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da mercoledì 21 giugno a domenica 9 luglio : Tanti per Tutti, mostra fotografica sul volontariato italiano

da mercoledì 21 giugno a domenica 9 luglio 

Tanti per Tutti", mostra fotografica sul volontariato italiano"

 “Tanti per Tutti, viaggio nel volontariato italiano” è il titolo della mostra fotografica realizzata dalla Fiaf, Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche, ospitata da mercoledì 21 giugno a domenica 9 luglio nella Sala Mostre del Palazzo della Regione Piemonte, in piazza Castello 165 a Torino.

Al centro della mostra il mondo del volontariato, nelle sue varie articolazioni associative, che si occupano di assistenza sociale, salute, tempo libero, cultura, sport, protezione civile, educazione e ricerca, ambiente, tutela dei diritti, cooperazione e solidarietà internazionale.

L’inaugurazione é avvenuta martedì 20 giugno, alle ore 18.

L’esposizione fotografica fa parte di un progetto nazionale Fiaf, del suo centro culturale ed espositivo Cifa, Centro Italiano della Fotografia d’Autore, e del Csvnet, Coordinamento nazionale dei Centri di servizio per il volontariato, con 200 mostre a livello locale, in tutta la penisola, che si propongono di rappresentare le diverse realtà di volontariato, mostrando le iniziative, i luoghi di incontro, le fasi progettuali e la realizzazione delle attività promosse dalla moltitudine di volontari del nostro Paese, supportati e sorretti da differenti motivazioni, ma tutti uniti nella precisa volontà di partecipazione e di solidarietà che fa di una cittadinanza una collettività civile.

Gli otto autori della mostra nel Palazzo della Regione Piemonte sono Enrico Andreis, Gabriele Astuto, Giorgio Bigi, Carla Ciampoli, Nicolò Pastorello, Glauco Pierri, Glauco Poggioli e Davide Zarbo, che presentano 72 fotografie su otto realtà od iniziative: “Nuova vita agli occhiali” (Chivasso, Lions Centro raccolta occhiali usati); “Gli Amici di casa mia” (Orbassano, associazione che aiuta una missione in Kenya); “Mensa domenicale” (Torino, l’associazione Maria Madre della Provvidenza Onlus che fornisce generi alimentari alle persone bisognose); “Casa di riposo il Trifoglio” (Torino, gruppi di volontari allietano gli anziani ospiti con balli, canti e musica); “Il pulmino dei Lions Club” (Torino, automezzo attrezzato per l’assistenza sanitaria); “Biblioteca volante” (Torino, distribuzione di libri ai pazienti degli ospedali); “Cena a Mille” (Torino, evento per i senza tetto organizzato dal Banco Alimentare del Piemonte) ed “Adotta una rotonda” (Rivalta di Torino, ecovolontari che si occupano della cura e della manutenzione del verde pubblico cittadino”). La mostra si potrà visitare tutti i giorni, dalle ore 10 alle 18, con ingresso gratuito. (Renato Dutto)

 

da: PIEMONTE NEWSLETTER N. 23 DEL 23 GIUGNO 2017

 

 

La Stampa si aggiudica il terzo posto alla Coppa del mondo del giornalismo innovativo

La Stampa si aggiudica il terzo posto alla Coppa del mondo del giornalismo innovativo

A Vienna fanno meglio del team torinese solo la BBC e National Geographic

Pubblicato il 23/06/201

Ultima modifica il 23/06/2017 alle ore 15:56

 

Il team de LaStampa, da sinistra: Jonathan Albrieux (sviluppatore), Nicolas Lozito (giornalista-grafico) e Davide Lessi (giornalista)

 

CATERINA VISCO*
VIENNA

Si è conclusa con il terzo posto l’avventura de La Stampa alla finale degli Editors Lab, la competizione mondiale organizzata dal Global Editors Network (GEN) che ogni anno premia le redazioni in grado di fornire soluzioni innovative, creative ed efficaci a specifici problemi editoriali. Missione di GEN è infatti quella di promuovere l’innovazione nel mondo dei media e quella di aiutare giornalisti a capire e modellare il futuro dell’informazione. 

 

La sfida, giunta alla sua quinta edizione, si articola in realtà nel corso di un interno anno. Durante questo tempo, attraverso competizioni nazionali in giro per i cinque continenti (da Manila a Lagos, da Roma a New York), GEN ha selezionato i team migliori, chiamati poi a scontrarsi in una finale senza respiro. 

 

Quest’anno, i 16 finalisti riunitisi a Vienna dovevano creare in appena due giorni un prodotto editoriale capace di raccontare in maniera efficace e coinvolgente storie complesse che si evolvono nel tempo. Alla fine della due giorni, ogni squadra ha avuto quattro minuti per presentare il proprio progetto.  

 

 

Il trio torinese - composto da Jonathan Albrieux (sviluppatore), Davide Lessi (giornalista) e Nicolas Lozito (giornalista-grafico) e vincitore della sfida nazionale dello scorso 25 febbraio - ha presentato “Game of News”, una sorta di Duolingo per news. Questa è un’applicazione che aiuta le persone a imparare le lingue straniere. “Game of News”, invece, aiuta i lettori a seguire l’evoluzione di una storia complessa, come può essere la Brexit, ponendo loro domande chiave alternate con schede di approfondimento.  

 

La giuria, composta da Dan Gillmor dell’Arizona State University, Evangeline de Bourgoing del Global Editors Network, Irshad Daftari dell’International Center For Journalists, Mandy Jenkins di Storyful e Mar Cabra del Centro internazionale per il giornalismo investigativo, ha premiato l’app con il terzo posto, “per la sua chiarezza e facilità di utilizzo sia per il lettore che impara giocando sia per il giornalista che racconta”.  

 

Meglio hanno fatto soltanto le squadre del National Geographic (secondi) e della BBC News Graphics (primi), due giganti dell’informazione internazionale che ci hanno abituato a prodotti multimediali all’avanguardia. Gli statunitensi hanno presentato un plug-in che permette al lettore di scegliere il grado di approfondimento desiderato per ciascuna storia, i britannici, invece, un bot nativo capace di contestualizzare le notizie e aggiungere pezzi di informazione a richiesta.  

 

* Giornalista e docente ospite presso CELSA - Scuola di giornalismo e comunicazione de La Sorbona (Parigi)  

 

da: http://www.lastampa.it/2017/06/23/cultura/la-stampa-si-aggiudica-il-terzo-posto-alla-coppa-del-mondo-del-giornalismo-innovativo-eqbaeuU61PxLnBOsGd8NpN/pagina.html

 

 

FESTA DELLA CONSOLATA A TORINO: Intervento conclusivo dell’Arcivescovo Metropolita di Torino alla processione

FESTA DELLA CONSOLATA A TORINO


La campana torna al suo posto, alla Consolata la festa è completa

Oggi la campana maggiore della Consolata dopo il restauro ha suonato «a baudetta» (come si dice in piemontese) vale a dire a festa: con tutte le altre otto del campanile della Consolata

 

Intervento conclusivo dell’Arcivescovo Metropolita di Torino alla processione (Santuario della Consolata, 20 giugno 2017)

 

“Questa ricorrenza, che ogni anno ci vede riuniti ai piedi di Maria come Chiesa di Torino, comunità cristiana e civile della città, è per tutti la festa della riconoscenza.

Ricordiamo quanto Maria ha fatto per la nostra città nel corso dei secoli, salvaguardandola da pericoli e distruzioni.

La festa della Consolata è per noi tutti in questo tempo segnato da lutti e violenze nel mondo e anche nella nostra città è motivo di tanta speranza nella fede.

Nino Costa, il poeta torinese che anche Papa Francesco ha citato nella sua visita tra noi, dedicò molte poesie alla Consolata tra cui una che contiene un lungo elenco dei quartieri e dei borghi della Torino antica e storica: Borgo del Fumo, i Molassi, Borgo degli Stracci... «C’è tutta Torino che ti prega e che ti adora», dice il poeta rivolgendosi alla Vergine. Questo dettaglio dei borghi, dei nomi delle strade che invocano la Consolata da ogni parte della città, ricorda che Maria ci conosce uno per uno e ci chiama per nome, con il nostro nome, perché dal giorno della nascita e del battesimo, al giorno della morte, quel nome indica la vita, quella divina che mediante nostra Madre Maria abbiamo ricevuto, la vita vera e piena, che nessuno e niente, nemmeno il nostro peccato, potrà mai cancellare.

Per questo con fiducia e gioia grande Le affidiamo il cammino della Diocesi e della città, incentrato sull’impegno della comunione e dell’incontro sia sul piano ecclesiale che civile. La comunione è dono di Dio, ma esige uno sforzo continuo per viverla nella propria famiglia, chiamata a testimoniare l’unità nell’amore; nella propria comunità parrocchiale, considerata una famiglia di famiglie;nella società, dove la comunione si traduce in solidarietà e convivenza aperta a tutti, promotrice di giustizia e di pace.

Nessun cittadino deve sentirsi di serie B, scartato o considerato un peso perché va aiutato nelle sue necessità materiali, fisiche o morali. La dignità di ogni persona va salvaguardata e promossa e valorizzata in modo che possa dare il suo contributo per il progresso dell’intera comunità.

Affidiamo a Maria Consolata i malati sempre prediletti dal suo cuore di Madre. Quest’anno ricorre il centesimo anno delle apparizioni di Fatima, dove la Madonna ha lanciato il suo messaggio di pace e di unità per l’intero genere umano. Questa circostanza non fa che esaltare anche il nostro santuario mariano, luogo di preghiera, di fede e di azione potente di Maria verso chi è nella sofferenza e nella prova e necessita di un particolare affetto, cura e prossimità, considerandolo un dono di grazia per tutta la Chiesa e per l’intera società.

Affidiamo a Maria i nostri giovani, la loro sete di felicità e il loro diritto di sognare in grande il futuro, oggi sempre più spesso chiuso da muri che appaiono invalicabili. Chiediamo che accolgano l’invito che è emerso dalla recente assemblea diocesana che li ha visti protagonisti: quello di rendersi responsabili del rinnovamento spirituale, umano e sociale della Chiesa e del territorio.

Una responsabilità, condivisa con i loro educatori in famiglia e nella comunità, che si misura a partire dal coraggio di testimonia i valori religiosi e civili tra i coetanei, dedicando tempo ed impegno per gli altri in campo educativo, caritativo e missionario.

Affidiamo infine a Maria Consolata la nostra sorella Erika deceduta in seguito alle ferite riportate in San Carlo e tutti gli altri feriti. Una morte che ci addolora profondamente e suscita nel cuore di tutti un grande vuoto che solo la preghiera e la certezza che Erika vive in Dio,vittima innocente di comportamenti irrazionali e inconcepibili, scatenati da chissà chi ma di fatto favoriti da un ambiente abbandonato a se stesso e caduto in balia di una bagarre di paura collettiva. Oggi ci scopriamo tutti più poveri e indifesi e abbiamo bisogno di ricuperare una coscienza collettiva che ci aiuti ad abitare la città e i suoi diversi momenti di incontro comunitario, con un forte senso del bene comune e del dovere di promuovere relazioni, basate sulla legalità e il rispetto degli altri.

Madonna Consolata guarda i tuoi figli e figlie che a Te ricorrono con fiducia, affinché, con la tua potente intercessione, possano ricevere la benedizione del tuo Figlio e le grazie che Lui vorrà concedere a quanti a Te ricorrono, o Madre di Consolazione e sicura speranza e dolce Madre Maria”. Una delle due campane più grandi del Piemonte, una tra le maggiori d’Italia, è del Santuario della Consolata (l’altra è a Novara).

Intervento conclusivo dell’Arcivescovo Metropolita di Torino alla processione
(Santuario della Consolata, 20 giugno 2017)
“Questa ricorrenza, che ogni anno
ci vede riuniti ai piedi di Maria
come Chiesa di Torino, comunità
cristiana e civile della città, è per
tutti la festa della riconoscenza.
Ricordiamo quanto Maria ha fatto
per la nostra città nel corso dei
secoli, salvaguardandola da peri-
coli e distruzioni.
La festa della Consolata è per noi
tutti in questo tempo segnato da
lutti e violenze nel mondo e anche
nella nostra città è motivo di tanta
speranza nella fede.
Nino Costa, il poeta torinese che anche Papa Francesco ha citato nella sua visita tra noi, dedicò molte
poesie alla Consolata tra cui una che contiene un lungo elenco dei quartieri e dei borghi della Torino
antica e storica: Borgo del Fumo, i Molassi, Borgo degli Stracci... «C’è tutta Torino che ti prega e che ti
adora», dice il poeta rivolgendosi alla Vergine. Questo dettaglio dei borghi, dei nomi delle strade che
invocano la Consolata da ogni parte della città, ricorda che Maria ci conosce uno per uno e ci chiama
per nome, con il nostro nome, perché dal giorno della nascita e del battesimo, al giorno della morte, quel
nome indica la vita, quella divina che mediante nostra Madre Maria abbiamo ricevuto, la vita vera e
piena, che nessuno e niente, nemmeno il nostro peccato, potrà mai cancellare.
Per questo con fiducia e gioia grande
Le affidiamo il cammino della Diocesi e
della città, incentrato sull’impegno del-
la comunione e dell’incontro sia sul pia-
no ecclesiale che civile. La comunione è
dono di Dio, ma esige uno sforzo conti-
nuo, per viverla nella propria famiglia,
chiamata a testimoniare l’unità nell’a-
more; nella propria comunità parroc-
chiale, considerata una famiglia di fa-
miglie;nella società, dove la comunione
si traduce in solidarietà e convivenza
aperta a tutti, promotrice di giustizia e
di pace.

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Da ieri, festa della Patrona della città, quell’immensa campana fusa nel 1940 potrà nuovamente suonare. Inoltre, il quadro della Consolata è stato collocato nella cappella di Sant’Andrea, appena oltre l’ingresso.

Davanti al quadro si potrà anche vedere la Rosa d’oro della Cristianità che il Papa donò al Santuario quando lo visitò il 21 giugno 2015 durante l’Ostensione straordinaria della Sacra Sindone.

Ieri sera la processione è stata molto partecipata.

Tra gli enti c’era, come ogni anno, l’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19870 - 21 Giugno 2017

 

 

 

IL 20 GIUGNO TORINO FESTEGGIA LA VERGINE CONSOLATA

 

IL 20 GIUGNO
TORINO FESTEGGIA
LA VERGINE CONSOLATA
Il 20 giugno Torino festeggia la Vergine Consolata che, dopo l’assedio francese del 1706, divenne copa-
trona di Torino insieme a san Giovanni Battista a cui è dedicato il Duomo.
Il 20 giugno sarebbe, secondo la tradizione, l’anniversario del miracolo del cieco di Briançon che aiutò a
ritrovare l’antica icona della vergine e riebbe la vista.
Anche un laico non laicista come me, specie in certe occasioni, crocianamente “non può non sentirsi
cristiano” e anche un torinese che ama, come Einaudi, sempre guardare oltre la Mole e oltre le Alpi e le
colline, non può non sentirsi profondamente torinese.
Il Santuario è da secoli il centro della cristianità torinese,paragonabile solo in parte alla Basilica di Maria
Ausiliatrice voluta da Don Bosco nell’800.
“La Consolata” come la chiamiamo noi torinesi, ha origini remote: fin da quando il vescovo San Massi-
mo, nel V secolo, fece erigere una piccola chiesa sui resti di un tempio pagano; fin da quando Torino,
prima di Emanuele Filiberto che la fece capitale nel 1563, era una città secondaria del Piemonte, storica-
mente dietro a Saluzzo, Casale, Vercelli, Ivrea.
Il santuario è opera di artisti illustri: Guarini, Juvarra, Ceppi che segnano i diversi periodi in cui è stato
costruito e ampliato.
In un angolo della basilica c’è il sarcofago del cardinale Agostino Richelmy, un principe della Chiesa
molto significativo della storia torinese tra fine ‘800 e primo ‘900, quando gli arcivescovi di Torino erano
non solo per tradizione cardinali.
Frequentavano il santuario don Bosco, il Cottolengo, il beato Cafasso i cui resti sono venerati nella Basi-
lica. Il Cafasso era il confessore dei condannati a morte al “Rondò dl’ forca” in corso Regina e venne
canonizzato nel 1947 da Pio XII.
Va ricordato che molti reduci di guerra donarono le loro spalline al santuario: mio padre mi indicava
sempre gli ex voto, testimonianza spesso di una fede popolare ingenua,ma sicuramente genuina. Una
pagina della storia oggi un po’ trascurata.
Nel santuario ci sono le statue delle due regine Maria Teresa e Maria Adelaide, mogli di Carlo Alberto e
di Vittorio Emanuele II, scolpite in preghiera da Vincenzo Vela.
De Amicis negli immediati dintorni ambientò il suo romanzo “Amore e Ginnastica”, Soldati inserì nel
breve filmato sui campionati del mondo di calcio del 1990 la processione che si terrà anche stasera.
Di fronte alla chiesa c’è il locale del Bicerin che nella superficiale fantasia turistica rischia di offuscare
persino la Consolata: follie dei tempi presenti in cui troppo spesso ogni valore viene confuso e perde il
suo significato.
La storica processione della vigilia
Stasera, vigilia della festa, si terrà la storica processione nessun’altra manifestazione religiosa torinese ha
l’impatto di questa processione fortemente, intimamente piemontese.

IL 20 GIUGNO TORINO FESTEGGIA LA VERGINE CONSOLATA

L'icona custodita nella cripta del santuario della Consolata.

Il 20 giugno Torino festeggia la Vergine Consolata che, dopo l’assedio francese del 1706, divenne copatrona di Torino insieme a san Giovanni Battista a cui è dedicato il Duomo.

Santuario della Consolata (Turin).JPG

Il santuario della Consolata
visto dalla piazza omonima

 Il 20 giugno sarebbe, secondo la tradizione, l’anniversario del miracolo del cieco di Briançon che aiutò a ritrovare l’antica icona della vergine e riebbe la vista.

Anche un laico non laicista come me, specie in certe occasioni, crocianamente “non può non sentirsi cristiano” e anche un torinese che ama, come Einaudi, sempre guardare oltre la Mole e oltre le Alpi e le colline, non può non sentirsi profondamente torinese.

Il Santuario è da secoli il centro della cristianità torinese,paragonabile solo in parte alla Basilica di Maria Ausiliatrice voluta da Don Bosco nell’800.

“La Consolata” come la chiamiamo noi torinesi, ha origini remote: fin da quando il vescovo San Massimo, nel V secolo, fece erigere una piccola chiesa sui resti di un tempio pagano; fin da quando Torino, prima di Emanuele Filiberto che la fece capitale nel 1563, era una città secondaria del Piemonte, storicamente dietro a Saluzzo, Casale, Vercelli, Ivrea.

Il santuario è opera di artisti illustri: Guarini, Juvarra, Ceppi che segnano i diversi periodi in cui è stato costruito e ampliato.

 

Il santuario della Consolata in una cartolina del 1936.

In un angolo della basilica c’è il sarcofago del cardinale Agostino Richelmy, un principe della Chiesa molto significativo della storia torinese tra fine ‘800 e primo ‘900, quando gli arcivescovi di Torino erano non solo per tradizione cardinali.

Frequentavano il santuario don Bosco, il Cottolengo, il beato Cafasso i cui resti sono venerati nella Basilica. Il Cafasso era il confessore dei condannati a morte al “Rondò dl’ forca” in corso Regina e venne canonizzato nel 1947 da Pio XII.

Va ricordato che molti reduci di guerra donarono le loro spalline al santuario: mio padre mi indicava sempre gli ex voto, testimonianza spesso di una fede popolare ingenua,ma sicuramente genuina. Una pagina della storia oggi un po’ trascurata. 

Nel santuario ci sono le statue delle due regine Maria Teresa e Maria Adelaide, mogli di Carlo Alberto e di Vittorio Emanuele II, scolpite in preghiera da Vincenzo Vela. 

De Amicis negli immediati dintorni ambientò il suo romanzo “Amore e Ginnastica”, Soldati inserì nel breve filmato sui campionati del mondo di calcio del 1990 la processione che si terrà anche stasera.

Di fronte alla chiesa c’è il locale del Bicerin che nella superficiale fantasia turistica rischia di offuscare persino la Consolata: follie dei tempi presenti in cui troppo spesso ogni valore viene confuso e perde il suo significato.

La storica processione della vigilia Stasera, vigilia della festa, si terrà la storica processione nessun’altra manifestazione religiosa torinese ha l’impatto di questa processione fortemente, intimamente piemontese.

Nino Costa ha dedicato alla Consolata una celebre poesia in cui definisce la Vergine “confort ai disperà” e “protetris dla nostra antica rassa”.

Papa Francesco a Torino citò, sia pure in Italiano, alcuni versi di Costa dedicati alla nostra “rassa”. 

Certo il messaggio cristiano è universale, riguarda tutte le donne e gli uomini del mondo, di ogni colore e di ogni lingua, persino, direi, di ogni religione.

Sarebbe sbagliatissimo renderlo “torinese”, sarebbe quasi blasfemo.

Ma la Consolata è anche un elemento identitario di Torino, della nostra Torino,della sua storia più bella.

Non ci sono miti laici che tengano al confronto,neppure quello troppo enfatizzato per essere vero, di Gobetti.

Solo il Conte di Cavour potrebbe fare da contraltare,ma lo statista era un liberale che morì, chiedendo i conforti religiosi.

Anche il “Risorgimento scomunicato” di cui scrisse Gorresio, è passato sotto le sue navate, anche il giovane principe di Piemonte Umberto di Savoia andava a pregare alla Consolata.

In un momento difficile per la mia vita ci sono andato anch’io, confortato dall’amicizia fraterna di Franco Peradotto, prete-giornalista amico di Valdo Fusi.

Mons. Peradotto, ad un anno dalla morte di Soldati, celebrò una Messa in suo suffragio in cui si ritrovò tutta la Torino civile, in primis il sindaco Castellani, una città fatta di credenti, non credenti e diversamente credenti.

Valdo Fusi che aveva il suo primo studio in via della Consolata, passava spesso al santuario.

E anch’io, a volte, ci vado, ricordando don Franco e Valdo e l’avvocato Claudio Dal Piaz che aveva lo studio a pochi passi dalla basilica in via Sant’Agostino.

Non amo il quadrilatero romano e i suoi locali, ma il santuario che è quasi la sua antitesi sì.

Oggi quella processione è assai meno sentita del passato. Tanti “torinesi” non sanno neppure che si tenga, confortati in ciò dal silenzio di troppi organi di stampa.

Per anni a casa mia su tutti i quattro balconi mettevamo il 19 giugno, vigilia della festa, dei lumini accesi inseriti in antichi bicchieri di Murano comprati da mio nonno a Venezia.

Abbiamo dovuto smettere sia perché i bicchieri nel frattempo si sono rotti, sia soprattutto perché nella via c’eravamo solo più noi a illuminare i balconi.

Dalla metà degli Anni ’60 la bella tradizione si è interrotta.

Quand’ero bambino, eravamo in tanti. 

A Torino si sono sbiadite tante tradizioni, a Torino è venuto meno lo spirito torinese che è fatto di tanti elementi, compresa la fede cristiana che ha un valore prioritario.

E’ stato superato lo spirito meschino e gianduiesco di certa torinesità che non può essere rimpianta, ma insieme è evaporato anche ciò che andava preservato.

Hanno voluto ridurre a “santi sociali” don Bosco e il Beato Cottolengo che erano e sono tanto di più.

Riscopriamo almeno per una sera il sentimento della gente di Torino, aristocratica e plebea, colta e ignorante, che nei secoli ha fatto della processione della Consolata un appuntamento immancabile per la loro vita.

Qualche giorno fa parlavo con un uomo eccezionale, il cardinale Gianfranco Ravasi, di “laicità e spiritualità” al Quirinale, nel corso di un evento culturale memorabile.

Ebbene, stasera è il momento della sola spiritualità.Senza aggettivi. Con l’intensità profonda e il fascino che arriva dai secoli passati.

La Consolata e Torino si identificano, almeno per una sera.

Pier Franco Quaglieni

Il Torinese, 19 giugno 2017

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19853 - 19 Giugno 2017

                  

                           

 

Ritrovata la reliquia di don Bosco: era nella cucina di un pregiudicato a Pinerolo, nel Torinese

Ritrovata la reliquia di don Bosco: era nella cucina di un pregiudicato a Pinerolo, nel Torinese

 

Pubblicato il 15/06/2017
Ultima modifica il 15/06/2017 alle ore 21:05
SELMA CHIOSSO, FEDERICO GENTA
CASTELNUOVO DON BOSCO (ASTI)

È stata ritrovata nel Pinerolese, in provincia di Torino, l’urna con la reliquia di San Giovanni Bosco: una scheggia del suo cervello. Era stata rubata due settimane fa circa nella Basilica inferiore di Castelnuovo Don Bosco, nell’Astigiano. I carabinieri di Villanova d’Asti hanno fermato un 40enne di Pinerolo e lo stanno interrogando.  

 

Ecco dove è avvenuto il furto della reliquia di Don Bosco

 

Gli inquirenti ipotizzano che l’uomo volesse rivendere l’urna che conteneva la reliquia ritenendo - tra l’altro erroneamente - che fosse d’oro. 

La reliquia è stata ritrovata dagli investigatori, questa notte, nella credenza della sua cucina. In casa sono state trovate e sequestrate anche le scarpe utilizzate per mettere a segno il colpo all’interno della basilica.  

 

Salesiani: “Non potranno mai portarci via Don Bosco”

 

Il quarantenne, già noto alle forze dell’ordine per vecchi guai con la giustizia - reati minori, pare -, avrebbe lasciato numerose tracce del suo passaggio. Le telecamere del circuito di videosorveglianza interna alla Basilica lo hanno ripreso mentre scompare dietro all’altare, guardandosi ripetutamente intorno. Le sue impronte digitali, quelle delle scarpe e altre tracce di Dna sono state isolate sia sulla balaustra che sulla teca della reliquia. 

 

I carabinieri recuperano la reliquia di Don Bosco, catturato il ladro

 

La reliquia di don Bosco

 

da: http://www.lastampa.it/2017/06/15/cronaca/ritrovata-la-reliquia-di-don-bosco-fermato-un-torinese-lJ50fgZAUtUVof25Nm7VQN/pagina.html

 

 

anno 1956 - Gli ex compagni dell’Avogadro, 60 anni dopo: Non ci siamo mai persi di vista, e mai lo faremo

Gli ex compagni dell’Avogadro, 60 anni dopo
“Non ci siamo mai persi di vista, e mai lo faremo”

Gli ex compagni dell’Avogadro, 60 anni dopo“Non ci siamo mai persi di vista, e mai lo faremo”

 

GIANCARLO BONELLI
Pubblicato il 05/06/2017
Ultima modifica il 05/06/2017 alle ore 11:25
TORINO

Correva l’anno 1956, era il giorno 23 di un luglio caldo e afoso come quello di quest’anno e, mentre Nino Defilippis vinceva la tappa Gap-Torino del Tour de France, 32 studenti della 5ªA Elettro dell’Itis Amedeo Avogadro di Torino stavano faticosamente terminando uno degli ultimi esami di maturità per ottenere l’ambito diploma di perito industriale elettrotecnico (allora si portavano tutte le materie dell’ultimo anno!)  

 

L’APPELLO  

Questi i 32 nominativi dell’appello giornaliero della classe: Ardizzone, Ambrosacchio, Audisio, Ballabeni, Balocco, Boggio Sola, Bonelli, Candellero, Carbone, Cominetti, Faccin, Ferraro, Finotto, Ghidotti, Gianoglio, Girardi, Maina, Maletto, Meineri, Olivero, Perotti, Prato PG, Prato U, Petra, Rocchietti, Rossi, Scialla, Stella, Suppo, Toscano, Vanni, Vozza. 

Da allora in tutti questi anni ci siamo periodicamente ritrovati a festeggiare il nostro diploma, così faticosamente conquistato in cinque anni di studio (qualcuno purtroppo ha dovuto aspettare ancora l’anno dopo), con incontri conviviali in locali caratteristici della nostra città. 

 

IL 60° ANNIVERSARIO  

Nel giugno 2016, ricorrendo il 60° anniversario, i «sopravvissuti ed i disponibili» si sono raccolti ai tavoli del ristorante del CAI al Monte dei Cappuccini di fronte allo splendido panorama di Torino e della sua stupenda corona alpina per ricordare gli anni della nostra avventura. 

E prima che Nicola (ex Nick Ambros) ci declamasse le sue splendide poesie e le ormai trite e risapute barzellette, abbiamo passato in rassegna le peripezie logistiche di allora: qualcuno arrivava in treno da Asti e da Pinerolo, io come altri prendevo il tram quattro volte al giorno, compreso il sabato mattina, e così restava ben poco tempo per il divertimento. Si «tagliava» da scuola soprattutto quando c’erano le applicazioni pratiche come falegnameria, fonderia, metalli (limatura), saldatura ed impianti elettrici (quattro fili, interruttore ed una lampadina) per andare ai cinema allora aperti al mattino o fare interminabili partite a biliardo o a ping pong. Ma quello che era riservato a pochi era andarci a mangiare il panino (portato da casa) dopo aver remato vigorosamente sul Po, dai Murazzi fino a Moncalieri. 

 

 

 

 

I PROF  

Ma il pensiero più ricorrente è stato per i professori che più ci hanno lasciato dei ricordi significativi, primo fra tutti il vice preside Marantonio, personaggio di signorilità ed umanità uniche, la professoressa di matematica Giacinta Andruetto, vero terrore per molti di noi, il «macho» Molinatti, insegnante di educazione fisica, che ci aspettava nella palestra di via Santa Giulia e poi tanti altri che hanno contribuito alla nostra formazione nei vari anni.  

Non posso dimenticare una lezione di tecnologia tenuta nell’Aula Magna dell’Istituto dove lo scrivente volle verificare di persona con l’accendino se la sua penna era di plastica termoindurente o di termoplastica, come stava spiegando il docente. Il risultato fu una fumata nera che riempì l’aula ed a cui seguì la convocazione dei genitori, tre giorni di sospensione e per quel trimestre un bel sette in condotta! 

           

da: http://www.lastampa.it/2017/06/05/cronaca/cena-di-classe/gli-ex-compagni-dellavogadro-anni-dopo-non-ci-siamo-mai-persi-di-vista-e-mai-lo-faremo-57wKjidx8p92LQMoWuCHSI/pagina.html

 

               

 

NASCE A TORINO IL PRIMO MUSEO CONDOMINIALE

 

NASCE A TORINO IL PRIMO MUSEO CONDOMINIALE

 03/06/2017 - 16.04

NASCE A TORINO IL PRIMO MUSEO CONDOMINIALE

TORINO\ aise\ - Grazie alla vittoria di due importanti bandi, Kaninchen-Haus annuncia la nascita del programma internazionale di residenza per artisti ViadellaFucina16 che darà vita alla prima collezione al mondo d’arte condominiale. Un esperimento di rigenerazione urbana e trasformazione collettiva attraverso il potere dell’arte e della bellezza.


ViadellaFucina16 è un nuovo programma di residenza per artisti nel condominio di via La Salle 16 (già via della Fucina), nel quartiere torinese di Porta Palazzo. Tramite open call internazionale, aperta a proposte di qualsiasi disciplina, gli artisti saranno invitati a trascorrere periodi di residenza nello stabile, durante i quali realizzare interventi e opere negli spazi comuni al fine di attivare il dialogo tra le diverse comunità che lo abitano e favorire la riqualificazione del maestoso edificio ottocentesco, oggi in stato di trentennale degrado e abbandono.


I progetti vincitori saranno selezionati dagli stessi abitanti del condominio (oltre 200 inquilini di ogni nazionalità distributi in 53 appartamenti) con la mediazione di un board curatori e di addetti ai lavori, sulla base della capacità di coinvolgere la comunità dello stabile e del quartiere nella progettazione e nella realizzazione delle opere, di interpretarne i desideri, di attivare nuove e durevoli forme di socialità attraverso percorsi di co-creazione e cura collettiva degli spazi.


Il condominio - luogo in cui si esercita la prima forma di democrazia e punto di intersezione tra dominio pubblico e privato - si apre alla pratica artistica come fattore di rigenerazione estetica, sociale e culturale, divenendo così un luogo simbolico attraverso cui la comunità rappresenta se stessa, così come un tempo i palazzi signorili - decorati dagli artisti - rappresentavano il prestigio delle singole casate.


Lo spazio, sempre visitabile e aperto alla cittadinanza, definirà il primo esperimento internazionale di condominio-museo.
L’ex-portineria del palazzo, riaperta e presieduta da un team di giovani sociologi e antropologi, grazie alla collaborazione dell’Università degli Studi di Torino, si trasforma in “portineria artistica” per accogliere i visitatori e raccogliere i desideri degli abitanti.


Il programma si completa con mostre, eventi e talk organizzati nello spazio indipendente Idiòt, con l’attivazione di un servizio di ricezione turistica nonché del laboratorio di creazione Fucina16, gestito da artisti torinesi, all’interno del giardino comune. L'intero progetto sarà studiato e monitorato da un gruppo di giovani sociologi e antropologi dell’Università degli Studi di Torino, così da rendere il modello replicabile. 


Viadellafucina16 costituirà un inedito innesto della pratica artistica nel tessuto vitale di una comunità circoscritta che intende dimostrare, attraverso un esperimento condotto in un contesto ridotto, come l’arte e la cultura possano diventare strumenti efficaci nella risoluzione dei conflitti e per una trasformazione collettiva.


Il bando è online su http://viadellafucina16.kaninchenhaus.org. Il termine per partecipare è il 25 Giugno. 


Viadellafucina16 è un progetto di Kaninchen-Haus con il sostegno di SIAE e MiBACT nell'ambito di “Sillumina - Copia privata per i giovani e la cultura” e del Programma Housing di Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Abitare una casa, vivere un luogo”. Con il Patrocinio della Città di Torino e di GAI - Giovani Artisti Italiani.


Con la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura della Città di Torino - Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea - Dipartimento Culture Politica Società dell’Università degli Studi di Torino - a.titolo - Liberitutti - The Gate Porta Palazzo - Ass. Idiòt. (aise) 

 

da: http://www.aise.it/societa-e-attualita/nasce-a-torino-il-primo-museo-condominiale/89348/1/1/3239

 

 

Festa dei carabinieri, a Torino e Cuneo l'anniversario delle regie patenti di Vittorio Emanuele I

 

Festa dei carabinieri, a Torino e Cuneo l'anniversario delle regie patenti di Vittorio Emanuele I

Festa dei carabinieri, a Torino e Cuneo l'anniversario delle regie patenti di Vittorio Emanuele I

 05 giugno 2017

   La pioggia non ha fermato a Torino la festa dei carabinieri, nata per ricordare la data del 1920, anno in cui fu concessa alla Bandiera dell’Arma la prima medaglia d’oro al valor militare per l’eroica partecipazione alla prima Guerra mondiale. Le celebrazioni, vista la pioggia battente, si sono svolte nella palestra della caserma Cernaia, sede della Scuola allievi, presiedute dal comandante della legione carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta Mariano Mossa. Anche a Cuneo la cerimonia si è svolta senza intoppi sul piazzale della sede del Comando Provinciale dell'Arma. Quest’anno si festeggiava il 203* anniversario dalla fondazione dell’Arma, che risale al 13 luglio 1814, anno in cui il re Vittorio Emanuele I, con Regie Patenti, costituì i Carabinieri Reali, un corpo di militari "per buona condotta e saviezza distinti" che, oltre a contribuire alla difesa dello Stato in tempo di guerra, erano in tempo di pace «specialmente incaricati di vegliare alla conservazione della pubblica e privata sicurezza». Una duplice funzione che i carabinieri conservano tuttora: la difesa dello Stato in qualità di forza armata e la difesa dei cittadini, come forza di polizia. Negli ultimi dodici mesi il comandante generale dell’Arma ha tributato 190 encomi e 100 elogi ai carabinieri di Piemonte e Valle d’Aosta, che si sono distinti in particolari operazioni di servizio.


da: http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/06/05/foto/festa_dei_carabinieri_a_torino_l_anniversario_delle_regie_patenti_di_vittorio_emanuele_i-167308457/1/#1

 

 

Il day after di Torino: Niente divieto per il vetro. Il Comune finisce sotto accusa

Niente divieto per il vetro. Il Comune finisce sotto accusa

Polemiche sull’effetto imbuto: le ambulanze bloccate dalla logistica. Appendino nel mirino per la mancata ordinanza: “Pensiamo ai feriti”

 

Pubblicato il 05/06/2017
Ultima modifica il 05/06/2017 alle ore 13:25
MASSIMILIANO PEGGIO - MAURIZIO TROPEANO
TORINO

Il day after di Torino lo descrivono i freddi numeri dettati in un comunicato congiunto diffuso alla fine della riunione del tavolo della sicurezza: 1527 persone che hanno fatto ricorso alle cure mediche in ospedale, oltre trecento visitate nelle strutture sanitarie fuori città. Molti di loro saranno dimessi nel corso della giornata ma ci sono tre persone, tra cui un bambino, ricoverati in prognosi riservata. Ma il day after è fatto anche di domande che dovranno trovare una risposta visto che «moltissimi feriti hanno riportato lesioni per colpa dei vetri e questo si sarebbe potuto evitare», ha spiegato l’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta. La prima questione: è stata emanata l’ordinanza di divieto di vendita di bevande in vetro? E se sì, come è stata fatta rispettare? Ieri mattina la sindaca, Chiara Appendino, ai giornalisti che uscendo dalla riunione in prefettura le chiedevano conto della presenza o meno dell’ordinanza, ha scelto di dribblare la questione: «Pensiamo alle persone ferite».  

  

Ma il tema, naturalmente, è stato affrontato nel corso del tavolo sulla sicurezza. A Capodanno, quando già soffiava sull’Europa il vento sinistro della paura per il terrorismo islamico, si è era fatta una scelta netta: divieto di vendita di bevande alcoliche in vetro. L’altro ieri, invece, l’ordinanza comunale predisposta in vista delle proiezioni in piazza della finale di Champions, ha stabilito la chiusura delle strade e la viabilità. Nessun cenno esplicito al divieto di portare in piazza bottiglie di vetro. Adesso, da più parti, in prefettura e Comune, si parla dell’esistenza di un’ordinanza quadro, adottata alcuni anni fa e tuttora in vigore, che prevede un divieto di mettere in vendita bottiglie di vetro in occasioni di eventi di piazza. Divieto che, andrebbe richiamato espressamente, proprio per predisporre interventi mirati.  

 

La mancanza di questa indicazione precisa, avrebbe creato un corto circuito nella fase dei controlli preventivi. Se da una parte polizia e carabinieri, abituati ai filtraggi dello stadio, erano impegnati a bloccare gli spettatori trovati con bottiglie al seguito, dall’altra bar e venditori, più o meno abusivi di bevande, hanno venduto birra e bibite a volontà, senza alcuna limitazione.  

 

I genitori del bimbo in coma: “Ci hanno sepolto”

 

La seconda questione da approfondire è la modalità di organizzazione logistica dell’evento che ha visto almeno 30 mila persone assistere alla partita, per altro tante, tantissime arrivate da fuori Torino. Nel 2015 il monumento simbolo della città era stato «blindato» per proteggerlo da eventuali assalti, la piazza era stata divisa in settori e c’erano anche due maxi-schermi. Questa volta è stata fatta una scelta diversa con un unico mega schermo. Una soluzione che impediva di fatto un facile accesso alle ambulanze e alle forze dell’ordine in caso di necessità, e che ha creato un imbuto quando il panico ha scatenato la fuga della gente e poi nell’evacuazione dei feriti.  

 

Oggi, in Consiglio comunale, potrebbero arrivare alcune risposte. Ieri nel tardo pomeriggio è arrivata una nota del Comune che chiama in causa un ente strumentale, Turismo Torino, in qualità di «soggetto organizzatore». Secondo la città: «Ha operato con le medesime modalità messe in atto nel 2015 in occasione della finale proiettata il 6 giugno. Anche in quel caso la Città, con propria delibera, aveva incaricato Turismo Torino e non era stato approvato alcun provvedimento di ulteriore limitazione nella vendita di vetro e metallo, oltre a ciò che è previsto dall’art. 8 bis del Regolamento di Polizia Urbana». L’articolo in questione prevede il divieto di vendere, per asporto o consumo sul posto, bevande racchiuse in contenitori di vetro o metallo, dalle 23 alle 7 del giorno successivo.  

 

L’amministrazione, poi sta facendo verifiche sulla presenza di venditori abusivi per «individuare eventuali responsabilità» e ha chiesto al comandate dei vigili urbani una relazione sulle attività svolte. Relazione che servirà alla sindaca per spiegare il suo punto in Sala Rossa così come chiesto da Pd e la Lega Nord.  

La sindaca Chiara Appendino, il prefetto Renato Saccone e il questore Angelo Sanna     

 

da: http://www.lastampa.it/2017/06/05/italia/cronache/niente-divieto-per-il-vetro-il-comune-finisce-sotto-accusa-18mXNAQsvVRs6xHs7FyHWI/pagina.html

 

 

Questura: Scopriremo chi ha scatenato il caos a Torino

 

Decine di interrogatori in Questura: “Scopriremo chi ha scatenato il caos a Torino”

La polizia: chiunque abbia visto qualcosa in piazza San Carlo parli. In migliaia rispondono In serata voci di un’ammissione da parte di due ragazzi. Ma la Procura smentisce
Pubblicato il 05/06/2017
MASSIMILIANO PEGGIO
TORINO

Si cerca un intero gruppo di tifosi bianconeri, immortalato dalle telecamere puntate su piazza San Carlo. Gli investigatori della Digos di Torino avrebbero già individuato e identificato alcuni ragazzi che si trovavano in quella porzione di piazza intorno alle 22,15, proprio «all’altezza dei civici 195-197, alla destra del maxischermo». Da qui sono partite le due ondate di panico che l’altra sera, a pochi minuti dalla fine del match tra Juve e Real Madrid, hanno attraversato la folla, provocando più di 1500 feriti, di cui tre in condizioni gravi: in particolare un bambino di origini cinesi, di 7 anni e una ragazza di 26, residente a Monasterace in provincia di Reggio Calabria. Attorno a questo gruppetto si restringerebbe il cerchio degli investigatori coordinati dal pm Antonio Rinaudo. Al momento il fascicolo aperto dalla procura torinese è contro ignoti, e non ha ipotesi di reato, come confermato dallo stesso procuratore capo Armando Spataro. «Al momento - afferma - stiamo cercando di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti». 

Il ragazzo a torso nudo con lo zaino è stato ieri al centro di un giallo. Secondo alcune voci sarebbe stato lui a provocare il fuggi fuggi. Ma l’ipotesi non trova conferme

 

da: http://www.lastampa.it/2017/06/05/italia/cronache/decine-di-interrogatori-in-questura-scopriremo-chi-ha-scatenato-il-caos-NaNI4ZFVR0ABLgutJvXZhP/pagina.html

 

 

LA NOTTE DI PAURA: Cerotti, ghiaccio e carezze. La solidarietà della città che ha spalancato le porte

 

Cerotti, ghiaccio e carezze. La solidarietà della città che ha spalancato le porte

“Entravano ovunque, dicevano che era un attentato”. Così residenti e baristi hanno accolto i tifosi terrorizzati
La Questura cerca chi ha  scatenato il caosMigliora il piccolo Kelvin, come stanno i feritiComune  di Torino sotto accusa |Perché fare chiarezzaLa solidarietà della città nella notte di paura |  I video
Pubblicato il 05/06/2017
Ultima modifica il 05/06/2017 alle ore 12:05
MIRIAM MASSONE, ELISABETTA PAGANI
TORINO

Le mani insanguinate battono sui portoni di legno, i pugni picchiano sui campanelli, le guance si schiacciano contro le vetrine dei bar e dei ristoranti; le urla raggiungono i camerieri e i clienti seduti all’interno, le implorazione di aiuto irrompono ovattate da dietro il vetro all’ora del dessert ma il significato si intuisce: «Fateci entrare, ci stanno sparando», «È un attentato, siamo in pericolo, per favore...». Da questo momento è uno «sliding doors»: porte che si aprono (la maggioranza), o che restano chiuse. Altre che vengono sfondate: è successo in piazza San Carlo 206, ad esempio - proprio di fronte alla transenna del parking sotterraneo sfondata - dove ieri, nel day after, la custode si domandava ancora: «Come ci sono riusciti? Il portone è così grande e pesante». La risposta si chiama «panico», la gente terrorizzata attinge a forze che non sa di avere. E si riconosce. «Ho capito subito che quei ragazzi avevano paura, dagli occhi, dall’aspetto»: Silvia Zanin, in «curriculum» già diversi soccorsi («Una volta in un bruttissimo incidente stradale») non ha avuto dubbi l’altra sera quando, di rientro dalla passeggiata con il cane, ha invitato un gruppo in fuga a entrare nel palazzo di via Gramsci 9, dove abita. «Non seguivo la partita, ho visto soltanto quei tifosi correre, all’improvviso, in strada, un muro umano che mi veniva incontro, impressionante, muoveva l’aria: poteva esser accaduto solo qualcosa di spaventoso, sono rimasta fredda, in genere ci riesco, e ho chiesto a quelle persone se volevano salire». Loro sono rimaste nell’androne, al sicuro, consolate da quella possibilità. 

 

La corsa dentro le case  

I palazzi, nella notte del terrore, diventano rifugi dove gestire l’angoscia, riprendere fiato, trovare conforto: «Ho aiutato una famiglia, padre madre e un bimbo di tre anni, avevano raggiunto il mio pianerottolo di corsa - racconta Stefania Povero, sull’uscio di un appartamento in una traversa di via Roma -: la mamma in particolare era sotto choc, le ho dato acqua, l’ho fatta calmare. Qui, nel cortile e nelle scale, c’erano tantissimi tifosi, sono rimasti per tre quarti d’ora». Si tratta delle residenze della Torino bene, il «salotto della città», edifici storici, i soffitti stuccati, i capitelli ai balconi, pavimenti di marmo, ospitano banche, studi di commercialisti, sedi di multinazionali. Molti, per privacy, hanno i citofoni senza cognomi, ma con i codici: provare a suonare è inutile. E poi c’è il fattore sorpresa: chi non è in piazza, ma sta a casa, non sa cosa succede, quella folla che farnetica sotto choc e cerca di confluire strillando dentro gli alloggi di ignari torinesi o i locali di distratti commensali, in qualcuno innesca un sentimento di difesa.  

 

Il momento in cui si è scatenato il panico a Torino

 

L’assalto ai locali pubblici  

«Ci siamo spaventati» ammette Dori Marcu, responsabile del Mokita in piazza San Carlo. Il bar era già chiuso, dalle 20 ma lo staff stava ancora dentro: «Sono piombati qui, in massa, abbiamo aperto un attimo, ma è stato il caos: la gente si è infilata ovunque, nel piano di sotto, sul retro, dicevano che era scoppiata una bomba, che qualcuno sparava, che c’era appena stato un attentato, non si capiva più nulla: chiedevano aiuto, abbiamo cercato di dare acqua a tutti, soprattutto ai più gravi, a chi ha perso i sensi. Ho visto anche una mamma con il passeggino cadere». Sulle vetrine ci sono ancora le strisce di sangue.  

 

Il cuore dei torinesi  

Torino ha capito. E, come ha potuto, ha sporto una mano. Paola Grattapaglia, responsabile del Signor Vino, un ristorante-enoteca di via Lagrange, ha accolto decine di ragazzi, il giorno dopo la città racconta che sia stata tra le più generose: «Eppure mi è spiaciuto non riuscire a far ragionare tutti, volevo soltanto evitare che si facessero male sicché cercavo di farli entrare un po’ per volta: c’erano tanti stranieri, giovani spagnole, coppie, fratelli». Uno tsunami che ha travolto il dehors e la ragione: «Si sono fiondati in due riprese, la prima volta ho temuto che soffocassero tra le porte, gridavano frasi sconclusionate, erano in evidente stato di panico». Raggiungono anche le cucine: «Dicevano ai cuochi che qualcuno voleva ucciderli, di aver visto agitare le armi». Basta una cassetta di primo soccorso per le medicazioni: «Abbiamo dato ghiaccio e acqua ossigenata ai feriti, una donna aveva un piede insanguinato, un’altra piangeva perchè aveva perso le medicine, c’era uno con il setto nasale rotto, perdeva sangue, altri scalzi, abbiamo dissetato tutti».  

 

Testimoni in piazza San Carlo: “Ci hanno travolto come uno tsunami”

 

Mette subito in pratica i primi insegnamenti invece Giulia Ragno, 20 anni, studentessa di Medicina che abita in una piccola traversa di via Po: dà fazzoletti e cerotti per pulirsi via il sangue ai cinque ragazzi arrivati nel suo appartamento dopo una serie di porte in faccia: «Erano tutti soli, tranne una coppia di Como, avevano perso gli amici, le scarpe, gli zaini, una ragazza piangeva. “Grazie, grazie, grazie”, non smettevano di ripetermelo. Dicevano che dalla piazza a qua nessuno aveva aperto». Poi, il loro «sliding doors», in questa notte a maledire citofoni, li ha portati a incontrare Giulia che ha aperto subito.  

        Finestre rotte. Sui tetti che affacciano su piazza San Carlo 

 

da: http://www.lastampa.it/2017/06/05/italia/cronache/cerotti-ghiaccio-e-carezze-la-solidariet-della-citt-che-ha-spalancato-le-porte-DVvdaX5NULyVWtpTAJ3YQJ/pagina.html

 

 

PARTITA DEL CUORE ALLO JUVENTUS STADIUM IL 30 MAGGIO

 

Martedì 30 maggio allo Juventus Stadium artisti, campioni e vip in campo per la XXVI Partita del cuore.
La Nazionale Cantanti affronterà i Campioni per la Ricerca. Giocheranno Gianni Morandi, Eros Ramaz-
zotti, Paolo Belli, i ferraristi Vettel e Raikkonen, Andrea Agnelli. Diretta su Rai 1 dalle ore 21.
I campioni di Formula Uno Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, che con le loro rosse Ferrari sono tornati
a far sognare i tifosi del Cavallino Rampante, Gianni Morandi, che per la prima volta giocherà a Torino,
Eros Ramazzotti, Paolo Belli, Andrea Agnelli, sono questi alcuni dei protagonisti del grande evento di
sport, spettacolo e solidarietà che vedrà la Nazionale Italiana Cantanti affrontare i Campioni della Ricer-
ca. L’evento è stato presentato nella Sala delle Colonne del Comune di Torino dalla Sindaca, Chiara
Appendino, dal Presidente del Consiglio Regionale, Mauro Laus, dalla Presidente della Fondazione
Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Allegra Agnelli, dal Presidente della Fondazione del Piemonte per
l’Oncologia-Istituto di Candiolo, Andrea Agnelli, dal Direttore di Rai 1, Andrea Fabiano, e dal Presiden-
te della Associazione Nazionale Italiana Cantanti, Paolo Belli. Proprio a Torino la Nazionale Italiana
Cantanti (Nic) festeggerà i suoi 30 anni di concreto associazionismo e tornerà a sfidare i “Campioni per
la Ricerca”, raccogliendo fondi per sostenere la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.
La Partita del Cuore fa tappa nel capoluogo piemontese per la terza volta negli ultimi cinque anni, dopo i
grandi successi del 2013 e del 2015 e punterà a un obiettivo ambizioso: superare il record di 2,111 milio-
ni di euro (biglietti, sms, sponsor), ottenuto nell’ultima edizione torinese.
Alla XXVI Partita del Cuore, hanno già confermato la loro presenza: Luca Barbarossa, Paolo Belli, Benji
e Fede, Boosta, Raoul Bova, Briga, Clementino, Niccolò Fabi, Neri Marcorè, Ermal Meta, Gianni Mo-
randi, Eros Ramazzotti, Enrico Ruggeri, Paolo Vallesi. Fra le novità più significative, la presenza come
allenatore, a fianco del Dg Gianluca Pecchini, del Sindaco di Amatrice per dare un segnale di affetto an-
che verso le popolazioni colpite dal terremoto. Molte le sorprese che si attendono per la formazione dei
“Campioni per la Ricerca”: oltre a Vettel, Raikkonen e Andrea Agnelli noti a livello internazionale.
“Vogliamo sottolineare l’importanza dell’obiettivo di quest’anno puntare a raccogliere 2.500.000 euro. Il
senso della storia e della missione dell’Associazione Nazionale Italiana Cantanti è quello di amplificare
l’energia positiva di ognuno degli artisti nella Partita del Cuore, ma i veri protagonisti di questa avventu-
ra sono tutti coloro che con spirito di solidarietà sono venuti allo stadio e/o che hanno inviato i loro sms.
Hanno permesso di realizzare tantissimi, utilissimi progetti per la collettività. Questa è un’ iniziativa uni-
ca al mondo, uno spettacolo da non perdere ” ha affermato Paolo Belli.
“La Nazionale Cantanti in 36 anni ha sostenuto importanti progetti con le Partite del Cuore. Inoltre, fra le
altre varie attività solidali, ha raccolto fondi in favore delle popolazioni terremotate dell’Abruzzo e del
Centro Italia. A Roma abbiamo realizzato in collaborazione con la Fondazione Capitano Ultimo una casa
famiglia e il Parco Tutti Insieme, esempio di parco inclusivo e totalmente accessibile ai diversamente
abili, gestito direttamente dall’Associazione Nazionale Cantanti” ha detto Gianluca Pecchini.
“Sono felice che la Nazionale Cantanti abbia deciso di riportare a Torino la Partita del Cuore - ha detto
Allegra Agnelli - confermando la volontà di organizzare con noi questo evento con cadenza biennale.
Insieme abbiamo realizzato due edizioni record, fornendo un prezioso sostegno per lo sviluppo dell’Isti-
tuto di Candiolo, dove ricerca e cura convivono fianco a fianco per combattere nel modo più efficace
possibile la difficile battaglia contro il cancro. Utilizzeremo i fondi raccolti per la costruzione di una
nuova area per la criogenia.
PARTITA DEL CUORE ALLO JUVENTUS STADIUM IL 30 MAGGIO

Martedì 30 maggio allo Juventus Stadium artisti, campioni e vip in campo per la XXVI Partita del cuore.
La Nazionale Cantanti affronterà i Campioni per la Ricerca. Giocheranno Gianni Morandi, Eros Ramazzotti, Paolo Belli, i ferraristi Vettel e Raikkonen, Andrea Agnelli. Diretta su Rai 1 dalle ore 21.

I campioni di Formula Uno Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, che con le loro rosse Ferrari sono tornati a far sognare i tifosi del Cavallino Rampante, Gianni Morandi, che per la prima volta giocherà a Torino, Eros Ramazzotti, Paolo Belli, Andrea Agnelli, sono questi alcuni dei protagonisti del grande evento di sport, spettacolo e solidarietà che vedrà la Nazionale Italiana Cantanti affrontare i Campioni della Ricerca. L’evento è stato presentato nella Sala delle Colonne del Comune di Torino dalla Sindaca, Chiara Appendino, dal Presidente del Consiglio Regionale, Mauro Laus, dalla Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Allegra Agnelli, dal Presidente della Fondazione del Piemonte per l’Oncologia-Istituto di Candiolo, Andrea Agnelli, dal Direttore di Rai 1, Andrea Fabiano, e dal Presidente della Associazione Nazionale Italiana Cantanti, Paolo Belli. Proprio a Torino la Nazionale Italiana Cantanti (Nic) festeggerà i suoi 30 anni di concreto associazionismo e tornerà a sfidare i “Campioni per la Ricerca”, raccogliendo fondi per sostenere la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.
La Partita del Cuore fa tappa nel capoluogo piemontese per la terza volta negli ultimi cinque anni, dopo i grandi successi del 2013 e del 2015 e punterà a un obiettivo ambizioso: superare il record di 2,111 milioni di euro (biglietti, sms, sponsor), ottenuto nell’ultima edizione torinese.

Alla XXVI Partita del Cuore, hanno già confermato la loro presenza: Luca Barbarossa, Paolo Belli, Benji e Fede, Boosta, Raoul Bova, Briga, Clementino, Niccolò Fabi, Neri Marcorè, Ermal Meta, Gianni Morandi, Eros Ramazzotti, Enrico Ruggeri, Paolo Vallesi. Fra le novità più significative, la presenza come allenatore, a fianco del Dg Gianluca Pecchini, del Sindaco di Amatrice per dare un segnale di affetto anche verso le popolazioni colpite dal terremoto. Molte le sorprese che si attendono per la formazione dei “Campioni per la Ricerca”: oltre a Vettel, Raikkonen e Andrea Agnelli noti a livello internazionale.

“Vogliamo sottolineare l’importanza dell’obiettivo di quest’anno puntare a raccogliere 2.500.000 euro. Il senso della storia e della missione dell’Associazione Nazionale Italiana Cantanti è quello di amplificare l’energia positiva di ognuno degli artisti nella Partita del Cuore, ma i veri protagonisti di questa avventura sono tutti coloro che con spirito di solidarietà sono venuti allo stadio e/o che hanno inviato i loro sms.

Hanno permesso di realizzare tantissimi, utilissimi progetti per la collettività. Questa è un’ iniziativa unica al mondo, uno spettacolo da non perdere ” ha affermato Paolo Belli.

“La Nazionale Cantanti in 36 anni ha sostenuto importanti progetti con le Partite del Cuore. Inoltre, fra le altre varie attività solidali, ha raccolto fondi in favore delle popolazioni terremotate dell’Abruzzo e del Centro Italia. A Roma abbiamo realizzato in collaborazione con la Fondazione Capitano Ultimo una casa famiglia e il Parco Tutti Insieme, esempio di parco inclusivo e totalmente accessibile ai diversamente abili, gestito direttamente dall’Associazione Nazionale Cantanti” ha detto Gianluca Pecchini.

“Sono felice che la Nazionale Cantanti abbia deciso di riportare a Torino la Partita del Cuore - ha detto Allegra Agnelli - confermando la volontà di organizzare con noi questo evento con cadenza biennale.
Insieme abbiamo realizzato due edizioni record, fornendo un prezioso sostegno per lo sviluppo dell’Istituto di Candiolo, dove ricerca e cura convivono fianco a fianco per combattere nel modo più efficace possibile la difficile battaglia contro il cancro. Utilizzeremo i fondi raccolti per la costruzione di una nuova area per la criogenia.
              

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19570 - 22 Maggio 2017

 

 

Celebrata a Torino la Giornata dei lucani nel mondo

 

 

Presso il Consiglio regionale del Piemonte

Celebrata a Torino la Giornata dei lucani nel mondo

 

POTENZA/TORINO  - La Giornata dei lucani nel mondo quest’anno ha avuto una cornice insolita: la sede del Consiglio regionale del Piemonte. Insieme ai presidenti delle Associazioni dei lucani e delle Federazioni italiane ,il neo presidente della Commissione, Aurelio Pace, il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Francesco Mollica, il presidente del consiglio regionale del Piemonte, Mauro Laus, il consigliere regionale Mario Polese e il presidente della Fondazione Matera-Basilicata 2019, Paolo Verri.

Una manifestazione che, nel giorno in cui si celebra la Giornata dei lucani nel mondo ( 22 maggio) , è diventata, con le relazioni di Lorenzo Del Boca, giornalista e saggista e di Pierangelo Campodonico, direttore Mu.Ma. di Genova, occasione di riflessione sul fenomeno dell’emigrazione lucana e italiana.

Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus dopo aver salutato e ringraziato i presenti ha affermato che “oggi stiamo celebrando un inno all’identità, quella realtà viva che si articola fra continuità e cambiamento e che ci riporta a una realtà passata senza il ricordo della quale non si può guardare al futuro. Il progetto per Matera 2019 dimostra che gli amministratori stanno facendo un ottimo lavoro per valorizzare le peculiarità e le ricchezze della Basilicata e noi Lucani che viviamo fuori della regione ci candidiamo a esserne ambasciatori nel mondo. Nella gestione dell’immigrazione per tutti noi politici oggi è indispensabile relazionarci con dignità verso coloro che lasciano la loro terra, abbiamo la responsabilità di guardare al di là della semplice gestione della logistica, con un’ottica culturale di lungo termine”.

“Le vostre proposte diverranno preziosi contributi che terremmo presenti nella programmazione futura, rimodulando e rafforzando il tema identitario. A voi che consideriamo ambasciatori lucani nel mondo volgeremo la dovuta attenzione per uno scambio proficuo di conoscenze”. Così il presidente della Commissione dei lucani nel mondo, Aurelio Pace, nel rivolgersi ai presidenti delle Associazioni e Federazioni Italiane. “La Basilicata – ha sottolineato -  è stata terra di emigrazione e da sempre terra di integrazione come dimostra il quartiere arabo che c’è a Tursi, e i tanti cittadini albanesi che vivono nei comuni lucani.  Un aspetto quest’ultimo che ci rende particolarmente fieri e orgogliosi”.

Il presidente Mollica ha espresso parole di ringraziamento al presidente Laus per l’ospitalità ricevuta, e si è detto particolarmente soddisfatto per questi giorni lucani a Torino. “I nostri editori si sono confrontati in maniera davvero positiva con i colossi italiani dell’editoria, dimostrando grande professionalità  e coraggio. A loro va il nostro ringraziamento per tutto il lavoro svolto al fine di dare sempre nuova linfa alla cultura”.

Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera-Basilicata, ha illustrato ai tanti lucani accomodati tra i banchi del Consiglio regionale piemontese tutte le fasi e le azioni messe in atto finora e quelle future da realizzare per quella che è una maratona che porta Matera e la Basilicata al 2019 e oltre. Una meta straordinaria per tutti e per il raggiungimento della quale occorre il contributo di tutti noi, e di voi che siete straordinari ambasciatori della Basilicata.

In apertura dei lavori l’intervento di Luigi Scaglione, coordinatore della struttura di Comunicazione, Informazione ed Eventi, che si è soffermato sull’azione sinergica messa in campo da Consiglio regionale e Fondazione Matera-Basilicata, che ha consentito di essere presenti al Salone del Libro, promuovendo così la cultura e il territorio lucano, e il saluto del presidente della Federazione dei lucani in Piemonte Vincenzo Laterza.(na/Inform)

 

da:INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA

EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 -  00176 ROMA  - Tel.. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail: inform@mclink.it

ANNO LVI N. 99                                                                                                  24 MAGGIO 2017

 

 

TORNA A TORINO IL FESTIVAL ARCHITETTURA IN CITTÀ 2017


TORNA A TORINO IL FESTIVAL ARCHITETTURA IN CITTÀ 2017

 

TORNA A TORINO IL FESTIVAL ARCHITETTURA IN CITTÀ 2017

TORINO\ aise\ - Dal 24 al 27 maggio 2017 il festival Architettura in Città, l’evento promosso a partire dal 2011 dalla Fondazione per l’architettura / Torino e dall’Ordine degli Architetti di Torino e che mira a parlare di architettura alla città. 
Il festival si inserisce nuovamente nella programmazione torinese dopo un anno di pausa, il 2016, durante il quale le principali istituzioni culturali del territorio hanno contribuito al ripensamento del format dell’iniziativa attraverso un laboratorio di idee. Tra le suggestioni, una nuova cadenza del festival che diventerà biennale.
Molte le novità che caratterizzano lasesta edizione. Innanzitutto la sede: Architettura in Città è un evento diffuso sul territorio, ma con una casa principale che accoglie molti degli appuntamenti in programma; quest’anno il festival occuperà lo Spazio Q35, in via Quittengo 35, un complesso di edifici produttivi disposti attorno a una corte centraleche ora ospita festival ed eventi della città. Una vera e propria cittadella che per tre giorni parlerà di architettura.
Il tema: il festival quest’anno si interroga e invita a interrogarsi sul sistema di relazioni che l’abitare, inteso in tutta la sua complessità, instaura oggi con la città, intesa come il luogo della prossimità, della densità, della diversità e dell’incontro con l’altro. Questi alcuni degli interrogativi su cui Architettura in Città proporrà una riflessione: come si costituisce oggi il rapporto tra casa e città, tra interno ed esterno, tra privato e pubblico, tra individuo e società? Come cambia lo spazio domestico, sotto l’influenza delle nuove tecnologie e con il sorgere di nuovi stili di vita? Si può ancora parlare di social housing oggi? Quali politiche, strategie, dinamiche di appropriazione possono identificare l’abitare come un diritto universale? In quali e quanti modi si abita, oggi, la città? E quale può essere il ruolo dell’architetto in tutto questo?
Il tema è stato studiato grazie ad un’altra delle novità: la presenza nel tavolo scientifico di due curatori esterni: Nina Bassoli e Davide Tommaso Ferrando, architetti, curatori e critici di architettura, che collaborano con il gruppo di lavoro interno.
"Il festival è un’importante occasione per la Fondazione e per l’Ordine per parlare di architettura ai cittadini", sottolinea il presidente della Fondazione per l’architettura Giorgio Giani. "Ognuno di noi si relaziona quotidianamente con il frutto del lavoro degli architetti: viviamo in case e uffici, frequentiamo giardini, usufruiamo di servizi che sono l’esito di un progetto; chi vive questi luoghi deve esserne consapevole e deve imparare a riconoscere e di conseguenza a pretendere qualità nell’architettura. Per questa ragione abbiamo deciso di accogliere la proposta emersa dal laboratorio dell’anno scorso e dedicheremo alcune iniziative del calendario adun target specifico, quello dei giovani adulti, i ragazzi tra gli 11 e i 18 anni: una fascia d’età già in grado di vivere la città in modo autonomo e attento, che reclama spazi e attenzione, ma che al tempo stesso può fare da amplificatore verso altre comunità (la famiglia, la scuola, i centrisportivi,…)".
La comunità degli architetti sarà la platea privilegiata di molte delle attività che ne prevedranno anche il coinvolgimento attivo nella produzione di contenuti. "È importante che il festival sia un evento di cui gli iscritti all’Ordine si sentano parte e alla cui realizzazione possano contribuire affinché il festival possa essere uno strumento di valorizzazione dell’operato della nostra categoria", spiega il presidente dell’Ordine degli Architetti, Massimo Giuntoli. "Abbiamo scelto pertanto di replicare un’iniziativa già proposta l’anno scorso dal titolo Open studio, un’apertura eccezionale degli studi di architettura torinesi in orario serale, nata dalla volontà di ridurre la distanza tra i professionisti e la cittadinanza, e che quest’anno si svolgerà contemporaneamente in diverse città d’Italia in accordo con il Consiglio Nazionale degli Architetti. Inoltre stiamo immaginando altre forme di partecipazione che vedano un ruolo attivo degli architetti".
Ora qualche prima anticipazione sul programma, che si arricchirà delle proposte dei partner del festival e che affiancherà ad un calendario ufficiale un "fuori festival".
Il festival inaugura la sera del 24 maggio con un confronto tra architetti e esperti che hanno mostrato sensibilità e attenzione alle tematiche al centro del festival; lo stesso format sarà ripetuto nelle tre serate successive. Le mattine (25, 26 e 27) invece saranno dedicate ai più giovani, con una lectio al giorno di grandi nomi dell’architettura, dell’urbanistica e del design per spiegare alle scuole a cosa serve l’architetto, l’urbanista e il designer.
Venerdì 26 avrà luogo la notte bianca dell’architettura, con Open studio, l’apertura degli studi degli architetti torinesi, mentre è ancora da calendarizzare la premiazione di Architetture Rivelate, il riconoscimento dell’Ordine alla qualità del progetto e della realizzazione. 
Presso lo Spazio Q35 sarà allestita una mostra di fotografie, immagini e progetti, visitabile per tutta la durata del festival, che attraverso una call raccoglierà i contributi di architetti e cittadini; l’obiettivo è mettere in evidenza il valore dello spazio domestico come strumento di relazione tra la dimensione individuale e quella collettiva della città, luogo della mediazione tra la sfera privata e pubblica. Nella casa del festival sarà anche possibile assistere alla proiezione di una maratona di filmo sedersi in una biblioteca temporanea aleggere libriscelti per la centralità nello svolgimento della trama dello spazio domestico o più in generale dell’architettura, pur non essendo film o libri di architettura.
Il calendario di appuntamenti si concluderà infine con un momento di festa l’ultima sera, sabato 27 maggio. (aise) 

            

da: http://www.aise.it/la-cultura-del-martedi/torna-a-torino-il-festival-architettura-in-citt%C3%A0-2017/84015/1/1/3239   -   21/03/2017 - 15.52

 

 

INGEGNERI E ARCHITETTI ITALIANI IN COLOMBIA - IN MOSTRA A TORINO

“INGEGNERI E ARCHITETTI ITALIANI IN COLOMBIA” IN MOSTRA A TORINO

 12/05/2017 - 16.22

“INGEGNERI E ARCHITETTI ITALIANI IN COLOMBIA” IN MOSTRA A TORINO

TORINO\ aise\ - “Ingegneri e architetti italiani in Colombia” è il titolo della mostra internazionale, che si terrà dal 23 al 26 maggio presso il Castello del Valentino, sede del Politecnico di Torino
La mostra presenta l’attività dei numerosi ingegneri e architetti italiani che hanno operato in Colombia dal XVI secolo alla metà del XX secolo, osservando come la cultura italiana abbia interagito con quella locale.
Quella proposta è una rassegna storica che analizza le opere di coloro che hanno sviluppato e realizzato importanti progetti in Colombia, in particolare il contributo degli ingegneri Antonelli, del gesuita Giovan Battista Coluccini di Lucca, di Serafin Barbetti, dell'architetto fiorentino Pietro Cantini, di Gaetano Lignarolo nella città di Cali, di Giovanni Buscaglione con opere in diverse città colombiane, nonché di più moderni ingegneri come Victor Morgante, Gaetano di Terlizzi, Bruno Violi, Angiolo Mazzoni Del Grande e Domenico Parma.
La mostra è finalizzata a rafforzare il dialogo interculturale tra Italia e Colombia e rientra fra le attività proposte all’interno del progetto di internazionalizzazione, finanziato dalla Compagnia San Paolo Torino, “The culture of the city/La cultura de la ciudad” tra il Politecnico di Torino, l’Universidad de Los Andes e la Pontificia Universidad Javeriana di Bogotà.
Nell'ambito della mostra, giovedì 25 maggio, alle ore 17.00, si terrà una discussione seminariale e la contestuale presentazione del Taller Internacional de Arquitectura de Cartagena in programma nel luglio 2017. (aise) 

 

da: http://www.aise.it/mostre/ingegneri-e-architetti-italiani-in-colombia-in-mostra-a-torino/87787/1/1/3239

 

 

PALAZZO CARIGNANO: IL MISTERO DEL PADIGLIONE SOTTERRANEO DIMENTICATO

 

 

Era un’idea che aveva iniziato a prendere forma
per iniziativa del Presidente della Regione Aldo Viglione
PALAZZO CARIGNANO,
IL MISTERO DEL PADIGLIONE SOTTERRANEO DIMENTICATO
Il numero di maggio 2017 del mensile “Torino storia” “dedica il suo
principale articolo ad un fatto scandaloso: l’esistenza di un padiglio-
ne creato negli anni ’80 dall’architetto Andrea Bruno, progettista di
fama internazionale, sotto il cortile di palazzo Carignano “sepolto e
dimenticato” da molti anni. Si tratta di un padiglione modernissimo
da 300 posti a sedere o 700 persone in piedi.
Era un’idea che aveva iniziato a prendere forma per iniziativa del
Presidente della Regione Aldo Viglione, così attento al restauro e al
rilancio del patrimonio storico-artistico del Piemonte, a cominciare
dalle residenze sabaude e dal Museo del Risorgimento.
Ne parlò lo stesso prof. Bruno, quando venne a ricordare Viglione al
Centro “Pannunzio” una decina di anni fa. Il lavoro costò 13.945.000
euro e si protrasse dal 1987 al 1994, scoperchiando il cortile di
palazzo Carignano e scavando fino a 11 metri. Viglione morì nel
dicembre 1988. E’ diventato un pezzo modernissimo di archeologia
sommersa, come ironicamente afferma il prof. Bruno. Venne infatti
ricoperto da pesanti lastroni di metallo per occultare i lucernari, in
modo da impedire che si potesse vedere dall’esterno la sua esistenza. La spesa dell’opera, il suo non uti-
lizzo per tanti anni che ha privato palazzo Carignano di una struttura molto importante, l’occultamento
del lavoro ci portano necessariamente a pensare a precise responsabilità. Non sappiamo di chi siano state,
ma sicuramente ci sono. Se l’opera non venne utilizzata neppure un giorno, non fu un fatto casuale, ma il
frutto di una scelta. Chi fece questa scelta? Quali sono stati i motivi dell’occultamento? Qualcuno si
accorse che il lavoro era inutile e che furono gettati al vento ingenti fondi pubblici? E perché, invece di
far porre lastroni,non ha segnalato la cosa alla Procura della Repubblica? Noi chiediamo che il Consiglio
Regionale si faccia carico, in primis, di far chiarezza.
Il Museo del Risorgimento rimase chiuso per anni per lavori di rifacimento per presentarsi con un nuovo
allestimento in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia nel 2011. Si spesero fondi ingenti. Sarebbe im-
portante-ribadiamo - stabilire chi fece mettere i lastroni metallici per occultare il padiglione sotterraneo
inutilizzato. Ad un certo momento la dott. Cristina Vernizzi direttrice del Museo per molti anni venne
improvvisamente sostituita, non si è mai saputo in base a quali motivi. La sua rimozione suscitò scalpore.
La democrazia comporta chiarezza e non consente zone d’ombra.
Noi chiediamo che il numero di “Torino storia” n. 18 venga acquisito agli atti e venga ascoltato in seduta
pubblica il prof. Andrea Bruno. Grazie per l’attenzione e molti cordiali saluti. Siamo certi che un fatto
del genere non verrà sottovalutato nella sua gravità.
Pier Franco Quaglieni, Direttore del Centro “Pannunzio”
Il Torinese, 17 maggio 2017

Era un’idea che aveva iniziato a prendere forma 

per iniziativa del Presidente della Regione Aldo Viglione

 

PALAZZO CARIGNANO,


IL MISTERO DEL PADIGLIONE SOTTERRANEO DIMENTICATO

 

Il numero di maggio 2017 del mensile “Torino storia” “dedica il suo principale articolo ad un fatto scandaloso: l’esistenza di un padiglione creato negli anni ’80 dall’architetto Andrea Bruno, progettista di fama internazionale, sotto il cortile di palazzo Carignano “sepolto e dimenticato” da molti anni. Si tratta di un padiglione modernissimo da 300 posti a sedere o 700 persone in piedi.

