Berlusconi quer investimentos em energia nuclear

 

 

Em um balanço geral apresentado pelo primeiro-ministro da Itália, Silvio Berlusconi – no dia 20 de dezembro – ele afirmou que o país precisa voltar a investir em energia nuclear para resolver o problema energético. “Iniciamos intensas relações com a França e Reino Unido, que estão dispostos a compartilhar conosco seus conhecimentos”, acrescentou Berlusconi.

Ele se mostrou disposto a investir em novos projetos nucleares no exterior, nos países vizinhos, mas também na Itália.

Segundo o primeiro-ministro, a Itália paga 35% mais de energia que as demais nações européias devido às decisões tomadas pelos partidos de esquerda do país. “Tínhamos preparadas duas usinas nucleares para a produção de energia elétrica e a esquerda ambientalista e os verdes nos proibiram de fazer isso”, afirmou.

O primeiro-ministro assegurou que está trabalhando para que ocorra um encontro entre a nova administração dos Estados Unidos e a Rússia.

Berlusconi presidirá o Grupo dos Oito (G8) a partir de 1º de janeiro de 2009.

 

da: Il Mondo Italiano - Edição 303 - 29 de dez. de 2008 a 04 de jan.de 2009

 

 

La questione irrisolta delle Foibe: Croazia e Italia si tendono la mano

Previsto un incontro tra i capi di Stato di Italia Croazia e Slovenia

 

Il presidente Croato Mesic: "Riconosciamo quello che di sbagliato è stato compiuto dalle rispettive parti"

 

02.01.2009 19:01:33

 

Trieste - Si avvia un percorso di riconciliazione tra Italia e Croazia.  Una strada torutosa, che per anni si è combattuta a colpi di dichiarazioni polemiche tra i presidenti di Croazia Slovenia ed italia. In questa occasione è il presidente croato Mesic ad aprire il confronto: "Sì ad un atto formale di riconciliazione fra Italia e Croazia, purché non vengano messi sullo stesso piano il fascismo e coloro che contro il fascismo avevano combattuto». Queste le parole del presidente croato.

L'incontro tra i tre capi di stato dovrebbe tenersi a Trieste e nei luoghi della memoria. Un'iniziativa alla quale le diplomazie dei tre Paesi stanno lavorando da anni, ma che nel 2007 aveva subito una brusca battuta d'arresto dopo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era intervenuto in occasione della Giornata del Ricordo, il 10 febbraio, sul dramma delle Foibe, parlando di "strumento di pulizia etnica" e di annessionismo jugoslavo. Un intervento che aveva provocato una secca presa di posizione di Mesic il quale aveva replicato bollando quelle frasi come "razziste e revansciste". La querelle si era spenta in pochi giorni grazie al lavoro delle diplomazie e a un rapido chiarimento fra i due presidenti.

Ora Mesic ripropone l'argomento, in un'intervista che uscirà domani sul quotidiano "il Piccolo" di Trieste: "Un atto di riconciliazione che onori le vittime innocenti di tutte le parti in causa, deve essere un evento - aggiunge Mesic nell'intervista - che va preparato molto bene, anche perché non esiste appello per questo tipo di atti.  "Riconosciamo quello che di sbagliato è stato compiuto dalle rispettive parti - continua  il presidente croato - e così eviteremo di cedere a coloro che dopo sei decenni dalla fine della Seconda guerra mondiale vogliono fare del revisionismo storico, perdendo così una chance unica"

 

Mauro D'Errico | News ITALIA PRESS

 

 

Napolitano: Università dell’Idrogeno: ottimo discorso. Ha ragione il Presidente: il 2009 sarà l’anno decisivo per salvare il clima e l’economia

 


Roma 1 gennaio 2009.  “Le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “sui temi del clima e dell’energia, sui temi dell’innovazione necessaria e possibile” indicano chiaramente la direzione che il Paese deve percorrere.”
Inizia così la dichiarazione sul discorso di ieri del Capo dello Stato di Nicola Conenna, il Presidente dell’Università dell’Idrogeno (H2U – The Hydrogen University), la fondazione non governativa che fa riferimento  a Jeremy Rifkin. Ed erano stati proprio Rifkin e Conenna ed il Movimento Federalista Europeo a scrivere una lettera aperta a Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’undici dicembre, in occasione del  Consiglio Europeo di Bruxelles, chiedendo l’impegno dell’Italia nel favorire il varo del pacchetto clima-energia.
“ L’anno iniziato oggi sarà decisivo per salvare il clima del pianeta. Dal 30 novembre all’11 dicembre 2009 è prevista a Copenhagen una Conferenza delle Nazioni Unite dove potrà nascere il nuovo Protocollo di Kyoto. Ci attende dunque un anno molto impegnativo per arrivare con successo a questo traguardo. Abbiamo molto apprezzato che il Capo dello Stato nel suo discorso di fine anno abbia posto il pacchetto clima- energia fra i temi prioritari, insieme, naturalmente, ad una richiesta di pace per la tormentata area mediterranea.”
L’approvazione a fine anno 2008, da parte dell’Unione Europea del pacchetto, sia pure con qualche compromesso probabilmente non evitabile, costituisce in effetti un primo ed indispensabile passo verso la Conferenza di Copenhagen. In caso di successo, nel marzo 2010, in sede di Consiglio europeo sarà possibile correggere ulteriormente il testo dell’accordo (passare da una riduzione del 20% delle emissioni dei gas ad effetto serra ad un 30%).
“Tutto questo,-continua Conenna- però non è affatto scontato. Sarà necessaria una impegnativa battaglia culturale e politica soprattutto in Italia, Paese, duole dirlo, fra i più arretrati su questi temi. Il ruolo delle organizzazioni non governative, dei media e dell’opinione pubblica sarà decisivo in questo processo. Occorrerà poi ottenere che gli accordi presi vengano effettivamente rispettati, cosa niente affatto scontata. (L’Italia con la ratifica del Protocollo di Kyoto si è impegnata a ridurre le proprie emissioni del 6,5% rispetto all’anno 1990 ma, nonostante le previste pesanti sanzioni economiche, le ha invece aumentate di circa il 20%; nel caso del pacchetto europeo non sono neanche previste sanzioni).
Il Presidente Napolitano- conclude Conenna- ha dichiarato poi che la crisi economica deve essere considerata un’opportunità di cambiamento: sono parole che condividiamo totalmente. Ma quale cambiamento? Jeremy Rifkin ha più volte indicato la direzione del cambiamento: è arrivato il momento di accelerare la inevitabile transizione da una economia centralizzata basata essenzialmente sui combustibili fossili ad un nuovo modello economico, decentralizzato, basato essenzialmente sull’energia solare e sull’utilizzo dell’idrogeno come accumulatore e vettore di tale energia. In questo modo potremo moltiplicare i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi economica e passare ad un’organizzazione industriale priva di emissioni di gas ad effetto serra e molto meno nociva in termini sanitari.”
 
