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Museo Contadino all'Aperto "Vinchio e le Colline della Barbera"
06/02/2012

Il Museo contadino illustra il ciclo dei lavori nei vigneti. Le installazioni museali sono collocate all’aperto in campagna in quanto si considera l’intero paesaggio collinare un museo vivente e produttivo, che va fruito nella sua bellezza ambientale, nelle tracce di storia e di memoria contadina, nell’evocazione simbolica della letteratura. Il percorso museale è scandito secondo le stagioni del lavoro contadino identificate con bacheche e installazioni che spiegano attraverso immagini e testi i lavori tradizionali della viticoltura e della vinificazione, facilmente fruibili dal turista in un itinerario sul territorio. L’annata agraria, durante la quale la vita del contadino è caratterizzata dal duro lavoro in campagna ma anche da momenti di festa, è stata suddivisa in tre parti: La prima parte, denominata “il riposo della terra”, inizia da S. Martino e dalla semina e va fino alla potatura della vite (stagione invernale) ed è illustrata nell’area presso il bricco di S. Michele. La seconda parte riguarda “i lavori del risveglio della natura” (primavera) e “i lavori del sole caldo” (estate) ed è illustrata presso l’area attrezzata in frazione Noche. la terza parte descrive “il ciclo del raccolto e della vinificazione” (autunno) ed è illustrata nell’area attrezzata in località Vascirone. L’allestimento delle aree museali ha visto la realizzazione dei seguenti interventi: - pulizia generale e scarifica del fondo esistente; - posizionamento di cordoli in legno e/o calcestruzzo per la delimitazione delle aiuole e delle aree calpestabili; - realizzazione della pavimentazione in misto granulare stabilizzato compattato e, in parte dell’area di località Vascirone, con marmette autobloccanti; - installazione delle bacheche espositive con struttura verticale di legno lamellare e copertura in lamiera verniciata e dei pannelli illlustrativi; - posa degli elementi di arredo urbano quali panchine, cestini per i rifiuti e portabici realizzati in plastica riciclata, al fine di ridurre l’impatto dell’opera su diverse componenti ambientali; - piantumazione di essenze arboree ed arbustive. Nel concentrico del paese è stata sistemata l’area “del Castello”, dove un tempo si ergeva il maniero appartenuto ai Marchesi Scarampi del Carretto ed oggi resta un belvedere da cui si gode di una splendida vista che abbraccia un susseguirsi di colline coperte dai vigneti. L’intervento ha comportato la realizzazione di alcuni interventi leggeri di consolidamento con opere di ingegneria naturalistica, la realizzazione della nuova recinzione a protezione dei tratti maggiormente esposti, la posa di arredo urbano e l’installazione di un pannello illustrativo che descrive la storia del castello. E’ riportata anche la mappa del catasto napoleonico di inizio Ottocento che illustra il concentrico del paese a quell’epoca, compreso il castello poi demolito a metà ‘800. Le opere realizzate hanno inoltre riguardato la sistemazione di alcuni tratti del percorso museale e delle strade rurali che toccano i punti di maggior interesse storico-architettonico e paesaggistico presenti sul territorio, con livellamento del fondo stradale, apporto di ghiaia e sistemazione di piccoli dissesti. Il percorso che collega le tre aree si sviluppa in parte su strade asfaltate e in parte su sterrato ed è percorribile a piedi, in bicicletta, a cavallo (ed eventualmente anche in auto). Lungo il percorso del Museo contadino all’aperto saranno organizzati eventi di carattere culturale (da ormai dieci anni lungo gli itinerari letterari di Lajolo si svolgono passeggiate con letture di brani letterari, esposizioni d’arte e momenti musicali e teatrali) ed inoltre saranno proposte attività didattiche con le scuole in collaborazione con la cooperativa “La pervinca”.
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Il panorama web su Frabosa Soprana si arricchisce di un nuovo sito
Dall’inizio gennaio è online www.frabosasopranaonline.blogspot.com, uno spazio di facile consultazione per tutti, dedicato non solo alle strutture per la pratica degli sport invernali, ma che dà spazio anche ad altri aspetti di Frabosa Soprana quali la storia, la conoscenza del territorio, le tradizioni locali, gli eventi e le manifestazioni in programma durante tutto l’anno.
L'obiettivo è portare il visitatore del sito a conoscere il territorio della Valle Corsaglia, una delle “perle” del comprensorio del Mondolè assieme ad Artesina, Prato Nevoso e Frabosa Sottana.
Lo scopo del nuovo sito è infatti quello di poter offrire un piccolo contributo allo sviluppo dell’intero territorio, facendolo conoscere ed apprezzare da un sempre maggior numero di persone.
da: http://www.targatocn.it/2012/01/31/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/il-panorama-web-su-frabosa-soprana-si-arricchisce-di-un-nuovo-sito.html
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Meraviglia Italiana: Le notti delle streghe – Mistero a Rifreddo (prov. di Cuneo)
01/02/2012

Le notti delle streghe – Mistero a Rifreddo è la proposta turistico-culturale del Comune di Rifreddo (Cn) che si svolge a fine ottobre per valorizzare il patrimonio culturale locale, a partire dall’antico Monastero di Santa Maria della Stella, al massiccio del Mombracco che in autunno si presenta in tutto il suo fascino. Proprio al Mombracco sono legate leggende popolari che narrano di masche, faje ed altri terrificanti esseri che hanno terrorizzato intere generazioni di rifreddesi.
Inoltre Rifreddo è stato nel 1495 teatro di atroci persecuzioni alle streghe, con processi ad alcune donne del luogo ritenute responsabili di eresia. I documenti storici dei processi alle streghe, rinvenuti presso l’archivio storico del Comune, sono stati oggetto di recenti studi da parte dei Proff. Comba, Grado Merlo e Nicolini con la pubblicazione del volume “Lucea talvolta la luna. I processi alle masche di Rifreddo e Gambasca del 1495” (con il patrocinio del Comune di Rifreddo e della Provincia di Cuneo).
Durante l'evento si organizzano attività ludico-creative per bambini, passeggiate naturalistiche, presentazioni di libri e degustazioni. Il momento clou della manifestazione è rappresentato dalla passeggiata in notturna per le vie del paese, che per l'occasione viene illuminato solo con la luce di torce. Guidati da un personaggio spettrale, lungo il percorso si incontrano attori con racconti del mistero, comparse arcane e scenografie paurose.
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Miro: Anfiteatro Morenico Di Avigliana
Territorio di cerniera che tradizionalmente unisce il torinese alla Val Susa, la sua importanza strategica è nota sin dall'epoca romana, quando la strada delle Gallie passava da Avigliana.
A livello paesaggistico l'anfiteatro è stato disegnato dal lavoro erosivo della Dora Baltea che ha sapientemente scavato la morena di origine glaciale, offrendo uno spettacolo di curve sinuose alternate a pianori.
Da non perdere, oltre alla monumentale Sacra di San Michele, il Parco Naturale dei Laghi di Avigliana e i Laghi morenici di Caselette. Nella vicina Trana, piccolo comune della Val Sangone, si possono degustare alcuni prodotti tipici assai apprezzati in zona come il formaggio Cevrin di Coazze.
L'ambito dell'Anfiteatro morenico di Avigliana comprende la zona dei laghi intermorenici e l'imbocco della Valle di Susa con i suoi versanti montani che, verso est, si prolungano sino a Vallo Torinese e Cafasse. Lo sbocco verso la pianura è segnato dalla tipica conformazione morenica ad arco, particolarmente rilevante e leggibile sulla sponda destra della Dora Riparia, che storicamente è stata coinvolta nel complesso rapporto tra insediamenti, infrastrutture e regime fluviale.
LE LOCALITA’
L’agricoltura è marginale sia per caratteri intrinseci al territorio, a bassa fertilità, sia perché ridotta ormai a poche zone sempre più ristrette e frammentate, come ad esempio nel comune di Rosta, dove la zona di transizione fra morfologia morenica e piana alluvionale, da sempre coltivata a prato avvicendato per altro di scarso valore foraggiero, sta subendo un’ulteriore espansione edilizia, che, colonizzate le zone più alte e più favorevoli, ora occupa gli ultimi lembi disponibili dell’area bassa. Ciò nonostante si segnalano alcuni paesaggi rurali tradizionali, con appartate vallecole a prato e cereali, talora con spettacolari massi erratici e circostanti cordoni morenici boscati, che si svelano percorrendo la fitta rete di viabilità rurale.
Sono brani del sistema rurale della pianura rivolese-rivaltese alla testata della morena, sia verso nord, sia verso sud (direzione Rosta) con nuclei di cascine storiche, viali di accesso e relativi percorsi di servizio interpoderale.
L’insediamento si è sviluppato lungo i percorsi stradali e tra Avigliana e Rivoli gravitanti sul fascio dei percorsi principali, ma dotati di una propria autonoma conformazione urbana accentrata e capacità polarizzante sul territorio circostante. Avigliana è storicamente la testata delle strade provenienti dalla Valle di Susa, testa di ponte della presenza sabauda subalpina, poi centro di mercato e di attività metallurgica e proto-industriale.
Lungo i percorsi storici si segnala la presenza della precettoria antoniana di Sant’Antonio di Ranverso. Anche la sponda sinistra della Dora è interessata da fasci viari e da fenomeni insediativi storicizzati, a partire dalla strada romana delle Gallie, che aveva il proprio posto di confine presso l’attuale Drubiaglio, comune di Avigliana, ma in sinistra Dora. L’itinerario consolidato tra età antica e medievale passa da Collegno, Pianezza, Avigliana e Caselette, superando poi la conca di Almese ai piedi dei versanti per arrivare alla stretta dell’attuale Villar Dora.
Oltre ai fasci stradali con direzione transalpina, si segnalano anche itinerari trasversali pedemontani: il colle del Lys (m 1311) consentiva infatti di mettere in relazione le valli di Lanzo, area mineraria con i distretti metallurgici di Avigliana e di Giaveno, proseguendo per il Pinerolese; da Caselette, la strada pedemontana poteva mettere in comunicazione il delta valsusino con Baratonia e Lanzo; mentre da Rivoli un sistema stradale, attraverso la piana irrigua di Grugliasco, conduceva al ponte di Moncalieri verso gli itinerari commerciali astigiani.
Lungo il versante montano della bassa Valle Susa compreso tra il M. Musinè ed il Roccasella, restano residui di prato-pascoli un tempo più estesi inframmezzati a qualche frutteto familiare. Nella parte bassa del versante domina il bosco di rovere e roverella nelle zone a suoli più superficiali, sostituiti dal castagneto ove maggiore è la fertilità. Nei luoghi ove la presenza di pietre verdi è predominante sono presenti praterie aride e rimboschimenti di conifere a portamento mediamente stentato. Il fondovalle della Dora, già pesantemente stravolto dalle infrastrutture viarie e ferroviarie, nonché dagli insediamenti industriali, è stato saturato con la costruzione dell’autostrada e dei relativi svincoli, che hanno inciso sugli equilibri ecologici della fascia fluviale, su cui insiste fisicamente a tratti l’autostrada su piloni. L’area centro-meridionale, a morfologia collinare propriamente morenica, costituita dai rilievi detritici, piccole vallecole e dai due laghi di Avigliana, è caratterizzata dall’agricoltura policolturale marginale e da vaste superfici forestali a querco-carpineti, castagneti, robinieti e neoformazioni. Anche qui è diffuso il fenomeno della dispersione insediativa legata all’indotto residenziale della cintura torinese. Il luogo è ambito, oltre che per la panoramicità, per le dolci e ondulate colline, tipiche delle formazioni moreniche. Rimangono meno intaccate dall’edilizia ovviamente le zone più pendenti e con esposizioni più sfavorevoli, dove sopravvive il bosco, spesso in condizioni di abbandono.
Di particolare interesse alcuni aspetti naturalistici e geomorfologici:
PRODOTTI
BRUS (PAT)
Il brus è una speciale preparazione casearia ottenuta dalla rifermentazione di formaggi diversi o di ricotta. L'odore è piuttosto intenso e pungente, il sapore si rivela più o meno aromatico e piccante.
CEVRIN DI COAZZE (PAT)
Formaggio a latte intero, misto di vacca e di capra. La pasta è consistente, piuttosto friabile, di colore paglierino con rara occhiatura.
FORMAGGIO A CROSTA ROSSA (PAT)
Formaggio grasso, prodotto con latte di vacca intero, crudo ad acidità naturale. I profumi ed i gusti sono delicati ricordano sia il latte fresco sia gli aromi della crema del latte di montagna.
Fonte: Piemonteagri.it
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2012/01/anfiteatro-morenico-di-avigliana-to.html
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Meraviglia Italiana: Il Borgo di Macugnaga (Provincia di Verbania)
26/01/2012

Macugnaga (1327 mt.) è situata nelle Alpi Pennine, alla testata della Valle Anzasca nella piemontese Provincia di Verbania, a 140 chilometri da Milano, 90 da Varese, 105 da Novara, 180 da Torino, 270 da Genova. Confina con la valle di Saas alla quale è collegata tramite il Passo del Monte Moro (mt. 2.868 mt.) e con Zermatt, attraverso il Passo del Weissthor (mt 3636) nel Cantone Vallese (CH), con la Valsesia attraverso il Passo del Turlo (mt. 2738). Il piccolo villaggio è gelosamente protetto dall’imponente parete Est del Monte Rosa (mt 4638) che per il suo vertiginoso dislivello e la sua estensione è considerata la parete più Himalajana delle Alpi, nonché seconda vetta europea dopo il Monte Bianco per la sua altezza. La storia di Macugnaga, comincia dal momento in cui il suo nome viene citato per la prima volta in un documento, o meglio un contratto, risalente al 22 giugno 999 dove Arnulfo, Arcivescovo di Milano, cedeva in permuta all’Abate Lanfredo, del Monastero dei Benedettini di Arona, alcuni “alpicelli” tra cui Macana,il primo nome di Macugnaga… e con quel contratto vennero ceduti anche i pastori, che erano legati, per loro condizione, ai fondi. Macugnaga è un antico paese fondato dai Walser, popolo alemanno che nel XII secolo emigrò dal Vallese stabilendosi negli alti alpeggi a sud del Monte Rosa .Il segno dei walser è ancora presente nelle caratteristiche costruzioni in pietra e legno, nella lingua che ancora gli anziani parlano, nel caratteristico costume impreziosito dai ricami, che ancora oggi le donne portano in occasioni particolari e durante la festa patronale del Paese. Ora Macugnaga viene definita la Perla del Monte Rosa, montagna che con i suoi 4634 metri di altezza è definita una sorta di parete Himalajana delle Alpi, la seconda in Europa per l’altezza appunto, dopo il Monte bianco. A proposito di Monte Rosa, possiamo citare, alcuni importanti nomi che sono rimasti nella storia del Paese e hanno dato un sostanziale contributo alla vita alpinistica della zona… Mattia Zurbriggen, Ferdinando Imseng e Luciano Bettineschi, Guide Alpine di fama mondiale che hanno fatto della loro professione una ragione di vita e nonostante le tecniche e le attrezzature di un tempo, si parla di fine ‘800 e inizi del 1900, hanno accompagnato sulle vette personaggi illustri e hanno aperto numerose vie che tutt’oggi sono ancora praticate. Macugnaga è un piccolo villaggio turistico a 1327 metri di altitudine, costituita da varie frazioni, Pecetto, la frazione dove termina la statale, qui si può visitare la Chiesa della Madonna dei Ghiacciai e l’antica Baita Pala, Monumento Nazionale e la caratteristica cappelletta dedicata a San Giovanni Battista; Staffa, frazione centrale, sede del municipio e dei principali uffici. Da qui ci si può recare nell’antico Dorf, primo nucleo abitativo di Macugnaga, dove si può ammirare il Tiglio secolare del 1200 e la chiesa Vecchia in stile medievale. Il "TIGLIO SECOLARE" è considerato un bene monumentale che emerge nei pressi della chiesa vecchia di Macugnaga, vicino al cimitero. Il Tiglio si presenta con le seguenti caratteristiche: 18 metri di altezza e una circonferenza di 7,80 metri. Il discorso in merito alla datazione del “Tiglio di Macugnaga” è molto vasto e le discordanze di pareri sono diverse. È stata proposta una forcella epocale - non meno di 300, non più di 500 anni - entro la quale è collocabile l’età della pianta. I problemi sia sul suo passato che sul suo futuro rimangono aperti. Le funzioni “storiche” che si vorrebbero attribuire a questa pianta sono due: Il “Tiglio” è emblema della comunità walser di Macugnaga; una tradizione vorrebbe che la pianta sia stata portata a Macugnaga sulle spalle dei primi walser attraverso il Passo del Monte Moro insieme ad armamenti e masserizie, allo scopo di continuare anche oltre la frontiera una antica tradizione dei popoli alemanni. Sotto le sue “Fronde “ per secoli si è sempre riunita la comunità WALSER per discutere le Cose comuni, commerciare ed amministrare la Giustizia; In Via Prati si può visitare il Museo della Montagna e del Contrabbando. Nei giardinetti pubblici nel 1999, in occasione dei festeggiamenti del Millenario di Macugnaga, è stato inaugurato un monumento ai caduti delle guerre. Da non perdere è poi la Chiesa Parrocchiale dedicata all’Assunta, festeggiata il 15 agosto, data della festa Patronale. Borca, in passato è stata sede del municipio e degli uffici pubblici. La meta obbligata in questa frazione è il Museo casa Walser, allestito in una casa del ‘500, dove sono ricostruite in forma originale le antiche tradizioni Walser. Pestarena, un tempo era la frazione più abitata per la presenza dei minatori, nel centro del paese è infatti visibile il monumento dedicato al Minatore. Altre frazioni molto graziose da visitare sono Motta, Isella, Stabioli, Fornarelli e Quarazza. In località Guia, vicino all’omonima cascata, si trova la prima miniera d’oro delle Alpi (scoperta nel 1710) e aperta ai turisti. Tra le miniere ossolane quelle di Macugnaga sono le miniere aurifere più importanti d’Italia. La tradizione vuole che i primi a ricavare l’oro dall’alta Valle Anzasca siano stati i romani o addirittura i Celti. L’oro non si trovava in pepite, ma era presente come impurità nei minerali di pirite e di quarzo. La massima produzione è concentrata tra il 1937 e il 1945 (nel 1942 furono estratte 40.000 tonnellate di minerale grezzo, con un risultato finale di kg.408 di oro puro. Sei anni più tardi addirittura 580 kg.). Negli anni ’50 l’attività estrattiva dava ancora lavoro a 300 operai, ma poi le tecnologie obsolete e la concorrenza straniera portarono alla chiusura definitiva delle miniere, nel 1961. Oggi la miniera della Guia è una valida testimonianza della storia dell'industriosa fatica dell'Uomo, intessuta di invenzioni già ritenute quasi magiche, pazientemente convertite in risorse strumentali di un'arte che fu insieme faticosissima ed ingegnosissima, praticata nel buio delle gallerie scavate nella montagna alla ricerca di una luce minerale brillante, colorata, viva .... l'oro. La visita guidata di 40 minuti (a piedi) consente di godere dello spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle più segnate vene della montagna, in cui si rispecchia mirabilmente una tra le più complesse vicende orogenetiche di tutte le Alpi. All’interno vi è una temperatura costante di 9° gradi e un tasso di umidità del 97 %.
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Miro: La “Baio” di Sampeyre 2012 - dal 5 al 16 febbraio 2012
La BAIO di Sampeyre 2012 - dal 5 al 16 febbraio 2012
Appuntamento attesissimo dagli appassionati di antiche tradizioni popolari, torna nel 2012 La Baìo di Sampeyre, festa tradizionale dalle radici millenarie che viene portata in scena solo ogni 5 anni nel piccolo comune della Valle Varaita, in provincia di Cuneo.
Nella “Baio” elementi di carattere storico e fantastico si mischiano, sovrapponendosi: si narra che intorno all'anno mille, nelle vallate alpine, le scorribande delle orde saracene provenienti dalla Provenza portarono distruzione e lutti, così che abitanti delle valli insorsero organizzandosi in milizie popolari.
L’evento occupa tre giornate, le due domeniche prima di carnevale (5 e 12 febbraio) e il giovedì grasso (16 febbraio).
Attori della festa sono tutti gli abitanti della valle – ma rigorosamente solo di sesso maschile – nelle vesti dei numerosi e colorati personaggi: dagli Arlecchini ai Cantineri, dal Vecchio e la Vecchia, ai Turchi, dalle varie Milizie agli Sposi, ai Signori. I Sonaudur sono la colonna portante della Baio e allietano il corteo e i balli suonando giorno e notte.
Le giornate si aprono sempre la mattina con la chiamata del Tambourin e proseguono con le sfilate che toccano le varie borgate ; il giovedì grasso si aggiungono i “processi”: le Baìe, infatti processano e giudicano il proprio Tesoriere accusato di furto ai danni della comunità: la sentenza emessa nei confronti dell'accusato non è la medesima in tutte e quattro le località.
Le Baie del Comune di Sampeyre sono ben quattro: in passato erano più numerose, ma alcune sono ormai definitivamente scomparse (si pensi, ad esempio, a quelle di Becetto e Sant'Anna). Attualmente, oltre a quello dei Capoluogo ("Piasso", in "nosto modo"), ci sono i cortei di Rore (Roure), Calchesio (Chucheis) e Villar (Vilà). La prima domenica, la Baìo di Calchesio fa visita a quella di Sampeyre (con il solenne incontro degli Abà, capi indiscussi della festa, che incrociano le spade in segno di saluto), la seconda domenica convergono nel capoluogo tutte le quattro Baìe.
Il giovedì grasso è giorno di... processi: le Baie, infatti giudicano il proprio Tesoriere accusato di furto ai danni della comunità: la sentenza emessa nei confronti dell'accusato non è la medesima in tutte e quattro le località...
Alcuni dei personaggi:
CAVALÌE (cavaileri)
TAMBOURN MAJOUR
ARLEQUIN (arlecchino)
e tanti altri …se ne contano ben 24, ma per chi fosse interessato ad approfondire la “Baio” può visitare il sito ufficiale della manifestazione.
Vale sicuramente la pena parteciparvi in quanto è una di quelle manifestazioni che ci riportano alle nostre vecchie tradizioni che stanno scomparendo e per qualche ora ci ritroveremo immersi all’incirca nell’anno mille.
Arrivederci a Sampeyre.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2012/01/la-baio-di-sampeyre-2012-dal-5-al-16.html
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Meraviglia Italiana: Grotta di Bossea - Frabosa Soprana (Cuneo)

La Grotta di Bossea è un complesso carsico sotterraneo di straordinaria importanza, unico per dimensioni e vitalità. E’ sede di ricerca scientifica a livello internazionale che vede il coinvolgimento del Politecnico di Torino, e delle Università di Genova e di Praga, e che, nel campo della sismicità e della radioattività naturale, sviluppa i suoi fronti di eccellenza. Bossea è, anche, la prima grotta aperta al pubblico nel nostro Paese, il 2 di agosto del 1874. Vanta, altresì, un primato nazionale dal punto di vista paleontologico, poiché vi vennero scoperti nel 1865 numerosi scheletri di Ursus Spelaeus, sino a quel momento mai rinvenuti in Italia. Grandiosa, imponente, sonora, in quanto percorsa da un impetuosissimo torrente perenne, Bossea sorprende ed affascina il visitatore in quanto non manifesta nulla della grotta tipo, cioè nulla che possa anche soltanto lontanamente coincidere con l’idea di grotta che tutte le persone hanno, Imprime, insomma, emozioni il cui ricordo rimane indelebile. Al suo interno si organizzano manifestazioni: in primis i due concerti annuali ad agosto e dicembre, che raccolgono e perpetuano una tradizione ottocentesca, pressoché ininterrottamente proseguita fino a noi. Di recente Bossea, caso unico al mondo, è diventata sede della prima galleria di arte moderna permanente mai allestita in un contesto naturale. Nomi famosi, da Sipsz a Missoni, artisti che hanno donato e doneranno le loro opere, pensando agli albori di Altamira e di Lascaux, con l’intento di restituire alla natura, nel ventre della terra, gli esiti più recenti di quell’ispirazione che la natura costantemente fornisce loro. Pertanto, la visita si svolge, adesso, impreziosita da allestimenti straordinari. Questo conferisce ulteriore suggestione ad un viaggio che avviene nel ventre della terra, ma che si risolve anche nell’esperienza di un viaggio nell’ interiorità dell’anima e dello spirito umano. Infatti, alla puntualissima e sempre aggiornata illustrazione dei fenomeni idrogeologici in atto, si accompagna l’aura affascinante di un’indagine che punta a sondare le profondità dei miti classici del mondo ipogeo, ripercorrendo, insieme a tutto questo l’affascinante lettura umanistica della cavità.
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A cena con gli archeologi alla scoperta di Costigliole Saluzzo in età romana
Il territorio di Costigliole Saluzzo è luogo di ricco di storia. Qui è venuto alla luce un insediamento romano comprendente una villa, attivo tra il primo ed il quinto secolo dopo Cristo, tra l’età Augustea ed il periodo tardo-antico. La villa si estende su di un’area di almeno 5 mila metri quadri, e comprende una parte residenziale ed una, la pars rustica, dedicata alla produzione del vino e alla trasformazione di altri prodotti agricoli.
Nel corso delle campagne di scavo, giunte ormai all’ottavo anno, gli archeologi dell’Università di Torino hanno scoperto gli appartamenti del dominus, con le stanze per il consumo dei pasti pavimentate a mosaico, e l’annessa cucina, con i focolari e gli strumenti per la cottura dei cibi. Ceramiche ed altri manufatti utilizzati sulla mensa provenivano da varie aree dell’impero, dall’Africa settentrionale alla vicina Gallia. In età romana – e le rilevanti scoperte del sito lo testimoniano - si produceva vino a Costigliole Saluzzo, importante “statio” di passaggio lungo la via pedemontana.
Tutte le più recenti scoperte del sito costigliolese saranno illustrate nel corso di un incontro in programma al Castello Rosso di Costigliole Saluzzo il 3 febbraio 2012, alle 19.15, dal titolo “La villa romana di Costigliole Saluzzo”. I professori Diego Elia e Valeria Meirano, direttori della Missione Archeologica dell’Università di Torino, illustreranno con dovizia di particolari questo piccolo, grande tesoro archeologico di cui Costigliole va giustamente fiero.
A seguire, in stretto legame con le recenti scoperte nella villa, grazie ad un’idea degli archeologi, sarà possibile partecipare alla cena rigorosamente “romana” le cui ricette originali sono il frutto di prolungate ed accurate ricerche effettuate dai docenti universitari. Il pasto romano verrà servito in numerose portate con l’accompagnamento di pregiati vini nel totale rispetto delle regole di preparazione di duemila anni fa.
Per partecipare alla cena (costo 50 euro tutto compreso) è necessario effettuare la prenotazione presso il Comune di Costigliole telefonando al numero 0175230121 entro il 28 gennaio 2012 oppure scrivendo all’indirizzo e-mail: info@comune.costigliolesaluzzo.cn.it (c.s.)
da: http://www.targatocn.it/2012/01/17/leggi-notizia/argomenti/eventi/articolo/a-cena-con-gli-archeologi-alla-scoperta-di-costigliole-saluzzo-in-eta-romana.html
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Meraviglia Italiana: Abbazia dei Santo Nazzario e Celso - San Nazzaro Sesia (Novara)
17/01/2012

La fondazione dell'Abbazia
La data della fondazione si può fissare tra il 1040, anno indicato approssimativamente dal canonico Michele Giulino, ed il 1053, anno della morte del Vescovo Riprando. Proprio Riprando fu il fondatore assieme ai fratelli Adalberto e Guido, conti di Biandrate, al nipote conte Ottone ed alle rispettive mogli.
Era presente un castello dove sorse il monastero e probabilmente già esisteva la chiesa dei santi Nazzaro e Celso.
Il culto dei santi si era diffuso dopo il ritrovamento dei loro corpi ad opera di S. Ambrogio a Milano verso la fine del IV secolo. I temi del servizio divino e della brevità della vita, presenti nel documento di fondazione, si inquadrano nel contesto della regola di S. Benedetto.
La costruzione dell'abbazia va inquadrata nella politica delle fondazioni private monastiche condotta dagli esponenti della nobiltà laica del secolo XI, per la quale il controllo piuttosto stretto sul monastero era usuale.
E' estremamente difficile definire l'importanza dell'abbazia e quantificare l'estensione delle sue proprietà. Inoltre non sappiamo fondamentalmente nulla riguardo all'"ordo monasticus", cioè alla vita spirituale condotta dai monaci.
Presso l'abbazia esisteva un "hospitalis" per viandanti e pellegrini il quale era dotato di autonomia: ciò dimostra che S. Nazario era posta lungo una strada di pellegrinaggio, probabilmente ad un punto importante di sosta.
Dobbiamo ricordare inoltre l'esistenza delle celle, ovvero strutture indipendenti e distaccate dal monastero maggiore atte all'amministrazione dei beni distanti dall'abbazia. Per la loro importante funzione erano amministrate da un funzionario agli ordini dell'abate, detto "prior", "rector" o "praepositus".
Tuttavia per ottenere tale titolo occorreva sicuramente un diploma imperiale; è veritiero pensare ad una intercessione operata dai conti di Biandrate.
La chiesa è stata costruita sulle fondamenta della distrutta chiesa romanica.
L'edificio, completamente in cotto, si configura nella pianta come un'aula rettangolare, divisa in tre navate.
La centrale è costituita da tre campate quadrate cui corrispondono nelle navate laterali altrettante campate oblunghe e rettangolari. La quarta campata centrale include il transetto e parte del presbiterio, prolungato in una profonda abside pentagonale, mentre le due navate laterali si concludono in due cappelle quadrate.
Le navate sono spartite da sei slanciati pilastri polistili, del tipo a fascio con quattro semicolonne addossate ad un pilastro quadrato, dai cui capitelli si dipartono gli archi traversi acuti e le volte a crociera della navata maggiore che sono rette da costoloni rotondi raccolti da una chiave di volta.
La stessa navata centrale è illuminata direttamente dal rosone di facciata e indirettamente dalle finestre laterali. Ci troviamo dunque in una chiesa "a sala", dove lo spazio interno è cioè organizzato intorno all'asse mediano, quale centro attorno a cui gravitano i vani paralleli scanditi.
Il rimarco dell'asse mediano è accompagnato da un notevole slancio ascendente, sottolineato da agili e nervosi pilastri a fascio le cui membrature profilate si diramano senza soluzione di continuità nelle arcate e nelle cordonatura delle volte. All'esterno si elevano contrafforti a sezione rettangolare.
La facciata a capanna, in cotto, è chiusa dalle due ali laterali dell'atrio romanico da cui è rinserrato il portale, presenta ricchissima decorazione in cotto. Un grande occhio, perfettamente circolare, domina la facciata con una fascia decorativa in cotto; e sopra l'occhio c'è una semplice croce a giorno, ricavata nella parete con interruzione del muro.
Un fregio in cotto di archetti pensili che s'intersecano, applicati su una larga fascia di calce bianca, gira attorno a tutta la chiesa sotto una cordonatura aggettante. La cuspide della facciata termina in tre pinnacoli di cotto, sormontati da agili croci, di cui quella di mezzo è duplice: croce latina e croce badiale.
Un altro portale in cotto, a forma leggermente acuta, mette in comunicazione la chiesa con il chiostro, e questo portale ripete più sobriamente la ricchezza decorativa di quello principale. Così pure, sul muro esterno della chiesa che forma un lato del chiostro, è ancora visibile un piccolo rosone, che si apriva in corrispondenza dell'ultima campata.
Le primitive finestre, una su ogni parete delimitante i vani laterali, erano elegantemente slanciate ad arco acuto, con fascia intonacata fra la spalla del vano e tre profili in cotto, leggermente strombati, inquadranti l'apertura e terminanti in un arco trilobato.
Tracce di finestre originarie si trovano sulle pareti esterne verso il campanile, sulla parete di fondo della navata settentrionale, sul lato est della sacrestia. Nell'abside alcune di tali finestre furono solo turate, altre furono sfondate, sfiancate, allargate, deturpate per sempre.
Nella parete terminale, a sud-est della chiesa, è stato innalzato un vano per la sacrestia; gli archetti pensili dell'abside terminano dopo aver percorso un tratto di muro della sacrestia, la cui muratura ed il sistema costruttivo sono uguali a quello della chiesa.
Situato a nord - ovest della Chiesa, il campanile presenta un duplice aspetto: uno spirituale che indica l'ascesa verso Dio, e uno temporale di difesa e di resistenza armata dagli assalti.
Questa funzione è testimoniata dalla presenza delle mura perimetrali la cui sommità è costituita da una merlatura a coda di rondine.
Strutturalmente il muro esterno, che poggia direttamente sul terreno, nella parte inferiore, è formato da ciottoli di fiume, disposti in strati orizzontali e a spina di pesce, mentre la parte superiore e i contrafforti continuano con un muro di mattoni di varie misure collegati da uno spesso strato di calce.
Nella struttura del campanile sono inseriti materiali di recupero.
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Carnevale 2012 in Piemonte, carri, sfilate, dolci e scherzi a volontà
Lunedì 16/01/2012
Il Carnevale 2012 in Piemonte , colpa anche della crisi economica, perde alcuni colpi, Alcune sfilate di carri non verranno effettuate ma per i bambini le occasioni di divertimento non mancheranno.
Le maschere come Gianduja e Giacometta sono già giorni in movimento in attesa del clou che sarà nel mese di febbraio.
Il carnevale in Piemonte 2012 sarà come sempre anche occasione di scherzi e di assaggi delle prelibatezze carnevalesche come le classiche bugie.
Il post è in continuo aggiornamento…..
Manifestazioni Carnevalesche in Piemonte 2012
Asigliano Vercellese, (Vc)
Carnevale Asiglianese
Dal 6 gennaio 2012 al 25 febbraio 2012
Con la consegna delle chiavi alle due maschere "Asianot" e "Asianota" inizia il carnevale asiglianete.
Caraglio, (Cn)
Rogo del Dusu
Sabato11 febbraio 2012
Assistere al rogo del “cicio” rimanda il pensiero alla notte dei tempi, in una particolare e propiziatoria atmosfera, dove questo gesto significava il passaggio dal cupo e triste inverno alla rinascita primaverile.
Santhià (Vc)
Carnevale storico di Santhià
Dal 18 febbraio 2012 al21 febbraio 2012
Il Carnevale Storico di Santhià risulta essere il più antico del Piemonte. Oggi potete ammirare le imponenti sfilate di maschere e carri allegorici e la più grande Fagiolata d'Italia.
Albiano d’Ivrea, (To)
Storico Carnevale di Albiano d'Ivrea
Dal 18 febbraio 2012 al 19 febbraio 2012
Ogni anno viene allestita e vissuta intensamente una nuova edizione dello Storico Carnevale, con il coinvolgimento attivo di gran parte della popolazione.
Fossano (Cn)
Carnevale di Fossano
dal 18 al 21 febbraio 2012
Salva anche per quest’anno la sfilata dei carri che si svolgerà martedì graaso 21 febbraio 2012, le altre manifestazioni sono ancora in fase di definizione. i giorni saranno quattro e per la maggior parte dedicata ai bambini.
Caraglio, (Cn)
Carleve 'd Caraj
Il 19 febbraio 2012
Correva l’anno 1198 e una notte si levò, dal castello di Caraglio, un urlo di morte. Era l’ultimo grido del “Dusu”, aguzzino e despota signorotto di quel luogo, ucciso dalla giovane Cecilia con uno stiletto nascosto nella sua lunga e bionda chioma.
Rivoli, (To)
Carnevale della Città di Rivoli
Dal 19 febbraio 2012 al 21 febbraio 2012
Il carnevale della Città di Rivoli. Sfilata di carri allegorici e spettacoli pirotecnici.
San Salvatore Monferrato, (Al)
Carnevale Sansalvatorese
Il 19 febbraio 2012
Sfilata di carri allegorici per le vie del centro storico che i giovani del Centro Giovanile Oratorio Campanone organizzano fin dal 1959. Al termine della sfilata recita della "Businà d'San Salvadur", divertente poemetto satirico in dialetto locale.
Bellino, (Cn)
La Beò de Blins un antico carnevale alpi
Il 19 febbraio 2012
La Beò de Blins è un'antica sfilata carnevalesca interpretata dagli abitanti di alcune borgate di Bellino. La festa segna un rituale consacrato dalla tradizione, anche se lascia ampio spazio all'improvvisazione e all'estro, sia dei personaggi sia del pubblico.
Ivrea, Torino (Piemonte)
Storico Carnevale di Ivrea
Dal 19 febbraio 2012 al 21 febbraio 2012
Il “clou” della manifestazione è sicuramente la famosa e spettacolare Battaglia delle Arance, momento di grande coinvolgimento e forte emozione, fissata quest’anno per domenica 19 febbraio
Il Carnevale di Ivrea è l'unico al mondo ad avere una trama precisa, a raccontare una storia i cui protagonisti sono personaggi ideali, simbolo di valori libertari e interpreti di antichi avvenimenti.
Borgosesia, (Vc)
Carnevale di Borgosesia
Il 22 febbraio 2012
Il Carnevale di Borgosesia giunge ad una data importante e significativa, i 125 anni di sfilate; e 125 sono anche gli anni trascorsi da quando le nostre Maschere, Peru Magunella e Gin Fiammàa, celebrarono il loro matrimonio in un padiglione appositamente eretto in piazza, di fronte al municipio di Borgosesia
Moncalieri, (To)
Carnevale Moncalierese
Il 26 febbraio 2012
Tutto ebbe inizio nel 1887 con la realizzazione del primo impianto di illuminazione elettrica e la composizione della canzone "La Lunetta". Proprio quest'ultima diviene maschera dal 1966 ed ispira il carnevale di Moncalieri.
Carnevale buschese: venerdì 20 gennaio serata di apertura al Palazzetto dello Sport e domenica 22 gennaio la sfilata di carri allegorici per le vie del centro.
Domenica 15 gennaio: Carnevalà n'tla Stràa
27 e 28 gennaio: Sottoscrizione Pro Paniccia
Sabato 28 gennaio: Cena della Pignatta
Domenica 29 gennaio: Storia e Sapori dei carnevali ieri e oggi
Sabato 4 febbraio: Serata Culturale
Domenica 5 febbraio: Coriandoli d'Argento
Sabato 11 febbraio: Cena in Allegria
Giovedì 16 febbraio: Giobbiaccia
Domenica 19 febbraio: Ballo dei Bambin
Lunedì 20 febbraio: Giornata della Legna
Lunedì 20 febbraio: Bal d'la Lum
Martedì 21 febbraio: Paniccia
Mercoledì 22 febbraio: Processo a Marcantonio
Sabato 25 febbraio: Replica del Processo a Marcantonio
Carnevale di Torino
Carnevale di Racconigi (Cn)
n.b. comuni e/o enti che volessero inserire il proprio carnevale possono farlo inviando una mail.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2012/01/carnevale-2012-in-piemonte-carri.html
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Una Commissione ‘allargata’ per rilanciare Costigliole e il suo Castello
gen 10th, 2012
Enrico Cavallero, consigliere comunale di Costigliole, interviene con una proposta per il rilancio turistico della sua cittdadina:
“L’idea della Camera di Commercio di proporre i piatti delle sagre all’Enofila è buona, anche se non rappresenta una novità. Questa rassegna gastronomica, negli anni passati, era stata prima ospitata nel cantinone di piazza Alfieri, e successivamente, spostata nel castello di Costigliole.
La scelta rappresentò una vera “manna” per il paese, si pensi che in ogni sua edizione giungevano a Costigliole non meno di 10.000 commensali. Ma le Pro-loco al castello non è l’unica proposta sottratta al nostro castello. Si ricordino, fra le tante, l’asta dei vigneti storici, l’Enoteca regionale fortemente voluta dai nostri vignaiuoli ma con troppa fretta trasferita a Canelli, un’infinità di esposizioni, convegni e altro ancora.
Costigliole e il suo castello erano diventati, in quel periodo, per l’intero astigiano, un volano turistico economico che riusciva a far convergere iniziative di ogni genere. Non è facile stabilire le responsabilità e i fattori che hanno determinato questo cambio di rotta in tempi sicuramente diversi, in cui le nuove amministrazioni non possono disporre delle risorse del passato, e di privati disposti ad investire se ne trovano sempre meno.
Occorre però non perdere ulteriore tempo a chiedersi su cosa si doveva o si poteva fare, o aspettare impassibili l’evolversi degli eventi, vedi la vicenda Grinzane, il potenziale del castello oggi, in parte ristrutturato e arricchito dalla presenza della scuola internazionale di cucina ICIF, rimane enorme e le risorse umane in grado di portare un contributo alla rinascita del paese non mancano. Uno strumento per coinvolgerle dando corso ad idee e proposte concrete esiste ed è quello messo in atto dall’Amministrazione comunale ovvero la Commissione castello.
Proporrò al Presidente di allargare la Commissione, oggi prettamente politica, che ha già incominciato a lavorare in questa direzione, di dare voce con idee e piani di lavoro all’apparato produttivo, alle associazioni e ai singoli cittadini, Tutti possono dare il loro contributo e fare la loro parte affinché Costigliole e il suo castello (risalente al 15 secolo e appartenuto prima al Marchese Filippo Asinari, politico e valido enofilo, e dimora poi della Contessa di Castiglione), possano nuovamente riappropriarsi del loro ruolo tornando al vertice della promozione turistica anche in prospettiva delle ghiotte opportunità che possono scaturire dall’eventuale progetto e riconoscimento UNESCO e dall’Expo 2015.”
da: http://www.vallibbt.com/2012/01/10/una-commissione-allargata-per-rilanciare-costigliole-e-il-suo-castello/
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MERAVIGLIA ITALIANA: Badia di Dulzago a Bellinzago Novarese
11/01/2012