Era un’idea che aveva iniziato a prendere forma per iniziativa del Presidente della Regione Aldo Viglione, così attento al restauro e al rilancio del patrimonio storico-artistico del Piemonte, a cominciare dalle residenze sabaude e dal Museo del Risorgimento.

Ne parlò lo stesso prof. Bruno, quando venne a ricordare Viglione al Centro “Pannunzio” una decina di anni fa. Il lavoro costò 13.945.000 euro e si protrasse dal 1987 al 1994, scoperchiando il cortile di palazzo Carignano e scavando fino a 11 metri. Viglione morì nel dicembre 1988. E’ diventato un pezzo modernissimo di archeologia sommersa, come ironicamente afferma il prof. Bruno. Venne infatti ricoperto da pesanti lastroni di metallo per occultare i lucernari, in modo da impedire che si potesse vedere dall’esterno la sua esistenza. La spesa dell’opera, il suo non utilizzo per tanti anni che ha privato palazzo Carignano di una struttura molto importante, l’occultamento del lavoro ci portano necessariamente a pensare a precise responsabilità. Non sappiamo di chi siano state, ma sicuramente ci sono. Se l’opera non venne utilizzata neppure un giorno, non fu un fatto casuale, ma il frutto di una scelta. Chi fece questa scelta? Quali sono stati i motivi dell’occultamento? Qualcuno si accorse che il lavoro era inutile e che furono gettati al vento ingenti fondi pubblici? E perché, invece di far porre lastroni,non ha segnalato la cosa alla Procura della Repubblica? Noi chiediamo che il Consiglio Regionale si faccia carico, in primis, di far chiarezza.

Il Museo del Risorgimento rimase chiuso per anni per lavori di rifacimento per presentarsi con un nuovo allestimento in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia nel 2011. Si spesero fondi ingenti. Sarebbe importante-ribadiamo - stabilire chi fece mettere i lastroni metallici per occultare il padiglione sotterraneo inutilizzato. Ad un certo momento la dott. Cristina Vernizzi direttrice del Museo per molti anni venne improvvisamente sostituita, non si è mai saputo in base a quali motivi. La sua rimozione suscitò scalpore.

La democrazia comporta chiarezza e non consente zone d’ombra.

Noi chiediamo che il numero di “Torino storia” n. 18 venga acquisito agli atti e venga ascoltato in seduta pubblica il prof. Andrea Bruno. Grazie per l’attenzione e molti cordiali saluti. Siamo certi che un fatto del genere non verrà sottovalutato nella sua gravità.


Pier Franco Quaglieni, Direttore del Centro “Pannunzio”

Il Torinese, 17 maggio 2017

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19536 - 18 Maggio 2017

 

 

A Torino la presentazione del libro di Enzo Barnabà: Aigues-Mortes. Il massacro degli italiani.

 

 

A Torino la presentazione del libro di


Enzo Barnabà “Aigues-Mortes. Il


massacro degli italiani”

 

Il 23 maggio al Circolo dei Lettori. Interv

 

engono l'autore e lo storico Gianni Oliva

 

TORINO – Verrà presentato il 23 maggio alle ore 21 presso il Circolo dei Lettori di Torino (via Bogino 9 – Sala Gioco) il libro di Enzo Barnabà “Aigues-Mortes. Il massacro degli italiani” edito da Infinito edizioni. Insieme all'autore interverrà lo storico Gianni Oliva.

Enzo Barnabà, nato nel 1944, ha studiato lingua e letteratura francese a Napoli e a Montpellier e storia a Venezia e Genova.Ha insegnato lingua e letteratura francese in vari licei del Veneto e della Liguria e ha svolto la funzione di aggiornatore dei docenti di lingua francese della provincia di Imperia. A Ventimiglia ha fondato il Circolo “Pier Paolo Pasolini”.Ha svolto la funzione di lettore di lingua e letteratura italiana presso le Università di Aix-en-Provence e di insegnante-addetto culturale ad Abidjan (Costa d’Avorio), Scutari (Albania) e Niksic (Montenegro). Vive a Grimaldi di Ventimiglia.

Tra i suoi libri: Fasci siciliani a Valguarnera, Teti, 1981; Contextes. Grammaire française à l'usage des Italiens, Loescher, 1994; Le ventre du python, romanzo, Editions de l'Aube, 2007; Sortilegi, racconti, Bollati-Boringhieri, 2008 (con Serge Latouche).

Per Infinito edizioni ha pubblicato il saggio: Morte agli Italiani! Il massacro di Aigues-Mortes – 1893 (ottobre 2008), Il partigiano di piazza dei Martiri (2013), Il sogno dell'eterna giovinezza (2014), Aigues-Mortes, il massacro degli Italiani (2015). (Inform)

 

da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA

EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 -  00176 ROMA  - Tel.. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail: inform@mclink.it

ANNO LVI N. 97                                                                                                  22 MAGGIO 2017

 

 

Folla e festa per il via al Salone del Libro

Folla e festa per il via al Salone del Libro

Nicola Lagioia: “Questa coda davanti agli ingressi mi ripaga di tutto”.

Chiamparino: “Torino senza Salone è come lo sky-line senza la Mole. Scatto d’orgoglio come alle Olimpiadi”

Pubblicato il 18/05/2017
Ultima modifica il 18/05/2017 alle ore 17:38
EMANUELA MINUCCI
TORINO

A pochi minuti dal taglio del nastro della 30ª edizione del Salone del Libro , il colpo d’occhio sulle casse d’ingresso fa tirare il primo sospiro di sollievo al direttore Nicola Lagioia: «Non dormo da tre notti, ma questa folla davanti agli ingressi mi ripaga di tutta la stanchezza». Lo dice mentre riceve insieme con il presidente Massimo Bray, la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione Sergio Chiamparino i ministri della Cultura Dario Franceschini e dell’Istruzione Valeria Fedeli e il presidente del Senato, Pietro Grasso.  

  

Code all’inaugurazione del Salone del Libro

 

E proprio Grasso ha assegnato a Torino la palma di miglior salone dell’editortia: «Il Salone del Libro di Torino è la massima manifestazione in Italia dedicata all'editoria, alla lettura e alla cultura e fra le prime d'Europa». Aggiungendo che «è un vero piacere e un onore partecipare all'inaugurazione della trentesima edizione» della buchmesse.  

 

La sala gialla che ha ospitato i discorsi ufficiali era zeppa come e più delle scorse edizioni. Il clima è quello da sospiro di sollievo. «Ma non ti emozioni mai tu?»chiede con un sorriso la sindaca a Chiamparino. E lui: «Solo quando arrivo in cima al Monviso». Una metafora, dicono gli esegeti del caso, per capire che eventuali ragionanenti sul futuro del Salone si faranno a bocce ferme, magari solo lunedì. Franceschini ha parlato del fatto che a Salone terminato «ragioneremo sulla possibilità di far dialogare le realtà di Torino e Milano, dalla non collaborazione alla collaborazione o all’integrazione». 

 

TUTTE LE NOTIZIE sullo Speciale Salone del Libro de La Stampa  

 

Intanto il Lingotto, (sono già stati venduti, prima di stamattina 60 mila biglietti) avvolto nella sua moquette rosa ottimismo, aspetta gli invitati e una marea di scolari. C’è già una lunga coda di fronte allo stand delle t-shirt con l’immagine del Salone fatta da Gipi. Gli editori pronti a partire sono 1000. Nella sala gialla, spunta anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Il primo commento di Bray: «Tra i due Saloni sempre meglio l’originale». 

 

Anche il palinsesto dei discorsi in Sala gialla, tradizionalmente pomposi e super-istituzionali, quest’anno viene rivoluzionato dalla regia creativa del direttore Nicola Lagioia. Si comincia con un film, protagonisti Roberto Saviano, Carlo Petrini, Alessandro Baricco, Maurizio Molinari, Andrea Camilleri, Gustavo Zagrebelsky, Massimo Gramellini e molti altri: tutti a modo loro, da abili giocolieri di parole spiegano che il Salone di Torino è un brand inimitabile, anzi il Salone del Libro è «ontologicamente» Torino. Il più applaudito è Camilleri che parla di un Salone popolato da lettori animati da una curiosità estrema.  

 

Andrea Camilleri: «amo Torino, qui si respirano industria e letteratura»

 

Poi prende la parola il presidente Bray e ammette di essere molto emozionato: «Volevamo dimostrare a tutti che 30 anni non passano invano: tutto quello che vedrete in questi giorni è frutto di questa volontà». Poi aggiunge: «Abbiamo voluto un Salone corale, e ringrazio tutti i soci. E soprattutto gli editori che sono stati da subito i primi grandi amici di questo evento, e i cittadini che ci fermavano per strada quest’estate, per chiederci di non abbandonare il loro Salone». Bray parla di un Salone nuovo, fatto anche dai librai e dai festival letterari, le biblioteche: «Ero qui alle 9 stamattina e mi sono fermato dalle biblioteche, era commovente ascoltare le loro parole, sono avamposti della vita civile». E ha concluso: «Calvino diceva che la lettura è un rapporto fondamentale con noi stessi, parole importanti, in un momento in cui l’Italia ha perso un milione di lettori, bisogna promuovere un’azione collettiva che parta dalle famiglie, passi per la scuola e arrivi alle famiglie». Non c’è ricostruzione della civiltà senza passare per la cultura, e l’inclusione sociale che rappresenta. 

 

Se Bray cita Borsellino, Gramsci e Papa Francesco, quando parla del superamento dei confini, e spiega che il Salone è un bene comune di tutti i cittadini, che è il tema del Salone, Nicola Lagioia cita Bono Vox , e fa notare che il Salone di Torino è l’appuntamento culturale più popolare di Italia e «uno dei più autorevoli biglietti da visita per il prodotto libro nel mondo». E ha ringraziato tutti gli amici del Libro della prima ora: «C’è un patto identitario fra Salone e città che dà anche un’importante ricaduta economica sul territorio, tutelando la nostra immagine di italiani nel mondo». E ha concluso: «Il nostro rapporto con i lettori è una storia d’amore inimitabile». 

 

Poi ha preso la parola la sindaca Appendino: «Non nascondo neppure io l’emozione che è quella di una città: il Salone è la dimostrazione più bella ed evidente che Torino non è solo una città, ma una comunità, che ha saputo reagire in modo corale per tutelare questo Salone, oggi possiamo festeggiare un grande evento che compie 30 anni e può guardare con ottimismo al futuro». Appendino ringrazia i fondatori Accornero e Pezzana, la passata gestione Ferrero e Picchioni. Poi racconta il nuovo Salone che coinvolge tutta la città: «Torino non smetterà mai di scommettere sulla propria offerta culturale, qui tradizione, rigore e serietà si mischiano a passione ed entusiasmo: questo è il valore di Torino e di questo Salone». Poi ha parlato il presidente della Regione Sergio Chiamparino, che ha salutato l’ex sindaco Piero Fassino presente in sala: «Questa inaugurazione a differenza delle altre la vivo con particolare emozione, perchèvedo uno scatto di orgoglio che vidi soltanto nelle Olimpiadi». E ha concluso: «Cito mio nonno: i punti si contano quando le bocce sono ferme. Ma se il buongiorno si vede dal mattino questa è una buona giornata». «Come possiamo non essere disponibili a che in Italia si rafforzino le possibilità di fare eventi culturali: pensare che a Torino a maggio non ci sia il Salone del Libro a maggio è come immaginare lo skyline di Torino senza la Mole ». 

 

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha per prima cosa ringraziato in particolare tutti i librai , poi ha definito la nuova edizione del Salone: «Un libro che scavalca un muro, e con lui le barriere mentali e sociali, è un tema che sconvolge i parametri della tradizione, per comporre una grande vetrina del sapere e della cultura. Il profumo della carta stampata, la lettura sono una porta sull’universo e sul mondo. Leggere un buon libro apre le menti e ossigena le coscienza, più si conosce e più si è liberi, oggi abbiamo bisogno di tanti momenti di riflessione». 

 

Le code per entrare al Salone del Libro   

 

da: http://www.lastampa.it/2017/05/18/cronaca/folla-e-festa-per-il-via-al-salone-del-libro-Q9BOnIVtlai2qZarqaJWgJ/pagina.html

 

 

Due candidati per il Servizio ferroviario metropolitano

 

Due candidati per il Servizio ferroviario metropolitano


Due candidati per il Servizio ferroviario metropolitano Sono Trenitalia e Gtt-Arriva le aziende candidate per la gestione del Servizio ferroviario metropolitano: entro la fine di ottobre 2017 dovranno presentare i loro progetti, mentre l’affidamento del servizio avverrà entro la fine di novembre. Intervenuto mercoledì 10 maggio durante la seduta della Commissione Urbanistica del Consiglio regionale, l’assessore ai Trasporti ha presentato i criteri che le aziende interessate dovranno rispettare nei progetti di gestione del servizio: utilizzo di treni veloci e bus sostitutivi, integrazione con le tariffe e gli orari degli altri servizi ferroviari piemontesi, predisposizione di un servizio ferro/ gomma che preveda almeno due collegamenti all'ora, servendo tutte le stazioni con il treno o con il bus. L’assessore ha parlato inoltre dei collegamenti Pinerolo-Torino, della riattivazione di un servizio ferro/gomma sulla linea Pinerolo-Torre Pellice e della riformulazione dei collegamenti per Bardonecchia e fino a Modane. Per quanto concerne le risorse, ha specificato che per il rinnovo del parco rotabile su gomma (esclusi quindi tram e metropolitana torinese) sono in tutto disponibili 62 milioni di euro tra fondi nazionali e regionali, per il servizio ferroviario sono a disposizione fondi statali ed anche europei (che però richiedono un cofinanziamento di circa 40 milioni), mentre altri 57 milioni stanziati dal Cipe serviranno per completare la linea 1 della metropolitana di Torino da piazza Bengasi a Cascine Vica. (gg)   

 

da:     PIEMONTE NEWSLETTER N. 17 DEL 12 MAGGIO 2017  -  http://www.regione.piemonte.it/repository/pnews/newsletter/2017/17.pdf

 

FESTA DELLA SACRA SINDONE

FESTA DELLA SACRA SINDONE

 

Giovedì 4 maggio, festa liturgica della Sacra Sindone, si è svolta la tradizionale celebrazione nella Catte-
drale di S. Giovanni Battista a Torino. La S. Messa solenne è stata presieduta da don Roberto Gottardo,
Presidente della Commissione diocesana e Vicepresidente del Comitato dell’ultima Ostensione straordi-
naria, indetta nel 2015 dal Custode Pontificio, S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.
Tra i con celebranti Mons. Giuseppe Ghiberti, Presidente onorario della Commissione diocesana., che ha
ricordo Mons. Adolfo Barberis a 50 anni dalla morte.

Giovedì 4 maggio, festa liturgica della Sacra Sindone, si è svolta la tradizionale celebrazione nella Cattedrale di S. Giovanni Battista a Torino. La S. Messa solenne è stata presieduta da don Roberto Gottardo, Presidente della Commissione diocesana e Vicepresidente del Comitato dell’ultima Ostensione straordinaria, indetta nel 2015 dal Custode Pontificio, S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.

Tra i con celebranti Mons. Giuseppe Ghiberti, Presidente onorario della Commissione diocesana., che ha ricordo Mons. Adolfo Barberis a 50 anni dalla morte.

Come ogni anno era presente l’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus.

Sabato 6 maggio alle ore 21, sempre nella Cattedrale S. Giovanni Battista di Torino, la benemerita associazione Concertante offrirà un concerto di musica classica, promosso in collaborazione con la Commissione diocesana per la Sacra Sindone e la parrocchia della Cattedrale.

Ingresso libero.

 

 

 da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19449 - 5 Maggio 2017

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       Festa della Santa Sindone ricordando mons. Adolfo Barberis   

Giovedì 4 maggio 2017 alle 18 S. Messa in Cattedrale. Sabato 6 maggio alle 21 concerto dell'associazione Concertante
Sacra Sindone (Gesù coperto dal Sudario - Illustrazione di Giulio Clovio)
Sacra Sindone (Gesù coperto dal Sudario - Illustrazione di Giulio Clovio)
Giovedì 4 maggio 2017 alle 18 in Cattedrale don Roberto Gottardo – presidente della Commissione diocesana – ha celebrato la Messa nella festa liturgica della Sindone. Quest’anno la ricorrenza si è arricchita del ricordo di mons. Adolfo Barberis a 50 anni dalla morte; la sua figura è stata ricordata, al termine della Messa, da mons. Giuseppe Ghiberti, presidente d’onore della Commissione. Mons. Barberis, segretario del card. Richelmy, architetto, fondatore delle suore del Famulato Cristiano, fu un grande «innamorato» della Sindone, cui dedicò diverse pubblicazioni e studi. Una serie di pannelli che illustrano le attività di mons. Barberis vengono esposti all’ingresso del Duomo in occasione della Messa del 4 maggio. Alla celebrazione eucaristica erano particolarmente invitati i Volontari della Sindone.

Come ormai è tradizione, la ricorrenza liturgica della Sindone (istituita da papa Giulio II nel 1506) si accompagna con l’offerta di un concerto, che si tiene quest’anno sabato 6 maggio alle 21 in Cattedrale. Promosso dall’associazione «Concertante - Progetto Arte e Musica» in collaborazione con la Commissione diocesana per la Sindone, il concerto si intitola «Qui presso a Te, Signore» e prevede l’esecuzione di brani di Vivaldi, Stradella, Bach, Haendel, Pergolesi. Gli artisti che eseguono le opere in programma sono: Francesca Rotondo (soprano), Claudia Nicole Bandera (mezzosoprano), Carmelo Corrado Caruso (baritono) accompagnati dall’Ensemble «I Giovani Archi di Torino». Direttore, Mario Lamberto. L’ingresso è libero.  

 

da: http://www.diocesi.torino.it/pls/diocesitorino/V3_S2EW_CONSULTAZIONE.mostra_pagina?id_pagina=68041&rifi=guest&rifp=guest

           

                      

SACRA SINDONE L'impronta che interroga

 

 

 

SACRA SINDONE
L'impronta che interroga
La Sindone è una guida che ci conduce fin sulla soglia della morte per mostrarci come oltrepassarla
Su di un colle che si erge alle porte della città, in posizione esposta a chi guarda dalle mura e a chi giunge da lontano, si
levano tristi trofei di morte. Il Golgota, “luogo del cranio”, è scelto per l’esecuzione capitale inflitta per crocifissione. Nella
Pasqua di quell’anno, probabilmente il 30 del calcolo cristiano, vengono crocifissi tre uomini: due sono rei confessi di gra-
vi delitti, uno è vittima di un complotto ordito tenacemente da membri autorevoli dell’autorità religiosa locale, nonostante
la scarsa convinzione del governatore romano, che però si lascia indurre a emanare la sentenza e a portarla a esecuzione.
La regione si chiama Giudea ed è amministrata da un alto funzionario dipendente direttamente da Roma, che gestisce il
potere in dialogo non facile con la classe sacerdotale locale, e da una ricca oligarchia che trae i suoi proventi da agricoltura,
commercio e introiti provenienti da un flusso di pellegrini costante, diretto al centro religioso della vecchia capitale. L’ese-
cuzione della condanna avviene secondo un rituale fisso, rivissuto ogni volta con nuovi apporti di fantasia. Il procedimento
messo in atto per la crocifissione di Gesù di Nazareth è riassunto nel racconto che ne fanno alcuni documenti, ognuno con
proprie caratteristiche. I principali sono indubbiamente i cosiddetti “vangeli canonici”.
Parlare di crocifissione è cosa assai triste. Già l’antichità aveva coniato appellativi estremi, come summum supplicium
(Cicerone) e mors turpissima crucis (Origene). La sua realizzazione fu varia: comprendeva sempre una sospensione del
condannato, per lo più in rapporto con un palo o con due pali, uno verticale e uno orizzontale. Più spesso la sospensione
avveniva a braccia congiunte oppure, normalmente, a braccia allargate e fissate a un trave, agli stipiti di una porta, a un
architrave o semplicemente inchiodati a un muro. Per fissare le braccia al sostegno si ricorreva a corde o a chiodi: nel
primo caso la sofferenza era inizialmente minore ma più duratura. A questo trattamento potevano aggiungersi tormenti di
ogni tipo. Era abbastanza frequente la flagellazione, spettacolare e particolarmente debilitante, al punto che la si doveva
controllare, perché il condannato non morisse anzitempo.
Giuseppe Ghiberti
Biblista, Presidente emerito della Commissione diocesana per la Sindone
L’immagine a microscopio
Le ferite, i pollini, la tridimensionalità: i punti certi e gli elementi controversi delle analisi scientifiche
Gli studi scientifici sulla Sindone ebbero inizio nel 1898 con la prima fotografia della Sindone, scattata da Secondo Pia.
Le ricerche effettuate in questi anni hanno consentito di giungere ad alcune conclusioni certe. La negatività dell’immagine.
L’immagine ha caratteristiche simili a quelle di un negativo fotografico, ossia presenta una distribuzione di luminosità
opposta a quella che percepiamo nella realtà; pertanto è sul negativo che possiamo osservare il vero aspetto dell’uomo della
Sindone, come se si trovasse di fronte a noi.
L’analisi delle ferite. La lettura “topografica” dell’immagine, effettuata dai medici legali, ha messo in evidenza numerose
ferite e lesioni visibili in modo anatomicamente perfetto: dalle tumefazioni al volto alle ferite da punta sulla fronte e sulla
nuca dovute ad aculei, dalla ferita da punta e taglio all’emitorace destro inferta a morte già avvenuta a quelle ai polsi e ai
piedi provocate dalla penetrazione di oggetti appuntiti simili a chiodi, da quelle al dorso, ai glutei e alle gambe caratteristi-
che del supplizio della flagellazione alle escoriazioni sulle spalle dovute al trasporto di un oggetto pesante e così via.
Questi studi hanno consentito di provare che si tratta dell’immagine lasciata dal cadavere di un uomo dapprima flagellato e
poi crocifisso.
Le macchie ematiche. Le macchie di colore rosso sono realmente macchie di sangue umano di gruppo AB prodotte da
ferite di origine traumatica, come è stato dimostrato da due équipe di studiosi in seguito agli esami effettuati sui campioni
prelevati nel 1978.
Le microtracce biologiche. Nel 1973 e nel 1978 vennero effettuati sulla Sindone, mediante l’applicazione di nastri adesivi,
alcuni prelievi di microtracce, rinvenendo granuli di polline provenienti da cinquantotto piante fiorifere. Poiché alcuni di
essi provengono da piante che crescono solo in Palestina e in Anatolia si può concludere che è altamente probabile la
permanenza prolungata della Sindone, oltre che in Europa, anche in tali regioni.
Bruno Barberis
Direttore del Centro internazionale di Sindonologia di Torino

SACRA SINDONE

L'impronta che interroga

 

La Sindone è una guida che ci conduce fin sulla soglia della morte per mostrarci come oltrepassarla

Su di un colle che si erge alle porte della città, in posizione esposta a chi guarda dalle mura e a chi giunge da lontano, si levano tristi trofei di morte. Il Golgota, “luogo del cranio”, è scelto per l’esecuzione capitale inflitta per crocifissione. Nella Pasqua di quell’anno, probabilmente il 30 del calcolo cristiano, vengono crocifissi tre uomini: due sono rei confessi di grai delitti, uno è vittima di un complotto ordito tenacemente da membri autorevoli dell’autorità religiosa locale, nonostante la scarsa convinzione del governatore romano, che però si lascia indurre a emanare la sentenza e a portarla a esecuzione.

La regione si chiama Giudea ed è amministrata da un alto funzionario dipendente direttamente da Roma, che gestisce il potere in dialogo non facile con la classe sacerdotale locale, e da una ricca oligarchia che trae i suoi proventi da agricoltura, commercio e introiti provenienti da un flusso di pellegrini costante, diretto al centro religioso della vecchia capitale. L’esecuzione della condanna avviene secondo un rituale fisso, rivissuto ogni volta con nuovi apporti di fantasia. Il procedimento messo in atto per la crocifissione di Gesù di Nazareth è riassunto nel racconto che ne fanno alcuni documenti, ognuno con proprie caratteristiche. I principali sono indubbiamente i cosiddetti “vangeli canonici”.

Parlare di crocifissione è cosa assai triste. Già l’antichità aveva coniato appellativi estremi, come summum supplicium (Cicerone) e mors turpissima crucis (Origene). La sua realizzazione fu varia: comprendeva sempre una sospensione del condannato, per lo più in rapporto con un palo o con due pali, uno verticale e uno orizzontale. Più spesso la sospensione avveniva a braccia congiunte oppure, normalmente, a braccia allargate e fissate a un trave, agli stipiti di una porta, a un architrave o semplicemente inchiodati a un muro. Per fissare le braccia al sostegno si ricorreva a corde o a chiodi: nel primo caso la sofferenza era inizialmente minore ma più duratura. A questo trattamento potevano aggiungersi tormenti di ogni tipo. Era abbastanza frequente la flagellazione, spettacolare e particolarmente debilitante, al punto che la si doveva controllare, perché il condannato non morisse anzitempo.


Giuseppe Ghiberti

Biblista, Presidente emerito della Commissione diocesana per la Sindone


L’immagine a microscopio

Le ferite, i pollini, la tridimensionalità: i punti certi e gli elementi controversi delle analisi scientifiche.

Gli studi scientifici sulla Sindone ebbero inizio nel 1898 con la prima fotografia della Sindone, scattata da Secondo Pia.

Le ricerche effettuate in questi anni hanno consentito di giungere ad alcune conclusioni certe. La negatività dell’immagine.

L’immagine ha caratteristiche simili a quelle di un negativo fotografico, ossia presenta una distribuzione di luminosità opposta a quella che percepiamo nella realtà; pertanto è sul negativo che possiamo osservare il vero aspetto dell’uomo della Sindone, come se si trovasse di fronte a noi.

L’analisi delle ferite. La lettura “topografica” dell’immagine, effettuata dai medici legali, ha messo in evidenza numerose ferite e lesioni visibili in modo anatomicamente perfetto: dalle tumefazioni al volto alle ferite da punta sulla fronte e sulla nuca dovute ad aculei, dalla ferita da punta e taglio all’emitorace destro inferta a morte già avvenuta a quelle ai polsi e ai piedi provocate dalla penetrazione di oggetti appuntiti simili a chiodi, da quelle al dorso, ai glutei e alle gambe caratteristiche del supplizio della flagellazione alle escoriazioni sulle spalle dovute al trasporto di un oggetto pesante e così via.

Questi studi hanno consentito di provare che si tratta dell’immagine lasciata dal cadavere di un uomo dapprima flagellato e poi crocifisso.

Le macchie ematiche. Le macchie di colore rosso sono realmente macchie di sangue umano di gruppo AB prodotte da ferite di origine traumatica, come è stato dimostrato da due équipe di studiosi in seguito agli esami effettuati sui campioni prelevati nel 1978.

Le microtracce biologiche. Nel 1973 e nel 1978 vennero effettuati sulla Sindone, mediante l’applicazione di nastri adesivi, alcuni prelievi di microtracce, rinvenendo granuli di polline provenienti da cinquantotto piante fiorifere. Poiché alcuni di essi provengono da piante che crescono solo in Palestina e in Anatolia si può concludere che è altamente probabile la permanenza prolungata della Sindone, oltre che in Europa, anche in tali regioni.


Bruno Barberis

Direttore del Centro internazionale di Sindonologia di Torino

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19440 - 4 Maggio 2017

 

 

FESTA DELLA SACRA SINDONE A TORINO

 

 

FESTA DELLA SACRA SINDONE A TORINO
Domani, festa liturgica della Sacra Sindone, si terrà la tradizionale cele-
brazione nella Cattedrale di S. Giovanni Battista a Torino. Alle ore 18,
la S. Messa solenne sarà presieduta da don Roberto Gottardo, Presiden-
te della Commissione diocesana e Vicepresidente del Comitato dell’ul-
tima Ostensione straordinaria, indetta nel 2015 dal Custode Pontificio,
S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino. La ricorrenza si
arricchisce del ricordo di Mons. Adolfo Barberis a 50 anni dalla morte;
la sua figura verrà ricordata, al termine della S. Messa, da Mons. Giu-
seppe Ghiberti, Presidente d’onore della Commissione. Mons. Barberis,
architetto, fondatore delle Suore del Famulato Cristiano, dedicò diverse
pubblicazioni e studi alla Sacra Sindone. Dei pannelli, che illustrano le
sue attività, saranno esposti all’ingresso del Duomo il 4 maggio.
Come ormai è tradizione, la ricorrenza liturgica della Sacra Sindone
(istituita da Papa Giulio II nel 1506) si accompagna con un concerto,
che si terrà sabato 6 maggio alle ore 21, in Cattedrale. Ingresso libero.
BERLINO

FESTA DELLA SACRA SINDONE A TORINO

 

Domani, festa liturgica della Sacra Sindone, si terrà la tradizionale celebrazione nella Cattedrale di S. Giovanni Battista a Torino. Alle ore 18, la S. Messa solenne sarà presieduta da don Roberto Gottardo, Presidente della Commissione diocesana e Vicepresidente del Comitato dell’ultima Ostensione straordinaria, indetta nel 2015 dal Custode Pontificio, S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino. La ricorrenza si arricchisce del ricordo di Mons. Adolfo Barberis a 50 anni dalla morte; la sua figura verrà ricordata, al termine della S. Messa, da Mons. Giuseppe Ghiberti, Presidente d’onore della Commissione. Mons. Barberis, architetto, fondatore delle Suore del Famulato Cristiano, dedicò diverse pubblicazioni e studi alla Sacra Sindone. Dei pannelli, che illustrano le sue attività, saranno esposti all’ingresso del Duomo il 4 maggio.

Come ormai è tradizione, la ricorrenza liturgica della Sacra Sindone (istituita da Papa Giulio II nel 1506) si accompagna con un concerto, che si terrà sabato 6 maggio alle ore 21, in Cattedrale. Ingresso libero.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19432 - 3 Maggio 2017

 

 

MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI TORINOPER LA SOLENNITÀ DI S. GIUSEPPE LAVORATORE“In questo giorno di festa per tutti i lavoratori del mondo, desidero rivolgermi alla comunità cri-stiana e all’in-tera società civile per invitare a considerare l’i

 

MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO
PER LA SOLENNITÀ DI S. GIUSEPPE LAVORATORE
“In questo giorno di festa per tutti i lavoratori del mondo, desidero rivolgermi alla comunità cri-stiana e all’in-
tera società civile per invitare a considerare l’importanza fondamentale del lavoro per ogni uomo e donna.
Se il lavoro oggi manca è anche perché veniamo da un’epoca in cui questa fondamentale attività umana è
stata gravemente svalorizzata. La “finanziarizzazione” dell’economia, con lo spostamento dell’asse degli inte-
ressi dal profitto, derivante da una produzione in cui il rispetto del lavoratore è imprescindibile, alla crescita
dei vantaggi economici provenienti dalle rendite e dalle speculazioni, ha reso il lavoro quasi un inutile corol-
lario. Inoltre, là dove il lavoro ha continuato ad essere centrale nella produzione della ricchezza, non è stato
difeso dallo sfruttamento e da tutta l’opacità cercata da chi ha voluto ottenere profitto senza rispettare chi gli
ha consentito di produrre.
Questo paradigma, con le sue storture, si rivela sempre meno sostenibile. Non sarà possibile nessuna reale
ripresa economica, senza che sia riconosciuto a tutti il diritto al lavoro e promosse le condizioni che lo renda-
no effettivo. Combattere tutte le forme di sfruttamento e di sperequazione retributiva rimane obiettivo priori-
tario di ogni progresso sociale. È quindi urgente dare risposte vere ed efficaci in queste circostanze, perché
siamo quotidianamente feriti dal dramma di tanti giovani che lasciano la nostra terra, o che non hanno lavoro
– e molte volte neppure lo cercano più.
Nei confronti dei giovani, da noi riconosciuti come la più efficace e determinante risorsa per il prossimo futu-
ro, la nostra Chiesa, in sinergia con le diverse parti sociali che hanno a cuore la forma-zione e l’inserimento
nel mondo del lavoro, sta dedicando energie e risorse, facendosi promotrice di incontri e momenti di confron-
to secondo lo stile inaugurato nella proficua esperienza dell’Agorà del Sociale, impegnata ad affrontare, uni-
tamente alle forze civili, economiche e istituzionali del territorio, la questione del “modello di sviluppo”
sociale. L’area metropolitana di Torino registra da diversi anni elevati tassi di disoccupazione, che incidono
pesantemente sul tessuto sociale ed impongono il supe-ramento dei modelli, formativi e lavorativi, risalenti al
“pre-crisi”. A pagare il più alto prezzo della crisi sono le giovani generazioni, a cui è sovente negato un digni-
toso ingresso nel mondo del lavoro; sempre più esteso e preoccupante è il fenomeno dei “Neet” (termine con
il quale si indicano i giovani che non studiano e non lavorano).
Il 19 novembre 2016 si è tenuta la seconda assemblea pubblica dell’Agorà del Sociale, dedicata interamente
alla questione giovanile: ampio spazio è stato dato alle testimonianze e alle esperienze di vita dei giovani. In
quella sede, istituzioni, soggetti del privato sociale, rappresentanti di associazioni di categoria e sindacati
hanno interloquito con gli stessi giovani per poter capire insieme quali strade oggi è doveroso percorrere, per
non disperdere il nostro attuale e futuro capitale umano.
Al fine di rispondere alle attese e alle legittime e doverose richieste dei giovani dei nostri territori, sarà attiva-
to un “Laboratorio metropolitano su giovani e lavoro” che dovrà concentrare la propria operatività sull’azio-
ne, identificando, quindi, anche buone pratiche e strumenti che possano orientare gli interventi e le politiche
sul territorio. Questo laboratorio avrà come obiettivi generali: l’analisi della condizione giovanile a livello
metropolitano, secondo la specifica chiave di lettura del lavoro; proporre un’azione di advocacy ai diversi
soggetti che si occupano di giovani e/o lavoro; avviare sperimentazioni innovative che coinvolgano le comu-
nità territoriali; elaborare nuove e innovative policy e proporle ai decisori pubblici del territorio; proporre ai
giovani percorsi formativi nei quali il lavoro diviene fattore educativo e proposta di valore per la vita delle
persone e delle comunità; attivare processi partecipativi”. (...)
+ Cesare Nosiglia

MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO PER LA SOLENNITÀ DI S. GIUSEPPE LAVORATORE

 

“In questo giorno di festa per tutti i lavoratori del mondo, desidero rivolgermi alla comunità cri-stiana e all’intera società civile per invitare a considerare l’importanza fondamentale del lavoro per ogni uomo e donna.

Se il lavoro oggi manca è anche perché veniamo da un’epoca in cui questa fondamentale attività umana è stata gravemente svalorizzata. La “finanziarizzazione” dell’economia, con lo spostamento dell’asse degli interessi dal profitto, derivante da una produzione in cui il rispetto del lavoratore è imprescindibile, alla crescita dei vantaggi economici provenienti dalle rendite e dalle speculazioni, ha reso il lavoro quasi un inutile corollario. Inoltre, là dove il lavoro ha continuato ad essere centrale nella produzione della ricchezza, non è stato difeso dallo sfruttamento e da tutta l’opacità cercata da chi ha voluto ottenere profitto senza rispettare chi gli ha consentito di produrre. 

Questo paradigma, con le sue storture, si rivela sempre meno sostenibile. Non sarà possibile nessuna reale ripresa economica, senza che sia riconosciuto a tutti il diritto al lavoro e promosse le condizioni che lo rendano effettivo. Combattere tutte le forme di sfruttamento e di sperequazione retributiva rimane obiettivo prioritario di ogni progresso sociale. È quindi urgente dare risposte vere ed efficaci in queste circostanze, perché siamo quotidianamente feriti dal dramma di tanti giovani che lasciano la nostra terra, o che non hanno lavoro – e molte volte neppure lo cercano più.

Nei confronti dei giovani, da noi riconosciuti come la più efficace e determinante risorsa per il prossimo futuro, la nostra Chiesa, in sinergia con le diverse parti sociali che hanno a cuore la forma-zione e l’inserimento nel mondo del lavoro, sta dedicando energie e risorse, facendosi promotrice di incontri e momenti di confronto secondo lo stile inaugurato nella proficua esperienza dell’Agorà del Sociale, impegnata ad affrontare, unitamente alle forze civili, economiche e istituzionali del territorio, la questione del “modello di sviluppo” sociale. L’area metropolitana di Torino registra da diversi anni elevati tassi di disoccupazione, che incidono pesantemente sul tessuto sociale ed impongono il supe-ramento dei modelli, formativi e lavorativi, risalenti al “pre-crisi”. A pagare il più alto prezzo della crisi sono le giovani generazioni, a cui è sovente negato un dignitoso ingresso nel mondo del lavoro; sempre più esteso e preoccupante è il fenomeno dei “Neet” (termine con il quale si indicano i giovani che non studiano e non lavorano).

Il 19 novembre 2016 si è tenuta la seconda assemblea pubblica dell’Agorà del Sociale, dedicata interamente alla questione giovanile: ampio spazio è stato dato alle testimonianze e alle esperienze di vita dei giovani. In quella sede, istituzioni, soggetti del privato sociale, rappresentanti di associazioni di categoria e sindacati hanno interloquito con gli stessi giovani per poter capire insieme quali strade oggi è doveroso percorrere, per non disperdere il nostro attuale e futuro capitale umano.

Al fine di rispondere alle attese e alle legittime e doverose richieste dei giovani dei nostri territori, sarà attivato un “Laboratorio metropolitano su giovani e lavoro” che dovrà concentrare la propria operatività sull’azione, identificando, quindi, anche buone pratiche e strumenti che possano orientare gli interventi e le politiche sul territorio. Questo laboratorio avrà come obiettivi generali: l’analisi della condizione giovanile a livello metropolitano, secondo la specifica chiave di lettura del lavoro; proporre un’azione di advocacy ai diversi soggetti che si occupano di giovani e/o lavoro; avviare sperimentazioni innovative che coinvolgano le comunità territoriali; elaborare nuove e innovative policy e proporle ai decisori pubblici del territorio; proporre ai giovani percorsi formativi nei quali il lavoro diviene fattore educativo e proposta di valore per la vita delle persone e delle comunità; attivare processi partecipativi”. (...)

 

Archbishop nosiglia.jpg+ Cesare Nosiglia

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19405 - 28 Aprile 2017

 

 

Trent’anni di Salone Internazionale del Libro

La Regione conferma il sostegno alla lettura, con Arena Piemonte ed un ricco calendario di eventi

Trent’anni di Salone Internazionale del Libro

La rassegna in scena al Lingotto da giovedì 18 a lunedì 22 maggio

 

La Regione conferma il sostegno alla lettura, con Arena Piemonte ed un ricco calendario di eventi Trent’anni di Salone Internazionale del Libro La rassegna in scena al Lingotto da giovedì 18 a lunedì 22 maggio Per l'importante anniversario del trentennale della rassegna è stato previsto un numero maggiore di espositori, 424 rispetto ai 338 del 2016, disposti su 11 mila metri quadrati, il 10% in più del 20- 16. La presenza della Regione Piemonte, ente socio fondatore, si caratterizzerà ancora una volta per i contenuti proposti, pur con una serie di profondi elementi di rinnovamento. Dai temi dell’attualità ai diritti, dagli appuntamenti dedicati a settori inesplorati dell’editoria a un rinnovato e più forte impegno a sostegno della lettura e della filiera del libro. Una delle novità più importanti è rappresentata dal Buono libro: un nuovo strumento, del valore di 15 euro, che sarà a disposizione degli studenti delle scuole superiori under 18 e utilizzabile per l’acquisto di un libro negli stand del Salone del Libro. Inedito anche il programma che la Regione Piemonte, insieme alla Fondazione per il Libro e a Villaggio Globale International, ha deciso di dedicare al settore dei libri d’arte. “L'arte racchiusa in un libro. Il variegato mondo dell'editoria museale” sarà infatti un appuntamento dal respiro internazionale dedicato al lavoro di studio, ricerca ed informazione svolto dalle grandi istituzioni museali: a confrontarsi, in una giornata di lavoro che si svolgerà lunedì 22 maggio presso Palazzo Chiablese, saranno direttori e conservatori di importanti musei, dall’Ermitage di San Pietroburgo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Al termine della giornata gli esiti della discussione saranno presentati al pubblico del Salone alle ore 17,30 di lunedì 22 maggio presso la Sala Incontri. Tra gli elementi confermati vi è invece l’Arena Piemonte, che tornerà ad essere la “casa” delle attività promosse dalla Regione Piemonte e dal Consiglio regionale, all’interno del Padiglione 3. Qui, accanto alla programmazione istituzionale, prosegue la collaborazione con il Coordinamento Torino Pride: una parte degli incontri sarà infatti dedicata alla tematica dei diritti civili, intesi nella loro massima estensione e trasversalità, con una sezione dal titolo “Diritti senza confini. Cultura, società, integrazione”. Ogni giorno scrittori, giornalisti, filosofi, studiosi e attivisti animeranno l’Arena con un ricco calendario di iniziative: i libri e le presentazioni saranno così il veicolo verso una maggior consapevolezza e attenzione ai diritti di tutte e di tutti, per diffondere il valore dell’inclusione e contrastare ogni forma di discriminazione. Una parte della programmazione sarà poi dedicata alle migrazioni, con la sezione “Oltre i confini: storie di accoglienza e inclusione”: incontri, narrazioni di buone pratiche che possono diventare buone politiche e testimonianze di chi ci è riuscito e oggi accompagna chi è appena arrivato. Non manca il sostegno della Regione al ricco calendario di eventi che animeranno Torino prima e durante la kermesse: in particolare, l’assessorato alla Cultura ha promosso, con il Salone Internazionale del Libro e il Festival Collisioni, il grande concerto di Patti Smith che animerà l'Auditorium Rai Arturo Toscanini sabato 6 maggio. Un appuntamento di grande richiamo per aprire con una festa in musica il grande traguardo che trenta edizioni rappresentano per questa importante manifestazione. (da)

 

da: http://www.regione.piemonte.it/repository/pnews/newsletter/2017/15.pdf

 

 

Salone del Libro di Torino, boom di editori

 

Salone del Libro di Torino, boom di editori

Presentazione-show, al Museo del Risorgimento, per il 30° Salone del Libro di Torino. Un programma mai così ricco, con più editori nonostante la defezione dei grandi gruppi
Pubblicato il 28/04/2017
Ultima modifica il 28/04/2017 alle ore 07:27
EMANUELA MINUCCI
TORINO

La foto di Richard Ford trasformata in figurina Panini accanto a quella di Sandro Veronesi. Miriam Toews che scende in campo con Daria Bignardi, Brian Turner a fianco di Giuseppe Culicchia, e tanti altri scrittori-campioni che giocheranno nella squadra del 30° Salone del Libro di Torino che va «Oltre il confine». A venti giorni dall’inizio della partita, gli scrittori si stanno già scaldando: come il duetto Baricco più Bianconi dei Baustelle, che rileggeranno a loro modo Furore di John Steinbeck o Daniel Pennac che a Torino presenterà in anteprima al grattacielo Intesa Sanpaolo (la banca è mainsponsor del Salone) il suo nuovo romanzo Il caso Malaussène. E poi Roberto Saviano, Luis Sepúlveda che dialogherà con la collega argentina Elsa Osorio e con Carlo Petrini, un incontro dedicato al caso editoriale di Elena Ferrante, e il «piacere della vertigine dei romanzi impossibili» esaminando i libri di Giuseppe Montesano, Ermanno Cavazzoni e Mathias Enard. Mentre l’inviato della Stampa Domenico Quirico e Guido Ceronetti parleranno di migranti.  

 

Sono solo alcuni dei centravanti di #Salto30, lo squadrone convocato dall’allenatore Nicola Lagioia per quel Salone del Libro che affronterà la sua partita più importante al Lingotto dal 18 al 22 maggio. Ieri l’ultima conferenza stampa, al Museo del Risorgimento, «luogo non casuale» come dice Lagioia affiancato da Massimo Bray, nella sua prima uscita pubblica da presidente, e dal vice Mario Montalcini. In prima fila la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione Sergio Chiamparino.  

 

Il 30° Salone è così, fitto di colpi di scena e scattante come il racconto che ne fa il suo direttore. La conferenza stampa diventa spettacolo con tanto di applausi: quando Lagioia racconta che le case editrici sono salite a 1060, gli espositori sono 424 rispetto ai 338 del 2016 e i metri quadri commerciali sono ora 11 mila (10% in più), con un totale di 1200 appuntamenti, sul maxi-schermo sopra la sua testa appare la scritta «Boooooom!» proprio come nei fumetti. Un nuovo linguaggio che porta dentro di sé l’innovazione, mischia alto e pop. Nelle stesse giornate convivono Amitav Ghosh, Alicia Giménez-Bartlett, Milo Manara, Igort e Zerocalcare. Quindi si va «Oltre il confine» collegando il Salone agli Istituti italiani di cultura sparsi nel mondo, e si dedica un grande spazio alla musica, a partire dal concerto di Patti Smith nell’anteprima saloniera del 6 maggio all’Auditorium Rai.  

 

Ad aprire la presentazione, ieri, un emozionatissimo Massimo Bray: «Sarà un grande Salone, ne sono certo, Torino lo merita». E ringrazia il vicepresidente Mario Montalcini che ha avuto il merito di tirare fuori dall’impasse il Salone dopo lo strappo con Milano. Una città che non viene mai nominata, sino a quando i cronisti non fanno la domanda esplicita alla sindaca Appendino. «Provo tanta emozione e tanto orgoglio - risponde lei -. Questa è la risposta forte di una comunità e di tante persone che hanno lavorato e ci hanno creduto. Lo spettro di Milano ci ha inseguito per tanti mesi, ma la migliore risposta è quella di oggi». 

 

Mentre Lagioia risponde così: «La cosa da evitare è il principio in base al quale un territorio ne attacca un altro trasformando tutto in una lotta fratricida, anche oltre l’occasione editoriale in sé. Per questo il dialogo è importante». E su una possibile «ricomposizione della frattura», aggiunge, scherzando: «È stato più difficile superare la crisi dei missili di Cuba, se quella crisi è stata superata riusciremo a superare anche questo problema». Poi il gran finale: «I libri non sono prodotti commerciali come gli altri, sono oggetti caldi che accendono emozioni, hanno un’anima, si possono vendere, ma non si può vendere la loro anima. Chi non lo capisce non sa come ci si deve comportare con loro. Torino lo sa ed è da 30 anni la casa di quell’anima. Lo sanno i libri, gli editori, gli organizzatori e il pubblico, ecco perché credo che questo Salone andrà bene». 

 

È a quel punto che il fondatore del Salone Guido Accornero corre sul palco, con le lacrime agli occhi, per abbracciare Lagioia. Stesso apprezzamento da parte dell’ex direttore Ernesto Ferrero e dall’ex presidente Rolando Picchioni. Chissà se a loro sarebbe mai venuto in mente un reading d’alta quota sul «Turin Eye», la mongolfiera che si alza su Porta Palazzo o la rilettura di Ventimila leghe sotto i mari affidata a Bruno Gambarotta nel sottomarino spiaggiato sulla sponda del Po. A Lagioia sì. 

 La presentazione del Salone nell’aula del Parlamento italiano a Palazzo Carignano

da: http://www.lastampa.it/2017/04/28/cultura/un-salto-nel-boom-tsEiMrRoA1sEGM14DGLUTN/pagina.html

 

 

PREMIO AL MEDICO GIANFRANCO FALZONI A Torino mercoledì 19 aprile, alle ore 18, presso la sede del Centro “Pannunzio” (via Maria Vittoria 35H), sarà consegnato il noto Premio Francesco De Sanctis - Una vita per la cultura al medico Gianfranco Fal

 

 

PREMIO AL MEDICO GIANFRANCO FALZONI
A Torino mercoledì 19 aprile, alle ore 18, presso la sede del Centro
“Pannunzio” (via Maria Vittoria 35H), sarà consegnato il noto Premio
Francesco De Sanctis - Una vita per la cultura al medico Gianfranco
Falzoni, Presidente dell'Associazione Venariese Tutela Ambiente, che
in passato, alla testa di un pugno di volontari,di fatto salvò la Reggia di
Venaria dall'abbattimento per far posto ad un quartiere residenziale.
Nel 1990 la Reggia era un rudere in completo abbandono: se oggi pos-
siamo vederla così, è grazie agli sforzi ed alla caparbietà di Gianfranco
Falzoni alla guida di un gruppo di privati cittadini e ad un raro esempio
di volontà politica bipartisan.
Il Prof. Pier Franco Quaglieni ricorderà il bicentenario della nascita di
Francesco de Sanctis che fu esule, professore e ministro a Torino, il
Dott. Gianfranco Falzoni concluderà l'incontro con una conversazione
sulla Reggia: “Miracolo a Venaria”.

PREMIO AL MEDICO GIANFRANCO FALZONI

A Torino mercoledì 19 aprile, alle ore 18, presso la sede del Centro “Pannunzio” (via Maria Vittoria 35H), sarà consegnato il noto Premio Francesco De Sanctis - Una vita per la cultura al medico Gianfranco Falzoni, Presidente dell'Associazione Venariese Tutela Ambiente, che in passato, alla testa di un pugno di volontari,di fatto salvò la Reggia di Venaria dall'abbattimento per far posto ad un quartiere residenziale.

Nel 1990 la Reggia era un rudere in completo abbandono: se oggi possiamo vederla così, è grazie agli sforzi ed alla caparbietà di Gianfranco Falzoni alla guida di un gruppo di privati cittadini e ad un raro esempio di volontà politica bipartisan.

Il Prof. Pier Franco Quaglieni ricorderà il bicentenario della nascita di Francesco de Sanctis che fu esule, professore e ministro a Torino, il Dott. Gianfranco Falzoni concluderà l'incontro con una conversazione sulla Reggia: “Miracolo a Venaria”.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19332 - 18 Aprile 2017

 

 

PALAZZO MADAMA, NEI FOSSATI RIVIVONO LE PIANTE DEI SAVOIA

 

 

PALAZZO MADAMA, NEI FOSSATI RIVIVONO LE PIANTE DEI SAVOIA
Torino, un botanico coltiva i semi del XV e XVI secolo
Torino . È una biblioteca a cie-
lo aperto di specie e di profumi
quasi scomparsi, dove non ci
sono scaffali, ma aiuole e vasi.
In uno sono seminate le carote
bianche, un po’ più in là, cre-
sce la belladonna, le cui foglie,
nel Rinascimento, erano usate
dalle dame di corte per dilatare
le pupille, emblema di avve-
nenza, di qui il suo nome. Sono
piante dalla storia antica con-
servata nel cuore di Torino, nel
«Giardino della Principessa» di
Palazzo Madama, riaperto nel
2011, da un botanico, Edoardo Santoro, arrivato per fare servizio civile e adesso il custode dei semi
antichi. «Alcuni in realtà si trovano ancora da qualche esperto. In Europa - racconta -. Per altri serve una
ricerca più approfondita».
È la seconda parte del suo lavoro, forse la più complicata. Non che la prima sia da meno. Anzitutto
bisogna capire quali piante inserire nel giardino, in base all’epoca storica dell’edificio in cui si trova.
Un’indagine condotta sui resoconti del Clavario, che nel Medioevo amministrava la città, conservati all’-
Archivio di Stato di Torino e su libri recuperati dalla Fondazione Torino Musei, che gestisce il sito, in
Italia, in Francia e in Svizzera. «La mia Bibbia è stata il Trattato dell’agricoltura di Piero de’ Crescenzi»,
confida Santoro . Qui si vedono solo piante vissute tra ’400 e ’500, quando Palazzo Madama era il castel-
lo di Torino, abitato prima dagli Acaja e poi dai Savoia. Nell’hortus, ci sono erbe con significati simboli-
ci, come la mandragora, la «pianta con la radice antropomorfa», perché il bulbo è simile a un feto umano,
che aveva poteri malevoli e piante medicamentose, come le rose Galliche, rosse, ritratte già sugli affre-
schi di Pompei o le rose Damascene, di epoca Romana, color confetto, profumatissime. «Con i loro petali
si producevano marmellate e con le bacche sciroppi ricchi di vitamina C. La funzione ornamentale era
secondaria perché fanno soltanto una fioritura, tra aprile e maggio. Al contrario, le rose moderne, arrivate
a metà ’800, durano a lungo e quindi hanno iniziato a essere preferite alle prime».
Ma non in questo inedito museo, che si può paragonare solo al giardino medievale della Rocca di Angera,
nelle isole Borromee e al Giardino dei Semplici di Perugia. La ricerca di Santoro ha, però, un valore
meno scientifico o turistico e più storico. «Vogliamo rimarcare l’importanza del giardino in quanto colle-
gato alla cultura dell’epoca, ornamentale, medicinale e alimentare». Ecco allora che ricompaiono nomi
come le castagne di terra ed ecco la pianta di alchemilla, con le sue foglie a ventaglio, al cui centro, ogni
mattina, si forma una goccia d’acqua in cui gli alchimisti vedevano una sfera magica.
Lorenza Castagneri
La Stampa, 11 aprile 2017

PALAZZO MADAMA, NEI FOSSATI RIVIVONO LE PIANTE DEI SAVOIA

 

Torino, un botanico coltiva i semi del XV e XVI secolo


Torino . È una biblioteca a cielo aperto di specie e di profumi quasi scomparsi, dove non ci sono scaffali, ma aiuole e vasi.

In uno sono seminate le carote bianche, un po’ più in là, cresce la belladonna, le cui foglie, nel Rinascimento, erano usate dalle dame di corte per dilatare le pupille, emblema di avvenenza, di qui il suo nome. Sono piante dalla storia antica conservata nel cuore di Torino, nel «Giardino della Principessa» di Palazzo Madama, riaperto nel 2011, da un botanico, Edoardo Santoro, arrivato per fare servizio civile e adesso il custode dei semi antichi. «Alcuni in realtà si trovano ancora da qualche esperto. In Europa - racconta -. Per altri serve una ricerca più approfondita».

È la seconda parte del suo lavoro, forse la più complicata. Non che la prima sia da meno. Anzitutto bisogna capire quali piante inserire nel giardino, in base all’epoca storica dell’edificio in cui si trova.

Un’indagine condotta sui resoconti del Clavario, che nel Medioevo amministrava la città, conservati all’Archivio di Stato di Torino e su libri recuperati dalla Fondazione Torino Musei, che gestisce il sito, in Italia, in Francia e in Svizzera. «La mia Bibbia è stata il Trattato dell’agricoltura di Piero de’ Crescenzi», confida Santoro . Qui si vedono solo piante vissute tra ’400 e ’500, quando Palazzo Madama era il castello di Torino, abitato prima dagli Acaja e poi dai Savoia. Nell’hortus, ci sono erbe con significati simbolici, come la mandragora, la «pianta con la radice antropomorfa», perché il bulbo è simile a un feto umano, che aveva poteri malevoli e piante medicamentose, come le rose Galliche, rosse, ritratte già sugli affreschi di Pompei o le rose Damascene, di epoca Romana, color confetto, profumatissime. «Con i loro petali si producevano marmellate e con le bacche sciroppi ricchi di vitamina C. La funzione ornamentale era secondaria perché fanno soltanto una fioritura, tra aprile e maggio. Al contrario, le rose moderne, arrivate a metà ’800, durano a lungo e quindi hanno iniziato a essere preferite alle prime».

Ma non in questo inedito museo, che si può paragonare solo al giardino medievale della Rocca di Angera, nelle isole Borromee e al Giardino dei Semplici di Perugia. La ricerca di Santoro ha, però, un valore meno scientifico o turistico e più storico. «Vogliamo rimarcare l’importanza del giardino in quanto collegato alla cultura dell’epoca, ornamentale, medicinale e alimentare». Ecco allora che ricompaiono nomi come le castagne di terra ed ecco la pianta di alchemilla, con le sue foglie a ventaglio, al cui centro, ogni mattina, si forma una goccia d’acqua in cui gli alchimisti vedevano una sfera magica.

Lorenza Castagneri

 

La Stampa, 11 aprile 2017


 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19298 - 12 Aprile 2017

 

 

Elena, la regina pacifista dimenticata dalla scuola

 

 

DURANTE LA GRANDE GUERRA TRASFORMÒ IL QUIRINALE IN UN 
OSPEDALE PER CURARE I FERITI

Elena, la regina “pacifista” dimenticata dalla scuola

di ilTorinese pubblicato lunedì 27 marzo 2017

Di Pier Franco Quaglieni*

Domenica 26 marzo alla Basilica di Superga c’è stata una importante edaffollata manifestazione per ricordare la seconda regina d’Italia , Elena del Montenegro, insignita nel 1937 della massima onorificenza della Cristianità dal Papa Pio XI, la Rosa d’oro della cristianità ,per la sua opera caritativa di donna di elette virtù cristiane .

Di essa è stata avviata la causa di beatificazione e nel 2001 è stata proclamata Serva di Dio, a dimostrazione della eccezionalità della sua  opera, anche se non pochi sono i santi e i beati in casa Savoia. Era presente con la fascia tricolore il presidente del consiglio comunale di Torino Fabio Versaci, un giovane che mi ha sùbito dato non solo un’ottima impressione ,ma un’apertura di idee, come si richiede a chi dirige i lavori del consiglio comunale di una grande città. Simile a lui, io ho conosciuto solo Domenico Carpanini. Dopo la Messa in basilica si è tenuta una rievocazione nella cripta in cui sono sepolti molti Savoia dispersi tra Superga, Altacomba, il Pantheon e l’esilio che ancora viene riservato ai morti, tra cui l’ultimo sovrano d’Italia Umberto II.

***
C’era tanta gente, tanta gente di popolo, raccolta attorno le insegne dell’associazione o.n.l.us. “Regina Elena”, organizzazione internazionale presieduta dal principe Sergio di Jugoslavia e dal professor Ilario  Bortolan. Un’organizzazione dedita soprattutto alla beneficenza, oltre che al ricordo storico, notissima ed apprezzata a livello internazionale. Anche recentemente ha dato aiuto e soccorso ai terremoti delle Marche in modo cospicuo. Sono stato chiamato io a ricordare la regina Elena e mi sono commosso a parlare -in quel luogo per me  così inusuale, davanti alla tomba di Carlo Alberto-anche perché si tramandavano in  casa mia dei  ricordi che mio nonno mi ha trasmesso, il nonno che nel novembre del 1952 ,quando l’esule morì a Montpellier, non esitò in piena notte a  partire  per la Francia per partecipare ai suoi semplici funerali, come semplice era stata tutta  la sua vita.  Le uniche distrazioni della regina furono la fotografia, la pesca e la coltivazione dei fiori. Con il marito non visse nei fasti del Quirinale ,ma a Villa Ada, poi ribattezzata Savoia, forse nota solo perché lì il 26 luglio 1943 venne arrestato Mussolini. Ogni mattina l’”arido” marito, dopo la solita passeggiata nel giardino, le metteva in un angolo della casa un fiore raccolto per lei,  senza proferire parola.

***
Scrissero della regina Fogazzaro, Capuana, Bersezio , Pascoli, d’Annunzio ed altri. Un ragazzetto  torinese, tanto coccolato da certa cultura radical-chic, che ha scritto un libello del 2014  su Vittorio Emanuele III pubblicato dal Sole 24 ore, ebbe l’ardire e la sfrontatezza di affermare che ,mentre il re era al fronte  durante la Grande Guerra, ella  ebbe una storia con un generale. Quel fatto incredibile, quel pettegolezzo che non fa onore ad uno storico, sia pure alle prime armi, che ovviamente non ho citato nella commemorazione torinese, mi ha portato a parlare con foga e passione della regina, forse troppa. Ma si è trasferita in me ,quasi senza che me ne rendessi  conto, l’indignazione che mi suscitò la lettura del passo di quel libello. La regina, giovane e bellissima, si era sposata con una austera cerimonia nuziale  dopo la sconfitta di Adua nel 1896, era ascesa al trono d’Italia nel 1900 ,quando l’anarchico Bresci aveva assassinato Umberto I, nel 1908, aveva partecipato personalmente al soccorso dei terremotati di Messina (dove nel 1960 le fecero erigere un monumento ) e di Reggio Calabria , le cui vittime furono circa centomila. Durante la Grande Guerra trasformò il Quirinale in un ospedale per curare i feriti. Nelle tenute reali di San Rossore, Valdieri, Racconigi  c’è ancora vivo il suo ricordo di donna sempre disponibile a chi fosse in difficoltà. Non a caso, sono intervenuti molto numerosi i Sindaci delle Valli di Cuneo, con in testa quello di Valdieri, tutti in fascia tricolore.

***
Nel 1939 scrisse una lettera alle regine dei paesi non ancora coinvolti nella follia della II Guerra mondiale ,invocando il valore della pace, al di là delle alleanze foriere di guerra, dell’Italia fascista  con la Germania. Un atto coraggioso che va ricordato a suo onore. Ebbe 5 figli e seppe educarli personalmente nel migliore dei modi.  Fu un anticipatrice e una sostenitrice della lotta contro male secolo, il cancro. Una lotta che sostenne con generosità e con competenza, avendo studiato medicina per poter partecipare a quella che allora era una crociata avveniristica. Quando seppe, solo nell’aprile 1945, della morte della figlia Mafalda nel  terribile campo tedesco  di Buchewald dove era stata imprigionata dopo l’8 settembre 1943, pianse fino ad avere la vista ottenebrata,come è stato ricordato.  Elena- disse proprio a Torino all’indomani della sua morte,al teatro Carignano di Torino, Carlo Delcroix ,grande invalido di guerra e splendido oratore- unì  all’amore la pietà, alla fierezza di essere italiana la devozione per il popolo. Tanti anni dopo conobbi Delcroix che mi regalò e mi dedicò  alcuni dei suoi libri. Ad Albenga nel 2011, in un convegno per i 150 anni dell’Unità, conobbi anche sua figlia e ne trassi molto piacere.  La regina meritava di essere ricordata a Torino ,culla di quel  Risorgimento  che unificò l’Italia, città  in cui l’oblio del passato è diventato una regola quasi di vita. La scuola, ad esempio, non credo parli mai, ad ogni livello, della Regina di quasi cinquant’anni di storia italiana. 

*Direttore del Centro Pannunzio

         da: http://www.iltorinese.it/elena-la-regina-pacifista-dimenticata-dalla-scuola/

 

 

Per colpa del governo tornerà il numero chiuso

“Per colpa del governo tornerà il numero chiuso”

Una norma penalizza gli atenei dove aumentano gli studenti

 

Pubblicato il 27/03/2017
Ultima modifica il 27/03/2017 alle ore 07:19

 

GIUSEPPE BOTTERO

TORINO

«L’Università sta facendo i conti con un paradosso: rischia di dover reintrodurre il numero chiuso perché ha troppo successo». Franca Roncarolo, direttrice del dipartimento di Culture, Politica e Società dell’ateneo torinese, è preoccupata. Le nuove regole che il governo ha messo in campo con l’obiettivo di tutelare gli studenti, dice, hanno l’effetto perverso di penalizzarli, chiudendo loro le porte delle università migliori. Nel mirino c’è un decreto firmato dalla ministra dell’Istruzione Stefania Giannini mentre entrava in carica l’esecutivo Gentiloni. «Modifica il numero di docenti che è necessario dedicare in modo esclusivo a ciascun corso di studi affinché sia sostenibile: in alcuni ambiti - e soprattutto nell’area delle scienze sociali - i docenti necessari per 300 studenti ora bastano appena per 250», spiega Roncarolo, molto critica perché la mossa si scontra con i limiti alle assunzioni e mette in difficoltà chi, come l’università di Torino, avrebbe la forza di crescere. 

  

Professoressa Roncarolo, perché sostiene che la ministra dovrebbe cambiare le regole?  

«Se un’azienda cresce, assume personale. L’università lo può fare in misura minima, inadeguata. Nell’ultimo decennio a Torino abbiamo perso 300 docenti, mentre gli studenti immatricolati aumentavano: complessivamente +8% nell’ultimo anno, confermando la tendenza dell’ultimo triennio». 

Come ci siete riusciti?  

«Abbiamo fatto un grosso investimento, nella qualità della didattica e nella progettazione». 

Quali sono i corsi che vanno meglio?  

«Quelli internazionalistici - triennale e magistrale - , che sono passati da più di 400 studenti a quasi 700 in 3 anni. Sono corsi di studio multidisciplinari che formano giovani destinati a trovare occupazione in settori d’avanguardia di diverse organizzazioni, comprese le aziende. Si tratta di studi specializzati sulla Cina, sul Mediterraneo, sull’Unione Europea. Ma anche i corsi di laurea in comunicazione crescono, con picchi dell’80 per cento». 

Eppure per anni si è detto che si tratta di lauree deboli, che non aprono le porte al mondo del lavoro.  

«Si tratta di una vulgata del tutto infondata. Più della metà dei laureati nei corsi di laurea magistrali in comunicazione, a un anno dal conseguimento del titolo, dichiarano ad Alma Laurea di lavorare. Il dato sale poi oltre il 70% se si tiene conto dei laureati che svolgono stage retribuiti, porta d’accesso principale per i giovani che entrano nel mondo del lavoro. Questi settori, per come sono impostati all’Università di Torino, sono ricchi di contenuti, forniscono strumenti che i laureati possono spendere trasversalmente».  

 

Che cosa significa?  

«Uno studente competente nelle nuove tecnologie, nella comunicazione, anche se va a fare una professione non correlata con il corso, ha degli strumenti in più, lo stesso vale per l’ambito internazionalistico». 

Dunque se tornasse il numero chiuso si ridurrebbero le opportunità professionali?  

«Per chi non entra, sì. I nostri corsi hanno un collegamento diretto col mercato del lavoro. E l’ateneo di Torino, in particolare, ha fatto un grosso sforzo favorendo il dialogo tra corsi di laurea e territorio». 

Qual è il risultato?  

«Il troppo successo ci si rivolta contro. Per il prossimo anno accademico siamo riusciti a far bastare i docenti, ma con le nuove regole non saremo più in grado di rispondere alla domanda di formazione da parte dei ragazzi. Se il governo non modifica il quadro ci troveremo costretti a rimettere il numero chiuso». 