Ufficio stampa:
Roberto Race 3339064533 - 3470885233
 
 
Di seguito la parte del discorso di Napolitano a cui fa riferimento il comunicato  
 
“Ci sono stati in questi mesi dibattito e confronto in Europa e in Italia sui temi del clima e dell’energia, sui temi dell’innovazione necessaria e possibile. Lo sforzo che in questo momento va compiuto per sostenere le imprese – grandi, medie e piccole – che sono in difficoltà pur essendosi mostrate capaci di ristrutturarsi e di competere, non può essere separato dall’impegno a promuovere indirizzi nuovi per lo sviluppo futuro dell’attività produttiva in Italia. Vanno in particolare colte le opportunità offerte dalle tecnologie più avanzate per l’energia e per l’ambiente. Facciamo della crisi l’occasione per rinnovare la nostra economia, e insieme con essa anche stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietà e lungimiranza.”

 

 

Itália assume G8 em momento internacional crítico


sábado - 03/01/2009

Paralelamente aos assuntos mais retumbantes, a Itália já definiu lançamento de programas para melhorar as práticas de governança nos países em desenvolvimento a partir das novas tecnologias de comunicação

 

Não bastasse a crise financeira internacional, Silvio Berlusconi e seus colegas terão de se envolver com assuntos emergentes, como o conflito entre Israel e os palestinos, que eclodiu nos estertores de 2008.  Além disso, será preciso abordar o mau humor instalado nas relações entre Estados Unidos e Rússia. E, de quebra, administrar a reivindicação dos países emergentes que mais emergiram nos últimos anos em sua tentativa de conquistar um lugar permanente na cúpula.

Nesse sentido, apesar das declarações animadores do premier italiano, sobre a importância de países como o Brasil, China, Índia e outros participarem dos encontros, o seu ministro do Exterior andou colocando um pouco de água fria no entusiasmo periférico. Franco Frattini declarou que um aumento permanente do G8, poderia tornar o processo decisório da organização mais difícil, defendendo uma participação desses países em um formato flexível, não permanente.  Ao menos em termos de um alargamento que contemplasse todos os integrantes do chamado G20.

É possível, até mesmo porque outros países importantes, como a Alemanha,  também defendem uma ampliação do fórum, que uma solução intermediária seja buscada, como por exemplo a inclusão dos membros do Bric – além da Rússia, Brasil, Índia e China -, além de outros países. O chanceler alemão Frank Walter Steinmeier cogita um número que chega a 16, o que será difícil.

Muito vai depender da posição do novo presidente dos Estados Unidos, Barak Obama em relação a essa questão. E a tantas outras, como por exemplo a fragilidade do Conselho de Segurança da ONU, que continua impotente em relação ao crônico conflito do Oriente Médio.

 

Redação Revista  Eletrônica Oriundi

 

 

 

 

Messaggio di fine anno di Napolitano: "Dalla crisi uscirà un'Italia più giusta"

 

1/1/2009 (7:59)

 

Messaggio di fine anno di Napolitano: «Serve slancio di coesione nazionale».
Appello per la pace in Medio Oriente

 

ROMA
Dalla crisi deve e può uscire un’Italia migliore. Nel messaggio di fine anno, il terzo da quando Giorgio Napolitano è al Quirinale, il più breve di tutti, c’è un afflato speciale del presidente della Repubblica. C’è un richiamo ripetuto, insistito al Paese affinchè si difenda dalla crisi economica riscoprendo, come nel Dopoguerra, come contro il terrorismo, la capacità di unire tutte le forze, di valorizzare le energie vitali, di superare le debolezze, di risolvere di slancio i problemi che ci trasciniamo.

Se sapremo fare questo, dice il presidente, la crisi diventerà l’occasione per costruire un’Italia migliore, più giusta, più forte, più efficiente. Lo ha detto dopo un’introduzione sulla crisi di Gaza, in cui ha espresso sgomento e ha rilanciato l’appello a fermare la «tragica spirale di violenza e di guerra» in Medio Oriente. Innovando lo stile di questi messaggi, Napolitano ha dedicato l’intero intervento alla «forte preoccupazione» degli italiani per gli effetti della crisi dei mercati, affermando di condividerla. Nel 2009, ha detto, ci attendono prove più ardue. Dobbiamo «guardare in faccia i pericoli» senza sottovalutarli, senza paura, agendo «con coraggio e lungimiranza». Se faremo leva sui nostri punti di forza, sulle energie vive disponibili, se «uniremo le forze», riusciremo a superare la crisi.

Se agiremo così, ha insistito più volte Napolitano, nei 14 minuti del la sua perorazione, la crisi diventerà «un’occasione» per risolvere problemi annosi, quali le riforme (istituzionali, della pubblica amministrazione, «del modo di operare dell’amministrazione della giustizia»), delle disparità sociali. Questo è possibile, ha sottolineato il capo dello Stato, sollecitando una maggiore consapevolezza delle potenzialità del paese. Altre volte, in passato, l’Italia ha saputo esprimere questa coesione sociale e questa forza. È possibile anche oggi, a condizione che l’Italia concerti le sue scelte con l’Europa e nel quadro internazionale, per concorrere a«definire nuove regole capaci di assicurare uno sviluppo sostenibile e di porre fine alla frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti e conseguenze così gravi». È possibile a condizione che l’unità nazionale, di cui il presidente si conferma garante e difensore, si esprima, oggi come altre volte, come «unione degli italiani».

A condizione che le misure anticrisi siano «efficaci, ispirate a equità e solidarietà», si facciano carico pienamente dei soggetti più deboli e delle aree più esposte: lavoratori, giovani, precari, famiglie a basso reddito, donne, bambini, Mezzogiorno. Il presidente si è detto «vicino» a ognuno di questi soggetti, e ha aggiunto: non bisogna dimenticare che c’è «povertà in Italia, che sono troppe le persone e le famiglie che stanno male e bisogna evitare che l’anno prossimo siano di più o stiano ancora peggio». Bisogna certamente aiutare le imprese, ma con interventi sempre rispettosi dei termini della questione energetica ed ambientale, tali da incoraggiare il rinnovamento dell’economia, promuovere «stili di vita più sobri e lungimiranti», e con un limite, ineludibile per chiunque: il peso dell’ingente debito pubblico. Tutto ciò «non basta». Occorre anche impiegare in modo più produttivo le risorse pubbliche, «ristabilire trasparenza e rigore nell’uso del danaro pubblico» attraverso «un confronto aperto e costruttivo», che è sempre possibile, come insegna la vicenda del movimento degli studenti.

