Volunia, il primo motore di ricerca social pronto a sfidare Google

6/2/2012
 
Creato da Massimo Marchiori, è stato presentato oggi a Padova
 
 
 
 
 

«Non aspettatevi la luna anche se Volunia ha questo nome al suo interno. Crediamo che si possa innovare in Italia e noi vogliamo farlo». Questo l’esordio di Massimo Marchiori, che dopo aver inventato l’algoritmo alla base di Google, ha ideato Volunia, un pò motore di ricerca un pò social network, che promette di innovare il sistema di ricerca sul web. «Abbiamo lavorato con un gruppo di studenti laureati a Padova durante questi anni di implementazione di Volunia - spiega Marchiori - il gruppo di lavoro si sviluppa tra Padova, Venezia e la Sardegna. Siamo fiduciosi di poter dimostrare che anche in Italia si può fare innovazione». «Quello che vediamo oggi - ha detto, illustrando Volunia, dopo un ritardo per un problema al proiettore - è solo una parte del progetto, ci sono molte espansioni. Si è parlato di Volunia come motore che soppianterà Google. Non è così e sarebbe una follia pensarlo. È vero però che negli ultimi anni il concetto del motore di ricerca non è cambiato. Noi abbiamo provato a trovare un’altra direzione. Vi faccio un esempio: dal 2012 la comunità europea ha deciso che le galline non possono più essere allevate in gabbia, c’è una similitudine con gli utenti web. Le galline non volano, noi galline web siamo chiusi dentro gabbie: se ci riflettiamo il web è un ambiente vastissimo, una foresta informativa in cui i motori di ricerca ci danno una mano per spiccare un piccolo volo da gallina ed avere una piccola prospettiva più ampia».

«L’area seek and meet sarà aperta oggi pomeriggio e farà più o meno quello che fanno gli altri motori di ricerca. Volunia - ha spiegato - non è un motore semantico: ci siamo focalizzati su un motore che ha una innovazione scalabile, che può reggere milioni di persone e coprire tutto il web. Volunia segue l’utente nel suo percorso con una barra aggiuntiva al browser: in qualunque momento della navigazione per ogni sito si può vedere la mappa del sito come se fosse un percorso geografico. Ogni sito web che abbiamo nell’indice ha questo servizio non solo a mappa geografica ma anche sotto forma ad esempio di folder. Noi creiamo questo sistema in automatico, permettendo agli utenti di prendere il controllo del sito, cambiando struttura e gerarchie della mappa. Un altro tipo di volo che Volunia permette di fare è quello di vedere il multimedia selezionato presente nel sito internet visualizzato fornendo una panoramica ordinata per livello di importanza. Creiamo insomma un’altra prospettiva». Il motore, realizzato grazie ai finanziamenti dell’imprenditore sardo Mariano Pireddu, ha due parti, simboleggiate dallo slogan ’seek and meet’ (cerca e incontra).


La parte ’seek’ riguarda le funzioni più proprie del motore di ricerca: Volunia, oltre a trovare i siti correlati alle parole cercate, fornisce una mappa del sito che rimane sempre visibile e permette una migliore navigazione anche al suo interno. La parte ’meet’ è invece quella che permette la ’socialità', facendo vedere chi sta navigando all’interno delle pagine cercate, e di interagire con lui: «Il social network come si intende oggi è una gabbia - spiega il ricercatore - in cui ci si rinchiude per poter interagire. Volunia rompe questa gabbia, e permette di fare amicizie in base ai reali interessi». Da oggi il motore sarà aperto ai ’beta-tester’, utenti scelti fra quelli che si sono iscritti al sito, ma se non ci saranno problemi entro pochi giorni l’accesso sarà aperto a tutti.

da: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10059&ID_sezione=38

 

NOTIZIA DEL 16/11/2011

Entro la fine dell'anno un team tutto italiano lancerà un nuovo motore di ricerca innovativo. «Non un Google migliorato ma un'esperienza completamente diversa». Dietro il progetto Massimo Marchiori, il padre dell'algoritmo di Google

CARLO DI FOGGIA

 

Nella lunga sfida a Google potrebbe aggiungersi, nelle prossime settimane, un progetto completamente italiano: “Volunia”, un motore di ricerca che promette di portare una “nuova prospettiva” nel mondo delle ricerche sul web.

La notizia sta facendo il giro della rete, alimentando dubbi e curiosità grazie anche alle poche informazioni rilasciate dal suo creatore. Massimo Marchiori, italiano classe 1970, conosciutissimo dalla rete e non potrebbe essere altrimenti visto che è considerato il padre del colosso di Mountain View. Nel 1995, da studente dell’Università di Padova - dove è tornato ad insegnare come professore associato dopo aver girato mezzo mondo a fare ricerca - ideò Hyper Search, un motore di ricerca innovativo da cui è nato l’algoritmo che ha fatto la fortuna di Larry Page e Sergey Brin. Per intenderci è l’unico italiano nel board del
World Wide Web Consortium (W3C), il tink thank creato da quel Tim Berners-Lee che di internet è invece considerato il creatore.

La sua nuova creatura dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno, un progetto a cui sta lavorando da quattro anni, “frutto di un’idea talmente bella che ora siamo qui a proporvela” - spiega lo stesso Marchiori in un video di presentazione che in queste ore viene rilanciato incessantemente da blog e forum. Un motore di ricerca di seconda generazione, “non un Google migliorato - continua sempre il suo creatore - ma un sistema che permette di avere una prospettiva completamente diversa da quella a cui i normali motori di ricerca ci hanno finora abituato”. La sfida quindi non sarebbe sullo stesso terreno, consapevole dell’impossibilità di sfidare un colosso come Google, l’idea è quella di creare una guida del web con cui si possa interagire e ottenere un risultato di ricerca che non sia semplicemente quello che il motore di ricerca ritiene il migliore possibile. Una frontiera conosciuta ai più come “web semantico”, in pratica una rete intelligente che permetta ricerche più elaborate e personalizzate.


Un progetto che si annuncia ambizioso e di ampio respiro, sarà lanciato in ambito mondiale in 12 lingue e avrà contenuti da tutto il mondo. I lavori sono coperti dalla massima segretezza ma la versione beta potrebbe uscire già nelle prossime settimane. Per chi volesse essere tra i pochissimi fortunati che potranno testare in anteprima la versione beta, sul sito del progetto è possibile
registrarsi inserendo la propria e-mail. Buona fortuna.

 

da: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=9747&ID_sezione=38

 

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ITALIANI ALL'ESTERO - ON.PORTA (PD/ESTERO): l'incontro con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà

 

Roma, 01 febbraio 2012 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 "In buona sostanza, posso dirmi soddisfatto per l'incontro di ieri sera con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà e per l'attenzione e sensibilità con la quale il Governo Monti intende seguire le questioni degli italiani all'estero" . Lo afferma ad Italialavorotv/Italiannetwork l'on. Fabio Porta alla quale l'esponente del PD aveva preannunciato nei giorni scorsi l'incontro.


"Sebbene ci siano stati alcuni rinvii su questo incontro, dovuti naturalmente alle molteplici esigenze del ruolo che il Sottosegretario Catricalà ricopre, e per i quali lo stesso Sottosegretario si è effettivamente scusato, sono soddisfatto per questo primo incontro di noi parlamentari eletti all'estero con questo governo. Una cosa inusitata per i tre anni del Governo Berlusconi che non ci ha mai ricevuti nonostante all'indomani del suo insediamento avessimo presentato un’analoga richiesta" fa presente Porta, il quale non esita a ribadire "C'è un cambiamento di stile, un' apertura diversa che si era già evidenziata con alcune dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio Monti e del Ministro degli Esteri Terzi di Sant'Agata, anche se nell'audizione di quest'ultimo in Commissione Esteri non si era entrati nel merito delle questioni attinenti agli italiani all'estero. Ieri, invece, abbiamo avuto un lungo incontro e tutti i presenti hanno avuto la possibilità di intervenire anche sugli aspetti attinenti alla propria ripartizione elettorale. Ed il sottosegretario ci ha assicurato che su tutto ciò esiste grande attenzione sia da parte sua che del Presidente del Consiglio Monti al quale avrebbe riferito nel più breve tempo possibile quanto emerso dall'incontro".


Un primo passo significativo, ma quanto al merito delle questioni?
"Intanto - ribadisco - si è dimostrato un interlocutore molto attento, tanto da mettere in campo la possibilità di un tavolo di ascolto, dialogo e confronto permanente presso la Presidenza del Consiglio che si riunisca con una certa frequenza per un’interlocuzione diretta con il capo dl Governo. Nel frattempo, ha approfondito l'aspetto dei capitoli di bilancio delle risorse assegnate, i tagli effettuati sui vari capitoli e quelli attualmente in corso per una verifica con le rispettive amministrazioni e per scongiurare ulteriori decurtazioni e vagliare la possibilità di un possibile recupero di alcune voci importanti per gli italiani all'estero.


Quali capitoli? "Intanto, di alcuni capitoli ritenuti essenziali nell'immediato, come la Lingua e cultura italiana all'estero, l'assistenza, la previdenza ed il comparto dell'informazione, con particolare attenzione alla RAI. Per quanto riguarda l'editoria invece si è convinti che per questo settore sia necessario avviare un processo di riforme che riguarderà, però, la prossima legislatura."


E la rappresentanza, gli appuntamenti elettorali della Circoscrizione Estero?
"Abbiamo chiesto il rinnovo immediato di Comites e CGIE e le elezioni politiche su questo aspetto il Sottosegretario ha parlato della necessità di riunire il Comitato Misto, ovvero quella sorta di cabina di regia, con i Ministeri dell'Interno e degli Esteri per la revisione dell'Anagrafe degli Italiani all'estero e delle liste elettorali. Un impegno importante che prima si fa e meglio è. Su questo fronte abbiamo avanzato la possibilità che si vada al rinnovo dei Comites e del CGIE entro l'estate per evitare una vicinanza tra i due appuntamenti elettorali che porterebbe ad un’eccessiva pressione sia delle strutture istituzionali interessate che degli stessi elettori all'estero.

Quanto alle modifiche sul voto all'estero per le elezioni politiche, Catricalà è sembrato essere piuttosto preoccupato circa le questioni emerse nel passato ed ha preso nota di alcuni accorgimenti da noi suggeriti per la revisione delle modalità di voto, come la necessità di stampare le schede elettorali in Italia, l'esigenza di un Comitati elettorali presso i Consolati, dell'istituzione di più sedi di scrutinio.


Naturalmente, su questi aspetti non potrà che esserci un diverso approccio. Per quanto riguarda la RAI la competenza per la firma della convenzione è della stessa Presidenza del Consiglio. Per il resto le competenze sono diverse ma ci è stato assicurato la piena attenzione del Presidente del Consiglio sulle questioni attinenti agli italiani all'estero, tanto che, a nome dello stesso Monti, ci ha detto di considerarlo una sponda ed un alleato nel sollecitare i vari ministeri perché vi sia attenzione e sensibilità. "Sarò al vostro fianco" perché gli italiani all'estero sono fattore importante e strategico per l'Italia".

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E’ l’inizio della Grande Depressione in Italia e in Europa

 

Pubblicato da ⋅ 1 febbraio 2012 

di Mario Pianta
Nelle pieghe del “Patto fiscale” accettato lunedi a Bruxelles da 25 dei 27 paesi Ue (Londra e Praga esclusi) c’è una grande vittoria politica per Angela Merkel. La “dottrina tedesca” dell’austerità è diventata un obbligo per l’Europa; il pareggio di bilancio sarà scolpito nelle Costituzioni di tutti gli stati, sui deficit e sull’obbligo di riduzione del debito avrà poteri la Corte di Giustizia europea: «I limiti al debito saranno vincolanti e validi per sempre», ha dichiarato il cancelliere, «non si riuscirà mai a cambiarli attraverso maggioranze parlamentari». Grazie a questa vittoria, Merkel avrà il consenso dei tedeschi alla concessione del secondo finanziamento d’emergenza ad Atene, 130 miliardi di euro entro marzo, senza il quale la Grecia smetterebbe di funzionare. Lo sconfitto più immediato è Mario Monti.

La nuova credibilità dell’Italia ha ottenuto soltanto modifiche minime al “Patto fiscale” e, facendo i suoi conti, il nostro Presidente del consiglio ha misurato ieri le dimensioni della sconfitta. Quest’anno l’Italia sperava di avere un Prodotto interno lordo intorno a 1600 miliardi di euro; secondo il Fondo monetario internazionale la recessione lo farà cadere del 2,2%, circa 35 miliardi in meno. Su una spesa pubblica vicina a 800 miliardi di euro, la recessione potrebbe significare 15 miliardi di minori entrate fiscali, e altrettante potrebbero essere le maggiori spese dovuto al rialzo dei tassi d’interesse sui 1900 miliardi di debito pubblico italiano. L’impegno accettato a Bruxelles di rimborsare un ventesimo del debito l’anno vorrebbe dire per l’Italia 95 miliardi di euro di spesa ulteriore: in tutto 125 miliardi sottratti al bilancio dello stato rispetto al 2011: un sesto dell’intesa spesa pubblica, una cifra enorme. Si può stimare che metà del rimborso del debito vada a creditori stranieri, sottraendo risorse al paese: la caduta del Pil a questo punto sarebbe dell’ordine del 6%, senza calcolare gli effetti indiretti del calo di redditi, spesa pubblica e consumi. L’Italia smetterebbe di funzionare.
I dati di ieri sulla disoccupazione record in Italia non sono che l’inizio di un bollettino di guerra che potrebbe arrivare a oltre 800 mila posti di lavoro perduti. È la misura del rischio di grande depressione provocata dalla “dottrina tedesca”.
Tutto questo alla vigilia delle elezioni politiche italiane. Con un ulteriore, massiccio impoverimento di lavoratori e classi medie, il paese potrebbe andare in pezzi. Potrebbe scoppiare una reazione populista antieuropea, cavalcata da centrodestra e Lega. La democrazia sarebbe a rischio. E, come l’Italia, potrebbe andare in pezzi l’Europa.

A meno che. Siamo ancora in tempo per fermare la “dottrina tedesca”. Perché non convocare a Roma un vertice dei paesi europei senza Berlino, per accordarsi su politiche diverse? Perché non convocare un incontro delle opposizioni ai governi di Merkel e Sarkozy per lanciare una politica alternativa alla grande depressione?

 

da: http://cambiailmondo.org/2012/02/01/e-linizio-della-grande-depressione-in-italia-e-in-europa/#more-1006

 

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Battisti acusa Napolitano de stalinista, após fazer apelo por interrogatório verdadeiro na Itália

Giovedì - 02/02/2012

 

Foi dura e seca a resposta da Presidência da República da Itália ao apelo de Cesare Battisti, ex-integrante do grupo terrorista Proletários Armados pelo Comunismo (PAC), condenado por participação em quatro homicídios, na década de 1970, na Itália, e hoje refugiado no Brasil.

Em entrevista ao programa Le Iene - que será retransmitido sexta-feira próxima (03), no canal Italia Uno - , Battisti fez um apelo ao presidente da República Giorgio Napolitano, conforme trecho antecipado pela emissora: "Senhor presidente Napolitano me dê a possibilidade de me defender. De me apresentar perante um tribunal, hoje na Itália, e de poder me defender, de responder a um interrogatório verdadeiro, como jamais aconteceu, e assim me comprometo a responder pelas minhas responsabilidades diante da justiça italiana".

Na mesma entrevista, porém, ao ser perguntado pelo repórter por que não contatava com o presidente para explicar a sua posição, Battisti teria afirmado que "Napolitano me parece na verdade um irredutível dos anos 70, do ex-Pci stalinista. Não me parece que seja a pessoa adequada para dizer hoje à Itália, 'viremos a página, esqueçamos o passado, reconheçamos as responsabilidades, reconheçamos a história, nos repacificando. Não me parece que Napolitano esteja dando exemplo disso".

A resposta de Napolitano foi feita através de um comunicado: "Ao Qurinale se observa que o senhor Cesare Battisti deve somente apresentar-se no nosso país para cumprir, segundo as normas do ordenamento penitenciário italiano, as penas às quais foi condenado na conclusão de processos feitos na plena observação das regras de um Estado de direito."

 

 

da: Rivista digitale Oriundi - Anno 9 - Numero 424 - Venerdì, 03/02/2012

 

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L’On. Fabio Porta (PD) interviene sul Ministero degli Esteri sollecitando risposte rapide e adeguate in relazione alla situazione degli impiegati assunti presso la rete diplomatico-consolare”

 

Roma, 02 febbraio 2012 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 

“Adeguare al più presto le retribuzioni dei contrattisti”

 

L’on. Fabio Porta è intervenuto presso il Ministero degli Affari esteri per sollecitare l’adeguamento delle retribuzioni dei contrattisti assunti secondo la legge italiana e in attività presso le ambasciate, i consolati e gli istituti di cultura. Tali retribuzioni, infatti, sono ferme da ben undici anni, con conseguenze facilmente immaginabili sul mantenimento del potere d’acquisto dei lavoratori interessati.

 In una lettera indirizzata al Direttore generale delle risorse umane del MAE, Ambasciatore Giovan Battista Verderame, l’on. Porta ha richiamato la decisione del Consiglio di Stato che ha dato il via libera agli adeguamenti, sui quali tuttavia nelle sedi decentrate ancora non si è ancora proceduto concretamente.

 La stasi di oltre un decennio nelle retribuzioni, ha sottolineato il parlamentare eletto nella ripartizione dell’America Meridionale, ha provocato conseguenze pesantissime sulle condizioni di vita e di lavoro dei contrattisti. “In Brasile, ad esempio, - ha dichiarato Porta - il loro potere d’acquisto dal 2003 si è contratto del 70%, a causa di un’inflazione valutata al 45% e del continuo apprezzamento del real sull’euro. Molti hanno dovuto rinunciare ai piani di assistenza medica, essenziali in America Latina, e alle altrettanto necessarie rette scolastiche per i figli.

 E tutto questo accade mentre sui contrattisti continua a riversarsi il sovraccarico di lavoro dovuto al crescere delle funzioni amministrative delle strutture decentrate del MAE e alla carenza di personale inviato da Roma.

 Risolvere al più presto la questione, da troppo tempo sospesa, significa non solo corrispondere ad un sacrosanto diritto dei lavoratori, ma anche rafforzare in termini generali la capacità operativa del MAE in un momento di obiettiva difficoltà.

 

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ITALIANI ALL'ESTERO - ON. PORTA (PD/ESTERO): richiesta di un incontro con il Sottosegretario agli Esteri

 

Roma, 31 gennaio  2012 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 

Nonostante la dinamica attività del Governo Monti e dello stesso Parlamento chiamato a supportare e condividerne l'iniziativa di salvataggio e rilancio del Paese, gli italiani all'estero sembrano essere una categoria piuttosto residuale rispetto ad un'attualità che pure sono chiamati a condividere, sia in termini sociali, che fiscali e previdenziali. Su di loro - quattro milioni di soggetti con passaporto italiano, per altrettanti voti - sembra essere calata una zona d'ombra, in parte rischiarata da alcune iniziative dei parlamentari eletti dalla Circoscrizione Estero, nonostante le attese nei confronti del nuovo Governo.


"Dopo le prime affermazioni sia del Premier Monti che del Ministro degli Esteri Terzi che avevamo fatto ben sperare rispetto al precedente Governo, non abbiamo avuto, ad oggi, alcun seguito, se non con riferimento a qualche sporadico risultato." Lo afferma ad Italialavorotv/Italiannetork l'on. Fabio Porta, esponente del PD eletto dalla Circoscrizione Estero-Sud America, facendo riferimento ai risultati ottenuti in Aula alla Camera con gli emendamenti al decreto Milleproroghe: franchigia a vantaggio dei frontalieri e detrazioni per carichi di famiglia dei lavoratori all'estero.



"E' qualcosa, ma si tratta di benefici temporanei, con scadenza al 31 dicembre di quest'anno. "Sì, ma la battaglia non è conclusa" afferma l'on. Porta che preannuncia la richiesta di un incontro con il Sottosegretario agli Esteri, per la cui delega abbiamo dovuto aspettare del tempo, per sapere come il Governo intenda procedere sulle questioni che interessano gli italiani all'estero. E' questo uno dei motivi per i quali ho chiesto una convocazione del Comitato permanente sugli italiani all'estero della Commissione Affari Esteri, come Vice Presidente facente funzioni dopo le dimissioni dell'on. Zacchera (PdL). Siamo, dunque, in attesa che la Commissione Esteri definisca quanto prima la nomina del nuovo Presidente e, nel frattempo, se sia possibile dare una continuità ai lavori del Comitato con un'audizione del Sottosegretario per conoscere i suoi intendimenti sulla politica per gli italiani all'estero, così com'è avvenuto da parte degli altri Ministri e Sottosegretari ciascuno nel rispetto ciascuno delle proprie deleghe."


Inoltre, fa presente l'on. Porta, "Come parlamentari della Circoscrizione Estero abbiamo chiesto un incontro con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà. L'incontro è stato finora rinviato per questioni oggettive ma auspichiamo che l'incontro in programma per martedì prossimo vada a buon fine per potere illustrare quelle che sono le principali tematiche che riteniamo il Governo possa affrontare in tempi brevi e sulle quali è possibile un comune orientamento da parte delle forze politiche, così come è avvenuto in altri ambiti da parte della maggioranza che sostiene il Governo".

"Nel frattempo stiamo predisponendo un documento di sintesi per il Sottosegretario, che - tra l'altro - affronta anche una delle questioni molto importanti per gli italiani all'estero e per lo stesso Governo: l'informazione per i connazionali oltrefrontiera. In quest'ambito, faccio riferimento anche a RAI Internazionale, che di fatto ha chiuso i programmi per le comunità all'estero e il cui segnale in mancanza di interventi potrebbe venir meno. Con ciò, spiega Porta, non voglio dire che condivida il tipo di programmazione del passato ma ci rendiamo tutti conto che se non si interviene subito si rischia che non ci siano tempi utili per recuperare l'impegno della RAI. Si tratterà, inoltre, di affrontare le questioni anche con altri Ministri, come il Ministro del lavoro per le questioni sociali delle pensioni. Sono diversi gli aspetti che interessano gli italiani all'estero e che il collega Bucchino nei giorni scorsi ha efficamente illustrato in un'interrogazione, approfondendo la questione del definitivo passaggio al sistema previdenziale contributivo."


Insomma, ritiene che sia possibile ricostruire un dialogo con il Governo Monti sugli italiani all'estero ?


"Di vera e propria ricostruzione credo sarà possibile parlare con il prossimo Governo e per questo ritengo che con il PD si debba candidare tutto il centro-sinistra. Con il Governo Monti dovremmo, piuttosto, cercare di limitare i danni fatti dal precedente Governo e porre le condizioni minime per poter ricostruire il dialogo. E qualcosa in questo senso ritengo si possa fare sull'assistenza, sulla lingua italiana, sulle riforme necessarie per una reale rappresentanza dell'Italia nel mondo. Naturalmente, non mi illudo che si possa ricostruire e riformare in un anno, se non per alcuni aspetti ed a maggior ragione per il voto all'estero. Se questo Parlamento metterà mano alla riforma elettorale, come ha auspicato il Presidente della Repubblica Napolitano, dovrà mettere mano anche sulla questione del voto all'estero. E lo dico non soltanto pensando ai parlamentari ma alle conseguenze che pagheranno gli italiani all'estero, che hanno ottenuto con il voto all'estero il diritto più importante che la Costituzione assegna ad un cittadino"

Quanto alla rappresentanza dei Comites e del CGIE? "Dobbiamo andare all'immediata convocazione delle elezioni Comites e CGIE. Occorre essere chiari e determinati. Della loro riforma parleremo nella prossima legislatura. L'attuale normativa in materia non è poi così vecchia come si vuol dare ad intendere da parte di taluni. Ed il CGIE va riformato ma solo dopo le riforme istituzionali. Solo dopo aver chiarito come funzionerà il Parlamento ne potremo parlare. In questa legislatura non ne vedo la necessità. Al sottosegretario alla Presidenza Catricalà lo diremo chiaramente, come diremo che è necessario valorizzare ogni apporto sociale economico e commerciale fra l'Italia e tutto il Sud America. "


On.le Porta, che cosa intende dire parlando di garanzie civili? "Parlo della mia proposta di legge - presentata a dicembre" sul difensore civico per italiani all'estero ed anche della ripresa del dialogo sulla convenzione con i patronati. E a proposito dei Patronati, mi domando perché i patronati collaborano con alcune istituzioni, Interno, Lavoro con ottimi risultati sul fronte degli immigrati e con gli Esteri no per quanto riguarda gli italiani all'estero, soprattutto oggi che con la chiusura dei Consolati ne avrebbero necessità come il pane e per un impegno finanziario davvero minimo? Sono questioni essenziali per supportare i nostri connazionali all'estero. Attendiamo l'incontro con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio."

 

ITALIA
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Comunicato dei Deputati PD Estero: Varchi positivi per gli italiani all'estero nel Decreto Milleproroghe


Roma, 26 gennaio 2012

 

Deputati PD Estero: Varchi positivi per gli italiani all’estero nel Decreto Milleproroghe

 

Non è stato improduttivo per gli italiani all'estero il passaggio alla Camera del Decreto Milleproroghe. Pur trattandosi di un provvedimento strettamente legato a precedenti e determinate scadenze normative, l'impegno dei parlamentari del PD eletti all'estero è riuscito ad aprire qualche varco importante. Si vede anche da queste cose che con il nuovo Governo il clima è cambiato e che, nonostante le gravi difficoltà del momento, si cerca di lasciarsi alle spalle la pratica delle pregiudiziali di schieramento per dare priorità ai problemi reali.

Sulla proroga delle detrazioni per carichi di famiglia, sulle quali da tempo stanno lavorando i deputati Fedi e Narducci, un emendamento presentato dall'on. Di Biagio e cofirmato dai suddetti parlamentari, ha consentito di prolungare anche per l’anno in corso questo beneficio.

É stato inserita nel Decreto, dopo una lunga trattativa con il Governo, anche la proroga della franchigia fiscale riconosciuta ai lavoratori frontalieri sottoposti a doppio regime fiscale. L'on. Gianni Farina su questo ha presentato un emendamento, poi assorbito in una proposta dei deputati della commissione bilancio Braga, Vannucci e Marchioni che l'esecutivo ha accettato nonostante le remore avanzate dalla Ragioneria dello Stato.

Nella discussione degli ordini del giorno seguita al voto di fiducia, è stato accolto quello, a prima firma Porta, che chiede al Governo di adoperarsi per favorire la riapertura dei termini della presentazione delle domande di riconoscimento della cittadinanza italiana a beneficio delle persone provenienti dai territori dell'ex Impero austro-ungarico, e loro discendenti.

É stato ugualmente accolto un altro ordine del giorno, con la prima firma di Laura Garavini, che impegna il Governo ad adoperarsi affinché il rinnovo dei COMITES e del CGIE avvenga entro l'autunno del corrente anno sulla base della normativa vigente.

Forse è presto per dire che si è avviato un percorso di ricostruzione delle politiche rivolte agli italiani all'estero, dopo le devastazioni degli ultimi anni, ma anche se siamo di fronte a segnali ancora intermittenti, è giusto apprezzarne il valore e la direzione di marcia.

 

I deputati del PD eletti all'estero:

 

Gino Bucchino

Gianni Farina

Marco Fedi

Laura Garavini

Franco Narducci

Fabio Porta

 


Nella classifica delle 50 città più pericolose al mondo, ben 40 si trovano in America Latina

16/1/2012

San Pedro Sula: è terrore

1143 omicidi con un tasso di 158 morti ogni 100 milapersone. Siamo in Honduras, a San Pedro Sula, che fa concorrenza per morti a città in stato di guerra!

San Pedro Sula: è terrore - 1143 omicidi con un tasso di 158 morti ogni 100 milapersone. Siamo in Honduras, a San Pedro Sula, che fa concorrenza per morti a città in stato di guerra!
 

 

Luoghi a tutto rischio!Nella classifica delle 50 città più pericolose al mondo, ben 40 si trovano in America Latina. A detenere il primato di pericolosità è in assoluto San Pedro Sula, in Honduras. Qui, solo nel 2011, sono stati registrati 1143 omicidi con un tasso di 158 morti ogni 100milapersone: per una media di 95 al mese. Parliamo di più di  tre decessi al giorno! I dati sono stati divulgati in settimana dal Consiglio cittadino per la Sicurezza e la Giustizia penale del Messico. Numeri davvero impressionanti, paragonati ad esempio alla città di Mosul, città irachena in stato di guerra : 636 morti con 35 omicidi ogni 100 mila abitanti. Mosul si colloca infatti 44esima nella classifica mondiale!

Al secondo posto si trova l'ormai famosa
Juarez, al confine con gli Stati Uniti, che ha detenuto per tre anni  il primato con 1.974 uccisioni. Al terzo posto del ranking si posiziona con 1.564 omicidi Maceió, una delle capitali turistiche del nordest del Brasile. Qui ci sono ben 14 città tra le prime 50: da Belo Horizonte a Fortaleza, passando per Salvador de Bahia. Non lo avremmo detto ma restano fuori per ora San Paolo e Rio de Janeiro. Anche il Messico si colloca in classifica con  11 città, mentre cinque si trovano in Colombia. Non mancano inoltre Venezuela, Guatemala, El Salvador, Porto Rico, Panama e la Giamaica.

Ma anche luoghi che avremmo immaginato molto più sicuri come
New Orleans ci propongono l'anno quasi 199 morti, o  Detroit  e i suoi 346, Saint Louis con ben 113 e Baltimora con 195. Ecco poi fuori dal continente americano il Sudafrica dove sono presenti quattro città tra le più violente, tra cui Johannesburg con cifre da capogiro, ben 1.186 e Cape Town, 1.614. Attenzione,? A dir poco!


DA: http://viaggi.libero.it/news/38970783/san-pedro-sula-e-terrore

 

Il Governo accoglie l’ordine del giorno sulla riapertura dei termini per il riconoscimento della cittadinanza ai provenienti dai territori dell’ex Impero austro-ungarico

 

oma, 27 gennaio  2012 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

Porta: “Si faccia la modifica normativa prima della scadenza della legislatura”

 

“Il Decreto Milleproroghe all’esame della Camera è stato l’occasione per riproporre l’esigenza di riaprire i termini, scaduti il 31 dicembre 2010, per la presentazione delle domande di riconoscimento della cittadinanza da parte delle persone originarie dei territori appartenuti all’ex Impero austro-ungarico”.

Il richiamo viene dall’on. Fabio Porta, eletto nella ripartizione America Meridionale, che ha presentato un ordine del giorno sull’argomento accolto dal Governo.

“Sono soddisfatto che il Governo abbia dato la disponibilità a considerare la riapertura dei termini come una cosa possibile. Nell’ordine del giorno che ho presentato assieme alla collega Froner e agli altri colleghi del PD Estero, ho ricordato, tra l’altro, che solo una parte limitata degli aventi diritto ha potuto avere il riconoscimento a causa della lentezza dell’esame delle domande da parte dell’apposita commissione operante presso il Ministero dell’Interno. Senza parlare del fatto che lacronica lunghezza delle file nei consolati dell’America meridionale, dove risiede il maggior numero di interessati, ha reso tutto più complicato e magari distolto alcuni a persistere nel loro intento.

Ammesso il diritto a richiedere la cittadinanza da parte di persone originarie di territori che hanno subito diverse vicende geopolitiche – ha proseguito l’on. Porta -, non ha senso fissare dei termini per ottenere tale riconoscimento. Infatti, successivamente alla legge n. 379 del 14 dicembre del 2000, che riguarda i trentini e gli altri abitanti dell’ex Impero austriaco, la legge n. 124 dell’8 marzo 2006, riguardante gli abitanti dell’ex Jugoslavia, non ha previsto alcuna scadenza. Perché non rendere coerenti le normative per situazioni evidentemente analoghe?

Essendo in discussione il Milleproroghe, per ragioni procedurali abbiamo potuto chiedere in questa occasione solo la proroga dei termini, ma forse è il caso di riflettere su soluzioni più organiche. Ad ogni modo, il dispositivo del nostro ordine del giorno, che la Camera ha fatto proprio e il Governo ha accolto, impegna l’esecutivo “a considerare l’opportunità di un’iniziativa normativa, da promuovere in tempi ragionevolmente brevi, che consenta un’ulteriore proroga dei termini di presentazione delle domande di riconoscimento della cittadinanza a beneficio dei provenienti dai territori dell’ex Impero austro-ungarico”.

Ringrazio il Governo per la sua apertura, ma per l’ormai breve durata della legislatura mi auguro che si passi al più presto ai fatti concreti, con una soluzione legislativa mirata ed efficace. Per quanto mi riguarda, non mancherò di esercitare ogni possibile sollecitazione in tal senso”.



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E' morto Oscar Luigi Scalfaro

 

29/01/2012 - IL LUTTO

Oscar Luigi Scalfaro aveva 93 anni

 

È stato il nono presidente della Repubblica (dal 1992 al 1999)

ROMA

Oscar Luigi Scalfaro, il presidente «dell’Io non ci sto» se ne è andato la notte scorsa, nel sonno. La notizia ha cominciato a circolare in mattinata e immediatamente tutto il mondo politico, a cominciare dalle alte cariche istituzionali, è accorso - anche idealmente- al capezzale dell’ex presidente della Repubblica, salvo alcune eccellenti defezioni (come quelle di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi) per dare l’addio ad uno degli ultimi costituenti, parlamentare democristiano di lunghissimo corso.

Magistrato controverso, fu l’ultimo giovanissimo pm italiano a comminare ancora la pena di morte nell’immediato dopoguerra nella convinzione che le leggi vanno applicate senza essere distolti dalle proprie idee. Questa convinzione sembra essere diventata la ’stella polare' di un uomo al servizio dello Stato per gran parte del ventesimo secolo e che, dopo un breve passaggio alla guida della Camera, nel 1992 ha fatto il grande salto fino al Colle in una fase drammatica per la prima Repubblica, dilaniata dagli attacchi della mafia e da ’Tangentopoli'. Un Parlamento diviso e in difficoltà ha trovato la forza, dopo la strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone, di eleggerlo nel giro di poche ore, era il 25 maggio, al più altro scranno del paese. E Scalfaro si è conquistato in poco tempo il soprannome di ’Traghettatore' verso la seconda Repubblica.

Una seconda Repubblica che si è incarnata nella figura di Silvio Berlusconi che nella primavera del 1994 forma il suo primo governo con la Lega di Bossi. Un passaggio cruciale che viene vissuto con grande diffidenza da parte del Cavaliere verso l’inquilino del Quirinale che sembra ricambiarlo con la stessa moneta. Tanto che dopo le dimissioni dell’esecutivo dell’uomo di Arcore a causa del forfait del Carroccio (dimissioni che spianano la strada al governo tecnico di Lamberto Dini), parte il fuoco di fila degli attacchi al Colle da parte del partito di maggioranza relativa di allora, Forza Italia: attacchi che culminano con le pesanti allusioni ad un presunto ’golpè per defenestrare il presidente del Consiglio da palazzo Chigi, dopo una stagione di veleni che ebbe il suo apice con l’avviso di garanzia recapitato al Cavaliere durante il vertice Onu sulla criminalità di Napoli, a luglio. Da quel momento la frattura tra i due diventa insanabile. Tanto insanabile da spiegare, forse, il silenzio di oggi dell’ex premier: non una dichiarazione, nessuna nota di cordoglio. Con il Pdl che, a parte le dichiarazioni ufficiali di Angelino Alfano, non nasconde tutta la sua freddezza. Al contrario del Pd che omaggia il ’grande vecchiò abbassando le sue bandiere. E con tutte le alte cariche istituzionali, a cominciare da Giorgio Napolitano, che quasi con un’unica voce, si sono inchinate di fronte all’ex capo dello Stato. «Un esempio di coerenza e integrità», ha affermato l’attuale presidente della Repubblica. Sulla stessa scia gli intervenuti di Mario Monti, Renato Schifani e Gianfranco Fini. E di tanti leader dei partiti. Cattolico praticante e devoto della Madonna, Scalfaro è stato un «duro e puro» anche nel valutare i comportamenti ed i costumi.

Ed è famosissima la vicenda che lo vide protagonista nell’estate del 1950 quando redarguì pesantemente una giovane donna seduta al ristorante, a Roma, ritenuta troppo ’scollata', ovviamente per l’epoca. Ma il settennato di Oscar viene ricordato dalle cronache politiche anche e soprattutto per quel suo rabbioso «Io non ci sto...a questo gioco al massacro...», quando decise di intervenire a reti tv unificate in diretta, facendo oscurare anche una partita di coppa Uefa del Cagliari, per denunciare alcune indiscrezioni che stavano lambendo pericolosamente il Quirinale in merito ad una inchiesta sull’uso «non sempre a fini istituzionali» dei fondi Sisde da parte di alcuni ministri dell’Interno, tra cui Scalfaro che lo fu dal 1983 all’87, nei due governi Craxi. Nell’ultimo giorno della sua vita, il vecchio combattente muore nel sonno nel suo letto, a casa , rende noto il vescovo di Terni, e amico di vecchia data, Monsignor Paglia: muore «un grande cristiano e un grande italiano - dice- che ci mancherà».

 

da: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/440304/

 


Indagine del Censis: E il nostro riscatto inizierà dalla bellezza

 

26/01/2012

"E il nostro riscatto inizierà dalla bellezza"

70% è la percentuale degli italiani convinti che vivere in un posto bello aiuti a diventare persone migliori

 

Indagine del Censis: arte, paesaggio e moralità. Ecco la formula vincente che vogliono gli italiani

RAFFAELLO MASCI
roma

La bellezza salverà il mondo» è una delle frasi più celebri della letteratura mondiale e Dostoevskij la fa pronunciare al principe Miskin, protagonista de «L’idiota».
Una frase che tocca la sensibilità della parte più acculturata dell’umanità, ma chi ci ha mai creduto? Possibile che una categoria rarefatta come la bellezza possa ottenere ciò che neppure le manovre economiche sono in grado di produrre? Eppure - dice il Censis nella ricerca che verrà presentata oggi, realizzata per la Fondazione Marilena Ferrari - o l’Italia fonda la sua risalita sulla bellezza o si espone a una deriva di impoverimento (anche economico). Sarà dunque proprio la bellezza a salvare il nostro Paese, secondo l’auspicio di Dostoevskij, e gli investimenti sul patrimonio artistico e paesaggistico - secondo 2 italiani su 3 - saranno l’unico credibile volano della ripresa.

Ma per gli italiani la bellezza - dice il Censis - è categoria più etica che estetica. I nostri concittadini sono stanchi della bruttezza espressa in molte realtà emerse dalla recente cronaca: Gomorra corteggiata dal potere politico, la monnezza (non solo di Napoli) come metafora dello stato dell’Italia, l’abusivismo edilizio deturpante giustificato prima e condonato poi, l’illegalità proterva, l’evasione fiscale esibita e difesa. E - soprattutto - «i comportamenti della classe politica» mirati alla tutela di interessi settoriali invece che a quelli collettivi. Questo è l’orrore d’Italia: la disarmonia a cui la bellezza portatrice di un ordine intrinseco dovrebbe far argine. «Il 70% degli italiani è convinto che vivere in un posto bello aiuti a diventare persone migliori, riconosce cioè un legame tra etica ed estetica, e dà valore educativo alla bellezza».

Da che cosa sarebbe minacciata questa dimensione armonica? I dati del Censis tracciano una divisione netta tra palazzo e Paese. La bruttezza ha - sintetizzando - una matrice politica, nel senso che la classe dirigente ha esibito comportamenti disdicevoli (75% degli intervistati), un linguaggio volgare e aggressivo (40%), ha prodotto e tollerato il diffondersi del degrado ambientale e ha perfino esibito un abbigliamento risibile (devono aver fatto colpo gli abbinamenti cromatici dell’ex ministro Calderoli). Il 23,8% pensa che il Paese si sia intristito e il 46% che si sia imbarbarito, e solo il 9,1% ritiene che si sia semplicemente imbruttito.

Sull’altro fronte c’è invece l’Italia delle persone. Il cui senso è: gli italiani hanno passato un difficile momento ma quelli che ho avuto intorno hanno tenuto. Oltre il 50% ritiene che la coesione sociale abbia fatto argine alla deriva che si stava imboccando. Va da sé che ora è da lì che occorre iniziare per recuperare quella preminenza del bene comune che sembra essersi smarrita nei corridoi dei palazzi romani. In questo quadro, l’intelligenza, il talento, il merito e la cultura sono i pilastri su cui fondarsi per recuperare «un’Italia bella», il cui spirito, per il 60% degli intervistati, è ancora forte.

«Sorprende - dice Giulio De Rita che ha condotto l’indagine - che al termine di un anno difficile come il 2011 alla domanda “quanto è grande la tua fiducia nel futuro?”, il 25,5% risponda “molto” e il 36,9% “abbastanza”. Gli italiani, insomma, non si rassegnano alla tristezza imposta da una certa lettura della realtà». E quanto valga la cultura agli occhi dei nostri concittadini, si evince dalla risposta al quesito «su che cosa punterebbe se fosse il presidente del Consiglio?». Sulla cultura per il 32%, poi sull’industria (27%), l’agricoltura (20%) e i servizi (19%). Se si considera che l’ultimo governo Berlusconi aveva tagliato di due terzi i finanziamenti alla cultura, «si capisce bene - osserva Giulio De Rita - quanto fosse divergente la sensibilità tra governanti e governati».

