è calibrato e intelligente. Per la passerella contro la Grecia regala la gloria a Milito, al genero Aguero, a Burdisso e Otamendi, a Bolatti e ai Rodriguez. Ma guai a toccargli Lionel Messi. Il suo numero 10; l’erede per eccellenza. Dal primo minuto e per la prima volta con la fascia di capitano. La Seleccion se la gode perché gli ottavi li ha praticamente in tasca. La Grecia studia approfonditamente l’avversario per non rischiare troppo. Primo accorgimento: Rehhagel incolla Papastathopoulos a Messi. Marcatura a uomo come ai vecchi tempi. La pulce si scalda lentamente, opta per il profilo basso. Trova il tempo di inventare soluzioni, anche se il catalizzatore è Veron. La sua visione del gioco è atlantica. Vede cose che altri solo immaginano.

Tzorvas si diverte — Ma il ritmo è blando a Polokwane. Quasi un allenamento per l’Argentina che di tanto in tanto, movimentando il suo possesso palla gigantesco (alla fine del primo tempo sarà del 77 per cento!), mette in moto i suoi guizzanti interpreti. Senza regalare mostruosità, la Seleccion si avvicina almeno 5 volte al gol e per altrettante volte il portiere greco Tzorvas dice di no a, nell’ordine, due volte Aguero, Veron, Maxi Rodriguez e Messi. Bellissimo il piatto sinistro del capitano dal limite; una carezza potente che il portiere della Grecia e del Panathinaikos alza oltre la traversa. Più defilato Milito che partecipa al gioco, si sacrifica, ma non riesce a entrare nella manovra come vorrebbe.

Il gol di Palermo. Ap
Il gol di Palermo. Ap

Anche Palermo — La Grecia inizia la ripresa con Spiropoulos al posto di Karagounis e con un’occasione, al 3’, pulita pulita. Samaras irrompe in area. Prima tira su Burdisso, poi raccoglie la respinta e sbaglia il facile diagonale. Rehhagel esaurisce i cambi, dentro Ninis e Patsatzoglou per Katsouranis e Torosidis, con la speranza di spezzare il torello argentino e regalare più spazi a Samaras che almeno se la gioca. Dieguito Maradona si fa vivo al 18’ inserendo Di Maria al posto di Maxi Rodriguez. Intanto i suoi ragazzi sgranocchiano gioco senza esagerare. Anzi, sfiorando al 24’ con Bolatti che trova la strada sbarrata sul primo palo dall’istintivo Tzorvas. C’è anche Pastore (fuori Aguero) e sul finire pure Palermo, l’uomo a cui Maradona non finirà mai di dire grazie. Esce Milito che il c.t. abbraccia come un figlio: un gioco del destino che regala il guizzo finale. Dopo il palo del gigantesco Messi che non riesce a segnare, Tzorvas respinge al capitano un gol fatto. La palla finisce tra i piedi di Palermo che non sbaglia il 2-0 confezionando uno splendido diagonale. E’ il fischio finale della partita. Che per lo squadrone sudamericano promette molto di buono.

Gaetano De Stefano  / da: "La Gazzetta dello SPort. it"

Campionati Mondiali di Calcio: L'Inghilterra si rialza e va agli ottavi

 

 

23/6/2010 (18:3) - RISULTATI GIRONE C  

L'esultanza dell'Inghilterra dopo la rete segnata da Defoe
 
Un gol di Defoe qualifica Capello - Slovenia beffata dagli Stati Uniti

ROMA
L’Inghilterra si sveglia e va agli ottavi. La Slovenia si addormenta e va a casa, con la decisiva spintarella degli Stati Uniti. Fabio Capello deve accontentarsi del secondo posto nel Girone C, ma la vittoria per 1-0 nello spareggio di Port Elizabeth è comunque una boccata di ossigeno. Niente eliminazione, niente flop e, almeno per qualche ora, niente critiche. Pazienza se il primato nel gruppo va agli Usa: l’exploit americano è una coltellata solo per la Slovenia, che saluta i Mondiali dopo aver assaporato la qualificazione. La selezione di Matjaz Kek finisce la propria gara e si sente agli ottavi di finale. Da Pretoria, però, arriva la doccia gelata: Usa-Algeria 1-0, si torna a casa per colpa degli yankee.

Capello deve rinunciare al primo posto per il minor numero di reti realizzate (2 contro le 4 americane), ma può sorridere pensando alla prestazione fornita dalla sua squadra per un’ora abbondante dopo un avvio impacciato. La Slovenia comincia con maggiore scioltezza e al 7’, con Birsa, si fa viva dalle parti di James: il portiere blocca e già questa, visti i problemi inglesi tra i pali, è una notizia. La selezione di Capello prova a scuotersi ma non crea granchè: la vivacità di Rooney, in attesa di azioni degne di nota, alimenta la fiducia dei tifosi. La Slovenia non si fa impressionare e con Cesar, che trova una deviazione casuale dal cuore dell’area, obbliga James ad un intervento tempestivo. L’equilibrio salta al 23’, quando l’Inghilterra riesce a sfondare sulla fascia destra. Milner crossa, Defoe è puntuale alla deviazione al volo: 1-0.

Il gol cambia completamente il quadro psicologico del match: gli uomini di Capello sembrano in grado di giocare in scioltezza e sfiorano subito il raddoppio. Handanovic, già rivedibile in occasione del gol, esce malissimo per neutralizzare un’altra iniziativa di Milner. Il pallone arriva sui piedi di Lampard, che non inquadra i pali. Il 2-0 sembra cosa fatta al 30’, quando Gerrard ha a disposizione un rigore in movimento: Handanovic stavolta è impeccabile e rimedia. Il portiere dell’Udinese può solo guardare il pallone al 46’: nella prima azione della ripresa, Defoe spreca il colpo del k.o. con un tocco sbagliato. L’attaccante del Tottenham non può fallire al 49’: palla in rete, ma l’azione è viziata dal fuorigioco di Rooney. Il monologo ’made in England’ prosegue con la poderosa capocciata di Terry: sul colpo di testa ravvicinato, al 57’, Handanovic è miracoloso.

Pochi secondi dopo, l’estremo difensore confeziona un altro prodigio con la collaborazione del palo: tocca al montante respingere la conclusione di Rooney, capace di fallire la chance colossale dal dischetto del rigore. Per rivedere il pallone nella metà campo inglese bisogna aspettare il 65’. Birsa ’telefonà a James con un sinistro moscio e centrale: Capello può osservare tranquillo. Il ct italiano soffre invece al 67’, quando la Slovenia prova 3 conclusioni in sequenza. Alla fine il solito Birsa spedisce sul fondo sciupando la nitida chance per il pareggio. L’Inghilterra, dopo il pericolo scampato, decide di alzare il piede dall’acceleratore: meglio congelare il pallone e proteggere il prezioso successo.

La Slovenia si adegua al copione: dovrebbe cercare il pareggio con maggiore convinzione, invece confida nell’aiuto di Algeria e Stati Uniti che si stanno annullando a vicenda. Il secondo posto sarebbe salvo se lo 0-0 nel match di Pretoria resistesse fino alla fine. E invece, in extremis, dal cilindro a stelle e strisce spunta il jolly di Landon Donovan: gli Usa vincono 1-0 e si prendono il primo posto nel girone. Capello è secondo in classifica, la Slovenia è out.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Calcio: Francia-Sudafrica: addio al Mondiale / Uruguay e Messico passano agli ottavi

 

 

22/6/2010 (17:49)

L'espulsione di Gourcuff
 
Il Bafana battono i Bleu e sfiorano l'impresa. Avanti le sudamericane

BLOMFONTEIN
Il miracolo francese non c’è stato, la nazionale di Raymond Domenech lascia il Mondiale all’ultimo posto del Gruppo A. Anche oggi una sconfitta per i transalpini: 1-2 contro il Sudafrica, che a sua volta sperava nel miracolo e anch’esso si ritrova eliminato perchè dall’altra parte, a Rustenberg, l’Uruguay ha sì battuto il Messico ma la differenza reti penalizza i Bafana Bafana.

Tornando alla Francia, per i vicecampioni del mondo del 2006 è stata una pessima figura in questa edizione del campionato iridato. La nazionale transalpina ha chiuso con un solo punto, quello conquistato nella gara inaugurale contro l’Uruguay; ha perso 0-2 contro il Messico e perso oggi contro i padroni di casa. A Bloemfontein Sudafrica a segno al 20’ Khumalo, transalpini in dieci uomini dal 27’ per l’espulsione di Gourcuff. Al 36’ Mphela firma il raddoppio. Il gol dei Bleu arriva al 70’ con Malouda. I padroni di casa a 4 punti come il Messico sono però fuori dal Mondiale per differenza reti, +1 per i centramericani, -2 per i Bafana Bafana. Il Messico al prossimo turno affronterà probabilmente l’Argentina mentre l’Uruguay aspetta di conoscere l’avversaria: una tra Corea del Sud, Grecia o Nigeria.

Raymond Domenech, all’ultima partita sulla panchina della Francia, non nasconde la delusione al termine della partita col Sudafrica che ha sancito l’eliminazione dei transalpini dal Mondiale. «Non ci sono spiegazioni - commenta - sono triste e deluso anche se nella partita di oggi ho visto cuore e solidarietà. Ma la fortuna non è stata dalla nostra parte, e quando non va, non va. Sono triste come tutti gli spettatori, nient’altro». «Ma questa squadra - risponde a chi gli chiede un bilancio dei sei anni trascorsi alla guida della Francia - ha un grande potenziale e auguro buona fortuna al mio successore. Questa squadra non morirà, ci sono giocatori che hanno voglia di fare e che hanno tutte le carte in regola per vincere». Deluso anche l’attaccante Djebril Cissè: «Peccato, oggi eravamo partiti bene, e abbiamo avuto diverse occasioni per segnare ma non le abbiamo concretizzate. Se ci fossimo riusciti avremmo fatto l’impresa ma è andata così».
da: "La Stampa Web"

Campionati mondiali di Calcio: "Abete: Nuova Zelanda andava battuta"

 

 

21/6/2010 (11:20) - DOPO ITALIA-NUOVA ZELANDA

 

Il presidente della Figc Abete (a destra) con Albertini
  
Il presidente Figc assolve Lippi: «Con Cassano e Balotelli non sarebbe andata diversamente»

ROMA
«Dovevamo vincere, la Nuova Zelanda è n.78 nel ranking mondiale. Tuttavia non è la fine del mondo perchè ce la possiamo ancora giocare».

Il giorno dopo il deludente pareggio dell’Italia contro la Nuova Zelanda che mette in dubbio la qualificazione degli azzurri agli ottavi di finale del Mondiale in Sudafrica, il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete non nasconde la sua amarezza ma allo stesso tempo difende le scelte del ct Lippi: «Legittimo e giusto esprimere giudizi, ma non è questo il problema del calcio italiano - sottolinea Abete a proposito della mancata chiamata di Balotelli e Cassano - noi abbiamo un problema complessivo di ricambio generazionale. Cassano ha già giocato agli Europei e non è andata bene. Balotelli gioca stabilmente in Under 21 che sta provando a qualificarsi. Non ci sono giocatori nei primi posti della classifica del pallone d’oro rimasti a casa. Se pensiamo ai giocatori non convocati sbagliamo rotta».

Nonostante la delusione per l’1-1 con la Nuova Zelanda il presidente della federcalcio Giancarlo Abete ha fiducia nelle possibilità degli azzurri di qualificarsi in quello che definisce uno «spareggio» con la Slovacchia: «Ho parlato e visto Lippi questa mattina, la convinzione di andare avanti è tanta. La dobbiamo portare avanti perchè ci crediamo».

Quella con la Nuova Zelanda - ricorda Abete - «è stata una partita che non ha risposto alle nostre aspettative. Sapevamo che non sarebbe stata facile, ma c’era la convinzione di poter vincere. Dobbiamo verificare che c’è un problema complessivo da parte delle più forti squadre europee. C’è una crescita generale nel calcio mondiale, ma noi dobbiamo ancora essere in grado di fare la differenza». «Abbiamo e non da questo Mondiale - prosegue Abete - una grande difficoltà ad andare in gol e nel momento in cui subisci un gol o non sblocchi la partita subentra un po' di ansia. Abbiamo provato ma bisogna fare qualche giocata in più per far gol».
da: "La Stampa Web"

Copa de Mundo de futebol: "Malabarismo" e golaço de L. Fabiano ganham destaque pelo mundo

 

21 de junho de 2010 • 06h22 • atualizado às 06h44

Após dois chapéus, Luís Fabiano finaliza para marcar seu segundo gol na partida Foto: Reinaldo Marques/Terra

Golaço de Luís Fabiano e eficiencia da equipe de Dunga foram lembrados pelos veículos internacionais nesta segunda
Foto: Reinaldo Marques/Terra

 

A boa atuação da Seleção Brasileira do técnico Dunga diante da Costa do Marfim, na vitória por 3 a 1 deste domingo, pelo Grupo G da Copa do Mundo, em Johannesburgo, rendeu diversas manchetes elogiosas nos principais jornais da imprensa esportiva mundial.

A atuação destacada de Luís Fabiano, que marcou duas vezes, sendo que no segundo gol usou o braço para o domínio da bola, a constatação da beleza da jogada, além do futebol eficiente apresentado pela Seleção, foram os principais pontos abordados pela imprensa estrangeira.

A revista France Football desta segunda-feira destaca que, após a estreia discreta contra a Coreia do Norte (vitória por 2 a 1), a Seleção "passou no teste" contra os africanos.

Os dois gols de Luís Fabiano foram construídos com "duas mãos e dois sombreros" (em alusão ao chapéu mexicano) e a eficiência pregada pelo técnico Dunga é comparada ao estilo de jogo aplicado por José Mourinho quando comandava a Inter de Milão, destaca os também franceses do Le Parisien, dizendo que a equipe brasileira mostra "menos fantasia e mais disciplina" em campo. O site da inglesa BBC também analisa a atuação da Seleção como "eficiente", mas não brilhante.

Além de destacar a boa jornada dos "Samba Kings", o tabloide britânico The Sun relembrou que o atual técnico da Costa do Marfim, Sven-Goran Eriksson, novamente foi vítima do Brasil, já que em 2002 o sueco comandava a Inglaterra, eliminada nas quartas de final do Mundial.

O jornal Daily Mail diz que o segundo gol de Luís Fabiano - na qual a bola tocou em seu braço por duas vezes e o atacante aplicou dois chapéus antes de vencer o goleiro Barry - lembrou de longe o lance de Thierry Henry contra a Irlanda (quando ele ajeitou a bola com a mão esquerda e tocou para Gallas).

Além disso, o diária inglês cita que a jogada foi digna de um "Harlem Globetrotter" - time de basquete americano famoso por fazer malabarismos com a bola - uma alusão da bela jogada de Luís Fabiano, ajudada com o domínio da bola com o braço.

Reduto do futebol de Kaká e Luís Fabiano - já que atuam por Real Madrid e Sevilla, respectivamente - os espanhóis do diário Marca disseram que o jogo contra a Costa do Marfim "acendeu" o meio-campista, que voltou a fazer a diferença no Brasil, com duas assistências. Ao lado do atacante, eles "acabaram com um rival que só despertou no fim do jogo".

Os italianos do Corriere Dello Sport destacaram uma previsão feita pel ex-técnico de Portugal e Brasil, Luiz Felipe Scolari, logo após a vitória brasileira na estreia, afirmando que a Seleção crescia quando jogava diante de grandes seleções.

Já o La Repubblica afirmou que quem quiser ser campeão do mundo, inevitavelmente terá que cruzar com o Brasil, que diante dos marfinenses teve a "defesa sólida e um time sempre equilibrado, com lampejos de Elano, Robinho, Kaká e Luís Fabiano".

 

 http://esportes.terra.com.br/futebol/copa/2010/noticias

  

  

Copa do Mundo de Futebol: Portugal arrasa a Coreia por 7 a 0 e decide liderança contra o time de Dunga

 

21/06/2010 - 10h22 | do UOL Copa do Mundo

Armando Franca/AP

Cristiano Ronaldo deita no gramado após acabar com jejum de gols por Portugal

Alexandre Sinato
Na Cidade do Cabo (África do Sul)

 

No vestiário Antes do apito inicial, Queiroz fez 4 mudanças e deixou Portugal mais criativo
Gol salvador Pressionado, Portugal respondeu com gol de Raúl Meireles, em chute cruzado.
Terceiro O gol de Hugo Almeida aos 11min do 2º tempo encerrou qualquer sonho de reação coreano

Portugal brilhou nesta segunda-feira e, após sete gols lusitanos, a partida entre Brasil e os portugueses, na próxima sexta-feira, em Durban, voltou a ganhar importância. Será um duelo direto pela liderança do grupo G. O time de Dunga está garantido nas oitavas, mas uma derrota o deixa em segundo lugar.

Com os brasileiros naturalizados em segundo plano (Liedson entrou no final), Portugal acordou na Copa do Mundo. Não só atropelou a Coreia do Norte tão temida pelos brasileiros, como fez 7 a 0. Isso mesmo, 7 a 0! E conseguiu a maior goleada do torneio até agora. Chegou aos quatro pontos e mostrou enorme evolução.

O Brasil demorou 55 minutos para fazer um gol na Coreia. Portugal anotou um a cada 13 minutos, em média. Dunga e seus pupilos reclamaram da defesa asiática. Nesta segunda-feira, na Cidade do Cabo, a mesma defesa sequer anotou a placa do trator português que passeou pelo estádio Green Point.

Titulares no empate sem gols com a Costa do Marfim, Deco e Liedson foram coadjuvantes desta vez. O primeiro por culpa de dores musculares. O segundo, por opção técnica. Apagado diante dos africanos, Liedson (autor do quinto gol) viu Carlos Queiroz apostar suas fichas no português Hugo Almeida. Pepe ainda não está 100% e assistiu a tudo do banco.

Queiroz, inclusive, deixou de lado a teimosia que marca muitos treinadores. Mudou quatro jogadores para a partida desta segunda-feira. Além dos brasileiros, também sacou do time o lateral Paulo Ferreira e o meia-atacante Danny. O resultado não poderia ser melhor. Tiago, Simão Sabrosa e Hugo Almeida, reservas na estreia, contribuíram com  quatro gols. Raúl Meireles também fez um - Liedson e Cristiano Ronaldo marcaram os tentos que faltam para os 7 x 0.

O Brasil pode se preocupar com os portugueses. Principalmente porque o principal nome da equipe resolveu desencantar. Cristiano Ronaldo participou bastante do segundo tempo, mandou uma bola no travessão, deu assistências e, no fim, estufou as redes. O melhor jogador do mundo de 2008 e o mais caro de todos os tempos quer um lugar de destaque na história das Copas. E está disposto a lutar por isso.

A Coreia do Norte? O time que deu trabalho à seleção de Dunga na estreia (perdeu por 2 a 1) também evoluiu, dentro de suas limitações. Ficou menos enfiado na defesa e usou velocidade no ataque. Eduardo correu certo perigo. Mas foi só. Depois, se viu diante de uma locomotiva vermelha. Assim, a esperada revanche pela derrota de 1966 não aconteceu. A equipe asiática não conseguiu vingar o revés por 5 a 3 de sua primeira participação em Copas (a única até 2010), quando Eusébio anotou quatro gols e virou o placar que mostrava 3 a 0.

Às 11h (de Brasília) desta sexta-feira, Brasil e Portugal se encaram para ver quem cresceu mais desde a estreia. O vencedor ganha a liderança do grupo. Será o confronto do líder do ranking da Fifa (o time de Dunga) contra o terceiro colocado. Pelo que fizeram na segunda rodada, ambos começam a fazer jus às expectativas que os cercam. A diferença é que o Brasil sofreu para superar a Coreia, enquanto Portugal sofreu para contar o número de gols que marcou.

 

da: http://noticias.bol.uol.com.br/copa/2010/06/21

 

 

Campionati del Mondo di Calcio: Gonzalez fa grande il Cile - Crolla il muro svizzero: 1-0

 

PORT ELIZABETH (Sudafrica), 21 giugno 2010 - Può una nazionale vincere la seconda partita consecutiva in un Mondiale, giocare un calcio spettacolare e rientrare negli spogliatoi con la concreta paura di essere eliminata? Sì, il Cile può. Perché i risultati maturati finora nel gruppo H e il calendario sono davvero sfavorevoli alla nazionale allenata da Bielsa, una delle più divertenti e belle da vedere nel torneo sudafricano. E così, a Port Elizabeth, l'1-0 a una Svizzera ridotta in dieci uomini per oltre un'ora è un successo solo a metà. Se la Spagna stasera dovesse battere l'Honduras, infatti, contenderebbe poi al Cile il passaggio agli ottavi nell'ultimo turno del girone. Ipotizzando una contemporanea, larga vittoria della Svizzera sull'Honduras, la differenza reti potrebbe essere determinante in caso di arrivo di tre squadre a quota 6. E da questo punto di vista il Cile non è messo benissimo.

calcoli — La Roja di Bielsa, dunque, entra in campo consapevole di dover cercare la vittoria, in vista dell'ultimo impegno del gruppo H che la vedrà opposta all'altra Roja, ovvero alla Spagna campione d'Europa. Hitzfeld, invece, sa che un pari contro il Cile e un successo sull'Honduras varrebbero la qualificazione agli ottavi e probabilmente anche il primato nel girone: così può impostare il match su difesa e contropiede, proprio come aveva fatto nella fortunata gara di debutto. Frei gioca alle spalle di Nkufo, Behrami e Fernandes fanno gli esterni e relegano in panchina Barnetta.

c'e' suazo — Il Cile ritrova Suazo in attacco, ma "el Chupete" fatica a trovare il giusto affiatamento con Sanchez e Beausejour, suoi partner in fase offensiva. Proprio i due attaccanti esterni sono i più attivi nel primo tempo: ben innescati dalle intuizioni di Mati Fernandez, Beausejour e Sanchez sono sempre nel vivo dell'azione. E se il talento dell'Udinese cerca con frequenza il dribbling in area per liberare il tiro, l'esterno dell'America sforna cross a ripetizione.

L'espulsione di Behrami. Reuters
L'espulsione di Behrami. Reuters

rosso a behrami — Alla mezz'ora, arriva una svolta inattesa nella sfida: Behrami usa troppo le braccia per difendere il pallone dal contrasto di Vidal. L'arbitro Al Ghamdi giudica volontario il colpo in faccia ricevuto dal centrocampista del Bayer Leverkusen ed espelle Behrami, episodio che naturalmente accentua la pressione sudamericana. Prima dell'intervallo, però, Benaglio deve intervenire solo sulle conclusioni di Vidal e Carmona.

record e gol subito — Bielsa prova a mischiare le carte e inserisce a inizio ripresa Valdivia e Gonzalez, ma togliendo Suazo perde un riferimento centrale in avanti, almeno fino all’ingresso in campo di Paredes, una ventina di minuti più tardi. Il forcing sudamericano è incessante, ma il muro svizzero regge a lungo. L’urlo di Sanchez resta in gola al “Niño maravilla" due volte: al 4' il suo gol (tiro dal limite deviato) è giustamente annullato per il fuorigioco attivo dei compagni d'attacco, al 10' Benaglio lo ipnotizza nell'uno-contro-uno, dopo uno svarione di Grichting. La Roja preme e ci prova più volte, fino alla mezz'ora, quando la resistenza elvetica si piega: Paredes indovina il taglio giusto e crossa perfettamente per la testa di Gonzalez, che di testa appoggia nella porta sguarnita. La Svizzera, che aveva appena strappato all'Italia il record di imbattibilità difensiva in un Mondiale (559 minuti contro i 550 stabiliti dagli azzurri tra il 17 giugno 1986 e il 3 luglio 1990), incassa il gol-partita.

Gonzalez segna il gol-partita alla Svizzera. Reuters
Gonzalez segna il gol-partita alla Svizzera. Reuters

sprechi — Ma il match è tutt'altro che finito: il Cile sa di dover provare a incrementare il bottino per avvantaggiarsi nella differenza reti, mentre gli uomini di Hitzfeld possono continuare a non scoprirsi, cercando qualche rara sortita offensiva. Da una di queste, in pieno recupero, nasce un brivido per Bravo, che vede un tiro a botta sicura di Derdiyok finire fuori di pochissimo. In precedenza, però, il Cile aveva sprecato con Paredes almeno due occasioni d'oro per raddoppiare: errori che rischiano di pesare tantissimo nella corsa agli ottavi. Dopo Spagna-Honduras sarà già tempo di calcoli in vista dell'ultima, decisiva tornata di partite, in programma venerdì 25 giugno.

Stefano Cantalupi

 

da: La Gazzetta dello Sport.it

 

 

Copa do Mundo: Discreta, Holanda vence e goleiro do Japão é nova "vítima" da Jabulani

19 de junho de 2010 • 10h19 • atualizado às 10h31
Holandeses comemoram gol - atm e interna Foto: AP

Holandeses comemoram gol marcado por Sneijder: Jabulani "ajudou"
Foto: AP

 

Ainda não foi uma Holanda encantadora, mas a atual dona da maior invencibilidade no futebol mundial ganhou novamente. Diante de um Japão extretamente defensivo, neste sábado, os holandeses venceram por 1 a 0 e chegaram a seis pontos. O gol marcado por Sneijder no Durban Stadium foi mais um desses em que a Jabulani, bola oficial do Mundial, dificultou a vida do goleiro.

Na finalização de Sneijder, Kawashima foi enganado pelo efeito da bola e acabou espalmando para as próprias redes. O gol foi decisivo para a vitória da Holanda, agora invicta há 21 jogos. A última derrota foi contra a Austrália ainda em 6 de setembro de 2008.

A Holanda agora aguarda o duelo entre Camarões e Dinamarca. Um empate ou vitória dinamarquesa deixará a vaga nas oitavas de final matematicamente assegurada para a líder do Grupo E.

O jogo

Em 24 partidas do Mundial da África do Sul, Holanda e Japão foi a 12ª em que o primeiro tempo acabou sem gols. O duelo em Durban foi marcado pela fortíssima marcação japonesa e pela dificuldade dos holandeses em encontrar espaços e conseguir finalizar.

Apesar dos 69% de posse de bola, a Holanda não conseguiu nenhuma oportunidade clara de gol. O único holandês a tentar surpreender na frente foi o lateral Van der Wiel e a pouca movimentação facilitou a vida do Japão. Mesmo com a marcação firme, os japoneses não apelaram e tiveram apenas oito faltas assinaladas pelo argentino Hector Baldassi.

Apesar de não trocar jogadores, a Holanda retornou para o segundo tempo com uma atitude mais ofensiva e tentando surpreender o Japão com passes mais longos a partir da defesa. Em um desses lances, Van Persie desperdiçou boa oportunidade de finalização após dominar errado. No lance seguinte, porém, se redimiu.

Fazendo bem o papel de pivô, o atacante do Arsenal ajeitou para Sneijder, que da entrada da área chutou forte e contou com uma falha do goleiro Kawashima, que espalmou para as próprias redes. O gol saiu aos 8min.

Após o gol, a Holanda se retraiu por completo e praticamente abdicou da partida, apostando em um contragolpe que não apareceu. O Japão se mobilizou mais atrás do empate, mas também teve dificuldades em criar chances agudas de gol apesar de renovar a parte ofensiva com Nakamura, recuperado de lesão, e os atacantes Okazaki e Tamada.

Mesmo assim, as oportunidades de gol criadas pelos japoneses foram praticamente nulas. Okubo assustou um pouco em dois chutes de longe e Honda esteve perto de finalizar na pequena área em bola aérea.

Já nos acréscimos, Okazaki deu grande susto na Holanda ao receber de frente para o gol de Stekelenburg e chutar por cima da meta - a bola ainda balançou as redes pelo lado de fora.