Tocca a ognuno fare la sua parte in un clima «di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure». Per Napolitano è anche importante "come" si prendono le decisioni. Per affrontare la crisi, «la capacità di giudizio e di proposta del Parlamento resta fondamentale», ed è «essenziale - ha sottolineato - che le le forze politiche escano da una logica di scontro sempre più sterile», riconquistino fiducia «mostrandosi aperte all’esigenza di impegno comune e ed esprimendo un nuovo costume, davvero ispirato solo all’interesse pubblico». Napolitano non ha pronunciato la parola ’dialogò che risultava inflazionata, ha detto che la crisi «senza precedenti» «richiede un serio sforzo di corresponsabilità fra maggioranza e opposizione in Parlamento per giungere alle riforme che già sono all’ordine del giorno e vanno condivise». Tutto ciò è necessario ma, ha concluso, se non si riesce a «unire gli italiani», non si otterranno grandi risultati. Io, ha detto, come primo cittadino, mi impegno a favorire questa unione «tenendomi fuori dalla competizione fra le opposte parti politiche, rappresentando col massimo scrupolo di d’imparzialità e indipendenza, nella loro essenza ideale e morale, i valori costituzionali in cui possono riconoscersi tutti i cittadini».
 
da La Stampa Web

Um Natal diferente na Itália: Papai Noel é desmistificado e mesquitas adornam presépios

 

quinta - 25/12/2008


 

Sinal dos tempos. Foi com surpresa e protestos que italianos se depararam com algumas novidades introduzidas nas comemorações alusivas ao nascimento de Jesus Cristo. Presépios montados por religiosos católicos em Veneza, Genova, Prato, e Lari tiveram acrescidas, em suas figuras tradicionais, miniaturas de mesquita mulçumana, de prostitutas e mendigos.

Mesmo não tendo sido tão enfático quanto os bispos espanhóis, que lançaram um manifesto denunciando a atmosfera pagã e consumista que ameaça os valores do Natal, pedindo mais atenção a Jesus Cristo em detrimento do Papai Noel,  o responsável pela paróquia da Igreja do Sagrado Coração, da cidade de Novara, viu-se em apuros diante de pais revoltados com o fato de ele ter anunciado em sermão para as crianças que o bom velhinho que traz presentes não existe.

O padre Dino Bottino conseguiu ser notícia em agências internacionais depois que um dos jornais da cidade publicou a reclamação dos pais. Mas o religioso manteve-se irredutível e garantiu que voltar a afirmar às crianças que a história de Papai Noel na verdade não diz nada e não tem nenhum sentido com a verdadeira tradição do natal cristão.

Já os seus colegas, responsáveis que introdução nos presépios das reproduções das mesquitas, também se revelaram irredutíveis. Isso quanto a voltar atrás, apesar dos protestos. O padre da Paróquia de Nossa Senhora da Providência,  em Genova, negou-se a retirar a mesquita. O padre lembrou que, além da mesquita, também colocou um minarete e um muro lembrando o existente em Jerusalém, além de soldados israelenses e disse que essa era a maneira que encontrou de ser solidário com as pessoas que sofrem na Terra Santa.

O  arcebispo local não fez qualquer comentário sobre o assunto.  Não é bem isso que pensa o eurodeputado Mario Borghezio, eleito pela Lega Nord, que nesta quarta-feira (24), protagonizou um protesto singular na praça do Duomo, em Milão. Ele conseguiu burlar a segurança e estampar, nas paredes da catedral, uma enorme faixa onde se lia “no moschee”. Foi a maneira que ele encontrou para reagir às declarações do arcebispo local, que se pronunciou favoravelmente à instalação de mais mesquitas na cidade.

Em Prato, integrantes do Conselho da Cidade, uma espécie de câmara de vereadores, protestaram contra a colocação de um presépio cristão na entrada do legislativo. Mauro Vannoni, da Sinistra per Prato viva, assim como outros colegas da esquerda, chegaram a se retirar de uma seção em protesto contra a iniciativa, destacando que a instituição é laica, consideraram que então deveria ser autorizados outros símbolos religiosos.

Já em Pisa, na comune de Lari, Don Armando Zappolini, pároco de Perignano,  conhecido por suas posições progressistas, construiu dois presépios na Igreja de Santa Lucia para protestas contra as novas leis de repressão às prostitutas e aos mendigos que entraram em vigor em várias cidades.  Em um deles, ao lado da imagem do Menino Jesus, as estátuas de uma prostituta de um mendigo. No outro, uma imagem de Jesus está rodeada e coberta com reproduções das leis.

 

da: Redação revista eletrônica Oriundi

 


 

Neve in Abruzzo e Calabria, pericolo valanghe in Piemonte. A Torino nella notte la colonnina di mercurio è scesa a -8°C

 
 
27/12/2008 (11:57)
 
Maltempo: gelo al Nord, neve al Sud
 
ROMA
Continua l’ondata di gelo e maltempo che sta interssando Abruzzo e Calabria anche se la situazione sta migliorando e non sono segnalati particolari disagi sulla rete stradale. Solo in Piemonte, dalla giornata di ieri, sono stati chiusi due tratti stradali della strada statale 21 «della Maddalena» e della strada statale 25 «del Moncenisio» per pericolo valanghe.

Vengono segnalati poi tratti ghiacciati in numerose regioni per il sensibile abbassamento delle temperature, in particolare in Basilicata e nelle Marche. In Piemonte la temperatura è scesa drasticamente nella notte facendo segnare i minini stagionali. A Torino sono stati toccati anche -8°C. Nella giornata di oggi il personale della Protezione civile sarà impegnato in numerose attività per garantire la circolazione in stretta collaborazione con Anas, polizia stradale e carabinieri.
 
da La Stampa Web
 
 

MESSAGGIO DI S.A.R. EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA PRINCIPE DI PIEMONTE E DI VENEZIA IN OCCASIONE DEL SANTO NATALE

 

ROMA – 24 DICEMBRE 2008

 

 Cari Italiani!