Borgo medievale con complesso abbaziale e chiesa, risalenti al XII secolo. La Badia di Dulzago si può raggiungere sia dalla statale n. 229 del lago d'Orta, sia attraverso la n. 32 del lago Maggiore. Si esce da Novara in direzione Borgomanero; dopo una decina di chilometri, superata Caltignaga, si svolta a destra in corrispondenza di Sologno. Subito dopo c'è un passaggio a livello; quindi il "Rio Bo" della situazione, cioè il Terdoppio. La Badia dista da Sologno 3 chilometri. Ce ne vogliono poi circa 4 per proseguire fino a Bellinzago, sulla via del ritorno, e altri 15 per completare il giro in senso orario e tornare a Novara. Un'interessante variante, per chi imbocca fin dall'inizio (sempre da Novara) la statale n. 32 del lago Maggiore, consiste nel deviare a sinistra ben prima di Bellinzago, a Cavagliano: la Badia dista meno di 3 chilometri.
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Meraviglia Italiana: Fiera Nazionale del Tartufo
10/01/2012
Fiera Nazionale del Tartufo "TRIFOLA D'OR"

Murisengo, anche definita “Terra del Tartufo”, vanta una lunga ed apprezzata tradizione per il commercio del “diamante grigio della cucina”, massima espressione gastronomica piemontese conosciuta in tutto il mondo. Questo territorio, particolarmente vocato per le favorevoli condizioni ambientali, climatiche e del sottosuolo, offre un tartufo (Tuber Magnatum Pico) molto apprezzato per le massime qualità organolettiche che lo caratterizzano. A Murisengo, durante le due domeniche di Fiera Nazionale del Tartufo “Trifola d’Or”, che annualmente si celebrano la 2° e la 3° domenica di novembre, si offrono garanzia, qualità e tracciabilità dei tartufi acquistati, grazie alla selezione di trifolau e commercianti conosciuti e del luogo. Ogni esemplare acquistato in Fiera, viene inserito in un sacchetto numerato e timbrato, consentendo al compratore di risalire al venditore in qualsiasi momento. Inoltre sono presenti in fiera i panel del Centro Nazionale Studi del Tartufo per il rilascio gratuito del certificato ISO 70006. A Murisengo è altresì possibile acquistare e degustare presso i ristoranti locali (contrassegnati da specifica targa), i tartufi De.Co. (a Denominazione Comunale). La fiera di Murisengo nasce nel lontano 1967 ma fonda le sue radici nell’antica tradizione agricola commerciale risalente al 1530 con la Fiera di San Martino. Già principale punto di riferimento per il commercio dell’intera Valcerrina e del Monferrato Casalese dai tempi più remoti, il recente prestigioso fregio di Fiera Nazionale la rende molto attesa anche per il turista fuori porta. A passo a passo, percorrendo l’antico borgo ai piedi del castello medioevale, un centinaio di stand enogastonomici e di artigianato piemontese, conducono il turista all’interno dell’ampia struttura di Piazza della Vittoria, fulcro nevralgico della Fiera, invasa dal profumo dei Tuber Magnatum Pico e dei Tuber Melanosporum, in uno spazio speciale dove ritrovare prodotti alimentari di qualità e vini pregiati rigorosamente selezionati. La Fiera è anche occasione per visitare il parco secolare dell’antico castello, assistere conferenze tematiche ed a spettacoli della tradizione popolare. Presso la tensostruttura della festa, sono disponibili ogni domenica circa 400 coperti per degustare un menù a km0 e con prodotti rigorosamente locali TargatiMurisengo. Inoltre, in tutti i ristoranti, agriturismi, osterie e locande del territorio, la tradizione culinaria viene esaltata nel rispetto della tradizione e dei sapori locali. Info www.fieradeltartufo.com www.murisengo.com
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Le ‘Bandiere arancioni’ del Touring , sempre più di casa nelle Langhe
La scorsa settimana, a Torino, sono state premiate le nuove località piemontesi che hanno ottenuto dal Touring club italiano la bandiera arancione: Cannobio e Vogogna (Verbania) e Usseaux (Torino). Nella stessa cerimonia sono stati premiati cinque Comuni che, sottoposti alla verifica biennale, hanno garantito elevati standard turistico – ambientali: Bergolo, Cannero Riviera, Cocconato, Fenestrelle e Grinzane Cavour.
Il Touring club, tenuto conto del continuo miglioramento nei 23 Comuni piemontesi ‘Bandiera arancione’ ha assegnato alcuni premi speciali, tra cui quelli a Barolo (Comune con il miglior sito per il turista), La Morra (miglior sistema di segnalazione turistica) e Neive (miglior valorizzazione dei prodotti tipici).
Le ‘Bandiere arancioni’ piemontesi sono così distribuite: otto nel Cuneese (La Morra, Bergolo, Grinzane Cavour, Barolo, Bene Vagienna, Cherasco, Monforte e Neive), sette nel Vco (Cannobio, Vogogna, Cannero Riviera, Macugnaga, Malesco, Mergozzo e Santa Maria Maggiore), tre nel Torinese ( Usseaux, Fenestrelle e Avigliana), due nel Vercellese (Alagna Valsesia e Varallo), una nell’Astigiano (Cocconato), nel Novarese (Orta San Giulio) e nel Biellese (Candelo).
da: http://www.vallibbt.com/2012/01/02/le-bandiere-arancioni-del-touring-sempre-piu-di-casa-nelle-langhe/
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09/01/2012
Cantè J'euv è un'antica usanza contadina delle nostre terre. Gruppi contadini si riunivano nel periodo della "Settimana Santa" e si recavano presso le cascine questuando uova che servivano poi a preparare gustose frittate. La richiesta veniva formulata cantando diverse strofe, anche improvvisate al momento, che sollecitavano i proprietari della cascina con particolare riguardo alla "padrona" ad essere generosi. Il canto era solitamente accompagnato da una fisarmonica e da un clarino
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Meraviglia Italiana: Filatoio Rosso di Caraglio (CN)
05/01/2012