A última rodada do Grupo E será disputada na próxima quinta-feira: na Cidade do Cabo, a Holanda fecha sua participação na primeira fase contra Camarões. No mesmo dia e também às 15h30, a Dinamarca enfrenta o Japão em Rustemburgo.

FICHA TÉCNICA

Holanda 1 x 0 Japão

Gol:
Holanda: Sneijder, aos 8min do 2º tempo

Ponto Forte da Holanda
Início do segundo tempo

Ponto Forte do Japão
Marcação implacável

Ponto Fraco da Holanda
Apatia durante boa parte do jogo

Ponto Fraco do Japão
Sem força para buscar o empate

Personagem do jogo
Bronckhorst, que se tornou o terceiro jogador com mais atuações pela seleção holandesa

Esquema Tático da Holanda
4-2-3-1
Stekelenburg; Van de Wiel, Heitinga, Mathijsen e Bronckhorst; Van Bommel e De Jong; Kuyt, Sneijder (Afellay) e Van der Vaart (Elia); Van Persie (Huntelaar)
Técnico: Bert Van Marwijk

Esquema Tático do Japão
4-1-4-1
Kawashima; Komano, Nakazawa, Komano e Nagatomo; Hasebe (Okazaki); Matsui (Nakamura), Abe, Endo e Okubo (Tamada); Honda
Técnico: Takeshi Okada

Cartão amarelo
Holanda: Van der Wiel

Árbitro
Hector Baldassi (Argentina)

Local
Durban Stadim, em Durban

 

da: http://esportes.terra.com.br/futebol/copa/2010/noticia

 

 

Campionati Mondiali di Calcio: Francia travolta dal Messico, è crisi

 

18/6/2010 (6:54) - DALLA FINALE MONDIALE AD UNA CLAMOROSA SCONFITTA

 

La delusione sul volto di Frank Ribery
  
Bleu praticamente eliminati.
Domenech: «Non ho parole»

ROBERTO BECCANTINI
POLOKWANE
Blu tenebra. Il Messico tira una riga sulla Francia di Raymond Domenech: a casa, per favore. Perché ciò avvenga, basterà che la squadra di Javier Aguirre e l’Uruguay pareggino. Scommettiamo? Di torte se ne intendono anche loro. Povera Francia, un disastro dopo l’altro. Con e senza Malouda. Con Ribery più esterno o più interno. Con Henry più fuori che dentro (per favore, non diventi un alibi). Sono gli Zidane che cambiano il destino, non i Domenech: questi, al massimo, possono solo irritarlo. Dopo la finale di Berlino, la Francia si è sciolta, letteralmente: fuori nella fase a gironi degli Europei 2008; fuori, al novantanove per cento, nella fase a gironi del primo Mondiale africano.

Il Messico, che in amichevole le aveva suonate anche all’Italia lippiana, l’ha rosolata a fuoco lento, attento a non sperperare gli spiccioli di episodi. Se il gol con il quale Javier Hernandez ha sbloccato il risultato puzza di fuorigoco, il verdetto no, il verdetto è limpido. C’erano in campo un gruppo che giocava e un gregge che arrancava: non poteva che vincere il primo.

Rispetto allo squallido nulla con l’Uruguay, Domenech («Devo trovare le parole per questa sconfitta») aveva tolto Gourcuff, inserito Malouda («È una vergogna perdere così») e accentrato Ribery. La sfida ha prodotto un ritmo che, in passato, avrebbe messo in crisi il Messico, non ora. Anzi. Nel primo tempo, sono sue le (rare) occasioni, soprattutto sul fianco sinistro, là dove Salcido, terzino-ala come Dio comanda, stordisce la coppia Sagna-Govou e arriva a impegnare Lloris. I francesi si rifugiano nelle sgroppate di Ribery, sul quale i difensori vigilano a tripla mandata. Diaby e Toulalan (ammonito, niente Sud Africa) portano palla. I blu ruminano il solito calcetto sterile, impotente. E in materia di retropassaggi, la gittata non sempre ponderata favorisce i «morsi» di Guillermo Franco
e Giovani. Marquez è il pendolo dell’orologio messicano, le cui lancette dettano i tempi di una manovra che il freddo di Polokwane contribuisce a rendere frenetica su entrambi i fronti. Nessun dubbio che il Messico sia più squadra, ma l’equilibrio sembra la nebbia di certe notti padane: si taglia col coltello.

Alla ripresa, la musica non cambia: e, a essere sinceri, non è una bella musica. Anzi. Con Gignac al posto di Anelka, un fantasma, Domenech cerca più profondità. Pia illusione. Finalmente Malouda: Perez si avvita. Tutta qui, la produzione offensiva dei blu. Aguirre, che aveva già avvicendato l’infortunato Vela con Barrera, richiama Juarez (ammonito, niente Uruguay) e sguinzaglia il ventiduenne Javier Hernandez, ritoccando l’assetto. Sono le punizioni a far guadagnare metri, come le touches nel rugby. Malouda e Ribéry si scambiano e si cercano, finendo per annullarsi. Gignac rema al largo, la spinta di Sagna ed Evra è flebile. La sfida rimane incollata a cadenze esasperate, la staffetta tra Guillermo Franco e Cuauthemoc Blanco introduce l’episodio che spacca la notte. Lancio di Marquez per Javier Hernandez, siamo sul filo del fuorigioco se non oltre, Abidal e Gallas si astengono, Hernandez, tutto solo, scarta addirittura Lloris.

Valbuena rileva un Govou fumoso e legnoso, la Francia attacca per inerzia, non più di due passaggi azzeccati e, negli occhi, lo spettro di una resa senza condizioni. La frittata che Abidal combina su Barrera (rigore netto, trasformato da Cuauhtemoc Blanco, classe 1973) ribadisce quanto lo spogliatoio fosse già allo sbando prima di scendere in campo, e non ci sia più niente da fare, ma tutto da rifare. Non invidio Laurent Blanc, colui che dovrà farsi carico delle macerie lasciate da Domenech e, diciamolo con franchezza, da una generazione di giocatori ormai alla frutta: a livello anagrafico, e sul piano delle risorse intere, concrete, non quelle millantate in tv o sui giornali. Per la cronaca, e per la storia, una Francia eliminata senza gol all’attivo non sarebbe neppure una novità. Era già successo ai Mondiali del 2002: 0-1 con il Senegal, 0-0 con l’Uruguay, 0-2 con la Danimarca. Buona notte, tristezza.
da: "La Stampa Web"

Copa do Mundo de futebol: "Vilão", Podolski apresenta números irrisórios contra Sérvia

 

18 de junho de 2010 • 12h35 • atualizado às 13h51

Destaque e dono da camisa 10 da seleção alemã, Podolski lamentou muito a penalidade desperdiçada Foto: EFE

Podolski perdeu um pênalti no segundo tempo e desperdiçou muitas chances de gol
Foto: EFE

  

Diego Garcia
 

O goleiro sérvio Stojkovic foi eleito pela Fifa o melhor em campo, mas parte dos méritos podem ser direcionados ao atacante alemão Lucas Podolski. O atleta, além de desperdiçar um pênalti aos 15min do segundo tempo, conseguiu a proeza de não acertar nenhum chute ao gol adversário nesta sexta-feira, em Port Elizabeth.

Foram sete tentativas ao longo de todo o confronto e todas elas foram parar longe da meta da Sérvia. Além disso, ele foi desarmado uma vez, sofreu quatro faltas e acertou apenas 21 das 33 assistências que tentou efetuar. Ele foi o jogador que menos acertou passes no selecionado germânico, superando apenas Klose, expulso no primeiro tempo, e Cacau, que entrou no meio da etapa final.

O atacante do Colônia foi apenas o sexto que mais correu na equipe alemã, com 9,1 km, e também foi um dos mais procurados, com 27 bolas recebidas. No entanto, mesmo com a má atuação, o atleta alcançou uma incrível velocidade máxima de 30,13 km/h. O número é superior até que o de Lionel Messi na vitória argentina sobre a Coreia, quando o futebolista do Barcelona chegou a 28,72 km/h.

As estatísticas mostram que o goleiro da Sérvia, que foi escolhido o melhor em campo, não teve uma atuação tão destacada assim e pode ceder parte de seus louros ao adversário Podolski. Stojkovic fez apenas três defesas na partida e errou 25 lançamentos de 35 tentativas. Também completou somente 19 passes dos 48 efetuados.

A Alemanha continua na liderança do Grupo D do Mundial com três pontos, ao lado de Gana e dos próprios sérvios. No entanto, o saldo de gols dos germânicos é superior aos rivais. A Austrália é a única seleção da chave que ainda não pontuou e enfrenta os africanos neste sábado, às 11h (de Brasília), em Rustemburgo.

Confira abaixo os números de Lucas Podolski contra a Sérvia, segundo a Fifa:

Chutes a gol - nenhum, de 7 tentativas

Passes certos - 21, de 33 tentativas

Velocidade máxima - 30,13 km/h

Pênaltis convertidos - nenhum, de 1 tentativa

Distância percorrida - 9,1 km

 

da: http://esportes.terra.com.br/futebol/copa/2010/noticias

 

 

Copa do Mundo de futebol: Árbitro evita virada dos Estados Unidos sobre a Eslovênia

 

 

18/06/2010 - 12h53 | do UOL Copa do Mundo

O árbitro Koman Koulibaly roubou a cena em Johanesburgo. Depois de sair perdendo por 2 a 0 para a Eslovênia, os Estados Unidos reagiram no segundo tempo, empataram o confronto e só não passaram à frente porque o juiz de Mali anulou um gol legal de Maurice Edu, aos 39 minutos do segundo tempo.

A atuação do árbitro revoltou os norte-americanos. Após o jogo, o atacante Jozy Altidore chegou a ir para cima de Koulibaly, e teve de ser contido por seus companheiros. O consolo para os Estados Unidos é que, com o resultado, a chance de classificação às oitavas ainda existe, após um primeiro tempo quase irreconhecível da equipe.

A Eslovênia apresentou muita marcação, com duas linhas de quatro, formada por defensores e meio-campistas. Esse, aliás, parece ser o “futebol-padrão” jogado nesta Copa do Mundo por uma série de seleções – e a Eslovênia, ao fazer 2 a 0 nos Estados Unidos no primeiro tempo, parecia provar que esta receita veio para ficar. Mas os americanos, com um futebol desorganizado, mas empolgante, conseguiram empatar a partida no segundo tempo.

Com o mesmo time que venceu a Argélia por 1 a 0 num jogo sofrível, porém com mais rapidez e disposição, a Eslovênia chega a quatro pontos no grupo C, enquanto os EUA somam dois e deixam para a última rodada a definição dos classificados.

Com Torres, um meia com características ofensivas, no lugar do volante Clark, os EUA sabiam que a partida contra a Eslovênia era uma espécie de decisão. Mas a equipe decepcionou. Logo aos 13 minutos, numa falha de marcação, Birsa recebeu livre, olhou a posição do goleiro e marcou um belo gol.

Os EUA até melhoraram um pouco ainda no primeiro tempo, mas foram pouco eficientes nas oportunidades que criaram. E quando o gol de empate americano parecia óbvio, a Eslovênia voltou a marcar, num contra-ataque mortal, com Ljubijankic.

Com o presidente da Fifa, Sepp Blatter, na plateia e grande apoio da sua torcida, os Estados Unidos mostraram muita disposição, mas uma incrível capacidade de errar passes e perder bolas dominadas. No segundo tempo, com um gol de Donovan logo aos 3 minutos, os americanos deram a impressão que iam reagir, mas logo a partida voltou ao seu ritmo “normal”, enrolada no meio de campo.

Depois de muito insistir, finalmente, numa rara falha de marcação da defesa eslovena, o zagueiro Bradley empatou a partida. E dois minutos depois, os EUA quase viraram, mas o juiz anulou o gol americano

 

da: http://noticias.bol.uol.com.br/copa/2010/06/18

 

 

Copa do Mundo de futebol: Argentina combina "fator Messi" com bola aérea para golear a Coreia do Sul

 

 

EFE

Jogadores da Argentina comemoram em goleada sobre Coreia do Sul

Bruno Freitas
Em Johanesburgo (África do Sul)

 

Dos cinco gols da Argentina na Copa do Mundo até agora, quatro nasceram de jogadas de bola pelo alto, em cobranças de falta, escanteio e também em contra-ataques. Contra a Coreia do Sul, o melhor do mundo Messi voltou a dar pílulas de espetáculo em dribles e arrancadas, mas o time de Maradona passou pelo segundo adversário na Copa do Mundo por 4 a 1 também graças aos lances aéreos, e não somente pelo desequilíbrio de seu virtuoso craque.

Com o resultado positivo em Johanesburgo, a Argentina se isola na liderança do grupo B, com seis pontos somados, fica muito próxima das oitavas de final e ainda se firma no rol de favoritos, passando ilesa das ameaças de zebras, que pegou a Espanha, por exemplo.

Ao contrário da estreia contra a Nigéria, a Argentina conseguiu ser mais do que Messi no setor de criação. Tevez e DI Maria cresceram em relação ao primeiro jogo e conduziram a equipe pelo chão até o ataque. Aguero também entrou bem no segundo tempo e foi participativo em dois gols.

Mas, se por um lado a Argentina tem o brilho de Messi e companhia na frente, atrás conta com as trapalhadas de Demichelis. O zagueiro do Bayern de Munique teve a bola tomada em um descuido infantil no fim do primeiro tempo, em lance que acabou no gol dos sul-coreanos.

A falha grotesca de Demichelis, no entanto não tirou da Argentina sua segunda vitória em dois jogos na África do Sul. Ainda no primeiro tempo, Park Chu-young marcou contra após cruzamento de Messi em bola parada. O time de Maradona abriu 2 a 0 com Higuaín, de cabeça, depois de escanteio seguido de linha de passe aérea.

No segundo tempo, a Argentina voltou a rolar a bola pelo chão, com Messi. Em arrancada com cara de Camp Nou, o ídolo do Barcelona chegou até a área e bateu duas vezes: uma o goleiro rebateu e a outra foi na trave. No rebote, Higuaín marcou seu segundo no gol no jogo. Pelo alto de novo, os sul-americanos fecharam a contagem, novamente com Higuaín, após cruzamento de Aguero.

Seja com Messi ou pelo alto, a Argentina demonstra já na segunda rodada ser forte candidata ao título, para alegria de sua torcida, supreendentemente numerosa na África do Sul. E, de quebra, conta com o personagem mais rico de uma Copa ainda insossa: Maradona. O técnico repetiu o terno da estreia e até dominou uma bola que saiu pela lateral. O Soccer City veio abaixo na breve intervenção do campeão de 86.

 

da: http://noticias.bol.uol.com.br/copa/2010

 

 

Copa do Mundo de Futebol: Chile joga bonito, vence Honduras e quebra tabu de 48 anos

 16 de junho de 2010 • 10h23 • atualizado às 10h35

  Foto: AP

Chile conseguiu vitória histórica em Nelspruit
Foto: AP

Mostrando um futebol envolvente, o Chile bateu Honduras por 1 a 0, nesta quarta-feira, em Nelspruit, no jogo que abriu o Grupo H do Mundial. Na partida disputada no Mbombela Stadium, os chilenos poderiam tranquilamente ter arrancado um placar mais elástico, mas ainda assim triunfaram e, de quebra, viram um tabu incômodo ser encerrado.

A última vitória do Chile em Mundiais havia sido na Copa de 1962, realizada no próprio país, em disputa de terceiro lugar contra a Iugoslávia. Se não contarmos o triunfo doméstico, os chilenos não venciam na competição desde um duelo contra os Estados Unidos, na Copa de 50, disputada no Brasil.

Os chilenos não tiveram ainda Humberto Suazo, centroavante que se recupera de lesão muscular, e optaram por utilizar o ex-palmeirense Valdívia desde o início em seu lugar. David Suazo, destaque hondurenho, também não jogou por questões físicas.

O jogo

Bastante ofensiva, usando os dois lados do campo e pressionando Honduras a todo instante. Essa foi a seleção chilena que dominou todo o primeiro tempo, em Nelspruit, e fez por merecer a vantagem que levou para o vestiário no intervalo.

O Chile já havia ameaçado Honduras pelo menos três vezes até achar seu gol. Primeiro, em falta cobrada por Matías Fernández que assustou, depois em chute de longe de Vidal, que viu o goleiro Valladares se atrapalhar na defesa. E, por último, em troca de passes que terminou em bonita finalização de Valdívia, que desviou na zaga. O gol, então, saiu aos 34min.

Em uma triangulação de passes, Matías Fernández lançou Isla que, da linha de fundo, colocou Beausejour em condições de marcar da pequena área. No lance, o atacante chileno ainda dividiu com o zagueiro de Honduras e acabou marcando o gol com a barriga.

O segundo tempo teve a mesma tônica do primeiro, com o Chile roubando a bola com facilidade e atacando pelos lados do campo. Já aos 2min, Alexis Sánchez fez linda jogada individual e deixou Beausejour em ótimas condições, mas a zaga hondurenha cortou. Aos 16min, novamente Sánchez teve boa oportunidade, mas chutou para fora.

O Chile ainda exigiu de Valladares uma defesa que, para muitos, lembrou a do inglês Gordon Banks contra o Brasil na Copa de 1970. Em bola aérea, Vidal escorou para Ponce, que cabeceou praticamente na entrada da pequena área, mas mesmo assim foi barrado pelo goleiro hondurenho.

No ataque em busca do segundo tento, os chilenos ainda tiveram um gol corretamente anulado de Valdívia, que estava impedido na jogada.

O segundo compromisso chileno na África do Sul será na próxima segunda-feira, em Port Elizabeth, diante da Suíça. Honduras atua contra a Espanha, no mesmo dia, em Johannesburgo.

FICHA TÉCNICA

Honduras 0 x 1 Chile

Gol
Chile: Beausejour, aos 34min do 1º tempo

Ponto Forte de Honduras
Disposição

Pontos Fortes do Chile
Utilização dos lados do campo e jogo ofensivo

Ponto Fraco de Honduras
Poucas finalizações

Ponto Fraco do Chile
Poderia ter feito mais gols

Personagem do jogo
Alexis Sánchez, o melhor em campo

Esquema Tático do Chile
4-2-3-1
Bravo; Isla, Ponce, Medel e Vidal (Contreras); Millar (Jara) e Carmona; Alexis Sánchez, Matías Fernández e Beausejour; Valdívia (Mark González)
Técnico: Marcelo Bielsa

Esquema Tático de Honduras
4-4-2
Valladares; Mendoza, Chávez, Figueroa e Izaguirre; Álvarez, Palacios, Guevara (Thomas) e Espinoza; Nuñez (Martínez) e Pavon (Welcome)
Técnico: Alexis Mendoza (Reinaldo Rueda, o treinador, estava suspenso)

Cartões amarelos
Chile: Carmona, Fernández
Honduras: Palacios

Árbitro
Eddy Maillet (Seychelles)

Local
Mbombela Stadium, em Nelspruit

 

da: http://esportes.terra.com.br/futebol/copa/2010

 

 

Copa do Mundo de Futebol: Europeus criticam falta de jogo bonito do Brasil: dá calafrios


16 de junho de 2010 • 06h40 • atualizado às 07h04

 

Kaká tenta drible diante de três jogadores da Coreia do Norte Foto: Reinaldo Marques/Terra

Kaká foi o brasileiro mais criticado pela imprensa internacional após vitória contra norte-coreanos
Foto: Reinaldo Marques/Terra

Segunda seleção de futebol de todo o mundo graças ao futebol bonito, de acordo com a definição do jornal inglês The Daily Mail, o Brasil não respeitou suas características históricas na estreia na Copa do Mundo, diante da Coreia do Norte. Essa foi a opinião da maior parte da imprensa europeia. O alemão Bild, por exemplo, chegou a falar em "calafrios" após a vitória verde e amarela por 2 a 1, pelo Grupo G.

Além do diário da Alemanha, criticou fortemente a equipe comandada por Dunga o jornal francês L'Équipe, que nesta quarta-feira estampou em sua capa uma enorme foto de Kaká com as seguintes palavras: "Brasil luta sem classe".

A publicação esportiva ainda ressaltou que, mesmo diante dos 105º colocados do ranking da Fifa, os favoritos tiveram de se contentar com uma vantagem mínima.

Na página principal de sua edição, o espanhol AS também deu espaço ao meia, cuja atuação foi classificada como "cinzenta", e colocou como manchete: "nem rastro do jogo bonito". A publicação, por outro lado, elogiou o golaço de Maicon, fortemente especulado no Real Madrid.

Também porque ainda defende a Inter de Milão, o lateral recebeu vários elogios na Itália. "Mágico Maicon, o Brasil vai", apontou o diário La Gazzetta dello Sport. O concorrente Corriere dello Sport foi outro a publicar uma foto do jogador, avaliando que ele fez uma "obra-prima" para abrir o placar do encontro desta terça-feira.

O país que menos criticou a Seleção, ao final, foi a Inglaterra. Ainda que o Daily Mail tenha ressaltado a falta de futebol bonito, a publicação ressaltou a "valentia" da Coreia do Norte, assim como o Guardian, que considerou o time asiático um "brilhante oponente".

O jornal, diferentemente dos italianos, não se convenceu muito com o primeiro gol da partida: "Maicon quis fazer aquilo?", perguntou-se, embora o brasileiro já tenha confirmado que quis finalizar e não cruzar.

 

da: http://esportes.terra.com.br/futebol/copa/2010

 

 

Copa do Mundo de Futebol: Brasil sofre, mas derrota Coreia do Norte em estreia

 

 

15/06/2010

Felipe Mendes
AP/AE
O triunfo deixou o Brasil na liderança isolada do Grupo G do Mundial, com três pontos, à frente de Portugal e Costa do Marfim

A seleção brasileira sofreu nesta terça-feira (15/06), mas conseguiu estrear com vitória na Copa do Mundo da África do Sul. Depois de um fraco primeiro tempo, a equipe do técnico Dunga reagiu depois do intervalo e derrotou a Coreia do Norte por 2 a 1, no estádio Ellis Park, em Johannesburgo.

O triunfo deixou o Brasil na liderança isolada do Grupo G do Mundial, com três pontos, à frente de Portugal e Costa do Marfim, que somam um ponto cada - os norte-coreanos seguem sem pontuar. Na abertura da chave, o time europeu empatou por 0 a 0 com os marfinenses, também nesta terça, em Port Elizabeth.

Na próxima rodada, a seleção brasileira terá pela frente a Costa do Marfim, no próximo domingo, às 15h30 (horário de Brasília), novamente em Johannesburgo. A Coreia do Norte vai enfrentar a equipe de Portugal na próxima segunda, na Cidade do Cabo.

O jogo
Diante de um adversário frágil, a seleção brasileira mostrou maior disposição no início da partida e deu a ideia de que não teria problemas para superar a equipe com o pior ranking desta Copa do Mundo (ocupa somente o 105.º lugar na lista da Fifa). Logo no primeiro minuto, Robinho deu uma pedalada sobre o marcador, com direito a uma "caneta". O lance deixou Kaká em boa posição para finalizar, pela esquerda, mas a defesa norte-coreana mostrou rapidez e bloqueou o chute.

A eficiência da defesa adversária foi se destacando aos poucos no primeiro tempo. A equipe asiática confirmou sua estratégia defensiva e armou a retranca com até nove homens atrás da linha da bola.

O ataque brasileiro, que já esperava essa postura dos rivais, passou a arriscar de fora da área. Elano deu o primeiro chute a gol aos 6 minutos. A bola passou à direita do goleiro Ri Myong-Guk. Na sequência, Robinho deu corte no marcador e também arriscou de longe, sem perigo para os norte-coreanos. Aos 9, foi a vez de Michel Bastos bater de fora da área, distante da meta adversária.

Após neutralizar as investidas brasileiras, os asiáticos arriscavam em rápidos contra-ataques, sem mostrar timidez no setor ofensivo. Aos 10 minutos, Jong Tae-Se, chamado de "Rooney asiático" chutou rasteiro que foi defendido com tranquilidade por Julio Cesar. As finalizações de longe predominaram no ataque coreano, um tanto inofensivo na primeira etapa.

O domínio brasileiro podia ser auferido pelo 65% de posse de bola registrado antes do intervalo. Contudo, a controle não se refletia no placar, principalmente em razão das dificuldades do meio de campo e da lentidão na saída de bola. Kaká, pouco inspirado, e Elano praticamente não conseguiam armar as jogadas, tarefa que acabou ficando a cargo de Maicon, pela direita.

Os laterais, por sinal, levavam grande perigo ao gol coreano, em chutes cruzados. Era a estratégia brasileira para furar a retranca norte-coreana, que mostrava grande disciplina tática. Em uma das melhores chances do Brasil, Robinho recebeu de costas, dentro da área, girou rápido, mas bateu fraco e rasteiro, facilitando a defesa do goleiro da Coreia do Norte, aos 20 minutos.

No segundo tempo, a seleção voltou mostrando maior velocidade, disposta a sufocar a defesa rival. A primeira chance de gol veio em jogada de bola parada. Aos 5 minutos, Michel Bastos bateu falta com perigo, mas mandou à direita do arqueiro asiático.

Formando um cerco à área do adversário, a seleção acabou chegando ao gol em lance rápido pela lateral direita, repetindo a estratégia do primeiro tempo. Elano descolou grande passe para Maicon que, na linha de fundo, bateu forte quase sem ângulo para o fundo das redes, aos 10 minutos.

O gol obrigou a equipe norte-coreana a sair para o gol, ao mesmo tempo em que deixou os brasileiros mais à vontade no ataque. Aos poucos, o time de Dunga começou a encontrar brechas na defesa adversária, dando trabalho para Ri Myong-Guk.

Aos 15 minitos, Michel Bastos bateu forte da esquerda, surpreendendo o goleiro, que deu rebote, não aproveitado pelo ataque brasileiro. Três minutos depois, Luís Fabiano levou perigo pela primeira vez na partida. Ele recebeu passe de Robinho dentro da área, dominou no peito, cortou o marcador, mas mandou por cima do gol.

Com uma posse de bola de até 68%, a seleção não demorou para ampliar o placar. Aos 27 minutos, Robinho deu grande passe para Elano bater rasteiro no canto direito do goleiro coreano. Foi o último lance do jogador em campo. O meia deu lugar a Daniel Alves logo após marcar o gol. Na sequência, Nilmar entrou na vaga de Kaká.

Nilmar entrou bem no jogo e levou perigo logo em sua primeira jogada. Bateu de fora da área, exigindo uma defesa em dois tempos do goleiro norte-coreano, aos 34. Cinco minutos depois, o atacante finalizou dentro da área, assustando a defesa rival.

Mas, se o ataque brasileiro mostrava pouca eficiência nas finalizações, a equipe asiática não desperdiçava oportunidades no setor ofensivo. Depois de assustar em dois contra-ataques seguidos, a Coreia do Norte diminuiu o placar com Ji Yun-Nam. Ele avançou pela esquerda e bateu no canto esquerdo de Julio Cesar, vazando o goleiro brasileiro pela primeira vez no Mundial. O gol, porém, não ameaçou a vitória do Brasil em sua estreia na África do Sul.

Ficha Técnica:

Brasil 2 x 1 Coreia do Norte

Brasil - Julio Cesar; Maicon, Lúcio, Juan e Michel Bastos; Gilberto Silva, Felipe Melo (Ramires), Elano (Daniel Alves) e Kaká (Nilmar); Robinho e Luís Fabiano. Técnico: Dunga.

Coreia do Norte - Ri Myong-Guk; Cha Jong-Hyok, Pak Nam-Chol, Pak Chol-Jin, Ri Kwang-Chon; Ri Jun-Il, Ji Yun-Nam, Mun In-Guk (Kim Kum-Il), An Yong-Hak; Hong Yong-Jo e Jong Tae-Se. Técnico: Jong Hun Kim.

Gols - Maicon, aos 10, Elano, aos 27, e Ji Yun-Nam, aos 43 minutos do segundo tempo.