 

Nell’imminenza del Santo Natale mi preme rivolgere a tutti Voi un messaggio di ringraziamento per la forza che dimostrate ogni giorno nel combattere le avversità di questa congiuntura economica che sta gravemente minando la serenità delle Vostre famiglie. La nostra amata Patria è scossa da una crisi che giunge da lontano, tuttavia è nostro dovere mantenere l’ottimism o e lo spirito costruttivo che da sempre anima gli italiani di ogni regione. Forti della nostra cultura e delle nostre tradizioni potremo, se uniti, superare le avversità e tornare alla serenità degli anni passati. Ci sia d’aiuto il forte senso di solidarietà umana che poggia sui Valori su cui si fonda la nostra società. In modo particolare faccio riferimento all’importanza della famiglia: in momento di tale difficoltà essa non è solo un punto di riferimento, ma un rifugio che ci consente di ritrovare forza e serenità per affrontare il futuro. Desidero spronare le Istituzioni italiane, ed in modo particolare il Governo ed il Parlamento, a dare risposte veloci e chiare alle tante famiglie che versano in difficoltà ed ai lavoratori italiani. Essi sono la colonna portante della nostra economia e vanno non solo rispettati ma aiutati in momenti così duri. Al tempo stesso credo sia opportuno un sostegno ai piccoli e medi imprenditori che sono oramai il punto di forza dell’economia italiana e che sono messi a dura prova dall’attuale congiuntura economica. Mi appello inoltre al Governo affinché la Cultura non debba essere troppo sacrificata a causa delle difficoltà economiche del Paese: essa rappresenta il nostro patrimonio primario ed è fondamentale per la nostra crescita sociale ed economica. Valga sempre l’esempio dei nostri Padri in cui la solidarietà umana, la comprensione, l’amicizia e la collaborazione hanno sempre rappresentato il punto di base per qualsiasi attività di crescita e di sviluppo. Nel salutare tutti Voi desidero porgere il mio augurio più affettuoso alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine unitamente alle Organizzazioni di Volontariato che rappresentano l’eccellenza della nostra Patria e che vegliano su tutti noi. A Voi, cari concittadini, va il mio più amichevole e sincero saluto con l’augurio che il Santo Natale porti in dono serenità a tutte le nostre famiglie.

 

 

Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo - Roma, 8-12 dicembre 2008: Documento finale gruppo tematico - Informazione e Comunicazione

 

            L’informazione è un diritto. È lo strumento necessario per la crescita e lo sviluppo di ogni democrazia. In particolare, riteniamo che conoscere ciò che accade in Italia per gli italiani all’estero e far conoscere in Italia come vivono gli italiani nelle diverse comunità nel mondo, sia un diritto irrinunciabile che qui vogliamo riaffermare con forza. Solo attraverso l’informazione, la comunicazione e, quindi, la conoscenza è possibile tutelare e alimentare il sentimento di italianità nel mondo e dare un senso alle radici che ci legano in modo così profondo.

            Riteniamo, quindi, che vadano razionalizzati e resi più efficaci gli strumenti di informazione esistenti oggi per gli italiani all’estero e valorizzate le esperienze migliori, vengano esse dalle comunità fuori dall’Italia o da singole Regioni italiane. A questo proposito, chiediamo sin d’ora una maggiore trasparenza nell’utilizzo dei contributi ai giornali italiani nel mondo.

            In un difficile momento per la congiuntura economica internazionale, di sacrifici per la spesa pubblica di tutti i Paesi e dell’Italia, in particolare, di gravi difficoltà e di ripensamento per il sistema dell’informazione nel mondo, crediamo che i criteri di assegnazione non possano più prescindere da parametri oggettivi e dalla verifica degli obiettivi raggiunti.

            In particolare, essendo quello delle nuove tecnologie e dell’informazione via Internet un processo mondiale irreversibile, chiediamo che il riparto delle sovvenzioni tenga conto di questa nuova realtà. Inoltre, la scommessa per il futuro del “Villaggio Globale Italia” nel mondo deve fare leva sui giovani più di quanto non accada oggi, siano essi di prima, seconda o terza generazione. È fondamentale, quindi, far giungere le informazioni nel modo a loro più naturale, più semplice ed efficace possibile.

            Premesso questo, passiamo alle proposte operative per riempire di contenuti le affermazioni di principio.

            Il Ministero degli Affari Esteri ha messo a disposizione dei giovani delegati un blog sul quale discutere i temi che sarebbero stati affrontati nella Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo. È stata un’esperienza importante anche se limitata.

            Chiediamo, quindi, che questo blog possa evolvere in un vero e proprio sito con riconosciuti crismi di ufficialità, e che possa, in tempi brevi, trasformarsi nella piattaforma globale per l’informazione e la comunicazione tra tutti i giovani italiani all’estero, ma anche, e soprattutto, in un network sociale dove gli italiani all’estero possano scambiarsi esperienze e tenersi in contatto con altri giovani in Italia. Questo nuovo strumento metterà ordine e mapperà (con link o rassegne stampa) l’arcipelago di siti e giornali per italiani all’estero oggi esistente, dando così visibilità e mettendo a disposizione di tutti un’importantissima messe di informazioni che spesso vanno disperse.

            Riteniamo che il sito debba avere un “amministratore” centrale a Roma, a cui facciano riferimento singoli coordinatori per continente, ai quali, a loro volta, faranno capo i responsabili per Nazione. Le redazioni nazionali provvederanno a reclutare giornalisti tra gli italiani che lavorano e vivono in quella Nazione, che scriveranno in maniera volontaria i loro contributi.

            Naturalmente, ogni singola redazione dovrà verificare e garantire la veridicità dei contenuti e delle informazioni. Fondamentale è che l’informazione sia professionale e mai improvvisata, che faccia riferimento alle singole comunità e ai supporti consolari in loco.

            A questo proposito è auspicabile che, con il tempo, attorno al sito nascano delle commissioni giovanili, veri e propri club con l’obiettivo di diffondere il sentimento di italianità e l’amore per la lingua italiana all’estero, con base in ogni Nazione, e che si coordino tra di loro in una confederazione mondiale dei giovani italiani all’estero.

            La lingua ufficiale del sito è, naturalmente, l’italiano. Le singole commissioni locali decideranno l’opportunità di tradurre parte del sito nella lingua locale qualora ravvisino la necessità di avvicinare italiani di seconda o terza generazione che hanno ormai difficoltà ad esprimersi o a documentarsi nella lingua italiana.

            I siti stessi, comunque, si faranno promotori della conoscenza della lingua italiana all’estero.

            Questo documento pone particolare enfasi sulle nuove tecnologie, ma ciò non significa che debba venire meno la pluralità dell’informazione, soprattutto cartacea, televisiva e radiofonica. Siamo consapevoli dell’importante ruolo giocato fino ad oggi dai quotidiani e dai periodici in lingua italiana all’estero; temiamo però che le nuove frontiere dell’informazione li possano spingere su un binario morto e questo potrebbe avere un riflesso negativo per la diffusione dell’italianità nel mondo.

            Riteniamo che il sito dei giovani italiani all’estero debba produrre anche materiali in formato pdf, che possano essere stampati se le redazioni locali lo riterranno necessario, sia per fornire informazioni a persone che non hanno familiarità con le nuove tecnologie e con Internet, sia per raccogliere pubblicità che possa contribuire ad auto-finanziare l’attività di informazione.

            Per quanto riguarda i contenuti, sia del sito, sia dei giornali cartacei esistenti, ma anche della televisione e delle radio, fondamentale è un ripensamento che tenga conto delle esigenze dei giovani: attualità, lavoro, associazionismo, regionalità, politica restano i temi fondamentali per la diffusione dell’italianità nel mondo, ma riteniamo opportuno che vengano sviluppate tematiche “più giovanili”, vicine al mondo della cultura, della letteratura, della musica, dello spettacolo e dello sport.