«Credo che in Italia - commenta Marilena Ferrari, presidente della Fondazione – sia vivo un altrettanto straordinario patrimonio di umanità, di forza interiore, creatività, di belle persone a cui dobbiamo dare riconoscimento, spazio e voce, se veramente vogliamo che i “numeri” tornino per davvero».

 

da: http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/439821/

 


Abolito il passaporto europeo

23/01/2012

 

di  Alfeo Quaranta

La circolazione in Europa avviene con la carta di identità. Il costo del passaporto internazionale va a 82,79 euro. Per la residenza vale l’autocertificazione

Abolito il Passaporto „Europeo”. Vale la carta d’identità per il riconoscimento e la circolazione nell’Unione Europea. Il vecchio caro passaporto “europeo” non viene più rilasciato dai consolati. Con la modica somma di 5,61 Euro ogni connazionale ha la possibilità di chiedere al proprio consolato l’emissione di una carta d’identità che è altrettanto valida per il riconoscimento e per la circolazione in tutti i Paesi dell’Unione.

La carta d’identità è valida 10 anni per i maggiorenni e può essere richiesta dai genitori anche per i figli minorenni dai 0 ai 18 anni d’età. La validità della carta d’identità è di anni 3 per bambini dai 0 ai 3 anni e di anni 5 per i minorenni dai 5 ai 18 anni d’età . Condizione unica per ricevere la carta d’identità è la registrazione del proprio nome negli elenchi Aire -Anagrafe degli Italiani all’Estero-. Sono necessarie 4 (quattro) fotografie formato tessera (4x 3, 5 cm) a colori.

In mancanza di un certificato di residenza ogni cittadino può avvalersi dell’autocertificazione ai sensi del DPR 445/200.Tempi di lavorazione circa 4 settimane. I genitori con figli minorenni dovranno esibire l’atto d’assenso dell’altro genitore.

Passaporto Internazionale

Il passaporto rimane naturalmente il documento idoneo per i viaggi verso paesi extraeuropei. Il costo del passaporto per tutti i Paesi i cui Governi sono riconosciuti dal Governo Italiano è di Euro 82,79,- Il passaporto è valido per 10 anni e viene rilasciato a qualsiasi età. Sono necessarie 2 (due) fotografie biometriche, a colori e su sfondo bianco 4 x 3,5cm.

La validità del passaporto è di anni 3 per bambini dai 0 ai 3 anni e di anni 5 per i minorenni dai 5 ai 18 anni d’età . In mancanza di un certificato di residenza ogni cittadino può avvalersi dell’autocertificazione ai sensi del DPR 445/200. Tempi di lavorazione circa 4 settimane. Il genitori con figli minorenni dovranno esibire l’atto d’assenso dell’altro genitore.

Il certificato di residenza, ma insomma, è obbligatorio o no?

Opportuno sì ma obbligatorio no. Tutti noi abbiamo assistito alle interminabili discussioni davanti agli sportelli del Consolato. L’impiegato chiede il certificato di residenza tedesco per l’iscrizione all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero), per il passaporto o per la carta d’identità e via dicendo. L’utente frustrato, perché ne è sprovvisto, viene rispedito al comune tedesco per procurarsi il documento di cui gli impiegati consolari sono spesso addirittura bramosi. Altre spese di viaggio, altra fila, altro denaro sprecato. Questa prassi non è giusta.

Esiste, infatti, un decreto del Presidente della Repubblica, il n. 445 del 2000 che offre a ogni cittadino in Italia e all’estero la possibilità di rendere la “Dichiarazione sostitutiva di certificazione”. In sintesi, questo decreto offre la possibilità di dichiarare sotto propria responsabilità civile e penale “ stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici (…). Chiedete all’impiegato che vi sta davanti l’applicazione di questo Decreto del Presidente della Repubblica. La legge prevede addirittura l’applicazione di sanzioni nei confronti dei funzionari che si rifiutano di accettare la “Dichiarazione sostitutiva di certificazione”.

 

da: Corritalia.de© -Rotocalco italiano in Europa   /   http://www.corritalia.de/Dettaglio.26+M5fb8cf513d3.0.html

Bento XVI em Arezzo na Catedral de Sansepulcro que completa mil anos

 

Catedral de Sansepulcro completa mil anos

 

Bento XVI presidirá a Celebração Eucarística e a Oração do Regina Coeli, na Praça da Catedral, em Arezzo, na manhã do dia 13 de maio. Na tarde do mesmo dia, o Pontífice visitará o Santuário Franciscano da Verna e da Co-catedral de Sansepulcro, que completará na ocasião, mil anos de fundação. Esta será a 27ª viagem de Bento XVI em solo italiano desde sua eleição em abril de 2005.

 

da: Il Mondo Italiano - ANO 10 - Edição 458 - 23 a 29 de janeiro de 2012.

www.acirs.org.br

Letter from Washington: “L’Italia è sempre grande ed in cima ai nostri pensieri ed alla nostra ammirazione”

Gennaio 2012

Letter from Washington

Italia, sempre grande!

“L’Italia è sempre grande ed in cima ai nostri pensieri ed alla nostra ammirazione”.

Così ci dice sorridendo il nostro urologo in occasione di una periodica visita di controllo. Di fronte alle nostre timide obiezioni, il noto professionista di Washington, insiste:  “Una nazione la vostra che nei secoli ha insegnato tutto a tutti. E continua ad esercitare una profonda influenza anche su noi Americani. Vuoi mangiare bene? Devi andare in un ristorante italiano. Apri la radio sul canale della musica classica? Ascolti brani musicali in gran parte di autori italiani. Vuoi un’auto prestigiosa? Se hai i soldi devi prendere una Ferrrari, perché si tratta di sculture a quattro ruote e non solo di macchine superveloci. Vai dentro il Campidoglio e trovi gli affreschi di Costantino Brumidi. Vai alla National Gallery e intere sale sono dedicate a pittori e scultori italiani. Le vostre donne sono le più belle e interessanti del mondo. Mica come tante nevrotiche americane. Avete avuto per otto anni un clown come primo ministro? Sono cose che succedono anche qui, quando il meccanismo di selezione della politica si inceppa e deve essere cambiato. Pensi a cosa ha combinato George W. Bush nei suoi due mandati. E le parlo da repubblicano anche se la sfilata dei quattro candidati alle primarie del GOP mi riempie di tristezza. Quanto al dramma della nave Costa Concordia di cui sono pieni i media americani, sono incidenti che possono capiatare ovunque. Voi siete però riusciti a dare alla tragedia anche un tocco di commedia dell’arte con il capitano che beve vino a garganella circondato da donne, dopo che la nave aveva raschiato il fondale. Siete unici, voi italiani. Lo sa che le dico? Sono convinto che il vostro nuovo premier riuscirà a rimettere in carreggiata l’economia italiana. Ha chiesto sacrifici e gli italiani, dimostrando un grande senso civico si sono inchinati di fronte alla dura realtà.”

Il noto urologo, continuando a declamare la sua adorazione per l’Italia, procede alla energica esplorazione prostatica e mentre i nostri occhi si riempiono di lacrime ci vien fatto di pensare ai sacrifici degli italiani che si sono inchinati.

 

da: Editor Oscar Bartoli

Oscarb1@rcn.com

www.oscarb1.blogspot.com

 


Pietro Santilli: L’altra faccia della crociera: lo sfruttamento per il sogno dei ricchi. Il racconto di chi ha lavorato a bordo

 

L’altra faccia della crociera: lo sfruttamento per il sogno dei ricchi. Il racconto di chi ha lavorato a bordo

Scritto da Pietro Santilli | Pubblicato: 20/01/2012

Una nave si è rovesciata, scoperchiando una realtà. Il comandante, certo, con le sue manchevolezza e le sue bravate. Ma non solo. Cosa succede a bordo delle navi “cruise”, a bordo di queste città galleggianti? Ieri sera Santoro le ha definite un mondo del sogno, che nasconde una realtà oscura. Un mondo del sogno che a volte si trasforma in un incubo.  Si regna sui bassifondi, dove sta la “manovalanza”, a beneficio dei turisti. In questa situazione si possono garantire le condizioni di sicurezza? Quando il sogno diventa incubo, come si gestisce la situazione?

Nel 2008, T.V., un giovane croato, all’epoca studente in giornalismo, trova lavoro su una della navi di un colosso della navigazione turistica americano (che quindi non è quello coinvolto nell’episodio). Ha bisogno di mettere da parte qualche soldo, e pensa di lasciare per un po’ il suo paese. S’imbarca. Ha un contratto: 500 dollari al mese. Più i bonus. E’ destinato al duty free della nave. Se lo shop raggiunge il tetto stabilito di vendite, allora vieni pagato il doppio. “E’ il modo in cui la compagnia ti ricatta e ti sfrutta. Se vuoi guadagnare, ti devi ammazzare di lavoro”. Dice che è considerato un buon posto, tra quelli della nave. “Quando inizi questa carriera, – spiega – ti mandano sulle crociere più dure: se sopravvivi, se non molli, ti fanno poi andare sulle crociere di più alta classe, dove i camerieri devono essere competenti per consigliare i clienti nei ristoranti à la carte”. Ma prima devi andare fino in fondo. “La nave – continua – è un po’ come l’inferno dantesco. Sopra ci sono i ricchi e il comandate che va in giro per la nave a farsi bello, sotto la manovalanza”.

“Il comandante e i sottoposti passavano a fare spesa. Ovviamente per loro è tutto gratis”. I turni di lavoro sono terribili e bisogna tollerare le bizzarrie dei superiori: “Il mio capo si comportava come un folle. Una mia collega, gallese, metteva a posto gli scaffali. Lui arrivava e se c’era qualcosa che non andava, le tirava le magliette del negozio addosso. Fucking Welsh, così l’apostrofava”.

“A volte si arriva a lavorare anche 15 ore al giorno. Il minimo è 5”. Per non parlare della cabina, una comoda 3×3 con i letti a castello. Quando la nave attracca per le visite turistiche, è possibile scendere. “Ma non sempre. Se è il tuo turno, devi rimanere a bordo, a controllare”. Nel tempo libero, non sono ammessi i contatti con i clienti.

E’ concesso salire sul ponte o in discoteca, ma per farlo è necessario indossare la divisa – racconta. “Quando sali a bordo, ricevi le procedure da seguire in caso di emergenza, e le istruzioni per la sicurezza. In caso di incidente, ogni membro dello staff è assegnato a un posto, che deve raggiungere. Da lì coordina il flusso dei passeggeri e si assicura che tutti i passeggeri si portino in salvo. Poi può lasciare il posto”.

Lui ha lasciato dopo un mese, ed è stato rispedito indietro dagli Stati Uniti. L’abbandono non è stato preso bene, tanto che non gli è stato restituito il passaporto fino a quando non ha messo piede sull’aereo del ritorno.


da: http://futura.unito.it/blog/2012/01/20/l%E2%80%99altra-faccia-della-crociera-lo-sfruttamento-per-il-sogno-dei-ricchi-il-racconto-di-chi-ha-lavorato-a-bordo/#more-16027

 

 

L’ON. PORTA INTERVIENE AL CONVEGNO “DALL’INTEGRAZIONE ALLA COESIONE CON I CITTADINI STRANIERI”, ORGANIZZATO DA ITAL E UIL

 

Roma, 20 gennaio  2012 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 

A cinque anni dalle attività del patronato per gli immigrati un bilancio del lavoro svolto e il punto sulle nuove sfide che attendono i cittadini e le forze politiche e sindacali.

 

Intervenendo a Roma al convegno organizzato dal Patronato e dalla Uil per effettuare un bilancio dell’attività svolta a cinque anni dalla stipula del Protocollo di intesa con il Ministero dell’Interno, l’On. Fabio Porta ha voluto evidenziare i punti di raccordo e le analogie relative all’impegno dei patronati a favore degli italiani residenti all’estero e degli stranieri residenti in Italia.

“Emigrazione ed Immigrazione sono due facce della stessa medaglia – ha esordito il parlamentare – e ciò vale anche per la straordinaria opportunità che cinque milioni di immigrati e cinque milioni di italiani nel mondo possono rappresentare per l’Italia se il nostro Paese sarà in grado di mettere in atto politiche di ‘integrazione e coesione’ a loro rivolte”.

“Un grande paese come il Brasile ha dimostrato che l’integrazione e la coesione sociale, anche tra razze e culture diverse, può essere un volàno per la crescita e lo sviluppo economico – ha aggiunto il deputato eletto in Sudamerica – e questa lezione può essere estesa alle politiche di lotta alle disuguaglianze sociali e di valorizzazione delle aree depresse”.

“Ma integrazione e coesione – secondo l’On. Porta – sono la conseguenza di un processo che non è fatto solo di regole e normative; alla base ci deve essere un grande sforzo di natura culturale, e in questo senso ho depositato in Parlamento una proposta di legge per lo studio multidisciplinare della migrazioni nelle scuole pubbliche italiane”.

“Tutte queste sfide – ha concluso il Vice Presidente del Comitato per gli italiani all’estero della Camera – possono essere rilanciate dai patronati, con i quali poche settimane fa abbiamo avviato un tavolo di confronto con i parlamentari eletti all’estero, a partire dalla riapertura della grande questione degli accordi internazionali di sicurezza sociale e della tutela degli immigrati e degli emigrati, che a causa della riforma pensionistica e del fenomeno della nuova emigrazione tornano ad essere questioni urgenti e attuali”.

 

 

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Attrice iraniana posa nuda in una foto E Teheran le vieta di tornare in patria

 

19/01/2012

La foto senza veli di Golshifteh Farahani

Lo scatto senza veli di  Farahan pubblicato dal magazine francese ’Madame Le Figaro'. Il governo: "Qui non ci serve nessun artista"

La nota attrice iraniana Golshifteh Farahani non potrà rientrare nel suo Paese d’origine. Il motivo? Aver posato nuda in una foto pubblicata dal magazine francese ’Madame Le Figaro'. È stata la stessa attrice, apparsa nel film di Asghar Farhadi ’Una separazione', premiato domenica a Los Angeles con il Golden Globe, a denunciare il divieto che le ha imposto il governo di Teheran.

«Un funzionario del ministero della Cultura e della Guida Islamica mi ha detto che in Iran non servono artisti e che avrei potuto offrire i miei servizi artistici da qualche altra parte», ha affermato la Farahani, citata dal sito ’contactmusic.com’. L’attrice, nata a Teheran ma che oggi vive a Parigi, ha lasciato l’Iran l’anno scorso per protesta contro il restrittivo codice etico imposto dal governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad all’industria cinematografica.

Il provvedimento deciso contro la Farahani, vincitrice di recente anche di un importante premio cinematografico in Iran, giunge a pochi giorni dalla chiusura a Teheran della Casa del Cinema. L’attrice, oltre che in numerosi film di Farhadi, ha recitato anche nel film ’Nessuna verità' con Leonardo di Caprio e Russell Crowe.

 

da: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/438980/

 


Fabio Porta: LA CAMERA APPROVA L’ACCORDO ITALO-VENEZUELANO PER IL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO


Roma, 19 gennaio  2012 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 

LA CAMERA APPROVA L’ACCORDO ITALO-VENEZUELANO PER IL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI DI STUDIO

L’On. Porta interviene a nome del Partito Democratico per annunciare in aula il voto favorevole del gruppo parlamentare

 

Dopo l’esame e il dibattito in Commissione Affari Esteri è arrivato in aula il Trattato bilaterale per il riconoscimento dei titoli di studio tra l’Italia ed il Venezuela.

Intervenendo a nome del gruppo parlamentare del PD, l’On. Fabio Porta ha espresso “la grande soddisfazione personale e del Partito Democratico per la ratifica di un importantissimo trattato atteso dal 2007 dalla nostra grande collettività residente in quel Paese”.

“In Venezuela – ha aggiunto il parlamentare eletto in Sudamerica – vive una delle più grandi comunità di italiani e italo-discendenti al mondo; una collettività che nel corso degli ultimi anni è stata oggetto di pesanti attacchi da parte della criminalità locale, soprattutto a causa dei ripetuti sequestri di persona che hanno colpito diversi nostri connazionali”.

“In questo senso – secondo il deputato democratico – l’approvazione dell’accordo da parte del nostro Parlamento è un segnale di attenzione e di speranza; non vogliamo nascondere né negare le criticità e nemmeno le contraddizioni dell’attuale situazione politica venezuelana, ma consideriamo sbagliato far ricadere tali difficoltà sulla ratifica di un trattato che beneficia in primo luogo i nostri connazionali”

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Naufragio dell'isola del Giglio - Polemica sui domiciliari a Schettino - Pm pronti al ricorso: "Può scappare"

 

18/01/2012 - ISOLA DEL GIGLIO - TREGEDIA IN MARE

Polemica sui domiciliari a Schettino Pm pronti al ricorso: "Può scappare"

Francesco Schettino

Il capitano a Meta di Sorrento: "Ho solo fatto il mio dovere".
Gli amici: no a gogna mediatica.
L'ordinanza del gip di Grosseto: "La manovra di avvvicinamento all'isola fu un atto sconsiderato"

porto santo stefano (grosseto)

Dopo il naufragio della Concordia il comandante «rimase fermo sulla scogliera dell'isola del Giglio a guardava la nave affondare». Il gip ricostruisce così nell'ordinanza le negligenze di Francesco Schettino

Mentre le indagini sulla strage della nave proseguono, esplode la polemica sugli arresti domiciliari concessi al capitano, che sarà sottoposto ad esami tossicologici; i prelievi di capelli e parti di unghie sono stati già fatti. La procura di Grosseto sta valutando infatti se fare ricorso al tribunale del riesame dopo la decisione del gip che ha disposto i domiciliari per Francesco Schettino, ha annunciato il procuratore capo Francesco Verusio che ha definito il comandante «uno scellerato».

Verusio, ospite di Radio 24, ha ribadito di non condividere la decisione del gip che ha concesso all’imputato i domiciliari. «Abbiamo motivo per credere - ha aggiunto - che lui si possa sottrarre alle proprie responsabilità. I reati contestati sono molto gravi e considerata la sua personalità non credo stia a casa ad aspettare che lo andiamo a prendere tra qualche anno per scontare, magari, 15 anni di carcere».

Nell'ordinanza (qui il documento integrale in pdf) il gip spiega che quella notte a bordo della Concordia altro personale ed ufficiali si adoperavano sulla nave per aiutare i passeggeri e ciò «smentisce oggettivamente» l’impossibilità dichiarata dal comandante Schettino di gestire il soccorso a bordo. Quella del comandante - aggiunge il giudice - è stata una «manovra sconsiderata nelleccessivo avvicinamento all’isola». Non solo: il comandante ha «sottovalutato» il danno alla nave, ritardando poi l’allarme. Dopo il naufragio Schettino «rimase fermo sulla scogliera dell'isola del Giglio ove era approdato a bordo di una lancia e guardava la nave affondare in balia del tragico evento che stava verificandosi» e non fece alcun «tentativo serio» di tornare «almeno in prossimità della nave» .

La gravità del comportamento colposo del comandante - si legge nell’ordinanza - è riscontrabile dall’inizio, con l’ordinare e mettere in atto la sconsiderata manovra di eccessivo avvicinamento all’isola, nella fase dell’ impatto, con il sottovalutare il danno prodotto nella parte vitale della Costa Concordia e nella fase immediatamente successiva all’impatto, con il ritardo dei segnali di allarme e comunque di segnalazione alle autorità costiere dell’effettiva situazione in cui si trovava la nave». Il gip afferma inoltre che la manovra di emergenza compiuta dopo l’impatto «non esime il comandante Schettino dalle sue responsabilità» ed era comunque un «atto dovuto per limitare il più possibile le conseguenze tragiche» di quanto accaduto.

La notizia del rientro a Meta di Sorrento di Francesco Schettino ha attirato nella cittadina della costiera sorrentina numerosi rappresentanti dei media, assiepati all’esterno della sua abitazione. In paese in tanti non fanno che ripetere la stessa cosa: «È una brava persona, un marinaio esperto, un bravo comandante». Lui stesso, la scorsa notte, con i suoi amici, la sua famiglia, si è nuovamente difeso: «Ho fatto il mio dovere, non sono scappato, ho aiutato gli altri». E sono anche gli altri a difenderlo, i suoi concittadini. In quello che è un paese di marinai non fanno che ripetere questo detto: «Chi va per mare naviga, chi sta a terra giudica». Come a dire: «Si stanno dicendo un sacco di infamie, ma Franco chiarirà tutto». C’è chi, quanto accaduto, lo definisce una «tragedia», chi «un incidente che poteva capitare a tutti».

Zia Laura, risponde al telefono con un filo di voce. «È successa una diavoleria, noi siamo una famiglia di naviganti, abbiamo fatto sempre il nostro dovere - dice - la mamma di Franco è distrutta, si stanno dicendo su suo figlio troppe infamie. Ma chi sbaglia deve pagare, e pagherà». Davanti casa del comandante Schettino c’è anche Francesco Amato, per oltre dieci anni comandante. Hanno lavorato insieme, lui e Schettino, sulla Tirrenia. Ed oggi, di lui, racconta questo: «Siamo cresciuti insieme e tutti quanti, in paese, ci siamo subito accorti di quanto lui fosse bravo. Lui era il top tra tutti noi. Ed è per questo che anni fa gli dicemmo che se voleva fare carriera dove cambiare compagnia, doveva puntare sulla Costa. Così ha fatto una splendida carriera». Se gli si chiede del contenuto della telefonata tra Schettino e il capitano De Falco, l’ex comandante resta per un attimo in silenzio: «Certo mi ha deluso, ma sono convinto che la sua è stata una reazione dettata dallo choc». Sulla stessa Costa, la Concordia, fino al luglio scorso ha lavorato anche Gaetano Perrusio, cuoco. «Lo sapete chi mi ha aiutato ad avere questo posto di lavoro? Proprio Franco Schettino - racconta - Lo conosciamo tutti qui in paese, lui aiuta chi ne ha bisogno, è sempre disponibile. Da lui non ci saremo mai aspettati una cosa del genere».

 

da: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/438723/

 

 

Marta Manzoni: Wikipedia chiude per protestare contro Sopa

 

 

Wikipedia chiude per protestare contro Sopa

Scritto da martamanzoni | Pubblicato: 17/01/2012

Il 18 gennaio Wikipedia chiude. La decisione è stata presa per protestare contro due leggi al voto adesso negli Usa, note con il nome di Sopa: Stop Online Piracy Act.

Secondo Wikipedia, questo disegno di legge mette in pericolo la libertà di parola sia negli Stati Uniti che all’estero, creando un precedente spaventoso nella censura di Internet nel mondo.

Sopa, anche chiamato H.R. 3261, è una proposta di legge presentata il 26 ottbre 2011 alla Camera dei rappresentanti statunitense dal deputatao repubblicano Lamar S. Smith.  Qualora approvata, la legge renderebbe lo streaming di contenuti vincolati da copyright, un reato. Ma questa è solo una delle conseguenze.

La legge permetterebbe anche al Dipartimento di Giustizia e ai titolari di copyright di procedere legalmente contro i siti web accusati di diffondere o facilitare le infrazioni del diritto d’autore. A seconda del richiedente, le sanzioni potrebbero includere il divieto ai motori di ricerca di mantenere attivi i link verso il sito in questione e la richiesta agli Intenet Service Provider di bloccare l’accesso al sito web.

Le sanzioni potrebbero anche vietare ai network pubblicitari o ai siti di gestione dei pagamenti (come, ad esempio, Paypal) d’intrattenere rapporti d’affari con il sito accusato delle infrazioni.

We need you to protect free speech online. E’ questo che si legge  nella pagina internet della protesta Wikipedia: Sopa initiative/Take action. In questa pagina si legge che la comunità di Wikipedia ha autorizzato per il 18 gennaio  un black-out della versione inglese di Wikipedia per 24 ore per protestare appunto contro Sopa.

La legge, qualora venisse approvata nella stesura proposta, permetterebbe inoltre ai titolari di copyright statunitensi di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti; al momento la legge è in discussione presso la commissione giustizia del Congresso degli Stati Uniti d’America.

“La legge per fermare la pirateria online (SOPA) è un pericoloso progetto di legge che darebbe al Dipartimento di Giustizia una potenza senza precedenti sulla censura dei contenuti di Internet. Questa settimana sarà cruciale per la presentazione del disegno di legge, attraverso il Congresso, il che significa che non abbiamo tempo da perdere. Sopa sostenitori sono disperati e vogliono convincere il Congresso degli Stati Uniti che non c’è una vera opposizione ad esso”, si legge sul sito di Wikipedia americano che combatte Sopa.

 

da: http://futura.unito.it/blog/2012/01/17/wikipedia-chiude-per-protestare-contro-sopa/#more-15881

 

 

L’ON. PORTA (PD) INTERVIENE IN PARLAMENTO NEL DIBATTITO SUI FLUSSI DI IMMIGRATI PROVENIENTI DALLA LIBIA

 

Roma, 17 gennaio  2012 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 

"Alla vigilia della visita del Presidente Monti in Libia il dibattito alla Camera dei Deputati sulla gestione dei flussi migratori e la revisione del trattato di amicizia tra i due Paesi”.

Intervenendo in aula, a nome del Partito Democratico, nel corso della discussione generale sulle mozioni presentate da diversi gruppi parlamentari in merito alla cooperazione bilaterale sulla gestione dei flussi migratori originati dalla Libia durante il recente conflitto, l’On. Fabio Porta ha svolto un’attenta e articolata riflessione sullo stato dei rapporti italo-libici alla vigilia della visita a Tripoli del Presidente del Consiglio Mario Monti.

Secondo il deputato del PD sarebbe un errore ridurre questa discussione “alla tematica dell’immigrazione e della cooperazione nella gestione dei flussi. Tematica senza dubbio centrale, nevralgica e delicata, ma che va inserita nel contesto più ampio di quella crisi e  dell’importante valenza politico-strategica dei rapporti italo-libici e quindi della presenza del nostro Paese in Libia: una presenza decisiva per affermare il protagonismo italiano nell’area mediterranea, a partire dall’opportuno sostegno alla “primavera araba” e alle nascenti democrazie della regione”.

“La questione dell'immigrazione – secondo il componente della Commissione Esteri della Camera - non deve essere trattata in maniera miope, come semplice esigenza di liberarsi dei profughi e dei rifugiati, che l'Italia ha accolto nei mesi di guerra e di rivoluzioni che sconvolgevano il Maghreb. Il rapporto tra i nostri popoli e tra i nostri Stati – ha continuato il parlamentare democratico - passa inevitabilmente da una regolamentazione giusta, rispettosa dei diritti dell'uomo e delle convenzioni internazionali dei nostri cittadini e dei migranti che arrivano nei nostri Paesi “.

“E' evidente – ha aggiunto l’On. Porta - che la nuova situazione politica ci impone di riadattare il testo del Trattato di amicizia, per migliorarlo ulteriormente e risolvere i dubbi che le sue parti più sensibili avevano sollevato”. “La ritrovata autorevolezza del nostro Paese sulla scena europea e mondiale – ha concluso il parlamentare riferendosi anche alla prossima visita di Monti in Libia - ci impone un supplemento di responsabilità, fatto di saggezza e lungimiranza: interrogarsi sugli scenari possibili è auspicabile e persino doveroso nella misura in cui ciò possa contribuire a ridurre il tasso di improvvisazione nella gestione della delicata vicenda dei flussi migratori provenienti dalla Libia.  Solo in questa prospettiva questo nostro dibattito in Parlamento potrà rivelarsi utile e significativo”.

 

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In Umbria la giornata del migrante

11 de janeiro de 2012 08:48


Sarà l’Umbria la regione che ospiterà quest’anno in Italia la Giornata del migrante e del rifugiato. La manifestazione centrale si svolgerà a Perugia domenica prossima, con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti (diretta su Rai 1 alle 11). “Dall’Umbria – spiega il presule in un’intervista pubblicata sullo speciale SIR in collaborazione con Migrantes per la Giornata – viene un messaggio molto importante: Perugia è stata la prima città d’Italia ad avere un’Università per stranieri. Gli studenti stranieri sono più di 9 mila e provengono da 120 Paesi diversi”.

Mons. Bassetti sottolinea come il capoluogo umbro sia sempre stato “un luogo di convivenza pacifica. C’è una consuetudine da parte del popolo perugino e umbro all’accoglienza dell’immigrato, dello straniero, del profugo. Abbiamo, infatti, anche diversi profughi a Perugia e nelle altre diocesi umbre”.

Gli immigrati in Umbria sono oltre 100 mila, cioè l’11% della popolazione regionale. Gli stranieri provengono soprattutto dall’area europea: 24.321 della Romania (1/4 di tutti gli immigrati), 17.021 dell’Albania, 10.335 del Marocco, 4.855 dell’Ucraina, 4.804 della Macedonia. L’Umbria è pure la regione italiana con la percentuale più alta di allievi immigrati nella scuola primaria, mentre i minori (21.124) rappresentano oltre un quinto di tutta la popolazione straniera residente nella regione.

 

da: http://www.corritalia.de/Ultimissime.24+M5a9165df4be.0.html

 


gabriele Madala: Contratti atipici, tutti i numeri: il 25 per cento sono dei giovani

 

Contratti atipici, tutti i numeri: il 25 per cento sono dei giovani

Scritto da Gabriele Madala | Pubblicato: 13/01/2012

Fanno un lavoro part time, di  formazione, un apprendistato, un lavoro temporaneo o a progetto, oppure hanno una collaborazione occasionale. Il 25 per cento dei giovani hanno contratti atipici. Le donne, i laureati e i residenti nelle regioni meridionali sono più coinvolti nel lavoro non standard. Nel biennio 2008 – 2010 in Italia il 12,4 per cento dei lavoratori ha un contratto non standard.

Solo il 54% dei 18-29enni ha un contratto a tempo indeterminato, poco meno del 10% sono autonomi, circa l’8% ha un contratto di apprendistato.

La metà dei dipendenti a termine ha una continuità che va dai 7 ai 12 mesi e solo uno su quattro supera l’anno. La durata delle altre tipologie atipiche è ancora minore.

Nel periodo 2008-2010 il 37% dei lavoratori atipici è passato ad un’occupazione standard, mentre il 43,1% è rimasto nella condizione originaria e circa il 20% è finito nell’area dei senza lavoro.

Tra chi era in cerca di un’occupazione la percentuale di chi ha trovato un lavoro standard è intorno al 16%, analoga a quella di chi ha invece ottenuto un lavoro atipico; mentre quasi il 60% è rimasto nella stessa condizione e poco meno del 10% è confluito nell’inattività.

Rispetto al biennio 2006 – 2008 il tasso di trasformazione da un’occupazione non standard al lavoro tipico è passato dal 46% al 37%.


da: http://futura.unito.it/blog/2012/01/13/contratti-atipici-tutti-i-numeri-il-25-per-cento-sono-dei-giovani/#more-15789

 

 

L'ON. PORTA (PD) INTERVIENE IN COMMISSIONE SULLA RATIFICA DELL'ACCORDO DI RICONOSCIMENTO DI TITOLI DI STUDIO TRA ITALIA E VENEZUELA

Roma, 11 gennaio  2012 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 

"Un segnale importante di attenzione verso la grande collettività italiana di quel Paese; una strada da seguire in tutto il continente latino-americano".


Intervenendo in Commissione a sostegno dell'approvazione da parte del Parlamento dell'accordo di riconoscimento degli studi, titoli e diplomi di istruzione media, diversificata e professionale tra l'Italia ed il Venezuela, l'On. Fabio Porta, Vice Presidente del Comitato permanente sugli italiani all'estero della Camera dei Deputati, ha espresso la sua personale soddisfazione per la ratifica, anche se con un grave ritardo, di un importante accordo che beneficia in maniera particolare una delle più grandi comunità italiane al mondo; un segnale importante, secondo il deputato eletto in America Meridionale, soprattutto perché viene incontro alle esigenze di una collettività segnata da profonde difficoltà e problematiche specifiche (come per esempio quella relativa alla recrudescenza del fenomeno della criminalità e dei sequestri).

Un segnale ed una politica, ha aggiunto il parlamentare del PD, da estendere a tutti i Paesi dove esistono grandi comunità di origine italiane o più in generale a quei Paesi con i quali abbiamo una intensa e proficua relazione di tipo culturale, sociale ed economica.

In questo senso, ha concluso l'On. Porta, i Paesi del Sudamerica si caratterizzano per la compresenza di due fattori unici come la presenza di grandi collettività di italo-discendenti da un lato e altissimi indici di sviluppo socio-economico dall'altro.

Il recente accordo firmato con il Brasile dal Ministro dell'Istruzione italiano Profumo, che permetterà nei prossimi anni a circa settemila studenti brasiliani di specializzarsi nelle nostre migliori università, va esattamene in questa direzione e ne siamo lieti. 

 

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Istat: Occupati e disoccupati in Italia


Venerdì - 06/01/2012

 

 

A novembre 2011 gli occupati sono 22.906 mila, in diminuzione dello 0,1% (-28 mila unità) rispetto a ottobre. Il calo riguarda la sola componente femminile. Nel confronto con lo stesso mese dell'anno precedente l'occupazione diminuisce dello 0,3% (-67 mila unità).

Il tasso di occupazione si attesta al 56,9%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,2 punti in termini tendenziali.

Il numero dei disoccupati, pari a 2.142 mila, aumenta dello 0,7% (+15 mila unità) rispetto a ottobre. La crescita riguarda la componente femminile. Su base annua il numero di disoccupati aumenta del 5,6% (+114 mila unità).

Il tasso di disoccupazione si attesta all'8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 30,1%, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua.

Gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono dello 0,1% rispetto al mese precedente. In confronto a ottobre, il tasso di inattività rimane stabile e pari al 37,8%.

Dal I trimestre 2011 le serie in precedenza allegate al comunicato stampa sono disponibili nel data warehouse I.Stat all'indirizzo dati.istat.it, nelle sezioni "Lavoro" e "Istruzione e formazione". Inoltre, nella sezione "Lavoro", vengono aggiornate le serie storiche trimestrali destagionalizzate. (Istat)


da: Rivista digitale Oriundi - Anno 9 - Numero 420   -  http://www.oriundi.net/site/oriundi.php?menu=noticiasdet&id=19311

 

 

 

Ermanno Forte: Fotovoltaico, l’Italia supera la Germania

 

 

Fotovoltaico, l’Italia supera la Germania

Scritto da ermannoforte | Pubblicato: 09/01/2012

“Quasi l’80% dell’approvvigionamento energetico mondiale potrebbe essere coperto da fonti rinnovabili entro la metà del secolo, se queste venissero sostenute da politiche pubbliche corrette”. La proiezione è contenuta nell’ultimo Rapporto sulle energie rinnovabili e la mitigazione al cambiamento climatico degli scienziati dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change). Il report è stato acquisito da 194 Paesi in tutto il mondo, in vista delle decisioni governative fondamentali che sarà necessario prendere in materia di energia, per evitare la catastrofe ambientale. Secondo lo studio, il cambiamento energetico auspicato potrebbe comportare un taglio nelle emissioni di anidride carbonica di circa 500 miliardi di tonnellate dal 2010 al 2050.

In questo quadro, l’Italia sembra andare nella direzione giusta, almeno per quanto concerne gli impianti fotovoltaici: secondo uno studio della società d’analisi Ihs, il nostro paese supererà la Germania in testa alla virtuale classifica per l’energia prodotta con pannelli solari. Le installazioni tedesche dovrebbero diminuire del 20% passando da 7,4 Gigawatt del 2010 a 5,9. L’Italia invece avrà 6,9 GW di impianti fotovoltaici installati, quasi il doppio rispetto ai 3,6 GW del 2010. A livello mondiale si piazzano al terzo posto gli Stati Uniti con 2,7 GW di nuovi impianti nel 2011.

E i margini di crescita della porzione di energia prodotta col fotovoltaico sembrano essere notevoli, visto che l’Enea ha sostenuto in una recente audizione parlamentare che puntando su linee strategiche “verdi”, l’Italia raggiungerebbe nel 2030 una capacità installata da fonte rinnovabile di quasi 50 Gw.

Inoltre, è cresciuta sistematicamente la propensione degli italiani all’utilizzo del solare: dal 54%, rilevato nel novembre 2009, all’80% di oggi che dichiara di aver preso in considerazione l’idea di passare al solare”. Tutto ciò nonostante gli incentivi statali per l’istallazione di pannelli solari siano stati ridimensionati dall’ultimo Conto energia, entrato in vigore lo scorso maggio.

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha detto:”Il futuro del fotovoltaico è avere grande quantità di energia in piccole estensioni. Dovrebbe fare un salto tecnologico come quello compiuto alla fine degli anni ’80 dalla telefonia’ nel campo delle comunicazioni”. Secondo il ministro occorre “utilizzare le fonti rinnovabili, come il sistema fotovoltaico, per vendere energia in rete” per quello che si chiama “scambio sul posto”.  Il fotovoltaico, ha osserva Clini, ha “un potenziale enorme di sviluppo, attualmente ne viene infatti utilizzato soltanto il 10-12 per cento”.


da: http://futura.unito.it/blog/2012/01/09/fotovoltaico-litalia-supera-la-germania/#more-15632

 

 

Andrea Punzo: Liberalizzazioni, Iacopino difende l’Ordine dei giornalisti: “Senza sarebbe una giungla”

 

Liberalizzazioni, Iacopino difende l’Ordine dei giornalisti: “Senza sarebbe una giungla”

Scritto da andreapunzo | Pubblicato: 09/01/2012

Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino

“Liberalizzazioni per permettere a tutte le categorie di uscire dalle loro roccaforti. La concorrenza è una chance per i giovani”. Il presidente del Consiglio Mario Monti lo ripete da tempo: bisogno dare più spazio al merito nei diversi settori. E così già nel prossimo decreto (“Cresci Italia”), saranno inserite: “misure per favorire il disarmo delle corporazioni”.

Qualcosa però si era già mosso nel precedente decreto nel quale era stata inserita una norma volta a riformare gli ordini professionali. Proprio quelle roccaforti a cui faceva riferimento Monti. E così chi sente aria di cambiamento è il mondo dell’informazione e del giornalismo.

 

Il comma 5 dell’art 3 prevede infatti che l’accesso a tutte le professioni intellettuali sia vincolato al superamento dell’esame di Stato, previsto dalla Costituzione. Ciò significherebbe l’immediata cancellazione dell’ordine dei pubblicisti (l’Italia è l’unico caso in Europa in cui esiste un doppio albo) per il quale non è previsto alcun esame d’accesso, se non il rispetto di alcuni parametri. E dunque quale futuro per gli ottantamila iscritti all’albo?. Per ora si fanno solo ipotesi anche se la protesta comincia a montare. Su Facebook sono nati numerosi gruppi che invocano un ripensamento da parte del governo. “Si chiede una norma ad hoc – si legge in uno dei tanti comunicati -  per non far scomparire ottantamila voci libere che rendono libera l’informazione italiana”. E intanto l’invito è a non rinnovare l’inscrizione al Fnsi, il sindacato unico che rappresenta i giornalisti italiani, reo secondo molti di non aver preso alcuna posizione sulla vicenda.

Si aprono alcuni scenari per evitare l’esplodere della protesta: sarebbe inserita una disciplina transitoria che cambi le modalità di accesso, fattore che implica l’ingresso di nuove norme e la cancellazione definitiva dell’albo; ci potrebbe essere la riconferma dei due albi distinti, con un nuovo esame e nuovi criteri per i pubblicisti.

“Non ci sono limiti all’accesso alla nostra professione – ha dichiarato il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Enzo Iacopino – né territoriali né quantitativi; si deve partecipare a corsi di formazione che in alcuni casi durano già i 18 mesi previsti dalle nuove norme. E, di grazia, qual è l’attività economica che i giornalisti esercitano? Il solo contatto che abbiamo con l’economia è che in decine di migliaia tra noi vengono pagati poco: anche meno di due euro lordi ad articolo, senza distinzione alcuna tra professionisti e pubblicisti, con questi ultimi che hanno mutato identità e sono sempre più linfa vitale per l’informazione”.


da: http://futura.unito.it/blog/2012/01/09/liberalizzazioni-iacopino-difende-lordine-dei-giornalisti-senza-sarebbe-una-giungla/#more-15615

 

 

Quando Fellini disse: "Tremaglia, lei merita un film"

 

02/01/2012 - ESCLUSIVA LASTAMPA.iT

Mirko Tremaglia in una foto d'arch

Trent'anni fa l'incontro tra il regista e l'ex ragazzo di Salò

FABIO MARTINI
roma

Era diventato un ricordo lontano e il vecchio Mirko lo raccontava agli amici senza pathos, come una delle tante cose originali che gli erano capitate nella vita. E invece il suo incontro con Federico Fellini era stato come un sogno ad occhi aperti. Era capitato una trentina di anni fa, anni nei quali i missini - dirigenti e militanti - vivevano una sorta di apartheid in patria, tenuti fisicamente e moralmente a distanza. Un’attitudine che non poteva riguardare un uomo curioso come Fellini. Tanto è vero che alla fine di una chiacchierata con Tremaglia, il più celebrato regista italiano se ne era uscito con una proposta spiazzante: «Lo sa che, prendendo spunto da alcuni episodi della sua vita, potremmo fare un film?». Difficile immaginare come si fosse dipanato nei dettagli il dialogo tra personalità così diverse. Eppure, anche se il film non si fece, si può capire come la vita di Mirko Tremaglia (scomparso tre giorni fa e di cui oggi si sono celebrati i funerali a Bergamo) possa aver solleticato l’immaginazione di un poeta come Fellini. Vita avventurosa, quella di Tremaglia, ma soprattutto segnata da un sentimentalismo sanguigno e anacronistico, che seppe superare confini e ideologie.