Il Filatoio di Caraglio, giunto fino ai giorni nostri conservando pressochè intatte le forme originali, venne edificato in soli due anni a partire dal 1676 e fu probabilmente il primo setificio messo in funzione nella zona del cuneese. L'impianto non si conforma ai modelli costruttivi tipici degli edifici industriali di questo periodo: costruito intorno ai tre cortili, il Filatoio riuniva in un unico grande complesso gli apparati tecnici e locali del setificio con i quartieri residenziali. Gli elementi estetici di cui venne dotato avevano lo scopo di sottolineare la funzione abitativa e la condizione sociale del proprietario: quello che si presenta all'osservatore esterno è l'aspetto di un palazzo o di una dimora fortificata mentre il carattere industriale dell'edificio è celato all'interno. Il portale d'ingresso sulla facciata, fiancheggiato da due colonne a bugnato, porta direttamente al primo cortile interno su cui si affacciano sia i locali residenziali, sia gli ambiti riservati alla torcitura della seta. Le stanze che si trovano al primo piano nella manica che da sulla strada sono coperte da volte lunettate decorate ad affresco. E' probabile che le decorazioni siano state inserite in u secondo periodo, in seguito all'acquisizione del titolo nobiliare da parte di Galleani nei primi anni del Settecento. Nella manica di sud-est si compivano i processi di torcitura della seta: organizzata su quattro livelli, nei locali al piano terra, denominati "baratroni", coperti da volte a botte, avevano sede le ruote idrauliche in legno a cassetti che trasmettevano il moto superiore nel "torcitoio" ai mulini da seta (ricostruiti nel 2006) disposti su due livelli intermedi e alle macchine per le lavorazioni ausiliare collocate all'ultimo piano, nel locale denominato "incannatoio". Dal primo cortile si accede al secondo, di dimensioni maggiori. I corpi di facciata che lo circondano vennero probabilmente costruiti nella seconda metà del Settecento. Anche la filanda, situata nella grande manica trasversale che separa il secondo e il terzo cortile, è stata edificata in questo periodo: al piano terra, suddiviso in due navate e coperto da volte a crociera a tutto sesto, era situato il deposito dei bozzoli e al primo piano, il grande salone, dove erano collocati i "formelletti" per la trattura dei bozzoli
da: http://www.meravigliaitaliana.it/index.php?action=index&p=14&meraviglia=292
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 58/58, E la lingua?
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 58,
E la lingua?
Una prima nota: dicono gli storici che il Piemontese fosse l'unica lingua che Vittorio Emanuele II conoscesse bene, sebbene le lingue di corte ufficiali fossero il francese e l'italiano. Con l'italiano non se la cavava benissimo: scricchiolava tanto come grammatica che come sintassi, ed il suo lessico italiano era molto limitato.
Per tutto l'800 prosegue la produzione letteraria in Piemontese, accompagnata da studi sulla lingua e da attività vocabolaristica. Vengono fondate alcune riviste letterarie in piemontese. Appaiono nuove grammatiche. L'800 è anche la grande stagione del teatro piemontese. Si vede che in questo periodo il Piemontese giunge là dove l'italiano stenta ad arrivare, esprimendo ciò che, in italiano, la maggioranza dei piemontesi non sa esprimere o capire.
Il teatro in Piemontese è in grado di rappresentare il dibattito politico in corso, oltre che tutta l'altra gamma di soggetti teatrali, ed ottiene un grande successo (diventa un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa). All'inizio del '900 si consolida anche l'attuale grafia piemontese, che viene unificata e riportata a quella della prima grammatica, che è poi anche la più usata dagli autori.
A tutt'oggi oltre 2,500,000 di persone continuano a parlare piemontese come loro lingua principale, ed il piemontese è parlato, o almeno conosciuto e compreso, da circa 3.500.000 di persone (molte delle quali non di origine piemontese). La letteratura, anche contemporanea, è vivace, e molte scuole piemontesi hanno la lingua piemontese come materia facoltativa.
Per chi non lo sapesse, il piemontese è anche la lingua dei nomadi Sinti Piemontesi, che la insegnano anche ai loro figli. (I Sinti Piemontesi sono con noi da 500 anni e sono tra i più piemontesi abitanti del Piemonte). La lingua piemontese, che nulla ha a vedere con i dialetti italiani (appartiene ad un altro ceppo linguistico) e che è indipendente tanto dal francese come dall'occitano e dal franco-provenzale, è stata riconosciuta dalla comunità europea come lingua minoritaria da tutelare, la regione Piemonte la riconosce (per ora) come sua lingua regionale, l'Italia no (la democrazia ha sempre qualche acciacco).
Sembra quasi che il Piemontese (o la cultura che supporta) faccia ancora paura a qualcuno, o che qualcuno non abbia ancora perdonato ai Piemontesi d'aver fatto l'Italia.
p.s. se volete sostenere la lingua Piemontese perchè divenga ufficiale visitate e sostenete l’associazione culturale Gioventura Piemontèisa che da anni si batte per questo.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/12/piccola-storia-del-piemonte-5858-e-la.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 57/58, La delusione dell'unità, crisi e rinascita
07/12/2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 57,
La delusione dell'unità, crisi e rinascita
Ancora nel 1861, specialmente tra i nobili piemontesi, vi sono molte critiche all'unità italiana. La Contessa di Sambuy afferma che l'Italia può stare a casa sua, mentre anche il D'Azeglio è rammaricato che "i piemontesi si siano levati la pelle a profitto di questa razza buggerona".
Con il trasferimento della capitale prima a Firenze e poi a Roma, i Piemontesi si accorgono che quella unità d'Italia che avevano cercato caparbiamente, con tanti sacrifici e tanto eroismo, più per senso del dovere che per convinzione, non riscuote poi tanto entusiasmo nemmeno tra gli italiani, che non gradiscono molto i Piemontesi, il loro stile, le loro regole, la leva militare e così via. Sono visti più come invasori che liberatori (a Roma sono detti "buzzurri", e non è un complimento).
Sorge anche una guerriglia anti-piemontese, che eufemisticamente viene chiamata "brigantaggio", ma che impegna ben 60 battaglioni dell'esercito piemontese, che è repressa brutalmente e che porta, negli scontri che ne conseguono, anche alla distruzione di alcuni villaggi. Lo stesso D'Azeglio scrive che "...i napoletani devono farci sapere se ci vogliono oppure nò..." e che non avrebbe senso il rimanere in Italia meridionale come indesiderati.
Torino perde una buona parte delle sue risorse economiche, e la città, assieme a tutta la regione, subisce una forte crisi economica, e tende a chiudersi in un certo isolamento, anche perchè viene a trovarsi in una posizione periferica all'interno dello stato. I nobili piemontesi escono dignitosamente di scena, mantenendo comunque una assoluta fedeltà alla casa regnante. Lo stato stesso, sotto l'ispirazione dei Savoia , che a loro volta si ispirano al modello francese, assume subito un carattere molto centralista.
Il Italia l'anti-piemontesismo è diffuso. Già prima dell'unità d'Italia fra i patrioti italiani (piccolissima percentuale della popolazione) sono presenti sentimenti anti-piemontesi che si attribuiscono all'arroganza dei nobili e dei militari, ma che riflettono anche una diffidenza nella cultura scientifica e tecnica nelle quali il Piemonte è di gran lunga all'avanguardia. In realtà, nel periodo, esiste una nutrita letteratura, in Piemonte, spesso di ispirazione sociale, ma è scritta in Piemontese, e dunque completamente oscura agli intellettuali italiani.
Si dice che occorre difendersi dal piemontesismo, e che la regione è governata a modo di caserma e di convento. Dopo l'unità i motivi di insofferenza aumentano. Si dice che i Piemontesi pensano di aver conquistato l'Italia e che l'istruzione obbligatoria, introdotta con i metodi piemontesi, non si adatta all'Italia.
L'esercito che reprime la guerriglia è diretto, sì, da ufficiali in maggioranza piemontesi, ma a tutti gli effetti dovrebbe essere considerato come esercito italiano. La repressione è durissima, la gente non capisce ed attribuisce ai Piemontesi la cosa. Così la coscrizione obbligatoria e le tasse sono attribuite all'opera dei Piemontese (sono in effetti le leggi che erano e sono in vigore in Piemonte), ed i Piemontesi, assieme allo stato, diventano i nemici. In particolare in Sicilia vi è l'abitudine di chiamare Piemontesi i militari ed i funzionari del nuovo stato.
A Torino resta comunque terreno fertile per lo sviluppo della scienza e della tecnologia, già avviato prima dell'unità. Studio e sperimentazione preparano il terreno alla nascita della grande industria, che riscriverà la storia di Torino e d'Italia. Le istanze sociali si fanno forti, la classe operaia si organizza in sindacati, e su questo terreno si prepara una nuova crescita, che rilancia fortemente il ruolo della città e della regione.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/12/piccola-storia-del-piemonte-5758-la.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 56/58 - La situazione economica e sociale nel secondo '800
07/12/2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 56
La situazione economica e sociale nel secondo '800
Le condizioni economiche migliorano più rapidamente con le politiche degli anni '50 del secolo, la riorganizzazione dell'agricoltura e la realizzazione "intensiva" di ferrovie che in breve portano il Piemonte ad essere di gran lunga l'area italiana con più chilometri di strada ferrata. L'industria viene favorita e si sviluppa (tessile, mineraria, siderurgica, metallurgica), e così pure il commercio, al quale vengono tolti molti vincoli. Cavour infatti è un deciso sostenitore della libertà di commercio.
La modernizzazione dello stato marcia rapidamente e cresce il tasso di scolarità. Nel 1859 viene varata la legge che istituisce l'istruzione elementare obbligatoria. Si sta creando un nuovo proletariato con lo sviluppo dell'industria. Il dibattito si sposta dal come porre rimedio all'aumento dei mendicanti a temi quali il salario degli operai, la tutela della salute di donne e bambini che lavorano in fabbrica, sulle condizioni igieniche dei posti di lavoro, e così via. I contratti di lavoro che gli operai devono accettare sono peggiori delle pratiche di caserma e prevedono gravi sanzioni per ogni sciocchezza. Cresce la consapevolezza della classe operaia e la conflittualità per ridurre lo sfruttamento.
A metà del secolo, grazie alla libertà di associazione garantita dallo statuto, nascono le prime Società Operaie, che poi si organizzano in confederazione. Nascono le prime cooperative di consumo e le organizzazioni operaie a sostegno dei periodi di malattia, e a sostegno dei disoccupati con una sorta di ufficio di collocamento. Padroni e governo non ostacolano queste associazioni, purché non abbiano finalità politiche o sindacali. La spinta alla rivendicazione dei diritti elementari è forte, mentre in Europa cominciano a diffondersi idee socialiste e comuniste. Lo stesso Cavour ammette che l'unico modo per evitare lo scontro sociale e le lotte di classe è quello di migliorare le condizioni dei lavoratori.
Lo sviluppo industriale, partito nel '700 dall'Inghilterra, avviene in tutta Europa, e anche a Torino, con uno sfruttamento selvaggio del lavoro minorile e delle donne. Bastano pochi valori indicativi per illustrare la situazione. Fino al 1844 vi sono delle norme di legge che tutelano (un qualche modo) i giovani apprendisti, ma poi, nel nome del progresso e della libertà, quelle norme sono cancellate dai liberali.
Da questo momento vi sono bambini di 8 o 9 anni che devono lavorare da 12 a 15 ore al giorno in situazioni a volte drammatiche ed in ambienti malsani. Perfino il Cavour sottolinea che in Inghilterra donne e bambini sono costretti a lavorare molto di meno, ma la situazione non cambia, perchè non si può toccare un certo tipo di "libertà" a senso unico. I piccoli, pur lavorando e producendo un utile al padrone, non sono pagati per i primi tre anni, con la scusa che "imparano soltanto". Nel 1886 viene varata una legge "di tutela" per i minori che recita che possono essere utilizzati per il lavoro notturno solo ragazzi dai 12 anni in su, nelle miniere non possono lavorare bambini di meno di 10 anni e nelle fabbriche il limite di età è di 9 anni. La giornata lavorativa varia dalle 12 alle 14 ore.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/12/piccola-storia-del-piemonte-56-la.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 55/58, Vittorio Emanuele II
30/11/2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 55, Vittorio Emanuele II
A Carlo Alberto succede Vittorio Emanuele II (1849), sicuramente più deciso, che ha un grande merito, quello di sapersi servire delle migliori teste politiche del regno, in primo luogo di Massimo d'Azeglio e Camillo Benso Conte di Cavour, scelti, uno dopo l'altro, come Primo Ministro (capita comunque a volte che Re e Ministro siano in disaccordo).
Occorre innanzitutto portare ordine all'interno dello stato, e Vittorio Emanuele, con Massimo d'Azeglio, non rinuncia a qualche spregiudicatezza. Comunque lo Statuto rimane in vigore, unica costituzione che resta in vigore in Italia. Nel 1852 Cavour diventa primo ministro. La situazione interna non è delle migliori ed i rapporti tra Stato e Chiesa sono molto tesi, dapprima per il disegno di legge sul matrimonio civile e la soppressione dei tribunali ecclesiastici, e poi per la soppressione degli ordini religiosi che non abbiano scopi sociali. Questa legge viene varata dal Cavour per ottenere dalla sinistra l'appoggio alla guerra di Crimea (che vedremo).Volano scomuniche.
Una lezione della guerra persa è che occorre l'appoggio delle potenze europee, ottenuto puntando su almeno un interesse comune. Un'azione diplomatica intensa del Conte prepara la successiva guerra all'Austria, con l'appoggio di Francia ed Inghilterra. A questo scopo il Piemonte partecipa alla guerra di Crimea a fianco di Francia ed Inghilterra.
In questo caso il Cavour firma un accordo con Francia ed Inghilterra senza consultare il Parlamento. L'idea di una guerra contro la Russia non è affatto popolare in Piemonte. A seguito di questa guerra il Piemonte viene considerato tra le grandi potenze e viene riconosciuta la sua funzione anti-austriaca e liberale non rivoluzionaria in Italia. Diventa il riferimento dei movimenti liberali italiani, che superano i regionalismi. I contatti tra Cavour e Napoleone III rimangono segreti. Il gennaio 1859 è l'occasione per provocare l'Austria (discorso del "grido di dolore", che provoca lo schieramento delle truppe austriache sul Ticino).
La preparazione della guerra è complessa tanto dal punto di vista diplomatico come da quello logistico. Occorre provocare una aggressione per giustificare l'intervento francese, ed inoltre le prospettate agitazioni in Toscana non hanno seguito, come se i toscani non intendessero più farsi liberare. I volontari sono molti meno del previsto. Comunque il gioco riesce.
Con la seconda guerra all'Austria, nel 1859, e la successiva vittoria, l'influenza austriaca in Italia è sufficientemente ridotta da permettere l'occupazione della Lombardia. Napoleone III teme ora che si possa formare una potenza troppo grande ai suoi confini, anzichè piccoli stati sotto l'influenza francese, e dunque non conduce la guerra fino in fondo.
Ma Emilia e Toscana, eliminati i loro governi, chiedono ed ottengono l'annessione al Piemonte, che viene giustificata dalla necessità di dare una sistemazione a queste regioni per non correre altri e più gravi rischi. Il Regno di Sardegna cede alla Francia la Savoia e Nizza, secondo gli accordi. Ma ora sorgono problemi in Sicilia, che insorge e che ha forti spinte repubblicane. Parte la spedizione dei Mille (6 maggio 1860) di Garibaldi, che provoca il crollo del Regno delle due Sicilie.
I Piemontesi sorvegliano che la situazione non sfugga di mano, e decidono la spedizione contro i volontari papalini accorsi a difendere lo Stato Pontificio, che ha contemporaneamente (o forse principalmente) lo scopo di impedire a Garibaldi un colpo di mano su Roma e la nascita di una repubblica nel sud d'Italia.
La situazione internazionale è tesa, la Francia chiede che Garibaldi venga fermato. L'intervento dell'esercito di Vittorio Emanuele II (11 settembre 1860) permette ai Piemontesi di riprendere il controllo della situazione. Il meridione viene annesso al Regno di Sardegna. Nel 1861 nasce il Regno d'Italia, sotto Casa Savoia, il cui primo Re è Vittorio Emanuele II, e nella cui storia confluisce quella piemontese (notiamo che ai "plebisciti" del tempo era chiamato a partecipare meno del 2% della popolazione e che l'astensionismo era di circa il 50%).
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/piccola-storia-del-piemonte-5558.html
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La partecipanza salva l'ultimo bosco di pianura
Il Bosco delle Sortiè un esempio quasi intatto di quelle selve che un tempo coprivano la valle del PoCARLO GRANDE
trino vercellese (vercelli)
Quasi un miracolo: querce, pioppi e centinaia di specie arboree quali si trovavano dalla notte dei tempi nelle pianure del Nord Italia, e nemmeno la robinia, specie infestante, ha potuto prendere il sopravvento come altrove: è il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino, residuo di «bosco planiziale», esempio quasi intatto delle selve che un tempo coprivano la Pianura Padana. Poco meno di 600 ettari, una magnifica casa colonica (la «Guglielmina») restaurata, una foresteria immersa in un mare di verde che sfiora altri gioielli medioevali, le antiche abbazie di Lucedio e di Madonna delle Vigne.
Un Medioevo per certi versi assai meno buio del nostro (come vuole un cliché duro a morire), perché attento alle risorse della terra: il «Capitulare de Villis» di epoca carolingia chiedeva espressamente che «i nostri boschi e le nostre foreste» fossero «ben sorvegliati»; «dove devono esserci i boschi scriveva - i funzionari non consentano che vengano abbattuti o danneggiati». Ordinava che si vegliasse «sulla cacciagione delle nostre foreste».
Il Bosco delle Sorti è dunque un’oasi, una zattera verde tra le risaie del Vercellese, sopravvissuta grazie al pragmatismo degli antichi romani - la selva era parte del «Lucus Dei», bosco sacro probabilmente ad Apollo - poi grazie a rigide regole di gestione dei tagli che risalgono al Medioevo, secondo alcune fonti al 1202, quando Bonifacio I, marchese del Monferrato, donò l’area ai «partecipanti», cioè alle famiglie che ne avrebbero condiviso la gestione e il reddito.
Oggi l’area è un parco naturale, ma i «partecipanti» esistono ancora, sono quasi 1300. Il Bosco rimane un piccolo grande simbolo di «collettivismo», di assennata gestione comune («et fecerunt in commune», ecco come sono nate le municipalità, bisognerebbe non dimenticarlo), un esempio di buongoverno della «res publica».
Lo auspica un libro recentissimo di Ugo Mattei, docente in prima fila nel referendum sull’acqua: è intitolato «Beni comuni. Un manifesto» (Laterza), parla di «futuro in comune o nessun futuro», perché la cosa pubblica non è «res nullius», cioè cosa di nessuno, non è cosa da arraffare da parte del primo che arriva.
Il bosco, la montagna: il Bosco delle Sorti è in pianura, ma vale la pena ricordare le foreste per eccellenza, che sono montane e la comunanza di interessi e di gestione di tanti villaggi alpini e appenninici, di una società contadina e montanara certo capace di grandi egoismi, ma anche di dedizione e collaborazione, non di follia ecologica. «Andate alla montagna prima che la montagna venga a voi», si potrebbe dire con una battuta che non è irriverente: qualcosa si dovrà fare per la messa in sicurezza del territorio; montanari e contadini ne erano i primi garanti.
L’Italia ha lande desolate, Alpi e Appennino e Sud sono coperti di villaggi e terreni abbandonati, in rovina. Accanto a Pompei e l’Aquila c’è un’Italia dimenticata che cade a pezzi, borghi fantasma e centinaia di Comuni che affogano; l’Italia minore che se ne va, l’Italia Felix che scompare. Circa un anno fa la biennale del paesaggio di Reggio Emilia aveva prodotto un doc-film sulle dimore disabitate, con testimonianze di Pupi Avati, Tonino Guerra, Marco Revelli e la moglie scrittrice Antonella Tarpino, che stanno ridando vita alle baite di Paralup, simboliche rovine della Resistenza partigiana. L’Accademia di Brera aveva patrocinato e ospitato una mostra itinerante sui borghi fantasma, curata anche dalla Fondazione Nuto Revelli e lo stesso Oliviero Toscani, tramite l’associazione «La Sterpaia», insiste sull’importanza del restauro, della conservazione.
Segnali, voci per ora inascoltate (Salvatore Settis scrive «Paesaggio, costituzione, cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile», Einaudi), ma forse i tempi stanno cambiando: è tempo di salvare le nostre radici, ciò che dura e che resta. Ricordi e immaginazione sono pieni di borghi, di villaggi, montagne, case e giardini: dai «palazzi della memoria» di Agostino ai Sassi di Matera, sono baluardi contro i non-luoghi che appiattiscono la memoria, che la annullano, che estendono il «dispotismo del presente».
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 54/58 , I santi
30/11/2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 54 , I santi "sociali" torinesi
A metà della storia dell' ottocento mettiamo questo "inserto" sui grandi Santi che operano in Torino in questo periodo. Si è visto come anche lo Stato inizia ad interessarsi di questioni di assistenza e di beneficenza, ma lo spirito che amina queste persone, a volte di origine umile, è tale da attirare le persone che incontrano, che intorno a loro e con loro danno origine a opere tutt’oggi vive e grandi, le quali sono ancora rette da quello spirito, di amore nel Cristo, nel quale sono state fondate e che le contraddistingue dalle opere dello Stato.
Fra questi i due Santi di maggior rilievo, e senz'altro i più noti, per quello che hanno realizzato e ci hanno lasciato, sono il Cottolengo e Don Bosco.
Il Cottolengo (Giuseppe Benedetto Cottolengo) nasce nel 1786 da una agiata famiglia di Bra, e cresce nel periodo della Rivoluzione e dell'occupazione francese in Piemonte. Studia da prete, dato il periodo, in clandestinità (il seminario in cui studia viene chiuso nel 1805) e diventa sacerdote nel 1811. Si rende conto che la sua preparazione teologica non è completa, e dunque chiede di poter integrare i suoi studi a Torino, dove si laurea in teologia nel 1816 e di lì a poco diventa canonico della basilica torinese del Corpus Domini. Si dedica alla predicazione, alla Confessione, è vicino a poveri ed ammalati, ma ritiene che non sia quella la sua chiamata.
Nel 1827 succede l'episodio che gli svela la sua vera vocazione. Gli capita di dover assistere una donna gravida francese in transito per Torino, malata di tubercolosi, che muore dopo essere stata respinta dall'ospedale dei tubercolotici perchè è incinta e dall'ospizio di maternità perchè malata. Il Cottolengo allora decide di fondare un posto dove nessuno, in nessuna condizione, possa venire respinto.
Nel 1828 affitta alcune stanze in una casa ed inizia il suo lavoro fra l'opposizione di parenti e confratelli. A lui si uniscono subito un medico, un farmacista e dodici dame della carità (signore che si recano a visitare malati). Una ricca vedova dirige le dame. Durante il colera del 1831 la casa viene chiusa per paura che diventi fonte di contagio, e allora il Cottolengo si trasferisce fuori città (allora era fuori città) con due suore un malato ed un carretto tirato da un asino. Sorgono le prime costruzioni, sempre grazie a benefattori, e all'illimitata fiducia nella Divina Provvidenza del Cottolengo. Gli aiuti arrivano senza che mai il Cottolengo abbia chiesto qualcosa a qualcuno.
Nel 1833 l'Opera del Cottolengo è promossa Ente Morale dal Re Carlo Alberto. Istituisce ordini di sorelle e di fratelli per i vari incarichi ed un ordine di sacerdoti. Le sue case si moltiplicano al di fuori della città, ed ora sono sparse in tutto il mondo. Muore nel 1842. Il Cottolengo, così è chiamato dai torinesi la "Piccola Casa della Divina Provvidenza", che ora è una città nella città, attira ancora oggi un grande numero di volontari, torinesi che dedicano un poco del loro tempo nei reparti accanto agli ospiti. Il Cottolengo è stato proclamato Santo nel 1934.
Don Bosco (Don Bòsch, anzi Dumbòsk come si pronuncia di solito, è l'unico nome con cui a Torino viene indicato questo Santo. Non si è mai sentito dire "San Gioàn Bòsch") è il fondatore, fra l'altro, di quegli oratori salesiani dove almeno metà dei torinesi di una certa età (e molti di età meno "certa età") sono stati da piccoli, da ragazzi e da giovanotti, a volte saltuariamente a volte assiduamente.
Giovanni Bosco nasce nel 1815 ai Becchi, frazione di Castelnuovo d'Asti (ora Castelnuovo don Bosco) in una povera famiglia di contadini, e prestissimo rimane orfano di padre. Nella sua formazione cristiana ha un ruolo fondamentale sua madre Margherita. Diventa prete fra mille difficoltà e mille avventure, sempre con l'obiettivo di avvicinare i ragazzi ed i giovani dei quartieri poveri, dove lo sfruttamento del lavoro minorile è veramente feroce e la miseria, materiale e morale, è tanta.
Dotato di particolare ascendente sui ragazzi, sà fare in modo che ognuno di essi senta che don Bosco si interessa personalmente di lui e dei suoi problemi. A Torino sono molti quelli che sono arrivati dalle campagne in cerca di "sopravvivenza" più che di fortuna, e che ora vivono sbandati ai margini, senza nemmeno saper leggere e capire un contratto di lavoro, in preda ai peggiori approfittatori. Assieme alla promozione morale ed alla conoscenza del Cristo da parte di questi ragazzi, don Bosco si preoccupa anche della promozione materiale e sociale, attraverso l'istruzione e l'apprendimento di un mestiere. A Valdocco, vicino ai quartieri poveri di Torino (ora in città) trova una sede stabile per il suo primo oratorio. Lui stesso ha modo di occuparsi delle condizioni di lavoro dei suoi ragazzi, ed intervenire per ottenere per loro contratti "più umani". Per il tempo è un prete assolutamente rivoluzionario, scomodo a molti e sospetto, capace di scandalizzare i benpensanti. Si cerca persino di farlo passare per pazzo (a quei tempi uno come lui era davvero giudicato pazzo).
La sua illimitata fiducia nella Provvidenza gli permette il superamento di ogni ostacolo. I suoi Oratori ed i suoi Istituti si moltiplicano. Fonda l'ordine dei Salesiani, sacerdoti, religiosi e religiose, che ora sono sparsi in tutto il mondo. Mendicante alla porta dei ricchi per i suoi ragazzi, trova sempre chi sostiene le sue opere. Muore nel 1888. Don Bosco è stato proclamato santo nel 1935. Dal 1958 è il "patrono degli apprendisti italiani". Come nell'800 all'oratorio trovavano rifugio, fra gli altri, ragazzi che venivano da fuori Torino, ancora oggi trovano lo stesso rifugio, fra gli altri, ragazzi che vengono da molto più lontano.
Fra gli altri santi e persone che si sono dedicate al bene del prossimo in Torino ricordiamo: San Giuseppe Cafasso (1811 - 1860) che si dedica all'assistenza dei carcerati ed in particolare dei condannati a morte (è detto il prete della forca). San Leonardo Murialdo (1828 - 1900), collaboratore di Don Bosco, lavora all'oratorio San Luigi, il secondo fondato da Don Bosco, dirige l'Istituto Artigianelli e fonda la Compagnia di San Giuseppe. Beato Giuseppe Allamano (1851 - 1926) rettore del Santuario della Consolata, fona la Congregazione dei Missionari della Consolata.
Beato Francescò Faà di Bruno (1825 - 1888) ufficiale dell'esercito piemontese, fonda nel 1858 l'Opera Santa Zita, che si occupa della promozione sociale e dell'assistenza delle domestiche. Giulia Colbert Marchesa di Barolo (1785 - 1864), nota come Giulia di Barolo, discendente del ministro francese Colbert, sposa il ricchissino Tancredi Falletti di Barolo e utilizza il suo immenso patrimonio e le rendite dhe questo produce, a sostegno delle sue opere, nelle quali vi sono iniziative che anticipano quelle che saranno le riforme carcerarie, rivolte alle donne marginali nella società o escluse da questa. Riceve una medaglia d'oro di benemerenza per la sua azione durante il colera del 1835 a Torino. A Torino apre il primo asilo per l'infanzia.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/piccola-storia-del-piemonte-5458-i.html
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Miro: Dicembre 2011 le sagre, le fiere e le manifestazioni in Piemonte (Comuni dall'A alla R)
giovedì 24 novembre 2011
Dicembre 2011 le sagre, le fiere e le manifestazioni in Piemonte sono perlopiù dedicate ai mercatini di Natale anche se non mancano le ultime fiere del tartufo bianco d’Alba o le sagre enogastronomiche.
Per gli amanti dei mercatini dell’antiquariato come ogni mese ce ne sono diversi così come le feste patronali.
Tra tutte spiccano sicuramente la Fiera Fredda della lumaca giunta alla 442° edizione e la Fiera del Bue Grasso di Carrù giunta alla 101° edizione.
Fiere Internazionali 0 – Fiere Nazionali 2 – Fiere Regionali 5 – Fiere locali 31 – sagre 92
FIERE NAZIONALI
Comune di: Borgo San Dalmazzo (Cn)
Data: Dal 02/12/2011 al 05/12/2011
Denominazione: 442^ Fiera fredda della lumaca
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Ente Fiera Fredda S.r.l. – V. Vitt. Veneto 19 - 12011 Borgo S. Dalmazzo (Cn)
Tel: 0171/266.080 - Fax: 0171/262.054 - E-mail: entefiera@yahoo.it
Sede: Palazzo Bertello - Via Vittorio Veneto
Settori: Elicicoltura (Elix pomatia alpina), enogastronomia
Comune di: Carrù (Cn)
Data: Dal 15/12/2011 al 15/12/2011
Denominazione: 101^ Fiera del bue grasso
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Municipio 6 - 12061 Carrù (Cn)
Tel: 0173/757.720 - Fax: 0173/757.730 - E-mail: commercio.elettorale@comune.carru.cn.it
Sito internet: http://www.comune.carru.cn.it
Sede: Foro boario di Piazza Mercato
Settori: Zootecnia (bovini da macello di razza piemontese), macchine ed attrezzature agricole
FIERE REGIONALI
Comune di: Carmagnola (To)
Data: Dal 16/12/2011 al 16/12/2011
Denominazione: 19^ Fiera del bovino da carne di razza piemontese e della Giora
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Manzoni 10 - 10022 Carmagnola (To)
Tel: 011/972.42.20 - Fax: 011/972.42.25 - E-mail: agri@comune.carmagnola.to.it
Sito internet: http://www.comune.carmagnola.to.it
Sede: Foro boario - Piazza Italia
Settori: Zootecnia da carne, Giora (vacca piemontese), pesca e relativi macchinari
Comune di: Moncalvo (At)
Data: Dal 07/12/2011 al 07/12/2011
Denominazione: Fiera del bue grasso
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Buronzo 2 - 14036 Moncalvo (At)
Tel: 0141/ 917.505 - Fax: 0141/917.353 - E-mail: comunedimoncalvo@libero.it
Sito internet: http://www.comune.moncalvo.at.it
Sede: Piazza Carlo Alberto
Settori: Zootecnia, agricoltura
Comune di: Morozzo (Cn)
Data: Dal 11/12/2011 al 12/12/2011
Denominazione: Fiera del cappone di Morozzo
Tipologia: Fiera specializzata
Ente organizzatore: Comune - Piazza Barbero - 12040 Morozzo (Cn)
Tel: 0171/772.001 - Fax: 0171/772.477 - E-mail: protocollo@comune.morozzo.cn.it
Sito internet: http://www.capponedimorozzo.it
Sede: Piazza Barbero
Settori: Agricoltura, zootecnia, enogastronomia
Comune di: Novi Ligure (Al)
Data: Dal 08/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Dolci Terre di Novi
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Via Paolo Giacometti 22 - 15067 Novi Ligure (Al)
Tel: 0143/772.204 - Fax: 0143/772.280 - E-mail: commercio@comune.noviligure.al.it
Sito internet: http://www.comune.noviligure.al.it
Sede: Centro fieristico Dolci Terre di Novi - Viale dei Campionissimi
Settori: Pasticceria, enogastronomia, enologia Doc e Docg
Comune di: Santo Stefano Belbo (Cn)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
denominazione: Fiera regionale del tartufo bianco
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Umberto I, 1 - 12058 Santo Stefano Belbo (Cn)
Tel: 0141/841.811 - Fax: 0141/841.825 - E-mail: santo.stefano.belco@ruparpiemonte.it
Sito internet: http://www.santostefanobelbo.it
Sede: Piazza Umberto
Settori: Agricoltura
FIERE LOCALI
Comune di: Acqui Terme (Al)
Data: 8 – 10 –11 – 17 – 18 - 24
Denominazione: Fiera del mercatino di Natale
Tipologia: Fiera generale
Ente organizzatore: Comune - Piazza Arrigo Levi 12 - 15011 Acqui Terme (Al)
Tel: 0144/770.254 - Fax: 0144/576.27 - E-mail: commercio@comuneacqui.com
Sito internet: http://www.comuneacqui.com
Sede: Piazza Italia e zone limitrofe
Settori: Alimentari, articoli da regalo, artigianato
Comune di: Alessandria (Al)
Data: Dal 08/12/2011 al 24/12/2011
Denominazione: Mercatini di Natale
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza della Libertà 1 - 15100 Alessandria
Tel: 0131/515.248 - Fax: 0131/515.379 - E-mail: assessorato.commercio@comune.alessandria.it
Sito internet: http://www.comune.alessandria.it
Sede: Piazza Libertà
Settori: Alimentare e non alimentare
Comune di: Alfiano Natta (Al)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercato delle stagioni: "Mercatino di Natale" 8^ edizione
Tipologia: Mostra Mercato
Ente organizzatore: Comune - Via Roma 6 - 15021 Alfiano Natta
Tel: 0141/922.123 - Fax: 0141/913.002 - E-mail: ragioneria@comune.alfianonatta.al.it
Sito internet: http://www.comune.alfianonatta.al.it
Sede: Area spotiva via montubaldo
Settori: Agricoltura – enogastronomia
Comune di: Arquata Scrivia (Al)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Fiera di Santa Adelaide
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Santo Bertelli 21 - 15061 Arquata Scrivia (Al)
Tel: 0143/600.4144 - Fax: 0143/600.417 - E-mail: urp@comune.arquatascrivia.al.it
Sito internet: http://www.comune.arquatascrivia.al.it
Sede: Centro storico
Settori: Artigianato, bigiotteria, articoli da regalo
Comune di: Barbania (To)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Mercatino artigianale di Natale
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Gruppo culturale barbaniese - Via Andreis 4 - 10070 Barbania (To)
Tel: 011/92430.78 - Fax: 011/924.39.58 - E-mail: poliziamunicbarbania@libero.it
Sito internet: http://www.comune.barbania.to.it
Sede: Piazza Umberto I°
Settori: Artigianato
Comune di: Barge (Cn)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Mercatini di Natale sotto il Monviso
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: AICA - Via Bagnolo 37 - 12032 Barge (Cn)
Tel: 0175/346.001 - Fax: 0175/346.001 - E-mail: info@aicabarge.it
Sito internet: http://www.aicabarge.it
Sede: Centro storico e Viale Mazzini
Settori: Articoli da regalo, casalinghi, chincaglieria, bigiotteria
Comune di: Berzano di San Pietro (At)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Fiera dei prodotti agricoli ed artigianali locali
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Municipale 1 - 14020 Berzano di S. Pietro (At)
Tel: 011/992.06.10 - Fax: 011/992.04.00 - E-mail: berzano.di.san.pietro@ruparpiemonte.it
Sito internet: http://www.comune.berzanosanpietro.at.it
Sede: Piazza Municipale
Settori: Agricoltura, artigianato
Comune di: Ceva (Cn)
Data: Dal 14/12/2011 al 14/12/2011
Denominazione: Rassegna zootecnica bovini razza piemontese
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Vittorio Emanuele 17 - 12073 Ceva (Cn)
Tel: 0174/721.623 - Fax: 0174/701.845 - E-mail: com.ceva.contratti@vallinrete.org
Sito internet: http://www.comune.ceva.cn.it
Sede: Piazza Vittorio Veneto e Centro storico
Settori: Zootecnia, agricoltura
Comune di: Cigliano (Vc)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Natale - Mostra mercato artigianato ed enogastronomia
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Pro Loco - Piazza Martiri della Libertà 18 - 13043 Cigliano (Vc)
Tel: 0161/449.63 - Fax: 0161/433.988 - E-mail: comune@cigliano.net
Sito internet: http://www.cigliano.net
Sede: Concentrico
Settori: Artigianato, enogastronomia, agricoltura
Comune di: Cocconato (At)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Cortile del Collegio 3 - 14023 Cocconato (At)
Tel: 0141/907.007 - Fax: 0141/907.677 - E-mail: amministrativo@cocconato.info
Sito internet: http://www.comune.cocconato.at.it
Sede: Centro storico
Settori: Artigianato, hobbystica
Comune di: Cortanze (At)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: "Cortanzevisorprende" Edizione 2011
Tipologia: Mostra Mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Vittorio Veneto 1 - 14020 Cortanze (At)
Tel: 0141/901.470 - Fax: 0141/901.468 - E-mail: comcortanze_cultura@alice.it
Sede: Piazza Vittorio Veneto
Settori: Agricoltura, vitivinicolo, prodotti tipici locali, hobbystica
Comune di: Cortazzone (At)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Fiera del tartufo
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune e Pro Loco - Via del Castello 2 - - 14010 Cortazzone (At)
Tel: 0141/995.504 - Fax: 0141/995.907 - E-mail: cortazzone@ruparpiemonte.it
Sito internet: http://www.comune.cortazzone.at.it
Sede: Piazzale Polisportiva e Via per Montafia 11
Settori: Tartufi, agricoltura, enogastronomia, artigianato
Comune di: Cuneo (Cn)
Data: Dal 10/12/2011 al 24/12/2011
Denominazione: La strenna di Natale
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Settore Attività Produttive - Via Roma 28 - 12100 Cuneo
Tel: 0171/444.457 - Fax: 0171/444.458 - E-mail: agricoltura@comune.cuneo.it
Sito internet: http://www.comune.cuneo.it
Sede: Struttura mercatale di Piazza Virginio
Settori: Prodotti tipici locali
Comune di: Farigliano (Cn)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Colori e Sapori di Langa
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Via Vittorio Emanuele 27 - 12060 Farigliano (Cn)
Tel: 0173/761.09 - Fax: 0173/767.33 - E-mail: farigliano@reteunitaria.piemonte.it
Sito internet: http://www.comune.farigliano.cn.it
Sede: Piazza Vittorio Emanuele
Settori: Enologia, Gastronomia, Ortofrutticoltura
Comune di: Lanzo Torinese (To)
Data: Dal 03/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mostra internazionale di Arte e Naif
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Pro Loco Lanzo Torinese - Piazza G. Rolle 2 - 10074 Lanzo T.se (To)
Tel: 0123/272.08 - Fax: 0123/322.441 - E-mail: prolocolanzo@interfree.it
Sito internet: http://www.prolocolanzo.altervista.org
Sede: Via Umberto I° 9
Settori: Opere d'arte e sculture
Comune di: Lanzo Torinese (To)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Via San Giovanni Bosco 33 - 10074 Lanzo T.se (To)
Tel: 0123/300.400 - Fax: 0123/274.20 - E-mail: asscommercio@comune.lanzotorinese.to.it
Sito internet: http://www.comune.lanzotorinese.to.it
Sede: Centro storico
Settori: Alimentari, artigianato, articoli da regalo
Comune di: Mathi (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Natale a Mathi
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Via Domenico Borla 21 - 10075 Mathi (To)
Tel: 011/926.16.05 - Fax: 011/926.16.17 - E-mail: info@comune.mathi.to.it
Sito internet: http://www.comune.mathi.to.it
Sede: Centro storico
Settori: Alimentare, non alimentare
Comune di: Montechiaro d'Acqui (Al)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Fiera di Natale e del bue grasso
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Battisti 1 - 15010 Montechiaro d'Acqui (Al)
Tel: 0144/920.58 - Fax: 0144/952.949 - E-mail: montechiaro.acqui@ruparpiemonte.it
Sede: Frazione Piana
Settori: Zootecnia
Comune di: Nizza Monferrato (At)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Fiera del bue grasso e del manzo
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Martiri di Alessandria 19 - 14049 Nizza M.to (At)
Tel: 0141/721.500 - Fax: 0141/720.536 - E-mail: nizza@tin.it
Sito internet: http://www.comune.nizza.asti.it
Sede: Foro Boario
Settori: Zootecnia, agricoltura
Comune di: Revello (Cn)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatini Idea Natale
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Pro Loco Revello - Via Vittorio Emanuele 69 -12036 Revello (Cn)
Tel: 338/955.21.70 - Fax: 0175/257.147 - E-mail: prolocorevello@gmail.com
Sede: Piazza Denina, Piazza San Rocco,Piazza Della Vittoria, Via G. Giolitti
Settori: Agricoltura, artigianato, commercio, gastronomia
Comune di: San Damiano d'Asti (At)
Data: Dal 12/12/2011 al 12/12/2011
Denominazione: Fiera del cappone nostrano
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Libertà 2 - 14015 San Damiano d'Asti (At)
Tel: 0141/975.056 - Fax: 0141/982.582 - E-mail: commercio@comunesandamianodasti.it
Sito internet: http://www.comunesandamiano.at.it
Sede: Piazza Libertà
Settori: Settore avicolo
Comune di: San Salvatore Monferrato (Al)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Parole e Musica in Monferrato
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza C.A. Carmagnola 26 - 15046 San Salvatore Monferrato (Al)
Tel: 0131/233.122 - Fax: 0131/238.208 - E-mail: info@comune.sansalvatoremonferrato.al.it
Sito internet: http://www.ssalvatoreinrete.it
Sede: Parco dellaTorre Storica
Settori: Alimentare, non alimentare
Comune di: Scopello (Vc)
Data: Dal 08/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Via Mera 3 - 13028 Scopello (Vc)
Tel: 0163/731.011 - Fax: 0163/711.73 - E-mail: turismo.scopello@reteunitaria.piemonte.it
Sito internet: http://www.scopello.com
Sede: Piazza Scopello
Settori: Artigianato
Comune di: Susa (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Stella cometa - Mercatino di Natale - X Edizione
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Azeta Services & Consulting snc - Via Al Castello 2 - 10059 Susa (To)
Tel: 0122/628.000 - Fax: 0122/628.816 - E-mail: info@azetaservices.it
Sito internet: http://www.azetaservices.it
Sede: centro storico
Settori: Artigianato, enogastronomia
Comune di: Susa (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Stella cometa - Mercatino di Natale - X Edizione
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Azeta Services & Consulting snc - Via Al Castello 2 - 10059 Susa (To)
Tel: 0122/628.000 - Fax: 0122/628.816 - E-mail: info@azetaservices.it
Sito internet: http://www.azetaservices.it
Sede: centro storico
Settori: Artigianato, enogastronomia
Comune di: Tricerro (Vc)
Data: Dal 17/12/2011 al 17/12/2011
Denominazione: Mercanti in fiera
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Comune - Piazza Cavour 1 - 13038 Tricerro (Vc)
Tel: 0161/817.405 - Fax: 0161/807.935 - E-mail: tricerro@reteunitaria.piemonte.it
Sito internet: http://www.comunetricerro.it
Sede: Corso Marconi
Settori: Generi vari
Comune di: Vercelli (Vc)
Data: Dal 08/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Fiera del cioccolato - Vercelli Meravigliao
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: ASCOM - Via Duchessa Jolanda 23 - 13100 Vercelli
Tel: 0161/250.045 - Fax: 0161/259.095 - E-mail: federico.graglia@ascomvc.it
Sito internet: http://www.ascomvc.it
Sede: Viale Garibaldi
Settori: Gastronomia dociaria di qualità
Comune di: Villar Pellice (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Tipologia: Mostra mercato
Ente organizzatore: Pro Loco - Via Roma 2 - 10060 Villar Pellice (To)
Sede: Concentrico
Settori: Merci varie
SAGRE E FIERE
Comune di: Alessandria (Al)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: L'officina delle Memorie-Mercatino dell'Antiquariato
Ente organizzatore: Comune - Consorzio
Tel: 0131.515248 - 325344 - Fax: 0131.515375 - 314843 - E-mail: assessorato.commercio@comune.alessandria.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 70
Comune di: Alice Castello (Vc)
Data: Dal 03/12/2011 al 03/12/2011
Denominazione: Fiera di San Nicola
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0161.90113 - Fax: 0161.90868 - E-mail: poliziamunicipale.alice.castello@reteunitaria.piemonte.it
Luogo:: Piazza del Mercato
Settori: Merci Varie
Posti:
Comune di: Asigliano Vercellese (Vc)
Data: Dal 22/12/2011 al 22/12/2011
Denominazione: Fiera di Dicembre
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0161.36121 - Fax: 0161.36489 - E-mail: asigliano.vercellese@reunitaria.piemonte.it
Luogo:: Piazza V. Veneto
Settori: Merci Varie
Posti: 40
Comune di: Asti (At)
Data: Dal 10/12/2011 al 10/12/2011
Denominazione: Mercatino Biologico
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0141.399869 - Fax: 0141.399896 - E-mail: g.massa@comune.asti.it
Luogo:: Piazza San Secondo
Settori: Biologico
Posti: 20
Comune di: Asti (At)
Data: Dal 16/12/2011 al 24/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0141.399-870-869 - Fax: 0141.399896 - E-mail: m.ghidone@comune.asti.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Merci Varie
Posti: 50
Comune di: Asti (Al)
Data: Dal 25/12/2011 al 25/12/2011
Denominazione: Mostra Mercato Oggetti Antichi e Usati
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0141.399868 - Fax: 0141.399896 - E-mail: g.massa@comune.asti.it
Luogo:: Piazza San Secondo
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 150
Comune di: Avigliana (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Cose Bischin Biscose
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9769012 - Fax: 011.9769108 - E-mail: attprod.avigliana@reteunitaria.piemonte.it
Luogo:: Piazza del Popolo
Settori: Antiquariato Minore - Varie
Posti: 53
Comune di: Beinasco (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino di Beinasco
Ente organizzatore: Pro Loco
Tel: 3356036794 - Fax: - E-mail: giorgio.meinardi@gmail.com
Luogo:: Centro Storico
Settori: Antiquariato Minore - artigianato e collezionismo
Posti: 110
Comune di: Biella (Bi)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Campagna Amica
Ente organizzatore: Federazione Interprovinciale Coldiretti di Vercelli e Biella
Tel: 015.404532 - Fax: 015.403518 - E-mail: -
Luogo:: Concentrico
Settori: Agricoltura - Prodotti Tipici
Posti: 15
Comune di: Biella (Bi)
Data: Dal 25/12/2011 al 25/12/2011
Denominazione: Mercatino dell'Hobbista e dell'Antiquariato
Ente organizzatore: Associazione Amici Mercatini Biellesi
Tel: 015.2538785 - Fax: - E-mail: poliziaurbana@rc.comune.biella.it
Luogo:: Giardini Alpini d'Italia
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 50
Comune di: Borgo d'Ale (Vc)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercatino dell'Antiquariato
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0161.46132 - Fax: 0161.468030 - E-mail: vigili.borgo.dale@reteunitaria.piemonte.it
Luogo:: Area Mercatale Ortofrutticolo
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 500
Comune di: Borgo San Dalmazzo (Cn)
Data: Dal 05/12/2011 al 05/12/2011
Denominazione: Fiera Fredda della Lumaca
Ente organizzatore: Comune - Ente Fiera Fredda Srl
Tel: 0171.266080 - Fax: 0171.262054 - E-mail: affari-generali@comune.borgosandalmazzo.cn.it
Luogo:: Palazzo Bertello - Via Vittorio Veneto
Settori: Agroalimentare - Artigianato
Posti: 1000
Comune di: Bosio (Al)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Ente organizzatore: Comune - Pro Loco
Tel: 0143.684131 - Fax: 0143.684665 - E-mail: comunedibosio@libero.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Merci Varie
Posti: 50
Comune di: Boves (Cn)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0171.391816 - Fax: 0171.391861 - E-mail: silvano.gastinelli@comune.boves.cn.it
Luogo:: Piazza Italia
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 36
Comune di: Briga Novarese (No)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino delle Pulci
Ente organizzatore: Pro Loco
Tel: 0322.955881 - Fax: 0322.955881 - E-mail: polre@libero.it
Luogo:: Parcheggio campo sportivo Via Roma
Settori: Antiquariato Minore - Merci Varie
Posti: 100
Comune di: Caluso (To)
Data: Dal 05/12/2011 al 05/12/2011
Denominazione: Fiera di San Nicola
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9894982 - Fax: 011.9831571 - E-mail: polizia.municipale@comune.caluso.to.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Merci Varie
Posti: 200
Comune di: Carmagnola (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatico e Fiera del Riuso e del Collezionismo
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9724218 - Fax: 011.9724369 - E-mail: commerci@comune.carmagnola.to.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Antiquariato minore
Posti: 400
Comune di: Carpignano Sesia (No)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino delle Pulci, Antiquariato Hobbistico e Collezionismo
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0321.824401 - Fax: 0321.824444 - E-mail: info@comune.carpignanosesia.no,it
Luogo:: Piazza Marconi
Settori: Antiquariato Minore - Merci Varie
Posti: 20
Comune di: Casale Monferrato (Al)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Fiera Mercato di Dicembre
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0142.444277 - Fax: 0142.444247 - E-mail: commercio@comune.casale-monferrato.al.it
Luogo:: Piazza Castello
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 71
Comune di: Casale Monferrato (Al)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Fiera Mercato di Dicembre
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0142.444277 - Fax: 0142.444247 - E-mail: commercio@comune.casale-monferrato.al.it
Luogo:: Piazza Castello
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 71
Comune di: Casale Monferrato (Al)
Data: Dal 10/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino dell'antiquariato
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0142.444271 - Fax: 0142.444305 - E-mail: manifestazioni@comune.casale-monferrato.al.it
Luogo:: Piazza Castello
Settori: Antiquariato Minore, Cose Usate, Artigianato Artistico
Posti: 243
Comune di: Casale Monferrato (Al)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Fiera Mercato di Dicembre
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0142.444277 - Fax: 0142.444247 - E-mail: commercio@comune.casale-monferrato.al.it
Luogo:: Piazza Castello
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 71
Comune di: Casale Monferrato (Al)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Fiera Mercato di Dicembre
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0142.444277 - Fax: 0142.444247 - E-mail: commercio@comune.casale-monferrato.al.it
Luogo:: Piazza Castello
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 71
Comune di: Caselle Torinese (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Fiera di Sant'Andrea
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9964000 - Fax: 011.9964110 - E-mail: info@comune-torinese.to.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Merci Varie
Posti: 150
Comune di: Ceva (Cn)
Data: Dal 04/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Fiera Mercato di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0174.721623 - Fax: 0174.701845 - E-mail: com.ceva@vallinrete.org
Luogo:: Centro Storico
Settori: Merci Varie
Posti: 200
Comune di: Ceva (Cn)
Data: Dal 14/12/2011 al 14/12/2011
Denominazione: Fiera di San Lucia - Fiera Mercato di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0174.721623 - 704620 - Fax: 0174.701845 - E-mail: com.ceva.contratti@vallinrete.org
Luogo:: Centro Storico
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 220
Comune di: Cherasco (Cn)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Mercato dell'Antiquariato e del Collezionismo 82^ ed.
Ente organizzatore: Cherasco Eventi
Tel: 0172.427050 - Fax: 0172.427055 - E-mail: turistico@comune.cherasco.cn.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Antiquariato Minore - Colezionismo
Posti: 500
Comune di: Ciriè (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercato pre Natalizio
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9218194 - Fax: 011.9218188 - E-mail: commercio@comune.cirie.to.it
Luogo:: Viale e corso Martiri della Libertà
Settori: Merci Varie
Posti: 110
Comune di: Ciriè (To)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercato pre Natalizio
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9218194 - Fax: 011.9218188 - E-mail: commercio@comune.cirie.to.it
Luogo:: Viale e corso Martiri della Libertà
Settori: Merci Varie
Posti: 110
Comune di: Conzano (Al)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino di Santa Lucia
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0142.925132 - Fax: 0142.925734 - E-mail: comune@comune.conzano.al.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Artigianato - sub-fornitura
Posti: 40
Comune di: Cortanze (At)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Cortanzevisopprende
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0141.901470 - Fax: 0141.901468 - E-mail: comcortanze-cultura@alice.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Merci Varie
Posti: 70
Comune di: Cuorgné (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0124.655111 - Fax: 0124.655230 - E-mail: sviluppo@comune.cuorgne.to.it
Luogo:: Piazza Martiri della Libertà
Settori: Non Alimentare
Posti: 25
Comune di: Cuorgné (To)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0124.655111 - Fax: 0124.655230 - E-mail: sviluppo@comune.cuorgne.to.it
Luogo:: Piazza Martiri della Libertà
Settori: Non Alimentare
Posti: 25
Comune di: Demonte (Cn)
Data: Dal 22/12/2011 al 22/12/2011
Denominazione: Fiera di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0171.95122 - Fax: 0171.95416 - E-mail: comune.demonte@vallestura.cn.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 56
Comune di: Farigliano (Cn)
Data: Dal 02/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Fiera dei Puciu e di San Nicolao
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0173.76109 - Fax: 0173.76733 - E-mail: farigliano@reteunitaria.piemonte.it
Luogo:: Piazza Vittorio E. - Piazza San Giovanni
Settori: Merci Varie
Posti: 50
Comune di: Fubine (Al)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Ente organizzatore: Comune - Pro Loco
Tel: 0131.778121 - 340.7343733 - Fax: 0131.778700 - E-mail: segreteria@comunedifubine.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Merci Varie
Posti: 40
Comune di: Garessio (Cn)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Fiera di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0174.805660 - Fax: 0174.805661 - E-mail: segreteria.@comune.garessio.coneo.it
Luogo:: Borgo Ponte
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 70
Comune di: Ghemme (No)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercato di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0163.840101 - Fax: 0163.841551 - E-mail: vigili.ghemme@reteunitaria.piemonte.it
Luogo:: Via M. Rosa - Via Novara
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti:
Comune di: Grugliasco (To)
Data: Dal 17/12/2011 al 17/12/2011
Denominazione: Biologico e Naturale-Fiera degli Alimenti Biologici e dell'Agriturismo
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.4013951 - Fax: 011.4013285 - E-mail: commercio.lavoro@comune.grugliasco.to.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Alimentare
Posti: 20
Comune di: Manta (Cn)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercato Tipico di Natale
Ente organizzatore: Comune - Pro Loco
Tel: 0175.85205 - Fax: 0175.87652 - E-mail: ufficioturistico@comunemanta.it
Luogo:: Via Roma
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 35
Comune di: Mathi (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Natale a Mathi
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9261605 - Fax: 011.9261617 - E-mail: maria.musso@comune.mathi.to.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 120
Comune di: Moncalieri (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Mercato dell'Antiquariato
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.6401226 - Fax: 011.6401494 - E-mail: ufficio.commercio@comune.moncalieri.to.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Antiquariato minore
Posti: 200
Comune di: Mondovì (Cn)
Data: Dal 25/12/2011 al 25/12/2011
Denominazione: Fiera del Mese-Mercatino dell'Antiquariato Minore e delle cose Usate
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0174.559311 - Fax: 0174.559231 - E-mail: commercio@comune.mondovi.cn.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Antiquariato minore
Posti: 100
Comune di: Moretta (Cn)
Data: Dal 20/12/2011 al 20/12/2011
Denominazione: Fiercappone
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0172.911035 - Fax: 0172.94907 - E-mail: info@comune.moretta.cn.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Alimentare ed Extra Alimentare
Posti: 100
Comune di: Morozzo (Cn)
Data: Dal 11/12/2011 al 12/12/2011
Denominazione: Fiera del Cappone
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0171.772001 - Fax: 0171.772477 - E-mail: proloco@comune.morozzo.cn.it
Luogo:: Piazza Barbero
Settori: Merci Varie
Posti: 60
Comune di: Netro (Bi)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 015.65113 - Fax: 015.65591 - E-mail: netro@ptb.provincia.biella.it
Luogo:: Piazza XX Settembre - Piazza Piave
Settori: Prodotti Tipici
Posti: 50
Comune di: Nizza Monferrato (At)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercatino dei prodotti Agricoli
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0141.720500/507 - Fax: 0141.720569 - E-mail: nizza@tin.it
Luogo:: Portici di Via Garibaldi
Settori: Prodotti Agricoli - Artigianato
Posti: 30
Comune di: Nizza Monferrato (At)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercatino dell'Antiquariato
Ente organizzatore: Comune - Pro Loco
Tel: 0141.721565 - Fax: 0141.721030 - E-mail: polizia.municipale@comune.nizza.at.it
Luogo:: Piazza Garibaldi
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 350
Comune di: Nizza Monferrato (At)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercatino delle opere della creatività
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0141.721565 - Fax: 0141.721030 - E-mail: nizza@tin.it
Luogo:: Via Carlo Alberto
Settori: Artigianato
Posti: 50
Comune di: Novara (No)
Data: Dal 03/12/2011 al 03/12/2011
Denominazione: Profumi e sapori della Natura
Ente organizzatore: Associazione Arti e sapori di Nord Ovest
Tel: 3495608408 - Fax: - E-mail: artiesapori@tiscali.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Alimentare - Prodotti Biologici e Naturali
Posti:
Comune di: Novara (No)
Data: Dal 03/12/2011 al 03/12/2011
Denominazione: Mercatino dell'Antiquariato
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0321.3702326 - 3703361 - Fax: 0321.3702343 - E-mail: commerc@comune.novara.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Antiquariato minore
Posti: 35
Comune di: Novara (No)
Data: Dal 12/12/2011 al 12/12/2011
Denominazione: Fiera di Natale
Ente organizzatore: FIVA-Confcommercio Novara
Tel: 0321.614411 - Fax: 0321.35781 - E-mail: presidentefivanovara@alice.it
Luogo:: Via XX Settembre
Settori: Merci Varie
Posti: 50
Comune di: Novara (No)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Fiera di Natale
Ente organizzatore: FIVA-Confcommercio Novara
Tel: 0321.614411 - Fax: 0321.35781 - E-mail: presidentefivanovara@alice.it
Luogo:: Via XX Settembre
Settori: Merci Varie
Posti: 50
Comune di: Ovada (Al)
Data: Dal 03/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Fiera di Sant'Andrea
Ente organizzatore: Comune - Pro Loco
Tel: 0131.325344 - Fax: 0131.314843 - E-mail: info@procom-on-line.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Merci Varie
Posti: 242
Comune di: Perosa Argentina (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Mercatino dell'Avvento
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0121.81218 - Fax: 0121.81509 - E-mail: comune@perosa.it
Luogo:: Area insistente su alcune Vie Comunali
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 62
Comune di: Pinerolo (To)
Data: Dal 03/12/2011 al 03/12/2011
Denominazione: Sem Terra
Ente organizzatore: A.A.A. - A.S.C.I.
Tel: 011.9058642 - Fax: - E-mail: info@frutase.it
Luogo:: Via Buniva
Settori: Merci Vari
Posti:
Comune di: Pinerolo (To)
Data: Dal 17/12/2011 al 17/12/2011
Denominazione: Sem Terra
Ente organizzatore: A.A.A. - A.S.C.I.
Tel: 011.9058642 - Fax: - E-mail: info@frutase.it
Luogo:: Via Buniva
Settori: Merci Vari
Posti:
Comune di: Quincinetto (To)
Data: Dal 07/12/2011 al 07/12/2011
Denominazione: Mercatino di Natale
Ente organizzatore: Pro Loco - Comune
Tel: 0125.757903 - Fax: 0125.757496 - E-mail: quincinetto@reteunitaria.piemonte.it
Luogo:: Vie Limitrofe - Piazza della Chiesa
Settori: Merci Varie
Posti: 60
Comune di: Racconigi (To)
Data: Dal 15/12/2011 al 15/12/2011
Denominazione: Fiera di Santa Lucia
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0172.85411 - Fax: 0172.85411 - E-mail: ufficio.commercio@comune.racconigi.cn.it
Luogo:: Centro Storico
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 45
Comune di: Revello (Cn)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Idea Natale - Mercatino Tipico Natalizio
Ente organizzatore: At Pro Loco
Tel: 0175.75498 - 389552170-3404872005 - Fax: 0175.257147 - E-mail: prolocorevello@gmail.com
Luogo:: Concentrico
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 111
Comune di: Rivarolo Canavese (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Fiera di Natale
Ente organizzatore: Comune - Associazione
Tel: 0124.454611 - Fax: 0124.29102 - E-mail: bruna.manavello@rivarolocanavese.it
Luogo:: Piazza Massoglia
Settori: Merci Varie
Posti: 150
Comune di: Rivarolo Canavese (To)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Fiera di Natale
Ente organizzatore: Comune - Associazione
Tel: 0124.454611 - Fax: 0124.29102 - E-mail: bruna.manavello@rivarolocanavese.it
Luogo:: Piazza Massoglia
Settori: Antiquariato minore
Posti: 150
Comune di: Romagnano Sesia (No)
Data: Dal 19/12/2011 al 19/12/2011
Denominazione: Antica Fiera di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0163.826869 - Fax: 0163.826496 - E-mail: segreteria@comune.romagnano-sesia.no.it
Luogo:: Parco IV Novembre
Settori: Exstra- Alimentare
Posti: 50
Fonte: Regione Piemonte
Miro
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/sagre-fiere-in-piemonte-dicembre-2011.html
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Miro: Dicembre 2011 le sagre, le fiere e le manifestazioni in Piemonte (Comuni dalla S alla Z)
giovedì 24/11/2011
FIERE Locali
Comune di: Saluzzo (Cn)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercato di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0175.211362 - Fax: 0175.211328 - E-mail: polizia@comune.saluzzo.cn.it
Luogo:: Piazza Garibaldi
Settori: Merci Varie -Non Alimentare
Posti: 61
Comune di: San Nazzaro Sesia (No)
Data: Dal 25/12/2011 al 25/12/2011
Denominazione: Badia Antiqua
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0321.834131 - Fax: 0321.834303 - E-mail: san.nazzaro.sesia@ruparpiemonte.no.it
Luogo:: Piazza Vittorio Veneto - Via Barbavara
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 25
Comune di: Santena (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Mercato Tematico dell'Usato e dell'Antiquariato Minore denominato: Porta Portese, Scambio, Baratto e Altro e Mercato Tematico dei prodotti agroalimentari tipici locali
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9455407 - Fax: 011.9456181 - E-mail: sviluppo.economico@comune.santena.to.it
Luogo:: Piazza Libertà e Vie Limitrofe
Settori: Antiquariato minore
Posti: 105
Comune di: Santo Stefano Belbo (Cn)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Fiera dei Cubiot
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0141.841806 - Fax: 0141.841825 - E-mail: comandopl.santo.stefano@ruparpiemonte.it
Luogo:: Piazza Umberto 1^ e Vie Limitrofe
Settori: Alimentari e non Alimentari
Posti: 150
Comune di: Stresa (Vb)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Natale in Fattoria
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0323.939221 - Fax: 0323.934601 - E-mail: polizia.amministrativa@comune.stresa.vb.itg
Luogo:: Stresa Capoluogo - Vie Limitrofe
Settori: Artigianato - Antiquariato - Prodotti Tipici
Posti: 70
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Oasi dei Prodotti Tipici
Ente organizzatore: Federazione Coltivatori Diretti Torino
Tel: 011.6177211 - Fax: 011.3167756 - E-mail: angelo.cremaschini@coldiretti.to.it
Luogo:: Piazza Palazzo di Città
Settori: Prodotti Tipici
Posti: 58
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Mostra Mercato delle Lavorazioni Artistiche e Artigianali
Ente organizzatore: Associazione Itinerart
Tel: 0124.8002476 - 3478404744 - Fax: 011.701740 - E-mail: adriana2947@libero.it
Luogo:: Via Cesare Battisti
Settori: Artigianato
Posti: 28
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: Il Libro Ritrovato
Ente organizzatore: Associazione Culturale sulla Parola
Tel: 011.4375024 -3386086630 - Fax: 011.2305026 - 011.543516 - E-mail: acsullaparola@tiscali.it
Luogo:: Piazza Carlo Felice
Settori: Libri Usati
Posti: 60
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 10/12/2011 al 10/12/2011
Denominazione: Extravaganza
Ente organizzatore: Associazione Effetto Vintage
Tel: 0121.353465 - Fax: 0121.331915 - E-mail: info@effettovintage.it
Luogo:: Piazza Carlo Alberto
Settori: Collezionismo
Posti: 44
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Gran Balon
Ente organizzatore: Associazione Commercianti Balon
Tel: 011.4369741 - Fax: 011.4369741 - E-mail: associazione@balon.it
Luogo:: Borgo Dora e Vie Limitrofe
Settori: Antiquariato
Posti: 250
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 13/12/2011 al 13/12/2011
Denominazione: Usato e Cose Antiche
Ente organizzatore: Ass.zione La Luna
Tel: 3391426120 - Fax: - E-mail: -
Luogo:: Via Don Grioli (Mercato Coperto)
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 50
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Ogni Frutto ha la sua Stagione
Ente organizzatore: Confederazione Italiana Agricoltori del Piemonte
Tel: 011.534415 - 3494486939 - Fax: 011.5164224 - E-mail: torino@cia.it
Luogo:: Piazza Carlo Alberto
Settori: Prodotti Agroalimentare - Artigianato
Posti: 70
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Eccenza Artigiana
Ente organizzatore: Associazione Casaartigiani Torino
Tel: 011.5648811 - Fax: 011.5629054 - E-mail: segreteria@artigianitorino.it
Luogo:: Piazza Palazzo di Città
Settori: Artigianato
Posti: 20
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercato Vintage
Ente organizzatore: Associazione Effetto Vintage
Tel: 0121.354442 - 3356696605 - Fax: 0121.354442 - E-mail: info@effettovintage.it
Luogo:: Piazza Gran Madre
Settori: Vintage
Posti: 57
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Fera d'La Leja
Ente organizzatore: Commercianti Shopping San Donato
Tel: 3332732250 - Fax: - E-mail: -
Luogo:: Balconata Via San Donato
Settori: Usato
Posti: 70
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 24/12/2011 al 24/12/2011
Denominazione: Oltre Mercato
Ente organizzatore: Associazione Amici dell'Asci Piemonte e Valle d'Aosta
Tel: 0124.617093 - Fax: 0124.617093 - E-mail: oltremercato@libero.it
Luogo:: Piazza Palazzo di Città
Settori: Biologico
Posti: 34
Comune di: Torino (To)
Data: Dal 25/12/2011 al 25/12/2011
Denominazione: Antiquariato Minore
Ente organizzatore: Associazione Culturale Commerciale Immagini
Tel: 3332732250 - Fax: - E-mail: -
Luogo:: Piazza Abba
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 70
Comune di: Torre Pellice (To)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Fiera Commerciale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0121.953064 - Fax: 0121.933344 - E-mail: poliziamunicipale.torrepellice@valpellice.to.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Merci Varie
Posti: 70
Comune di: Torre Pellice (To)
Data: Dal 08/12/2011 al 08/12/2011
Denominazione: Mercatino Prodotti Naturali ed Ecocompatibili
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0121.953064 - Fax: 0121.933344 - E-mail: poliziamunicipale.torrepellice@valpellice.to.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Alimentare Biologico - Equosolidali
Posti: 15
Comune di: Torre Pellice (To)
Data: Dal 10/12/2011 al 10/12/2011
Denominazione: Mercatino Prodotti Naturali ed Ecocompatibili
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0121.953064 - Fax: 0121.933344 - E-mail: poliziamunicipale.torrepellice@valpellice.to.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Alimentare Biologico - Equosolidali
Posti: 15
Comune di: Trino (Vc)
Data: Dal 03/12/2011 al 03/12/2011
Denominazione: Fiera di Dicembre
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0161.806040 - Fax: 0161.806041 - E-mail: settorefinanziario.trino@reteunitaria.piemonte.it
Luogo:: Corso Italia e Vie Limitrofe
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 104
Comune di: Venaria (To)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercatino dell' Antiquariato Minore e del Collezionismo denominato "Belle Epoque"
Ente organizzatore: Comune - Comitato Belle Epoque
Tel: 011.4072420 - Fax: 011.4504456 - E-mail: commercio@comune.venariareale.to.it
Luogo:: Viale Buridani
Settori: Non Alimentare - Antiquariato Minore
Posti: 103
Comune di: Vercelli (Vc)
Data: Dal 03/12/2011 al 03/12/2011
Denominazione: NaturalVercelli
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0161.501595 - Fax: 0161.501594 - E-mail: info@confesercentivc.it
Luogo:: Piazza Cavour
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti:
Comune di: Vercelli (Vc)
Data: Dal 04/12/2011 al 04/12/2011
Denominazione: L'Barlafus
Ente organizzatore: Confesercenti
Tel: 0161.501595 - Fax: 0161.501594 - E-mail: info@confesercentivc.it
Luogo:: Piazza Cavour
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 60
Comune di: Vercelli (Vc)
Data: Dal 17/12/2011 al 17/12/2011
Denominazione: Art & Docoupage
Ente organizzatore: Confesercenti
Tel: 0161.501595 - Fax: 0161.501594 - E-mail: info@confesercentivc.it
Luogo:: Piazza Cavour
Settori: Alimentare
Posti: 50
Comune di: Vigone (To)
Data: Dal 22/12/2011 al 22/12/2011
Denominazione: Fiera di Natale
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9804269 - Fax: 011.9802381 - E-mail: piera.partiti@comune.vigone.to.it
Luogo:: Via Umberto I
Settori: Non Alimentari
Posti: 16
Comune di: Villafranca Piemonte (To)
Data: Dal 11/12/2011 al 11/12/2011
Denominazione: Fiera dell'Immacolata Concezione
Ente organizzatore: Comune
Tel: 011.9800902-9807107 - Fax: 011.9807441 - E-mail: antonio.cardillo@comune.villafrancapiemonte.to.it
Luogo:: Concentrico
Settori: Merci Varie - Macchine Agricole - Alimentare
Posti: 88
Comune di: Villanova Mondovì (Cn)
Data: Dal 19/12/2011 al 19/12/2011
Denominazione: Fiera di Santa Lucia
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0174.698151 - Fax: 0174.698191 - E-mail: segreteria@comune.villanova-mondovi.cn.it
Luogo:: Via Eula e Vie Limitrofe
Settori: Alimentare e non Alimentare
Posti: 56
Comune di: Volpedo (Al)
Data: Dal 18/12/2011 al 18/12/2011
Denominazione: Mercato Antiquariato
Ente organizzatore: Comune
Tel: 0131.80141 - Fax: 0131.806577 - E-mail: ragioneria@comune.volpedo.al.it
Luogo:: Borgo Antico
Settori: Antiquariato Minore
Posti: 51
Fonte: Regione Piemonte
Miro
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/sagre-fiere-in-piemonte-dicembre-2011.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 53/58, Rinnovamento nel regno di Carlo Alberto
mercoledì 23 novembre 2011
Nel 1835 nel Regno di Sardegna scoppia una epidemia di vaiolo che fa molte vittime. In questa occasione si ha un impulso nelle attività di beneficenza ed assistenza da parte dello stato e della nobiltà. Non si può ancora parlare di politica sociale, ma nascono istituzioni di assistenza come quelle della Marchesa Giulia Falletti di Barolo, e la Piccola Casa della Divina Provvidenza, del canonico Giuseppe Cottolengo. Nei quartieri di periferia, a Valdocco, comincia ad operare Don Bosco, che punta non solo all'istruzione religiosa dei giovani dei quartieri bassi, ma anche alla loro promozione sociale.
Carlo Alberto comincia a mettere in atto una politica economica meno protezionistica e più orientata al libero scambio, riducendo le tariffe di dazi e dogane. Vengono soppresse le corporazioni relative ai vari mestieri e si liberalizza la mobilità della manodopera. Le associazioni dei lavoratori possono operare con finalità religiose ed assistenziali, e così nascono le Società di Mutuo Soccorso.
Nel periodo lo sviluppo economico in tutti i settori è notevole. Si riprende l'industria della seta, che aveva subito una contrazione durante l'occupazione francese, mentre l'asse portante rimane l'agricoltura, sempre più orientata al commercio. Rimane comunque viva e diffusa la piccola proprietà agricola, più che in altre zone d'Italia e d'Europa, e si cominciano ad introdurre le macchine agricole, i fertilizzanti e gli insetticidi, mentre si migliora il sistema di irrigazione, produzione di foraggio ed allevamento.
Vengono introdotte la Corte d'Appello e la Corte di Cassazione, i dibattimenti processuali sono resi pubblici. La censura viene via via ridotta e prendono forma due partiti politici, una destra moderata ed una sinistra moderata. Viene istituito il Ministero della Pubblica Istruzione, la facoltà universitaria di Lettere e Filosofia e quella di Scienze Fisiche e Matematiche. La scuola statale provoca la reazione dei Gesuiti, che vedono minacciate le scuole cattoliche di cui sono i depositari, e del Vescovo Fransoni.
Con la promulgazione dello statuto Valdesi ed Ebrei vengono finalmente emancipati ed ottengono pari diritti. In territorio valdese, a Torre Pellice, forse unico esempio nella storia, viene eretto un monumento "dono del Re alla popolazione" (si trova davanti alla chiesa di San Martino). Tutto ciò provoca la reazione violenta del Vescovo di Torino Fransoni, che è molto reazionario. Il primo parlamento eletto (si è elettori in base al censo, ed anche la partecipazione dei pochi aventi diritto non è alta) è costituito da 208 deputati, di cui solo 32 nobili.
La città di Torino si espande rapidamente e si arriva, nel 1848, a 137'000 persone. Ma non ostante la crescita, ad arricchirsi non sono certo gli operai, il cui salario serve appena a sopravvivere. Già prima il Re precedente aveva osservato come scandaloso che gli imprenditori accumulassero enormi ricchezze mentre gli operai avevano salari da fame.
Questo è osservato anche dal Cavour da giovane, nel 1834. In quell'anno, comunque, si ha la prima lotta operaia contro una prevista riduzione di salario, che rientra per la pressione e le minacce operaie. In quella occasione si vede che lo stato non è al momento interessato a sopprimere queste agitazioni. La polizia si assicura che non vi siano motivi politici e libera i fermati.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/piccola-storia-del-piemonte-5358.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 52/58, Lo stato sabaudo verso il Risorgimento
mercoledì 23 novembre 2011
Sconfitto Napoleone e l'Impero francese, l'Europa tenta di ristabilire la situazione precedente la rivoluzione. I Savoia, con Vittorio Emanuele I, riprendono possesso del loro stato. Il re entra a Torino il 20 maggio 1814. A seguito del congresso di Vienna i territori del Regno di Sardegna vengono ampliati della Liguria, per altro per nulla entusiasta dei Savoia, anzi, piuttosto ostile.
Lo stato comprende il Piemonte, la Valle d'Aosta, la Liguria, la Sardegna, la Savoia francese ed il territorio di Nizza con la valle del Roya. Il Piemonte si trova ad essere lo stato cuscinetto tra Austria e Francia. L'Austria mira a rafforzare la sua posizione in Italia, mentre Inghilterra e Russia vedono di buon occhio uno stato Sabaudo sufficientemente forte e non sotto l'influenza austriaca.
La politica estera di Vittorio Emanuele I va in questo senso, e dunque è inevitabile l'attrito con l'Austria, anzi, risulta subito chiaro che Austria e Piemonte hanno fortissimi motivi di tensione nel nuovo assetto europeo, con l'Austria che controlla direttamente Lombardia e Veneto.
In politica interna Vittorio Emanuele I tende ad una restaurazione pesante, abolendo tutte le leggi e la riforme francesi. Pensa che rivoluzione e Napoleone possano essere cancellati con un colpo di spugna. Convinto assolutista, non è incline ad alcun elemento di liberalismo. Lo stato si trova subito arretrato, con una classe dirigente fatta di nobili "tolti dalla naftalina".
Nobili che avevano seguito il Re o che si erano isolati dalla vita sociale, non compromessi con i Francesi, ma al di fuori dei progressi fatti in tutti i campi. Queste sono le credenziali e l'unico merito considerato per ottenere gli incarichi nelle gerarchie dello stato. Così ai vertici si trovano elementi incapaci spesso non solo di idee nuove, ma semplicemente di idee.
Non ci si rende conto che la rivoluzione è stata prodotta da tensioni sociali che hanno riguardato e riguardano anche il Piemonte. Burocrazia e limitazioni legislative rallentano lo sviluppo, l'epurazione dei personaggi filofrancesi ha provocato notevoli danni aprendo vuoti, in particolare, nella cultura. Le disposizioni di polizia e la censura sono particolarmente opprimenti. La legislazione e gli ordinamenti piemontesi finiscono presto per essere i più arretrati d'Europa. Si giunge a chiudere la strada nuova del Moncenisio perchè costruita dai Francesi, e si riprende ad usare quella, malagevole, che passa dalla Novalesa.
Qualche concessione deve essere fatta quando si tratta di ricostruire l'esercito. I fedelissimi che hanno seguito il Re non hanno mai comandato soldati, ed oltre a non avere esperienza sono di solito già vecchi per il compito. Gli ufficiali che hanno servito sotto Napoleone, oltre che essere visti con sospetto, sono accettati con gradi molto inferiori a quelli coperti in precedenza.
Ma le idee liberali cominciano a circolare, tra intellettuali, alti gradi dell'esercito, famiglie borghesi ed industriali. Si avverte la difficoltà di operare in uno stato "opprimente, zotico e sospettoso", ma poiché le associazioni politiche sono vietate, prendono corpo le organizzazioni segrete, che a seconda dei casi sono di tipo massonico o di tipo carbonaro. Fra i dissidenti vi sono persone anche nobili, amici personali del Principe di Savoia-Carignano Carlo Alberto.
Si progetta una insurrezione che costringa il Re a concedere la Costituzione ed a scendere in guerra contro l'Austria per liberare la Lombardia. Appare chiaro, infatti, che qualunque progetto che porti ad un sistema liberale o democratico deve prevedere una unione o federazione italiana a partire da una monarchia costituzionale. Nella situazione italiana questa monarchia può essere soltanto quella sabauda, che ha un certo peso internazionale e che è in grado di affrontare anche militarmente l'Austria in Italia.
L'Austria controlla direttamente l'Italia Nord-Orientale ed interferisce con buona parte dei governi degli altri stati italiani. Il primo passo dei liberali è dunque verso l'ottenimento di una Costituzione in Piemonte. In questo senso i liberali puntano sul Principe di Savoia-Carignano (ramo cadetto a cui apparteneva anche il principe Eugenio di cui si è detto a proposito dell'assedio di Torino), che per la mancanza di discendenza maschile di Vittorio Emanuele I e di suo fratello Carlo Felice, è l'erede al trono. Per le vicende della sua famiglia e per educazione Carlo Alberto è di idee alquanto liberali, e per questo mal visto dal Re.
Nel 1820 l'insurrezione a Napoli ha successo e anche in Spagna si è giunti ad una costituzione, Carlo Alberto sembra appoggiare coloro che in Piemonte si stanno organizzando (Santorre di Santarosa) per ottenere la costituzione, sebbene vi siano contrasti fra chi pensa ad un sistema piuttosto democratico (una camera eletta dal popolo) e chi ad un sistema con democrazia molto più limitata (due camere di cui una eletta a suffragio ristretto ed una di nomina regia). Anche ai liberali, un sistema orientato in senso chiaramente democratico fa paura.
A seguito di incidenti tra polizia e studenti, nel 1821 prende vita un moto rivoluzionario che coinvolge parte dell'esercito, chiedendo una Costituzione. Vittorio Emanuele I non è il Re che può fare questo passaggio in senso liberale. Non è preparato di fronte al nuovo atteggiamento che coinvolge uomini influenti, alcuni nobili e soprattutto lo stesso esercito. Abdica in favore del fratello Carlo Felice, ancora più reazionario di lui. Poiché Carlo Felice non è a Torino, reggente del regno è Carlo Alberto, solo ventenne. Carlo Alberto si muove in senso liberale, ma ambiguo, promulga una Costituzione, ma Carlo Felice lo esonera dalla reggenza ed assume i poteri. Abolisce quanto fatto da Carlo Alberto, che spedisce a Firenze, e con l'aiuto austriaco elimina l'insurrezione.
Per dieci anni il Regno di Sardegna avrà un governo ottuso, chiuso a qualunque innovazione in campo politico-istituzionale, e che si legherà sempre più all'Austria. Il non potersi fidare dell'esercito è la cosa che preoccupa particolarmente il Re, che dunque ne riduce l'organico e mette sotto sorveglianza gli ufficiali. Si appoggia sempre di più agli ecclesiastici per l'insegnamento, non fidandosi più degli intellettuali laici, ed affida ai Vescovi la supervisione dell'istruzione elementare e media.
Se dal punto di vista istituzionale Carlo Felice è la negazione di ogni accenno liberale, tuttavia attua delle buone riforme. Istituisce in ogni comune una scuola gratuita per gli allievi, alla quale possono accedere anche le donne. Sotto il suo regno nasce a Torino il Museo Egizio. Realizza opere in città (quali Piazza Carlo Felice). Viene eliminato il Ministero di Polizia e le competenze passano al Ministero dell'Interno. Attua qualche riforma in campo giudiziario e ridefinisce e limita i compiti dei Carabinieri. Non ostacola la ripresa economica ed industriale che caratterizza quel tempo.
Alla morte di Carlo Felice, nel 1831, Carlo Alberto inizia effettivamente il suo regno, fatto comunque di molte ambiguità ed incertezze. Non è incline ad accettare l'idea di società segrete, pensa ad una monarchia assoluta ma non dispotica. Non ha simpatie per l'Austria. Reprime decisamente moti rivoluzionari che stanno acquistando, con Mazzini, un carattere repubblicano (1831 e 1833).
Il poeta in lingua piemontese, l'avvocato Angelo Brofferio (di cui diremo in letteratura) pubblica satire contro i nobili ed è arrestato. In quel periodo Cesare Balbo afferma che il Piemontese è "il dialetto" meno italiano di tutti, mentre qualcuno osserva che ormai molti commercianti ed artigiani sono in grado di parlare e scrivere in Italiano, sebbene in modo non grammaticalmente corretto, ma comunque comprensibile, mentre qualche patriota afferma che "prima o poi anche i Piemontesi dovranno convincersi che sono italiani e non francesi". Dal canto loro la grande maggioranza dei Piemontesi non si sente né italiana né francese, ma giusto piemontese. I nobili, per affermare il loro livello, parlano francese oppure piemontese, ma non l'italiano.
Un po' alla volta Carlo Alberto riconsidera le idee liberali, e l'idea di una Italia sotto la guida dei Savoia e del Piemonte. Si sta sfaldando l'ideale rivoluzionario repubblicano del Mazzini, sostituito da un movimento più moderato che punta sui Savoia per lo stabilimento di uno stato liberale, in espansione verso l'Italia, ai danni dell'Austria. In effetti le idee di unificazione dell'Italia non sono parte delle preoccupazioni della maggioranza della gente comune, che non conosce i motivi del fermento rivoluzionario che agita gli intellettuali o degli interessi che preoccupano imprenditori e finanzieri, e che di queste cose non si occupa.
Questa gente, in teoria, potrebbe supportare l'idea di una Repubblica, ma in Piemonte la gente comune, in particolare nelle campagne, è piuttosto legata alla Monarchia, mentre un movimento operaio organizzato non esiste ancora, quantunque comincino ad esservene le premesse.
Una svolta si ha con l'elezione a Roma di papa Pio IX, nel 1846. Il Papa fa qualche riforma in senso liberale, e suscita entusiasmi. Carlo Alberto è dapprima preoccupato, in quanto sempre più insistentemente gli si chiede di seguire l'esempio del Papa. Quando sorge una contesa tra Papa ed Austria circa la città di Ferrara, Carlo Alberto appoggia il Papa (l'Austria è sempre un problema per il Piemonte, indipendentemente da idee liberali o meno). Inizia una apertura liberale, negli anni 1847, 1848, anche per l'influenza di Massimo d'Azeglio e Cesare Balbo.
Il 4 marzo 1848 viene emanato lo Statuto. Carlo Alberto si è convinto che è meglio che questo appaia una concessione, prima che vi sia una imposizione che arriva dai disordini di piazza. Spera che così la situazione non sfugga di mano.
Con l'emanazione dello Statuto avviene, in ogni caso, il passaggio ad una monarchia costituzionale, sebbene a democrazia molto limitata (il diritto di voto per il parlamento è esteso a meno del 2% della popolazione, ed arriva intorno al 5% per le amministrazioni locali), primo scalino del progetto di ricostruzione dell'Italia. La seconda fase prevede la graduale riduzione dell'occupazione austrica dell'Italia.
Nel marzo del 1848 si verificano varie insurrezioni (Vienna, Milano, Venezia, Palermo). Carlo Alberto è preso alla sprovvista. Manca anche una linea guida unica, in quanto c'è chi vede un intervento a vantaggio dell'Italia e chi suppone solo una espansione piemontese. Carlo Alberto mira essenzialmente ad espandere il Piemonte fino a Milano. La guerra viene decisa precipitosamente, ma l'esercito non è pronto. I Lombardi preferiscono continuare discussioni e dimostrazioni, ma non si arruolano.
I successi degli insorti di Milano non sono subito sfruttati. La campagna viene condotta con estrema indecisione a causa di problemi politici, della paura di spinte repubblicane che potrebbero diventare eccessive, del cambiamento di atteggiamento del Pontefice, che pareva appoggiare l'idea di una federazione di stati italiani, ma che poi si svincola dalla susseguente azione. Il successo militare, che sarebbe a portata di mano e che avrebbe posto anche le premesse per la soluzione dei problemi politici (è sempre stato più facile far valere le proprie ragioni da vincitore che da vinto), viene lasciato sfuggire dall'incertezza e dalla mancanza di precisi piani militari, dalla mancanza di chiari obbiettivi.
Mentre un proclama asserisce che l'entrata in guerra porta aiuto agli insorti, ufficialmente si comunica agli ambasciatori che l'entrata in guerra è giustificata dall'impedire che la rivoluzione si propaghi in Italia. Intanto a Milano e Venezia non sono pochi quelli che non intendono fondersi con il Regno di Sardegna e dunque non intendono appoggiare le mire di Carlo Alberto, visto non come liberatore ma come invasore.
Si giunge comunque ad una affrettata annessione, e c'è già chi pensa (milanesi) di trasferire la capitale da Torino a Milano. A tutto questo, dopo i primi successi, segue una pesante sconfitta militare. Dopo momenti di grande confusione politica la guerra riprende, ma termina, peggio che nella prima fase, in una disfatta. Anche Carlo Alberto, dopo questo fallimento, abdica e parte per l'esilio. Il Regno di Sardegna si trova a subire il peso di una brutta sconfitta.
Mentre nel resto d'Italia solo una piccola minoranza di persone si occupa di idee risorgimentali, in Piemonte le cose sono diverse. Una guerra investe tutta la popolazione, dai soldati di leva che la devono fare, fino alle limitazioni imposte in tutti i settori di attività dall'economia di guerra. Una sconfitta, poi, viene sempre pagata da tutti, e le classi più deboli finiscono per averne il maggior peso. In Piemonte dunque la situazione ed i suoi motivi sono discussi da tutti, dal parlamento fino alle osterie dove la domenica sera si trovano gli operai di Torino a farsi un bicchiere di barbera e una partita a carte. L'umore della gente non è favorevole alla guerra.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/piccola-storia-del-piemonte-5258-lo.html
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Miro: La Vera Grotta di Babbo Natale - Ornavasso dal 3 Dicembre 2011
16/11/2011
La Vera Grotta di Babbo Natale è aperta a tutti il 3-4-8-9-10-11-17-18 dicembre, un’occasione unica per passare una giornata in famiglia ed emozioni assicurate per i bambini.
Dopo il grande successo dello scorso anno torna ad Ornavasso (Verbania Lago Maggiore) la Vera Grotta di Babbo Natale: moltissime le novità dell’edizione 2011
Dal 3 dicembre ad Ornavasso (Verbania - Lago Maggiore), a 50 minuti da Milano e 1 h e 20 da Torino, nell'Antica cava di marmo rosa
da cui fu estratto il marmo anche per il Duomo di Milano e la Certosa di Pavia, viene allestita, dopo il grande successo dello scorso anno, con oltre 10 mila bambini, la Grotta di Babbo Natale, un'iniziativa di riscoperta del Natale tra gnomi, troll, elfi e - ovviamente - Babbo Natale.
Moltissime le novità rispetto all'edizione precedente: la Grotta di Babbo Natale si trasforma infatti in un viaggio con diverse tappe e un trenino lillipuziano di collegamento.
Potenziati anche gli orari (dalle 10 alle 16) ed inserita la possibilità di prenotazione on line, che garantisce un ingresso preferenziale alla Grotta.
Il percorso si snoda per circa 1,8 km dal Big One, un Troll gigante di 2,5 metri per 600 kg di peso (disponibile in pochi esemplari al mondo), al Villaggio degli Gnomi, con delle vere casette in legno, realizzate artigianalmente, dove i bimbi possono giocare ed imparare a lavorare la lana con le Mastre Feltraie, l'elfo scultore, che lavora il marmo del Duomo di Milano, e la partenza del Renna Express , trenino natalizio lillipuziano che accompagna bimbi e genitori fino al Santuario della Madonna della Guardia, monumentale edificio Barocco, dove è allestito uno straordinario presepe meccanico di 100 mq, tra i più belli e grandi d'Italia, frutto di quarant’anni di lavoro dell’artista valsesiano Giuseppe Loda.
Qui, passando attraverso il Bosco incantato, con la riproduzione di personaggi fantastici legati al natale e alla tradizione locale, le famiglie potranno gustare la merenda di Natalina: la consumazione della cioccolata per i più piccoli e del vin brulè per i genitori è compresa nel costo del biglietto (8 euro, gratis i bimbi fino a 3 anni non compiuti).
Dal Presepe il viaggio prosegue a piedi attraverso il Rifugio dei Troll, altra novità 2011, realizzato in veri cunicoli sotterranei utilizzati per la Prima Guerra Mondiale (Linea Fortificata Cadorna), che ospiteranno gli originali Troll Norvegesi, fino alla Grotta di Babbo Natale, una vera cava in galleria con un tunnel di 200 mt nel cuore della montagna popolato da un centinaio di gnomi in terracotta realizzati artigianalmente in Turingia (Germania) con tipiche ambientazioni natalizie.
Completamente nuove anche le ambientazioni natalizie all’interno della Galleria e nel grandioso salone di Marmo Rosa che ospita Babbo Natale.
Al cospetto di Babbo Natale i bimbi potranno consegnare personalmente la propria letterina (oltre 500 letterine tra quelle consegnate lo scorso anno sono state digitalizzate e si possono leggere on line sul sito www.grottadibabbonatale.it) , salire sulla slitta di Babbo Natale e sul trono e ricevere un regalino da Babbo Natale, un oggetto in legno frutto della lavorazione artigianale della Valle Strona, la valle del Lago d'Orta dove gli artigiani producono i Pinocchi famosi nel mondo.
Un viaggio autentico tra suggestioni, sapori e personaggi del Natale sia della tradizione walser (il paese di Ornavasso è una minoranza linguistica di stampo svizzero-tedesco) che di quella internazionale, per una giornata a misura di famiglia e di bambino.
La Grotta di Babbo Natale è aperta a tutti il 3-4-8-9-10-11-17-18 dicembre dalle 10 alle 16 ed in settimana dal 1 dicembre per gruppi e scuole, su prenotazione.
All’iniziativa è abbinato anche uno spazio espositivo con prodotti natalizi dell’artigianato locale ed internazionale, nelle caratteristiche casette di legno, e dei punti di ristoro e degustazione con bevande calde, tisane natalizie, liquori del territorio.
Il costo del biglietto di 8 euro per adulti e bambini (ingresso gratuito per i bambini fino a 3 anni non compiuti) comprende:
1) Consegna del diploma di bravo bambino presso la biglietteria
2) The Big One, il Troll gigante
3) Ingresso nelle casette degli elfi e degli gnomi
4) Accesso al Bosco Incantato degli elfi e gnomi
5) Visita dell'esposizione dei Presepi
6) Ingresso nel rifugio dei Troll
7) Ingresso nella Vera Grotta di Babbo Natale
8) Consegna di un regalino da parte di Babbo Natale a tutti i bambini (articolo artigianale in legno della Valle Strona)
9) Buono per una consumazione merenda (cioccolata calda o vin brulè)
Gli iscritti inoltre potranno utilizzare gratuitamente il trenino lillipuziano RENNA EXPRESS da 60 posti (a orario continuo dalle 10 alle 16), compatibilmente con la disponibilità di posti.
Perché la Grotta di Babbo Natale?
L’evento nasce dalla storia della Grotta di Korvatunturi, “la Montagna dell’Orecchio”, in un luogo inaccessibile nell’estremo Nord della Lapponia, dove secondo la tradizione finlandese Babbo Natale vive da sempre, con i suoi elfi, ascoltando i desideri dei bambini: nel più noto villaggio di Rovaniemi infatti Babbo Natale si è trasferito dopo per incontrare la gente perché la Grotta di Korvatunturi è accessibile solo agli elfi e alle renne. Ebbene l’Antica cava di Ornavasso ha, proprio sopra l’imbocco della galleria, due grandi orecchie come Korvatunturi, quindi Babbo Natale qui si trova a suo agio e può ascoltare meglio i desideri dei bambini italiani.
Per ulteriori informazioni o contatti:
Antica cava di Ornavasso (www.anticacava.it)
Tel 0324/346102 - 0324/346105
fax 0324/240212 (orari ufficio)
Sito dell’evento: www.grottadibabbonatale.it
Email: Per informazioni generali: info@grottadibabbonatale.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/la-vera-grotta-di-babbo-natale-e-aperta.html
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Stupinigi riapre i saloni dei Savoia - oggi l'inaugurazione
Un'immagine dei fastosi interni della Palazzina di CacciaRiappare il vero maestoso cervo della Palazzina di Caccia di Stupinigi. E’ quello realizzato due secoli e mezzo fa dal grande bronzista Francesco Ladatte, non la controfigura in resina che nel 1992 lo sostituì sulla cupola della reggia, per far restaurare quello autentico, leso dalle intemperie.
Dopo 19 anni il simbolo della dimora, ideata nel 1729 da Filippo Juvarra e finita da Benedetto Alfieri, è di nuovo visibile, esposto su una falsa guglia nell’ex scuderia juvarriana. Diventa l’emblema di una lenta, ma riuscita opera di recupero, che da oggi restituisce infine la residenza alle visite. Chiusa dal 2006, per dotarla di impianto di riscaldamento e risanarne gli interni, riapre l’ala di levante, trasfigurata da lavori che esaltato la ricchezza degli ambienti e del ricco arredo.
Oggi a mezzogiorno Giovanni Zanetti, commissario della «Fondazione Ordine Mauriziano», proprietaria della Palazzina, affiancato da Cristiana Maccagno, l’entusiasta vicepresidente che ha seguito i recenti interventi, accolgono i primi visitatori. Sono gli sponsor che hanno contribuito a lavori per oltre 20 milioni di euro. Gran parte sono stata offerti dalla Fondazione Crt, guidata da Andrea Comba. Si sono aggiunti anche Ministero dei Beni culturali, Regione e Fiat. La Compagnia di San Paolo ha fatto risanare gli arredi, compresi quelli che erano stati rubati e poi recuperati. La «Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino» ha ripiantumato gli alberi attorno alla Palazzina e restaurato una collezione di ritratti sabaudi. L’Ente Parco Naturale Stupinigi ha provveduto ai giardini esterni.
A tanto hanno dato esecuzione nel tempo gli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola, ai quali si sono poi aggiunti Maurizio Momo e Chiara Momo, sotto egida delle Soprintendenze. Quella ai Beni architettonici ha schierato il talento dell’architetto Luisa Papotti, prima come funzionario, ora come Soprintendente. Quella ai beni Artistici ha offerto l’impegno di Carlenrica Spantigati e ora di Edith Gabrielli.
Il risultato è eccezionale. Viene presentato al pubblico con lo slogan: «Stupinigi tempo primo. Tesori ritrovati. I grandi interventi di restauro». E’ un titolo che promette presto altri lotti riaperti. «Per ora apriamo con una mostra - dice Cristina Maccagno - ma con serie aspirazioni di continuità. Sù il sipario, dunque, e tutti benvenuti».
Il nuovo percorso di visita, coordinato da Elisabetta Ballaira, prende avvio con una passerella di memorie sulla storia dell’Ordine Mauriziano. Ma già all’ingresso della scuderia juvarriana spicca il grande cervo. Momo lo ha rizzato su una replica della cupola, fra 12 medaglioni secenteschi, raffiguranti i primi conti di Savoia. Si riflettono sugli specchi del moderno ascensore che conduce alla biblioteca alfieriana, adorna di mobili già di Palazzo Reale.
Ecco quindi la galleria di levante, con modelli in gesso di trofei di Ignazio e Filippo Collino. Segue la sala degli Scudieri, con le cacce di Amedeo Cignaroli, fino a entrare nel salone della Reggia, con il maestoso lampadario infine restaurato, come i paracamini di Giovanni Crivelli e gli appliques disegnati da Juvarra. Si torna quindi indietro, per entrare nell’appartamento dei Duchi di Chiablese. Qui Napoleone trascorse l’unica notte che passò a Torino, forse con una dama. In seguito ospitò la sorella Paolina Bonaparte, con il marito Camillo Borghese.
Abitavano in 17 stanze, appena restaurate, a cura di Franco Gualano e Annamaria Bava. Sono stati risanati affreschi, stucchi, dipinti, tappezzerie originali in seta, carte dipinte, boiseries e tutto l’arredo, con capolavori degli ebanisti Piffetti, Bonzanigo, Prinotto e tessuti restaurati in modo magistrale. E’ un fasto assoluto, che quasi abbaglia. Fantastici sono il salotto degli specchi, i gabinetti cinesi e la sala da gioco. Sono pronte anche le antiche cucine, ma non visitabili, perché mancano gli arredi. Se ne parlerà in un «secondo tempo», che già guarda verso la riapertura degli appartamenti del Re e della Regina.
da: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cultura/articolo/lstp/430464/
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Miro: Piccola Storia del Piemonte 51/58 - L'occupazione francese
09/11/2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 51,
L'occupazione francese
Alla fine del 1798 la monarchia piemontese, almeno in Piemonte, cade. In Europa, con Napoleone in Egitto, si sta preparando la seconda coalizione contro la Francia. I Francesi decidono di occupare il Piemonte prima che questo passi alla coalizione, fomentano moti rivoluzionari per abbattere la monarchia dei Savoia. Il re, Carlo Emanuele IV, a fine 1798 lascia Torino e si ritira in Sardegna.
Il Piemonte viene nuovamente occupato dai Francesi. Nasce la repubblica rivoluzionaria, con un governo imposto e controllato direttamente dalla Francia. A questo punto inizia un nuovo periodo di disordini e rivolte nelle campagne, questa volta contro i Francesi ed i repubblicani. La situazione della gente, infatti, continua a peggiorare. I Francesi, nel 1799, saccheggiano i palazzi piemontesi e distruggono o disperdono molti documenti degli archivi di stato. Nelle città si cerca di rendere tutto francese e repubblicano, una forte opposizione si trova nelle campagne.
Alcuni circoli culturali si sforzano di dimostrare che il Piemonte è francese. A Torino è rimasto il principe Carlo Emanuele di Carignano con il figlio Carlo Alberto. Carlo Emanuele professa idee rivoluzionarie ed entra nella guardia nazionale. Si vota sul destino del Piemonte, ed il 9 marzo 1799, con una votazione ampiamente forzata e scontata in anticipo, il Piemonte viene annesso formalmente alla Francia, ma al momento la cosa non ha seguito.
Riprendono le insurrezioni contadine e compare la guerriglia, che ora va sotto il nome di brigantaggio. Nella maggior parte dei casi, invero, la guerriglia anti-francese è in mano ad avventurieri. Si tratta di una guerriglia feroce, che si sviluppa in particolare fra Astigiano, Langhe e Cuneese. Il numero dei combattenti insorti è decisamente alto, Intanto l'esercito austro-russo ottiene successi sui Francesi ed è in Piemonte riesce a rioccupare Torino. Siamo alla fine del 1799. Il Piemonte è ormai in mano a Cosacchi ed Austriaci. I Cosacchi sono rozzi e violenti, gli Austriaci non sono da meno.
Il rapido intervento di Napoleone (seconda campagna d'Italia, battaglia di Marengo, anno 1800) rimanda gli austro-russi oltre il Ticino. Il Piemonte diventa effettivamente territorio francese. L'operazione che inizia nel 1801 termina l'11 settembre 1802 con l'approvazione del senato. Il decreto è pubblicato il 22 dello stesso mese. L'esercito piemontese viene inquadrato in quello francese, ed i militari di leva sono dispersi nei reparti francesi. La provincia di Novara viene invece inglobata nella Repubblica Ciaslpina.
La francesizzazione del Piemonte procede a ritmo serrato (per un pelo non viene abbattuto il "reazionario" Palazzo Madama), e si punta a rendere il francese lingua ufficiale. Le norme che reggono il Piemonte non sono però le stesse degli altri dipartimenti francesi. La situazione economica non migliora, anzi, peggiora. Sono riorganizzate l'Università e l'Accademia delle Scienze, e questo porta qualche vantaggio. Quando Napoleone si dichiara Imperatore, il Piemonte diventa parte dell'Impero francese.
Intanto Carlo Emanuele IV, in esilio, abdica a favore del fratello Vittorio Emanuele Duca d'Aosta, il quale diventa così anche Vittorio Emanuele I, re di Sardegna (giugno 1802). In Piemonte non cessa la guerriglia antifrancese fino al gennaio 1801, con un'ultima sollevazione in Val d'Aosta. Prosegue poi una sorta di brigantaggio diffuso in tutto il Piemonte.
Nel periodo i servizi di informazione francesi rilevano un diffuso antifrancasismo in Piemonte, anche nelle istituzioni. Oltre ad una opposizione monarchica ve ne è anche una repubblicana ma anti-annessione. Il governo centrale si comporta come in terra di occupazione, ed istituisce un servizio di spionaggio apposito per controllare il Piemonte.
Le nuove idee portano sviluppo, che però si risolve essenzialmente a vantaggio dei Francesi e della Francia. La stragrande maggioranza dei Piemontesi conosce e parla il piemontese, la lingua ufficiale diventa il francese, viene usato ancora per necessità anche l'italiano. Nasce anche una opposizione "culturale" ai francesi, e la letteratura in piemontese si presenta come opposizione alla francesizzazione. La parentesi francese apporta nuovi elementi al piemontese, ma la sua durata è breve, e questo apporto non è determinante. Il periodo vede nascere alcuni poeti giacobini, di cui diremo parlando di letteratura. Viene anche scritto un vocabolario Piemontese-Francese.
Vittorio Emanuele I viene riconosciuto Re di Sardegna dalle potenze in lotta con la Francia. Inizia dunque il suo regno in esilio l'8 giugno 1802 . A Torino nascono circoli intellettuali antifrancesi, anche se non monarchici. La Francia vuole isolare il Re ed ordina a chi lo ha seguito di rientrare, pena la confisca dei beni. Qualcuno rientra, ma questo va solo ad accrescere le fila dell'opposizione nascosta. A partire dalla proclamazione dell'Impero, l'opposizione si fa più nutrita, includendo quei giacobini che vedono il naufragare delle idee rivoluzionarie nell'assolutismo napoleonico.
Fra gli aspetti positivi del periodo, oltre al riordino ed il miglioramento della viabilità, vi sono interventi per migliorare le irrigazioni in agricoltura e prevenire o ridurre i danni delle inondazioni, la fondazione al Valentino di una scuola di veterinaria per contrastare le malattie zoologiche. La trasformazione dell'agricoltura va però spesso a vantaggio dei borghesi e dei signori, che si accaparrano i beni ecclesiastici messi in vendita. Il commercio piemontese viene intralciato da ostacoli al commercio verso l'Italia ed un sistema daziario favorevole alla Francia a spese del Piemonte. L
a Francia poi non ha interesse a che l'industria piemontese si sviluppi in modo indipendente, ma viene appoggiato solo quello sviluppo di interesse francese. Il blocco continentale del 1806 (ora si dice "embargo" parola che l'italiano ha preso a prestito, forse a corto di parole sue) posto dall'Europa contro la Francia peggiora le condizioni del Piemonte, sebbene alcune attività se ne avvantaggino (come la coltivazione del riso).
Napoleone sta comunque formando in Piemonte una aristocrazia fedele ed una borghesia che comincia a stare dalla sua parte, essendo più riconosciuta che nel sistema monarchico precedente. L'opposizione è perseguita decisamente e deve nascondersi, mentre si migliora l'amministrazione della giustizia e la sicurezza. La scuola, nell'epoca dell'annessione, se da un lato tende a dare una più diffusa istruzione elementare, dall'altro tende a rendere più esclusiva l'istruzione a partire dalla scuola media inferiore.
I soldati piemontesi sono molto apprezzati da Napoleone. Ne è esempio il caso di Federico Campana che con i suoi fratelli è diventato simbolo del valore militare piemontese. Quando Federico cade in battaglia Napoleone in persona vuole che la via di Torino in cui abitano i genitori prenda il suo nome.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/piccola-storia-del-piemonte-5158-l.html
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Domenica nel capoluogo torna la Straconi che apre il lungo weekend di sport, festa e solidarietà
La Straconi 2011 vedrà il via in Piazza Galimberti, domenica 13 novembre alle 9. La partecipazione è libera a tutti e dà la possibilità di percorrere insieme a tanti altri strade cittadine e il suggestivo Viale degli Angeli. L'obiettivo, come sempre, è di aiutare, unitamente agli sponsor ed alle istituzioni, le piccole associazioni sportive e le scuole a promuovere l'attività tra i giovani. Per tutta la "Stracôni week" inoltre sono previsti moltissimi eventi collaterali.
Domenica 13 si svolgerà anche l’ASICS RUN, importante gara internazionale su percorso cittadino che vede da sempre cimentarsi i migliori mezzofondisti del momento, e la 5ª COPPA DELLE ALPI, gara internazionale a squadre di corsa su strada maschile e femminile, riservata alle rappresentative delle regioni confinanti con le Alpi, e più precisamente sono invitati a partecipare i Comitati Fidal di Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia nonché le rappresentative di distretti o nazioni confinanti quali Francia, Svizzera, Austria e Slovenia.
Da venerdì 11 a domenica 13 novembre verrà allestito presso Piazza Galimberti il VILLAGGIO STRACÔNI, con i suoi 45 stand espositivi. Oggi la manifestazione diventa così un’interessante vetrina su realtà economiche del nostro territorio, sullo sport e sulla promozione turistica di Cuneo, della Provincia e della Regione.
Da quest’anno saranno anche presenti Enti e Associazioni locali che operano nel volontariato. L’ingresso è libero e gratuito e seguirà il seguente orario: venerdì dalle 17 alle 20; sabato dalle 10 alle 12,30 e dalle 15 alle 20; domenica dalle 8 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18.
Lunedì 14 novembre alle ore 20,30 nel Salone d’Onore del Comune di Cuneo si terrà una serata dibattito per discutere sulla disciplina sportiva del basket. Giovedì 17 novembre alle ore 20,45 nella Sala San Giovanni di Cuneo, si terrà la serata conclusiva della Stracôni Week dedicata alla consegna dei contributi ed al divertimento. Info: tel. 0171.631954, www.straconi.it
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Miro: Piccola Storia del Piemonte 50/58 - L'influenza della rivoluzione francese - I Giacobini piemontesi
09/11/2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 50,
L'influenza della rivoluzione francese - I Giacobini piemontesi
Vittorio Amedeo III sale al trono nel 1773. Si tratta di un sovrano mediocre, che si circonda di persone non particolarmente brillanti, cortigiani più che statisti. Presto l'amministrazione decade, le spese sono alte. Lo spirito militare è anch'esso in decadenza, nonostante i moltissimi soldi spesi per l'esercito. Le idee nuove, anche le più moderate, sono viste con sospetto e rifiutate, e così i migliori spiriti o emigrano oppure cospirano. L'Illuminisno è di molto sottovalutato nelle sue implicazioni, e tenuto lontano dalla censura.
Anche il Piemonte è coinvolto e travolto dalla rivoluzione francese e dalle conquiste napoleoniche. Le idee rivoluzionarie trovano terreno fertile in alcuni strati intellettuali piemontesi, meno nella popolazione, che rimane sempre molto legata alla monarchia. La Savoia si trova in territorio geograficamente francese, e lo scontro con la Francia è inevitabile.
Ma in Piemonte, allo scoppio della rivoluzione è Rè Vittorio Amedeo III che, come visto, non ha brillanti qualità di statista. In Piemonte non sono arrivate, se non di nascosto, le idee illuministiche, e la rivoluzione francese non è compresa nella sua portata, anzi, dalla corte è considerata un fatto trascurabile.
Il Piemonte accoglie molti nobili profughi dalla Francia, e dai loro racconti si capisce meglio la portata della rivoluzione. Mentre i nobili francesi diffondono odio contro i rivoluzionari, i loro servi, che li hanno accompagnati, diffondono le idee rivoluzionarie fra la gente. Vittorio Amedeo III, senza capacità o intuizioni diplomatiche, si organizza militarmente in funzione anti-francese, ma l'esercito non è più all'altezza della situazione. Dopo le vittorie di cinquant'anni prima non sono state fatte grandi innovazioni di sostanza e di mentalità. Non ci si rende conto che la neutralità potrebbe essere una scelta efficace. Anche a causa di questa poca chiarezza, il Regno di Sardegna non viene adeguatamente appoggiato dalle potenze europee, che in realtà non stanno ancora pensando alla guerra, e vengono commessi errori che portano il Piemonte a perdere la Savoia e Nizza (1792). A questo punto il Regno di Sardegna entra nella prima coalizione anti-francese.
La guerra riprende, ma non vi è collaborazione tra gli alleati. Vittorio Amedeo III mira a riprendere Savoia e Nizza, mentre all'Austria interessa solo la difesa di Milano. Dopo alterne vicende i Francesi prevalgono. Vittorio Amedeo III firma una pace separata, nella quale si giunge ad una prima parziale occupazione francese del territorio. I Piemontesi sperimentano che i Francesi sono rozzi e violenti. Tutto ciò è di stimolo per i rivoluzionari giacobini, che in Piemonte danno luogo ad una disordinata guerriglia nelle campagne, che conta anche, per possibili appoggi, sulla presenza di truppe francesi sul territorio.
I giacobini di Alba proclamano la repubblica (1 maggio 1796) e chiedono la protezione francese. La repubblica di Alba non è molto nei canoni giacobini, in quanto gli albesi sono molto legati alle loro tradizioni, alla monarchia, al clero. Brevissima la vita della repubblica, in quanto la pace successivamente fatta con i Francesi va nella direzione di non infierire sul Piemonte per mantenerlo fuori dalla contesa, proponendo anzi una specie di collaborazione. Così l'esperimento repubblicano e giacobino di Alba non solo non si amplia, ma si estingue, in quanto diventa un impaccio per i Francesi stessi. Nel periodo (ottobre 1796) sale al trono Carlo Emanuele IV che, anche lui, non è all'altezza della situazione.
I Francesi ora si comportano da occupanti, visto che il Re deve cedere loro la cittadella di Torino, ed il Piemonte è formalmente "alleato" dei Francesi. La miseria nelle campagne cresce ed i giacobini tentano di sfruttare la situazione per ottenere la sollevazione del popolo. Vari focolari insurrezionali sono subito eliminati dalle truppe regie. L'insurrezione supposta dai giacobini, in questa prima fase, non si è concretizzata. Anche un tentativo di invasione giacobina dal lago Maggiore fallisce. I Francesi hanno in questo momento altri problemi e la popolazione dimostra di non essere giacobina.
In queste lotte i giacobini portano coccarda rossa, azzurra e arancione (groson in piemontese). Il colore arancione (che è anche quello della repubblica di Alba) compare oggi sul "drapò" piemontese come fiocco legato all'asta. Questo per ricordare "tutta" la storia piemontese.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/piccola-storia-del-piemonte-5058-l.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 49/58, Nel frattempo, cosa ha fatto la lingua piemontese?
mercoledì 2 novembre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 49,
Nel frattempo, cosa ha fatto la lingua piemontese?
Abbiamo visto (stiamo riassumendo) che un rudimentale piemontese era già parlato con ogni probabilità intorno all'anno 1000. Il primo documento scritto in questo piemontese in formazione risale agli anni intorno al 1150. Abbiamo altresì visto che la lingua piemontese scritta raggiunge la sua maturità nei primi anni del '300.
Nei secoli successivi la produzione letteraria piemontese continua, non massiccia ma costante. Oltre alla prosa si hanno poesie, teatro, saggi e persino sentenze di giudici. Nel '600 il piemontese è quello che ancora oggi viene parlato e scritto. La lingua è stabile, salvo le evoluzioni che tutte le lingue parlate subiscono nel tempo, e diffusa in tutta la regione.
Ogni area, poi, nell'ambito della stessa lingua, ha le sue sfumature locali, cosa che succede a tutte le lingue. Con gli avvenimenti del XVIII secolo si ha una vera esplosione letteraria in piemontese. Verso la fine del secolo prende corpo, da parte di alcuni, l'idea di adottare il piemontese come lingua ufficiale dello stato. In effetti il piemontese è da tutti parlato, dai nobili ai contadini, mentre italiano e francese, lingue usate per gli atti ufficiali, sono conosciute da pochissime persone.
Nel 1783 viene pubblicata la prima grammatica della lingua piemontese (vedi letteratura). I Piemontesi sono consci di essere una nazione, e sono fieri di esserlo. L'invasione napoleonica, che per qualche anno porta l'occupazione francese in Piemonte, impedisce che il progetto venga ulteriormente discusso, si tenta piuttosto di introdurre gradualmente il francese come lingua ufficiale, ma questo verrà visto qui di seguito.
Invero, come rilevato da Maurizio Pipino, autore della prima grammatica piemontese, il piemontese è la lingua con la quale a corte si discute di ogni argomento, mentre i vescovi consigliano la predicazione in piemontese. Carlo Denina, abate letterato, scrive nel 1804 che il piemontese sarebbe diventato "lingua illustre" se gli eventi storici non fossero stati sfavorevoli, e su questo concorda Louis Capello, conte di Sanfranco. Negli anni successivi vengono pubblicati vari vocabolari piemontesi (Pipino associa alla sua grammatica un dizionario, Capello pubblica un dizionario piemontese - francese e Zalli un dizionario quadrilingue piemontese - francese - italiano - latino, quindi Ponza, Sant'Albino e vari altri) .
Rousseau, in visita a Torino, nota come gli sia stato facile trovare una locanda in quanto conosceva già bene il piemontese, mentre un consigliere del parlamento di Borgogna nota che a Torino si parla indifferentemente il francese e l'italiano, ma che ambedue non sono la lingua naturale del posto, che è invece il piemontese, incomprensibile se si conosce solo l'italiano ed il francese.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/piccola-storia-del-piemonte-4958-nel.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte 48/58 - La situazione del Piemonte nella seconda metà del '700
mercoledì 2 novembre 2011
A partire dalla vittoria di Torino del 1706, ottenuta non solo dall'esercito ma anche dall'impegno e dal coraggio della popolazione, rinasce in Piemonte la "voglia di nazione piemontese", con una maggior forza rispetto a quanto era successo con Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I. La vittoria dell'Assietta e la conseguente fine della guerra porta al Piemonte, se non grandi territori, almeno la coscienza dei Piemontesi di essere davvero una nazione di cui andare orgogliosi.
Con le imprese dell'Assietta, ma anche di Asti, Alessandria e Cuneo, l'esercito piemontese si conferma, non solo agli occhi dei Piemontesi, un esercito di prim'ordine, in grado di sostenere con le armi la politica del Re.Ma vi è tutto da ricostruire.
Carlo Emanuele III inizia a prendere dei provvedimenti a favore dell'industria. Industria mineraria e metallurgica destano particolare interesse, anche per la produzione di armi. L'industria della seta è fortemente tutelata dalle leggi e nulla della tecnologia utilizzata può essere esportato. La seta piemontese mantiene il primato della qualità in Europa. L'industria laniera si sviluppa bene, sebbene il prodotto non sia eccellente e comincia a concentrarsi nella zona di Biella. Anche lino e canapa sono diffusi in particolare come piccole lavorazioni domestiche nelle campagne, che servono ad integrare i proventi del lavoro agricolo. A Chieri si riprende l'industria del cotone.
Il commercio non si sviluppa molto a causa delle vie di comunicazione in cattivo stato e di molti dazi e diritti da pagare. Quella che continua ad essere in difficoltà è l'agricoltura. Questa si sta lentamente trasformando, ma in modo disomogeneo. Vi sono zone in cui l'agricoltura è di sussistenza e di autoconsumo, come succede nei territori alpini, altre dove vi è una grande produzione organizzata in senso capitalistico per l'esportazione.Il 1734 porta una spaventosa carestia, a causa della siccità (per oltre dodici mesi sul Piemonte non cade una goccia d'acqua). La resa dei terreni è scarsa e la vita in campagna è difficile, tanto che molti contadini devono emigrare.
Ancora verso la fine del '700 esistono forme di servitù della gleba contro le quali vengono promulgate varie leggi, ma il problema continua a sussistere. Le tecniche agricole sono antiquate ed il sistema di irrigazione è inadeguato. Si ha una migrazione anche verso le città, dove però non sempre si trova lavoro, e si forma una classe di emarginati, relegata nei quartieri degradati di periferia.
In questo secolo comincia, in Piemonte, a formarsi una classe operaia, che desta qualche preoccupazione in quelle aree dove la percentuale di operai comincia ad essere alta.
In ogni caso la società dimostra una vitalità notevole, e si sta imboccando la via della ripresa. L'esercito continua ad essere ingrandito e perfezionato per un pò dopo la guerra.
Già a partire dal '600, ma in particolare nel '700, Torino si ingrandisce e si abbellisce di monumenti, palazzi e chiese. Vi lavorano architetti di grande fama, quali il Guarini e lo Juvarra, (che vittorio Amedeo II si è portato dalla Sicilia) e poi Benedetto Alfieri. Nascono i teatri Teatro Regio, Carignano ed altri. Mentre non vi è grande interesse per la letteratura, la classe nobile e borghese di Torino ama molto la musica ed il teatro. Le idee illuministiche sono bandite e tenute lontano da una severa censura. L'illuminismo piemontese é quasi soltanto presente in campo scientifico, ove però si ottengono brillanti risultati. A fine secolo la città si avvia verso i 100.000 abitanti.
Nel '700 a Torino nascono alcuni circoli letterari, ma senza una grande vitalità, data la censura sempre presente verso le nuove idee e l'Illuminismo. Alcuni dissidenti preferiscono emigrare mentre chi rimane è piuttosto perseguitato. Vittorio Alfieri preferisce migrare a Firenze. In campo scientifico, invece, vi è molta vivacità. Si studia Matematica, Fisica, Chimica con grandi successi, nonché Arte Militare e le discipline ingenieristiche connesse. Un nome per tutti : Lagrange. Si fonda nel 1757 una società filosofica e matematica di cui fanno parte Lagrange, Cigna, etc. che nel 1780 viene riconosciuta da Vittorio Amedeo III come " Societé Royale des Sciences de Turin", e che nel 1783 diventa la Reale Accademia delle Scienze.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/11/piccola-storia-del-piemonte-4858-la.html
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Venaria Reale: Festa di Sant’Uberto