Perché sarebbe così grave?  

«Il numero chiuso, soprattutto in quest’ambito di studi, penalizza gli studenti più consapevoli. A differenza delle materie scientifiche, nel campo delle scienze sociali, ogni corso di laurea ha contenuti diversi, per cui chi non entra a Torino difficilmente troverà un corso analogo altrove». 

Chi, tra gli studenti, sarebbe più penalizzato?  

«Le fasce più deboli. Chi ha le risorse economiche per farlo, potrebbe andare all’estero». 

È il motivo principale per cui dire no al numero chiuso?  

«Non è l’unico. L’Italia è un sistema in cui il tasso di laureati è ancora nettamente inferiore rispetto alla media europea. Solo una parte di studenti sarebbe pronto a spostarsi da un corso di laurea all’altro, tradendo la propria vocazione». 

Come se ne esce?  

«Chiediamo al governo di ripensare queste misure. Ha ereditato un dispositivo approvato in corsa, che produce effetti perversi, sicuramente non intenzionali, ma molto critici. Inoltre servono delle regole diverse dal punto di vista del reclutamento». 

Come dovrebbero cambiare?  

«Occorre distinguere tra un reclutamento di base e uno di premialità, che risponda alle esigenze degli atenei capaci di dimostrare, numeri alla mano, di essere più attrattivi. Una sorta di doppia corsia che garantisca a chi fa meglio la possibilità di incrementare il proprio corpo docente». 

È pessimista?  

«Sono preoccupata. È necessario che ci siano delle regole più stabili. Invece ci siamo trovanti di fronte a piani straordinari di reclutamento che vengono cambiati in corsa o soppressi. Non si può fare una programmazione in questo modo. Nel prossimo triennio, a livello nazionale, ci vorrebbero almeno 10 mila nuovi ricercatori». 

Perché Torino è in prima fila in questa battaglia?  

«Torino si è candidata a essere una città universitaria, ha dimostrato di avere tutti i requisiti, ora ha bisogno dell’aiuto del governo. L’alternativa è fare un passo indietro. Siamo a una svolta, questo è il momento di decidere». 

La norma del governo impone un rapporto fisso tra numero di studenti e professori Così penalizza gli atenei in cui cresce il numero degli studenti ma che non possono reclutare docenti

 

da: http://www.lastampa.it/2017/03/27/cronaca/per-colpa-del-governo-torner-il-numero-chiuso-OS28nIb3mg76wbgSrRElvO/pagina.html

 

 

Scoperta una proteina che protegge dal tumore mammario

 

18 marzo 2017

Torino, scoperta una proteina che protegge dal tumore mammario

Torino, scoperta una proteina che protegge dal tumore mammarioPaola Defilippi 

Riesce ad opporsi alla progressione della malattia e alle metastasi

di SARA STRIPPOLI

Una proteina protegge dal tumore mammario e ora si conosce come questa riesce ad  opporsi alla progressione del tumore. Uno studio, coordinato dalla professoressa Paola Defilippi del dipartimento  di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell'Università di Torino, in collaborazione  con la Città della Salute di Torino, è stato appena pubblicato sulla  rivista scientifica internazionale Nature Communication.

Il tumore mammario colpisce una donna su sette. Uno dei sottotipi di tumore mammario, circa il 20% dei casi, è caratterizzato da una eccessiva quantità della proteina ERBB2 (anche noto come HER2), causata dall'aumento del numero di copie del gene che la codifica sul cromosoma 17. ERBB2 causa il tumore perché aumenta la proliferazione cellulare in modo non controllato, sostiene la sopravvivenza delle cellule tumorali e favorisce la loro capacità di uscire dal tumore primario, dando origine alle metastasi in altri organi. Per questi motivi è definita "oncogene".

Lo studio ha individuato e caratterizzato un meccanismo di protezione dagli effetti dannosi dell'onvcogene ERBB2. Questo effetto protettivo conferisce alle pazienti una maggiore sopravvivenza ed un minor rischio di metastasi ed è dovuto alla presenza della proteina p140Cap. I risultati indicano che questa proteina è espressa in circa il 50% delle pazienti di tumore ERBB2, individuando un nuovo marcatore predittivo in questa patologia. Inoltre, sperimentalmente con modelli cellulari, sono stati dimostrati alcuni dei meccanismi attraverso cui p140Cap è in grado di limitare la crescita del tumore ERBB2 e di diminuirne le capacità di dare origine a metastasi. 

Questi dati servono come base di partenza per la messa a punto di nuove terapie per le pazienti che non esprimono la proteina p140Cap e sono soggette a tumori più aggressivi.

Il lavoro è frutto di una collaborazione tra Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell'Università di Torino, Città della Salute di Torino, IEO/IFOM di Milano, Università di Chieti-Pescara, Università di Camerino, Arcispedale di Reggio Emilia e l'Università svedese di Lund.

 

da: http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/03/18/news/torino_scoperta_una_proteina_che_protegge_dal_tumore_mammario-160838433/?ref=fbpr

 

 

CONFERENZE A STUPINIGI

 

CONFERENZE A STUPINIGI
A Stupinigi (TO), il Centro Studi Principe Oddone, in collaborazione
con Le Vie del Tempo e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, presenta un
ciclo di approfondimenti sulle donne della storica Palazzina di Caccia.
Approfondimento a cura di: Maura Aimar Presidente del Centro Studi
Principe Oddone ed Alessia Giorda, della Valorizzazione del Patrimo-
nio Artistico e Storico della Residenza Sabauda Castello di Rivoli
Museo d’Arte Contemporanea.
Il 23 marzo l’incontro sarà dedicato da Maura Aimar ad Anne Marie di
Borbone-Orléans, nata a Saint-Cloud (Francia) il 27 agosto 1669 e de-
ceduta a Torino il 26 agosto 1728.
Duchessa di Savoia, prima Regina consorte di Sicilia poi prima Regina
consorte di Sardegna, la nipote di Luigi XIV sposò il 10 aprile 1684 a
Versailles il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II. Le nozze di persona
avvennero a Chambéry il 6 maggio successivo. Madre di 8 figli, dei
quali solo 4 arrivarono all’età adulta, venne descritta da Elisabetta Car-
lotta del Palatino come una delle donne più amabili e virtuose del suo
tempo. Pochi ricordano che Anne Marie di Borbone-Orléans era figlia
di Enrichetta d'Inghilterra, figlia di Re Carlo I, e di Filippo di Francia
Duca d'Orléans, fratello minore di Luigi XIV e capostipite del ramo ca-
detto dei Borbone-Orléans, tuttora esistente. Fu la nonna materna del
Re di Francia Luigi XV (sua figlia Maria Adelaide sposò il Duca di
Borgogna e la coppia trasmise la vita al Re soprannominato “il Benea-
mato”, che ebbe uno dei più lunghi regni dal 1715 al 1774) e la prima
Regina di Sicilia, succedendo alla propria figlia Maria Luisa che era
salita al Trono di Sicilia in quanto consorte del Re di Spagna Filippo V,
che dovette rinunciare all’isola con i trattati di Utrecht. Così la Corona
passò dal genero al suocero e dalla figlia alla madre.
L’incontro si terrà alle ore 18, presso le cucine reali della Palazzina di
Caccia. L’ingresso alla sala sarà consentito dalle ore 17.15 alle 17.45.
Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti.
Informazioni e prenotazioni allo 011.6200634.
Costo € 8 ed ingresso speciale alla Palazzina € 5. Possessori di abbona-
mento musei 8.00 € + ingresso alla Palazzina gratuito

CONFERENZE A STUPINIGI

 

A Stupinigi (TO), il Centro Studi Principe Oddone, in collaborazione con Le Vie del Tempo e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, presenta un ciclo di approfondimenti sulle donne della storica Palazzina di Caccia. 

Approfondimento a cura di: Maura Aimar Presidente del Centro Studi Principe Oddone ed Alessia Giorda, della Valorizzazione del Patrimonio Artistico e Storico della Residenza Sabauda Castello di Rivoli

Museo d’Arte Contemporanea.

Il 23 marzo l’incontro sarà dedicato da Maura Aimar ad Anne Marie di Borbone-Orléans, nata a Saint-Cloud (Francia) il 27 agosto 1669 e deceduta a Torino il 26 agosto 1728.

Duchessa di Savoia, prima Regina consorte di Sicilia poi prima Regina consorte di Sardegna, la nipote di Luigi XIV sposò il 10 aprile 1684 a Versailles il Duca di Savoia Vittorio Amedeo II. Le nozze di persona avvennero a Chambéry il 6 maggio successivo. Madre di 8 figli, dei quali solo 4 arrivarono all’età adulta, venne descritta da Elisabetta Carlotta del Palatino come una delle donne più amabili e virtuose del suo tempo. Pochi ricordano che Anne Marie di Borbone-Orléans era figlia di Enrichetta d'Inghilterra, figlia di Re Carlo I, e di Filippo di Francia Duca d'Orléans, fratello minore di Luigi XIV e capostipite del ramo cadetto dei Borbone-Orléans, tuttora esistente. Fu la nonna materna del Re di Francia Luigi XV (sua figlia Maria Adelaide sposò il Duca di Borgogna e la coppia trasmise la vita al Re soprannominato “il Beneamato”, che ebbe uno dei più lunghi regni dal 1715 al 1774) e la prima Regina di Sicilia, succedendo alla propria figlia Maria Luisa che era salita al Trono di Sicilia in quanto consorte del Re di Spagna Filippo V, che dovette rinunciare all’isola con i trattati di Utrecht. Così la Corona passò dal genero al suocero e dalla figlia alla madre.

L’incontro si terrà alle ore 18, presso le cucine reali della Palazzina di Caccia. L’ingresso alla sala sarà consentito dalle ore 17.15 alle 17.45.

Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti.

Informazioni e prenotazioni allo 011.6200634.

Costo € 8 ed ingresso speciale alla Palazzina € 5. Possessori di abbonamento musei 8.00 € + ingresso alla Palazzina gratuito

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19154 - 21 Marzo 2017

 

 

ADDIO AD ANDREA FLAMINI,UNA VITA NEI PANNI DI GIANDUJA

 

UNA VITA NEI PANNI DI GIANDUJA
È’ mancato nella notte di sabato 18
marzo, dopo una lunga malattia, il cav.
Andrea FLAMINI, classe 1928, storico
Presidente dell’ Associassion
Piemontèisa, che per oltre
cinquant’anni ha vestito i panni di
Gianduja, portando la maschera
piemontese anche all’estero
Ne aveva fatto una missione e ha avuto il
merito di tenerne viva la tradizione.
Suo in gran parte il merito di aver
organizzato dal 1971 la festa di San
Giovanni a Torino, riportando in auge la
trazione del «farò», il fuoco in piazza e
“sollevando dall’oblio le nostre
tradizioni popolari", come affermato dal
Presidente della Regione Piemonte
Sergio Chiamparino.

ADDIO AD ANDREA FLAMINI, UNA VITA NEI PANNI DI GIANDUJA

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È’ mancato nella notte di sabato 18 marzo, dopo una lunga malattia, il cav. Andrea FLAMINI, classe 1928, storico Presidente dell’ Associassion Piemontèisa, che per oltre cinquant’anni ha vestito i panni di Gianduja, portando la maschera piemontese anche all’estero Ne aveva fatto una missione e ha avuto il merito di tenerne viva la tradizione.

Suo in gran parte il merito di aver organizzato dal 1971 la festa di San Giovanni a Torino, riportando in auge la trazione del «farò», il fuoco in piazza e “sollevando dall’oblio le nostre tradizioni popolari", come affermato dal Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino.

 

 

da: NOTIZIARIO INFORMATIVO dell 'ASSOCIAZIONE PIEMONTESI NEL MONDO

Sede di FROSSASCO (TO) 10060 – Piazza Donatori di Sangue, 1 – web: www.piemontesinelmondo.org

e.mail: colombino@piemontesinelmondo.org - uff. stampa-pubbl.relazioni : ufficio.stampa@piemontesinelmondo.org

 

       

BANCA DIGITALE ALPINA GRAZIE ALL’EUROPA


BANCA DIGITALE ALPINA GRAZIE ALL’EUROPA
Il Museo Nazionale della Montagna del Cai Torino e il Musée Alpin di
Chamonix Mont Blanc stanno costruendo un’unica banca digitale gra-
zie ad un progetto denominato iAlp - Musei alpini interattivi, nell’am-
bito del programma europeo Alcotra Italia-Francia. L’intervento inten-
de promuovere la comunicazione e la valorizzare dei patrimoni cultura-
li delle due note istituzioni alpine transfrontaliere, Un’App permetterà
di accedere agli archivi della documentazione. Inoltre, entro la fine del-
l’anno. verrà allestita una grande mostra su Albert Smith e la promo-
zione delle Alpi nel XIX secolo. Successivamente, è prevista un’inizia-
tiva sul cinema di montagna. In conclusione del programma verrà pro-
posta una ricca esposizione sullo sguardo contemporaneo della fotogra-
fia nei confronti del mondo alpino.

BANCA DIGITALE ALPINA GRAZIE ALL’EUROPA

 

Il Museo Nazionale della Montagna del Cai Torino e il Musée Alpin di Chamonix Mont Blanc stanno costruendo un’unica banca digitale grazie ad un progetto denominato iAlp - Musei alpini interattivi, nell’ambito del programma europeo Alcotra Italia-Francia. L’intervento intende promuovere la comunicazione e la valorizzare dei patrimoni culturali delle due note istituzioni alpine transfrontaliere.

Un’App permetterà di accedere agli archivi della documentazione.

Inoltre, entro la fine dell’anno. verrà allestita una grande mostra su Albert Smith e la promozione delle Alpi nel XIX secolo.

Successivamente, è prevista un’iniziativa sul cinema di montagna. In conclusione del programma verrà proposta una ricca esposizione sullo sguardo contemporaneo della fotografia nei confronti del mondo alpino.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19047 - 6 Marzo 2017

 

 

INVITO A TUTTE LE DONNE A VISITARE PALAZZO REALE

 

 

 

8 MARZO
LA REGINA ELENA
INVITA TUTTE LE DONNE A VISITARE PALAZZO REALE
In occasione della festa della donna i Musei Reali propongono alle visitatrici l'ingresso gratuito e
aprono, in via straordinaria, le stanze della regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III
Torino. I Musei Reali hanno pensato davvero a un bel regalo per la festa della donna: mercoledì 8 marzo
l'ingresso a Palazzo Reale sarà gratuito per tutte le visitatrici. Non solo, in via del tutto eccezionale, le
stanze della regina Elena, una delle sovrane più amate dal popolo, saranno aperte. Partendo dal pavimen-
to, composto da preziosi marmi policromi, tutto nelle dieci stanze della regina Elena parla di sfarzo e
ricchezza. Le porcellane, i cristalli, i parati di seta in stile orientale, gli affreschi a tema mitologico e gli
stucchi in oro, tutto racconta la storia di una passata epoca di nobiltà. Costruite alla fine del Seicento per
volere di Vittorio Amedeo II, le stanze, collocate al piano terra di Palazzo Reale, furono decorate da
Bartolomeo Guidobono e dal pittore viennese Daniel Seiter. Di straordinaria bellezza appare anche la
stanza da bagno della sovrana, decorata di fini acquerelli a opera della pittrice Emma Biscarda. L'iniziati-
va, promossa in collaborazione con gli Amici di Palazzo Reale, comprende una serie di visite organizzate
alle stanze della regina. I tour partiranno alle 10, 11 e 12 e alle 15, 16, 17. Le visite alle stanze sono state
pensate come un'occasione per svelare al grande pubblico la personalità di Elena di Savoia. Sposa di
Vittorio Emanuele III per amore, la regina fu molto apprezzata dal popolo per il suo spirito caritatevole e
per le numerose iniziative umanitarie che promosse da regina. Durante la visita verranno inoltre illustra-
te le importanti personalità che, oltre alla regina Elena, abitarono questi luoghi magnifici.
Adele Palumbo - Diario di Torino
8 MARZO
LA REGINA ELENA
INVITA TUTTE LE DONNE A VISITARE PALAZZO REALE
In occasione della festa della donna i Musei Reali propongono alle visitatrici l'ingresso gratuito e  aprono, in via straordinaria, le stanze della regina Elena, moglie di Vittorio Emanuele III 

Torino. I Musei Reali hanno pensato davvero a un bel regalo per la festa della donna: mercoledì 8 marzo l'ingresso a Palazzo Reale sarà gratuito per tutte le visitatrici. Non solo, in via del tutto eccezionale, le stanze della regina Elena, una delle sovrane più amate dal popolo, saranno aperte.
Partendo dal pavimento, composto da preziosi marmi policromi, tutto nelle dieci stanze della regina Elena parla di sfarzo e ricchezza. Le porcellane, i cristalli, i parati di seta in stile orientale, gli affreschi a tema mitologico e gli stucchi in oro, tutto racconta la storia di una passata epoca di nobiltà. Costruite alla fine del Seicento per volere di Vittorio Amedeo II, le stanze, collocate al piano terra di Palazzo Reale, furono decorate da Bartolomeo Guidobono e dal pittore viennese Daniel Seiter. Di straordinaria bellezza appare anche la 
stanza da bagno della sovrana, decorata di fini acquerelli a opera della pittrice Emma Biscarda.
L'iniziativa, promossa in collaborazione con gli Amici di Palazzo Reale, comprende una serie di visite organizzate alle stanze della regina. I tour partiranno alle 10, 11 e 12 e alle 15, 16, 17. Le visite alle stanze sono state pensate come un'occasione per svelare al grande pubblico la personalità di Elena di Savoia. Sposa di Vittorio Emanuele III per amore, la regina fu molto apprezzata dal popolo per il suo spirito caritatevole e per le numerose iniziative umanitarie che promosse da regina.
Durante la visita verranno inoltre illustrate le importanti personalità che, oltre alla regina Elena, abitarono questi luoghi magnifici.

Adele Palumbo - Diario di Torino

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 19066 - 8 Marzo 2017

 

 

Il ministro Alfano oggi a Torino: La Farnesina incontra le imprese

 

7 MARZO 2017

Il ministro Alfano oggi a Torino

“La Farnesina incontra le imprese”, diplomazia a sostegno delle eccellenze italiane sui mercati esteri

 

ROMA - Inizia oggi da Torino “La Farnesina incontra le imprese”, iniziativa che vedrà il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano impegnato nei prossimi mesi in una serie di incontri, su tutto il territorio nazionale per illustrare agli operatori economici le modalità del sostegno che la Farnesina assicura alle aziende italiane sui mercati esteri, anche attraverso la rete delle Ambasciate e dei Consolati nel mondo.

 “In un contesto internazionale sempre più complesso e policentrico, nel quale crisi regionali e spinte protezionistiche convivono con le straordinarie opportunità che si aprono sui mercati emergenti – ha affermato il ministro Alfano-  la diplomazia economica svolge un ruolo fondamentale nell’interpretare le dinamiche dei mercati esteri, nell’orientare le nostre aziende, nell’accompagnarle e sostenerle nei rapporti con le autorità locali”.

Una recente analisi della società Prometeia, presentata in Confindustria lo scorso 31 gennaio, ha stimato che “l’azione di sostegno della Farnesina all’attività internazionale delle aziende italiane ha contribuito nel 2015 all’1,1% del PIL italiano, al gettito fiscale per 6,7 miliardi di euro e all’occupazione per 234.000 posti di lavoro, grazie anche agli effetti diretti, indiretti e indotti dei contratti acquisiti all’estero sul tessuto produttivo italiano” ha ricordato il ministro.

Dati sicuramente incoraggianti, ma che indicano l’esistenza di un ampio margine di crescita per le imprese, che conoscono ed utilizzano in misura ancora limitata gli strumenti di sostegno messi a disposizione dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dagli altri soggetti pubblici. L’iniziativa “La Farnesina incontra le imprese” mira proprio a migliorare il grado di conoscenza e di utilizzo della diplomazia economica da parte delle PMI, affiancandosi ad altre iniziative già in corso con gli altri partner istituzionali, quali il Roadshow per le PMI promosso dalla Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione. “E’ infatti proprio per le aziende di minor dimensione, che a fronte di una produzione spesso di eccellenza non sono sufficientemente strutturate per affrontare con adeguata preparazione i mercati internazionali – ha sottolineato il ministro Alfano – che l’accompagnamento della rete diplomatico-consolare può fare davvero la differenza”.(Inform)

 

da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA - EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 -  00176 ROMA  - Tel.. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail: inform@mclink.it   -   ANNO LVI N. 46                                                                                                       

 

 

TORINO, SCOPERTA LA “PUNTEGGIATURA” DEL DNA:UNA DIFESA NATURALE CONTRO I TUMORIUno studio dell'università su “Nature”spiega il ruolo di una particolare modificazione chimica,la metilazione intragenicaScoperta all'Università di Torino la “punt

 

 

TORINO, SCOPERTA LA “PUNTEGGIATURA” DEL DNA:
UNA DIFESA NATURALE CONTRO I TUMORI
Uno studio dell'università su “Nature”
spiega il ruolo di una particolare modificazione chimica,
la metilazione intragenica
Scoperta all'Università di Torino la “punteggiatura” del linguaggio del genoma, un sistema di difesa
naturale del genoma contro le alterazioni che provocano diversi tipi di tumori. Una novità che potrebbe
rivoluzionare le attività diagnostiche, ma anche di cura del cancro. Un team di ricerca dell'ateneo piemon-
tese ha infatti pubblicato sulla rivista “Nature” uno studio che spiega il ruolo di una particolare modifica-
zione chimica, la metilazione intragenica, sul Dna: “Abbiamo preso in esame delle cellule sane e visto
come funzionano le alterazioni che consentono una corretta lettura del genoma” spiega Salvatore Olivie-
ro, ordinario di Biologia Molecolare e coordinatore del gruppo di ricerca.
C'è chi ha paragonato questa scoperta a quella del Bosone di Higgs nel campo della fisica, pur avendo
studiato cellule sane chiarisce un meccanismo cellulare che è alterato quando sorge un tumore: “Erano
anni che nessuno riusciva a spiegarsi come mai questo avvenisse” aggiunge Oliviero. Secondo l'ateneo
“questa scoperta apre a nuove opportunità nella comprensione dei meccanismi molecolari che controllano
il funzionamento del genoma e permette di far luce sui meccanismi che alterano il funzionamento delle
cellule tumorali importanti per sperimentare nuovi approcci diagnostici e terapeutici nella cura dei tumo-
ri”. Se si riuscisse a ripristinare il corretto funzionamento del meccanismo, infatti, le cellule non subireb-
bero quelle alterazioni che causano i tumori.
Nell'articolo su Nature si illustra come le cellule utilizzino una modificazione chimica sul Dna, la metila-
zione, per marcare le singole unità informazionali, i geni: “L’informazione genetica, necessaria per for-
mare l’intero organismo, consiste in una successione di 4 lettere (G-A-T-C) senza interruzioni sulla mole-
cola di Dna - chiariscono i ricercatori -. La successione ininterrotta delle lettere sul Dna sembra non avere
punti di riferimento per individuare in maniera corretta le singole istruzioni. Così come noi nella lettura
di un testo riconosciamo le singole parole grazie agli spazi che le separano, anche sul Dna occorre indivi-
duare i singoli geni per decifrarne le istruzioni. Per evitare errori di interpretazione nella lettura dei geni,
il Dna utilizza le modificazioni epigenetiche che funzionano quindi come la punteggiatura e gli spazi al
fine di individuare i singoli geni”.
Si tratta, insomma, di un meccanismo di protezione dei geni necessario al corretto funzionamento delle
cellule. Infatti, in molti tumori si sono osservate alterazioni proprio in questo sistema di salvaguardia
dell’integrità dell’informazione genica provocando errori delle istruzioni impartite dal Dna di una cellula:
“Il gruppo del professor Oliviero ha scoperto che le cellule modificano il Dna di ciascun gene attivamen-
te trascritto aggiungendo una modificazione chimica al Dna lungo tutto il gene - scrive in un comunicato
l'Università -. Tale modificazione, ovvero l’aggiunta di un gruppo metile sul corpo del gene, impedisce
l’ingresso di enzimi all’interno della sua struttura evitando così errori di interpretazione dell’informazio-
ne genetica. I ricercatori hanno individuato gli enzimi responsabili di questa regolazione e dimostrato
quali sono le alterazioni in cui va incontro una cellula se questo sistema di protezione non funziona”.
Jacobo Ricca
Repubblica, 24 febbraio 2017

TORINO, SCOPERTA LA “PUNTEGGIATURA” DEL DNA: 

UNA DIFESA NATURALE CONTRO I TUMORI

Uno studio dell'università su “Nature” spiega il ruolo di una particolare modificazione chimica, la metilazione intragenica

 

Scoperta all'Università di Torino la “punteggiatura” del linguaggio del genoma, un sistema di difesa naturale del genoma contro le alterazioni che provocano diversi tipi di tumori. Una novità che potrebbe rivoluzionare le attività diagnostiche, ma anche di cura del cancro. Un team di ricerca dell'ateneo piemontese ha infatti pubblicato sulla rivista “Nature” uno studio che spiega il ruolo di una particolare modificazione chimica, la metilazione intragenica, sul Dna: “Abbiamo preso in esame delle cellule sane e visto come funzionano le alterazioni che consentono una corretta lettura del genoma” spiega Salvatore Oliviero, ordinario di Biologia Molecolare e coordinatore del gruppo di ricerca.

C'è chi ha paragonato questa scoperta a quella del Bosone di Higgs nel campo della fisica, pur avendo studiato cellule sane chiarisce un meccanismo cellulare che è alterato quando sorge un tumore: “Erano anni che nessuno riusciva a spiegarsi come mai questo avvenisse” aggiunge Oliviero. Secondo l'ateneo “questa scoperta apre a nuove opportunità nella comprensione dei meccanismi molecolari che controllano il funzionamento del genoma e permette di far luce sui meccanismi che alterano il funzionamento delle cellule tumorali importanti per sperimentare nuovi approcci diagnostici e terapeutici nella cura dei tumori”. Se si riuscisse a ripristinare il corretto funzionamento del meccanismo, infatti, le cellule non subirebbero quelle alterazioni che causano i tumori.

Nell'articolo su Nature si illustra come le cellule utilizzino una modificazione chimica sul Dna, la metilazione, per marcare le singole unità informazionali, i geni: “L’informazione genetica, necessaria per formare l’intero organismo, consiste in una successione di 4 lettere (G-A-T-C) senza interruzioni sulla molecola di Dna - chiariscono i ricercatori -. La successione ininterrotta delle lettere sul Dna sembra non averepunti di riferimento per individuare in maniera corretta le singole istruzioni. Così come noi nella letturadi un testo riconosciamo le singole parole grazie agli spazi che le separano, anche sul Dna occorre individuare i singoli geni per decifrarne le istruzioni. Per evitare errori di interpretazione nella lettura dei geni, il Dna utilizza le modificazioni epigenetiche che funzionano quindi come la punteggiatura e gli spazi al fine di individuare i singoli geni”.

Si tratta, insomma, di un meccanismo di protezione dei geni necessario al corretto funzionamento delle cellule. Infatti, in molti tumori si sono osservate alterazioni proprio in questo sistema di salvaguardia dell’integrità dell’informazione genica provocando errori delle istruzioni impartite dal Dna di una cellula: “Il gruppo del professor Oliviero ha scoperto che le cellule modificano il Dna di ciascun gene attivamente trascritto aggiungendo una modificazione chimica al Dna lungo tutto il gene - scrive in un comunicato l'Università -. Tale modificazione, ovvero l’aggiunta di un gruppo metile sul corpo del gene, impedisce l’ingresso di enzimi all’interno della sua struttura evitando così errori di interpretazione dell’informazione genetica. I ricercatori hanno individuato gli enzimi responsabili di questa regolazione e dimostrato quali sono le alterazioni in cui va incontro una cellula se questo sistema di protezione non funziona”.

 

Jacobo Ricca

Repubblica, 24 febbraio 2017

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 18981 - 24 Febbraio 2017 

 

Italdesign Automobili Speciali, la supercar (in tiratura limitata a 5 esemplari) disegnata a Moncalieri

 

 

Italdesign Automobili Speciali, la supercar (in tiratura limitata a 5 esemplari) disegnata a Moncalieri

 

Pubblicato il 23/02/2017
Ultima modifica il 23/02/2017 alle ore 09:54
OMAR ABU EIDEH (NEXTA)

 

La prima supercar del nuovo marchio ha una carrozzeria in fibra di carbonio e la meccanica di Audi R8 e Lamborghini Huracan

Appena cinque esemplari: è questa la tiratura prevista per la prima supercar realizzata da “Italdesign Automobili Speciali”, marchio appartenente all’omonima azienda di Moncalieri e riconducibile all’orbita del gruppo Volkswagen. Omologata per l’utilizzo stradale, la vettura - di cui non si conosce ancora il nome - è costruita a Torino sulla base tecnica di Audi R8 e Lamborghini Huracan.  

 

Con le cugine condivide il telaio modulare in fibra di carbonio e alluminio, e il “sinfonico” motore V10 aspirato da 5,2 litri e oltre 600 CV di potenza massima: le prestazioni sono esaltanti, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h da appena 3,2 secondi e una velocità massima superiore ai 330 km/h. La carrozzeria, dal design estremo, è realizzata esclusivamente in fibra di carbonio e le proporzioni sono da vera supercar: l’auto è lunga 4,84 metri, larga 1,97 e alta 1,2. 

 

 

“Gli esterni sono caratterizzati dalle due facce della stessa medaglia”, dichiara in una nota ufficiale Filippo Perini, responsabile stile di Italdesign ed ex Lamborghini. “Al di sopra della linea di cintura i tratti sono decisamente più morbidi e continui, in linea con la tradizione italiana delle GranTurismo. La parte inferiore è guidata dall’aerodinamica. Per garantire le prestazioni che avevamo in mente abbiamo osato, spingendoci al limite, sia da un punto di vista stilistico sia da un punto di vista esclusivamente tecnico. Il risultato è un design dal carattere potente, quasi estremo ma mai fine a se stesso”. 

 

I clienti potranno personalizzare la propria auto grazie a pacchetti opzionali. In occasione del lancio di questo bolide, Italdesign e la Manifattura Roger Dubuis, con sede a Ginevra, hanno anche siglato una collaborazione per la creazione di una serie speciale limitata in otto pezzi dell’orologio "Excalibur Spider". L’auto sarà svelata al pubblico al prossimo Salone di Ginevra (9-19 marzo) e ogni esemplare dovrebbe avere un prezzo stimato attorno a 1,5 milioni di euro. 

 

da:

 

 

IL FENOMENO DELL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA E LE SUE IMPLICAZIONI INTERNAZIONALI: IL RAPPORTO OCSE A ROMA


IL FENOMENO DELL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA E LE SUE IMPLICAZIONI INTERNAZIONALI: IL RAPPORTO OCSE A ROMA

 09/02/2017 - 16.14

IL FENOMENO DELL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA E LE SUE IMPLICAZIONI INTERNAZIONALI: IL RAPPORTO OCSE A ROMA

ROMA\ aise\ - Verrà presentato a Roma “Il fenomeno dell’immigrazione in Italia e le sue implicazioni internazionali” il rapporto Ocse realizzato da Idos.
I dati del rapporto saranno illustrati il prossimo 17 febbraio nella sede della Stampa Estera dalle ore 11.30.
Dopo i saluti del Presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia Tobias Pille, Jonathan Chaloff (Ocse, Parigi) illustrerà “Lo scenario internazionale delle migrazioni”. 
Ugo Melchionda, del Centro Studi e Ricerche Idos, presenterà il Rapporto sull’immigrazione in Italia per l’Ocse, mentre Hassan Abouyoub, Ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, interverrà su “L’immigrazione come fenomeno bilaterale”. 
Modera i lavori Ejaz Ahmad, direttore Azad. (aise) 

 

da: http://www.aise.it/immigrazione/il-fenomeno-dellimmigrazione-in-italia-e-le-sue-implicazioni-internazionali-il-rapporto-ocse-a-roma/81094/1/1/3239

 

 

LA STAMPA FOTOGRAFA UN’EPOCA-: A TORINO 150 ANNI DI STORIA IN MOSTRA A PALAZZO MADAMA

 

 

"LA STAMPA FOTOGRAFA UN’EPOCA": A TORINO 150 ANNI DI STORIA IN MOSTRA A PALAZZO MADAMA

 14/02/2017 - 12.00

"LA STAMPA FOTOGRAFA UN’EPOCA": A TORINO 150 ANNI DI STORIA IN MOSTRA A PALAZZO MADAMA

TORINO\ aise\ - Il 9 febbraio scorso il quotidiano La Stampa ha compiuto 150 anni. In occasione di questo importante anniversario Palazzo Madama a Torino ha inaugurato "La Stampa fotografa un’epoca", mostra che documenta con quasi 500 fotografie la nascita e l’evoluzione del quotidiano nazionale nato a Torino, che dal 1867 ha saputo accompagnare i propri lettori in un viaggio con gli occhi aperti sul mondo e la mente rivolta al futuro, mantenendo al contempo uno strettissimo legame con il proprio territorio.
La mostra è allestita sino al 22 maggio nella suggestiva cornice della Corte Medievale, cuore del Palazzo e luogo ideale, con la sua commistione di epoche e di stili, per accompagnare il visitatore in un percorso storico lungo 150 anni.
Attraverso una selezione di 500 fotografie e documenti provenienti dall’archivio storico del giornale sarà possibile rivivere temi sociali, costumi e personaggi che hanno caratterizzato un secolo e mezzo di storia, testimoniando al contempo l’importanza fondamentale che la documentazione iconografica riveste nella vita di un giornale.
Le tante testimonianze in mostra, attentamente selezionate dall’Art Director de La Stampa e curatrice dell’esposizione Cynthia Sgarallino, comprendono fotografie originali e documenti dell’archivio storico: alcune con annotazioni storiche, altre ritoccate a tempera e matita, come si faceva prima di Photoshop, altre ancora sgualcite o incurvate. Tutte sono state selezionate perché "hanno addosso" il lavoro di questi 150 anni in cui sono passate di mano tra fotografi, archivisti e giornalisti.
La mostra si articola in 13 sezioni, seguendo un ordine tematico che prende le mosse dalla Redazione, a testimonianza dei veri protagonisti che hanno fatto la storia del quotidiano. Da questo punto di partenza si snodano tutti gli altri dodici temi, Lavoro, Svago, Terza Pagina, Torino, Terrorismo, Moda, Diritti, Solidarietà, Migrazioni, Conflitti, Mondo, Sport.
Le fotografie presentate, in bianco e nero e a colori, costituiscono una testimonianza dell’immenso materiale presente nell’archivio fotografico del giornale, che conta ad oggi oltre 5 milioni di immagini. Attraverso di esse sarà possibile compiere un viaggio alla scoperta di come La Stampa sia stata e continui ad essere testimone importante non solo per la storia del territorio e dell’Italia, ma anche per i fatti internazionali, grazie ad una chiara connotazione "glocal".
Ad accompagnare le immagini in mostra, un’ampia selezione di prime pagine del giornale, ben 47 per ricordare gli avvenimenti più importanti accaduti in Italia e nel mondo nel corso degli ultimi 150 anni. 
Al centro della mostra "Il mondo della Stampa", opera d’arte contemporanea in carta di giornale pressata di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), realizzata appositamente per l’occasione. Il celebre artista ne ha sintetizzato il significato con questa frase: "Quanti frammenti di memorie compongono la sfera di giornali che celebra La Stampa nel mondo!".
Il percorso di visita prevede anche numerosi apparati multimediali. Innanzitutto gli audio di alcuni eventi chiave della storia italiana: dalla canzone del Piave all’ultimo discorso di Matteotti alla Camera o a quello pronunciato da Togliatti dopo l’attentato. Ma anche il popolare "Lascia o raddoppia?!" di Mike Bongiorno, fino alla proclamazione di Papa Francesco. 
Un touch screen consentirà di selezionare e ascoltare le interviste a otto direttori de La Stampa, da Arrigo Levi a Maurizio Molinari. Infine, su due schermi scorreranno alcune tra le numerose fotografie dei lettori a testimonianza del loro lungo e affettuoso rapporto con il quotidiano, pervenute alla redazione grazie al contest "Alla storia de La Stampa manca solo una foto. La tua".
Per i visitatori che desiderano approfondire ulteriormente la storia del giornale sono disponibili presso il bookshop di Palazzo Madama due imperdibili volumi. "La Stampa 150 anni - 1867-2017. Un giornale, la sua epoca, il suo futuro - Articolo dopo articolo un secolo e mezzo di fatti raccontati dal quotidiano", in cui Valerio Castronovo, il maggior storico del giornalismo italiano, ripercorre in 752 pagine, arricchite da uno straordinario inserto fotografico, i 150 anni di vita di un quotidiano caratterizzato sempre da una storia fatta di innovazione, indipendenza, qualità e rispetto per i lettori. E "La Stampa Il tempo ritrovato", che costituisce un vero e proprio laboratorio dinamico della storia del giornale, ricco di fotografie, testimonianze e documenti dell’archivio storico che permette al lettore di rivivere 150 anni di noti
zie attraverso le innovazioni tecnologiche e tipografiche che si sono succedute nel tempo. (aise) 

 

da: http://www.aise.it/la-cultura-del-martedi/la-stampa-fotografa-unepoca-a-torino-150-anni-di-storia-in-mostra-a-palazzo-madama/81382/1/1/3239

 

 

Dopo 150 anni oggi La Stampa è forte e vitale

 

 

“Dopo 150 anni oggi La Stampa è forte e vitale”

John Elkann ha inaugurato a Palazzo Madama la mostra che celebra un secolo e mezzo di vita del nostro quotidiano

 

Pubblicato il 09/02/2017
Ultima modifica il 09/02/2017 alle ore 17:22
TORINO

 

«La Stampa si presenta forte e vitale. E’ un giornale radicato sul territorio ma che sa guardare al Paese. E gli eventi degli ultimi giorni, gli scoop, dimostrano come la Stampa sia sempre più forte e vitale». Così John Elkann alla presentazione della mostra per i 150 anni della Stampa nell’aula del Senato a palazzo Madama di Torino, dove è stata inaugurata da John Elkann con il direttore del giornale Maurizio Molinari una mostra fotografica sui 150 anni del giornale, visitabile fino al 22 maggio. Nel pomeriggio, all’auditorium del Lingotto, una cerimonia a cui interverrà il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presenti tutti i direttori de La Stampa degli ultimi 40 anni. 

Alla cerimonia inaugurale non hanno voluto mancare il presidente della Regione Sergio Chiamparino e il sindaco Chiara Appendino: «150 anni di storia non sono solo un traguardo, sono qualcosa di più - ha detto il sindaco -, sono radice, volto e identità di questa Città. Festeggiare un anniversario che travalica il secolo ci consegna ancora più vivo il senso di appartenere ad una comunità che nello svolgimento della storia passa il testimone da una generazione all’altra. Noi oggi riceviamo questa eredità e, così come 150 anni fa, costruiamo le basi per ciò che sarà di Torino nel futuro».  

 

La mostra allestita a Palazzo Madama, realizzata con il supporto di Eni e Reale Mutua, si intitola «La Stampa fotografa un’epoca ». Sono esposte 500 fotografie, selezionate dall’ Art Director e curatrice dell’esposizione Cynthia Sgarallino, provenienti dall’archivio del giornale, che raccontano la nascita e l’evoluzione del quotidiano nato a Torino nel 1867. La mostra si articola in 13 sezioni , seguendo un ordine tematico che inizia dalla «redazione » e prosegue con i temi lavoro, svago, Terza pagina, Torino, Terrorismo, Moda, Diritti, Solidarietà, Migrazioni, Conflitti, Mondo, Sport. Ad accompagnare la mostra anche 47 prime pagine del giornale per ricordare gli avvenimenti più importanti degli ultimi 150 anni. Al centro della sala della Corte Medievale, dove è allestita l’esposizione, vi è l’opera creata da Michelangelo Pistoletto in carta di giornale pressata. Non mancano le 18.740 firme di tutti i giornalisti che, fin dall’inizio, hanno scritto su La Stampa ed un touch screen che consente di selezionare le interviste a otto direttori del quotidiano, da Arrigo Levi a Maurizio Molinari. 

        

da: http://www.lastampa.it/2017/02/09/speciali/150-anni/dopo-anni-oggi-la-stampa-forte-e-vitale-xts03x0vYeyjGHQ64RyjpJ/pagina.html

PALAZZINA DI STUPINIGI: ENTRO GIUGNO SARÀ RESTAURATO L’APPARTAMENTO DEL RE

 

 

PALAZZINA DI STUPINIGI:
ENTRO GIUGNO SARÀ RESTAURATO L’APPARTAMENTO DEL RE
Quattro mesi di lavoro per riportare all’antico splendore Juvarriano del Settecento il cuore della Palazzina
di Caccia di Stupinigi: partono i restauri dell’Appartamento del Re, il traguardo è previsto a fine giugno. I
lavori, interamente finanziati dalla Fondazione CRT e realizzati in collaborazione con la Consulta per la
Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, riguarderanno tutti gli apparati decorativi fissi - i
dipinti murali delle volte e delle pareti, le tele sovrapporte, le boiserie dipinte e dorate, i serramenti, le
carte da parati, le pavimentazioni in seminato alla veneziana, i camini e le opere in pietra - presenti negli
ambienti del Re: anticamera, camera da letto, gabinetto da toeletta, piccola galleria, salotto/camera.
Restauri conservativi. Ad eseguire i restauri conservativi, sotto la supervisione della Soprintendenza per
le Belle Arti e il Paesaggio per il Comune e la Provincia di Torino, sarà l’équipe della Nicola Restauri per
i dipinti murali e le tele: storico laboratorio torinese nato 70 anni fa, specializzato in interventi su manu-
fatti molto antichi, reperti archeologici, preistorici e persino opere d’arte orientale, mentre il restauro
delle boiserie è stato affidato al laboratorio Rinetti Barbara Conservazione e Restauro Opere d’Arte.
Interventi a 360 gradi. Nell’Anticamera del Re si interverrà su tutti i dipinti murali, sugli affreschi dedi-
cati al mito di Diana nella volta dipinta da Michele Antonio Milocco (ultimata nel 1737 sotto la responsa-
bilità del Beaumont) e sulle tele sovrapporte di Domenico Olivero. Tra le boiserie decorate i lavori
riguarderanno, in particolare, i pannelli delle porte e gli scuri delle finestre con paesaggi e scene di genere
di Scipione Cignaroli risalenti al 1739. Nella Camera da letto del Re, su disegno di Juvarra, “rinascerai-
no” la volta del Milocco con le Storie di Diana, il pregadio del Piffetti del 1762, così come le decorazioni
delle porte a sequenza con volute, steli e putti alati eseguiti da Giovan Francesco Fariano tra il 1737 e il
1741. Nel Gabinetto da toeletta del Re i restauri interesseranno soprattutto la volta a grottesche con moti-
vi ornamentali vegetali (“candelabre”), figure cinesi, putti policromi del Fariano, nonché le preziose
angoliere di Francesco Maria Servozelli del 1757. Si lavorerà anche nel piccolo andito dotato di servizio
igienico all’inglese con boiserie risalente al periodo della Regina Margherita. Nella Piccola Galleria, in
cui è riconoscibile la mano di Juvarra per il taglio scenografico e luminoso dell’architettura, “rivivranno”
le decorazioni a trompe-l’oeil della volta e delle pareti realizzate da Pietro Antonio Pozzo nel 1733. Sono
previsti interventi anche per i dipinti murali nell’ambiente adibito a Salotto/Camera.
Tecniche all’avanguardia. Preceduti da una fase conoscitiva con saggi stratigrafici e analisi fisico-
chimiche, i restauri adotteranno metodi conservativi per la protezione dell’integrità delle opere, oggi
compromesse da depositi di sporco e smog, fessurazioni, ossidazioni e mancanze pittoriche, efflorescenze
saline dovute a usura, umidità e infiltrazioni d’acqua. Il risanamento dei dipinti murali comporterà, tra
l’altro, anche “microiniezioni” di materiali ad hoc per far riaderire le superfici dell’intonaco e della pittu-
ra. Sulle boiserie, oltre alla pulitura e alla stuccatura delle lacune, sarà effettuato un trattamento per elimi-
nare gli attacchi pregressi di insetti xilofagi, mentre per le superfici dipinte su supporto tessile e sulle
specchiature vetrate dei serramenti saranno applicate protezioni con filtro UV contro i raggi solari. Obiet-
tivo: assicurare all’Appartamento del Re, e a tutte le sue decorazioni, un’adeguata conservazione nel
tempo.
Alessandro Mondo
La Stampa, 30 gennaio 2017

PALAZZINA DI STUPINIGI:

ENTRO GIUGNO SARÀ RESTAURATO L’APPARTAMENTO DEL RE

 © ANSA

© ANSA

Quattro mesi di lavoro per riportare all’antico splendore Juvarriano del Settecento il cuore della Palazzina di Caccia di Stupinigi: partono i restauri dell’Appartamento del Re, il traguardo è previsto a fine giugno. I lavori, interamente finanziati dalla Fondazione CRT e realizzati in collaborazione con la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, riguarderanno tutti gli apparati decorativi fissi - i dipinti murali delle volte e delle pareti, le tele sovrapporte, le boiserie dipinte e dorate, i serramenti, le carte da parati, le pavimentazioni in seminato alla veneziana, i camini e le opere in pietra - presenti negli ambienti del Re: anticamera, camera da letto, gabinetto da toeletta, piccola galleria, salotto/camera.

Restauri conservativi. Ad eseguire i restauri conservativi, sotto la supervisione della Soprintendenza per le Belle Arti e il Paesaggio per il Comune e la Provincia di Torino, sarà l’équipe della Nicola Restauri per i dipinti murali e le tele: storico laboratorio torinese nato 70 anni fa, specializzato in interventi su manufatti molto antichi, reperti archeologici, preistorici e persino opere d’arte orientale, mentre il restauro delle boiserie è stato affidato al laboratorio Rinetti Barbara Conservazione e Restauro Opere d’Arte.

Interventi a 360 gradi. Nell’Anticamera del Re si interverrà su tutti i dipinti murali, sugli affreschi dedicati al mito di Diana nella volta dipinta da Michele Antonio Milocco (ultimata nel 1737 sotto la responsabilità del Beaumont) e sulle tele sovrapporte di Domenico Olivero. Tra le boiserie decorate i lavori riguarderanno, in particolare, i pannelli delle porte e gli scuri delle finestre con paesaggi e scene di genere di Scipione Cignaroli risalenti al 1739. Nella Camera da letto del Re, su disegno di Juvarra, “rinasceraino” la volta del Milocco con le Storie di Diana, il pregadio del Piffetti del 1762, così come le decorazioni delle porte a sequenza con volute, steli e putti alati eseguiti da Giovan Francesco Fariano tra il 1737 e il 1741. Nel Gabinetto da toeletta del Re i restauri interesseranno soprattutto la volta a grottesche con motivi ornamentali vegetali (“candelabre”), figure cinesi, putti policromi del Fariano, nonché le preziose angoliere di Francesco Maria Servozelli del 1757. Si lavorerà anche nel piccolo andito dotato di servizio igienico all’inglese con boiserie risalente al periodo della Regina Margherita. Nella Piccola Galleria, in cui è riconoscibile la mano di Juvarra per il taglio scenografico e luminoso dell’architettura, “rivivranno” le decorazioni a trompe-l’oeil della volta e delle pareti realizzate da Pietro Antonio Pozzo nel 1733. Sono previsti interventi anche per i dipinti murali nell’ambiente adibito a Salotto/Camera.

Tecniche all’avanguardia. Preceduti da una fase conoscitiva con saggi stratigrafici e analisi fisico-chimiche, i restauri adotteranno metodi conservativi per la protezione dell’integrità delle opere, oggi compromesse da depositi di sporco e smog, fessurazioni, ossidazioni e mancanze pittoriche, efflorescenze saline dovute a usura, umidità e infiltrazioni d’acqua. Il risanamento dei dipinti murali comporterà, tral’altro, anche “microiniezioni” di materiali ad hoc per far riaderire le superfici dell’intonaco e della pittura. Sulle boiserie, oltre alla pulitura e alla stuccatura delle lacune, sarà effettuato un trattamento per eliminare gli attacchi pregressi di insetti xilofagi, mentre per le superfici dipinte su supporto tessile e sulle specchiature vetrate dei serramenti saranno applicate protezioni con filtro UV contro i raggi solari. Obiettivo: assicurare all’Appartamento del Re, e a tutte le sue decorazioni, un’adeguata conservazione nel tempo.

Alessandro Mondo / La Stampa, 30 gennaio 2017

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa © Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04 n. 18763- 1 Febbraio 2017

 

 

Torinopoli, il Monopoli sabaudo nato per scherzo diventa il business del Natale 2016

10 dicembre 2016

 

Torinopoli, il Monopoli sabaudo nato per scherzo diventa il business del Natale 2016

Torinopoli, il Monopoli sabaudo nato per scherzo diventa il business del Natale 2016

Via Villa della Regina al posto di Parco della Vittoria, Le Vallette al posto della prigione, Agnelli e Macario sulle banconote, proverbi piemontesi e tradizioni locali. L'idea di un gruppo di amici premiata dal crowdfunding e da alcuni grossi finanziatori finiti nelle caselle del tabellone

di ANDREA LAVALLE

Accumulare “sold”, costruire palazzi in Corso Fiume e Via Villa Della Regina, passare indenni per la Ztl evitando “La Madama” per non finire a “Le Vallette”. Sono solo alcune delle cose che si potranno fare con Torinopoli, la versione torinese di Monopoli ideata e realizzata per passione da un gruppo di amici nella quale si possono ritrovare luoghi, modi di dire e personaggi sabaudi.

«Abbiamo iniziato a parlarne una sera a cena quasi per scherzo – racconta Mario Santagati, amministratore della società che il gruppo ha costituito per realizzare il gioco – Poi l’idea si è trasformata in progetto e in meno di tre mesi il gioco è andato in produzione». Ispirato al famoso gioco da tavolo, Torinopoli è stato arricchito di dettagli e aggiunte tanto da diventare quasi un gioco a sé, che permette di calarsi nella realtà cittadina per riscoprirne curiosità e tradizioni. Ci si muove tra le vie del capoluogo piemontese, dal centro alla periferia, passando per Porta Palazzo e le stazioni cittadine. Per pagare non si usano gli euro ma i “sold”, banconote su cui sono raffigurate caricature di personaggi simboli della torinesità: Pietro Micca, Cavour, Gianduja e l’avvocato Agnelli. Al posto di Imprevisti e Possibilità ci sono “Lu savia nen” e “A’s sa mai”, 74 carte (contro le 32 del Monopoli originale) che si rifanno a tradizioni, consuetudini e scene di vita della città, dal Balon al dito di Cristoforo Colombo, tutte accompagnate da un proverbio, rigorosamente in piemontese.

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Per finanziare la produzione del gioco, sono state coinvolte esclusivamente aziende legate al territorio, tutte poi diventate parte del gioco. Così la società elettrica è Iren e quella idrica è Smat, M** Bun, Centrale del Latte e Le Gru hanno la loro casella sul tabellone, mentre Pautasso, Mole Cola e le Pastiglie Leone sono alcune delle pedine di gioco.

Lanciato in crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso, in breve tempo il gioco ha raccolto più di 7 mila euro, a fronte di una richiesta iniziale di 5 mila, con oltre 250 sostenitori che hanno già prenotato la loro confezione, alcuni persino dagli Stati Uniti o dal Sud America. Così, con la produzione che terminerà a giorni, dal 16 dicembre le prime scatole di Torinopoli inizieranno ad arrivare nelle case dei torinesi, giusto in tempo per Natale.

   

da: http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/12/10/news/torinopoli_il_monopoli_sabaudo_nato_per_scherzo_diventa_il_business_del_natale_2016-153814195/?refresh_ce

            

                               

 

 

AUGURI A PALAZZO MADAMA - A DIECI ANNI DALLA RIAPERTURA DI PALAZZO MADAMA

 

 

 

AUGURI A PALAZZO MADAMA
TORINO, 16 DICEMBRE 2016
A DIECI ANNI DALLA RIAPERTURA DI PALAZZO MADAMA
Il 16 dicembre 2006 riapriva al pubblico Palazzo Madama dopo importanti lavori di restauro.
Per festeggiare dieci anni di attività, una tariffa speciale per visitare il Palazzo e la mostra in Corte Me-
dievale “In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra” e l'apertura straordinaria fino alle ore 22.
Previste nel corso della giornata alle ore 17 e alle ore 21 due visite guidate in collezione dedicate al tema
della Natività (info e prenotazioni t. 0115211788).
Orari di apertura Museo: dalle ore 10-22. La biglietteria chiude 1 ora prima.
Ingresso: 1 euro per il museo e le mostre Lo scrigno del cardinale, esposizione dedicata a Guala Bicchie-
ri in Sala Atelier; Grazia Toderi e Orhan Pamuk. Words and Stars in Sala del Senato; Emanuele d’Aze-
glio. Il collezionismo come passione, percorso diffuso in museo e Terra! I segreti della porcellana in
Sala Ceramiche + 1 euro la mostra In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra in Corte
Medievale.
TRICOLORE

AUGURI A PALAZZO MADAMA

 

TORINO, 16 DICEMBRE 2016

 

A DIECI ANNI DALLA RIAPERTURA DI PALAZZO MADAMA

Illuminazione di Palazzo Madama progettata nel 1961 nell'ambito delle manifestazioni per il centenario dell'Unità d'Italia

 

Il 16 dicembre 2006 riapriva al pubblico Palazzo Madama dopo importanti lavori di restauro.

Per festeggiare dieci anni di attività, una tariffa speciale per visitare il Palazzo e la mostra in Corte Medievale “In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra” e l'apertura straordinaria fino alle ore 22.

Previste nel corso della giornata alle ore 17 e alle ore 21 due visite guidate in collezione dedicate al tema della Natività (info e prenotazioni t. 0115211788).

Orari di apertura Museo: dalle ore 10-22. La biglietteria chiude 1 ora prima.

Ingresso: 1 euro per il museo e le mostre Lo scrigno del cardinale, esposizione dedicata a Guala Bicchieri in Sala Atelier; Grazia Toderi e Orhan Pamuk. Words and Stars in Sala del Senato; Emanuele d’Azeglio. Il collezionismo come passione, percorso diffuso in museo e Terra! I segreti della porcellana in Sala Ceramiche + 1 euro la mostra In prima linea. Donne fotoreporter in luoghi di guerra in Corte Medievale.

     

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 18332 - 16 Dicembre 2016

 

 

 

I MILLENNIALS IN ITALIA E IL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO A TORINO 13/12/2016

 

"I MILLENNIALS IN ITALIA" E IL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO A TORINO

 12/12/2016 - 19.45

"I MILLENNIALS IN ITALIA" E IL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO DOMANI A TORINO

TORINO\ aise\ - Domani, 13 dicembre, alle 11, presso l'Ufficio Pastorale Migranti a Torino, si terrà la presentazione del Rapporto "Italiani del Mondo 2016", promosso dalla Fondazione Migrantes. 
Questo focus, per la prima volta, analizzerà la situazione dei "nuovi migranti", cioè persone che non hanno origini italiane, ma che ne hanno il passaporto italiano e che decidono di spostarsi nuovamente lasciando il nostro paese.
Per tale occasione verrà presentata da Cristina Pasqualini, docente di Sociologia dei fenomeni collettivi presso l'Università Cattolica di Milano e rappresentante dell'Osservatorio giovani dell'Istituto Giuseppe Toniolo, "La condizione dei millennials in Italia: la fotografia del Rapporto giovani".
Interverranno anche Sergio Durando, Direttore dell'Ufficio Pastorale Migranti dell'Arcidiocesi di Torino, Marco Giusta, assessore alle Politiche Giovanili della città di Torino, Don Marco Prastaro, Vicario Episcopale per Torino, e Delfina Licata, curatrice del rapporto per la Fondazione Migrantes. (aise) 

 

da: http://www.aise.it/comunita/i-millennials-in-italia-e-il-rapporto-italiani-nel-mondo-domani-a-torino/77262/1/1/3239

 

 

IL 4 DICEMBRE A TORINO, RADUNO DEI BABBI NATALE AL REGINA MARGHERITA

 

 

 

IL 4 DICEMBRE A TORINO, RADUNO DEI BABBI NATALE AL REGINA MARGHERITA
Domenica 4 dicembre è in programma, come ormai è tradizione, il 7° raduno dei Babbi Natale dalle ore 10.30 alle ore 14.30 di fronte all'Ospedale Infantile
Regina Margherita.Tanti Babbi Natale per strappare un sorriso ai bimbi ricoverati e per sostenere un grande progetto: dotare il Pronto Soccorso del Regina
Margherita di apparecchiature in grado di ottimizzare l’assistenza ai bambini che arrivano in codice rosso e quindi in imminente pericolo di vita.
Si acquisteranno un ventilatore portatile ed apparecchiature diagnostiche di ultima generazione per la sala di Rianimazione.

IL 4 DICEMBRE A TORINO, RADUNO DEI BABBI NATALE AL REGINA MARGHERITA

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Domenica 4 dicembre è in programma, come ormai è tradizione, il 7° raduno dei Babbi Natale dalle ore 10.30 alle ore 14.30 di fronte all'Ospedale Infantile Regina Margherita.Tanti Babbi Natale per strappare un sorriso ai bimbi ricoverati e per sostenere un grande progetto: dotare il Pronto Soccorso del Regina Margherita di apparecchiature in grado di ottimizzare l’assistenza ai bambini che arrivano in codice rosso e quindi in imminente pericolo di vita.

Si acquisteranno un ventilatore portatile ed apparecchiature diagnostiche di ultima generazione per la sala di Rianimazione.

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da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 18064 - 28 Novembre 2016

 

 

 

 

MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO S.E.R. MONS. CESARE NOSIGLIA ALL’ARCIDIOCESI IN OCCASIONE DELLA COLLETTA DEL BANCO ALIMENTARE

 

 

 

MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO
S.E.R. MONS. CESARE NOSIGLIA
ALL’ARCIDIOCESI IN OCCASIONE DELLA
COLLETTA DEL BANCO ALIMENTARE
Ai sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, famiglie e giovani,
uomini e donne di buona volontà della Diocesi di Torino
Cari amici,
il prossimo sabato 26 novembre si celebrerà la Giornata della Colletta alimentare promossa dal Banco
alimentare.
È un appuntamento ormai tradizionale, che vede anche la nostra Comunità diocesana impegnata a soste-
nere un’iniziativa di solidarietà e di amore al prossimo mediante un modo semplice, ma ricco di significa-
to e di concreta efficacia.
Sono tante le famiglie, le persone povere e bisognose che usufruiscono di quanto viene raccolto in questa
giornata e poi ridistribuito gratuitamente.
Questo fatto mi ricorda le parole di Gesù che afferma: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente
date» (Mt 10,8).
Viviamo immersi in una cultura dell’avere e del possesso per cui tutto ci appartiene ed è nostro.
Il gesto gratuito rompe questa logica del profitto ad ogni costo, per cui non si fa niente per niente e tutto
deve avere un ritorno economico o di utilità personale.
Gesù ci dice, invece, che tutto ciò che abbiamo è anche dono di Dio, che gratuitamente ce lo dona e per
questo il nostro impegno di amore al prossimo è una restituzione a Lui di un minimo di quanto abbiamo
ricevuto. E Dio, che non si lascia vincere in generosità, compenserà il gesto, perché egli ama chi dona
con gioia.
Invito, pertanto, le comunità cristiane e civili ad aderire a questa iniziativa con entusiasmo, coinvolgendo
le famiglie, amici, colleghi di lavoro e quanti incontreremo, magari, nel negozio o supermercato, che ha
aderito alla raccolta.
Invito anche i commercianti a farsi tramite di questo con l’adesione alla iniziativa. È necessario che
facciamo conoscere la proposta, affinché sempre più persone possano apprezzarla partecipandovi con
convinzione.
Mi auguro che tanti giovani si prestino ad offrire il loro apporto di volontari per la buona risuscita dell’i-
niziativa.
Sperimenteranno così, in modo semplice ed immediato, come nasce nel cuore la vera gioia del dono di sé
per gli altri.
Un vivo grazie anche al Banco alimentare e a quanti rendono possibile la Colletta con il loro impegno. Il
Signore li ricompensi con la grazia di servire i poveri e dunque di riconoscerlo ed incontrarlo in coloro
che ne testimoniano la presenza in mezzo a noi.
Benedico tutti di cuore,
+ Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino

MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI TORINO S.E.R. MONS. CESARE NOSIGLIA ALL’ARCIDIOCESI IN OCCASIONE DELLA COLLETTA DEL BANCO ALIMENTARE

 

Ai sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, famiglie e giovani, uomini e donne di buona volontà della Diocesi di Torino

 

Cari amici,

il prossimo sabato 26 novembre si celebrerà la Giornata della Colletta alimentare promossa dal Banco alimentare.

È un appuntamento ormai tradizionale, che vede anche la nostra Comunità diocesana impegnata a sostenere un’iniziativa di solidarietà e di amore al prossimo mediante un modo semplice, ma ricco di significato e di concreta efficacia.

Sono tante le famiglie, le persone povere e bisognose che usufruiscono di quanto viene raccolto in questa giornata e poi ridistribuito gratuitamente.

Questo fatto mi ricorda le parole di Gesù che afferma: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8).

Viviamo immersi in una cultura dell’avere e del possesso per cui tutto ci appartiene ed è nostro.

Il gesto gratuito rompe questa logica del profitto ad ogni costo, per cui non si fa niente per niente e tutto deve avere un ritorno economico o di utilità personale.

Gesù ci dice, invece, che tutto ciò che abbiamo è anche dono di Dio, che gratuitamente ce lo dona e per questo il nostro impegno di amore al prossimo è una restituzione a Lui di un minimo di quanto abbiamo ricevuto. E Dio, che non si lascia vincere in generosità, compenserà il gesto, perché egli ama chi dona con gioia.

Invito, pertanto, le comunità cristiane e civili ad aderire a questa iniziativa con entusiasmo, coinvolgendo le famiglie, amici, colleghi di lavoro e quanti incontreremo, magari, nel negozio o supermercato, che ha aderito alla raccolta.

Invito anche i commercianti a farsi tramite di questo con l’adesione alla iniziativa. È necessario che facciamo conoscere la proposta, affinché sempre più persone possano apprezzarla partecipandovi con convinzione.

Mi auguro che tanti giovani si prestino ad offrire il loro apporto di volontari per la buona risuscita dell’iniziativa.

Sperimenteranno così, in modo semplice ed immediato, come nasce nel cuore la vera gioia del dono di sé per gli altri.

Un vivo grazie anche al Banco alimentare e a quanti rendono possibile la Colletta con il loro impegno. Il Signore li ricompensi con la grazia di servire i poveri e dunque di riconoscerlo ed incontrarlo in coloro che ne testimoniano la presenza in mezzo a noi.


Benedico tutti di cuore,

+ Cesare Nosiglia

Arcivescovo di Torino

    

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 18015 - 25 Novembre 2016

                

                  

 

 

TORINO PER LA GRANDE GUERRA

 

TORINO PER LA GRANDE GUERRA
Sabato 26 novembre alle ore 16, presso il Circolo Ufficiali, avrà luogo
un concerto dell'Associazione Nazionale Alpini di San Maurizio Cana-
vese dedicato a musiche patriottiche e alpine in ricordo di Cesare Batti-
sti, M.O.V.M., alpino, giornalista, geografo, patriota interventista, im-
piccato cent'anni fa al Castello del Buon Consiglio di Trento. Insieme a
lui verranno idealmente ricordate le M.O.V.M. Fabio Filzi, Damiano
Chiesa, Nazario Sauro, Enrico Toti, immolatisi nel 1916. Condurrà
Marco Castagneri ed il noto storico contemporaneista Pier Franco Qua-
glieni terrà una breve introduzione storica prima del concerto. Il con-
certo è strettamente ad inviti ed occorre prenotare entro il 16 novembre
a posta@centropannunzio.it

TORINO PER LA GRANDE GUERRA


Sabato 26 novembre alle ore 16, presso il Circolo Ufficiali, avrà luogo un concerto dell'Associazione Nazionale Alpini di San Maurizio Canavese dedicato a musiche patriottiche e alpine in ricordo di Cesare Battisti, M.O.V.M., alpino, giornalista, geografo, patriota interventista, impiccato cent'anni fa al Castello del Buon Consiglio di Trento. Insieme a lui verranno idealmente ricordate le M.O.V.M. Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Nazario Sauro, Enrico Toti, immolatisi nel 1916. Condurrà Marco Castagneri ed il noto storico contemporaneista Pier Franco Quaglieni terrà una breve introduzione storica prima del concerto. Il concerto è strettamente ad inviti ed occorre prenotare entro il 16 novembre a posta@centropannunzio.it

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 17812 - 14 Novembre 2016

 

 

 

Piemonte, bonnes nouvelles : a Torino tre conferenze sui seicento anni del Ducato di Savoia

CULTURA | martedì 08 novembre 2016, 13:44

Piemonte, bonnes nouvelles : a Torino tre conferenze sui seicento anni del Ducato di Savoia

È incominciata mercoledì 9 novembre alle 17

 

 

In contemporanea con la mostra sui seicento anni del Ducato di Savoia - realizzata dall’Assemblea regionale in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Universitaria e il Centro studi piemontesi e visitabile fino al 31 dicembre alla Biblioteca di piazza Carlo Alberto 3 - la Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco” di via Confienza 14 dedica tre conferenze al tema Piemonte, bonnes nouvelles.

Si comincia mercoledì 9 novembre alle 17 con Gustavo Mola di Nomaglio del Centro studi piemontesi che interviene sul tema Storie e storici di Savoia: seicento anni di studi, si prosegue mercoledì 16 alla stessa ora con Andrea Merlotti del Centro studi della Reggia di Venaria con un excursus su La corte dei Savoia: 1631-1848 e si conclude mercoledì 23 con Franca Porticelli della Biblioteca Nazionale Universitaria che rievoca I legami della Biblioteca con la storia sabauda.

Prendere parte alle conferenze può anche rappresentare l’occasione per visitare la mostra La tradizione preziosa - Filigrane vercellesi al Museo Leone, allestita fino al 19 novembre per documentare l’eccellenza artigianale dei molti argentieri e orafi operanti tra la fine del XVIII secolo e l’ultimo quarto del XIX secolo e costituita da preziosi ornamenti di acconciatura.

La Biblioteca è aperta dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 16; il venerdì dalle 9 alle 12.30.

               

da: http://www.torinoggi.it/2016/11/08/leggi-notizia/argomenti/cultura-4/articolo/piemonte-bonnes-nouvelles-a-torino-tre-conferenze-sui-seicento-anni-del-ducato-di-savoia.html

               

                 

 

Una protesi per sostituire l’aorta: salvato al Mauriziano

 

06/11/2016

Una protesi per sostituire l’aorta: salvato al Mauriziano

Il paziente era stato colpito da un raro aneurisma toracico-addominale che altri ospedali non si erano sentiti di operare: la soluzione con una tecnica mininvasiva

La sopravvivenza dell’uomo era messa a rischio da una estesa dilatazione della principale arteria del corpo umano.


ALESSANDRO MONDO
TORINO

Un intervento estremamente complesso, e risolutivo, che ha permesso di salvare la vita di un uomo colpito da un problema grave: così grave da costringerlo ad un vano pellegrinaggio in diversi ospedali italiani ed europei. La salvezza è arrivata al Mauriziano di Torino, ultimo approdo di una dolorosa odissea sanitaria. 


IL CASO  

L’intervento, senza precedenti, è stato eseguito su un paziente in arrivo dal Lazio, affetto da un raro e complicato aneurisma toracico-addominale che altri ospedali non si erano sentiti di operare. In sintesi, la sua sopravvivenza era messa a rischio da una estesa dilatazione della principale arteria del corpo umano, sia a livello del torace che dell’addome: coinvolti anche i vasi che irrorano di sangue l’intestino, il fegato e i reni.  


I RISCHI  

Fino a poco tempo fa l’unico trattamento possibile era quello chirurgico, attraverso la sostituzione di tutto il tratto dell’aorta dilatata e il reimpianto di tutte le arteria che partono dall’aorta. Diversi i rischi: mortalità postoperatoria, dialisi, paralisi a causa di eventuale danno al midollo spinale.  

 

L’INTERVENTO  

Al Mauriziano si è ricorsi ad un intervento basato su una tecnica mininvasiva: dall’arteria femorale è stata introdotta una protesi particolare, costruita su misura e dotata di alcuni fori che a loro volta hanno permesso di inserire, attraverso un altro piccolo accesso nel braccio, ulteriori piccole protesi in grado di garantire il flusso sanguigno si visceri. Strutture ad elevata tecnologia, materiali di nuova generazione, elevata esperienza dell’equipe chirurgica e degli anestesisti sono gli elementi che hanno fatto la differenza. 


IL RISULTATO  

L’intervento, eseguito dal dottor Michelangelo Ferri, responsabile della terapia endovascolare, ha permesso di escludere totalmente l’aneurisma garantendo nello stesso tempo il flusso sanguigno agli organi dell’addome. Cinque giorni dopo il paziente è tornato a casa. 


da: http://www.lastampa.it/2016/11/06/cronaca/una-protesi-per-sostituire-laorta-salvato-al-mauriziano-V23AKGREovOpnFbPXl49VO/pagina.html


           

Cronaca dai quartieri di Torino - Una piazzola davanti alle Porte Palatine intitolata ai Vigili del Fuoco

30/10/2016

Cronaca dai quartieri di Torino - Una piazzola davanti alle Porte Palatine intitolata ai Vigili del Fuoco

La Sindaca Appendino: “Oggi non celebriamo solo la memoria, ma un ideale”

 

Con lo srotolamento di una bandiera tricolore lunga trenta metri da un’autoscala, si è conclusa la cerimonia di intitolazione ai Vigili del Fuoco della piazzola nei pressi delle Porte Palatine, tra Corso Regina Margherita e Via XX Settembre, di fronte all’ex caserma dei Vigili del Fuoco, per cento anni sede centrale del Corpo.