Una vita attraversata da tantissimi frangenti unici, così numerosi da essersi dispersi persino nelle tante ricostruzioni della sua esistenza, comparse sui giornali di questi giorni. Per lui tutto era cominciato in quei mesi terribili dell’estate del 1943, durante i quali rischiò di dissiparsi, assieme allo Stato, anche il senso dello Stato e della Patria. Quando il cavalier Mussolini fu costretto a dimettersi, Mirko Tremaglia era un ragazzo bergamasco di 17 anni e poiché il papà era partito per le colonie eritree nel 1940, a lui non restò che comunicare alla mamma l’irrevocabile decisione: «Mi arruolo come volontario nella Repubblica di Salò». Decisione controcorrente, quella di difendere la continuità di un regime in disfacimento e che aveva lanciato il Paese in un una guerra disastrosa. E infatti il 25 luglio del 1943 l’Italia fascista non si era mobilitata per difendere Mussolini: tantissimi ragazzi avevano scelto la via della Resistenza e 650.000 militari, rifiutandosi di aderire alla Rsi, furono deportati nei lager nazisti.

Ma per i ragazzi di Salò, per gli ardimentosi che mettevano a rischio la propria vita, c’erano da difendere, «onore e dignità» della Patria. Gli andò male e non solo perché la storia andava da un’altra parte. Il camerata Mirko viene presto arrestato dagli Alleati e nel giro di pochi mesi perde prima il papà, morto in Africa e presto anche la mamma. Ritrovatosi orfano, costretto a lasciare l’Università Cattolica di Milano per il suo passato repubblichino, nel 1963 Tremaglia parte per l’Eritrea, alla ricerca del luogo nel quale era sepolto il padre. E qui si consuma un altro di quei momenti commoventi di cui è stata piena la sua vita: «In quel Paese, non conoscevo nessuno, ma finalmente trovai la tomba di mio padre, restando sbalordito: sopra c’erano dei fiori freschi, messi dagli italiani che erano restati lì». E’ in quel momento - come ha raccontato lui - che Tremaglia decide di trasformare la propria vita in una missione: valorizzare l’epopea dei tantissimi italiani emigrati, costretti a lasciare la propria casa, per trovare pane e lavoro in una terra lontana. Tremaglia impiegherà 43 anni per dare il voto agli italiani all’estero, ma per raggiungere quell’obiettivo sarà protagonista - in giro per il mondo - di una quantità senza fine di discorsi commoventi, eventi restati memorabili per ciascuno degli emigrati che vi partecipava, tanta povera gente che "rivedeva" il suo Paese grazie alle parole visonarie di quel missino pieno di nostalgie.

Certo, come ha scritto Marcello Veneziani, Tremaglia era rimasto «l’ultimo fascista dichiarato e non pentito che sedeva in Parlamento». Ma Tremaglia, pur ammirando intimamente il fascismo e suo Duce, aveva fatto proprio il motto di Giorgio Almirante, che ripeteva spesso: «Non rinnegare, non restaurare». Per questo motivo non si ricordano espressioni esteriori del suo credo, saluti romani come quelli che lo hanno salutato durante i suoi funerali. E come tutti i missini nostalgici, Tremaglia aveva orrore per i traditori, per tutte le possibili reincarnazioni del "badoglismo". Per questo motivo, oltreché per una inossidabile ammirazione per Gianfranco Fini, nel 1990 Mirko Tremaglia è l’ unico tra i vecchi notabili missini che non partecipa alla defenestrazione del giovane Fini, a favore di Pino Rauti. Una ammirazione (ricambiata da Fini, pur assente ai funerali) che lo porterà a seguire il suo amico Gianfranco anche in occasione del divorzio da Berlusconi, un leader che Tremaglia non aveva mai amato, al punto che fu il primo a criticarlo pubblicamente in anni nei quali non era semplice farlo.

Se non fosse stato per la sua battaglia per gli italiani all’estero e per l’appassionata missione di tener vivo il ricordo del figlio Marzio, scomparso ancora giovane, nella vita di Tremaglia una certa qual perdita di prospettiva era iniziata una ventina di anni fa. Nell’estate del 1993, mentre la Prima Repubblica stava crollando, Gianfranco Fini, ai tempi leader dell’Msi, si ritrovò a ragionare assieme al professor Domenico Fisichella attorno all’idea di un partito che superasse il vecchio Movimento sociale, così intriso di nostalgia per il fascismo. E tra gli argomenti che realisticamente consigliavano la svolta (che si sarebbe completata sei mesi dopo col varo di Alleanza nazionale), ce ne era uno, legato ai cicli della vita: i reduci della stagione fascista e repubblichina erano destinati ad assottigliarsi nel giro di qualche anno. Tre giorni fa Adolfo Urso, commentando la morte di Tremaglia, ha detto: «Era l’ultimo dei grandi di una fulgida stagione politica: la sua scomparsa segna la fine di un’epoca per la destra italiana».

Parole che evocano il finale di un film di un regista, Pupi Avati, che - guarda caso - era legato a Federico Fellini. Avati chiude la sua "Gita scolastica" con le immagini della morte dell’ultima alunna reduce di una scampagnata di tanti anni prima. Con queste parole: «Laura fu l’ultima a partire» e quando raggiunse gli altri, «furono tutti assieme, nessuno era rimasto indietro».

 

da: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/436611/

 


COMUNICATO STAMPA DI SURVIVAL INTERNATIONAL: Renne di Natale: decimato il più grande branco del mondo

 

 

COMUNICATO STAMPA DI SURVIVAL INTERNATIONAL

21 dicembre 2011


Renne di Natale: decimato il più grande branco del mondo

 
La renna occupa un ruolo centrale nella vita e nella cultura dei popoli indigeni di tutto il sub-artico.
© Joelle Taillon/Survival

 Il branco di renne più grande del mondo si sta riducendo sempre più. Secondo gli indigeni del posto, la colpa è da imputare all’aumento, nel territorio, dei progetti industriali su larga scala.

Il branco del fiume George, che prima contava 800.000/900.000 esemplari, è composto oggi a malapena di 74.000 renne – un crollo di circa il 92%.

Il branco si muove nella vasta tundra del Quebec e del Labrador, nel Canada orientale. Conosciuti nell’America Settentrionale come caribù, questi animali sono fondamentali per la cultura dei popoli Innu e Cree.

Tuttavia, negli ultimi decenni, una vasta porzione del territorio delle renne è stata sconvolta da una serie di enormi progetti. Secondo gli Innu, le miniere di ferro, gli allagamenti provocati dai complessi idroelettrici e la costruzione di strade hanno causato la scomparsa di molti esemplari.

  “Viviamo e cacciamo da millenni nella nostra terra natale, la Nitassinan” [la penisola del Labrador-Quebec] ha raccontato oggi a Survival International Georges-Ernest Gregoire, capo anziano degli Innu. “Pertanto i caribù occupano un ruolo centrale nella nostra cultura, nella nostra vita spirituale e nella nostra società”.

“Ma tutti gli enormi progetti di ‘sviluppo’ che sono stati implementati nella nostra terra negli ultimi quarant’anni hanno sicuramente avuto un impatto crescente sul numero dei caribù. È per questo che abbiamo bisogno di controllare direttamente i nostri territori e le nostre risorse, e che dobbiamo essere coinvolti con pari diritti nelle decisioni che riguardano le nostre terre e gli animali che ci vivono.”

Un altro membro degli Innu, Alex Andrew, ha commentato: “Secondo i nostri anziani, gli animali saranno i primi a patire gli effetti di tutti questi danni. La catena alimentare si spezzerà e molti finiranno col soffrire. I programmi di sviluppo, come quelli idroelettrici, minerari, stradali e di deforestazione, creeranno solo altri problemi alla sopravvivenza degli animali”.

“Se siamo davvero preoccupati dell’impatto che il mondo naturale ha sulle nostre vite e viceversa” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival, “anziché limitarci a osservare la Natura la TV, dovremmo cominciare ad ascoltare i popoli tribali. Loro sanno quello che dicono. Per gli Innu, le renne non arrivano solo a Natale”.

 da: http://www.survival.it/notizie/viaemail

 

 

ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALIA-BRASILE: A ROMA L'ASSEMBLEA ANNUALE DEI SOCI.

 

Roma, 20 dicembre  2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta 

 
Una riunione del Consiglio Consultivo ed un concerto organizzato presso l'Ambasciata del Brasile a Roma completano la ricca giornata di eventi. 

Il Presidente dell'Associazione Italia-Brasile, Fabio Porta, e i due Presidenti onorari dell'Associazione, Massimo D'Alema e Maurizio Lupi, prendono parte oggi alla prima Assemblea annuale dell'Associazione e all'intensa agenda prevista per la stessa giornata.

L'Assemblea sarà preceduta dalla riunione del Consiglio Consultivo, composto da personalità del mondo della cultura, della politica, della società civile e dell'imprenditoria.

Un concerto di musica barocca , organizzato dall'Associazione nell'ambito delle iniziative del MIB - Momento Italia-Brasile - con il patrocinio dell'Ambasciata brasiliana e dell'Istituto Italiano di Cultura di San Paolo, concluderà in maniera solenne la giornata dedicata a festeggiare il primo anno di vita dell'entità italo-brasiliana. Ai lavori dell'Assemblea parteciperà l'Ambasciatore del Brasile in Italia, Josè Viegas Filho; oltre alla relazione del Presidente e al saluto dell'Ambasciatore è previsto l'intervento dell'Amministratore Delegato della SIMEST, Massimo D'Aiuto.

Saranno altresì firmati quattro importanti accordi di cooperazione in campo sociale, culturale ed economico: con la FIBRA (Fondazione culturale italo-brasiliana promossa dall'Ambasciata del Brasile e dall'Università di Bologna); con l'Istituto Italiano di Cultura di San Paolo; con l'Ong MCA - Museu a Ceu Aberto e con il GEESE (Grupo de Estudos Economicos e Sociais).

Il programma della giornata è stato comunicato a seguito della riunione del Comitato Direttivo, composto dal Presidente, dal Vice Presidente Francesco Orofino e dal Segretario Generale Diego D'Ermoggine. L'Assemblea discuterà anche le linee-guida, proposte dalla relazione introduttiva dell'On. Porta, relative al programma di attività dell'Associazione per il 2012.
  
 
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IL GOVERNO ACCOGLIE L'ORDINE DEL GIORNO DELL'ON. PORTA (PD) SU RAI INTERNAZIONALE.

 

Roma, 19 dicembre  2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

La soddisfazione e il moderato ottimismo del parlamentare; oggi il Sottosegretario Carlo Malinconico incontra il Direttore Generale della RAI Lorenza Lei.

 

Contestualmente all'approvazione della manovra finanziaria da parte della Camera dei Deputati, il governo ha accolto numerosi ordini del giorno, tra i quali quello relativo alla salvaguardia dei programmi di Rai Internazionale, presentato dell’On. Fabio Porta e sottoscritto dai deputati Farina, Fedi, Garavini, Narducci e De Pasquale.

Il parlamentare del Partito Democratico ha espresso una certa soddisfazione ed un moderato ottimismo, anche in vista dell'odierno incontro tra il Sottosegretario all’Editoria Carlo Malinconico ed il Direttore Generale della RAI Lei.

Il testo dell’Ordine del Giorno chiedeva infatti al governo, nel suo dispositivo finale, di “stabilire gli opportuni contatti con il Direttore, il Presidente e il Consiglio di amministrazione della RAI affinché, pur in un quadro di contenimento e razionalizzazione del sostegno pubblico, siano assicurate a Rai Internazionale le risorse indispensabili per la produzione di programmi destinati agli italiani all’estero in modo da garantire una adeguata e moderna realizzazione della mission ad essa affidata” 

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L'ON. PORTA (PD) INTERVIENE NEL CORSO DELL'AUDIZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO CON DELEGA PER L'EDITORIA MALINCONICO A SOSTEGNO DELL'INFORMAZIONE ITALIANA ALL'ESTERO E DI RAI INTERNAZIONALE

 

Roma, 14 dicembre  2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta 

"L'informazione italiana all'estero essenziale per la partecipazione democratica dei nostri connazionali e fondamentale per l'internazionalizzazione del Sistema Italia"
 
Intervenendo ai lavori della Commissione Cultura della Camera dei Deputati nel corso dell'audizione del nuovo Sottosegretario con delega per l'informazione e l'editoria, Malinconico, il Vice Presidente del Comitato per gli Italiani all'Estero Fabio Porta si è soffermato sul delicato tema dell'informazione italiana all'estero e in particolare sulla situazione di RAI Internazionale.

"La convenzione tra la RAI e la Presidenza del Consiglio dei Ministri parla esplicitamente della centralità, nella 'mission' della RAI, dell'informazione destinata all'estero e degli italiani nel mondo", ha esordito il deputato.

"Tale missione comprende sia l'essenziale informazione politica per i nostri connazionali all'estero, per i quali la RAI costituisce spesso l'unico mezzo di trasmissione accessibile, sia la necessaria azione di divulgazione della nostra lingua e cultura, fondamentale supporto all'internazionalizzazione del nostro Paese e alla diffusione dei suoi prodotti e servizi nel mondo".

"Tutto ciò - ha specificato il parlamentare eletto in America Meridionale - a partire dalla produzione di programmi specifici ed esclusivi diretti a questo particolare pubblico costituito non solo dagli italiani che vivono all'estero, ma dalle centinaia di milioni di italo-discendenti e - più in generale - da telespettatori distribuiti in tutti i continenti e attratti naturalmente da ciò che l'Italia può offrire loro".

"Il Sottosegretario - nella sua risposta - si è detto sensibile e disponibile ad intervenire in tal senso, e ci ha informato del suo prossimo incontro con il Direttore generale della RAI nel corso del quale sarà discusso e affrontato direttamente questo tema.

Ringrazio i colleghi Levi e Carra del PD e Santolini del PDL per essere intervenuti a sostegno di questa tesi; spiace notare che l'ex Sottosegretario On. Bonaiuti, nel suo intervento in Commissione, abbia contestato i contenuti e gli obiettivi della convenzione, confermando ed esplicitando meglio l'avversione ideologica del precedente governo rispetto al generale capitolo relativo alle nostre comunità residenti all'estero".


 
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Le famiglie italiane più ricche e meno indebitate degli altri paesi europei

 

14/12/2011 - gli effetti della crisi

Famiglie in fuga da Bot e azioni - La ricchezza scende del 3,2 %

 

 

I dati di Bankitalia: salgono liquidità e risparmio postale
I soldi sono sempre di più concentrati in poche mani
Si sta comunque meglio che in Gran Bretagna

roma

La crisi fa fuggire le famiglie italiane da Bot e azioni e le spinge sulla liquidità. Secondo i dati Bankitalia, nel 2010 la quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani e in azioni e partecipazioni si è ridotta di quasi l'1% sul 2009, quella in depositi e risparmio postale è invece salita dello 0,2 e dello 0,4%.

Secondo quanto emerge dal supplemento al bollettino statistico della Banca d’Italia dalla fine del 2007 - quando aveva raggiunto i suoi livelli massimi - alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie italiane (somma di attività reali e finanziarie) è diminuita del 3,2% a 8.640 miliardi di euro. Sempre in termini reali la ricchezza complessiva è scesa dell’1,5% tra il 2009 e il 2010.

Inoltre, la distribuzione della ricchezza in Italia «è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione». «Molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all’opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza indicano che »alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco deteneva quasi il 45% della ricchezza complessiva«.

 Alla fine del 2009 la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata comunque pari a 8,3 volte il reddito disponibile lordo, contro l’8 del Regno Unito, il 7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti. Gli italiani risultano anche relativamente poco indebitati.

 

da: http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/434427/

 

 

Oltre al congelamento della chiusura dei consolati, serve un nuovo impegno per le politiche emigratorie

 

Roma, 13 dicembre 2011 Parlamentari PD Estero:

 “Oltre al congelamento della chiusura dei consolati, serve un nuovo impegno per le politiche emigratorie”

E’ certamente positiva la disposizione adottata dal Ministro Giulio Terzi di congelare le misure di chiusura di consolati e istituti di cultura, decise nel recente passato e ipotizzate per il prossimo futuro, in vista di un confronto parlamentare da realizzare in tempi ragionevolmente brevi.

Abbiamo più volte ricordato, a fronte della politica dei fatti compiuti del precedente governo, che il metodo dello “spending review”, adottato dalla manovra finanziaria di agosto, doveva essere inteso come una revisione selettiva e qualitativa della spesa, non come un’autorizzazione a tagli ulteriori e indiscriminati.

Il fatto che il nuovo Ministro si sia messo su questa linea ci consente di dare atto a lui di una disponibilità e di un’apertura apprezzabili e al governo di un passaggio di metodo, che noi, e non soltanto noi, abbiamo richiesto da tempo.

Imboccare una strada di serietà e di confronto comporta, tuttavia, doveri di lealtà e chiarezza che, per quanto ci riguarda, vogliamo assolvere in modo lineare e diretto. Per questo, intendiamo sottolineare che una riconsiderazione qualitativa della spesa dovrebbe coinvolgere, oltre alla rete consolare e agli istituti di cultura, anche la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, l’assistenza ai nostri connazionali, soprattutto anziani, residenti in aree socialmente difficili, l’informazione e la comunicazione, importante veicolo di proiezione dell’Italia nel mondo e insostituibile strumento di dialogo con le generazioni d’origine.

Il confronto in sede parlamentare, preannunciato dal Ministro Terzi, sarà certamente l’occasione per definire l’ambito e i temi per questo auspicabile e realistico giro d’orizzonte.

 In quella sede ci auguriamo che si verifichino le condizioni per un diverso rapporto con il governo sulle politiche per gli italiani all’estero, in modo che si possa fermare il processo di smantellamento registrato finora e che, quantomeno, si riesca a definire un’accettabile scala di priorità per le difficili scelte da compiere.

Bucchino, Farina, Fedi, Garavini, Narducci, Porta

 

 

A ROSARIO (ARGENTINA) L'ON. FABIO PORTA INCONTRA IL NUOVO SINDACO DELLA CITTÁ ED IL NUOVO GOVERNATORE DELLA PROVINCIA DI SANTA FE

 

Roma, 12 dicembre  2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 

 A ROSARIO (ARGENTINA) L’ON. FABIO PORTA INCONTRA IL NUOVO SINDACO DELLA CITTA’ ED IL NUOVO GOVERNATORE DELLA PROVINCIA DI SANTA FE

 

 

Il deputato, accompagnato dalla responsabile America latina del PD Francesca D'Ulisse,  ha incontrato anche i dirigenti del locale circolo del Partito Democratico. 

Una delegazione del Partito Democratico, composta dal deputato eletto in America Meridionale Fabio Porta e dalla Responsabile del partito per l’America Latina Francesca D’Ulisse, si è recata a Rosario in Argentina per partecipare alle cerimonie ufficiali di insediamento del nuovo sindaco della città, Monica Fein, e del nuovo Governatore della Provincia di Santa Fe, Antonio Bonfatti.

La delegazione, integrata da Alfredo Llana del Coordinamento argentino del partito, ha anche incontrato il Governatore uscente della Provincia, Hermes Binner, candidato alle presidenziali argentine del Partito Socialista.

Nel corso delle due giornate trascorse a Rosario, l’On. Porta ha anche avuto modo di partecipare ad una riunione con la segreteria del locale Circolo del Partito Democratico.

“Per il PD Rosario deve rappresentare un punto di riferimento strategico nell’azione di rilancio della nostra presenza in Sudamerica – ha detto l’On. Porta – e in questo senso il rapporto diretto e privilegiato con l’amministrazione della città e della provincia costituiscono due elementi centrali di tale progetto”.

“A Rosario – ha continuato il deputato del PD – esiste un gruppo dirigente del partito di altissimo livello: persone preparate, competenti e seriamente impegnate nella comune scommessa di recuperare la storica centralità del centro-sinistra nell’iniziativa politica della nostra collettività”.

  

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RAI INTERNAZIONALE: I GIORNALISTI CONTRO LA CESSAZIONE DELLE TRASMISSIONI

07/12/2011


L'ASSEMBLEA DEI GIORNALISTI DI RAI INTERNAZIONALE PRESO ATTO DELLA COMUNICAZIONE AZIENDALE DI CESSAZIONE DELLE AUTOPRODUZIONI DI TESTATA A PARTIRE DAL PRIMO GENNAIO 2012, CHIEDE ALL'AZIENDA DI CONVOCARE CON LA MASSIMA URGENZA LE RAPPRESENTANZE SINDACALI PER L'APERTURA DI UN TAVOLO DI TRATTATIVA CHE PREVEDA L'IMMEDIATA RICOLLOCAZIONE DEI GIORNALISTI, SALVAGUARDANDO LE MANSIONI PROFESSIONALI E LE FUNZIONI SPECIFICHE.


L'ASSEMBLEA CHIEDE ALL'USIGRAI IL MASSIMO IMPEGNO A TUTELA DEI GIORNALISTI DELLA TESTATA E NE SOLLECITA LA PRESENZA ALL'ASSEMBLEA RICONVOCATA PER LUNEDI' 12 DICEMBRE ALLE ORE 15.
I GIORNALISTI DI RAI INTERNAZIONALE RIVENDICANO LE PROFESSIONALITA' E LE COMPETENZE MATURATE NELLA TESTATA E SI APPELLANO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO AFFINCHE' VENGA RINEGOZIATA LA CONVENZIONE CON LA RAI PER LA PRODUZIONE DIRETTA ALL'ESTERO, IN LINEA CON LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE MONTI SULL'IMPORTANZA DI COMUNICARE NEL MONDO IL RUOLO DELL'ITALIA.

Comunicato Stampa: VITE RITROVATE, ultima pubblicazi​one del Museo dell'Emigr​azione

30/11/2011

Vite ritrovate

Emigrazione e letteratura italiana di Otto e Novecento

Il Museo dell’Emigrazione presenta l’ultima pubblicazione del Centro Studi durante i lavori del Consiglio Regionale dell’Emigrazione

 Il 28 e 29 novembre si è svolto a Perugia l’appuntamento annuale del Consiglio Regionale dell’Emigrazione, a cui hanno partecipato i presidenti delle associazioni umbre provenienti da tutto il mondo.

 “Per il Museo dell’Emigrazione”, ci spiega il Direttore Catia Monacelli, “è stata nuovamente la conferma della stima e della collaborazione che la struttura ed il centro studi vantano in tutto il mondo. Preziosa infatti è la collaborazione dei nostri umbri e di tutti i connazionali all’estero, che partecipano attivamente a progetti importanti e di recupero della memoria storica”.

Quest’anno nel programma dei lavori del CRE è stata inserita la presentazione dell’ultima pubblicazione prodotta dal Centro Studi del Museo dell’Emigrazione “Pietro Conti”:  Vite ritrovate. Emigrazione e letteratura italiana di Otto e Novecento di Gianni Paoletti, per la collana “I Quaderni del Museo dell’Emigrazione”, Editoriale Umbra.

L’evento si è svolto a Gualdo Tadino iniziando con i saluti istituzionali dell’Assessore alla cultura del comune, Simona Vitali, che ha ringraziato tutti gli intervenuti, i corregionali provenienti dall’estero e i molti interessati all’argomento emigrazione e letteratura: “un connubio tra storia e racconto, realtà ed immaginario che rendono la lettura di questo libro emozionante e coinvolgente”.

A seguire è intervenuto Orfeo Goracci, Presidente del Consiglio Regionale dell’Emigrazione, esprimendo grande soddisfazione per la manifestazione: “questi sono momenti di incontro e riflessione che partendo dalla ricerca saldano insieme cultura, storia e memoria. I tanti umbri all’estero rappresentano il meglio di noi, perché l’emigrazione ci spinge al saper fare, al superare le diversità, a migliorarsi. A loro dobbiamo dire grazie perché ci fanno veramente capire come le migrazioni siano un grande arricchimento personale e collettivo”.

L’iniziativa è stata coordinata dal giornalista Santo della Volpe, mentre hanno presentato il volume Martino Marazzi dell’Università degli Studi di Milano e René Manenti, Direttore del Centro Studi Emigrazione di Roma.

 “L’emigrazione è stata raccontata in questo volume”, spiega il Prof. Marazzi, “attraverso le opere della letteratura italiana di Otto e Novecento. L’autore ha indagato tra grandi autori e scritture minori, rintracciando la sensibilità dimostrata dagli scrittori verso il tema del migrare visto e descritto nelle tante sfaccettature possibili, triste, ironico, amaro, bizzarro così come sono state le storie dei nostri emigranti”.

 “Ed ancora”, prosegue il Dir. Manenti, “la letteratura ci parla del grande mito del viaggio, di un’Italia fatta di tante province e lingue, usi e costumi che si trasferiscono all’estero trovando ostilità e xenofobia. Ma l’emigrazione è stata anche una chance, una possibilità di migliorarsi e i grandi autori ci ricordano che l’emigrato non è solo un numero, una poesia da scrivere o una favola da raccontare, bensì una persona dalla cui memoria abbiamo solo da imparare”.

 Infine, ha concluso la manifestazione l’autore Gianni Paoletti ringraziando l’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea e il Centro Studi del Museo per il supporto alla ricerca, e tutti gli intervenuti per il sostegno e l’apprezzamento dimostrato.

 “Nello scrivere questo volume”, racconta Gianni Paoletti, “sono stato trascinato dalle parole degli autori che tra Otto e Novecento hanno così ben descritto l’emigrazione come un tema estremamente umano. Il mio libro vuole essere un segno del rispetto che nutro verso la storia, soprattutto quella dei migranti. La letteratura ha la capacità di penetrare nella profondità dei temi in maniera intuitiva e di trasmetterla a noi lettori. La letteratura oggi ci parla di storia, ma insieme ci educa all’accoglienza e al rispetto del multiculturalismo”.

Il volume Vite ritrovate è reperibile presso il Museo dell’Emigrazione oppure on-line su www.emigrazione.it.
 
Nella foto da sinistra verso destra:
Martino Marazzi, Gianni Paoletti, Santo Della Volpe, Orfeo Goracci e René Manenti.
 Museo Regionale dell’Emigrazione Redazione075 9142445 –
info@emigrazione.it

 

 

Gli emigranti scrivono al Ministro Ambasciatore Terzi

 

Gli emigranti scrivono al Ministro Ambasciatore Terzi

(Riceviamo e volentieri pubblichiamo)

Caro Ambasciatore Terzi di Sant'Agata,

e' con gioia che abbiamo appresa la notizia della Sua nomima a Ministro degli Affari Esteri; come si dice nella lingua del nostro paese di adozione "Washington's loss is Rome's gain", ma allo stesso tempo possiamo dire, con convinzione, che questo "loss and gain", crea de facto una "win-win situation".

Riteniamo che in questa situazione cosi' turbolenta della politica italiana ed altrettanto difficile per l'economia mondiale, la Sua esperienza come Ambasciatore d'Italia a Washington possa essere determinante per trovare soluzioni rapide e concrete, finalizzate a ridurre i problemi degli italiani all'estero.

In diverse occasioni, recentemente anche durante la riunione da Lei convocata a Washington il 29 ottobre u.s., abbiamo affrontato e dibattuto assieme come riorganizzare gli organi di rappresentanza Comites e CGIE, apprezzando la Sua disponibilita' e professionalita' nell'affrontare a fondo questa problematica e nell'impostare delle soluzioni di soddisfazione per tutti e, come suggerito dall'allora Direttore Generale DGIT, Ambasciatore Benedetti in una sua circolare data 20 febbraio 2007, che l'elette rappresentanze degli italiani all'estero (Comites) siano," da una parte informate, se possibile previamente - di ogni decisione suscettibile di determinare conseguenze per la comunita' delle rispettive circoscrizioni non che' dei contatti avuti con le Autorita' locali su temi di interesse della collettivita'; dall'altro, invitare e/o associare i Comitati, e in particolare i loro Presidenti, a partecipare ad ogni manifestaziione organizzata dalla Sede sia in campo culturale che economico o scientifico".

Solo cosi' puo' prevalere lo spirito di cooperazione ed armonia fra le due Istituzioni: le rappresentanze Diplomatico Consolari ed i Comitati eletti per la rappresentanza dei nostri connazionali residenti all'estero.

Confidiamo dunque che, grazie alle Sue conoscenze ed alle Sue esperienze, non venga perso dell'altro tempo per attuare quelle riforme rimaste da tempo in cantiere e per dare la spinta definitiva per la realizzazione dei progetti di maggior tutela degli italiani all'estero, d'insegnamento e diffusione della lingua e cultura italiana, di promozione dei prodotti italiani all'estero e di rafforzamento della cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia ed il resto del mondo.

Il successo ottenuto, tramite e soprattutto il Suo interessamento, per il ripristino del programma AP e' evidenza del Suo saper fare', come Lei sa rispondere, ed ha risposto, ad un giusto appello.

A questo punto dovrei terminare questo mio scritto, ma non posso farlo senza fare riferimento al problema che assilla piu' di tutti una certa categoria di Italiani residenti all'estero; quello di essere stati privati della loro cittadinanza dopo che, per la maggior parte per ragioni di lavoro, aver dovuta acquistare la cittadinanza del paese di adozione. Certo e' stata data loro la possibilita' del "riacquisto", purtroppo con una data di scadenza per esercitare questo diritto di poter morire cosi come sono nati, ITALIANI, e per nascita e per discendenza.

Oggi ai connazionali che per svariate ragioni, sopratutto di comunicazione ed informazione, non sono stati in grado di esserne a conoscenza, viene negato il diritto al riacquisto della cittadinanza.

Bastava non inserire una data di scadenza per la domanda di riacquisto che oggi, TUTTI gli aventi diritto potrebbero esercitare. Oggi potrebbe essere altrettanto facile, seguendo il dovuto iter, eliminare questo ostacolo.

Se, come ha recentemente definito il Presidente Napolitano, e' una "follia,, un'assurdita' che non venga riconosciuta la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, un diritto elementare"...come si puo' definire il negare la cittadinanza a coloro che essendo nati in Italia, da genitori italiani, si trovano ora in condizioni di poter rientrare nel loro paese natio, nella loro Patria, solo incanalandosi alla frontiera nelle fila degli extra-comunitari, come stranieri?

Attenderemo con ansia una risposta/soluzione a questa ingiustizia.

E' con apprezzamento e sincerita' che, sono sicuro anche a nome degli italiani delle nostre circoscrizioni consolari, che Le auguro un proficuo lavoro ed il massimo successo nel raggiungimento di questi nostri obiettivi.

Carmelo (Melo) Cicala,

Washington, D.C. 

Presidente del Comites di Washington, DC

 

da: http://www.oscarb1.blogspot.com/ del 01/12/2011

 

 

 

 

Appello dei deputati PD Estero al nuovo Ministro degli Esteri: Sulle chiusure dei consolati cambiare subito strada.

 

Roma, 29 novembre 2011

Sulle chiusure dei consolati cambiare subito strada.

 Appello dei deputati PD Estero al nuovo Ministro degli Esteri.

  Se la politica d’eliminazione degli interventi per gli italiani all’estero non andasse avanti con sistematica determinazione dall’inizio della legislatura, per la recente delibera di chiusura di altre 18 strutture consolari, adottata dal Consiglio di Amministrazione del MAE, si potrebbero richiamare i momenti di transizione di regime, adatti ai colpi di mano e alle vendette a lungo covate.

Il MAE, tanto per non perdere la rotta della politica segnata dal governo Berlusconi in questo campo, ha praticamente raddoppiato le chiusure di sedi consolari, nonostante la moratoria di un anno concordata a maggio tra governo e gruppi parlamentari.

La parte del leone tocca all’Europa con 9 consolati chiusi (Scutari, Spalato, Tolosa, Wolfsburg, Amsterdam, Capodistria, Neuchatel, Sion, Wettingen e uno declassato Timisoara), ma non mancano le attenzioni per altri continenti, come l’Australia (Adelaide, Brisbane), l’Africa (Alessandria d’Egitto), il Nord America (Newark).

Cade la maschera anche sugli sportelli consolari, creati in alternativa a consolati in chiusura, che vengono a loro volta cancellati (Innsbruck, Chambery, Digione, Grenoble).

Sono ormai quasi risibili le intenzioni che vengono offerte a condimento della polpetta avvelenata, come quella dell’attivazione di rivoluzionarie piattaforme informatiche, di nuovi consolati di tipo “hub”, della valorizzazione dei consoli onorari e dei corrispondenti consolari, le cui dotazioni finanziarie vengono contemporaneamente abbattute del 60%. Ed è preoccupante che il criterio dello “spending rewiew”, suggerito in sede parlamentare in alternativa alla linea nefasta dei tagli lineari, diventi pretesto di nuovi e indiscriminati tagli, quando dovrebbe essere invece uno stimolo ad ottimizzare la spesa.

Tirando le somme, con un colpo solo altri 150.000 nostri connazionali vengono privati di strumenti “di prossimità”, in parole povere di servizi. Abbiamo propiziato e votato con convinzione il nuovo esecutivo, con la speranza di potere riaprire un dialogo che, pur in un momento drammatico come questo, sia capace di rimettere al centro i problemi reali dell’Italia e delle nostre comunità all’estero. Abbiamo il dovere, tuttavia, di essere chiari nei confronti di tutti. La politica del precedente Governo è stata disastrosa per gli italiani all’estero e per l’internazionalizzazione dell’Italia. Persistere su questa strada sarebbe inaccettabile anche nel nuovo contesto politico che si è determinato. Sarebbe ingiusto per i milioni di cittadini che vivono all’estero e dannoso per il nostro paese, che per riprendersi ha bisogno del sostegno delle nostre comunità nel mondo. E’ necessario, dunque, avviare un nuovo metodo di lavoro che sia di dialogo tra il Governo e il Parlamento, ma che sia di dialogo anche tra le comunità e le istituzioni italiane.

 Il primo segno di un mutamento di clima potrebbe essere proprio la riapertura della discussione sull’ultimo piano di “razionalizzazione” della rete consolare, che rischia di produrre, come il precedente, pochi risparmi e molti danni.

Bucchino, Farina, Fedi, Garavini, Narducci, Portadeputatipdestero@camera.it

 

 

COMUNICATO STAMPA DI SURVIVAL INTERNATIONAL: I cambiamenti climatici secondo i primi scienziati del mondo

 

COMUNICATO STAMPA DI SURVIVAL INTERNATIONAL

28 novembre 2011


I cambiamenti climatici secondo i primi scienziati del mondo


Secondo gli Innu del Canada nord orientale, i
cambiamenti climatici hanno già avuto ripercussioni
sulla fauna della regione. © Dominick Tyler/Survival
Rivolgendosi ai partecipanti alla Conferenza sul clima di Durban, Survival International chiede di tenere in considerazione le conoscenze e le intuizioni dei popoli tribali in qualunque decisione possa essere presa per mitigare il problema dei cambiamenti climatici.

Avendo praticato per millenni stili di vita sostenibili, dall’Amazzonia all’Artico, generalmente i popoli tribali vantano l’impronta ecologica minore, ma sono anche più vulnerabili ai cambiamenti climatici di chiunque altro, e soffrono le conseguenze di misure di mitigazione come i biocarburanti, le dighe idroelettriche e i progetti di conservazione.
(Scarica il rapporto di Survival su cambiamenti climatici & popoli indigeni, PDF, 1MB)

La maggior parte dei popoli indigeni ha sviluppato un’intima conoscenza del proprio ambiente, ed è in grado di cogliere anche i più piccoli segnali di cambiamento degli ecosistemi.

Tra le tante osservazioni dei popoli indigeni, citiamo:

I cacciatori Inuit del Canada nord occidentale segnalano strati di ghiaccio più sottili, inverni più corti seguiti da estati più calde, modificazioni del permagelo e innalzamento del livello del mare.
Gli Innu del Canada nord orientale hanno avvistato nel Labrador settentrionale degli uccelli che solitamente si trovano solo negli USA o nel Canada meridionale, come la Ghiandaia azzurra, e hanno misurato minori precipitazioni nevose durante i mesi più freddi e meno zanzare durante l’estate.
I pastori di renne Nenet della Siberia segnalano che i fiumi ghiacciati si sciolgono prima del tempo, ostacolando la migrazione primaverile delle renne, che sono costrette a nuotare invece che camminare sul ghiaccio. Anche le zanzare sono diminuite.
I pastori di renne Tsaatan della Mongolia lamentano ripercussioni negative sulla crescita dei licheni e del muschio che alimenta le loro mandrie.
Gli Yanomami dell’Amazzonia brasiliana sono allarmati per le alterazioni delle piogge nella foresta e raccomandano al mondo di riconoscere il ruolo vitale che l’Amazzonia svolge nella regolazione del clima del pianeta, e l’impatto che la deforestazione ha sul riscaldamento globale.

Gli Yanomami del Brasile hanno notato un diverso
andamento delle piogge. © Fiona Watson/Survival
“Nel nostro paese, i cambiamenti climatici sono iniziati” ammonisce Davi Kopenawa, portavoce del popolo degli Yanomami. “I paesi ricchi hanno bruciato e distrutto molti chilometri di foresta amazzonica. Se abbattete i grandi alberi e date la foresta alle fiamme, la terra si inaridirà. Il mondo deve ascoltare il pianto della terra, che sta chiedendo aiuto.”

“I cacciatori sprofondano nel ghiaccio e perdono la vita in luoghi considerati da sempre sicuri” dichiara l’attivista Inuit Sheila Watt-Cloutier. “L’Artico è considerato il barometro della salute del pianeta. Se volete sapere come sta il pianeta, venite a sentire il suo polso qui, nell’Artico.”

“Non possiamo più fidarci delle nostre tradizionali capacità di leggere il tempo” denuncia il pastore di renne Sami Veikko Magga. “Prima potevamo predire che tempo ci sarebbe stato con molto anticipo. Oggi, invece, i segnali e le nostre conoscenze non valgono più.”

“I popoli tribali sono i primi scienziati del mondo” ha commentato il direttore generale di Survival International Stephen Corry. “È evidente: dove hanno potuto continuare a vivere nelle loro terre, il manto delle foreste e la biodiversità possono essere addirittura superiori che in altri tipi di aree protette. E senza i loro saperi ecologici, forse molte medicine vitali per l’uomo non sarebbero mai state scoperte.”

“Oggi è vitale per tutti noi che le loro conoscenze e le loro visioni siano legittimate. I popoli tribali dovrebbero poter giocare un ruolo molto più grande nei processi politici decisionali che mirano a mitigare i cambiamenti climatici, e dovrebbe essergli pienamente riconosciuto il diritto alla proprietà collettiva delle loro terre.”

 

Per leggere la storia online: http://www.survival.it/notizie/7913

Dal 1969 Survival International aiuta i popoli indigeni di tutto il mondo a proteggere le loro vite, le loro terre e i loro fondamentali diritti umani. www.survival.it

 

 

Redazione di Rai Internazionale: Lettera aperta per un incontro urgente con la Presidenza del Consiglio.

 

Roma, 23 novembre 2011

 

Lettera aperta al Presidente del Consiglio

                                                                  

Professor Mario Monti 

 

Siamo i  giornalisti di Rai Internazionale, canale multipiattaforma (televisivo, radiofonico ed  internet) di informazione e programmi finanziato anche con fondi erogati dal Dipartimento per l'Editoria della presidenza del Consiglio, in forza di una convenzione con la Rai.

 

Le scriviamo per metterLa al corrente della nostra situazione. Se fossero confermati i  tagli ai fondi per l'editoria, decisi dal precedente governo, si decreterebbe già a partire dal primo gennaio 2012 la chiusura di Rai Internazionale. Sono infatti tagli che si sommano a quelli degli anni precedenti riducendo drasticamente le già scarse risorse a disposizione della nostra struttura che è l'unica di puro sevizio pubblico.

 

 In un periodo di così grave crisi siamo tutti obbligati ai sacrifici e noi certamente non vogliamo tirarci indietro. Ma Rai Internazionale, anche nell'era dei nuovi mezzi di comunicazione, costituisce il filo diretto che ogni giorno lega milioni di nostri connazionali all'Italia, uno strumento indispensabile per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Spezzare questo legame,  in una ricorrenza simbolica come il centocinquantesimo anno dell'Unità d'Italia, si tradurrebbe anche in un grave danno economico oltre che di immagine poiché gli italiani all'estero sono considerati i migliori ambasciatori del "made in Italy".

 

 I nostri connazionali ci scrivono preoccupatissimi per le sorti economiche del nostro Paese ed hanno lanciato, proprio attraverso Rai Internazionale,  l'idea di mettersi in rete per comprare direttamente i titoli del debito pubblico italiano e contribuire così alla salvezza del Paese. Al di là di ogni retorica, gli italiani nel mondo si dimostrano ancora una volta un esempio di amor patrio che è un sentimento ed un impegno al quale costantemente ci esorta  il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

 

 Abbiamo sentito il dovere di scriverLe perché in occasione del Suo discorso programmatico alla Camera ha voluto sottolineare la Sua attenzione ai temi relativi agli italiani all'estero. Fin dal suo esordio Rai Internazionale non ha potuto disporre né delle risorse, né degli strumenti adeguati a competere con i canali esteri delle grandi reti televisive mondiali e questo ne ha costituito il suo limite principale. Negli anni passati ci siamo battuti dentro e fuori la nostra azienda affinché la Rai, e quindi l'Italia, si presentasse nel mondo con un canale radiotelevisivo più adeguato alle sfide che la globalizzazione impone. Di fronte alle nostre richieste siamo sempre stati rinviati al piano industriale. Piano che tutti i dipendenti Rai aspettano di conoscere da lungo tempo. Siamo fiduciosi che l'Italia e con essa la Rai sapranno dotarsi degli strumenti necessari per superare le gravi difficoltà che stiamo vivendo. Noi faremo la nostra parte, impegnandoci per la sopravvivenza di Rai Internazionale. Intanto possiamo registrare con soddisfazione che negli ultimi anni gli sforzi di Rai Internazionale hanno fatto registrare un crescente apprezzamento da parte del pubblico.