Cartão amarelo - Ramires (Brasil).

Árbitro - Viktor Kassai (Hungria).

Público - 54.331 espectadores.

Local - Estádio Ellis Park, em Johannesburgo (África do Sul). (AE)

 

da: RD On Line - Repóter Diário www.reporterdiario.com.br

 

 

Calcio - Campionato del Mondo: Esordio flop, Furie Rosse beffate

 

 

16/6/2010 (17:43)

 La Svizzera batte la Spagna 1-0

Il gol di Gelson Fernandes

Le Furie Rosse deludono. E la Svizzera sorprende tutti. La Spagna campione d’Europa in carica è stata sconfitta per 1-0 dagli svizzeri ggi a Durban, in Sudafrica, nel match d’esordio nei Mondiali. A decidere la prima grande sorpresa di questa edizione della Coppa del Mondo è stato Gelson Fernandes, giocatore originario di Capo Verde autore al 52’ del gol sel successo elvetico.

Al 62’ il Ct spagnolo Vicente del Bosque ha gettato nella mischia Fernando Torres, tenuto in panchina perché reduce da un infortunio, richiamando David Silva. L’attaccante del Liverpool, seguito in campo poco dopo dal giovane talento Pedro Rodriguez, non è però riuscito a raddrizzare le sorti di un match estremamente deludente per le Furie Rosse: la Spagna, arrivata al Mondiale da grande favorita, non ha offerto al pubblico di Durban il calcio-spettacolo reclamizzato nelle settimane di avvicinamento al torneo.

La nazionale di Del Bosque è ultima nel girone con l’Honduras, sconfitto per 1-0 oggi dal Cile a Nelspruit. Cile e Svizzera sono appaiate in testa con tre punti. Nella seconda giornata la Spagna affronterà l’Honduras lunedì 21 giugno alle 20.30, poche ore dopo il match tra Cile e Svizzera. Nell’ultimo turno, venerdì 25 giugno, la Spagna affronterà il Cile mentre la Svizzera se la vedrà con l’Honduras.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Campionati Mondiali di Calcio: Italia pallida con il Paraguay: 1-1

 

 

15/6/2010 (7:2) - DEBUTTO MONDIALE

 

L'esultanza azzurra per la rete di De Rossi
  
De Rossi evita la sconfitta, ma
preoccupa il reparto avanzato

MARCO ANSALDO
INVIATO A CITTA’ DEL CAPO
Salvi e scontenti. L’1-1 della Nazionale nell’esordio contro il Paraguay non sposta di un centimetro la massa di scetticismo che l’ha accompagnata in Sudafrica: nel pareggio di Città del Capo c’è il cumulo di aspetti negativi che gli azzurri si portano appresso da mesi con il solo dato positivo della buona volontà. Lo spettro della sconfitta che avrebbe indotto molti italiani a spegnere la tv per il resto del Mondiale si è dileguato al gol di De Rossi e il risultato è, nell’insieme, giusto.

Però non si può sognare con una squadra così, nè si può insistere nel costruirla con strategie visionarie. Lippi vinse il Mondiale cavando il 120 per cento da giocatori più sublimi di questi: provi a non ingarbugliare la matassa ora che il filo è di qualità più scadente. Abbiamo visto altre volte l’Italia esordire malamente in un Mondiale, ad esempio con Sacchi bastonato dall’Irlanda nel ’94. Mai tuttavia la prova degli azzurri è stata insipida come nel primo tempo con il Paraguay, descritto come l’emulo ispanico del Feroce Saladino con punte alate mentre è una squadra decorosa che non arriverà lontano, se il suo valore è questo. Chiusi il giusto. Cattivi all’occasione (un pessimo Arcundia sorvolava sul primo intervento di Riveros che poteva spaccare la caviglia a Montolivo). Attenti quanto basta. Pungenti a proposito, come sul gol di testa di Alcaraz, un difensore saltato sopra a Cannavaro e prima a De Rossi. Non si può dire di più dei sudamericani che non hanno fatto fare una sola parata a Buffon nè a Marchetti quando l’ha sostituito per un acciacco. Quando dopo un’ora l’Italia li ha messi sotto pressione si sono raggrinziti subendo il pareggio da De Rossi e mostrandosi in affanno nel finale. Non è un caso però che Lippi avesse modificato l’assetto, portato Iaquinta vicino a Gilardino, costruito un centrocampo a quattro con due esterni veri e uno era Camoranesi. Insomma il ct aveva sistemato le tessere nel posto giusto dove seguire le loro inclinazioni.

L’Italia però aveva regalato metà gara. Era stata la Nazionale del controsenso. Non ci sono i fenomeni ma è peggio quando si rinuncia addirittura a due uomini, Marchisio e Iaquinta, non pervenuti per 45’ e non soltanto per colpa loro quanto per le visioni tattiche del ct. A Bruxelles, con la "bambola" in amichevole contro il Messico, si era detto che insistere su Marchisio trequartista era come stare in dieci perché, poveraccio, non sa muoversi in quella vasta terra di nessuno tra la difesa e il centrocampo. Se tutti lo paragonano a Tardelli ci sarà un motivo. E si è mai visto Tardelli impiegato a quella maniera? Ci sono cose che, se non le possiedi di natura, impieghi mesi ad impararle. Lui ha avuto 15 giorni: l’esito è che Marchisio non riforniva di idee gli attacchi, non era lanciato negli spazi giusti, gli mancavano i riferimenti in copertura e non era quel motore che, nei giorni buoni, è stato nel centrocampo della Juve.

Idem per Iaquinta, molto defilato. Si è visto che non era una questione di fascia destra (a Bruxelles) o sinistra (ieri, fino alla ripresa): semmai di fascia del dottor Gibaud perché non sembra più sicuro della propria salute e della potenza per lanciarsi. Una sola volta ha provato a entrare in area, per il resto si è eclissato riesumandosi quando l’hanno riportato davanti, con meno corsa da fare. Il terzo sfondone della compagnia è stato Gilardino, leggero per quel ruolo di attaccante solitario su cui dovrebbe appoggiare l’azione: è un uomo d’area che ha bisogno di essere servito e non di servire, altrimenti ce ne sono di migliori. Il quarto è stato De Rossi, irriconoscibile se non nel fiuto del gol, e chi ha seguito costantemente la Roma lo temeva. Il quinto... Si potrebbe allungare l’elenco in quel primo tempo imbelle nei fatti, se non nello spirito: gli azzurri ci mettevano la voglia e non bastava. Tranne Pepe, vivace e di buon piede, e il Montolivo della prima mezz’ora c’era poco da salvare. Discreto pressing e basta. Triangolazioni strette senza avere le qualità del Barcellona. A

nnaspando si finiva con il tempo per ricorrere al calcio dei disperati, i lanci dritti nella speranza di un errore della difesa. L’unica occasione, al 23’, era la mischia su calcio d’angolo in area paraguagia che Alcaraz risolveva sparando via la palla in arrivo a Iaquinta. Alcaraz, sei minuti dopo, saliva sulla punizione di Torres per beffare di testa la difesa: Buffon aveva soltanto la forza di imprecare per la disattenzione di chi gli stava davanti. Nell’intervallo sarebbe ricomparsa la sciatalgia a levarlo dal match senza la soddisfazione di una parata da campione del mondo. E, dall’intervallo, usciva l’Italia più logica e un filo più concreta che dopo aver rischiato di subire il raddoppio prendeva il controllo della partita. Il gol di De Rossi, sotto misura, in spaccata, era un mezzo regalo del portiere Villar incapace di calcolare la traiettoria del cross di Pepe dall’angolo. Non c’era che da ringraziarlo.
da: "La Stampa Web"

Copa do Mundo de Futebol: Com gol no fim, Nova Zelândia surpreende e arranca empate com Eslováquia

 

 15 de junho de 2010 • 10h22 • atualizado às 10h23

Vittek comemora gol da Eslováquia - 619 Foto: Getty Images

Vittek comemora o primeiro gol da Eslováquia na história das Copas
Foto: Getty Images

 

Apenas 23.871 mil torcedores foram ao Royal Bafokeng Stadium, em Rustemburgo, para acompanhar o empate por 1 a 1 entre Eslováquia e Nova Zelândia, nesta terça-feira. O pior público deste Mundial assistiu a uma atuação bastante superior dos eslovacos, que sofreram um surpreendente gol no último minuto. Com isso, o Grupo E, também de Itália e Paraguai, tem quatro países empatados.

O público em Rustemburgo foi o primeiro da Copa do Mundo a ficar abaixo da casa dos 30 mil, mas ainda assim viu um jogo animado. Mais técnica, a Eslováquia dominou a partida, mas sofreu pressão da Nova Zelândia nos minutos finais e acabou cedendo o empate. Foi a segunda Copa do país da Oceania, que havia sido 23º lugar em 1982.

Essa também foi a primeira participação da Eslováquia como país independente na história dos Mundiais. Antes, como Tchecoslováquia, havia disputado oito Copas do Mundo, tendo os vice-campeonatos de 1934 e 1962 como seus melhores resultados.

O jogo O primeiro tempo em Rustemburgo foi amplamente dominado pela Eslováquia, com bom toque de bola, organização e intensa busca pelo ataque. Além disso, a nação estreante em Copas do Mundo também contou com uma atuação bem insegura do goleiro neozelandês Paston.

Aos 27min, o jovem Weiss, filho do treinador Vladimir Weiss, iniciou jogada para perigosa finalização de Sestak. Cinco minutos depois, o goleiro Paston errou feio em saída com a bola e entregou nos pés de Vittek - o atacante eslovaco foi ao fundo e cruzou para trás, sendo interceptado por um zagueiro.

Em dois chutes de fora, a Eslováquia assustou antes do intervalo. Aos 35min, Vittek bateu forte à esquerda de Paston com muito perigo. Ainda antes do intervalo, o talentoso Hamsik, do Napoli, exigiu a única boa defesa de Paston em 45 minutos.

O gol da Eslováquia não demorou a surgir na volta para o segundo tempo. Já com 5min, Sestak cruzou perigosamente da direita e Vittek, livre, se antecipou a Paston e usou a cabeça para marcar. O tira-teima depois mostraria que o atacante eslovaco estava poucos centímetros impedido.

Pressionando, a Nova Zelândia arrancou o empate aos 48min com Reid.

A Eslováquia terá partida decisiva contra o Paraguai no próximo domingo em Bloemfontein. No mesmo dia, a Nova Zelândia tem missão difícil: enfrenta a Itália em Nelspruit.

FICHA TÉCNICA

Nova Zelândia 1 x 1 Eslováquia

Gol
Nova Zelândia: Reid, aos 48min do 2º tempo
Eslováquia: Vittek, aos 5min do 2º tempo

Ponto Forte da Nova Zelândia
Marcação no meio

Ponto Forte da Eslováquia
Meio-campo bastante ofensivo

Ponto Fraco da Nova Zelândia
Falta de criatividade

Ponto Fraco da Eslováquia
Poucas finalizações

Personagem do jogo
Vittek, autor do primeiro gol da história da Eslováquia em Mundiais

Esquema Tático da Nova Zelândia
3-4-1-2
Paston; Reid, Nelsen e Smith; Bertos, Vicelich (Christie), Elliot e Lochhead; Killen (Wood); Smeltz e Fallon
Técnico: Ricki Herbert

Esquema Tático da Eslováquia
4-1-3-2
Mucha; Zabavnik, Skrtel, Durica e Cech; Strba; Weiss, Hamsik e Jendriksen; Vittek (Stoch) e Sestak (Holosko)
Técnico: Vladimir Weiss

Cartões amarelos
Nova Zelândia: Lochhead
Eslováquia: Strba

Árbitro
Jerome Damon (África do Sul)

Local
Royal Bafokeng Stadium, em Rustemburgo

  

da: http://esportes.terra.com.br

  

 

Copa do Mundo de3 futebol: Holanda conta com "trapalhada" dinamarquesa e abre Copa com vitória

 14 de junho de 2010 • 10h19 • atualizado às 10h31

Holanda comemora - 619 Foto: EFE

Holanda comemora: série invicta já é de 20 jogos
Foto: EFE

Renato Pazikas

Direto de Johannesburgo

Com uma primeira exibição segura e convincente, a Holanda bateu a Dinamarca por 2 a 0 em sua estreia na Copa do Mundo, nesta segunda-feira, no Soccer City Stadium, em Johannesburgo. O triunfo holandês começou com uma trapalhada do lateral Simon Poulsen, que desviou de cabeça para as próprias redes, e foi completada por Dirk Kuyt já perto do fim.

A partida entre holandeses e dinamarqueses, cujo público (mais de 83 mil pessoas) foi um dos maiores do Mundial, teve clima bastante amistoso do lado de fora do Soccer City. Confiantes e animados pelo bom momento de suas equipes, torcedores dos dois países se confraternizaram. A expectativa para o jogo ainda provocou grande congestionamento para quem deixou para ir ao estádio em cima da hora.

A invencibilidade holandesa, a maior do futebol mundial na atualidade, chegou a 20 jogos com a vitória sobre a Dinamarca. A última derrota, a única sob o comando do técnico Bert Van Marwijk, foi contra a Austrália, por 2 a 1, em 6 de setembro de 2008.

O jogo

Ainda sem Arjen Robben, que se recupera de estiramento sofrido no último dia 5, em amistoso contra a Hungria, a Holanda apostou novamente em Van der Vaart como seu substituto. Com muito toque de bola no meio-campo, os holandeses tiveram 60% de posse na etapa inicial e criaram as melhores oportunidades.

Foram três ocasiões de gol para a Holanda em 45 minutos, sendo duas delas com Van der Vaart. Na primeira, aos 19min, ele recebeu de Van Persie, fintou a marcação e bateu bem, mas foi travado. Logo em seguida, Van Bommel o deixou em condição de finalizar, mas desequilibrado foi facilmente contido por Sorensen. Já nos instantes finais, Van Persie invadiu a área, levou o marcador, mas bateu de pé direito para fora.

Bem fechada na defesa, sempre com nove jogadores atrás da linha da bola, a Dinamarca mostrou certa competência na hora de atacar e também assustou os holandeses. Bendtner, a surpresa na escalação dinamarquesa, finalizou livre de cabeça após cruzamento de Rommedahl, mas não acertou o alvo.

O próprio Rommedahl também teve sua chance em contragolpe, batendo firme para defesa de Stekelenburg. O goleiro foi exigido novamente por Kahlenberg, que apareceu mano a mano com um holandês e chutou bem de esquerda.

Na volta do intervalo logo surgiu o primeiro gol da partida. O relógio ainda não marcava um minuto de jogo: Van Persie cruzou da esquerda e o lateral Simon Poulsen, do AZ Alkmaar, errou ao desviar e cabeceou para o próprio gol. A arbitragem confirmou gol contra do dinamarquês.

Após marcar, a Holanda adotou uma postura mais cautelosa, enquanto a Dinamarca, modificada por alterações de Morten Olsen, tentou a posse de bola mas ofereceu pouco perigo. Mesmo mais atrás, os holandeses é que tiveram mais chances, primeiro com Van Persie e, em seguida, com Van der Vaart.

O treinador holandês Bert Van Marwijk tentou dar novo fôlego ao ataque, abrindo Afellay e Elia pelos lados e reposicionando Kuyt como centroavante, o que acabou dando resultado. Aos 36min, Sneijder quase fez em bola que desviou em Agger e resvalou no travessão. No minuto seguinte, foi a vez de Afellay assustar em chute que foi para fora.

Enfim, aos 39min, saiu o segundo gol da Holanda. Sneijder acertou lindo passe para o lépido Elia, que finalizou bem, viu a bola bater na trave e voltar limpa nos pés de Dirk Kuyt, que confirmou o triunfo holandês no Soccer City.

Por pouco, já em seguida, a Holanda não marcou seu terceiro gol na partida. Kuyt abriu pela esquerda e cruzou na medida para Afellay, que da pequena área empurrou para as redes e viu Simon Poulsen tirar a bola em cima da linha.

A Holanda volta a jogar no próximo sábado, em Durban, contra o Japão. A Dinamarca segue até Pretória para, no mesmo dia, medir forças contra Camarões.

FICHA TÉCNICA

Holanda 2 x 0 Dinamarca

Gols
Holanda: Simon Poulsen, a 1min do 2º tempo, e Kuyt aos 39min do 2º tempo

Ponto Forte da Holanda
Toque de bola no meio

Ponto Forte da Dinamarca
Contra-ataques do primeiro tempo

Ponto Fraco da Holanda
Buscou pouco o segundo gol

Ponto Fraco da Dinamarca
Pouca penetração na área

Personagem do jogo
Simon Poulsen, lateral dinamarquês que joga no futebol holandês e marcou gol contra

Esquema Tático da Holanda
4-2-3-1
Stekelenburg; Van der Wiel, Heitinga, Mathijsen e Van Bronckhorst; Van Bommel e De Jong (De Zeeuw); Kuyt, Sneijder e Van der Vaart (Elia); Van Persie (Afellay)
Técnico: Bert Van Marwijk

Esquema Tático da Dinamarca
4-1-4-1
Sorensen; Jacobsen, Kjaer, Agger e Simon Poulsen; Christian Poulsen; Enevoldsen (Gronkjaer), Rommedahl, Kahlenberg (Eriksen) e Jorgensen; Bendtner (Beckmann)
Técnico: Morten Olsen

Cartões amarelos
Holanda: De Jong, Van Persie
Dinamarca: Kjaer

Árbitro
Stephane Lannoy (França)

Local
Soccer City Stadium, em Johannesburgo

 

da: http://esportes.terra.com.br/futebol/copa/2010

 

 

Campionato Mondiale di Calcio: Il Giappone stende il Camerun

 

14/6/2010 (18:0) - LA PRIMA SORPRESA DEL TORNEO 

I giapponesi esultano per la vittoria
I Leoni d'Africa battutti 1 a 0

Prima sorpresa ai Mondiali: il Camerun di Etòo deve fermarsi davanti al Giappone. La squadra africana, considerata la terza incomoda del Gruppo E dove le favorite sono Olanda e Danimarca, si è arresa alla formazione nipponica, andata in gol con Honda al 39’ del primo tempo.

L’attaccante, lasciato solo, ha insaccato da pochi metri raccogliendo il cross arrivato dalla fascia destra. Già in precedenza la difesa africana si era rivelata inefficace nel contrastare cross dalle fasce. Nella ripresa il Camerun ha tentato di recuperare ma senza esito. L’incrocio dei pali ha fermato all’85’ un pallone imprendibile per il portiere nipponico, ma in precedenza era stato il palo a salvare la squadra africana dal secondo gol.

Ora la classifica del gruppo E vede Olanda e Giappone appaiate al vertice con tre punti a testa, e la prossima gara - il 19 giugno - vedrà di fronte proprio queste due formazioni per la conquista della leadership, mentre tra Camerun e Danimarca sarà sfida disperata per restare in corsa per il passaggio agli ottavi.
 
da:"La Stampa Web"
 
 

Campionati del Mondo di Calcio: La Germania travolge l'Australia 4-0

 

 

13/6/2010 (22:39)

 

Lukas Podolski (centro) esulta con i compagni di squadra dopo il suo gol che ha dato alla Germania l'1 a 0
La Germania esordisce in modo brillante, rifilando quattro gol - due per tempo - all’Australia, e senza incassarne.

La squadra allenata da Joachim Loew ha quindi gettato la maschera dopo un pre-mondiale un pò stentato e dopo una paura iniziale per una leggerezza difensiva ha subito messo sotto gli ’aussie'.

Il primo gol è arrivato all’ottavo con Podolski, con una gran botta dal limite sinistro appena dentro l’area, su assist di Mueller, poi il raddoppio al 26’ con Klose (che in precedenza aveva rimediato un’ammonizione per simulazione di fallo) con un colpo di testa su cross di Lahm e in anticipo sul portiere avversario in uscita.

Nella ripresa Mueller al 23’, con un tiro quasi da biliardo dall’area piccola dopo una serie di dribbling vincenti, e Cacau al 25’ che comodamente da pochi passi ha messo dentro l’assist arrivato da sinistra ad opera di Ozil.

Gli australiani hanno giocato la gran parte della ripresa in dieci perchè c’è stata l’espulsione all’undicesimo di Cahill per un’entrata su Schweinsteiger, il capitano tedesco, che il direttore di gara, il messicano Marco Rodriguez, ha ritenuto pericolosa e da sanzionare direttamente con il rosso.

Tre punti quindi anche alla Germania nel Gruppo D, e per differenza reti i tedeschi sono davanti al Ghana che hanno pure tre punti dopo aver battuto la Serbia ma per 1-0.

Proprio Germania-Serbia sarà la seconda gara del Gruppo D, in programma venerdì, e per i serbi una nuova sconfitta significherebbe fine del Mondiale.

da: "La Stampa Web"

Copa do Mundo de futebol: Coreia do Sul vence na estreia e mantém tabu da Grécia em Copas

 

 Gian Oddi e Allan Brito, iG São Paulo | 12/06/2010 10:19

 Na estreia de Coreia do Sul e Grécia na Copa do Mundo de 2010, os sul-coreanos levaram a melhor e, sem grandes dificuldades, venceram os gregos por 2 x 0, neste sábado, no estádio Nelson Mandela Bay, em Porto Elizabeth. Os gregos seguem assim sem marcar um gol ou um ponto sequer em Copas do Mundo.

Os gols da Coreia do Sul, marcados por Jung-Soo logo aos 6 minutos do primeiro tempo e por Ji-Sung Park aos 6 do segundo, nasceram de falhas da defesa grega, considerada, em geral, o ponto mais forte do time.

Com o resultado, os sul-coreanos largam na frente e já somam 3 pontos na disputa por uma das duas vagas do grupo B, que também conta com Argentina e Nigéria: estas duas seleções estréiam na Copa em confronto que ocorre a partir das 11h, com acompanhamento em tempo real pelo iG.

Em desvantagem no placar desde o começo do jogo, os gregos não mostraram poder de criação para chegar perto do gol da Coreia. Com exceção dos cinco minutos iniciais, isso só passou a ocorrer no fim do jogo, quando os coreanos recuaram e o técnico grego colocou em campo o atacante Salpingidis.

Ainda assim, apenas a 10 minutos do fim do jogo o goleiro coreano Sung Ryong fez uma bela defesa, após chute de Gekas. Defesa que impediu os gregos de marcarem seu primeiro gol na história das Copas e de, nos minutos finais, ainda buscarem o primeiro ponto.

A Coreia do Sul volta a jogar pela Copa na próxima quinta-feira, dia 17 de junho, contra a Argentina. No mesmo dia os gregos enfrentam a Nigéria.

 

Park Ji-sung comemora o segundo gol da Coréia do Sul contra a Grécia
Foto: Getty ImagesAmpliar

Park Ji-sung comemora o segundo gol da Coréia do Sul contra a Grécia

 
  

 Como foi o primeiro tempo:

2 min. – Jogada aérea da Grécia
Em escanteio, Torosidis aproveitou o cruzamento no meio da área e quase abriu o placar. Ele desviou a bola, que foi para fora, mas passou perto do gol.

6 min. – Gol da Coreia do Sul
Em jogada aérea, após cobrança de falta na ponta esquerda, Young-Pyo alçou a bola na segunda trave e Jung-Soo completou com o pé direito para as redes.

16 min. – Pênalti?
Pela ponta direita, Chu-Young invadiu a área e aplicou um belo lençol no defensor grego, mas caiu no chão em seguida e pediu a marcação do pênalti, que não foi assinalado pelo juiz.

22 min. - Contra-ataque em velocidade
Coreia do Sul saiu em velocidade após escanteio da Grécia. Du-Ri arrancou pelo meio, acertou uma tabela e tocou para Chung-Young no meio da área. Mas o chute do atacante saiu torto e a chance foi desperdiçada.

27 min. - Tzorvas salva
Park Ji-Sung acertou belo lançamento e, após falha da defesa grega, Chu-Young, sempre ele, saiu na frente do goleiro Tzorvas, com o gol praticamente aberto. No entanto, o atacante coreano não fez o gol após grande defesa do arqueiro com os pés.

40 min. - Tabela e chute para fora
Coreia do Sul controlou a posse de bola com passes curtos e achou Chu-Young sozinho na frente da área. Ele arriscou um arremate à distância, mas a bola passou longe do gol.

43 min. - Tentativa de jogada aérea
Vyntra arriscou cruzamento quase do meio-campo, mas a bola foi traiçoera e quase enganou o goleiro Jung sung-Ryong, que conseguiu se antecipar a Gekas.

 

Foto: Reuters

Após cruzamento, Lee Jung-Soo comemora o primeiro gol da Coréia do Sul na Copa

 

Como foi o segundo tempo:

Intervalo - Substituição na Grécia
Karagounis saiu. Patsazoglou entrou.

6 min. - Segundo gol da Coreia do Sul
A Grécia trocava passes na defesa quando o zagueiro Vyntra deu bobeira e foi desarmado por Park Ji-Sung. O sul-coreano do Manchester United saiu em disparada na direção do gol e acertou o chute quando Tzorvas saiu debaixo das traves.

12 min. - Bela jogada
O lateral-direito Seitaridis tentou uma bela jogada para cima do zagueiro Yong-Hyung. Ele aplicou um drible da vaca e surpreendentemente venceu o defensor, que estava bem na partida. Depois, o goleiro Sung-Ryong interrompeu o cruzamento grego.

14 min. - Segunda substituição na Grécia
Samaras saiu. Salpingidis entrou.

16 min. - Terceira substituição na Grécia
Charisteas saiu. Kapetanos entrou.

17 min. - Quase o terceiro gol
Cha Du-Ri acertou um certeiro cruzamento na cabeça de Chu-Young, que perdeu mais uma chance de fazer seu gol.

22 min. - De bicicleta?
Papadopoulos tentou o chuveirinho para a área e o centroavante Gekas foi ousado: dominou no peito e arriscou uma bicicleta. A bola subiu demais e não assustou o goleiro sul-coreano.

24 min. - Outra jogada aérea
Cruzamento da esquerda foi na cabeça de Salpingidis, que não conseguiu colocar força na bola e desperdiçou a oportunidade.

25 min. - Outro chute para longe do gol
Após jogada de raça de Salpingidis, Kapetanos recebeu a bola dentro da área, chutou com força, mas sem direção.

28 min. - Substituição na Coreia do Sul
Ki Sung-Yueng saiu. Nam-il entrou.

30 min. - Desperdicío e impedimento
Salpingidis, de novo ele, aproveitou um rebote de escanteio e cruzou de volta para a área.  teve grande oportunidade na frente do gol, Gekas desperdiçou, mas o árbitro assistente já tinha marcado impedimento no lance.

36 min. - Gekas leva perigo de novo
Seitaridis acerta passe para Gekas, que virou para o gol rapidamente, acertou chute forte e deu trabalho finalmente para Sung-Ryong, que faz defesa difícil.

40 min. - Quase o terceiro gol sul-coreano
A defesa da Grécia falhou mais uma vez e Ki-Hun ficou com a bola na entrada área, tentou chutar, mas foi travado. No rebote, Chu-Young chutou no canto e Tzorvas salvou a seleção grega de novo.

42 min. - Segunda substituição na Coreia do Sul
Chu-Young saiu. Seung-Yeoul entrou.