Alla presenza di numerose autorità militari e civili, tra cui il Prefetto e il Questore di Torino, ha aperto la cerimonia il presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci, con un pensiero alle popolazioni recentemente colpite dal terremoto. Ha quindi ricordato lo storico legame tra i Vigili del Fuoco e la Città di Torino, soffermandosi sui principali interventi, tra cui quello in occasione dell’incendio del 1997 nella Cappella della Sindone:

“Intervento riuscito grazie alla lucidità, alla preparazione tecnica e al coraggio, qualità indispensabili al Vigile del Fuoco; ma i Vigili del Fuoco sono vicini ai cittadini anche nella quotidianità, grazie anche ad altre qualità, come l’empatia e la capacità di ascolto: la Città di Torino è loro profondamente grata”.

Ha quindi preso la parola il presidente dell’Associazione nazionale Vigili del Fuoco “La fratellanza”,  sezione di Torino Luciano Zecchinato, che ha narrato la storia dell’ex Caserma dei Vigili del Fuoco di Corso Regina Margherita 126, attiva dal 1883 al 1993, costruita appella (ora scomparsa) al fondo di Vicolo San Giobbe (l’attuale corso XI Febbraio).nei pressi dell’antica fontana di Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco, a cui era dedicata anche una C

È poi intervenuto il Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino Marco Cavriani: 

“Questa aiuola, a un passo dal Duomo e da piazza Castello, è vicina alla nostra ex caserma, luogo da cui partivano i pompieri che, nell’Ottocento, si muovevamo con le pompe a mano e poi con quelle ippotrainate. Mi piace pensare che i Vigili del Fuoco abbiano avuto un cambiamento di pari passo alla crescita industriale di Torino. Da quella caserma sono uscite squadre che sono andate ad aiutare ovunque in Italia, dai terremoti alle alluvioni, e in questo periodo sono attive in Italia centrale, in soccorso delle vittime de terremoto”.

Ha concluso la cerimonia la Sindaca Chiara Appendino:

“È un onore per me rappresentare oggi tutta la Città e poter esprimere a nome e per conto della stessa una profonda gratitudine nei confronti dei Vigili del Fuoco, che quotidianamente operano per la nostra sicurezza, con impegno e con coraggio, pur in periodo si scarsità di mezzi e risorse”.

Ha quindi ricordato i tanti eroici interventi dei Vigili del Fuoco, tra cui quelli in occasione dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e dell’incendio alle Acciaierie ThyssenKrupp, e altri meno gravosi, come l’apertura della caselle del calendario dell’Avvento ogni anno, in piazza Castello.

“Oggi – ha concluso – non stiamo celebrando solo una memoria, ma anche un’idea, o meglio un ideale, che porta con sé valori fondamentali, di cui le vostra gesta, i vostri sentimenti e le vostre divise sono un simbolo”.

                     Articolo scritto da
Maria Luciana Pronzato

     

 

da: http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=22017

 

 

Artissima, un’eccellenza per Torino e il Piemonte

04/11/2016

Artissima, un’eccellenza per Torino e il Piemonte

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All’inaugurazione ufficiale del 3 novembre la ventitreesima edizione di Artissima è stata definita da tutte le autorità presenti una fiera irrinunciabile per Torino e il Piemonte, una vera eccellenza nel mondo e un modello per i ricercatori di tutti e cinque i continenti nel campo dell’arte contemporanea. La fiera dell'arte contemporanea quest’anno ha portato a Torino 193 gallerie di 34 paesi, due mila opere in totale, in un percorso espositivo che mette in evidenza i giovani artisti.
In aggiunta all’esposizione fieristica, Artissima si compone di tre sezioni artistiche dirette da curatori e direttori di musei internazionali, dedicate agli artisti emergenti, alla performance e alla riscoperta dei grandi pionieri dell’arte contemporanea. All'Oval del Lingotto, nel corso dell’inaugurazione, l'assessora alla Cultura della Regione ha ringraziato la direttrice Sarah Consulich per il lavoro svolto in questi cinque anni, ricordando che il bando per la scelta del suo successore è un atto dovuto per legge. Il nuovo direttore sarà scelto entro la fine del mese di novembre.
Il cartellone 2016 presenta il progetto collaterale Flying Home di Thomas Bayrle allestito nell’area ritiro bagagli dell’aeroporto di Caselle. Inoltre sono stati inaugurati gli appuntamenti oramai consolidati con la creatività giovanile delle rassegne Paratissima a Torino Esposizioni e The Others che, quest’anno si è trasferito dalle ex Carceri all’ex Ospedale Maria Adelaide.
E poi ancora fiere e festival dedicati al design come ad esempio, fino al 6 novembre Operae a Palazzo Cisterna e Torino Graphic Days al Toolbox Working e infine l’irrinunciabile appuntamento con la Notte delle Arti sabato 5 novembre con l’apertura straordinaria di tutti i musei, gli spazi per l’arte e le gallerie.

Donatella Actis

donatella.actis@regione.piemonte.it

 

da: http://www.regione.piemonte.it/pinforma/cultura/756-artissima-un-eccellenza-per-torino-e-il-piemonte.html

 

 

LA PRINCIPESSA REALE MARIA PIA DI SAVOIA A TORINO LA CITTÀ SABAUDA CELEBRA CON UNA MOSTRA E UN CONVEGNO I SEICENTO ANNI DEL DUCATO DI SAVOIA


 

LA PRINCIPESSA REALE MARIA PIA DI SAVOIA A TORINO
LA CITTÀ SABAUDA CELEBRA CON UNA MOSTRA E UN CONVEGNO
I SEICENTO ANNI DEL DUCATO DI SAVOIA
All’iniziativa, che si tiene nel capoluogo piemontese a partire di oggi, su iniziativa del Consiglio regiona-
le del Piemonte, della Biblioteca Nazionale Universitaria e del Centro Studi piemontesi, aderiscono molti
altri istituti culturali del territorio, che aprono le porte ai cittadini per costruire una sorta di narrazione
dell’evento che si snoderà lungo le strade della città. Il cuore dell’esposizione, che inaugura oggi alle ore
14 a Palazzo Lascaris ed alle ore 18 all’Auditorium Vivaldi, è presso la Biblioteca Nazionale Universita-
ria di piazza Carlo Alberto, che conserva un cospicuo patrimonio librario già presente nella Grande
Galleria di Carlo Emanuele I, dove resterà aperta sino a fine anno.
La Biblioteca Nazionale non sarà l’unica sede della mostra sul Ducato.
L’Archivio di Stato di piazza Castello, infatti, apre il cuore del vecchio archivio della famiglia Savoia per
esporre il diploma imperiale. È la prima volta che il documento, di cui si conservano due esemplari, viene
esposto al pubblico in una delle sue severe stanze, con le armadiature di legno finissimo che salgono per
cinque metri di altezza e ben si prestano ad accogliere esposizioni e convegni di alto livello.
All’iniziativa hanno dato la propria adesione la Reggia di Venaria, l’Archivio storico del Comune di
Torino, il Museo di Artiglieria, il Museo Nazionale del Risorgimento, il Castello della Rovere di Vinovo
con l’Associazione Amici del Castello, ed il progetto ha ricevuto il sostegno del Comune, della Soprin-
tendenza beni e attività culturali, Beni storico-artistici, e della Regione autonoma Valle d'Aosta.
Anche Palazzo Lascaris ospita, sempre oggi, la prima giornata del convegno dedicato ai “Mille anni di
storia dei Savoia, del Piemonte e degli Stati sabaudi”, che prosegue, il giorno successivo, presso l’Audi-
torium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria.
L’appuntamento dei seicento anni del Ducato è stato molto sentito Oltralpe. Tra le tante iniziative, di
particolare importanza l’apertura delle celebrazioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena un
anno fa a Chambéry e Barberaz, presieduta dal Presidente, S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia, che ha
presieduto anche, il 5 febbraio 2016 nel castello di Chambéry, la seduta dell’Académie de Savoie dedica-
ta alla vita ed all’opera di Amedeo VIII attraverso i libri della Regina Maria José. Da notare, il giorno
successivo, una mostra, una conferenza ed una cerimonia religiosa presso l’Abbazia di Novalesa (TO).
Tra le altre numerose iniziative di qualità il convegno internazionale “La naissance du Duché de Savoie.
1416” organizzato a Chambéry dall’Università della Savoia, con la presenza di studiosi e ricercatori an-
che dell’Università di Torino e la mostra ospitata al castello di Annecy dal titolo “Les vies des Châteaux.
De la fortesse au monument”, sui castelli dell'antico Ducato, con pezzi prestati da musei francesi, svizzeri
e piemontesi, tra cui Palazzo Madama, Galleria d’Arte moderna, Galleria Sabauda ed Archivio di Stato di
Torino.
Al termine della sessione odierna del convegno, alle ore 18 presso la Biblioteca Nazionale Universitaria
di Torino sarà inaugurata la mostra “Piemonte, bonnes nouvelles. Testimonianze di storia sabauda nei
fondi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino nel 600° anniversario del Ducato di Savoia”,
organizzata dalla Biblioteca Nazionale, dal Consiglio regionale del Piemonte e dal Centro Studi Piemon-
tesi. Ingresso libero.
TRICOLORE
Direttore

LA PRINCIPESSA REALE MARIA PIA DI SAVOIA A TORINO


LA CITTÀ SABAUDA CELEBRA CON UNA MOSTRA E UN CONVEGNO


I SEICENTO ANNI DEL DUCATO DI SAVOIA

 

All’iniziativa, che si tiene nel capoluogo piemontese a partire di oggi, su iniziativa del Consiglio regionale del Piemonte, della Biblioteca Nazionale Universitaria e del Centro Studi piemontesi, aderiscono molti altri istituti culturali del territorio, che aprono le porte ai cittadini per costruire una sorta di narrazione dell’evento che si snoderà lungo le strade della città. Il cuore dell’esposizione, che inaugura oggi alle ore 14 a Palazzo Lascaris ed alle ore 18 all’Auditorium Vivaldi, è presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di piazza Carlo Alberto, che conserva un cospicuo patrimonio librario già presente nella Grande Galleria di Carlo Emanuele I, dove resterà aperta sino a fine anno.

La Biblioteca Nazionale non sarà l’unica sede della mostra sul Ducato.

L’Archivio di Stato di piazza Castello, infatti, apre il cuore del vecchio archivio della famiglia Savoia per esporre il diploma imperiale. È la prima volta che il documento, di cui si conservano due esemplari, viene esposto al pubblico in una delle sue severe stanze, con le armadiature di legno finissimo che salgono per inque metri di altezza e ben si prestano ad accogliere esposizioni e convegni di alto livello.

All’iniziativa hanno dato la propria adesione la Reggia di Venaria, l’Archivio storico del Comune di Torino, il Museo di Artiglieria, il Museo Nazionale del Risorgimento, il Castello della Rovere di Vinovo con l’Associazione Amici del Castello, ed il progetto ha ricevuto il sostegno del Comune, della Soprintendenza beni e attività culturali, Beni storico-artistici, e della Regione autonoma Valle d'Aosta. 

Anche Palazzo Lascaris ospita, sempre oggi, la prima giornata del convegno dedicato ai “Mille anni di storia dei Savoia, del Piemonte e degli Stati sabaudi”, che prosegue, il giorno successivo, presso l’Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria.

L’appuntamento dei seicento anni del Ducato è stato molto sentito Oltralpe. Tra le tante iniziative, di particolare importanza l’apertura delle celebrazioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena un anno fa a Chambéry e Barberaz, presieduta dal Presidente, S.A.R. il Principe Sergio di Jugoslavia, che ha presieduto anche, il 5 febbraio 2016 nel castello di Chambéry, la seduta dell’Académie de Savoie dedicata alla vita ed all’opera di Amedeo VIII attraverso i libri della Regina Maria José. Da notare, il giorno successivo, una mostra, una conferenza ed una cerimonia religiosa presso l’Abbazia di Novalesa (TO).

Tra le altre numerose iniziative di qualità il convegno internazionale “La naissance du Duché de Savoie.

1416” organizzato a Chambéry dall’Università della Savoia, con la presenza di studiosi e ricercatori anche dell’Università di Torino e la mostra ospitata al castello di Annecy dal titolo “Les vies des Châteaux.

De la fortesse au monument”, sui castelli dell'antico Ducato, con pezzi prestati da musei francesi, svizzeri e piemontesi, tra cui Palazzo Madama, Galleria d’Arte moderna, Galleria Sabauda ed Archivio di Stato di Torino.

Al termine della sessione odierna del convegno, alle ore 18 presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino sarà inaugurata la mostra “Piemonte, bonnes nouvelles. Testimonianze di storia sabauda nei fondi della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino nel 600° anniversario del Ducato di Savoia”, organizzata dalla Biblioteca Nazionale, dal Consiglio regionale del Piemonte e dal Centro Studi Piemontesi. Ingresso libero.

                 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 17355 - 20 Ottobre 2016

 

 

Marchi storici in vendita: Lavazza compra il Caval ’d Brons

 

Dall’ingresso del locale, chiuso dai primi di agosto, è scomparsa anche la storica targa, 

dorata sul fondo in oro, che campeggiava sopra la porta dal giorno della sua apertura

 

Marchi storici in vendita: Lavazza compra il Caval ’d Brons

Resterà la sala ristorante. Il vecchio proprietario: “Spero che mantengano il marchio”
04/10/2016 
DIEGO MOLINO
TORINO

Appena due mesi fa nel salotto buono della città si consumava l’addio a uno dei luoghi simbolo per i torinesi, quel Neuv Caval ’d Brons che a metà agosto chiuse per sempre i battenti schiacciato dal peso del caro affitti. Ora in quegli stessi locali storici di piazza San Carlo pare ormai cosa fatta l’arrivo di un altro marchio torinese doc, quello della Lavazza, che avrebbe acquisito – anche se il condizionale è ormai una pura formalità – gli spazi dalla vecchia proprietà per trasformarli in un elegante tempio del caffè dove troveranno posto miscele, cialde e forse anche una sala ristorante. Un cambiamento nel segno della tradizione che nei prossimi mesi dovrebbe rivitalizzare quell’angolo della piazza, ora piombato nel degrado. 

 

 

I NUOVI INQUILINI  

L’avvio delle trattative risale all’estate scorsa quando la Laro Spa, proprietaria di Palazzo Villa, decide di mettere in vendita i locali commerciali prima occupati dal Caval ’d Brons. L’accelerata sarebbe avvenuta con l’acquisizione da parte della Lavazza per una cifra di circa 12 milioni di euro. Dal quartier generale dell’azienda torinese al momento dicono di «non avere dichiarazioni da fare». Il progetto sarebbe in via di definizione. Negli oltre duecento metri quadri del piano terra troverebbero spazio l’esposizione e la vendita di macchinette e cialde, oltre a zone destinate agli assaggi. Al piano superiore dovrebbe essere realizzata anche una sala ristorante. I nuovi locali sono destinati a essere inaugurati la prossima primavera. Per la Lavazza sarebbe la seconda vetrina in città, dopo quella inaugurata più di vent’anni fa nei locali di via San Tommaso 10. Qui si trovava il laboratorio dove nel 1895 il fondatore Luigi Lavazza creò le prime miscele. 

 

 

 

IL DECLINO  

Era dal 1948 che i tavolini del Caval’d Brons occupavano quell’angolo della piazza. Poi il raddoppio del canone di locazione, salito mesi fa a 25 mila euro, che ha costretto il titolare Vito Strazzella alla resa. «Speravamo in un aiuto da parte dell’amministrazione – spiega –, che invece non è mai arrivato». Resta il marchio di quello storico caffè che per tanti continua a essere uno dei simboli della torinesità. E almeno quello potrebbe non sparire. «Chiunque saranno i nuovi proprietari dei locali – dice Strazzella –, mi piacerebbe che in qualche modo fosse mantenuta in parte la vecchia denominazione».  

 

da: http://www.lastampa.it/2016/10/04/cronaca/lavazza-compra-il-caval-d-brons-W65KwF0zBLh7OBl22mtcsK/pagina.html

 

 

Slow Food: Dai Mercati alle parole è una città da assaggiare

 

22/09/2016 

 

Dai Mercati alle parole è una città da assaggiare

Per l’evento Slow Food attesi cinquecentomila visitatori. Domani c’è Mattarella
ANSA

Il Castello del Valentino è la porta d’accesso per il Salone con 1000 espositori provenienti da 100 Paesi
1000

MAURIZIO TROPEANO
TORINO

È come se la terra si fosse mangiata i muri che in questi anni hanno visto nascere, crescere e diventare grande il Salone del Gusto. Il Lingotto resta al suo posto, ma vuoto, senza i cibi, i sapori e gli odori dei prodotti dei campi di tutto il mondo. Slow Food, però, non ha gettato il seme di una storia iniziata 30 anni fa, ma l’ha sparso in tante zone della città.  

Oggi i frutti di quella semina saranno sotto gli occhi di tutti e, grazie ad una scelta politica condivisa da Regione e Comune di Torino, sarà possibile vederli per tutti, senza spendere una lira, anzi un euro. «Abbiamo abbattuto un muro economico», spiega Daniele Buttignol, segretario di Slow Food Italia, mentre ci accompagna e ci indica uno dei possibili percorsi di questa edizione en plein air che si sviluppa tra il parco del Valentino, i Murazzi, via Po, piazza Castello e Palazzo Reale, via Roma, piazza San Carlo e piazzale Valdo Fusi. Non ci sono barriere, tornelli o lettori elettronici semplicemente perchè non si pagheranno venti euro solo per entrare come due anni fa. 

I NUMERI  

Nell’edizione 2014 furono staccati 260 mila ticket e quest’anno gli organizzatori puntano a raddoppiare quella cifra. Lo sforzo organizzativo è stato imponente: oltre mille gli espositori provenienti da 100 Paesi, 935 gli eventi in programma, tra cui 60 laboratori del gusto e 90 appuntamenti su prenotazione, tre grandi aree mercato, 12 mila metri quadrati di tensostrutture, oltre mille volontari. E domani ci sarà anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.  

 

LA PORTA D’ACCESSO PRINCIPALE  

Le aule della facoltà di Architettura del Castello del Valentino ospiteranno molti degli appuntamenti di Terra Madre (7 mila delegati da 143 paesi). Ieri alcuni di loro si sono mischiati agli studenti. La convivenza festosa andrà avanti fino a lunedì. Il nostro viaggio parte da qui perchè un’intero quartiere, quello di San Salvario, ha deciso di aprirsi e fondersi con il Salone. E partiamo da qui perchè c’è lo spazio di Slow Meat. Ieri mattina la pioggia ha solo rallentato i lavori di allestimento di un percorso interattivo che serve a spiegare la differenza tra allevamenti industriali e quelli tradizionali e di un consumo consapevole della carne.  

Lungo il viale che porta verso corso Vittorio, gli espositori stanno iniziando ad allestire gli stand con i loro prodotti. Qualcuno è semi aperto, come il salumificio lenti. Altri sono più avanti. Le ragazze di Pastiglie Leone hanno già completato il loro dove fa bella mostra di sè l’edizione limitata nata per celebrare i 30 anni di Slow Food che oltre ad essere senza glutine, senza coloranti artificiali «e novità assoluta è anche Vegan». Aperto anche spazio Langhe Roero e quello delle farine. 

IL MERCATO DEL MONDO  

Lungo i viali che circondano il Castello del Valentino da oggi si potranno acquistare i cibi che arrivano da tutto il mondo. Cibo che ha dovuto superare rigidissimi controlli sanitari e che è custodito dentro il secondo Padiglione trasformato in magazzino. Dal mercato internazionale si ritorna al tricolore con ampio spazio a stand istituzionali anche qui è in atto una corsa contro il tempo per arrivare pronti alle dieci di questa mattina, l’ora del d-Day».  

 

LE ISOLE ECOLOGICHE  

Tutto pronto, invece, per la raccolta dei rifiuti dove la parola d’ordine è la riduzione al minimo dell’impatto ambientale. Al lavoro ci saranno squadre di volontari ma anche gli operatori del gruppo Iren, il partner tecnico che sta posizionando 800 cassonetti e mobiliterà 700 «ecofan» per sensibilizzare i visitatori sul corretto smaltimento .  

 

I MURAZZI  

Il mercato del Valentino chiude alle sette di sera e così si può scegliere di attraversare corso Vittorio e scendere ai Murazzi dove intorno a Devalle si sta ultimando lo spazio per i birrifici artigianali e quello della cucine di strada. Tra di loro anche otto giovani cuochi che arrivano da Amatrice che utilizzeranno materie prime messe a disposizione gratuitamente da produttori di pasta e sughi.  

 

MIELE, GELATO E IL PIC-NIC IN PIAZZA  

Via Po è l’isola del Gelato con un laboratorio pronto dentro la gelateria Marchetti e venti maestri che arriveranno con i loro banchetti. Nel cortile del Rettorato, ancora chiuso per lavori, invece, c’è il regno magico del miele. Poi si arriva in piazza Castello dove, sotto la prefettura c’è l’orto didattico voluto dalla Regione dove dalle 18 saranno distribuiti plaid per il pic-nic sotto Palazzo Madama.  

 

I TRUCK DEL CIBO E L’ENOTECA NEL PALAZZO  

In attesa che nello spiazzo antistante Palazzo Reale prendano posizione i Truck del cibo di strada (c’era solo quello della Carbonara) nel cortile ha già preso forma l’enoteca. Il colpo d’occhio è spettacolare, così come gli spazi per i laboratori. A proposito ci sono ancora pochi posti disponibili su prenotazione e il 60 per cento degli iscritti è straniero.  

 

da: http://www.lastampa.it/2016/09/22/societa/cucina/speciali/salone-del-gusto-2016/dai-mercati-alle-parole-una-citt-da-assaggiare-4v0st9gCBZWMjgizIMsCeK/pagina.html

 

 

RITROVATA UNA MONETA DI CARLO ALBERTO

 

RITROVATA UNA MONETA DI CARLO ALBERTO
Una rara moneta cipriota, del V secolo avanti Cristo, rubata 33 anni fa,
lo Statere di Amatunte, è tornata nel Medagliere Reale Savoia. Si tratta
di uno dei pezzi che compongono il Medagliere sabaudo, quasi 30 mila
monete antiche riunite dal penultimo Duca di Savoia e Re di Sardegna
Carlo Alberto, custodito nel deposito del Museo Civico di Numismatica
di Torino. Il ritrovamento è avvenuto grazie alla segnalazione di un col-
lezionista, che l'ha riconosciuta nel catalogo di un antiquario tedesco.
L'importanza di tale moneta viene segnalato in una pubblicazione del
1883 dalla rivista francese Revue Numismatique, che ne indica l'esatto
peso in 11,12 grammi. Un elemento risultato importante per l'identifica-
zione perché nell'antichità monete uguali avevano sempre pesi legger-
mente diversi a causa dei metodi di misurazione meno raffinati degli
attuali. Il riscontro finale è avvenuto sull'inventario manoscritto del Me-
dagliere del 1887, custodito presso l'Armeria del Palazzo Reale di Tori-
no, dove è avvenuta la restituzione. Lo Statere di Amatunte sarà esposto
al pubblico nel circuito di visita dei Musei Reali. I visitatori lo vedranno
nella saletta del Medagliere, progettata da Palagio Palagi nel 1835.

RITROVATA UNA MONETA DI CARLO ALBERTO

 

Una rara moneta cipriota, del V secolo avanti Cristo, rubata 33 anni fa, lo Statere di Amatunte, è tornata nel Medagliere Reale Savoia. Si tratta di uno dei pezzi che compongono il Medagliere sabaudo, quasi 30 mila monete antiche riunite dal penultimo Duca di Savoia e Re di SardegnaCarlo Alberto, custodito nel deposito del Museo Civico di Numismatica di Torino. Il ritrovamento è avvenuto grazie alla segnalazione di un collezionista, che l'ha riconosciuta nel catalogo di un antiquario tedesco.

L'importanza di tale moneta viene segnalato in una pubblicazione del 001883 dalla rivista francese Revue Numismatique, che ne indica l'esatto peso in 11,12 grammi. Un elemento risultato importante per l'identificazione perché nell'antichità monete uguali avevano sempre pesi leggermente diversi a causa dei metodi di misurazione meno raffinati degli attuali. Il riscontro finale è avvenuto sull'inventario manoscritto del Medagliere del 1887, custodito presso l'Armeria del Palazzo Reale di Torino, dove è avvenuta la restituzione.

Lo Statere di Amatunte sarà esposto al pubblico nel circuito di visita dei Musei Reali. I visitatori lo vedranno nella saletta del Medagliere, progettata da Palagio Palagi nel 1835.

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16866 - 10 Settembre 2016

 

 

PARCO LA MANDRIA, 16-18 SETTEMBRE

 

 

PARCO LA MANDRIA, 16-18 SETTEMBRE
WEEK END TRA STORIA, NATURA E SOLIDARIETÀ
Un week end torinese tra storia, natura e solidarietà a La Mandria, ricco
di iniziative per tutta la famiglia per scoprire la Storia dei luoghi e la
magnificenza della natura che il parco racchiude tra le sue mura!
Venerdì 16 settembre, Spettacolo teatrale Medico per Forza, a cura del
Nuovo Teatrottanta, creato a Torino nel 1979 per la volontà di giovani
attori, registi e promotori teatrali torinesi agli inizi del loro cammino.
La splendida cornice del Parco ospiterà lo spettacolo di fronte al castel-
lo ( in caso di maltempo lo spettacolo si svolgerà sotto le Arcate).
Ritrovo alle ore 20.30 davanti gli Appartamenti Reali, visita libera al
Museo ed inizio spettacolo ore 21.30. Info: nuovoteatro80@gmail.com
Sabato 17 settembre tornano gli appuntamenti tematici ... Arte e restau-
ri! Incontro con lo storico dell’arte Dr. Luca Avataneo “Salvare la bel-
lezza!”. I visitatori del castello avranno la possibilità di approfondire la
conoscenza degli Appartamenti Reali con una speciale visita alle sale
restaurate del castello alle ore 11. Prenotazione obbligatoria

PARCO LA MANDRIA, 16-18 SETTEMBRE

 

WEEK END TRA STORIA, NATURA E SOLIDARIETÀ


Un week end torinese tra storia, natura e solidarietà a La Mandria, ricco di iniziative per tutta la famiglia per scoprire la Storia dei luoghi e la magnificenza della natura che il parco racchiude tra le sue mura!

Venerdì 16 settembre, Spettacolo teatrale Medico per Forza, a cura del Nuovo Teatrottanta, creato a Torino nel 1979 per la volontà di giovani attori, registi e promotori teatrali torinesi agli inizi del loro cammino.

La splendida cornice del Parco ospiterà lo spettacolo di fronte al castello ( in caso di maltempo lo spettacolo si svolgerà sotto le Arcate).

Ritrovo alle ore 20.30 davanti gli Appartamenti Reali, visita libera al Museo ed inizio spettacolo ore 21.30. Info: nuovoteatro80@gmail.com

Sabato 17 settembre tornano gli appuntamenti tematici ... Arte e restauri! Incontro con lo storico dell’arte Dr. Luca Avataneo “Salvare la bellezza!”. I visitatori del castello avranno la possibilità di approfondire la conoscenza degli Appartamenti Reali con una speciale visita alle sale restaurate del castello alle ore 11. Prenotazione obbligatoria

Domenica 18 settembre: “Alba lago”, passeggiata organizzata per raccolta fondi per i terremotati. Passeggiando o di corsa  accompagnati dalle note musicali per godere del risveglio della natura intorno al lago del Parco Naturale La Mandria mentre sorge il sole. Costo € 5, di cui € 2 verranno versati alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto. Ritrovo alle ore 6 presso la Cascina Oslera, ore 6.30 partenza giri a piacimento intorno al lago, ore 7.12 alba, dalle 7:45 verrà servita la colazione (cappuccino e brioches) presso la Cascina Oslera.


Obbligatoria l’iscrizione entro venerdì 16 a: icorridoi@gmail.com (con nome, cognome e data di nascita).

 

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 14617 - 10 Settembre 2015

 

 

DI CHE COLORE È LA MAGLIA VIOLA DELLA FIORENTINA? IL CNR AL CONVEGNO GRUPPO DEL COLORE A TORINO

13/09/2016 - 16.07

 

DI CHE COLORE È LA MAGLIA VIOLA DELLA FIORENTINA? IL CNR AL CONVEGNO “GRUPPO DEL COLORE” A TORINO

 

DI CHE COLORE È LA MAGLIA VIOLA DELLA FIORENTINA? IL CNR AL CONVEGNO “GRUPPO DEL COLORE” A TORINO

TORINO\ aise\ - Ricercatori dell’Istituto nazionale di ottica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ino-Cnr) di Firenze in collaborazione con il Museo Fiorentina hanno realizzato uno studio per misurare il colore viola delle maglie della Fiorentina a disposizione del Museo con l’obiettivo di preservare la storia della società che ha appena compiuto 90 anni. Lo studio è stato presentato al convegno internazionale del Gruppo del colore a Torino.


“Analizzare il colore delle maglie della Fiorentina dagli anni ‘50 fino a oggi ha permesso di scoprire come, anche nella maglia viola, stiamo assistendo a un rinnovamento nella tradizione”, afferma Alessandro Farini responsabile del laboratorio di ergonomia della visione Ino-Cnr. “I materiali cambiano, dalla lana iniziale ai tessuti acrilici, e nonostante lo sforzo di mantenere identico il colore sociale, le maglie degli anni ‘60 avevano tonalità più scure rispetto a quelle degli attuali tessuti tecnici, più lucidi. Lo studio effettuato ha permesso di notare come la tinta delle maglie attuali richiami molto di più quella del primo o del secondo scudetto rispetto, ad esempio, a quella della stagione ‘81-‘82, ricordata dai tifosi, oltre che per gli eventi sportivi, anche per un giglio stilizzato che apparì come un elemento di rottura rispetto alla tradizione”.
“Il Museo Fiorentina, che fa parte di Fshm-Foundation for Sports History Museums, è stato ben lieto di collaborare a questa ricerca”, dice David Bini vicepresidente della Fondazione Fshm. “Dopo esserci assicurati che le misurazioni non fossero invasive siamo stati onorati di poter contribuire a questa ricerca, fornendo importanti cimeli che hanno contribuito a realizzare la storia della società viola. I risultati ottenuti sono di grande interesse e forniscono inoltre un aiuto nel campo delle perizie storiche, contribuendo a stabilire l’effettiva autenticità delle maglie rispetto ai falsi che circolano nel mercato collezionistico”.


“La maglia della Fiorentina con il suo colore inconfondibile, il viola, è patrimonio della città di Firenze ed è naturale che nell’arco di tutta la storia del Club si sia cercato di valorizzare questo elemento di distinzione e di vanto nel panorama del calcio italiano e internazionale. La Fiorentina ha sempre cercato di sposare linee innovative con elementi della tradizione affidandosi a partner di abbigliamento tecnico sportivo in grado di comprendere la ricchezza che la nostra maglia viola racchiude. Ben vengano dunque ricerche come questa che non solo ci riportano agli albori del calcio fiorentino, con uno studio di sicuro fascino, ma che ci rassicurano sul fatto che la maglia viola non abbia mai perso, nel corso degli anni, la sua vera identità”, ha commentato Andrea Rogg, direttore generale di Acf Fiorentina. 
(aise) 

 

da: http://www.aise.it/ambiente-e-ricerca/di-che-colore-%C3%A8-la-maglia-viola-della-fiorentina-il-cnr-al-convegno-gruppo-del-colore-a-torino/70601/1/1/3239

 

 

Continua il boom dell’auto, ad agosto immatricolazioni +20% in Italia

Continua il boom dell’auto, ad agosto immatricolazioni +20% in Italia

Il gruppo Fca fa meglio del mercato con un +24 per cento

 

La Jeep Renegade

 

LUIGI GRASSIA

 Sorpresa dal mercato italiano dell’auto: ad agosto ci si aspettava una pausa, dopo la lunga serie di mesi con numeri di vendita in rialzo, e invece c’è stata una nuova crescita. Le immatricolazioni, secondo i dati del Ministero dei Trasporti, sono state 71.576, cioè il 20,12% in più dello stesso mese 2015. E da inizio anno sono state consegnate in tutto 1.251.806 auto, con una crescita del 17,38% sull’analogo periodo dell’anno scorso. 

Anche ad agosto le vendite di Fiat Chrysler Automobiles hanno registrato un incremento migliore di quello dell’intero mercato. Con oltre 20 mila immatricolazioni, Fca ha ottenuto una crescita del 24,1 per cento e la quota è salita al 28,9 per cento rispetto al 28,0 per cento dello stesso mese dello scorso anno. Anche nei primi otto mesi dell’anno Fca vanta un andamento migliore: la crescita è stata del 20,2 per cento.  

 

Fra i singoli marchi del gruppo, ad agosto Jeep ha incrementato le vendite del 56,7 per cento, Fiat del 26,1 e Alfa Romeo del 26,1. Fca è nella nella top ten con 8 vetture tra le più vendute del mese: Panda, Ypsilon, Tipo occupano nell’ordine le prime tre posizioni, e nella classifica sono presenti anche 500L, Punto, 500X, 500 e Renegade. La Tipo è risultata la più venduta del segmento C.

 

da: http://www.lastampa.it/2016/09/01/economia/continua-il-boom-dellauto-ad-agosto-immatricolazioni-in-italia-lDlVtN6FWvprDkLpZMqnGO/pagina.html

 

 

Techrules, è ufficiale: la supercar cinese sarà prodotta a Torino, collabora Giugiaro

30/08/2016 

Techrules, è ufficiale: la supercar cinese sarà prodotta a Torino, collabora Giugiaro

Il modello elettrico da 1.000 CV con ricarica a turbina è nato a Pechino, ma per la versione di serie i partner sono italiani

CLAIRE BAL (NEXTA)

 

Dopo le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi, da Pechino arriva la conferma ufficiale: Techrules, azienda cinese di ricerca e sviluppo, ha trovato a Torino i partner per sviluppare e produrre la sua innovativa supercar elettrica, la cui concept car è stata presentata lo scorso marzo al Salone di Ginevra . La start-up ha firmato accordi con Fabrizio e Giorgetto Giugiaro – che dopo l’abbandono della Italdesign e del gruppo Volkswagen hanno fondato quest’anno la GFG Progetti – e con la L.M.Gianetti, azienda specializzata nell’ingegnerizzazione automobilistica. 

 Così, dopo essersi fatta notare fra gli stand ginevrini per le forme provocanti della sua GT96, la Techrules ora dimostra di fare sul serio aggiudicandosi la collaborazione di un nome mitico nella storia automobilistica come quello di Giugiaro. La vettura di serie utilizzerà la stessa tecnologia della concept car daoltre 1.000 CV: propulsione elettrica, batterie ricaricabili alla presa oppure tramite una turbina a gas che genera elettricità (i tecnici cinesi hanno brevettato il sistema col nome Trev, Turbine-Recharging Electric Vehicle). 

 

Il nuovo modello si potrà vedere in anteprima al Salone di Ginevra 2017 e poi sarà prodotto a Torino, nello stabilimento L.M. Gianetti, che “è strutturato per consentire una produzione in piccola serie con una capacità iniziale di 25 unità l’anno”, secondo il comunicato ufficiale. Sempre stando alla Casa, le prestazionidella prima supercar cinese saranno di tutto rispetto: un’auto di prova ha effettuato test in pista a Silverstone, lo scorso febbraio, registrando uno 0-100 in 2,5 secondi e velocità massima autolimitata a 350 km/h. 

 

Che cosa ne pensi? Scrivi il tuo commento qui sotto!  

  

Nella foto in cima alla pagina, il presidente William Jin con Fabrizio e Giorgetto Giugiaro. Qui sotto, la concept car Techrules presentata al Salone di Ginevra 2016 

 

 

da: http://www.lastampa.it/2016/08/30/motori/novita/techrules-ufficiale-la-supercar-cinese-sar-prodotta-a-torino-collabora-anche-giugiaro-F0jp5hvAPeEwtEDPITEHPL/pagina.html

 

 

Cnh Industrial lancia il trattore senza guidatore

 

31/08/2016

Cnh Industrial lancia il trattore senza guidatore

Il prototipo del produttore di macchine agricole usa computer, Gps e correzione satellitare

Il trattore Case IH Magnum che si guida da solo

 

 
TORINO

Arriva il trattore senza guidatore. A lanciarlo è Cnh Industrial, gruppo produttore di macchine agricole, camion e autobus controllato dalla Exor della famiglia Agnelli e che vede come presidente Sergio Marchionne e come amministratore delegato Richard J. Tobin. Il faticoso lavoro dei campi, nei periodi di semina e raccolta potrebbe diventare un mero ricordo. L’agricoltura, infatti, guarda avanti con tecnologie sempre più all’avanguardia. E l’ultima novità che sta arrivando sul mercato è un trattore che può fare a meno dell’uomo, ovvero di essere guidato, in grado di coniugare massima produttività, efficienza e sostenibilità.  

 

Cnh Industrial ha presentato lo sviluppo di un concept di trattore autonomo nell’ambito del 2016 Farm Progress Show di Boone (Iowa, Usa). Gli obiettivi del gruppo sono evidenti: miglior utilizzo della forza lavoro, integrazione nei parchi macchina esistenti, possibilità di lavorare senza operatori tramite monitoraggio in tempo reale e, in futuro, capacità di reagire automaticamente al mutamento delle condizioni climatiche.  

 

Parte da questi presupposti la pionieristica tecnologia ideata per essere usata soprattutto in stagioni chiave dell’anno, in cui l’attività agricola richiede ancora lunghe ore di lavoro in campo, specialmente durante il periodo della raccolta o della semina.  

 

Il trattore si serve dei migliori segnali Gps e di correzione satellitare disponibili in commercio per fornire una guida automatica di elevata precisione e una registrazione e trasmissione immediata dei dati del campo, consentendo così di spostare, monitorare e controllare completamente a distanza le macchine impiegate. 

 

«La tecnologia del concept di trattore autonomo di Cnh Industrial - spiega una nota - rappresenta il prossimo passo del programma d’innovazione della società e può portare a sviluppi di grande interesse per un futuro sostenibile e produttivo dell’agricoltura.  

 

da: http://www.lastampa.it/2016/08/31/motori/attualita/cnh-industrial-lancia-il-trattore-senza-guidatore-lkZCYdw0yTUP3hr1D9H2UJ/pagina.html

 

 

Una messa per ricordare don Aldo, il parroco del Toro morto un anno fa

17/08/2016

Una messa per ricordare don Aldo, il parroco del Toro morto un anno fa

Il 18 agosto alle 19.30, nella Basilica di Maria Ausiliatrice al Valdocco, si terrà la funzione ufficiale per lo storico sacerdote salesiano

LAPRESSE

 LAPRESSE

FRANCESCO MANASSERO

TORINO

In ricordo di don Aldo. Domani a un anno esatto dalla scomparsa, lo storico cappellano del Toro sarà ricordato con una messa ufficiale nella Basilica di Maria Ausiliatrice al Valdocco (ore 19,30), alla quale parteciperanno diverse personalità del club granata, nonchè tanti calciatori del presente e del passato che hanno avuto l’onore di conoscere il prete salesiano, impegnato per oltre 50 anni in prima persona sia nelle “battaglie” a favore degli emarginati, che in quelle per migliorare il “suo” Toro.  

 

Intanto la squadra di Sinisa Mihajlovic continua le tappe di avvicinamento per l’esordio contro il Milan, domenica prossima allo stadio di San Siro. Alla Sisport davanti ad un migliaio si persone si è materializzato il nuovo acquisto Leandro Castan, che però deve ancora essere ufficializzato, e si è rivisto pure Marco Benassi in ripresa dall’infortunio alla caviglia: l’ex Under 21 ha però ancora lavorato a parte e salterà la prima contro i rossoneri.  

 

In forte dubbio rimane anche Iago Falque, che ha svolto solo esercizi in piscina per recuperare dalla dolorosa botta al ginocchio: per lui domani è già la giornata decisiva in vista del campionato. Assente giustificato Gaston Silva, volato in Spagna per firmare con il Granada, il club iberico della famiglia Pozzo. Per l’ultima volta è comparso anche Bruno Peres, che ha svuotato l’armadietto e salutato gli ormai ex compagni, non senza una lacrima.  

 

da: http://www.lastampa.it/2016/08/17/sport/calcio/qui-toro/una-messa-per-ricordare-don-aldo-il-parroco-del-toro-scomparso-un-anno-fa-cYPm5decImyrtfvlH1Ko2J/pagina.html

 

 

Mercato auto in forte frenata, ma cresce ancora. Fiat Chrysler riesce a fare meglio del mercato

 

01 agosto 2016

Mercato auto in forte frenata, ma cresce ancora

Perde slancio il comparto, che tuttavia mantiene il segno positivo. Tra i marchi, la Fiat Chrysler riesce a fare meglio del mercato. La Unrae chiede politche mirate


Mercato auto in forte frenata, ma cresce ancora(ansa)

MILANO - Rallenta il mercato dell'auto in Italia, la crescita continua ma in modo più debole. Nel mese di luglio le immatricolazioni sono state 136.275, il 2,9% in più rispetto allo stesso mese 2015. I dati sono del Ministero dei Trasporti. Dall'inizio dell'anno le consegne sono state 1.179.068, il 17,1% in più rispetto ai primi sette mesi del 2015.

Tra i marchi, Fca cresce più del settore: le vendite del gruppo sono state 39.234, il 4,8% in più rispetto allo stesso mese 2015. Nei primi sette mesi dell'anno, le immatricolazioni della casa automobilistica italo-americana sono state 342.755, il 19,9% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Tra i brand si distinguono a luglio Jeep (+18,7%) e Alfa Romeo che, trascinata dalla nuova Giulia, realizza un balzo del 6,1%; +4,3% per Fiat. Quota mercato del 28,8%, in crescita di oltre lo 0,5%. I modelli Fca hanno dominato le classifiche di vendita, con 6 vetture tra le top ten e ben 8 tra le prime 12 vetture più vendute in Italia: Panda, Ypsilon, Punto (ai primi tre posti assoluti), 500L, Tipo, 500X, 500 e Renegade. La Tipo è risultata la vettura più venduta nel suo segmento. Stabili le immatricolazioni di Lancia.

Il rallentamento a luglio del mercato dell'auto, in Italia, era "atteso" e "in larga misura fisiologico". Il Centro Studi Promotor commenta così i dati delle immatricolazioni italiane diffusi dal Ministero dei Trasporti. Sulle vendite hanno infatti inciso il "ridotto impegno di marketing delle case automobilistiche" e "l'aumento dei listini", nonché "il peggioramento delle prospettive di ripresa del sistema economico italiano". La crescita del 2,9% è "decisamente inferiore al tasso medio di crescita del primo semestre", osserva Gian Primo Quagliano del Centro Studi Promotor. Le prospettive del settore per il futuro, però, non sono negative. "In luglio - prosegue Quagliano - è tornato a crescere sia l'indicatore di fiducia delle imprese che l'indicatore di fiducia dei consumatori. Ed è tornato a crescere anche l'indicatore di fiducia del settore auto, che è risalito a quota 36,8. La quota di operatori che dichiarano di attendersi a tre/quattro mesi vendite stabili o in aumento - conclude -, dopo essere stata in calo all'inizio dell'anno, è passata dal 53% di giugno al 75% di luglio".

"Per mantenere i benefici effetti sul rinnovo del parco e intercettare il prevedibile rallentamento della domanda, sarebbe ora necessario l'intervento di politiche mirate come, ad esempio, la proposta di detraibilità di parte dei costi di acquisto". Massimo Nordio, presidente dell'Unrae, l'Associazione delle Case automobilistiche estere, commenta così il rallentamento delle immatricolazioni di auto nel mese di luglio in Italia. "Capito che l'auto resta un bene centrale nella mobilità dei cittadini - prosegue - Unrae avverte il bisogno che si crei una valida cabina di regia, coordinata da un Mobility Champion, per mutuare l'esperienza del Digital Champion, che sia promotore della 'nuova cultura della mobilità', che nella sua autorevolezza e indipendenza, tra le varie, possa assicurare anche il coordinamento e l'esecuzione armonizzata dei piani della mobilità definiti dalle Autonomie Locali".

"Luglio conferma la frenata iniziata a giugno e apre il secondo semestre, che riteniamo caratterizzato da una crescita più contenuta". Lo dichiara Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, commentando i dati diffusi dal ministero dei Trasporti sul mercato auto. "Dopo il primo semestre a +19,1%, di cui giugno al +11,9%, luglio con il suo +2,9% conferma il trend di contenimento della crescita - prosegue Pavan Bernacchi -. Secondo la nostra analisi non hanno influito i due giorni lavorativi in meno, compensati dalle consuete manovre correttive last minute, ma è piuttosto la conferma di un trend degli ultimi mesi che hanno registrato un calo degli ordini e dell'affluenza nei

nostri showroom. Sembra infatti essersi esaurita la spinta determinata dalle promozioni lanciate in particolare nel primo trimestre. Come avevamo avvertito, queste operazioni di push costano una follia alle case e ai concessionari per cui non possono essere strutturali"

 

 

da: http://www.repubblica.it/motori/sezioni/attualita/2016/08/01/news/mercato_auto_in_forte_frenata-145202026/?ref=HREC1-13

 

 

IL DIRETTORE DE “LA STAMPA” AD ALASSIO

 

 

IL DIRETTORE DE “LA STAMPA” AD ALASSIO
Mercoledì 3 agosto, alle ore 18.30, presso i Giardini del Comune, Mau-
rizio Mokinari, Direttore de La Stampa ed autorevole studioso delle
questioni medio-orientali, presenterà il suo libro Jihad - Guerra all’Oc-
cidente (Ed. Rizzoli). Interverrà il Prof. Francesco Tuccari dell’Univer-
sità di Torino. Il Prof. Pier Franco Quaglieni consegnerà il noto Premio
Pannunzio Alassio 2016 a Maurizio Molinari, che firmerà la piastrella
del Muretto di Alassio. Introducono Anna Ricotti e Marco Servetto.

IL DIRETTORE DE “LA STAMPA” AD ALASSIO

 

Mercoledì 3 agosto, alle ore 18.30, presso i Giardini del Comune, Maurizio Mokinari, Direttore de La Stampa ed autorevole studioso delle questioni medio-orientali, presenterà il suo libro Jihad - Guerra all’Occidente (Ed. Rizzoli).

Interverrà il Prof. Francesco Tuccari dell’Università di Torino.

Il Prof. Pier Franco Quaglieni consegnerà il noto Premio Pannunzio Alassio 2016 a Maurizio Molinari, che firmerà la piastrella del Muretto di Alassio.

Introducono Anna Ricotti e Marco Servetto.

                    

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16613 - 1 Agosto 2016

 

 

 

TORINO, REALE BASILICA DI SUPERGA: GIORNATA ITALO-FRANCESE E SABAUDA

 

ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE REGINA ELENA ONLUS

GIORNATA ITALO-FRANCESE E SABAUDA 

 

TORINO - REALE BASILICA DI SUPERGA

Basilica di Superga

 

BAILLAGE DE MAURIENNE DE LA COMPAGNIE DE SAVOIE


Una giornata torinese è stata nuovamente organizzata dall’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus, domenica 24 luglio nella festa liturgica della Beata Ludovica di Savoia, figlia del Beato 3° Duca di Savoia Amedeo IX, nel centenario della Grande Guerra e nel 6° centenario della creazione del ducato di Savoia, nel ricordo del Duca di Savoia e Re di Sardegna Carlo Alberto (1831-49), deceduto in esilio a Porto il 28 luglio 1849, e del Re d’Italia Umberto I (suocero della Regina Elena), assassinato a Monza il 29 luglio 1900.

In quell’occasione ha attraversato le Alpi il gruppo della Moriana della Compagnie de Savoie, capeggiato dal Balì Antoine Pla, già Sindaco di Avrieux (Savoia), con la figlia, Dr. Chrystelle, che festeggiava l’onomastico. Ricordiamo che questa carica di Balì è stata esercitata per molti anni da un altro gentiluomo e caro amico, Robert Michaud.

Subito dopo l’arrivo dei pellegrini è stata celebrata una S. Messa nella Reale Basilica voluta dal Duca di Savoia Vittorio Amedeo II.

Il Presidente Nazionale, Gr. Uff. Ilario Bortolan, ha accolto i partecipanti davanti al monumento dedicato al “Re Buono”, tra i quali i savoiardi, la Delegata nazionale per la Romania Carmen Cadar, con la mamma, il Comitato di Torino guidato dall’Ispettore Alfio Torrisi, un gruppo di Genova capeggiato dal Cav. Adriano Navone, oltre a soci del Piemonte.

Dopo il Sacro Rito ed una visita alla Cappella del Voto, i partecipanti hanno raggiunto gli Appartamenti Reali per una visita, dividendosi in gruppi per seguire le eccellenti e dettagliate informazioni spirituali, storiche e culturali delle ottime guide.

Al termine i convenuti sono scesi nella Cripta dove è stato reso un omaggio presso la tomba del penultimo Duca di Savoia e Re di Sardegna Carlo Alberto, richiamato a Dio in esilio a Porto il 28 luglio 1849.

E’ seguita la visita guidata a tutte le cripte ed i partecipanti si sono soffermati al cenotafio dedicato alla Principessa Mafalda ed a quello intitolato alla “Regina della Carità”, creato nel 1998 dall’Associazione Internazionale Regina Elena (a destra sotto il cenotafio gli organizzatori, Franca ed Ilario Bortolan con Chrystelle ed Antoine Pla).

Un’ottima e ricca colazione è stata servita presso il complesso della Reale Basilica di Superga poi il pullman e le macchine sono scese nel centro di Torino per la visita di Palazzo Reale e dell’Armeria Reale.

Questa giornata sabauda avrà un “ritorno” in Moriana in autunno.

Nel piazzale antistante la Basilica si trova un monumento dedicato al Re Umberto I, assassinato il 29 luglio 1900. E’ una colonna corinzia di granito con un capitello in bronzo sulla quale si trova un’aquila trafitta da una freccia. Alla base della colonna, si leggono Ischia e Busca-Napoli, in riferimento agli aiuti del Re per il terremoto del 28 luglio 1883 a Casamicciola ed alle visite a Busca (CN) il 26 agosto 1884, ed a Napoli dall’8 al 12 settembre 1884, per confortare le popolazioni colpite dall’epidemia di colera.


PREGHIERA DEI FEDELI PREPARATA IN FRANCESE

Fête liturgique de la Bienheureuse Loyse de Savoie fille du Bienheureux Duc Amédée IX

Pour les victimes de la Grande Guerre, dont nous rappelons le centenaire, et pour les victimes de toutes les guerres, Seigneur nous te prions.

Pour les victimes de tous les attentats, en particulier ceux du 14 juillet dernier à Nice, d’avant-hier à Munich, d’hier à Kabul et du 29 juillet 1900 contre le Roi Humbert Ier, Seigneur nous te prions.

Pour le 6ème centenaire de la création du duché de Savoie, afin que les relations entre savoyards et piémontais soient toujours plus fraternelles et fécondes, Seigneur nous te prions.

Pour le repos de l’âme du Duc de Savoie et Roi de Sardaigne Charles-Albert et de tous les Princes et souverains enterrés en cette crypte, Seigneur nous te prions.

Pour l’Association Internationale Reine Hélène Onlus et le Baillage de Maurienne de la Compagnie de Savoie qui ont organisé ce pèlerinage, Seigneur nous te prions.

              

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16571 - 25 Luglio 2016

               

            

 

 

Si insedia la Appendino: Entro ottobre un protocollo per il rilancio dei quartieri

30/06/2016

Si insedia la Appendino: “Entro ottobre un protocollo per il rilancio dei quartieri”

Annuncia il taglio di almeno del 30% dei costi degli staff della giunta e dei dirigenti fiduciari: soldi per creare un fondo sufficiente ad aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro.
L’ex sindaco Piero Fassino ai banchi dell’opposizione

 

andrea rossi, maurizio tropeano
torino

Prima il ricordo delle vittime dell’attentato di Istanbul: «La violenza non è mai giustificabile e non può essere tollerata in nessuna forma». Poi i ringraziamenti «non di rito» agli amministratori che «hanno ricoperto i ruoli e gli incarichi che ora sono affidati per i prossimi cinque anni a noi. Nella figura del mio predecessore, Piero Fassino, desidero riassumere un sentito grazie a ciascuno». E, infine, la traccia di quella che dovrebbe essere la pietra miliare del suo mandato: «Il monito inscritto nella tela del soffitto di quest’aula ci ricorda che nessuno è detentore della verità assoluta, ma solo nel consiglio, inteso come metodo costante di confronto, si può ambire alla vera sapienza». 

Si insedia la Appendino: “Entro ottobre un protocollo per il rilancio dei quartieri”  VideoLeon e Lapietra assessori, Montanari vicesindacoVideo - Il commento del direttore Molinari

SI PARTE DALLE PERIFERIE  

Chiara Appendino inizia così il suo mandato di sindaca di Torino. È stata ufficialmente proclamata primo cittadino e con lei si sono insediati i nuovi consiglieri comunali. E il primo passaggio politico del suo discorso non poteva che partire dalle periferie confermando che «entro il mese di ottobre presenteremo un protocollo per il rilancio e la riqualificazione di tutti i quartieri della nostra Città». Più complesso invece «ripartire dalle periferie esistenziali, quelle nelle quali ciascuno di noi può scivolare o si può rifugiare nei momenti di smarrimento» ma «non abbiamo l’illusione di poter cambiare la realtà con un delibera, di risolvere una volta per sempre la povertà oppure la solitudine, ma abbiamo il dovere di dedicare ogni nostra energia affinché ciascuno si senta parte di questa Comunità Urbana». Da qui la volontà di «coinvolgere in questo grande progetto tutte le istituzioni, dalle circoscrizioni alla Città Metropolitana, alla Regione, e quelle nazionali ed Europee, l’Università e il Politecnico». Ma anche tutti i soggetti della società torinese, come le realtà religiose, in primo luogo l’Arcidiocesi, ma anche le comunità Islamiche, le Chiese Ortodosse e i credenti di ogni fede.  

 

LE IMPRESE E GLI ARTIGIANI  

Poi c’è l’economia, cioè le imprese, gli artigiani e la manifattura: «La Città si offre come partner istituzionale per tutti coloro che favoriranno l’insediamento di imprese provenienti da paesi Europei o extra europei». La sfida sarà «fare sistema». Per rendere il nostro territorio più attrattivo ed ognuno dovrà contribuire per questo comune obiettivo. Appendino poi annuncia la volontà di «ridisegnare il welfare», al quale «cercheremo di dedicare ogni risorsa che riusciremo a reperire riorganizzando la struttura amministrativa della Città, dovrà ripartire proprio dalle persone». Il primo passo sarà «tagliare di almeno del 30% i costi degli staff della giunta e dei dirigenti fiduciari. Mi auguro che ci possa essere da parte di ogni consigliere comunale una piena partecipazione a questa scelta». Soldi che serviranno per creare «un fondo per aiutare i giovani ad entrare nel mondo del lavoro. Non si tratta della soluzione di questo grande problema per la nostra città, ma di un segnale». 

 IL CORTEO A PIEDI  

Prima di entrare in Sala Rossa la Appendino aveva percorso il centro a piedi da piazza Statuto al Comune, «scortata» da consiglieri e attivisti del Movimento 5 Stelle, tra applausi, selfie e qualche raccomandazione: «Questa città non è da buttare, preserva quel che di buono c’è»; «Non preoccuparti, vedrai». Poi la cerimonia con cui il nuovo sindaco Chiara Appendino si insedierà a Palazzo Civico.  

Per l’occasione sono arrivati i parlamentari torinesi del Movimento, c’è l’intera delegazione di consiglieri regionali. Ci sono i genitori e la nonna del nuovo sindaco. E poi il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, con il presidente del Consiglio regionale, Mario Laus, il procuratore generale Francesco Saluzzo, il comandante dei carabinieri Guarino e quello della Finanza Angeloni, l’ex sindaco Valentino Castellani, il rettore del Politecnico, Marco Gilli. C’è anche Pierò Fassino, il sindaco uscente, seduto sui banchi dell’opposizione tra i consiglieri del Pd. Mentre Particolare Giorgio Airaudo è l’unico consigliere di opposizione seduto sui banchi della maggioranza, in quelli che per anni sono stati gli scranni occupati da Sel, il suo partito.

                     
da: http://www.lastampa.it/2016/06/30/cronaca/si-insedia-la-appendino-applausi-e-selfie-durante-il-corteo-da-piazza-statuto-alla-sala-rossa-VpabQiz83CQEYt7BRunt9I/pagina.html
          
                              

FESTA DELLA CONSOLATA A TORINO

La processione per la Festa della Consolata a giugno 2015 (foto: Renzo Bussio_LaVoceDelTempo.it)
La processione per la Festa della Consolata a giugno 2015 (foto: Renzo Bussio_LaVoceDelTempo.it)


 

 

FESTA DELLA CONSOLATA A TORINO

 
Intervento conclusivo dell’Arcivescovo Metropolita di Torino alla processione
(Santuario della Consolata, 20 giugno 2016)


“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova. E liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.
Questa antica antifona mariana esprime molto bene il messaggio della festa di Maria Consolata e Consolatrice: chiediamo protezione e rifugio a colei che ci ha donato il Figlio di Dio, nostra benedizione e nostra pace. Maria Consolata si è sempre dimostrata, nella storia della nostra terra, madre amorevole e ricca di misericordia e di pietà. A lei rivolgiamo dunque i nostri occhi e il nostro cuore, certi di trovare un porto sicuro e una rinnovata speranza di bene. Perché Maria ha vissuto avvenimenti belli, ma anche tragici, nella sua vita di donna, di madre e di sposa e quindi comprende quanto dolore e quanta apprensione suscitano, oggi, nel cuore di tante famiglie, persone e popoli, situazioni che portano sofferenza e preoccupazione per il proprio domani.
La mia preghiera a Maria Consolata quest’oggi chiede di salvaguardarci da un rischio che non appare in modo evidente, ma che sostiene e orienta spesso la comunicazione di massa e condiziona l’agire di molti: si tratta della menzogna, sulla quale si basano tanti poteri ideologici e politici per contrabbandare il male e farlo apparire un bene per se stessi e l’umanità.
Verrà il giorno, dice la Scrittura, in cui non si chiamerà più bene il bene e male il male, ma tutto sarà confuso e l’ordine morale sarà capovolto. Ce ne accorgiamo ogni giorno, ascoltando e vedendo sui massmedia persone che propagandano questa filosofia di vita agnostica e indifferente ai valori morali, nel campo economico, nell’ambito del rispetto della vita nascente o terminale, nei confronti della famiglia fondata sul matrimonio; o, ancora, l’indifferenza verso il problema dei giovani senza lavoro e privi di speranza per il loro futuro; l’uso del proprio potere a scapito delle persone più deboli e indifese, come sono tanti anziani e bambini, malati e disabili, rifugiati e senza dimora; la mercificazione e le violenze verso la donna, resa spesso anche schiava sulle strade delle nostre città; la stessa contrapposizione politica, che si avvale di metodi disonesti pur di screditare l’avversario e perde di vista il bene comune dei cittadini.
Quanti occhi si chiudono per non vedere, orecchie per non sentire, cuori per non interessarsi di queste situazioni! Con la conseguenza di una deriva etica e spirituale che si allarga sempre più, travolgendo una società nei suoi fondamentali valori di riferimento.

Maria ci insegna ad avere speranza in Dio, che vuole il bene di tutti i suoi figli. Sì, il bene non è sconfitto e, anche se il male sembra più forte, dobbiamo credere fermamente che il bene vincerà e sta già vincendonella responsabilità e nell’impegno costante di tante persone, famiglie e comunità. Sono coloro che vivono in modo alternativo e testimoniano ogni giorno la bellezza e la positività di scelte “contro corrente”. che derivano dalla fede in Cristo e anche da una coscienza civica che queste persone dimostrano con la loro vita di buoni cristiani e onesti cittadini, indicando così a tutti la strada sicura del progresso umano e della pace.
Noi cristiani, insieme a ogni credente delle altre religioni e a ogni uomo di buona volontà, dobbiamo proclamare con forza che Dio è Amore che salva, Padre misericordioso che desidera vedere i suoi figli riconoscersi tra loro come fratelli, disposti a mettere i propri talenti a servizio gli uni degli altri, per costruire una città fraterna e solidale. Abbattiamo dunque i muri di indifferenza e di separazione che esistono tra poveri e benestanti, tra il Centro e le periferie, tra credenti e non, tra italiani e immigrati, tra chi segue questo o quel movimento politico o culturale. E operiamo insieme giorno per giorno nel tessuto concreto della nostra società, affinché prevalga la cultura del dialogo e dell’incontro rispetto a quella dello scarto e dell’individualismo, soprattutto verso chi è in difficoltà e povertà, perché i suoi diritti di giustizia ed equità siano rispettati e promossi.
Maria Consolata ama tutta la città di Torino e noi dobbiamo amarla, amando ogni suo abitante, anche chi la pensa diversamente da noi e soprattutto chi sta peggio di noi,o si sente solo e privo di speranza. Torino ha bisogno di vivere un tempo di riconciliazione e di mutuo rispetto e collaborazione, una stagione serena e costruttiva che rigeneri fiducia in tutti nel futuro.
Sì, cari fratelli e sorelle, risuona dentro di me e vorrei che risuonasse questa sera nel cuore dei nostri concittadini l'appello che Papa Francesco ci ha rivolto lo scorso anno in questi stessi giorni: «Non rassegnatevi ma al contrario osate, siate coraggiosi. Potete contare ancora su notevoli potenzialità umane, spirituali, culturali, economiche e sociali. Credeteci e unite le forze. La Consolata vi proteggerà».
Amen”.


Omelia dell’Arcivescovo Metropolita di Torino alla S. Messa della solennità della Consolata
(Santuario della Consolata, 20 giugno 2016)


«FATE QUELLO CHE EGLI VI DIRÀ»
“Abbiamo aperto la Porta Santa anche qui al santuario della Consolata, cari fratelli e sorelle, e siamo qui ai piedi di Maria per la nostra celebrazione annuale. Ci affidiamo a lei, Madre amorevole e vigile, pronta ad intervenire per la gioia ed il bene dei suoi figli. Per questo accogliamo il suo invito che ha rivolto ai servi della casa di due giovani sposi di Cana, al cui matrimonio era stata invitata insieme a suo Figlio.
Maria, ci racconta il Vangelo, accortasi che non c’era più vino in tavola, segnala la cosa a Gesù e poi dice ai servi: «Fate quello che lui, il Figlio mio, vi dirà» (cfr. Gv 2,5). Gesù compie il miracolo e tramuta l’acqua in vino per la gioia e l’unione degli sposi e dei commensali. L’intercessione della Madre di Dio ci rivela la sua premurosa cura per le nostre famiglie e comunità e apre il nostro cuore alla fede in Cristo.
Ma la condizione per avere grazia, vita e gioia è che facciamo quello che egli ci dice.
E il Signore, Figlio di Maria e nostro Salvatore, ha qualcosa di preciso da dirci in merito alle condizioni di vita e ai problemi che ci assillano, in particolare per quanto attiene all’attuale momento di crisi che stiamo ancora attraversando. Essa – è ormai noto a tutti – ha le sue radici nella carenza di valori etici e spirituali, che sono stati ignorati e disattesi da chi aveva responsabilità nel mondo del lavoro come nella politica, ma anche da ogni persona che non ha messo in pratica il grande insegnamento dei nostri santi torinesi: quello di essere buoni cristiani e onesti cittadini.
Cosa ci dice dunque Gesù, che sull’invito di Maria dobbiamo accogliere?

«Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia ed ogni cosa di cui avete bisogno vi sarà data in aggiunta» (cfr. Lc 12,31).
Questa è la parola forte che Gesù ci consegna. Essa va certamente controcorrente, perché pone una scala di valori che non corrispondono a quelli reclamizzati e indotti dai messaggi dominanti della cultura e del mondo che ci circonda, dove spesso la cura dello spirito conta molto meno di quella del corpo e la ricerca dei beni spirituali ed eterni è considerata un’astrazione rispetto alla concretezza dei beni materiali e quotidiani, di cui pure abbiamo bisogno.
Maria ha cercato e trovato il regno di Dio nella fede, nel servizio di Dio e nella continua obbedienza alla sua volontà. Per questo sa anche preoccuparsi, ed in modo efficace, delle necessità materiali degli sposi di Cana. Perché la fede e l’amore di Dio, se riempiono il cuore, lo aprono anche all’amore verso gli altri, fino farsi carico di quella prossimità che promuove un concreto sostegno verso chi sappiamo nel bisogno.
Ciò significa pure inserire il proprio agire in quell’orizzonte del bene per tutti, che è anche il bene di ciascuno.
La crisi può diventare pertanto un’opportunità, se aiuta le nostre famiglie e comunità ad interrogarsi seriamente sul proprio stile di vita, sull’uso dei soldi e delle proprie risorse economiche, sul vivere ogni giorno con sobrietà, sul senso del limite, sull’apertura alla prossimità.
Lo stile di vita di Gesù e di Maria che ci viene descritto nel Vangelo è caratterizzato dalla semplicità e povertà di mezzi, ma anche da una grande ricchezza di relazioni sincere e vere verso Dio e gli altri. Dio conta più di tutti e di tutto per Cristo e per sua Madre. E, proprio per questo, le persone valgono più di ogni altra cosa al mondo. Chi ama Dio non può non amare il prossimo, perché dentro il suo cuore lo Spirito agisce e conduce a questa unità.
Gesù consuma tutta la sua giornata nell’incontro con malati, sofferenti, bisognosi di cure spirituali e fisiche, visita le famiglie e comunità per portare amicizia, dialogo, condivisione. Egli ci insegna che le relazioni buone e sincere tra le persone danno gusto e speranza alla vita, sono il più bel dono che possiamo avere e fare ogni giorno a chi ci è vicino o incontriamo in famiglia, sul lavoro, nel concreto degli ambienti e delle situazioni.
Questa prossimità - come la chiama Gesù - rivela uno stile di vita che mette l’incontro e le relazioni con le persone al primo posto rispetto ai propri affari, alle esigenze e necessità personali, alle risorse di cui si dispone per se stessi: tutto viene condiviso e gratuitamente offerto. L’attaccamento smodato ai soldi e ai beni materiali genera individualismo, egoismo e chiusura del cuore alle necessità degli altri, ricerca del proprio tornaconto a scapito anche dei doveri di giustizia e solidarietà.
L’amore, al contrario, esige che siano i bisogni del prossimo a regolare l’impegno umano e anche finanziario, non le concrete possibilità calcolate a partire da quello che è nostro e di cui disponiamo per noi stessi. In questa visione cristiana dei rapporti reciproci, l’altro, fosse anche il nemico, lo straniero, l’avversario, è sempre considerato un fratello, non una minaccia alla propria libertà. La diversità non è considerata una barriera che chiude dentro un cerchio ristretto di relazioni con “chi è dei nostri”, ma un’opportunità di conoscere, creare nuove possibilità di vita anche sociale, rendere possibile un futuro migliore, solidale e pacifico per tutti.
Non è questa un’educazione facile e immediata da conseguire, perché ogni persona è indotta a cerchiare il proprio territorio di influenza, lo spazio vitale delle sue proprietà - sia personali, che familiari o di gruppo e comunità - e impedisce a chiunque di entrarvi per paura di doverlo condividere con altri.
Chiediamo alla Madonna Consolata di aiutarci a vivere e testimoniare, come ha fatto lei, il nostro servizio in casa e verso chi è nel bisogno con fede nel Signore e spirito di attenta cura e fraternità, così da stupirci, come è successo al Maestro di tavola della casa di Cana, delle opere compiute dal Signore grazie alla nostra piccola ma forte fede in Lui”.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©                                Reg. Trib. Bergamo n. 25 del 28/09/04

n. 16366 - 21 Giugno 2016

 

 

Dall’8 giugno 2016: Concept car in scena al Salone di Torino

 

19 aprile 2016

Concept car in scena al Salone di Torino dall’8 giugno

di Filomena Greco
 				FOTO: Concept car in scena al Salone di Torino dall’8 giugno

 

Più di quaranta case automobilistiche e una dozzina fra carrozzieri e centri stile: saranno i protagonisti della edizione 2016 del Salone dell’Auto di Torino Parco Valentino, dall’8 al 12 giugno prossimi. Torna l’appuntamento open-air dedicato alle auto, con una attenzione particolare alle sportive e con qualche novità. A cominciare ad esempio dai test drive – ogni casa avrà a disposizione due box – prenotabili grazie ad una app.

Saranno presenti le principali case automobilistiche, dal Gruppo FCA alle tedesche Audi e Volkswagen, alle sportive Ferrari, Aston Martin, Bentley e Cadillac, tra le altre anche Lamborghini, Pagani e Porche. Con qualche modello in anteprima come la nuova creazione dei coreani di SsangYong e la Nuova Hypercar di Mazzanti Automobili. Tra le proposte dei carrozzieri, la Vulcano della Cecomp, una vettura da due milioni e mezzo realizzata completamente in titanio e la Moncenisio di Studio Torino (Alfredo Stola).

Accanto ad alcune anteprime come Luce, ultima nata dalla penna di Umberto Palermo, e Valentino, una one-off realizzata da UP per un collezionista su un modello Tesla. Pininfarina porterà al Valentino l’ultima creazione presentata a Ginevra, la concept car H2 Speed, mentre Giugiaro sarà presente con il primo progetto curato da Filippo Perini, GTZero, da poco a capo del design per l’azienda torinese del Gruppo Volkswagen.

Tra centri stile e carrozzieri, saranno al Salone di Torino quest’anno anche Zagato e Fioravanti, IDEA Institute, IED Torino, Model 5, Politecnico Torino, Skorpion Engineering. Mentre sulla pedana dedicata alla vincitrice del concorso internazionale Car of the Year sarà esposta l’Opel Astra. Infine una curiosità: tra i viali del parco Valentino ci sarà la Lykan Hypersports, una delle supercar protagoniste del film «Fast and Furious 7».