 Confidiamo che i prospettati tagli ai fondi per Rai Internazionale vengano ripensati.

 

Con i migliori auguri di buon lavoro.

La redazione di Rai Internazionale.  

 

Roma, 23 novembre 2011 

Inviato dal Comitato di Redazione di Rai Internazionale

 

Per eventuali contatti:

 

Antonio Gnoni,  tel 3931596034

 

 

 

Marta Manzoni: Professione stagista: ecco i tutti i dati

 

Professione stagista: ecco i tutti i dati

Scritto da martamanzoni | Pubblicato: 24/11/2011

Gli stagisti italiani sono colti: un terzo ha una laurea in tasca, o sta per conseguirla. Eppure le assunzioni rimangono molto basse: dopo lo stage a restare in azienda sono infatti ancora in pochi, mediamente il 12,3%  (+0,7% rispetto al 2009).
Le opportunità di lavoro crescono nei settori di logistica, informatico, di industrie chimiche e farmaceutiche, dove quasi un quarto degli stage si trasformano in contratti. L’affollato ambito della comunicazione si ferma invece alla media nazionale, mentre a fondo classifica ci sono istruzione e servizi per l’alloggio. 

Sono alcuni dei dati ufficiali contenuti nel focus Formazione continua e tirocini formativi di Excelsior, l’indagine promossa da Unioncamere che ogni anno misura il polso  dei fabbisogni occupazionali e fa anche il punto sull’utilizzo dello stage da parte delle imprese private. L’indagine è stata pubblicata oggi su “La Repubblica degli statisti”. Il focus è stato presentato a Verona in occasione della fiera “Job&Orienta”: e uno dei dati più significativi a emergere è proprio quello del piccolo esercito di 100mila stagisti laureandi o laureati che affollano le imprese private italiane. L’indagine è realizzata fin dal 1997 da Unioncamere insieme con il Ministero del Lavoro e l’Unione europea con l’obiettivo di rilevare i programmi di assunzione e i fabbisogni formativi delle imprese italiane.

Paradossalmente, più a lungo si lavora gratis, più possibilità di assunzione si hanno: Excelsior ha infatti preso in esame laurea e durata dello stage scoprendo che più lungo è lo stage, maggiori sono le possibilità di assunzione e i laureati, soprattutto se neo.

da: http://futura.unito.it/blog/2011/11/24/professione-stagista-ecco-i-tutti-i-dati/#more-14873

 

 

Pensione dopo 35 mesi di attivita' parlamenta​re....?

 

Cari amici,

Ho appena letto e firmato la petizione online.: «per dimezzare il numero dei Parlamentari ed eliminare il diritto all'indennità pensionistica dopo soli 35 mesi di attività Parlamentare»

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2011N14356

Io concordo con questa petizione e penso che anche tu potrai essere d’accordo..

Firma la petizione e divulgala fra i tuoi amici.

Oscar Bartoli

 oscarb1@rcn.com

Il presidente Napolitano: Italia 150, cronaca di un altro Risorgimento

 

23/11/2011 - anteprima

Italia 150, cronaca di un altro Risorgimento

Il presidente Napolitano con il volume "Una e indivisibile"

Con i suoi discorsi, ora raccolti in un libro, il Capo dello Stato ha fatto delle celebrazioni dell’Unità un momento reale di ricostruzione del Paese

WALTER BARBERIS

Tra coloro che da un paio d’anni lavoravano con la prospettiva di ricordare l’anniversario dell’Unità d’Italia, il messaggio di fine anno 2010 del Capo dello Stato ebbe l’effetto di un tonico corroborante. Invitava a «non nascondersi nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare», a «suscitare un vasto moto di energie e di volontà capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità» di cui l’Italia era ricca. A chi aveva lavorato in un clima quasi cospirativo, sospettato di voler fare del 2011 una occasione di vuota retorica celebrativa, travolto come tutti gli italiani da un clima politico rissoso e attento a balordaggini d’ogni genere, ma certamente distante dal significato critico e rigenerante di una riflessione sul nostro passato unitario, quelle parole facevano piacere; ma pareva anche quella, per quanto autorevole, la manifestazione di una volontà, a sua volta isolata fra strepiti di tutt’altra natura. Erano parole profondamente radicate nella tradizione culturale e politica italiana: sembravano un’eco dell’esortazione che Foscolo aveva fatto esattamente due secoli prima, quando aveva invitato gli italiani a riflettere sul proprio passato, poiché dalle infinite disgrazie toccate all'Italia, dalla quantità di errori commessi, ma anche dagli immensi depositi di scienza, arte e letteratura, si potessero trarre adeguati insegnamenti per il futuro. Era quello il senso delle iniziative pensate per riflettere sui centocinquant’anni di vita nazionale unitaria. Ma pareva che l’aria spirasse altrove, e che più di un vento soffiasse contrario.

La preoccupazione di quei giorni era che gli italiani davvero fossero distratti dai frastuoni che echeggiavano dai palazzi romani e non cogliessero il senso di una ricorrenza che aveva lo scopo di ragionare sul significato dell’esperienza italiana, sulle difficoltà superate, sulle contraddizioni irrisolte e sui traguardi raggiunti dopo e in conseguenza del 1861. Pareva a tanti che fosse evidente che l’Italia aveva guadagnato molto dalla sua esperienza unitaria; ma più di una voce reclamava le ragioni di un patriottismo locale, più o meno aleatoriamente radicato.

Giungemmo al 17 marzo con l’ansia di approntare l’apparecchio complesso di tutte le manifestazioni celebrative e con l’incognita di come sarebbero state accolte.

Quel giorno, a Roma il presidente Napolitano disse parole forti e limpidissime: l’Italia aveva attraversato più di una bufera, ma aveva saputo riscattarsi anche dalle sue fasi più cupe, e ai giovani che avevano dato la vita per un moto liberale e liberatore nel corso del Risorgimento dovevano affiancarsi nel ricordo tutti quegli altri che, nella Resistenza, avevano sacrificato se stessi e il loro futuro per una comunità nazionale migliore, democratica, più unita e più forte. Noi che avevamo creduto che lo scopo dell’anniversario del 2011 fosse l’occasione per ragionare su di noi e per ridarci contegno e solidità in casa nostra e fuori ne uscimmo confortati. Peraltro, il Presidente non aveva trascurato di ricordare che l’Unità nazionale aveva rimesso l’Italia nel circuito delle relazioni internazionali; che nel corso dell’ultimo secolo, sul piano economico, aveva consentito di agguantare la quinta posizione mondiale in campo industriale; e sul piano politico di figurare fra i Paesi fondatori della prima comunità europea. Erano proprio quei raccordi che andavano sottolineati e compresi. Ma la gente avrebbe capito? Avrebbe reagito di conseguenza? Il 18 marzo, a Torino, il Presidente fu accolto da una città dove le bandiere tricolori si contarono a decine di migliaia. Le mostre allestite furono da subito affollate di visitatori: e i commenti lasciavano trasparire una sorta di adesione personale. Quell’ansia che inizialmente ci aveva pervasi si allentò. Si capiva ormai che le parole del Capo dello Stato, ripetute in occasione della festa della Repubblica e altre volte successivamente, che i suoi richiami al contegno, alla dignità nazionale, al riscatto morale, la sua attenzione alle giovani generazioni come materia vitale del nostro futuro, non cadevano nel vuoto. Nonostante le parvenze di una situazione generale risucchiata dalle polemiche e impressionata dagli scandali, un movimento che aspirava a un ulteriore «risorgimento» fatto di valori nuovamente liberali e liberatori stava attraversando la società italiana; il compito era quello di trasformare uno spirito di insoddisfazione in una energia positiva, puntando ancora una volta sui giovani, trasformando la loro frustrazione in proposta. Ora era chiaro che il 2011 non era un momento retorico; ma conteneva il desiderio di una ricostruzione. Ancora una volta, il Capo dello Stato, rivolgendosi ai Nuovi Cittadini Italiani il 15 novembre scorso ha detto parole preziose: proiettando «i bambini e i ragazzi venuti con l'immigrazione» in una comunità nazionale desiderosa di futuro, capace di vederli come «una grande fonte di speranza». Ecco, possiamo dire che nel volgere di un anno quello che appariva ottimismo della volontà si è trasformato in una ragione di speranza. Il Capo dello Stato ha svolto un alto magistero; e gli italiani, in larga parte, hanno capito e approvato.

da: http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/431225/

 

 

Coemar, nuova proprieta' italiana per affrontare le nuove sfide

18/11/2011

A dieci anni dall'acquisizione da parte del fondo di "Private Equity" Mezzanine Management UK Ltd - oggi MML Capital Partners - l'azienda, con la piu' lunga storia nel settore dell'illuminazione per l'intrattenimento, torna a essere italiana nella sua quota azionaria di maggioranza. Salvatore Grillo, imprenditore 37enne, dopo aver trascorso la carriera professionale nelle piu' diverse realta' aziendali tra Germania e Regno Unito, ha deciso d'intraprendere la nuova sfida alla guida di Coemar, con a fianco il rinnovato impegno di MML Capital Partners, che rimane nel capitale sociale.

Dopo 10 anni la quota azionaria di maggioranza ritorna italiana. Nuove energie per dare sviluppo a un'azienda dalla preziosa esperienza acquisita in quasi ottant'anni di storia. A dieci anni dall'acquisizione da parte del fondo di "Private Equity" Mezzanine Management UK Ltd - oggi MML Capital Partners - l'azienda, con la più lunga storia nel settore dell'illuminazione per l'intrattenimento, torna a essere italiana nella sua quota azionaria di maggioranza. Salvatore Grillo, imprenditore 37enne, dopo aver trascorso la carriera professionale nelle più diverse realtà aziendali tra Germania e Regno Unito, ha deciso d'intraprendere la nuova sfida alla guida di Coemar, con a fianco il rinnovato impegno di MML Capital Partners, che rimane nel capitale sociale.

da: http://www.monitor-radiotv.com/phoenix/html/Article1553.html?utm_medium=email&utm_campaign=MonitoR+NewsletteR+-+n.191+-+17%2F11%2F2011+-+...&utm_source=YMLP&utm_term=coemar1.jpg

 

Carlotta Addante: Gli studenti di Cattolica e Bocconi si difendono: “Cosa c’entriamo noi?”

 

Gli studenti di Cattolica e Bocconi si difendono: “Cosa c’entriamo noi?”

Scritto da Carlotta Addante | Pubblicato: 18/11/2011

Università Bocconi di Milano  

Uova, vernice, lacrimogeni e cori da stadio. La protesta di ieri, che ha visto scendere in diverse piazze italiane migliaia di studenti (liceali e universitari), ha preso di mira anche le due maggiori università private di Milano, Cattolica e Bocconi. Ree, secondo i manifestanti, di essere il bacino dove si è attinto per formare la nuova squadra di governo. Si tratta di Mario Monti, presidente della Fondazione Bocconi e incaricato di formare il nuovo esecutivo in veste di primo ministro e Lorenzo Ornaghi, rettore della Cattolica e da mercoledì ministro del Beni e delle Attività culturali. Due personaggi che non vengono certo dal basso, con un passato nel settore privato e una chiamata diretta al potere, in attesa delle prossime elezioni.  Per questo motivo gli studenti hanno protestato davanti alle sedi dei due atenei, provocando non pochi disagi.

Ma la reazione di chi in questi atenei studia, o ha studiato, non si è fatta attendere. “Non capisco perché debbano prendersela con noi – si chiede Matteo Angeli, neo laureato in Lingue per le relazioni internazionali in Università Cattolica -. Questi ragazzi dovrebbero andare a studiare. E basta con questo ritornello dei poteri forti. Monti e Ornaghi sono un’espressione di eccellenza, non della scuola privata. Chi se la prende con loro manca di maturità”. Matteo si dice orgoglioso che la scelta sia ricaduta sul suo rettore: “Vuol dire che ho studiato in un’ università valida perché colui che stava al vertice è stato riconosciuto così competente da meritarsi il ruolo che oggi ricopre”. Secondo Gianluca Veneziani, studente del master in Giornalismo della Cattolica, la protesta non era rivolta direttamente al rettore, ma contro il cosiddetto governo dei banchieri e della finanza. “La sensazione è che non ce l’avessero con lui come persona ma con il sistema. Ornaghi, infatti, non viene dagli organi pubblici ma rappresenta il mondo privato. Insomma, un esecutivo non eletto dai cittadini. Certo è che la protesta non è stata ben calibrata”. Neanche Gianluca dice di essere d’accordo con un governo eletto contro la volontà dell’elettorato, “ma penso che Ornaghi possa fare bene. Il fatto che l’abbiano scelto è un riconoscimento al merito. Se l’è guadagnato”.

Lorenzo Ornaghi  

Più duro contro i blitz l’ex bocconiano Raffaele Capuano. “Quelli che manifestano dicono di non avere pregiudizi e di avere una mentalità libera ma il gesto di ieri dimostra il contrario”. Raffaele, che alla Bocconi si è laureato con il massimo dei voti e ora lavora in una società di consulenza, elenca tre luoghi comuni di chi scende in piazza: “Il primo è che chi va alla Bocconi sia ricco. Io sono figlio di operai e ho studiato grazie ad una borsa di studio. La Bocconi mi ha dato la possibilità di emanciparmi. In secondo luogo, alla Bocconi ci sono tantissime persone di sinistra che non sono banchieri d’assalto ma guardano all’economia per raggiungere il maggior benessere sociale”.

Il terzo pregiudizio per Raffaele è invece legato al capitalismo: “Quelli di ieri sono ignoranti. Non sanno nulla di economia né tanto meno di cosa facciamo in Bocconi. Ho visto il corteo ieri. Chi lo componeva arriverà a 30 anni a fare il borghese come è successo nel ’68, tornerà all’ovile per chiedere i soldi ai genitori. Ecco, proprio loro, se volessero davvero combattere il capitalismo, invece di usarne i frutti, dai cellulare ai computer, potrebbero andare in campagna a zappare la terra”. L’ex bocconiano si dice orgoglioso della nomina di Monti, “anche se non sono totalmente allineato alle scelte di banche e mercati. Ci sono anche dei conflitti di interesse come nel caso di Corrado Passera. Insomma, anche io vedo alcune criticità ma non penso che la soluzione sia distruggere le banche o protestare contro la mia università”.

Un altro ex bocconiano, Aldo de Florio, critica invece il tempismo dei manifestanti. “Erano indignati col governo precedente fino a 3 giorni fa. Potevano almeno dare il tempo al nuovo esecutivo di lavorare e poi giudicare”. Monti? “Sono contento per questa nomina perché penso che nella situazione economica in cui ci troviamo sia la persona più giusta e preparata”.

Diversa ancora la reazione del giornalista de “La Stampa”, Francesco Rigatelli, che alla Bocconi si è laureato in Legge. “Mi sono immaginato che Napolitano perdesse la pazienza, si rivolgesse direttamente ai giovani e dicesse: ‘Io, che sono davvero comunista, che ho ricoperto cariche in quella sinistra con la s maiuscola, vi dico che oggi viviamo in un momento di emergenza e vi indico un personaggio che è davvero preparato e indipendente. Quindi, ragazzi, credetemi’”. Alla domanda “Ti sei immaginato anche la reazione dei ragazzi?”, il giornalista risponde: “Ci devono pensare. L’idea che mi sono fatto è che questi giovani siano davvero disconnessi dal paese, dalla realtà”. E, amaro, conclude: “Forse ci vorrebbe davvero qualcuno, come Napolitano, che parlasse loro e li guidasse”.

da: http://futura.unito.it/blog/2011/11/18/gli-studenti-di-cattolica-e-bocconi-si-difendono-cosa-centriamo-noi/#more-14660

 

 

 

Governo Monti: Mai così forte il peso del Piemonte a Roma

 

17/11/2011 - retroscena

Mai così forte il peso del Piemonte a Roma

L'ultima impresa di Profumo come rettore è stata la Cittadella della mobilità L'ultima impresa di Profumo come rettore è stata la Cittadella della mobilità
 
 I professori si prendono la rivincita sulla politica: 3 ministri su 19

MAURIZIO TROPEANO
torino

Era da tempo immemorabile che Torino non entrava con un peso così determinante nella stanza dei bottoni romani. E lo fa grazie alla società civile e ai professori universitari che raggiungono un risultato finora sfuggito alla politica. Due dei dodici ministri con portafoglio (Francesco Profumo ed Elsa Fornero) vivono e lavorano in città e si occuperanno di settori chiave come università ricerca, scuola, welfare e lavoro. E se si contano anche il professor Renato Balduzzi alla Salute (ordinario all’Università del Piemonte orientale) e i legami che ancora mantiene con la Valchiusella Corrado Passera, il «peso» della pattuglia subalpina raddoppia.

Certo, resta da capire se questa presenza numerica importante, e che potrebbe arricchirsi con la nomina dei sottosegretari, riuscirà a fare un lavoro di sintesi della lobby piemontese tanto invocata dalle forze sociali, che finora ha funzionato a corrente alternata e rischia di scontrarsi con l’ostilità dichiarata della Lega Nord nei confronti dell’esecutivo Monti. Il presidente del Piemonte Roberto Cota, comunque, apre ai torinesi: «Se vorranno fare qualcosa per il Piemonte troveranno sempre in me il naturale punto di riferimento».

Il primo banco di prova di questo maggior peso di Torino potrebbe arrivare nelle prossime settimane, quando i giochi per il rinnovo del vertice della Compagnia di San Paolo, azionista di maggioranza di banca Intesa, entreranno nel vivo. Giochi aperti, ma che potrebbero anche portare a un riequilibrio verso Torino dell’istituto bancario.

Nell’immediato c’è da risolvere il tema della governance della banca. Nel comitato di sorveglianza l’imprenditore tortonese Guido Ghisolfi prende il posto della Fornero. Le indiscrezioni danno per certa anche la nomina alla vicepresidenza. Gli altri due torinesi, Pietro Garibaldi e Fabio Pasquini, non sarebbero in corsa, anche se il primo è dato come papabile per la presidenza della Compagnia.

Un ruolo centrale continua a giocarlo Enrico Salza, che ha lavorato sotto traccia ed è in grado di coagulare il consenso delle Camere di Commercio di Torino, Milano, Genova, Roma e dell’Unioncamere (6 voti su 17). A oggi manca un candidato. Salza confermerebbe Luca Remmert ed eleggerebbe nel parlamentino Dal Poz e il biellese De Martino. Chi lo conosce giura che a lui non interessa la Compagnia. Piuttosto punterebbe a un ritorno nella banca. Di sicuro per portare a casa il risultato servono alleanze a Torino e in Regione. Ma anche a Roma. In modo diretto o indiretto il governo può suggerire tre componenti del parlamentino e il ruolo di Profumo e Fornero potrebbe essere determinante. Il motivo? Un posto spetta alla Commissione nazionale per la Parità e le Pari opportunità e la delega è in mano alla Fornero. Altri due seggi vanno all’Accademia Nazionale dei Lincei e il presidente pro-tempore della Commissione della Comunità Europea, sentiti però il Cern, l’Esa e l’Istituto Universitario Europeo. E in questo caso un ruolo potrebbe giocarlo il nuovo ministro per l’Università e la Ricerca.

 

da: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/politica/articolo/lstp/430284/

 

 

Oscar Bartoli, Letter from Washington: L'abito fa il Monaco

L'abito fa il Monaco


Abituati a vedere e sentire per tanti anni il pifferaio che faceva ballare il serpentello sulla piazza di Marrachesh, abbiamo seguito in streaming la presentazione del Governo fatta dal Presidente, prof. Monti e dobbiamo riconoscere che e' stato come respirare un po' di aria pura dopo tanti miasmi.
Perche', al di la' dei talenti professionali che tutto il mondo riconosce all'ex Commissario Europeo, chi ricopre importanti incarichi pubblici deve avere stoffa di statista e sapersi comportare come tale.
Siccome nel mondo della comunicazione in cui siamo immersi conta grandemente il 'body language', il linguaggio del corpo del nostro Primo Ministro 'illustra' serenamente e con grande dignita' l'incarico e le pesanti responsabilita' che deve portare sulle sue spalle.
L'abito fa il Monaco, non solo i talenti personali. Raramente i soldi fanno il Monaco, perche' la chirurgia plastica, l'incultura, l'approssimazione, la volgarita' di fondo trovano sempre il modo di emergere.
La notizia, inoltre, della nomina a Ministro degli Affari Esteri dell'ambasciatore Giulio Maria Terzi di Sant'Agata ci riempie di gioia, perche' in questi anni lo abbiamo seguito da vicino, collaborando con lui e abbiamo avuto modo di apprezzare il suo tenace lavoro di rappresentante di un'Italia che, non certo per colpa sua, era la barzelletta delle cancellerie diplomatiche e del governo di Washington.
Ma, soprattutto, un grazie affettuoso al Presidente Giorgio Napolitano, un grande italiano.
 
da: http://www.oscarb1.blogspot.com/
 
 

I Deputati PD Estero a Monti: “Fermare la distruzione delle politiche migratorie e ridare slancio all’Italia nel mondo”.

 

Roma, 16 novembre 2011

 

La caduta del Governo Berlusconi per gli italiani all’estero presenta alcuni indiscutibili aspetti positivi.

 Il primo riguarda l’interruzione della spirale di discredito nella quale il nostro paese è precipitato per come è stato guidato e si è atteggiato con i più importanti interlocutori internazionali.

Il secondo è la presa di coscienza della necessità di ricorrere a rimedi urgenti e straordinari per affrontare una crisi inedita e drammatica, irresponsabilmente rimossa da chi aveva il compito di correre per tempo ai ripari.

Il terzo è che si è finalmente bloccata la macchina di distruzione delle politiche e della rappresentanza degli italiani all’estero, una macchina che ha funzionato a pieno regime in questi tre anni e mezzo di legislatura guidata dal centro-destra.Le speranze che gli italiani all’estero affidano al Governo Monti sono quelle di un pronto restauro dell’immagine internazionale dell’Italia, di una politica concreta ed efficace di risanamento e sviluppo costruita con spirito di equità e attenta ai bisogni sociali più acuti, di obiettiva valutazione del ruolo attivo che le comunità italiane nel mondo possono avere nell’attuale fase di crisi globale.

Il passaggio di mano non determinerà di per sé un cambiamento della situazione, sia per la difficoltà di mantenere una vera coesione politica all’interno, che per l’estrema pesantezza della crisi, soprattutto in Europa. Insomma, sappiamo tutti che il tempo dei sacrifici sarà lungo e non risparmierà nessuno.

Pur in uno scenario di permanente sofferenza, gli italiani all’estero tuttavia hanno diritto di chiedere al nuovo governo, con senso di responsabilità ma anche con chiarezza, alcune cose essenziali. Nella “sfida del riscatto”, che è l’orizzonte nel quale Monti colloca il suo governo, le nostre comunità siano non spettatrici ma protagoniste.

Esse possono veramente rappresentare una delle reti di sostegno più efficaci del rilancio dell’Italia sul piano internazionale. Per questo, è necessario bloccare il processo di distruzione delle politiche emigratorie che è andato avanti in questi anni e aprire una riflessione sui livelli di intervento nel campo della lingua e cultura, dell’assistenza e dell’informazione invalicabili perché l’Italia possa continuare ad esistere tra le nostre comunità.

In più, per riaprire quel dialogo con gli italiani all’estero che da tempo si è interrotto, è veramente necessario che la delega di settore sia affidata a chi abbia una vera conoscenza dei problemi e sia capace di dialogare senza prevenzioni e riserve politiche, ma in modo aperto e costruttivo.

Il Presidente Monti si è riservato – giustamente – la facoltà di scegliere in piena autonomia i componenti della sua squadra di governo. Decida nel modo che riterrà più opportuno, ma su una base di competenza e di capacità di dialogo.

 Bucchino, Farina, Fedi, Garavini, Narducci, Porta deputatipdestero@camera.it

 

 

Monti premier, conserva l'Economia, Passera super-ministro, tre le donne; "Sarà una corsa, spero ok dei mercati"

 

16/11/2011 - IL VIA LIBERA AL NUOVO ESECUTIVO
 

Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e Mario Monti

Governo senza politici. Al banchiere Sviluppo economico, infrastrutture e Trasporti. Alle 17 il giuramento in Quirinale, domani in Senato. "L'assenza di politici toglierà i motivi di imbarazzo"

ROMA
Dopo due ore e mezza di colloquio con il presidente della Repubblica, alle 13,25, la riserva è stata formalmente sciolta: Mario Monti è il nuovo premier. «Abbiamo operato in tempi brevi, con serietà e con grande qualità delle scelte - ha detto - . Siamo sicuri di ciò che abbiamo fatto. Abbiamo avuto dei segnali di incoraggiamento dai partner dell’Unione europea. Spero quindi che ci sia un rasserenamento dei mercati».

Monti conserva il ministero all'Economia per sé. All'Interno ha scelto Anna Maria Cancellieri. Ministro alla Giustizia sarà Paola Severino. Alla Difesa Giampaolo Di Paola. Allo Sviluppo economico, infrastrutture e trasporti Corrado Passera. All'Ambiente Corrado Clini. Lavoro e welfare a Elsa Fornero, docente all'Università di Torino, tra le massime esperte italiane ed europee di welfare e previdenza. Alla Sanità Renato Balduzzi. Alla guida della Farnesina l’ambasciatore (fino a oggni a Washington) Giulio Terzi di Sant’Agata. All'Istruzione e università il rettore del Politecnico di Torino e presidente del Cnr Francesco Profumo. Ai Beni culturali Ornaghi. Ancora, ministro con portafoglio alle Politiche agricole e Forestali Mario Catania. Cinque i ministeri senza portafoglio: Piero Giarda, delega ai Rapporti con il Parlamento; Andrea Riccardi, delega all'Integrazione e alla cooperazione; Enzo Moavaero Milanesi delega agli Affari Europei; Fabrizio Barca, delega alla Coesione territoriale; Piero Gnudi, delega al Turismo e allo Sport.Sottosegretario alla presidenza del Consiglio
Antonio Catricalà.

Il giuramento del nuovo Governo si terrà oggi pomeriggio alle ore 17. Il premier Monti ha fatto notare la fusione dei ministeri dello Sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, e la presenza di tre ministri donne in ruoli chiave, Interni, Giustizia, Lavoro e Politiche sociali con delega per le Pari opportunità». L'assenza di politici, per Monti «agevolerà anzichè ostacolare, perchè toglierà un motivo di imbarazzo». E ha aggiunto «la blindatura di un governo dipende dalla sua capacità di agire e di spiegare ai cittadini e al Parlamento la portata della sua azione. D'altronde, la stessa nascita di un governo innovativo riflette la grande convinzione delle forze politiche che si tratti di momento straordinario». Infine, «non prenderò in considerazione» eventuali ingressi di esponenti politici nell’esecutivo in un secondo momento. Non ci saranno «passaggi in corsa, perché di corsa si tratterà», ha sottolineato il premier.

Puntualissimo, Monti era giunto al Quirinale alle 11 per sciogliere la riserva nelle mani del Capo dello Stato. Abito grigio scuro, camicia azzurra e cravatta blu con piccoli motivi floreali, è giunto al Colle con Federico Toniato, che lo ha affiancato da quando è a Roma. Nel primo pomeriggio, primo piccolo bagno di folla: il neo premier, lasciando la Camera al termine dell'incontro con Gianfranco Fini, si è infatti avvicinato ad un nutrito gruppo di cittadini che lo attendeva in piazza e che ha salutato con un applauso il suo arrivo. Prima di risalire in macchina, si è avvicinato per stringere le mani ad alcuni di loro. «Presidente, ci pensi lei» gli ha detto una donna. «Certo che devo pensarci, sono qui per questo» è stata la risposta.

L'Assemblea del Senato e' convocata domani alle ore 13, per le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti.

Per esaminare la composizione del nuovo governo alle 19, a palazzo Grazioli, ci sarà oggi la riunione dell’ufficio di presidenza del Pdl. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha convocato per questa sera alle 20 una riunione del coordinamento del partito.

da: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/430140/

Cesare Merlini: La politica estera del governo Monti

 

La politica estera del governo Monti
Cesare Merlini
14/11/2011

 
Mentre il paese è sull’orlo del baratro e si divide socialmente, economicamente e politicamente sulla ripartizione dei sacrifici da affrontare per non cadervi e sulle relative scelte di governo e di legislatura, soffermarsi sulla politica estera può apparire futile. Non lo è. La stessa alternativa fra esecutivo di salvezza nazionale e responsabilità europea, oppure di mera transizione a un confronto elettorale anticipato, che ha catturato l’attenzione interna ed estera negli ultimi giorni, ha risvolti importanti sulla condotta dei nostri rapporti internazionali, da tempo in una sorta di apnea, a rischio di soffocamento.

Collocazione internazionale
Chi ha i capelli grigi ricorderà come negli anni settanta, ai tempi dell’eurocomunismo, la questione si ponesse in termini non tanto di politica estera, quanto di “collocazione internazionale del paese”, secondo una formula diffusa. È lecito chiedersi se essa non si applichi anche al momento attuale. Con la differenza che allora l’alternativa era fra Ovest ed Est, mentre adesso è fra dentro o fuori le principali sedi decisionali – fuori, cioè, come problema o dentro come attore per risolverlo.

Anche negli anni settanta si lamentava il vulnus alla sovranità nazionale, intendendo le pressioni americane per non includere il Pci in una coalizione di governo. Adesso si tratta della sorveglianza speciale di cui siamo oggetto da parte delle istituzioni europee e mondiali. Solo che queste discendono da trattati internazionali a cui l’Italia ha liberamente aderito, anche alla luce di un esplicito dettato della Costituzione che prevede la cessione di sovranità ad enti sopranazionali. Cessione che deve avvenire, sempre secondo la Costituzione, in condizioni di reciprocità, certo; ma la mancanza di simmetria che si registra oggi non deriva da prevaricazione altrui, bensì dallo stato di demandeur in cui il paese si trova: super indebitato e destabilizzante.

Una campagna elettorale avrebbe effetti grandemente negativi anche per la politica estera, per la demagogia delle priorità interne, delle promesse a breve e degli slogan ad effetto, che ha facile corso quando si è a caccia di voti. Sia lo schieramento di centrodestra che quello di centrosinistra hanno problemi di coerenza al loro interno sulla valutazione delle responsabilità e opportunità derivanti da un contesto internazionale in mutamento, ma segnato da un grado di interdipendenza senza precedenti. I sostenitori del bipolarismo, sia detto per inciso, pur nel giusto sotto molti aspetti, difettano di attenzione per questo problema strutturale della politica italiana: la difficoltà di consensobipartisan sui requisiti base del ruolo internazionale del paese.

Tre priorità
L’apnea dell’Italia nei rapporti internazionali è derivata in buona parte dalla presunzione del presidente Berlusconi di poter gestire a tu per tu con i suoi omologhi i rapporti esterni che contavano.

Come sottolineavamo già nel maggio scorso su questa rivista, il problema è che il rapporto personale, nella sua lettura e nella sua prassi, ha teso ad oscurare, quando non a soppiantare, il rapporto istituzionale. Per cui era diventato più importante quel sentire fra due persone, dunque anche fra due leader, che con termine inglese si chiama la chemistry e che rendeva le cose più facili quando è buona o più difficili quando è cattiva.

La chemistry, nei sei mesi intercorsi, è ulteriormente peggiorata: la tendenza dei principali esponenti nostri partner a non incontrare in sedi bilaterali e marginalizzare in quelle multilaterali un politico dalla pessima immagine sulla stampa internazionale, è diventata manifesta. A parte poche eccezioni, come quella del primo ministro russo Vladimir Putin, non esenti da controindicazioni.

Sempre a maggio mettevamo in evidenza i ruoli supplenti, ma anche poco evidenti, svolti dal ministero degli esteri, dal sottosegretario Gianni Letta e dal ministro Franco Frattini, e soprattutto quello determinante del presidente della Repubblica per la tutela dell’immagine del paese ai più alti livelli. Ma dicevamo anche che questo stato di cose non configurava una cabina di regia che fosse valida nella misura necessaria a una fase mondiale e regionale ricca di sfide e di rischi. Donde l’apnea.

È tempo di uscirne. Il governo Monti ha la possibilità, oltre che la necessità, di compiere alcuni passi a tale scopo, anche sotto le etichette di tecnico e temporaneo che gli si attaccano, di rilevanza politica, ma non istituzionale. Tre direzioni di marcia appaiono prioritarie.

Rilancio nell’Ue
La prima è ovviamente quella di ristabilire una presenza confacente al nostro ruolo nell’Unione europea, che non si esaurisca nel restare nell’Euro. Proprio la crisi della moneta comune, esaltata dal, ma non dovuta al, “problema italiano”, ha messo in rilievo la necessità di una riconsiderazione del sistema istituzionale, nelle sue dimensioni concentriche dell’Euro a17 e dell’Ue a 27.

La problematica è complessa e non è questa la sede per entrarvi (peraltro non mancano competenti analisi in proposito, anche pubblicate su questa rivista). Basti menzionare la questione, molto popolare nei media, del cosiddetto asse Berlino-Parigi, di cui alternativamente si lamenta l’assenza o si critica la presenza. La questione è antica, perché risale agli albori dell’integrazione europea, da quando cioè, a partire da Alcide De Gasperi, l’Italia ha saputo inserirsi nella riconciliazione franco-tedesca, ovvia condizione pregiudiziale per ogni progetto europeo, spingendola in senso comunitario, con esiti rivelatisi poi per noi benefici.

Fra le attuali due anime dell’Unione, quella intergovernativa e quella federale, il nuovo governo italiano – tutto, perché la materia europea non è solo degli Esteri – deve ora giocare la sua partita. Circa la concertazione fra governi, non si tratta di gridare alla prepotenza del duo Merkel-Sarkozy un giorno e l’altro cercare uno strapuntino nel direttorio. Quanto, piuttosto,di restare fedeli alla tradizione appena detta e di sapersi raccordare con gli altri stati membri – intermedi, come Spagna e Polonia, o minori – in possibile sintonia con noi.

Occorre definire una linea di condotta per la riforma istituzionale, sia riguardo agli obiettivi più confacenti alla nostra visione e ai nostri interessi, sia ai modi per pervenirvi. È nota la competenza in merito del presidente del Consiglio designato, cui fa da cornice una buona cultura presente nel paese. Per quanto riguarda l’anima federale, cioè la moneta unica da una parte e l’impianto istituzionale (Commissione e Parlamento) dall’altra, è bene aver presente che, lungi da un rifiuto, c’è attesa per una posizione italiana che si esprima e costituisca un contrappeso alle preferenze intergovernative di altre maggiori capitali.

Vicinato e dimensione globale
La seconda direzione prioritaria si situa fra la dimensione europea e quella bilaterale, e riguarda il nostro vicinato critico: il Nord Africa, il Medioriente e i Balcani. Dopo la partecipazione dell’Italia all’operazione Nato in Libia, su mandato Onu, avvenuta tra molte incertezze e remore interne, c’è ancora spazio per una iniziativa italiana a favore di una politica europea in questa vasta area in mutamento. O, in difetto e nelle misura necessaria, per un’azione propria. Qualcosa di analogo vale per le partite in corso con Croazia, Serbia e dintorni.

Due cenni alla terza dimensione, quella globale. Innanzitutto la sicurezza: nella nuova fase in cui gli Stati Uniti riducono o condizionano il loro impegno in materia, compete ai paesi europei, malgrado la limitatezza attuale delle risorse economiche, di supplire nello sforzo di ridurre le minacce e le conflittualità, legittimando internazionalmente l’intervento ovunque possibile. L’Italia, impegnata in aree cruciali, come il Libano, non deve esimersi, anzi trarne i riconoscimenti che le spettano.

Infine la geo-economia: il mutato scacchiere mondiale, con nuovi grandi giocatori come Cina, India e Brasile, richiede attenzione senza sosta, anche perché vi sono in gioco cospicui fondi sovrani, che in aggiunta a quelli del Golfo, sono tanto più rilevanti per chi ha l’acqua del debito alla gola. Appunto.

Cesare Merlini è Presidente del Comitato dei Garanti, Istituto Affari Internazionali.

 

da: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1910

 

GOVERNO: MONTI riceve il MAIE a Palazzo Giusitiniani: Giai (MAIE)sì a fiducia, continueremo a difendere gli italiani all'estero

 

 Comunicato stampa 

GOVERNO: MONTI riceve il MAIE a Palazzo Giusitiniani: Giai (MAIE)sì a fiducia, continueremo a difendere gli italiani all'estero  

Roma, 14 nov. - “Sono speranzosa che lavorerà per il bene del paese”. Con queste parole la senatrice e coordinatrice del Movimento associativo italiani all’estero, Mirella Giai, ha lasciato palazzo Giustiniani, subito dopo l’incontro per le consultazioni con Mario Monti.

“E’ stato un incontro molto cordiale, in cui ho esposto al Sen. Monti il progetto MAIE in alleanza con l’Udc di Pierferdinando Casini, e ho portato al sen. Monti i saluti del nostro Presidente Ricardo Merlo, in missione in Sudamerica per l'UIP. Monti, dal canto suo, mi ha parlato dei contenuti del programma molto precisi ed attenti che ha intenzione di realizzare: credo che Monti abbia la determinazione giusta per  riportare l’Italia sul giusto binario. Inoltre, mi ha raccontato delle sue origini sudamericane - il padre è nato a Buenos Aires - motivo di grande empatia durante la nostra chiacchierata. Posso affermare di avere un incontro positivo e sereno dal punto di vista umano. Dal punto di vista politico, in quanto rappresentante del MAIE, unico partito rappresentante degli italiani all’estero che è stato consultato dal Premier in pectore, sento forte la responsabilità di difendere i nostri elettori. Il MAIE darà la sua fiducia al governo Monti, ma il nostro interesse prioritario è difendere gli italiani residenti fuori dai confini nazionali in tutto il mondo.”

“L’Italia è un paese coraggioso che sono sicura, riuscirà a trovare la forza e la caparbietà per rialzarsi. - ha concluso la sen. Giai - Ringrazio il presidente per l’attenzione che ha dimostrato nei confronti delle problematiche legate agli italiani residenti all’estero, per i quali mi ha garantito che cercherà di dare maggiore sostegno e supporto”.

 

 

VINCENZO CAMPORINI ELETTO VICEPRESIDENTE DELL'ISTITUTO AFFARI INTERNAZIONALI (IAI)


VINCENZO CAMPORINI ELETTO VICEPRESIDENTE
DELL'ISTITUTO AFFARI INTERNAZIONALI (IAI)


L'Istituto Affari Internazionali è lieto di annunciare l’elezione del gen. Vincenzo Camporini a Vicepresidente dell’istituto con delega ai rapporti esterni con istituzioni e imprese.

Il gen. Camporini affiancherà il presidente nella promozione dei rapporti dell’istituto con i patrocinatori, i finanziatori, gli altri centri di ricerca e le istituzioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero. 

Inoltre il gen.Camporini continuerà a contribuire alle attività del programma Sicurezza e difesa. 

Arruolato in Accademia Aeronautica nel 1965 , il generale Vincenzo Camporini ha percorso tutti i gradi della carriera militare fino a ricoprire la massima carica di Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica (2006-08) e di Capo di Stato Maggiore della Difesa (2008-11). 

Laureato in Scienze Aeronautiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II e in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste, Camporini è autore di numerosi articoli e volumi su varie tematiche della politica internazionale (vedi bio), in particolare sulla dimensione politico-militare dell'Unione europea e sullo sviluppo delle sue capacità di utilizzare lo strumento militare nel quadro delle relazioni esterne. Tra l'altro è stato Presidente del Centro Alti Studi della Difesa (2004-06). 

Grazie alla sua vasta esperienza e alle sue competenze tecnico-scientifiche, Vincenzo Camporini darà certamente un valido contributo al consolidamento e allo sviluppo delle attività dello IAI. 

L'Istituto Affari Internazionali (IAI), fondato nel 1965 su iniziativa di Altiero Spinelli, svolge studi nel campo della politica estera, dell'economia e della sicurezza internazionali. Ente senza scopo di lucro, lo IAI mira a promuovere la conoscenza dei problemi attraverso ricerche, conferenze e pubblicazioni. A questo scopo collabora con istituti, università, fondazioni di altri paesi, partecipando a diverse reti internazionali. 

I principali settori di ricerca dello IAI sono le istituzioni e le politiche dell’Unione Europea, la politica estera italiana, le tendenze dell’economia globale e i processi di internazionalizzazione dell’Italia, il Mediterraneo e il Medio Oriente, la politica di sicurezza e difesa, i rapporti transatlantici.

 

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Fabio Porta: LA FINE DEL GOVERNO BERLUSCONI: UNA BUONA NOTIZIA PER GLI ITALIANI NEL MONDO


Roma, 14 Novembre  2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

  

Restituire dignità e rispetto al nostro Paese nel mondo; ricostruire l’Italia con politiche di risanamento e di sviluppo: questo il mandato del Presidente del Consiglio incaricato

 Dopo lunghissimi mesi di agonia, è giunta alla fine la tormentata – e per certi aspetti “folle”(con riferimento ai rischi che il Paese stava correndo)  - corsa del governo di Silvio Berlusconi.