Per il quarto anno consecutivo il Consorzio La Venaria Reale che gestisce la Reggia e l’Amministrazione comunale di Venaria, in collaborazione con la Fondazione Via Maestra, la Parrocchia della Natività di Maria Vergine, l’Avta-Amici della Reggia e l’Accademia di Sant’Uberto, promuovono i festeggiamenti della ricorrenza di Sant’Uberto. L’evento celebrativo è ideato per sancire il rapporto tra la città e la sua Reggia, individuato nel periodo della commemorazione di Sant’Uberto che cade il 3 novembre.
Sant’Uberto è il patrono dei cacciatori, a lui sono legate tradizioni e antichi rituali propri della Venaria: la nascita stessa della città, oltreché il suo toponimo, si deve alla pratica venatoria che si svolgeva in questo territorio fin dal XVII secolo. Reggia e borgo cittadino sono virtualmente uniti anche per volere di papa Clemente IX Rospigliosi che nel 1669 fece pervenire le reliquie di Sant’Uberto Martire a Carlo Emanuele II duca di Savoia, disponendo nell’atto di donazione che fossero collocate in un edificio sacro aperto non solo alla corte, ma anche alla popolazione. Secondo la tradizione, è questa la ragione di una delle peculiarità della Cappella Regia della Venaria, costruita successivamente e nota come chiesa di Sant’Uberto, che ha appunto l’ingresso principale rivolto verso il borgo cittadino, a differenza di altre cappelle auliche di complessi reali, raggiungibili solo dall’interno degli stessi.
da: http://www.lavenaria.it/mostre/ita/eventi/2011/festa_s_uberto.shtml
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Miro: Halloween o La notte delle Lumere (a Torino) 2011
Halloween o La notte delle Lumere (a Torino) 2011
Halloween , la festa made in USA che sta conquistando l’Europa e quindi anche l’Italia, ma pochi sanno che in Piemonte la tradizione delle zucche illuminate esiste da secoli e che le masche, i fantasmi gli gnomi etc…hanno da sempre popolato “la notte delle Lumere”, così veniva chiamata in Piemonte questa tradizione.
Comunque lo si chiami questo carnevale autunnale, con la sua aura di mistero e magia, affascina grandi e piccini,
Chi ha una certa età, ricorderà che prima di Halloween esisteva in Piemonte la tradizione della “notte delle Lumere“. Che cosa erano le Lumere in alcune campagne del nord Italia? Le Lumere erano zucche, scavate di solito dalle mani dei bambini, dentro cui era posta una candela. A fine ottobre, le Lumere erano poste fuori dalle case e attiravano le anime dei propri cari defunti.
La tradizione delle Lumere in Piemonte rivivrà nei pressi di Torino per la notte di Halloween 2011. E’il Parco naturale della Collina Torinese a proporre per lunedì 31 ottobre 2011 alle 21.00 un’escursione notturna alla scoperta delle tradizioni del Piemonte. Raccomandiamo la prenotazione presso il Centro visite del Parco naturale della Collina Torinese, telefono e fax 011/8903667.
Ovviamente in Piemonte che si chiami halloween o La notte delle Lumere non si può fare a meno, per merenda, di mangiare le ossa dei morti.
La ricetta per fare in casa le ossa dei morti o ossa mordere la trovate nel blog “Le ricette di Zia Fiorella” con tante altre ricette piemontesi.
Tante sono comunque le serate organizzate in Piemonte per festeggiare Halloween o la festa delle Lumere, quasi tutte le discoteche, bar e ritrovi vari organizzano la propria festa a voi scegliere quella che credete migliore e buon divertimento!!.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/10/halloween-o-la-notte-delle-lumere.html 
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Miro: Piccola Storia del Piemonte 47/58 - La battaglia dell'Assietta - Noiautri i bogioma nen
27/10/2011
La battaglia dell'Assietta - Noiautri i bogioma nen
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 47
Come visto nei post precedenti (breve riassunto), ci troviamo nel contesto della guerra di successione austriaca. Per quanto riguarda la nostra storia, Francesi e Spagnoli sono alleati contro Piemontesi ed Austriaci. Siamo nel 1747 e Carlo Emanuele III è Duca di Savoia. È il figlio di Vittorio Amedeo II, Duca al tempo dell'assedio di Torino del 1706.
Nella primavera i Piemontesi ed Austriaci (d'ora innanzi Piemontesi) stanno assediando Genova, ed i Franco-Spagnoli (d'ora innanzi Francesi) attaccano da sud il 4 giugno, puntando su Genova, ma dopo aver occupato Nizza e Villefranche, sono fermati dai Piemontesi al comando del Barone Leutrum (il difensore di Cuneo di tre anni prima).
I Francesi decidono un secondo attacco su Torino, per sbloccare la situazione, e verso la metà di giugno iniziano a concentrare truppe in un'area (Mont Dauphin) dalla quale si possono raggiungere i passi utili allo scopo dalla Valle della Stura di Demonte fino alla Valle di Susa. Non è dunque desumibile il punto dell'attacco. Le truppe piemontesi non impegnate a sud sono quindi sparse su di un largo arco di montagne.
I servizi di informazione piemontesi avvertono, il giorno 11 luglio, che le truppe si muovono verso Briançon, e dunque verso il Monginevro.
Dal Monginevro (circa 90 km da Torino), vi sono due vie "normali" verso Torino. La prima è la Valle di Susa, che però ad Exilles è sbarrata dal poderoso forte omonimo, il quale a sua volta è protetto dalle fortificazioni della Brunetta, in grado di colpire ogni punto nel quale può essere piazzata artiglieria contro il forte. La seconda è la Valle del Chisone, che però, a Fenestrelle è sbarrata dall'omonimo forte, anzi, da un sistema fortificato che si estende su 600 metri di dislivello sui fianchi della montagna.
Una alternativa è quella di salire sulla costa tra le due valli dove, superato il colle dell'Assietta, si può seguire la larga costa e scendere, ad esempio, in Val Sangone da dove si arriva direttamente su Torino. Il Belle-Isle, comandante della spedizione francese, ritiene impossibile, o quantomeno molto imprudente, attaccare una delle due fortezze e quindi decide di passare dal colle dell'Assietta. Sà che sull'Assietta vi sono soldati piemontesi che stanno iniziando a fortificare il colle, ma sà anche che sono pochi e che le fortificazioni sono approssimative ed ancora incomplete. In effetti si tratta di opere realizzate principalmente con muri a secco e trincee, con lo scopo di costringere un esercito avversario a passare a tiro di uno dei forti. Il generale francese ritiene che sia semplice far sloggiare i Piemontesi dal colle senza che questi possano costringere le sue truppe a scendere a tiro dei forti. Si porta dunque sotto molto rapidamente per impedire ai Piemontesi di rafforzare la posizione con uomini fatti confluire dagli altri settori.
Sulla cresta che dal Sestriere va all'Assietta vi sono in tutto 7400 soldati piemontesi ( 9 battaglioni piemontesi e 4 tra austriaci e svizzeri al sevizio del Duca, ed alcune centinaia di volontari valdesi ). I pezzi d'artiglieria sono 6, più 4 mortai leggeri, gli unici facilmente manovrabili su quel terreno, ed i difensori hanno una marcata scarsezza di munizioni. Li comanda il generale Conte di Bricherasio, che tra i suoi comandanti ha il generale Conte di San Sebastiano (di cui diremo) ed il generale Alciati.
I Francesi, che hanno passato il Monginevro forse in 50'000 (notizia incerta allo scrivente, ma certo non tutti parteciperanno alla battaglia)), si sono divisi in tre colonne e salgono da Pragelato, da Souchères Basses, e da Sauze d'Oulx. Due colonne dirigono verso l'Assietta (una verso la Testa dell'Assietta e l'altra verso la piana del colle) e la terza, con movimento aggirante, punta alla Testa del Gran Seren. Questi sono i tre cardini della difesa piemontese.
Il 19 luglio, alle 4 del mattino, i Francesi muovono verso il Colle, che si trova a 2478 metri di altezza. L'armata francese che attacca è costituita da 40 (numero incerto allo scrivente) battaglioni di fanteria, 5 squadroni di cavalleria e 13 pezzi d'artiglieria, per un totale di presumibili 24'000 uomini o più (secondo altre fonti). Solo alle 11 del mattino la prima colonna giunge di fronte alle linee del Colle. I Francesi scoprono subito che le munizioni dei Piemontesi sono molto scarse, perchè questi non aprono il fuoco anche se la distanza è molto piccola (meno di 250 metri). Quindi si fermano ed attendono l'arrivo di una delle altre due colonne per attaccare insieme.
Dopo un po' arriva anche la colonna che punta alla Testa dell'Assietta, viene piazzata l'artiglieria ed inizia il fuoco contro le postazioni piemontesi. Fino a dopo le 16 non vi sono scontri violenti, ma intanto anche la terza colonna arriva in posizione sotto il Gran Seren, ed i Francesi si lanciano avanti con estrema decisione.
I difensori del colle lasciano avvicinare i Francesi fino ad arrivare quasi a contatto e poi aprono il fuoco. Due battaglioni sparano di fronte mentre un terzo riesce a prendere i Francesi d'infilata sul fianco. I Francesi si sbandano e retrocedono, sono costretti a ritirarsi e riorganizzarsi per ripartire subito dopo in una seconda ondata. L'attacco alla Testa dell'Assietta inizialmente guadagna un po’ di terreno, superando di slancio alcuni avamposti, ma è fermato subito dopo, sotto alla cima. Qui è stata abbozzata una tenaglia difensiva tenuta dai granatieri del Conte di San Sebastiano.
Il Generale Belle-Isle che si era portato tra i soldati, supponendo vicina la vittoria, viene ucciso. La lotta diventa corpo a corpo, praticamente finite le munizioni, i Piemontesi combattono con la baionetta ed i sassi. Sembra buffo che un esercito possa essere contrastato con i sassi, come in una riedizione di David e Golia, ma chi conosce la montagna sa quanto in montagna i sassi che cadono siano pericolosi.
L'ultima riserva piemontese, il battaglione Casale, viene lanciato nella mischia. Intanto inizia l'attacco anche alla Testa del Gran Seren. I difensori si comportano bene, ma l'attacco è violentissimo e ad ogni ondata respinta ne segue una più violenta. Il Generale Conte di Bricherasio, che si è portato in cima, teme che i Francesi possano passare sul Gran Seren, e questo provocherebbe l'acc
erchiamento e la perdita delle unità sulla piana del Colle. Sono le 7 di sera. Manda al generale Alciati l'ordine di ritirarsi per coprire una eventuale falla, ma Alciati fa spostare solo parte delle truppe e qualche riserva. Lo stesso ordine è mandato al generale Conte di San Sebastiano che, come Alciati sta difendendo la Testa dell'Assietta.
Si dice che il Conte abbia rimandato il portaordini con la risposta "Noiautri i bogioma nen" (noi non ci muoviamo), di questo non vi è riscontro storico, certo è che il San Sebastiano, impegnato in una furibonda difesa all'arma bianca, non esegue l'ordine. Il Bricherasio ripete l'ordine e questa volta il Conte risponde che può difendersi ma non può muoversi (in effetti dovrebbe spostare i granatieri su terreno scoperto battuto dai Francesi). Il Bricherasio non crede a questo ed insiste con l'ordine di ripiegare. Questo comporterebbe comunque una eventuale difesa in posizione più arretrata e meno favorevole, ed alcuni commentatori sostengono che in realtà il Bricherasio stesse organizzando il ripiegamento, considerando la battaglia ormai persa. All'arrivo del terzo ordine di ripiegamento i granatieri del San Sebastiano, e lo stesso Conte in piedi sui muretti, stanno respingendo alla baionetta l'ultimo assalto dei Francesi. Anche sul Gran Seren l'ultimo attacco viene respinto. Intanto anche i volontari valdesi hanno respinto ogni tentativo di infiltrazione dei Francesi nel loro settore. Si sta facendo buio. La battaglia è vinta.
I Francesi non possono attaccare ancora, ed ormai si stanno ritirando disordinatamente verso valle, avendo subito gravissime perdite. Il Conte di Bricherasio scarta l'idea di inseguirli perchè mancano del tutto le munizioni e potrebbe esserci un nuovo attacco il giorno successivo, quindi è meglio riorganizzarsi. Ma il giorno successivo i Francesi hanno già abbandonato il campo e si dirigono verso il Monginevro. Fra le moltissime perdite subite vi sono buona parte degli ufficiali e molti reparti sono senza comando. Dalla presunta risposta del Conte di San Sebastiano al Conte di Bricherasio, diventata leggenda tra i soldati, deriva l'appellativo "Bogia nen", riferito ai Piemontesi.
La vittoria ha un peso determinante per la fine della guerra, in quanto non permette ai Francesi di mettere in atto l'attacco attraverso il Piemonte che avevano preparato. Nella battaglia le perdite francesi sono 5300 uomini (6000 secondo altre fonti), incluso il generale Conte di Bellisle, i Piemontesi perdono 192 uomini, gli austriaci 27 (altre fonti parlano di 300 perdite circa, complessive inclusi i volontari valdesi). Il giorno dopo i valligiani salgono a raccogliere morti e feriti, e si trovano di fronte ad una scena spaventosa: corpi, armi, sangue e distruzione sono fittamente sparsi su tutto il terreno in vista.
La battaglia viene commemorata ogni anno il 19 luglio, al colle dell'Assietta, nella celebrazione della Festa del Piemonte.
I commentatori sono (abbastanza) concordi nel dire che se il San Sebastiano avesse obbedito all'ordine del Bricherasio, la battaglia sarebbe stata perduta, in quanto l'ordine stesso rientrava in una logica di disimpegno e ripiegamento. Lo scrivente non è esperto di tecnica militare del '700 e dunque non può esprimere un parere. Secondo alcuni storici successe che tutto il merito fu attribuito al Bricherasio, mentre il San Sebastiano fu lasciato nell'ombra.
Questo, fra le unità combattenti, avrebbe provocato sconcerto ed indignazione. Il Conte di San Sebastiano era figlio di primo letto della Marchesa di Spigno. La storia di questa donna esula dallo scopo di queste poche note, ma da questa si comprenderebbe il perchè di quanto sopra (all'epoca della battaglia la Marchesa si trovava in un convento di clausura, dove era stata fatta rinchiudere dal Re). Secondo altri, anche il San Sebastiano ebbe la sua buona parte di gloria.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/10/piccola-storia-del-piemonte-4758-la.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 46/58, Il completamento del territorio
mercoledì 26 ottobre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 46, Il completamento del territorio
Nel 1730 Vittorio Amedeo si ritira a Chambery e lascia il trono al figlio Carlo Emanuele III, che è il secondogenito in quanto il primogenito Vittorio Amedeo Filippo è morto. Mantiene i legami con Torino da cui riceve resoconti ed a cui invia consigli. Successivamente vi saranno aspri contrasti tra padre e figlio, Vittorio Amedeo tenterà di riprendere il potere, non condividendo le politiche del figlio, ma finirà in prigione ove morirà.
Carlo Emanuele III riorganizza ed accresce l'esercito e rafforza le fortificazioni alpine. Nel 1733 si apre la questione della successione polacca. Si va verso la guerra, e Carlo Emanuele si allea ancora con la Francia, (e la Spagna) nel solito tentativo di espandersi verso Milano. Il trattato di alleanza non è molto chiaro ed è contro l'Austria. Carlo Emanuele occupa rapidamente la Lombardia.
Nei primi mesi del 1734 il Ré prende possesso di Milano, dichiarandolo non una conquista ma una espansione del suo territorio, e cerca di dare un nuovo assetto politico alla città, ma incontra l'ostilità dei lombardi, ed in particolare della nobiltà. Anche la borghesia è contro di lui, che per esigenze di guerra è costretto ad imporre tributi. Inoltre, in generale i Piemontesi sono mal visti in Lombardia. La guerra è vinta ma i giochi diplomatici e l'abilità dell'alleato lasciano poco al Rè di Sardegna, in quanto il Piemonte acquista solo Novara e Tortona, con il trattato del 1738. Carlo Emanuele deve lasciare Milano, che ritorna all'Austria, con la soddisfazione dei milanesi.
Subito si apre un nuovo problema di successione in Austria, e di nuovo il Piemonte si trova tra i due blocchi contendenti. Carlo VI d'Asburgo, senza figli maschi, emana la Prammatica Sanzione che abolisce la legge salica della successione e rende la figlia Maria Teresa erede al trono. Muore nel 1740 e, date le solite pretese, ed i soliti equilibri a rischio, è la guerra.
Il Piemonte si allea con l'Austria, ma è una intesa strana, che suppone la possibilità di accordarsi anche con la parte avversa. Carlo Emanuele continua a sperate di ottenere Milano e non comprende che comunque l'Austria non lo vuole lasciare. Dalla parte avversa si trovano Francesi e Spagnoli, ora alleati. La guerra inizia con la perdita della Savoia, invasa dai Francesi, che successivamente occupano anche Nizza. L'accordo con l'Austria viene perfezionato nel 1743 .
I Franco-Spagnoli attaccano il sud del Piemonte e minacciano Cuneo. La difesa della città (1744) è affidata al Barone Leutrum che sà comportarsi in modo egregio, diventa un eroe, è molto amato dalla gente (alla fine della guerra gli verrà offerto a vita il governo della città, e passerà alla storia, nelle ballate popolari, con il nome piemontesizzato di Baron Litron).
Nel 1745 Genova entra in guerra contro il Piemonte. La guerra prosegue con successi franco-spagnoli prima (che occupano Asti e assediano Alessandria) e piemontesi-austriaci dopo (che riprendono Asti e liberano Alessandria). Nel 1746 Genova, che è occupata dagli Austriaci, insorge (episodio Balilla) gli Austriaci lasciano la città, i Piemontesi si ritirano da alcune valli, ma occupano Savona. Così si giunge all'anno 1747. In questo anno la Francia, che nel frattempo ha occupato le Fiandre, predispone e tenta l'occupazione dell'Olanda e del Piemonte, ma viene decisamente battuta in Piemonte.
Qui sotto si dice della battaglia dell'Assietta, uno dei momenti decisivi della guerra. Si giunge alla pace di Aquisgrana nel 1748, con la quale il Piemonte porta il suo confine al Ticino, ed ottiene così l'integrità territoriale, sotto la sovranità dei Savoia. Non vengono invece riottenuti tutti i territori fuori della regione. Ancora una volta il Piemonte viene penalizzato dagli accordi tra grandi potenze, ed il sogno dei Savoia di ottenere Milano sfuma ancora.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/10/piccola-storia-del-piemonte-4658-il.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 45/58, Le riforme di Vittorio Amedeo II
mercoledì 19 ottobre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 45, Le riforme di Vittorio Amedeo II
Il Duca (e poi il Rè) mette mano a riforme che non sono certo rivoluzionarie, ma che riorganizzano le varie materie e portano lo stato ad essere burocratizzato ma efficiente, forse il più efficente d'Europa. Il Rè afferma che nulla (se non Dio) può condizionare la sua volontà, e vengono eliminate tutte quelle funzioni che in qualche modo possono interferire con il suo potere.
Questo vale anche per la Chiesa e le istituzioni religiose. Rivendica il controllo dello stato sull'istruzione, ma pone severi limiti ad idee non ortodosse degli insegnanti laici. Dunque si tratta di un assolutismo a tutto campo.Il Rè pianifica ogni cosa e tutto viaggia secondo le sue direttive, compresa l'economia.
Eliminata la figura del primo segretario di stato, il Rè crea tre segreterie che sono veri e proprii ministeri degli Interni, Esteri, Guerra, minuziosamente organizzati. Rimane una figura di Gran Cancelliere, ma senza molta rilevanza politica.
I problemi sono quelli di sempre, e primo fra tutti la povertà. Vi sono molti disoccupati, prima di tutto braccianti. Anche in questo caso è il Rè che interviene ad organizzare le Opere assistenziali. Vengono fondati Ospizi, per i quali spesso il clero assume un ruolo di direzione, e questo non piace al Rè. Anche gli ospedali vengono migliorati.
La cultura ha bisogno di crescere. Nobiltà e borghesia piemontesi sono in effetti piuttosto rozzi ("grotolù" in piemontese). Si lavora per migliorare scuole ed Università. Vittorio Amedeo II si impegna in una revisione dei sistemi fiscali e nella riduzione dei vantaggi feudali di nobiltà e clero, cosa che provoca non pochi contrasti tra Torino e Roma. Non si tratta ovviamente di problemi religiosi, che non sussistono al momento, ma di ottenere il controllo dell'intero stato, senza che in questo vi siano aree o feudi con particolari privilegi. La pressione fiscale comincia a ridursi, grazie alla progressiva eliminazione delle contribuzioni straordinarie, ed il carico fiscale viene ridistribuito in modo più efficiente e controllato.
Altra riforma attuata da Vittorio Amedeo II è, in campo legislativo, il riordino, ammodernamento ed unificazione dei codici, nei quali appare una maggior tutela dell'imputato, ma non vi è una mitigazione di pene o una loro gradualità in funzione della gravità del reato.
Particolare cura viene dedicata al potenziamento ed all'organizzazione dell'esercito. In questo periodo si crea l'idea che il Piemonte sia l'unico stato italiano con un esercito in grado di sostenere la sua politica, e che i Piemontesi abbiano una particolare vocazione militare. L'esercito in servizio, in tempo di pace, viene portato a 25'000 uomini. Le spese militari, anche in tempo di pace, diventano gravose. Ora l'esercito è in maggioranza fatto da sudditi e non da mercenari.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/10/piccola-storia-del-piemonte-4558-le.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 44/58, Il Regno di Sardegna
mercoledì 19 ottobre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 44, Il Regno di Sardegna
Negli anni 1706 e 1707 Vittorio Amedeo II, con l'aiuto del cugino Eugenio, riconquista tutto il territorio, e quindi attacca le terre francesi delle alte valli di Susa e Chisone. Negli anni seguenti vi è un grande lavoro diplomatico per trovare un assetto soddisfacente dopo questa guerra di successione al trono di Spagna (si richiama l'origine della guerra, che sembra una ragione lontana, rispetto agli avvenimenti visti).
Il Duca Vittorio Amedeo II ottiene, con la pace fatta nel 1713, Casale, tutto il Monferrato , Alessandria, Valenza, la Lomellina e la Valsesia, e le alte vallate alpine, già del Delfinato. A seguito di questa vittoria Vittorio Amedeo II diventa anche Re di Sicilia. Breve regno, tra l'ostilità dei siciliani. Vittorio Amedeo II si rende conto di non avere mezzi per dare unità statale al Ducato ed alla Sicilia.
Ma intanto vi sono tensioni prima giungere ad una pace definitiva e l'Austria, non più alleata, si prepara a rioccupare i territori che ha dovuto cedere al Piemonte. Nel 1718 una flotta spagnola sbarca un corpo di spedizione nell'isola ed i Siciliani accolgono gli Spagnoli come liberatori. Nello stesso anno l'Europa intera (Inghilterra, Francia, Olanda e Impero) decide poi per lo scambio della Sicilia con la Sardegna. Così i Savoia diventano anche Re di Sardegna. Titolo che manterranno fino al 1861, quando diventeranno i Re d'Italia. Ora siamo nell'anno 1718.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/10/piccola-storia-del-piemonte-4458-il.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 43/58, L'assedio di Torino del 1706
mercoledì 12/10/2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 43, L'assedio di Torino del 1706
Nella primavera del 1706 alle truppe francesi in Piemonte se ne aggiungono di nuove, provenienti da Moncenisio e Monginevro. I Francesi giungono facilmente a Torino. Il giorno 11 maggio arrivano le avanguardie alla Venaria, il 13 maggio i francesi iniziano lo schieramento attorno alla città. Le forze francesi sono ingenti, 44000 soldati appoggiate da 110 cannoni, 60 mortai e 62 pezzi da campagna.
Vittorio Amedeo II, che nell'inverno ha predisposto nuove opere di difesa e modificato quelle esistenti, come abbiamo detto, dispone di circa 6600 soldati regolari piemontesi, 1500 soldati alleati, 1500 cavalieri (ma solo 500 a cavallo), e meno di 4500 uomini della milizia cittadina. L'artiglieria conta 226 pezzi e 28 mortai. Il Duca ha attrezzato la città per l'assedio, introducendo viveri ed animali vivi da macellare (ospitati nei cortili), ma non ha una grande dotazione di polvere da sparo.
All'inizio dell'assedio, i contadini della collina riescono ancora, con un certo rischio, a far giungere in città delle vettovaglie. La collina è ancora controllata dai Piemontesi e qualche varco resta aperto. Ma la situazione si fa precaria presto, e le truppe piemontesi vengono ritirate in città. La città si prepara al bombardamento francese con provvedimenti vari (ad esempio le strade sono disselciate per diminuire la probabilità di schegge pericolose, e vengono messi in salvo, per motivi psicologici, il toro in rame simbolo della città, le campane e l'orologio del comune).
Dal 9 di giugno inizia il bombardamento sulle difese e sull'abitato (complessivamente andrà distrutto un terzo delle case di Torino). Reparti dell'esercito piemontese si trovano in varie guarnigioni nel Piemonte e sono ridotti a poco. La cavalleria si trova a Carmagnola. Il Duca Vittorio Amedeo II ha chiesto aiuto al cugino Eugenio, che però deve arrivare dall'Austria, aprendosi la strada per il Nord Italia, prima che la città cada. Vittorio Amedeo II riesce ad uscire da Torino, sfuggendo all'inseguimento dei Francesi, e cerca di raccogliere il maggior numero di soldati nel territorio (essenzialmente conta sulla cavalleria e sui volontari Valdesi), e manovrare dall'esterno contro gli assedianti. Il comando della città è lasciato al Conte Daun, che dimostra estrema abilità nel gestire la situazione.
Il Duca raccoglie a Carmagnola dei reparti di cavalleria, si scontra con gli inseguitori francesi e li batte, trova volontari valdesi nelle valli del Pellice. La lotta è contro il tempo, perchè Torino è pressoché priva di qualunque rifornimento, nonostante le geniali trovate dei suoi abitanti e di quelli del circondario. Alla difesa della città partecipano in modo attivo tutti i suoi abitanti, comprese le donne. Queste ultime ricevono un diretto apprezzamento anche da parte dei Francesi: "voilà des femmes capables de faite la guerre aux diables". Anche i contadini fuori città danno origine ad una sorta di guerriglia di disturbo agli assedianti, nonostante le rappresaglie che questi mettono in atto.
Nei 117 giorni dell'assedio, sulla città cadono circa 150,000 cannonate. Le schegge dei proiettili francesi vengono raccolte dalla popolazione e rifuse per essere trasformate in proiettili da restituire al mittente. L'esercito piemontese ha un corpo specializzato nella cosiddetta guerra di mina (che nel periodo era praticata da tutti gli eserciti).
A partire dalla cittadella, centinaia di gallerie si diramano verso le linee francesi su due livelli di profondità. Possono servire per osservazione (o meglio, per ascolto) di quanto succede in superfice, possono essere minate e far saltare installazioni del nemico, permettono di uscire in osservazione, da passaggi nascosti. Tutte le gallerie sono protette da mine, che possono ostruire i rami eventualmente scoperti dal nemico, con sentinelle pronte ad azionarle. Anche i Francesi tentano di arrivare in galleria sotto le difese della città. Una guerra sotterranea classica del tempo. In città, a partire dall'inizio di agosto cominciano a mancare i viveri e stà terminando anche la polvere da sparo.
Il 26 agosto i Francesi sferrano un attacco che potrebbe essere risolutivo e riescono a prendere la cosiddetta "Mezzaluna di soccorso". I Piemontesi contrattaccano, respingono i Francesi, e dopo 12 ore di combattimenti riprendono la Mezzaluna con un attacco alla baionetta. La Feuillade, che aveva già mandato verso Parigi l'annuncio della vittoria, è costretto a rettificare precipitosamente.
Nella notte tra il 29 ed il 30 agosto, un gruppo di Francesi scopre una delle uscite di galleria e vi penetra. Il gruppo è piccolo e probabilmente non è in grado di fare molto danno, e l'azione non è programmata, ma le sentinelle che sentono i Francesi arrivare non possono saperlo. La consegna è di bloccare la galleria con la mina. Sono di guardia una giovane recluta ed un esperto "minatore" di nome Pietro Micca.
Costui si rende conto che la miccia è corta e non vi è tempo per provvedere diversamente. Manda via la recluta e confida nella sua abilità per far saltare la mina e salvarsi. Non considera la possibilità di non eseguire l'ordine. Non si sa esattamente cosa sia successo. La galleria esplode e Pietro Micca perde la vita nell'esplosione, Viene ritrovato alquanto distante dal fornello. Ce l'aveva quasi fatta. Forse rimane ferito e muore per il veleno dei gas dell'esplosione. Le gallerie che ancora oggi sono visitabili, sono parte del museo "Pietro Micca".
Il 31 agosto i Francesi aprono una breccia con artiglierie e mine e tentano l'attacco. I Piemontesi li respingono, e quindi riescono a sconvolgere gli attaccanti con le mine. Il loro contrattacco frutta la cattura di un cannone francese.
Vittorio Amedeo II, intanto, raccolti quanti più soldati possibile, converge su Torino. Nel frattempo arriva anche il cugino Eugenio, dalla collina di Superga, il 2 settembre si studia il piano.
Si decide l'attacco in un punto rischioso, ma che appare come escluso dalle possibilità considerate dai Francesi. Qui a Superga Vittorio Amedeo fa il voto di costruirvi una basilica in caso di vittoria. I soldati austro-piemontesi muovono verso le posizioni di partenza. Nella notte fra il 3 e 4 settembre dei falò a Superga comunicano al Conte Daun che l'attacco è imminente. I Francesi suppongono che la città stia per cadere dal diradarsi dei tiri d'artiglieria per la penuria di polvere da sparo, ed hanno deciso una strategia che conta sulla loro superiorità numerica, convinti di non poter essere battuti e di poter respingere ogni attacco piemontese con facilità.
Le posizioni di partenza sono raggiunte nei giorni 5 e 6 di settembre. Il giorno 5 settembre si colloca l'episodio che coinvolge Maria Bricca (che, assieme a Pietro Micca, ha una via dedicata in Torino). Si tratta della popolana Maria Chiaberge, sposata Bricco e dunque, come capitava tra la gente in quel periodo, indicata come Bricca (moglie di Bricco). Durante la marcia di risalita della Dora, il Duca viene informato che stà giungendo un convoglio di rifornimenti francese.
Il Duca decide di sorprenderlo e manda il Principe d'Anhalt ad attaccarlo. Quasi tutto il convoglio deve ripiegare nel castello di Pianezza, ove si trincea. Nel castello Maria Bricca ha servito per anni, conosce il modo di penetrarvi e guida il principe d'Anhalt ed i suoi uomini, che così annientano il convoglio.
I Francesi continuano ad attendere, sicuri di sé. Si arriva così al giorno 7 settembre 1706 quando, all'alba, le truppe austro-piemontesi dall'esterno muovono nel più assoluto silenzio fino a ridosso dei Francesi e poi parte l'attacco. Dall'interno della città viene predisposta ed effettuata una sortita dei Torinesi in appoggio agli attaccanti (alcuni squadroni di cavalleria verso la Stura e 2000 uomini della milizia dalla Porta di Susa, guidati dal Conte Daun e dal Marchese di Caraglio), ed i Francesi sono battuti e costretti ad una precipitosa ritirata. La sorpresa è riuscita.
Già subito dopo mezzogiorno iniziano a ritirarsi i comandanti La Feuillade ed il Duca d'Orleans, verso sera gli ultimi reparti rimasti in retroguardia, lasciando sul terreno ingenti quantità di armi munizioni e materiali vari. Appena in tempo: negli arsenali cittadini a mala pena si trovano ancora 200 chili di polveri, nemmeno sufficienti alle salve di saluto a Vittorio Amedeo. La basilica di Superga sorge ora imponente sulla collina torinese.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/10/piccola-storia-di-torino-4358-l-di.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 42/58, Ancora in guerra contro la Francia
mercoledì 12 ottobre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 42, Ancora in guerra contro la Francia
Vittorio Amedeo II raggiunge la maggiore età nel 1680, ma è costretto dalle circostanze del momento a chiedere alla madre di continuare la reggenza, mentre medita di staccarsi dalla Francia, che in Piemonte è molto mal sopportata per la sua pesante ingerenza.
Nel 1684 assume il potere e subito neutralizza la madre, isolandola e licenziando i di lei consiglieri. La politica di Vittorio Amedeo II è dunque di staccarsi dalla Francia (che in Piemonte occupa ancora Pinerolo) e passare alla Grande Alleanza che si stà formando in funzione antifrancese. Agisce con circospezione, sempre tenuto sotto sorveglianza da Luigi XIV, che nel 1690, con la scusa della lotta ai Valdesi, manda il generale Catinat ad occupare alcuni territori del Duca. Il Duca attrezza Torino a difendersi e firma l'alleanza con Spagna e Imperatore, nonché con Olanda ed Inghilterra, con l'obiettivo di riottenere Pinerolo, che è diventata una poderosa fortezza francese.
In quel momento (1690) i Francesi ritengono di poco conto la forza militare piemontese. La guerra inevitabile vede inizialmente i Francesi in vantaggio. A fianco di Vittorio Amedeo II vi è anche il cugino Eugenio, che milita in campo Austriaco. Alla fine della campagna dei 1690 i Francasi si sono installati anche in Susa. L'anno successivo il Catinat ha ancora successi, ma fallisce la presa di Cuneo, mentre nel 1692 viene ridotto sulla difensiva, ma gli alleati non riescono a sfruttare il momento, e dopo un attacco verso la Provenza si devono ritirare. Il Generale francese Catinat nell'inverno tra il 1692 ed il 1693 porta le sue truppe sopra a Fenestrelle ad accamparsi. La località prende (ed ha ancora) il suo nome: Prà Catinat.
La sottile politica di Vittorio Amedeo II lo porta ancora a fare un'alleanza segreta con la Francia, che stà tentando di dividere gli avversari, ed esce dalla Grande Alleanza ufficialmente dicendosi costretto a chiedere una tregua per mancanza di sufficienti aiuti da parte degli alleati. In questo modo riesce a fare gli interessi del Ducato e Pinerolo torna sabauda.
La situazione ritorna fluida e precipita con la morte, senza eredi, del re di Spagna Carlo II nel 1700. Al solito tanti pretendenti (tutti più o meno lontani parenti che vantano diritti) e soprattutto preoccupazione per gli equilibri successivi. Si forma subito una coalizione antifrancese e si va alla guerra. I Piemontesi sono alleati dei Francesi, ma l'alleanza franco-sabauda vacilla per svariati motivi. I Francesi, infatti, non rispettano i patti, non si fidano del Duca e lo accusano di fare il doppio gioco.
Ma il Duca sà che i Francesi tramano contro di lui e non intendono dare corso agli accordi presi (in gioco c'è sempre Milano). In effetti il Duca, sempre pronto a cogliere l'alleanza più redditizia, fà effettivamente il doppio gioco e mantiene rapporti con l'avversario. Di nuovo accordi segreti e cambio di bandiera e di conseguenza ancora guerra contro la Francia. La guerra è dunque quella di successione spagnola ed il Piemonte entra nella coalizione antifrancese.
Nel 1704 inizia una guerra disastrosa per il Piemonte e per la Coalizione. I Francesi dilagano e nel 1705, fermato sull'Adda il principe Eugenio che tenta di portare aiuto al Duca, puntano direttamente su Torino e ne tentano l'assedio. Truppe francesi sono sparse in Piemonte e lo tengono in pratica quasi tutto sotto controllo, manca solo la caduta di Torino.
Il generale francese La Feuillade trova comunque una resistenza imprevista, e si accorge che la città può resistere ben oltre le sue previsioni. Inoltre al generale mancano pezzi d'artiglieria da assedio, e quindi chiede ed ottiene da Luigi XIV di poter rimandare l'assedio e la conquista della città a dopo l'inverno. Le truppe francesi sono acquartierate nei dintorni di Torino (Montanaro , Chivasso), a Ivrea e nell'Astigiano.Nell'inverno ottengono ancora successi. Il Duca Vittorio Amedeo II sospetta che i francesi siano a conoscenza della dislocazione e consistenza delle opere difensive della città (e questo è vero), e dunque approfitta dell'inverno per riorganizzare e variare tutto l'impianto difensivo di Torino.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/
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Lucilla Cremoni: La cattedrale dell'acqua
05/10/2011
L'impianto di Sangano

