Piemonte Informa: Porte aperte ai rifugi alpini

 

 

 

Il rifugio Lago verde di Prali (TO)La stagione estiva sulle Alpi viene inaugurata con un’iniziativa speciale: si chiama “Porte aperte ai rifugi” e si terrà domenica 25 luglio in 60 strutture di ospitalità a media e alta quota, scelte fra quelle più facilmente raggiungibili da un vasto pubblico ed adatte alle famiglie perché ben collegate ai sentieri e alle funivie, con percorsi di trekking di vari livelli.

Ciascun rifugio organizzerà iniziative diverse per accogliere gli ospiti: degustazioni con menu particolarmente ricchi delle specialità regionali, ma anche incontri e visite a cura di guide botaniche, concerti, dimostrazioni di arrampicata e lezioni per i bambini. Una vetrina delle tante opportunità che la montagna offre, per dare il via alla stagione estiva e che sarà replicabile anche nei weekend successivi, ma solo prenotando le attività direttamente nel rifugio scelto e aderente all’iniziativa. Verranno distribuiti anche i tesserini per il concorso “Premio fedeltà”, inaugurato la scorsa estate: bastano 20 “bollini” che certificano il passaggio in altrettante strutture per ricevere l’attestato di fedeltà e la caratteristica spilla e diventare, a tutti gli effetti, un estimatore fedele dei rifugi piemontesi.

“Porte aperte ai rifugi” è promossa dal CAI Piemonte con il sostegno e la collaborazione dell’assessorato al Turismo della Regione .

“Aprire le porte dei nostri splendidi rifugi con un programma di iniziative a cui possono facilmente aderire anche coloro che non hanno particolare esperienza della montagna - dichiara Alberto Cirio, assessore regionale al Turismo e Sport - è proprio un modo per avvicinare alle nostre splendide vette anche nuovi appassionati. Un’iniziativa che valorizza la nostra montagna che, in ogni stagione dell’anno, è una grande risorsa culturale e turistica. I rifugi, poi, sono una forma alternativa di ricettività che piace molto a chi ama stare a contatto diretto con la natura. Basti pensare che dal 2000 a oggi i pernottamenti in queste strutture sono più che raddoppiati, passando dai 18.300 di nove anni fa agli oltre 45.000 di oggi. Inseriremo i rifugi anche sulla nuova piattaforma di booking online, che sarà operativa in modo sperimentale da fine luglio e presenteremo, poi, in modo ufficiale dopo l'estate”.

jurso / 19 luglio 2010 / da: http://www.regione.piemonte.it/notizie/piemonteinforma/diario/porte-aperte-ai-rifugi-alpini.html

 

 

Il parco più bello d’Italia 2010 è in Piemonte, nel Castello di Racconigi

 

  

Il Castello di Racconigi è il vincitore dell’edizione 2010 del premio “Il Parco Più Bello d’Italia”, assegnato l’anno scorso alla Reggia di Caserta.

È arrivata l’estate, e con questa la stagione di maggior splendore dei parchi e giardini italiani. Perché non concedersi quindi un weekend all’insegna della bellezza e del patrimonio paesaggistico italiano visitando Il Parco Più Bello d’Italia 2010? La giuria dell’ormai famoso Premio di Parchi e Giardini, giunto quest’anno all’ottava edizione nazionale, si è infatti riunita nel corso della scorsa settimana ed ha eletto il Parco del Castello di Racconigi, a pochi chilometri da Torino, come vincitore dell’edizione 2010 del concorso Il Parco Più Bello d’Italia.

Il Parco del Castello di Racconigi è stato prescelto tra una rosa di dieci finalisti eletti a inizio primavera tra gli oltre cento parchi e giardini italiani iscritti al concorso. Racconigi si aggiudica quindi l’ambito titolo di “Parco Più Bello d’Italia 2010”, assegnato l’anno scorso alla splendida Reggia di Caserta con il suo Giardino Inglese.



La giuria ha voluto premiare il Castello di Racconigi per l’impegno trentennale della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Piemonte a partire dall’acquisizione del complesso da parte dello Stato nel 1980, per l’aver posto come condizione preliminare a qualsiasi intervento il tema della conoscenza, per il restauro del parco, del giardino e delle architetture, per l'attenzione riservata alla manutenzione e alle attività di valorizzazione e promozione di iniziative culturali.