Un’agonia lenta e troppo lunga, che da mesi paralizzava un Parlamento dove non esisteva più una maggioranza in grado di sostenere il governo che aveva conquistato nel 2008 un numero di parlamentari apparentemente in grado di garantire lunga vita al suo governo.

Invece le divisioni interne a quella maggioranza e le promesse non mantenute dal governo, unitamente alla serie infinita di gaffe e scandali che hanno coinvolto il Presidente del Consiglio e alla manifesta incapacità di rispondere in maniera tempestiva e credibile alla grave crisi economica e finanziaria hanno fatto il resto.

Un’opposizione unita e responsabile, infine, ed un Presidente della Repubblica che ha esercitato in maniera impeccabile il suo ruolo di supremo garante delle istituzioni, hanno permesso al Paese di chiudere questa brutta pagina della sua recente storia nel pieno rispetto delle regole democratiche e senza traumi.

Al Professore Mario Monti, da pochi giorni nominato Senatore a vita e quindi incaricato di formare un nuovo governo (che presumibilmente godrà del sostegno di un’ampia maggioranza), il compito difficile ma non impossibile di riportare l’Italia a percorrere un cammino virtuoso, in grado non soltanto di ridurre il debito pubblico e mantenere i conti in ordine ma  - e sono le parole dello stesso Senatore Monti – di riprendere il  “cammino della crescita in un quadro di accresciuta equità sociale”.

Il resto verrà da sé; anche tra gli italiani nel mondo esiste una grande aspettativa rispetto alla costituzione di un nuovo governo. L’elenco delle rivendicazioni sarebbe lungo ma vorrei soffermarmi su un paio di punti, condizioni essenziali per voltare pagina e passare ad affrontare i problemi reali: vogliamo innanzitutto essere considerati una risorsa e non un problema;  noi possiamo essere parte della soluzione della crisi che ha colpito il Paese in maniera tanto violenta. In secondo luogo chiediamo al nuovo governo di restituire orgoglio e dignità all’immagine dell’Italia nel mondo, un’immagine che mai come negli ultimi anni si era appannata e ha subìto una caduta verticale e progressiva.

Per questi motivi abbiamo il dovere non soltanto di guardare con attenzione e speranza, ma anche di sostenere con fiducia e convinzione l’ambiziosa e delicata scommessa del governo che sta per nascere.

  

ITALIA
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L’ON. PORTA INTERVIENE IN AULA: “IL GOVERNO CI DICA COSA INTENDE FARE CON IL VOTO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO”

 

Roma, 4 Novembre  2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta 

 L’ON. PORTA INTERVIENE IN AULA: “IL GOVERNO CI DICA COSA INTENDE FARE CON IL VOTO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO” 

Il Vice Presidente del Comitato degli italiani all’estero della Camera dei Deputati e’ intervenuto nella discussione che ha preceduto il voto sulle mozioni relative al voto all’estero.

  Intervenuto nel dibattito conclusivo sulle mozioni presentate dai principali gruppi parlamentari sulle procedure per il voto degli italiani all’estero, l’On. Porta (PD) ha dichiarato: “Chiedo al governo di essere chiaro, almeno una volta, senza salti mortali o doppiezze (come quelli fatti in alcune ipocrite dichiarazioni di queste ultime settimane), dicendo apertamente se sostiene la proposta di abolizione della Circoscrizione Estero presentata qualche tempo fa da un suo Ministro al Presidente della Repubblica.   In un momento confuso e delicato come l’attuale – ha aggiunto il parlamentare eletto in Sudamerica – ci mancherebbe solo questo: che cittadini di pieno diritto, peraltro formalmente garantiti dalla Costituzione, siano espropriati del diritto di voto.   Ci dica il governo con chiarezza – ha continuato l’On. Porta - se intende confermare la Circoscrizione Estero e il voto per corrispondenza (unica maniera per garantire realmente tale diritto, sia pure con le modifiche per metterlo in sicurezza che il gruppo del PD ha indicato in una specifica proposta di legge) o se intende tornare al regime precedente, in cui il diritto di voto era riconosciuto ma si poteva esercitare solo tornando da varie parti del mondo in Italia.   Se queste mozioni serviranno almeno ad avere questo chiarimento – ha concluso il deputato – credo che avranno raggiunto una parte sostanziale dell’obiettivo che si proponevano”.
 
 
ITALIA
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Pensioni degli italiani all’estero: la Citibank sarà il nuovo gestore

 

Martedì - 18/10/2011

 

Dal mese di febbraio 2012 la Citibank sarà il nuovo gestore del servizio di pagamento delle oltre 411.000 pensioni erogate dall’INPS a nostri connazionali residenti all’estero.

 

 Nel luglio del 2010 Citibank si è aggiudicata la gara, bandita dall’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, per l’affidamento del servizio di pagamento delle oltre 411.000 pensioni a connazionali residenti in 131 Stati. In seguito, a maggio di quest’anno, INPS e Citibank hanno firmato, dopo un lungo negoziato, il disciplinare per l’esecuzione del suddetto servizio per il prossimo triennio. Citibank, che ha al suo attivo una notevole esperienza nei pagamenti pensionistici all’estero, gestendoli per conto di 15 Nazioni, tra cui il Regno Unito
e gli Stati Uniti (circa un milione e mezzo di pensioni), subentrerà così all’Istituto delle Banche Popolari (ICBPI), che dopo tre anni termina il servizio con il pagamento del rateo di gennaio 2012.

  

I metodi di pagamento non cambiano 

 

Non presentano sostanziali novità i metodi di pagamento: accredito su conto corrente bancario; riscossione in contanti allo sportello; spedizione a domicilio di assegno di deposito non incassabile. Gli Istituti di credito corrispondenti in loco, di norma, resteranno quelli attuali. 

 

Il Ministero degli Esteri, tramite la Direzione Generale competente, ha partecipato alla concertazione con l’Istituto e la Banca per impostare le linee di definizione delle modalità di funzionamento del servizio e per assicurare un’adeguata tempistica per la necessaria informazione, attraverso la Rete dei propri Uffici all’estero, e di tutti gli ambienti interessati della nostra collettività.

 

Attivate Ambasciate e Uffici consolari

 

A tal fine il Ministero ha già dato istruzione alle Ambasciate e agli Uffici consolari per un’azione che assicuri la massima sensibilizzazione dell’utenza. Dal canto loro INPS e Citibank il 1° novembre prenderanno diretto contatto con l’utenza interessata con un’operazione di mailing che avrà per destinatari tutti i pensionati residenti all’estero i quali riceveranno un “pacchetto informativo” Per le iscrizioni sul nuovo servizio, che include tra l’altro risposte alle domande più frequenti e  istruzioni per la dimostrazione della propria esistenza in vita prevista con cadenza annuale.

 

I pensionati dovranno restituire alla Banca l’apposito modulo incluso nel “pacchetto informativo”, entro il 2 aprile 2012. Alla fine del mese di gennaio del prossimo anno, INPS e Citibank, con una seconda operazione di mailing, ribadiranno ai pensionati che non avessero ancora provveduto, la necessità di far loro pervenire l’attestazione dell’esistenza in vita, pena la possibile sospensione della pensione a partire dal rateo di maggio 2012.

 

A disposizione dei pensionati, INPS e Citibank hanno predisposto specifiche utenze operative: il sito informatico www.inps.citi.com, l’indirizzo di posta elettronica inps.pensionati@citi.com, nonché venti numeri verdi telefonici in altrettanti Paesi con numerosa presenza di nostri pensionati ai quali, a partire dal 1° novembre prossimo, gli interessati potranno rivolgersi direttamente.

 

 

da: http://www.oriundi.net/site/oriundi.php?menu=noticiasdet&id=18590

 

 

Deputati PD della Circoscrizione Estero. Con i tagli a RAI Internazionale il Governo spegne la voce dell’Italia

 

Roma, 20 ottobre 2011

   Anche per RAI Internazionale è arrivato, dunque, il colpo risolutivo.

 Il Sottosegretario all’Editoria ha dichiarato in Commissione alla Camera che a causa dei tagli imposti dalle ultime manovre finanziarie si propone di dimezzare fondi della convenzione con la RAI per quanto riguarda appunto RAI Internazionale e le trasmissioni per le minoranze etniche.

 Per la verità, i tagli richiesti sarebbero, per ammissione dello stesso Bonaiuti, del 30-40%, ma quando si tratta di italiani all’estero, i ministri chiamati ad eseguire non si negano mai un 10% di mancia.

 Dopo la devastazione nei campi della lingua e della cultura, dell’assistenza, della rete consolare, degli istituti di cultura, della rappresentanza, c’è ancora qualcuno che dubita che siamo di fronte ad una strategia consapevole e organica basata sull’idea che ormai il mondo dell’emigrazione, vecchia e nuova, è un lusso che l’Italietta di oggi non si può più permettere.

E così, dopo la progressiva eliminazione del pensiero e della parola, ora il Governo, agli italiani all’estero, toglie anche la voce.

Quello che più spaventa non è tanto la gravità della crisi, che pure esiste, quanto la pervicacia nel non comprendere che i colpi assestati agli italiani all’estero sono colpi assestati all’Italia e al suo disperato bisogno di non recidere i suoi legami con il mondo in un momento di difficoltà così serie e diffuse.

Anche per RAI Internazionale, dunque, si pone la stessa esigenza che si manifesta per gli altri campi: non rassegnarsi a queste scelte come se fossero ineluttabili, ma organizzare in Italia e soprattutto nelle comunità la resistenza e il rilancio di chi non si rassegna a vedere spegnere il futuro del nostro paese.

 Bucchino, Farina, Fedi, Garavini, Narducci, Porta

Deputatipdestero@camera.it

 

 

MAIE - MOVIMENTO ASSOCIATIVO ITALIANI ALL'ESTERO: Italiani all'estero, Amoretti (Maie) a ItaliaChiamaItalia: Noi diversi da ogni altro partito politico

18/10/2010   


 Italiani all'estero, Amoretti (Maie) a ItaliaChiamaItalia: Noi diversi da ogni altro partito politico - di Ricky Filosa

 (17-10-2011 su italiachiamaitalia.it)


L'INTERVISTA

Gino Amoretti è un giovane giornalista italo-peruviano, che ormai da tempo rappresenta in Perù il Maie, il Movimento Associativo fondato e presieduto dall'On. Ricardo Merlo.

ItaliaChiamaItalia l'ha voluto intervistare per sapere da lui com'è la situazione del Movimento in Perù e quali saranno le prossime iniziative che il Maie metterà in campo nel paese sudamericano.

FILOSA: Gino Amoretti, Coordinatore Maie Perù. Come procede il lavoro del Maie nel tuo Paese di residenza?

AMORETTI: "Dopo la costituzione del Maie Perù, il 18 giugno nel Circolo Sportivo Italiano di Lima alla presenza del Presidente Merlo, ci siamo concentrati a fare un lavoro di comunicazione per avvicinare il Movimento agli italiani residenti in Perù. Crediamo che questo passo sia essenziale per far conoscere il movimento ma non solo, anche per far conoscere il prezioso lavoro di Ricardo e Mirella (la Sen. Mirella Giai, ndr) in favore degli italiani all’estero. Questo, secondo me, è un punto importantissimo, perchè molti credevano che gli eletti nella ripartizione America Meridionale, dopo aver preso i voti dagli italo-peruviani, se ne erano andati via. La presenza del Maie, invece, sia su internet che sulla stampa (e molto presto anche alla TV), ha fatto vedere a molte persone che la squadra di Merlo non si è dimenticata di loro e che sta mettendo sempre più in primo piano i diversi problemi che affliggono gli italiani nel mondo".

FILOSA: Com’è nata la tua collaborazione con il partito fondato e presieduto dall’On. Ricardo Merlo?

AMORETTI: "Da quando sono entrato a partecipare attivamente nella comunità italiana in Perù (nell’anno 2004) avevo già sentito parlare di Ricardo e del suo lavoro in favore degli italiani del Sudamerica. Poi - spiega Amoretti a Italiachiamaitalia.it - quando è diventato onorevole ho seguito il suo lavoro con molta attenzione e interesse. Durante la Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo del 2008 ho conosciuto di persona Ricardo e da allora mi sono reso conto che è un uomo del fare, come me. Quel momento è stato il punto di partenza della mia simpatia verso il Maie, perchè ho visto che lui come capo di un movimento politico si era interessato ad ascoltare il parere dei giovani. Ti posso dire che a quella manifestazione storica i massimi esponenti dei partiti italiani non erano presenti, quindi già da quel gesto si poteva capire chi voleva sentire gli italiani all’estero e chi no".

FILOSA: Perchè hai scelto il Maie e non un altro partito, per partecipare attivamente alla politica?

AMORETTI: "Per una ragione molto semplice: il Maie si preoccupa dei problemi degli italiani all’estero e noi siamo italiani all’estero. I partiti politici si preoccupano di loro stessi e una cosa che hanno dimostrato di fare molto bene è quella di dividere gli italiani e di dividersi tra loro stessi. Noi all’estero non dobbiamo essere divisi, perchè condividiamo gli stessi problemi in maggiore o minore dimensione, ma sono sempre gli stessi problemi e questi non hanno colore politico". 

FILOSA: Pensi che ci possa essere davvero un futuro per gli italiani nel mondo, visto che in Italia di tutto sembrano occuparsi, tranne che di italiani all’estero?

AMORETTI: "È una situazione difficile quella che ci tocca vivere. Purtroppo la classe politica italiana ha dimenticato gli italiani nel mondo. In quell’ambito i nostri eletti all’estero devono giocare una partita molto dura e quindi essendo un gruppo piccolo i risultati sono quelli che abbiamo. Addirittura le elezioni di Comites e Cgie non hanno una data di realizzazione e c’è un ddl per ridurre gli eletti all’estero, quindi ci stiamo muovendo in uno scenario complicato e con condizioni sfavorevoli. Anche se la situazione è questa, penso che ci possa essere un futuro positivo per gli italiani all’estero, che può avere inizio nell’ambito economico. Noi italiani all’estero siamo una risorsa che l’Italia per forza dovrà guardare con interesse nel 2012. È vero che la crisi internazionale colpirà in modo generalizzato, però ci sono dei paesi come il Perù che ha dimostrato che durante le crisi è in grado di continuare con la sua crescita economica. L’Italia, quindi, deve guardare a questi paesi e anche agli italiani che fuori dall’Italia promuovono il Made in Italy, sia con una piccola impresa o come liberi professionisti. È questa la risorsa che l’Italia oggi non vuol vedere, ma che è sempre lì pronta per essere chiamata all’azione".

FILOSA: Raccontaci un po' quali sono le reazioni degli italiani residenti in Perù di fronte alla crisi politica che si vive oggi in Italia....

AMORETTI: "Gli italiani in Perù vedono questa crisi con molta tristezza, pensano ai genitori, fratelli, sorelle e amici che hanno in Italia e la preoccupazione è evidente. Una crisi politica nel 90% dei casi colpisce anche l’economia del paese. Sono le due facce della stessa moneta, io la penso così, politica ed economia devono andare insieme. Oggi in Perù la crescita economica del paese apre opportunità di lavoro a tanti professionisti non è strano per chi sta nella comunità italiana ricevere una mail di qualcuno con il suo CV per cercare lavoro in Perù. Durante gli anni 90 erano i peruviani che cercavano lavoro in Italia, oggi la situazione è cambiata: sono le imprese peruviane che vanno alla ricerca di personale qualificato e molti ragazzi italiani oggi, appunto, hanno una possibilità d’oro per trovare un bel lavoro nella terra degli Inca. Ovviamente la situazione ideale per i ragazzi sarebbe quella di trovare lavoro in Italia, però se i nostri genitori, nonni e bisnonni nel passato emigrarono alla ricerca di nuove opportunità non è detto che oggi non si possa fare lo stesso e appoggiare chi ha preso quella decisione. L’associazionismo nel mondo ha il compito di far ricordare a questi ragazzi le loro radici, le loro identità e di far ricordare che prima o poi loro, oppure i loro figli, devono ritornare in Italia perchè sono italiani".

FILOSA: Secondo te sarebbe il caso di cambiare legge elettorale? E del meccanismo con cui votano gli italiani all'estero cosa pensi?

AMORETTI: "La legge va rivista nella procedura di voto. Infatti sono d’accordo di cambiare il meccanismo con cui si vota all’estero. Per esempio, si potrebbero allestire dei seggi elettorali presso i consolati in modo che i cittadini possano recarsi lì per esprimere il loro voto. E in questi seggi si potrebbe anche utilizzare il voto elettronico. Penso che queste cose sono fattibili e potrebbero aiutare a risparmiare risorse economiche e umane. Ma soprattutto si eviterebbe il passaggio da una persona all'altra della busta con il plico elettorale e si eviterebbero tutti i problemi che si sono presentati in alcuni paesi durante le ultimi elezioni politiche. Allo stesso tempo si potrebbe utilizzare la votazione per posta nei paesi dove le distanze tra la residenza del cittadino e il locale del consolato italiano sono molto lunghe. Credo che qualsiasi sia il sistema di votazione ci sarà sempre un rischio, ma dobbiamo scegliere soluzioni che implichino il minore rischio possibile".

FILOSA: Cosa chiedono, in sintesi, i connazionali residenti in Perù all'Italia? Quali i loro problemi più urgenti?

AMORETTI: "Il problema più urgente è sempre quello della mancanza di personale all’Ambasciata. I funzionari sono sempre pochi e quelli che ci sono fanno molto con poco. Ma se questo è già uno scenario complicato, immaginatevi come sarà in futuro se continuano i tagli alle missioni all’estero. Abbiamo già capito che il governo non è in grado di rispondere ai problemi riguardanti la salute, l’educazione e tanti altri problemi che affligono gli italiani all’estero, ma aiuterebbe e molto se il governo appunto lasciasse all’angolo la politica dei tagli".

FILOSA: Hai trovato difficoltà a fare avvicinare gli italiani residenti in Perù al movimento di Merlo?

AMORETTI: "Ci sono sempre delle difficoltà quando si comincia con qualcosa di nuovo. Diciamo che gli italo-peruviani sono stanchi di sentire parlare di politica e di partiti politici. Essendo il Maie un movimento è già un motivo di interesse per loro. È quella la particolarità del Maie che lo rende unico nello spettro politico: che noi non discutiamo di politica ma dei problemi degli italiani all’estero".

FILOSA:Come hai ricordato, sei stato uno dei giovani che ha partecipato alla prima Conferenza Internazionale dei Giovani Italiani nel mondo. Secondo te è servito quell'appuntamento?

AMORETTI: "È servito e molto. Vedo con molto piacere che la maggior parte dei ragazzi che sono stati presenti alla conferenza oggi sono protagonisti delle attività delle loro comunità. Ma secondo me la cosa più importante è che tutti noi restiamo ancora in contatto e la possibilità di svolgere progetti insieme è sempre aperta".

FILOSA: Sei d'accordo con chi dice che bisognerebbe trovare un'uscita dalla crisi italiana anche con un governo istituzionale, o secondo te sarebbe meglio andare subito al voto?

AMORETTI: "Il problema è che questa situazione è insostenibile. Il Presidente del Consiglio ha avuto la fiducia della Camera con una differenza di pochi voti. Sarà difficile governare così. Evidentemente un cambio ci deve essere. Secondo me un governo istituzionale sarebbe la soluzione “indolore” alla crisi politica. Andare subito al voto con tanti temi non risolti ancora in agenda, con tante riforme da fare, non mi sembra una via di uscita giusta, anzi tramandare questi temi a un eventuale nuovo governo sarebbe come guardare ancora una volta lo stesso film. Mettiamo a posto le regole e poi ci mettiamo a giocare".

FILOSA:Tu sei molto giovane, rispetto a tanti altri esponenti politici. E' mai stata questa una difficoltà per te?

AMORETTI: "No, perchè mi conoscevano già per il mio lavoro come direttore del Messaggero Italo-Peruviano. Tornando alla Conferenza dei Giovani ricordo che durante quell’appuntamento ho conosciuto la maggioranza degli esponenti politici che oggi si preoccupano per i fatti degli italiani all’estero. Tanto in Perù come all’estero mi hanno guardato non come un ragazzino, ma come un esponente della comunità italo-peruviana".

FILOSA: Lancia un messaggio attraverso ItaliaChiamaItalia a chi leggerà questa intervista: perchè gli italiani del mondo dovrebbero votare per il Maie e non per un altro partito?

AMORETTI: "Cari italiani all’estero, il Movimento Associativo Italiani all’Estero è un movimento politico autonomo, indipendente dai partiti politici il cui presidente, l’On. Ricardo Merlo, è stato sempre molto vicino ai problemi degli italiani nel mondo. I partiti politici tradizionali di questo governo e quelli precedenti si sono concentrati a distruggere qualsiasi struttura di rappresentanza degli italiani all’estero. Noi invece vogliamo ricostruire e poi costruire, quindi vogliamo contare su di te, perchè sappiamo che la pensi come noi".

 

 

 

MOVIMENTO ASSOCIATIVO ITALIANI ALL'ESTERO: Il MAIE presente nella Repubblica del Paraguay

 

MOVIMENTO ASSOCIATIVO ITALIANI ALL'ESTERO

Il  MAIE presente nella Repubblica del  Paraguay

Roma, 17 ottobre 2011

La settimana scorsa, Juan E. Balestretti (Vicecoordinatore MAIE Buenos Aires), si è recato in missione in Paraguay. Scopo della visita era quello di incontrare i rappresentanti delle istituzioni italiane e delle associazioni, portare il saluto del presidente Ricardo Merlo e della senatrice Mirella Giai e per offrire loro l'assistenza e la collaborazione del Movimento Associativo in diversi ambiti anche in vista  delle prossime elezioni del COMITES, le prime di questo Paese. In questa prima missione Balestretti ha incontrato diversi esponenti della collettività locale tra i quali  la sig.ra Elizabetta Deavi, Presidente dell’ Associazione Trentina e il Presidente del Circolo italiano Dr. Jose A Zanotti Cavazzoni.


Balestretti, che è anche membro COMITES Bs As, ha così commentato questa visita alla comunità italiana del Paraguay:”L’elezione del COMITES del Paraguay permetterà di  formalizzare le relazioni tra  le Associazioni italiane qui presenti e  il Governo italiano; inoltre, permetterà un rafforzamento dei legami istituzionali tra le comunità italiane del Paraguay e quelle dell’Argentina.”
Il Presidente del Circolo Italiano Dr. Jose A Zanotti Cavazzoni, che ospita nella sua sede le attività di tutto l’associazionismo regionale italiano presente in Paraguay, ha concordato sul fatto che “ Le associazioni garantiscono il mantenimento della cultura, della lingua  e rappresentano i luoghi dove i nostri figli possono incontrare e vivere la loro italianità .”


Il presidente del MAIE, Ricardo Merlo, ha inviato un saluto personale ai due presidenti e ha auspicato che al Paraguay sia riconosciuto un ruolo particolare nella realtà sudamericana degli  italiani all’estero.

 

 

 

Casini (UDC), Merlo e Giai (MAIE) ricevono a Montecitorio il Comitato di presidenza del CGIEMerlo (MAIE):“Un incontro per parlare di presente e futuro degli italiani all’estero”

 MOVIMENTO ASSOCIATIVO ITALIANI ALL'ESTERO

Casini (UDC), Merlo e Giai (MAIE) ricevono a Montecitorio il Comitato di presidenza del CGIEMerlo (MAIE):“Un incontro per parlare di presente e futuro degli italiani all’estero” 

Roma, 14 ottobre 2011:- Si è tenuto oggi a Montecitorio un incontro tra il leader UDC on. Pier Ferdinando Casini e il Comitato di presidenza del CGIE - Consiglio Generale Italiani all’Estero, a Roma in questi giorni per la consueta Assemblea Plenaria.Fortemente voluto dall’On. Ricardo Merlo e dalla Sen. Mirella Giai, parlamentari del MAIE-Movimento Associativo Italiani all’Estero, l’incontro si è svolto in un clima di collaborazione, come ha dichiarato lo stesso leader UDC al termine dello stesso.
Il segretario generale del CGIE Elio Carozza  ha spiegato al presidente Casini le difficoltà che gli italiani all’estero stanno affrontando, soprattutto negli ultimi tempi, lamentando un forte disinteresse del Governo.
“Ci sentiamo dimenticati da un governo - ha detto Carozza- che non capisce quello che gli italiani all’estero possono rappresentare per il Paese. Oggi molti italiani, di seconda e terza generazione, occupano nel mondo posti di grandi responsabilità nei settori più diversi. E la nuova emigrazione, quella dei nostri giovani laureati, i cosiddetti cervelli in fuga,  arricchirà ulteriormente di questo patrimonio di professionalità, cultura e capacità italiana altri Paesi. Tutta questa ricchezza non può essere trascurata. La nostra collettività all’estero merita che l’Italia si impegni un po’ di più di quello che finora è stato fatto.”
Tra gli argomenti trattati si è parlato dei tagli ai fondi degli italiani all estero,  della riforma del Comites e del CGIE e della riforma elettorale.Casini ha manifestato la sua piena disponibilità, affermando che: “ Sono convinto che sia  più l’Italia che ha bisogno degli italiani all’estero di quanto gli italiani all’estero abbiano bisogno dell’Italia". E ribadendo il solido rapporto di collaborazione che lega il MAIE all’UDC, ha aggiunto:” L’UDC si sente più che rappresentata dal MAIE di Ricardo Merlo per ciò che riguarda gli italiani all’estero e la nostra alleanza continua  solida .

”Al termine dell’incontro Ricardo Merlo ha dichiarato:” E’ stato un incontro fondamentale con uno dei leader che sicuramente governerà l’Italia nei prossimi anni. Casini per quasi un’ora ha ascoltato con grande attenzione le richieste di questa importante rappresentanza degli italiani all’estero  e si è mostrato totalmente disponibile per cercare le soluzioni."

Erano presenti all’ incontro, oltre al segretario generale del CGIE Elio Carrozza e al segretario amministrativo Stefano Verrecchia, i consiglieri CGIE: Gianluigi Ferretti, Francesco Pascalis, Riccardo Pinna, Francisco Nardelli, Dino Nardi, Ugo Di Martino, Michele Schiavone.

 

 

A SEGUITO DELL’INTERROGAZIONE DELL’ON. PORTA SI AVVIA A SOLUZIONE IL PROBLEMA DEI VISTI TURISTICI ITALIANI IN BRASILE.

 Roma, 13 ottobre 2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

Il governo risponde al deputato del Partito Democratico; richiesto al Brasile il ripristino dell’estensione a 180 giorni di permanenza.   Presto una soluzione definitiva in tal senso.

 

 A poche settimane dall’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Fabio Porta, deputato del Partito Democratico eletto in America Meridionale, il governo risponde che “la differenza di trattamento nei confronti dei nostri connazionali dovrebbe venir meno con l’entrata in vigore dell’Accordo di esenzione sui visti di breve durata per i titolari di passaporto  ordinario firmato lo scorso anno dall’Unione Europea e dal Brasile. Attualmente in corso di ratifica presso il Congresso Nazionale brasiliano, che prevede per i cittadini europei un limite di permanenza in Brasile di 90 giorni ogni sei mesi”.

In attesa di tale ratifica l’Ambasciata italiana ha chiesto al governo brasiliano “il ripristino per i nostri connazionali della possibilità di estendere fino a 180 giorni l’anno il soggiorno in territorio brasiliano in esenzione del visto”.

Sulla reciprocità di trattamento, infine, il governo ha ribadito che “l’entrata di cittadini brasiliani per motivi turistici e la loro permanenza in territorio nazionale sono di fatto disciplinate anche dal regolamento UE 539/2001, che ha portato il termine complessivo di permanenza a 180 giorni”.

L’On. Porta ha preso atto con soddisfazione dell’immediata risposta e soprattutto della tempestiva azione della nostra Ambasciata, “che viene incontro – ha detto – alla mia sollecitazione ed alla preoccupazione di migliaia di cittadini italiani in Brasile e di altrettanti brasiliani in Italia”.

“Di tutto le relazioni bilaterali tra i nostri due grandi Paesi hanno bisogno – ha aggiunto il deputato – fuorché di problemi burocratici che complichino i reciproci flussi di persone tra Paesi che sono accomunati, tra l’altro, dalla presenza in territorio brasiliano di oltre trenta milioni di italo-discendenti”. 

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Una suora veneta divenuta star in Canada

11/10/2011

Una suora veneta divenuta star in Canada

 

di  CdI

Presentazione del libro dedicato al "fenomeno" Suor Angele

 

È probabilmente una delle figure meno conosciute ma più significative dell’epopea dell’emigrazione veneta: Suor Angèle, al secolo Angiola Rizzardo, nata nel 1938 agli albori della seconda guerra mondiale a Cavaso del Tomba (Treviso), ed emigrata giovanissima in Canada, oggi è una vera e propria star nel suo Paese adottivo dove, lavorando come cuoca nel convento di Nostra Signora del Buon Consiglio a Montreal, si è occupata con fede ed amore della sua vocazione, ma ha anche sviluppato grande sapienza nell’arte culinaria.

Il suo volto simpatico e la sua grande e schietta comunicatività non è sfuggita ai media canadesi, dei quali è oramai ospite fissa e tramite i quali, con successo via via crescente sino ad essere avvicinata da personaggi famosi come Celine Dion che la sostiene nella sue opere di carità, ha diffuso e fatto apprezzare ai canadesi le migliori peculiarità della cucina tipica veneta.

La sua straordinaria esperienza di vita è ora raccontata in un libro-biografia della scrittrice veneziana Concetta Voltolina Kosseim, dal titolo “Sapori e Profumi di Paradiso, il Sorriso di Suor Angèle”, edito dalle edizioni Del Noce di Camposampiero.

Il libro, 400 pagine con la prefazione dell’Arcivescovo di Montreal Jean Claude Turcotte e del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, ha vinto il premio Globo Tricolore 2011 per la letteratura italiana nel mondo e è stato presentato nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta lo scorso 7 ottobre a palazzo Balbi, sede della Giunta regionale a Venezia, alla presenza della stessa Suor Angèle, dell’assessore regionale ai flussi migratori Daniele Stival, dell’autrice Concetta Voltolina Kosseim, dell’editore Armando Fiscon e del presidente dell’associazione veneziani nel mondo Bruno Moretto.

“Per noi – sottolinea Stival – questa presentazione sarà un momento di grande significato: suor Angèle è una di noi, è una dei tanti veneti che si sono fatti amare ed apprezzare nel mondo ed è portatrice di una storia emblematica, ricchissima di spunti umani ed aneddoti, capace di appassionare un lettore come si trattasse di un romanzo. Solo che in questo caso è storia vera, vita vera, una donna ed una suora vera, alla quale siamo grati come veneti e per la quale desideriamo il più grande successo”.

da: http://www.corritalia.de/Dettaglio.26+M5e344ab1e92.0.html

 

 

 

La fabbrica della plastica che si scioglie nell'acqua

09/10/2011
 Nell’impianto di Minerbio dove i batteri digeriscono melassa

A Bologna via alla produzione bio grazie ai batteri ghiotti di zucchero

RAPHAËL ZANOTTI

BOLOGNA
Immaginate un mondo senza plastica. O meglio, dove la plastica esiste ma solo il tempo necessario. Dopo di che la si butta, lei si scioglie e scompare. Senza rilasciare sostanze nocive. Immaginate che questa plastica costi poco, sia naturale e che per produrla non si debbano utilizzare tonnellate di cibo. Ora smettete di immaginare perché questa plastica esiste già. Si chiama Minerv-Pha ed è prodotta da una piccola azienda italiana, la Bio-On.

Bisogna approdare sui dolci colli bolognesi, dove regnano mortadella e sangiovese, per raggiungere l’impianto di Minerbio della Bio-On e incontrare Marco Astorri e Guy Cicognani, i due «papà» di Minerv. La loro sembra proprio una di quelle storie per cui il mondo invidia l’Italia. Un Paese folkloristico, eccessivo, ma dove ogni tanto spunta qualcuno che da quel caos tira fuori un’invenzione capace di rivoluzionare il mondo. Come fece Giulio Natta nel 1953, curiosamente a Ferrara - a un tiro di schioppo da Minerbio - quando inventò la plastica.

Astorri e Cicognani non sono nemmeno biochimici. Uno ha studiato grafica, l’altro marketing. Insieme avevano un’azienda di microchip. Andava bene. Poi, nel 2007, hanno venduto tutto e si sono buttati sui biomateriali. Il perché lo racconta lo stesso Astorri: «È successo per caso. Eravamo in montagna e parlavamo dei chip degli skipass. Qualcuno ci ha fatto notare che quei pezzi di plastica, finita la giornata, venivano buttati nella neve. Poi, d’estate, se ne trovavano a centinaia nei prati». Astorri e Cicognani prendono sul serio il problema. S’interessano, studiano, si mettono a girare il mondo contattando ricercatori, laboratori e acquistando brevetti.

«Siamo partiti dalla fine: che materiale vogliamo? continua Astorri - Siamo giunti alla conclusione che doveva avere alcune caratteristiche: doveva essere completamente biodegradabile, doveva costare poco, doveva essere biocompatibile e soprattutto doveva essere prodotto dagli scarti, non come le altre bioplastiche dove servono 4 tonnellate di cereali buoni da mangiare per ottenerne una di plastica». L’uovo di colombo, la BioOn, l’ha trovato in un polimero che viene naturalmente prodotto da diversi tipi di batteri. Questi batteri si nutrono degli scarti della lavorazione della barbabietola da zucchero e producono al loro interno una sostanza plastica che a loro serve come riserva di energia. Come il grasso per gli uomini.

La Bio-On rompe la membrana cellulare del batterio (che viene ridata da mangiare agli altri batteri), estrae la sostanza, la essicca, la lava e la riduce in polvere pronta a essere usata per costruire qualunque oggetto: bottiglie, sacchetti, fibre, dispositivi medicali, componenti elettroniche. Questa sostanza è naturale e viene digerita tranquillamente dai batteri presenti nell’acqua. Basta che l’oggetto rimanga per 40 giorni in un fiume o nel mare per scomparire completamente. Bio-On ha appena ottenuto il certificato di biodegradabilità al 100% in acqua dalla belga Vincotte. Solo altre due aziende ce l’hanno ma producono plastica di qualità più bassa non riuscendo a coprire l’intero mondo delle plastiche che va dalle pellicole al Pvc.

È il sogno della moderna industria petrolchimica. «Abbiamo ricevuto molte richieste da parte di grandi gruppi industriali e fondi di investimento che volevano acquistarci - ammette Astorri - ma noi abbiamo sempre rifiutato. Per noi il mondo della finanza è marcio. Abbiamo deciso di lavorare in questo settore per diffondere il più possibile questa plastica, non perché pochi gruppi possano sfruttarla». Per questo Bio-On venderà licenze e impianti chiavi in mano. Un primo accordo è stato raggiuntocon la Coprob, grande produttore di zucchero italiano, che sta costruendo il primo impianto perla produzione di 10.000 tonnellate di Minerv nel Bolognese.

L’impianto è stato disegnato da un architetto, Enrico Iascone, con la forma che ricorda un batterio. Si comincerà a produrre nel 2013. «Ma ci sono altre partnership in vista - annuncia Astorri - Siamo stati contattati da 400 aziende. A fine mese ufficializzeremo l’accordo stipulato con un grandissimo gruppo industriale». L’idea è quella di costruire entro il 2017 altri sette impianti in Europa. Fin’ora i due imprenditori hanno investito 450.000 euro di tasca propria, ma intendono arrivare a 2,3 milioni acquistando nuove licenze valide per Europa, Sudamerica, Usa e Medioriente.

«Le potenzialità sono enormi - dice Astorri - Forse stiamo trattando qualcosa che è più grande di noi, ma è emozionante e ci crediamo». Oggi un sacchetto di plastica si biodegrata in 500 anni e più, così come le fibre sintetiche, una bottiglia di plastica ci mette quasi un secolo, un pannolino 200, le carte telefoniche addirittura 1000 anni. L’era del rifiuto perenne, forse, è finalmente al tramonto. O almeno la Bio-On ci spera.

 

da: http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/423931/

 

 

LAVORI IN CORSO TRA ITALIA E BRASILE SUL RICONOSCIMENTO DELLE PATENTI

 

Roma, 10 ottobre 2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

L’On. Porta chiede di arrivare al più presto ad una stretta finale sull’auspicata conversione delle patenti di guida a livello internazionale.

 “La conversione delle patenti di guida a livello internazionale è una di quelle piccole-grandi cose che ha assunto un’importanza crescente con il vertiginoso aumento della mobilità in ambito globale.

Ciò è valido sia per gli italiani che vanno all’estero, che per gli stranieri che risiedono più o meno a lungo in Italia”. E’ quanto ha dichiarato l’on. Fabio Porta affermando che “lo strumento per arrivare ad una soluzione positiva è quello dei rapporti bilaterali tra i paesi interessati.

E’ stato stipulato di recente un accordo di questo tipo tra Italia ed Ecuador e sarebbe altrettanto necessario ed urgente farlo con il Brasile. Per questo - ha aggiunto l’On. Porta - ho presentato una interrogazione al Ministro degli Affari Esteri perché, sulla base del documento di partenariato strategico, sottoscritto con il Brasile, si definiscano al più presto le procedure amministrative per il reciproco riconoscimento delle patenti.

Il Governo, tramite il Sottosegretario Vincenzo Scotti, ha confermato lo scambio dei contatti con il Governo brasiliano fino al 2009, in particolare l’esistenza di una proposta di accordo con alcune osservazioni mosse dai brasiliani al testo avanzato dall’Italia.

Purtroppo l’incontro tra le parti, previsto sulla materia nell’ottobre dello scorso anno, ha subito un rinvio su richiesta brasiliana volto all’approfondimento di alcuni aspetti.

Questo approfondimento ha prodotto ulteriori osservazioni da parte delle autorità brasiliane che, tuttavia, sono state sotto alcuni profili eccepite dalla direzione generale della nostra Motorizzazione civile.

Allo stato attuale – ha concluso l’On. Porta – si è ancora in attesa delle informazioni richieste dalle autorità italiane agli interlocutori brasiliani.Nel prendere atto di questi elementi informativi forniti dal Governo, mi auguro che, una volta tanto, i tempi della burocrazia si avvicinino a quelli delle esigenze delle persone reali e che quindi, nei modi dovuti, i nostri rappresentanti sollecitino le Autorità brasiliane per acquisire gli elementi indispensabili a risolvere questa situazione”.

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L'ON. PORTA PARTECIPA ALLA SESSIONE INAUGURALE DELLA V CONFERENZA ITALIA-AMERICA LATINA

 

Roma, 6 ottobre 2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta 


 
I lavori si sono aperti con l'intervento del Ministro degli Esteri Frattini; presente anche il Segretario del Partito Democratico Bersani
 
Si sono aperti a Roma i lavori della V Conferenza Italia-America Latina e Caraibi.
Alla sessione di apertura ha partecipato l'On. Fabio Porta, deputato eletto nella ripartizione America Meridionale e Vice Presidente del Comitato permanente della Camera sugli italiani all'estero."La V Conferenza - ha dichiarato il parlamentare del PD - è stata realizzata in continuità con le precedenti, e questo grazie al sapiente coordinamento dell'Ex Sottosegretario agli Affari Esteri Donato Di Santo che, in coordinamento con l'attuale Sottosegretario Vincenzo Scotti, è riuscito nell'intento di rendere ormai stabile e permanente un appuntamento strategico e centrale per lo sviluppo della politica estera italiana in un'area tanto importante".
"Solo in America Latina, infatti - continua l'On. Porta - si incontrano le condizioni ideali per un rafforzamento della presenza italiana a tutti i livelli; e ciò grazie alla stabilità politica della regione, agli alti indici di sviluppo e (last but not least !) alla straordinaria presenza della più numerosa comunità di italo-discendenti al mondo, oltre cinquanta milioni di cittadini italo-latinoamericani"."La presenza alla sessione di apertura del Segretario del PD Pierluigi Bersani, del Responsabile Esteri del partito Lapo Pistelli e del capo-gruppo in Commissione Esteri Tempestini - secondo il deputato democratico - costituiscono un segnale chiaro della priorità che il nostro partito vuole dare al consolidamento ed al rilancio della presenza italiana nel continente".

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Natalino Ronzitti: Il falso mito dell'autodeterminazione della Padania

 

Diritto internazionale
Il falso mito dell'autodeterminazione della Padania
Natalino Ronzitti
04/10/2011

Di tanto in tanto riaffiora la questione della ‘indipendenza’ della Padania. Essa è ritornata in questi giorni e il presidente della Repubblica è stato fermo nel ribadire che la nostra Costituzione non consente alcuna secessione. L’art. 5 afferma a chiare lettere che la Repubblica è ‘una e indivisibile’. Atti preparatori alla secessione sono condannati dal nostro codice penale che, anche dopo l’adozione della L. 85/2006 e le modifiche in materia di reati di opinione, sanziona azioni violente preordinate alla dissoluzione dell’unità nazionale.

La via della secessione è dunque inibita dal nostro ordinamento, che non lascia nessun spazio all’aspirazione della indipendenza della Padania e al suo ‘riconoscimento internazionale quale Repubblica federale indipendente e sovrana’ (art. 1 dello Statuto della Lega Nord, 2002).

Ma come si pone la questione sotto il profilo del diritto internazionale e, in particolare, del diritto all’autodeterminazione, che è stato evocato (a sproposito) da alcuni esponenti della Lega Nord?

Secessione e diritto internazionale
Di per sé la secessione è indifferente per il diritto internazionale, tranne che l’attività violenta preordinata a tale scopo, la repressione del governo legittimo e l’eventuale ingerenza di stati terzi mettano in pericolo la pace e la sicurezza internazionale e costringano il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad intervenire. In linea di principio, il governo legittimo è libero di reprimere l’insurrezione, sempre che la sua azione avvenga nel rispetto dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale umanitario, qualora il tentativo di secessione inneschi un conflitto armato.