di Lucilla Cremoni
Il bel sole morbido e obliquo di una tarda mattinata di pieno autunno esalta la piacevolezza del paesaggio placidamente ondulato nei dintorni di Sangano, dove andiamo a visitare l'impianto di acqua sorgiva della Smat (acronimo di Società Metropolitana Acque Torino, nata nel 2001 dalla fusione dell'Azienda Acque Metropolitane di Torino e dell'Azienda Po Sangone). Da qui proviene molta dell'acqua che esce dai nostri rubinetti (eccellente sotto ogni punto di vista, checché ne dicano la pubblicità o le leggende metropolitane).
Entrando nel complesso di Sangano quello che ci sorprende non è tanto l'aspetto vagamente surreale di quei viali d'accesso di ghiaia uniforme e intatta o di quelle aiuole curate con maniacale precisione da mani invisibili (e apparentemente a beneficio di nessuno, perché in quel momento il luogo sembra del tutto deserto). A spiazzarci è vedere la ricerca dell'armonia estetica applicata a un contesto “industriale”. Siamo ormai talmente abituati ad associare l'idea di luogo di produzione di beni e servizi a capannoni ammazza-paesaggio o a palazzoni di vetro e cemento che sembrano farsi vanto della loro triste bruttezza, che facciamo fatica a raccapezzarci delle facciate con rosoni da chiesa romanica delle Ogr di Torino e degli eleganti pilastrini in ghisa che ne scandiscono gli spazi interni, delle linee sinuose della rampa del Lingotto o delle deliziose casette del Villaggio Leumann. Perciò anche queste “case dell'acquedotto”, che hanno l'aspetto di ville signorili e trasformano gli sfiatatoi in leggiadre fontanelle un po' ci disorientano.
L'impianto di Sangano, costruito nel 1860 sopra e attorno alla falda acquifera, è una fra le prime espressioni, in Italia, di una politica dell'acqua pubblica che solo nell'Ottocento era rinata dopo un oblio più che millenario, cominciato con la caduta dell'impero romano. I Romani avevano fatto dell'ingegneria idraulica un'arte (in senso anche letterale, vista la bellezza di quanto resta dei loro acquedotti), ma dopo di loro, il nulla. In Italia, solo la dominazione islamica in Sicilia realizzò una vera rete idrica a scopo irriguo e un acquedotto sotterraneo che raggiungeva Palermo. Poi ci furono opere minori, costruite per rifornire questo o quel monastero o castello, ma venne a mancare del tutto una committenza pubblica per la costruzione di infrastrutture (non solo acquedotti, anche strade e fognature). Del resto, ne erano venute meno le condizioni: i tempi turbolenti e la frammentazione territoriale non incoraggiavano la pianificazione; molte delle cognizioni tecniche e ingegneristiche del mondo antico erano ormai perdute; le terme erano diventate luoghi di prostituzione e malaffare; la cura del corpo e l'igiene personale erano spesso condannate come manifestazioni di vanità e blasfemia.
Perciò, per oltre un millennio si tornò a uno stadio poco più che preistorico: solo le grandi residenze nobiliari o le fortezze disponevano di cisterne; tutti gli altri attingevano acqua dai pozzi (non molto profondi, perché le tecnologie disponibili non permettevano di scavare o trivellare oltre i 13-15 metri) o direttamente dai corsi d'acqua, con disagi e rischi facilmente immaginabili: bastava un pozzo contaminato e un intero villaggio poteva ammalarsi; per non parlare di fiumi e torrenti che fungevano da fonte, abbeveratoio, bagno pubblico, lavatoio, cloaca, discarica e sversatoio di liquami di concia o tintoria.
Fu solo a partire dall'Ottocento che si tornò a considerare la gestione pubblica dell'acqua e a progettare una rete in grado di fornire acqua potabile in quantità tali da coprire il fabbisogno di città sempre più popolose, con una presenza crescente di opifici e laboratori, ma pure di quartieri fatiscenti e brulicanti di un'umanità in condizioni igieniche spaventose. Il pericolo principale non era più la peste, praticamente scomparsa alla fine del Seicento, ma le cosiddette epidemie sociali, cioè quelle direttamente collegate alle carenze igienico-sanitare e alla malnutrizione. Dalla fine del Cinquecento il tifo e il vaiolo fecero migliaia di vittime e nei primi decenni del XIX secolo comparve il colera, di cui si verificarono diverse pandemie e che a Torino, fra agosto e dicembre 1835, uccise oltre 2200 persone.
La consapevolezza dei rischi portò all'adozione di una serie di misure di risanamento, come la demolizione dei rioni più degradati e la copertura di canali come la Dora Grossa, vere fogne a cielo aperto. Parallelamente si analizzò l'acqua dei pozzi e i risultati furono allarmanti. Già nel 1832 Maria Cristina di Borbone, vedova di Carlo Felice, aveva commissionato all'ingegnere Ignazio Michela uno studio su come portare a Torino “acqua potabile di sorgente, sempre fresca, sempre pura, sempre abbondante, derivandola direttamente dalle Alpi o da luoghi elevati che poco distassero dalle medesime. L'acqua... doveva arrivare... a tutte le case... ed a tutti i piani delle medesime, liberando così gli abitanti dell'incomodo e della spesa di dover attingere l'acqua da bere da pozzi quasi sempre inquinati...”
La sovrana decise di donare il progetto di Michela, assieme a un significativo finanziamento, alla società (che si sarebbe costituita nel 1847) per la fornitura di acqua potabile alla città ponendo come condizione che l'acqua fosse fornita “gratuitamente e a perpetuità” agli istituti caritatevoli. I 53 soci fondatori (fra i quali l'onnipresente Cavour) crearono una commissione per esaminare i sei progetti che erano stati presentati e scelsero quello che prevedeva l'uso delle risorse idriche della Val Sangone. L'inaugurazione ufficiale del primo acquedotto piemontese ebbe luogo il 6 aprile 1859 alla presenza del ministro dei Lavori Pubblici in sostituzione di Cavour, occupato in ben altre faccende visto che una ventina di giorni dopo sarebbe scoppiata la seconda guerra d'indipendenza. La cerimonia si tenne in piazza Carlo Felice, dove un altissimo getto d'acqua segnava il punto di arrivo di quella prima conduttura che dalle gallerie di Sangano si sviluppava in rami principali e diramazioni fino al centro di Torino. Il resto, come si dice in questi casi, è storia. Nel tempo furono costruiti nuovi impianti: di potabilizzazione, come quello di corso Unità d'Italia, che attinge acqua dal Po e può portare fino a 2500 litri al secondo; di depurazione e trattamento chimico e biologico, come quello di Castiglione Torinese, il più grande e tecnologicamente avanzato del suo genere in Italia; di depurazione e riuso, come quello di Collegno, che recupera le acque reflue depurate e le ridistribuisce per uso industriale.
L'impianto di Sangano, di acqua sorgiva, si estende nel sottosuolo a una profondità di oltre dieci metri. Si trova sulla sponda sinistra del Sangone ma non prende l'acqua dal torrente, bensì direttamente dalla falda acquifera tramite gallerie di attingimento. Vi si accede con ripide scalette di pietra che danno su una specie di terrazza dalla quale si dipartono i camminamenti, passaggi e corridoi che circondano il serbatoio. Lì sotto c'è una temperatura costante sui 15°, i muri sono possenti e levigati dal tempo, i soffitti bassi; in due o tre punti delle piccole formazioni calcaree hanno creato forme bizzarre e minuscole stalattiti, bianchissime. Massicci valvoloni di regolazione troneggiano qua e là, anditi sinuosi collegano larghi passaggi e camminamenti stretti stretti che, per effetto della luce fioca delle lampade, sembrano infiniti. Il silenzio assoluto è rotto a tratti da un chioccolio o uno scroscio, e per suggestione viene naturale parlare sottovoce. Dai parapetti si vede o si intuisce l'acqua, limpidissima, solo apparentemente ferma, sulla cui superficie si specchiano e raddoppiano archi, ombre, luci, riflessi. I paragoni si sprecano: le segrete di una fortezza, una catacomba, un tempio sotterraneo; la definizione più diffusa, e forse la più azzeccata è “cattedrale dell'acqua”, per via di quelle navate formate dalle fughe di archi e terminanti, dopo il lungo tratto oscuro dello specchio d'acqua, in porzioni di corridoio che, incorniciate da archi e illuminate, ricordano cappelle e altari.