            L’informazione deve anche tenere conto della multiculturalità degli italiani all’estero e, quindi, delle specificità delle comunità nei singoli Paesi (es. italo-canadesi, italo-brasiliani, italo-belgi, ecc.) perché questo, in un mondo globalizzato, è un elemento che arricchisce e che consente di far diventare patrimonio italiano anche le esperienze degli italiani all’estero.

            Questo ci consente di aprire una parentesi speciale sul tema dei contenuti della televisione di Stato, in particolare di RAI International. Chiediamo, sin d’ora, che sia possibile attivare un contatto diretto e continuativo con la RAI dedicata agli italiani all’estero per poter partecipare, anche solo a livello di consigli, alla creazione di palinsesti più vicini alle esigenze di informazione e di conoscenza delle comunità italiane nel mondo. Sarebbe auspicabile che, periodicamente, venisse messo a disposizione di tutti, via Internet, un questionario per fornire suggerimenti e giudizi sui programmi di RAI International.

            Chiediamo, inoltre, che si riducano i tempi per la creazione (già in corso d’opera) di due-tre reti di RAI International: una dedicata allo sport, una all news e l’altra particolarmente attenta alla cultura, alla società italiana e alle esperienze degli italiani nel mondo. Chiediamo, inoltre: che vengano “messe in chiaro” le frequenze di RAI International anche per gli italiani d’Europa; che la RAI aumenti i contenuti messi a disposizione su Internet; che RAI International sia visibile via Internet in streaming; che la RAI, in questo suo sforzo di comprensione dei “diversi” mondi degli italiani all’estero, dia la possibilità alle comunità locali di contribuire alla formazione dei palinsesti con materiali e informazioni prodotte volontariamente in loco.

            Chiediamo, inoltre, che anche Radio RAI possa diventare uno strumento per promuovere l’italianità all’estero. La radio resta un ottimo strumento di penetrazione anche nelle aree più lontane del mondo ed è la migliore palestra per esercitare e facilitare la conoscenza e l’uso della lingua italiana all’estero.

            Vorremo concludere sottolineando che queste proposte provengono da giovani. E che per i giovani gli strumenti più efficaci per apprendere, per esprimersi e per comprendersi sono lo spettacolo, la cultura e lo sport.

            Se anche gli italiani all’estero potessero avere facile accesso a questi mondi (spettacolo, cultura e sport) italiani, con interscambi, magari anche con semplici stage, nei programmi della televisione di Stato o in progetti finanziati con denaro pubblico, questo potrebbe dimostrarsi uno strumento rivoluzionario e moderno di far sentire i giovani italiani sparsi per il mondo italiani di serie A a tutti gli effetti; contribuirebbe, certamente, allo sviluppo di un social network giovanile in tutto il globo; e consentirebbe di riportare in patria capacità artistiche affinate fondendo l’italianità con le culture delle Nazioni in cui molti giovani italiani si trovano a vivere.

            Proponiamo, infine, che in breve tempo venga individuato un referente, presso il Ministero degli Affari Esteri, a cui venga delegato il dialogo con i giovani italiani all’estero sulla base di questi propositi per il futuro.

 

Grazie.

 

 

PRIMA CONFERENZA DEI GIOVANI ITALIANI NEL MONDO - ROMA, 8-12 DICEMBRE 2008: DOCUMENTO FINALE GRUPPO TEMATICO - IDENTITA’ ITALIANA e MULTICULTURALISMO

 

L’esito dei nostri lavori in questa commissione si concretizza in due contributi principali:

1. in primo luogo nell’affermazione di principi e linee guida per una migliore comprensione dell’essenza dell’italianità nel mondo

2. in secondo luogo nell’elaborazione di proposte pratiche per l’applicazione effettiva ed efficace di queste idee.

 

Premesse

 

Riconosciamo che la realizzazione di questa conferenza e i contenuti che in essa abbiamo discusso rappresentano un momento storico, una svolta che è la base per la costruzione di una nuova idea di nazione che superi le diversità, le frontiere geografiche e simboliche, e che vuole generare una nuova coscienza italiana che ci accomuni.  L’apertura al mondo è la chiave della grandezza e dell’eccellenza italiana.

Ci riconosciamo nei valori fondamentali espressi dalla nostra Costituzione e li mettiamo in pratica nei paesi in cui siamo residenti.

L’Italia oggi deve riconoscersi come una Nazione globale, caratterizzata da un multiculturalismo fondato sul dialogo interculturale.

 

Noi giovani italiani nel mondo dobbiamo quindi assumerci la responsabilità del nostro ruolo di mediatori culturali e raggiungerne la consapevolezza. E’ innegabile che gli italiani sono  stati e continuano ad essere orgogliosi ambasciatori di valori, stili di vita, storia, cultura apprezzati in tutto il mondo, nonostante alcuni stereotipi che hanno accompagnato i nostri migranti all’estero.

 

Identità e multiculturalismo

 

L’identità nasce dal bisogno di un senso di appartenenza che è proprio dell’essere umano ed implica ed esige coscienza di chi si è e conoscenza  di noi stessi e degli altri. L’identità non è un fatto, bensì un processo dinamico che scaturisce da una scelta e si costruisce nella quotidianità attraverso esperienze vissute, condivise e trasmesse. Anche l’italianità ha queste caratteristiche ed è il risultato della dimensione globale in cui oggi siamo inseriti noi giovani.

L’italianità oggi si manifesta in molteplici forme che rispecchiano la diversità delle identità italiane nel mondo; il nostro essere italiani in questo modo è espressione del pluriculturalismo che ha caratterizzato e caratterizza a tutt’oggi l’esperienza della migrazione nelle varie generazioni. Oggi gli italiani nel mondo sono coloro che per primi hanno lasciato l’Italia, spesso spinti dalla necessità, alla ricerca di migliori possibilità, e i loro discendenti; ma sono anche i giovani delle nuove generazioni che continuano a partire per crescere professionalmente e contribuire in questo modo anche alla crescita dei paesi in cui si inseriscono e all’immagine dell’Italia nel mondo.

Sono varie le forme di italianità ed ognuna è caratterizzata dal complesso intreccio di molteplici appartenenze; nella riflessione includiamo gli italiani all’estero (di prima generazione e i discendenti), gli italiani in Italia e gli stranieri che diventano italiani in Italia. Per avere uno spaccato più dettagliato delle specificità di ogni Paese facciamo riferimento ai documenti elaborati negli incontri di Paese in preparazione alla Conferenza e che sono reperibili sul sito del CGIE.