I ribelli non sono considerati legittimi combattenti e il governo al potere può sottoporli alla sua potestà punitiva. Ovviamente la secessione potrebbe essere consensuale (e pacifica) e scaturire da un patto tra secessionisti e governo legittimo. La pratica internazionale offre qualche esempio (Repubblica Ceca-Slovacchia), ma una separazione consensuale è inibita dalla nostra Costituzione e trova un baluardo nel citato art. 5.

Diritto all’autodeterminazione
Talvolta la secessione è assistita dal diritto all’autodeterminazione. Allora la prospettiva giuridica cambia. In tal caso il diritto internazionale non favorisce più il governo legittimo, ma il popolo che ha diritto all’autodeterminazione, che vuole costituirsi in stato indipendente (uno dei modi, ma non il solo, di attuazione del diritto all’autodeterminazione). Anzi lo stato che reprime il diritto all’autodeterminazione commette un illecito internazionale e dovrebbe considerare i ribelli che combattono per l’indipendenza come legittimi combattenti, qualora abbia ratificato, come ha fatto l’Italia, il protocollo relativo ai conflitti internazionali aggiuntivo alle quattro convenzioni di Ginevra.

Sennonché il diritto all’autodeterminazione, che attribuisce al popolo di costituirsi in stato indipendente, è stato riconosciuto in primo luogo ai popoli sotto dominazione coloniale, occupazione straniera o un regime razzista (termini che hanno una chiara connotazione giuridica). Il che non è palesemente il caso della Padania. Con il progredire del diritto internazionale, il diritto all’autodeterminazione ha travalicato l’ambito della decolonizzazione, con la conseguenza che attualmente ogni popolo ha diritto all’autodeterminazione, un diritto che non si consuma con l’acquisto dell’indipendenza, e questo vale in particolare quando più popoli coesistano in uno stato indipendente.

Sennonché esistono due condizioni fondamentali: (a) il soggetto che aspira all’autodeterminazione deve essere effettivamente un popolo; (b) il governo al potere deve essere un governo non rappresentativo e che discrimina il popolo che aspira all’autodeterminazione quanto a razza, credo o colore. Altrimenti le risoluzioni delle Nazioni Unite, che consacrano il diritto all’autodeterminazione, proteggono l’integrità territoriale degli stati.

Popolo padano?
Le due condizioni da ultimo menzionate non si realizzano nel caso della Padania. Si tratta, tutt’al più di una mera espressione geografica (o piuttosto di un neologismo?) e non esiste un popolo padano distinto dal popolo italiano, come non esistono più popoli che coesistano nello stato italiano.

Sebbene gli strumenti internazionali (risoluzioni e trattati) che disciplinano l’autodeterminazione non definiscano la nozione di popolo, questa si è venuta affermando nella pratica internazionale come concetto che ha finito per sostituire il termine nazione e che indica un gruppo nazionale coeso. Non mancano neppure risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che qualificano un’entità come popolo, legittimandone l’autodeterminazione: ma questo non è il caso della Padania.

Quanto alla seconda condizione, essa è palesemente insussistente anche a supporre che la Padania sia un popolo. Com’è stato già da altri notato (A. Cassese, La Repubblica, 2 ottobre 2011), i “padani” non sono discriminati, tanto che alcuni esponenti della Lega Nord fanno parte del governo della Repubblica.

Padania e minoranze
La Padania non è quindi un popolo. Esistono nella Padania, nella configurazione delle regioni indicate nello statuto della Lega (art. 2), delle minoranze. Ma queste, a differenza dei popoli, non hanno diritto all’autodeterminazione e trovano il soddisfacimento delle loro aspirazioni nei relativi strumenti internazionali di tutela ratificati dall’Italia (art. 27 del Patto delle Nazioni sui diritti civili e politici del 1966; Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali del 1995).

Natalino Ronzitti è professore di Diritto Internazionale e consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali.

 

da: AffarInternazionali mail@affarinternazionali.it

 

 

V Conferência Itália-América Latina e Caribe

 

V Conferência Itália-América Latina e Caribe
Piazzale della Farnesia, 1 - Roma • Roma/ • Brasil
05/10/2011

Desde 2003 o Ministério das Relações Exteriores Italiano (MAE) realiza a Conferência Itália-América Latina e Caribe. Nessa V edição, o Brasil será apresentado na primeira sessão temática: “Boas práticas para a sustentação da cooperação industrial e o desenvolvimento das pequenas e médias empresas: o modelo de Pernambuco no Brasil. A experiência Fiat-Chrysler no México, Brasil e Argentina”.

A conferência será aberta pelo Ministro das Relações Exteriores, Franco Frattini, contando com a presença do presidente italiano Giorgio Napolitano, ministros e autoridades dos países latino-americanos. Serão trabalhados ainda as “Boas práticas para a segurança democrática: as ações italianas de suporte ao Sistema de Integração Centro Americano (SICA) no quadro da estratégia de segurança na América Central”; as “Políticas econômicas para integração” e concluindo os trabalhos, no dia 6 de outubro, será debatido o “Papel da Itália nos processos de integração e cooperação”.

Para maiores informações e programa completo, acesse:

http://www.conferenzaitaliaamericalatina.org/

Evento organizado por:

Istituto Italo-Latino Americano (IILA)

da: http://www.momentoitaliabrasile.com.br/evento.asp?Codigo=9#evento 

 

L’ON. FABIO PORTA INTERVIENE ALLA FESTA NAZIONALE DEL TERZO SETTORE ORGANIZZATA A CALTAGIRONE DAL PARTITO DEMOCRATICO

 

Roma, 3 ottobre 2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta 

L’ON. FABIO PORTA INTERVIENE ALLA FESTA NAZIONALE DEL TERZO SETTORE ORGANIZZATA A CALTAGIRONE DAL PARTITO DEMOCRATICO 

Il parlamentare eletto in America Meridionale partecipa al dibattito su “Globalizzazione e Welfare: organizzare l’altruismo” con il Senatore Tiziano Treu e il Presidente dell’Auser Michele Mangano   “Organizzare l’altruismo”: questo slogan suggestivo e provocatorio, ripreso dall’omonimo libro dei senatori democratici Treu e Ceruti, ha fatto da sfondo al dibattito della terza giornata della “Festa Nazionale del Terzo Settore”, organizzata a Caltagirone dal Partito Democratico.

L’On. Porta ha prontamente accolto l’invito a partecipare all’iniziativa, non soltanto in ragione della sua trentennale esperienza nel settore ma anche perché “calatino DOC”, nato cioè a Caltagirone, la città di Luigi Sturzo tutt’oggi amministrata da una giunta di centro-sinistra.

“Il nostro Paese – ha esordito il deputato – si permette il ‘lusso’ di lasciare ai margini della società civile ed economica quasi dieci milioni di persone; tanti sono infatti gli immigrati stranieri in Italia e gli italiani che vivono all’estero.   La mancata integrazione e inclusione sociale e politica di queste collettività – secondo l’On. Porta – fanno perdere al Paese straordinarie opportunità di crescita che in un momento di crisi come questo potrebbero rivelarsi determinanti”.

“Passare dal gioco a somma zero a quello a somma positiva: vinci tu se vinco io; anzi: vinci tu perché vinco io”. Questa, secondo il parlamentare democratico, deve essere la scommessa da cogliere. “Un esempio in tal senso – ha chiosato – è il Brasile di Lula, che in questi anni proprio grazie all’inclusione ed alla mobilità sociale di quasi cinquanta milioni di persone ha mostrato al mondo che lotta alle disuguaglianze e sviluppo economico possono andare di pari passo, smentendo l’ineluttabilità della cosiddetta ‘politica dei due tempi”.

L’On. Porta ha concluso il suo intervento con un appello al necessario investimento in educazione, scuola e cultura: “Per organizzare l’altruismo è imprescindibile una educazione multiculturale; senza una scuola che torni ad avere quella centralità strategica nella formazione delle giovani generazioni non sarà possibile quel cambiamento socio-antropologico indispensabile per tornare a crescere in maniera equa e sostenibile”.

Il dibattito è stato concluso dalla Vice Sindaco di Caltagirone Alessandra Foti, che ha voluto ringraziare gli intervenuti per aver saputo tradurre in esperienze concrete e indicazioni programmatiche il tema difficile ma avvincente scelto dagli organizzatori. 

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Nel panorama mondiale l’Italia continua ad essere uno dei Paesi con la popolazione più anziana

Martedì - 20/09/2011

 

 

Foto: Bonfilho Zulian
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In Italia i centenari, più numerosi nel Nord-Ovest, sono 13.040 donne e solo 3.105 uomini.

 

Al 1° gennaio 2005 la popolazione residente ammonta nel complesso a 58.462.375 unità, mentre alla stessa data del 2004, del 2003 e del 2002 ammontava, rispettivamente a 57.888.245, 57.321.070 e 56.993.742 unità (prospetto 1.1). Pertanto, l’incremento della popolazione è stato dello 0,9 per cento medio annuo tra il 1° gennaio 2002 ed il 1° gennaio 2005. La popolazione risiede per il 26 per cento nel Nord-ovest, per il 19 per cento nel Nord-est e nel Centro, per il 24 per cento nel Sud e per il restante 12 per cento nelle Isole, senza significative variazioni nel corso di questo triennio. La crescita della popolazione è stata particolarmente forte nel Centro-nord del Paese, con un incremento medio annuo dell’1,1 per cento nel Nord-ovest, dell’1,2 per cento nel Nord-est e dell’1 per cento nel Centro, mentre nel Sud e nelle Isole la crescita si è fermata rispettivamente allo 0,4 e allo 0,3 per cento.

La crescita della popolazione nel periodo in esame, favorita prevalentemente dal saldo positivo delle migrazioni con l’estero (+960.656), dal saldo positivo tra recuperi e regolarizzazioni post-censuari (+553.636) e soltanto di poco controbilanciati dal saldo negativo della dinamica naturale (-45.659), non ha impedito comunque la crescita dell’invecchiamento della popolazione. Nel panorama mondiale l’Italia continua ad essere uno dei Paesi con la popolazione più anziana, com’è testimoniato dal fatto che al 1° gennaio 2005 la popolazione di 65 anni e più ammonta al 19,5 per cento - dunque quasi un residente su cinque - contro il 18,7 per cento che risultava al 1° gennaio 2002, ricordando che il medesimo indicatore era pari al 13,1 per cento all’inizio degli anni Ottanta (prospetto 1.2). Aumenta, analogamente, la percentuale di popolazione con 80 anni e più. La popolazione dei cosiddetti “grandi vecchi” al 1° gennaio 2005 incide per il 5 per cento del totale, ossia un residente su venti.

 Lo squilibrio della popolazione in favore delle età più elevate è ancora più rilevante, considerando che la riduzione dei livelli di fecondità negli ultimi venticinque anni ha comportato una riduzione costante negli anni della popolazione dei giovani d’età fino a 14 anni, scesa nel 2005 a rappresentare il 14,1 per cento del totale, contro il 22,6 per cento del 1980. Conseguentemente il rapporto tra anziani e giovani ha mostrato anch’esso un costante aumento negli anni, dal 58 per cento del 1980 al 137,8 per cento del 2005.

Nel medesimo periodo la popolazione in età attiva, tra i 15 ed i 64 anni, si è mantenuta pressoché stabile, crescendo relativamente poco: dal 64 al 66 per cento. La composizione interna di questa componente della popolazione è andata tuttavia anch’essa invecchiando. Infatti, mentre la popolazione d’età 15-39 anni è scesa da 19 milioni 850 mila del 1980 a 19 milioni 498 mila del 2005 – con un contenimento della riduzione favorito anche dal contributo delle iscrizioni dall’estero – quella d’età 40-64 anni è aumentata nel medesimo periodo da 16 milioni 450 mila a 19 milioni e 330 mila. Ne consegue che, rispetto al totale della popolazione residente, la quota di popolazione in età 15-39 anni scende dal 35,2 al 33,4 per cento, mentre la quota di popolazione in età 40-64 anni si vede aumentata dal 29,2 al 33 per cento.

Anche alla luce di quest’ultima considerazione va interpretata la crescita recente dell’indice di dipendenza strutturale, ossia del rapporto tra popolazione in età attiva e non attiva il quale, benché fosse pari al 57,9 per cento nel 1980, è in seguito cresciuto dal 46 per cento del 1990 al 50,6 per cento del 2005. Infatti, mentre in passato sul rapporto “attivi/non attivi” prevaleva soprattutto il peso della popolazione d’età 0-14 anni, negli anni più recenti la riduzione della fecondità e l’aumento della sopravvivenza hanno spinto la crescita dell’indicatore di dipendenza soprattutto per l’aumento della popolazione anziana.

Guardando, infatti, al solo indice di dipendenza degli anziani, che del primo è una parte, si rileva una crescita lineare negli anni – dal 20 al 29 per cento – che ha posto in chiara luce il problema dello sbilanciamento tra popolazione in età attiva e popolazione anziana.

 

da: http://www.oriundi.net/site/oriundi.php?menu=noticiasdet&id=18274

 

 

"I neutrini più veloci della luce" - Arriva la conferma del Cern. Studio guidato da un fisico italiano

 

23/09/2011 - LA SCOPERTA CHE METTE IN CRISI LA RELATIVITA' DI EINSTEIN

"I neutrini più veloci della luce" - Arriva la conferma del Cern

 Il Cern, Centro europeo per la ricerca nucleare, è stato creato nel 1954. Ha sede a Ginevra

Il risultato ottenuto grazie a un esperimento dalla sede svizzera ai Laboratori del Gran Sasso

Applausi e tante domande oggi all'Auditorium del Cern di Ginevra, dove il ricercatore italiano Dario Auterio ha illustrato e spiegato per quasi due ore i sorprendenti risulati ottenuti sulla velocità dei neutrini dall'esperimento Opera (che osserva il fascio di neutrini che va dal Cern di Ginevra ai Laboratori del Gran Sasso) davanti ad una sala gremita, interessata ed animata da «un sano scetticismo scientifico».

Al termine di una presentazione su come i neutrini sono risultati più veloci della luce - una presentazione durata un'ora ed illustrata da numerose foto, grafici, testi e diagrammi - il primo commento della sala è spettato al Premio Nobel per la fisica Samuel Ting che ha citato anche il fisico Antonio Zichici, «che per primo nel 1979 lanciò l'idea dei laboratori nazionali del Gran Sasso».

Poi è giunta la salva di domande per chiedere se proprio tutti i possibili fattori erano stati presi in considerazione. «Il seminario è stato estremamente interessante. è stato accolto molto bene, con lunghi applausi», ha osservato Benedetto Gorini, ricercatore al Cern di Ginevra.

«Lo scopo del seminario era quello di confrontarsi con la comunità scientifica. C'era una sorta di scetticismo, ma di mestiere», e un «pò di scetticismo non inficia in alcuna maniera l'accoglienza della presentazione e del lavoro. Siamo pagati per essere scettici», ha aggiunto Gorini. Dalla presentazione infine «non sono emersi vizi di forma, ma servono complementi di indagini».

da: http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/421673/

Porta: “AVVIARE I CONTATTI BILATERALI CON LE AUTORITA’ PERUVIANE PER UN ACCORDO DI PREVIDENZA SOCIALE”

Roma, 22 settembre 2011 - Ufficio Stampa On. Fabio Porta

 L’On. Fabio Porta e i Deputati del PD Estero interrogano il Ministro degli Esteri e del Lavoro per la tutela previdenziale degli italiani in Perù e dei peruviani in Italia.  

  “Le situazioni previdenziali maturate dai nostri emigrati nel passato, e quelle in corso per gli italiani attualmente interessati a fenomeni di nuova mobilità, potrebbero trovare un più giusto e chiaro riferimento nelle convenzioni  in materia di previdenza sociale.Lo strumento da utilizzare, naturalmente, è quello degli accordi bilaterali con i paesi nei quali è più intensa la presenza di lavoratori italiani.Negli ultimi tempi, inoltre, è notevolmente cresciuta l’esigenza di  definire meglio i diritti e le situazioni previdenziali dei lavoratori immigrati in numero crescente nel nostro paese”.Lo dichiara l’On. Fabio Porta, presentatore assieme ai Deputati del Pd Gianni Farina, Laura Garavini, Marco Fedi e Franco Narducci, di un’interrogazione rivolta al Ministro degli Affari Esteri, e a quello del Lavoro e della Previdenza Sociale sull’opportunità di riprendere il cammino delle convenzioni bilaterali di previdenza sociale, praticamente interrotto nell’ultimo decennio.“Sono in gioco essenziali diritti di cittadinanza e un quadro di certezze giuridiche necessarie per regolare il sempre più tumultuoso fenomeno dell’emigrazione di lavoro.Questa necessità è particolarmente avvertita in molti paesi dell’America Latina.In essi, infatti, si sono costituite nel corso del tempo consistenti comunità italiane e, soprattutto negli ultimi anni, da essi provengono flussi di immigrati in Italia sempre più intensi.Il reciproco interesse tra l’Italia e questi paesi è indiscutibile.In Perù, ad esempio, esistono situazioni che dovrebbero indurre ad avviare prima possibile rapporti bilaterali finalizzati ad una convenzione di previdenza sociale.La mancanza di un tale accordo lascia coloro che non hanno raggiunto il minimo di contribuzione, nella condizione di non poter recuperare gli anni di lavoro prestati, mentre spesso le persone dotate di maggiori risorse economiche procedono al riscatto della contribuzione in Italia.Insomma, chi non ha alcuna pensione e chi magari ne ha due.” Ha poi concluso l’On. Porta: “per questo assieme ai Deputati del PD, ho chiesto che si proceda al rinnovo della convenzione con il Brasile, si approvi la convenzione già pronta con il Cile e si proceda il prima possibile ad avviare i contatti con le autorità peruviane per concordare uno schema di convenzione di previdenza sociale, da portare all’approvazione del Parlamento”.  
 
 
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Nasce a Pisa il primo portale sulla storia della matematica italiana

 

21/09/2011 - CINQUECENTO ANNI DI INTUIZIONI, STUDI E TEOREMI: "E' UNA REALIZZAZIONE UNICA CHE POTRA’ SERVIRE ANCHE PER LE SCUOLE"

Adesso nelle formule si naviga

Molte conchiglie come quella del Nautilus presentano una forma a spirale che segue la successione di Fibonacci
  

Nasce a Pisa il primo portale sulla storia della matematica italiana

FRANCESCO VACCARINO
politecnico di torino

La matematica è un'opera collettiva. Il contributo dei grandi, a cui dobbiamo teoremi eccelsi e dimostrazioni abissali, non è che il coagularsi della sospensione creativa generata dallo sforzo della comunità. Piccoli passi, scaglie di conoscenza, che, grazie all'opera di molti e al genio di pochi, vanno a comporre il disegno emergente di questa meraviglia che sta tra scienza e arte.

Quest'osservazione appare ancora più evidente se proviamo a navigare nel nuovissimo sito di «Mathematica italiana», il progetto «open access» dedicato alla raccolta, condivisione e diffusione di autorevoli studi matematici. Un portale, già online, raggiungibile dall'indirizzo Web
mathematica.sns.it, nel quale sono raccolti gli studi di più di 650 matematici e 400 opere, tutte pubblicate tra il Rinascimento e i primi del '900.

Un corpus unico e meraviglioso che documenta 500 anni di sviluppo della matematica in Italia, dando la precisa immagine di un processo dinamico, in continua evoluzione.

L'iniziativa, che sarà presentata ufficialmente oggi in un convegno alla Scuola Normale Superiore di Pisa, favorirà la diffusione e la consultazione di testi e opere oggi difficilmente reperibili o di cui non esista una edizione moderna. Il progetto, fortemente voluto dal direttore del Centro di Ricerca Matematica «Ennio De Giorgi», il matematico Mariano Giaquinta, si colloca nell'ambito delle Edizioni Nazionali del ministero per i Beni e le Attività Culturali e ha trovato anche il sostegno dell'Istituto Nazionale di Alta Matematica «Francesco Severi», l'INdAM.

«Abbiamo anche incluso un onomasticon che raccoglie informazioni e notizie biografiche di oltre 650 matematici - spiega Hykel Hosni, giovane logico e responsabile editoriale della pubblicazione -. Permetterà a tutti, dagli specialisti agli studenti delle scuole superiori, di fruire di un contenitore d'informazioni d'alto valore scientifico continuamente aggiornato, capace di recuperare l'identità, in parte persa, della matematica italiana».

Le opere provengono sia da istituzioni (tra cui la Biblioteca Viganò di Brescia, il museo «Il giardino di Archimede» di Firenze, la biblioteca della stessa Scuola Normale Superiore, il fondo antico della Biblioteca Universitaria Pisana) sia da privati. Si suddividono in diverse categorie: «monografie», opere estremamente importanti per aver determinato l'inizio o lo sviluppo di una determinata area matematica; «libri elementari», primi manuali di insegnamento su argomenti matematici, utili per uno studio relativo a programmi universitari di particolari periodi storici; «abilitazioni Scuola Normale Superiore», studi d'avanguardia tra la seconda metà dell'800 e i primi Anni 20; l'ultima sezione, intitolata «contributi vari», si divide in saggi e in necrologi.

«Ogni opera è accompagnata da una scheda che ne descrive il contenuto e ne indica il titolo, l'autore, la provenienza e l'eventuale edizione cartacea a cura delle Edizioni della Normale - racconta Hosni -. Dalla scheda è inoltre possibile accedere a una biografia dell'autore. "Mathematica italiana" sarà quindi un'opportunità per tutti coloro che desiderano arricchire la propria conoscenza, sia storica che scientifica, relativa agli studi matematici del nostro Paese».

«Una delle speranze di questa iniziativa - aggiunge lo studioso - è che le scuole superiori, ma non solo, utilizzino questo strumento per fare progetti didattici completando, ad esempio, le schede bibliografiche con agli studenti. Non potevamo fare una Wiki, ma l'idea che questa possa diventare un'opera collettiva è stata una delle motivazioni che ci ha sostenuto».

Un'attività di grandissimo valore che vede un approccio integrato tra le più moderne tecniche di condivisione della conoscenza e la consultazione degli elementi fondamentali alla base della nostra contemporaneità. La possibilità di lavorare su un'opera di 500 anni fa mediante Internet, il file sarin, i database relazionali, dà un senso di continuità e colloca la matematica in una sorta di "sub species eternitates 2.0"».

Scorrendo il catalogo, possiamo incontrare opere di Francesco Severi, del Fibonacci, di Brioschi, di Luigi Bianchi, di Levi-Civita e molti altri. «Le opere provengono da fondi della Scuola Normale, ma non soltanto, anche da fondi privati e da altri atenei - racconta Hosni -. E' stato un lavoro paziente, lungo e delicato, di digitalizzazione e organizzazione, che ha coinvolto numerosi studiosi, in particolare il professor Pepe dell'Università di Ferrara».

A completamento di questo approccio troviamo anche delle ri-edizioni cartacee, tra cui spicca il recente «Euclides ab omni naevo vindicatus» di Gerolamo Saccheri, cura di Vincenzo De Risi.

I codici, le miniature, la stampa e ora il digitale, in quest'epoca di incertezza giungono a noi come spore portate da comete. Speriamo che siano i germi di un nuovo sviluppo.

 

da: http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/news/articolo/lstp/421245/

 

Parlamenta​ri PD Estero - GLI IMPEGNI STRAPPATI AL GOVERNO A SOSTEGNO DELLE NOSTRE COMUNITA' ALL ESTERO

 

Roma, 15 settembre 2011

Parlamentari PD Estero: “Gli impegni strappati al Governo a sostegno delle nostre comunità all’estero”

La manovra di stabilizzazione approvata, che per la sua drammatica necessità poteva essere un’occasione di riforme e liberalizzazioni profonde e attese, nelle mani di questo Governo e di questa maggioranza in stato confusionale è diventata iniqua e depressiva per la nostra economia. La rincorsa al recupero purchessia di risorse, inoltre, sta dando corpo ad un rischio serio di rottura degli anelli deboli dell’intervento pubblico. Tra questi, purtroppo, anche quello riguardante le comunità italiane all’estero, non ancora considerate per il valore che hanno.Come eletti del PD nella Circoscrizione Estero, dunque, non abbiamo tralasciato nemmeno questa occasione per ricordare al Parlamento e al Governo due cose precise: le risorse per le politiche verso gli italiani all’estero hanno raggiunto da tempo il limite di guardia e non son più comprimibili; le nostre comunità sono una reale opportunità per la ripresa e per il rilancio degli interessi italiani nel mondo.Per questo, abbiamo presentato in commissione (in aula la richiesta di fiducia ha azzerato ogni possibilità di modifica) due emendamenti, l’uno per evitare che la rete consolare sia oggetto di una nuova attenzione “razionalizzatrice” da parte del Governo, dopo le chiusure fatte in questi ultimi tempi; l’eliminazione della tassa del 2% sui trasferimenti di valuta dall’Italia all’estero da parte di ex cittadini e discendenti che non hanno in Italia codice fiscale e partita INPS aperta. Maggioranza e Governo hanno respinto.In occasione del voto finale in Aula, abbiamo poi utilizzato l’unico strumento che ci era consentito, quello degli ordini del giorno. Così, abbiamo chiesto al Governo, primo firmatario Gianni Farina che è anche intervenuto su questo, di risparmiare da ulteriori tagli gli interventi per l’insegnamento della lingua e della cultura all’estero, in coerenza con la decisione di risparmiare dal recupero di risorse i settori della scuola e della ricerca in Italia. Abbiamo sollecitato, primi firmatari Fabio Porta e Laura Garavini, a escludere la rete consolare, che ha già dato finora oltre il dovuto, dalla revisione della spesa prevista per i singoli ministeri. Abbiamo riproposto la questione del superamento con un provvedimento normativo mirato della tassazione del 2% a carico dei connazionali che hanno ancora beni in Italia, anche se vivono all’estero da tempo. Ancora una volta, primo firmatario Gino Bucchino, abbiamo chiesto di adottare i provvedimenti necessari per sanare gli indebiti pensionistici degli anziani residenti all’estero in assenza di dolo e in presenza di determinati limiti reddittuali. Abbiamo sollecitato, anche in questo caso non per la prima volta, con un intervento di Narducci, a riallacciare il dialogo con il Governo svizzero e a convocare un tavolo di concertazione per giungere ad una soluzione negoziale sulle questioni fiscali pendenti in ordine ai depositi bancari giacenti in quel paese, sulla falsariga di quello che hanno fatto la Gran Bretagna e la Germania, con vantaggi economici preziosi in questi tempi di vacche magre. E a proposito di recupero di risorse, abbiamo chiesto al Governo, per iniziativa di Garavini, di inserire il reato di “autoriciclaggio” nella normativa penale, per contrastare una delle forme di illegalità più penetranti e per limitare i confini dell’evasione.Il Governo, non sappiamo se per doppiezza o perché un po’ si vergogna di quello che sta facendo, ha accolto gli ordini del giorno sui corsi di lingua e cultura, sulla rete consolare, sulla futura cancellazione della tassazione del 2%, sulla ricerca di un accordo con le autorità svizzere sui depositi bancari. Ha dichiarato di accogliere come raccomandazione gli ordini del giorno sulla sanatoria degli indebiti e sull’assunzione del reato di autoriciclaggio. A Bucchino e a Garavini non è bastato e hanno perciò richiesto il voto dell’Aula, che ha sconfessato le ritrosie e le contraddizioni del Governo, approvando gli ordini del giorno.Non ci facciamo illusioni sul valore concreto degli ordini del giorno. Sappiamo anche che senza un’iniziativa intensa, continua e unitaria delle comunità, dei COMITES, del CGIE, dell’opinione pubblica, dei parlamentari eletti all’estero non sarà facile frenare la deriva nella quale il centrodestra ci sta precipitando. Questi atti parlamentari noi stessi li consideriamo solo un passaggio di questo più ampio e decisivo percorso. Ma un passaggio utile.

Bucchino, Farina, Fedi, Garavini, Narducci, Porta
deputatipdestero@camera.it

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Addio a Walter Bonatti, leggenda dell'alpinismo

14/09/2011 - LUTTO NEL MONDO DELL'ALPINISMO
Walter Bonatti

 

Scalatore e giornalista, è morto a 81 anni. Una vita in vetta: dalle Alpi all'impresa sul K2

MARCO ALBINO FERRARI

Si è spento ieri sera, a Roma, all’età di 81 anni, Walter Bonatti, lo scalatore, l’uomo di avventura, il reporter dai luoghi selvaggi del pianeta che ha fatto sognare l’Italia del miracolo economico. Bonatti, nato a Bergamo nel 1930, è stato il più forte alpinista del Dopoguerra, diventando esempio di determinazione e capacità innovativa per generazioni future di scalatori. Si formò come molti lombardi sulle rocce calcaree delle Grigne e divenne guida alpina. Quando nel 1951 concluse la salita sull’aggettante parete est del Grand Capucin nel Gruppo del Bianco, fu il primo a importare sulle Alpi Occidentali le tecniche di scalata estrema sviluppate in Dolomiti nell’ambito della scuola degli orientalisti.

La sua carriera fu un susseguirsi di scalate sensazionali, alcune delle quali hanno inaugurato nuove fasi nella storia dell’esplorazione verticale delle Alpi. Tra i suoi successi più importanti vanno ricordati la solitaria lungo una via nuova sul pilastro sudovest del Petit Dru, ormai crollato dopo le frane del 2005 e i cedimenti di domenica scorsa, sul quale rimase impegnato per sei giorni. Compì la prima invernale alla parete nord della Cima Grande di Lavaredo e della Cima Ovest, l’invernale alla Nord delle Grandes Jorasses e tante altre imprese, sulle Ande, in Karakorum. Concluse la sua vicenda alpinistica nel 1965, centenario della conquista del Cervino, salendo la Nord della montagna da solo, in inverno, lungo un nuovo itinerario.

 È stato il primo vero divulgatore di alpinismo, aprendo la strada ai futuri Messner, sia attraverso le sue immagini pubblicate su settimanali di grande tiratura e volumi strenna, sia grazie a fortunatissimi libri, come Le mie montagne, I giorni grandi, Montagne di una vita.

La sua vita è stata anche segnata da lunghe polemiche, incomprensioni, scontri giudiziari, come quelli avvenuti in seguito alla conquista italiana del K2 nel 1954, quando si trovò in conflitto con Lacedelli e Compagnoni, da lui accusati di averlo lasciato senza tenda a quota ottomila. Bonatti è stato il simbolo di un Italia felice, carica di futuro, che vedeva nell’alpinismo la metafora della crescita, della conquista di nuovi orizzonti per sognare.

 

da: http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/420167/

 

 

Deputati PD Estero: “Nel Decreto sulla stabilizzazione finanziaria spuntano altri punti critici per gli italiani all’estero”

 

Roma, 13 luglio 2011

 Deputati PD Estero: “Nel Decreto sulla stabilizzazione finanziaria spuntano altri punti critici per gli italiani all’estero”

In attesa di sapere in quale misura la riduzione di dodici miliardi di euro nella dotazione dei ministeri si riverserà sul MAE e come questi ulteriori tagli incideranno sulle politiche per gli italiani all’estero, la conversione dell’ultimo decreto del Governo per il contenimento del debito pubblico due brutte notizie le ha già recapitate. La prima riguarda il rischio che la rete consolare subisca un’altra dose di “razionalizzazione” nel quadro della revisione della spesa da realizzare con il metodo dello spending review, la seconda la tassazione del 2% sui trasferimenti Italia/estero fatti da soggetti che non hanno la cittadinanza di uno dei paesi europei e una posizione formalmente aperta presso l’INPS.Per quanto riguarda la revisione della spesa legata all’organizzazione delle strutture della nostra amministrazione, siamo d’accordo naturalmente sull’esigenza di abbandonare la deprecata pratica dei tagli lineari, che hanno prodotto vere devastazioni in settori delicati e importanti, e di aprire una fase di ragionata e selettiva revisione della spesa. L’inclusione della rete consolare tra i settori da “rivisitare”, visto che ci sono tutti gli altri, in linea di principio non comporterebbe alcuno scandalo se si stabilisse in partenza una condizione di parità. Ma, purtroppo, non è così. Sono ormai tre anni che la rete consolare è stata pesantemente “razionalizzata” e sono più di venti le strutture che sono state chiuse e accorpate ad altre sedi. Senza parlare degli Istituti di cultura, delle sedi ENIT, dell’ICE e di altre quisquilie. L’apertura di un altro giro di tagli sarebbe letale. Per questo abbiamo chiesto con un apposito emendamento presentato in commissione (primo firmatario Narducci) di escludere la rete consolare dall’insieme dell’intervento, non per fare parzialità, ma semplicemente perché essa ha già dato oltre il necessario. La maggioranza, manco a dirlo, ha respinto. Poiché su questa revisione di spesa c’è la delega al Governo, dobbiamo tutti continuare a rappresentare la situazione reale, e cioè che quello che si richiede per gli altri rami della pubblica amministrazione, per la rete consolare è già avvenuto.Per la tassazione del 2%, invece, non si è riflettuto sul fatto che vi sono molti connazionali nati in Italia e che conservano ancora proprietà familiari o qualche forma di reddito, pur avendo perduto per varie ragioni la cittadinanza, che possono essere interessati a godere del legittimo frutto dei loro beni nei luoghi dove vivono. La polpetta avvelenata della Lega lanciata agli immigrati non ancora regolarizzati, è stata buttata nel recinto sbagliato. Anche su questo abbiamo presentato un emendamento (primo firmatario Fedi), purtroppo respinto. Ormai, le azioni che colpiscono gli italiani all’estero si stanno moltiplicando con la regolarità con cui le onde si arenano sulla spiaggia. Il Paese è in un grave passaggio, ma noi non smetteremo di dire che mantenere viva la rete dei rapporti con le comunità che vivono nel mondo serve all’Italia perché l’aiuta a ritrovare la via dello sviluppo e la proietta oltre le sue attuali difficoltà.

I deputati del PD della Circoscrizione EsteroBucchino, Farina, Fedi, Garavini, Narducci, Porta 

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A cineasta Sofia Coppola se casa em propriedade da família na Itália

 05/09/2011

A cineasta Sofia Coppola, 40 anos, e o líder da banda Phoenix, Thomas Mars, 34 anos, se uniram em cerimônia na Itália. Cerca de 80 pessoas estiveram na festa que aconteceu no Palazzo Margherita, propriedade do século 18, comprada e restaurada pela família, em Bernalda, sudeste da Itália. O casamento foi regado a vinho produzido na vinícola da própria família. O casal se relaciona há 11 anos e já tem duas filhas: Romy, de quatro anos, e Cosima, de um ano e três meses. Sofia foi levada ao altar pelo pai, o também diretor de cinema, Francis Ford Coppola.La regista Sofia Coppola, 40 anni, ed il lider del gruppo Phoenix, il trentaquattrenne Thomas Mars, si sono uniti con una cerimonia in Italia. Ottanta persone circa hanno preso parte alla festa che si è realizzata nel Palazzo Margherita, una proprietà del secolo 18, comprata e ristaurata dalla famiglia, a Bernalda, nel sud est italiano. Il matrimonio è stato festeggiato con il vino prodotto dalla vinicola di famiglia. La coppia mantiene una relazione già da 11 anni ed ha due figlie: Romy, di 4 anni, e Cosima, di un anno e tre mesi. Sofia è stata condotta all’altare dal padre, anche lui regista cinematografico, Francis Ford Coppola.

 

da: Informativo da Associação Beneficente e de Assistência Educacional do Rio Grande do Sul - ACIRS - ANO 9 - Edição 438 - 05 a 11 de Setembro de 2011

 

 

Pensioni e privilegi

miércoles 24 de agosto de 2011

Pensioni e privilegi

 
di Nunzio Miccoli, 27/07/2011
Fonte: http://www.viruslibertario.it/Economia.htm#PENSIONI%20E%20PRIVILEGI


In Italia si chiede di allungare la vita lavorativa, anche esibendo false statistiche sull’allungamento della vita, perché l’Inps è ancora attiva, ma da parte di economisti, professori e politici non si chiede di eliminare le pensioni privilegiate; il pensionato più ricco d’Italia prende 90.000 euro nette di pensione il mese, un ex deputato prende la pensione dopo essere stato in parlamento solo un giorno, un ex presidente del consiglio, dopo aver tagliato le pensioni altrui, prende 31.000 euro al mese di pensione, un ex presidente della repubblica prende una pensione netta di 4.766 come ex magistrato, pur avendo svolto quest’attività solo per tre anni; ci sono le baby pensioni, le doppie pensioni, le triple pensioni e le pensioni ai mafiosi che gli americani non corrispondono.