FICHA TÉCNICA
COREIA DO SUL 2 X 0 GRÉCIA

Local: Nelson Mandela Bay, em Porto Elizabeth-AFS
Data: 12 de junho de 2010, sábado
Horário: 8h30 (horário de Brasília)
Árbitro: Michael Hester (NZL)
Assistentes: Jan Hendrik Hintz (NZL) e Tevita Makasini (NZL)
Cartões amarelos: Torosidis (GRÉ)


Coreia do Sul (4-4-2): Jung Sung-Ryong; Cha Du-Ri, Lee Jung-Soo, Cho Yong-Hyung e Lee Young-Pyo; Park Ji-Sung, Kim Jung-woo, Ki Sung-Yueng, Lee Chung-yong; Park Chu-Young e Yeom Ki-Hun. Técnico: Huh Jung-Moo

Grécia (4-3-3): Tzorvas; Seitaridis, Papadopoulos, Vyntra, Torosidis; Tziolos, Karagounis (Patsazoglou), Katsouranis; Samaras (Salpingidis), Charisteas (Kapetanos) e Gekas. Técnico: Otto Rehhagel
 

da: http://copa2010.ig.com.br/selecoes

 

 

Campionati Mondiali di Calcio: Argentina, buona la prima: Nigeria ko

 

 

12/6/2010 (17:30) - GRUPPO B

 

Messi abbraccia Heinze, l'autore del gol
 
Decide il difendore Heinze dopo sei minuti. Poi solo tanti errori.
Maradona: "Importante vincere"

JOHANNESBURG
Leo Messi dà spettacolo per un’ora, ma Diego Armando Maradona ha bisogno del gol di un difensore per superare il primo esame ai Mondiali. L’Argentina batte 1-0 la Nigeria con la rete di Gabriel Heinze, che decide il match con un colpo di testa perfetto dopo soli 6 minuti. Il gol premia il forcing iniziale dell'"albiceleste", impressionante in avvio.

Pronti, via e Messi illumina subito la scena: percussione a sinistra e assist a Higuain che al 3’ spreca il prezioso suggerimento. Il fuoriclasse del Barcellona fa tutto da solo al 5’ dando il via al duello con il portiere nigeriano: sinistro morbido dal limite dell’area, Enyeama vola e devia. Sul corner successivo, il fortino delle ’Super Eagles’ africane crolla. Nessuno marca Heinze, capocciata e palla in rete: 1-0 al 6’. Maradona, impeccabile con il suo completo grigio, può esultare. Dopo l’avvio travolgente, la Seleccion si placa e la Nigeria può provare ad abbozzare una reazione. Dalle parti della porta di Romero, però, non capita praticamente nulla. Può capitare qualsiasi cosa, invece, quando il pallone arriva tra i piedi di Messi.

La "pulce" si accende al 18’: parte da destra, si accentra e obbliga Eneyama ad una nuova parata affannosa. L’estremo difensore è prodigioso al 20’, quando respinge la conclusione ravvicinata di Higuain. Il monologo sudamericano si interrompe al 27’, quando Obasi spaventa Romero con un insidioso tiro-cross: Yakubu è in ritardo e il pallone sfila. Al 37’, nuovo episodio del duello tra Messi e Enyeama: pallone indirizzato a fil di palo, altro miracolo del portiere. È merito del numero 1 se le Super Eagles arrivano all’intervallo con un solo gol al passivo.

Il copione non cambia granchè all’inizio della ripresa: Messi ci prova con un tocco da biliardo, stavolta la mira è sbagliata. La qualità dello spettacolo peggiora: l’Argentina si accontenta di amministrare il gioco, la Nigeria non produce nulla nonostante gli inserimenti di Martins e Odemwingie e rischia grosso al 65’ quando si espone al contropiede avversario orchestrato da Tevez. Messi, dal limite dell’area, non inquadra la porta. Il numero 10, meno brillante rispetto alla prima frazione, prova a farsi perdonare subito dopo offrendo il pallone a Higuain: Enyeama risponde presente tenendo aperto il match. Al 70’, dall’altra parte, trema Romero: la rasoiata di Taiwo finisce ad un palmo dal palo. Al 78’ il portiere dell’Argentina deve opporre i pugni alla botta centrale di Martins. All’82’, ultimo faccia a faccia tra Messi e Enyeama: sinistro ravvicinato, altra parata. La Nigeria resta in corsa fino alla fine e ha anche una colossale chance per pareggiare. All’83’, dal cuore dell’area, Uche spara in curva: finisce 1-0, Maradona fa festa con qualche brivido.

L’Argentina crea molto ma segna poco, la cosa però non spaventa più di tanto il suo ct, Diego Armando Maradona: «È una cosa che ora non mi preoccupa - dice nella conferenza stampa dopo la vittoria con la Nigeria nella gara d’esordio - Riserveremo i colpi buoni per la prossima partita. Devo dire che il portiere della Nigeria è stato molto bravo, ha neutralizzato almeno 3 o 4 gol. La cosa importante oggi era vincere e ce l’abbiamo fatta. La squadra ha fatto delle giocate interessanti». «Abbiamo sofferto un pò - ha aggiunto l’ex "Pibe de oro" - in una partita che si presentava difficile, questa è la legge del calcio. Grazie a Dio abbiamo vinto noi, speriamo di fare più gol in futuro. Per noi era necessario vincere. I miei giocatori hanno grandi meriti così come il portiere della Nigeria. Iniziare un Mondiale vincendo ti da una certa tranquillità per il futuro. I gol arriveranno».
da: "La Stampa Web"

Hamilton quebra hegemonia da Red Bull no ano e crava a pole; Massa é 7º

 

12/06/2010 - 15h01 | do UOL Esporte

EFE

Lewis Hamilton liderou a sessão com uma excelente volta nos segundos finais

Do UOL Esporte
Em São Paulo

A Red Bull chegou ao Canadá com sete pole positions em sete GPs na temporada 2010 da Fórmula 1. Neste sábado, no entanto, Lewis Hamilton quebrou a escrita e colocou a McLaren no primeiro posto para a prova deste domingo, às 13h (de Brasília).

HAMILTON CHEGA DE SAFETY CAR

  

O inglês conseguiu bater Mark Webber, que sai em segundo, ao fechar sua última volta com o melhor tempo do fim de semana: 1min15s105. Desde Abu-Dhabi, no encerramento da temporada 2009, Hamilton não liderava um treino classificatório. Já o australiano vinha de três poles seguidas e ficou logo à frente do companheiro Sebastian Vettel.

Felipe Massa teve um desempenho apenas regular. Após ficar em décimo no "Q2" e quase ser eliminado, fechou o sábado com a sétima colocação, perdendo o duelo interno Fernando Alonso, que sai em quarto.

Pelas equipes de menor destaque, entre os brasileiros o melhor foi Rubens Barrichello, que bateu inclusive o ex-companheiro de Ferrari Michael Schumacher. Ele larga duas posições à frente do heptacampeão, em 11º.

Mais atrás, Bruno Senna foi o antepenúltimo e sairá em 22º com a Hispania. Lucas Di Grassi teve problemas principalmente com o tráfego do "Q1" e sai em 23º, à frente apenas de Karun Chandhok, companheiro de Senna.

O TREINO

A primeira parte do treino não teve surpresas, com as novatas ocupando as últimas colocações. Bruno Senna e Lucas Di Grassi ficaram com a 22ª e 23ª colocações, respectivamente, quatro segundos atrás dos primeiros colocados, mas melhores que o indiano Karun Chandhok, que teve problemas e marcou apenas 1min27s757.

CONFIRA OS 5 PRIMEIROS

PILOTO TEMPO
1. Lewis Hamilton (ING/McLaren) 1min15s105
2. Mark Webber (AUS/Red Bull) 1min15s373
3. Sebastian Vettel (ALE/Red Bull) 1min15s420
4. Fernando Alonso (ESP/Ferrari) 1min15s435
5. Jenson Button (ING/McLaren) 1min15s520
MASSA LARGA EM 7º

“O carro ficou pronto apenas cinco minutos antes e o segundo jogo de pneus eu não consegui aproveitar, porque tinha muito trânsito. Não pude fazer minha melhor volta, mas dá para recuperar na corrida”, explicou Di Grassi, à TV Globo.

Em seguida, para definir os dez classificados para o “Q3”, a McLaren de Hamilton e a Red Bull de Vettel dispararam na frente, andando na casa de 1min15s5. Kubica, que venceu o último GP, em 2008, mostrou a boa forma da Renault figurando em terceiro, mas foi passado por Alonso.

Michael Schumacher ficou fora, apenas com a 13ª colocação, dois postos atrás de Barrichello. O brasileiro Felipe Massa passou raspando, na décima colocação.

Na hora decisiva, Lewis Hamilton parecia liderar com folga, mas os minutos finais foram de emoção. Fernando Alonso chegou a liderar e foi batido por Webber. Já com o tempo encerrado, Hamilton fez uma última volta perfeita para garantir a primeira colocação.

 

da: http://noticias.bol.uol.com.br/esporte

 

 

Copa do Mundo de Futebol: Com frango de goleiro, Inglaterra decepciona e empata com os EUA

 

12/06/2010   17h23

DE SÃO PAULO

Cotada como uma das principais favoritas, a Inglaterra decepcionou e ficou apenas no empate por 1 a 1 com os Estados Unidos, neste sábado, em sua estreia na Copa do Mundo-2010, na África do Sul.

A Inglaterra saiu na frente cedo, mas um frango do goleiro Green atrapalhou a equipe, que depois parou na defesa dos EUA. O goleiro norte-americano Tim Howard foi eleito o melhor em campo.

A partida apitada pelo brasileiro Carlos Eugênio Simon teve seis cartões amarelos, três para cada lado. Carragher, Gerrard e Milner foram amarelados pelo lado inglês, enquanto Cherundolo, DeMerit e Findley foram os punidos pelos Estados Unidos.

Com o resultado, os dois times chegaram a um ponto no Grupo C. A segunda partida da chave será realizada na manhã de domingo, entre Argélia e Eslovênia, às 08h30 (horário de Brasília).

A Inglaterra volta a campo no dia 18, contra a Argélia, na Cidade do Cabo, às 15h30 (horário de Brasília). Um pouco antes, às 11h do mesmo dia, os Estados Unidos enfrentam a Eslovênia em Johannesburgo.

O jogo

A Inglaterra deu a impressão de que passaria fácil pelos Estados Unidos logo no começo do jogo. Envolvente, o time de Capello fez 1 a 0 com Gerrard, logo aos 4min, aparecendo de surpresa após boa trama do ataque.

A equipe europeia controlava o jogo com facilidade, quase não levava sustos e chegava com facilidade no gol adversário. No entanto, os Estados Unidos deram uma ducha de água fria com uma colaboração inglesa. Aos 39min, Clint Dempsey chutou de longe, fraco, mas o goleiro Robert Green engoliu um frango: 1 a 1.

No segundo tempo, a Inglaterra avançou mais, mas nem por isso encontrou mais facilidade. Chegou até a quase levar a virada, com uma bola na trave colocada pelos americanos.

  Alessandro Bianchi/Reuters  
Referee Carlos Simon of Brazil shows the yellow card to England's Jamie Carragher (C) during a 2010 World Cup Group C soccer match against the US at Royal Bafokeng stadium in Rustenburg June 12, 2010. REUTERS/Alessandro Bianchi (SOUTH AFRICA - Tags: SPORT SOCCER WORLD CUP)
Simon amarela jogador da Inglaterra na África do Sul

 

da:  http://www1.folha.uol.com.br

 

Salto com vara: A brasileira Fabiana Murer estreia na Liga Diamante com título

 

Publicada em 6/10/2010 às 17:27

Brasileira saltou 4,70m na etapa de Roma

Fabiana Murer ficou com o primeiro lugar na capital italiana

Fabiana Murer ficou com o primeiro lugar na capital italiana (Crédito: Reuters)

LANCEPRESS!

A brasileira Fabiana Murer comprovou o favoritismo e ficou com o primeiro lugar do salto com vara na etapa de Roma da Liga Diamante, nesta quinta-feira, na Itália. A atleta, que fez a estreia na competição, atingiu a marca de 4,70 metros em apenas uma tentativa.

No segundo lugar, ficou a alemã Silke Spiegelburg, também com 4,70m, mas que precisou de três saltos para superar a marca. A tcheca Jirina Ptacnikova e a polonesa Anna Rogowska, campeã mundial ao ar livre em Berlim 2009, na Alemanha, teminaram empatadas no terceiro lugar, ambas com 4,60m.

 

da: http://msn.lancenet.com.br/maisesportes/noticias/10-06-10/770083.stm?atletismo-fabiana-murer-estreia-na-liga-diamante-com-titulo

Campionati del Mondo di Calcio: Ecco l'undici anti-Paraguay di Lippi

 

 

11/6/2010 (13:32) - MONDIALI

A centrocampo Marchisio, ma il recupero è in forse
Quagliarella, Gilardino e Iaquinta
Il ct azzurro fa i test con il tridente

MARCO ANSALDO
PRETORIA
Alle 18 Lippi proverà la Nazionale contro una selezione regionale sudafricana ma la vera formazione che affronterà il Paraguay lunedì a Cape Town è probablmente quella che è stata provata a lungo giovedì in un allenamento a porte chiuse, proibito persino al personale della Federcalcio.

La novità è che il ct ha schierato a lungo Marchisio che, secondo i medici, non era ancora pronto per riunirsi alla squadra. Evidente la pretattica. Lippi ha provato dunque una formazione con Buffon in porta; Maggio, Bonucci, Cannavaro e Chiellini in difesa; Montolivo, De Rossi e Marchisio a centrocampo; Quagliarella, Gilardino e Iaquinta come tridente offensivo.
da: "La Stampa Web"

Futebol: Fifa destaca "frustração sul-africana" em estreia na Copa Copa do Mundo de 2010

 
 
 

11 de junho de 2010 • 13h17 • atualizado às 13h39

Rafa Márquez aparece livre na área e bate de chapa, marca para o México e empata por 1 a 1 Foto: AFP

Rafa Márquez "estraga" sonho de vitória dos anfitriões em estreia, diz site da Fifa
Foto: AFP

A Fifa "culpou" o zagueiro Rafa Márquez pela frustração imposta à África do Sul. Segundo matéria publicada no site oficial da entidade, o zagueiro impediu o sonho de uma vitória anfitriã na abertura do Mundial. Mesmo assim, segundo o texto, "a esperança da classificação continua".

"Rafa Márquez estragou o sonho da África do Sul na abertura da Copa do Mundo, ao apagar o golaço de Siphiwe Tshabalala, que abriu o marcador da partida", noticiou a Fifa.

A África do Sul abriu o placar no segundo tempo, com gol marcado por Tshabalala, em chute cruzado. O México, depois de um bom primeiro tempo, só empatou no fim, graças ao gol do zagueiro Rafa Márquez.

Com o resultado, as equipes conquistaram um ponto cada e tentarão a vitória na segunda rodada. A África do Sul enfrenta o Uruguai, no dia 16 de junho, enquanto o México mede forças com a França, no dia 17.

 

da: http://esportes.terra.com.br/futebol/copa/

 

 

Copa do Mundo de futebol: Gols no 2º tempo balançam Soccer City em empate de estreia entre África do Sul e México

 11/06/2010 - 12h55 | do UOL Copa do Mundo
Tshabalala abriu o placar para a África do Sul com um belo chute no ângulo; meia vibra, enquanto goleiro Óscar Pérez lamenta. O jogo de abertura da Copa terminou em 1 a 1, com gol do México no final do segundo tempo.
Pedro Ugarte/AFP

Flavio Florido / UOL

Rafael Márquez comemora o gol de empate do México contra a África do Sul

Bruno Freitas e Mauricio Stycer
Em Johanesburgo (África do Sul)

  

O Soccer City cumpriu a risca o roteiro da data histórica. O maior e mais importante estádio da Copa de 2010 se pintou de amarelo, foi tomado pelo som incessante das vuvuzelas e de euforia pela tão esperada abertura do Mundial. E, depois de 45 minutos iniciais de marasmo técnico, o 1º dos 64 jogos do Mundial fez jus a toda expectativa que cercava a partida entre África do Sul e México. Um gol do incansável Tshabalala e um arremate de Rafa Marquez na etapa final fizeram o palco da festa tremer no empate por 1 a 1 que abriu o torneio.

Carlos Alberto Parreira sofreu com a ansiedade de sua equipe no primeiro tempo, com os erros de passe e a precipitação na definição de jogadas. Foi à beira do campo e perdeu por alguns instantes a sua ilustre calma. No segundo tempo, o técnico brasileiro dos Bafana Bafana primeiro comemorou a vantagem no placar e depois lamentou o empate cedido, em vacilo de sua defesa.

Talvez tenha sido o nervosismo da estreia, misturado com excesso de confiança. Talvez o time tenha sentido a ausência de Nelson Mandela, que Parreira considerou a grande inspiração do time na vitória contra a Dinamarca, há seis dias. O fato é que a África do Sul só estreou na Copa no segundo tempo e correu sério risco de começar a sua trajetória com uma derrota.

Com mais objetividade ofensiva dos adversários, dois gols fizeram o Soccer City balançar na etapa final. Principalmente o primeiro deles, de Tshabalala, que motivou segundos de pura euforia na arena de Johanesburgo.

Depois, um balde de água fria com o gol de Rafa Marquez, na falha da zaga. Assim, o empate de mexicanos e sul-africanos honra a reputação do grupo A de ser o mais equilibrado da primeira fase do Mundial – a chave ainda conta com França e Uruguai.

O placar de igualdade no Soccer City ainda manteve a sina mundialista de Carlos Alberto Parreira, que, apesar de ter se tornado nesta sexta-feira o técnico recordista em participações em Copas (com seis), jamais venceu uma partida do torneio por uma seleção estrangeira – triunfou somente à frente do Brasil.

Nas arquibancadas, mesmo confinados em espaços pequenos, em meio à multidão sul-africana, os mexicanos se fizeram notar.

Mas, no placar da influência no jogo, as famosas olas astecas perderam de goleada para o som incessante das cornetas vuvuzelas, barulhento símbolo do futebol dos donos da casa.

 

da: http://noticias.bol.uol.com.br/copa/2010

 

 

Uruguai empata com França e mantém jejum de 20 anos em Copas

 


11 de junho de 2010 • 17h21 • atualizado às 17h38

  Foto: AP

Aposta uruguaia, Lodeiro foi expulso depois de 18 minutos em campo

 

Tarian Chaud
Direto da Cidade do Cabo

A estreia de Uruguai e França na Copa do Mundo da África do Sul foi uma partida amarrada, com poucas chances de gol e um resultado que fez jus ao jogo: 0 a 0. O time sul-americano jogou defensivamente, pouco ameaçou e manteve um jejum de 20 anos sem vencer em Mundiais. O último triunfo foi no dia 21 de junho de 1990, sobre a Coreia do Sul, por 1 a 0.

Com o empate, as duas equipes chegaram a um ponto no Grupo A, que também conta com África do Sul e México. As seleções também empataram no jogo de abertura da Copa, por 1 a 1.

Com Ribéry e Govou abertos nas pontas, a proposta da França parecia ser atacar pelos lados. Aos 7min, foi Ribéry quem escapou pela esquerda, passou mela marcação e teve espaço para encontrar Govou dentro da área, no meio dos três zagueiros uruguaios. Porém, o atacante desviou para fora, perdendo grande oportunidade. Com 10min, Diaby - que ganhou a vaga de Malouda no meio de campo titular - arriscou de longe, mas a bola subiu demais.

Aproveitando a liberdade que o Uruguai dava aos seus laterais, o time francês dominava a posse de bola. Aos 14min, após bola alçada na área, Anelka cabeceou para fora. A primeira chegada dos sul-americanos veio só aos 16min, quando Forlán encontrou espaço pela esquerda, trouxe para o meio e soltou a bomba, para boa defesa do goleiro Lloris.

Principal armador dos franceses, Gourcuff apareceu bem aos 17min. O camisa 8 bateu falta direto para o gol e surpreendeu o goleiro Muslera, que conseguiu se recuperar e espalmar para escanteio. Com 20min, o meia voltou a arriscar de fora da área, de pé esquerdo, mas mandou por cima do gol.

O Uruguai se defendia com oito jogadores, deixando apenas Forlán e Suárez no campo de ataque. Aos 30min, Diaby fez fila pelo meio e descolou lindo passe para Govou na direita, mas Anelka, impedido, entrou no caminho da bola e anulou a jogada. A França tinha a bola, mas não abria as jogadas pelas pontas como no início, e parava na marcação firme do adversário.

O panorama não se alterou na segunda etapa e os europeus continuaram esbarrando na retranca uruguaia. Aos 10min, Toulalan chutou de muito longe e Muslera segurou. Com 14min, Gourcuff rolou pra Ribéry em jogada ensaiada de falta, mas o camisa 7 pegou mal na bola e mandou longe da meta.

O Uruguai ensaiava alguns contra-ataques, mas não saía com a qualidade necessária e invariavelmente perdia a bola. O técnico Oscar Tabárez tentou mudar a situação colocando o jovem meia Lodeiro, mas o time continuou sem opções de ataque. Aos 23min, o capitão Lugano se desentendeu com Toulalan após falta violenta do francês, mas os dois logo foram separados.

Domenech colocou em campo o astro Thierry Henry pouco depois na vaga de Anelka. Os uruguaios quase abriram o placar aos 26min, quando Suárez ajeitou e a bola sobrou para Forlán na área; o chute do atacante, porém, saiu muito torto. Pouco depois, foi a vez do atacante Loco Abreu, do Botafogo, substituir Suárez na frente.

Cada vez mais, a França insistia pelo meio. Aos 34min, Malouda soltou uma bomba de longe, que passou perto do gol de Muslera. Com 41min, Lodeiro encerrou sua participação após somente 18 minutos em campo. O meia deu um carrinho no meio de campo que lhe rendeu o segundo cartão amarelo e a expulsão em sua estreia em Copas do Mundo.

Aos 43min, uma cena inusitada: Henry, que ajudou sua seleção a se classificar para o Mundial em um lance em que ajeitou a bola na mão diante da Irlanda, pediu toque de mão de um uruguaio dentro da área. Porém, o árbitro japonês Yuichi Nishimura mandou o jogo seguir. Henry ainda teve a última chance do jogo nos acréscimos, em cobrança de falta, mas parou na barreira.

FICHA TÉCNICA

Uruguai 0 x 0 França

Ponto Forte do Uruguai
Marcação implacável, usando até oito jogadores no campo de defesa

Ponto Forte da França
Domínio da posse de bola e volume de jogo muito maior

Ponto Fraco do Uruguai
Contra-ataque muito deficiente, com poucos jogadores avançando e muitos erros de passe

Ponto Fraco da França
Afunilou demais o jogo pelo meio, caindo facilmente na marcação uruguaia à frente da área

Personagem do jogo
Lodeiro, apontado como grande promessa uruguaia, que ficou em campo por 18 minutos e foi expulso

Esquema Tático do Uruguai
3-5-2
Muslera; Victorino, Lugano e Godín; Maxi Pereira, Diego Pérez (Eguren), Arévalo, Ignacio González (Lodeiro) e Álvaro Pereira; Suárez (Loco Abreu) e Forlán. Técnico: Oscar Tabárez

Esquema Tático da França
4-3-3
Lloris; Sagna, Gallas, Abidal e Evra; Toulalan, Gourcuff (Malouda) e Diaby; Govou (Gignac), Anelka (Henry) e Ribéry. Técnico: Raymond Domenech

Cartões amarelos
Uruguai: Victorino, Lodeiro e Lugano
França: Evra, Ribéry e Toulalan

Cartão vermelho
Uruguai: Lodeiro

Árbitro
Yuichi Nishimura (JAP)

Local
Green Point Stadium, Cidade do Cabo

 

da: http://esportes.terra.com.br/futebol/copa/2010/noticias

 

 

Campionato del Mondo di Calcio: Marchisio e Camoranesi si allenano, Montolivo si candida come vice Pirlo

 

10/6/2010 (10:15) - VERSO IL PARAGUAY

 

Lo juventino Claudio Marchisio è tornato ad allenarsi con il gruppo

Oggi doppia seduta per gli azzurri

Il viola: «Siamo pronti a stupire»

CENTURION
Doppio allenamento per gli azzurri di Marcello Lippi nel secondo giorno di lavoro in Sudafrica. Si comincia alle 10.30 con la prima seduta, aperta alla stampa, in programma al Southdowns College di Centurion.

A seguire, presso Casa Azzurri, i calciatori incontreranno i giornalisti. Alle 16.30 si torna in campo per una seduta a porte chiuse. Un allenamento importante per il ct che oggi dovrebbe recuperare Marchisio e Camoranesi, il primo ieri ha sostenuto un lavoro differenziato, l’italo-argentino, invece, si è allenato con i compagni solo nella prima parte saltando la partitella conclusiva.

Lippi ieri ha spiegato in conferenza stampa di avere le idee chiarissime sul tipo di Italia che vuole schierare in questi Mondiali, ma finora gli infortuni non gli hanno consentito di provare sul campo la formazione e il modulo che intende utilizzare. In attesa di Pirlo, che potrebbe rientrare nell’ultima gara del girone contro la Slovacchia, tornano Marchisio e Camoranesi, due giocatori importanti e che dovrebbero trovare posto nell’11 che il 14 debutterà a Città del Capo contro il Paraguay. Se ne saprà di più domani dopo il test contro il Gauteng All Stars in programma alle 18 sul terreno di gioco del Southdowns College.

«Camoranesi sta bene, oggi ha lavorato in gruppo ed è recuperato, bisogna essere più cauti per Marchisio perchè ha riportato un trauma contusivo al polpaccio, ma crediamo che nel giro di 1-2 giorni potrà allenarsi con il resto dei compagni». Così il responsabile medico della Nazionale, Enrico Castellacci, sulle condizioni dei due giocatori della Juventus: l’italo-argentino già oggi ha dimostrato di essere pronto, mentre Marchisio, che ha cominciato a lavorare con i compagni ma che poi si è sottoposto ad un lavoro differenziato tra scatti e allunghi, è in forte dubbio per l’esordio di lunedì con il Paraguay.

Castellacci ha poi fatto il punto della situazione sulle condizioni di Andrea Pirlo: «Stiamo sottoponendo il giocatore ad una terapia aggressiva perchè stiamo facendo di tutto per recuperarlo. Ci aiuteranno a capire meglio le sue condizioni gli esami strumentali ai quali verrà sottoposto in questi giorni. Non voglio fare percentuali - ha aggiunto - perchè non ha senso e non sarebbe etico nei confronti del ragazzo».

Montolivo vice-Pirlo: «Un ruolo ideale per me»
Riccardo Montolivo è pronto, se Lippi - come sembra - lo chiamerà a sostituire Andrea Pirlo: «Un vestito che mi sento cucito addosso». Un entusiasmo, quello del centrocampista viola, che sembra aver contagiato tutto lo spogliatoio azzurro: «Abbiamo una grande voglia di stupire - spiega Montolivo - e io spero che Gilardino e Pazzini, due miei amici, siano le rivelazioni del Mondiale. Crediamo di poter fare un grande torneo e Lippi ci ha trasmesso la sua carica». Poi un pensiero ad Andrea Pirlo, alle prese con il recupero dopo l’infortunio al polpaccio: «Lo aspettiamo tutti perchè è l’uomo più indicato in quel ruolo. Io, se Lippi mi farà giocare, dimostrerò di poter fare quello che ho fatto nella Fiorentina». Montolivo rivela poi che la squadra è rimasta colpita dalle parole di ieri di Lippi e dalla carica di motivazioni che ne emerge. «Sì, anche io in questi due anni ho ricevuto molte critiche. Ma non ho rivincite da prendere. Dal carro non faccio scendere nessuno, semmai faccio salire chi mi ha sempre voluto bene».
da: "La Stampa Web"
 

Calcio - SERIE B- SEMIFINALE DEI PLAY OFF : Il Toro fa un passo verso la serie A

 

6/6/2010 (22:29)

L'esultanza di Luigi Scaglia, 23 anni, dopo il primo gol
 

I granata battono il Sassuolo,
decisivi i gol di Scaglia e Bianchi
TORINO
Il Toro di Colantuono batte il Sassuolo e fa un passo verso la serie A. I granata partono bene, e passano in vantaggio con Scaglia dopo tre minuti. L’esterno è rapido a sfruttare un passaggio di Rolando Bianchi e a infilare il portiere Pomini con un diagonale. Gli emiliani tengono, e al 24° Martinetti porta il risultato in parità. Finisce il primo tempo, e il Toro è fuori. Nella ripresa i granata accelerano, dopo sei minuti Rolando Bianchi s’avventa su un cross di Scaglia e mette al sicuro la qualificazione. Il forcing finale del Sassuolo non trova sbocchi, Morello è bravo a sventare i pericoli e i ragazzi di Colantuono si godono la festa. Li aspetta il Brescia di Iachini, che pur sconfitto dal Cittadella passa il turno in virtù della miglior posizione in classifica. La prima gara è mercoledì 9 alle 20,45, il ritorno domenica 13 ancora alle 20,45. La serie A è un affare per due.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Motociclismo: Valentino Rossi operato

 

 

6/6/2010 (11:32) - L'INFORTUNIO

Rossi operato, il decorso è regolare:
"Ho avuto paura, una brutta caduta"

Messaggi di auguri fuori dall'ospedale fiorentino di Careggi
 
 
I medici: «Ora si sente meglio»
Vale ottimista: «Torno presto»

FIRENZE
Il campione di motociclismo Valentino Rossi «ha dormito serenamente ed ha passato la notte in modo regolare riposando bene, il decorso post-operatorio è regolare».