Ma non facciamoci incantare da queste atmosfere sospese. Qui dentro non c'è nulla di casuale: il contenitore è antico e suggestivo, ma tutto è controllato con strumentazioni all'avanguardia, ogni parametro chimico, fisico, biologico è monitorato con la massima precisione. Non a caso quest'acqua è stata scelta per dissetare gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Ma questa è un'altra storia.
Si ringraziano Giorgio Morello e la Smat per la preziosa collaborazione
Da: http://www.piemonte-magazine.it/leggi_ultimonumero.asp?articolo=1179&numero=2011_08
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 41/58, Il punto sulla lingua piemontese.
05/10/2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 41, Il punto sulla lingua piemontese.
Il '600 è il secolo nel quale la lingua piemontese è completamente formata e matura. In sostanza si tratta dello stesso piemontese che si parla ai giorni nostri. La produzione letteraria in piemontese, a partire da quest'epoca, diventa abbondante. Non ostante la presenza di variazioni locali (cosa che si verifica in tutte le lingue) il piemontese è diffuso a tutta la regione, anche se questa è ancora suddivisa in diversi stati.
Dalle ultime vicende narrate qui sopra, si vede come, nei secoli precedenti, sia stato forte l'influsso francese e provenzale. Anche gli spagnoli hanno lasciato nel lessico piemontese parole derivate dalla loro lingua. Questo però non ha influito sulla struttura della lingua piemontese, che ha sviluppato una sua grammatica ed una sua sintassi.
Nel periodo è ancora molto scarsa l'influenza della lingua italiana. Si può concludere che il lessico piemontese è stato arricchito da parole di varia provenienza, ma principalmente di provenienza francese e provenzale. Il nucleo principale rimane costituito da parole direttamente derivate dal latino, secondo regole di derivazione che ricalcano (o sono identiche) a quelle relative alle lingue neolatine del gruppo occidentale (mentre l'italiano appartiene al gruppo orientale). Grammatica e sintassi hanno mantenuto caratteristiche proprie, con significative differenze rispetto a quelle delle lingue vicine.
Ufficialmente si utilizza il francese, in particolare nel ducato sabaudo e certamente nelle terre piemontesi del Delfinato (ove si usa come lingua corrente il provenzale o occitano), oppure l'italiano, che Emanuele Filiberto ha dichiarato lingua ufficiale per il Piemonte con notevole malumore dei piemontesi stessi, che continuano ad ignorarla. Sempre più ridotto l'uso del latino. Il piemontese è comunque l'unica lingua conosciuta e parlata dalla totalità della popolazione, senza distinzioni di ceto sociale. Il suo uso scritto è ora piuttosto diffuso.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/10/piccola-storia-del-piemonte-4158-il.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 40/58, La questione valdese
mercoledì 5 ottobre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 40, La questione valdese
Il periodo è caratterizzato da violenze tra cattolici e valdesi. I Valdesi sono in espansione, a causa dei molti arrivi dalle nazioni in cui i valdesi sono perseguitati e quindi, dalle valli dove viene loro riconosciuto un certo diritto a professare il loro culto, scendono verso la pianura. I Duchi di Savoia , che avevano mostrato una certa tolleranza, sono ora (sec. XVII) molto dipendenti dagli umori francesi. Sulle montagne si verificano gravi incidenti, in uno dei quali viene ucciso anche il parroco di Oulx (1650) in territorio delfinale.
Nel 1655 il governo ducale impone ai valdesi di lasciare la pianura, quindi si prepara una spedizione nelle valli. I soldati ducali compiono eccidi nei paesi valdesi, e così il Ducato si trova isolato dall'Europa, in particolare quella protestante, salvo ovviamente la Francia. Inghilterra e Svizzera si organizzano per portare aiuto alle valli valdesi.
Si giunge ad un nuovo accordo di "convivenza", che ristabilisce il vecchio trattato di Cavour, ma che è destinato a durare poco. In effetti gli scontri continuano, e nel 1685 Luigi XIV, re di Francia, riprende le ostilità, togliendo di fatto le libertà ai valdesi, e cerca di spingere il Duca di Savoia a fare altrettanto. Vittorio Amedeo II dapprima esita e poi constata di non avere altra via che seguire Luigi XIV.
I valdesi respingono le imposizioni e si organizzano a difesa, sebbene tra due fuochi, sotto la guida di Enrico Arnaud. La sconfitta dei valdesi è inevitabile, molti sono i morti e molti vengono imprigionati, mentre prosegue la guerriglia di piccoli gruppi. Guerriglia estremamente tenace, fino a diventare leggendaria. Ancora per la pressione di Svizzera e Germania, ai valdesi superstiti è concesso di riparare in Svizzera.
Di qui i valdesi progettano il rientro alle loro terre. La situazione politica li favorisce in quanto in Europa si costituisce la Grande Alleanza con Guglielmo d'Orange, ora re d'Inghilterra che guida la lega e diventa il protettore del protestantesimo. Nel 1689, sotto la guida di Arnaud, i valdesi rientrano nelle valli del Pellice con una lunga marcia dall'area di Ginevra, aprendosi la strada con l'astuzia e la forza. Contro i valdesi vi sono i Francesi, ed il Duca di Savoia.
Quest'ultimo cerca di prender tempo e finirà per fare una pace separata con i Valdesi stessi, rompendo l'alleanza con la Francia, che è sempre una pericolosa vicina, e concedendo la possibilità di vivere nei territori del Pellice e Chisone senza particolari minacce. Questo è già qualcosa, anche se non è ancora il riconoscimento di una libertà religiosa. Siamo nel 1690 e Vittorio Amedeo II ha rotta l'alleanza con la Francia dichiarandole guerra. Da questo momento le milizie valdesi, finanziate dall'Inghilterra, si troveranno sempre a fianco dei Piemontesi nelle guerre contro la Francia.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/10/piccola-storia-del-piemonte-4058-la.html
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Settembre e ottobre a Racconigi
Data ultimo aggiornamento: 21/09/2011
Castello e Parco di Racconigi
www.ilcastellodiracconigi.it
Dal 12-09-2011 Al 31-10-2011
Via Morosini, 3 - 12035 Racconigi (Cn)