 

Veicoli di identità

 

Nella discussione abbiamo individuato i tratti che ci accomunano come italiani:

 

1. La cultura

 

Crediamo che un’idea di cultura italiana nelle sue varie dimensioni sia uno dei referenti principali di identificazione.

a. Riconosciamo l’importanza di includere in questo concetto sia la cultura classica (arte, musica, poesia, eccetera) sia quella popolare caratterizzata dalle sue espressioni di tradizioni e costumi;

b. la cultura italiana del passato così come la cultura italiana contemporanea;

c. la cultura italiana generata in Italia, ma anche tutte le espressioni di cultura italiana prodotte fuori dal territorio nazionale e coniugate nelle diverse realtà locali degli italiani all’estero.

 

2. La lingua

 

a. Affermiamo che la lingua sia un dovere morale perché veicolo privilegiato di identità e cultura italiana e strumento che favorisce l’integrazione e la partecipazione. E’ però importante rivendicare che la lingua non deve essere considerata un obbligo strumentalizzato per discriminare, ma bensì un diritto da difendere. E’ necessario quindi che si garantiscano le condizioni per potersene appropriare.

b. rivendichiamo l’importanza di recuperare la dignità dell’identità linguistica regionale caratterizzata dall’uso dei dialetti.

 

3. Legame con il territorio

 

a. Esiste un’identità italiana che si riconosce nel legame con l’Italia come territorio, nella sua dimensione nazionale e regionale;

b. esiste però anche un’identità cosiddetta “de-territorializzata”, che si fonda sull’idea dell’Italia come nazione globale: si tratta di un’italianità slegata da un referente territoriale. Il territorio è una metafora che raccoglie quello che per ciascuno significa sentirsi italiano nelle forme proprie ad ogni individuo e collettività.

 

4. Valori comuni

 

Risaltiamo che l’identità deve fondarsi anche sull’adesione a valori condivisi, tra i quali identifichiamo i seguenti come fondamentali: diritti dell’umanità.

a. i diritti dell’umanità;

 

b. i valori della Costituzione Italiana, la nostra Costituzione;

c. la solidarietà e l’accoglienza;

d. la voglia di fare e l’impegno.

 

Cittadinanza

 

A. In primo luogo affermiamo che è necessario separare il concetto di identità dal concetto di cittadinanza:

·         l’identità esiste indipendentemente dalla cittadinanza, è un processo di appropriazione personale e collettivo;

 

·         la cittadinanza è un diritto, che riconosce legalmente un’identità scelta o assunta consapevolmente. E’ quindi necessario creare le condizioni affinché venga riconosciuta agli aventi diritto.

B. La cittadinanza implica diritti e doveri fondamentali ed è uno strumento per mantenere un legame e un referente di identificazione tra gli italiani nel mondo e in Italia:

·         diritto/dovere di partecipare (specialmente con il voto, ma anche nelle nostre realtà locali);

·         diritto/dovere di informare/informarsi e  conoscere/farsi conoscere;

·         diritto/dovere all’appartenenza e all’identità

1. per l’integrazione sociale: questo dovere esige che si favoriscano le iniziative che aiutino lo sviluppo e l’appropriazione dell’identità italiana da parte dei nuovi cittadini;

2. per appartenere: fornire e garantire gli strumenti legali per sentirsi parte della collettività italiana e potere partecipare.

a. Chiediamo la ratifica della ius sanguinis per la trasmissione della cittadinanza ai propri discendenti;

b. per velocizzare i tempi di inserimento degli italiani nel tessuto sociale ed economico del Paese, proponiamo il rafforzamento dell’uso di forme legali di appartenenza intermedie (per esempio il permesso di soggiorno immediato) per chi è in attesa di cittadinanza e ne ha diritto.

 

 

 

 

Interculturalità, multiculturalismo e integrazione

 

Crediamo che il messaggio di integrazione e dialogo interculturale che stiamo lanciando sia uno dei contributi principali del nostro lavoro. Come cittadini italiani nel mondo, siamo emblema vivente della possibilità, seppur con difficoltà, dell’integrazione nei nostri paesi di residenza, siamo esempio di multiculturalismo perché coniughiamo varie identità nazionali e non, e le conciliamo nel nostro vivere quotidiano.

Crediamo che il nostro essere italiani ci richiami alla responsabilità di partecipazione sia nei nostri paesi che in Italia (esercitando una cittadinanza cosciente sia in Italia che nei nostri paesi di residenza).

Ribadiamo che l’integrazione è basata sulla conoscenza reciproca e sul dialogo interculturale di cui noi siamo ambasciatori e promotori. La volontà di costruire l’integrazione e l’appartenenza deve partire da valori condivisi e basarsi sul rispetto della diversità e la non discriminazione.

 

Proposte d’azione e impegni

 

In questa sezione vogliamo plasmare alcuni degli obiettivi centrali di azioni che sono emersi in questi giorni di dibattito. Crediamo che la collaborazione con le diverse realtà che ci rappresentano e nelle quali siamo inseriti nei nostri Paesi sia imprescindibile per poter concretizzare i progetti da noi proposti.

Ci impegniamo ad essere portavoce dei principi e delle proposte che abbiamo discusso ed elaborato e ad essere agenti di cambio nelle nostre realtà locali grazie al sostegno di una rete di solidarietà internazionale e delle nostre istituzioni.

1. Al fine di mantenere saldi i legami della nostra comunità, proponiamo la costituzione e la consolidazione di una rete virtuale di comunicazione, formata da Italiani nel mondo, che consenta diverse attività e scambi di esperienze ( professionali, accademiche, culturali, turistiche, ecc);

2 . proponiamo uno spazio televisivo sulla RAI e sui quotidiani nazionali  dedicato a diffondere e far conoscere attraverso una serie di documentari e di articoli le diverse realtà degli italiani nel mondo, con la collaborazione di reti televisive e testate giornalistiche locali;

 

3 . la creazione di programmi educativi – culturali - civici, sportivi e pubblicazioni in un quadro di solidarietà intergenerazionale che coinvolga la comunità degli italiani nel mondo. Un rapporto qualitativo tra le diverse generazioni contribuisce a rafforzare l’identità e permetterebbe di creare archivi della memoria italiani nel mondo;

4 . la creazione di una commissione giovanile identità “italiana e multiculturalismo” in ogni Paese, con l’obiettivo di coordinare le proposte dei giovani e che interagisca con gli organi di governo italiani dei loro Paesi, da costituirsi entro il 2009, con un piano di lavoro triennale;

5. creare un festival annuale internazionale della Migrazione degli Italiani nel Mondo, da realizzare in Italia e al contempo nei diversi Paesi di residenza;

6. accordi con le case editrici italiane per ottenere sconti sulle pubblicazioni in lingua italiana;

7. promuovere accordi bilaterali con i Governi nazionali e regionali dei diversi Paesi di appartenenza, al fine di agevolare e tutelare l’insegnamento de la lingua e della cultura italiana nelle scuole pubbliche statali di ogni Paese;

8. proponiamo di presentare alla Unione Europea progetti sulla interculturalità delle nostre comunità nel mondo che dovrebbero essere finanziati con i fondi messi a disposizione degli Stati membri enti locali e privati;

9. il riconoscimento della cittadinanza agli aventi diritto deve essere garantito dalle nostre rappresentanze consolari attraverso la realizzazione di pratiche amministrative più snelle nelle forme e nei tempi.