È quanto spiegano dal Cto dell’ospedale fiorentino di Careggi dove Valentino Rossi ieri è stato operato per la frattura di tibia e perone riportata in un incidente al circuito del Mugello. Rossi è ricoverato in terapia sub-intensiva. Stamani a fargli compagnia c’era la fidanzata Marwa Klebi.

I sanitari che stamani che gli hanno fatto visita lo descrivono tranquillo e sereno e spiegano che, vista l’attenzione mediatica, su consiglio dei medici Rossi chiede un paio di giorni di tranquillità per affrontare il decorso post-operatorio.

Valentino Rossi «sta bene e ha chiesto una tv per poter guadare il MotoGp». Lo ha detto Roberto Buzzi, responsabile dell’area traumatologica del Cto di Careggi illustrando ai giornalisti le condizioni di salute del campione di motociclismo. Buzzi ha aggiunto che oggi Rossi sarà trasferito dal reparto di terapia sub-intensiva al reparto traumatologia, aggiungendo che ha ancora la ferita aperta, che rimarrà a Careggi probabilmente per una settimana e che gli ci vorranno alcuni giorni per poter appoggiare di nuovo il piede a terra.

Ai giornalisti che gli chiedevano quando Valentino Rossi potrà tornare in attività Buzzi ha risposto: «Bisogna monitorare i progressi e poi decidere. Il suo morale è buono. Come tutti gli atleti guarda sempre avanti e ha tante risorse per recuperare più velocemente possibile». Buzzi ha spiegato che Valentino Rossi «non ha nè dolori nè febbre e ha chiesto di poter avere una tv per guardare il Moto Gp. Questo ci dice che mentalmente sta tornando a un ruolo attivo. Ha bisogno di un pò di calma».

Il professore ha poi aggiunto che i sanitari hanno «programmato un nuovo lavaggio e una eventuale sutura della ferita per domani. Siamo ottimisti, la notte è stata tranquilla, ha riposato senza dosi addizionali di analgesici». Valentino Rossi sarà spostato «in giornata in reparto perchè non c’è bisogno di una sub-intensiva - ha detto Buzzi - confermo una permanenza qua di sette giorni. Quando la cicatrice sarà suturata potrà tornare ad appoggiare il piede. Credo che questo possa accadere fra qualche giorno». A fare compagnia a Valentino Rossi c’è la mamma, la fidanzata, alcuni amici e colleghi del team Yamaha. I sanitari vogliono comunque evitare un affollamento e lasciano passare soltanto i parenti stretti. A chi gli ricordava la battuta di ieri di Rossi («mi mettono un chiodo e mi mandano via») Buzzi ha detto sorridendo: «Battute non ne ha fatte altre ma arriveranno presto senz’altro».

«Non vi preoccupate, torno presto. Ho avuto paura, ora va molto meglio. Ci vorrà un pò di tempo, l’importante è tornare al 100%», le prime parole di Valentino Rossi dimostrano l'inguaribile ottimismo del centauro di Tavullia. Il Dottore si prepara ad una lunga riabilitazione dopo la frattura a tibia e perone: «Cercherò di tornare il più presto possibile. Ho capito subito che mi ero fatto male, vedere il piede un pò staccato dalla gamba è stato brutto. È stata una brutta caduta, ci sono stati momenti difficili», dice Rossi in collegamento telefonico con Mediaset. «Sto piuttosto bene. Ringrazio tutti quelli che al Mugello stanno mostrando striscioni per me. Ringrazio i piloti che mi hanno salutato e che mi sono vicini», dice Rossi, che dimostra di aver ritrovato il sorriso. «Ora ho scoperto di avere un bellissimo rapporto con la morfina...», dice. «L’operazione è andata benissimo, il dottor Buzzi è stato bravissimo e domani mi chiuderanno la ferita», dice ancora. Oggi guarderà in tv la gara della MotoGp: per lui, il Mondiale è virtualmente finito. «Speriamo che oggi non vinca nessuno...», dice sorridendo.
da: "La StampaWeb"

Tennis: Parigi, storico trionfo della Schiavone: "Oggi mi sento una vera campionessa"

 

 

5/6/2010 (16:28) - ROLAND GARROS

 

L'esultanza di Francesca Schiavone
 

Superata in due set l'australiana Stosur. La "Leonessa" è la prima azzurra a trionfare nello Slam
PARIGI
Francesca Schiavone entra nella storia del tennis. La Leonessa ha vinto il Roland Garros, il più importante torneo del mondo sulla terra battuta, superando in finale l’australiana Samantha Stosur, numero 7 del mondo, con il punteggio di 6-4 7-6 (2) in un’ora e 37’. È la prima vittoria di una tennista italiana in una prova del Grande Slam. In campo maschile ci era riuscito Adriano Panatta, nel lontano 1976, proprio sulla terra rossa di Parigi. Grazie a questo trionfo la tennista milanese diventerà numero 6 nel ranking femminile.

L’azzurra ha compiuto l’impresa con una prestazione memorabile per qualità, personalità e intelligenza tattica. Non si è fatta impressionare dall’avvio lanciato dell’avversaria: la Stosur non ha concesso nemmeno un punto nei primi 2 turni di battuta. La Schiavone ha avuto il merito di rimanere in scia, tenendo testa alla rivale con 2 ace. Il quinto gioco è stato il più combattuto della fase iniziale del match. L’australiana ha cominciato con un paio di errori ma da 0-30 ha rimediato grazie alla potenza del servizio e del dritto. Alla battuta si è aggrappata anche l’azzurra, che ha trovato il prezioso terzo ace per evitare guai nell’ottavo game. Sul 4-4, è arrivata la svolta del primo parziale. Con una condotta impeccabile, impreziosita da un attacco perfetto, la Schiavone si è procurata 3 palle break: la Stosur ha annullato le prime 2 ma si è arresa sulla terza. Avanti 5-4, la "leonessa" ha risolto i problemi aggrappandosi alla prima di servizio e ha completato l’opera quando la sua avversaria ha affondato in rete l’ennesimo rovescio: 6-4 in 40’.

La Schiavone ha continuato ad interpretare la sfida in maniera perfetta anche all’inizio del secondo set. Ha costretto la Stosur a scelte tattiche sgangherate e punito l’avversaria spesso incerta a rete. La Stosur ha però cambiato marcia imponendo il ritmo con il solito dritto martellante. È scappata sul 4-1, dando l’impressione di poter agevolmente approdare al terzo set. All’improvviso, però, ha dovuto fare i conti con una rivale rinata. La Schiavone, latitante per un paio di game, è rientrata prepotentemente in partita con una reazione degna del suo soprannome. Ha ritrovato il servizio ed è risalita fino al 4-4, tenendo poi il passo con altri 2 ace determinanti per confezionare il 5-5. Senza sussulti, il set è arrivato all’epilogo del tie-break. Dal 2-2, l’azzurra ha regalato prodezze a ripetizione: 4 punti vincenti per arrivare al 6-2. Il primo matchpoint è stato sufficiente: la Stosur si è arresa dopo 1h37’.

All’errore della sua avversaria che le ha regalato la vittoria, l'azzurra ha alzato le braccia al cielo agitandole in segno di incredulità per poi gettarsi, esausta e felice, a terra con le mani al viso prima di baciare la terra del campo centrale Philippe Chatrier del Roland Garros. Quindi la Schiavone ha raggiunto il gruppo di amici e parenti che per tutto l’incontro l’ha incoraggiata e si è stretta in un abbraccio col suo allenatore Corrado Barazzutti. Si è poi arrampicata in cima agli spalti del centrale del Roland Garros per concedersi un bagno di folla tra i suoi tifosi più accaniti. Gioendo tra il pubblico, la tennista di Milano è stata coperta da una grande bandiera italiana.

«Mi sento una vera campionessa, mi sento fantastica». Francesca Schiavone fatica a controllare l’emozione nella cerimonia di premiazione dopo il trionfo nella finale del Roland Garros. «Devo dire qualcosa... non ho preparato niente... », abbozza la milanese dopo aver ricevuto il trofeo dalle mani di Mary Pierce, ex fuoriclasse franco-canadese. L’azzurra progressivamente si scioglie rivolgendosi al pubblico che ha gremito gli spalti del campo Phillipe Chatrier. In particolare, rende omaggio all’avversaria battuta oggi, l’australiana Samantha Stosur. «È una grande atleta, una grande persona», dice in inglese prima di parlare direttamente alla 26enne di Brisbane: «Meriti di essere qui la prossima volta, sei ancora molto giovane».

In italiano, si rivolge al suo entourage e ai suoi tifosi: «Penso che senza il vostro supporto non sarei quello che sono e non avrei fatto quello che ho fatto. Siete nel mio cuore». Quindi, il saluto ai genitori: «Vorrei salutare mamma e papà che sono a casa». Per chiudere, in un clima sempre più informale, il ringraziamento alla Pierce: «Grazie per essere qui oggi». La tennista ha poi ricevuto una telefonata di complimenti del presidente della Repubblica Napolitano.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Campionati del Mondo di Calcio: Pirlo si rompe, Mondiali a rischio

 

 

4/6/2010 (17:42)

 

Infortunio al polpaccio, recupero in salita. Ko Drogba e Ferdinand

SESTRIERE
La tegola sull’Italia arriva il giorno dopo la figuraccia col Messico: Andrea Pirlo si è rotto, il suo Mondiale è a forte rischio. Come fu con Cannavaro a Euro 2008, come anche con Gattuso prima del Mondiale 2006. Due precedenti diversi, soprattutto nell’esito, perchè nel primo caso il capitano azzurro si dovette operare e saltò tutto il torneo continentale, nel secondo il centrocampista partì per la Germania con il dubbio e poi fece un grande Mondiale.

La diagnosi di Pirlo, alla vigilia di quest’altro Mondiale, lascia spazio a poche speranze: distrazione di secondo grado del gemello laterale del polpaccio sinistro. Nella media, vuol dire una ventina di giorni per recuperare. E se fosse davvero così, il regista azzurro, l’uomo che doveva accendere la luce dell’Italia, tornerebbe disponibile solo il 24 giugno, ovvero la data dell’ultima delle tre partite del girone azzurro, contro la Slovacchia. È un rischio che Lippi può correre? C’è tempo per rispondere fino al 13 giugno, data limite per chiedere alla Fifa la sostituzione di un giocatore dalla lista dei 23 per grave infortunio. «Il caso di Pirlo - ha spiegato il medico azzurro, professor Enrico Castellacci - come anche quello di Camoranesi, rientra in questi casi di gravità. Anche se Pirlo preoccupa molto di più. Per fortuna c’è tempo». Ma non tantissimo.

Pirlo ha avvertito ieri una fitta al polpaccio quando è uscito dal campo, sostituito a 10’ dalla fine da Palombo. Un cambio che, a posteriori, potrebbe rivelarsi più duraturo della semplice evenienza di ieri. L’assenza di Pirlo scombussola infatti del tutto i piani di Lippi, che sarà di sicuro costretto a ridisegnare la sua idea di Italia, almeno per la partita più difficile delle prime tre, il 14 giugno contro il Paraguay. «Per quel giorno sarà impossibile riaverlo a disposizione - spiega Castellacci - lo monitoreremo giorno per giorno, poi faremo le nostre valutazioni mediche e Lippi farà la sua scelta tecnica». Il centrocampista del Milan e della Nazionale è tornato a casa già oggi, a Milano. Lo staff medico della Nazionale gli ha affidato un protocollo di cure, poi il giocatore si unirà al gruppo l’8 giugno a Malpensa, per la partenza per il Sudafrica. A questo punto è ancora più sicura la presenza anche di un ventiquattresimo, Cossu, che inizialmente era previsto in gruppo per le condizioni di Camoranesi mentre Borriello,Rossi ,Sirigu e Cassani tornano a casa. L’argentino migliora, assicura il medico azzurro. Da valutare se nelle prossime ore Lippi metterà in preallarme un’altra riserva, che in quel caso potrebbe essere Candreva.

L’allarme legato a Pirlo è arrivato poco dopo l’annuncio di due forfait eccellenti, entrambi riguardanti grandi nomi della Premier League inglese: il centravanti ivoriano Didier Drogba ed il capitano della nazionale inglese Rio Ferdinand. Drogba, che aveva preparato l’avventura iridata timbrando 29 gol in 32 presenze nella Premier League vinta con il Chelsea, ha dovuto rinunciare ai Mondiali al via tra sette giorni per una frattura al gomito destro riportata nell’amichevole giocata oggi e vinta per 2-0 con il Giappone in Svizzera. Dopo avere segnato uno dei due gol ivoriani Drogba è stato costretto ad uscire dal campo, visibilmente dolorante, in seguito ad un duro scontro di gioco con Marcus Tanaka, ammonito dall’arbitro per l’entrataccia costata al centravanti del Chelsea una visita in ospedale con il morale già sotto i tacchetti e, poi, l’annuncio del forfait. Affidato al compagno di squadra Kolo Touré: «Didier mi ha detto che per lui il Mondiale è finito».

Per la Costa d’Avorio di Sven Goran Eriksson - che ai Mondiali affronterà nella fase a gironi Brasile, Portogallo e Corea del Nord - si tratta di una defezione grave, visto che le speranze della selezione africana erano riposte in gran parte sul prolifico bomber del Chelsea. Sempre oggi l’Inghilterra ha perso il capitano Rio Ferdinand, costretto a rinunciare all’avventura iridata (poteva essere l’ultima in carriera, nel 2014 avrà 35 anni) per un colpo ad un ginocchio riportato in allenamento. L’Inghilterra di Fabio Capello ha incassato questa grave defezione a poco più di 24 ore dall’arrivo in Sudafrica per il torneo al via venerdì prossimo a Johannesburg con il match tra Sudafrica e Messico. La fascia di capitano passerà a Steven Gerrard, centrocampista del Liverpool, mentre Michael Dawson del Tottenham è stato convocato per rimpiazzare Ferdinand nell’elenco dei difensori. Dawson dovrebbe partire per il Sudafrica entro le prossime 12 ore.
da: "La Stampa Web"

Classe MotoGp: Mugello, dominio Yamaha in prova

 

 

4/6/2010 (15:4) - GP D'ITALIA
  
  
Nella classifica del Mondiale Rossi è secondo a 9 punti da Lorenzo
 
 
Nella prima sessione di libere Rossi ottiene il miglior tempo su Lorenzo e Loris Capirossi
ROMA
Doppietta Yamaha e miglior tempo per Valentino Rossi nella prima sessione di prove libere della classe MotoGp al Gran Premio d’Italia, quarto appuntamento del Motomondiale. Sul circuito del Mugello, il campione del mondo ha girato in 1'49''751 ed ha preceduto di 0''369 lo spagnolo compagno di squadra Jorge Lorenzo, leader della classifica iridata e vittorioso due settimane fa in Francia.

Terzo tempo a 0''608 poi per Loris Capirossi (Suzuki), quarto tempo a 1''021 per lo statunitense Colin Edwards (Yamaha Tech3), quinto tempo a 1''022 per lo spagnolo Daniel Pedrosa (Honda), sesto tempo a 1''253 per l’altro americano Ben Spies (Yamaha Tech3), settimo tempo a 1''377 per l’australiano Casey Stoner (Ducati), ottavo tempo a 1''504 per Andrea Dovizioso (Honda). Dodicesimo tempo a 1''966 poi per Marco Simoncelli (Honda Gresini) e tredicesimo tempo a 2''031 per Marco Melandri (Honda Gresini). Lorenzo guida il Mondiale con 70 punti, a +9 su Rossi e a +28 su Dovizioso.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Tennis: Schiavone in finale al Roland Garros

 

 

3/6/2010 (14:45) - EXPLOIT AZZURRO
 
Francesca Schiavone, 29 anni, entrerà nella top ten
La Dementieva si ritira dopo un set perso 7-6. Prima volta di una azzurra negli Slam; ora attende la vincente tra Stosur e Jankovic
PARIGI
Francesca Schiavone è in finale al Roland Garros. La 29enne milanese ha beneficiato del ritiro della russa Elena Dementieva in semifinale. La Schiavone aveva vinto il primo set al tie-break per 7-3, poi la russa è stata costretta ad abbandonare per problemi fisici. In finale, l’azzurra affronterà la vincente della sfida fra l’australiana Samantha Stosur e la serba Jelena Jankovic. La Schiavone è la prima italiana di sempre nella finale di un torneo femminile dello Slam.

La Dementieva, durante il set disputato, non aveva dato alcun segno di sofferenza, il suo ritiro ha quindi sorpreso sia l’arbitro che la giocatrice azzurra; una volta che il set si è concluso la russa ha stretto la mano alla sua avversaria e all’arbitro abbandonando il match. Il parziale si è giocato sul filo dell’equilibrio, con la due giocatrici che fino al 3 pari hanno mantenuto il servizio, nonostante tre palle break non trasformate dalla Schiavone. Nel settimo gioco, alla prima possibilità, la Dementieva ha strappato la battuta alla tennista lombarda provando a imprimere una svolta alla partita. La Schiavone però è rimasta concentrata e, approfittando anche di alcuni doppi falli della sua avversaria, ha piazzato subito il controbreak riportando la situazione in parità.

Nel finale di set la Dementieva ha iniziato a concedere qualche regalo in più, i doppi falli sono diventati quattro mentre gli errori non forzati a fine set saranno ben 24, la Schiavone non è però riuscita ad approfittarne, nonostante un’altra palla break avuta sul 4 pari. Si è giunti quindi al tie-break, il più importante della carriera di Francesca Schiavone. La «Leonessa» è partita male, concedendo subito il mini-break e andando sotto di due a zero.

Poi all’improvviso, forse anche a causa del dolore che l’ha poi costretta al ritiro, Elena Dementieva non è riuscita più a incidere e la Schiavone ha dato il via alla rimonta che con sei punti consecutivi l’ha portata a quattro set point. La Dementieva ha annullato solamente il primo, poi la Schiavone ha chiuso alla grande il tie-break 7-3 conquistando quello che sembrava solamente il primo set. Solo quando si è seduta e ha visto la sua avversaria avvicinarsi e porgerle la mano ha capito che quel tie-break perfetto gli è valso la prima finale in uno Slam della sua carriera e della storia del tennis femminile italiano.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Calcio: Italia flop, due schiaffi dal Messico

 

3/6/2010 (20:59) - AMICHEVOLE PRE-MONDIALE

 

Un contrasto tra Carlos Vela e Fabio Cannavaro
     

Azzurri imballati, Vela e Medina a segno. Nel finale gol di Bonucci
Lippi: eravamo stanchi, normale
BRUXELLES
È finita con una sconfitta la penultima delle amichevoli pre-Mondiali dell’Italia di Lippi: 1-2 contro il Messico sul terreno di gioco di Bruxelles. Marcature aperte al 16mo del primo tempo dal messicano Vela, che di prima intenzione sfrutta un assist da un compagno dalla metà del centrocampo e sorprende Buffon in uscita; raddoppio nella ripresa al 39mo con Medina, al termine di un’azione manovrata che ha tagliato la difesa italiana, e quindi al 44mo il gol degli azzurri, ad opera di Bonucci dopo una serie di rimpalli nell’area piccola successivi a un calcio d’angolo. Diverse le sostituzioni da una parte e dall’altra, ma di certo i messicani sono apparsi più in partita e con manovre più ragionate, preferendo il fraseggio per aggirare il centrocampo azzurro, mancando di un soffio un paio di nette occasioni da gol.

La sconfitta di oggi si può spiegare anche così, al Sestriere Lippi ha pensato più alla preparazione atletica e i frutti si raccoglieranno soltanto tra qualche giorno. Il Messico, invece, di amichevoli ne ha giocate tante ed è già in palla tanto che il risultato poteva essere più largo, solo nel finale con Bonucci gli azzurri hanno accorciato le distanze, ma hanno anche rischiato di incassare la terza rete. Si comincia con Lippi che, privo di Chiellini e Camoranesi, schiera il 4-2-3-1 provato al Sestriere. Buffon tra i pali, Zambrotta, Bonucci, Cannavaro e Criscito in difesa. In mezzo De Rossi e Pirlo, poi Iaquinta, Marchisio e Di Natale alle spalle dell’unica punta Gilardino. Ne schiera tre, invece, il Messico con Hernandez al centro, la stellina del Barcellona, Giovani Dos Santos, e Vila larghi sulle fasce. Ottimo l’inizio degli azzurri, dopo appena 3 minuti Iaquinta centra la traversa di testa, all’8’ ci prova di Natale con un destro a girare che finisce alto. Buon avvio, ma poi il Messico sale in cattedra e mette in crisi la nostra difesa che, al 17’, incassa la rete di Vela che, tutto solo, mette dentro al volo su assist di Giovani. Due gran tiri dalla distanza di Salcido, intervallati dalla punizione di Pirlo, e una conclusione di Marchisio chiudono il primo tempo. Nella ripresa dentro Pepe per Di Natale. La difesa azzurra non è in serata, Barrera va subito vicino al 2-0, al 9’ in tre soli davanti a Buffon che viene graziato da Hernandez, poi Zambrotta rischia il rigore su Vela.

L’Italia soffre e tanto, inconcludente in attacco, fragile a centrocampo e vulnerabile in difesa. Nella prima mezz’ora, a parte un colpo di testa di Gilardino che non trova la porta e un gol annullato, per un netto fuorigioco, allo stesso attaccante della Fiorentina nulla da segnalare in chiave azzurra. Al 33’ acuto di Iaquinta che trova lo spazio per un cross appena lungo per Pazzini. Al al 39’ arriva anche il meritato 2-0 messicano, lo sigla Medina su assist dell’eterno Blanco. Nel finale Bonucci, dopo un palo del neo-entrato Bocchetti, trova il gol del 2-1 in mischia. Buffon evita l’1-3 dicendo no a Guardado al 92’. Italia ko, è una sconfitta indolore, il Mondiale azzurro inizia il 14 e c’è ancora un pò di tempo. Fermo restando che i campanelli d’allarme ci sono: da rivedere l’esperimento Marchisio trequartista, così come l’intero modulo che lascia troppo scoperto il centrocampo. Nel giudizio finale, però, non si può non tenere conto del duro lavoro del Sestriere, una mini-preparazione atletica che darà i suoi frutti fra qualche giorno. Tante le cose da migliorare, poche quelle da salvare. Tra queste la discreta prova di Criscito a sinistra e il gol di Bonucci, alla seconda presenza e già in rete.

Il ct non si preoccupa. «Non è importante essere in condizione ora ma fra 10 giorni», dice Lippi. «Avevamo le gambe pesantissime, se avessimo giocato sei-sette partite come loro saremmo stati in condizioni migliori». L’Italia tornerà in campo sabato a Ginevra per l’ultimo test con la Svizzera.
da: "La Stampa Web"

Tennis: Roland Garros, Schiavone fa la storia

 

1/6/2010 (15:14) - PARIGI
 
L'urlo liberatorio di Francesca Schiavone, 29 anni
 
     
La 29enne in semifinale grazie alla vittoria sulla Wozniacki.
E' la prima italiana dopo 56 anni
PARIGI
Cinquantasei anni dopo Silvana Lazzarino, un’altra azzurra entra nella storia dalla porta principale. Francesca Schiavone conquista le semifinali al Roland Garros, il secondo Slam stagionale sulla terra battuta parigina, regolando ai quarti la danese Caroline Wozniacki, la numero 3 del mondo e del tabellone che aveva fermato la corsa di Flavia Pennetta.

La tennista milanese, testa di serie numero 17, ha dominato la scena vincendo per 6-2 6-3 in un’ora e venti minuti, mettendo a segno ben 24 punti vincenti contro la 20enne bionda scandinava, incapace di trovare il filo del gioco di fronte alle variazioni della "Leonessa". L’azzurra ha saputo alternare magistralmente accelerazioni vincenti a palle pesanti e profonde, è sempre andata a rete al momento giusto ed è stata bravissima a passare la rivale quando questa ha provato a presentarsi a rete. Un match perfetto, insomma, con la lombarda che nel primo set travolge la Wozniacki, brekkando al quarto game con un tennis da applausi.

La danese è ritornata sotto strappando a sua volta il servizio all’azzurra, ma da quel momento la Schiavone non le ha concesso più nulla infilando cinque game consecutivi che l’hanno portata sul 6-2 2-0. C’è stata ovviamente la reazione della Wozniacki: sotto 3-1 ha recuperato fino al 3-3. L’azzurra è andata a servire ed è stata fredda e determinata nel momento decisivo del match: ha difeso il turno di battuta con grande autorità, quindi ha strappato ancora il servizio all’avversaria ed ha chiuso al proprio turno di battuta con uno spettacolare smash vincente dopo aver conquistato il primo mach point con un punto serve and volley da applausi. Per la 29enne milanese, che da lunedì entrerà per la prima volta tra le top ten, si tratta della prima semifinale Slam della carriera: a fine match si è inginocchiata e ha baciato la terra rossa del Philippe Chatrier che gli tributava il giusto applauso.

Tra le azzurre solo Flavia Pennetta in passato aveva vinto un match sul Centrale del Roland Garros: nel 2008 superò Venus Williams al terzo turno. Per Schiavone, al prossimo round, c’è la russa Elena Dementiva, quinta forza del seeding: la 28enne moscovita conduce per 6 a 4 nei precedenti. Qualora vincesse, la Leonessa non solo riscriverebbe la storia del tennis italiano ma incasserebbe il sostanzioso premio varato dalla Fit, che è di 100mila euro per la semifinale, 200mila per la finale e 400mila per la vittoria.
da: "La Stampa Web"

Ciclismo: Basso conquista il Giro d'Italia

 

30/5/2010 (17:18)
 
   
    
All'Arena di Verona il varesino
bissa la vittoria di quattro anni fa
VERONA
Dalla cronometro di Verona, 15 chilometri con il clou alle Torricelle e gran finale nell’Arena, il 93esimo Giro d’Italia aveva poco da chiedere se non la conferma, al terzo posto, di Vincenzo Nibali, messo nel mirino da un altro italiano che avrebbe meritato il prestigioso piazzamento, Michele Scarponi. Il resto invece si era deciso ieri, scalando il Gavia e salendo verso il Tonale: Ivan Basso era il padrone della maglia rosa e mai e poi mai l’avrebbe persa in così poca strada da pedalare. Tanto più che il suo diretto antagonista, lo spagnolo David Arroyo, non fa il cronoman di professione. E, allora, quella del 32enne varesino della Liquigas diventa una sorta di cavalcata verso un successo che aveva già assaporato nel 2006, prima della lunga squalifica per il suo coinvolgimento nella Operacion Puerto.