Settembre e ottobre a Racconigi
Nei mesi di settembre e ottobre, il Castello e il Parco di Racconigi regalano a grandi e piccini numerose occasioni per trascorrere una giornata in un luogo carico di suggestioni e ricco di una grande varietà di specie vegetali e di animali protetti. Non a caso il Parco di Racconigi si è aggiudicato nel 2010 l’ambito titolo di “Parco più Bello d’Italia”, Premio Internazionale di Parchi e Giardini creato allo scopo di valorizzare il patrimonio architettonico e paesaggistico italiano. Tanti buoni motivi per (ri)scoprire e vivere un luogo che, dopo essere stato per secoli dimora di principi e re, da alcuni anni si ripropone di coinvolgere il pubblico attraverso iniziative, visite, esposizioni, attività didattiche e molto altro ancora.
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Giulia Dellepiane : Col ferro, col fuoco e con l'aceto - Così fecero, nel 1480, il Buco di Viso il più antico traforo delle Alpi
Col ferro, col fuoco e con l'aceto
Così fecero, nel 1480, il Buco di Viso
Giulia Dellepiane
Come si fa a scavare una galleria nella roccia senza usare la dinamite? E senza mezzi meccanici? Magari a quasi tremila metri di altezza, dove il clima è spesso impossibile. Non si può fare?
Eppure il marchese Ludovico II di Saluzzo ci è riuscito. Nel 1480, sul Monviso. Per questo il Buco di Viso è il più antico traforo delle Alpi. Una infrastruttura che ha fatto la storia e che è tuttora una meta turistica molto apprezzata. Anche perché è ancora percorribile.
“Il tunnel è piccolo: alto due metri, largo due e mezzo e lungo 75, spiega Andrea Parodi, alpinista e scrittore, laureato in Geologia. Si trova a 2880 metri di altezza e collega il versante francese e quello italiano. È stato aperto per superare il tratto più impervio dell'antica via del sale, che partiva dalla Francia, risaliva fino al colle delle Traversette, a 2950 metri di altezza, ed entrava nella pianura saluzzese”.
Già, il sale: a quei tempi era preziosissimo perché si usava per conservare gli alimenti. “Ma ci passavano anche altre merci, specifica Parodi, come olio, spezie e stoffe dalla Francia verso l'Italia; e riso, lana e pelli nella direzione opposta. Ai tempi c'era il Marchesato di Saluzzo e Ludovico II aveva interesse a promuovere il passaggio diretto con la Francia, in quanto se i mercanti avessero fatto un giro più largo avrebbero dovuto passare da altri stati pagando gabelle e tasse”.
Ma come si fa a perforare una montagna senza la tecnologia di oggi? “C'è una citazione da un antico documento che dice che il Buco di Viso è stato aperto usando ferro, fuoco, aceto ed altri vari espedienti”, continua Parodi. “Metodi arcaici. Prima si scaldava la roccia accendendole un fuoco sotto, poi la si raffreddava di colpo per darle uno choc termico, così era più facile romperla con le mazze. Ci hanno messo anni per fare un lavoro così difficile: un tunnel largo abbastanza da far passare un mulo carico”.
Una curiosità: il traforo quando è stato fatto era lungo cento metri; oggi, a cinque secoli di distanza, ne misura 75. “Il problema di questo tunnel è che sul versante francese la roccia ha una conformazione detta a franapoggio, spiega Parodi, cioè con la neve tendono a staccarsi dei blocchi, frana facilmente e quindi il traforo nel corso dei secoli è stato più volte chiuso e riaperto. Il tipo di roccia lì è metamorfica, cioè è derivata dal fondo di un oceano un centinaio di milioni di anni fa e con la formazione delle Alpi è stata spinta su e modificata dalla pressione e dalla temperatura. Inoltre è scistosa: è divisa in grandi strati e inclinata verso la Francia creando queste frane oltralpe”.
In età moderna il Cai è stato il primo ente che ha valorizzato il Buco di Viso per se stesso, e non per la sua utilità. Per questo l'ha riaperto definitivamente nel 1907 e da allora è stato periodicamente sgomberato dai massi. Ettore Borsetti, segretario generale del Club, ricorda: “Sono stato tra i volontari che lo hanno pulito nel 1974-'75. C’era stato un interessamento del Lions Club Torino Castello con il Consorzio del Po, dei Comuni e della Cassa di Risparmio di Saluzzo. C'è anche una targa sulla sede del Comune di Crissolo che lo ricorda. L’incarico era stato affidato alla ditta Fratelli Maccagno di Barge. Quella volta avevano fatto dei muretti per difendere l’uscita francese e volevano costruire barriere per evitare che la neve ostruisse l'ingresso italiano, cosa che succede tutti gli anni, perché il Buco di Viso è in pendenza verso l'Italia e sbuca in un canalino verso le Traversette. Noi volontari avevamo portato su putrelle e griglie di ferro, come quelle per trattenere i massi, che dovevamo riempire con sacchi di pietre per formare appunto le protezioni. Ma finiti i soldi non se n’è più fatto niente; quei materiali sono ancora lassù e la neve continua ad ostruire il buco”.
La pulitura successiva del Buco di Viso risale al 1998 e al momento è anche l'ultima. Tra i promotori c'era il Rotary Club di Saluzzo il cui presidente allora era l'architetto Giorgio Rossi: “L'idea era nell’aria da un po’ di tempo, ricorda, perché l’anno precedente i francesi avevano provveduto a un piccolo restauro dell'apertura dalla loro parte. Sul nostro versante c’erano alcuni massi che ingombravano l’ingresso, anche se meno rispetto all'altro. Abbiamo trovato artigiani e muratori della Valle Po che erano disposti a fare questo lavoro e la direzione dei lavori è stata affidata a Giancarlo Fenoglio di Crissolo, che è geometra e guida alpina, mentre le procedure sono state seguite da una piccola commissione di nostri soci. I lavori sono durati pochi giorni e hanno coinvolto 3 o 4 persone perché sono stati programmati bene: per non intaccare il paesaggio abbiamo solo fatto rotolare le pietre in una pietraia vicina. Ovviamente abbiamo festeggiato l'inaugurazione con un taglio del nastro con brindisi e una festa al rifugio di Pian del Re offerta dalla famiglia Perotti, che sono guide alpine da generazioni. Era il 26 settembre ‘98. Qualche anno dopo abbiamo realizzato una piccola struttura in legno con la storia del Buco in tre lingue”.
Oggi questa antichissima infrastruttura è molto visitata, come conferma Aldo Perotti, sindaco di Crissolo e presidente della Comunità montana del Monviso, “Poiché non è lontano (tre ore a piedi da Pian del Re), si percorre ancora ed è molto frequentato da una fascia di utenza varia, visto che attraversarlo è agevole: soprattutto giovani (le famiglie italiane vanno poco in montagna, al contrario di quelle francesi) e stranieri. È una vera attrazione: i punti di riferimento quando i turisti arrivano qui sono il Colle delle Traversette col Buco e il Quintino Sella per le escursioni di un giorno. Qualcuno però esprime dispiacere perché la parte francese è parzialmente ostruita. Bisognerebbe attivarsi per risistemarlo, cosa che la Comunità montana intende fare: al momento stiamo cercando fondi e partner. Secondo me bisognerebbe evidenziare il suo primato di traforo più antico: è importantissimo e proporrei di inserirlo in un percorso culturale storico più ampio”.
Bisognoso di un intervento di pulitura, il Buco è percorribile facilmente nella sua interezza da metà luglio fino alle prime nevicate. Visitarlo significa tornare indietro nel tempo, ma anche ricordare uno dei tanti primati del Piemonte.
da: http://www.piemonte-magazine.it/leggi_ultimonumero.asp?articolo=1143&numero=2011_07
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 39/58, La situazione sociale del Piemonte nel '600
mercoledì 28 settembre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 39, La situazione sociale del Piemonte nel '600
Con la morte di Carlo Emanuele I si ferma quella rinascita dello stato a tutti i livelli che era partita con Emanuele Filiberto, e si ha una involuzione generale.
Il periodo delle due reggenze vede crescere i privilegi dei nobili, elargiti dalle reggenti in cerca di appoggi. Assieme cresce la litigiosità ed anche la delinquenza fra le classi nobili. Si contano omicidi, violenze e liti tra famiglie e dentro le famiglie dell'aristocrazia piemontese.
Anche il clero non brilla come esempio, e fra la gente la religiosità viene sostituita dalla superstizione e dal folclore. Il brigantaggio è molto presente e spesso impunito, perchè i briganti facilmente ottengono la libertà pagando una somma di denaro, di cui lo stato ha sempre bisogno, Le guerre e la peste sono accompagnate da carestia, e le campagne si spopolano, ma anche le città perdono abitanti. La povertà è enormemente cresciuta e le malattie fanno stragi.
La mortalità infantile nel primo anno di vita raggiunge in alcune zone il 50%. Alcune città sono semi-diroccate. Le attività industriali ed artigiane sono frenate da scarsezza di comunicazioni, da dazi e balzelli e dalle azioni militari, sempre distruttive. Le vie sono disastrate ed il brigantaggio diffuso ne sconsiglia l'uso. Le tasse sono alte per mantenere le ingenti spese militari e le spese di corte. Il sistema fiscale è male organizzato e pesante.
Vengono sì tassati redditi e patrimoni, ma anche, a volte, le attività stesse in modo indipendente dal loro reddito, e si giunge ad avere tasse più alte dei guadagni. Ogni comune si regge con proprii ordinamenti e proprii privilegi. La giustizia è amministrata con estrema severità ed è frequente il ricorso alla condanna a morte, non solo per reati gravi. Le prigioni sono assolutamente disumane, e la tortura è pratica giudiziaria comune. Solo nella seconda metà del secolo le cose iniziano a migliorare un poco.
Ciò che continua ad essere curato ed organizzato è l'esercito, con l'introduzione di varie specialità, regole per la suddivisione in reggimenti. Viene organizzata e potenziata l'artiglieria e grande cura è posta nel progetto e costruzione delle fortificazioni.
Bisogna comunque notare che i danni portati da tanti anni di guerra all'economia piemontese, essenzialmente agricola, sono inferiori a quelli che subiscono economie più basate su finanza e commercio. Vengono introdotte nuove colture di generi provenienti dall'America, ma le terre coltivate si sono ridotte, così come i capi di bestiame allevati.
A dispetto di questo, quando la sosta tra guerre lo consente, l'agricoltura piemontese è descritta come fiorente ed abbondante, ed alimenta esportazioni, fiere e mercati. Si incrementa la coltura del gelso, che alimenta l'industria della seta. Anche la siderurgia, associata all'indostria mineraria, riceve un impulso dalle esigenze belliche.
Viene introdotto in Piemonte (Savoia) il gioco del Lotto, prima dato in concessione a fronte di un canone, poi proibito, poi ancora dato in concessione. Vista la sua redditività nasce quindi il Lotto di stato. Una cosa analoga succede per la vendita del tabacco.
Continua la vendita di feudi e di titoli associati, con meccanismi e clausole che se da una parte pare che rallentino l'accentramento del potere, dall'altra danno al Duca o Marchese, secondo i posti, strumenti per avere una nobiltà più legata a lui. Nasce un vero mercato controllato dal Signore, che diventa subito molto redditizio. Per inciso, i Benso comprano la Contea di Cavour solo nel 1649.
Alla fine del '600 Torino è di gran lunga la città più popolosa del Piemonte.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/09/piccola-storia-del-piemonte-3958-la.html
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Saluzzo, Antiche Scuderie: 73^ MOSTRA NAZIONALE DELL'ARTIGIANATO ARTISTICO E TIPICO
Da Venerdì 30 settembre 2011 a Domenica 9 ottobre 2011
Saluzzo, Antiche Scuderie - Piazza Montebello, 1
73^ MOSTRA NAZIONALE DELL'ARTIGIANATO ARTISTICO E TIPICO
Restauro e Antichità
Come ogni anno, la Mostra dell’Artigianato Artistico e Tipico rappresenta un appuntamento di primo piano nel panorama nazionale di settore.
Essere presenti come espositori non è solo motivo di prestigio, ma significa mai come quest’anno lanciare un messaggio importante: l’eccellenza, la creatività, “l’arte del saper fare e farlo bene” si conferma una risorsa per il made in Italy.
Questa convinzione è il filo rosso dell’edizione di quest’anno. A 73 anni dal primo appuntamento, le porte delle Antiche Scuderie in piazza Montebello si aprono per ospitare un’esposizione ben radicata nel passato ma che guarda al futuro.
La manifestazione prevede la partecipazione di un numero importante di espositori, che esprimono realtà quanto mai differenziate, accomunati dal valore che da 73 anni connota questa Mostra: il gusto dell’eccellenza.
Il tema centrale sarà Restauro e Antichità: circa 30 gli espositori locali e non, artigiani del legno, del ferro e del vetro soffiato.
Un percorso espositivo che darà la possibilità di ammirare manufatti d’eccezione e che si snoderà attraverso aree dedicate alle dimostrazioni, come la battitura del ferro o la lavorazione del vetro, in tempo reale.
Il tema del restauro verrà sviluppato in una Mostra collaterale tanto singolare quanto suggestiva: si potranno ammirare i mobili personali di Amleto Bertoni, illustre cittadino saluzzese, a cui l’ente organizzatore della Mostra è intitolato.
Il programma è quanto mai nutrito.
Venerdì 30 settembre e 7 ottobre, A.A.A. Artigiani del gusto cercansi.
Protagonista sarà l’Alto Artigianato Alimentare: la birra con i suoi segreti e la sua tradizione, in abbinamento con i prodotti gastronomici dolci e salati tutti di produzione artigianale, saranno per due sere i protagonisti ed incontreranno la Mostra dell’Artigianato. Un momento di sicuro interesse e di grande qualità che pone il focus sul mondo delle imprese di un artigianato che non si ammira solo con gli occhi ma che si può gustare anche con il palato.
Venerdì 30 settembre alle ore 18.30, sarà la volta del birrificio BEBA e dei prodotti del mondo dei salumi di Badellino: ingresso gratuito, circa 50 i posti disponibili (per cui è preferibile la prenotazione presso la Fondazione Amleto Bertoni al tel. 0175-43527 begin_of_the_skype_highlighting 0175-43527 end_of_the_skype_highlighting), presentazione dei prodotti e degustazione guidata.
Venerdì 7 ottobre, sempre alle 18.30, i protagonisti saranno la birra del BIRRIFICIO DELLA GRANDA che si incontrerà con l’arte del cioccolato del mastro artigiano Depetris. Anche in questa occasione l’ingresso è gratuito e i posti disponibili sono circa 50.
Domenica 2 ottobre è la volta della musica, con un appuntamento organizzato in collaborazione con La Fabbrica dei Suoni, aperto ai ragazzi ed alle famiglie: un laboratorio guidato che vedrà la presentazione di strumenti musicali nati dal legno e di strumenti che ognuno di noi può creare “in casa” con materiali grezzi.
Inizio primo laboratorio ore 15:30, ripetuto alle ore 16:15 e 18:15
A seguire un concerto con i giovani allievi del metodo Suzuki.
Sempre domenica nel centro cittadino si svolgerà il consueto Mercantico: un trenino gratuito farà da collegamento per tutta la giornata tra la Mostra presso le Antiche Scuderie e le vie del centro.
Giovedì 6 ore 18: la Mostra rende omaggio alla figura di Amleto Bertoni e la Saluzzo del XX secolo in un convegno curato dalla professoressa Lea Carla Antonioletti.
“L’Istituto d’Arte Amleto Bertoni, tra passato e futuro”, a cura degli studenti e dei docenti del Liceo Artistico Amleto Bertoni
Sabato 8 ore 15, tavola rotonda, dal titolo “Dove va l’artigianato?”, con l’intervento della Fondazione e della Cassa di Risparmio di Saluzzo, Regione Piemonte, Confartigianato, CNA: moderatore Carmine Garzia, Università Commerciale Luigi Bocconi.
Gran finale domenica 9 ottobre con il Raduno degli Artiglieri.
Ricordiamo, inoltre, che – in concomitanza con la Mostra dell’Artigianato – presso lo showroom Cadorin di Revello (via Torino 81) è in programma la rassegna I Salotti dell’Arte: pomeriggi di musica, scultura, fotografia e gusto. Gli intermezzi musicali sono curati dalla Scuola di Alto Perfezionamento di Saluzzo. (ingresso gratuito, info: tel. 0175.257145; cadorin@cadorin.it)
ORARI MOSTRA:
Giovedì 29 settembre 2011: INAUGURAZIONE ore 18
Giovedì e Venerdì: dalle ore 16 alle ore 20
Sabato: dalle ore 15,30 alle ore 20
Domenica: dalle ore 10 alle ore 20
Domenica 2 ottobre: trenino di collegamento con il centro cittadino
Lunedì, martedì, mercoledì: chiuso
INGRESSO GRATUITO
EVENTI COLLATERALI ALLA MOSTRA
Sabato 1 ottobre - Domenica 9 ottobre: I Salotti dell'Arte (pomeriggi di musica, scultura, fotografia e gusto) a Revello, via Saluzzo 81 presso lo showroom Cadorin.
Sabato 1 ottobre: Apertura dei Salotti
Ore 15,00 Apertura delle Mostre Michelangelo Tallone "L'uomo e la Materia" e Cristina Pedratscher "Espressioni";
Ore 16,00 - 19,00 Intermezzi musicali a cura dei Maestri della Fondazione Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo (pianoforte,quartetto d'archi).
Domenica 9 ottobre: Ore 15,30 - 19,00 Intermezzi musicali a cura dei Maestri della Fondazione Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo (pianoforte, arpa e voce).
Durante le giornate di performances artistiche verrà distribuito un piccolo Omaggio al gusto della pasticceria Depetris.
Le mostre saranno visitabili per tutto il periodo dell'evento, negli orari di apertura al pubblico, fino a domenica 9 ottobre.
INGRESSO GRATUITO
Per informazioni: 0175/257145
Ente organizzatore: Fondazione Amleto Bertoni - Città di Saluzzo
Tel: 0175/43527
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/09/mostra-artigianato-e-tipico-saluzzo-30.html
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Miro: Eventi enogastronomici in prov. di Cuneo a novembre e dicembre 2011 con Autunno con Gusto
martedì 27 settembre 2011
Eventi enogastronomici in prov. di Cuneo a novembre e dicembre 2011 con Autunno con Gusto
Fiere, sagre, tradizioni enogastronomiche in provincia di Cuneo anche nei mesi di novembre e dicembre 2011 con Autunno con Gusto, alcune importanti e storiche come la fiera fredda di Borgo S.Dalmazzo giunta alla 442° edizione o la fiera del bue grasso di Carrù che anch’essa ha superato i 100 anni di svolgimento.
A queste vanno aggiunti i mercatini di Natale che portano specialità e tradizioni locali .
Eventi enogastronomici in prov. di Cuneo Autunno a novembre e dicembre 2011 con Autunno con Gusto
8^ FESTA DELLA POLENTA
04/11/2011 - 06/11/2011
Robilante
Il programma prevede il venerdì una serata gastronomica per tutte le leve con musica e balli, il sabato iniziative per le scuole, con la partecipazione di Campagna Amica, una rievocazione storica degli antichi mestieri nel pomeriggio ed una serata enogastronomica con danze. La festa prosegue la domenica con il mercatino dell’artigianato, il pranzo e la cena a base di polenta, le danze tradizionali e la premiazione del polentaio benemerito dell’anno 2011.
Orari: ven. 18-24, sab. 10-24, dom. 8-24
Info: tel. 335.7043389 fax 0171.78127, enrico.giordanengo@alice.it
SAGRA DEL CONTADINO
05/11/2011 - 06/11/2011
Verzuolo
Fr. Villanovetta
Rassegna agricola, enogastronomica e dell’artigianato locale, castagnata ed esposizione-mercato del commercio equo e solidale.
Orari:tutto il giorno
Info: tel. 0175.255111, 339.63242265, segreteria@comune.verzuolo.cn.it, www.comune.verzuolo.cn.it
BUE IN PIAZZA
06/11/2011 - 06/11/2011
Boves
Boves (Piazza Caduti)
Esposizioni di buoi, animali simbolo della Città di Boves. Pranzo a base di carne di bue nel tendone riscaldato, con degustazione del Bollito di Natale in collaborazione con i macellai bovesani.
Orari: dalle 9
Info: tel. 0171.391850, fax 0171.391856, cultura@comune.boves.cn.it, www.comunediboves.it (Comune di Boves)
FIERA DEL PORRO – 32^ EDIZIONE
12/11/2011 - 27/11/2011
Cervere
Cervere ha saputo creare un binomio indissolubile con il porro - tanto da identificare il proprio territorio con questo prelibato ortaggio - dando vita ad una delle fiere gastronomico-commerciali più importanti del Piemonte. Migliaia di visitatori apprezzano ogni anno sia il mercato dei porri, sia i celebri piatti a base di Porro Cervere che si possono degustare sotto il Palaporro.
Orari: feriali e sab. 14-22, dom. 9-22
Info: tel. 0172.471000, fax 0172.474833 (Uff. Manifestazioni Comune di Cervere), info@comune.cervere.cn.it, www.porrocervere.com
12^ FIERA DELLA PECORA FRABOSANA-ROASCHINA E DELLE RAZZE OVICAPRINE LOCALI
19/11/2011 - 20/11/2011
Villanova Mondovì
La manifestazione, che nell’ultima edizione ha registrato un notevole afflusso di pubblico proveniente dall’intero Piemonte e dalla Francia, si svolge nell’ambito della Fiera di Santa Caterina e prevede l’esposizione di pecore frabosane-roaschine e di altre razze locali. I capi sono selezionati in parte per la produzione di formaggi tipici (anch’essi esposti) e in parte per quella di carne. Pranzo con menù tipico a base di pecora, distribuzione di caldarroste e cioccolata calda.
Orari: sab. 19.30-24, dom. 9-17.30
Info: tel. 0174.597870, fax 0174.698191, commercio@comune.villanova-mondovi.cn.it
AJ A CARAJ
20/11/2011 - 20/11/2011
Caraglio
Aj a Caraj è, con i suoi 15.000 visitatori e 60 espositori, un appuntamento gustoso e molto apprezzato dai buongustai. La fiera è dedicata esclusivamente ai prodotti tipici e genuini del nostro territorio.
Orari: 9-19
Info: tel./fax 0171.619816, 380.5332194, 345.4747670, info@insiemepercaraglio.it, www.insiemepercaraglio.it
12^ FIERA DEL GRANO SARACENO E DELLA CASTAGNA BIANCA - 4^ APPUNTAMENTO CON I SAPORI DI MONTAGNA
26/11/2011 - 27/11/2011
Pamparato
Le suggestive viuzze di Pamparato, caratteristico centro della Val Casotto, ospitano una rassegna che rivaluta gli antichi sapori della cucina povera alpina. Da non perdere: la degustazione della polenta saracena e delle castagne bianche, il mercato dei prodotti alpini (agricolo biologici e di artigianato) e dei prodotti eno-gastronomici di pregio, il convegno, le degustazioni di prodotti tipici, le musiche popolari, le mostre, il museo etnografico, la visita al mulino a pietra presso la stagionatura Valcasotto.
Orari: 10-19
Info: tel. 0174.351113/351233, fax 0174.351532, www.comune.pamparato.cn.it (Comune di Pamparato
FIERA DI SAN FRANCESCO SAVERIO – SAGRA DEI PUCIU
26/11/2011 - 27/11/2011
Trinità
La fiera valorizza i frutti antichi (con esposizioni di piantine di vario tipo) e la nespola (dalle piantine alle confetture). Il programma prevede la mostra e vendita di prodotti agricoli e artigianali, la mostra di pittura, attrazioni per il bambini, iniziative teatrali, musicali e culturali, visite guidate. I ristoratori locali proporranno menù con piatti tipici e dolci alla confettura di nespole, è inoltre previsto un padiglione ristorante della fiera con menù a tema.
Orari: sab. 14.30-23, dom. 9-23
Info: tel. 0172.66131, fax 0172.66482, municipio@comune.trinita.cn.it, www.comune.trinita.cn.it (Comune di Trinità
FIERA DI SANT’ANDREA
27/11/2011 - 28/11/2011
Peveragno
Domenica 27 e lunedì 28 novembre si terrà la 615^ edizione della Fiera di Sant’Andrea. La domenica le strade e le piazze del centro storico ospiteranno commercianti, ambulanti, artigiani ed imprenditori agricoli per attività mercatali, mentre in Piazza Toselli verranno distribuite caldarroste, tisane a base di erbe aromatiche, le rinomate coüpete e le gustose trippe di Sant’Andrea. Il lunedì, giorno di fiera, si terrà il mercato ambulante, l’esposizione di macchine agricole, la vendita di prodotti tipici stagionali e l’iniziativa “Vita sull’Aia”: un’ambientazione storica di antichi mestieri, meccanizzazioni d’epoca e uno spazio dedicato agli attori dell’aia di un tempo: galline, conigli, maialini, caprette, pecore, ecc. Nel periodo della fiera presso i ristoranti locali si potranno degustare menù tipici a base di trippe e prodotti di stagione.
Orari: tutto il giorno
Info: tel. 0171.337711/338231, fax 0171.339085, peveragno@ruparpiemonte.it, www.comune.peveragno.cn.it (Comune di Peveragno)
442^ FIERA FREDDA
03/12/2011 - 11/12/2011
Borgo S. Dalmazzo
3-5 e 8-11 dicembre
Appuntamento di grande tradizione che abbina degustazioni, menù tematici, dibattiti e momenti di spettacolo. Attesissima dai gourmet, la fiera è l’occasione per gustare la lumaca cucinata in mille modi secondo la raffinata cultura gastronomica locale.
Orari: 10-23 (tranne ven. 9 dic.: 18-23)
Info: tel. 0171.266080, fax 0171.262054, entefiera@yahoo.it, www.fierafredda.it (Ente Fiera Fredda)
FIERA DI S. NICOLAO E DEI PUCIU
04/12/2011 - 04/12/2011
Farigliano
La sagra, dedicata ad uno dei più tipici frutti autunnali – la nespola (puciu) –, si svolge in concomitanza con la festa patronale di S. Nicolao. La giornata più ricca di eventi sarà quella di domenica con il gran mercatone della Fiera dei Puciu. Tra gli altri appuntamenti da non perdere: rassegna “Colori e Sapori di Langa”, salotto di degustazione dei prodotti locali, aperto dalle 9 alle 18, e distribuzione del delizioso Minestrone di Trippe e Ceci. Presso la Sala Polivalente “Biblioteca Civica” si terranno eventi culturali.
Orari: inaugurazione ore 10.00, prosegue per tutta la giornata
Info: tel. 0173.76109, fax 0173.76733, farigliano@reteunitaria.piemonte.it, www.comune.farigliano.cn.it (Comune di Farigliano
MADONNA DAS CUIETTE
08/12/2011 - 11/12/2011
Entracque
tel.+39/0171/978616 - fax +39/0171/978977 - comune.entracque@tiscalinet.it, info@entracque.org, gesam@entracque.org
L’appuntamento gastronomico ha per protagonisti gli gnocchi preparati con la rinomata patata di Entracque (presso i ristoranti aderenti all’iniziativa). La kermesse entracquese è arricchita da numerosi eventi collaterali quali il pomeriggio con gli Elfi di Natale, il mercatino artigianale “I Mercanti di Natale”, la passeggiata gastronomica “Cuiette e Sansissa”. Il Parco Naturale Alpi Marittime propone inoltre aperture straordinarie del Centro Uomini e Lupi e dell’Ecomuseo della Segale oltre a escursioni e laboratori naturalistici.
Orari: da definire
Info: tel. 0171.978068, fax 0171.978991, gesam@inmarittime.it, www.entracque.org
FIERA DEL CAPPONE
11/12/2011 - 13/12/2010
Morozzo
Le origini della fiera risalgono al periodo del passaggio in Italia di Napoleone, quando i mezzadri portavano in dono per Natale una coppia di capponi ai proprietari dei terreni da loro coltivati. Oggi il mese di dicembre porta ogni anno a Morozzo "aria di fiera”, offrendo la possibilità di acquistare i capponi – tra i migliori del mondo - che andranno ad arricchire le tavole imbandite per il Natale.
Orari: dom. 8-16.30, lun. 5-13
Info: tel. 0171.772001, fax 0171.772477 (Comune di Morozzo)
ANTICA FIERA DI SANTA LUCIA
14/12/2011 - 14/12/2011
Ceva
La Fiera di Santa Lucia, le cui origini risalgono al medioevo, comprende il Gran Mercato di Natale, la Rassegna Zootecnica (che da sempre promuove la carne del Cebano), il Mercato del Bestiame e la Rassegna delle Macchine Agricole. Tradizionale appuntamento commerciale e turistico di fine anno, la fiera consente di trovare prodotti agricoli e gastronomici tipici e di riscoprire gli usi e costumi locali. Protagonista della manifestazione è la minestra di trippe che un tempo veniva servita nelle locande.
Orari: 8-19.30
Info: tel. 0174.704620 / 721623, fax 0174.701845, ufficio.manifestazioni@comune.ceva.cn.it, www.comune.ceva.cn.it
101^ FIERA REGIONALE DEL BUE GRASSO
15/12/2011 - 15/12/2011
Carrù
Nata nel 1910, la fiera costituisce non solo un tradizionale appuntamento commerciale e folcloristico, ma è anche la celebrazione della gente di Langa. Il freddo intenso, le prime luci dell’alba, le canzoni spontanee, la consegna delle ambitissime gualdrappe e poi il Bollito che viene servito nel padiglione riscaldato del “Bollito no stop” dalle ore 9 fino a tarda sera. È il ripetersi di un rito antico, il perpetuarsi della poesia di un tempo. Vi aspettiamo a Carrù per cantare, gustare un buon piatto di bollito misto alla piemontese e fare festa insieme.
Orari: 6-21
Info: tel. 0173.757711, fax 0173.757730 (Comune di Carrù)
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/09/eventi-enogastronomici-in-prov-di-cuneo_27.html
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Miro: Il Mastio della cittadella di Torino, sede del museo Pietro Micca
giovedì 22 settembre 2011
La Cittadella di Torino è stata una fortezza sabauda ubicata dentro l'abitato di Torino. Baluardo simbolo della resistenza del ducato di Savoia nella Guerra di successione spagnola, fu al centro dell'assedio del 1706 da parte dell'esercito franco-spagnolo del re Luigi XIV. Venne commissionata dal duca Emanuele Filiberto "Testa di Ferro", che intendeva dotare la città di moderne difese urbane dopo lo spostamento della capitale del ducato da Chambery a Torino.
Attualmente della Cittadella sopravvive solo più il Mastio, ossia l'edificio di ingresso a due piani della fortezza stessa.

La posa della prima pietra avvenne nel 1564 ma i lavori - eseguiti da circa duemila uomini sotto la guida del generale Nicolis di Robilant, esperto in difese sotterranee - furono completati solo nel 1577. Oltre venti furono gli ettari di terreno destinati da principio alla costruzione, ma ben presto tale area aumentò fino a 40 ettari a causa dell'estendersi delle strutture difensive esterne. Il progetto fu realizzato dall'architetto urbinate Francesco Paciotto, che si sarebbe più tardi reso celebre esportando (col progetto della cittadella di Anversa) nel nord Europa le tecniche fortificatorie italiane sistematizzate da architetti come Francesco di Giorgio Martini e la famiglia dei Sangallo. Il Paciotto per edificarvi la fortezza abbatté un quartiere e la Chiesa dei Santi Martiri, che si trovavano in quella località. Una leggenda vuole poi che le mura di difesa della cittadella nella loro costruzione fossero state riempite di rottami di monumenti, colonne, lapidi e statue romane, e altri preziosi tesori d'antichità.
Situata sul lato a sud-ovest di Torino in sostituzione del bastione San Pietro, edificato dagli occupanti francesi intorno al 1536, la Cittadella era strutturata a pianta pentagonale con possenti bastioni ai vertici.
Circondata da un ampio fossato privo di acqua (perché il forte drenaggio del terreno non permetteva una irrigazione) era dotata di una serie di opere difensive in grado di impedire ad un eventuale assalitore l'avvicinamento ai limiti della città. Al centro era situato il Cisternone, un pozzo a doppia rampa elicoidale per permettere un rifornimento idrico in caso di assedio.
Un fitto labirinto di gallerie sotterranee si estendeva al di fuori della Cittadella in corrispondenza del Bastione del soccorso in direzione della campagna. Comprendeva delle gallerie chiamate capitali che si estendevano radialmente verso l'esterno ed erano a loro volta distinte in capitali alte e capitali basse, sovrapposte come erano le une alle altre; una galleria magistrale riuniva le capitali alte correndo esterna al fossato.
Un'altra serie di cunicoli era dato dalle gallerie secondarie che si diramavano dalle precedenti per coprire una vasta area. Infine, piccoli tratti di galleria ad altezza più contenuta venivano utilizzati per raggiungere i singoli fornelli (o galleria di contromina) predisposti per lo scoppio dell'esplosivo.