Il premio, infine, è un riconoscimento alla memoria di Mirella Macera, lungimirante coordinatrice di tutti gli interventi, coadiuvata da consulenti esterni e interni con i quali ha saputo creare occasioni di diffusione della conoscenza promuovendo le più svariate e stimolanti attività, capaci di restituire quella perfetta sinergia tra il parco e il territorio circostante.

Mirella Macera, da poco scomparsa, ha dedicato la vita alla professione, ed in particolare a Racconigi, luogo per il quale ha sempre nutrito un amore infinito. Solo grazie alla sua determinazione e alla sua forte volontà, il castello e il parco sono stati in questi ultimi anni quasi interamente restaurati e aperti al pubblico, con una media di duecentomila visitatori annui.

Sentiva, forte, l’esigenza di formare professionalità e di lasciare un’eredità gestionale in cui continuità e innovazione, rispetto e sfida, formassero un tutt’uno.

Non è un caso, quindi, che sul sito ufficiale del Castello di Racconigi vi sia una pagina intitolata: per i giovani. Vi si afferma, con giusto orgoglio, che: “i restauri e la valorizzazione di questi ultimi anni sono la quarta grande fase della storia di Racconigi, dopo il ‘6, il ‘7 e l'800”. E vi si invitano le nuove generazioni a sentirsi parte della “modernità” di questa Residenza: ciò che significa a viverla, non solo a visitarla. È grazie a questa impostazione che Racconigi è diventata esempio per tutte le residenze sabaude: l’architetto Macera riuscì ad intuire tanti anni fa la chiave di lettura con cui raccontare il castello: così, dopo essere stato per secoli dimora di principi e re, Racconigi è oggi un moderno Museo - Residenza, in cui il pubblico ha la possibilità di entrare in un luogo della storia ma, anche, di godervi svaghi, mostre, spettacoli, intrattenimenti, stagioni musicali.

Tutto nello spirito di un luogo la cui “quarta fase” resterà per sempre legato alla figura della sua direttrice.
La cerimonia di premiazione ufficiale si terrà a fine settembre 2010 presso le Serre Reali del Castello di Racconigi. Maggiori dettagli verranno comunicati a breve.

La giuria che ha eletto vincitore il Parco del Castello di Racconigi si compone di sette specialisti del settore, autori di diverse pubblicazioni, membri di prestigiosi comitati nazionali e internazionali: Vincenzo Cazzato (presidente), Margherita Azzi Visentini Alberta Campitelli, Marcello Fagiolo, Ines Romitti, Rossella Sleiter, Luigi Zangheri.

Il concorso Il Parco Più Bello è un concorso dedicato a parchi e giardini, organizzato ogni anno da Briggs & Stratton, azienda produttrice di motori per macchine da giardino, che ha lo scopo di valorizzare l’inestimabile patrimonio architettonico e paesaggistico presente nella nostra penisola, contribuendo a stimolare l’interesse e la sensibilità verso il verde nelle sue forme più eccelse.

Lo scopo del concorso è quello di promuovere il patrimonio verde italiano, uno dei più ricchi e storici al mondo, delle vere meraviglie dell’architettura e della Natura che spesso non sono sufficientemente conosciute e meritano maggiori risalto ed attenzione.

Il concorso è ormai giunto all'ottava edizione nazionale e, poiché è l’unico premio in Italia del settore parchi e giardini, sta riscuotendo un interesse ed un successo sempre più ampi.

I vincitori delle precedenti edizioni sono Il Giardino di Valsanzibio di Galzignano Terme (ed. 2003), il Giardino La Mortella di Ischia (ed. 2004), i Giardini di Castel Trauttmansdorff di Merano (ed. 2005), Villa d’Este a Tivoli (ed. 2006), l’Isola Bella Borromeo di Stresa (ed. 2007), e Villa Pisani a Strà (ed. 2008), e la Reggia di Caserta (2009) Il Concorso Il Parco Più Bello è organizzato quest'anno con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del FAI (Fondo Ambiente Italiano), e dell'AIAPP (Associazione Italiana Architettura del Paesaggio).

Ulteriori informazioni sul concorso e sui dieci “Parchi più Belli d’Italia” al sito www.ilparcopiubello.it e nella pagina Facebook “Il Parco Più Bello”.



INTRODUZIONE AL PARCO DEL CASTELLO DI RACCONIGI 

  La storia che guarda al futuro

Il parco del castello è un luogo carico di suggestioni, uno scenario che dà risalto all'architettura del palazzo, ma non solo. Esso è testimonianza dell'abilità e dell'esperienza degli architetti che lo progettarono e dei giardinieri che in esso lavorarono. Insieme alla residenza, è anche specchio della cultura, del gusto, della sensibilità e del carattere di chi ne volle la realizzazione.