 

Infine facciamo nostre le parole di un grande cantautore italiano, Giorgio Gaber,  quando dice che “l’appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.”

 

PRIMA CONFERENZA DEI GIOVANI ITALIANI NEL MONDO - ROMA, 8-12 DICEMBRE 2008: DOCUMENTO FINALE GRUPPO TEMATICO - Partecipazione e rappresentanza

 

I giovani italiani nel mondo hanno tenuto la loro prima Conferenza mondiale a Roma e – nel 60° anniversario della dichiarazione universale dei diritti umani –hanno riflettuto e dibattuto il tema “partecipazione e rappresentanza” e hanno prodotto il seguente documento nella prospettiva che questa prima Conferenza abbia un seguito positivo.

 

1.      La realtà dei giovani

 

            Sono più di 2 milioni i giovani italiani nel mondo al di sotto dei 35 anni. Essi rappresentano il 54% di tutti i residenti italiani all’estero. Di questi giovani 1,4 milioni hanno tra i 18 e i 34 anni e 1,3 milioni sono nati all’estero (dati Aire, aprile 2008). A questi giovani italiani si devono però aggiungere anche i 60 milioni di oriundi e simpatizzanti dell’italianità nel mondo.

            Al di là della consistenza numerica i giovani italiani nel mondo portano con sé una maniera specifica di vivere l’italianità in un mondo di relazioni sempre più interculturali ed aperte, manifestano valori e sensibilità proprie come la solidarietà, il volontariato, la preparazione e la competenza professionale, sono disponibili al confronto e alla comprensione di posizioni diverse anche perché vivono sulla loro pelle le diversità geografiche, sociali, economiche e culturali dei vari paesi di residenza.

            I giovani sono particolarmente sensibili alla moltiplicazione di immagini stereotipate e false che, in Italia, stigmatizzano la storia e la realtà dell’emigrazione e che, all’estero, li etichettano in maniera semplicistica e spesso offensiva.

            Per contrastare tali generalizzazioni fuorvianti è necessario promuovere tutte quelle iniziative di ricerca, inchiesta, studio, analisi, che facciano conoscere la vera faccia del giovane italiano nel mondo.

            Infatti, avvicinando correttamente il mondo italiano fuori dall’Italia non si può non scoprire una realtà umana, dedita al lavoro e cosciente di essere una risorsa economica, culturale e scientifica sia per il Paese di residenza che per il Paese di origine.

 

2. La partecipazione

           

Per partecipazione, i giovani italiani nel mondo intendono tutte quelle capacità, quei momenti e quei luoghi dove poter condividere valori ed iniziative comuni, in modo da creare, sostenere e rinforzare i legami tra i connazionali all’estero, non perdere il contatto e le relazioni con l’Italia ed operare attivamente nei Paesi di residenza.

            Storicamente, le comunità italiane nel mondo hanno esplicitato la loro partecipazione all’identità italiana creando vari tipi di associazioni come risposta alle esigenze e alle sfide del momento. Sono nate e si sono diffuse, allora, le società di mutuo soccorso, le missioni cattoliche, i patronati, le associazioni regionali, quelle culturali, ricreative e sportive.

            I giovani italiani nel mondo riconoscono l’importanza delle associazioni per l’esercizio concreto della partecipazione e si impegnano a contribuire al loro necessario rinnovamento.

Allo stesso tempo, i giovani riconoscono che certe forme associative non rispondono più alle loro esigenze ed attese e promuovono nuove forme associative più rispondenti ai tempi. In quest’ottica, nuovi esempi di aggregazione travalicano il territorio di un solo Paese creando reti transnazionali. Molte associazioni, soprattutto quelle create da giovani per i giovani, superano la logica della mono-appartenenza regionale o nazionale per aprirsi non solo agli italofoni ma anche agli italofili, a chi ama o ha interesse a sviluppare relazioni con l’Italia indipendentemente dal Paese di appartenenza e dalla lingua parlata.

            Infine, i giovani italiani nel mondo sono coscienti della difficoltà di allargare la partecipazione, coinvolgendo altri giovani italiani, oriundi o simpatizzanti nelle diverse iniziative di condivisione dell’italianità. E’ questa la ragione delle seguenti proposte.

 

2.1 Le proposte per partecipare

           

Riconoscendo il valore dell’associazionismo, la sua fondamentale libertà e base volontaria; consapevoli che l’associazionismo e le nuove aggregazioni non possono raggiungere tutta la realtà italiana all’estero; coscienti che non esistono ricette pre-confezionate per allargare le maglie della partecipazione, i giovani ribadiscono la necessità di rafforzare la realtà delle associazioni che operano in favore della comunità con le seguenti proposte:

l                   facilitare l’incontro e lo scambio tra migranti di prima e di successive generazioni e le nuove forme di mobilità;

l                   procedere, con il coinvolgimento di Stato, Regioni, CGIE, Comites e le stesse associazioni, ad un rilevamento delle realtà associative e delle nuove forme di aggregazione; all’analisi critica dei dati del rilevamento e alla loro più ampia diffusione;

l                   cercare contenuti ed obiettivi più attuali in modo da facilitare l’ingresso dei giovani nelle associazioni, come:

1.                              favorire iniziative associative in collegamento con le realtà locali dei paesi di residenza;

2.                              organizzare attività di animazione con i più piccoli per mantenere vivo il senso di italianità e di educazione all’apertura interculturale;

l                   promuovere nuove forme di aggregazione, capaci di rispondere alle esigenze dei giovani in ambito sociale, culturale, musicale, gastronomico, informativo e formativo, professionale, tecnologico e sportivo (coinvolgendo, per esempio, il CONI, le Camere di commercio, gli Istituti italiani di cultura);

l                   rafforzare scambi universitari, corsi di formazione (anche per gestire le associazioni), stages e tirocini, corsi popolari di lingua e cultura italiana, anche in chiave di valorizzare le lingue minoritarie;

l                   modificare la legge 383/2000 sulle associazioni di promozione sociale per estenderla anche alle associazioni italiane nel mondo, in modo che queste possano beneficiare delle risorse previste dalla legislazione.

3. La rappresentanza

 

            Per permettere ad ogni componente sociale di portare il suo specifico contributo alla “res publica” e al perseguimento del “bene comune”, è opportuno che ogni attore – istituzioni, organismi ufficiali di rappresentanza, organizzazioni universitarie, associazioni storiche e nuove aggregazioni giovanili – riconosca e accetti i rispettivi ruoli e competenze senza alcuna prevaricazione.