 

da: http://www.motori24.ilsole24ore.com/Mercato/2016/04/salone-auto-torino-2016.php

 

 

Torino. Una città si scopre a misura di turista

 

11 maggio 2016

Torino. Una città si scopre a misura di turista

Torino. Una città si scopre a misura di turista

Dal Egizio allo Stadium. Dal Museo del Risorgimento a quello dell'Automobile. Complici i migliori collegamenti ferroviari, il capoluogo piemontese sta vivendo un autentico boom. E in futuro arriveranno gli itinerari industriali

di PAOLO GRISERI

Andare a Torino perché è una città d’arte? L’idea, ancora oggi, appare una follia. Per gran parte del Novecento a Torino si andava per due motivi tra loro legati: per lavorare e per trovare i parenti. Nel 2015 non era più così. Un sondaggio dell’Osservatorio Turismo Torino dice che il 68 per cento degli intervistati è arrivato nel capoluogo piemontese per svago e solo il 7 per cento per andare a trovare la zia. Naturalmente, come in molte altre città del Nord industrializzato, i viaggi per lavoro continuano ad avere un ruolo importante. Ma lo scorso anno i musei torinesi hanno avuto in complesso 4 milioni di visitatori, cifra che non si sarebbe mai immaginata un tempo. Perché andare nel capoluogo piemontese? Risponde Maurizio Montagnese, responsabile di Turismo Torino.

«Proponiamo di venire a visitare la città perché sappiamo che chi arriva per la prima volta rimarrà molto sorpreso. Accade ormai a milioni di visitatori ogni anno». I numeri confortano l’analisi. E anche l’autorevole giudizio del New York Times che ha inserito la città nella classifica delle prime 52 mete turistiche mondiali, unica località italiana.

Nel primo anno dopo la completa ristrutturazione delle sale, il Museo Egizio ha sfiorato il milione di visitatori. La sua importanza tra gli addetti ai lavori è nota da sempre. Ma solo la nascita di un Fondazione e la presidenza di una manager culturale abile come Evelina Christilin ha trasformato il paradiso degli egittologi in un fenomeno di massa per quello che è il secondo museo Egizio al mondo dopo quello del Cairo. A meno di un chilometro di distanza c’è la cupola della Mole antonelliana, simbolo della città. Qui giganteggia il moloch di Cabiria, primo kolossal italiano del 1913, cuore del Museo Nazionale del Cinema nella città dove il cinema italiano è nato all’inizio del Novecento. Il museo è stato visitato nel 2015 da oltre 600 mila turisti. L’allestimento di Francois Confino gioca con lo spazio creato da uno dei soffitti più alti del mondo.

Nella classifica delle mete turistiche in città il Polo reale, in piazza Castello, è al terzo posto. Offre la visita agli appartamenti dei Savoia, l’armeria reale, la Galleria Sabauda. Molto visitata è la biblioteca reale dove viene esposto il famoso autoritratto di Leonardo. A pochi passi il Museo del Risorgimento, all’interno di Palazzo Carignano dove venne proclamata l’unità d’Italia. Una delle novità recenti è l’apertura al pubblico del giardino Reale, polmone verde nel centro di Torino.

Ma chi vuole davvero immergersi nelle atmosfere della corte deve prendere uno degli autobus che collegano il centro alla Reggia di Venaria, una delle perle del circuito delle regge sabaude. Il recupero di Venaria è una delle operazioni di restauro di maggiore successo. L’immensa galleria di Diana, ideale per i balli di corte, e i giardini ricostruiti studiando i quadri dell’epoca spiegano perché questa è stata nel 2015 la seconda meta del turismo a Torino, visitata da quasi 700 mila persone. Con un brusco salto si passa, in pochi chilometri, dalla Versailles dei Savoia alla reggia della Juventus. Lo Stadium e il museo bianconero sono stati visitati nel 2015 da oltre 170 mila persone. Non poteva mancare il Museo dell’Automobile. È nella zona sud della città, anche questo è stato recentemente riallestito da Confino. Accanto alle mete classiche, ci sono decine di percorsi diversi per scoprire le facce nascoste di Torino, da quella magica e sotterranea a quella notturna e underground. Imperdibile una visita al Museo del Novecento, recentemente inaugurato nei quartieri militari juvarriani. Una collezione unica di testi e cimeli del secolo breve in una delle capitali dell’industria e del movimento operaio.

Che cosa manca? Risolto con l’alta velocità il principale problema, quello dei collegamenti (4 ore da Roma Termini, meno di una da Milano), il prossimo passo è quello di valorizzare anche il patrimonio industriale trasformandolo in meta turistica. A Detroit si fa. Ford ha allestito una passerella per turisti sopra le linee di montaggio. Si vedrà anche a Torino un giorno? «Non dipende da noi», sorride Montagnese. Una delle ristrutturazioni più importanti (fine anni 80) è stata quella dell’ex fabbrica del Lingotto. Oggi ospita il Salone nazionale del Libro (apre domani) e il Salone del gusto. Altri due buoni motivi per visitare la città.

 

da: http://www.repubblica.it/viaggi/2016/05/11/news/torino_scoperta_dal_turismo-139577900/?ref=HRLV-22

 

 

Torino, la Mole si colora di granata per gli Invincibili

mercoledì 4 maggio 2016

Torino, la Mole si colora di granata per gli Invincibili

Per la prima volta, il monumento simbolo di Torino con lo stemma del club per ricordare la tragedia del '49

Torino, la Mole si colora di granata per gli Invincibili

© LaPresse

TORINO - La Mole Antonelliana si colora di granata per gli Invicibili. Per la prima volta, il monumento simbolo di Torino con lo stemma del club per ricordare le 31 vittime della tragedia aerea del 4 maggio 1949. Nel pomeriggio, la consueta ma sempre commovente processione al colle di Superga.       


IL GRANDE TORINO RICORDATO A SUPERGA


da: http://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/torino/2016/05/04-11221331/torino_la_mole_si_colora_di_granata_per_gli_invincibili/

 

 

FESTA DELLA SACRA SINDONE A TORINO

 

FESTA DELLA SACRA SINDONE A TORINO

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Domani 4 maggio, festa liturgica della Sacra Sindone, si terrà la tradizionale celebrazione nella Cattedrale di S. Giovanni Battista a Torino. Alle ore 18, la S. Messa solenne sarà presieduta da don Roberto Gottardo, Presidente della Commissione diocesana e Vicepresidente del Comitato dell’ultima Ostensione straordinaria, indetta nel 2015 dal Custode Pontificio, S.E.R. Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino.
Sabato 7 maggio alle ore 21, sempre in Duomo, l’associazione Concertante - Progetto arte e musica offre un concerto di musica classica, promosso in collaborazione con la Commissione diocesana per la Sacra Sindone e la parrocchia della Cattedrale. Il tema della serata musicale è “L’Amore più grande. Misericordia Dei”, che richiama il motto dell’ultima Ostensione straordinaria del 2015. In programma brani di Bach (Passione secondo Matteo e Messa in si minore); Haydn (Stabat Mater);
Pergolesi (Stabat Mater) e Hende
l (Te Deum). Si esibirà il contralto Oksana Lazareva con Andrea Cristofolini al pianoforte.

Ingresso libero.

 

da: TRICOLORE - Agenzia Stampa ©

n. 16070 - 3 Maggio 2016

 

 

VERSO UNA STRATEGIA PER LA REGIONE MACRO-ALPINA: SE NE PARLA A TORINO

 19/04/2016 - 15.31

VERSO UNA STRATEGIA PER LA REGIONE MACRO-ALPINA: SE NE PARLA A TORINO

 

VERSO UNA STRATEGIA PER LA REGIONE MACRO-ALPINA: SE NE PARLA A TORINO

TORINO\ aise\ - Venerdì prossimo, 22 aprile, nell'aula A1 dell'Università degli Studi - Campus Luigi Einaudi di Torino, cittadini, studenti e stakeholder avranno modo di confrontarsi e di dare i loro input verso una Strategia Europea per la costituzione della Regione Macro-alpina (EUSALP).
L'Unione europea ha elaborato questa strategia, che interessa circa 70 milioni di persone in 48 regioni, per promuovere lo sviluppo sostenibile e la competitività di quelle aree che, pur facendo parte di diversi Stati membri e paesi terzi (Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia nell'Ue più Lichtenstein e Svizzera), sono accomunate dalla presenza delle Alpi e dalle risorse e opportunità che esse offrono al territorio.
Il Parlamento europeo sta preparando un progetto di relazione con cui intende dare le proprie raccomandazioni per la strategia macroregionale alpina, e l'iniziativa torinese fornirà l'occasione ai cittadini, agli attori interessati e alla società civile per dare il proprio contributo con idee e commenti che possano poi essere recepiti nel rapporto che sarà discusso e votato dagli eurodeputati.
L'evento di venerdì, moderato dal giornalista Renato Willien, Rai Valle d'Aosta, è organizzato dagli Uffici d'Informazione del Parlamento europeo (EPIO) in Italia, Roma e Milano, e da EPIO Marsiglia, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea sede di Milano, con il Dipartimento di Cultura, Politica e Società (CPS) dell'Università degli Studi di Torino, con l'Europe Direct di Torino e con la città metropolitana di Torino.
L'iniziativa si aprirà con un workshop dalle 10:00 alle 12:00 in cui interverranno gli europarlamentari Mercedes Bresso (S&D/IT), membro della Commissione per lo sviluppo regionale e relatrice per il Parlamento europeo per la Strategia EUSALP, e Michel Dantin (PPE/FR), membro della Commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale.
Al termine del workshop, fra le ore 12.00 e le 13.30, avrà luogo una tavola rotonda con la partecipazione degli eurodeputati Daniele Viotti (S&D/IT) e Stefano Maullu (PPE/IT), di Etienne Blanc (Presidente della regione Auvergne Rhône-Alpes) e di Filippo Barbera (dipartimento Cultura Politica e Società dell'Università di Torino).
(aise)

 

da: http://www.aise.it/ue/verso-una-strategia-per-la-regione-macroalpina-se-ne-parla-a-torino-/60877/1/1/3239

 

 

Calcio: I granata giocheranno al “Grande Torino”: arriva il sì del Comune

mercoledì 13 aprile 2016 -- 10:04:32

I granata giocheranno al “Grande Torino”: arriva il sì del Comune

di Alessio Incerti

Non più Olimpico, d’ora in poi l’impianto dove i granata giocheranno in casa si chiamerà Stadio Grande Torino. Una dedica a una squadra che ha scritto la storia del calcio italiano e probabilmente avrebbe continuato a scriverla, se quel maledetto 4 maggio del 1949 l’aereo Fiat G. 212 non si fosse schiantato sulla collina di Superga.

Una decisione immediata quella presa dal sindaco Piero Fassino e dalla Commissione Toponomastica del consiglio comunale del capoluogo piemontese che, insieme, hanno approvato all’unanimità la delibera per la nuova denominazione, che arriva a poche settimane dalla celebrazione dell’anniversario della tragedia

Una richiesta arrivata direttamente dai cittadini che su “Change.org”, la piattaforma online dedicata alle petizioni hanno raccolto oltre 11mila firme per chiedere di“intitolare lo Stadio Olimpico al Grande Torino, squadra leggendaria, vanto della città”. L’altra istanza è quella di “illuminare la Mole, colorandola di granata, in occasione di tutti i futuri 4 Maggio, a tributo e commemorazione dei Caduti di Superga”.

La domanda è stata subito accolta e in poco tempo Piero Fassino ha dato il suo benestare all’operazione. “Sono assolutamente favorevole all’intitolazione – spiega il sindaco – e il Consiglio Comunale ha già dato l’okay. Già il viale antistante lo Stadio è intitolato al Grande Torino, sarebbe del tutto coerente che anche l’Olimpico lo fosse”. Da destra a sinistra quindi la Sala Rossa, sembra per una volta almeno, tutta concorde.

Anche perché l’affetto e la memoria del Grande Torino vanno oltre i colori, politici e sportivi. La squadra che fu di Valentino Mazzola, Bacigalupo, Ballarin, Menti e Gabetto finalmente avrà un riconoscimento.Dario Troiano dei Moderati, inoltre, proporrà di intitolare gli ultimi isolati di via Filadelfia a Orfeo Pianelli, presidente dell’ultimo scudetto vinto dal Torino, quello del 1976, trascinato dai gol di Paolo Pulici.

Grande soddisfazione tra i tifosi come sottolinea Marcello Santià, presidente del Toro Club Identità Granata spiega: “Non sarebbe solo un gesto simbolico ma che rende onore a una squadra che ha fatto conoscere il nostro calcio oltreconfine”.

 

da: http://futura.unito.it/blog/i-granata-giocheranno-grande-torino-arriva-si-comune/

 

 

Laura Garavini interviene a Torino al vertice High Level Dialogue

14 APRILE 2016

ITALIA-GERMANIA

Laura Garavini interviene a Torino al vertice High Level Dialogue

“Su una questione cruciale degli arrivi dei profughi verso l’Europa c’è sintonia di intenti tra i due paesi. Entrambi stanno mettendo in atto una politica solidale”

 

TORINO– “I rapporti tra Italia e Germania sono buoni e migliori di quanto non fossero in passato. Non ci sono più le incomprensioni che erano all'ordine del giorno solo qualche anno fa. E su una questione così cruciale come gli arrivi di profughi verso l’Europa c’è sintonia di intenti tra i due paesi. Entrambi stanno mettendo in atto una politica solidale e rispettosa della dignità umana. Sottolineando in modo netto che il trattato di Schengen non può essere messo in discussione. Inoltre sia Italia che Germania insistono nel ribadire che non ci si può più  limitare a risposte nazionali, dal momento che il fenomeno migratorio ha ormai assunto carattere strutturale. Bisogna adottare misure europee in tutte le fasi del processo: sia per quanto riguarda la difesa delle frontiere, il salvataggio di vite umane, le politiche per l'assistenza, il diritto d'asilo europeo, le politiche per l'integrazione, per la sicurezza o per i respingimenti. Le difficoltà con le quali l’Europa si trova ad essere confrontata proprio a causa delle ondate migratorie non possono portare alla disintegrazione della stessa Unione Europea. Credo che mai come ora, forti della sintonia su questioni strategiche, Italia e Germania siano chiamate a dare un contributo sostanziale al rafforzamento dell'Europa e all'individuazione di risposte sinergiche ai problemi comuni. Ci aspetta molto lavoro. Ma è incoraggiante sapere che lo possiamo fare insieme, condividendo gli stessi obbiettivi”.

Lo ha detto Laura Garavini, presidente dell’Intergruppo parlamentare di amicizia Italia-Germania, intervenendo come relatrice a Torino, all’ Italian-German High Level Dialogue. All’incontro, in cui sono intervenuti i presidenti della Repubblica di Italia e Germania, Sergio Mattarella e Joachim Gauck, hanno partecipato numerose autorità del mondo dell’economia, della cultura, della ricerca e della stampa. (Inform)

 

da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA   -   EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 -  00176 ROMA  - Tel.. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail: inform@mclink.it    -    ANNO LV N. 72 

 

 

Torino capitale europea dell’innovazione

08/04/2016

Torino capitale europea dell’innovazione

Sul podio dello «European Capital of Innovation Award» dopo Amsterdam e prima di Parigi

 

 

marco zatterin

corrispondente da bruxelles

«Il luogo dove le idee prendono vita», prometteva lo slogan con cui Torino ha cercato di raggiungere la vetta europea dell’Innovazione. Missione compiuta. La città sabauda è il “numero uno” in Italia, e il “numero due” in Europa dopo Amsterdam, come certificano la Commissione Ue e il Comitato delle Regioni che oggi hanno assegnato il premio iCapital alla metropoli olandese, vincitrice d‘un soffio davanti a Torino che ha lasciato alle spalle Parigi.  

 Si tratta di un riconoscimento di prestigio, che premia la voglia di futuro delle aree urbane del vecchio continente, una medaglia e anche una opportunità, visto che porta con sé tre assegni rispettivamente da 950 mila, 100 mila e 50 mila euro. Simbolici, ma fino a un certo punto. Sono denari pronti per essere reinvestiti nel domani.  

Città di Torino Conta verificada @twitorino

Capitale Europea dell'Innovazione, #Torino al 2° posto dopo Amsterdam e prima di Parigi! #iCapitalAwards

 Hanno partecipato trentasei città, ridotte poi a nove, infine a tre. I primi arrivati hanno battuto grossi calibri, capitali come Vienna e Berlino, super università come Eindhoven e Oxford, centri di eccellenza come Glasgow e Milano. A Torino la Commissione ha riconosciuto il merito di aver saputo creare modelli di innovazione aperta che sostengono le start-up nel settore sociale, e per aver creato nuove opportunità nell’innovazione urbana.  

 

 Amsterdam, ha sottolineato il commissario Ue per la Ricerca, Carlos Moedas, merita la vittoria per il suo approccio olistico all’innovazione. Nella “Venezia del Nord”, i fattori messi insieme generano un prodotto superiore al valore dei fattori stessi. È la chiave per creare un modo nuovo che, anche a Torino e Parigi, hanno dimostrato di aver imparato ad usare.

 

da: http://www.lastampa.it/2016/04/08/cronaca/torino-capitale-europea-dellinnovazione-qEt9R0YJYmfkQ6iOGkEZaM/pagina.html

 

 

PETIZIONE URGENTE - CATTIVE NOTIZIE PER LA CITTADELLA DI TORINO

IL 22/03/2016 ABBIAMO RICEVUTO:

PETIZIONE URGENTE - CATTIVE NOTIZIE PER LA CITTADELLA DI TORINO

 

 

Cari amici, nuovi fatti gravi stanno per accadere al cantiere di corso Galileo Ferraris a Torino.

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Infatti il nuovo progetto del parcheggio sotterraneo, tenuto nascosto fino all'ultimo, è stato approvato in tutta fretta la settimana scorsa.

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Si deve di nuovo intervenire con urgenza poiché

- si prevedono nuove demolizioni
- i ritrovamenti finiranno murati nel parcheggio
- la Mezzaluna des Invalides verrà occultata e rinchiusa in una piccola “stanza” sotterranea e sigillata da lastre di cemento
- il parcheggio in superficie non sparirà
- il Pastiss diventerà un'appendice secondaria del parcheggio sotterraneo
- non è prevista la ricostruzione della Galleria Magistrale che, rinvenuta in perfetto stato, è stata demolita di nascosto per consentire questa speculazione
- l’intera area non avrà alcun interesse turistico.
- il tutto, oltre a farci perdere per sempre un'importante testimonianza della nostra storia, ci costerà ancora € 3.100.000, oltre ai quasi 4 milioni già stanziati.

Per questo vi chiediamo ancora di sottoscrivere la nuova PETIZIONE lanciata dal Comitato Pietro Micca e di diffonderla il più possibile.

ComitatoPietroMicca

L'iniziativa, che ha già raccolto circa 500 adesioni in meno di 24 ore, è fortemente sostenuta da Gioventura Piemontèisa, parte attiva all'interno del Comitato (LEGGERE L'ULTIMO ARTICOLO nel http://www.gioventurapiemonteisa.net/un-nuovo-scempio-ai-danni-del-patrimonio-archeologico-di-torino-si-annuncia-al-cantiere-del-parcheggio-di-corso-galileo-ferraris/)

 

da: Gioventura Piemontèisa <giovpiem@yahoo.it>

 

 

                

L’uomo che trasforma i parchi di Torino in un romanzo d’amore a puntate

 

L’uomo che trasforma i parchi di Torino in un romanzo d’amore a puntate

Rodolfo è addetto al verde pubblico: «Con le mie sculture regalo emozioni»

I giardini La Marmora

letizia tortello

torino

Il suo giardino degli innamorati è un romanzo a puntate che volta pagina ad ogni cambio di stagione. Sculture, fiori e personaggi incantati, come quelli delle favole a lieto fine, realizzati con oggetti di recupero. Raccontano la storia delle emozioni che viviamo, quando amiamo. Se Checco Zalone avesse conosciuto Rodolfo Marasciuolo, giardiniere del Comune di Torino, forse il film «Quo Vado?» avrebbe preso un’altra piega.  

 Perché questo dipendente pubblico, addetto al verde e alle aiuole, e poeta della bellezza, è l’autore dei giardini della città, che lui trasforma nelle pagine di un libro aperto, utilizzando legno, panchine vandalizzate, bici arrugginite, vecchie grondaie e pezzi di ponteggi. Un libro della meraviglia, nel grigio della routine: «Noi tutti vogliamo angoli per sognare, io aiuto i cittadini a farlo - spiega il giardiniere -, perché da semplice dipendente pubblico io ho realizzato il mio, di sogno». Ha sempre voluto una casa con giardino, ma non ha mai potuto permettersela. «Alla fine ho ottenuto il giardino più grande, tutti i parchi della città, e ora me ne prendo cura».  

 

Bando agli straordinari e ai sabati passati in laboratorio: «Sono uno “statale”, mi sono messo il cuore in pace, lo so che non mi danno di più di stipendio. Ma almeno con il mio lavoro faccio emozionare la gente». 

 

Geppetto e Pinocchio  

E dire che Rodolfo, che qualcuno soprannomina Geppetto per la maestria nel lavorare il legno, fino a qualche anno fa lo avevano messo a riparare motoseghe. Il suo dirigente non aveva fiducia in lui: «Non possiamo mica fare sculture kitsch», gli ripeteva, ma le sue sculture non le aveva mai volute vedere. Poi, il dirigente è cambiato. Oggi, il Pinocchio di Papà Geppetto, con la fatina e il grillo (poggiato su un toret, simbolo di Torino) abbelliscono spensierati il prato fiorito di viole davanti alla Biblioteca Nazionale, a Palazzo Carignano e al primo Parlamento. 

Bando agli straordinari e ai sabati passati in laboratorio: «Sono uno “statale”, mi sono messo il cuore in pace, lo so che non mi danno di più di stipendio. Ma almeno con il mio lavoro faccio emozionare la gente». 

 

Innamorarsi dei fiori  

«Io amo raccontare fiabe leggere», spiega alla gente per strada. Il suo mondo della fantasia fatta a giardino è popolato di lumache metafore della lentezza, farfalle, gatti giocosi, figure umane e altri animali. Come al Giardino Roccioso del Valentino, dove ha voluto «regalare un sorriso a tutte le bimbe, dai 4 ai 100 anni. Dietro al lampione degli amanti c’è un pozzo, con un secchio e dentro un principe-rospo». Lui si augura che, baciandolo, le donne «trovino o ritrovino l’amore». Ma quello che gli preme di più, a dire il vero, è che i cittadini imparino l’amore per i giardini pubblici: «Le mie sculture, servono come richiamo per le persone, per far apprezzare la vera bellezza che sono i fiori. Avete mai notato che ogni volta che li guardiamo ci emozionano?». In estate, ai giardini La Marmora di Torino, che oggi catturano lo sguardo dei passanti con due figure bianche vestite anni ’20 in bicicletta, arriverà l’amore. Avrà il volto di una donna, terza puntata del romanzo di Rodolfo. Fiori e installazione cambieranno, «a simboleggiare quel magnifico incontro che tutti sogniamo o abbiamo vissuto». E nel giardino, intanto, i torinesi lasciano poesie sotto la panchina, sperando che qualche romantico le raccolga e risponda. 

 

da: http://www.lastampa.it/2016/04/01/italia/cronache/luomo-che-trasforma-i-parchi-di-torino-in-un-romanzo-damore-a-puntate-Dz6VlB3wJRRk1lyrHCGkvJ/pagina.html

 

 

La Juventus scende in campo per la salute e crea un centro medico d’avanguardia

 

23/03/2016

La Juventus scende in campo per la salute e crea un centro medico d’avanguardia

«J Medical» offre tecnologia d’avanguardia per gli esami a prezzi contenuti

Il nuovo centro medico creato da Juventus e Santa Clara Group

alessandro mondo, gianluca oddenino
torino

Un centro medico all’avanguardia, che porta a Torino un nuovo modello sanitario pensato per la cura della persona a 360 gradi. E’ stato inaugurato «J Medical», nato da un’idea di Juventus e Santa Clara Group: la nuova struttura, con accesso dal lato est dello stadio della Juve, unisce le competenze sanitarie della più importante società calcistica italiana con l’esperienza decennale di un partner affermato sul territorio.  

Tra i punti di forza ci sono le apparecchiature cliniche di ultima generazione per la diagnosi e la cura. Il nuovo progetto, che rientra nel processo di rafforzamento patrimoniale ed economico della Juventus, si basa su una scommessa: garantire ai cittadini un’ampia gamma di servizi di qualità, grazie alla competenza del personale e ad apparecchiature all’avanguardia, a prezzi contenuti.

 

da: http://www.lastampa.it/2016/03/23/cronaca/la-juventus-scende-in-campo-per-la-salute-crea-un-centro-medico-davanguardia-OPE3nVsJTv6l98bt65lEYI/pagina.html

 

 

ATTENTATI DI BRUXELLES: LA MOLE ILLUMINATA CON IL TRICOLORE BELGA

23/03/2016 22:34

ATTENTATI DI BRUXELLES: LA MOLE ILLUMINATA CON IL TRICOLORE BELGA

Foto di Antonio Chiera

 
In segno di vicinanza ai familiari delle vittime degli attentati che hanno colpito la capitale belga e ai cittadini di Bruxelles, la cupola della Mole Antonelliana - lato via Po -, dall’imbrunire fino a mezzanotte sarà illuminata con i colori della bandiera del Belgio: nero, giallo e rosso.

 

da: http://www.vocepinerolese.it/articoli/2016-03-23/attentati-bruxelles-mole-illuminata-con-tricolore-belga-9011

 

 

La Lavazza fa “shopping” all’estero e acquista Carte Noire

10/03/2016

La Lavazza fa “shopping” all’estero e acquista Carte Noire

Oggetto dell’acquisizione sono i marchi e le attività di Carte Noire, azienda leader del mercato del caffè, all’interno dell’area economica europea.
ANSA 
       
 
francesco spini
parigi

Lavazza acquisisce Carte Noire, la società numero uno del caffè in Francia. E compie così un ulteriore passo in avanti nel suo processo di crescita internazionale. Ora, per il gruppo torinese che ha siglato il closing il 29 febbraio, la Francia diventa «il nostro secondo mercato per importanza dopo l’Italia», annuncia il vicepresidente Giuseppe Lavazza. «L’acquisizione di Carte Noire da parte di Lavazza - spiega a Parigi l’ad Antonio Baravalle - unisce due aziende che sono simili per storia, per livello di immagine e cultura della qualità». La complementarietà dei rispettivi segmenti di consumo, inoltre, «apre la strada a grandi potenzialità di sviluppo». 

 Carte Noire del resto in Francia è leader del caffè col 20 per cento del mercato, e rappresenta così l’acquisizione - chiusa per 700 milioni di euro - più importante tra le ultime realizzate da Lavazza. «In considerazione del processo di consolidamento in corso - dic l’ad -, il nostro obiettivo è raggiungere un livello dimensionale che ci consenta di giocare sempre più un ruolo centrale sul mercato», dando vita a «un gruppo globale e indipendente specializzato nel caffè, pronto a competere a livello internazionale». L’obiettivo è raggiungere un fatturato da 2 miliardi di euro, con il 70% derivante dai mercati esteri. Dopo gli oltre 1,4 miliardi (+8%) del 2015, già nel 2016 la società prevede di raggiungere gli 1,7 miliardi. 

 Oggetto dell’acquisizione sono i marchi e le attività di Carte Noire - fondata nel 1978 da René Monnier - all’interno dell’Area economica europea, ossia i 28 stati Ue più Islanda, Liechtenstein e Norvegia. In particolare, tra i segmenti rientrati nel perimetro dell’acquisizione, ci sono il caffè macinato e in grani, le soft pods e le capsule compatibili con il sistema Nespresso.

 

da: http://www.lastampa.it/2016/03/10/economia/la-lavazza-fa-shopping-allestero-e-acquista-carte-noire-4VS7Yjuryv9SsMrTpXUxbO/pagina.html

 

 

Paola Alessandra Taraglio: La due giorni di Mentoring for international growth program


La due giorni di "Mentoring for international growth program"
Le basi del progetto per una proficua collaborazione tra professionisti e imprenditori

 

Il 17 e 18 dicembre 2015 si sono svolte, organizzate dalla Camera di Commercio di Torino con la collaborazione della Regione Piemonte, due giornate dedicate all’Edizione 2015 del Progetto Meet@Torino che ha avuto inizio nel 2013 ed ha suscitato grande successo presso le imprese piemontesi.
La prima giornata di incontri si è aperta con il saluto della Dirigente del Settore Affari Internazionali e Cooperazione Decentrata della Regione Piemonte, Giulia Marcon, che ha dato il benvenuto ai convenuti sottolineando come, facendo capo al Settore la materia relativa ai Piemontesi nel mondo ed essendo i tutors di origine piemontese, si senta particolarmente impegnata in prima persona, a nome della Regione Piemonte, nell’iniziativa.
Ha poi sottolineato come desti particolare interesse la valutazione della diffusione della professionalità piemontese nel mondo tenendo anche presente che vi sono Paesi come l’Uruguay, quarto al mondo per la presenza di emigrati piemontesi, in cui i nostri corregionali hanno raggiunto posizione strategiche in aziende di rilevanza internazionale.
Giovanni Pischedda, referente del settore Sviluppo competitività e internazionalizzazione in ambito Sviluppo del territorio e Regolazione del Mercato della CCIAA, ha spiegato cos’è il progetto Meet@Torino.
E’ un network tra italiani all'estero, legati al Piemonte (per origine, studi o lavoro) e la comunità d'imprenditori di Torino e Piemonte; un modo per confrontarsi, conoscersi e fare business.

Il primo meeting annuale di Meet@ Torino, tenutosi nell’ ottobre 2013 a Torino, ha dato ottimi frutti e si è deciso di proseguire il Progetto.
Uno dei modi per partecipare concretamente al network è l'iniziativa "Mentoring for International Growth Program" con due ruoli: come Mentor, se sei un professionista italiano all'estero legato al Piemonte e vuoi mettere a disposizione delle aziende la tua esperienza internazionale. Per l’edizione 2015-2016: le manifestazioni d'interesse sono pervenute entro settembre 2015. Come Mentee, se sei un imprenditore piemontese, e desideri migliorare il tuo approccio sui mercati internazionali grazie al supporto di un mentor.

Partner istituzionali sono: Regione Piemonte, Comune di Torino, Gruppo Giovani Imprenditori di
Unione Industriale, API, CNA TORINO - Partner scientifici: Incubatori I3P e 2I3T, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino, ESCP Europe, Ceipiemonte,
Fondazione Torino Wireless.
I mentor selezionati nell’edizione 2015 sono 20 e ben 40 sono in lista d’attesa e questo determina il successo dell’iniziativa non solo presso i professionisti italiani all’estero ma anche presso le
aziende.

La finalità è condividere non solo gli obiettivi del Progetto ma anche le radici e la cultura comune esportando il modello d’economia d’impresa grazie a esperienze lavorative internazionali.
L’esperienza Mentoring, nata in Lussemburgo per quanto attiene l’Europa, è la copia di un’altra esperienza nata e sviluppatasi in Canada.
Francesca Natale, Referente del Progetto per la CCIAA di Torino e mente realizzativa dello stesso, ha illustrato le metodologie, l’attività svolta e le sue finalità che vertono sullo scambio di esperienze tra i mentor ed i mentee. Il mentor esprime, all’azienda che si rivolge a lui chiedendo suggerimenti finalizzati ad uno sviluppo internazionale, il suo punto di vista basato sull’esperienza e, valutata la realtà dell’impresa, suggerisce le linee guida per il raggiungimento dell’obiettivo.
Da tutto ciò scaturisce poi la possibilità di creare network e business comunity; 1.600 professionisti sono coinvolti nel Progetto ed i loro curricula si trovano su una piattaforma consultabile da parte delle aziende che possono contattarli per avere il loro supporto operativo.
L’attività di mentoring si attiene a principi etici basati sulla volontarietà della stessa e sullo scambio reciproco, sul dialogo aperto e trasparente privo di conflitti e sulla fondamentale confidenzialità tra mentor e mentee. Ciò fa si che, se interviene un business tra i due soggetti, si interrompe automaticamente l’attività del mentor.
La CCIAA ha inviato 1.600 mail ad altrettanti soggetti, con requisiti da mentor; 50 di loro hanno risposto e 40 sono stati selezionati.
86 imprese del territorio si sono dette interessate, 28 start-up e un mentor ha raccolto 3 preferenze da aziende diverse.
I mentor, che sono stati contattati dalle aziende, dopo una ricognizione informativa, esaminano le richieste delle imprese per poi esprimere una valutazione in merito e partire, da gennaio di quest’anno, con il rapporto effettivo di mentoraggio che sarà basato su un’intesa tra le parti, una gestione autonoma, una colloquialità informale incardinata su obiettivi chiari e la costante comunicazione e senza alcuna formalità ingerenziale daparte della CCIAA ed alle Aziende spetterà dettare il calendario del rapporto con il mentor.
L’intervento di Rachel Gaessler, promotrice del Progetto Manager Business Mentorig Lussemburgo, dal quale ha tratto ispirazione il Progetto Mentoring, ha illustrato le motivazioni che l’hanno reso vincente nel suo Paese e, dopo aver sintetizzato l’esperienza lussemburghese, ha indicato le finalità base del Proget mentoring: fornire
gli strumenti chiave per suggerire linee guida per sviluppare il giusto approccio nella relazione di mentoring e la sinergia tra mentor eallievo, risolvendo i problemi della situazione critica anche grazie alle precedenti esperienze avute dai mentor.
Ampio spazio è stato dedicato alle singole presentazioni dei mentor partecipanti al Progetto 2015 dei quali segnaliamo solo i nominativi perché, riportarne i curricula è realmente impossibile dal momento che occorrerebbe scrivere un lungo articolo per ogni mentor.
Possiamo dire solo che il 90% di loro sono ingegneri laureatisi al Politecnico di Torino.
Ed ecco i mentor: Roberto Agnoli, Andrea Bertone, Arrigo Bodda, Massimo Bonato, Filippo Bonsanti, Alberto Bottan, Enrico Bracalente, Paolo Carollo, Fabrizio Caso, Mario Chiodi, Davide Coppo, Giogio Delpiano Benedetto, Massimo De Piccoli, Rob Dolci, Alessandra Ferraris, Fabrizio Gibin, Giovanni Gribaudo, Fabrizio Guadagnin, Mario Leone, Belmer Negrillo, Gabriele Pansa, Andrea Pellicani, Andrea Pozzi, Massimo Risi, Fabrizio Rosati, Salvatore Scervini, Monica Viglianco.
Ciascuno di loro ha sinteticamente raccontato le esperienze di vita e di lavoro: ciò che li accomuna, sotto il profilo umano è che, il continuo viaggio di Paese in Paese a seconda di dove li ha portati il lavoro, non ha mai fatto perdere il senso delle proprie radici che li legano al Piemonte e a Torino.

Alcuni Mentor con le imprese aderenti all’Edizione 2013, hanno poi raccontato la loro positiva esperienza di interscambio di idee e progetti che ha determinato risultati che possono ancora svilupparsi oltre poiché sono “in coming”.
La prima esperienza, già completamente ultimata ha portato, ottimi risultati ad un’azienda vitivinicola piemontese il cui proprietario ha affermato che, grazie alle indicazioni del mentor, è riuscito a creare un mercato internazionale puntando sulla particolarità di un prodotto unico.
Alla base del rapporto, creatosi tra mentor ed il titolare dell’azienda, c’è sempre stata una forte sinergia umana e la reciproca apertura verso le opinioni altrui senza che vi sia mai stata ingerenza di CCIAA.
Il 18 dicembre i Mentor sono stati ricevuti dal Presidente della Giunta Regionale Sergio Chiamparino.
Il Presidente, dopo i saluti d’obbligo e la loro presentazione per conoscerne l’ambito lavorativo, esperienze ed aziende di appartenenza, ha domandato la loro personale visione del Piemonte e di Torino richiedendo altresì suggerimenti per un programma finalizzato ad attrarre aziende desiderose di investire in Piemonte.
Dal momento che moltissimi giovani piemontesi vanno a lavorare all’estero, e ciò è confermato dal Rapporto Migrantes 2015, quali sono i metodi per andare in controtendenza e riuscire ad attrarre investimenti sul territorio piemontese?
I suggerimenti forniti sono partiti analizzando ciò che preoccupa i possibili investitori sul nostro territorio: troppa burocrazia, incertezza delle regole, la richiesta di piani di lavoro a lungo termine senza tener conto dell’evolversi costante e veloce del contesto internazionale.
Oltre a ciò sono di ostacolo altre variabili che riguardano i singoli comparti di investitori.

La chiave di volta, suggerita da tutti, sta nel puntare sulle eccellenze del Piemonte che sono conosciute nel mondo: automobili, tecnologia, vino ed enogastronomia.
Così come Torino è riuscita, in dieci anni, a cambiare la propria pelle passando da città “cupa e nebbiosa” a polo di attrazione turistica internazionale, (ndr. basta leggere la recensione del NYT)
grazie al suo rinnovamento totale, altrettanto dovrà fare per ciò che concerne la sua capacità ad essere “Città Digitale” dandosi regole fiscali innovative e facilitando l’insediamento di nuovi poli come sta facendo la Gran Bretagna ed ha fatto la Germania che, per favorire il radicarsi di start-up sul proprio territorio, sta offrendo grandi facilitazioni fiscali e immobiliari.
Occorre poi che venga incentivato, non solo tra i giovanissimi, lo studio della lingua inglese, strumento indispensabile per le comunicazioni internazionali: se si attuasse anche una facilitazione fiscale forte il Piemonte potrebbe diventare una nuova Silicon - Valley (USA) dove sono insediate migliaia di aziende ad alta tecnologia uniche al mondo.
E’ fondamentale vengano aiutate le piccole aziende nel cammino per farsi conoscere all’estero da grandi gruppi industriali internazionali ed occorre anche sviluppare i collegamenti internazionali tra Torino ed il resto del mondo per facilitare la diffusione del Made in Piemonte.

Per andare in altri continenti occorre volare su Francoforte, partendo
da Torino, con una serie di combinazioni di voli non sempre
praticabili.
E’ giusto spingere i giovani a fare esperienze all’estero ma è altrettanto importante offrire loro opportunità di lavoro nel luogo di appartenenza, se vogliono farvi ritorno.
Gli studenti piemontesi che, grazie ad interscambi universitari supportati da nuovi programmi finalizzati all’attualizzazione delle materie di insegnamento si trovano all’estero, potranno costituire un volano per attrarre nuovi investitori in Piemonte.
Ascoltati i suggerimenti il Presidente ha commentato che il Piemonte, e il Paese in genere, sono con una popolazione vecchia e una mentalità “familista” che tiene legati i giovani alla famiglia d’origine anche perché, avendo il 75% di italiani una casa di proprietà, non sono molto propensi ad una mobilità internazionale.

Ha aggiunto altresì che l’imposizione fiscale in Piemonte è regolamentata dallo Stato e dalla UE e che poco spazio é dato ad una fiscalità locale che non ha voce in capitolo e quindi nemmeno autonomia.

Alcuni mentor, provenienti da realtà economiche in USA, hanno suggerito una maggior cultura aziendale che porti non solo all’individuazione di appositi siti per localizzazioni come avviene negli States ma anche sinergie forti tra aziende Università e Politecnico che sono delle eccellenze in campo formativo.

Tutti concordano sul fatto che occorra vendere meglio il BRAND PIEMONTE accattivando gli investitori come ha saputo, appunto, fare Glasgow con la quale si dovrebbero creare utili sinergie.     
          

Non bisogna dimenticare poi i Media e la pubblicità in genere: non esiste, sui Magazine aerei dei voli internazionali, alcun spazio dedicato al Piemonte e ciò è una pecca grave cui occorre porre rimedio in tempi brevi. Il frutto della promozione è “attrazione” ed in questo senso la Russia ha fatto molto per rendersi appetibile agli investitori.
Una logica di “sistema Paese” con spazi regionali divide le risorse e lascia spazio ai singoli territori; la Langa ha avuto e sta avendo un forte Brand internazionale grande ad imprenditori che si sono uniti per esportare il Made in Langa nel mondo. L’operazione è riuscita con successo anche grazie agli investimenti sulla digitalizzazione supportata anche con trasferimenti UE.

I suggerimenti non hanno dimenticato l’imprenditoria tra i giovani che deve essere stimolata dando precisi input mirati ed i mentor hanno ricordato poi che, le eccellenze indiscutibili come Aerospace
Piemonte, possono costituire un traino fortissimo per giovani capaci e intraprendenti ed imprese stimolate all’insediamento sul territorio.

Bisogna essere consapevoli che non esiste parallelismo tra miglior trattamento economico all’estero uguale maggior qualità dei lavoratori perché i tecnici italiani non sono secondi a nessuno in fatto
di qualificazione e professionalità; occorre dar loro modo di lavorare in Piemonte per produrre ricchezza in regione.

Il Presidente ha commentato i suggerimenti raccolti e, ringraziato la CCIAA per il Progetto Mentoring
che sta portando frutti molto interessanti per la conoscenza di nuove strategie di sviluppo, ha calorosamente salutato i convenuti grato per la loro attività e il personale legame al Piemonte.


Paola Alessandra Taraglio

 

da: Il Vinovese di Marzo 2016

 

 

Il ritrovo dei soci era un caffè: tra loro anche il cavalier Agnelli

 

28/02/2016 

 

 

Il ritrovo dei soci era un caffè: tra loro anche il cavalier Agnelli

 

 

VITTORIO SABADIN

Il 12 luglio del 1899, «La Stampa» pubblicò a pagina 3 una notizia di poche righe nella rubrica «Il movimento economico a Torino». Il titolo diceva: «Una nuova fabbrica torinese di automobili». Il breve testo riferiva della costituzione, nelle sale del Banco di Sconto e di Sete, della società anonima Fabbrica Italiana Automobili, dotata di un capitale di 800.000 lire (oggi circa 10 milioni di euro) diviso in 4000 azioni da 200 lire l’una. Seguiva l’elenco dei firmatari, in rigoroso ordine di censo. Prima gli aristocratici dai cognomi più lunghi: conte Roberto Biscaretti di Ruffia, marchese Alfonso Ferrero de Gubernatis di Ventimiglia, conte Emanuele Cacherano di Bricherasio. Poi i professionisti: gli avvocati Lodovico Scarfiotti, Carlo Racca e Gatti-Goria. Infine i possidenti e i tecnici: i cavalieri Aymonino e Foa, l’ing. Marchesi, e, ultimo dell’elenco, il cavalier Agnelli.  

 

Giovanni Agnelli, che di lì a pochi anni avrebbe assunto il totale controllo della società, era stato invitato da Scarfiotti a farne parte proprio il giorno prima, quando si era ritirato dall’impresa l’industriale della cera Michele Lanza, che giudicava troppo complicato costruire automobili. Ma l’auto (che allora era maschile, diventerà femminile solo nel 1920 grazie a D’Annunzio) era da tempo il sogno di tutti quei soci fondatori, tra i quali c’erano anche Michele Ceriana-Mayneri e l’agente di cambio Luigi Damevino. Si ritrovavano tutti la sera alla «Pantalera», il caffè di madame Burello, all’angolo tra Corso Vittorio Emanuele e via Urbano Rattazzi, il ritrovo preferito a fine secolo da chi commerciava cavalli e carrozze. Il mondo dei cavalli e delle carrozze era però alla fine: in Francia spopolava l’automobile e a Torino un piccolo costruttore artigianale, Giovan Battista Ceirano, produceva la «Welleyes», una vettura a due posti con motore bicilindrico di 663 cm3, in grado di superare i 35 km orari.  

 

Tutti i fondatori della Fia erano grandi appassionati di tecnologia e meccanica. Giovanni Agnelli, ex ufficiale del Savoia Cavalleria, aveva lasciato l’esercito per dedicarsi a Villar Perosa all’attività di famiglia, l’agricoltura e il commercio di legnami. Ma era anche entrato nel capitale delle Officine Storero, che producevano biciclette, e aveva procurato un contratto per importare dalla Francia i tricicli «Prunelle», dotati di un piccolo motore a scoppio De Dion-Bouton. Al caffè di madame Burello quasi ogni sera discuteva con il genio della meccanica dell’epoca, l’ingegner Aristide Faccioli, l’uomo che aveva progettato la «Welleyes» e che chissà di quali altre meraviglie sarebbe stato capace.  

 

Pochi mesi dopo, alla Fia era stata aggiunta una T, perché suonava meglio, ricordava le radici nella città di Torino e traeva stimolo e ispirazione dall’analoga parola latina, il cui significato è «che sia!». A fine anno, mentre si completava la costruzione dello stabilimento ai numeri 35, 37 e 39 di Corso Dante, cominciò la produzione della prima vettura, la Fiat 3 ½ Hp derivata proprio dalla «Welleyes»: un esemplare è ancora custodito al Museo dell’Automobile.  

 

Quel 12 luglio, in quelle poche righe, «La Stampa» celebrava la nuova industria «destinata a un grande sviluppo e a un grande avvenire», senza avere alcuna idea di quanto i destini del giornale e quelli della famiglia Agnelli si sarebbero presto solidamente intrecciati. 

SCIENZE DELLA VITA, protocollo di intesa tra Governo del Sud Australia e Bioindustry Park di Colleretto Giacosa (Torino)

 

19 FEBBRAIO 2016

 

“Scienze della vita”, protocollo di intesa tra Governo del Sud Australia e Bioindustry Park di Colleretto Giacosa (Torino)

 

TORINO - Siglato un protocollo di intesa tra il Governo del Sud Australia e Bioindustry Park (Parco Scientifico e Tecnologico focalizzato sulla salute umana) , gestore del Polo di Innovazione regionale bioPmed (attualmente basato sull'Associazione Cluster Innovativo bioPmed), alla presenza dell’assessore alle Attività Produttive della Regione Piemonte Giuseppina De Santis, del ministro della Salute e dell’Industria Medicale dello stato del Sud Australia, Jack Snelling, e del Chief Executive di Health Industries South Australia, Marco Baccanti.

L’accordo è stato firmato il 16 febbraio al termine di un seminario dedicato al mercato Asia-Pacifico nel settore delle “scienze della vita”, ospitato a Colleretto Giacosa, nel Canavese, presso il Bioindustry Park Silvano Fumero (BiPCa). Al termine del seminario, la delegazione australiana ha incontrato alcune aziende piemontesi e fornito loro consigli e supporto per lo sviluppo di progetti nell’area Asia-Pacifico.

Il protocollo d’intesa ha la finalità di assistere e supportare le “scienze della vita” e le aziende del settore della salute delle proprie regioni, rafforzare le attività di formazione e ricerca a livello di base (applicato e clinico) e migliorare la capacità di fornire assistenza sanitaria ai cittadini. 

“L’accordo si fonda sulla storica amicizia tra i nostri territori – ha rilevato l’assessore De Santis - ed evidenzia l’interesse della Regione Piemonte nell’offrire concrete possibilità di crescita internazionale agli attori del territorio, attraverso la creazione di legami solidi con controparti lontane. È pienamente coerente con le strategie di specializzazione intelligente che sono alla base delle politiche regionali e che vedono i settori legati alle scienze della vita ed il tema della salute come una delle priorità strategiche per il futuro”. Verranno condivise le best practices (migliori pratiche), stimolate collaborazioni e sviluppate iniziative comuni, con il coinvolgimento in progetti locali, nazionali e internazionali. Bioindustry Park/bioPmed  e Health Industries Australia sono identificati nell’accordo come attori operativi che reciprocamente possono offrire ausilio e supporto alle imprese ed ai centri di ricerca dei rispettivi territori interessati a sfruttare le opportunità che emergeranno.

Bioindustry Park Silvano Fumero Spa - BiPCa Spa è il Parco Scientifico e Tecnologico focalizzato sulla salute umana, fondato a Colleretto Giacosa nel 1998.  BiPCa promuove e sviluppa ricerche nel campo delle “scienze della vita”, con particolare ma non esclusivo riferimento alle problematiche legate alla salute, collegando la ricerca universitaria al mondo delle imprese, con l'obiettivo di favorire la crescita di aziende innovative attraverso la messa a disposizione di infrastrutture fisiche e piattaforme di servizio scientifico e manageriale. BiPCa è soggetto gestore del Polo di Innovazione regionale bioPmed, attualmente basato sull'Associazione Cluster Innovativo bioPmed.  Nel 2015, BiPCa ha ricevuto il “Gold Label for Cluster Management Excellence” dall’European Secretariat for Cluster Analisys.

L’organizzazione Health Industries South Australia si occupa invece di sviluppare partnership con aziende biomedicali globali, che possano trarre vantaggio dalle opportunità disponibili ad Adelaide, capitale del Sud Australia. Lo stesso Governo del Sud Australia ha sviluppato una strategia di diversificazione strategica nel settore biomedicale, investendo oltre 3 miliardi di dollari per la costruzione e l’avviamento di nuovi centri di ricerca ed ospedali.

La presidente di Bioindustry Park, Fiorella Altruda, ha sottolineato che "le relazioni con l’Australia, oltre a rafforzare storici legami, consentono di mettere a disposizione delle imprese e dei ricercatori locali del settore concrete possibilità di relazione ed espansione nell’intero continente asiatico. L’Australia rappresenta un ottimo 'trampolino di lancio' per mercati grandi ed in crescita quali la Cina, oltre a vantare eccellenze in campo tecnico scientifico ed imprenditoriale".

Il ministro della Salute e dell’industria bio-medicale dello Stato del Sud Australia, Snelling, ha infine affermato che “i sistemi della ricerca e dell’industria biomedicali italiani, in particolare quelli afferenti a importanti centri di sviluppo come il Bioindustry Park, rappresentano un partner naturale per il Sud Australia, grazie alle opportunità di sviluppo nella ricerca di base e clinica e nel business development che fa leva su Adelaide per sviluppare la crescita nei mercati dell'area Asia-Pacifico”.(Renato Dutto - Inform)

 

da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA  -  EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 -  00176 ROMA  - Tel.. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail: inform@mclink.it     -      ANNO LV N. 34                                     

 

 

FASHION: MODA E STILE NEGLI SCATTI DI NATIONAL GEOGRAPHIC A PALAZZO MADAMA DI TORINO

 

“FASHION”: MODA E STILE NEGLI SCATTI DI NATIONAL GEOGRAPHIC A PALAZZO MADAMA DI TORINO

 09/02/2016 - 14.47

“FASHION”: MODA E STILE NEGLI SCATTI DI NATIONAL GEOGRAPHIC A PALAZZO MADAMA DI TORINO

TORINO\ aise\ - “Il modo in cui ci vestiamo, il nostro aspetto, dicono molte cose, sussurrano o strillano. Raccontano la condizione economica, sociale, politica. Suscitano commenti eruditi di sociologi e antropologi, per non parlare della stampa specializzata, che si pronuncia ogni stagione a ogni cambio di orlo. I vestiti provocano, irritano, seducono. Parlano di effimero ed eterno. Bisbigliano formule magiche…” (Cathy Newman).
Alla moda e allo stile è dedicata la mostra che si è inaugurata il 3 febbraio a Torino, nelle sale di Palazzo Madama, dove sino al 2 maggio si potrà visitare “Fashion”, una nuova grande mostra fotografica ideata e prodotta da National Geographic Italia. 62 immagini di grande formato, realizzate da 36 maghi dell’obiettivo tra cui Jodi Cobb, Alexander Graham Bell, Chris Johns, Stephanie Sinclair, Robin Hammond, Ed Kashi, Cary Wolinski, Reza, William Albert Allard, Eliza Scidmore, Steve Raymer, David Alan Harvey, Joseph Rock offrono un’affascinante prospettiva globale sul significato storico e culturale dell’abbigliamento e dell’ornamento e su ciò che ruota intorno al concetto di stile.
Un concetto che in principio nacque da un istinto antico, di decorare il corpo, di apparire belli, o diversi, di dichiarare un senso di identità. Qualcuno dice che la moda da sempre esprime al tempo stesso l’effimero e l’eterno, e definisce un’appartenenza sociale, economica, politica, religiosa.
In questa prospettiva il percorso in mostra, attraverso accostamenti sorprendenti e apparentemente stravaganti, illustra come le passerelle della moda di Milano e Parigi hanno molto più in comune di quanto si possa pensare con le praterie dell’Oregon, le foreste pluviali di Papua Nuova Guinea, i villaggi africani, i templi giavanesi.
“Fashion”, a cura di Marco Cattaneo e della redazione di National Geographic Italia, arricchisce con un nuovo capitolo il filone delle mostre fotografiche che ormai da qualche anno Palazzo Madama accoglie nella suggestiva Corte Medievale e costituisce la seconda tappa, dopo Women of Vision del 2014, della partnership tra la Fondazione Torino Musei e National Geographic Italia. Una collaborazione che affianca l’immagine dei musei a un marchio internazionale che da 128 anni è testimone autorevole dei grandi cambiamenti del mondo.
(aise)

 

da: http://www.aise.it/la-cultura-del-martedi/fashion-moda-e-stile-negli-scatti-di-national-geographic-a-palazzo-madama-di-torino-/55817/1/1/3239

 

 

Indrizzi you tube: Torino cittá reale e Torino Architettura.


Cari Amis

pensando di fare cosa gradita vi ripassiamo 2 indrizzi you tube (segnalatici dall'amico Marco Rolfo) su Torino cittá reale e su Torino Architettura.

Torino citta reale

https://www.youtube.com/watch?v=MZh6XIfeBVA

Torino Architettura

https://www.youtube.com/watch?v=Lr5WQCMTuwI

 Un caro abbraccio a tutti e cerea, neh!
Cecilia Maria Gasparini - Direttore Segretario 
Giovanni Manassero - Presidente dell'Associazione Piemontesi nel Mondo di San Paolo e Vice Presidente del Circolo Italiano di San Paolo

 

 

Il monito di Nosiglia: Il giornalismo acchiappa clic non ha futuro”

03/02/2016

Il monito di Nosiglia: “Il giornalismo «acchiappa clic» non ha futuro”

Nella ricorrenza di San Francesco di Sales, l’appello dell’arcivescovo ad essere “servitori della notizia”

 

LAPRESSE                                -                 Monsignor Cesare Nosiglia
 
maria teresa martinengo

«Quando diffondiamo notizie, pubblichiamo opinioni nostre o altrui, dobbiamo avere la consapevolezza che il nostro lavoro di comunicatori incide nelle vite degli altri». Lo ha sottolineato l’arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, nella ricorrenza del patrono dei giornalisti, San Francesco di Sales. Nosiglia, durante il tradizionale incontro annuale, ha esortato a non dimenticare mai «la ricaduta sociale del mestiere di informare», sempre nella consapevolezza di quei valori «senza i quali l’unica realtà vincente è quella del cosiddetto mercato: si sparano titoli e notizie - ha detto - senza verificare, senza badare se feriscono. E si spera di vendere di più, di guadagnare contatti e accessi. Ma lungo questa strada il vostro mestiere non ha un gran futuro».  

Ai giornalisti l’arcivescovo di Torino ha chiesto di essere «servitori della notizia, non solo di quelle negative, certo più appetibili per il pubblico, ma di quelle positive che si danno per scontate e non emergono come dovrebbero per dare speranza. Siate formatori dell’opinione quella basata sulla verità e sul non esasperare i contrasti. Formatori e dunque educatori delle coscienze e del vero, del bello e del buono, del giusto, di valori dunque positivi che incoraggiano a vivere meglio».

 

da: http://www.lastampa.it/2016/02/03/cronaca/nosiglia-ai-giornalisti-ricordate-che-il-vostro-lavoro-incide-nelle-vite-degli-altri-iodhpnkzvSULAN9NJkSEnM/pagina.html

 

 

Scuola di Alta Formazione al Management di Torino: Cinque mesi per risolvere un problema epocale. La sfida degli ingegneri del Safm al Cern

 

01/02/2016

 

Cinque mesi per risolvere un problema epocale: la sfida degli ingegneri del Safm al Cern

Presentato il progetto «Innovation for Change»

La presentazione del progetto a Ginevra, oggi primo febbraio 2016 

 

BENIAMINO PAGLIARO

TORINO
Hanno cinque mesi per sfidare un problema epocale, come per esempio ridurre le emissioni di gas serra o utilizzare meglio le risorse idriche, trovare una soluzione e presentarla a una platea di protagonisti della ricerca scientifica e delle aziende. I protagonisti di «Innovation for Change» sono cinquanta studenti e ricercatori di livello post-universitario con formazione scientifico-ingegneristico del Politecnico di Torino. La sfida è ambiziosa, ma a disposizione avranno un laboratorio d’eccellenza: il CERN di Ginevra


Il progetto, il primo di questo genere tra il Cern e l’Italia, è promosso dalla Scuola di Alta Formazione al Management di Torino, fondata dalla Fondazione Giovanni Agnelli, dalla Fondazione Edoardo Garrone e dalla Fondazione Pirelli. I partner di «Innovation for Change» sono il Politecnico di Torino e il centro sperimentale Ideasquare, un centro specializzato di innovazione sperimentale che fa parte del Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire. 


La rincorsa dei prossimi mesi ha già una data cerchiata sul calendario: il 20 giugno a Torino le sfide saranno presentate al vicepresidente della Fondazione Giovanni Agnelli, John Elkann, al direttore del CERN, Fabiola Gianotti


Il percorso nasce soprattutto dalla volontà di alzare l’asticella per i tanti che si affacciano a un mondo imprenditoriale sempre più sfidante. «Start up» è diventato un termine quasi abusato. «Ma le start up non possono essere concentrate solo sul digitale - dice il vicerettore del Politecnico, Emilio Paolucci -, c’è ancora l’aria, lo spazio, la terra: vanno esplorati». Per esempio, racconta Paolucci, al Cern sono in grado di prevedere le condizioni meteo con una precisione che arriva alla mezz’ora: applicare sensori e tecnologia a un campo eolico potrebbe significare un aumento dell'efficienza nella produzione energetica che oggi viene dispersa anche per la difficoltà di prevedere la produzione e la successiva trasmissione alla rete. 


«L’innovazione è anche un sensore che nasce per una funzione e poi trova nuova vita in un altro campo. Contiamo sul fatto che i ragazzi individuino anche dal punto di vista imprenditoriale una domanda nel mercato», aggiunge Silvia Petocchi, direttrice della Scuola di Alta Formazione al Management. 


Tra Torino e Ginevra i ricercatori saranno guidati alla scoperta di strumenti e soluzioni tecnologiche d’avanguardia. A giugno arriveranno prototipi di prodotti o servizi innovativi che potrebbero essere introdotti sul mercato grazie ai partner industriali del progetto. 


Il progetto si avvale anche della collaborazione di cinque istituzioni e aziende, che hanno indicato agli studenti le sfide di interesse comune su cui è urgente unire gli sforzi e trovare soluzioni praticabili: il Ministero italiano dello Sviluppo Economico, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, Barilla, ENEL e Smat. 


da: http://www.lastampa.it/2016/02/01/economia/cinque-mesi-per-risolvere-un-problema-epocale-la-sfida-degli-ingegneri-del-samf-al-cern-di-ginevra-s0PK3mfaMJkKOyGymkvubM/pagina.html

 

 

A due passi dalla Mole la via per celebrare le stelle del cinema


26/01/2016

A due passi dalla Mole la via per celebrare le stelle del cinema

Via libera da Palazzo Civico: i nomi saranno decisi da un comitato di saggi Da Fellini a Mastroianni, i nomi papabili sono centinaia

«La donna della domenica»: una delle celebri scene de «La donna della domenica» girata a Torino da Marcello Mastroianni e Jacqueline Bisset

emanuela minucci

TORINO

Torino, la città dov’è nato il cinema avrà la sua «Via delle Stelle». Ieri sera il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la mozione del consigliere Dario Troiano (capogruppo Moderati) di trasformare via Montebello in una piccola Hollywood Boulevard. Del resto, ai piedi della Mole ogni giorno passano centinaia di appassionati di cinema per andare a visitare il museo dedicato alla settima arte. E a novembre, sempre da quelle parti, va in scena il Torino Film Festival. Si tratta quindi di un atto bello e quasi dovuto, che piace agli addetti ai lavori ma in fondo li mette anche un po’ in imbarazzo: «Perché tutto il mondo del cinema è passato di qui» spiega il critico Steve Della Casa, sciorinando una ridda di nomi che parte da Pastrone e finisce con l’avvenente Penelope Cruz «che quando girava a Torino passava in via Montebello con il suo piccolo bimbo dentro al passeggino».  

 Un comitato di saggi  

Complimenti alla Sala Rossa dunque, ma anche secondo il direttore del Museo del Cinema, Alberto Barbera, quando ci sarà da decidere a chi dedicare queste particolari pietre d’inciampo del mondo della celluloide (a forma di stella) sarà meglio affidare il compito a una commissione di saggi. I nomi papabili sono centinaia: «Penso a Fellini - spiega Della Casa - che ha girato a Torino, ma anche a Rossellini che qui realizzò un film per Italia ’61 con testi di Casalegno e Gorresio e poi naturalmente Gianni Rondolino che ci ha lasciato pochi giorni fa e ancora Marcello Mastroianni che ha girato a Torino l’indimenticabile “Donna della Domenica” oppure Marco Bellocchio, Carlo Lizzani e Nanni Moretti: se ci pensi, nessun grande regista ha tralasciato Torino».  

 Da Maciste a Raf Vallone  

Alberto Barbera ha in mente centinaia di nomi e comincia dall’inizio, ovvero da Cabiria: «E poi come dimenticare Maciste, Raf Vallone che cominciò a lavorare alla Gazzetta del Popolo e poi diventò attore, poi Gianni Volpi, Franco Cristaldi, Tullio Pinelli, Macario, Mario Soldati, Caterina Boratto». Insomma, ci vorrebbe un boulevard infinito stile Kerouac, per accontentare tutti.  

 Paolo Damilano, presidente del Museo del Cinema e di Film Commission, è pronto a mettere la sua macchina organizzativa subito al lavoro per sostenere l’iniziativa: «La scelta del Consiglio comunale va nella direzione di voler affermare sempre di più che Torino è una delle capitali del Cinema italiano. Ed è quello che noi sosteniamo con il nostro lavoro per portare set e per fare cultura cinematografica. Per questo siamo pronti ad appoggiare in ogni modo la decisione di creare la via delle stelle del cinema proprio davanti al museo». 

 

da: http://www.lastampa.it/2016/01/26/cronaca/a-due-passi-dalla-mole-la-via-per-celebrare-le-stelle-del-cinema-n8C3IV9HaHrKJh6WJBzVsN/pagina.html

 

 

A Torino: IL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO DELLA MIGRANTES

 

15/12/2015 - 15.07

A TORINO IL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO DELLA MIGRANTES

 

A TORINO IL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO DELLA MIGRANTES

 

 

 

 

 

TORINO\ aise\ - Questa mattina è stato presentato a Torino il Rapporto Italiani nel Mondo dellaFondazione Migrantes. Tra i presenti anche l'Arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia.
“C’è un’Italia in sofferenza, che stenta a riprendersi, quella che si nasconde dietro gli oltre 100mila nostri concittadini italiani che lo scorso anno hanno preferito lasciare il Paese”, ha detto il prelato prima di richiamare alcuni dati del rapporto, presentato nei mesi scorsi a Roma e poi, via via, in tante altre città italiane. 
“L’anno scorso - ha fatto notare monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes - sono arrivati in Italia 33mila lavoratori e sono partiti all’estero 101mila italiani. Significa che ad un lavoratore che arriva, corrispondono 3 italiani che se ne vanno. Questa è la vera crisi del nostro Paese. Non riprendere questo dato significa non leggere politicamente e culturalmente la nostra situazione e, quindi, non costruire politiche familiari, lavorative e scolastiche che sappiano leggere questa realtà”. 
Come guardare al futuro? Occorre accompagnare i migranti con un associazionismo capace di creare rete; allargare la cittadinanza in un momento in cui stanno emergendo chiusure e muri e un possibile blocco di Schengen; guardare con occhi nuovi alla mobilità umana perché “chiusure e paure non fanno che impoverire ulteriormente e disumanizzare la storia delle migrazioni che ancora oggi sono solcate da sofferenze. Il nostro coordinatore di Londra - afferma ancora Perego - ci parlava di due suicidi di italiani a Londra al mese. È un tema che chiede più politica e più cultura della migrazione e più accompagnamento”. (aise)

 

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da: http://www.aise.it/comunita/a-torino-il-rapporto-italiani-nel-mondo-della-migrantes/52480/1/1/3239

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Finalmente svelata la nuova Fiat 124 Spider

18 novembre 2015 - LOS ANGELES (Stati Uniti)

Finalmente svelata la nuova Fiat 124 Spider

Torna la scoperta. Il debutto è al salone di Los Angeles. Sulle strade europee arriverà la prossima estate. Motore 1400 turbo benzina da 140 cavalli, due livelli di allestimento

 

La "storica" Fiat 124 Spider che fu prodotta per 19 anni consecutivi, è stata uno delle sportive di maggior successo della sua epoca. Soltanto negli Stati Uniti, infatti, di Fiat 124 Spider ne furono vendute oltre 170.000 Spider tra il 1968 e il 1985. Ancora oggi, inoltre, ne circolano negli USA ben 8.000. La nuova Fiat 124 Spider che è l'erede di quella storica del 1966, invece, ha debuttato in anteprima mondiale al Salone di Los Angeles (20-29 novembre) per poi essere messa in vendita in Europa nell’estate dell’anno prossimo. La nuova Spider che è realizzata sulla base della Mazda MX-5 con la quale, non a caso, condivide sia il pianale che la trazione posteriore. Non l’estetica, però, che è stata, invece, realizzata da Centro Stile Fiat che ha ripreso molto dei dettagli dell'antesignana. Anche il motore, però, è "made in Fiat" e per la versione in vendita in Europa sarà il 1400 cmc turbo a benzina MultiAir da 140 Cv abbinato ad un cambio manuale a sei marce. La capote è classicamente in tela e si apre manualmente come la MX-5, ma senza un particolare sforzo, tanto che la si potrà anche aprire direttamente dal posto di guida.

due allestimenti — Due, invece, i livelli di allestimento previsti per la nuova Fiat 124 Spider. Quello “base” denominato semplicemente "124 Spider" comprende il doppio terminale di scarico, il roll-bar con finiture nere, oltre a montante, minigonne e maniglie delle porte in colore carrozzeria. I cerchi in lega da 16'' sono di serie, come pure i sedili in tessuto premium nero, i proiettori alogeni, i fanali a LED e il cruise control. All’interno, i materiali "soft-touch" di cui è composta la plancia sono esaltati da una mostrina argentata. L’allestimento successivo è il Lusso che aggiunge alla versione 124 Spider: cerchi in lega da 17'', roll-bar e montante anteriore di color argento, doppio terminale di scarico cromato e fari fendinebbia di serie. Gli esclusivi interni comprendono sedili in pelle di colore nero o tabacco, la palpebra del cruscotto rivestita con cucitura a vista e climatizzatore automatico. Per entrambi gli allestimenti sono disponibili, inoltre, otto colori di carrozzeria: due pastello, rosso e bianco, poi i cinque metallizzati nero, due tonalità di grigio, bronzo e azzurro. Infine al top c’è il tristrato bianco.

edizione limitata — Per festeggiare il ritorno della 124 Spider è prevista anche un’edizione limitata denomina “Anniversary” destinata a chi vuole entrare in possesso di una delle prime 124 Spider. La Special Edition è contraddistinta da un badge celebrativo numerato, ma anche da un unico colore rosso “passione” e dai sedili in pelle neri. Prevista anche una versione Abarth della Spider che forse potrebbe adottare il motore dell'Alfa 4C il 1750 cmc depotenziato a 200 Cv e potrebbe, forse, debuttare al Salone dell'auto di Ginevra a marzo dell'anno prossimo.

 Corrado Canali

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da: http://www.gazzetta.it/Passione-Motori/Auto/18-11-2015/fiat-124-spider-svelate-foto-salone-los-angeles-130975732295.shtml

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Torna l’obbligo di catene o gomme da neve sulle strade di montagna. Ecco l’elenco strade

13/11/2015

 

Per chi va in Provincia di Torino durante questo inverno:

Torna l’obbligo di catene o gomme da neve sulle strade di montagna. Ecco l’elenco strade

E’ nuovamente in vigore l’ordinanza con cui la Città metropolitana di Torino regolamenta la circolazione sulle strade di propria competenza che attraversano territori di montagna e di collina dal 15 novembre 2015 e per l’intero periodo invernale. In alcuni casi la regolamentazione è in vigore sino al 15 aprile 2016, in altri (le arterie con percorsi a quote più alte) sino al 30 aprile. L’ordinanza contiene l’elenco delle strade interessate dall’obbligo per i conducenti di essere muniti di mezzi antisdrucciolevoli (catene o dispositivi equivalenti) o degli pneumatici idonei alla marcia su neve o ghiaccio. 