 
Un dirigente delle Banca d’Italia è andato in  pensione a 44 anni con 18.000 euro netti il mese, un dirigente dello Stato è andato in pensione nel 2009, a 47 anni, e prende 6.000 euro il mese e ora, poiché ha ancora voglia di lavorare, fa l’assessore; un pensionato commesso del senato prende 8000 euro nette di pensione il mese. C’è la bidella pensionata a 29 anni, l’automobilista che prende la pensione per ciechi, ci sono le pensioni per i falsi braccianti agricoli, le false pensioni d’invalidità e le pensioni riscosse dai figli per genitori defunti.
Lo stato ha lasciato intatti i vitalizi, le liquidazioni e le pensioni dei parlamentari e, dopo le ultime riforme delle pensioni, tanti sono riusciti a mantenere i privilegi; i sindacati e gli interessati privilegiati hanno sempre affermato, confortati da alcune sentenze, che i diritti acquisiti non si toccano, ma questi privilegi, che intaccano il principio di eguaglianza, di cui all’art. tre della costituzione, andrebbero invece toccati.
Si approvano leggine che autorizzano superburocrati a intascare pensioni di euro 1.369 il giorno, in Sicilia si va ancora in pensione a 45 anni, però i pensionati al minimo sono stati costretti a restituire all’Inps i soldi ricevuti per sbaglio; le leggi sbagliate vanno cambiate, l’Italia non è uno stato di diritto, c’è chi non riesce ad avere una risposta dalla previdenza, perché non ha santi in paradiso, e chi incassa celermente la pensione a 29 anni.
Oggi in Italia sono erogate 23,8 milioni di pensioni, l’importo medio è di 1.129 euro il mese, però, quando gli esperti invitano a tagliare le pensioni, si dimenticano sempre delle pensioni privilegiate. Mauro Sentinelli, ex direttore generale Tim, incassa una pensione mensile di 90.000 euro, Felice Crosta, ex dirigente della regione Sicilia, 41.600 euro il mese, diritto riconosciuto dalla Corte dei Conti.
Nel 1956 Antonio Segni aveva concesso la pensione di anzianità agli uomini con 25 anni di anzianità e alle donne con 20; nel 1965 Aldo Moro estese la pensione di anzianità anche al settore privato, ma chiese 35 anni di contributi, in compenso, concesse il passaggio dal sistema misto contributivo a quello retributivo. Nel 1973 il governo di Mariano Rumor concesse alle donne la pensione di anzianità con soli 14,5 anni di servizio (le donne si dicono sempre discriminate), perciò, grazie alla ricongiunzione dei contributi, una bidella andò in pensione a 29 anni.
Nel 1992 ci fu la stretta, Giuliano Amato, con la sua riforma delle pensioni, tagliò le pensioni di anzianità, però lui personalmente dall’1.1.1998 incassa una pensione Inpdap di 12.518 euro il mese, come professore universitario, la pensione di parlamentare di 9.363 euro e ha altri incarichi privati, in tutto 30.000 euro il mese. Prima di andare in pensione, aveva anche fatto votare la cumulabilità dell’indennità di ministro con altri trattamenti pensionistici.
Nel 1995 anche Lamberto Dini fece la sua riforma delle pensioni, introdusse il sistema contributivo al posto di quello retributivo e impose il divieto di cumulo per quelli che andavano in pensione dopo di lui; oggi riceve due pensioni private, una come statale e una come senatore, in tutto 40.000 euro netti il mese. Nel 2009 l’età pensionabile è stata agganciata alla speranza di vita, stimata in circa 64 anni nel 2015 e 69 nel 2050, solo gli indovini possono fare queste stime.
Bisogna dire però che oggi, per ovviare agli abusi del passato, si fanno anche statistiche e previsioni false, poiché i contributi lavorativi non sono abbassati, si vuole rendere l’Inps, oggi ancora attiva, malgrado gli allarmismi, impresa economica produttrice di reddito. A causa d’inquinamenti, cattiva alimentazione e farmaci, non si sa quando si vivrà in futuro, 50 anni fa la durata della vita media era statisticamente inferiore perché c’era la mortalità infantile e c’erano i morti in guerra, due categorie che non influivano sui conti dell’Inps, il dato falsato è servito a professori ed economisti per pretendere l’allungamento dell’età per la pensione, ignorando che quando si allunga l’età lavorativa, si blocca il turnover e, poiché l’occupazione non aumenta, i giovani hanno ancora più difficoltà a trovare lavoro.
Luca Boneschi è stato parlamentare per un giorno e dall’età di 44 anni prende la pensione di 7.773 euro netti, la stessa cosa vale per i radicali Piero Craveri e Angela Pezzana, che erano stati parlamentari per una settimana; Pannella aveva inventato il deputato a tempo, uno lasciava e subentrava un altro. Nel 1997 Oscar Luigi Scalfaro si diceva contro le pensioni d’oro, però cumula la pensione da magistrato, pari 4.766 netti al mese, avendo fatto il magistrato solo tre anni, con l’indennità di senatore, pari a 15.000 euro netti il mese; ha ottenuto la pensione da ex magistrato con i contributi figurativi versati dallo stato.
Carlo Azeglio Ciampi, assieme a Romano Prodi, ci traghettò a Maastricht con una manovra economica dolorosissima, riceve l’appannaggio di senatore a vita, una pensione della Banca d’Italia e una dell’Inps, nel 2009 ha dichiarato 687.626 euro come redditi da lavoro dipendente. Andreotti incassa due pensioni, però non risulta che abbia svolto un altro lavoro, Armando Cossutta incassa la pensione Inps, i contributi sono stati versati dallo stato con la legge Mosca, di cui hanno beneficiato sindacalisti e comunisti.
Luciano Violante riceve due pensioni, come ex parlamentare e come ex magistrato, in tutto 16.680 euro il mese, Romano Prodi prende tre pensioni, come ex presidente della commissione europea, come ex parlamentare e come ex professore universitario. L’economista Mario Baldassarre riceve tre pensioni, una parlamentare, una universitaria e la terza di reversibilità della moglie; dal 1994 Duilio Poggiolini, ex direttore generale della sanità, prende la pensione da dirigente ministeriale, più la pensione da professore universitario.
Il comunista Giovanni Russo Spena prende due pensioni, una parlamentare e una universitaria, pari a quasi 8000 euro netti il mese; Publio Fiore, parlamentare DC, ferito nel 1977 dalle brigate rosse e perciò esentato dalle tasse come vittima del terrorismo, prende la pensione Inpdap e la pensione da parlamentare, in tutto oltre 22.000 euro netti il mese. Silvestre Liotta, della DC, prende la pensione da parlamentare e quella da ex segretario dell’Assemblea regionale siciliana, in tutto, oltre 14.500 euro il mese, più due stipendi per altri incarichi, perché si sente ancora giovane.
L’ex sindacalista Sergio D’Antoni, del PD, favorevole al rigore sulle pensioni, ha approvato la riforma che sostiene il principio contributivo, prende la pensione da ex professore universitario, pari a 5.233 euro netti il mese, ma non si sa quando abbia fatto il professore universitario; Carlo Vizzini è entrato in parlamento a 29 anni e prende l’assegno Inpdap come ex professore universitario. Vincenzo Scotti ha una pensione di dirigente industriale e una per aver fatto il sottosegretario senza essere parlamentare, però non si sa quando abbia fatto il dirigente industriale, i suoi contributi figurativi li ha versati lo stato; Clemente Mastella unisce l’indennità di Bruxelles con la pensione di giornalista.
I politici non sono uguali agli altri cittadini, oggi solo loro hanno diritto a cumulare le pensioni, in fondo, le leggi le fanno loro, perciò Franco Marini ha beneficiato della legge Mosca ed ha l’indennità parlamentare e la pensione Inps di 2.500 euro netti il mese. Toni Negri, di Autonomia Operaia, essendo stato 64 giorni deputato, incassa una pensione mensile di 3.108 euro; entrò in parlamento nel 1983, candidato dai radicali per farlo uscire dal carcere, dove era rinchiuso dal 1.979; dopo i 64 giorni da parlamentare, fuggì a Parigi.
Cicciolina, ex pornostar ed ex deputato radicale, prenderà la pensione il 12.11.2011, Irene Pivetti, della Lega Nord, ex presidente della Camera, andrà, in pensione nel 2013 con 6.203 euro netti, più auto con autista; Alberto Asol Rosa, fu parlamentare per 519 giorni, dal 1979 al 1980, e prende 3.108 euro il mese di pensione, così come Rossana Rossanda, deputato per cinque anni, Gino Paoli, Fulco Pratesi, Enzo Bettiza e Claudio Magris. Prendono quasi 9.500 euro di pensione il mese Ciriaco de Mita, Paolo Pomicino, Sergio Mattarella, Vincenzo Visco, Gerardo Bianco, Alfredo Biondi, Valerio Zanone, Antonio Del Pennino, Gavino Angius e Francesco D’Onofrio.
La figlia di Armando Cossutta, Maura, prende 4.725 euro il mese di pensione, per aver fatto per 5 anni il deputato; i parlamentari, quando cessano il mandato, prendono anche la liquidazione, in media 300.000 euro, il vitalizio dei parlamentari non è proporzionato ai contributi versati. Prendono la pensione di palazzo Madama, Luciano Benetton (3.108 euro), Francesco Merloni (9.947 euro) e Susanna Agnelli (8.455 euro). Paolo Prodi, fratello di Romano, prende la pensione dopo 4 mesi da deputato.
Sono pensionati parlamentari il giornalista Eugenio Scalfari (3.108 euro), Vittorio Cecchi Gori (3.108 euro), Franco De Benedetti (6.590 euro), Giuseppe Zamberletti (9.947 euro), Nerio Nesi (4.725 euro), Franco Bassanini (9.947 euro); anche i parlamentari condannati penalmente prendono la pensione, Giancarlo Cito riceve la pensione, nonostante la condanna per associazione esterna alla mafia.
Giuseppe Gambale ottenne la pensione nel 2006, quando aveva 42 anni (8.455 euro il mese), è  pensionato ex parlamentare Vittorio Sgarbi (8.455 euro netti). Dal 1997 però la pensione dei parlamentari scatta a 65 anni, ridotti di un anno per ogni mandato, la riforma decorre dagli eletti nel 2001. Con 20 anni di contributi si può andare in pensione a qualsiasi età; però dal 2007 non si matura la pensione se non si sono fatti almeno 5 anni di mandato, agli altri italiani sono richiesti 40 anni.
Camera e Senato spendono per le pensioni 219 milioni l’anno e ne incassano 15 di contributi, i parlamentari viaggiano gratis anche a fine mandato, i presidenti delle camere hanno macchina con autista, le vedove dei parlamentari hanno diritto alla pensione di reversibilità. Nel settore telefonico, Mauro Sentinelli prende 90.000 euro di pensione il mese, Vito Gamberale 44.000, i pensionati del comparto telefonico hanno notevoli privilegi.
Giovanni Consorte, presidente di Unipol, prende dall’Inps 28.593 euro il mese, Ivano Sacchetti, pure Unipol, 28.560 euro il mese; Lino Benassi, della Banca Commerciale, prende 15.537 euro al mese dall’inps e ha incarichi in 12 società. Cesare Geronzi, presidente di Banca Roma-Mediobanca-Generali, dal 1996 ha una pensione Inps di 22.237 euro, l’ultimo anno di lavoro prese uno stipendio di 3.650.000 di euro e un premio di carriera di 20 milioni; appena andato in pensione a 61 anni, la prima dichiarazione che fece fu: “Bisogna alzare l’età della pensione!”.
In Banca d’Italia c’è chi è andato in pensione a 44 anni, con 18.000 euro mensili, come il professore Stefano Masera che poi passò a Imi, San Paolo, Ferrovie, Fideuram; da ricordare che la Banca d’Italia censura sempre gli sprechi previdenziali a favore dei comuni lavoratori; fino al 1997 in Banca d’Italia si poteva andare in pensione con 20 anni di servizio e a qualsiasi età; con la clausola d’oro, la pensione era agganciata allo stipendio del pari grado in servizio.
Alcuni pensionati della Banca d’Italia non hanno lavorato così tanto come da quando sono in pensione, Mauro Sarcinelli riscuote la pensione mensile da quando aveva 48 anni, oggi è pari a 15.000 euro mensili, quella di Lamberto Dini è di 18.000 euro, quella di Azeglio Ciampi di 30.000 euro. Mario Draghi riceve una pensione Inpdap, assieme ad una retribuzione nettamente superiore a quella dei suoi colleghi europei. Oggi in Banca d’Italia i 20 anni e i 44 sono aboliti, però, per la pensione anticipata, si regalano sei anni e la pensione inps è integrata dalla Banca d’Italia.
Il poliziotto Achille Serra, tra pensione e indennità parlamentare, prende 25.000 euro netti il mese; nel 1997 Andrea Monorchio, ragioniere generale dello Stato, tuonava contro le pensioni di anzianità, a 63 anni è andato in pensione con 10.853 euro netti, però, poiché si sentiva giovane, ha ricevuto altri incarichi presso Eni, Telespazio, ecc. Marco Staderini, da presidente dell’Inpdap affermava che nessuno doveva andare in  pensione prima di 60 anni e se ne andò a 57; Antonio Maccanico, ex segretario del Quirinale e della Camera, ha una pensione mensile di 40.000 euro.
Nelle forze armate il sistema contributivo è stato applicato con 12 anni di ritardo, perché anche i militari sono disuguali, cioè dal 2.007, però l’ex direttore del Sismi, Sergio Siracusa, prende quasi 16.000 euro netti il mese. Da notare che il lavoro svolto da tanti  pensionati privilegiati o meno toglie anche altre occasioni di lavoro ai disoccupati, questo fatto e il blocco del turnover aumenta la disoccupazione che in Italia, grazie alla statistiche false, risulta mimore perché, in mancanza di provvidenze pubbliche, non ci si iscrive nelle liste di disoccupazione .
Elio Catania. direttore generale e presidente dell’ATM di Milano, aveva uno stipendio di oltre 20.000 euro il mese, più la pensione Inps di 12.276 euro il mese; nel 2007 il dirigente di Alitalia, azienda in dissesto, Raffaele Lotito è andato in pensione all’età di 57 anni, con euro 15.158 netti, mentre Fulvio De Masi è andato in pensione con euro 11.157. Luciano Moggi, campione del calciomercato, prende dall’Inps una pensione di 11.814 euro il mese, Maurizio Romiti, figlio di Cesare, incassa una pensione di 16.513 euro il mese e ha incarichi in 17 società diverse.
L’ex presidente delle Assicurazioni Generali, il francese Antoine Bernheim, nel 2010 è andato in pensione, con 125.000 euro il mese. I giudici costituzionali prendono una pensione mensile di 20.000 euro lordi, tutti hanno diritto a un’auto con autista a vita; lo stipendio è di 15.600 euro netti il mese, la loro liquidazione è da record, il presidente Zegreblsky ha preso 635.000 euro netti.
Il giudice Mario Sossi riceve dallo stato una pensione di euro 13.216 netti il mese e gode dell’esenzione fiscale che spetta alle vittime del terrorismo; incassa la stessa pensione il procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli, invece Luciano Infelisi prende 5.536 euro netti; nel 2002 l’assegno mensile medio dei giudici era di 6000 euro. In giudici italiani arrivano al vertice della carriera più facilmente e celermente dei colleghi europei, hanno lo scatto economico automatico e, per la carriera, il CSM promuove tutti, perciò arrivano tutti a giudice di cassazione; i giudici di cassazione hanno gli stipendi più alti dei colleghi europei, 122.279 euro l’anno nel 2006.
I giudici amministrativi e contabili hanno carriera ancora più veloce e stipendi maggiori. Oscar Luigi Scalfaro incassa una pensione di 4.766 euro al mese come ex giudice, mestiere da lui svolto per soli tre anni, Antonio di Pietro ha una pensione da magistrato, ha lasciato l’incarico nel 1995, quando aveva 44 anni, cumulando la pensione con il ricco stipendio di parlamentare.
Un commesso del parlamento è andato in pensione a 52 anni con 8000 euro mensili, i dipendenti del Parlamento incassano stipendi d’oro, vanno in  pensione giovani con il sistema retributivo, come prima della riforma Dini, purché assunti prima del 2007; una norma capziosa, chi va in pensione adesso è facile che sia stato assunto prima del 2007. Gli ex dipendenti del Senato prendono una pensione media di 133.000 euro l’anno; nel 2010 Palazzo Madama ha speso in pensioni ai dipendenti 92,6 milioni di euro e la Camera 191 milioni.
L’Europa non è più morigerata, però anche essa pretende sacrifici pensionistici dai comuni lavoratori, nel 2009 ha speso 1.130 milioni di euro per le pensioni agli euroburocrati, anch’essa concede 1500 euro mensili per i portaborse dei deputati e spende 3 milioni di euro l’anno per i rinfreschi del parlamento; concede agli ex commissari 11.000 euro al mese per tre anni, poi questi vanno a lavorare per le industrie che dovevano controllare.
L’Europa ha 44.000 dipendenti, con stipendi netti da 6.000 a 16.000 euro, con tasse ridotte al minimo e indennità esentasse, perciò spesso lo stipendio netto supera quello lordo, l’Europa paga l’indennità di espatrio a chi lavora a Bruxelles da dieci anni; l’Europa chiede rigore a tutti, ma concede di andare in pensione a 63 anni, dopo dieci anni di lavoro e con il 70% dell’ultima retribuzione; le pensioni vanno da 3.500 euro a 12.000, la pensione media è di euro 5.844 netti.
Nel 1983 in Italia una bidella andò in pensione a 32 anni, aveva chiesto il ricongiungimento dei contributi versati nel settore artigianale, oggi riceve 835 euro il mese. La moglie di Umberto Bossi è una maestra, riceve la pensione Inpdap dall’età di 39 anni, 766 euro il mese; Cesare Romiti è andato in pensione nel 1977 a 54 anni, con 2.500 euro netti al mese più 101 milioni di euro di liquidazione dalla FIAT (probabilmente aveva dei segreti da portarsi nella gtomba). Carlo De Benedetti prende una pensione di 5.000 euro netti il mese; il banchiere Domenico Gallo prende la pensione da quando aveva 45 anni, oggi ha incarichi in 9 società, ha la pensione di 4.500 euro mensili più un altro vitalizio mensile di 13.500 euro.
Adriano Celentano prende la pensione da quando aveva 50 anni, Raffaella Carrà e Sophia Loren sono pensionate dall’età di 53 anni. Ora però in Italia le baby pensioni sono state abolite, ma non in Sicilia, dove nel 2010 un dipendente della Regione è andato in pensione a 45 anni; nella Regione gli uomini possono andare in pensione con 25 anni e le donne con 20, purché abbiano un anziano da accudire.
Perciò dal 2003 al 2010 sono andati in pensione 1.000 baby pensionati, età media 53 anni, l’assegno della pensione è uguale o superiore all’ultimo stipendio, anche perché non si pagano i contributi. Questi personaggi sono trattati così bene perché il sistema, cioè il governo occulto, deve molto a loro, potrebbero ricattare perchè hanno messo tante firme che non andavano messe e hanno avallato procedure scorrette e illegali.
Un dirigente bancario, messo a riposo per incapacità, ha dichiarato sconsolato: “Perché mi hanno fatto questo, io ho fatto sepre quello che mi hanno ordinato!”, aveva ragione, si assumeva responsabilità di decisioni di chi voleva restare anonimo, ed era diventato il capro espiatorio per chi chiede giustizia. Però la giustizia è stata tante volte cieca, sorda e assente o si è mossa su sollecitazione di partiti.
Il segretario generale della Regione, Carmelo Russo, è andato in pensione a 47 anni con 6.462 euro netti il mese, per fare l’assessore con un’indennità di oltre 10.000 euro netti il mese, senza decurtazioni con il cumulo, la quale è prevista solo per chi prende la pensione minima (evviva l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge – art. 3 della costituzione). Carmelo Russo era andato in pensione per assistere il padre, anche in Calabria esistono questi baby pensionati della Regione e generalmente vanno ad assumere altri incarichi per la stessa amministrazione regionale.
Si corrispondono baby pensioni anche in Campania, Sardegna, Lombardia, Lazio, sono migliaia i beneficiari e hanno circa 50 anni, ma sono andati in pensione dipendenti anche con meno di 50 anni, ne hanno beneficiato anche dipendenti delle provincie di Trento e di Bolzano. Il commercialista romano Leonardo Quagliata ha incarichi in 22 società, però nel 2006 si è fatta riconoscere la pensione retroattiva di euro 1.196 al mese dal 1977, da quando aveva 24 anni, per essersi infortunato da militare. I grandi personaggi trovano sempre comprensione da Inps, Inpdap, Corte dei Conti, Consiglio di Stato e commissioni militari, 
L’inquisito Sandro Frisullo, vicepresidente della regione Puglia, prende dall’età di 55 anni una pensione di 7.000 euro netti il mese. In Puglia i consiglieri regionali godono di pensioni più alte degli altri cittadini, come i parlamentari, anche loro si fanno le leggi a loro favore, con 5 anni di mandato oprendono il 40% dello stipendio, che è di 11.000 lorde, se gli anni sono di più, la pensione aumenta; Frisullo, sottoposto a misure cautelari, ha continuato a percepire lo stipendio di consigliere regionale. A parlamento, consiglio regionale, provinciale e comunale dovrebbe essere impedito di fissare le indennità dei loro membri, che spesso non sono morigerati.
La Sicilia ha riconosciuto il diritto alla pensione anche a 13 ex consiglieri regionali eletti in Parlamento, la cosa non è prevista in nessun altro paese del mondo, però, fino a poco fa, si poteva essere contemporaneamente parlamentari italiani ed europei, l’esempio viene sempre dall’alto; Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia, ha preso il vitalizio come ex senatore ed ex presidente della Regione. Tra 13 c’è anche Leoluca Orlando e il finiano Fabio Granata, che prende 5.000 euro di pensione regionale, lo stipendio di parlamentare ed è vicepresidente di un Ente regionale, in tutto oltre 20.000 euro netti il mese.
I consiglieri regionali siciliani che hanno cominciato la carriera politica prima del 2000 e hanno una sola legislatura vanno in pensione a 60 anni, con due legislature vanno a 55, con tre a 50, l’assegno è cumulabile con quello parlamentare. Dal 2011 le doppie indennità sono state sospese, ma ci sono i ricorsi; gli ex onorevoli siciliani hanno diritto anche a un contributo di 5.000 euro per i funerali.
In base ad una legge del 1962, la regione Sicilia assume dipendenti a carrettate e concede ai dirigenti di andare in pensione con le stesse prebende; dal 1986 vale però solo per quelli assunti dopo quella data; oggi in Italia i divieti di cumuli, i tetti e l’elevazione dell’età per la pensione sono applicati solo ai poveri cristi o agli assegni di reversibilità. Oggi i consiglieri regionali hanno la possibilità di andare ancora in pensione a 55 anni, con assegni che vanno da 4.500 a 7.000 euro mensili.
Pietro Marrazzo è in pensione dall’età di 52 anni, con 2.000 euro mensili, e ha anche lo stipendio della RAI, se fosse arrivato a 60 anni ne avrebbe presi di più; il 20.12.2010 l’Emilia Romagna ha tagliato le pensioni dei consiglieri, ma a partire dal 2015-2020. Sono i soliti diritti acquisiti, però ai comuni lavoratori assunti dalla scuola con un contratto e una legge, sono stati modificati tutti i diritti acquisiti in merito a calcolo della pensione ed età della pensione, la legge non è uguale per tutti.
Uno spezzino, ex dipendente dell’Inps, dal 1977 ha pensione d’invalidità e assegno di accompagnamento (1.200 euro) come cieco assoluto, però guida l’automobile, i falsi ciechi sono tanti, alcuni di loro sono cacciatori e altri istruttori di nuoto; a Palermo una sorda fa la centralinista, a Roma un paraplegico fa il maratoneta, ad Avellino un paralizzato ara i campi, a Bari un uomo senza mani guida il camion; sono stati trovati sordi nelle bande musicali, mentre malati di mente conducono aziende sane.
In un paese di poche migliaia di abitanti, vicino a Napoli, con l’aiuto di medici compiacenti, 400 malati di mente prendono l’assegno d’invalidità; per intascare la pensione d’invalidità, si fingono malattie incurabili; nel paese di Militello, di 1.200 persone, vicino a Palermo, ci sono 500 pensioni d’invalidità. Fino al 1983 per le pensioni d’invalidità erogate non era previsto nemmeno un controllo, spesso quelle false aiutavano precarie condizioni sociali perché in Italia manca una vera assistenza sociale.
Il ministro socialista De Michelis corse ai ripari e le pensioni d’invalidità scesero dai 4,5 milioni del 1989 agli 1,7 nel 2002, nel 2010 sono tornate a salire a 2,8 milioni, sarà l’effetto della crisi; comunque, a Napoli c’è una pensione d’invalidità ogni 41 cittadini, a Varese una ogni 117, i due terzi di questi sussidi sono erogati al sud, nel 2009 nel Trentino è stata erogata una sola pensione d’invalidità. Gioacchino Pennino, ex medico, prende dall’Enpam 18.000 euro al mese per invalidità nell’esercizio della professione sanitaria, chissà se an che lui aveva santi in paradiso.
Da un’indagine è risultato che un medico dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi rilasciava certificati in cambio di voti; è falsa una pensione d’invalidità su due, ora purtroppo la competenza per l’accertamento dell’invalidità è passata alle Regioni, mentre è l’Inps che paga le relative pensioni, fortuna che ci sono i lavoratori che pagano i contributi. Le pensioni false d’invalidità sono state pagate anche 6.000 euro, per pagare mediatori, medici e funzionari dell’Inps, della prefettura e dell’Asl; tra il 2003 e il 2006 un mediatore, con questo sistema, è riuscito a fare avere la pensione a 620 persone che non ne avevano diritto.
Nel 2010 risulta che il 75% dei militari in pensione ha il trattamento privilegiato per infermità o lesioni, manco ci fosse una guerra permanente; una legge del 1954 prevede che gli infermi possono andare in pensione con 15 anni di servizio e i tribunali militari assolvono regolarmente i truffatori e li mandano in pensione anticipata. Falsi braccianti hanno maturato la pensione agricola, recentemente ne sono stati beccati circa 250 il giorno, soprattutto in Puglia, Calabria, Campania, Sicilia; in un caso l’azienda era intestata a un barbone, anche la moglie di un notaio risultava bracciante agricolo.
Per avere un’indennità di disoccupazione pari al 40% dello stipendio, basta denunciare all’Inps 51 giornate lavorative l’anno per due anni, in caso di maternità c'è un bonus di 11 mesi; perciò in Calabria esistono 34.000 aziende agricole, contro le 9.000 della Lombardia. Nella provincia siciliana di Crotone l’Inps paga un numero d’indennità di disoccupazione agricola pari a quello di tutta la Toscana; l’operazione si fa con fittizie società agricole e qualche compiacenza negli uffici, in Sicilia esistono più braccianti nei paesi a forte radicamento mafioso, a Careri, su 2.443 abitanti, esistono 1.701 braccianti.
Sono almeno 30.000 i cari estinti che ogni mese ricevono la pensione, perciò gli ultracentenari alle statistiche risultano più di quelli che sono in realtà, alterando la media della durata della vita; nell’estate del 2010 venti studi legali di Roma, con 300 persone indagate, sono finiti sotto inchiesta per aver falsificato documenti utili a incamerare i vitalizi destinati agli italiani emigrati all’estero.
A Napoli il boss camorrista Luigi Cimmino incassava la pensione d’invalidità Inps, nel 2007 al carcere dell’Aquila ottenne il certificato d’infermo di mente e incapace di badare e se stesso e con quello ottenne la pensione; riscuotono la pensione sociale o d’invalidità Salvatore Di Gangi, Vito Vitale, Michele Greco, Francesco Madonia e Giuseppe Calò. Comunque, Totò Riina aveva fatto domanda per la pensione sociale, ma non ha fatto in tempo a prenderla, anche Renato Curcio, fondatore delle brigate rosse, aveva chiesto la pensione sociale, ma l’Inps, finalmente, l’ha rifiutata.
Si è scoperto che il vitalizio previsto per le vittime della camorra, pari a 1.033 euro il mese, è stato incassato anche dalla moglie di un boss; in America criminali e dipendenti infedeli dello stato non ricevono la pensione pubblica, invece in Italia ancora non esiste una legge che abroghi le pensioni per i mafiosi. L’Italia paga il vitalizio ai criminali iugoslavi responsabili del massacro delle foibe e della polizia etnica a danno d’italiani, fu Palmiro Togliatti che favorì l’erogazione di queste pensioni, tra loro sono Nerigo Gobbo, Ciro Raner, Franc Boro, Mario Toffanin e Guido Pasolini, ricevono quasi 300 euro mensili.
Donato Bilancio nel 1972 ebbe un infortunio sul lavoro e ricevette una pensione d’invalidità di 528 euro, poi si diede al crimine, non è stato possibile revocare la pensione perché erogata per causa di lavoro, in America è diverso. Senza santi in paradiso, conoscenze e favori, in Italia non si ottiene niente, le vittime del terrorismo o i loro familiari e infortunati non sempre hanno ricevuto una pensione, mafiosi, titini e terroristi spesso si, è sempre questione di agganci e di furbizia. La nostra classe politica, sempre polemica per le poltrone, non è ancora riuscita a correggere il sistema.
 Nunzio Miccoli   http://www.viruslibertario.it/;   numicco@tin.it.
 Fonte:
“Sanguisughe” di Mario Giordano – Mondadori Editore

Svelata la Spider 458, ultimo gioiello Ferrari

 23/08/2011 - IL CAVALLINO

 Ferrari F458 Italia Spider La nuova Spider 458 è dotata di tetto rigido ripiegabile
Cambio da Formula Uno e 570 cavalli: la nuova creazione del Cavallino rappresenta l'ultima frontiera delle cabrio

MARANELLO
La gamma delle 8 cilindri Ferrari a motore posteriore-centrale si arricchisce di un nuovo gioiello: la 458 Spider. Affiancandosi alla pluripremiata 458 Italia, con la quale condivide i più avanzati contenuti tecnologici, distinguendosi per le prestazioni elevate, è la nuova creazione del Cavallino svelata oggi a Maranello.

L'unica con tetto rigido
La nuova spider è dotata di tetto rigido ripiegabile, una prima mondiale per una vettura con questo tipo, che utilizza un'innovativa soluzione brevettata dalla Ferrari. La 458 Spider è spinta dal motore V8 ad iniezione diretta da 4499 cm3 e 570 CV vincitore del premio International Engine of the Year 2011, assegnato per l'eccellenza ingegneristica.

Cambio da F1
Il sistema di trasmissione è costituito dall'ormai celebre cambio F1 doppia frizione a 7 marce con comandi al volante, mentre la dinamica del veicolo è gestita dall'E-Diff3, che integra il controllo di trazione F1-Trac e l'ABS prestazionale. Le calibrazioni delle nuova vettura sono state progettate per assicurare la massima sportività e il più alto piacere di guida con il tetto aperto.

Avanguardia aerodinamica
Anche il suono del motore è stato studiato per garantire il pieno coinvolgimento delle persone a bordo a vettura scoperta. Il tetto rigido, totalmente in alluminio, offre numerosi benefici rispetto alla tradizionale soluzione con capote in tela, tra cui un risparmio di peso di 25 chili e un tempo di apertura o chiusura di soli 14 secondi. L'hard top, perfettamente integrato nel design della vettura, è progettato per essere ripiegato anteriormente al vano motore riducendo lo spazio richiesto per l'alloggiamento. Vengono così mantenuti eccellenti valori di aerodinamica, a vantaggio delle prestazioni complessive, consentendo anche la presenza di una comoda panchetta porta bagagli dietro i due sedili.

Comfort e spazio
Al posteriore la 458 spider ha una linea fortemente innovativa con le pinne disegnate per ottimizzare il flusso d'aria verso il cofano motore e le prese dei radiatori dell'olio frizione e cambio. Per il massimo comfort di marcia con tetto aperto, la 458 Spider è dotata di un efficace wind stop in vetro, regolabile elettronicamente in altezza, che distribuisce i flussi all'interno dell'abitacolo permettendo una normale conversazione fino a oltre 200 km/h.

Il risultato è una vettura capace di offrire emozioni di guida uniche, conciliando le tipiche prestazioni made in Ferrari e piacere di guida all'aria aperta.

Scheda Tecnica:
Dimensioni
Lunghezza: 4527 mm
Larghezza: 1937 mm
Altezza: 1211 mm
Passo: 2650 mm
Peso a secco: 1430 kg *
Rapporto peso/potenza: 2,51 kg/CV
Distribuzione pesi (ant/post): 42%/58%

Motore
Tipo: V8 – 90°
Cilindrata totale: 4499 cc
Potenza massima: 570 CV (425 kW)** a 9000 giri/min
Coppia massima: 540 Nm a 6000 giri/min
Potenza specifica: 127 CV/l
Rapporto di compressione: 12,5:1

Pneumatici
Anteriori: 235/35 ZR20 8.5"
Posteriori: 295/35 ZR20 10.5"

Prestazioni
Velocità massima: 320 km/h
0-100 km/h: <3,4 s

Consumi ed emissioni
Consumi carburante***: 11,8 l/100 km
Emissioni***: 275 g CO2/km

*Allestimento con Cerchi Forgiati e Sedile Racing
**Inclusi 5 CV da sovralimentazione dinamica
***Ciclo combinato ECE+EUDC

 

da: http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/motori/lstp/416614/

 

 

GMG - La meglio gioventù del Papa vola a Rio - Benedetto XVI chiude il grande raduno di Madrid: appuntamento tra due anni in Brasile

 22/08/2011  

La meglio gioventù del Papa vola a Rio Rss Feed Twitter Facebook Print

 

Destinazione Rio

Benedetto XVI chiude il grande raduno di Madrid: appuntamento tra due anni in Brasile

GIacomo Galeazzi
Madrid

Ci vediamo a Rio de Janeiro tra due anni», scandisce il Papa davanti ad un oceano di mani alzate. E subito i ragazzi spagnoli consegnano ai coetanei brasiliani la Croce delle Gmg, che da qui al 2013 attraverserà il Brasile per la preparazione del prossimo raduno mondiale. «Il mondo ha bisogno certamente di Dio, solo il suo amore dà senso alla vita», assicura Joseph Ratzinger sollecitando la «sua gioventù» a partecipare all'attività di parrocchie, comunità e movimenti, ad andare a messa, confessarsi e pregare.

 
All'aeroporto di Madrid, due milioni di giovani travolgono d'entusiasmo Benedetto XVI, leader planetario: la «fiesta» della fede è stata un successo oltre ogni più ottimistica previsione. Fedeli al Pontefice nonostante prima l'afa, poi la tempesta, quindi la mancanza d'acqua e una notte quasi insonne, i pellegrini hanno affollato come mai nella storia il momento finale della Gmg fra centinaia di vescovi e cardinali.


Mentre scende il sipario sulla kermesse dei record, i Papa-boys ricevono il compito di «testimoniare la fede negli ambienti più diversi, anche dove vi è rifiuto o indifferenza». L'individualismo è una tentazione anche per i cristiani, perciò «vivete in comunione con la Chiesa». I ragazzi avevano già assistito sabato sera alla veglia di preghiera interrotta dall' improvviso nubifragio che aveva costretto Benedetto XVI a sospendere la lettura dell'omelia e provocato sette feriti non gravi. «Vi ho pensato molto in queste ore in cui non ci siamo visti», ha improvvisato ieri Benedetto XVI appena salito sul palco, dopo essere stato accolto dai reali di Spagna, aver fatto un giro in papamobile tra i ragazzi che lo acclamavano e aver vestito i paramenti liturgici. «Spero che abbiate potuto dormire un pò, sono certo che questa mattina avete alzato gli occhi al cielo, non solo il cuore».



Il maltempo ha impedito che tutti potessero fare la comunione: le tende dove erano custodite ostie e pissidi erano inagibili per vento e pioggia. L'inconveniente ha suscitato un generale rammarico (espresso anche attraverso sms e Twitter) perché alla fine la quasi totalità dei presenti non ha potuto ricevere l'ostia. Le «sentinelle» di Cuatro Vientos saranno gli «apostoli della nuova evangelizzazione», ai quali «spetta lo straordinario compito di essere discepoli e missionari di Cristo in altre terre e paesi dove vi è una moltitudine di giovani che aspirano a cose più grandi». Scorgendo nei propri cuori la possibilità di valori più autentici, «non si lasciano sedurre dalle false promesse di uno stile di vita senza Dio». Benedetto XVI ha chiesto ai ragazzi di pregare per il Papa, «perché il successore di Pietro possa proseguire confermando i suoi fratelli nella fede» e ha auspicato che «tutti nella Chiesa, pastori e fedeli, ci avviciniamo ogni giorno di più al Signore, per crescere nella santità di vita e così dare testimonianza efficace di Gesù».


Il Pontefice ha celebrato con 750 vescovi e circa 14mila sacerdoti di ogni nazione: tra letture bibliche e preghiere, oltre allo spagnolo sono stati utilizzati italiano, francese, cinese, arabo, polacco e tedesco. Al momento dell'Angelus ha rispettato la tradizione delle Gmg, che vuole che nella messa conclusiva si annunci il luogo e la data del successivo raduno mondiale. Il prossimo sarà a Rio de Janeiro nel 2013, tornando, non si sa se definitivamente o no, alla periodicità biennale in uso fino al 2000, quando si passò a quella triennale. «Spero di potervi incontrare - ha detto il Papa parlando in portoghese - fra due anni nella Gmg a Rio de Janeiro, Brasile». Il folto gruppo di brasiliani vestiti di verde e con le bandiere verdi e oro ha accolto l'annuncio con salti e grida di gioia.Il «Papa del sorriso», lo ha ribattezzato Tele-Madrid, che copre ogni suo passo in Spagna. Ed effettivamente Benedetto XVI non ha mai smesso di sorridere, alle centinaia di migliaia di giovani che lo acclamano, alle suore che lo accolgono con cori da stadio, ai docenti universitari che gli tributano ovazioni, al vecchio «nemico» Zapatero che esce di scena, al futuro «alleato» Rajoy.


Per il Papa tutto è andato per il meglio nel paese che più ha visitato dall'inizio del pontificato: la Gmg lo è circondato del calore e dell'affetto di una colossale massa di fedeli. Il periodo buio della crisi dei preti pedofili, che gravava sui viaggi precedenti, è superato e la rievangelizzazione della Spagna si presenta sotto migliori auspici. E secondo Joseph Ratzinger la collaborazione tra Chiesa e istituzioni civili non solo è possibile, ma quando Chiesa e istituzioni «si orientano al servizio di iniziative comuni si realizza il principio del bene che integra tutti nell' unità».

 

da: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/gmg-2011-7387

 

 

GMG - GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTù: il Papa incontra religiose e professori "Società sgretolata, serve educazione integrale"

Gmg, il Papa incontra religiose e professori "Società sgretolata, serve educazione integrale"

19/08/2011 
 

Il Papa: " La scienza senza limiti ha conseguenze drammatiche"

 
Papa Benedetto XVI al monastero dell'Escorial in Spagna (Ap/Lapresse)
Papa Benedetto XVI al monastero dell'Escorial in Spagna (Ap/Lapresse)

Madrid, 19 agosto 2011 - Prima l'incontro con re Juan Carlos e la regina Sofia al palazzo della Zarzuela, poi quelli al Monastero dell’Escorial con 2.350 giovani religiose (un terzo delle quali monache di clausura) e con 1.500 giovani docenti universitari. Benedetto XVI continua la sua visita pastorale in Spagna in occasione della XXVI Giornata mondiale della Gioventù.

 All'Escorial il Papa è stato accolto con grida di entusiasmo e cori. "L'incontro personale con Cristo deve essere testimoniato con tutta la forza" e "possiede oggi una speciale rilevanza, quando si constata una sorta di ‘eclissi di Dio’, una certa amnesia se non un vero rifiuto del cristianesimo e una negazione del tesoro della fede ricevuta col rischio di perdere la propria identità profonda", ha detto il Pontefice nel Patio de los Reyes alle giovani religiose.

 "Davanti al relativismo e alla mediocrità - ha proseguito - sorge il bisogno di questa radicalità, che testimonia la consacrazione come un appartenere a Dio". Per Benedetto XVI, la "radicalità è rimanere radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" che "significa andare alla radice dell’amore a Gesù Cristo con cuore indiviso, senza anteporre nulla a tale amore con una appartenenza sponsale". "La Chiesa ha bisogno della vostra fedeltà giovane, radicata ed edificata in Cristo", ha concluso il Papa.

 Quindi rivolto ai giovani docenti universitari, il Papa ha denunciato i rischi che derivano "dagli abusi di una scienza senza limiti", che vada "ben oltre se stessa", così come da quelli simmetrici di "un totalitarismo politico che si ravviva facilmente quando si elimina qualsiasi riferimento superiore al semplice calcolo di potere".

 "Quando la sola utilità e il pragmatismo immedato si ergono a criterio principale, le perdite possono essere drammatiche - ha dichiarato ancora l'ex professor Ratzinger -. L’idea genuina di università è precisamente quello che ci preserva da tale visione riduzionista e distorta dell’umano".

 Per Benedetto XVI una "società sgretolata e instabile" che non dà "punti di riferimento ai giovani" richiede che anche i professori non formino solo "professionisti competenti che possano soddisfare la domanda del mercato". Il Pontefice ha criticato una "visione utilitaristica della educazione, anche di quella universitaria" e ha osservato che certo i docenti sentono "senza dubbio il desiderio di qualcosa di più elevato, che corrisponda a tutte le dimensioni che costituiscono l’uomo".

 Il Papa ha poi citato Platone: "Cerca la verità mentre sei giovane, perché se non lo farai, poi ti scapperà dalle mani". ‘Questa alta aspirazione - ha incitato papa Ratzinger - è la più preziosa che potete trasmettere in modo personale e vitale ai vostri studenti, e non semplicemente alcune tecniche strumentali e anonime, o alcuni freddi dati, usati solo in modo funzionale".

 Non perdete "questa sensibilità", ha raccomandato ai giovani docenti, non dimenticate che l’insegnamento non è "un’arida comunicazione di contenuti", ricordate che la "verità è sempre più alta dei nostri traguardi". 

LA GMG IN CIFRE - Centomila euro sono i soldi che la Giornata Mondiale della Gioventù porterà alla Spagna; zero euro costerà l’evento ai contribuenti. Il Comitato ufficiale del mega-raduno dei giovani con il Papa in corso a Madrid ha distribuito un comunicato stampa con alcuni numeri sulla Gmg. 

Oltre un milione e 200 mila sono i contatti sul canale You Tube della Gmg, un milione i ragazzi che partecipano agli eventi, 30mila i volontari, veri e propri angeli custodi dei pellegrini, 14mila i sacerdoti che concelebrano nella messa del Papa, 4.700 i giornalisti accreditati da tutto il mondo; 10 milioni di metri di filo utilizzati per confezionare i paramenti per le messe, 4mila disabili partecipano all’evento, 2mila i giovani del terzo mondo che possono partecipare grazie al Fondo di Solidarietà, 800 i vescovi di tutto il mondo, 700 i componenti del coro, 300 gli eventi culturali che si svolgono in tutta Madrid, 200 i confessionali a forma di vela utilizzati per la festa del perdono nel parco del Retiro, 193 i paesi rappresentati dai pellegrini.

 E ancora: 150 equipe di volontari si occupano del servizio sanitario, 79 le ore di permanenza del Papa a Madrid, 68 gli stand vocazionali presenti al parco del Retiro, 21 le lingue con le quali è possibile consultare le informazioni nel profilo ufficiale di Facebook della Gmg, 17 tende di adorazione eucaristica allestita a Cuatro Vientos, 12 i giovani che pranzeranno con il Papa, 8 tonnellate di frutta donate dall’Assocazione 'Mayoristas de Fruta' del mercato centrale di Madrid; 7 tonnellate di rosari per i pellegrini, 2 le Gmg che si sono svolte in Spagna, 1 evento unico.

 

da: http://qn.quotidiano.net/esteri/2011/08/19/565230-papa_incontra_religiose_professori.shtml

 

 

Luca Cordero di Montezemolo: COME AFFRONTARE LA CRISI ECONOMICA - Il programma di Italia Futura: "Sì alla patrimoniale, addio alle pensioni di anzianità e vendita di due reti Rai"

19/08/2011 - COME AFFRONTARE LA CRISI ECONOMICA

Il programma di Italia Futura: "Sì alla patrimoniale, addio alle pensioni di anzianità e vendita di due reti Rai"

 L'Associazione che fa capo a Luca Cordero di Montezemolo propone una "contromanovra" in dieci punti

ROMA

Una «
contromanovra» in dieci punti. Viene presentata da Italia Futura, l’associazione che fa capo a Luca Cordero di Montezemolo, alla vigilia dell’inizio dell’esame della manovra aggiuntiva, lunedì 22, in commissione al Senato. «Disciplina (e serietà) nelle politiche di bilancio e equità nella distribuzione dei sacrifici, crescita - sono i pilastri delle proposte - Se la politica italiana c’è (tanto al governo quanto all’opposizione) batta un colpo - invoca Italia Futura - Se non c’è (tanto al governo quanto all’opposizione) si faccia da parte. L’Italia non può aspettare».

Ecco dunque le proposte: «Una ’patrimoniale' per lo Stato e gli enti locali», con la dismissione del patrimonio pubblico; «un contributo di solidarietà da parte della politica», con la soppressione delle province e interventi su Cnel e Camere di commercio; «chiudere il cantiere previdenza», superando «conservatorismi» di destra e di sinistra; «introduzione di un unico contratto di lavoro a protezione crescente». E ancora: no «all’odioso, perchè profondamente iniquo» contributo di solidarietà, ma «patrimoniale permanente dello 0,5% sui patrimoni superiori a 10 milioni»; no a una nuova tassazione dei capitali scudati; lotta all’evasione e destinazione dei proventi «alla riduzione delle aliquote»; aumento dell’Iva «solo se» riequilibrato da una riduzione «per lo stesso ammontare» del «prelievo sulle imprese (a cominciare dall’Irap)». Infine, «interventi relativi al funzionamento dei mercati», con liberalizzazioni (secondo le proposte dell’istituto Leoni) e misure per il funzionamento della Pa e del comparto dei servizi; «riforme costituzionali» entro l’anno, con introduzione del vincolo del pareggio di bilancio, dimezzamento del numero dei parlamentari, abolizione delle province e libertà d’impresa.