Infatti, ogni esperienza di partecipazione attiva richiede necessarie forme di riconoscimento sia a livello del Paese di residenza che a livello di rapporti con l’Italia. Tra le diverse forme di riconoscimento c’è la possibilità di “rappresentanza istituzionale”, integrando - come giovani - gli attuali organismi: Comites, CGIE, rappresentanza parlamentare, consulte regionali.

            Ad ogni modo, è utile ribadire che l’esistenza di Comites e CGIE, l’ottenimento dell’esercizio di voto in loco da parte degli Italiani nel mondo, la successiva elezione di parlamentari nella circoscrizione estero non sono la conclusione del processo partecipativo e di rappresentanza per quanti, soprattutto giovani, non vogliono delegare ad altri la gestione dei problemi sociali, educativi e culturali della comunità italiana nel mondo. In quest’ottica, le seguenti proposte cercano di promuovere una maggiore presenza giovanile, anche nella prospettiva delle annunciate riforme di tali organi di rappresentanza.

 

3.1 Le proposte per esserci

 

l                   Tramite i Comites e Consolati di riferimento prendere contatto con tutti i giovani della circoscrizione per coinvolgerli nel processo di comunicazione dei risultati della prima conferenza e stimolarne la possibile partecipazione alle iniziative;

l                   qualora non fossero già presenti, istituire “commissioni giovani” organiche ai Comites, composte da persone (dai 18 ai 35 anni) residenti nella circoscrizione, rappresentative delle realtà associative e delle nuove forme aggregative di giovani, scelte con criteri oggettivi, trasparenti e pubblici;

l                   i coordinatori delle suddette “commissioni giovani” cercheranno le migliori forme di collegamento sia a livello nazionale (sull’esempio degli intercomites) che a livello continentale: Europa e Nord Africa; America Latina e Area anglofona extraeuropea (secondo la divisione seguita dal CGIE);

l                   nella prospettiva della modifica della legge 286/2003 sui Comites, introdurre la “quota giovani” (18-35 anni), in misura non inferiore al 30% nella composizione delle liste per l’elezione dei Comites;

l                   attribuire un carattere vincolante ai pareri espressi dai Comites;

l                   favorire il riconoscimento e le iniziative dei Comites presso le diverse realtà locali dei Paesi di residenza;

l                   richiedere al CGIE che inviti almeno tre giovani (uno per area geografica, a rotazione e individuati con criteri oggettivi, trasparenti e pubblici) a partecipare ai lavori del CGIE, del Comitato di Presidenza, delle Commissioni per le aree Continentali e delle Commissioni di lavoro;

l                   chiedere alle Regioni, che non lo fanno già, di nominare consultori giovani all’estero;

l                   mantenere e difendere il diritto di voto in loco all’estero anche dopo la prevista riforma dell’assetto istituzionale dell’Italia;

l                   nell’organizzare le prossime tornate elettorali garantire una omogenea e corretta informazione dei cittadini sulle modalità di voto, utilizzando anche i media locali e l’uso delle lingue locali per una migliore comprensione delle informazioni;

l                   proporre la rappresentanza degli italiani all’estero nell’elezione del parlamento europeo;

l                   chiedere al Ministero della gioventù di costituire un “dipartimento giovani estero” nel quadro dell’Agenzia nazionale per i Giovani (ANG) in modo da poter garantire le risorse per il collegamento e l’informazione (blog, newsletter telematica, bollettini di collegamento) dei giovani italiani nel mondo;

l                   chiedere al Ministero della gioventù di poter partecipare come giovani italiani nel mondo alla costituzione di una loro rappresentanza in seno al Consiglio Nazionale Giovani.

 

            In conclusione, si propone di costituire una forma provvisoria di “coordinamento giovani” (con rappresentanti delle 3 aree geografiche intercontinentali) per accompagnare, in collegamento con le autorità competenti, gli sviluppi di questa conferenza, in modo da preparare i futuri incontri che riteniamo debbano realizzarsi ogni biennio.

            Alla fine di questo documento, che abbiamo voluto il più propositivo possibile, vogliamo fortemente affermare che la volontà di partecipazione e di rappresentanza che ha animato il nostro gruppo tematico durante tutto lo svolgimento della Conferenza sarà pienamente realizzata se i criteri di scelta e rappresentanza, in ogni tipo di occasione, saranno sempre più oggettivi, trasparenti e pubblici, se gli eletti all’estero si renderanno sempre più presenti nei Paesi delle loro circoscrizioni di elezione e se sarà fatto tutto il necessario per garantire a tutti gli italiani la “cittadinanza” fortemente voluta.

 

 

 

PRIMA CONFERENZA DEI GIOVANI ITALIANI NEL MONDO - ROMA, 8-12 DICEMBRE 2008: DOCUMENTO FINALE GRUPPO TEMATICO - LINGUA E CULTURA

 

I. L’ITALIA NON E’ SOLO IN ITALIA. LA LINGUA COME LEGAME

 

Prima ancora del territorio, è la lingua la forma più ancestrale ed universale di unione e riconoscimento di un popolo. Specialmente per gli  italiani all’estero, essa rappresenta un elemento di sintesi della dimensione identitaria, di ricchezza culturale e di benessere. Uno strumento così forte da essere paragonato a una calamità talmente potente da riparare alla distanza. Se la lingua è ciò che “istintivamente” ci attrae, ci lega e coinvolge, il primo compito selettivo di una Conferenza dei giovani italiani nel mondo è quello di rivendicare un tale potere di attrazione, anche attraverso la  valorizzazione dell’insegnamento dell’italiano all’estero. Questa prima matrice di riconoscimento, deve ottenere cure continue e, quando possibile, un’attenta implementazione delle strutture esistenti. E se è la matrice preliminare del riconoscimento, vale anche in tempi di crisi economica globale.

Nell’ottica di continuare a diffondere e mantenere viva la cultura italiana - eliminando contraddizioni e differenze che possono invece radicalizzare le distanze tra gli italiani residenti in Italia e quelli che vivono in altri contesti nazionali - appare necessario promuovere un rapporto bidirezionale affinché si favorisca l’aggiornamento e la creazione di reti di relazione tra tutti i connazionali, ovunque essi vivano.

 

L’insegnamento della lingua e della cultura italiana è stato sempre utilizzato strategicamente dal Governo come fondamentale medium della promozione della presenza italiana nel mondo e quale investimento e forma di collegamento verso le future generazioni. Da questo punto di vista, si deve mettere in luce il ruolo di rilievo che gli emigrati hanno avuto, consapevolmente o di fatto, in qualità di moltiplicatori e ambasciatori dell’italianità nel mondo, oltre che di sostegno economico per il Paese di origine (basti pensare, ad esempio, alle rimesse economiche).