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-          SP 023  del Colle del Sestriere   Valli Chisone e Germanasca       92+000 103+511               1° novembre     30 aprile

-          SP 023  variante di Porte             Valli Chisone e Germanasca       0+000    3+735    15 novembre    15 aprile

-          SP 023  variante di San Germano Chisone           Valli Chisone e Germanasca       0+000    6+960    15 novembre    15 aprile

-          SP 023  del Colle del Sestriere   Valli Chisone e Germanasca       41+000 72+000 15 novembre    15 aprile

-          SP 023  del Colle del Sestriere   Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca          72+000 92+000 1° novembre     30 aprile

-          SP 024  del Monginevro               Val di Susa e Val Sangone            24+000 55+200 15 novembre    15 aprile

-          SP 150  della Madonna degli Orti             Pinerolese          0+000    5+309    15 novembre    15 aprile

-          SP 150  della Madonna degli Orti             Pinerolese          0+000    4+695    15 novembre    15 aprile

-          SP 153  di Babano           Pinerolese          0+000    4+880    15 novembre    15 aprile

-          SP 154  di Cavour conf. Barge    Pinerolese          0+000    3+417    15 novembre    15 aprile

-          SP 155  di Cavour conf Bagnolo Pinerolese          0+000    2+044    15 novembre    15 aprile

-          SP 156  di Lusernetta     Val Pellice           0+000    10+872 15 novembre    15 aprile

-          SP 156  Var. strada della Cave   Val Pellice           0+000    3+812    15 novembre    15 aprile

-          SP 157  di Bibiana            Val Pellice           0+000    0+300    15 novembre    15 aprile

-          SP 157  di Bibiana            Val Pellice           2+300    3+347    15 novembre    15 aprile

-          SP 157  Var. abitato di Bibiana   Val Pellice           0+000    2+347    15 novembre    15 aprile

-          SP 158  di Garzigliana     Pinerolese          6+270    10+525 15 novembre    15 aprile

-          SP 161  della Val Pellice dir. Viale dei Tigli             Val Pellice           0+000    0+514    15 novembre    15 aprile

-          SP 161  della Val Pellice                Val Pellice           0+000    22+000 15 novembre    15 aprile

-          SP 161  della Val Pellice                Val Pellice e Germanasca            22+000 26+760 1° novembre     30 aprile

-          SP 162  di Rorà  Val Pellice           0+000    8+400    15 novembre    15 aprile

-          SP 163  di Angrogna       Val Pellice           0+000    3+927    15 novembre    15 aprile

-          SP 163  di Angrogna dir. Torre Pellice     Val Pellice           0+000    0+942    15 novembre    15 aprile

-          SP 164  di San Secondo Valli Chisone e Germanasca       0+000    4+960    15 novembre    15 aprile

-          SP 165  di Prarostino      Valli Chisone e Germanasca       0+000    8+357    15 novembre    15 aprile

-          SP 166  della Val Chisone             Valli Chisone e Germanasca       0+000    16+485 15 novembre    15 aprile

-          SP 166  della Val Chisone dir. Villar Perosa          Valli Chisone e Germanasca       0+000    1+402    15 novembre    15 aprile

-          SP 167  della Val Lemina              Valli Chisone e Germanasca       0+000    7+100    15 novembre    15 aprile

-          SP 168  di San Germano Chisone             Valli Chisone e Germanasca       0+000    6+432    15 novembre    15 aprile

-          SP 169  della Val Germanasca    Valli Pellice, Chisone e Germanasca       0+282    9+400    1° novembre     30 aprile

-          SP 170  di Massello         Valli Pellice, Chisone e Germanasca       0+000    6+746    1° novembre     30 aprile

-          SP 170  di Massello dir. Salza

 

-          Valli Pellice, Chisone e Germanasca       0+000    1+490    1° novembre     30 aprile

-          SP 171  di Usseaux         Valli Pellice, Chisone e Germanasca       0+000    1+476    1° novembre     30 aprile

-          SP 172  del colle delle Finestre  Valli Pellice, Chisone e Germanasca       26+700 35+513 1° novembre     30 aprile

-          SP 172  del colle delle Finestre  Val di Susa e Val Sangone            0+000    3+000    15 novembre    15 aprile

-          SP 172  del colle delle Finestre dir. per SP n. 254              Val di Susa e Val Sangone            0+000    0+700    15 novembre               15 aprile

-          SP 194  di Roletto            Pinerolese          0+000    5+000    15 novembre    15 aprile

-          SP 195  di Frossasco       Pinerolese          0+000    3+300    15 novembre    15 aprile

-          SP 259  di Chiabrano      Valli Pellice, Chisone e Germanasca       0+000    3+400    1° novembre     30 aprile

-          SP 260  di Rodoretto      Valli Pellice, Chisone e Germanasca       0+000    1+670    1° novembre     30 aprile

-          SP 261  di Faetto             Valli Chisone e Germanasca       0+000    3+300    15 novembre    15 aprile

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da: http://www.vocepinerolese.it/articoli/2015-11-13/torna-obbligo-catene-o-gomme-da-neve-sulle-strade-montagna-ecco-elenco-strade-8167

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I giovani ambasciatori dell’innovazione sociale all’Open Incet - Torino quarta tappa del Social Innovation Citizen

12 novembre 2015

I giovani ambasciatori dell’innovazione sociale all’Open Incet

Torino quarta tappa del Social Innovation Citizen

 

TORINO  - Torino è stata scelta come quarta tappa di un road tour che l’Agenzia Nazionale per i Giovani, in collaborazione con l’Associazione ItaliaCamp, sta portando avanti da nord a sud d’Italia per costruire la prima rete nazionale dei Social Innovation Citizen (SIC), gli ambasciatori di innovazione sociale under 30.

Appuntamento domani, venerdì 13 novembre ore 9.30, all’Open Incet con Luigi Bobba sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enzo Lavolta assessore allo Sviluppo Innovazione, Ambiente e Verde del Comune di Torino, Gianfranco Presutti direttore Area Sviluppo, Fondi Europei Innovazione e Smart City, Città di Torino, Giacomo D’Arrigo direttore generale dell’Agenzia Nazionale per i Giovani e Antonio De Napoli presidente dell’Associazione ItaliaCamp. A seguire un inspirational talk sulle pratiche di innovazione sociale con Diego Galli,  Community Organizer, Metro Industrial Areas Foundation e Giorgia Garola vice presidente regionale Piemonte, Giovani Imprenditori Confindustria.

Il progetto SIC (Social Innovation Citizen) è nato dalla volontà dell’Agenzia Nazionale  per i  Giovani, in collaborazione con l’Associazione ItaliaCamp, di costruire il primo network dei giovani innovatori sociali: la piattaforma www.sitizen.it  permette infatti di promuovere i propri progetti ad impatto sociale e di entrare in contatto con altri giovani innovatori su tutto il territorio italiano. Per alimentare la rete dei SIC è stato attivato un road tour che ha toccato, a livello pilota, le città di Firenze, Matera, Messina, Torino.    

“Il nostro viaggio attraverso l’Italia – ha detto Giacomo D’Arrigo, direttore generale dell’Agenzia Nazionale per i Giovani -  ci ha dato la possibilità di toccare con mano la vitalità, l'entusiasmo, l'energia, la voglia e la capacità di condividere e fare rete dei territori. La tappa di Torino rappresenta solo l'inizio di un lungo percorso di innovazione che ha l'obiettivo di coinvolgere i territori e i nostri giovani, mettendo in movimento sinergie per sviluppare idee e progetti che possano apportare benefici concreti  alla comunità”.

 La tappa torinese del Social Innovation Citizen vedrà anche l’organizzazione di tre tavoli di lavoro per discutere, sotto diverse prospettive e punti di vista, del riutilizzo degli spazi dismessi come luoghi di socializzazione, innovazione e partecipazione.

 “Open Incet è un luogo con un forte valore simbolico – ha detto Antonio De Napoli, presidente dell’Associazione ItaliaCamp - in quanto è un esempio di come l’amministrazione comunale, stringendo partnership e rapporti con soggetti terzi, tra i quali la stessa ItaliaCamp, si sia messa al servizio della collettività offrendo una concreta opportunità di crescita al territorio. A poco meno di un mese dall’inaugurazione degli spazi, ItaliaCamp è ancora una volta qui con i giovani SIC a testimonianza di quanto crediamo fortemente in questo spazio di innovazione e di cambiamento”.

Per registrazioni alla tappa di Torino https://www.eventbrite.it/e/biglietti-4-tappa-social-innovation-citizen-riuso-degli-spazi-dismessi-19292218545  e per conoscere il programma completo http://www.sitizen.it/wp-content/uploads/2015/10/Programma-SIC-Torino-def-2.pdf (Inform)

 

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da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA  -  EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 -  00176 ROMA  - Tel.. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail: inform@mclink.it  -  ANNO LIV N. 220

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TURIN, 11 NOVEMBRE 2015: GLI ACHITETTI ZANNONI E BEVILACQUA SUL CANTIERE CHE DISTRUGGE LE GALLERIE DELLA CITTADELLA

TURIN, 11 NOVEMBRE 2015: GLI ACHITETTI ZANNONI E BEVILACQUA SUL CANTIERE CHE DISTRUGGE LE GALLERIE DELLA CITTADELLA

 

 

 

MERCATO ITALO-TEDESCO DI NATALE: GASTRONOMIA E ARTIGIANATO DA DOMANI A TORINO

 

 05/11/2015 - 19:37

 

MERCATO ITALO-TEDESCO DI NATALE: GASTRONOMIA E ARTIGIANATO DA DOMANI A TORINO

MERCATO ITALO-TEDESCO DI NATALE: GASTRONOMIA E ARTIGIANATO DA DOMANI A TORINO

TORINO\ aise\ - Parte ufficialmente domani, 6 novembre, il Mercato Italo-Tedesco, che verrà inaugurato dalle istituzioni del Comune di Torino in Piazza Solferino, dove rimarrà aperto fino al 22 di questo mese. L’evento - fortemente voluto dall’amministrazione Comunale di Torino - è al terzo anno di vita: i primi due anni erano dedicati allo scambio Italia – Francia, mentre questo anno è dedicato al gemellaggio con la Germania e, in particolare, con Berlino.
La manifestazione avrà inizio alle 12 con la presentazione delle numerose gastronomie presenti.
Sabato 7 novembre alle 17, previsto il saluto ufficiale alle autorità seguito dalla presentazione degli stand tedeschi e una introduzione parallela alle gastronomie italiane e tedesche con le relative affinità e differenze: questa presentazione sarà strutturata come un workshop itinerante per informare tutti i partecipanti riguardo alla storia culinaria dei due paesi ospiti.
La manifestazione prevede un importante ospite nella giornata di sabato: sarà infatti Edoardo Raspelli, dalle ore 16 alle 20, a presentare personalmente la brigata di chef del “Festival del Risotto Italiano” che preparerà il “Casulot”, un incontro tra il risotto e la cassoeula ideato dallo stesso giornalista e critico gastronomico e lanciato con successo nell'olimpo della risotteria nazionale. Raspelli sarà disponibile ad incontrare pubblico ed espositori per rispondere alle curiosità e sulle differenze gastronomiche tra le due grandi culture e cucine quali la cucina italiana e quella tedesca. Ospiti d’onore del mercato Italo-Tedesco saranno gli chef dei “Festival gastronomici di Edoardo Raspelli”, che prepareranno decine di varietà di risotti e polente “in tema” (italo-tedesche) per unire i sapori delle due nazioni protagoniste della manifestazione.
Per l’edizione 2015, i visitatori troveranno una vasta scelta di espositori sia italiani che tedeschi, a cominciare dalla protagonista della manifestazione, la birra (sia da bere direttamente che da prendere in confezioni pronte da regalare) presente in numerosissime versioni che contrappongono i famosissimi birrifici tedeschi ai favolosi birrifici artigianali italiani provenienti da tutto il centro-nord che selezioneranno oltre 100 etichette italiane e tedesche, oltre a 16 espositori gastronomici (anch’essi suddivisi tra le due nazioni, che proporranno sia street che normal food – dai tortellini ai brezel - dal cioccolato allo stinco - dalla trippa al fassone e tanto altro). Infine ampio spazio all’artigianato italiano e tedesco che risponderà a tutte le esigenze del numeroso pubblico che normalmente visita queste manifestazioni ad ingresso gratuito.
Ospiti durante il week end street band italiane e tedesche che si esibiranno senza palco ma direttamente a contatto con il pubblico! Babbi Natale con giochi e magie, cantori e ballerini allieteranno grandi e piccini. Tanti saranno, quindi, i motivi per visitare il mercato Italo-Tedesco aperto dalle 11 alle 22 tutti i giorni dal 6 al 22 novembre in Piazza Solferino a Torino (nei giorni di venerdì e sabato la chiusura è posticipata alle 24).
(aise)

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da: http://www.aise.info/made-in-italy/mercato-italotedesco-di-natale-gastronomia-e-artigianato-da-domani-a-torino/49791/1/1/3239


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Exor-Fca scavalca Eni: è il primo gruppo industriale italiano

23/10/2015

 

Exor-Fca scavalca Eni: è il primo gruppo industriale italiano

L’ufficio studi di Mediobanca: dopo undici anni cambia la classifica dei ricavi. Balzo di Poste con le polizze e i servizi bancari. E il Cane a sei zampe resta al vertice per utili

ANSA

giuseppe bottero

torino

Un sorpasso, dopo undici anni. Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli che, tra gli altri, controlla Fiat Chrysler Automobiles, supera Eni e diventa il primo gruppo industriale italiano. Il gruppo presieduto da John Elkann ha chiuso il 2014 con ricavi a 122,2 miliardi, di cui 62,5 realizzati da Chrysler, 12,4 miliardi sopra il colosso del petrolio e in crescita del 7,5 per cento rispetto all’anno precedente. 

Il Cane a sei zampe, invece, registra un calo di fatturato del 4,2%, a 109,8 miliardi, ma resta al primo posto nella classifica degli utili.  

 

Effetto petrolio  

A disegnare la nuova «mappa» dell’industria italiana è l’ufficio studi di Mediobanca. A frenare Eni, dicono gli analisti, è il crollo del prezzo del petrolio: sul gruppo guidato dall’ad Claudio De Scalzi pesano sia le vendite estere (-3%) sia quelle italiane (-7,6%). In terza posizione si conferma Enel, con ricavi per 74,3 miliardi, in contrazione del 4,9 per cento. Al quarto posto c’è Gse (società pubblica che svolge attività di compravendita di energia elettrica) con vendite per 32,1 miliardi, in posizione consolidata davanti a Telecom Italia (quinta) che cede un altro 7,9% a 21,1 miliardi. Finmeccanica si conferma sesta con ricavi a 14,7 miliardi.  

 

Tiene Benetton  

Edison, in calo del 3,3% è stabile in settima posizione davanti a Esso Italiana con poco più di un miliardo di maggiori ricavi sulla nona piazza occupata dalla Edizione dei Benetton, anch’essa invariata rispetto al 2013. La tenuta dell’abbigliamento (1,6 miliardi, il 15% dei ricavi complessivi del gruppo) e la crescita delle infrastrutture e servizi per la mobilità (+18,8% con la fusione di Gemina e il consolidamento di Add da fine 2013) hanno compensato la leggera flessione della ristorazione (Autogrill). 

 

I nuovi ingressi  

Nella Top 20, quest’anno, ci sono solo due ingressi, spiega l’analisi di Mediobanca: quelli di Isab e Parmalat, e due uscite, quelle di TotalErg e A2A. Otto delle prime venti società appartengono al settore energetico (petrolifero o energia elettrica), cinque alla gestione di infrastrutture o ai servizi (di telecomunicazioni, di ristorazione, postali, distributivi o di trasporto), e sette gruppi operanti nella manifattura (Fiat/Exor, Finmeccanica, Luxottica, Ge Italia, Prysmian, Pirelli e Parmalat). Cinque di questi hanno un fatturato italiano uguale o inferiore al miliardo (prossimo a quello di una media impresa nel caso di Pirelli e Luxottica). Sei gruppi sono a proprietà pubblica. Quelli a controllo straniero sono sette. 

 

Il caso Poste  

Il maggior datore di lavoro in Italia è invece Poste (144.635 addetti), seguita da Exor (circa 80.000 dipendenti italiani) e Ferrovie dello Stato (69.115). L’azienda delle lettere, pronta al debutto in Borsa, è solo undicesima nella classifica per fatturato (-3,9% a 9 miliardi). Ma se hai ricavi postali e finanziari del gruppo si aggiungessero i premi assicurativi (15,5 miliardi) Poste balzerebbe in quinta posizione: Poste Vita è infatti il quarto polo assicurativo nazionale. Le attività di BancoPosta ne farebbero poi la nona banca italiana per provvista. 

Nella bassa della fotografia delle maggiori società attive nel nostro Paese c’è poi Volkswagen Italia, primo gruppo auto non italiano, 32esima con vendite nel 2014 per 3,7 miliardi.  

 

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da: http://www.lastampa.it/2015/10/23/economia/exorfca-scavalca-eni-il-primo-gruppo-industriale-in-italia-oJn2noWwgiEmVhuULGquIJ/pagina.html

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Il gran giorno di Ferrari: debutto col botto a Wall Street. Elkann e Marchionne aprono la seduta

21 ottobre 2015

Il gran giorno di Ferrari: debutto col botto a Wall Street. Elkann e Marchionne aprono la seduta

Le azioni del Cavallino Rampante scambiano sotto la sigla RACE. Il prezzo è stato fissato a 52 dollari, il titolo è schizzato in apertura a 60 dollari per poi ridiscendere. Marchionne: "Ha grande potenziale non ancora esplorato, guardiamo al futuro con ottimismo. Quotazione a Milano entro gennaio"

 

Il gran giorno di Ferrari: debutto col botto a Wall Street. Elkann e Marchionne aprono la seduta

La Borsa di New York addobbata per accogliere il Cavallino Rampante (ap)
MILANO - Giornata storica per Ferrari a Wall Street, dove l'azienda del Cavallino Rampante avvia le contrattazioni sotto la sigla "RACE", con una leggera differita - come di consueto per le matricole - rispetto al resto dell'indice. Per l'occasione a suonare la campanella che dà l'avvio alla seduta della Borsa di New York i vertici del gruppo Fiat Chrysler, dal presidente John Elkann all'amministratore delegato Sergio Marchionne. Il titolo Ferrari è stato prezzato a 52 dollari alla vigilia delle contrattazioni ufficiali, per una valorizzazione complessiva poco sotto 10 miliardi. All'avvio degli scambi, però, ha letteralmente messo il turbo per aprire a 60 dollari, con un rialzo vicino al 15%, salvo poi ritracciare. Dopo un iniziale recupero, il titolo Fca è tornato in terreno negativo con il debutto di Maranello, così come è in ribasso la holding degli Agnelli, Exor.

Ferrari debutta a Wall Street, Marchionne suona la campanella

 
Prima della cerimonia inaugurale da un palco 'in rosso' per l'occasione, il manager italo-canadese ha detto che Ferrari "ha un grande potenziale non ancora esplorato", motivo per cui è possibile guardare al futuro con ottimismo. Ai microfoni di Cnbc, dal 'floor' della Borsa di New York, ha detto: "Il mondo è un posto grande", anticipando vendite positive per il Cavallino. A Class Tv ha confermato l'obiettivo di quotare Maranello a Piazza Affari entro il gennaio 2016: "Speriamo di poter fare un grande regalo ai nostri azionisti prima della Befana".

Ferrari, il debutto a Wall Street con Elkann e Marchionne


Quanto a Ferrari, prima dell'ufficializzazione del prezzo, che era al massimo della forchetta inizialmente indicata, si erano diffuse indiscrezioni di un possibile posizionamento a 53 dollari, ma poi la casa di Maranello, nonostante il boom degli ordini, avrebbe preferito mantenersi prudente. Fca ha offerto sul mercato 17,18 milioni di titoli Ferrari, che portano la raccolta con la quotazione a 893,36 milioni di dollari. A questi si aggiunge l'opzione per le banche di acquistare ulteriori 1,17 milioni di titoli, che fanno salire le azioni in vendita a 18,8 milioni. Sul mercato è andato il 10% di Ferrari e Fiat Chrysler detiene ora l'80% del Cavallino (il restante 10% è di Piero Ferrari). All'inizio del 2016 il Cavallino sarà scorporato da Fca l'80% di azioni verrà assegnato pro quota ai soci del Lingotto. Maranello passerà così sotto il controllo di Exor: la holding della famiglia Agnelli avrà il 24% del capitale ma, grazie al meccanismo del voto multiplo, peserà molto di più e faciliterà il controllo insieme a Piero Ferrari (il figlio del fondatore conserverà il suo 10%). Il Lingotto incassa anche la decisione della Ue sugli aiuti di Stato ricevuti in Lussemburgo, a seguito di accordi sulla tassazione: dovrà restituire 20-30 milioni.

Fra i papabili investitori anche l'ex numero uno di Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. "Dovrebbero regalarmele", ha detto con una battuta il presidente di Alitalia durante un evento della compagnia aerea a chi gli chiedeva se avesse acquistato azioni Ferrari. Poi ha precisato: "Le compro perché ci credo, e per motivi affettivi".

Lo sbarco a Wall Street arriva in una giornata importante per Fca. Nelle prossime ore dovrebbero essere resi noti i risultati del voto dei lavoratori americani sul nuovo contratto di lavoro. Dopo la bocciatura dell'intesa precedente con il 65% dei voti contrari, un nuovo accordo è stato raggiunto fra il Uaw e Fca e sottoposto ai dipendenti. Il ricavato dall'ipo Ferrari porterà nelle casse di Fca risorse utili per portare avanti il piano industriale.

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da: http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/10/21/news/il_gran_giorno_di_ferrari_debutto_a_wall_street_ma_fca_cade_in_borsa-125558001/?ref=HREC1-1

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Andrea Guerra alla guida di Eataly per portarla in Borsa

29/09/2015

Guerra alla guida di Eataly per portarla in Borsa

L’ex ad di Luxottica e consulente del governo Renzi dal 1° ottobre nell’azienda di Farinetti

 

Andrea Guerra in un intervento alla Scuola Holden di Torino

 

Andrea Guerra, ex amministratore delegato di Luxottica e consulente del governo Renzi, è stato nominato direttore esecutivo dell’azienda di distribuzione alimentare Eataly. La notizia, già trapelata nei mesi scorsi, è stata confermata dallo stesso Guerra al Financial Times, che rilancia: l’obiettivo è raddoppiare i ricavi in due anni e facilitare lo sbarco a Piazza Affari.  

 Guerra comincerà a lavorare con Oscar Farinetti dal primo ottobre. Nell’intervista al quotidiano britannico, il dirigente definisce Eataly come «una delle aziende che rappresentano al meglio il nuovo capitalismo italiano». Tra queste annovera Yoox e l’incubatore di start-up H-Farm.  

 Che i rapporti tra Guerra e Farinetti fossero ottimi lo si sapeva. Già a febbraio l’imprenditore era diventato il quarto socio della Scuola Holden di Torino, la scuola di Storytelling & Performing Arts di cui Farinetti è socio al 36,7%.

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da: http://www.lastampa.it/2015/09/29/economia/guerra-alla-guida-di-eataly-per-portarla-in-borsa-Tg8giSLRzXbp0k3nmZ8kCM/pagina.html

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Gli trapiantano un rene da sveglio: “Ho scherzato con i chirurghi”

 

Gli trapiantano un rene da sveglio: “Ho scherzato con i chirurghi”

Primo intervento alle Molinette: il suo corpo non poteva sopportare l’anestesia totale

 

Il paziente dopo il trapianto e l’equipe che si è occupata di luii

 

noemi penna

Sotto i ferri per un trapianto di rene, da sveglio. Per la prima volta in Italia, un intervento così delicato è stato effettuato con successo alle Molinette di Torino senza anestesia generale, con la sola epidurale combinata alla subaracnoidea. Il paziente, un uomo di 38 anni di Napoli, è affetto da Sindrome di Alport e il suo corpo non sarebbe stato in grado di reggere l’anestesia generale a causa di una grave insufficienza respiratoria: questo era quindi l’unico modo per potergli trapiantare l’organo di cui aveva bisogno. Il donatore è un uomo di 41 anni, deceduto a Novara per un grave trauma cervicale, ed ha donato cuore, fegato e reni. 

 Tecnica combinata  

Questo tipo di «tecnica combinata», messa a punto dal dottor Fabio Gobbi dell’Anestesia Rianimazione 3, diretta dal dottor Pierpaolo Donadio, non era mai stata utilizzata per un trapianto ed ha permesso di ridurre al minimo i rischi anestesiologici. Durante l’intervento, eseguito il 29 agosto dai chirurghi vascolari Piero Bretto e Federica Giordano e dall’urologo Giovanni Pasquale, l’uomo era sveglio, non ha sentito alcun dolore e ha chiacchierato con i medici. Ora è ricoverato nel reparto di Nefrologia universitaria diretto dal professor Luigi Biancone, che commenta: «Questo tipo di tecnica ha garantito un’ottima ripresa post operatoria e siamo molto ottimisti su una ripresa del paziente in poco tempo».

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da:

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Calcio: granata commossi ai funerali di don Rabino

giovedì 20 agosto 2015

Torino, granata commossi ai funerali di don Rabino

L'Arcivescovo: «Da lui lezione di sport fonte di gioia e di riscatto»

 

Torino, granata commossi ai funerali di don Rabino

© Marco Alpozzi / LaPresse

TORINO - L'intera squadra del Torino, guidata dal presidente Urbano Cairo e dall'allenatore Giampiero Ventura, oltre a moltissimi ragazzi delle giovanili partecipano, con altre centinaia di persone commosse, ai funerali di don Aldo Rabino, per oltre 40 anni padre spirituale dei granata, morto martedì scorso per un infarto a Maen (Aosta). La messa è celebrata dall'arcivescovo di Torino, mons.Cesare Nosiglia, alla basilica di Maria Ausiliatrice. Nella chiesa anche il dirigente della Juventus Gianluca Pessotto e molti altri sportivi. "L'esistenza di don Aldo - ha detto l'arcivescovo nell'omelia - è stata segnata dalla coltivazione appassionata dei giovani nelle squadre del Torino, negli oratori salesiani ed in mezzo ai volontari dell'associazione 'Oasi-Operazione Mato Grosso'. Don Aldo sul Vangelo ha scommesso tutta la sua esistenza e lo ha fatto perseguendo con entusiasmo e responsabilità la via dello sport, vissuto come fonte di gioia ma anche di riscatto e di crescita educativa della persona, non di pura ricerca del primato e di un ruolo importante. Ha sempre richiesto ai suoi ragazzi - ha aggiunto mons.Nosiglia - di non rinunciare ai valori etici e di solidarietà, per arrivare ad essere osannati dai tifosi o dalla stampa".

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da: http://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/torino/2015/08/20-3325284/torino_granata_commossi_ai_funerali_di_don_rabino/

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Torino in lutto: morto don Aldo Rabino, padre spirituale granata

Cari Amis,

 
l'amico Marco Girardi ci comunica la triste notizia  della scomparsa improvvisa del cappellano del Torino Calcio Don Aldo Rabbino, a Maen di Valtournenche (in Valle d'Aosta).
Don Aldo Rabbino era anche molto attivo in Brasile: aveva fondato l'Associazione OASI - Operazione Mato Grosso.
  

L'Associazione Piemontesi nel Mondo di San Paolo e il Juventus Fan Club di San Paolo - BR  esprimono il loro cordoglio profondo

Cecilia Maria Gasparini - Direttore Segretario

Giovanni Manassero - Presidente dell'Associazione Piemontesi nel Mondo di San Paolo

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Caro Giovanni,

Mi hanno appena informato che questa notte è mancato improvvisamente Don Aldo Rabino, cappellano del Torino Calcio, nonché mio maestro di vita nel cammino fatto insieme nell' Operazione Mato Grosso. 

Sto pregando per lui affinché protegga tutti noi.

Un saluto. 

Marco Girardi
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Torino in lutto: morto don Aldo Rabino, padre spirituale granata

Don Aldo Rabino alla commemorazione del Grande Torino a Supergain foto: Don Aldo Rabino alla commemorazione del Grande Torino a Superga

Don Aldo Rabino è morto per un malore improvviso. Dal 1971 era il padre spirituale dei granata. Sacerdote salesiano, nel 1969 fondò l'associazione Oasi dedicandosi ai giovani di Torino e ai poveri dell’America Latina. Ogni 4 maggio celebrava la messa in suffragio delle vittime di Superga.

L’Associazione O.A.S.I. é nata a Torino, grazie alla sensibilità  ed all’impegno del salesiano don Aldo Rabino, nello spirito del movimento Operazione Mato Grosso

 

Da oltre 40 anni era il padre spirituale del Torino ma dalla scorsa notte don Aldo Rabino, 76 anni, ha lasciato un po' più sola l'intera comunità di tifosi granata. E' morto colpito da un malore improvviso mentre si trovava a Maen di Valtournenche (in Valle d'Aosta), all'Oasi (Ora Amici Sempre Insieme), la struttura che aveva fondato alla fine degli Anni Sessanta. Per chi ha i capelli bianchi, ma anche per i sostenitori più giovani, don Aldo faceva parte della tradizione e della storia del Toro: ogni 4 maggio celebrava la messa in suffragio delle vittime della tragedia di Superga. Il club piemontese ha espresso dolore e cordoglio per la sua morte:

"Don Aldo Rabino ci ha lasciati. Il Presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club – dirigenti, dipendenti, allenatori, calciatori, settore giovanile – costernati per la triste notizia, esprimono il loro profondo cordoglio e la vicinanza ai familiari di don Aldo, mancato improvvisamente all’affetto dei suoi cari e di chi, come noi, ha avuto la fortuna e il privilegio di conoscerlo Don Aldo era da quarant’anni il padre spirituale del Torino, un quotidiano punto di riferimento, un approdo sicuro per tutti, un amico sincero e leale. Della sua squadra del cuore e del calcio – anche come dirigente federale – si è sempre occupato con amore e competenza, passione e coraggio, qualità che ha espresso in ogni sua iniziativa. Il Toro era una delle sue missioni. Ciao don Aldo, ci mancherai".

Don Aldo Rabino era nato a Torino nel 1939. Appassionato di calcio, aveva iniziato a praticarlo in età giovanile fino a quando nel '68 non diventò un sacerdote salesiano. Dall'anno successivo si dedicò ai giovani di Torino e ai poveri dell’America Latina grazie anche all’Associazione OASI (Ora Amici Sempre Insieme) che fu una creatura da lui allevata poco alla volta. Dal 1971 era il padre spirituale del club granata.


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da: http: http://calcio.fanpage.it/torino-in-lutto-morto-don-aldo-rabino-padre-spirituale-granata/

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Exor acquista PartnerRe per 6,9 miliardi di dollari: Il presidente John Elkann: accordo positivo per tutti

03/08/2015

Exor acquista PartnerRe per 6,9 miliardi di dollari

Presa la società di riassicurazioni. Il presidente John Elkann: accordo positivo per tutti
ANSA    -   John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor
Teodoro chiarelli
torino

Exor conquista PartnerRe, una delle principali società al mondo di riassicurazioni. L’operazione prevede l’acquisizione da parte della famiglia Agnelli di tutte le azioni ordinarie della società per 6,9 miliardi di dollari. In particolare l’intesa prevede il pagamento di 137,5 dollari in contanti per azione ordinaria, più un dividendo speciale di 3 dollari per azione per un controvalore complessivo di 140,5 dollari per azione. Contestualmente PartnerRe ha risolto l’accordo di fusione con l’altra società di riassicurazioni Axis. L’assemblea straordinaria di PartnerRe convocata per il 7 agosto. Il closing dell’operazione è previsto entro i primi tre mesi del 2016.  

 «L’accordo firmato oggi è molto positivo per PartnerRe ed Exor – ha commentato il presidente e amministratore delegato di Exor, John Elkann - Grazie al nostro impegno di azionisti stabili, PartnerRe continuerà a svilupparsi come primaria società di riassicurazione indipendente e globale. Exor lavorerà ora con il consiglio di amministrazione e il management di PartnerRe al fine di garantire il successo dei prossimi passi. Vorrei ringraziare i nostri colleghi azionisti per il continuo sostegno che ci hanno dimostrato negli ultimi mesi».  

 L’accordo prevede un periodo di “go shop”, durante il quale il cda di PartnerRe avrà il diritto di sollecitare e valutare eventuali offerte concorrenti all’operazione Exor, avviando negoziazioni in merito a eventuali proposte ricevute prima del 14 settembre 2015, il tutto nell’ambito delle usuali limitazioni.  

 L’operazione richiede l’approvazione degli azionisti di PartnerRe riuniti in Assemblea Straordinaria che verrà convocata non appena possibile. Il perfezionamento dell’operazione è atteso non oltre il primo trimestre del 2016, subordinatamente all’ottenimento della necessaria approvazione da parte degli azionisti di PartnerRe, all’ottenimento delle autorizzazioni di legge e al verificarsi delle altre consuete condizioni per il closing.

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da: http://www.lastampa.it/2015/08/03/economia/exor-acquista-partnerre-per-miliardi-di-dollari-7C7vxft8qqE79ZeYGOQohO/pagina.html

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Ecco la nuova Ferrari 488 Spider, gioiello hi-tech

 

28/07/2015

Ecco la nuova Ferrari 488 Spider, gioiello hi-tech

La nuova creazione del Cavallino verrà presentata a settembre al Salone di Francoforte

 

La Ferrari 488 Spider
piero bianco

Sembra facile: togli il tetto a una granturismo e nasce la versione en plein air. In realtà non è così semplice, la nuova Ferrari 488 Spider che debutterà a metà settembre al Salone di Francoforte è un sofisticato saggio tecnologico. La meccanica è identica alla versione coupé, con l’8 cilindri turbo posteriore centrale da 3.902 cc che sviluppa 670 Cv e 760 Nm di coppia, ma gli ingegneri di Maranello e i designer del Centro Stile diretto da Flavio Manzoni hanno dovuto fare un gran lavoro sul telaio e sull’aerodinamica della vettura.

La 488 Spider adotta un’architettura all’avanguardia (brevetto del Cavallino) con Retractable Hard Top rigido ripiegabile che garantisce minor peso (-25 kg) e maggior comfort acustico e climatico rispetto alle tradizionali coperture in tela. Ogni aspetto è stata progettato per definire il vertice tecnologico: dallo space frame e dalla carrozzeria in alluminio all’aerodinamica capace di conciliare le esigenze di carico e riduzione della resistenza con quelle specifiche di una vettura aperta in termini di flussi d’aria nell’abitacolo, alla dinamica veicolo che rende la vettura veloce, reattiva e immediata. Ecco dunque la spider stradale Ferrari più efficiente e potente di sempre per quanto riguarda l’aerodinamica, grazie a complesse soluzioni che garantiscono il carico ottimale riducendo la resistenza, due obiettivi normalmente in antitesi. A Maranello sono riusciti a coniugare queste due esigenze introducendo dispositivi innovativi tra cui lo spoiler soffiato e il fondo aerodinamico con generatori di vortici.

Lo studio dei flussi non ha tralasciato gli aspetti legati alla vivibilità a bordo, che beneficia di un lunotto posteriore in vetro regolabile elettricamente in tre posizioni, per il massimo comfort in abitacolo nell’utilizzo en plein air. Abbassando il wind stop completamente è inoltre possibile godersi la musica del motore anche a tetto chiuso, in qualsiasi condizione di guida. In soli 14 secondi il cinematismo elettrico apre o chiude il tetto, che si ripiega in due parti alloggiate sopra il motore con notevole risparmio di ingombro. 

 Progettato intorno al concept del tetto rigido, la 488 Spider ha uno space frame costituito da undici leghe di alluminio combinate con altri materiali nobili, come il magnesio. Grazie a queste soluzioni garantisce valori di rigidità torsionale e flessionale uguali a quello della versione coupé, migliorando del 23% le prestazioni del telaio precedente. Un risultato straordinario, considerato che il tetto è elemento strutturale, possibile solo grazie al know-how sviluppato dal polo Scaglietti, centro di eccellenza per la lavorazione dell’alluminio. 

 Molto bella e altrettanto prestazionale, la nuova Ferrari scoperta (che è lunga 4,568 metri, larga 1,952 e alta 1,211) sfrutta la straordinaria potenza della versione chiusa e può superare i 325 km l’ora, con uno scatto da 0 a 100 in soli 3 secondi. 

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da: http://www.lastampa.it/2015/07/28/motori/approfondimenti/ferrari-spider-sofisticato-saggio-tecnologico-gX3xqQj9nW0UIrOJB5IbXP/pagina.html

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Lavazza allo shopping in Francia: 800 mln per il leader di mercato Carte Noire

22/07/2015

Lavazza allo shopping in Francia: 800 mln per il leader di mercato Carte Noire


L'azienda torinese, prima in Italia e settimo torrefattore al mondo, punta a rilevare l'icona dei vicini d'Oltralpe: sul piatto ci sono circa 800 milioni di euro

Lavazza allo shopping in Francia: 800 mln per il leader di mercato Carte Noire MILANO - Lavazza, l'azienda torinese leader italiano del caffè, sconfina oltre le vicine Alpi per cercare di conquistare la leadership anche nel mercato francese. Lavazza, che è il settimo torrefattore al mondo, ha presentato oggi un'offerta vincolante a Koninklijke Douwe Egberts B.V. per l'acquisto del marchio Carte Noire, leader nel mercato francese del caffè con circa il 20% di quota nel canale retail. "L'operazione rimane soggetta allo scambio di informazioni e alle consultazioni con gli organismi di rappresentanza dei lavoratori, così come all'approvazione da parte della Commissione Europea e dell'autorità antitrust francese", dice una nota del gruppo italiano. L'operazione dovrebbe aggirarsi sugli 800 milioni di euro, riporta Reuters.

Sul fronte antitrust non ci dovrebbero esser problemi, visto che la vendita di Carte Noire da parte di Jacobs Douwe Egberts era stata sollecitata proprio per concludere il merger con il business del caffè di Mondelez International. La chiusura dell'operazione dovrebbe arrivare comunque tra fine 2015 e inizio 2016; nel frattempo, Lavazza si pone in testa nella corsa per il marchio francese, per il quale c'erano anche dei private equity come BC Partner, Pai e Cinven.

In base ai termini dell'offerta, Lavazza acquisirebbe il controllo delle attività di Carte Noire all'interno della European Economic Area (EEA, area economica europea), a eccezione dei rami di business Carte Noire instant coffee, T-Discs e alle attività relative al canale fuori casa. "Con questa acquisizione, di portata strategica, riteniamo di poter fare un importante passo avanti per diventare un'azienda globale. L'operazione proposta è coerente con la nostra strategia di sviluppo internazionale, basata sia sulla crescita organica sia su quella inorganica", ha commentato nella nota l'amministratore delegato di Lavazza, Antonio Baravalle.
 
"La nostra prima presenza all'estero è stata proprio in Francia, nel 1982. Da allora, quello francese ha rappresentato un mercato molto importante per Lavazza e ci aspettiamo che lo sia sempre di più in futuro – ha affermato Alberto Lavazza, presidente dell’azienda -. Con Carte Noire, un'icona francese del caffè con un posizionamento premium unico, un marchio forte e molto noto, la Francia diventerebbe il nostro secondo mercato per dimensioni e importanza".
 
Il perimetro delle attività Carte Noire all'interno della EEA, previsto a oggi, riguarda il canale retail: il caffè macinato, le cialde filtro e le capsule compatibili Nespresso. La transazione proposta prevede anche l'acquisizione, da parte di Lavazza, dell'impianto produttivo di Laverune, situato nella regione del Languedoc-Roussillon, che continuerebbe a realizzare i prodotti Carte Noire inclusi nella transazione proposta. Lavazza, presente oggi in 90 Paesi nel mondo, ha una quota del 45% nel mercato italiano retail. "L'Italia continuerà a essere il nostro mercato chiave, quartier generale dell'azienda, centro di innovazione e delle nostre produzioni. In Francia, quarto Paese consumatore di caffè a livello globale e secondo a livello europeo, Lavazza ha l'opportunità di raggiungere una posizione di leadership", ha concluso Baravalle.

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da: http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/07/22/news/lavazza_allo_shopping_in_francia_offerta_per_il_leader_di_mercato_carte_noir-119605331/?ref=HRER2-1

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Vola il mercato auto Ue: a giugno +14,8%, Fca fa meglio

16 luglio 2015

Vola il mercato auto Ue: a giugno +14,8%, Fca fa meglio

Nei primi sei mesi dell'anno il totale è stato di 7.414.958 immatricolazioni, con una crescita dell'8,2% rispetto alla prima metà del 2014. Brillante la performance di Fiat Chrysler: a giugno ha visto le vendite salire del 18,1% sull'anno scorso e la quota di mercato è così passata dal 6,1 al 6,3%

 

Vola il mercato auto Ue: a giugno +14,8%, Fca fa meglio(ap)

MILANO - Vola il mercato europeo dell'auto e per Fca si conferma un ottimo momento, con i dati di vendita più brillanti di quelli della media dei concorrenti. I dati dell'Acea, l'associazione dei costruttori europei, certificano un balzo a doppia cifra: a giugno le immatricolazioni in Europa e nei Paesi Efta sono state 1.413.911, il 14,8% in più rispetto allo stesso mese del 2014. Nei primi sei mesi dell'anno il totale è stato di 7.414.958, con una crescita dell'8,2%. Andamenti delle vendite positivi si sono visti in tutti i mercati, salvo in Irlanda (-14%) e Finlandia (-2,5%). L'Italia ha fatto la sua parte, segnando un +14,4%, la Germania un +12,9%, la Francia un +15%. Il Portogallo - con il suo +33,9% - è il paese europeo dove le immatricolazioni a giugno sono cresciute di più.

In questo contesto, il gruppo Fca ha fatto meglio: sempre secondo i dati Acea, le vendite di Fiat Chrysler sono, infatti, salite del 18,1% a giugno, rispetto allo stesso mese del 2014m e sono state pari a 85.891 Vetture. La quota di mercato è passata dal 6,1% del giugno 2014 al 6,3% del mese scorso. Le immatricolazioni di auto a marchio Fiat sono cresciute del 14,8%, quelle a marchio Jeep balzate del 192,6%, mentre le Lancia/Chrysler e le Alfa Romeo sono calate rispettivamente del 6,2% e del 4,3%. Gli altri marchi del gruppo sono invece cresciuti del 3,6%. Sergio Marchionne spera ora che il rilancio avviato per la casa del Biscione possa dare nuova spinta all'intero gruppo. Nel primo semestre, invece, il gruppo Fca ha fatto segnare una crescita delle immatricolazioni del 12,9% con la quota di mercato aumentata al 6,5% dal 6,2% dello stesso semestre del 2014.

Fiat Chrysler Automobiles - indica una nota dell'azienda- ha ottenuto risultati migliori di quelli del mercato in quasi tutte le principali nazioni: +20,1% in italia (mercato a 14,4%), +15,9% in Germania (dove le vendite complessive sono aumentate del 12,9%), +22,8% in Francia (rispetto al +15% del mercato) e +26,2% in Spagna (+23,4% il mercato). Il brand Fiat è cresciuto più del mercato in Germania (+15,9%), in Francia (+31,8%) e in Spagna (+25,1%).

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da: http://www.repubblica.it/economia/2015/07/16/news/vola_il_mercato_auto_ue_a_giugno_14_8_fca_fa_meglio-119184656/?ref=HREC1-12

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SALVIAMO LE GALLERIE DI PIETO MICCA DALLA DISTRUZIONE! - A Torino (Turin), in Piemonte per costruire un parcheggio si distruggono le opere sotterranee di quella che fu una delle cittadelle più importanti d’Europa (Sec. XVI)

SALVIAMO LE GALLERIE DI PIETO MICCA DALLA DISTRUZIONE!

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A Torino (Turin), in Piemonte per costruire un parcheggio si distruggono le opere sotterranee di quella che fu una delle cittadelle più importanti d’Europa (Sec. XVI).

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In Turin, Piedmont, to build an underground parking are destroying the precious works of what was once one of the most important citadels of Europe (Sec. XVI).

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El alcalde de Turín en Piamonte para construir una playa de estacionamiento subterránea va a destruir las obras de lo que fuera una de las ciudadelas más importantes de Europa (Siglo XVI).

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A Turin, la municipalité détruit des monuments du XVIème siècle – qui faisaient autrefois partie de la grande Citadelle, l’une des plus importantes d’Europe – pour faire un parking.

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A Turin për fé un postegg a dëstruvo lòn che 'd pressios a-i resta sot tèra dla Sitadela dël sécol XVI, un-a dle pì amportante d'Europa.


DIFFONDETE LA PETIZIONE: https://www.change.org/p/sindaco-di-torino-a-torino-turin-in-piemonte-per-costruire-un-parcheggio-si-distruggono-le-opere-sotterranee-di-quella-che-fu-una-delle-cittadelle-pi%C3%B9-importanti-d-europa-sec-xvi-si-chiede-che-venga-modificato-il-progetto-e-vincolato-il-sottosuolo-de

LA GENTE STA DIMOSTRANDO UN GRANDE ATTACCAMENTO ALLA SUA STORIA E STA ESPRIMENDO LA SUA RABBIA.

APPUNTAMENTO A TUTTI VENERDI PROSSIMO 12 GIUGNO ALLE ORE 20 DI FRONTE AL MASTIO DELLA CITTADELLA DI TORINO PER IL LANCIO DEL «COMITATO PIETRO MICCA».

 


ULTIMI AGGIORNAMENTI:

- «Mal Comune». Respinta la proposta di fermare i lavori alla Cittadella. L'opera di vandalismo della Giunta Fassino non si ferma

2010: la denuncia inascoltata del Generale Ponso, direttore del Museo Pietro Micca, sugli scavi per il parcheggio
«Sorpresa» alla Cittadella: i permessi non ci sono
Già persi 80 metri di gallerie. La distruzione della Cittadella sotterranea di Torino va immediatamente fermata!
Guardate cos’è venuto fuori al cantiere sulle gallerie. Il Comune continua a distruggere. Minacciati due esponenti di Gioventura Piemontèisa
Vogliono spianare tutto con le carte “in regola”!
Nel cantiere del parcheggio già distrutta una parte delle gallerie di Pietro Micca
Il Comune distrugge un’altro pezzo importante della storia di Torino
Il cantiere rivela i resti della Cittadella di Torino: «Il Comune non li distrugga» (Il Bicerin)
2013: Cosa c’è dietro la chiusura delle gallerie di Pietro Micca?

 


- Gruppo Salviamo il patrimonio archeologico della città di Torino. La Cittadella
- F I R M A T E   L A   P E T I Z I O N E  -  C O N T I N U I A M O  A  D I F F O N D E R E !
- Modulo cartaceo scaricabile .pdf (da stampare in fronte/retro)

- Le firme si raccolgono anche presso il Museo Pietro Micca di Torino


Gioventura Piemontèisa
Moviment nassional për l’identità piemontèisa
Piassa dl'oratòri 'd Don Bòsch, 15040 Ël Sumian / Occimiano (Al)
011 7640228 - giovpiem@yahoo.it
www.gioventurapiemonteisa.net

 

 

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da: giovpiem@yahoo.it

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«Il Papa davanti alla Sindone non ha parlato perché era un pellegrino»

25/06/2015 

«Il Papa davanti alla Sindone non ha parlato perché era un pellegrino»

 
Si chiude l'Ostensione, Nosiglia celebra Messa in duomo
(©Reporters)

(©Reporters) Si chiude l'Ostensione, Nosiglia celebra Messa in duomo

Bilancio conclusivo dell'Ostensione tracciato da Nosiglia: oltre 2 milioni i visitatori, di cui 800mila giunti al Telo nei giorni di Francesco

Domenico Agasso jr
Torino

 

Culminata con la visita di papa Francesco, «è stata un'Ostensione tra le più partecipate e ha infuso fiducia e speranza». Per l'arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia il bilancio dell'esposizione della Sindone è più che positivo non solo nei numeri, oltre 2 milioni di pellegrini (di cui 1 milione e 700mila quelli che avevano prenotato la visita on line): «Tutti sono rimasti commossi, dal presidente della Repubblica ai senza fissa dimora – ha osservato nella conferenza stampa di chiusura - e c'è stata da parte dei pellegrini un'intensità umana e spirituale di grande impatto».

 Ieri nella Festa di San Giovanni Battista, Patrono di Torino, si è dunque conclusa dopo 67 giorni l'Ostensione 2015 della Sindone, che ha richiamato nel capoluogo piemontese pellegrini provenienti da tutta Italia, ma anche dal resto del mondo, con i cinquecento dalla Colombia, ottanta da gruppi parrocchiali polacchi, ottanta dal Messico, sessanta dalla Croazia, 55 dalla Repubblica Ceca, 55 da parrocchie slovene, cinquanta da Malta, cinquanta dall'Ungheria, cinquanta dalla Norvegia, cinquanta dalla Svizzera, cinquanta dall'Indonesia, quaranta dagli Stati Uniti, quaranta dalla comunità russa-ortodossa della Lettonia, quaranta dalla Russia.

 Nosiglia, che è il Custode pontificio della Sindone, ha ricordato anche la visita del Pontefice e, in particolare, il momento della sua preghiera davanti al Telo: «Non ha fatto discorsi – ha sottolineato - perché in quel momento era un pellegrino fra i pellegrini. Il suo discorso l'ha fatto con la preghiera, il silenzio e con i gesti, quella carezza alla teca, un gesto di attenzione e tenerezza nei confronti di chi ha dato la vita per noi».

 Ripercorrendo i due giorni della visita di Papa Bergoglio – durante i quali almeno 750-800mila persone si sono recate nel duomo di Torino per la Sindone - e i suoi interventi, Nosiglia ha evidenziato che «dalle sue parole e dai suoi gesti riceveremo una lettera pastorale, che potremo intitolare “Mi sono trovato a casa”, dalla quale ricaveremo le linee di fondo del cammino unitario dei prossimi anni».

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da: http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/sindone-41984/

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IL PAPA A TORINO: L’APPELLO PER IL LAVORO

 22/06/2015 - 11:00

IL PAPA A TORINO: L’APPELLO PER IL LAVORO

IL PAPA A TORINO: L’APPELLO PER IL LAVORO

TORINO\ aise\ - Intensa due giorni a Torino per Papa Francesco, nel capoluogo piemontese per visitare la Sindone, ma anche per incontrare la comunità cattolica, e non solo.
Rilevante l’incontro con il mondo del lavoro, ieri in Piazzetta Reale: “anzitutto esprimo la mia vicinanza ai giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie; ma anche agli imprenditori, agli artigiani e a tutti i lavoratori dei vari settori, soprattutto a quelli che fanno più fatica ad andare avanti”.
“Il lavoro – ha sottolineato il Papa – non è necessario solo per l’economia, ma per la persona umana, per la sua dignità, per la sua cittadinanza e anche per l’inclusione sociale. Torino è storicamente un polo di attrazione lavorativa, ma oggi risente fortemente della crisi: il lavoro manca, sono aumentate le disuguaglianze economiche e sociali, tante persone si sono impoverite e hanno problemi con la casa, la salute, l’istruzione e altri beni primari. L’immigrazione aumenta la competizione, ma i migranti non vanno colpevolizzati, perché essi sono vittime dell’iniquità, di questa economia che scarta e delle guerre. Fa piangere vedere lo spettacolo di questi giorni, in cui esseri umani vengono trattati come merce!”.
“In questa situazione – ha aggiunto – siamo chiamati a ribadire il“no” a un’economia dello scarto, che chiede di rassegnarsi all’esclusione di coloro che vivono in povertà assoluta – a Torino circa un decimo della popolazione. Si escludono i bambini (natalità zero!), si escludono gli anziani, e adesso si escludono i giovani (più del 40% di giovani disoccupati)! Quello che non produce si esclude a modo di “usa e getta”. Siamo chiamati a ribadire il“no” all’idolatria del denaro, che spinge ad entrare a tutti i costi nel numero dei pochi che, malgrado la crisi, si arricchiscono, senza curarsi dei tanti che si impoveriscono, a volte fino alla fame”.
“Siamo chiamati a dire “no” alla corruzione, tanto diffusa che sembra essere un atteggiamento, un comportamento normale”, ha intimato il Papa, che ha ammonito: “ma non a parole, con i fatti. “No” alle collusioni mafiose, alle truffe, alle tangenti, e cose del genere. E solo così, unendo le forze, possiamo dire“no” all’iniquità che genera violenza. Don Bosco ci insegna che il metodo migliore è quello preventivo: anche il conflitto sociale va prevenuto, e questo si fa con la giustizia. In questa situazione, che non è solo torinese, italiana, è globale e complessa, non si può solo aspettare la “ripresa” – “aspettiamo la ripresa…” -. Il lavoro è fondamentale – lo dichiara fin dall’inizio la Costituzione Italiana – ed è necessario che l’intera società, in tutte le sue componenti, collabori perché esso ci sia per tutti e sia un lavoro degno dell’uomo e della donna. Questo richiede un modello economico che non sia organizzato in funzione del capitale e della produzione ma piuttosto in funzione del bene comune”.
Quanto al lavoro delle donne “i loro diritti vanno tutelati con forza, perché le donne, che pure portano il maggior peso nella cura della casa, dei figli e degli anziani, sono ancora discriminate, anche nel lavoro”.
“È una sfida molto impegnativa, da affrontare con solidarietà e sguardo ampio”, ha aggiunto. “E Torino è chiamata ad essere ancora una volta protagonista di una nuova stagione di sviluppo economico e sociale, con la sua tradizione manifatturiera e artigianale - pensiamo, nel racconto biblico, che Dio ha fatto proprio l’artigiano… Voi siete chiamati a questo: manifatturiera ed artigianale - e nello stesso tempo con la ricerca e l’innovazione. Per questo bisogna investire con coraggio nella formazione, cercando di invertire la tendenza che ha visto calare negli ultimi tempi il livello medio di istruzione, e molti ragazzi abbandonare la scuola”.
“Oggi – ha proseguito Papa Francesco – vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori nel chiedere che possa attuarsi anche un “patto sociale e generazionale”, come ha indicato l’esperienza dell’“Agorà”, che state portando avanti nel territorio della diocesi. Mettere a disposizione dati e risorse, nella prospettiva del “fare insieme”, è condizione preliminare per superare l’attuale difficile situazione e per costruire un’identità nuova e adeguata ai tempi e alle esigenze del territorio. È giunto il tempo di riattivare una solidarietà tra le generazioni, di recuperare la fiducia tra giovani e adulti. Questo implica anche aprire concrete possibilità di credito per nuove iniziative, attivare un costante orientamento e accompagnamento al lavoro, sostenere l’apprendistato e il raccordo tra le imprese, la scuola professionale e l’Università”.
“Mi è piaciuto tanto che voi tre abbiate parlato della famiglia, dei figli e dei nonni. Non dimenticare questa ricchezza! I figli – ha sottolineato il Papa – sono la promessa da portare avanti: questo lavoro che voi avete segnalato, che avete ricevuto dai vostri antenati. E gli anziani sono la ricchezza della memoria. Una crisi non può essere superata, noi non possiamo uscire dalla crisi senza i giovani, i ragazzi, i figli e i nonni. Forza per il futuro, e memoria del passato che ci indica dove si deve andare. Non trascurare questo, per favore. I figli e i nonni sono la ricchezza e la promessa di un popolo. A Torino e nel suo territorio esistono ancora notevoli potenzialità da investire per la creazione di lavoro: l’assistenza è necessaria, ma non basta: ci vuole promozione, che rigeneri fiducia nel futuro”.
“Aggiungo una parola che non vorrei che fosse retorica, per favore: coraggio!. Non significa: pazienza, rassegnatevi. No, no, non significa questo. Ma al contrario, significa: osate, siate coraggiosi, andate avanti, siate creativi, siate “artigiani” tutti i giorni, artigiani del futuro! Con la forza di quella speranza che ci dà il Signore e non delude mai. Ma che ha anche bisogno del nostro lavoro. Per questo prego e vi accompagno con tutto il cuore. Il Signore – ha concluso – vi benedica tutti e la Madonna vi protegga. E, per favore, vi chiedo di pregate per me! Grazie!”. (aise)

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da: http://www.aise.info/vaticano/il-papa-a-torino-lappello-per-il-lavoro/40472/1/1/3239

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Renzi a Torino: “La città è un riferimento per il Paese”

Renzi a Torino: “La città è un riferimento per il Paese”

Alla Christillin: “Dopo la Fondazione Museo Egizio, guiderà l’Ente nazionale del turismo” A Fassino: “Piero un punto di riferimento, un modello per tanti amministratori”

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente della Fondazione Museo Egizio, Evelina Christillin

jacopo iacoboni, maurizio tropeano

torino

Il passaggio di Matteo Renzi a Torino si è concluso alle 9,30, quando il presidente del consiglio ha lasciato il Duomo per ritornare a Caselle, dove lo attendeva un elicottero diretto a Courmayeur per l’inaugurazione della nuova funivia. La visita lampo è iniziata davanti a un caffè con il sindaco Piero Fassino e il direttore del museo Egizio, Christian Greco dove il premier si è recato per ammirare i nuovi allestimenti insieme al presidente della Fondazione Museo Egizio Evelina Christillin.  

 

Resultado de imagem para Renzi tra pellegrini nel Duomo di TorinoModello per il Turismo  

Qui ha incontrato i giornalisti: «Vent’anni fa, lo dico con tutto il rispetto, nessuno avrebbe potuto immaginare che Torino sarebbe stata una capitale culturale. Torino continua a svolgere la funzione di riferimento per il Paese. Non a caso oggi Christillin, già presidente della Fondazione Egizio, sarà nominata presidente dell’Enit - è l’Agenzia nazionale per il turismo - Questa è la città in cui la cultura costruisce pezzi d’identità, ma anche posti di lavoro». 


Resultado de imagem para Renzi tra pellegrini nel Duomo di TorinoStima per Fassino  

Poi Renzi conferma la stima per Fassino, la lega al suo lavoro di amministratore, lo chiama «punto di riferimento». Poi, sulle elezioni del 2016, dice: «Piero è un modello per tanti amministratori. Ha accettato fare il sindaco sottoponendosi alle primarie. Nel 2016 deciderà lui». Adesso il premier andrà a vedere la Sindone. Poi il primo ministro volerà a Courmayeur per inaugurare la nuova funivia.  

 Tutte le contraddizioni della sacra Sindone tra business e pellegriniL’arcivescovo Nosiglia
La visita del presidente del Consiglio alla Sindone, nel Duomo di Torino, è stata «una bella sorpresa»: così l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. «Pensavamo che non ce la facessero - aggiunge - e invece è arrivato: davvero un bel regalo alla vigilia della chiusura di una ostensione straordinaria». L’arcivescovo ha accompagnato davanti al Telo Renzi, che si è fermato in raccoglimento per alcuni minuti. «È stato anche questo un momento molto intenso» sottolinea monsignor Nosiglia. «Il presidente mi ha detto di essere già stato qui per l’ostensione del 2010 - conclude - e di avere provato una grande emozione». 

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 da: http://www.lastampa.it/2015/06/23/cronaca/renzi-a-torino-poi-voler-a-courmayeur-qHDqKrDLWLMZUtZr69dOLK/pagina.html

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Bergoglio celebra la messa in piazza Vittorio

21/06/2015

Bergoglio celebra la messa in piazza Vittorio

Il passaggio della papamobile in centro tra migliaia di fedeli in festa

 

MARIA TERESA MARTINENGO, NOEMI PENNA, ANDREA ROSSI

Applausi e lacrime per papa Francesco. L’arrivo in piazza Vittorio Veneto da via Po a bordo della papamobile è stato accompagnato dal boato della folla: tutti vogliono vederlo, fotografarlo, stringergli la mano. Lui non scende fra i fedeli ma li premia girando fra i quadranti più di una volta, scortato da due auto blu e decine di uomini della Guardia Vaticana. L’ingresso nella grande “basilica a cielo aperto” è avvenuto prima del previsto, alle 9,50. Anche la messa è iniziata con quindici minuti d’anticipo, alle 10,30, davanti ad una piazza gremita. In centinaia sono rimasti fuori dai varchi che sigillano piazza Vittorio ma non via Po, dove gli invitati alla messa si sono mischiati con i fedeli senza pass. 

Un percorso lampo  

Dopo essere sceso dalla papamobile all’imbocco di piazzetta Reale per salutare i fedeli in carrozzina, Bergoglio ha percorso senza altre soste via Roma fino a piazza San Carlo, transennata il minimo indispensabile per permettere il passaggio del mezzo. Un saluto rapido ai fedeli in festa. La papamobile ha attraversato tutta la piazza per poi dirigersi nuovamente verso piazza Castello e imboccare via Po. 

L’entusiasmo in Duomo  

 Alle stelle l’entusiasmo delle suore di clausura, che all’arrivo del Papa e all’uscita non solo lo hanno calorosamente salutato, ma hanno anche scattato fotografie con i cellulari. In prima fila i sacerdoti malati della casa del clero. Molto commovente la carezza che Francesco ha fatto alla Sindone dopo i momenti di raccoglimento seduto davanti al Telo. Momenti intensi, turbati appena dagli scatti dei fotografi che hanno accompagnato costantemente i quindici minuti che il Santo Padre ha trascorso in Cattedrale. 

La diretta  

Prima della messa, proprio per esaudire un desiderio del Papa, la Jeep è passata anche davanti alla chiesetta di Santa Teresa. Qui avevano ricevuto il battesimo i nonni di Bergoglio, poi emigrati in Argentina nel 1929. La celebrazione eucaristica è trasmessa in diretta sui ventuno maxischermi dislocati nel centro storico, ma pare che non tutti siano ben funzionanti. Ad accompagnare la funzione è il grande coro della Diocesi di Torino, con l’Orchestra degli studenti del Conservatorio Verdi diretta da Giuseppe Ratti. 

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da:

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NUOVO SHOW ROOM MASERATI A KOBE: IL CONSOLE LOMBARDI ALL’INAUGURAZIONE

 

08/06/2015 - 13:52

NUOVO SHOW ROOM MASERATI A KOBE: IL CONSOLE LOMBARDI ALL’INAUGURAZIONE

NUOVO SHOW ROOM MASERATI A KOBE: IL CONSOLE LOMBARDI ALL’INAUGURAZIONE

OSAKA\ aise\ - Il Console Generale d'Italia ad Osaka, Marco Lombardi, ha inaugurato, nei giorni scorsi a Kobe, il nuovo show room di Maserati, il più grande del Giappone “battezzato” anche dal Presidente di Maserati Asia, Fabrizio Cazzoli.
Di fronte a numerosi esponenti dei media locali, Lombardi, nel suo intervento di saluto, ha ricordato l’appuntamento con l’Expo di Milano che, ad un mese dal suo inizio, è già stato visitato da quasi 3 milioni di persone, rinnovando l’invito a partecipare al grande evento mondiale sull’alimentazione. Alla guida di una Maserati, ha concluso, tutti si possono sentire un po' italiani e provare quella sensazione di bellezza che si ha quando si visita il nostro Paese.
(aise)

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da: http://www.aise.info/made-in-italy/nuovo-show-room-maserati-a-kobe-il-console-lombardi-allinaugurazione-/39328/1/1/3239

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CASA PUGLIA PIEMONTE: ALTO GRADIMENTO PER "I LIBRI NELLA VALIGIA"

 28/05/2015 - 17:36

CASA PUGLIA PIEMONTE: ALTO GRADIMENTO PER "I LIBRI NELLA VALIGIA"

 

CASA PUGLIA PIEMONTE: ALTO GRADIMENTO PER

BARI\ aise\ - "Riteniamo che la manifestazione "I Libri nella valigia", rassegna di pubblicazioni sulla storia e l'emigrazione pugliese, organizzata dal Servizio Internazionalizzazione - Ufficio Pugliesi nel Mondo - della Regione Puglia in collaborazione con Federazione Casa Puglia Piemonte di Torino, nell'ambito del Salone Internazionale del Libro di Torino 2015, sia stato un evento molto ben riuscito sia dal punto di vista della qualità delle pubblicazioni presentate sia dal punto di vista gradimento del pubblico che, infatti, ha partecipato in gran numero e in modo molto interessato". Così Pasquale Valente, Presidente della Federazione Casa Puglia Piemonte, in una nota di riflessioni e ringraziamento all’Ufficio Pugliesi nel Mondo per il grande successo della rassegna "I Libri nella Valigia" tenutasi in occasione della partecipazione istituzionale della Regione Puglia al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Prosegue Valente: "Riconosciamo il grande impegno in termini di risorse finanziarie e umane profuso dalla Regione Puglia, e in particolare dal Servizio Internazionalizzazione - Ufficio Pugliesi nel Mondo, ed evidenziamo anche che la collaborazione tra gli Uffici Centrali e le Associazioni delle Comunità locali di Pugliesi non può che portare buoni frutti essendo tali Enti animati dagli stessi intenti che sono quelli della valorizzazione della cultura, della storia, della economia della Puglia e delle persone che degnamente la rappresentano nel Mondo".
"Pertanto, - chiosa - nel mentre ringraziamo il Servizio Internazionalizzazione - Uffici Pugliesi nel Mondo, Giovanna Genchi, Lucia Berardino e tutti i loro collaboratori presenti al Salone, auspichiamo che la collaborazione con Casa Puglia Piemonte possa continuare proficuamente anche in altri ambiti".
La Pugliesi nel Mondo, da parte sua, coglie "l'occasione per ribadire pubblicamente la stima e la riconoscenza nei confronti della comunità pugliese in Piemonte che, attraverso una grande Federazione unitaria, promuove la nostra Puglia con abnegazione e professionalità".
(aise)

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da: http://www.aise.info/politiche-regionali/casa-puglia-piemonte-alto-gradimento-per-i-libri-nella-valigia/38635/1/1/3239

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A TORINO 9° CONGRESSO DELLE CAMERE DI COMMERCIO


A TORINO 9° CONGRESSO DELLE CAMERE DI COMMERCIO

13/05/2015 - 12:17                 A TORINO 9° CONGRESSO DELLE CAMERE DI COMMERCIO

TORINO\ aise\ - Manca meno di un mese al 9° Congresso mondiale delle Camere di commercio, che si svolgerà a Torino dal 10 al 12 giugno. Alla manifestazione sono attesi 1500 delegati da 120 paesi: leader delle Camere, esponenti di associazioni imprenditoriali internazionali, multinazionali e istituzioni.
Almeno 22 i Paesi in via di sviluppo presenti, di cui 15 africani e 7 asiatici: la più ampia adesione mai ottenuta.
Sotto lo slogan “Chambers for global prosperity”, verranno affrontati temi di attualità, tra cui le prospettive dell’economia globale, l’emergenza occupazione, emigrazione e immigrazione come leve di sviluppo economico, l’accesso al credito per le PMI. Sarà poi realizzata un’area espositiva per Camere di commercio, sponsor e aziende italiane ed estere che qui presenteranno i propri prodotti, servizi e attività.
Il Congresso internazionale delle Camere di commercio è organizzato ogni due anni in un continente diverso dall’ICC World Chamber Federation (WCF). L’aggiudicazione a Torino - che a fine 2012 ha battuto nella competizione Ginevra, Liverpool e Belfast – riporta dopo 8 anni il Congresso in Europa e per la prima volta in Italia.
Il Congresso si terrà al Centro Congressi del Lingotto e prevede 3 giorni di incontri con una riunione plenaria ogni giorno e a seguire workshop e sessioni dedicate alla competizione mondiale tra le Camere di commercio per l’aggiudicazione del miglior progetto internazionale.
Principale novità dell’edizione torinese sarà la Dichiarazione dei Diritti dell’Imprenditore: si tratta di un primo tentativo, mai realizzato in precedenza, di stabilire oltre ai diritti dei lavoratori e dei consumatori, anche quelli dell’imprenditore, riconoscendo al tessuto di piccole, medie e grandi imprese nel mondo un ruolo sociale oltre che economico, nel generare ricchezza, posti di lavoro, prosperità.
Parallelamente il Congresso sarà l’occasione per ribadire il ruolo delle Camere di commercio a livello internazionale, pur nelle rispettive diversità. Si procederà, infatti, alla definizione di una Dichiarazione di Principi delle Camere di commercio, che sottoscritta da realtà anche molto differenti contribuirà alla definizione di identità e obiettivi comuni.
Collegata con il Centro Congressi, a Torino sarà realizzata un’area espositiva all’interno del Padiglione 5 del Lingotto Fiere, che permetterà alle Camere di commercio, agli sponsor e alle aziende italiane ed estere di presentare ai delegati di tutto il mondo i propri prodotti, servizi e attività. Questo sarà lo spazio dove avverranno incontri bilaterali tra Camere di commercio, come già avvenuto in passate edizioni, ma anche incontri dedicati tra Camere di commercio, imprese internazionali e imprese piemontesi: una nuova proposta ideata proprio qui a Torino, grazie all’esperienza camerale in questo ambito. In questo modo il Congresso potrà rappresentare un’occasione per avviare contatti di business, grazie ai rappresentanti camerali che, specialmente all’estero, sono spesso imprenditori di grande rilievo nel proprio paese.
Dal 2003 il Congresso Mondiale prevede anche la premiazione alle Camere di commercio nel mondo per progetti particolarmente innovativi.
Quattro le categorie previste per il 2015: Miglior progetto per le politiche di rappresentanza del sistema imprenditoriale; Miglior progetto di creazione posti di lavoro e sviluppo delle imprese; Miglior progetto per la Responsabilità Sociale d’Impresa; Miglior progetto non convenzionale (Best Unconventional project).
Il Congresso è organizzato dalla Camera di commercio di Torino e da ICC World Chambers Federation. (aise)

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da: http://www.aise.info/commercio-estero/a-torino-9-congresso-delle-camere-di-commercio-/37247/1/1/3239

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Mattarella inaugura il Salone: “Leggere rende liberi, Torino è un modello culturale” Foto Video - Fischi dai dipendenti della Provincia

14/05/2015

Mattarella inaugura il Salone: “Leggere rende liberi, Torino è un modello culturale” Foto Video - Fischi dai dipendenti della Provincia

Il presidente della Repubblica: Non deve esserci contrapposizione tra i libri e i nuovi strumenti

L’arrivo di Mattarella al Salone del Lbro di Torino

emanuela minucci

torino

Alle 10,45 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha varcato la soglia della Sala Gialla del Lingotto. Ad attenderlo il caloroso applauso dei protagonisti (tutti in piedi) del ventottesimo Salone del Libro, e tutta la città che conta.  

Nel suo atteso, intervento finale, il Capo dello Stato non ha certo deluso la platea di chi si aspettava da lui un messaggio incoraggiante per la cultura: «La crisi economica non ha risparmiato i libri e il mondo della carta stampata, tanti numeri hanno il segno meno davanti, tanti posti di lavoro sono stati perduti, ma sono emerse nuove professionalità. Cambiano le tecnologie, le piattaforme i contenuti, ma ciò a cui non possiamo rinunciare è la ricchezza dei testi e della lettura: leggere non è solo una ricchezza privata, ma un bene comune, ossigeno per le coscienze.  

La lettura è una porta sul mondo, leggere ha a che fare con la libertà e con la speranza». Oggi, ha proseguito il presidente Mattarella, «si parla spesso di solitudine di massa, a questo pericolo dobbiamo far fronte impedendo che si rompano le maglie della società e in questa difesa la cultura è decisiva. Ecco perchè il Salone è importante, e la sfida che la kermesse diventi un grande social network è importante, e vi auguro di vincerla». E ha proseguito: «Si può dire che i libri rendono più liberi, e nella parola latina le due parole si sovrapponevano perfettamente, i libri e la cultura possono aiutarci a raggiungere una libertà fondata sul rispetto delle persone e del sapere diffuso, un traguardo importante, ma irraggiungibile senza la cultura e i libri sono una straordinaria ricchezza immateriale». E ha poi concluso: «Il Salone va controcorrente, auguriamoci sia l’inizio di una generale inversione di rotta, sarebbe un grave errore contrapporre l’ebook al libro tradizionale: ma anche l’Ue deve favorire tutti i fattori di sviluppo, di entrambe le realtà, il libro è un libro quale che sia il suo formato. E ricordiamoci che senza Gutemberg non ci sarebbe stata la Riforma». Mattarella ha fatto riferimento infine all’Expo, «una grande occasione per costruire sinergie nuove: usiamo queste reti per sviluppare le passioni civili».  