Basso arriva, con un sorriso grande così, 15esimo a 42 secondi dal vincitore di giornata, lo svedese Gustav Erik Larsson (Saxo Bank), bacia la moglie Micaela e si porta sul podio i figli Santiago e Domitilla, annunciando la prossima nascita di un terzo bebè. Tutto perfetto nel "Basso day", anche la compagnia nel cerimoniale rosa del suo compagno e gregario (di lusso) Nibali, che dopo la prova contro il tempo vede aumentare da 1 a 13 i secondi di distacco su Scarponi, alla fine quarto e deluso. Basso è certo che, rispetto alla sua vittoria di quattro anni fa, «questo è stato il Giro più amato dalla gente, che ha visto che ho lottato sino alla fine. Ero secondo dopo pochi giorni, poi ci sono state la caduta di Montalcino e la tappa di L’Aquila, dopo la quale ho seriamente creduto di non farcela perchè Arroyo è forte ed ha una squadra abituata a vincere. La Liquigas invece ha reagito con grande orgoglio e da quel momento abbiamo fatto tutto nel modo giusto».

Un grazie particolare a Nibali, «che è salito con me sul podio: è lui il futuro del ciclismo italiano, tra qualche anno le parti saranno invertite». Detto che ora «è felice al cento per cento anche quella parte di me che era infelice», Basso fa subito una riflessione sul Tour de France: «Per qualche giorno sarò tranquillo, poi inizierò a concentrarmi sul Tour. È il mio secondo obiettivo della stagione: non andrò in Francia tanto per partecipare ma cercherò di correre al livello dei migliori. In questi anni Contador ha dimostrato una superiorità disarmante ma io sono cresciuto molto. Insomma, ci credo e cercherò di prepararmi al meglio». Basso a parte, chiude un gran Giro anche Marco Pinotti, secondo nella crono davanti a Vinokourov e nono nella generale, a dimostrazione di poter diventare presto il nuovo "Bruseghin". L’iridato Cadel Evans torna a casa con il muso un po' lungo e la maglia rossa di leader della classifica a punti, capofila di una novelle vague australiana che ha visto Matthew Lloyd e Richie Porte vestirsi, rispettivamente, di verde (miglior scalatore) e di bianco (miglior giovane).

L'addio di Simoni
La tappa di oggi ha fatto segnare anche l'addio al ciclismo professionistico di Gilberto Simoni. Un addio all’insegna dell’allegria: terminata la prova a cronometro di Verona, ultima tappa di questo Giro d’Italia, "Gibo" si è sfilato rapidamente la tuta sociale della Lampre con cui aveva coperto i 15 km del tracciato, ha nuovamente inforcato la bicicletta e con quella è entrato - attraverso un tunnel passerella - nell’Arena di Verona facendo una grande sorpresa a tutti: indossava una tuta ciclistica nera che lasciava ben in vista la camicia bianca e la cravatta di colore ovviamente rosa, il colore del Giro. Ampi sorrisi da parte del quasi 39enne ciclista trentino di Palù di Giovo, 32 vittorie in carriera, tra cui il Giro d’Italia del 2001 e del 2003, una volta piazzatosi secondo alla corsa rosa (2005) e quattro volte al terzo posto (1999, 2000, 2004 e 2006), passato per undici formazioni (tre volte, nel tempo, alla Lampre). Di Giri d’Italia ne ha corsi 15, il primo nel 1997. La folla ha ricambiato con lunghi applausi e urla di incitamento, mentre "Gibo" sollevava in aria la sua bici, quasi a dire che quella era il simbolo della sua vita e quella ora viene idealmente appesa a un chiodo. L’omaggio di oggi di Simoni alla folla dell’Arena è stato un bis: ieri infatti aveva tentato il colpaccio sul Gavia ma poi aveva ceduto nel finale, eppure sul traguardo del Passo del Tonale non aveva mancato di applaudire - lui - i tifosi assiepati lungo le transenne. Un addio molto signorile e rispettoso del pubblico che in tutti questi anni lo ha accompagnato.
da: "La Stampa Web"

Ciclismo - Giro d'Italia: Gavia, rischio neve. Basso preferisce il Mortirolo bis

28/5/2010 (7:53)
 
Ivan Basso (Liquigas) alle prese con una delle salite di questo Giro
Potrebbe saltare la cima Coppi
GIORGIO VIBERTI
INVIATO A BRESCIA
La resa dei conti. Dopo la 18ª tappa di ieri, vinta in volata da Greipel su Dean e Dall’Antonia senza mutamenti in classifica, il Giro si decide in queste ultime tre giornate: oggi e domani su montagne durissime come Mortirolo e Gavia, domenica con la crono conclusiva di 15 km a Verona.

Arrivano le tanto attese salite storiche, l’anima del ciclismo. E la maglia rosa Arroyo è pronta a difendersi da Basso e Evans, anche se non sa ancora bene su quale terreno, nel senso che la 20ª tappa di domani è sub judice. Sul Passo Gavia, cima Coppi di questo Giro con i suoi 2618 metri, ci sono dai 4 ai 6 metri di neve, che sono stati sgomberati e fino a ieri non rappresentavano una minaccia per il transito dei corridori. Per oggi e domani, tuttavia, il meteo prevede altre precipitazioni, anche nevose. Nella storia del Giro, del resto, il Gavia ha spesso fatto i capricci. La prima ascesa risale al 1960, pochi mesi dopo la morte di Coppi: vinse Charly Gaul ma solo grazie a una doppia foratura di Imerio Massignan, l’eroe di quel giorno. Annullata per maltempo la tappa del 1961, il Gavia tornò a far parlare di sè nel 1988 con la famosa bufera di neve che rischiò di congelare numerosi corridori: vittoria dell’olandese Breuking e maglia rosa all’americano Hampsten. Un altro annullamento caratterizzò la tappa del 1989.

Onde evitare sorprese, per domani la direzione del Giro ha preparato un percorso alternativo che prevede di scalare nuovamente il Mortirolo (metri 1854), in programma già oggi, anche se lungo un tracciato parzialmente diverso. Nella tappa odierna la montagna che nel 1994 lanciò Pantani verrà affrontata da Mazzo di Valtellina (lunghezza 12,8 km, pendenza media 10,3%, massima 18%) dopo le salite di Aprica e Trivigno e prima del finale ancora verso l’Aprica. Domani, invece, il percorso alternativo - anziché Forcola di Livigno, Passo di Eira, Passo di Foscagno e Passo Gavia - proporrebbe la salita di Trivigno, poi l’Aprica, quindi il Mortirolo partendo da Grosio, dunque su una strada più lunga (14,8 km) e meno dura (pendenza media 8,3%) rispetto ad oggi. Immutato resterebbe il finale verso il Tonale.

«Non conosco nè Gavia nè Mortirolo - dice il leader rosa Arroyo - ma mi hanno detto che sono terribili». Lo spagnolo sarebbe contento del percorso alternativo: «Preferisco le salite più dure e meno lunghe, quindi meglio evitare il Gavia» che ha pendenze minori (media 5,6%, massima 14%) e non finisce mai (24,9 km). «Sul Mortirolo contano meno le doti di fondo, inoltre potrei tenere vicino a me fino in cima i miei gregari Lastras e Uran». Cadel Evans preferirebbe invece mantenere inalterato il tracciato: «Il Gavia mi piace e sulla discesa successiva posso mettere in difficoltà Arroyo e soprattutto Basso». Il quale, con un tranquillità e un pizzico di fatalismo, lascia che decida il meteo: «L’eventuale maltempo sarebbe decisivo in ogni caso. Sono un corridore di fondo, quindi il Gavia è fatto per me. In discesa però potrei perdere l’eventuale vantaggio. Quindi va bene anche fare due volte il Mortirolo», dove nel 2006 Basso costruì la sua vittoria solitaria all’Aprica che gli consegnò il Giro. «Per le mie caratteristiche - interviene Nibali - il Gavia è meglio del Mortirolo, anche perché me la cavo bene in discesa. Ma a questo punto del Giro contano più di tutto le energie rimaste». E magari la tappa di oggi potrebbe già stravolgere la classifica e quindi anche le strategie di domani, che resti il Gavia o si ripeta il Mortirolo.

Ordine di arrivo:
1. Greipel (Ger);
2. Dean (Nzl);
3. Dall’Antonia;
4. Henderson (Nzl);
5. Hondo (Ger);
segue il gruppo con tutti i big.

Classifica:
1. Arroyo;
2. Basso 2’27";
3. Porte 2’44";
4. Evans 3’09";
5. Sastre 4’41";
6. Nibali 4’53";
7. Vinokourov 5’12";
8. Scarponi 5’24";
9. Cunego 9’21";
25. Garzelli 34’32".

Oggi 19a tappa Brescia-Aprica di 195 km con 4 GpM (fra cui il Mortirolo) e arrivo in salita.

 

da: "La Stampa Web"

 

 

Ciclismo: Giro d'Italia, tappa a Scarponi. Basso in rosa - Mortirolo, capolavoro made in Italy

 

 

28/5/2010 (17:42) - LA SVOLTA

Giro, tappa a Scarponi. Basso in rosa
Mortirolo, capolavoro made in Italy

Ivan Basso in maglia rosa
Il tappone di montagna stravolge la classifica, Ivan leader generale dopo la grande fuga con Nibali:
"Domani è di nuovo battaglia"

BRESCIA
«Domani ci aspetta un’altra battaglia». Ivan Basso compie il suo capolavoro e, invece di rilassarsi, guarda avanti. In una tappa simbolo del ciclismo italiano dove è nata la leggenda di Marco Pantani, il varesino riconquista la maglia rosa dopo quattro anni. In classifica il varesino 51 secondi di vantaggio su David Arroyo. Al terzo posto a 2’30" Vincenzo Nibali, compagno di squadra di Basso, dietro di lui Michele Scarponi, con un distacco di 2’49". Arroyo ha difeso fino all’ultimo la sua maglia rosa. Staccato dal forcing di Basso, Nibali e Scarponi sulla salita del Mortirolo, ha recuperato in discesa, ma quando la strada è tornata a salire prima di Aprica ha perso di nuovo terreno.

Sulla Cima Coppi il distacco dello spagnolo era di quasi due minuti, ma in discesa Arroyo ha recuperato un minuto. Sul rettilineo successivo però, soprattutto sugli ultimi strappi, non ha avuto più la forza di reagire, anche perchè non ha trovato la collaborazione di Vinokourov, Evans, Sastre e Gadret. Sul traguardo il più veloce del terzetto di testa era Scarponi, che precedeva Basso e Nibali. Il gruppetto di Arroyo arrivava a poco più di tre minuti, regolato in volata da Vinokourov.

Il 28 maggio di 4 anni fa, Basso vinceva il Giro. Ora, ha la chance di ripetersi e di cancellare le sofferenze legate alla squalifica di due anni scontata per doping. «È tutto alle spalle, pensiamo al presente. C’è una tappa importante domani e poi una crono altrettanto importante. Dopo i momenti difficili che ho passato, queste sono giornate fantastiche», dice Basso. «Il Giro non è ancora terminato: domani ci sarà ancora battaglia, noi continueremo con questo atteggiamento. I miei compagni hanno cominciato a lavorare dopo una sessantina di chilometri, tutto è andato bene. Vediamo cosa succede domani», aggiunge.

Domani un altro tappone di montagna con il quarto e ultimo arrivo in salita. Ad aspettare domani i corridori cinque colli e lunghi settori oltre i 2000 metri. I primi 40 km sono interamente in discesa. Si entra in Svizzera per scalare la Forcola di Livigno. Rientrati in Italia si raggiunge Livigno per affrontare i Passi di Eira e Foscagno. Dopo ancora una lunga discesa su Bormio si affronta la Cima Coppi posta sul Passo Gavia a 2618 metri. A seguire 16 km di discesa ripida e molto tecnica fino a Ponte di Legno. Quindi di nuovo salita e arrivo al Passo del Tonale.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Tennis - Roland Garros: Un Fognini da Mondiale

 

 
 
27/5/2010 - Roland Garros
 
 
Il ligure chiude in mezz'ora il match interrotto ieri per oscurità e rimandato oggi per la pioggia, e svela che il pubblico lo ha bersagliato con il laser. Una vittoria di nervi e di talento che lo lancia al terzo turno dove troverà il "secondo" di Federer, l'altro ex top-10 Wawrinka. La dedica alla fidanzata e all'Inter
STEFANO SEMERARO
“Sono felice. E poi? E poi sono felice, non me lo vedete scritto sulla faccia? E' la vittoria più bella della mia carriera, non avevo mai giocato un match così, contro un avversario così forte, su un campo come questo, con tanto pubblico. Sono felice oggi, voglio solo condividere questa felicità con tutti voi, sperando che lo scriviate sui giornali”. E' il giorno di gloria, per Fabio Fognini, 23 anni compiuti tre giorni fa, n.92 del mondo. Anzi, il secondo jour de glorie, visto che già mercoledì aveva tenuto 4 milioni di francesi inchiodati alla televisione con la sua incredibile rimonta su Gael Monfils, n.15 del mondo, stoppata sul 5-5 del quinto set fra le polemiche, le urla del pubblico e le sue, a tre minuti dalle 10 di sera, dopo 3 ore e 45 minuti di lotta, quando sul centrale di Parigi era già notte e le palline si distinguevano, malamente, solo grazie alla luce dello schermo gigante e a quelle dei box dello sponsor.

Ieri il ragazzo di Arma di Taggia ha dovuto aspettare fino alle 19 e 36 per entrare in campo, perché il campo aveva lacrimato pioggia fino alle 16, e poi era tornato a sgoccialare a lungo, ma alla fine a piangere è stato l'idolo delle banlieu, mentre Fognini ha staccato il biglietto per il terzo turno, dove incontrerà Monfils. E' stato Gael, un semifinalista qui nel 2008, a a buttare in rete il diritto decisivo, quello del 9-7 Fognini, dopo 31 minuti di alta tensione. Prima due palle break per Monfils, poi i drop-shot assassini di Flavio, la rimonta nella rimonta dell'ultimo game, strappato al servizio del francese che pure conduceva 40-0.

“Ma oggi è il giorno della partenza”, ha buttato lì, la faccia allegra e sgherra e gli occhioni blu alla Alain Delon. “E' solo una vittoria, il torneo mica è finito. Però è vero che emozioni così non le avevo mai provate. Ieri mi sono arrabbiato con il pubblico, e mi sono beccato un quindici di penalizzazione perché la decisione di Fransson (il supervisor del torneo, ndr) che sul 4-4 ci ha detto di continuare per due game non mi andava bene. O un game o si andava avanti finchè si poteva, gli ho detto, ma alla fine lui ha deciso così. Problemi con Gael? No, ci conosciamo fin da juniores, c'era tensione ma niente di più, e il pubblico era normale che tifasse per un francese. Però quando sul 5-4, sul terzo matchpoint, mi hanno sparato un laser sugli occhi, proprio non ce l'ho fatta è sono sbottato, non ho detto cose carine Mi dispiace, non lo rifarei, ma anche questa è stata un'esperienza, mi farà crescere”.

Fognini, oltre che per il talentaccio, è famoso anche per le racchette spaccate, per il carattere focoso, per il moccolo facile. Ma stavolta, “caronerie” a parte, è stato bravo a tenere saldi i nervi, a rimontare da due set sotto, a cambiare in corsa, con intelligenza e decisione, una tattica perdente. “Sì, ed è la cosa di cui vado più fiero. Ieri i primi due set erano volati via troppo in fretta, così ho deciso di allungare gli scambi, e ha funzionato. Di solito la tenuta mentale non è il mio forte, sono un ragazzo istintivo, ma due anni fa chi di voi avrebbe detto che sarei stato capace di lottare, non dico vincere, un match del genere? E visto che braccio d'oro, sulle smorzate? Poi dite che sono uno sprecone, ma ieri forse potevo fare qualcosa di più solo sul terzo matchpoint, e oggi dovete dire che ho anche… due marrons comsà”. Risate. Oggi è il giorno della felicità, no? Ieri sera c'era stata anche la tensione del dopo partita, la rabbia per un match che poteva scivolare via, l'insonnia e una frittata mangiata di corsa a casa. Oggi è tempo di dediche, con un 26 (“Il mio numero fortunato”) scritto sulla lente della telecamera dentro un grande cuore, probabilmente per la bella fidanzata bulgara Svetlana. Una firma che sgocciola un po' di storia – in fondo su questo stesso centrale il torneo lo vinse Panatta, nel 1976, battendo Borg, e sempre qui sopra Flavia Pennetta fece fuori Venus Williams due anni fa, e prima ancora Andrea Gaudenzi aveva sorpreso Sampras, nel 2004… - e una decia aggiuntiva: “Forza Inter”. “Ma forse ho scritto Forza Italia, non mi ricordo più”. La gioia è ecumenica, abbraccia tutti, e poi il Mondiale incombe.

da: "La Stampa Web"

 

 

Ciclismo: Giro d'Italia, a Peio Terme vince Monier

 

26/5/2010 (17:59)

 

Monier
Distacchi invariati in classifica, Arroyo conserva la maglia rosa

PEIO TERME (TRENTO)
Dopo cinque tappe il Giro d’Italia torna a parlare straniero. Dopo i successi di Pozzato, Belletti, Nibali, Basso e Garzelli, la diciassettesima tappa, da Brunico a Pejo Terme di 173 km, è stata vinta dal francese Danien Monier (Cofidis), alla sua prima vittoria da professionista. Per la Francia è il secondo successo dopo la tappa di Novi Ligure vinta da Jerome Pineau.

Lo spagnolo David Arroyo Duran (Caisse d’Epargne) ha conservato la maglia rosa con distacchi invariati su Basso e l’australiano Porte. È stata una tappa relativamente tranquilla in cui i migliori si sono risparmiati in vista soprattutto delle ultime tre decisive giornate, con le salite del Mortirolo e del Gavia e l’ultima cronometro di Verona. Dopo numerosi tentativi di fuga, tutti andati in fumo, l’attacco giusto è partito al km 54. Si sono trovati in testa in diciannove corridori, che hanno conquistato un vantaggio massimo di circa dodici minuti.

A poco più di dieci chilometri dal traguardo dai battistrada si sono staccati in tre: Monier, Hondo e Kruijswijk. All’inizio dell’ultima salita, a 3 km dal traguardo, il francese ha staccato tutti e si è involato verso il traguardo da solo. A 36 secondi si è piazzato Hondo, a 39 Krijswijk. Primo degli italiani è stato Stortoni, sesto a 1’48". Mentre il gruppo maglia rosa è giunto con quasi dieci minuti ed è stato regolato in volata da Scarponi. Domani è ultima tappa pianeggiante adatta alle fughe o a un arrivo in volata. È una frazione anche breve, solo 140 km da Levico Terme a Brescia senza gran premi della montagna (solo una breve salita nei primi 10 km). Da Rovereto i corridori costeggeranno il lago di Garda. Molte le gallerie, l’ultima (illuminata) in leggera salita nell’ultimo chilometro.

 

da: "La Stampa Web"

 

 

Campionati Mondiali di Calcio: Lippi e l'Italia a parametro zero

 

25/5/2010 (6:42) - VERSO I MONDIALI

Cannavaro, 32 anni, in Nazionale conta 132 presenze
Il ct "scade" e il capitano non ha il contratto: non me lo rinnovano

MARCO ANSALDO
INVIATO A SESTRIERE
Un allenatore a termine e un capitano che partirà per il Sudafrica senza la garanzia di un altro anno di carriera. Fa un certo effetto quando non si parla della Nuova Zelanda ma dell’Italia campione del mondo di cui Lippi e Cannavaro furono i simboli quattro anni fa: ci siamo inventati la Nazionale a parametro zero che dà un senso di caducità persino alla gloria. «Gli italiani hanno dimenticato tutto molto in fretta», disse Cannavaro un anno dopo la vittoria di Berlino. Adesso può raccontare della pessima memoria della Juventus che non ha esercitato l’opzione per la sua conferma. «Era prevista ma è scaduta. In società c’è gente nuova e hanno da risolvere tanti problemi più importanti del mio futuro: non mi sembrava il momento di farmi avanti per discuterne. Sono tranquillo, sereno. A questa età saprei gestire una trattativa anche mentre mi preparo al Mondiale e se non succede ci penserò al ritorno». Con quali prospettive? «Un professionista deve considerare tutto quello che gli capita, anche se con la Juve ho un buonissimo rapporto. Non ne faccio una questione di soldi, come non la feci tornando a Torino un anno fa quando ci fu chi mi definì mercenario: ho guadagnato abbastanza da non mettere l’ingaggio al primo posto in una scelta. Non ne faccio neppure una questione di garanzie: a 36 anni non si pretende di essere il titolare anzi è meglio giocare meno partite però nella maniera giusta. Sono invecchiato? No, mi sento di continuare ma non è mai un calciatore che decide quando smettere, sono gli altri che lo costringono a farlo». Riassumendo, Cannavaro ha messo in preventivo un distacco dalla Juve. Forse addirittura dal calcio se lo costringeranno a lasciare. Ora è in stand-by: non ha affrontato il problema con Marotta e con Del Neri, non ha parlato con Andrea Agnelli: «La sua è una presidenza importante perché la gente conta di rivedere con lui la Juve dell’Avvocato, del dottor Umberto. E di Giraudo». Aspetta che la società chiarisca i programmi senza sapere se ne farà ancora parte. Di sicuro è tramontato il progetto di cooptarlo nella dirigenza: era un’idea nata con il possibile ritorno di Lippi come manager. Oggi, con il ribaltone, non c’è neppure da pensarci. «E’ ovvio che non posso dare un giudizio positivo della mia stagione perché quando fallisci tutti gli obiettivi non importa se tu hai fatto bene oppure no - dice Cannavaro -. Quando vinsi il Pallone d’Oro si disse che il merito era stato della squadra, se le cose vanno male il demerito è mio ma non importa: sono tranquillo, preparo il Mondiale poi si vedrà».

La sua forza è di non sentirsi instabile e di non avvertire neppure la precarietà del ct, all’ultimo impegno in azzurro. «Se penso che la posizione di Lippi diventerà un problema? Perché, forse nel 2006 non avevamo capito subito che se ne sarebbe andato? Siamo professionisti che sanno cosa significa un Mondiale. È vero che nella Juve Zaccheroni era un allenatore a tempo e le cose sono andate peggio però non c’è paragone: nella Juve abbiamo perso le partite che allontanavano i traguardi e siamo via via sprofondati, qui l’obiettivo è davanti a noi. Questa Nazionale mi ricorda quella del ’98 che fece una bellissima figura perdendo soltanto ai rigori con la Francia: Lippi ha fatto scelte precise, ha mescolato il nuovo e il vecchio». Troppo di vecchio, si dice. «E cosa dobbiamo fare: rinunciare al Sudafrica? Ci andiamo da campioni del mondo e invece sembra che siamo gli ultimi arrivati. Sappiamo perfettamente che è difficile rivincere il Mondiale altrimenti non sarebbe successo soltanto due volte nella storia ma dobbiamo crederci. Come recitavano le magliette della Roma: non succede ma se dovesse succedere..». A proposito di magliette, come commenta quella di Materazzi dopo la finale di Madrid, con cui chiede alla Juve se vuole anche la restituzione della Coppa? «Ognuno è libero di fare come gli pare: tuttavia negli ultimi tempi gli sfottò sono diventati più pesanti anche tra di noi. Ho mandato a Marco un messaggio di congratulazioni per la Champions, su quello scudetto invece la pensiamo in maniera diversa: io lo sento mio e lui suo, lui si tenga la maglietta, io la medaglia che nessuno mi ha mai tolto».
da: "La Stampa Web"

Ciclismo: Giro d'Italia, Garzelli vince la crono-scalata

 

25/5/2010 (17:21) - SEDICESIMA TAPPA

 

Stefano Garzelli, 36 anni, ha vinto il Giro d'Italia nel 2000

Basso staccato di oltre un minuto guadagna una posizione e vede Arroyo: la maglia rosa è a 2' 27"
BOLZANO
Stefano Garzelli riscatta le ultime prove opache dei giorni scorsi e torna a vincere una tappa al Giro. A quasi 37 anni Garzelli, ex trionfatore dell’edizione 2000, conquista il successo più bello perchè insperato regalando all’Italia la quinta vittoria consecutiva. Il capitano della Acqua & Sapone, ormai uscito di classifica dopo il ritardo accumulato nella tappa del Monte Grappa, è andato fortissimo nella terribile cronoscalata di da San Vigilio di Marebbe a Plan de Corones. Una prova massacrante con un tratto di sterrato.

Anche l’ultima cronoscalata fatta due anni fa a Plan de Corones fu vinta da un italiano, Franco Pellizotti. Garzelli coperto i 12,9 km nel miglior tempo di 41’28". Dietro di lui il campione del mondo Cadel Evans, staccato di 42 secondi, al terzo a 54" John Gadret. Quarto posto per Vincenzo Nibali, poi Michele Scarponi, sesto Ivan Basso a 1’10". Distaccatissimo lo spagnolo Carlos Sastre Candil, ormai fuori classifica per la vittoria finale. Maglia rosa resta lo spagnolo David Arroyo Duran (Caisse d’Epargne) che si è difeso molto bene perdendo poco più un minuto da Basso, che ha perso invece da Evans circa trenta secondi.

«È una delle vittorie più belle della mia carriera. Non ci credo ancora...», le prime parole di Garzelli. «Sapevo di aver avuto una giornata storta sul Monte Grappa. Sullo Zoncolan sapevo che era inutile sforzarmi troppo, ho tenuto il mio ritmo. È una delle vittorie più belle della mia carriera, sono ancora incredulo ma strafelice», dice il varesino. «Oggi ho avuto la fortuna di partire tra i primi, con un minuto di differenza rispetto agli altri corridori. Questo mi ha permesso di avere davanti diversi punti di riferimento -aggiunge-. Non ho speso tutto nella prima parte della cronoscalata, ho aspettato di arrivare allo sterrato prima di forzare».

Domani ancora una tappa di montagna con la 17/a frazione da Brunico a Peio Terme di 173 km che collega la Val Pusteria alla Val di Sole, lungo la strada ben sei gallerie, un passaggio a livello e un traguardo volante a Malè. Dopo l’attraversamento di Bolzano la strada sale verso il Passo delle Palade/Gampenjoch, unico gran premio della montagna della tappa, con pendenze fino al 16 per cento. Dal passo all’ingresso in Val di Sole una lunghissima discesa precede la risalita lungo la vallata con gli ultimi dieci chilometri in salita con picchi di pendenza del 12 per cento e arrivo al 5 per cento.
 
da: "La Stampa Web"
 
 
 
 

Strapazzato dai turchi, Italvolley mai così male

 

24/5/2010 (8:17)

 

Il ct Andrea Anastasi, 49 anni

Triturati dai padroni di casa, al 45° posto nel ranking mondiale
ROBERTO CONDIO
Pronti, via e, nell’anno del Mondiale casalingo, è subito allarme rosso per l’Italvolley. Sembrava difficile far peggio del 10° posto nell’Europeo 2009 di Istanbul. Ieri, invece, gli azzurri di ritorno in Turchia ci sono riusciti. Ad Ankara, nella prima poule di qualificazione a Euro 2011, sono stati clamorosamente triturati dai padroni di casa, appena al 45° posto nel ranking mondiale. Per noi, segnali di vita soltanto fino al 21-14 del primo set, presto diventato 24-26. Poi, l’inspiegabile black-out con parziali addirittura umilianti: 25-17, 25-13.