Mastio della Cittadella
Realizzato alla vigilia dell'Assedio di Torino del 1706 e completato, infine, entro il 1709, questo impianto difensivo sotterraneo costituirà uno degli elementi principali nel rallentamento dell'avanazata francese verso le mura.
Quando ad inizio dell'800 Napoleone ordinò la demolizione delle mura della città, risparmiò la Cittadella riconoscendo la qualità del progetto del Paciotto. Nella primavera del 1799 essa ospitò per breve tempo il papa Pio VI, in viaggio verso la Francia dove era stato condannato all'esilio dalla violenza anticlericale post-rivoluzionaria.
Mastio della Cittadella
Il 12 marzo 1821 la Cittadella venne assalita da un gruppo di ufficiali carbonari che insorsero per scacciare gli austriaci dall'Italia. Quella notte Vittorio Emanuele I abdicò in favore di Carlo Felice che, aiutato dalle truppe austriache, disperse i rivoltosi.
L'evoluzione delle tecniche d'assedio nel corso dell'800 portò all'obsolescenza della Cittadella, degradata a semplice caserma dei Carabinieri, per di più fatiscente. Caduta la sua funzione difensiva, nel 1856 si decise la completa demolizione della fortezza.
Venne risparmiato solo il Mastio, tutt'oggi presente, che servì come prigione dello Stato sabaudo: nel 1748 vi morì il famoso storico napoletano Pietro Giannone, perseguitato dalla Chiesa e fatto perciò arrestare per volere di Carlo Emanuele III. Attualmente esso è adibito a Museo Storico Nazionale dell'Artiglieria; pressoché intatte sono rimaste anche quasi tutte le gallerie sotterranee, tuttora visitabili e facenti parte del Museo Pietro Micca e dell'Assedio di Torino del 1706. Entro la zona un tempo occupata dalla Cittadella sorge l'odierna Chiesa di Santa Barbara, che tra l'altro custodisce la tomba del conte Pietro de la Roche d'Allery (comandante della cittadella nel tempo dell'assedio del 1706).
Mirò
Fonte: Wikipedia
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/09/il-mastio-della-cittadella-di-torino.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 38/58, Il '600, la questione del Monferrato. Madama Cristina, l'ingerenza francese
mercoledì 21 settembre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 38, Il '600, la questione del Monferrato. Madama Cristina, l'ingerenza francese
Carlo Emanuele di tenta di approfittare di una situazione ereditaria confusa per avanzare pretese sul Monferrato. Il gioco diplomatico non gli dà frutti e dunque Carlo Emanuele I riprende la guerra. Conta su di un appoggio francese che si rivela non effettivo, e dopo alterne vicende, gravi danni e moltissimi soldi spesi, il tutto si conclude con nulla di fatto, salvo la fama ottenuta dal Duca, di aver tenuto testa agli Spagnoli.
Inizia la guerra dei trent'anni. Il Duca Carlo Emanuele nutre progetti ambiziosi, ed entra in una lega con Francia e Venezia nel 1623, mentre in Francia, il Cardinale Richelieu diventa l'ispirstore politico del Rè (in effetti ha lui il potere). Lo scopo del Duca è quello di espandersi a spese di Genova.
Qualche successo, che invoglia il Duca a pensare ad una espansione in Lombardia, poi i Francesi lasciano l'impresa (a loro serviva solo un diversivo). Carlo Emanuele I ritorna allora ai progetti sul Monferrato, e si accorda quindi con gli Spagnoli per una sua spartizione, ed inizia la guerra nel 1628. Gli Spagnoli dovrebbero occupare Casale, e Carlo Emanuele occupa rapidamente Alba, Trino, ed altri territori mentre gli Spagnoli assediano Casale.
I Francesi tentano di impedire la caduta di Casale, i Piemontesi si oppongono al passaggio delle truppe francesi, mentre segretamente mettono in atto quanto possibile a che Casale non cada in mano spagnola. Si ha uno scontro con la Francia (chi dice poco più che simulato) ove appare una Francia vittoriosa. Si giunge ad un successivo trattato (Susa) nel quale si evita la caduta di Casale e Carlo Emanuele ottiene un piccolo incremento territoriale a spese del Monferrato (1629), frutto del doppio gioco messo in atto (almeno così pare).
Il contrasto franco-spagnolo si riaccende e Carlo Emanuele, dapprima neutrale, passa con gli Spagnoli, mentre i Francesi ritornano in Piemonte. Si arriva al 1630, quando il problema, per la gente, diventa la peste. Nello stesso anno il Piemonte rimane in balia dei Francesi e Carlo Emanuele I muore.
La peste devasta il Piemonte. Prima della malattia vi erano stati anni di carestia ed alluvioni. Si fermano gli scambi e cresce un sottofondo di delinquenza, di persone che speculano sulla situazione. Si distinguono anche persone valide e caparbie che lottano contro le avversità per la loro comunità. Il sindaco di Torino, Francesco Bellezia, è uno di questi. Le possibilità sanitarie dell'epoca non possono evitare che interi paesi vengano spopolati dalla morìa. In Torino si giunge al livello di 150 morti al giorno (su una popolazione rimasta in città di 10 o 12 mila abitanti, essendo gli altri andati fuori città).
A Carlo Emanuele succede il figlio Vittorio Amedeo I, sposato con Cristina, strettamente legata alla Francia, essendo la sorella del Rè Luigi XIII.. Il Duca cerca un riavvicinamento alla Francia, che è dinuovo presente in Piemonte, spinto dalla moglie, mentre i suoi fratelli il Principe Tommaso di Carignano ed il cardinale Maurizio sono contrari a questa politica. La politica di Vittorio Amedeo I diviene asservita alla Francia .Il Duca ottiene di essere riconosciuto rè di Cipro, titolo già posseduto "in teoria", e la moglie diventa Sua Altezza Reale o Madama Reale (titolo senza stato, che in Europa sucita qualche ironia). Passa alla storia con il nome di Madama Cristina.
Vittorio Amedeo si trova nei giochi del Cardinale Richelieu, che ha mire sul Ducato di Savoia, la sua politica filofrancese, condizionata spesso dalla moglie, pone le basi della successiva guerra civile. Il Duca, incoraggiato dalla Francia, spinge le sue mire verso Milano, ma l'appoggio francese non è determinante, in quanto per la Francia questo è solo un diversivo nella sua azione contro la Germania. Sfumata la possibilità di vittoria in Lombardia, il Duca tenta l'espansione verso Genova, ma muore nel 1636.
Alla morte di Vittorio Amedeo I, il figlio Francesco Giacinto è di pochi anni. La reggenza spetta a Madama Cristina. Il primogenito morirà ragazzo e la successione passerà a Carlo Emanuele II, il secondogenito. La reggenza dunque diventa un periodo lungo. Si formano due fazioni in guerra: i madamisti (madama Cristina - Francesi) ed i principisti (principe Tommaso - Spagnoli). Il principe Tommaso, appoggiato dagli Spagnoli, arriva ad assediare ed occupare Torino, ma deve ritirarsi perchè l'appoggio spagnolo viene meno. I principi Tommaso e Maurizio ottengono comunque dall'Imperatore la loro nomina a tutori del giovane Carlo Emanuele II e la reggenza.
Ora la guerra civile è ufficializzata. Cristina si firma "Cristina di Francia", il cardinale Richelieu medita di annettere definitivamente il Piemonte alla Francia. Cristina cede alcune piazzeforti alla Francia e questo fà trovare ai principi Tommaso e Maurizio appoggi in molte città piemontesi, che passano dalla loro parte. Continua la guerra contro la Spagna, con una posizione ambigua della Francia, che in realtà non aiuta il Piemonte, che nei suoi piani non deve riprendere peso. Vercelli viene occupata dagli Spagnoli. La politica del Richelieu si fà sottilmente pericolosa, ma Cristina evita comunque, e non ostante tutto, le trappole principali.
Nel 1642 si giunge ad un accordo di pace che si dimostra inutile. Madama Cristina non gode di buona fama, ma nel periodo le calunnie si sprecano. Nel 1648 si giunge alla pace di Westfalia, con la quale rimane pesante la presenza francese in Piemonte (Pinerolo ed altre piazze). Ciò che resta del Monferrato passa ai Savoia, ma Casale rimane al Duca di Mantova.
Carlo Emanuele II sale al potere, sempre nella scia della madre e riottiene, occupandola, Vercelli nel 1660. Madama Cristina muore nel 1662. Un figlio del principe Tommaso, Eugenio di Savoia-Carignano passa al servizio degli Asburgo e riapparirà nella storia del Piemonte. Carlo Emanuele II tenta l'espansione territoriale ai danni di Genova, (1672) ma fallisce. Muore nel 1675, quando il figlio Vittorio Amedeo è ancora ragazzo.
Si ha una nuova reggenza della madre Maria Giovanna Battista di Savoia -Nemours. In questo periodo ancora una volta il Piemonte subisce una pesante ingerenza francese (Luigi XIV è il Rè di Francia in questo periodo), e si trasforma, in pratica, in Provincia della Francia, che ne controlla persino il bilancio.
Sono di questo periodo la resistenza armata alla tassa sul sale nella zona di Mondovì fra il 1680 ed il 1699, e la guerra contro i Valdesi, decisa per sudditanza alla Francia, e di cui diremo.
Vittorio Amedeo II assume il potere solo nel 1684. Il duca inizia subito a prendere le distanze dalla Francia e ristabilisce i rapporti con il principe Eugenio, suo cugino, che milita in campo avverso alla Francia, essendo al servizio dell'Austria.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/
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Vercelli: Basilica di Sant'Andrea
aggiornato al 19/09/2011
La basilica di Sant'Andrea è uno dei monumenti più importanti e conosciuti della città di Vercelli. Fu fondata nel 1219 per volontà del cardinale Guala Bicchieri e completata nel 1227. Si tratta di un esempio precoce di architettura gotica italiana, ispirato a modelli cistercensi. In essa si fondono in modo paradigmatico la tradizione romanica ed i nuovi influssi del gotico europeo.
Cenni storici
La basilica fu edificata tra il 1219 ed il 1227 per iniziativa del cardinale Guala Bicchieri. La prima pietra per l'edificazione della nuova basilica fu posta, alla presenza del vescovo Ugone, il 19 febbraio 1219. Il cardinale era da poco tornato dall'Inghilterra dove, nel suo ruolo di legato pontificio, aveva potuto guadagnarsi le stima e la gratitudine del re Enrico III, al punto da ottenere come ricompensa le rendite in perpetuo dell'abbazia di Saint Andrew a Chesterton, Cambridge. In virtù delle risorse finanziarie disponibili il cardinale decise dunque di convocare da Parigi a Vercelli alcuni canonici di Saint-Victor e di affidare loro la titolarità della edificanda abbazia, nonché dell'ospedale per i pellegrini di cui si iniziò la costruzione nel 1224. Furono verosimilmente tali canonici, ed in particolare l'abate Tommaso Gallo - già docente all'Università di Parigi - ad importare in terra padana le novità dell'architettura gotica sorte nell'Ile-de-France.
Sfruttando le proprie doti diplomatiche, il cardinale riuscì, negli anni successivi, a proteggere ed aumentare i possedimenti dell'abbazia mediante donazioni e privilegi provenienti dal papa Onorio III e dall'imperatore Federico II (suo è il diploma di protezione emanato nel 1226). Nel 1227, anno in cui il cardinale Bicchieri si spense a Roma, la costruzione della basilica era terminata.
Non si conosce quale architetto abbia progettato la basilica e coordinato i lavori, pur essendosi congetturato un ruolo attivo dello stesso Tommaso Gallo in quanto conoscitore del gotico francese, mentre secondo Giulio Carlo Argan l'architetto potrebbe essere Benedetto Antelami. Bisogna in ogni caso ipotizzare, oltre all'opera di architetti consapevoli dei modelli cistercensi, anche l'intervento di costruttori legati alla tradizione romanica lombardo emiliana, poiché nella realizzazione della basilica si assiste ad un fusione tra la recente affermazione dello stile gotico ed il lascito di tale tradizione.
Il complesso architettonico abbaziale ha conservato in ampia misura l'aspetto originale. All'inizio del XV secolo venne costruito, in posizione isolata sul lato destro della chiesa, un nuovo campanile che presenta il medesimo stile dei due campanili posti a fianco della facciata. Nel corso del XVI secolo – quando già ai canonici di San Vittore erano subentrati i canonici Regolari Lateranensi - venne rifatto il chiostro del monastero, conservando tuttavia le originali colonnine disposte a gruppi di quattro che ancora oggi si osservano.
Il complesso ha subito danneggiamenti legati, oltre cha all'usura del tempo, ad alcuni eventi bellici, quali l'assedio spagnolo della città di Vercelli nel 1617. Nel 1818 si costituì una commissione per il restauro del complesso che ne affidò la realizzazione a Carlo Emanuele Arborio Mella; i lavori terminarono nel 1840. Fu nel corso di tali restauri che venne ritrovato lo Scrinium (cofano da viaggio) del cardinale Guala Bicchieri oggi conservato al Museo civico d'arte antica di Torino. Altri interventi di restauro ebbero luogo nel 1927 e nel 1955-60.
| Basilica di Sant'Andrea | |
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da: http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Sant%27Andrea_(Vercelli)
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Il Palio si corre ad Asti domenica 18 settembre
ago 30th, 2011
di webmaster
Nel XIII secolo gli astigiani istituirono la corsa del Palio. La prima notizia certa risale al 1275 anno in cui, secondo Guglielmo Ventura, cronista locale, gli astigiani corsero il Palio, per dileggio, sotto le mura della nemica città di Alba, portando danni e devastazioni alle vigne.
Oggi la città mantiene un tessuto urbano a testimonianza dei fasti di un tempo; le torri e le caseforti, i palazzi medievali e le caratteristiche vie del centro storico fanno da cornice all’affascinante rievocazione storica del Palio di Asti di domenica 18 settembre.
Sono ventuno i contendenti che nelle settimane precedenti la corsa cercano di propiziare la vittoria con cene pantagrueliche, riti scaramantici, burle salaci nei confronti dei borghi avversari, sino all’ultimo intenso confronto in campo, preceduto dal sontuoso corteo storico composto da oltre milleduecento figuranti in costume medievale. Dopo molto impegno, tanta passione e altrettanti affanni, uno solo potrà stringere tra le mani il drappo cremisino con le insegne della città e l’immagine del Santo Patrono San Secondo, opera quest’anno del Maestro Antonio Guarene , architetto astigiano, disegnatore satirico, scenografo allievo di Eugenio Giglielminetti.
Sin dalle giornate precedenti si possono apprezzare le molte iniziative collaterali e preparatorie: il Palio degli Sbandieratori, il variopinto mercatino, le prove dei fantini titolari sul campo, un’opportunità da non perdere per chi voglia davvero calarsi nell’atmosfera dell’evento.
Asti non è solo Palio: il visitatore attento potrà scoprire musei e monumenti, botteghe di antiquari e mercatini, torri merlate e ombrosi cortili. Percorrendo corso Alfieri, l’antica via Maestra, noterà un palazzo imponente ed elegante nelle sue forme barocche: è la dimora dei conti Alfieri, dalla cui stirpe nacque Vittorio (Asti 1749 – Firenze 1803) insigne trageda e spirito libero, famoso per le sue opere, ma anche per la grande passione che nutriva per i cavalli.
Asti, capitale del vino, è nota per la sua prelibata gastronomia. Dal profumato tartufo bianco agli agnolotti “gobbi” accompagnati dal barbera, dal ricco bollito esaltato dai “bagnetti” alla “bagna cauda” portentosa salsa di acciughe, aglio e olio nella quale intingere le verdure del Tanaro, dal “bonet” al cioccolato, ai fragranti amaretti annegati in un profumato calice di Asti Spumante e a tutte quelle ricette tipiche di una città in cui il buon mangiare e il buon bere sono un tutt’uno con la sua ricca storia secolare.
Il Palio di Asti è organizzato dal Comune di Asti con il sostegno di Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Centrale del Latte di Torino SpA, Consorzio dell’Asti Spumante.
Dalle 14.30 di domenica 18 settembre fino al termine della gara il Palio di Asti è in diretta televisiva su Grp. Telecronache a bordo pista, commenti di ospiti illustri e i racconti degli astigiani in un evento imperdibile legato all’eccellenza del territorio piemontese. E dal 1 settembre tutti i giorni alle 19.30 “Aspettando il Palio”, la striscia quotidiana di approfondimento sui temi legati all’evento più atteso dagli astigiani.
Programma delle manifestazioni collegate al Palio
Mercoledì 14 settembre. Ore 18 – Inaugurazione mostra Maestro del Palio Antonio Guarene presso Il Battistero di San Pietro in Asti, Cso. Alfieri,2 - fino al 27 novembre, orario:
settembre : venerdì 16/19
sabato e domenica 10/13 , 16/19
ottobre e novembre : venerdì sabato e domenica 16/19
Info: 0141/353072
Giovedì 15. Ore 21 – Palio degli Sbandieratori – piazza San Secondo
Venerdì 16. Dalle 14,30 alle 19 – Prove ufficiali del Palio – piazza Alfieri – Ingresso gratuito.
Venerdì 16 e sabato 17. Dall’alba al tramonto – Mercatino del Palio – piazza San Secondo. Animazioni e spettacoli nelle vie del centro storico
Cene propiziatrici nelle piazze e nelle vie cittadine.
Sabato 17. Ore 14,45 da piazza Roma – corteo in costume di oltre 900 bambini che, percorrendo corso Alfieri, via Gobetti e piazza San Secondo, raggiungeranno piazza Alfieri per assistere alle prove dei cavalli e dei fantini
Ore 15-19 – “Festa dei bambini”, in collaborazione con la redazione de “La Stampa” in piazza San Secondo
Ore 15-19 – Distribuzione prodotti Centrale del latte di Torino in piazza San Secondo
Ore 16 – Prove della vigilia dei cavalli e dei fantini – piazza Alfieri – ingresso gratuito posto unico in tribuna
Cene propiziatrici nelle piazze e vie cittadine
Domenica 18. Ore 10-19 – Distribuzione prodotti Centrale del Latte di Torino, in piazza San Secondo
e Cso. Alfieri
Ore 10 – Benedizione del cavallo e del fantino – Parrocchie cittadine
Ore 11 – Esibizione degli sbandieratori dell’A.S.T.A. – piazza San Secondo
Ore 12 – Pubblicazione all’Albo Pretorio dell’elenco dei cavalli e dei fantini
iscritti alla corsa del Palio – Municipio piazza San Secondo
Ore 14 – Corteo storico con 1.200 figuranti in costume medievale, da piazza Cattedrale
Ore 16 – Corsa del Palio – piazza Alfieri
Biglietteria del Palio
biglietteria@astiturismo.it tel . 0141/320978
Prove ufficiali: posto unico in tribuna - ingresso gratuito
Per il Palio: Parterre gratuito – posto in tribuna da 21 a 85 € (fino a 5 anni ingresso gratuito)
Info: www.comune.asti.it – www.palio.asti.it – Servizio Manifestazioni e Turismo tel. 0141 399.486/399.482 - fax 0141 399.483 e-mail: manifestazioni@comune.asti.it
da: http://www.vallibbt.com/2011/08/30/il-palio-si-corre-ad-asti-domenica-18-settembre/
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Miro: Mondovì e il Monregalese - Scoprire il Piemonte in 1 giorno
venerdì 16 settembre 2011
Le tappe di oggi sono ben 6, ma ci sposteremo di pochi kilometri per vedere panorami e luoghi completamente diversi: Mondovì , Villanova, Pianfei e le grotte, Roccaforte di Mondovì e Lurisia.
1° Tappa ore 9:30 Mondovì (Piazza)
L’itinerario ha inizio con il capoluogo del Monregalese, Mondovì, cui dedicare una mezza giornata. La parte alta (Piazza) é raccolta su un colle tra mura medievali, la parte bassa é composta dai rioni operosi tra cui Breo, Carassone, Piandellavalle. A Piazza le strade convergono verso Piazza Maggiore, circondata da portici, su cui si affacciano la casa dei Bressano (sec. XIII), i palazzi del Governatore, della Sottoprefettua, del Comune, e l’inserto barocco della chiesa e del collegio dei Gesuiti. La prima, detta “La Missione”, venne costruita da Giovenale Boetto nel ‘600 e dipinta all’interno da Andrea Pozzo, che diede qui prova della sua bravura di prospettico esplosa poi a Roma e a Vienna.
Salendo verso nord si raggiungono il Vescovado, sede universitaria dal 1556 al settecento, con la sua Sala delle Lauree e la Sala degli Arazzi (tessuti da F. van den Hecke su cartoni di P.P. Rubens nel 1619), la Cattedrale di S. Donato progettata dall’architetto monregalese F. Gallo nel ‘700, il Belvedere, giardino da cui si gode uno splendido panorama, dominato dalla Torre dei Bressano.
Sempre a Piazza è visitabile la Sinagoga del ‘700, e la chiesa della Misericordia, altro interessante esempio dell’estro giovanile del Gallo.
2° Tappa ore 11:30 Mondovì (Breo)
A Breo invece, sede attuale del comune e centro della vita commerciale della cittadina, si possono ammirare la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dalla facciata barocca e con il“moro” (simbolo della città, curioso automa che si alza dal trono per battere le ore), numerosi palazzi signorili, e S. Filippo, imponente chiesa barocca disegnata dal Gallo ed innalzata nel 1734-57.
Per spostarci da da Mondovì Piazza a Breo useremo la funicolare che è molto panoramica.
panoramica.

Pausa pranzo
3° Tappa ore 14:00 Villanova
Inoltrandosi nelle breve valle Ellero, a Villanova é particolarmente interessante l’ex confraternita di S. Croce, splendida costruzione di B.A. Vittone tra il barocco ed il neoclassico.
4° Tappa ore 15:00 Pianfei
Imboccando la strada verso Pianfei, si incontrano le Grotte dei Dossi, interessanti per le concrezioni colorate del labirintico percorso dallo sviluppo suborizzontale.
5° Tappa ore16:00 Roccaforte di Mondovì
Proseguendo in direzione Roccaforte, si incontra dopo due chilometri il curioso Santuario di Santa Lucia, aggrappato alla parete rocciosa, con una cappella inglobata in una grotta naturale.
Roccaforte Mondovì conta diverse borgate, tra cui Prea, con tetti in ardesia e la facciata della chiesa completamente affrescata, sede di un noto Presepe Vivente, l’insolito Santuario di S. Anna in barocco francese, la pieve di S. Maurizio, dell’XI secolo, con affreschi di scuola bizantina e del Quattrocento, attribuiti al Mazzucco.
6° Tappa ore 17:30 Lurisia
Per completare le visite, a soli 7 km. dal capoluogo, si incontra la stazione termale di Lurisia, dove dissetarsi con le sue acque, note per essere tra le più leggere d’Italia.
Monregalesi al rhum, i bonbons dei Dossi di Villanova, acqua di Lurisia, “cupette” (frutta secca tostata racchiusa in ostia), funghi, castagne, formaggio raschera DOP, le “balle d’asu” (tipo di salame).
Mirò
Fonte:ATL Cuneo
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/09/itinerari-mondovi-e-il-monregalese.html
CONSIGLI PER GLI ACQUISTI
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Settembre e ottobre a Racconigi
aggiornato al 15/09/2011
Dal 12-09-2011 Al 31-10-2011
Via Morosini, 3 - 12035 Racconigi (Cn)

Settembre e ottobre a Racconigi
Nei mese di settembre e ottobre, il Castello e il Parco di Racconigi regalano a grandi e piccini numerose occasioni per trascorrere una giornata in un luogo carico di suggestioni e ricco di una grande varietà di specie vegetali e di animali protetti. Non a caso il Parco di Racconigi si è aggiudicato nel 2010 l’ambito titolo di “Parco più Bello d’Italia”, Premio Internazionale di Parchi e Giardini creato allo scopo di valorizzare il patrimonio architettonico e paesaggistico italiano. Tanti buoni motivi per (ri)scoprire e vivere un luogo che, dopo essere stato per secoli dimora di principi e re, da alcuni anni si ripropone di coinvolgere il pubblico attraverso iniziative, visite, esposizioni, attività didattiche e molto altro ancora.
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 37/58, Guerra di religione sulle Alpi
mercoledì 14 settembre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 37, Guerra di religione sulle Alpi
Dal 1532 i Valdesi hanno aderito alla Riforma di Lutero e Calvino, come abbiamo visto, e possono contare su un qualche appoggio internazionale. Nel Piemonte occupato dai Francesi (prima parte del secolo XVI) i Valdesi hanno qualche vantaggio iniziale a scapito dei Signori locali. Presto comunque riprendono le persecuzioni, in particolare nelle valli Chsone e alta valle Susa, che sono dominio del Delfinato. Molti Valdesi emigrano in Svizzera (a Ginevra si forma una larga colonia piemontese).
Nel 1557 sale al trono di Francia Francesco II, che organizza subito una spedizione anti Valdese. Molti dei Valdesi francesi si rifugiano nelle valli del pinerolese e nell'alta val Chisone. A questo punto i Valdesi decidono di attrezzarsi per difendere con le armi non solo la propria libertà di religione, ma anche la propria terra.
Salito al potere, Emanuele Filiberto si trova in una situazione problematica. Ha bisogno di pace interna per le sue riforme e dunque non intenderebbe fare guerra ai Valdesi, ma ad Augusta, nel 1555 è stato stabilito il principio che la popolazione deve seguire la religione del sovrano, e per di più i Valdesi sono appoggiati da Ginevra, città che la Riforma ha sottratto ai Savoia.
Dopo qualche tentativo di risolvere la questione senza armi, nel 1560 inizia la guerra. Viene organizzata una spedizione anti Valdese, che non risolve nulla se non di favorire una alleanza tra i Valdesi piemontesi e quelli del Delfinato. La guerra si trascina senza successi per i ducali, di fronte ad un nemico sfuggente, in grado di colpire e scomparire.
Intanto però in Francia è ora reggente Caterina de Medici, che ha una politica di tolleranza nei confronti dei Riformati, ed anche Emanuele Filiberto pensa alla pace, che gli è necessaria per riformare lo stato. A Cavour, nel 1561, viene fatto un trattato di pace che, con molte limitazioni, è il primo atto di tolleranza religiosa europeo, un principio nuovo.
Questo risolve momentaneamente il problema nel Ducato di Savoia, ma non nel Delfinato, che per quanto riguarda il Piemonte comprende le alte valli di Susa e Chisone. Qui la guerra continua per altri due anni, con violenze e distruzioni da ambedue le parti. nel 1563 Caterina de Medici emana un editto che concede la libertà religiosa ai Riformati.
Ma la guerra riprende nel 1569. Con un colpo di mano i Riformati attaccano ed occupano Exilles (all'epoca nel Delfinato), comandati dal capitano Nicola Colombin. I cattolici hanno come comandante
La Casette, che prontamente riesce a riprendere la fortezza. Il Colombin afferma che una potenza straniera ha assicurato denaro in cambio della cessione della fortezza. È probabile che dietro il colpo di mano vi sia stata l'azione di Emanuele Filiberto.
Dopo la Notte di San Bartolomeo a Parigi, i Valdesi, nel 1572, riprendono le incursioni, e si hanno alcuni anni di guerriglia e di distruzioni.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/09/piccola-storia-del-piemonte-3758-guerra.html
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Miro: Ponte del Diavolo o del Ròch a Lanzo Torinese
09/09/2011
Il Ponte del Diavolo o Ponte del Ròch (pietra in piemontese) fu edificato nel 1378 col consenso del Vice castellano di Lanzo Aresmino Provana di Leynì, collaboratore di Amedeo VI di Savoia (conosciuto come il Conte Verde). La spesa, interamente sostenuta dalla Castellania di Lanzo, fu di 1400 fiorini (per sostenere questa spesa venne imposta una tassa sul vino per dieci anni).
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Il Ponte del Diavolo serviva a collegare Lanzo e le sue Valli con Torino superando la Stura e permettendo così di evitare il passaggio da Balangero, Mathi e Villanova, territori governati dai Principi di Acaja, e da Corio, sotto il controllo dei Marchesi del Monferrato , entrambi ostili ai Savoia.
Di notevole interesse le presenze architettoniche costituite dal medievale Ponte del Diavolo e dalle Cappelle di San Rocco e di San Giacinto, oltre alle formazioni geologiche denominate "marmitte dei giganti" poste immediatamente a monte del ponte.
Il tutto incorniciato da una formazione boschiva che, pur senza rivestire particolare interesse botanico-forestale, svolge un'importante funzione paesaggistica e propone un insieme di specie assai differenziate: dalle solide querce, alle betulle.
Il ponte ha una luce di 37 metri ed un'altezza di 16, costruito a schiena d'asino. Su di esso è stata costruita una porta che veniva chiusa allo scoppiare di epidemie (come la peste) per impedire il passaggio dei forestieri e preservare il borgo.
Il nome del ponte deriva dalla leggenda secondo la quale fu il diavolo in persona a costruire il ponte dopo che per ben due volte ne era stato edificato uno, sempre crollato. In cambio il diavolo avrebbe preso con sè l'anima del primo a transitare sul ponte, e per questo venne fatto passare un cagnolino. Il diavolo, adirandosi, avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le caratteristiche "Marmitte dei Giganti", ancor oggi visibili dietro la Cappella di San Rocco, all'imbocco del ponte dalla parte di Lanzo.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/09/ponte-del-diavolo-o-del-roch-lanzo.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 36/58, La Sindone a Torino
mercoledì 7 settembre 2011
Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 36, La Sindone a Torino
Si hanno notizie confuse sulla Sindone a partire dal VII secolo d. C. e si sà che nel Medio Evo esistevano varie "sindoni". Quella di Torino, per vari riscontri, è quella che offre la maggior probabilità di autenticità, sebbene con molti interrogativi. Nel 1204 compare per la prima volta alla vista dei crociati che entrano in Costantinopoli, ed è descritta da Roberto di Charny. Si dice quindi che sia stata portata in Francia e tenuta dai Templari. Soppresso l'ordine dei Templari, la Sindone sarebbe stata affidata alla famiglia Charny.
La prima data certa per la Sindone di Torino è il 1353, quando si trova a Lirey. Il Vescovo di Troyes ne proibisce l'ostensione nel 1389, per via delle superstizioni che, all'epoca, alimenta. Margherita di Charny affida la sindone ad Anna di Lusignano, moglie di Ludovico di Savoia forse nel 1453, mentre un documento del 1464 attesta che la Sindone è proprietà dei Savoia. Nel 1502 la Sindone è a Chambery, custodita nella Sainte Chapelle.
Antonio di Lalaing, signore di Montigny dice di essere stato testimone di un "Giudizio di Dio" sulla Sindone, che viene bollita in olio e liscivia per vedere se l'impronta scompare, cosa che sarebbe successa se si fosse trattato di una pittura. Nel 1532 viene parzialmente danneggiata da un incendio, e quindi viene restaurata dalle suore clarisse.
Viene portara a Milano, a Nizza, a Vercelli da Carlo II che teme possa venire sottratta. A Vercelli, alla morte di Carlo II, viene avventurosamente salvata dai saccheggi francesi, da un canonico Costa. Quindi torna a Chambery.
Nel 1578, avendo il Cardinale di Milano Borromeo espresso l'intenzione di visitare la Sindone, Emanuele Filiberto la fà portare a Torino, onde il cardinale non debba attraversare le Alpi. La Sindone non tornerà a Chambery. Dal 1694 viene posta nella cappella del Guarini, dove si trovava fino all'ultimo incendio dei giorni nostri, che ha rischiato di distruggerla. Tuttora si trova in locali del duomo tenuta in una teca in atmosfera artificiale, per evitarne l'ulteriore ossidazione.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/09/piccola-storia-del-piemonte-3658-la.html
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Verbania: Oratorio di San Remigio
Attualizzato al 03/09/2011
Oratorio di San Remigio: dichiarato monumento nazionale nel 1908 è un oratorio in stile romanico situato in cima al promontorio della Castagnola che risale alla prima metà del XI secolo e XII secolo. A questo nel XIV secolo è stato aggiunto un portico. La pianta a due navate che terminano in absidi semicircolari, con una campanile a pianta quadrata sul lato nord. Nell'interno si trovano alcuni affreschi, il più antico dei quali (risalente al XI secolo) ritrae una figura inginocchiata (probabilmente raffigurante Riprando, vescovo di Novara) affiancata da due arcangeli (Gabriele e Michele) di fronte ad un Cristo benedicente. La seconda abside contiene due affreschi di autori differenti, uno raffigurante Cristo con gli apostoli ed il secondo rappresentante i mesi dell'anno.
da: http://it.wikipedia.org/wiki/Verbania
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Piemonte informa: Al Forte di Exilles nuovo ascensore e Museo olimpico
Ha scelto un luogo non casuale l'assessore regionale alla Cultura, Michele Coppola, per incontrare i sindaci dell' Alta Valsusa: il Forte di Exilees, dove il 22 ottobre verranno inaugurati il nuovo ascensore e il Museo olimpico.
"La cultura è un'eccellenza del Piemonte e la rinascita del Forte di Exilles deve rappresentare un nuovo punto di partenza per il rilancio della Valsusa e dei comuni olimpici proprio in questo momento storico - ha dichiarato Coppola dopo l'incontro - Sono molto soddisfatto perché un anno fa, in occasione del primo incontro con gli amministratori della Valsusa, avevo fatto una promessa: portare a termine i lavori del nuovo ascensore, insieme ai lavori di ristrutturazione, e spostare in una sede più opportuna il Museo olimpico, che era ospitato nel Museo regionale di Scienze naturali di Torino. Promessa mantenuta grazie all'impegno della Regione ed alla collaborazione ed alla capacità dei sindaci e degli amministratori della Valsusa di fare squadra".
"Ora - ha osservato l’assessore - si apre una nuova stimolante fase: continuare a lavorare insieme perché il Forte di Exilles, grazie al nuovo ascensore scavato nella roccia e alla mostra olimpica diventi la calamita di un sistema culturale e turistico che vede nei Comuni olimpici i principali protagonisti".
Nel corso dell'incontro è emersa infatti la forte volontà dei sindaci di fare rete valorizzando i beni culturali del territorio, dai forti come Exilles, Novalesa e la Sacra di San Michele ai borghi storici. Secondo Coppola, “è un messaggio molto forte: le immagini della Valsusa non devono e non possono essere sempre e solo gli scontri No Tav. Lavoriamo insieme perché siano quelle, certamente più belle e più reali, del suo patrimonio naturale e culturale, di cui il Forte di Exilles è il simbolo".
ggennaro / 02 settembre 2011 / da: http://www.regione.piemonte.it/notizie/piemonteinforma/diario/al-forte-di-exilles-nuovo-ascensore-e-museo-olimpico.html
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Miro: Piccola Storia del Piemonte, Capitolo 35/58, Il secondo '500, Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I
mercoledì 31 agosto 2011
Al termine della guerra franco-spagnola (trattato di Cateau-Cambrésis nel 1559) Emanuele Filiberto di Savoia rientra in possesso delle terre sabaude, ma non tutte. Alcune città, fra cui Torino e Pinerolo, restano come piazzeforti Francesi, mentre Asti e Vercelli restano agli Spagnoli, Alessandria rimane sotto Milano.
Per il Duca Emanuele Filiberto tramonta ogni possibilità di espandere lo stato oltralpe, e dunque rimane soltanto la possibilità di rafforzarsi in Italia, ma solo dopo aver riacquistato un po' di peso politico: lo Stato infatti è ora molto vulnerabile, ed il Duca si rende conto che potrebbe essere eliminato nei giro di una giornata. Emanuele Filiberto lavora molto a riorganizzare e modernizzare lo Stato. Dopo anni di guerre e di sbando, è necessario far rinascere un senso morale ed un senso dello stato. A questo Emanuele Filiberto lavora con decisione ed autoritarismo.
Il suo assolutismo accentra molto il potere a scapito dei benefici feudali precedenti, e questo, per la gente comune, finisce per essere un vantaggio. Tratta lo sgombero del Piemonte da parte dei Francesi e riacquista Torino nel 1562. Torino viene scelta come capitale dello stato, in vista di una futura espansione al di quà delle Alpi (e poi perché Chambery è troppo esposta ai Francesi). Prima di tutto Emanuele Filiberto, che verrà detto "Testa di ferro" (testa 'd fer), si occupa della ricostituzione dell'esercito, convinto che lo stato deve poter contare su sue forze significative per sopravvivere e rinforzarsi. Nei piani del Duca l'esercito non deve più essere mercenario, ma una forza nazionale basata su soldati che fanno servizio per la loro terra.
Viene così potenziata e ristrutturata la milizia paesana, di cui sono fatti responsabili i nobili locali. Ai nobili viene fatta l'offerta, in pratica irrinunciabile, di servire come ufficiali, unica strada che permetta successivi miglioramenti di posizione. L'organizzazione prevista dal Duca, infatti, tende a portare i nobili al servizio dello stato. Molto viene investito nella disciplina e nella convinzione dell'esercito, mettendo le basi di quello che diventerà il mito dell'esercito piemontese, sempre piccolo ma estremamente valido e determinato. Lo stile militaresco viene esportato alla vita civile.
La seconda metà del secolo XVI vede Spagnoli, il duca di Mantova e Francesi, occupare larga parte del Piemonte, con scontri armati in Monferrato e nel Marchesato di Saluzzo, ora controllato dalla Francia. Nel Monferrato il Duca di Mantova tenta di eliminare le istituzioni comunali di Casale, il comune reagisce ed il Duca di Mantova passa ad una feroce repressione. Molte terre monferrine sono cedute dal Duca come feudi. Emanuele Filiberto, nel tentativo di ottenere qualche vantaggio, si propone come protettore della città di Casale. Nel Monferrato il Duca di Savoia ottiene appoggio e simpatie. La sua politica è altrettanto assolutistica, ma se non altro non viene considerato straniero come il Duca di Mantova. Inoltre le consuetudini di governo dei Savoia non ammettono certe brutalità messe in atto dal Duca di Mantova.
La città di Casale è costretta a piegarsi al Duca di Mantova, e perde così le sue libertà comunali, siamo nel 1568, senza che i Savoia possano intervenire. Molti Monferrini emigrano nel Ducato di Savoia e nel Marchesato di Saluzzo. Nel saluzzese lotte interne per il controllo del marchesato si intrecciano con lotte di religione. Estinta la casata dei Marchesi di Saluzzo, lo stato è amministrato da ufficiali francesi, fra di loro in lotta. Anche in questo caso Emanuele Filiberto tenta di proporsi come mediatore ed ottenere dei vantaggi.
La situazione però è che i grandi stati non hanno interesse a che il Ducato di Savoia si rafforzi. Nel 1571 la piccola marina piemontese, basata a Nizza, partecipa con onore alla battaglia di Lepanto. Nel 1575 comunque il Duca ottiene la restituzione delle piazzeforti francesi di Pinerolo, Perosa, Savigliano, e poi quelle spagnole di Asti e di Santhià. Muore nel 1580. Non ha ottenuto grandi vantaggi territoriali, ma ha trasformato lo stato dall'interno, lasciandolo ben organizzato e più solido. Verrà ricordato con favore dai Piemontesi, che ora si sentono più "nazione".
Verso la fine del '500, oltre alla Savoia francese, il Ducato comprende il tutto il Piemonte ad eccezione delle zone a est (Novara, Tortona, Alessandria), del marchesato di Monferrato, ancora sotto i Gonzaga, e dell'ex marchesato di Saluzzo, ora territorio francese. Il Delfinato comprende ancora le alte valli di Susa e Chisone. Ancora caratteristiche di questo periodo sono le lotte contro i Valdesi, con esiti alterni, che portano ad un primo "trattato di tolleranza" che, per il momento, dà un certo riconoscimento ai Valdesi, che comunque restano confinati nelle loro valli. Ma anche in questo campo, presto le guerre riprendono, ed episodi di sangue da ambo le parti si verificano sulle montagne della val Chisone e valle Susa, come vedremo.
Ad Emanuele Filiberto succede il figlio Carlo Emanuele I. La politica da lui adottata sarà avventurosa e spregiudicata, che mirerà ad approfittare di ogni circostanza che dia l'opportunità di ottenere vantaggi per il Ducato. Dove non potrà arrivare con la diplomazia (e con l'inganno) proverà con la guerra. Dunque un susseguirsi di scontri ed accordi (non sempre palesi) con Francia e Spagna, cercando appoggi da Inghilterra e Venezia.
Suoi obbiettivi sono i territori di Saluzzo ed il Monferrato, ma anche Genova ed i territori sul lago di Ginevra. È impegnato su ogni fronte militare e diplomatico, in quanto si rende conto che solo così può tenere testa alle grandi potenze e conservare l'indipendenza (o la sopravvivenza stessa) dello stato. Per quanto riguarda l'organizzazione dello stato segue la politica paterna, e con il suo potere assoluto si propone di ridurre privilegi e forza delle classi nobili, inquadrandole nella organizzazione amministrativa e militare dello stato, mentre favorisce la crescita delle classi borghesi e tenta di migliorare il livello delle classi popolari.
Le guerre richiedono soldi, ed in Piemonte spuntano tasse e gabelle, le guerre portano distruzione e morti ed il Piemonte paga anche quì il suo prezzo. Nonostante questo il Duca riesce a completare l'opera del padre nel legare a sè i sudditi che, almeno per il momento, si sentono fieri di essere Piemontesi ed appartenere al Ducato di Savoia, come anche notato da diplomatici forestieri nelle loro relazioni.
Anche Carlo Emanuele I lavora a migliorare le condizioni del Piemonte, pensa alla cultura, scrive lui stesso (anche in piemontese), espande Torino , ma essenzialmente tenta di rafforzare le difese dello stato. Le spese militari si fanno sempre più alte.
Le guerre di religione e le lotte interne al marchesato, danno pretesto al Duca di attaccare ed impadronirsi di Saluzzo nell'anno 1588. Un vero colpo di mano che suscita la riprovazione in tutta Europa e negli altri stati italiani, che non vedono bene un rafforzamento del Piemonte. Inevitabile lo scontro armato con la Francia.
Alterne vicende militari e diplomatiche con Francia e Spagna, portano a concludere il trattato di Lione del 1601, con il quale il marchesato si Saluzzo diventa sabaudo, in cambio di alcune terre d'oltralpe ed una somma di denaro, con un bilancio finale che può dirsi favorevole al Ducato di Savoia.
Lo stato è comunque molto mal ridotto, non solo dalla guerra, ma anche dalla peste che si abbatte sul Piemonte nel 1598 e 1599, seguita da una gravissima carestia nel 1602. I problemi sono tanti, e Carlo Emanuele dà mano ad alcune riforme e provvedimenti in vari campi. Torino ha assunto il suo ruolo di capitale, si abbellisce e vi convergono artisti e letterati.
Mirò
da: http://www.ilcinzanino.org/2011/08/piccola-storia-del-piemonte-3538-il.html
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Torino: Duomo di S.Giovanni e Cappella della S. Sindone
29/08/2011

È adiacente a Piazza Castello ed in vicinanza delle Porte Palatine; di origine rinascimentale (raro esempio a Torino), è dedicato a San Giovanni Battista. Eretto nel 1491-98 per volontà del cardinale Domenico Della Rovere. Nella cappella con cupola barocca è conservata la teca d' argento che contiene la Sacra Sindone, la preziosa reliquia che si ritiene essere il lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo.
L'attuale Duomo sorge in uno dei punti più ricchi di storia della città di Torino, a pochi passi dall'area archeologica e pressoché adiacente al Teatro Romano dell'antica Julia Augusta Taurinorum,. L'area sacra, anticamente, era costituita da ben tre chiese in stile romanico, probabilmente edificate sulla base di templi pagani preesesitenti, dedicate a San Salvatore, a Santa Maria di Dompno e, appunto, a San Giovanni Battista, principale fra le tre: si pensa, a tal ragione, che la consacrazione dell'edificio al Battista sia da far risalire che ai Longobardi e con precisione ad Agilulfo (re dal 591 al 615), la cui moglie, Teodolinda, fece proclamare san Giovanni patrono del regno.
La chiesa fu teatro di un fatto che particolarmente scosse la città del tempo, esattamente alla morte del re Rodoaldo, quando re Ariperto I prese il trono. Duca