Mattarella ha poi rivolto un saluto speciale ai giovani editori e scrittori sperando che iniziative del genere aiutino la cultura e la scuola. «Non tutto quello che c’era da scrivere è già stato scritto: il futuro è nelle nostre mani».

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da: http://www.lastampa.it/2015/05/14/cronaca/mattarella-inaugura-il-salone-leggere-rende-liberi-torino-un-modello-culturalefoto-dhakNIjt1cO743ChbVW5aM/pagina.html

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Culicchia riscopre la sua Torino: “Non si vergogna più di divertirsi”

08/05/2015

Culicchia riscopre la sua Torino: “Non si vergogna più di divertirsi”

L’autore riscrive completamente il libro del 2005 sulla città: “Ci sono stati cambiamenti vorticosi, non bastava una rinfrescata”

Torino, coppie danzano nella cornice della Galleria San Federico, nel cuore della città

giuseppe culicchia

torino

Quando nel 2006 la nostra città ha ospitato le Olimpiadi Invernali, noi torinesi ci siamo sorpresi a constatare quanto Torino fosse apprezzata da chi, arrivando da fuori, la vedeva per la prima volta. E, per la prima volta, anche noi l’abbiamo vista con occhi diversi, apprezzando luoghi e colori che fino al giorno prima davamo per scontati, al punto da non vederli più […] È con questo spirito che, malgrado la crisi fosse di là da venire, poco più di dieci anni fa ho scritto «Torino è casa mia». Un libro nel quale ho cercato di raccontare la città in cui vivo spogliandola degli stereotipi che da sempre saltavano fuori al solo nominarla, e dunque partendo proprio da quelli. 

 Il caso ha voluto che intanto, mentre scrivevo, la città avesse cominciato a scrollarseli di dosso pure lei, quegli stereotipi. Risultato: da «grigia città industriale», nonché «laboratorio», nonché «culla dell’Azionismo», nonché capace di coniugare la «cultura operaia» con il «catalogo Einaudi», Torino ha fatto un triplo salto mortale carpiato e tra un’Olimpiade e una speculazione edili… pardon, una riqualificazione urbana, si è magicamente trasformata nella «città della movida». [...] 

 Risultato: nella già austera Torino, prima i Murazzi, poi il Quadrilatero, poi piazza Vittorio, poi San Salvario e infine Vanchiglia sono diventati dei veri e propri non-luoghi, non perché l’ultima variante al piano regolatore li abbia trasformati in centri commerciali o aeroporti, ma perché ormai intercambiabili per «stili di vita» e «modelli culturali» all’insegna del «vale tutto» con i Navigli milanesi o con la zona di Campo de’ Fiori a Roma oppure, da non credere, con il veneziano Campo Santa Margherita […] Detto questo, Torino è davvero molto cambiata nel corso degli ultimi anni, più di quanto sia cambiata qualsiasi altra città italiana, e dunque «Torino è casa mia» aveva bisogno di qualcosa di più di una rinfrescata. Così mi sono detto che forse valeva la pena di riscriverlo daccapo. Anche perché se uno oggi come oggi scende ai Murazzi pensando di trovarci i Murazzi, voglio dire i Murazzi a cui eravamo abituati, o se preferite i Murazzi d.G., che sta per dopo Giancarlo, beh, potrebbe rimanerci male. O bene, dipende dalle aspettative, dagli stili di vita e dai punti di vista.  

 Per dire: dalle parti della Crocetta è sparito un garage dall’entrata in stile Liberty. A Porta Palazzo è spuntato il PalaFuk… pardon, il Centro Palatino. Gli intonaci colorati delle facciate degli edifici del Villaggio Olimpico sono già scrostati. Via Lagrange è stata chiusa al traffico. L’altra squadra di Torino, quella con lo stadio a Venaria, non gioca più in Serie B. Ma non solo. Perché al contrario di un tempo, un tempo abbastanza recente, Torino è diventata altro da sé nell’immaginario collettivo degli italiani.  

 Ho perso il conto delle volte che, eravamo ancora nel secolo scorso, quando presentavo uno dei miei libri in un’altra città italiana e dicevo che ero di Torino mi sentivo rispondere: «Oh, poverino». A un certo punto, invece, eravamo già nel nuovo millennio, la reazione è diventata: «Ah, che fortuna!». A Roma, nella redazione di una radio, mi sono sentito dire che tanti ragazzi della Capitale oggi sognano di venire a vivere a Torino come negli Anni Settanta sognavano di andare a studiare a Bologna. Roba da non credere. Ancora ancora, avessero voluto venire a studiare a Torino come già a Bologna. Ma loro no: vogliono venirci a vivere. Vivere. Vivere a Torino. Nell’ex città-fabbrica che città-fabbrica non è più e che, a ben vedere, non è mai stata. E che, questa è davvero grossa, anche se in realtà non c’è troppo da stare allegri, non si vergogna più di divertirsi. 

 Già: perché i torinesi in realtà si sono sempre divertiti, ma una volta… si vergognavano di farlo sapere. Avevano un’immagine pubblica a cui attenersi. Erano militari. Operai. Intellettuali. Gente abituata alla disciplina e all’autodisciplina. Anche per questo a Torino si sono sempre fatte tante feste private. Molto private. In questa città Roberto D’Agostino non sarebbe mai riuscito a recuperare abbastanza materiale per il suo Cafonal. Vuoi per lo stile, certo, che in riva al Po è differente rispetto a quello che impera in riva al Tevere o dalle parti dei Navigli. Ma anche per l’oggettiva difficoltà a intrufolarsi in determinati ambienti e circoli e luoghi: perché se non hai frequentato lo stesso liceo del padrone di casa col piffero che t’invitano.  

 Già, funziona così, ha sempre funzionato così e funzionerà sempre così. Noi le regole che informavano la vita nelle caserme e nelle fabbriche ce le portiamo dentro di generazione in generazione, anche se ormai parecchie di quelle caserme e gran parte delle fabbriche sono state chiuse o addirittura rase al suolo. Però, è successo qualcosa: perché oggi come oggi i torinesi non si vergognano più di divertirsi. [...] 

 Dopodiché, rispetto a Torino è casa mia, questa Torino è casa nostra è anche una piccola storia orale della città, perché in questo volume parlano tanti torinesi, uno che a Torino fa il cioccolato, una che fa l’ostetrica, uno che pulisce il fiume, una che tiene in ordine i giardini, uno che si prende cura degli ammalati, una che ha aperto un locale dove si mangia tedesco, uno che ne ha aperto un altro dove si mangia siciliano… quando uscì Torino è casa mia a un certo punto mi chiesi perché mai non si potesse creare un sito web dove tutti i torinesi potessero raccontare la loro Torino a partire dall’idea che fosse la casa dove vivevano. E così qualcuno di loro me lo sono andato a cercare. Purtroppo non potevo far parlare qui poco meno di un milione di persone. Quelle che mancano facciano sentire in qualche modo la loro voce. Sono certo che hanno un mucchio di cose da dire sulla loro città. Mia. Nostra. Vostra.

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da: http://www.lastampa.it/2015/05/08/cultura/culicchia-riscopre-la-sua-torino-non-si-vergogna-pi-di-divertirsi-jCR5No0a2gQPnCcKZBx2lO/pagina.html

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Fiat 500X, dietro le quinte di un successo

Mercoledì 22 Aprile, 2015

Fiat 500X, dietro le quinte di un successo

Fiat Chrysler apre le porte della fabbrica di Melfi, uno degli stabilimenti automotive più avanzati d'Europa, dove nasce il primo crossover della famiglia 500. Le immagini

Fiat 500X, dietro le quinte di un successo 

 Fiat Chrysler apre le porte del suo stabilimento di Melfi, uno dei più avanzati d'Europa e mostra le varie fasi produttive del primo crossover della famiglia 500. La fotostoria.

ROMA - Da oggi, grazie al programma Google Maps Business View, sarà possibile vivere un'esperienza coinvolgente alla scoperta degli interni di FCA Melfi Plant direttamente su Google Maps, un vero e proprio tour virtuale che consentirà di addentrarsi nell'impianto lucano cogliendo, nei suoi aspetti essenziali, l'intero ciclo produttivo di Fiat 500X e Jeep Renegade. Accessibile dal sito fcamelfiplant.fiat.it, il  viaggio consente di visitare ogni angolo dello stabilimento , una delle fabbriche automotive più avanzate dell'intera Europa, anche grazie al recente investimento di oltre un miliardo di euro stanziato in vista della produzione delle nuove vetture. 
 
VIAGGIO NEI NUMERI - Per rendere l'esperienza unica, in tre giorni di servizio fotografico sono state scattate  un totale di 3.924 foto. Si tratta di 327 panoramiche, ognuna delle quali composta da 12 fotografie in alta risoluzione. Gli utenti hanno quindi la possibilità di "muoversi" all'interno dello stabilimento, scegliendo tra le unità produttive di stampaggio, lastratura, verniciatura e montaggio. Oggi il complesso è costituito da reparti di stampaggio, lastratura, verniciatura e montaggio e impiega un totale di quasi 8.000 lavoratori; 5 presse e 2 trance per la fase di stampaggio; 860 robot per la fase di lastratura; 54 robot  per le operazioni di verniciatura;  278 stazioni automatiche di avvitatura; e circa 4.000 persone esclusivamente dedicate al montaggio  delle auto. Ogni giorno si lavora su tre turni, 24 ore su 24, per creare circa 500 unità del nuovo crossover Fiat, incrociando quattro telai, 12 colori di carrozzeria, cinque interni, otto propulsori e 188 optional.
 
20 ANNI DI MELFI - Esteso su una superficie di circa 1,9 milioni di metri quadrati, lo stabilimento fu progettato dall'architetto Marco Visconti e costruito fra il 1991 e il 1993 nei pressi di San Nicola, a 18 chilometri da Melfi, in una zona priva di altri siti industriali. Ubicata su una direttrice che collega bene la Basilicata con la Campania e la Puglia, regioni da cui provengono anche molti lavoratori dell'impianto, la fabbrica ha iniziato a produrre dall'ottobre 1993. Negli ultimi vent'anni l'impianto ha ospitato la produzione di diversi modelli dei marchi Fiat e Lancia, tra cui Fiat Punto (1994), Lancia Ypsilon (1995), nuova Ypsilon (2003), Grande Punto (2005) e Punto Evo (2009), raggiungendo quasi sei milioni di vetture prodotte sino a marzo 2015. Oggi si producono i modelli Fiat 500X, Fiat Grande Punto e Jeep Renegade.

 

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da: http://www.tuttosport.com/motori/mondo-motori/2015/04/22-328872/Fiat+500X%2C+dietro+le+quinte+di+un+successo

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A BARCELLONA FASSINO E NICOLETTI PRESENTANO TORINO COME PORTA DI ACCESSO AD EXPO 2015

 16/04/2015 - 15:06

 

A BARCELLONA FASSINO E NICOLETTI PRESENTANO TORINO COME PORTA DI ACCESSO AD EXPO 2015

 

A BARCELLONA FASSINO E NICOLETTI PRESENTANO TORINO COME PORTA DI ACCESSO AD EXPO 2015

BARCELLONA\ aise\ - Nel quadro del complesso modernista dell’antico Ospedale di San Pau – vero gioiello architettonico recentemente restaurato e aperto al pubblico – il Sindaco di Torino, Piero Fassino ed il Console Generale a Barcellona, Stefano Nicoletti, presenteranno questa sera al pubblico barcellonese, ai tour operators ed alla stampa l’iniziativa “EXPO e territori”, gli itinerari del gusto in Piemonte ed in particolare la città di Torino come porta di accesso all’EXPO 2015.
Oltre alle presentazioni multimediali, a video sull’EXPO e diversi interventi, è previsto un momento musicale jazz, con il Trio Fabio Giachino, per far conoscere il Jazz Festival di Torino oltre che una degustazione eno-gastronomica di prodotti piemontesi nella sala “Domenéch i Muntaner”, cuore del complesso modernista di San Pau.
È attesa la presenza del Sindaco di Barcellona, Trias e di esponenti della Generalitat di Catalogna fra le autorità invitate all’evento.
(aise)

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da: http://www.aise.info/rete-diplomatica/a-barcellona-fassino-e-nicoletti-presentano-torino-come-porta-di-accesso-ad-expo-2015/34932/1/1/860

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Preghiere, lacrime e stupore Il popolo della Sindone in fila

 

20/04/2015

Preghiere, lacrime e stupore Il popolo della Sindone in fila

Migliaia di visitatori. Nosiglia evoca la tragedia del Canale di Sicilia

 

Non erano ancora le 15 quando i primi pellegrini, foglio di prenotazione in mano, si sono messi in coda davanti all’ingresso di Viale Partigiani in attesa dell’apertura dei cancelli, un’ora più tardi

 

maria teresa martinengo

Da ogni parte d’Italia, un po’ per fede e un po’ per turismo. Persino agganciando la partita Juve-Lazio al pellegrinaggio. La giornata di apertura delle visite alla Sindone si è chiusa ieri sera con una stima di circa 5000 persone entrate in Duomo.  

   E con il centro entrato in pieno nell’atmosfera dell’Ostensione, con la coda dei non prenotati che girava intorn o alla Cattedrale, un gran numero di sacerdoti e suore a passeggio, come le famigliole, i gruppi di amici, le coppie di genitori con un figlio disabile, i ragazzi che intonano cori seduti per terra, i souvenir sindonici che imperversano nelle vetrine, i volontari che salutano chi li guarda incuriosito, i militari che presidiano il sagrato e intanto danno informazioni sulla città.  

 

I primi  

C’era attesa, ieri, per scoprire chi fosse il primo pellegrino a varcare i controlli ai Giardini Reali, alle 16. A contendersi il primato, una coppia di pensionati di Barriera di Milano, casalinga lei ed ex decoratore lui, veterani delle ostensioni. E due amici, Luciano Pistillo e Francesco Scaringelli (con il figlio Samuele), operatori ecologici di San Severo, Foggia, venuti a Torino con un lungo viaggio per fede bianconera ma «fortunatissimi oltre che per la vittoria anche per aver potuto prenotare questa visita, una cosa straordinaria per noi che veniamo da una terra di santi». In coda tra i primi, una coppia di ristoratori di Como, Elsa Stromillo e Pasquale Ciccone, partiti in mattinata dopo aver sentito ieri in televisione dell’Ostensione. «Abbiamo tentato la sorte e ce l’abbiamo fatta», dice lei. E il marito: «Sappiamo che ci emozioneremo come quando siamo stati a Gerusalemme al Santo Sepolcro. Qui c’è confusione, ma poi davanti al Telo tutto questo sparirà. Io farò una preghiera per i settecento morti in mare». A quei morti, al termine della messa inaugurale concelebrata con i vescovi del Piemonte e con il cardinale Severino Poletto, l’arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, aveva rivolto il suo pensiero. «La sofferenza impressa nel Telo, a poche ore dall’ennesima tragedia nel Canale di Sicilia, fa pensare a quelle centinaia di poveri morti in mare».  

 

Dopo la visita  

All’uscita dal Duomo, l’emozione dei pellegrini si misura sulla commozione di Carmen, peruviana che vive a Firenze, ieri a Torino con un gruppo di amici. «Sono senza parole, ho pianto. Davanti a quel Lenzuolo - dice - si sente davvero la presenza di Cristo». E Salvatore: «Ho sentito il cuore fermarsi nei minuti di raccoglimento, ho percorso all’indietro 2000 anni fino a Nazareth». 

Gianni Masiero, con mamma e papà, era entusiasta dell’esperienza appena fatta. «È un’emozione grande, poi il filmato a cui si assiste prima di entrare in Duomo permette di capire bene i segni sul Lenzuolo. È qualcosa che ti prende alla gola, che non si può spiegare». Antonella, infermiera, arrivata dalla provincia di Asti, attraversa un momento difficile. «Questa giornata mi riconcilia con la vita. Non so come, ma mi sono sentita meno sola». Andreina Nuzzi, educatrice di nido, torinese, ha visto nella Sindone «tutto il male che gli uomini sanno fare». E torna anche lei ai poveri morti del Mar Mediterraneo: «Potremmo esserci noi al loro posto, in guerra, affamati. E la storia si ripete. L’uomo della Sindone può essere Cristo o no, ma è stato torturato, flagellato, inchiodato. Tutto questo l’hanno fatto gli uomini». 

 Nel tardo pomeriggio monsignor Nosiglia passa dalle parti del Duomo, è soddisfatto. «Tutti i weekend avremo tantissima gente. Per il prossimo sono prenotati cinquemila giovani da Torino, da Lombardia, Veneto e Toscana. Ma anche oggi, con l’apertura annunciata un po’ all’ultimo, la gente ha risposto subito. Il tam tam, come si dice, funziona sempre». 

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da: http://www.lastampa.it/2015/04/20/cronaca/preghiere-lacrime-e-stupore-il-popolo-della-sindone-in-fila-rSEJKx4DW2bCvkNHraPqnM/pagina.html

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Fca, La prima assemblea dei soci ad Amsterdam

 

16/04/2015

Fca, Marchionne: «Assunzioni in Italia? Le annunceremo»

La prima assemblea dei soci ad Amsterdam. Elkann: «Giorno speciale, con Fca tutto è cambiato per sempre»

di Redazione Economia

 

Il Ceo di Fca, Sergio Marchionne

 Il Ceo di Fca, Sergio Marchionne

 
  

  

È terminata con un applauso, dopo un’ora e quaranta minuti, l’assemblea degli azionisti di Fca, che si è tenuta per la prima volta ad Amsterdam. «Ieri all’assemblea di Cnh non c’è stato l’applauso, la prossima volta mi porto anch’io la claque», ha detto scherzosamente Sergio Marchionne a John Elkann. All’assemblea hanno partecipato 17 azionisti, 11 dei quali rappresentanti di Exor. «Ringrazio soprattutto chi è venuto da lontano», ha affermato Elkann al termine dei lavoro. In apertura il presidente di Fca aveva sottolineato che «oggi è un giorno speciale: per la prima volta nella loro storia, Fiat e Chrysler tengono l’assemblea in un luogo diverso dagli Stati Uniti e dall’Italia. Non è un dettaglio di poca importanza, è il segno che con Fca tutto è cambiato, per sempre». «Abbiamo unito due protagonisti del settore auto mondiale - ha proseguito Elkann - per dare vita a un gruppo globale integrato, più grande e più forte. Ma soprattutto abbiamo iniziato a creare una cultura comune, che non cancella la storia e le identità delle due componenti, ma anzi le valorizza e le unisce. È una cultura che si basa sul rispetto reciproco, in cui oltre 300.000 persone in tutto il mondo possono riconoscersi, dove ognuno può portare il suo contributo e la sua esperienza». «Nel primo anno di vita di Fca - ha concluso Elkann - il mio ringraziamento va innanzitutto a loro, donne e uomini che con il loro lavoro quotidiano stanno costruendo non solo un gruppo industriale forte e orientato al futuro, ma stanno realizzando giorno dopo giorno, coi fatti, un modello vincente di consolidamento che credo possa essere un esempio per tutte le realtà del nostro settore».

Il board

«È stata un’assemblea per pochi intimi. Tempi velocissimi. Niente a che vedere con quelle italiane», ha commentato Marco Fabrizio Zabarini, piccolo azionista arrivato da Milano per partecipare all’assemblea. Operaio prima di Arese, oggi di Mirafiori, Zabarini ha detto che tornerà ad Amsterdam anche il prossimo anno. L’assemblea degli azionisti di Fca ha votato a grande maggioranza a favore della rinomina di John Elkann con il 94,95% di voti favorevoli e di Sergio Marchionne con il 98,92% come amministratori esecutivi. Anche Andrea Agnelli è stato rieletto come amministratore non esecutivo con il 98,57% di voti favorevoli.

 

Il Brasile e Arese

Elkann ha spiegato che «il 2015 sarà un anno cruciale. Ci saranno due appuntamenti molto importanti: tra due settimane inaugureremo il nuovo stabilimento di Pernambuco, in Brasile, il che ci consentirà di rafforzare la nostra posizione di leadeship in tutta l’area dell’America Latina». Il secondo appuntamento è in Italia: «Il 24 giugno, ad Arese, nel rinnovato Museo dell’Alfa Romeo, daremo avvio al rilancio mondiale di questo marchio straordinario e inimitabile che sono sicuro conquisterà l’ammirazione degli automobilisti veri di tutto il mondo». La produzione dei marchi Alfa Romeo, Ferrari e Maserati, secondo Marchionne deve rimanere in Italia. Sollecitato su possibili assunzioni nel nostro Paese, il Ceo ha spiegato che «le annunceremo quando avremo dettagli». Quanto alla produzione, Marchionne non ha voluto fare commenti su un secondo modello a Pomigliano oltre alla Panda, mentre sulla possibilità di costruire un motore per l’Alfa a Mirafiori ha indicato che «abbiamo appena annunciato due motori a Termoli».

 

La Ferrari

L’amministratore delegato Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, ha anche detto che la quotazione di Ferrari avverrà probabilmente quest’anno ma è possibile che slitti al 2016. Sull’ipotesi di uno spostamento della sede legale del Cavallino ad Amsterdam, Marchionne ha spiegato che «non abbiamo ancora deciso». A proposito del meccanismo delle «loyalty shares», titoli che conferiscono un diritto di voto maggiorato a chi li possiede un determinato periodo di tempo, Marchionne ha spiegato che «funziona bene, stiamo valutando».

 

I colloqui con Ge

«Abbiamo chiuso il 2014 con risultati forti in linea con le attese – ha spiegato il Ceo –. È stato un anno storico durante il quale abbiamo creato un’organizzazione globale». E per il 2015 Marchionne ha confermato i target: consegne tra 4,8 e 5 milioni di unità, un fatturato pari a circa 108 miliardi di euro, un Ebit tra 4,1 e 4,5 miliardi, un utile netto tra un miliardo e 1,2 miliardi e un indebitamento netto industriale tra 7,5 e 8 miliardi.Per Marchionne «la creazione di Fiat Chrysler Automobiles, oggi settimo costruttore mondiale, rappresenta il culmine dell’integrazione industriale e culturale iniziata nel 2009». Quanto ai colloqui con General Motors, Marchionne non ha voluto commentare e si è limitato a dire che «abbiamo avuto una serie di discussioni con molti concorrenti su moltissime questioni».

16 aprile 2015 | 16:18

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da: http://www.corriere.it/economia/15_aprile_16/fca-marchionne-assunzioni-italia-annunceremo-5bf76dc6-e43f-11e4-868a-ccb3b14253dc.shtml

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A NAGOYA UNA “ITALIA FAIR” DEDICATA A TORINO

 09/04/2015 - 12:13

 

A NAGOYA UNA “ITALIA FAIR” DEDICATA A TORINO

 

A NAGOYA UNA “ITALIA FAIR” DEDICATA A TORINO

OSAKA\ aise\ - Nell'ambito degli eventi per celebrare i primi 10 anni di gemellaggio tra Torino e Nagoya, il Console Generale d’Italia ad Osaka Marco Lombardi è intervenuto, il 2 aprile scorso, all'Italia Fair dei Grandi Magazzini Mitsukoshi che quest'anno è dedicata a Torino e al Piemonte.
L'evento, inaugurato il primo aprile dal Sindaco di Nagoya Kawamura, presenta tutta una serie di prodotti di eccellenza di Torino e del Piemonte: si va dal cioccolato ai vini, dalla FIAT alla Juventus passando per i prodotti dell'artigianato piemontese. Uno spazio speciale, dedicato all'EXPO, ha consentito alle migliaia di visitatori intervenuti di raccogliere informazioni sulla manifestazione milanese.
Lombardi, nel suo intervento di saluto, ha posto un particolare accento proprio sull'EXPO, sottolineando che si tratterà del più grande evento espositivo mai realizzato sul tema dell'alimentazione. Il Console ha poi ricordato che, grazie all'alta velocità e ad un rinnovato sistema stradale, il sito di EXPO sarà facilmente raggiungibile anche da Torino consentendo così agli abitanti di Nagoya di visitare allo stesso tempo EXPO e la città italiana con cui sono gemellati.
(aise)

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da: http://www.aise.info/made-in-italy/a-nagoya-una-italia-fair-dedicata-a-torino/34293/1/860
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RENZO PIANO: “L’EDIFICIO HI TECH CHE PARLERÀ A TUTTA LA CITTÀ”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Renzo Piano, l’archistar che non vive come un’archistar, il «genovese di Parigi» che mostra al mondo l’eccellenza italiana e non ha sbagliato quasi mai - come scrive Enrico Arosio in «Piccoli incontri con grandi architetti» (Skira) – ha la natura del costruttore leggero, elegante, che rifugge il gesto eclatante ma lascia sempre il segno, con rara misura e gusto. Il grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino sarà accostato ai tanti lavori firmati in grandi città, da Parigi e Sydney a Berlino, da Osaka a New York. O Londra, dove ha firmato l’altissima London Bridge Tower a Southwark, la piramide di vetro che la gente chiama «The Shard», la scheggia. 

Architetto, è soddisfatto?  

«Sì, questo edificio troverà il suo spazio a Torino: l’architettura vive di tempi lunghi e deve far parte del paesaggio, dei riti quotidiani e ne ha le possibilità, lo si vedrà col tempo: sono giorni importanti, si libera la vista, si scoprono trasparenze prima invisibili. Il grattacielo è innovativo, ha un fortissimo contenuto tecnologico. Dal punto di vista energetico, ad esempio, è un edificio sensibile alla luce naturale, l’illuminazione si accende quando serve e si spegne progressivamente quando la luce del giorno se ne va. Ci sono pozzi per il geotermico, pannelli fotovoltaici: a Torino c’è abbastanza sole, va sfruttato». 

Dal punto di vista della cittadinanza che impatto avrà?  

«L’aspetto più importante è quello sociale: il grattacielo dialogherà con la città, il piano terra è ampiamente accessibile e inserito nel parco, con le scale mobili dell’atrio si sale verso spazi disponibili a tutti. È coronato da una serra pubblica che si raggiunge con ascensori indipendenti e a 160 metri una terrazza panoramica è aperta a chiunque: farà in modo che l’edificio sia adottato dalla gente, apparterrà anche a loro». 


Sì, questo edificio troverà il suo spazio a Torino: l’architettura vive di tempi lunghi e deve far parte del paesaggio, dei riti quotidiani e ne ha le possibilità, lo si vedrà col tempo: sono giorni importanti, si libera la vista, si scoprono trasparenze prima invisibili. Il grattacielo è innovativo, ha un fortissimo contenuto tecnologico. Dal punto di vista energetico, ad esempio, è un edificio sensibile alla luce naturale, l’illuminazione si accende quando serve e si spegne progressivamente quando la luce del giorno se ne va. Ci sono pozzi per il geotermico, pannelli fotovoltaici: a Torino c’è abbastanza sole, va sfruttato». 

Dal punto di vista della cittadinanza che impatto avrà?  

«L’aspetto più importante è quello sociale: il grattacielo dialogherà con la città, il piano terra è ampiamente accessibile e inserito nel parco, con le scale mobili dell’atrio si sale verso spazi disponibili a tutti. È coronato da una serra pubblica che si raggiunge con ascensori indipendenti e a 160 metri una terrazza panoramica è aperta a chiunque: farà in modo che l’edificio sia adottato dalla gente, apparterrà anche a loro».  

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da:http://www.lastampa.it/2015/04/09/medialab/webdocauto/torino-ha-un-nuovo-grattacielo-yuQozyC3fEMGYtGOmeDn9J/pagina.html

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Droidcon 2015 - 9-10 Aprile Centro Congressi Lingotto

Droidcon 2015 - 9-10 Aprile
Centro Congressi Lingotto

 

Droidcon 2015 - 9-10 Aprile
Centro Congressi Lingotto

Manca un mese all'evento dell'anno per l'ecosistema Android. Più di 500 partecipanti attesi, 70 interventi e workhop tenuti da esperti Android da tutto il mondo, che toccheranno argomenti come UX/UI Design, Internet of things, Android Development, Security, App Monetization, Wearable, Testing, Android hardware, Chromecast, Androidtv, Crossplatform developing, App distribution... e molto altro

 

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Droidcon è organizzato da Synesthesia s.r.l.

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Davide Urietti: Il Duomo di Torino si prepara all’Ostensione della Sindone

mercoledì 1 aprile 2015 -- 13:04:42

 

Il Duomo di Torino si prepara all’Ostensione della Sindone/Il saluto di Nosiglia

di Davide Urietti

 

“Per vincere il male bisogna far crescere il bene, so che è difficile, ma anche nelle persone che uccidono o che fanno del male sono presenti valori benefici. A volte l’ideologia o il fanatismo impediscono a loro stessi di vedere il bene che hanno dentro” sono le parole contenute nel messaggio pasquale dell’Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia che conclude “Non lasciamoci vincere dal male, ma vinciamo il male con il bene”. Le dichiarazioni aprivano la giornata che ha consentito alla stampa di entrare nel Duomo di Torino dopo la chiusura per i lavori. Entrare nella Cattedrale di San Giovanni Battista, per i tanti pellegrini che arriveranno per l’Ostensione della Sindone, sarà un momento importante. In mattinata tuttavia la sensazione di vivere un momento speciale non si è avvertita, sia per i lavori all’esterno sia all’interno. Al di fuori della chiesa erano ancora numerosi i furgoni da cui si scaricavano materiali utili per i restauri, mentre all’interno gli operai armeggiavano con plastiche e cartoni come testimoniano le immagini. Il comitato organizzatore ha comunque assicurato che sarà tutto pronto entro il 19 aprile, giorno in cui inizierà l’Ostensione che durerà fino al 24 giugno. Già si è potuta vedere la teca in cui sarà posto il sacro lenzuolo che, insieme alle raffigurazioni delle navate laterali, renderà solenne il momento di partecipazione dei fedeli.

Durante tutta l’esposizione della Sindone ogni mattina alle 7 sarà celebrata la messa (aperta a tutti) a cui seguirà la visita del Duomo (su prenotazione). Saranno inoltre previste alcune aperture serali che permetteranno ai fedeli di poter entrare fino alle 23.30.

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da: http://futura.unito.it/blog/il-duomo-di-torino-si-prepara-allostensione-della-sindone/

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Fca, negli Usa cinque anni di crescita

01/04/2015

Fca, negli Usa cinque anni di crescita

A marzo le vendite salgono del 2%. Miglior mese in assoluto per Jeep

 

AFP

Cinque anni di crescita consecutivi. Fiat Chrysler, negli Stati Uniti, archivia il sessantesimo mese con il segno più: a marzo le vendite sono salite del 2%. Per il gruppo guidato dall’ad Sergio Marchionne e presieduto da John Elkann è il miglior marzo dal 2007 e il miglior mese in assoluto per il marchio Jeep e per Jeep Cherokee e Jeep Patriot. Record anche per Dodge Dart, che ha registrato un aumento del 56% e per Chrysler 200, balzata del 155%.  

 «Marzo è stato un mese difficile, ma siamo comunque riusciti a registrare il sessantesimo mese consecutivo di crescita» dice Reid Bigland, responsabile commerciale per gli Stati Uniti, sottolineando che «cinque anni di aumenti consecutivi mese-su-mese sono concreta evidenza del nostro impegno al miglioramento continuo e fonte di grande orgoglio per l’intera organizzazione».

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da: http://www.lastampa.it/2015/04/01/economia/fca-negli-usa-cinque-anni-di-crescita-gpNgPvyHyipXmK2t6N38CP/pagina.html

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L’Inps regionale del Piemonte presente a “IoLavoro”, iniziativa ideata per offrire occasioni di incontro fra imprese e persone in cerca di lavoro


L’Inps regionale del Piemonte presente a “IoLavoro”, iniziativa ideata per offrire occasioni di incontro fra imprese e persone in cerca di lavoro

La job fair, giunta alla sua diciottesima edizione, è in programma dal 25 al 27 marzo presso lo spazio di Lingotto Fiere a Torino

 

TORINO – L’Inps regionale del Piemonte sarà presente alla diciottesima edizione di “IoLavoro”, la principale job fair italiana che si terrà il 25-26-27 marzo nello spazio di Lingotto Fiere a Torino, iniziativa ideata per offrire occasioni di incontro fra imprese e persone in cerca di lavoro.

Previste tre giornate di orientamento formativo e professionale ai mestieri WorldSkills - cuoco, cameriere, pasticcere, grafico, meccanico, estetista, acconciatore, sarto e muratore, - mentre istituti scolastici e agenzie formative della Regione Piemonte presenteranno la propria offerta formativa attraverso dimostrazioni e laboratori, coinvolgendo gli studenti delle scuole medie in visita in mini competizioni e prove pratiche. Sarà presente anche un punto informativo dedicato a Garanzia Giovani, l’iniziativa europea per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro, dove sarà possibile iscriversi al programma e partecipare alle iniziative, workshop e seminari durante la manifestazione.

Con l’obiettivo di favorire l’autoimprenditorialità la manifestazione offrirà inoltre una serie di servizi, workshop e seminari dedicati e, in partnership con il Salone del Franchising di Milano, la possibilità di incontrare franchisor per ottenere le informazioni utili ad avviare un’attività con questa formula. Novità di quest’anno l’organizzazione di un contest per selezionare le tre migliori idee d’impresa da trasformare in franchising, in premio un percorso di consulenza e la partecipazione con uno stand al Salone del Franchising di Milano a ottobre. Tra le iniziative di IoLavoro-H, dedicate alle persone con disabilità, è confermato il servizio di orientamento e accompagnamento, e la realizzazione di un seminario che presenterà le novità normative per l’inserimento al lavoro. Il premio IoLavoro-H sarà conferito all’azienda Tiger Italia per le buone pratiche che ha messo in atto nell’inserimento lavorativo di persone con disabilità.

La manifestazione è finanziata dal Fondo Sociale Europeo, promossa dalla Regione Piemonte, organizzata dall’Assessorato Istruzione, Lavoro e Formazione professionale della Regione Piemonte, realizzata dall’Agenzia Piemonte Lavoro in collaborazione con Camera di commercio di Torino, Città metropolitana di Torino, Città di Torino e con la partecipazione del Ministero del Lavoro, Inps Piemonte, Italia Lavoro, Centri per l’Impiego, Servizi per l’Impiego francesi Pôle-Emploi Rhône-Alpes e rete Eures. Informazioni e programma sono reperibili sul sito: ww.iolavoro.org

L’Inps regionale partecipa con un congruo numero di funzionari, preparati e specializzati nei vari settori, in grado di fornire ai cittadini tutti ed ai giovani in particolare, quei servizi utili e necessari ad affrontare le diverse problematiche sia di natura previdenziale che sociale. Inoltre da anni partecipa, in modo costante ed attivo, insieme ad altre strutture specialistiche a particolari programmi di formazione - attraverso workshops - in materia di voucher e convenzioni internazionali. (Inform)

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da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA

EDITRICE INFORM-IDG Srl - Via della Marranella, 23 -  00176 ROMA  - Tel.. 339.357.8989 - Tel./Fax  06.244.161.05 - E-mail: inform@mclink.it

ANNO LIV N. 50                            

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600 mila prenotazioni per la Sindone

11 MARZO 2015

 

600 mila prenotazioni per la Sindone

l’Ostensione è in programma a Torino dal 19 aprile al 24 giugno

 

TORINO - Sono quasi 600 mila le prenotazioni effettuate a poco più di due mesi dall'Ostensione della Sindone, in programma a Torino dal 19 aprile al 24 giugno. D’ora in poi, oltre che tramite personal computer potranno avvenire tramite tablet e smartphone. Sono stati avviati anche i profili Facebook e Twitter con l’hashtag #sindone2015. I volontari che stanno seguendo un percorso di formazione sono 4500.

Con i nove promotori dell'Ostensione (Arcidiocesi di Torino, Congregazione salesiana, Città di Torino, Torino Città Metropolitana, Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Iren e Direzione regionale del Ministero dei Beni culturali), collaborano 42 partner, tra società, fondazioni e aziende, ma il numero è destinato ad aumentare perché altri hanno già avanzato la richiesta di fornire il proprio contributo organizzativo.

Maggiori notizie su www.sindone.org. (Inform)

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da: INFORM - INFORMAZIONI DEL GIORNO  AGENZIA QUOTIDIANA

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ANNO LIV N. 50                            

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PAOLA A. TARAGLIO: LA STORIA DELLA SINDONE - CAP.6 (Ultimo)

 

PAOLA A. TARAGLIO: LA STORIA DELLA SINDONE - CAP.6 (Ultimo)


Informazioni tratte da altro sito (http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Torino)

Torino_4

Duomo di Torino
Esterno con la torre campanaria e la cupola del Guarini
Titolare Giovanni il Battista
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Consacrazione 1505
Architetto Amedeo de Francisco da Settignano, detto anche "Meo del Caprino"
Stile architettonico rinascimentale, barocco
Inizio costruzione 1491
Completamento 1498


La cattedrale metropolitana di San Giovanni Battista è il principale luogo di culto cattolico di Torino, situato nell'omonima piazza, e sede vescovile dell'omonima arcidiocesi

Storia


La torre campanaria


Duomo longobardo
L'attuale Duomo sorge in uno dei punti più ricchi di storia della città di Torino, a pochi passi dall'area archeologica e pressoché adiacente al Teatro Romano dell'antica Julia Augusta Taurinorum,. L'area sacra, anticamente, era costituita da ben tre chiese paleocristiane in stile
romanico, probabilmente edificate sulla base di edifici pubblici o templi pagani pre esistenti, dedicate a San Salvatore, a Santa Maria di Dompno e, appunto, a San Giovanni Battista. Principale
fra le tre, si pensa, a tal ragione, che la consacrazione dell'edificio al Battista sia da far risalire ai Longobardi e con precisione ad Agilulfo (re dal 591 al 615), la cui moglie, Teodolinda, fece proclamare san Giovanni patrono del regno.
La chiesa fu teatro di un fatto che particolarmente scosse la città del tempo, esattamente alla morte del re Rodoaldo, quando re Ariperto I prese il trono. Duca di Asti, Ariperto I volle a succedergli i figli Pertarito e Godeperto, tra i quali scoppiò una cruenta lotta per il potere.
Garibaldo, duca di Torino, appoggiatosi a Grimoaldo, duca di Benevento, decise di sostenere Godeperto, almeno in apparenza: lo scopo era, evidentemente, il trono. Giunto a Pavia, nel 662,
Grimoaldo assassinò Godeperto, mentre Pertarito scappava.
Convinto di non aver lasciato, così, tracce, Garibaldo si recò in San Giovanni, nella domenica di Pasqua di quello stesso anno, per assistere alla funzione: venne colpito alla schiena da un "homunculus" della cerchia di Godeperto che, così, vendicava il suo padrone.
A succedere al duca assassinato fu Ragimperto.

La ricostruzione rinascimentale

La navata centrale. Dietro l'altare è visibile il pannello dipinto che riproduce
l'originaria visuale sulla Cappella della Sindone con l'altare del Bertola. Entrambe le opere sono rimaste seriamente danneggiate durante l'incendio del 1997 e sono ancora sotto restauro


Le tre chiese principali della città vennero abbattute tra il 1490 e il 1492; Il campanile o Torre campanaria, costruito precedentemente e terminato solo nel 1469, come opera voluta dal vescovo Giovanni di Compeys e dedicato a Sant'Andrea, non venne invece toccato, e resta ancor oggi visibile a fianco del duomo nei suoi primi 63 metri di altezza.

Il 22 luglio 1491 la reggente di Savoia, vedova di Carlo I, Bianca di Monferrato, posò la prima pietra del nascente duomo, sempre dedicato a San Giovanni:la costruzione, voluta fortemente sia dal duca sia dal vescovo, Domenico della Rovere, venne affidata ad Amedeo de Francisco da Settignano, detto anche "Meo del Caprino", che vi lavorò fino alla morte nel 1501.
I lavori del duomo furono terminati nel 1505; il 21 settembre di quell'anno si ebbe la consacrazione, con una messa solenne tenuta dall'arcivescovo di Laodicea, Baldassarre Bernezzo, poiché il nuovo vescovo della città, Giovanni Ludovico della Rovere, era in quel momento a Roma a perorare la sua causa contro l'abate di San Mauro Torinese che minacciava di staccarsi dalla diocesi di Torino.
Se la realizzazione della struttura fu affidata al Caprino, non è ben chiaro chi avesse curato il progetto. Alcuni fanno il nome di Baccio Pontelli, che lavorò anche per Papa Sisto IV; altri accreditano anche il disegno dell'opera allo stesso Caprino.
Nel 1515, Leone X, parente del vescovo, elevava a sede  etropolitana la oramai terminata chiesa di San Giovanni.


L'ampliamento secentesco


Interno della Cupola del Guarini


Il progetto per un ingrandimento del duomo, col fine di creare un degno ambiente per la conservazione della Sindone, risale al 1649, quando Bernardino Quadri, in seguito a screzi con Francesco Borromini avvenuti sul cantiere della Basilica di San Giovanni in Laterano, giunge a Torino, alla corte di Carlo Emanuele II.
L'idea del Quadri si basava sulla correzione del precedente progetto di Carlo di Castellamonte, che prevedeva una cappella ovale posta alle spalle del coro dell'edificio, erigendo così un ambiente a pianta circolare, ma nella pratica, la cupola dell'architetto luganese non
superava, per altezza e per imponenza, la mole del Duomo.
Nel 1667 venne così chiamato a concludere l'opera Guarino Guarini, dal 1666 già attivo nella Real Chiesa di San Lorenzo, poco lontano dal duomo. La cupola, i cui lavori durarono ventotto anni, venne terminata nel 1694, con messa solenne. Il visitatore doveva essere certamente impressionato dall'eleganza della struttura, dai marmi che, da neri nella parte bassa, andavano sempre più schiarendosi verso la sommità.
Per volere di re Carlo Alberto il duomo venne ulteriormente impreziosito da una copia su tela dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Questa fu realizzata da Luigi Cagna nel 1835 e venne
ancorata alla controfacciata della chiesa, unico punto in grado di reggere gli oltre 900 chili dell'opera.
Come ricordano alcune lapidi, in cattedrale vennero sepolti anche tre nunzi pontificii a Torino. Si tratta di: Francesco Bacod, vescovo di Ginevra, morto il 1º luglio 1568; Corrado Tartarini di Città di Castello, vescovo di Forlì, morto nel 1602, e Giambatista Lando, morto nel 1648.
Il campanile esterno, o Torre campanaria, dedicato a Sant'Andrea visibile oggi risente di alcune modifiche del 1720 specie nell'altezza, che vennero affidate dal regnante Vittorio Amedeo II all'architetto Juvarra. Quest'ultimo lo sopraelevò di 12 metri, in stile barocco, portando la torre ad un'altezza complessiva di metri 6
0.


Il Duomo oggi
Il prezioso monumento della Sindone venne gravemente danneggiato nella notte tra l'11 e il 12 aprile 1997, quando un incendio distrusse gran parte dell'opera guariniana. La Sacra Reliquia, invece, venne portata in salvo grazie all'operato dei vigili del fuoco.
Dopo l'incendio la chiesa ha subito il restauro della facciata e degli interni sotto la supervisione dell'architetto Maurizio Momo. Nel contempo è stata realizzata la nuova teca della Sindone in cui il Sacro Lino è conservato disteso e in atmosfera controllata.
Sotto la chiesa principale il restauro ha riportato allo stato primitivo la chiesa sotterranea, di pari dimensioni, dove è stato realizzato il Museo diocesano di Torino

 

Descrizione: Architettura
Il Duomo di Torino è inconfondibile nel panorama cittadino: è l'unico esempio ancora visibile dell'arte rinascimentale in città.
All'esterno si presenta con una facciata rinascimentale in marmo bianco, con tre portoni di cui, quello centrale, principale, sormontata da un timpano e affiancata da due volute.
Sul lato sinistro vi è la torre campanaria in forme romaniche, realizzata verso il 1470 e ulteriormente sopraelevata nel 1720 da Filippo Juvarra.
Visibile, oggi non più coperta da ponteggi, la Cupola del Guarini, dietro la già presente cupola di San Giovanni. I lavori di restauro proseguono all'interno della Cappella.
Al visitatore l'edificio si presenta austero, costruito su pianta a croce latina e diviso in tre navate. Queste sono lunghe quasi 40 m le due laterali sono larghe 5,80 m, mentre quella centrale ha una larghezza di 9,50 m.
Arricchito un po' in ogni secolo, l'interno del Duomo si presenta oggi decorato, ai lati, da numerose cappelle, nelle quali lavorarono svariati artisti e decoratori. La sontuosa Tribuna Reale, opera dell'architetto Simone Martinez, si deve alla volontà di Carlo Emanuele III di Savoia; sotto di essa, in una teca, è custodita provvisoriamente, dal 1998, la Sindone, mostrata ai fedeli in occasione delle grandi ostensioni.

Opere d'arte
L'interno del Duomo di Torino è ricco di opere d'arte di pittori e scultori. Presso l'altare della seconda cappella sulla destra si può ammirare il polittico dei santi Crispino e Crispiniano, opera già attribuita a Defendente Ferrari ed ora accertata come lavoro di
Giovanni Martino Spanzotti, al quale è anche attribuita le tela del Battesimo di Gesù, che si trova nella sagrestia, ove vi è il sepolcro del vescovo Claudio di Seyssel, il cui monumento funebre, risalente al 1526, è opera dello scultore Matteo Sanmicheli.
Le tele della Madonna con quattro santi (terza cappella a destra, 1655), la pala con Santa Barbara e San Girolamo (quarta cappella destra) e della Madonna con i santi Ippolito e Cassiano (quinta cappella destra, 1656) sono di Bartolomeo Caravoglia, che ha anche dipinto il sott'arco della terza cappella della navata sinistra; opere di Pierre Legros sono le statue marmoree di Santa Cristina e di Santa Teresa, destinate in un primo tempo alla facciata della chiesa di santa Cristina e poi sistemate invece in Duomo.
Di Giovanni Albertoni è il busto di papa Pio IX, mentre il monumento al cardinale Giuseppe Gamba è stato realizzato nel 1930 da Edoardo Rubino . A Stefano Maria Clemente si devono alcune statue lignee.


Speriamo di avervi fornito informazioni utili e dettagliate sull’Ostensione 2015 della Sindone e sulla storia di questo Telo che, al di la della certezza che abbia raccolto le spoglie mortali di Gesù, crea da sempre una forte emozione in chi lo guarda poiché evidenzia la sofferenza profonda che non lascia indifferenti.


Paola A. Taraglio

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PAOLA A. TARAGLIO: LA STORIA DELLA SINDONE - CAP.5

 LA STORIA DELLA SINDONE - CAP.5


Ed ora vediamo dove, a Torino, viene conservato il Telo che ha subito alcuni spostamenti per preservarlo dal passare del tempo e da fattori esterni quale l’incendio della Cappella del famoso architetto Guarino Guarini che rischiò di incenerirla non molti anni fa.

 

Cappella della Sacra Sindone
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione XVI secolo
Completamento XVII secolo


La Cappella della Sacra Sindone o Cappella del Guarini è una mirabile opera architettonica dell'architetto Guarino Guarini, costruita a Torino alla fine del XVII secolo. Qui vi era riposta la Sindone. La Cappella fa parte del Duomo di Torino

Storia
La cappella fu commissionata a Carlo di Castellamonte dal duca Carlo Emanuele I di Savoia per conservare il prezioso telo della Sindone che la famiglia ducale sabauda custodiva da alcuni secoli.
Con il tempo i progetti vennero modificati dal figlio di Carlo, Amedeo di Castellamonte, e poi dallo svizzero Bernardino Quadri, a cui si deve la progettazione di un edificio a base quadrata incastonato tra il palazzo ducale (ex palazzo vescovile e futuro palazzo reale) e l'abside della Cattedrale di san Giovanni Battista.
Alla fine il progetto venne affidato al frate-architetto Guarino Guarini che rivoluzionò il progetto dando pianta interna circolare, sopraelevata al presbiterio e comunicante direttamente con alcune sale di Palazzo Reale. Dal 1694 la cappella ospita la Sindone.

Nella prima metà dell'Ottocento la cappella venne decorata con alcuni gruppi di statue sui grandi personaggi di Casa Savoia commissionati da re Carlo Alberto.
Nella notte tra l'11 e il 12 aprile 1997 un incendio, provocato da un corto circuito in alcune attrezzature di restauro, danneggia pesantemente l'edificio e la stessa Sindone è sottratta alle fiamme dai pompieri che sfondano la teca in vetro contenente la cassetta in legno e argento che custodiva il telo.
Oggi è interessata da un importante restauro in fase di ultimazione.
La Cappella fa parte dell’insieme di edifici collegati al Duomo di Torino che si trova in pieno centro della città.

DUOMO DI TORINO: Descrizione


Il Duomo di Torino con la cupola del Guarini sotto restauro

 

Esternamente la cappella si presenta come un edificio a pianta quadrata che compenetra sia il Duomo che Palazzo Reale. Sopra la base si innalza un tamburo in mattoni a pianta poligonale con 6 grandi finestroni ad arco, incorniciati da lesene e protetti da un tetto che morbidamente si adagia sugli archi.
Al di sopra vi è una copertura a cappella sorretta da costoloni su cui sono installate numerose urne in pietra. Tra i costoloni sbucano morbidamente linee arcuate orientaleggianti che disegnano numerose aperture a semicerchio, fino a salire alla parte terminale della cupola, un piccolo tamburo circolare finestrato e prolungato con una struttura a cannocchiale (estranea al progetto originale, che prevedeva una cuspide a spirale).
La cupola è progettata in maniera da risultare più alta, grazie ad un'illusione ottica.
È internamente che il genio barocco del Guarini si concretizza: ai lati dell'altare maggiore del Duomo si aprono due portali in marmo nero che introducono a due cupe scalinate con bassi gradini semicircolari.
Alla fine delle due scalinate si entra in due vestiboli circolari paralleli delimitati da colonne in marmo nero.
Da qui si accede alla cappella, a pianta circolare, dove al centro svetta l'altare barocco (opera di Antonio Bertola) che conservava, in una teca d'argento e vetro, la Sindone.

Il pavimento presenta un disegno in marmo nero e bianco che sottolinea l'importanza dell'altare, mentre grosse stelle di bronzo incastonate nel marmo bianco riflettono la luce proveniente dall'alto. La decorazione a stucco della cappella e della sua sagrestia si deve allo stuccatore Pietro Somazzi.


Galleria

La Sacra Sindone per diversi secoli è stata custodita nell'omonima Cappella. Dopo l'incendio del 1997 è situata provvisoriamente sotto la Tribuna Reale, sempre nel Duomo di Torino.

 

La Cupola del Guarini, sotto restauro, vista dal cortile di Palazzo Reale

 

Raffigurazione del monumento ad Emanuele Filiberto I di Savoia

 

Raffigurazione del monumento a Carlo Emanuele II di Savoia

Bibliografia:
Giuseppe Dardanello, Stuccatori luganesi a Torino. Disegno e pratiche di bottega, gusto e carriere, in Ricerche di Storia dell'arte, 55, 1995, 53-76; Idem (a cura di), Sculture nel Piemonte del Settecento "Di differente e ben intesa bizzarria", Torino 2005, 29-30.
Beatrice Bolandrini, I Somasso e i Papa. Due dinastie di stuccatori a Torino nel Sei e nel Settecento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni
Ticino Management, Lugano 2011.

P.A.Taraglio

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PAOLA A. TARAGLIO: LA STORIA DELLA SINDONE - CAP.4

 LA STORIA DELLA SINDONE - CAP.4


L'immagine posteriore
Nel restauro del 2002, durante la sostituzione della tela di rinforzo su cui la Sindone è cucita, si è colta l'occasione per fotografare l'altra faccia del lenzuolo, normalmente nascosta da tale tela.
Le fotografie hanno rivelato che anche sul retro della Sindone è presente un'immagine, ma molto più debole e confusa di quella sul dritto. In particolare sul retro della Sindone è visibile l'immagine del volto e probabilmente delle mani, ma non è visibile un'immagine in corrispondenza dell'impronta dorsale dell'Uomo.
Dato che almeno in corrispondenza del volto esiste un'immagine superficiale sul lato visibile della Sindone e contemporaneamente esiste un'immagine superficiale sul retro, si deve parlare di
"doppia superficialità" dell'immagine corporea.

Altri esami: La statura
Fin dai secoli passati si è tentato di misurare, attraverso la Sindone, la statura di Gesù. I Savoia usavano donare agli ospiti dei nastri la cui lunghezza corrispondeva all'altezza dell'Uomo della Sindone, misurata in 183 cm.

Esattamente la stessa altezza è indicata dallo storico bizantino Niceforo Callisto nel XIV secolo: questo viene considerato da fonti autenticiste un indizio a sostegno dell'ipotesi che la Sindone di Torino sia la stessa che si conservava a Costantinopoli fino al 1204.
Le misurazioni moderne hanno dato risultati lievemente differenti: l'altezza dell'immagine sindonica, dal tallone alla sommità del capo, è di 184 cm secondo G. Judica Cordiglia, di 188 cm secondo Luigi Gedda.
A questi valori gli studiosi sottraggono 3 cm, poiché il corpo umano, disteso orizzontalmente, si allunga leggermente a causa della distensione della colonna vertebrale. Inoltre l'altezza va ulteriormente diminuita per compensare possibili avvolgimenti o pieghe del lenzuolo sul corpo, ma vi sono diversi pareri sull'entità di questa seconda correzione: per esempio Giulio Ricci, intorno al 1940, spinto forse dall'intenzione di far rientrare l'Uomo della Sindone nei presunti
canoni della "razza ebraica", la stimava addirittura in 24 cm, ottenendo una statura di 163 cm.
La maggior parte degli studiosi che si sono occupati di questo problema ritiene esagerata questa correzione: essi calcolano la statura dell'Uomo della Sindone tra i 178 e i 185 cm.

Esame palinologico
Nel 1973 il criminologo svizzero Max Frei Sulzer, ex direttore della polizia scientifica di Zurigo, con dei nastri adesivi ha prelevato dalla superficie della Sindone dei campioni di polvere e pollini, che poi ha studiato al microscopio elettronico.
Nel 1976 ha pubblicato i risultati delle sue analisi. Frei non disse mai il numero totale di pollini trovati, ma si limitò a elencarne 60 diversi tipi (tra queste 21 specie tipiche della Palestina, 6 dell'Anatolia, 1 specie tipica di Costantinopoli).
Frei ne ha dedotto che la Sindone ha soggiornato sia in Palestina che in Turchia, oltre che in Francia e Italia, il che quindi concorderebbe con la ipotetica ricostruzione proposta per la storia della Sindone anteriore al XIV secolo.
Il lavoro di Frei è stato criticato pesantemente da diversi studiosi. Il lavoro di Frei non tiene conto delle contaminazioni possibili (ad esempio quelle dovute al contatto con i pellegrini). Nel corso dei secoli infatti il telo è stato toccato da migliaia di mani.
Inoltre: per gli studiosi non c'è possibilità di determinare la specie di una pianta dal polline, salvo rari casi. Di regola il polline permette solo di determinare i gruppi di specie o il genere o la famiglia.
Una revisione del lavoro di Frei fu svolta da Baruch, che identificò tre sole specie (tra queste l'Gundelia tournefortii), mentre per gli altri pollini fu possibile identificare solo il genere.
Anche le conclusioni di Baruch furono contestate. V.M. Bryant nel 2000 osservò infatti che tali conclusioni non erano accettabili poiché: Baruch usò un microscopio ottico e non uno elettronico; i pollini intrisi di colla sono difficilmente analizzabili; l'identificazione dell'unico polline era comunque errata per diametro e ornamentazione osservati.
Nonostante la messa in dubbio degli studi di Frei, questi sono stati ripresi nel 1997-1998 da alcuni sostenitori dell'autenticità della sindone (quali Danin e altri), che all'epoca hanno ipotizzato di localizzare il presunto sito di provenienza della Sindone in una zona molto ristretta nei pressi di Gerusalemme.
Tutto questo sebbene ci siano ulteriori ragioni che facciano ritenere inattendibili le conclusioni di Frei:
l'identificazione dei vari tipi di pollini non è di per sé indicativa se non fa anche riferimento al cosiddetto spettro pollinico cioè i valori percentuali di ogni tipo di polline presente nel materiale in esame.
Gaetano Ciccone afferma che Frei non avrebbe misurato lo spettro pollinico, ma che avrebbe stilato un semplice elenco di pollini chiamandolo impropriamente spettro pollinico.
I pollini non possono resistere centinaia di anni in un ambiente aerobico. Se il polline viene esposto all'aria in poco tempo viene distrutto poiché l'ossigeno corrode la sporopollenina lasciando il polline in balia dell'azione distruttiva di funghi e batteri.
Marta Mariotti Lippi, provò sperimentalmente a misurare la conservazione dei pollini: dopo due mesi la perdita di polline sui tessuti testati era stata del 77%

Lo stesso Danin, ricostruendo però più recentemente (2010) l'intera questione delle analisi microscopiche più avanzate sui pollini di Frei, esclude la possibilità che gli stessi possano venire usati da soli per definire un'area geografica di provenienza, sottolineando inoltre come in tal senso sia inutile la mera osservazione della frequenza di piante spinose.
In particolare, le più recenti analisi di Litt, effettuate con microscopia ottica avanzata e microscopia confocale basata su laser, hanno dimostrato l'impossibilità di definire i pollini perfino a livello di genere, e quindi tanto più a livello di specie; Litt va persino oltre le conclusioni di Baruch, ed esclude anche, con elevata probabilità, che i pollini siano ascrivibili a Gundelia.

Datazione chimica
Raymond Rogers ha proposto un metodo chimico di datazione della Sindone basato sulla misura della vanillina presente nel tessuto. Secondo Rogers la vanillina, presente nella lignina della cellulosa del lino e che si consuma spontaneamente ad un ritmo molto lento col passare del tempo, avrebbe dovuto essere presente nel tessuto della Sindone se questo fosse medievale (così come era presente nella tela d'Olanda), mentre la sua assenza indicherebbe un'età maggiore.
In base a una stima preliminare pubblicata da Rogers nel 2005, la datazione della Sindone sarebbe compresa all'incirca tra il 1000 a.C. e il 700 d.C. Rogers usa l'Equazione di Arrhenius per stimare il tempo necessario perché si perda il 95% della vanillina, ottenendo 1319 anni considerando una temperatura costante di 25 C, 1845 anni ad una temperatura di 23 C e 3095 anni ad una temperatura di 20°C, considerando queste temperature delle stime ragionevoli della
temperature con cui la Sindone è stata conservata.
Diversi studiosi hanno fatto notare che la vanillina si consuma molto più velocemente con l'aumentare della temperatura e suggerito alcuni scenari per cui i 25 °C / 23 °C / 20 °C costanti ipotizzati da Rogers nella sua stima sarebbero un'approssimazione troppo imprecisa:
Un incremento di soli 5 °C rispetto ai 25 °C ipotizzati da Rogers, portando la temperatura a 30 °C, porterebbe il tempo necessario a consumare il 95% della vanillina a soli 579 anni. Tuttavia è inverosimile che la Sindone sia stata conservata per sei secoli ad una temperatura costante di 30°C o dei 25 °C ipotizzati da Rogers, giorno e notte, estate e inverno e la temperatura media annua a Torino è inferiore ai 15 °C.
L'esposizione del telo al calore prodotto dalle torce durante le ostensioni avrebbe potuto produrre un decadimento accelerato della vanillina. Tuttavia sommando la durata di tutte le ostensioni documentate si arriva soltanto a pochi mesi: anche considerando un intero anno, perché questo effetto da solo abbia consumato il 95% della vanillina la Sindone avrebbe dovuto essere riscaldata a oltre 75 °C, una temperatura eccessiva.
Le alte temperature a cui è stata esposta la Sindone (circa 200º) durante l'incendio del 1532 avrebbe consumato molto rapidamente la vanillina: ad esempio con una temperatura di 200 °C si sarebbe consumata in meno di 7 minuti.

Rogers nel suo articolo ritiene tuttavia che l'incendio del 1532 potrebbe non avere avuto grossi effetti sul contenuto di vanillina poiché il lino ha una conducibilità termica molto bassa e le parti del lenzuolo lontane dalle bruciature potrebbero non aver raggiunto temperature così alte.
Rimarrebbe poi da spiegare come mai nei campioni usati per l'esame del Carbonio 14 la vanillina, secondo Rogers, non si sarebbe consumata.
Lo studio di Rogers viene definito "molto povero" e carente dal punto di vista metodologico sotto tre aspetti.
Appropriatezza del metodo usato per verificare i residui di vanillina nei fili di lino: sono stati usati test qualitativi per determinare risultati quantitativi Appropriatezza di controlli: nella ricerca Rogers non ha usato campioni di controllo Riproducibilità degli esperimenti: le analisi di Rogers sono state eseguite una sola volta e mancano, quindi, i controlli dovuti per calcolare un "margine d'errore" nella datazione.

Stima soggettiva delle probabilità
Assumendo come ipotesi che la Sindone sia un reperto effettivamente correlato ad un uomo vissuto in Palestina nel I secolo d.C., alcuni studiosi hanno effettuato stime sulla probabilità che quell'uomo non corrispondesse a Gesù Cristo in base alle caratteristiche della reliquia stessa.
Ovviamente il discorso non è valido senza l'ipotesi di base, perché un presunto falsario avrebbe potuto creare ad arte quelle caratteristiche, partendo dalle descrizioni presenti nella letteratura e nell'iconografia.
Nel 1902 Yves Delage, professore di anatomia comparata alla Sorbona, presentò all'Académie des Sciences una relazione in cui, esaminando i fatti allora noti sul lenzuolo e sulle caratteristiche fisiche e anatomiche dell'immagine, valutava soggettivamente che la probabilità che la Sindone non fosse il lenzuolo funebre di Gesù era, a suo parere, inferiore a uno su 10 miliardi.
Negli anni settanta Bruno Barberis, docente dell'Università di Torino e attuale direttore del Centro Internazionale di Sindonologia, espresse una simile stima soggettiva, basandosi su nuovi fattori. La probabilità da lui soggettivamente ipotizzata è di 1 su 200 miliardi; valutazioni
soggettive simili sono state ipotizzate anche dal matematico e sindonologo Tino Zeuli, Professore emerito dell'Università di Torino.
È opportuno chiarire che queste stime ipotetiche sono solo pareri soggettivi basati su ragionamenti analogici, e non calcoli scientifici, statistici o matematici nel senso tecnico del termine.

Riproduzioni sperimentali
Diversi studiosi hanno lavorato sulla riproduzione di manufatti con alcune caratteristiche proprie della Sindone, utilizzando vari metodi per poter spiegare quale sia stato il processo di formazione dell'immagine. Sebbene siano state prodotte immagini che mostrano similitudini, non è ancora stato possibile riprodurre tutte le peculiari caratteristiche della Sindone.
Joe Nickell ha "dipinto" un'immagine senza usare pennelli, stendendo un lenzuolo sul corpo di un uomo sdraiato e strofinandolo con un pigmento liquido a base di ocra rossa.
Rodante, Moroni e Delfino-Pesce hanno utilizzato il metodo del bassorilievo riscaldato.
Nicholas Allen ha usato la tecnica fotografica.
Giulio Fanti e collaboratori hanno colorato delle fibre di lino usando un laser a eccimeri. Si tratta della fase preliminare di una ricerca tesa a provare l'ipotesi che l'immagine della Sindone sia stata generata da una radiazione emessa dal corpo umano avvolto in essa.
Luigi Garlaschelli ha usato un metodo derivato da quello di Nickell, aggiungendo ad un pigmento una soluzione di acido solforico che ha reagito chimicamente con le fibre del tessuto creando l'immagine, mentre il pigmento è stato poi eliminato sottoponendo il telo a
invecchiamento artificiale e successivo lavaggio.


Oggetti analoghi alla Sindone

 
Il Sudario di Oviedo
La Sindone è stata comparata con il presunto sudario di Gesù conservato nella cattedrale di Oviedo, nelle Asturie in Spagna. Questo è un telo molto più piccolo della Sindone (circa 84x53 cm),
che non presenta alcuna immagine, ma solo macchie di sangue.
È stato ipotizzato da chi sostiene l'autenticità sia di questa reliquia sia del telo di Torino, che questo sudario sia stato posto sul capo di Gesù durante la deposizione dalla croce, e poi rimosso prima di avvolgere il corpo nella Sindone, avendo quindi il tempo di macchiarsi di sangue,
ma non quello per subire lo stesso processo di formazione dell'immagine della Sindone, qualunque questo sia stato. Il sudario sarebbe stato conservato a Gerusalemme fino al 614, poi trasportato in Spagna attraverso il Nordafrica; custodito prima a Toledo, venne trasportato ad Oviedo tra l'812 e l'842.
La datazione con il Metodo del carbonio-14 ha datato il Sudario come risalente al 680 circa, data compatibile con le prime testimonianze storiche documentate dell'esistenza del Sudario in Europa.

Il Mandylion
Il Mandylion o "Immagine di Edessa" era un telo conservato dapprima a Edessa (oggi Urfa, in Turchia) almeno dal 544, poi dal 944 a Costantinopoli. Le fonti lo descrivono come un fazzoletto che recava impressa in modo miracoloso l'immagine del viso di Gesù. Nel 944, dopo che Edessa era stata occupata dai musulmani, i bizantini trasferirono il mandylion a Costantinopoli: qui rimase fino al 1204, quando la città venne saccheggiata dai crociati, molte reliquie vennero trafugate e del sacro fazzoletto si persero le tracce.
Alcuni ritengono che il Mandylion fosse la Sindone piegata in otto e chiusa in un reliquiario, in modo da lasciare visibile solo l'immagine del viso.

Il velo della Veronica
Una leggenda sostiene che una donna, di nome Veronica, asciugò il volto di Gesù con un panno durante la sua salita al Calvario; sul panno si impresse miracolosamente l'immagine del volto. Questo racconto è talmente noto che l'incontro di Gesù con la Veronica è una delle tradizionali stazioni della Via Crucis.
Fino al 1600 circa si conservava a Roma il presunto velo della Veronica; ne fanno menzione anche Dante nella Divina Commedia (Paradiso XXXI, 103-108) e Petrarca nei Rerum vulgarium
fragmenta (Componimento XVI, vv. 9-11) s:Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Movesi il vecchierel canuto et biancho.

La Sindone di Besançon
A Besançon, in Francia, a circa 200 km da Lirey, si trovava un'altra Sindone; sembra che vi fosse giunta nel 1208.
Era più piccola della Sindone di Torino (1,3 x 2,6 m) e mostrava solo l'immagine anteriore.
Era oggetto di un'intensa venerazione, meta di pellegrinaggio ed era ritenuta miracolosa. La Sindone di Besançon scomparve in un incendio nel 1349, ma nel 1377 i canonici della cattedrale
annunciarono di averla ritrovata intatta in un armadio. Nel 1794 andò definitivamente distrutta durante la Rivoluzione francese.
Alcuni storici ipotizzano che questa, e non quella di Torino, fosse la Sindone che veniva esposta a Costantinopoli fino al 1204; Altri ipotizzano invece che la Sindone scomparsa
nell'incendio del 1349 fosse quella di Torino (l'incendio in cui venne data inizialmente per distrutta precede di pochissimi anni la comparsa di quest'ultima a Lirey) e che quella "ritrovata" nel 1377
fosse una copia; altri ancora ipotizzano che proprio la Sindone di Torino fosse una copia effettuata per sfruttare la fama di quella della vicina Besançon ed attirare quindi a Lirey i pellegrini, dubbi che, dopo la prima ostensione del 1357, portarono il vescovo di Troyes, Enrico di Poitiers, a chiedere, senza successo, di esaminare il telo, che venne tenuto nascosto fino al 1389.

Copie della Sindone
Sono note circa 50 copie della Sindone, eseguite da vari pittori in diverse epoche. Una tra le più note, realizzata nel 1516 e conservata a Lier in Belgio, è attribuita ad Albrecht Dürer, ma questa attribuzione è controversa.

Il Graal
Recentemente lo storico Daniel Scavone ha avanzato l'ipotesi che il Graal, il misterioso oggetto protagonista delle più celebri leggende medievali, non fosse altro che la Sindone.
Scavone ipotizza che la leggenda del Graal sia stata ispirata dalle frammentarie notizie giunte in Occidente di un oggetto legato alla sepoltura di Gesù e che ne "conteneva" il sangue; si pensò quindi che si trattasse di una coppa o di un piatto, le forme in cui il Graal è solitamente rappresentato.

La Sindone nella cultura popolare
Al pari di altre reliquie della religione cristiana particolarmente note, la Sindone negli ultimi anni è stata citata o utilizzata nelle opere di diversi scrittori e sceneggiatori.
Nel romanzo Il codice dell'apocalisse di Andrea Carlo Cappi e Alfredo Castelli, che ha come protagonista il personaggio dei fumetti italiani Martin Mystère, la Sindone esposta a Torino è in realtà una copia effettuata da Leonardo da Vinci (grazie alla conoscenza della camera oscura) alla fine del XV secolo, realizzata per permettere alla chiesa di custodire con più sicurezza quella precedentemente esposta. Nel romanzo Leonardo non si limita a farne una mera copia, ma, tramite un antico libro di magia risalente al tempo di Atlantide, rende questa un oggetto magico in grado di "catalizzare" le preghiere dei fedeli che l'adorano, di valenza benefica, ed impiegarle per allontanare le forze malvagie da Torino.
Nel libro, un demone - Belial - proclamatosi "Signore del Male", che sta cercando da secoli di scatenare l'Apocalisse, cercherà di disattivarne i poteri, in modo da poter aprire un portale con gli Inferi e far giungere sulla Terra altre creature demoniache.


Bibliografia
La bibliografia riguardante la Sindone di Torino è vastissima. Si indica qui, per comodità, una bibliografia essenziale, integrata eventualmente con l'indicazione di volumi strettamente correlati all'argomento trattato in pagina.
Per un approfondimento consultare la bibliografia dettagliata che integra quella essenziale qui riportata.