Mai perso così male una partita ufficiale, nemmeno contro rivali di ben altro spessore, da quando l’Italia è diventata una potenza delle schiacciate. Una lunga storia cominciata nel 1989, con Velasco ct. Era proprio da allora che Azzurra non si vedeva costretta a un torneo di qualificazione per partecipare a un Europeo. Ventuno anni fa, dalla Norvegia partì il ciclo d’oro durato fino al 2005. Ieri, in Turchia, è invece proseguita una caduta libera che Anastasi, ct tornato in sella nel 2008, non è ancora riuscito ad arrestare. La sua nuova Italia è un mix di ripescati illustri (Fei e Mastrangelo), veterani (Vermiglio e Cernic), debuttanti o quasi (il libero Marra, Travica, Zaytsev e Maruotti), ex giovani promesse (Savani e Lasko). Al primo test ha fallito in modo fragoroso perché prima di sciogliersi contro i turchi aveva rischiato di arrivare al tie-break contro la modesta Bielorussia. Risultati inattesi, gravi. Che impediscono persino di tirar fuori alibi peraltro reali: il lavoro iniziato da 3 sole settimane, l’innesto in extremis dei reduci dalla finale-scudetto Mastrangelo e Sala, l’assenza degli acciaccati Parodi e Birarelli.

Morale: l’accesso diretto a Euro 2011 non è più nelle nostre mani. Perché nella poule-bis in programma da venerdì a Gioia del Colle non basterà nemmeno vincere 3 volte 3-0, se i turchi non lasceranno per strada almeno altri due set. Avremo comunque un’altra possibilità, nel playoff di settembre. Da giocare poco prima del «nostro» Mondiale, l’appuntamento sul quale il volley italiano ha scommesso forte per rilanciarsi. Mancano 4 mesi e un giorno per evitare un flop che sarebbe disastroso.

Classifica della poule di Ankara: Turchia (set 9-0) 6; Italia (6-4) 4; Bielorussia (4-7) 2; Romania (1-9) 0. Le 4 squadre si ritroveranno nel prossimo weekend a Gioia del Colle. La classifica dei due quadrangolari promuoverà la 1ª a Euro 2011, mentre la 2ª sfiderà per un altro posto la 2ª del girone con Finlandia, Lettonia, Grecia e G. Bretagna.
da: "La Stampa Web"

Piemonte Informa: Calcio/La Nazionale in Piemonte prima del Sudafrica

 

La Nazionale Italiana di calcio è stata ospite domenica 23 maggio della Reggia di Venaria, per salutare il pubblico e i tifosi prima della partenza per il ritiro in vista dei campionati del mondo in Sudafrica.

Tutta la squadra e lo staff tecnico e dirigenziale hanno visitato il complesso raggiungendo la Galleria di Diana. Successivamente, sono partiti per il ritiro di Sestriere, dove la squadra rimarrà fino al 4 giugno. Per tale occasione, il Comune, insieme a Regione Piemonte, Provincia di Torino, Coni, Consorzio Sestriere, Montagne olimpiche e varie federazioni sportive, ha messo a punto una serie di manifestazioni collaterali per una grande festa dello sport.

Il presidente della Regione, Roberto Cota, rivolge al ct Marcello Lippi e a tutta la squadra “un sentito ...Benvenuti in Piemonte! La nostra regione è orgogliosa di ospitarvi e spera che questo soggiorno premondiale possa essere di buon auspicio per la sfida che vi attende. Sono altresì orgoglioso da piemontese che per il periodo del ritiro al Sestriere la nostra regione possa essere nuovamente al centro dell’attenzione non solo a livello europeo, ma mondiale”.

ggennaro / 20 maggio 2010 / da: www.piemonte.org.br

 

 

Calcio: L'Inter riporta la Champions in Italia, l'abbraccio di 45mila tifosi a S. Siro

 

 

23/5/2010 (10:43) - FESTA NERAZZURRA

Il capitano Xavier Zanetti alza la Champions League

Migliaia di tifosi si sono riversati nello stadio per attendere l'arrivo della Coppa alzata al cielo da capitan Zanetti
MILANO
È terminata solo dopo l’alba a Milano la grande festa dei nerazzurri tornati sul tetto del mondo dopo quarantacinque anni ieri sera al Bernabeu di Madrid con la vittoria della Champions League. Al fischio finale della partita vinta dall’Inter 2 a 0 contro il Bayern di Monaco, con doppietta di Diego Milito, le migliaia di persone accalcate in piazza Duomo davanti ai maxischermi si sono riversate festose e chiassose per le strade di Milano.

Poi i tifosi verso le tre si sono diretti a San Siro in attesa del ritorno dei loro eroi di ritorno da Madrid. Qualche migliaio li ha accolti allo scalo di Malpensa, scortandoli fino allo stadio Meazza dove sugli spalti li attendevano in 45mila. È qui che il goleador Milito e il capitano Javier Zanetti hanno mostrato alla folla in delirio la coppa dei Campioni con qualche lungo giro di campo insieme ai compagni. Assenti alla festa alcuni giocatori, perché già imbarcati verso le rispettive nazionali in vista dei mondiali in Sudafrica. Assenti anche l’allenatore del miracolo nerazzurro, José Morinho, che ha annunciato il suo addio all’Italia, e il presidente Moratti, rimasto a Madrid con l’amico e sponsor, Marco Tronchetti Provera.

Le festa è andata avanti fino all’alba con fuochi d’artificio, cori e fumogeni, disturbata giusto da qualche fischio per le assenze «importanti» nella nottata più bella degli ultimi 45 anni per il popolo nerazzurro.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Ciclismo: Giro d'Italia - Sullo Zoncolan l'impresa di Basso, Rivoluzione in classifica generale

 

 

23/5/2010 (17:59) - 15A TAPPA

 

La grinta di Ivan Basso, al primo successo di tappa

Ivan trionfa e stacca tutti in salita, exploit decisivo a 3 km dall'arrivo
In affanno la maglia rosa Arroyo, Nibali affonda dopo i successi
UDINE
Non era difficile capire chi fosse il vero capitano della Liquigas. Paradossalmente, lo si era intuito definitivamente ieri, nel big day di Vincenzo Nibali. La Liquigas lavora per Ivan Basso, il numero uno di una formazione che può essere definita l’Inter del ciclismo. Il 32enne varesino di Gallarate sigla l’impresa più bella da quando, dopo la lunga squalifica per l’Operacion Puerto, è tornato a far parte del gruppo, asfaltando il Monte Zoncolan, l’asperità più dura d’Europa che il Giro d’Italia ha affrontato dal versante meno dolce. Ivan il Terribile lancia al traguardo baci ai figli Santiago e Domitilla e manda una cartolina autografata al Giro: per la maglia rosa, che resta sulle spalle dello spagnolo David Arroyo (Caisse d’Epargne), c’è in lizza anche lui, visto che con un gran balzo ora è terzo in classifica a 3’33" dal leader.

Riavvolgendo il nastro della 15esima tappa, ecco la solita fuga da lontano. Al km 18 scappano in sei, Turpin, Rodriguez, Le Floch, Sijemens, Pineau e Reda, che al cartello «metà percorso» avranno un vantaggio di 14’35". La Liquigas, dietro, mette in fila il plotone sul Sella Chianzutan, sul Passo Duron e sul Sella Valcalda, cime che scaldano solo i motori in vista delle pendenze proibitive dello Zoncolan, preso d’assalto sin dalle prime ore del mattino da circa 150mila tifosi che, ai lati della strada, si aprono al passaggio dei corridori senza causare particolari problemi. Il gruppetto dei sei ovviamente si dirada e quando la corsa entra nel vivo c’è spazio solo per i grossi calibri. Basso sfrutta il duro lavoro dei suoi e si porta in testa con Evans e Scarponi. L’iridato australiano sembra l’unico a tenere il passo del varesino, anche se arranca alzandosi sui pedali mentre Basso mulina il rapporto senza scomporsi. A meno di 4 chilometri dalla vetta, Ivan il Terribile allunga senza nemmeno voltarsi, mentre Evans si arrende all’evidenza. È fatta: Basso vince per distacco, dietro arrivano alla spicciolata Evans, Scarponi ed il bravo Damiano Cunego, che rimonta posizione su posizione. Sastre è ancora in ritardo, Arroyo sbuffa ma mantiene la leadership.

«Una giornata bellissima, devo ringraziare tutta la squadra, ha tirato per 100 chilometri, ha fatto un grandissimo lavoro - è il commento a caldo di un Basso felice e stremato -. È il giorno più bello dal mio ritorno alle corse. Lo Zoncolan è una salita terribile, non finisce mai: va aggredita, è difficilissima, devi concentrarti e salire con tutta la forza che hai». Basso l’ha domata ritrovando una vittoria sulle strade rosa che gli mancava da Aprica 2006, stagione in cui il Giro lo mise in bacheca da autentico "cannibale". Domani c’è la seconda ed ultima giornata di riposo che introduce alla settimana conclusiva: si torna a pedalare martedì nella cronoscalata di Plan de Corones, 12,9 chilometri destinata a sconvolgere una corsa alla maglia rosa che resta ancora apertissima.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Motociclismo: LeMans, Lorenzo davanti a Valentino - Il Mondiale è una cosa di famiglia

 

23/5/2010 (14:28) - GP DI FRANCIA  

Jorge Lorenzo e Valentino Rossi
Terzo Dovizioso, poi Hayden
Casey Stoner va subito fuori

LE MANS
En plein spagnolo, un’altra volta. E Jorge Lorenzo davanti a Valentino Rossi. Il Gp di Francia si trasforma in un nuovo festival spagnolo: 3 successi e primato in tutte le cilindrate, con la ciliegina della leadership anche nella classe regina, da sempre proprietà del ’dottorè italiano. In un Mondiale MotoGp che sembra già targato Yamaha, dopo 3 gare Rossi si trova a dover inseguire il suo compagno di squadra. Lorenzo ha centrato il secondo successo consecutivo, dopo quello casalingo di Jerez, con una prova di forza degna di... Rossi.

Il campione del mondo ha difeso la pole position al semaforo verde in un avvio senza scossoni e al settimo giro ha respinto il primo attacco del compagno di squadra, che è tornato all’assalto con successo nell’undicesima tornata. Dopo il sorpasso, il leader della classifica generale ha preso rapidamente il largo arrivando a scavare un gap di oltre 4" già all’inizio del 19° passaggio e portando a termine la missione senza patemi. Ad animare il finale ha provveduto Andrea Dovizioso, che all’inizio del 28° e ultimo giro ha soffiato il gradino più basso del podio al compagno di team nella Honda Repsol, Daniel Pedrosa. Lo spagnolo prima della bandiera a scacchi ha ceduto la quarta piazza allo statunitense Nicky Hayden, che ha salvato parzialmente il weekend della Ducati dopo la caduta dell’australiano Casey Stoner, uscito di scena dopo pochi minuti. Il successo consente a Lorenzo di consolidare il primato con 70 punti. Rossi insegue a quota 61.

«Sono partito abbastanza bene. Ero un po' preoccupato, poi ho sorpassato Pedrosa. Quando mi sono ritrovato a duellare con Valentino non volevo fare follie», ha detto Lorenzo ripensando alle fasi cruciali della gara. «L’ho superato e ho allungato: pensavo che andasse più forte, non era tanto veloce», aggiunge quasi sorpreso dalle prestazioni del compagno-nemico. Rossi prova a vedere il bicchiere mezzo pieno al termine del weekend nel quale, tutto sommato, era lecito aspettarsi di più dalla sua M1.

«La spalla mi ha dato un pochino fastidio, ma pensavo peggio», dice pensando ancora ai postumi della caduta avvenuta in allenamento un mese fa. «Più che altro non ero a posto in accelerazione sulle curve lente. Lorenzo era più veloce ed è stato più bravo, ma il secondo posto va bene e ci proviamo la prossima volta al Mugello», aggiunge voltando pagina e pensando al Gp d’Italia in programma tra 2 settimane. «Sicuramente la nostra moto ha dimostrato di andare forte e di poter vincere su tutte le piste. Ora siamo noi due in corsa per il titolo, ma il campionato è lungo e ogni gara bisognerà giocarsela con Honda e Ducati», dice ancora l’iridato, che non ha assistito allo gag finale del rivale. Lorenzo si è accomodato davanti ad un maxischermo con sedia e pop corn: «Buona idea, anche se io queste cose le facevo 10 anni fa...», dice Rossi, intenzionato a riprendere il controllo dello show in Toscana.

Al Mugello, il contingente tricolore può puntare a risultati di prestigio anche nella Moto 2, a giudicare dai segnali incoraggianti arrivati da Le Mans con il terzo posto di Simone Corsi e il quarto di Andrea Iannone.

La colonna sonora della premiazione è costituita sempre dall’inno spagnolo: merito di Toni Elias che, in sella alla Moriwaki, si è lasciato alle spalle la Rsv di Julian Simon e con 63 punti si è presto il primo posto in classifica approfittando del passo falso del giapponese Shoya Tomizawa, inchiodato a quota 45. Nella classe 125, infine, Pol Espargaro si è aggiudicato il secondo confronto diretto consecutivo con Nico Terol. Il pilota della Derbi sale a 63 punti, a 2 lunghezze dal connazionale dell’Aprilia. Spagna anche al terzo posto con Marc Marquez, dell’Italia non c’è traccia: nemmeno un punto iridato in 3 gare.
 
da "La Stampa Web"
 
 

Ciclismo: Giro d'Italia, Belletti vince in volata

 

 

21/5/2010 (17:46) - LA TREDICESIMA TAPPA

 

Manuel Belletti
Porte resta maglia rosa

Seconda vittoria consecutiva per l’Italia al Giro d’Italia. Dopo Filippo Pozzato, ieri sul traguardo di Porto Recanati, Manuel Belletti ha vinto la tredicesima tappa, da Porto Recanati a Cesenatico di 223 km. L’australiano Richie Porte ha conservato la maglia rosa. Il velocista della Colnago ha trionfato sulle strade di casa nella tappa che ricorda Marco Pantani. Belletti ha vinto in volata battendo allo sprint il neozelandese Henderson e lo spagnolo Mayoz Echeverria. Il gruppo con la maglia rosa è giunto con un ritardo di quasi sette minuti e mezzo. Tra Belletti e il gruppo dei migliori si è inserito il russo Karpets, distaccato di circa 5 minuti, che così risale in classifica al 14/o posto a circa 10 minuti da Porte. La tappa è stata decisa da una fuga scattata dopo 62 km dal via con 17 corridori: tra loro oltre a Belletti anche altri due italiani, Facci e Marzano.

Il vantaggio massimo dei battistrada è stato di oltre 9 minuti. Prima del gran premio di Perticara il russo Karpets ha staccato il gruppo maglia rosa ed è partito da solo all’inseguimento dei fuggitivi. Lo sprint del gruppo dei migliori è stato regolato in volata da Pozzato. Tra i ritirati di giornata anche Pozzovivo e Possoni. Domani cominciano le grandi tappe di montagna del Giro. Prima dello Zoncolan c’è il Monte Grappa.

L’arrivo è Asolo dopo 205 km da Ferrara, La frazione è divisa in due parti: fino al km 122 è perfettamente pianeggiante con attraversamento di Rovigo, Padova e Castelfranco Veneto. Poi 20 km di saliscendi portano ai piedi del Monte Grappa, quindi la salita con pendenza anche del 14 per cento. Dopo il gran premio della montagna mancheranno 41 km al traguardo di nuovo pianeggianti fino al traguardo.
 
da: "La Stampa Web"

International Horse Show alla Mandria

 

 

www.internationalhorseshowitalia.it
Centro Internazionale del Cavallo
Parco Regionale La Mandria

Dal 20-05-2010 Al 23-05-2010
Viale G. Medici del Vascello - 10040 Druento (To)

International Horse Show alla Mandria
International Horse Show alla Mandria

Dal 20 al 23 maggio il Centro Internazionale del Cavallo “La Venaria Reale”, nel Parco regionale La Mandria, ospita l’International Horse Show Italia 2010, tappa italiana del Global Champions Tour e prestigioso circuito di salto ostacoli outdoor, con tappe in 8 Paesi d’Europa e America. Sullo sfondo della Reggia di Venaria, punta di diamante delle residenze reali ed esempio della magnificenza dell'architettura e dell'arte del XVII e XVIII secolo, i 30 migliori cavalieri al mondo si contenderanno in una sfida di eleganza il più alto montepremi mai messo in palio negli sport equestri. Sabato 22 maggio il momento più entusiasmante, con l’attesissimo Gran Premio e 300 mila euro in palio.

 

da: http://www.piemonteitalia.eu/

 

 

Ciclismo: Al Giro d'Italia primo squillo azzurro

 

20/5/2010 (17:27) - DODICESIMA TAPPA

Filippo Pozzato esulta sul traguardo di Porto Recanati
Pozzato brucia Voeckler in volata dopo la fuga di un gruppo di dieci.
E l'australiano Porte resta in rosa

PORTO RECANATI
Filippo Pozzato (Katusha) ha vinto la dodicesima tappa del Giro d’Italia, 206 km con partenza da Città Sant’Angelo e arrivo a Porto Recanati, frazione sulla carta per velocisti con due gpm di terza categoria, il primo a Macerata dopo 150 km e il secondo a Potenza Picena a 12 km dal traguardo. La fuga decisiva è arrivata proprio sull’ultimo gp, con i «grandi sconfitti» di ieri decisi a riscattare la «figuraccia» dell’Aquila e che hanno anticipato le intenzioni dei velocisti, evitando l’arrivo allo sprint. Il gruppetto di dieci corridori è stato così regolato in volata dopo 5h15’50" di corsa dal campione d’Italia Pozzato, che ha preceduto i francesi Thomas Voeckler (Bbox Bouygues Telecom) e Jerome Pineau (Quick Step) e firmato così la prima vittoria italiana in questo Giro.

Nel gruppetto, da segnalare la presenza di tutti gli altri big finiti ieri nell’occhio del ciclone dopo la «fuga dei 56», anche i due capitani della Liquigas Ivan Basso e Vincenzo Nibali, Damiano Cunego (Lampre), Michele Scarponi (Androni Giocattoli), Stefano Garzelli (Acqua&Sapone) e l’ex maglia rosa Alexandre Vinokourov (Astana), come noto tornato di recente alle corse dopo avere finito di scontare una squalifica di 2 anni per lo scandalo doping di cui era stato protagonista al Tour de France del 2009.

Niente di nuovo in testa alla classifica generale, con l’australiano Richie Porte (Saxo Bank) ovviamente sempre in maglia rosa e con 1’42" di vantaggio sullo spagnolo David Arroyo (Caisse d’Epargene).«È una vittoria che aspettavo da tanto in una stagione un po' così- ha detto Pozzato-. È veramente un bel successo, cercato con tutto il cuore, ne avevo bisogno». In una tappa risolta nel finale ha fatto la differenza la potenza e la strategia. «I big hanno cercato di guadagnare secondi, io volevo attaccare ma ho visto che si staccavano e ho aspettato, sapevo -aggiunge- di avere buone gambe. Vincere al Giro con la maglia di campione italiano è un sogno».
da: "La Stampa Web"

Ciclismo: Giro d'Italia, ora comandano i piccoli - All'Aquila classifica generale stravolta

 

19/5/2010 (20:5)

 

Una fuga d'altri tempi favorisce gli outsider. Vince russo Petrov, l'australiano Porte in maglia rosa.
I big arrivano con circa 13 minuti

L’AQUILA
L’Abruzzo sorprende i big di questo pazzo Giro d’Italia e la classifica generale è stravolta. La frazione più lunga di questa edizione, 262 km con partenza da Lucera e arrivo a L’Aquila, resterà indelebile nella memoria del 25enne australiano Richie Porte (Saxo), maglia bianca di miglior giovane e da oggi anche nuova maglia rosa.

La tappa odierna sarà ricordata a lungo anche dal kazako Alexandre Vinokourov (Astana), ormai ex leader della classifica generale giunto ad oltre 12’ dal vincitore del giorno, il russo Evgeni Petrov del team Katusha. Il momento-chiave è al km 37, quando inizia la maxi-fuga di un nutrito gruppo di uomini di cui fa parte anche lo spagnolo Carlos Sastre. E mentre "Vino" e l’australiano Cadel Evans continuano a marcarsi stretti i fuggitivi, 56 per l’esattezza, collaborano per trasformare la fuga in autentica beffa per gli uomini di classifica: missione compiuta.

La vittoria di tappa la sognano prima l’abruzzese Dario Cataldo, poi il tedesco Linus Gerdemann. Nell’ultimo tratto in salita mette la freccia il russo Petrov e taglia il traguardo dell’Aquila a braccia alzate. A 5" transitano Cataldo e lo spagnolo Sastre, che rientra clamorosamente in corsa dopo essere scivolato a 10 minuti dal leader prima della tappa odierna. Il distacco abissale rifilato agli altri big fa sorridere anche il britannico Bradley Wiggins, giunto a 2" da Evans, e Valerio Agnoli (Liquigas), il primo degli italiani in classifica e ora quinto a 4’41" da Porte.

Sorride meno la Liquigas perchè fra gli sconfitti del giorno ci sono anche Ivan Basso e Vincenzo Nibali, i due leader del team. La nuova top ten del giro vede Porte al comando con 1’42" sullo spagnolo David Arroyo (Caisse d’Epargne) e 1’56" sul croato Robert Kiserlovski (Liquigas). Sastre risale in ottava posizione a 7’09", Wiggins è decimo a 8’14". Vinokourov precipita al 12° posto a 9’58" da Porte e davanti a Evans, 13° a 11’10". Nibali è 13° a 11’10", Basso 15° a 11’49". Porte, salvo altre sorprese, potrà godersi la maglia anche domani: la Città Sant’Angelo-Porto Recanati di 206 km offre, almeno sulla carta, un’altra chance ai velocisti.
da: "La Stampa Web"

Ciclismo: Giro d'Italia, Farrar vince in volata - Vinokourov mantiene la maglia rosa

 

18/5/2010 (17:35)

La corsa dominata dagli stranieri

BITONTO
Lo statunitense Tyler Farra (Garmin) ha vinto la decima tappa del Giro d’Italia, da Avellino a Bitonto di 230 km. Il kazako Alexandre Vinokourov (Astana) ha conservato la maglia rosa.

Per Tyler Farrar è la seconda vittoria al Giro. L’americano aveva vinto anche la seconda tappa, da Amsterdam a Utrecht. Farrar ha preceduto Fabio Sabatini e il neozelandese Julian Dean.

La tappa di oggi, corsa sotto il sole contrariamente a quelle dei giorni scorsi, è stata caratterizzata dalla lunghissima fuga (circa 200 km) di un trio composto da Dario Cataldo (Quickstep), Charles Wegelius (Omega Pharma-Lotto) e Hubert Dupont (Ag2R). I fuggitivi sono scattati appena 8 km dopo la partenza, raggiungendo un vantaggio massimo di 7’e 50", ma sono stati ripresi dal gruppo a 16 km dal traguardo.

Decisivo il forcing del Team Sky, nella parte centrale della corsa, e di Garmin e Htc Columbia, che nelle fasi finali hanno portato il gruppo ad un’andatura che ha sfiorato i 70 km all’ora. Dopo il ricompattamento la tappa non ha poi subito scossoni fino all’arrivo. A 13 km dalla conclusione alcuni corridori sono stati protagonisti, fortunatamente senza conseguenze, di una brutta caduta che ha coinvolto Reda (Quickstep), Ravard (Ag2R) e Henderson (Team Sky). I i tre sono subito ripartiti. L’ingresso a Bitonto ha visto la Garmin davanti a tutt con Farrar, abile in volata a precedere Sabatini.

La classifica generale rimane invariata nelle prime posizioni, Vinokourov è sempre in rosa con un vantaggio di 1’12" sull’americano Cadel Evans (BMC) e di 1’33" su Vincenzo Nibali (Liquigas-doimo). Al quarto posto c’è sempre Ivan Basso (Liquigas-Doimo), a 1’51" . Mentre Marco Pinotti (Htc-Columbia) è quinto a 2’17". Domani undicesima tappa da Lucera all’Aquila di 262 km.
da: "La Stampa Web"

Piemonte Informa: Volley, I campioni della Bre Banca Lannutti in Regione

 

Festeggiamenti in Regione per la Bre Banca Lannutti Cuneo, campione d’Italia 2009-2010 di pallavolo maschile.

Una delegazione della squadra è stata ricevuta il 17 maggio dal presidente Roberto Cota e dagli assessori William Casoni, Alberto Cirio e Claudio Sacchetto.

Cota ha consegnato ai giocatori e al presidente Valter Lannutti una targa in segno di riconoscimento “per una vittoria straordinaria e importante che onora tutto lo sport piemontese. Con grande impegno, determinazione e duro lavoro ci avete regalato una vittoria storica, che premia non solo lo sport di vertice ma anche quello di base”.

“Da parte della Regione - ha proseguito Cota - c’è l’impegno a sostenere e potenziare lo sport piemontese a tutti i livelli, e risultati come quello raggiunto in questa stagione dal volley sono uno stimolo ancor maggiore a proseguire su questa strada, per cercare di avvicinare sempre più giovani alla pratica sportiva”.

 

redazione / 17 maggio 2010 / da: www.regione.piemonte.it

 

 

Ciclismo: Giro d'Italia, Goss brucia tutti in volata

 

17/5/2010 (16:56)

 

L'australiano Goss esulta sul traguardo di Cava de' Tirreni
 
Pozzato battuto nello sprint
Vinokourov ancora in rosa

SALERNO
Dopo il fango di Montalcino e la nebbia del Terminillo, oggi le pozzanghere di Cava de' Tirreni con la vittoria in volata dell’australiano Matthew Goss su Filippo Pozzato. Non c’è pace per il gruppo, che dopo due tappe difficili come quelle di sabato e ieri, anche oggi ha dovuto fare i conti con le avverse condizioni atmosferiche che hanno allagato per buona parte le strade percorse oggi dalla carovana rosa. Veri e propri tratti con acqua alta e con una bandiera rossa sventolata tante volte da parte degli organizzatori ad indicare un imminente pericolo.

Il finale con leggera pendenza ha permesso un ultimo chilometro spettacolare, con Evans e Vinokourov che hanno addirittura dato vita ad un interessante testa a testa, prima che i corridori più veloci prendessero il sopravvento e si giocassero la vittoria. Goss, ex campione mondiale su pista nell’inseguimento a squadre, ha dimostrato di avere qualcosa di più degli altri ed ha tagliato per primo il traguardo, anticipando Pozzato, Farrar e Forster.

Ma sono state le pozzanghere a caratterizzare la gara dando anche l’impressione ad un certo punto che il gruppo volesse attuare qualche forma di protesta. Di questa situazione hanno cercato di approfittarne i quattro fuggitivi di giornata: Ignatiev, Cheula, Barry e Stamsnijder sono infatti andati via dopo appena 9 km, raggiungendo un vantaggio massimo di 4’10«, prima di essere ripresi a poche migliaia di metri dall’arrivo.

A favorire il riaggancio ci ha pensato anche quanto avvenuto a 15 km dalla conclusione, episodio che ha infiammato ulteriormente la giornata: la strada viscida ed un paio di curve nell’abitato di Sarno hanno infatti spezzato in alcuni tronconi il gruppo con Vinokourov che ha messo la squadra a tirare dopo aver visto un buco ed alcuni uomini di classifica nelle retrovie. Evans, Garzelli, così come Basso e Scarponi, si sono personalmente messi in testa al gruppo degli inseguitori per cercare - con successo - di ricucire il gap. Ci sono riusciti dopo oltre 5 km di inseguimento. Vittima della giornata è lo spagnolo Carlos Sastre che, rimasto nelle retrovie a causa di una foratura, alla fine deve lasciare 1’49" alla maglia rosa ed agli avversari.
da: "La Stampa Web"

Calcio: L'Inter è campione d'Italia a Siena

 

16/5/2010 (16:42)

 

L'attaccante argentino Milito ha regalato all'Inter il 18° scudetto
 
 
 
Quinto scudetto consecutivo:
i nerazzurri sono nella storia.
Decide un gol del solito Milito
E Mou non trattiene le lacrime
SIENA
La gioia dei giocatori, gli abbracci di Moratti ai familiari, il tripudio sugli spalti con lo sventolio dei colori nerazzurri, Mourinho che si infila nel tunnel, Zanetti che porta la coppa sotto la curva e Materazzi che mostra una maglietta con scritta tricolore «nun è successo», presa in giro per i romanisti. E' anche questa la festa scudetto dell'Inter.