Insomma: «introduzione del vincolo del bilancio in pareggio, dimezzamento del numero dei parlamentari, abolizione delle province, libertà di impresa» sono le riforme costituzionali invocate da Italia Futura, l’associazione che fa capo a Luca Cordero di Montezemolo, nella sua proposta di «contromanovra».

Occorrono, secondo Italia Futura, «interventi tesi a cambiare la cultura politica e sociale del paese». Dunque, «si proceda senza indugio» alle riforme costituzionali, «con l’obbiettivo di concludere in tutti i casi l’iter entro l’anno e lo si faccia seriamente», è l’auspicio rivolto dall’associazione sia alla maggioranza che all’opposizione.

«Il Governo ha segnalato in tempi e modi diversi la propria disponibilità a correzioni che ci auguriamo significative - scrive Italia Futura, nel presentare le sue dieci proposte - Cogliendo questa disponibilità riteniamo di dover sintetizzare le direzioni di una possibile modifica del decreto avvertendo che i punti che seguono non devono intendersi come un menù, una lista all’interno della quale scegliere ciò che più aggrada e respingere ciò che appare più scomodo. Essi, al contrario, vanno considerati contestualmente in quanto rispondono ad una idea complessiva del paese, delle sue scelte di finanza pubblica, del loro impatto sulle diverse fasce sociali e delle loro conseguenze sulla crescita».

«Non mancano le ragioni per un intervento inteso a chiedere a chi più ha di contribuire maggiormente alla soluzione delle difficoltà del Paese. Riteniamo che sia questo il momento per introdurre una imposta patrimoniale permanente con aliquota pari allo 0,5% sui patrimoni superiori a 10 milioni di euro». È una delle proposte contenute nella ’contromanovra' di
Montezemolo.

«Il gettito dell’imposta sulle ’grandi fortune' - segnala Italia Futura - contribuirebbe, nel biennio 2012-2013, ad accelerare il percorso verso il pareggio di bilancio (portando comunque ad una pressione fiscale inferiore a quella prevista nella manovra) e sarebbe destinato dal 2014 a finanziare (su base strettamente competitiva) i settori dell’istruzione e della ricerca e tutela e valorizzazione del patrimonio culturale». Invece «la definizione delle questioni previdenziali», con
il superamento di istituti come la pensione di anzianità e la minore entità pensionabile delle donne, «permetterebbe di abolire l’odioso, perchè profondamente iniquo, contributo di solidarietà».

No, infine, al ricorso a «misure di carattere estemporaneo». «Riteniamo che sia un errore grossolano quello di non mantenere i patti con i contribuenti anche quando questi patti sono sbagliati (come nel caso dello scudo). Il discorso, per inciso, vale anche per l’addizionale Ires sulle imprese energetiche. Tassare nuovamente i capitali scudati sarebbe - sottolinea Italia Futura - una ipotesi legalmente non praticabile e riproporre un nuovo scudo fiscale non aggiungerebbe nulla di strutturale alla manovra. L’ennesimo tentativo di non prendere atto della serietà della
situazione».

Riteniamo che sia arrivato il momento di superare definitivamente istituti nati e cresciuti in un contesto socio-economico completamente diverso da quello attuale (come le anzianità o la minore età pensionabile femminile) anche per poter disporre delle risorse necessarie a costruire un welfare a misura delle donne e un sistema previdenziale aperto alle generazioni più giovani» propone Italia Futura.

«Se quindici anni fa era Cofferati a gridare ’le pensioni non si toccano', oggi è Bossi a recitare la stessa parte - sottolinea l'associazione che fa capo a Montezemolo - È arrivato il momento che il Paese si liberi dei conservatorismi tanto di sinistra quanto di destra che lo hanno fino ad ora ingabbiato».

 

da: http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/416288/

 

 

Giornata mondiale della Gioventù - GMG, il Papa: “Non pochi i giovani discriminati per la fede”

18/08/2011 

 

Lo ha detto Benedetto XVI a Madrid nel suo primo discorso. Il Pontefice è stato accolto dai reali di Spagna, da duemila ragazzi e (a sorpresa) dal premier Zapatero

ANDREA TORNIELLI
madrid

«Non pochi» giovani, «a causa della loro fede in Cristo, soffrono in se stessi la discriminazione, che arriva al disprezzo e alla persecuzione aperta od occulta che patiscono in determinate regioni e paesi. Li si perseguita volendo allontanarli da Lui, privandoli dei segni della sua presenza nella vita pubblica, e mettendo a tacere perfino il suo santo nome».

 Lo ha detto Papa Ratzinger nel suo primo discorso spagnolo, appena atterrato all’aeroporto di Madrid, accolto dai reali di Spagna, Juan Carlos e Sofia, dal premier Zapatero (la cui presenza non era prevista dal cerimoniale annunciato) e da un curioso drappello di bambini vestiti da guardie svizzere. A salutare il Pontefice che si fermerà nella capitale iberica fino a domenica, anche una rappresentanza di duemila giovani della GMG.

 «Sono qui per incontrarmi con migliaia di giovani di tutto il mondo, cattolici, interessati a Cristo o in cerca della verità che dà un senso genuino alla propria esistenza – ha spiegato Benedetto XVI - Giungo come successore di Pietro per confermare tutti nella fede, vivendo alcuni giorni di intensa attività pastorale per annunciare che Gesù Cristo è la via, la verità e la vita; per dare impulso all’impegno di costruire il Regno di Dio nel mondo, tra noi; per esortare i giovani a incontrarsi personalmente con Cristo amico e così, radicati nella sua persona, convertirsi in suoi fedeli discepoli e coraggiosi testimoni».

 Poi Ratzinger ha spiegato lo scopo del pellegrinaggio dei giovani a Madrid: «Si può ben pensare che essi desiderano ascoltare la Parola di Dio, come si è loro proposto nel motto di questa Giornata Mondiale della Gioventù, in modo che, radicati ed edificati in Cristo, manifestino la fermezza della loro fede».

  «Molti di loro – ha aggiunto – hanno udito la voce di Dio, forse solo come un lieve sussurro, che li ha spinti a cercarlo più assidua mente e a condividere con altri l’esperienza della forza che ha la voce di Dio nella loro vita. Questa scoperta del Dio vivo rianima i giovani e apre i loro occhi alle sfide del mondo nel quale vivono, con i suoi limiti e le sue possibilità. Vedono – ha detto il Papa – la superficialità, il consumismo e l’edonismo imperanti, tanta banalizzazione nel vivere la sessualità, tanta mancanza di solidarietà, tanta corruzione. E sanno che senza Dio sarebbe arduo affrontare queste sfide ed essere veramente felici, mettendo tutto il loro entusiasmo nel conseguimento di una vita autentica». 

Benedetto XVI ha quindi parlato dell’occasione di incontro rappresentata dalla GMG, dove i giovani «hanno un’occasione privilegiata per mettere in comune le loro aspirazioni, scambiare reciprocamente la ricchezza delle proprie culture ed esperienze, animarsi l’un l’altro in un cammino di fede e di vita, nel quale alcuni si credono soli o ignorati nei propri ambienti quotidiani. Invece no, non sono soli. Molti loro coetanei condividono i loro stessi propositi e, fidandosi completamente di Cristo, sanno che hanno realmente un futuro davanti a loro e non temono gli impegni decisivi che danno pienezza a tutta la vita».

 Papa Ratzinger non si nasconde le difficoltà: «Sussistono tensioni e scontri aperti in tanti luoghi del mondo, anche con spargimento di sangue. La giustizia e l’altissimo valore della persona umana si sottomettono facilmente a interessi egoisti, materiali e ideologici. Non sempre si rispetta, come si deve, l’ambiente e la natura, che Dio ha creato con tanto amore. Molti giovani, inoltre, guardano con preoccupazione al futuro di fronte alla difficoltà di trovare un lavoro degno, o perché l’hanno perduto o perché precario e insicuro. Altri hanno bisogno di essere messi in guardia per non cadere nella rete della droga, o di avere un’assistenza efficace, se, purtroppo, vi fossero caduti».

Tra queste difficoltà, ci sono, in alcuni Paesi, le discriminazioni e anche la persecuzione: «Non pochi, a causa della loro fede in Cristo, soffrono in se stessi la discriminazione, che arriva al disprezzo e alla persecuzione aperta od occulta che patiscono in determinate regioni e paesi. Li si perseguita volendo allontanarli da Lui, privandoli dei segni della sua presenza nella vita pubblica, e mettendo a tacere perfino il suo santo nome».

 «Io mi accingo – ha concluso Benedetto XVI – a dire ai giovani, con tutta la forza del mio cuore: che niente e nessuno vi tolga la pace; non vergognatevi del Signore. Egli non ha avuto riserve nel farsi uno come noi e sperimentare le nostre angustie per portarle a Dio, e così ci ha salvato. In questo contesto è urgente aiutare i giovani discepoli di Gesù a rimanere saldi nella fede e ad assumere la meravigliosa avventura di annunciarla e testimoniarla apertamente con la propria vita. Una testimonianza coraggiosa e piena di amore per il fratello, decisa e prudente al contempo, senza nascondere la propria identità cristiana, in un clima di rispettosa convivenza con altre legittime opzioni ed esigendo, nello stesso tempo, il dovuto rispetto per le proprie».

 

da: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/news/dettaglio-articolo/articolo/gmg-2011-7121/

 

 

Addio Jacopetti, autore di "Mondo cane"

 

 

18/08/2011 - IL LUTTO
 Gualtiero Jacopetti 

Reporter d'assalto, scandalizzò l'Italia con i suoi documentari

GORDIANO LUPI

Gualtiero Jacopetti è morto ieri sera, 17 agosto, alle 20 e 30, nella sua casa di Roma. Aveva 92 anni. Toscano della Garfagnana, nasce nel 1919 a Barga, paese caro a Giovanni Pascoli che lo immortalò con magici versi come il suo “cantuccio d’ombra romita”. Jacopetti intraprende la carriera militare, combatte nella seconda guerra mondiale come ufficiale di collegamento ed è collaboratore del controspionaggio americano. Finita la guerra fa il propagandista per la Democrazia Cristiana e con la sua azione contribuisce alla vittoria nel referendum sul blocco socialcomunista alle elezioni politiche del 1948. Nel primo dopoguerra, su consiglio e raccomandazione dell’amico Indro Montanelli, si dedica al giornalismo e scrive articoli di costume e attualità su Oggi, Corriere della Sera e La Settimana Incom. Per il giornale di via Solferino fa l’inviato speciale, alla Settimana Incom è capo redattore, infine fonda e dirige il settimanale Cronache.

I primi contatti di Jacopetti con il mondo delle immagini avvengono nel 1950 e riguardano i commenti sonori del cinegiornale Settimana Incom e della rubrica televisiva Cineselezione. Jacopetti vive con il peso dell’ingiusta fama di fascista e razzista. In realtà è soltanto un liberale, un uomo senza padroni, un giornalista controcorrente che segue la lezione di Indro Montanelli. Fa sei anni di guerra mondiale come volontario da soldato semplice, ma l’8 settembre si trova dalla parte dei partigiani e il 25 aprile 1945 è in piazzale Loreto. I servizi segreti americani lo incaricano di rintracciare il carteggio tra Churchill e Mussolini, cosa che prova a fare senza successo. Nel 1948 si mette a capo di un movimento studentesco che si presenta alle elezioni schierandosi in alternativa a cattolici e comunisti, appoggiando una scelta monarchica e filo statunitense.

Per fare propaganda elettorale si comporta come D’Annunzio, noleggia tre aerei scassati e distribuisce volantini di propaganda contro il Fronte socialista e comunista. Indro Montanelli è il suo giornalista di riferimento, un amico che accompagna tutta la sua vita, dopo averlo conosciuto a Milano al termine di un comizio in Piazza Duomo. Montanelli lo prende sotto la sua ala protettrice come inviato da Vienna per il Corriere della Sera, quotidiano dove affina un brillante stile giornalistico. Jacopetti non è tipo da fermarsi, si lascia affascinare da nuove idee da realizzare e nel 1953, insieme all’editore Luminelli, fonda un settimanale di impostazione liberale come Cronache. Tra i collaboratori ci sono: Malaparte, Prezzolini e Montale, ma anche i giovani Saviane, Gregoretti, Zevi e Gambino. Il giornale può considerarsi a pieno titolo il progenitore de L’Espresso. L’esperienza dura poco, perché vengono pubblicate alcune foto osé di Sofia Loren che costano a Jacopetti una condanna a un anno e quattro mesi per fabbricazione, commercio e spaccio di foto pornografiche.

La sua vita prosegue come redattore del cinegiornale Europeo Ciak, ma lo troviamo anche nei panni di attore nel ruolo di un avvocato galante ne Un giorno in pretura (1954) di Steno. I problemi di Jacopetti cominciano nel 1955 quando viene arrestato con l’accusa di aver violentato una zingara minorenne, Jolanda Calderas, che è costretto a sposare in carcere per riparare. Tutta una montatura, afferma il regista. Finita l’esperienza di Cronache comincia a lavorare ai cinegiornali satirici che vengono passati nelle sale come anteprima alle pellicole. “Gli antenati di Striscia”, commenta Jacopetti, che si divertiva a sbeffeggiare gli onorevoli fornendo forbici spuntate per il taglio del nastro alle inaugurazioni. In questo periodo scrive per Luigi Vanzi il documentario "Il mondo di notte" (1959) e subito dopo "Europa di notte" (1959) per Alessandro Blasetti. Jacopetti è sceneggiatore anche di "Che gioia vivere!" (1961) di René Clement. Questi lavori di scrittura possono essere considerate le prove generali di "Mondo cane" e gli antesignani degli innovativi "mondo movies".

Federico Fellini si ispira a Jacopetti quando gira "La dolce vita" e lo vorrebbe come attore. L’amore con la giovane e bellissima attrice Belinda Lee è un’altra tempesta di vita che porta Jacopetti a chiedere l’annullamento del matrimonio con la Calderas alla Sacra Rota, anche perché la compagna aspetta un figlio. L’amore tra Belinda Lee e Gualtiero Jacopetti finisce tragicamente, perché l’attrice muore in un incidente d’auto a San Bernardino in California, nel 1961. Jacopetti resta indenne, ma l’incidente è tragico: l’auto buca una gomma ed esce di strada alla velocità di 160 chilometri orari. Il colpo è grande e il regista accusa dolori fisici ma soprattutto morali che cura con la morfina al punto di diventarne dipendente. Ne esce fuori con difficoltà grazie ad amici come Indro Montanelli, Ursula Andress ed Elsa Martinelli.

Jacopetti riparte dal cinegiornale Ieri, oggi e domani prodotto da Rizzoli che gli porta successo e popolarità, anche se non riesce a realizzare il progetto di comprare Il Giorno da Enrico Mattei che chiede ben cinque miliardi. Porta a termine l’idea di girare un film alla moda dei cinegiornali, un documentario sensazionalistico su avvenimenti curiosi che avrebbero sconvolto il pubblico: "Mondo cane" (1962), seguito da "Mondo cane 2" (1963), "La donna nel mondo" (1963), "Africa addio!" (1966) e "Addio zio Tom" (1971), realizzati insieme a Franco Prosperi e in alcune occasioni con l’aiuto di Paolo Cavara. Il suo ultimo film è "Mondo candido" (1975), trasposizione molto libera del Candido di Voltaire.

In tempi recenti Jacopetti sceneggia "Fangio – una vita a 300 all’ora" (1981), documentario di Hug Hudson sulla vita del pilota argentino. Il merito di Jacopetti regista è stato quello di aver rivoluzionato l’uso delle immagini e dei documentari e di aver filmato per la prima volta le cose eccezionali, trasgressive e scioccanti che accadono nel mondo. L’accusa di aver prodotto filmografia trash non è condivisibile, perché Jacopetti ha girato cose che nessuno aveva mai osato girare, ha immortalato immagini sconvolgenti e bizzarre che hanno dato origine a nuovi generi cinematografici.

Jacopetti è importante anche come animatore culturale perché ha saputo raccontare coraggiosamente il lato dolente della nostra società. I suoi documentari, tecnicamente perfetti, descrivono l’ipocrita realtà italiana degli anni Sessanta che per reazione si è sempre difesa da chi voleva smascherare limiti e contraddizioni. La sua attività di regista è oggi al centro dell’attenzione di studiosi e appassionati, al punto che il regista Andrea Bettinetti ha realizzato un dvd come "L’importanza di essere scomodo", che racconta vita e opere di Jacopetti. Il film è stato presentato alla Casa del Cinema di Roma, il 26 novembre 2009, a cura della Fondazione Cinema per Roma e dell’Assessorato alle politiche culturali. In tale occasione è stato proiettato anche il film inedito Operazione ricchezza, girato da Jacopetti in Venezuela.

 

da: http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/416132/

 

 

 

 

Madrid invasa dai Papa-boys

17/08/2011 
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Domani l'arrivo di Benedetto XVI: nella capitale spagnola un milione e mezzo di giovani

Giacomo Galeazzi
Madrid

Gmg, inizia la «fiesta» della fede. Mezzo milione di Papa-boys ha già invaso Madrid per la «festa dell’orgoglio cattolico» ed entro un paio di giorni saranno il triplo. Tutti i sacerdoti che confessano durante la Giornata mondiale della gioventù potranno assolvere dal peccato dell’aborto imponendo una penitenza appropriata. Sono 200 i confessionali installati nei Giardini del Buen Retiro, ribattezzati «Festa del perdono», dove confesseranno 2000 sacerdoti in sette lingue. Uno dei confessori che permetterà ai giovani di riconciliarsi con Dio, sabato dalle 9 della mattina, sarà lo stesso Benedetto XVI. 


È probabile che il Pontefice tocchi nuovamente il tema della difesa della vita, dal suo inizio, perciò la possibilità di essere assolti per l’aborto va letta come un invito, rivolto proprio agli adolescenti, a condurre una riflessione profonda sul significato della vita, sulle responsabilità di essere madri e padri, oltre che sul valore del sacramento della confessione. I dati più recenti sugli aborti tra le under-19 parlano di 10.375 interruzioni di gravidanza all’anno, 296 delle quali in ragazze sotto i 15 anni, in Italia. E quello italiano è il tasso di aborti giovanili tra i più bassi in Europa, pari a 7,2, contro il 24 dell’Inghilterra, il 15,6 della Francia e il 13,5 della Spagna. I momenti chiave dell’incontro dei giovani con Joseph Ratzinger saranno domani la cerimonia a Plaza Cibeles e la Via Crucis sul Paseo de Recoletos, poi la messa di domenica all’aeroporto di Cuatro caminos. E’ il terzo viaggio di Benedetto XVI nella Spagna del «laicista» Zapatero, dopo il meeting internazionale delle famiglie di Valencia del 2006 e la visita a Santiago e Barcellona della scorsa primavera. Sullo sfondo della crisi economica, intanto, circa 150 associazioni atee e di sinistra come «Europa laica» hanno convocato una giornata di protesta a Madrid con slogan come «La visita del Papa, non con le mie tasse». In prima fila gli «indignados». Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, replica che «ognuno può esprimere liberamente le sue opinioni» e che il Vaticano «non è particolarmente preoccupato». Ieri sera il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente dei vescovi spagnoli, ha aperto il grande raduno ma scarseggiano i posti-letto.


 


Quando domani Benedetto XVI entrerà simbolicamente dalla Porta di Alcalà, i 30mila volontari dovranno assistere i pellegrini nelle difficoltà logistiche di una mobilitazione colossale. L’eucarestia della celebrazione papale sarà dedicata a Giovanni Paolo II (inventore delle Giornate Mondiali della Gioventù) e per la prima volta sarà celebrata con il rituale del nuovo beato, già inserito nel messale delle diocesi della Polonia e in quello della diocesi di Roma ma che Benedetto XVI ha autorizzato per questa occasione. Quella di Madrid è la 26˚ edizione delle Gmg. Il grande happening 2011 di giovani cattolici è intitolato «Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede», motto tratto dalla Lettera di San Paolo ai Colossesi.


Il Comune di Madrid ha blindato tutto il centro con misure senza precedenti: ieri la polizia ha arrestato un giovane messicano sospettato di progettare un attentato con gas asfissianti contro i manifestanti anti-Papa.

L’organizzazione calcola che il costo totale della Gmg sarà di 50 milioni di euro, il 70% dei quali autofinanziato dai pellegrini stessi con le iscrizioni, il restante proveniente da donazioni di varia origine. Circa 330mila persone saranno ospitate in 6.137 strutture, 693 delle quali pubbliche, come collegi, polisportive, università private. La sicurezza verrà garantita, oltre che da 6.150 agenti della Policia Nacional e dalla Guardia Civil, anche da 12mila effettivi supplementari del Comune e della Polizia municipale.

Il centro della capitale sarà invaso da giovani cattolici di 193 paesi dei cinque continenti (200mila gli italiani attesi), che fra una messa e l’altra fanno turismo con l’inconfondibile zainetto arancione ufficiale in spalla, e i cappelli gialli e arancio forniti nel «kit del pellegrino» a 220 euro. Il caldo è soffocante, quasi 40 gradi, e il sole castigliano picchia duro. Ma l’entusiasmo dei Papaboys non risente della canicola d’agosto. Dopo sette anni di rapporti tesi fra la Chiesa cattolica e il governo socialista-avanguardia in Europa del laicismo radicale, va in scena proprio in Spagna la festa dei giovani, della fede, del Papa. Spiega Marieta Jaureguizar, portavoce della Gmg: «È perfettamente compatibile divertirsi, essere giovani e cristiani e ascoltare il Santo Padre».

 

da: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/gmg-2011-7059/

 

 

Giornata Mondiale della gioventù - GMG, 22 anni l’età media dei partecipanti in arrivo da 137 paesi

 

15/08/2011 

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Un sondaggio mette in evidenza anche dati quali istruzione, stato civile, durata del soggiorno, motivazioni dei partecipanti. E gli organizzatori ribadiscono: “Costi zero per il contribuente spagnolo”

redazione
roma

L'Indagine

L’età media dei 480 mila ragazzi dei cinque continenti che si sono iscritti alla Giornata Mondiale della Gioventù è di 22 anni. Ad essi si aggiungeranno almeno altrettanti spagnoli, che arriveranno direttamente alla grande spianata dell’aeroporto «Cuatro vientos» per partecipare all’evento senza usufruire dei servizi offerti dall’organizzazione. 

È quanto emerge da un sondaggio promosso dalla Chiesa Spagnola e realizzato da GAD3 su circa 3500 giovani in arrivo a  Madrid. Più della metà (58%) ha un’istruzione universitaria e il 73% andrà a Madrid per la prima volta nella sua vita. Il sondaggio, diffuso dal Servizio Informazione Religiosa, rivela anche che quasi il 48% sono studenti, il 40% lavora e solo il 6% è disoccupato. 

Per quanto riguarda lo stato civile, l’88% è ancora celibe o nubile e quindi uno su dieci è già sposato, ma solo il 55% vive in casa con i genitori. Per quanto riguarda la durata del loro soggiorno a Madrid, la media è di 9 giorni. Quasi il 22% viene alloggiato, in questi giorni dei gemellaggi nelle diocesi spagnole, nei centri sportivi e ostelli, il 13% in diverse parrocchie e un altro 12% viene ospitato in casa dalle famiglie. Non visiteranno solo la capitale della Spagna, ma 7 su 10 giovani visiterà anche altre città come Barcellona, Toledo, Avila, Saragozza, Santiago de Compostela, Valencia, Segovia, Siviglia, Granada, Pamplona. 

Dal punto di vista della motivazione dei partecipanti che li ha portati ad essere pellegrini in Spagna per la Gmg, gli intervistati hanno detto di voler vivere nuove esperienze (72%), aiutare a diffondere il messaggio di Gesù Cristo (68%) manifestare il proprio impegno con la Chiesa (65%), soddisfare le proprie inquietudini spirituali (61%), stare con persone che la pensano allo stesso modo (58%), conoscere nuove persone (53%), scoprire il senso della loro vita (48%) e contribuire a migliorare la società (48%). 

Oltre a partecipare alla veglia con il Papa, sabato 20 agosto, nella località di Cuatro Ventos, più dell’80% si recherà in visita ai musei, l’80% comprerà regali e souvenir e circa il 21% andrà al cinema. La maggior parte (90%) dei giovani assisteranno alla Giornata mondiale della gioventù con un gruppo religioso, con gli amici (88%) e con parenti (34%). 

Sono state diffuse inoltre diffuse le cifre sui costi. Per l’economia spagnola travolta dalla crisi, la Giornata Mondiale della Gioventù rappresenterà un’iniezione di 100 milioni di euro. Il grande raduno costerà zero euro al contribuente spagnolo. In totale le spese per l’organizzazione ammonteranno a 50,48 milioni e di questi 31,5 milioni provengono dalle tasche dei giovani (o

delle organizzazioni che li hanno aiutati a venire a Madrid, come «Aiuto alla Chiesa che soffre»), 16,5 milioni dagli sponsor e 2,4 milioni da donazioni private. 

Ugualmente trasparenti sono le voci di spesa: 4 milioni per i 500 mila zaini destinati agli iscritti, 5 milioni e 567.511 euro per la segreteria generale e l’accoglienza, 2 milioni e 130.837 euro per i sistemi informatici. 

Gli organizzatori hanno reso pubblico il bilancio dell’evento per rispondere alle critiche sul presunto costo pubblico della Gmg, che secondo associazioni come Europa Laica si riverserebbe sulla pubblica amministrazione, quindi sui contribuenti. Fernando Gimenez Barriocanal, direttore finanziario della Gmg, in un’intervista a Avvenire rivela che «su 10 euro, 7 verranno sborsati dai ragazzi». 

E assicura che «la Gmg non spenderà più di quello che incassa». Gli unici aiuti pubblici alla Gmg ammessi da Gimenez riguardano servizi: dalla polizia all’uso di spazi come scuole o palestre. Ci sono infine le esenzioni fiscali garantite dalla legislazione spagnola agli sponsor della Gmg e gli sconti applicati ai  pellegrini per il trasporto pubblico. 

Arrivano i giovani "pellegrini" 

È un flusso continuo, una lenta, inarrestabile pacifica invasione: alla vigilia dell’apertura ufficiale della Giornata Mondiale della Gioventù decine di migliaia di giovani sono giunti a Madrid provenienti da 137 paesi dei cinque continenti. Molti sono arrivati all’aeroporto di Barajas, tanti alla stazione dell’alta velocità spagnola di Atocha, e non pochi, secondo l’antica tradizione del cammino di Santiago, a piedi, dopo giornate passate lungo le strade. Per la messa conclusiva della Gmg che Benedetto XVI celebrerà domenica  al Cuatro Ventos sono attesi un milione e mezzo di fedeli. I pellegrini in arrivo da tutto il mondo dovrebbero essere almeno un milione. Fra questi tantissimi gli italiani, fra 100 e 200 mila. 

Saranno il primo gruppo nazionale della Gmg madrilena. Benedetto XVI sarà a Madrid da giovedi a lunedi. incontrerà più volte i giovani, celebrerà due messe, nove sermoni, presiederà una Via Crucis lungo il Paseo della Castellana, parteciperà alla ’Via del Perdonò nel Parco del Retiro, nel quale centinaia di sacerdoti fra cui lo stesso papa confesseranno decine di migliaia di giovani.

Negli ultimi giorni l’80% dei circa 450mila pellegrini  - 100mila italiani - già
iscritti presso l’organizzazione della Gmg sono giunti in Spagna facendo una tappa di avvicinamento, prima di arrivare a Madrid, in altre città, Barcellona, Santiago di Compostella, Valencia, Avila, Siviglia, dove si sono svolte messe e celebrazioni. Oggi la partenza per la capitale.

 Il cuore di Madrid questo pomeriggio aveva cambiato volto. Fra Puerta del Sol e Gran Via, fra Palazzo Reale e Plaza Mayor dominavano il giallo, l’arancio e il rosso, i colori del Vaticano e della Gmg. Alcune grandi arterie del centro, come il Paseo de Recoletos, che accoglierà la Via Crucis, sono già state chiuse. Migliaia di ragazzi con in spalla lo zainetto ufficiale arancione e sul capo i cappelli gialli o arancio forniti nel "kit del pellegrino"  - la temperatura sfiora i 40 gradi e il sole picchia - oggi hanno fatto turismo prima che venga inaugurata ufficialmente la giornata. 

La maggior parte dei pellegrini sono alloggiati in scuole, edifici pubblici o della Chiesa, molti sono ospitati da famiglie cattoliche di Madrid. I ristoranti del centro offrono il «Menu del pellegrino», i negozi vendono bandiere del Vaticano, occhiali da sole e crema solare della Gmg, magliette souvenir con il logo della Giornata (una corona e una croce), e le chiese della capitale messe in praticamente tutte le lingue.

 

da: http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/gmg-2011-7005//pag/1/

 

 

ANSA: Italiani in viaggio ad agosto sono 3 milioni in piu'. La meta e' l'Italia

15 agosto, 2011

Italiani in viaggio ad agosto sono 3 milioni in piu'. La meta e' l'Italia. Ed è boom di stranieri nel paese, +3,8%, nei primi cinque mesi del 2011. E' la fotografia tracciata dal ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla che riferisce i dati dell'Osservatorio nazionale del turismo

Passeggeri in coda per effettuare la consegna bagagli ed il check-in per accedere all'imbarco dell'aereo lo scorso 2 luglio a Fiumicino Passeggeri in coda per effettuare la consegna bagagli ed il check-in per accedere all'imbarco dell'aereo lo scorso 2 luglio a Fiumicino  

ROMA - In aumento gli italiani che andranno in vacanza nel mese di agosto, 3 milioni di partenze in più rispetto allo scorso anno. Ed è boom di stranieri in Italia, +3,8%, nei primi cinque mesi del 2011.

E' la fotografia tracciata dal ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla che riferisce i dati della rilevazione mensile dell'Osservatorio nazionale del turismo.

Sono 19,3 milioni (38,4% della popolazione) gli italiani che hanno in programma una vacanza nel mese di agosto; 3 milioni di partenze in più rispetto al 2010. Aumentano, in particolare, le partenze dei nostri connazionali con destinazione Italia (il 76,7% del totale nel 2011), passando da 12,5 a 14,8 milioni.

In aumento anche la loro spesa media: da 817,6 euro spesi nel 2010 a 859,2 previsti per il 2011. Forte attrattiva il 'last minute', di cui sono amanti il 20% degli italiani, che "danno impulso alle vacanze d'agosto".

In generale, nel primo trimestre 2011, gli arrivi negli esercizi recettivi sono aumentati ad un ritmo elevato (+9,3% in totale, +7,8% per gli italiani e +11,7% per gli stranieri).

Da gennaio-maggio 2011, è proseguito anche l'incremento di turisti stranieri, +3,8% degli arrivi e +4,1% della spesa (che nel 2010 è stata di 29,1 miliardi). Come lo scorso anno, sono soprattutto le città d'arte ad attirare visitatori dall'estero. Non stupisce quindi - sottolinea il comunicato del ministero - che l'industria turistica con il suo indotto abbia sostanzialmente mantenuto i livelli occupazionali anche in un biennio difficile come quello che abbiamo alle spalle: nel 2010 gli occupati (diretti e indiretti) erano circa 2.156.500 (9,4%).

Secondo il World Travel and Tourism Council, nel medio termine questo contributo è destinato ad aumentare: dal 9,6% del 2011 fino al 10,5% nel 2020. "Questi dati - commenta Brambilla - premiano il grande lavoro svolto ed evidenziano come l'industria turistica si confermi l'asset più strategico della nostra economia.

L'incremento dei flussi internazionali è certamente il risultato dell'intesa opera di promozione svolta sui mercati esteri, differenziata per paesi e mirata a target specifici per i principali prodotti turistici nazionali".

Il ministro, ricordando le misure della riforma del turismo, sottolinea: "i nuovi prodotti turistici ci permettono finalmente di attrarre visitatori anche in momenti non legati alla stagionalità e soprattutto di inserire l'intera Italia negli itinerari, oltre alle tradizionali e consolidate mete di vacanza.

Inoltre, quest'anno assumeranno particolare rilievo le iniziative, già avviate nel 2010, rivolte ai mercati di Brasile, Russia, Cina e India, sicuramente i più promettenti del turismo internazionale". Soddisfacenti per il ministro anche le previsioni per quanto riguarda la domanda domestica per gli investimenti realizzati e l'offerta turistica per l'accoglienza dei viaggiatori con animali al seguito.

 

da: http://www.ansa.it/web/notizie/canali/inviaggio/news/2011/08/11/visualizza_new.html_755541621.html

 

 

Ancora in aumento gli imprenditori stranieri in Italia

 

Martedì - 09/08/2011

A giugno di quest’anno si contano oltre 400mila imprenditori stranieri: questo significa che quasi un imprenditore su dieci è nato all’estero. Ma se il numero di stranieri continua a crescere (+5,7% nell’ultimo anno), quello degli italiani cala (-1,4%). E’ una tendenza ormai consolidata negli ultimi anni: dal 2006 ad oggi la presenza di immigrati nell’imprenditoria è aumentata del 38,6%, ma è calata quella degli italiani (-6,6%).

Questi i risultati principali emersi da uno studio di FONDAZIONE LEONE MORESSA che ha analizzato le dinamiche e la struttura dell’imprenditoria straniera facendo riferimento a riferimento agli ultimi dati disponibili di Infocamere.

Dinamiche. A giugno 2011 gli imprenditori stranieri sono aumentati del 5,7% in un anno (di cui il 3,0% solo nei primi sei mesi dell’anno) e del 38,6% negli ultimi cinque anni. Accanto a tale dinamica ascendente si deve registrare, dal’altro canto, una flessione nel numero di imprenditori italiani, calati del -1,4% nell’arco di un anno (-0,9% solo nell’ultimo semestre) e del -6,6% dal 2006.

I settori di attività. La presenza straniera all’interno dei settori di attività si fa maggiore nel commercio, nelle costruzioni e nella manifattura, dove, rispettivamente, sono attivi il 36,0%, il 29,2% e il 9,1% del totale degli imprenditori. Ma è nelle costruzioni che il peso dell’imprenditoria etnica si fa più evidente: su dieci imprenditori del settore, quasi due sono stranieri (17,5%).

In quanto a dinamiche, nell’ultimo anno il numero di imprenditori nati all’estero è cresciuto in particolare nei settori dove la presenza degli imprenditori stranieri è ancora marginale: si tratta dei comparti del noleggio e supporto alle imprese (+10,4%), della sanità e assistenza sociale (+9,5%), delle attività professionali (+9,5%), dell’alloggio e ristorazione (8,8%) e nel comparto manifatturiero della meccanica (+7,8%). Per quanto riguarda commercio e costruzioni la variazione annua si attesta, rispettivamente, al 6,1% e al 5,4%.

Provenienza. Tra gli imprenditori stranieri le prime cinque nazionalità sono rappresentate da marocchini (13,6%), rumeni (11,1%), cinesi (10,8%), albanesi (7,8%), e svizzeri (5,3%). Nell’ultimo anno sono aumentati in particolare gli imprenditori provenienti dal Bangladesh (+17,7%) e dalla Romania (+10,3%), per i quali si registra inoltre negli ultimi cinque anni una crescita, rispettivamente, del 118,9% e del 148,4%.

Provincia. La metà degli imprenditori stranieri sono concentrati in venti provincie, tra cui spiccano le grandi città: Roma che raccoglie l’8% di tutti gli imprenditori stranieri (32.232), Milano con il 6,8% (27.439), e Torino con il 5,1% (20.652). Il peso degli stranieri sul totale degli imprenditori è maggiore a Prato, dove un imprenditore ogni quattro è straniero, seguito da Trieste (16,9%), Firenze (15,2%) e Roma (14,8%).

Imprenditoria femminile. Tra le file dagli imprenditori stranieri si conta una donna ogni quattro imprenditori, sebbene occorra fare dei distinguo per settore: in agricoltura le donne sono il 51,3% di tutti gli imprenditori stranieri del comparto, il 35,0% nella manifattura, il 26,3% nel commercio, il 47,1% nell’alloggio e ristorazione e il 35,9% nel noleggio e supporto alle imprese. Le imprenditrici cinesi costituiscono il 43,6% del totale degli imprenditori nati in Cina. A livello provinciale a Prato e Napoli si registra l’incidenza più alta, rispettivamente il 34,8% e il 31,3%.

“Gli imprenditori stranieri” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “si dimostrano essere veri e propri attori dello sviluppo, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, che ha visto aumentare la loro numerosità a scapito delle figure imprenditoriali di origine italiana. La buona vivacità imprenditoriale, dimostrata anche nella prima parte dell’anno, fa riflettere sul loro grado di integrazione nel tessuto economico e sociale del Paese: diventare imprenditore significa prevedere progetti di investimento economico di lungo periodo, significa inserirsi all’interno di una rete di rapporti lavorativi e umani che prevedono una conoscenza approfondita del mercato nel quale si opera. La presenza di imprese condotte da stranieri sarà sempre più capillare nel tessuto imprenditoriale nazionale: per questo motivo il fenomeno deve essere adeguatamente governato, non solo per consentire agli immigrati i medesimi strumenti di sviluppo economico offerto agli italiani (si pensi all’accesso al credito e al sussidio agli investimenti), ma anche per garantire una concorrenza realmente leale tra tutti gli attori che operano nei mercati”. (FONDAZIONE LEONE MORESSA )

http://www.oriundi.net/site/oriundi.php?menu=noticiasdet&id=17932

 

 

GMG - Giornata Mondiale della Gioventù: arrivano i primi giovani tra una settimana saranno un milione

 11/08/2011  

 

GMG: arrivano i primi giovani tra una settimana saranno un milione

A

Toledo il primo gruppo è giunto dall’Africa. In questi giorni di preparazione i giovani sono ospiti nelle diocesi. Tra i laboratori desta interesse un progetto di dialogo interreligioso

Luca Rolandi
Torino 
 

 GLI ARRIVI 

I primi ad arrivare, nella notte di  martedì scorso, alla stazione ferroviaria di Albacete, nella diocesi suffraganea di Toledo in Spagna, sono stati sei giovani dello Zimbabwe, accompagnati dal loro vescovo monsignor Angel Floro  Martìnez, nativo di Albacete. Il conto alla rovescia verso la  ventiseiesima Giornata mondiale della gioventù, che si svolgerà a  Madrid dal 16 al 21 agosto, è avviato. «Per le strade, nelle strutture di accoglienza dei pellegrini, nelle scuole e nelle  parrocchie i volontari lavorano perchè sia tutto pronto per l’arrivo  di oltre un milione di ragazzi da tutto il mondo. La macchina dell’organizzazione procede senza sosta», sottolinea l’Osservatore Romano.

 

Da oggi fino al 15 agosto, la Gmg è ufficialmente iniziata con le Giornate nelle diocesi, organizzate dai servizi locali di pastoralegiovanile. «Pellegrini provenienti dai cinque continenti -rileva l’Osservatore Romano - saranno accolti dalle 61 diocesi spagnole insieme con quelle di Gibilterra e di Bayonne, per un programma di  iniziative spirituali, culturali e sociali, alternate a momenti di  festa e socializzazione».

 

 IL DIALOGO

Giovani ebrei e musulmani convergeranno a Madrid, per un’esperienza che si preannuncia di dialogo interreligioso. «L’idea – spiega Samuel Grzybowski, membro dell’associazione per il dialogo interreligioso nata in Francia nel 2003 per iniziativa di un rabbino, di un parroco cattolico e di un responsabile di una sala di preghiera musulmana – ci è stata suggerita dai membri ebrei e musulmani. Dopo aver visto dei video clip sulle Gmg, hanno espresso ai loro amici cristiani dell’associazione, il desiderio di poter vivere anche loro questo momento. «Tutto il viaggio – spiegano a Coexister alla agenzia Sir – sarà sotto il segno del dialogo interreligioso, con la partecipazione dei giovani alle catechesi dei vescovi, agli incontri con il Papa, al festival de la jeunesse», ma anche ai tempi di preghiera in occasione dello sabba e ai pasti condivisi in occasione della rottura del digiuno al tramonto con gli amici musulmani che proprio in questo periodo stanno vivendo il Ramadan».

 

Con il viaggio a Madrid, l’Associazione si pone una duplice sfida: «permettere agli ebrei e ai musulmani di scoprire dall’interno il cristianesimo, seguendo una parte del programma ufficiale e permettere ai giovani cristiani di confrontarsi con altre pratiche religiose”. «Abbiamo fatto attenzione – aggiunge sempre Samuel Grzybowski – affinchè gli ebrei e i musulmani non siano spettatori ma parte integrante e protagonisti del viaggio».



Ad accompagnare il gruppo a Madrid, ci sarà padre Christophe Rouccou, responsabile del Servizio per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale francese: “E’ una occasione che è data a ciascuno di noi – dice - per riscoprire la nostra identità, perché l’incontro con l’Altro permette sempre di conoscersi meglio. Viviamo in una società impregnata da una grande diversità religiosa. Penso che non abbiamo scelta: come diceva Martin Luther King, ‘viviamo insieme come fratelli, o periremo insieme come degli imbecilli’”.

 

LA RADIO

E intanto sono numerose le iniziative sul web per seguire, in tutti i modi possibili l'evento. Per esempio Radio Pope-up, la web radio che un gruppo di giovani italiani ha realizzato per vivere e raccontare la Giornata Mondiale della Gioventù.

 

LA MESSA PER GIOVANNI PAOLO II