Atti di congressi e convegni di studi sulla Sindone: La santa Sindone nelle ricerche moderne,
Atti del I Convegno Nazionale di Studi sulla Santa Sindone (Torino 1939) e del I Convegno Internazionale di Studio (Roma e Torino 1950), LICE, Torino 1950

·  The Shroud of Turin, Proceedings of the 1977 United State Conference (Albuquerque 1977), Holy Shroud Guild, New York 1977
·  La Sindone e la scienza, Atti del II Congresso Internazionale di Sindonologia (Torino 1978), a cura di P. Coero-Borga, Edizioni Paoline, Torino 1979
·  La Sindone: scienza e fede, Atti del II Convegno Nazionale di Sindonologia (Bologna 1981), a cura di L. Coppini e F. Cavazzuti, Edizione Clueb, Bologna 1983
·  La Sindone. Nuovi studi e ricerche, Atti del III Congresso Nazionale di Studi sulla Sindone (Trani 1984), a cura di P. Coero-Borga e G. Intrigillo, Edizioni Paoline, Milano 1986
·  Turin Shroud/Image of Christ ?, Proceedings of a Symposium held in Hong Kong (Hong Kong 1986), Cosmos Printing, Hong Kong 1987
·  La Sindone: indagini scientifiche, Atti del IV Convegno Nazionale di Studi sulla Sindone (Siracusa 1987), a cura di S. Rodante, Edizioni Paoline, Milano 1988
·  Le prélèvement du 21/4/1988 - Études du Tissu, Actes du Symposium Scientifique International (Paris 1989), OEIL, Paris 1990
·  La datazione della Sindone, Atti del V Congresso Nazionale di Sindonologia (Cagliari 1990), Pres Color, Quartu S. Elena (CA) 1990
·  History, Science, Theology and Shroud, Proceedings of St. Louis Symposium (St. Louis 1991), A. Berard Ed., Amarillo (Texas, USA) 1991
·  Identification scientifique del l'Homme du linceul: Jésus de Nazareth, Symposium de Rome 1993, O.E.I.L., X. De Guibert, Paris 1995

Emanuela e Maurizio Martinelli, Alla scoperta della Sindone, Edizioni Messaggero, Padova. 2010.
·  Andrée Cherpillod, La Mortotuko de Torino – la neebla objekto, Courgenard, 1996. In lingua esperanta
·  Barbara Frale, La sindone di Gesù Nazareno, Bologna, Il Mulino, 2009

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Paola A. Taraglio

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Draghi e Ban Ki Moon al primo congresso mondiale delle Camere di commercio


Draghi e Ban Ki Moon al primo congresso mondiale delle Camere di commercio

World Chambers Congress: sono attesi 1600 delegati da 120 Paesi
AP         Il presidente della banca europea, Mario Draghi
torino

Dal presidente della Banca Europea, Mario Draghi, al Premio Nobel dell’Economia Jean Tirole, da Carlo Petrini al presidente della Camera di commercio dell’Uganda Olive Kigongo, da Ban Ki Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, a Harold McGraw III della McGraw-Hill Companies, colosso Usa, che controlla anche Standard&Poor. Sono le prime conferme dei relatori per il World Chambers Congress, a Torino tra cento giorni, dal 10 al 12 giugno. Attesi 1.600 delegati da 120 Paesi. L’evento si tiene per la prima volta in Italia grazie alla Camera di commercio di Torino che, dopo una serrata competizione, nel 2012 è riuscita ad aggiudicarsi il Congresso davanti a metropoli europee come Ginevra, Liverpool e Belfast. Sotto lo slogan «Chambers for global prosperity», il Congresso affronterà temi di stretta attualità, tra cui le prospettive dell’economia globale, l’importanza delle aree metropolitane, l’emergenza occupazione, l’emigrazione e l’immigrazione, l’accesso al credito per le pmi. 

 «Il Congresso, che si tiene ogni otto anni in Europa - ha sottolineato Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di commercio torinese - è un evento irripetibile per Torino e quindi un’opportunità irrinunciabile anche per i non addetti ai lavori. Accanto all’anima congressuale, per la quale attendiamo 1.600 delegati da 120 Paesi, abbiamo organizzato anche un’area espositiva a disposizione delle aziende e degli sponsor e un programma di B2B, con incontri personalizzati per mettere in contatto le nostre imprese con gli imprenditori e le organizzazioni che verranno a visitarci. Il Congresso infine impatterà su tutto il tessuto economico locale a cominciare dalle ricadute turistiche: saranno in città delegazioni numerose e di prestigio». 

 «La Città ha sostenuto fortemente la candidatura di Torino a sede del Congresso Mondiale sin dagli esordi e, oggi che l’evento si avvicina, è al fianco della Camera di commercio per assicurare la migliore accoglienza possibile ai delegati e agli imprenditori che giungeranno qui da tutto il mondo», ha affermato il sindaco Piero Fassino. «Torino conferma così la propria vocazione di città a dimensione internazionale, che dispone di tutte le competenze, i servizi e le infrastrutture necessarie per ospitare eventi di eccellenza e, dato a mio avviso non irrilevante, un patrimonio storico e culturale che potrà rendere ancora più gradevole il soggiorno dei congressisti». Andrea Tomat, presidente di Icc (International Chamber of Commerce) Italia ha sottolineato: «Siamo molto onorati di essere parte di questa importante iniziativa. Per l’Italia, ospitare il 9 Congresso Mondiale delle Camere di Commercio è un’occasione di altissimo livello per continuare a giocare un ruolo centrale nelle dinamiche del commercio internazionale». 

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da: http://www.lastampa.it/2015/03/02/cronaca/draghi-e-ban-ki-moon-al-primo-congresso-mondiale-delle-camere-di-commercio-U5b96dGcNFiY2oAaQlHqLO/pagina.html

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Fiat, arriva la 500 Black Tie disegnata da Lapo Elkann

 

 

Fiat, arriva la 500 Black Tie disegnata da Lapo Elkann

 

Fiat, arriva la 500 Black Tie disegnata da Lapo Elkann
Il “fattore X” caratterizza la campagna di lancio del nuovo crossover Fiat 500X e anche al salone di Ginevra è esposta l’interpretazione originale di questo aspetto. Con la concept car “Black Tie”, secondo la casa, viene esplorata un’inedita dimensione dell’essere 500 dove stile, sostanza e made in Italy caratterizzano un’auto confortevole, prestazionale e sempre connessa con il mondo: è questo il lato X della bellezza, è questa l’anima di Fiat 500X.
L’originalità di questa showcar non manca davvero grazie all’estro nella personalizzazione messa in campo dagli artigiani specialisti di “Garage Italia Customs”, il nuovo progetto di Lapo Elkann riservato agli appassionati che vogliono distinguersi con una vettura diversa dai tradizionali modelli di serie.

Il look della 500X “Black Tie” si distingue attraverso una livrea realizzata con la tecnica di “wrap-paint” eseguita abbinando una pellicola cromata alla tradizionale vernice che offre come risultato finale un raffinato effetto spigato completato dall’adozione di barre sul tetto e maniglie in legno massello verniciato.
Anche gli interni sono stati sottoposti all’intervento di personalizzazione e nell’abitacolo troviamo l’imperiale e i montanti superiori realizzati in denim nero senza cuciture, le antine parasole in cashmere con bordatura in pelle nera, le maniglie e le plafoniere verniciate in nero opaco, mentre per i montanti inferiori, i battitacchi e le piastre antiscivolo all’ingresso delle portiere anteriori e posteriori è stata utilizzata l’alcantara nera con cuciture scure.

I dettagli unici nel loro genere e frutto di un sapiente lavoro proseguono poi con il rivestimento dei sedili esternamente in denim e internamente in cashmere in stile “all’inglese” con bordino in pelle nera e impunture color ghiaccio, riproponendo l’effetto spigato applicato agli esterni per l’omogeneizzazione di tutte le componenti dell’auto.

E sempre all’insegna dell’armonizzazione della personalizzazione troviamo ancora tutto il cruscotto, la struttura dei pannelli e il tunnel rivestiti in alcantara nera mentre gli inserti del pannello sono ricoperti metà in cashmere e metà in denim con impunture in contrasto color ghiaccio. Completano l’esclusivo allestimento della 500X Black Tie le modanature interne delle portiere anteriori, la consolle centrale, alcuni particolari del cruscotto e tutto il pannello copri bagagliaio, in legno massello. (m.r.)
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da: http://www.repubblica.it/speciali/motori/salone-ginevra/edizione2015/2015/03/04/news/fiat_arriva_la_black_tie_-108739131/?ref=HRLV-10
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PAOLA A. TARAGLIO: LA STORIA DELLA SINDONE - CAP.3

23/02/2015

LA STORIA DELLA SINDONE - CAP.3

 

Esame del tessuto
La forma della Sindone è approssimativamente rettangolare. Prima del restauro del 2002 le dimensioni erano 437,7 cm il lato in basso (considerando la posizione ostensiva con la figura frontale a sinistra e dorsale a destra), 434 cm il lato alto, 112,5 cm a sinistra e 113 a destra.
In seguito al restauro del 2002, durante il quale è stato rimosso il telo di supporto sul quale era cucita, la distensione del telo ha prodotto un leggero aumento delle dimensioni: lato basso 441,5 cm, alto 442, sinistra 113, destra 113,7. Lo spessore del tessuto è di circa 0,34 millimetri. Il peso, valutato approssimativamente, è di kg 2,450.

Il tessuto della Sindone è stato esaminato da Virgilio Timossi, Silvio Curto (direttore del Museo Egizio di Torino) e altri. Esso è di lino filato a mano: le fibre presentano infatti irregolarità tipiche della lavorazione manuale. I fili del tessuto hanno uno spessore di circa 250 millesimi di millimetro e sono composti da una settantina di fibrille del diametro di 10-20 millesimi di millimetro. La filatura delle fibrille della Sindone è in senso orario, o "a Z".

Da un punto di vista archeologico le sindoni giudaiche del I secolo conosciute sono diverse da quella di Torino per tessuto, tessitura, torcitura del filo e disposizione intorno al corpo.
Una sindone ritrovata ad Akeldamà (analizzata al carbonio 14, e datata 50 a.C./70 d.C.) mostra molte differenze rispetto a quella di Torino: le braccia distese ai lati; collo, polsi e caviglie fermati con appositi bendaggi. Il tessuto era di lana, la struttura 1:1 (la sindone di Torino è a spinadi pesce 3:1), la trama è a S (quella di Torino è a Z).
Altre sindoni risalenti allo stesso periodo confermano la presenza di trame più semplici di quella di Torino, la pluralità di bendaggi e la filatura a S, ponendo seri dubbi sull'appartenenza della Sindone di Torino alla produzione sindonica dell'epoca di area ebraica.

L'immagine della sindone manca di deformazioni tipiche dell'immagine che si può formare nel contatto tra un corpo e una tela. La deformazione che si dovrebbe avere è quella di un'immagine molto dilatata.
Questo dovrebbe accadere in particolare per il volto: si tratta del noto effetto “Maschera di Agamennone”. Il volto dell'uomo sindonico invece non presenta questa dilatazione, il che è scientificamente spiegabile solo con l'ipotesi che a lasciare l'impronta sia stato un bassorilievo poco aggettante. Si nota inoltre che l'immagine dorsale, essendo quella su cui premeva il peso del corpo dovrebbe avere maggiore intensità rispetto a quella frontale ma così non è.

Finora tra i reperti pervenutici non è stato rinvenuto un esemplare di tessuto del I secolo  d.C. completamente compatibile con la Sindone, vale a dire un lenzuolo di lino intessuto a "spina di pesce" con un rapporto ordito-trama di 3:1.

Invece se ne conosce uno di epoca medievale intessuto con intreccio identico a quello sindonico: è custodito al Victoria and Albert Museum di Londra e risale al XIV secolo, epoca che coincide con la datazione della Sindone effettuata tramite l'esame del Carbonio 14.
Sono anche stati ritrovati nell'area mediorientale alcuni sudari, o parti deteriorate di questi, risalenti all'incirca al periodo in cui dovrebbe essere vissuto Gesù, sia di lino che di lana, con rapporti di ordito-trama di 1:1 o 2:2, tutti però caratterizzati da una filatura a "S" e dalla presenza di differenti teli e di corde (un metodo di fasciatura descritto anche nel vangelo di Giovanni).
Shimon Gibson, archeologo israeliano scopritore della sindone di Akeldamà, ha rinvenuto nel sepolcro una sindone per ricoprire il corpo e un panno separato, una sorta di "fazzoletto", per ricoprire solo il volto (usanza che permetteva ad una persona data erroneamente per morta di non soffocare e di poter avvertire chi era nelle vicinanze urlando).
Per la difformità rispetto a questo rinvenimento, in aggiunta alla fiducia sul risultato della datazione al C14, Gibson ritiene che la Sindone di Torino non sia autentica: «una sindone composta da un solo telo non pare rientrasse nella pratica comune all'epoca di Gesù».
Esame medico-legale
Secondo l'anatomopatologo Baima Bollone, la figura impressa corrisponde a quella di un corpo crocifisso irrigidito dal rigor mortis: «La struttura somatica è fissata in una posizione del tutto innaturale... gli arti superiori sono flessi a circa 100° il destro e 90° il sinistro in corrispondenza delle spalle [...] il lenzuolo fu teso a ponte sul cadavere irrigidito nell'atteggiamento di lieve flessione del capo, [...], e anche delle ginocchia, intuitivamente assunto sulla croce [...] la marcata rigidità dei muscoli mimici e del collo, questa seconda comprovata dalla posizione del capo permanentemente flesso verso il torace, nonché dalle grandi masse muscolari del petto e delle cosce mostra che l'uomo della sindone era in stato di rigidità cadaverica».

Secondo il chimico Garlaschelli, la posizione del corpo non appare in linea con ciò che avviene in un cadavere e le mani sono sovrapposte sul pube, ma in un morto ciò non è possibile, poiché la posizione richiede che i muscoli siano in tensione oppure che le mani siano legate (ma sulla sindone non c'è traccia di legacci), mentre «le braccia rilassate di un cadavere ricadrebbero più giù e le mani si congiungerebbero solo sullo stomaco».
Il rigor mortis (tesi ad esempio sostenuta da Bollone) non giustifica la posizione poiché se i muscoli di un cadavere vengono forzati, questi si rilassano.

Presunti segni dei chiodi
Pierre Barbet afferma di avere verificato, con esperimenti su cadaveri e su arti amputati, che in effetti la crocifissione nel palmo della mano non è possibile, perché sotto il peso del corpo i tessuti molli della mano si lacerano: il crocifisso finirebbe presto per cadere dalla croce.
Afferma quindi che il chiodo fu infisso nel polso, cosicché il corpo è trattenuto in posizione dallo scheletro e dai legamenti, che possono reggere agevolmente il peso.
Secondo Barbet, i chiodi furono infissi nello spazio di Destot, una piccola apertura tra quattro ossicini del polso (semilunare, piramidale, capitato e uncinato).
Egli ha osservato inoltre che un chiodo infisso in questa posizione lede il nervo mediano: questa lesione provoca al crocifisso un dolore acuto (si tratta dello stesso nervo interessato dalla sindrome del tunnel carpale) e causa la flessione del pollice. Infatti i pollici dell'Uomo della Sindone non sono visibili.
Quasi tutti gli studiosi seguono l'opinione di Barbet, con un'eccezione degna di nota: Frederick Zugibe ritiene invece che i chiodi siano stati infissi alla base del palmo. Anche qui vi è un passaggio tra le ossa del carpo e del metacarpo che permetterebbe al chiodo di trapassare
l'arto senza produrre fratture e di uscire nella posizione che si osserva sulla Sindone.
Questi studiosi ritengono che la posizione dei chiodi nei polsi sia un indizio a supporto dell'autenticità della Sindone.
Riguardo alle tecniche di crocifissione del periodo tuttavia si conosce poco: l'unico corpo ritrovato con segni di crocifissione è quello di Giv'at at HaMivtar, un quartiere di Gerusalemme Est, che mostra sensibili differenze sia con il ritratto della sindone, che con l'iconografia tipica del Cristo crocifisso.
In base alle ricostruzioni effettuate partendo dai resti ritrovati, risalenti al I secolo, le mani erano presumibilmente legate e i piedi inchiodati, con i due calcagni trapassati da chiodi di ferro del diametro di 1 cm della lunghezza di circa 11,5 cm (caratteristiche del chiodo ritrovato nel calcagno destro, erroneamente stimato in un primo tempo in 17–18 cm di lunghezza) e la posizione dei piedi era ai lati della croce.

Presunti segni di flagello
Sulla Sindone si vedono circa 120 segni distribuiti lungo il corpo che, secondo gli autenticisti, sarebbero stati causati dal flagrum, il flagello romano. Si nota tuttavia che da nessuno di questi segni si vedono tracce o rivoli di sangue come ci si aspetterebbe.
Inoltre, gli ipotetici segni del flagello risulterebbero essere disposti in maniera particolarmente simmetrica e regolare su tutta l'immagine, evento improbabile in una flagellazione reale, e compatibile invece con una rappresentazione pittorica.

La presunta corona di spine
In corrispondenza del cuoio capelluto si notano numerose impronte puntiformi e tondeggianti dall'aspetto di ferite da punta, da cui si dipartono diverse colature di sangue. Gli autenticisti le identificano con le ferite prodotte dalla corona di spine che, secondo i Vangeli, fu
posta sul capo di Gesù.
Non si hanno notizie storiche di altri casi di coronazione di spine (gli esegeti in genere presumono che si sia trattato di una trovata estemporanea dei soldati per deridere Gesù "re dei Giudei"), per cui non si conosce come questa corona avrebbe potuto essere composta.
Secondo alcuni studiosi e critici le colature del sangue sarebbero irrealistiche, dato che il sangue colando avrebbe impastato i capelli, dando vita a macchie più indistinte.
Una possibile risposta a questa obiezione è stata data da Frederick Zugibe, secondo il quale l'Uomo della Sindone fu lavato prima di essere avvolto nel lenzuolo: in questo modo il sangue colato durante la permanenza sulla croce sarebbe stato rimosso e sulla Sindone si sarebbe impressa soltanto l'impronta delle ferite inumidite dal lavaggio.

Dettaglio delle mani. Non c'è accordo tra gli studiosi sulla posizione precisa della ferita; secondo alcuni sarebbe nello spazio tra ulna e radio appena retrostante il polso, come in una crocifissione romana.

 

Presunti oggetti


Monete sugli occhi
Alcuni sostenitori dell'autenticità della sindone sostengono di aver osservato in corrispondenza degli occhi due piccoli oggetti, da essi identificati come monete, poste sul cadavere per tenere chiuse le palpebre; hanno anche proposto dei tentativi di identificazione delle monete con coniazioni risalenti ai primi anni 30 del I secolo.
Esaminando le foto del telo scattate nel 1931, il gesuita Francis Filas e Alan e Mary Whanger affermano di avere notato sugli occhi dell'Uomo della Sindone le impronte di due piccoli oggetti tondeggianti, che essi hanno identificato come monete coniate da Ponzio Pilato negli anni 29-32; tali monete sarebbero state poste sugli occhi del cadavere, presumibilmente per tenere chiuse le palpebre.

Sull'occhio destro questi studiosi riconoscono un bastone ricurvo chiamato lituus, tipico delle monete di Pilato, e le quattro lettere UCAI; l'iscrizione sulle monete autentiche recita ΤΙΒΕΡΙΟΥ ΚΑΙΣΑΡΟΣ ("Tiberio Cesare" in greco), ma Filas ha affermato di aver trovato degli esemplari con la variante ΤΙΟU CΑΙ[ΣΑΡΟΣ], le cui lettere centrali corrispondono a quelle leggibili sulla Sindone; tale identificazione è stata però contestata, in quanto la moneta portata ad esempio da Filas ha il bordo consunto e i resti delle lettere sul bordo sono interpretabili con la legenda consueta. 

Alan Whanger (professore di psichiatria alla Duke University di Durham, North Carolina) ha confrontato l'immagine della Sindone con quella di una moneta procurata da Filas e avrebbe trovato che corrispondono in modo talmente preciso che egli ipotizza che le due monete siano state coniate sullo stesso stampo.
Sull'occhio sinistro invece vi sarebbero le lettere ARO e delle spighe. In questo caso si tratterebbe di una moneta coniata in onore di Giulia, madre di Tiberio. Recentemente, Pier Luigi Baima Bollone e Nello Balossino hanno dichiarato di ritenere di aver identificato un'altra moneta (anche questa in onore di Giulia) sul sopracciglio sinistro.

Tuttavia si fa notare come queste scoperte di monete fanno leva sulle foto del 1931, e non su quelle - a più alta definizione - scattate in anni più recenti. Inoltre la definizione minima dell'immagine della Sindone è di mezzo centimetro, per cui non sarebbe possibile identificare particolari così piccoli; le "monete" sarebbero quindi solo frutto di illusioni ottiche da parte degli osservatori che vedrebbero quello che si aspettano di vedere (pareidolia).
Altri hanno poi suggerito che si tratti di immagini spurie generate da irregolarità delle lastre fotografiche, o delle successive copie di queste, mentre sulla Sindone esse non sarebbero in realtà presenti, affermando che nelle fotografie più recenti e di migliore qualità e definizione, ad esempio quelle scattate nel 1978, esse non sono visibili.
I Whanger rispondono che a loro dire le immagini delle monete sarebbero presenti sulle foto di Pia del 1898, sia su quelle di Enrie del 1931, e anche sulle foto del 1978, anche se in queste ultime le lettere appaiono leggermente distorte; affermano anche che, a loro dire, durante l'ostensione televisiva del 1973, a causa del modo in cui la Sindone è stata dispiegata, il tessuto sarebbe stato sottoposto ad una tensione nella regione dell'occhio destro, che secondo loro
avrebbe leggermente tirato o ruotato alcuni fili.
Pierluigi Baima Bollone ha invece ammesso che la moneta da lui identificata sul sopracciglio nella foto del 1931 non compare nelle fotografie recenti, neanche in quelle da lui scattate.
È stato anche contestato che tra gli ebrei del tempo vi fosse l'usanza di porre delle monete sugli occhi o oggetti pagani all'interno di tombe: secondo Levy Rahmani (direttore dell'Autorità Israeliana per le Antichità) le poche volte (alcune decine di volte su tremila tombe indagate) in cui
si è trovata una monetina nella bocca del defunto (e non sugli occhi) si trattava della ripresa di un uso ellenistico, quello dell'obolo pagato a Caronte.

Alan Whanger sostiene però che alcune monete sono state rinvenute anche all'interno del cranio del defunto, e che per un cadavere sdraiato in posizione supina, una moneta può cadere all'interno del cranio soltanto se era posta su un occhio: in questo caso infatti, a seguito della decomposizione dei tessuti molli dell'occhio e del cervello, per effetto della gravità la moneta naturalmente cadrebbe attraverso la fessura in fondo alla cavità orbitale.
Una moneta posta in bocca, invece, si trova a lato del cranio e non al di sopra di esso, per cui, secondo Whanger, è impossibile che vi cada dentro. Whanger inoltre fa notare che, secondo le usanze del tempo, i cadaveri venivano lasciati nei sepolcri soltanto per un anno, dopodiché le ossa venivano raccolte e trasferite in un ossario, e il sepolcro veniva riutilizzato per seppellirvi altri defunti; secondo Whanger le monete, usate per chiudere le palpebre, a quel punto non servivano più, e a suo dire sarebbero state recuperate, oppure perse durante il trasferimento.
Luigi Gonella (fisico del Politecnico di Torino e consulente scientifico del cardinale Ballestrero) afferma: "Quella della Sindone è un'immagine il cui dettaglio più piccolo, macchie di sangue escluse, è di mezzo centimetro. Come le labbra. Appare quindi molto, molto incongruente che esistano dei dettagli dell'ordine di decimi di millimetro come le lettere sulle monete. Ma si sa: a forza di ingrandire, si finisce a vedere anche quello che non c'è".


Altri oggetti
Alan e Mary Whanger sostengono di aver identificato anche immagini di fiori e di numerosi oggetti ai lati dell'immagine corporea. Si tratta di immagini molto deboli, visibili generalmente solo in fotografie specificatamente trattate per aumentare il contrasto; tuttavia Avinoam Danin dichiara di aver osservato direttamente alcuni dei fiori sulla Sindone durante l'ostensione del 1998.
Danin, botanico israeliano, ha dichiarato che avrebbe identificato 28 specie diverse: secondo i suoi studi, l'unico luogo in cui esse sono presenti tutte insieme sarebbe una ristretta area tra Gerusalemme e Gerico. Molte di queste specie corrispondono inoltre a quelle dei pollini identificati da Max Frei.
Tuttavia la stessa indagine palinografica di Frei è molto controversa ed altri scienziati del ramo ne negano radicalmente l'attendibilità e i risultati finali, e questi studi di Danin non sono stati pubblicati su riviste scientifiche.

Per quanto riguarda gli altri oggetti, gli Whanger affermano di riconoscere tutti i tradizionali "Strumenti della Passione": i chiodi, una lancia, una spugna, e inoltre una corda, un paio di pinze, e altro ancora.
Essi ritengono che tutti questi oggetti siano stati posti nel sepolcro con Gesù perché macchiati del suo sangue: le usanze ebraiche, tuttora valide, prevedono infatti che il sangue del defunto, per quanto possibile, venga sepolto insieme con lui. I fiori invece sarebbero stati usati per coprire con i loro profumi l'odore della decomposizione.
I Whanger hanno riscontrato che gli Strumenti della Passione sono dipinti su numerose raffigurazioni della Crocifissione soprattutto nel periodo successivo al 1350, quando la Sindone fu esposta a Lirey, e hanno spesso la stessa configurazione delle immagini sulla Sindone.
Essi ipotizzano che, a causa del progressivo lento ingiallimento del lino (probabilmente accelerato dall'incendio del 1532), a quel tempo l'immagine sindonica fosse più chiaramente visibile di oggi, e questi oggetti siano stati osservati su di essa e ricopiati dai pittori.
I loro ritrovamenti sono però visti con scetticismo, anche da diversi sindonologi favorevoli all'autenticità. Valga ad esempio l'ironico commento di Ray Rogers: "Molti osservatori guardano l'immagine per così tanto tempo che iniziano a vedere delle cose che altri non vedono."
È da notare poi che alcuni dei particolari al limite della definizione dell'immagine della Sindone (circa 5 mm) sono interpretati in maniera differente da studiosi differenti, per cui anche chi afferma di individuare sull'immagine possibili scritte o piccoli oggetti (come le succitate monete) non ne dà sempre un'interpretazione univoca.

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Paola A. Taraglio

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Paola A. Taraglio: LA STORIA DELLA SINDONE - Cap.2

19/02/2015

 

LA STORIA DELLA SINDONE - Cap.2

Ipotetica storia della Sindone antecedente il 1353

 
Coloro che ritengono autentica la Sindone provano anche a tracciarne la storia nei secoli precedenti il 1353.
Ritengono quindi che la Sindone sia l'autentico lenzuolo funebre di Gesù e che risalga alla Terra di Israele del I secolo; essi sostengono inoltre la «suggestiva ipotesi» secondo cui la Sindone di Torino sia da identificare con il mandylion o "Immagine di Edessa", un'immagine di Gesù molto
venerata dai cristiani d'Oriente, scomparsa nel 1204 (questo spiegherebbe l'assenza di documenti che si riferiscano alla Sindone in tale periodo).

In questo caso, occorre ipotizzare che il telo di Edessa, che è descritto come un fazzoletto, fosse esposto solo ripiegato più volte e in modo tale da mostrare unicamente l'immagine del volto.


Caratteristiche generali

Il lenzuolo
La Sindone è un lenzuolo di lino di colore giallo ocra, avente forma rettangolare di dimensioni di circa 441 cm x 111 cm, spessore di circa 0,34 mm e massa di circa 2,450 kg.
In corrispondenza di uno dei lati lunghi, il telo risulta tagliato e ricucito per tutta la lunghezza a otto centimetri dal margine.
Il lenzuolo è tessuto a mano con trama a spina di pesce e con rapporto ordito-trama di 3:1.
Il lenzuolo è cucito su un telo di supporto, pure di lino, delle stesse dimensioni: il supporto originale, applicato nel 1534, è stato sostituito nel 2002 con un telo simile più recente.
Le bruciature più vistose sono state causate dall'incendio scoppiato il 4 dicembre 1532 nella Sainte Chapelle di Chambéry, in cui la Sindone rischiò di essere distrutta.

Un oggetto rovente (delle gocce d'argento fuso, oppure una parte del reliquiario) aprì nel lenzuolo numerosi fori di forma approssimativamente triangolare, disposti simmetricamente ai lati
dell'immagine in quanto il lenzuolo era conservato ripiegato più volte su sé stesso.
Nel 1534 le suore clarisse di Chambéry ripararono i danni cucendo sui fori delle pezze di tessuto e impunturando la Sindone su un telo di supporto della stessa grandezza[12].

Nel 2002, in un intervento di restauro conservativo, tutti i rappezzi sono stati rimossi e il telo di supporto originale è stato sostituito con un altro più recente.
Altre bruciature, più piccole, formano quattro gruppi di fori approssimativamente circolari o lineari. Il colorito delle bruciature varia in ragione delle temperature alle quali furono esposti le
parti di tessuti.
In questo caso la Sindone doveva essere piegata in quattro (una volta nel senso della lunghezza e una nel senso della larghezza). Un'ipotesi per la loro formazione è che la Sindone venisse esposta vicino a delle torce accese.

Non si conosce l'evento che li produsse ma fu certamente anteriore al 1516, poiché compaiono in una copia della Sindone dipinta in tale data e conservata a Lierre.

 

L'immagine

L'immagine frontale presente sulla Sindone nel negativo fotografico

Il lenzuolo riporta due immagini molto tenui che ritraggono un corpo umano nudo, a grandezza naturale, una di fronte (immagine frontale) e l'altra di schiena (immagine dorsale); sono allineate testa contro testa, separate da uno spazio che non reca tracce corporee. Sono di colore più scuro di quello del telo.

Ognuna delle due immagini appare essere la proiezione verticale di una figura umana, e non quella che si otterrebbe stendendo un lenzuolo a contatto con il corpo umano (ad esempio il viso dovrebbe apparire molto più largo).
Il corpo raffigurato appare quello di un maschio adulto, con la barba e i capelli lunghi.
L'immagine è poco visibile a occhio nudo e può essere percepita solo ad una certa distanza (uno-due metri, mentre avvicinandosi sembra scomparire).

Come scoprì Secondo Pia nel 1898, l'immagine è "al negativo", cioè i chiaroscuri sono invertiti rispetto a quelli naturali: infatti essa appare come "positiva" sul negativo fotografico acquisito in luce visibile.
Si noti però che l'immagine appare come "positiva" su un positivo fotografico acquisito nell'infrarosso (8-14 micrometri).
L'immagine appare essere la proiezione verticale della figura dell'Uomo della Sindone: le proporzioni del corpo sono infatti quelle che si osservano guardando una persona direttamente o in fotografia, mentre l'immagine ottenuta stendendo un lenzuolo a contatto col corpo dovrebbe apparire distorta, ad esempio il viso dovrebbe apparire molto più largo.

Il restauro del 2002
Nel 2002 la Sindone è stata sottoposta ad un intervento di restauro conservativo: sono stati rimossi i lembi di tessuto bruciato nell'incendio del 1532 e i rattoppi applicati dalle suore di Chambéry; anche il telo di sostegno (la "tela d'Olanda") applicato nel 1534 è stato sostituito. Il lenzuolo inoltre è stato stirato meccanicamente per eliminare le pieghe e ripulito dalla polvere; a seguito della stiratura le dimensioni della Sindone sono aumentate di circa 5 cm in lunghezza e 2cm in larghezza.
Le modalità del restauro sono state criticate da diversi studiosi. Essi hanno criticato il fatto che non si sia colta l'occasione per eseguire nuovi esami: in particolare si sarebbe potuto ripetere il test del Carbonio 14 sui lembi di tessuto carbonizzato in modo da chiarire una volta per tutte i dubbi posti dagli autenticisti sull'esame del 1988.
Inoltre gli interventi eseguiti, in particolare la pulizia del lenzuolo eseguita con un aspiratore, hanno probabilmente alterato o rimosso dalla Sindone materiale che avrebbe potuto essere esaminato per fornire utili indicazioni.

La posizione della Chiesa
L'autenticità della Sindone — vale a dire se essa sia o no il vero lenzuolo funebre di Gesù — è stata a lungo dibattuta: vi sono state dispute al riguardo già nel XIV secolo.
Le discussioni sono riprese alla fine del XIX secolo, quando la prima fotografia della Sindone ha rivelato le particolari caratteristiche dell'immagine e ha suscitato l'interesse degli studiosi su di essa.
La Chiesa cattolica in passato si è espressa ufficialmente sulla questione dell'autenticità, prima in senso negativo (nel 1389 il vescovo di Troyes inviò un memoriale al papa, dichiarando che il telo era stato "artificiosamente dipinto in modo ingegnoso", e che "fu provato anche dall'artefice che lo aveva dipinto che esso era fatto per opera umana, non miracolosamente prodotto".
Nel 1390 Clemente VII emanò di conseguenza quattro bolle, con le quali permetteva l'ostensione ma ordinava di "dire ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a raffigurazione o imitazione del Sudario") e poi, ribaltando il giudizio, in senso positivo (nel 1506 Giulio II autorizzò il culto pubblico della Sindone con messa e ufficio proprio).

Attualmente, la Chiesa cattolica non si esprime ufficialmente sulla questione dell'autenticità, lasciando alla scienza il compito di esaminare le prove a favore e contro, ma ne autorizza il culto come icona della Passione di Gesù. Diversi pontefici moderni, da papa Pio XI a papa Giovanni Paolo II, hanno inoltre espresso il loro personale convincimento a favore dell'autenticità.
Le chiese protestanti considerano invece la venerazione della Sindone, e delle reliquie in genere, una manifestazione di religiosità popolare di origine pagana estranea al messaggio evangelico.

Studi scientifici: Esame del Carbonio 14
Il più celebre e importante esame compiuto sulla reliquia, per la grande risonanza che ha avuto sui mezzi d'informazione, è la datazione eseguita nel 1988 con la tecnica radiometrica del Carbonio 14.
Secondo il risultato dell'esame, eseguito separatamente da tre laboratori (Tucson, Oxford e Zurigo) su un campione di tessuto prelevato appositamente, il lenzuolo va datato nell'intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390. Questa datazione corrisponde al periodo in cui si ha la prima documentazione storica che si riferisca con certezza alla Sindone di Torino (1353).

Esami sulle presunte tracce ematiche
I primi esami sulle presunte macchie di sangue furono condotti nel 1973 da G. Frache, E. Mari Rizzati ed E. Mari, membri della commissione scientifica nominata dal cardinale Pellegrino, su due fili di tessuto sindonico. I risultati furono negativi anche se Frache, Mari Rizzati e Mari precisarono che "la risposta negativa fornita dalle analisi condotte non ci permette di dare un giudizio assoluto dell'esclusione della natura ematica del materiale esaminato".
Ulteriori esami microscopici effettuati da Guido Filogano e Alberto Zina non rilevarono la presenza di globuli rossi o di altri corpuscoli del sangue. Sia Frache che Filogamo trovarono dei granuli di materiale colorante.
Nel 1978 il cardinale di Torino Ballestrero consentì allo STURP (Shroud of Turin Research Project) di analizzare la sindone. Furono premute strisce adesive sulla sindone per asportare delle particelle e furono prelevati alcuni fili.
Nel 1980 Walter McCrone, microscopista consulente dello STURP, presentò due lavori allo STURP: sulla base di osservazioni microscopiche e analisi chimiche, egli annunciò di avere trovate tracce di ocra rossa, cinabro (solfuro di mercurio, un colorante rosso molto diffuso nel Medioevo) e alizarina (un pigmento rosato di origine vegetale, al giorno d'oggi prodotto sinteticamente).
Secondo McCrone, le risultanze del suo studio proverebbero che la sindone è un dipinto.
I due lavori furono tuttavia respinti dallo STURP che espulse McCrone e incaricò due propri membri (John Heller e Alan Adler) di compiere nuove analisi.

Heller e Adler, contrariamente a McCrone, avrebbero rilevato con vari test chimici e fisici la presenza di emoglobina (analoghi risultati avrebbe raggiunto anche Pellicori), albumina e bilirubina e osservarono che le macchie di sangue si sciolgono completamente in una miscela di enzimi proteolitici, il che indicherebbe che siano composte interamente da sostanze proteiche, e non da pigmenti minerali o vegetali.
Inoltre trovarono che gli aloni intorno alle macchie di sangue sarebbero composti da siero.
Heller e Adler, pur ritrovando analoghe sostanze di quelle rinvenute da Mccrone (ossido di ferro, proteine, pigmenti) arrivarono a conclusioni opposte rispetto a Mccrone attribuendo la presenza di
pigmenti a contaminazioni successive.
La conclusione dello STURP fu che le "macchie di sangue" sono costituite interamente da sangue.

Le particelle di ossido di ferro, che McCrone identificò come ocra rossa, possono anche essere residui del ferro presente nel sangue. Secondo Heller e Adler la spiegazione corretta sarebbe quest'ultima, in quanto l'ocra rossa non sarebbe costituita da ossido di ferro puro, ma conterrebbe normalmente rilevanti quantità di impurezze quali manganese, nickel e cobalto oltre che mercurio.
I campioni sindonici quindi, secondo Heller, non contengono quantità misurabili di nessuno di tali elementi, mentre contengono numerosi elementi (Na, Mg, Al, Si, P, S, Cl, K, Ca, Fe) presenti nel sangue.

Gli studi di Heller e Adler sono stati criticati sotto diversi aspetti:
Luigi Garlaschelli obietta che Heller e Adler per le loro ricerche fecero uso del test delle porfirine, che tuttavia non è un test specifico del sangue e darebbe risultati positivi anche su un vegetale, e così anche nessuno degli ulteriori test utilizzati è specifico per il sangue.
John Fischer, un esperto di analisi forense, nel 1983, durante la conferenza della International Association for Identification, presentò la sua ricerca tesa a mostrare che risultati simili a quelli di Heller e Adler si potrebbero ottenere come falsi positivi da tracce di pittura a
tempera. Analoghe asserzioni fa Steven Schafersman.

Nel 1982 la presenza di sangue fu rilevata anche da Baima Bollone, Jorio e Massaro, i quali usando test immunologici identificarono il sangue come umano di gruppo AB. Il loro test fu ripetuto (esclusa l'identificazione del gruppo sanguigno) dallo STURP che ne confermò il risultato.
Luigi Garlaschelli nota in merito che i test immunologici sarebbero tanto sensibili da rendere difficile discriminare tra campione e inquinamenti. Più specificamente Vittorio Pesce Delfino nota che gli esami istochimici di Baima Bollone evidenziarono solo tracce di ferro, che Bollone attribuì ad emoglobina.
Nota Delfino che il ferro non indica univocamente l'emoglobina, e che l'ossido di ferro, ad esempio, è stato trovato nell'ocra rossa che è stata riscontrata sulla tela.


Nel 2008, analisi eseguite per spettrometria Raman su polvere raccolta nel 1978 tra la Sindone e la tela d'Olanda posta sul retro hanno rilevato la possibile presenza di pigmenti, in accordo con le osservazioni di McCrone, e di emoglobina. Le analisi furono svolte da Giulia Moscardi, che tuttavia ritiene che i pigmenti siano da attribuire a contaminazioni successive e ritiene che l'ossido di ferro presente sia il risultato della degradazione dell'emoglobina.

Secondo lo STURP e Baima Bollone, le ipotetiche macchie di sangue si sarebbero formate per contatto diretto con l'uomo avvolto nel lenzuolo.
Garlaschelli fa notare tuttavia che il sangue, se ancora fluido, avrebbe dovuto lasciare delle macchie informi; secondo Garlaschelli risulta inoltre fisicamente impossibile che il sangue di un corpo in quella posizione scorra sulla superficie esterna della capigliatura.

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Paola A.Taraglio

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comunicato stampa SINDONE, LE BELLE TRACCE

 

 

COMUNICATO STAMPA

SINDONE, LE BELLE TRACCE

Affreschi sindonici in Piemonte e Valle d�Aosta

Martedì 3 marzo dalle ore 12,00 alle 13,00 presso la Sala Conferenze del Museo della Sindone di Torino, via San Domenico  28 (tel.0114365832), avrà luogo la presentazione

 ufficiale dell’eBook  “Sindone, le belle tracce. Affreschi sindonici in Piemonte e Valle d’Aosta”  . 

Saranno presenti gli autori Raffaele Palma e Giuseppe Terzuolo con Davide Pescarolo titolare di Editris Duemila snc  e il Presidente del Museo della Sindone Pier  Cesare  Carcheri.

Verranno proiettati gli affreschi più significativi con l’ultima scoperta fatta da  Raffaele Palma di una  formella sindonica unica del suo genere ad opera dello scultore Ercole Reduzzi . 

 Il bassorilievo presente su una tomba senza più eredi al Cimitero Monumentale di Torino, è stata formalmente richiesta dal Museo della Sindone che si impegna al restauro e alla conservazione se avrà l’approvazione  della Sovrintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnografici del Piemonte e l’assenso della giunta Comunale.

In allegato: Comunicato stampa, 4 JPG ( formella sindonica al Cimitero Monumentale, elenco località in cui sono presenti gli affreschi, mappe del territorio e esempi di pagina,copertina eBook ).

Con preghiera di diffusione

Cordiali saluti

Associazione CAUS
Cell. 3396057369
Sito: www.caus.it

http://bmail.uol.com.br/attachment?msg_id=MTg1NzQ&ctype=%3D%3Futf-8%3FQ%3Fformella_sind._cimit._Monumentale.jpg%3F%3D&disposition=inline&folder=JUNK&attsize=1670796

 

 

 

http://bmail.uol.com.br/attachment?msg_id=MTg1NzQ&ctype=%3D%3Futf-8%3FQ%3Findice_localit%3DC3%3DA0.jpg%3F%3D&disposition=inline&folder=JUNK&attsize=107154http://bmail.uol.com.br/attachment?msg_id=MTg1NzQ&ctype=%3D%3Futf-8%3FQ%3Fmappa.JPG%3F%3D&disposition=inline&folder=JUNK&attsize=40966

http://bmail.uol.com.br/attachment?msg_id=MTg1NzQ&ctype=%3D%3Futf-8%3FQ%3Finizio_percorso_cuneese_esempio.jpg%3F%3D&disposition=inline&folder=JUNK&attsize=93252http://bmail.uol.com.br/attachment?msg_id=MTg1NzQ&ctype=%3D%3Futf-8%3FQ%3Fpagina_tipo_MONTICELLO.JPG%3F%3D&disposition=inline&folder=JUNK&attsize=80992

 

 

COMUNICATO STAMPA

Martedì 3 marzo dalle ore 12,00 alle 13,00 presso la Sala Conferenze del Museo della Sindone di Torino, via San Domenico  28 (tel.0114365832), avrà luogo la presentazione ufficiale dell’eBook  “Sindone, le belle tracce. Affreschi sindonici in Piemonte e Valle d’Aosta”  con la proiezione degli affreschi più significativi.

L’eBook e gli Autori

Sindone, le belle tracce. Affreschi sindonici in Piemonte e Valle d’Aosta è la prima edizione nativa digitale che tratta questa tematica ed è aggiornatissima su tutte le presenze sindoniche dal XVI al XX secolo, visibili all’esterno di chiese, palazzi e case private del Piemonte e della Valle d’Aosta. I suoi contenuti sono ottimizzati per la consultazione su dispositivi mobile di ultima generazione (smartphone, tablet) nella versione Adobe Reader.

E’ acquistabile sul sito www.editris2000.com nella sezione SHORTGUIDES, al costo di euro 4,90.

La prima parte presenta la storia della Sindone le sue vicende e descrive come i pittori, perlopiù vernacolari, hanno reinterpretato alla loro maniera tra curiosità e stranezze, la duplice immagine del Cristo tra angeli, Vescovi e Santi sovente patroni del loro circondario. La seconda parte presenta più di 200 immagini ad alta definizione che visualizzano il dettaglio dell’affresco e la sua localizzazione, con l’esatta toponomastica e l’indicazione satellitare GPS. I percorsi non vengono più determinati dagli autori ma direttamente dai visitatori che, trovandosi su un’area specifica del territorio, possono geolocalizzare l’ubicazione degli affreschi in modo molto preciso. L’ eBook prevede  a breve tempo versioni tradotte in varie lingue.

Il testo scritto a quattro mani dall’autore umorista Raffaele Palma e dal sacerdote don Giuseppe Terzuolo, nasce dalla collaborazione tra l’associazione CAUS e la casa editrice Editris Duemila di Torino.

L’associazione CAUS (www.caus.it)

Il CAUS - Centro Arti Umoristiche e Satiriche è nato a Torino nel 1984 a Torino dall’unione di umoristi professionisti e da persone appassionate del settore. La sua attività si sviluppa nel campo dell’arte, della comunicazione, dell’ambiente  e dell’architettura, nella didattica e nella pedagogia nonché nella formazione scolastica e universitaria con corsi indirizzati agli studenti e al corpo insegnanti. Promuove tour alla scoperta delle simbologie nei fregi architettonici  del capoluogo subalpino, organizza mostre e convegni a carattere nazionale ed internazionale.  La divulgazione delle ricerche è affidata al proprio settore libri.

Contatti:  www.caus.it   - cell. 3396057369

Editris Duemila (www.editris2000.com)

Casa editrice nata a Torino nel 2000 è specializzata in guide turistiche sul Piemonte, con particolare attenzione agli studi legati al territorio e all’impegno per una corretta opera di divulgazione, che tenga presente sia l’aspetto storico-artistico sia quello più generale della cultura e del costume.

Contatti: www.editris2000.com  -  tel. 011 8391313  - cell. 3485165200

 

Con preghiera di diffusione. Nel ringraziare per la Vostra attenzione, porgiamo cordiali saluti

Davide Pescarolo, Editris Duemila snc

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Paola A.Taraglio: A STORIA DELLA SINDONE - Cap.1

 

 

LA STORIA DELLA SINDONE - Cap.1

La Sindone fotografata da Giuseppe Enrie (1931).

In alto l'immagine dorsale (capovolta), in basso quella frontale. Ai lati delle immagini si vedono le bruciature dell'incendio del 1532 e i relativi rattoppi (rimossi nel 2002).

La Sindone di Torino, nota anche come Sacra o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l'immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù.

La tradizione identifica l'uomo con Gesù e il lenzuolo con quello usato per avvolgerne il corpo nel sepolcro. Il termine "sindone" deriva dal greco σινδών (sindon), che indicava in senso generale un ampio tessuto, come un lenzuolo, e ove specificato poteva essere di lino di buona qualità o tessuto d'India.

Anticamente "sindone" non aveva assolutamente un'accezione legata al culto dei morti o alla sepoltura, ma oggi il termine è ormai diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Gesù. Nel 1988, l'esame del carbonio 14, eseguito contemporaneamente e indipendentemente dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, ha datato la sindone in un intervallo di tempo compreso tra il 1260 e il 1390, periodo corrispondente all'inizio della storia della Sindone certamente documentata. Ciononostante, la sua autenticità continua ad essere oggetto di fortissime controversie.

Le esposizioni pubbliche della Sindone sono chiamate ostensioni (dal latino ostendere, "mostrare"). Le ultime sono state nel 1978, 1998, 2000, 2010 (iniziata il 10 aprile, e si è conclusa il 23 maggio) e 2013 (ostensione particolare non aperta al pubblico ed accompagnata da un videomessaggio esclusivo di Papa Francesco). Storia della sindone di Torino Gli storici sono d'accordo nel ritenere documentata con sufficiente certezza la storia della Sindone a partire dalla metà del XIV secolo: risale infatti al 1353 la prima testimonianza storica. 

Lirey

prima notizia riferita con certezza alla Sindone che oggi si trova a Torino risale al 1353: il 20 giugno il cavaliere Goffredo (Geoffroy) di Charny, che ha fatto costruire una chiesa nella cittadina di Lirey dove risiede, dona alla collegiata della stessa chiesa un lenzuolo che, per sua dichiarazione, è la Sindone che avvolse il corpo di Gesù.

 

Egli non spiega però come ne sia venuto in possesso. Il possesso della Sindone da parte di Goffredo è comprovato anche da un medaglione votivo ripescato nel XX secolo nella Senna, conservato al Museo Cluny di Parigi: su di esso sono raffigurati la Sindone (nella tradizionale posizione orizzontale con l'immagine frontale a sinistra), le armi degli Charny e quelle dei Vergy, il casato di sua moglie Giovanna.

Alcune notizie su questo periodo ci vengono dal cosiddetto "memoriale d'Arcis", una lettera indirizzata nel 1389 da Pietro d'Arcis, vescovo di Troyes, all'antipapa Clemente VII (che era riconosciuto in quel momento in Francia come papa legittimo) per protestare contro l'ostensione organizzata in quell'anno da Goffredo II, figlio di Goffredo.

D'Arcis scrive che la Sindone era stata esposta una prima volta circa trentaquattro anni prima, quindi nel 1355 (alcuni storici propendono invece per la data del 1357, dopo la morte di Goffredo, ucciso in battaglia a Poitiers il 19 settembre 1356) e che il suo predecessore, Enrico di Poitiers, aveva aperto un procedimento contro il decano per via di sospetti sull'autenticità del telo, e come conseguenza questo era stato nascosto perché non potesse essere sequestrato ed esaminato.

I teologi consultati da Enrico di Poitiers, aggiunge, avevano assicurato che non poteva esistere una Sindone con l'immagine di Gesù, perché i Vangeli ne avrebbero sicuramente parlato, ed inoltre un pittore aveva confessato di averla dipinta; ma d'Arcis non ne indica il nome (peraltro oggi si sa che l'immagine sindonica non è dipinta).

Sul memoriale d'Arcis sono però stati sollevati dubbi. Non si conoscono altre conferme che Enrico di Poitiers abbia effettivamente aperto un'inchiesta; in una sua lettera a Goffredo di Charny del 1356 non fa alcun cenno alla Sindone. Alcuni storici suggeriscono che Pietro d'Arcis volesse far dichiarare falsa la Sindone perché essa attirava i pellegrini a Lirey, facendo così calare le entrate della cattedrale di Troyes; proprio nel 1389 il tetto di quest'ultima era crollato e la sua ricostruzione richiese certamente molto denaro.

Goffredo II invia a sua volta un memoriale di segno contrario, e nel 1390 Clemente VII decreta una soluzione di compromesso, emanando 4 bolle: da una parte è autorizzata l'esposizione della Sindone a patto che si dichiari che si trattava di una pictura seu tabula, cioè un dipinto ("si dica ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta ad imitazione del Sudario"). Già alcuni mesi dopo, tuttavia, forse dopo aver ricevuto ulteriori informazioni, egli sostituisce questa espressione con la formula figura seu representacio, che non esclude l'autenticità. Dall'altra, a Pietro d'Arcis è vietato di parlare contro la Sindone, pena la scomunica.

Alcuni anni dopo scoppia una disputa per il possesso della Sindone: il conte Umberto de la Roche, marito di Margherita di Charny, figlia di Goffredo II, verso il 1415 prende in consegna il lenzuolo per metterlo al sicuro in occasione della guerra tra la Borgogna e la Francia. Margherita si rifiuta poi di restituirlo alla collegiata di Lirey reclamandone la proprietà. I canonici la denunciano, ma la causa si protrae per molti anni e Margherita inizia ad organizzare una serie di ostensioni nei viaggi in giro per l'Europa (intanto Umberto muore nel 1448). Nel 1449 a Chimay, in Belgio, dopo una di queste ostensioni il vescovo locale ordina un'inchiesta, a seguito della quale Margherita deve mostrare le bolle papali in cui il telo viene definito una raffigurazione e come conseguenza l'ostensione venne interrotta e lei venne espulsa dalla città. Negli anni successivi continua a rifiutare di restituire la Sindone finché, nel 1453, la vende ai duchi di Savoia.

Successivamente, nel 1457, a causa di questi suoi comportamenti viene 7 scomunicata. Secondo l'autore Arturo Arduino (vedi bibliografia più sotto) Margherita era a conoscenza che la Sindone non rappresentava le fattezze di Gesù.

Chambéry

I Savoia conservano la Sindone nella loro capitale, Chambéry, dove nel 1502 fanno costruire una cappella apposita; nel 1506 ottengono da papa Giulio II l'autorizzazione al culto pubblico della Sindone con messa e ufficio proprio. La notte tra il 3 e il 4 dicembre 1532, la cappella in cui la Sindone è custodita va a fuoco, e il lenzuolo rischia di essere distrutto: un consigliere del duca, due frati del vicino convento e alcuni fabbri forzano i cancelli e si precipitano all'interno, riuscendo a portare in salvo il reliquiario d'argento che era già avvolto dalle fiamme. Alcune gocce d'argento fuso sono cadute sul lenzuolo bruciandolo in più punti.

La Sindone è affidata alle suore clarisse di Chambéry, che la riparano applicando dei rappezzi alle bruciature più grandi e cucendo il lenzuolo su una tela di rinforzo. Nel frattempo, poiché si è diffusa la voce che la Sindone sia andata distrutta o rubata, si tiene un'inchiesta ufficiale che, ascoltate le testimonianze di coloro che hanno visto il lenzuolo prima e dopo l'incendio, certifica che si tratta dell'originale.

La Sindone viene di nuovo esposta pubblicamente nel 1534. Nel 1535 il Ducato di Savoia entra in guerra: il duca Carlo III deve lasciare Chambéry e porta con sé la Sindone.

Negli anni successivi il lenzuolo soggiorna a Torino, Vercelli e Nizza; soltanto nel 1560 Emanuele Filiberto, successore di Carlo III, può riportare la Sindone a Chambéry, dove rimane per i successivi diciotto anni.

Torino

Dopo aver trasferito la capitale del ducato da Chambéry a Torino nel 1562, nel 1578 il duca Emanuele Filiberto decide di portarvi anche la Sindone. L'occasione si presenta quando l'arcivescovo di Milano, San Carlo Borromeo, fa sapere che intende sciogliere il voto, da lui fatto durante l'epidemia di peste degli anni precedenti, di recarsi in pellegrinaggio a piedi a visitare la Sindone.

Emanuele Filiberto ordina di trasferire la reliquia a Torino per abbreviargli il cammino, che San Carlo percorre in cinque giorni. La Sindone, però, non viene più riportata a Chambéry: da allora resterà sempre a Torino, salvo brevi spostamenti.

Nel 1694 viene collocata nella nuova Cappella della Sacra Sindone, cappella appositamente costruita, edificata tra il Duomo e il Palazzo reale dall'architetto Guarino Guarini: questa è tuttora la sua sede.

Nel 1706 Torino è assediata dai francesi e la Sindone viene portata per breve tempo a Genova; dopo questo episodio non si muoverà più per oltre duecento anni, rimanendo a Torino anche durante il periodo dell'invasione napoleonica.

Solo nel 1939, nell'imminenza della Seconda guerra mondiale, viene nascosta nel santuario di Montevergine in Campania, dove rimane fino al 1946; questo è a tutt'oggi il suo ultimo viaggio.

Manifesto commemorativo dell'ostensione del 1898

In occasione dell'ostensione pubblica del 1898, l'avvocato torinese Secondo Pia, appassionato di fotografia, ottiene dal re Umberto I il permesso di fotografare la Sindone. 8 Superate alcune difficoltà tecniche, il Pia esegue due fotografie e al momento dello sviluppo gli si manifesta un fatto sorprendente: l'immagine della Sindone sul negativo fotografico appare "al positivo", vale a dire che l'immagine stessa è in realtà un negativo.

La notizia fa discutere e accende l'interesse degli scienziati sulla Sindone, iniziando un'epoca di studi che fino ad oggi non si è conclusa; ma non manca anche chi accusa il Pia di avere manipolato le lastre. Nel 1931 viene eseguita una nuova serie di fotografie, affidata a Giuseppe Enrie. Per evitare polemiche, tutte le operazioni vengono svolte in presenza di testimoni e certificate da un notaio. Le fotografie di Enrie confermano la scoperta del Pia e dimostrano che non vi era stata alcuna manipolazione.

Nel 1939 la sindone viene nascosta in Campania, nell'abbazia di Montevergine dove rimane fino al 1946 per poi tornare a Torino.

Nel 1959 viene fondato il Centro Internazionale di Sindonologia con lo scopo di promuovere studi e ricerche sulla Sindone di Torino. Nel 1973 vengono effettuati i primi studi scientifici diretti, ad opera di una commissione nominata dal cardinale Pellegrino.

Una campagna di studi più approfondita si svolge nel 1978, quando la Sindone viene messa per cinque giorni a disposizione di due gruppi di studiosi, uno statunitense (lo STURP) e uno italiano. Nel 1983 muore Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia: nel suo testamento egli lascia la Sindone in eredità al Papa. Giovanni Paolo II stabilisce che essa rimanga a Torino e nomina l'arcivescovo della città suo custode.

Nel 1988 tre laboratori internazionali eseguono l'esame del carbonio 14: la Sindone viene datata agli anni 1260-1390, ma il risultato viene contestato da numerosi sindonologi.

Nel 1997 un incendio scoppiato nella cappella del Guarini mette di nuovo in pericolo la Sindone. La Sindone, tuttavia, non fu direttamente interessata dall’incendio poiché il 24 febbraio 1993, per consentire i lavori di restauro della Cappella, era stata provvisoriamente trasferita (unitamente alla teca che la custodiva) al centro del coro della Cattedrale, dietro all’altare maggiore, protetta da una struttura di cristallo antiproiettile e antisfondamento appositamente costruita.

Nel 2002 la Sindone viene sottoposta ad un intervento di restauro conservativo: vengono rimossi i lembi di tessuto bruciato nell'incendio del 1532 e i rattoppi applicati dalle suore di Chambéry; anche il telo di sostegno (la "tela d'Olanda") applicata nel 1534 viene sostituito. Il lenzuolo inoltre viene stirato meccanicamente per eliminare le pieghe e ripulito dalla polvere.

Nel 2009 la proprietà della Sindone è stata messa in discussione: secondo il costituzionalista Francesco Margiotta Broglio, con l'entrata in vigore della Costituzione repubblicana (1º gennaio 1948) dello Stato italiano in base alla XIII disposizione, comma 3, e il legato testamentario di Umberto II è di conseguenza nullo.

Tuttavia si può assumere che la Santa Sede abbia ormai acquisito la proprietà della Sindone per usucapione, essendo trascorso il termine di legge senza che lo Stato italiano ne abbia reclamato la proprietà.

 Per l'ostensione del 2010, la prima dopo 10 anni, iniziata il 10 aprile e con termine il 23 maggio, oltre 1 milione e 700mila pellegrini hanno prenotato la visita alla Sindone presso il Duomo di Torino.

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Paola A. Taraglio

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Simone Vazzana: Nuovo logo del Museo Egizio, omaggio al Nilo e al Po

giovedì 26 febbraio 2015 -- 16:02:41


Nuovo logo del Museo Egizio, omaggio al Nilo e al Po

di Simone Vazzana

Il Museo Egizio di Torino si rifà il look e cambia logo. In attesa dell’apertura ufficiale al pubblico (1° aprile, ingresso gratuito – consigliata la prenotazione online – dalle 9 alle 23, con chiusura alle 24), il direttore Christian Greco, insieme a Evelina Christillin (presidente della fondazione Museo delle antichità egizie di Torino) e all’architetto Ico Migliore (creatore del logo insieme a Mara Servetto) ha presentato il nuovo simbolo.

“Un segno grafico di forte identità – ha spiegato Migliore – che racchiude significati e connessioni profonde, sia con la storia egizia sia con Torino e la storia del museo”. Il risultato è la rielaborazione di un antico geroglifico, simbolo dell’acqua, che incarna in sé molteplici valenze. Oltre all’evidente rimando al Nilo e al Po, il riferimento è anche ai concetti di dinamicità e di continuo divenire. Sei i colori (nero, blu, giallo, verde, rosso e azzurro), quelli che caratterizzano il paesaggio del fiume egiziano. Il logo è affiancato da una scritta, “Museo Egizio”, il cui carattere è quello disegnato a fine Settecento dal piemontese Giambattista Bodoni. Utilizzato già dall’inizio dell’Ottocento per l’insegna storica del Museo, tutt’ora presente in facciata.

Tante le novità. Dal giorno dell’inaugurazione, infatti, ogni visitatore riceverà una video guida, inclusa nel prezzo del biglietto (13 euro quello intero, 9 euro il ridotto), che permetterà di accedere a contenuti supplementari. Inoltre, il percorso museale, sviluppato su tre piani, presenterà diversi approfondimenti digitali per illustrare specifiche aree tematiche, con ricostruzioni 3D e mappe indicanti la provenienza dei reperti.

“Ringrazio la soprintendenza per i beni architettonici e culturali del Piemonte – ha aggiunto Greco – per quello che stiamo facendo insieme. Il museo racconterà se stesso, racconterà i suoi 200 anni. Non si chiamerà più ‘Museo egizio di Torino’, ma semplicemente ‘Museo Egizio’. Sarà un brand e non verrà più tradotto in nessuna lingua. Crediamo nella nuova identità”.

“Il 31 marzo – ha sottolineato Evelina Christillin -, ossia il giorno prima dell’inaugurazione ufficiale, il museo sarà visitato da un gruppo di egittologi provenienti da tutto il mondo, oltre a esponenti della comunità culturale museale italiana e a politici e autorità varie. Ci sarà il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ma non solo”. In serata, inoltre, a Torino si giocherà l’amichevole di calcio tra la nazionale italiana e quella inglese: “Ho parlato con Michele Uva, direttore della Federcalcio, e con il commissario tecnico Antonio Conte. Se proprio non si riuscirà a invitare le due squadre al completo, stiamo lavorando per avere due rappresentanze di entrambe le delegazioni”.

Nonostante i tagli orizzontali alla cultura, quindi, il Museo Egizio ha voluto scommettere su di sé e sulle sue eccellenze. Guardando alla sua storia per garantirsi un luminoso futuro.

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da: http://futura.unito.it/blog/logo-museo-egizio-omaggio-nilo-po/

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Se il Rosario si recita in azienda

 

17/02/2015 

Se il Rosario si recita in azienda

 

Il Rosario

(©Reuters) Il Rosario

Parte da Torino l’iniziativa di “Impresa Orante”: dire il rosario nei luoghi di lavoro per combattere la crisi e riscoprire il valore educativo della preghiera

Mauro Pianta
TORINO

 

 

Il Rosario recitato sui luoghi di lavoro. La crisi si combatte anche così. Ne è convinta Maria Chiara Martina, imprenditrice torinese nel campo della moda e della comunicazione che - insieme con alcuni e colleghi e supportata dall’Opera dei Giuseppini del Murialdo – ha lanciato l’iniziativa “Impresa Orante”.

 «Vogliamo mettere al lavoro la preghiera», spiega Martina a Vatican Insider.  «Visto il tempo in cui ci tocca vivere e le fatiche che sperimentiamo a causa di un'economia confusa e alterata nella sua natura, con gravi ripercussioni sul nostro territorio e nel nostro Paese (e non solo), abbiamo deciso di giocare la partita tirando fuori una carta inaspettata: la preghiera ed, in particolare, la preghiera del Rosario recitata nei luoghi di lavoro che si apriranno all'esperienza di diventare “cellule” di Impresa Orante».

 

Si parte da Torino con una messa che verrà celebrata venerdì 20 febbraio, alle ore 19, nella cappella del Murialdo presso il Collegio Artigianelli (corso Palestro 14). Poi, ogni venerdì dalle 18 alle 19, ogni azienda organizzerà il momento di preghiera. Osserva Martina: «Finora abbiamo avuto molte adesioni, oltre che a Torino, nel basso Piemonte e nel comasco. E’ una scommessa, vedremo cosa succederà…». «Abbiamo deciso – prosegue l’imprenditrice - di provare a cambiare punto di vista, a scommettere anche sulla dimensione intangibile della realtà, attingendo al patrimonio spirituale in cui ci riconosciamo, utilizzandolo in modo un po' particolare. I nostri nonni avevano molta più confidenza con questo “strumento” e non temevano di utilizzarlo per affrontare la quotidianità concreta. E' giunto il momento di riscoprirlo…».

 Eccola, dunque, la sfida di Impresa Orante: «Scommettere sul potere della preghiera capitanata da Maria per trasformare la realtà, convertire i cuori di chi ha in mano le redini dell'economia, sostenere chi soffre per la mancanza del lavoro e credere in una rinascita».

 «E' bello vedere la fede calata nella realtà», dice don Danilo Magni, direttore dell'Opera del Murialdo torinese, assistente spirituale di Impresa Orante. «E' bello vedere imprenditori che non si arrendono, che sono capaci ancora di scommesse grandi, giocando un po' fuori dagli schemi soprattutto coniugando spiritualità ed economia con modalità "aziendale" oserei dire! ».

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da:

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Paola A. Taraglio: L’Ostensione della Sindone: un Evento religioso, culturale ed un’ occasione di riflessione

16/02/2015

 

L’Ostensione della Sindone: un Evento religioso, culturale ed un’ occasione di riflessione

Logo Sindone 2015

La Conferenza stampa di presentazione dell’Evento “Ostensione della Sindone” si è tenuta il 3 febbraio 2015 presso il Seminario metropolitano di Torino, è integrato nel dossier attinente l’Evento.

Alla presenza di Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo della Città di Torino, Elide Tisi Presidente del Comitato Organizzatore e dell’ing. Maurizio Baradello Direttore Generale, si sono ufficializzate tutte le iniziative che faranno da cornice ad uno dei momenti fondamentali che caratterizzeranno l’anno 2015 come uno dei più importanti per Torino ed il Piemonte dopo il 2006 anno delle Olimpiadi Invernali.

Il "Compianto" del Beato Angelico accompagnerà il periodo dell’Ostensione per la quale sono già state registrate 600 mila prenotazioni, e sarà fondamentale anche il ruolo dei partners che collaboreranno alla stessa. 

Ogni dettaglio informativo potrà essere trovato sul sito www.sindone.org che vi consigliamo di consultare per avere un panorama completo e puntualmente aggiornato delle iniziative e degli appuntamenti culturali programmati per l’Ostensione. Di tutto ciò si cercherà di offrire un’informazione di massima tratta, ovviamente, dalla documentazione ufficiale consegnata durante la Conferenza stampa agli organi d’informazione

L’Ostensione sarà caratterizzata dalla ovvia solennità dell’evento ed anche da momenti di festa alla quale parteciperanno artisti, gruppi musicali, associazioni ed enti che hanno offerto la loro collaborazione. Sarà così composto un quadro complessivo degli eventi collaterali che accompagneranno l’Evento e saranno offerti, a titolo gratuito, con momenti di spettacolo ed opportunità di riflessione e occasioni per approfondire le tematiche di conoscenza del Telo sindonico.

Tra gli eventi proposti ci sarà la tradizionale sacra rappresentazione delle “Passione di Cristo” curata dall’Associazione Teatro popolare di Sordevolo, che ogni anno la realizza registrando una grande affluenza di presenze, la Mostra d’arte “Sacri telai e sante reliquie” allestita nell’Abbazia Santa Maria di Caramagna Piemonte (CN). Le iniziative di cui sopra, già proposte nella scorsa Ostensione, avranno una veste innovativa e confermeranno, come ha sottolineato Elide Tisi, “il grande interesse artistico che è cresciuto attorno alla Sindone”.

Tra le novità sono da annoverarsi il film-documentario “La parole di Francesco” di Davide Demichelis, l’audiovisivo di animazione “Mistery after Mistery” realizzato da Enanimation, le mostre fotografiche “Il sacro e l’immagine della sofferenza” curata dall’Istituto di ricerca per la Comunicazione della disabilità e del disagio, “Imago, storia di un’immagine” del fotografo Marco Ansaloni, pubblicata dalla rivista National Geographic, la mostra d’arte proposta da Sergio Saccomandi (“Infinito presente”), quella dell’Associazione Artistica Vanchigliese (“ L’Amore che illumina le tenebre”) e quella con la Via Crucis del pittore Michele Mingoia proposta dalla Galleria la Conchiglia.

Assolutamente da non perdere è la visione de il “Compianto sul Cristo morto” dipinto dal Beato Angelico nel 1436 per la chiesa fiorentina della Croce al Tempio . L’opera, che proviene dal Museo nazionale di San Marco, sarà esposta presso i locali del Museo Diocesano dal 19 aprile al 30 giugno 2015. Per coloro i quali desiderassero visitare anche i tesori architettonici fuori dalla città di Torino, possono trovare “Tracce della Sindone” anche nella cappella del castello di Pralormo dove sono esposti documenti, pianete e paramenti sacri.

A raccontare la Sindone saranno chiamati anche il teatro, la danza e la musica. In programma vi sono infatti, appuntamenti con lo spettacolo e diverse sono le proposte che, con diverse modalità, contengono riflessioni sull’Ostensione.

In teatro vi sarà la rappresentazione “Il cammino con la Sindone” presentato dalla Casa del Teatro sacro e popolare di Torino con la narrazione “L’inizio del viaggio” curata da Riccardo Gili e la danza con lo spettacolo “Il Vangelo secondo Matteo” che propone ventisette quadri coreografici di Virgilio Sieni.

I momenti musicali, occasione per una riflessione su sacro Telo, sono numerosi: saranno proposti concerti sul tema delle sofferenza quali la “Sinfonia eucaristica” a cura della Scuola di musica Magnificat di Gerusalemme, “L’uomo dei dolori” a cura dell’Ensamble vocale-strumentale “Gli Invaghiti” e poi “Musica nei luoghi dello Spirito” dell’Accademia Magrini e, a conclusione, il concerto “Reading” di L. Ruffini. A

Anche numerose novità librarie faranno corona all’Evento: è da ricordare che stanno per uscire le pubblicazioni a cura dell’Editrice Elledieci “La Sindone, che mistero”e “Un’icona scritta con il sangue. La Sindone spiegata alle giovani generazioni”. Ovviamente questo è un calendario degli eventi sinteticamente indicativo perché, nel corso del periodo, saranno programmate altre manifestazioni che verranno inserite sul sito affinché tutti possa venirne a conoscenza.

Ed ora passiamo a dare qualche informazione sulla tempera su tavola del Beato Angelico “Il Compianto sul Cristo morto” la cui visone completa il quadro dell’Ostensione ed impone una riflessione sul tema della vit