I nerazzurri vincono 1-0 a Siena e stappano lo champagne. Diego Milito mette la sua firma sullo scudetto numero 18 della storia nerazzurra. L’argentino spegne i sogni della Roma al 12’ della ripresa, risolvendo alla sua maniera una partita complicata e ricacciando i giallorossi, virtualmente campioni per 17 minuti, al secondo posto in classifica. Nel giorno del 65° compleanno di Massimo Moratti, insieme al presidente festeggia anche Josè Mourinho: secondo scudetto con l’Inter e doppietta coppa Italia-campionato. Al tecnico portoghese manca ancora una finale, la più importante contro il Bayern Monaco al Bernabeu il 22 maggio, poi si parlerà anche del suo futuro. 

Al fischio finale esplode la gioia. Maicon e Samuel si inginocchiano sul campo, Eto'o si ferma sotto uno dei tanti spicchi dell’Artemio Franchi gremiti di sostenitori nerazzurri, gli altri giocatori si abbracciano festanti. E Mourinho? Il tecnico portoghese sparisce dal radar per un po'. Per dieci lunghi minuti l’allenatore si rifugia nel tunnel che collega il parcheggio allo stadio per rientrarvi solo al momento della premiazione, dopo essere stato richiamato. Moratti abbandona la tribuna d’onore dopo aver abbracciato moglie, figlio, sorella, Paolillo e Tronchetti Provera. Nel tunnel abbraccia Mourinho, poi va in campo. Il presidente si è soffermato sotto tutti i settori dello stadio in cui erano assiepati dei tifosi nerazzurri. In pratica due terzi di stadio erano appannaggio degli interisti, accorsi in oltre diecimila (e con alcuni che sono rimasti fuori senza biglietto) per l’appuntamento tricolore.

L’apoteosi arriva dopo circa trenta minuti: i giocatori, tutti, vengono chiamati in campo, Arnautovic prende sulle spalle Balotelli e lo porta sul palco: medaglie per tutti, poi la consegna ufficiale del trofeo al capitano Zanetti, ultimo ad arrivare preceduto da Mourinho, ed è festa con i cannoni che sparano in aria coriandoli nerazzurri e dorati. Il tecnico, un po' come fece nel 2004 dopo il cerimoniale di premiazione della Champions League vinta alla guida del Porto, va direttamente verso i tifosi che lo acclamano a gran voce, senza sottoporsi alla classica foto di rito. Le telecamere evidenziano una lacrima che scende sul volto. L’altoparlante dello stadio trasmette le note di "Pazza Inter amala", l’inno ufficiale nerazzurro (anche se i tifosi del Siena si sono lamentati per questa cosa, ma la società bianconera ha subito fatto presente che era una disposizione precisa della Lega calcio). E tutti i tifosi cantano, ebbri di gioia. Chissà se qualcuno è riuscito a immortalare anche la lacrima di Mourinho.

La partita
Il Siena già retrocesso si rivela un ottimo alleato della Roma soprattutto nel primo tempo. I toscani sprecano subito un’ottima chance per il vantaggio, ma poi sono bravi a resistere al forcing dell’Inter e arrivano al riposo sullo 0-0. I nerazzurri rischiano grosso al 6’, quando lo svedese Ekdal, servito in area da Codrea, ignora Materazzi a terra e va alla conclusione: esterno destro da dimenticare e palla sul fondo. L’Inter prova a scrollarsi di dosso la tensione e mette alle corde il Siena. Le occasioni fioccano. Balotelli, preferito a Pandev, è il primo a provarci al 13’ con un destro al volo che termina a fil di palo. Un minuto dopo Milito scatta sul filo del fuorigioco, supera Curci in uscita con un tocco di destro ma anche stavolta la sfera esce di un soffio.

Balotelli e Milito duettano bene anche al 22’, ma sulla sponda di "Supermario" l’argentino colpisce di testa centrale e Curci para. L’ex romanista è provvidenziale sul colpo di testa alla mezz’ora di Samuel: l’argentino stacca bene sul solito corner di Sneijder ma il portiere, ex romanista, salva sulla linea di porta. Curci è battuto al 38’ dalla splendida rovesciata di Balotelli: stavolta, però, è la traversa ad opporsi all’attaccante nerazzurro. E quando al 39’ la Roma passa in vantaggio a Siena, la spinta dell’Inter diventa frenesia. In avvio di ripresa il Siena reclama il rigore per un tocco con il braccio di Thiago Motta sul cross di Rosi. Al 53’ Curci compie un altro miracolo volando a deviare in corner un destro dal limite di Milito. Mourinho getta nella mischia anche Pandev, che rivela Thiago Motta. E l’Inter al 57’ trova il gol-scudetto con Milito. L’argentino, servito in profondità da Zanetti, beffa Curci con un tocco d’esterno: 1-0. L’Inter sfiora il raddoppio alla mezz’ora con un destro di Stankovic, subentrato a Balotelli, che accarezza la traversa. Al 76’ l’arbitro Tagliavento annulla un gol a Pandev per fuorigioco. Nel finale, ultimi due brividi per l’Inter: un tiro-cross di Rosi all’86’ che per poco non inganna Julio Cesar, poi una pericolosa parata in due tempi del brasiliano allo scadere. Nel recupero, la squadra di Mourinho congela il pallone. Poi è festa grande.
da: "La StampaWeb"

Automobilismo: Capolavoro della Red Bull a Monaco - Rimonta Alonso, Schumi retrocesso

16/5/2010 (15:56)
Mark Webber, 33 anni, al suo secondo successo stagionale
Successo di Webber dopo una
gara al comando. Dietro di lui
Vettel e Kubica. Massa quarto.
Il tedesco punito per il sorpasso finale con la "safety car" in pista
MONACO
Doppietta Red Bull, dominio di Mark Webber e Sebastian Vettel, podio per la Renault di Robert Kubica, quarto posto senza infamia e senza lode per la Ferrari di Felipe Massa. Soprattutto grande "remontada" di Fernando Alonso, partito ultimo dalla pit lane e arrivato sesto, anche se fino alle 18.35 era risultato settimo per colpa di una zampata illecita del vecchio leone Michael Schumacher, che a 200 metri dalla fine ha approfittato dalla sbandata e lo ha superato, ma in regime di safety car, e dunque manovra proibita.

L’episodio è finito sotto investigazione da parte dei commissari di pista, che alla fine hanno preso atto che l’art.40.13 del regolamento sportivo proibisce sorpassi se l’ultimo giro del Gp è in regime di safety car. Schumacher è stato penalizzato di un drive trough (passaggio ai box, solo teorico ovviamente) da 20 secondi e da sesto si è ritrovato tredicesimo e con 8 punti in meno, secondo la prima classifica finale, anzi 6 se si fosse accontentato di chiudere settimo. Tra i quattro giudici, l’ex pilota e amico personale del tedesco Damon Hill. Il risultato ufficiale della gara sancisce che Webber e Vettel volano in testa al Mondiale a 78 punti e Alonso è terzo a 75 davanti a Button che resta a 70, Massa si avvicina a 61. E la Ferrari scavalca la McLaren nella classifica costruttori, ma la Red Bull la scavalca a sua volta con 146 punti.

Il primo cambiamento di scenario al via: uno start perfetto quello di Webber, un pò più problematico quello della Renault di Kubica, e Vettel ne ha approfittato per superare il polacco. Manovra tentata, ma non riuscita, anche da Massa, rimasto quarto davanti a Hamilton, Barrichello e Schumacher. Subito dopo, nel tunnel, ad altissima velocità, la Williams di Hulkenburg è andata dritta, sfasciandosi. Alonso, partito dalla pit lane per non aver fatto le qualifiche ieri dopo l’incidente nelle libere, ha approfittato della safety car per rientrare ai box e fare il cambio gomme (genialmente era partito con le morbide, per approfittare di circostanze del genere e andare in fretta sulle dure), obbligatorio per un teorico tentativo di andare in fondo alla gara senza ulteriori soste per una ’remontadà dalla pit-lane. Un aiuto è venuto da Jenson Button, il leader del mondiale, 3 punti in più al via sullo spagnolo, tradito dal motore Mercedes della McLaren.

Dopo tre giri la safety car è uscita. Dalle retrovie Alonso ha cominciato la rincorsa, trovando troppe resistenze (e con la mano l’ha mandato a quel paese) da di Grassi della Virgin, superato con una staccata ritardata al decimo giro. Trulli ha invece lasciato strada allo spagnolo. Da brividi il sorpasso su Glock alla 15/a tornata. Da applausi quello su Kovalainen. Al 22/o giro, approfittando delle soste altrui, era già in zona punti, decimo, e al 23/o ottavo. Massa invece dopo la sosta si è trovato davanti Kobayashi, che lo ha rallentato. Il risultato ha messo lo spagnolo a due secondi di distacco dal brasiliano. Poi Kobayashi è stato superato da due ferraristi (quarto e sesto) e da Hamilton, al giro 26. Quindi un incidente a Barrichello al 32/o passaggio dal traguardo (nervosamente il pilota ha gettato il volante sulla pista, «per la fretta di uscire») ha riportato in pista la safety car. Il gruppo si è ricompattato, con Alonso a soli 7« da Webber, ma in situazione oramai "congelata". Poi, per la terza volta, è rientrata la safety car per il cedimento di una caditoia delle acque alla curva 3.

La gara è avanzata nell’attesa di sempre possibili colpi di scena. C’è stato con l’incidente tra Trulli e Chandhok, spaventoso, con la Lotus che ha rimbalzato sulla Hrt, senza causare feriti. Quarta volta per la safety car per gli ultimi giri di corsa da percorrere in colonna, lentamente, fino alla fine. Eppure succede l’impossibile, Alonso che perde la macchina a 200 metri dalla fine e il vecchio Schumi che ne approfitta e gli scippa la sesta piazza. Peccato, remontada sciupata, si grida in sala stampa. Ma poi emerge il regolamento: prima di poter superare, dopo l’uscita della safety car, le macchine avrebbero dovuto superare il traguardo. È questo che ha salvato Alonso. Sarebbe stata una brutta figura finale dopo una gara entusiasmante. I commissari hanno fatto giustizia.
da: "La Stampa Web"

Calcio: Juve travolta, ma almeno è finita

16/5/2010 (8:25) - A SAN SIRO SI CHIUDE L'ANNUS HORRIBILIS

 
La delusione di Alex Del Piero a San Siro
  
Passeggiata del Milan (3 a 0) e Leonardo alla fine si commuove
MARCO ANSALDO
MILANO
Fino in fondo. Neppure all’ultima occasione la Juve ha trovato un barlume di decoro, battuta dalla rete di Antonini e dalla doppietta di Ronaldinho che vorrebbe trovarne tanti di avversari così per allungarsi la carriera. Una vittoria dei bianconeri non avrebbe cambiato di un’unghia i giudizi sulla stagione ma avrebbe dimostrato che c’è gente con l’intelligenza e l’umiltà per capire che l’aria è cambiata. Il 3-0 di San Siro, match anticipato per la tv con la scusa di favorire l’ordine pubblico a Milano nel caso l’Inter vincesse lo scudetto, ha confermato invece che la ramazzata dovrà essere impietosa. Altro che ripetere che non servono le rivoluzioni: con tanti giocatori (illustri e no) a fine corsa, non diciamo Del Neri ma neppure il mago Merlino saprebbe ottenere un risultato apprezzabile. Si dovrà tagliare il più possibile cercando di non sbagliare troppo. Questo è il filo cui sono appese le speranze della gente bianconera, paradossalmente più abbondanti di quante ne abbiano i milanisti che, nonostante il bel congedo, fiutano stagioni di sangue, sudore e lacrime, con pochi denari da investire e una proprietà sfuggente.

Galliani l’ha definito un «Trofeo Berlusconi di primavera» e per una volta si può essere d’accordo con lui: la partita che per tre lustri ha profumato di scudetto ormai valeva quanto un’amichevole di addii e rimpianti, lacrime e rabbia mal riposta. E pensare che Mourinho, all’inizio del campionato, aveva scatenato un putiferio ipotizzando che l’aver piazzato un match del genere all’ultima giornata potesse favorire una «pastetta» ai danni dell’Inter e a favore di chi delle due fosse in corsa per il titolo: speriamo per i nerazzurri che il loro tecnico azzecchi la strategia della finale di Madrid più di quanto non abbia fatto con quella previsione. E’ stata l’ora della resa dei conti. Quelli milanisti dovrà farli Berlusconi contestato dalla curva: uno striscione invitava a «meno chiacchiere e più liquidità», un altro, gigantesco, lo bollava come un «presidente bocciato, assente ingiustificato» e non crediamo che ci si riferisse alla sua mancata presenza per questo match inutile. Il popolo rossonero si sente scaricato da chi ha messo il calcio in fondo agli interessi: le contestazioni prendono le strade più diverse, ad esempio la manifestazione di affetto totale per Leonardo che lascia il mondo milanista per una serie di ragioni che ha spiegato e qualcuna che non ha detto, tra cui i giudizi che gli piovevano addosso ad ogni cena a Palazzo Grazioli.

Leonardo si è commosso per le invocazioni e gli applausi. Antonini dopo il gol dell’1-0 è corso a sollevarlo di peso quasi per un ringraziamento postumo. Il brasiliano neofita della panchina è arrivato terzo con una squadra costruita male e con nomi del passato più che energie del presente, ha cercato di dare un gioco spettacolare e nel solco della tradizione rossonera: ci è riuscito a sprazzi, altre volte ha suggerito ironie. Lascia però un buon ricordo come non si può dire di Zaccheroni, del cui addio alla Juve non è fregato niente a nessuno. Per lui manco un coretto, un drappo, un fazzoletto. Povero Zac, meteora nel fallimento globale della peggiore Juve dalla stagione 1961-62: a San Siro i bianconeri hanno infatti raggiunto le 15 sconfitte e i 56 gol subiti, due record eguagliati, un bilancio inaudito.

L’addio è stato all’altezza del resto. Dopo una rete che Iaquinta si è divorato al 5’ sparendo poi nel pantano milanista, la difesa si è sbilanciata per un errore a centrocampo di Candreva (sostituto di Diego malconcio mentre Felipe Melo si è conservato per la Nazionale): Antonini ha infilato il varco ed è arrivato a tu per tu con Buffon, battendolo anche per il tocco di Cannavaro nel disperato tentativo di contrastarlo. Da lì è stata una discesa per il Milan, l’abituale sofferenza per la Juve senza capo nè coda. Ronaldinho la puniva con due azioni semplici, marcato male: approfittava dello stordimento di Grosso che non rinviava rapidamente per segnare il 2-0, piazzava la palla con Poulsen fermo davanti a lui per il terzo gol. Lippi avrà rivisto in tv la difesa che porterà in Sudafrica: ha dormito tranquillo?

da: "La Stampa Web"

Ciclismo: Giro d'Italia, Sorensen trionfa sul Terminillo

 

16/5/2010 (17:58)

Il kazako Alexander Vinokourov è ancora in maglia rosa
 

Tappa con arrivo in salita,
il danese ha staccato Sortoni
Vinokourov ancora in rosa
RIETI
Chris Sorensen ha vinto l’ottava tappa del Giro d’Italia, 189 km con partenza da Chianciano Terme e arrivo in salita sul Terminillo. Il corridore danese della Saxo Bank ha trionfato dopo una fuga di 113 km che lo ha visto protagonista insieme ad altri 16 corridori. Il danese ha staccato sull’ultima salita l’italiano Simone Stortoni della Csf Inox, che ha tagliato il traguardo in seconda posizione con un distacco di 30". Il gruppo della maglia rosa Alexandre Vinokourov è giunto a circa un minuto, regolato in volata da un ottimo Damiano Cunego.

Ancora una vittoria straniera, dunque, ed è la settima in otto tappe. Escludendo la cronometro a squadre finora il Giro d’Italia si sta rivelando una specie di multinazionale. Dopo un britannico (Wiggins), uno statunitense (Farrar), un belga (Weylandt), un francese (Pineeau) e due australiani (Lloyd ed Evans) a conquistare la prima tappa con arrivo in salita è stato il danese Chris Sorensen. La tappa non ha avuto grossi sussulti.

Dopo 76 km c’è stata la fuga che ha deciso la tappa: sono scattati in diciassette. Tra loro Sorensen e Simone Stortoni, che nel finale sono scattati a turno dando vita a un testa a testa nell’ultima salita verso il Terminillo. L’ultimo decisivo allungo è stato di Sorensen che partito ai 9 km dal traguardo staccando Sortoni. Nonostante il forcing del gruppo il danese non è stato più ripreso e ha vinto a braccia alzate nella nebbia. Dietro di lui Stortoni a una trentina di secondi, seguito dallo spagnolo Tondo, a 55 secondi il gruppo della maglia rosa Vinokourov regolato da Cunego. Ancora attardato lo spagnolo Sastre, a due minuti da Sorensen, in grande difficoltà più lontano il britannico Millar, addirittura a 18 minuti. Domani tappa di nuovo per velocisti, da Frosinone a Cava dè Tirreni di 187 km.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Ciclismo: Al Giro d'Italia Evans vince nel fango Cunego secondo, Vinokourov in rosa

15/5/2010 (16:55)

 
Evans ha vinto la settima tappa caratterizzata dal maltempo
 
 
   
Tappa con sterrato, Nibali cade  e chiude con 2 minuti di ritardo
MONTALCINO (SIENA)
Tradito dalle sue strade, nella tappa dedicata a Bartali. Un sortilegio per Vincenzo Nibali questa settima più simile all’inferno della Roubaix che al Giro d’Italia. Il messinese al primo banco di prova, neanche il più duro, al quarto giorno in maglia rosa deve abdicare a favore di Alexandre Vinokourov per colpa di una maledetta caduta che l’ha tagliato fuori proprio nel momento più delicato.

Una specie di legge di contrappasso tra lui e Vinokourov visto che Nibali e la sua Liquigas aveva sfilato la maglia al kazako nella cronosquadre di Cuneo. Così come allora era stata una vittoria di squadra che aveva proiettato Nibali, Basso e Agnoli ai primi tre gradini della classifica, questa lo è stato in negativo. Nessuno di loro si è salvato. La maglia rosa e Basso (anche lui è caduto) hanno preso due minuti, Agnoli quasi quattro stremato dalla fatica di dover fare il gregario a oltranza a Nibali. Della serie insomma: si vince e si perde sempre insieme. Tutto il contrario di quanto hanno fatto invece Vinokourov e Cadel Evans, che alla fine hanno fatto corsa a sè, una sfida a due nella quale è riuscito a infilarsi a sorpresa Damiano Cunego.

Splendida la corsa del veronese autore di una grande rimonta, che ha lottato alla pari. Se c’era qualche dubbio che il Giro fosse roba tra Evans e Vinokourov questa tappa ha spazzato via ogni dubbio. Anche perchè il terzo incomodo, Carlos Sastre, adesso non c’è più. Lo spagnolo deve incassare altri 5’20" e adesso il suo distacco dalla maglia rosa diventa di sette minuti. Un abisso difficilmente colmabile. Una tappa di altri tempi, simile piuttosto a una classica del Nord con tanto tanto sterrato che ha fatto impazzire le ammiraglie, rimaste tagliate fuori nel momento caldo della tappa, e mandato in tilt Montalcino. In questi casi si ripropongono sempre le stesse polemiche per le rigidità di un regolamento applicato troppo alla lettera. Ma tant’è, è stato comunque uno spettacolo. Nonostante i due chilometri in meno, a causa di una frana, e l’annullamento del gran premio della montagna di Volterra è stato un inferno di pioggia e fango.

Il maltempo è ormai diventato una costante, negli ultimi anni non si era mai visto un Giro così bagnato. Il freddo ha messo a dura prova la resistenza dei corridori, alla fine erano delle maschere irriconoscibili. Se Cunego è stato il migliore degli italiani la maglia virtuale di eroe della tappa la merita Michele Scarponi. Come Nibali anche il marchigiano è scivolato in discesa ma si è rialzato e ha rimontato sui primi staccato appena di un minuto all’arrivo. Non fosse finito a terra anche lui poteva giocarsi le sue carte per la vittoria. Sempre protagonista anche Stefano Garzelli e stupisce sempre di più il Giro che sta facendo Marco Pinotti, cronoman con licenza di attaccare, quarto al traguardo dietro a Vinokourov. Come previsto tutto si è deciso nei 19,5 km di sterrato e sulle ripide salite conclusive (con pendenza massima del 16 per cento). Prima c’era stato ben poco: i ritiri al via di Bruseghin e Capecchi, una fuga velleitaria di Flens e Sorensen, ripresi nonostante i 9’25" accumulati.

Sastre si è staccato subito ed è finito nelle retrovie. La svolta a 35 km da Montalcino: Nibali finisce in un fosso, Agnoli si ferma e gli dà la sua bici, poi sopraggiunge finalmente l’ammiraglia che consegna alla maglia rosa la bici di riserva. Nibali ha ripreso ma il suo distacco invece di diminuire aumentava, il dubbio è che abbia sbagliato il profilo delle ruote. A 20 km dal traguardo il primo affondo è stato di Cunego, ma è stato Vinokourov a fare il vuoto. L’unico a resistergli Evans. Finale mozzafiato con l’australiano che entrava in testa all’ultima curva, troppo veloce per la rimonta di Cunego. Domani c’è il Terminillo, la prima montagna vera. Se vuole restare attaccato ai primi e non compromettere definitivamente il suo Giro Nibali, ora quinto a 1’33 dalla maglia rosa, non può più sbagliare.
da: "La Stampa Web"

Ciclismo - Giro d'Italia: Tappa a Lloyd, Nibali resta in rosa

 

14/5/2010 (18:24)

Al Giro d'Italia l'australiano vince dopo una fuga di 130 km
CARRARA
Matthew Lloyd ha vinto la sesta tappa del Giro d’Italia, 172 km da Fidenza a Marina di Carrara.

L’australiano della Omega Pharma-Lotto si è imposto per distacco dopo una fuga di quasi 130 km. Lloyd ha staccato il compagno di fuga Rubens Bertogliati sulla salita di Bedizzano, ultimo Gpm del giorno a 11 km dal traguardo: lo svizzero della Diquigiovanni ha tagliato il traguardo in seconda posizione con un distacco di 1’06".

Il gruppo è giunto a 1’16" da Lloyd, regolato allo sprint da Danilo Hondo della Lampre. A nulla è valso il coraggioso tentativo di Alessandro Petacchi, che si è staccato da solo dal gruppo della maglia rosa nel tratto in discesa dopo la Spolverina, a circa 15 km dal traguardo. Non cambiano le posizioni di vertice della classifica generale: la maglia rosa resta sulle spalle del siciliano Vincenzo Nibali (Liquigas), che conserva 13" di vantaggio sul compagno di squadra Ivan Basso. Terzo a 20" Valerio Agnoli, anch’egli della Liquigas.
 
da: "La Stampa Web"
 
 

Ciclismo: Giro d'Italia, tappa al francese Pineau - Nibali conserva la maglia rosa

 

 

13/5/2010 (17:27)

Domani la sesta tappa, 172 km da Fidenza a Marina di Carrara

NOVI LIGURE
Jerome Pineau ha vinto la quinta tappa del Giro d’Italia, 162 km da Novara a Novi Ligure. Nella frazione dedicata a Fausto Coppi, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, il corridore francese della Quickstep ha preceduto il connazionale Julien Fouchard (Cofidis) e il giapponese Yukiya Arashiro (Bouygues Telecom).

I primi tre al traguardo erano andati in fuga dopo 18 km e negli ultimi 1000 metri hanno resistito al ritorno del gruppo, regolato allo sprint dallo statunitense Tyler Farrar (Garmin). Non cambiano le posizioni di vertice della classifica generale: la maglia rosa resta sulle spalle del siciliano Vincenzo Nibali (Liquigas), che conserva 13" di vantaggio sul compagno di squadra Ivan Basso. Terzo Valerio Agnoli, anch’egli della Liquigas, il team che ha trionfato ieri nella cronosquadre.

La tappa entra nel vivo già dopo 18 km, quando il giapponese Arashiro lancia la prima fuga del giorno a cui prendono parte anche Fouchard, Pineau e Voss. Il quartetto al comando si riduce di una unità poco dopo l’inizio del circuito finale di 29 km, quando il tedesco Voss perde contatto dai primi e viene riassorbito. Il gruppo maglia rosa, a lungo tirato dagli uomini della Lampre di Alessandro Petacchi, arriva ai -10 con circa un minuto di ritardo dai battistrada. E le squadre dei velocisti sbagliano i calcoli: la Columbia del tedesco Andre Greipel, la Lampre, il team Sky gli altri aumentano l’andatura quando ormai è tardi per il ricongiungimento.

A un chilometro e mezzo dall’arrivo di Novi Ligure il gruppo maglia rosa vede il terzetto. Questione di una manciata di secondi, esattamente 4 quelli che separano i primi tre dagli inseguitori: il giapponese è il primo a scattare in testa, ma lo fa troppo presto, a circa un chilometro dal traguardo, Pinault gli resta a ruota e taglia il traguardo davanti a Fouchard. Farrar è il primo degli sconfitti: per gli esperti degli arrivi in volata è un’occasione gettata alle ortiche, per Nibali è una tappa tranquilla nel giorno dell’omaggio a Coppi e Girardengo. Domani la sesta tappa, 172 km da Fidenza a Marina di Carrara.
da: "La Stampa Web"

Ciclismo: Coppi-Bartali, rivive lo scambio di borracce

 

13/05/2010

Coppi-Bartali, rivive lo scambio di borracce
Come al Tour de France del 1952. Andrea Bartali (a sinistra) e Faustino Coppi, figli rispettivamente di Gino Bartali e di Fausto Coppi, hanno ripetuto ieri a Montalcino il gesto, immortalato allora da una celeberrima foto, che contribuì a eternare l'immagine e il mito dei loro illustri papà. Non fu mai chiaro chi dei due campioni passò la borraccia all'altro. Nè i loro figli hanno mai voluto svelare quel mistero. Che dunque, a distanza di oltre mezzo secolo, continua nel tempo ad alimentare quella fantastica rivalità.

 

Coppi-Bartali, rivive lo scambio di borracce

da: "La Stampa Web"

 

 

Calcio: Lippi svela l'Italia per i Mondiali - Torna Rossi, escluso Legrottaglie

 

 

11/5/2010 (12:32) - NAZIONALE - PRE CONVOCAZIONI
Marcello Lippi, 62 anni, è tornato ad allenare l'Italia nel 2008
 
 
Nella lista del ct tante conferme
Il difensore della Juve: brutto
colpo ma voglio ringraziare Dio
ROMA
Il ct azzurro Marcello Lippi ha diramato le attese pre-convocazioni per i mondiali sudafricani. Poche le sorprese nella lista dei 30 giocatori chiamati. Escluso a sorpresa Nicola Legrottaglie, che aveva partecipato allo stage alla Borghesiana, e ha pagato uno scarso impiego da parte di Zaccheroni nell'ultimo mese.

Amaro il suo commento dopo l'esclusione: «Umanamente, lo confesso, dispiace eccome. Il colpo lo sento. Ma ringrazio Dio, è in questi momenti che si vede la fede». E ancora: «Lippi mi ha chiamato, e io l’ho ringraziato per questi due anni. Mi ha spiegato, io ho replicato che non mi deve neanche dare motivazioni. Io sono certo che l’abbia fatto in buona fede, non è mia abitudine pensare diversamente. In questi minuti mi stanno chiamando amici, la botta c’è. Ma la prendo come un’occasione di crescita personale: è in questi momenti che si misura l’autenticità della fede, e io ringrazio Dio. E provo a crescere come uomo, dopo questa delusione».

L'ha invece spunt