Nel corso della storia secolare del castello dei principi di Carignano il parco ha assunto diversi aspetti. Alla fine del Seicento a nord del palazzo si disponeva, con geometrico rigore, l'armonioso giardino di Le Nôtre, il famoso architetto francese ideatore dei giardini di Versailles.

Un secolo dopo Giuseppina di Lorena, principessa di Carignano, affidò a Giacomo Pregliasco la trasformazione di una parte del parco in giardino "all'inglese", secondo il gusto dell'epoca. Il giardino di Giuseppina di Lorena non presentava più lo schema geometrico ordinato di Le Nôtre (tutto aiuole e parterre), ma offriva un percorso ricco di emozioni e coinvolgente in una natura apparentemente selvaggia, in realtà sapientemente progettata dall'architetto-giardiniere.

Parallelamente ai lavori nella residenza, intorno agli anni venti-trenta del XIX secolo anche lo spazio verde adiacente fu interessato da un ampliamento e da una profonda trasformazione. Nel parco all'inglese di Carlo Alberto, realizzato dal giardiniere tedesco Xavier Kurten, i sentieri tortuosi tra le grandi distese di prati e i boschetti, il lago dai contorni sinuosi con l'isoletta, i ponticelli, le rovine, la grotta, gli edifici pittoreschi e le prospettive sempre diverse, evocavano un'atmosfera romantica, tipica dell'arte dei giardini del XIX secolo.

Il parco tra l'Ottocento e il Novecento fu destinato principalmente a tenuta agricola e venne quindi trascurato come giardino, ma fu soprattutto durante il secondo conflitto mondiale e nel dopoguerra che si verificò una carenza di manutenzione e un progressivo stato di abbandono.Il parco oggi, dopo una serie di interventi e di restauri, si presenta al visitatore nello stesso aspetto datogli dal Kurten nell'Ottocento

Luogo suggestivo in ogni stagione – anche per la presenza delle cicogne, con i loro nidi sulle torri e sulle guglie del Castello, della Margaria e delle Serre Reali – il parco di Racconigi è ricco di una grande varietà di specie vegetali e di animali protetti. Come il castello, è divenuto sede suggestiva di attività ed eventi culturali. Quest’anno, ancora visitabile fino al 10 ottobre, il parco ospita la Biennale di Scultura Internazionale dal titolo: : "Scultura Internazionale a Racconigi, 2010. Presente ed esperienza del passato".

L'esposizione è curata da Luciano Caramel e organizzata dall'Associazione Piemontese Arte presieduta dallo scultore Riccardo Cordero. Quarantacinque sculture realizzate da altrettanti artisti provenienti dalla Gran Bretagna, da Taiwan e dall’Italia esposte nel parco e nella Margaria.

Negli ultimi anni il Castello di Racconigi sta cercando di riproporre le modalità operative e produttive proprie della storica Azienda della Real Casa. Negli intenti carloalbertini, infatti, il parco è stato concepito e articolato in modo tale da essere autosufficiente e detentore, grazie alla presenza del complesso agricolo della Margaria, di quel ruolo sperimentale ed egemone nell’amministrazione delle attività produttive del territorio. In questa logica occorre interpretare l’avvenuto reinserimento di una piccola mandria di mucche sui prati del parco, attività che permette la produzione casearia; l’apicoltura che produce mieli di diverse varietà; la preparazione di composte, marmellate e succhi di frutta con le mele raccolte dal frutteto; le ultime sperimentazioni cerealicole finalizzate alla produzione di farine e prodotti da forno e alla realizzazione di una “banca dei semi” di grani antichi di cui le realtà locali potranno avvalersi. Il tutto condotto secondo i dettami prescritti dalla certificazione biologica dei prati del parco ottenuta nel 2008. Tuttavia, l’aspetto più innovativo di questa gestione sperimentale che contraddistingue la residenza di Racconigi risiede in realtà nel semplice ed efficace ritorno alle “buone pratiche” agricole che si dimostrano non solo perfettamente inserite nell’assoluta vocazione del luogo, ma anche sostenibili e promotrici nel miglioramento delle condizioni ecologiche del parco.

I giardini e il parco del Castello di Racconigi godono di una manutenzione costante e quotidiana gestita da cinque giardinieri messi ha disposizione della Regione Piemonte.
www.ilcastellodiracconigi.it




MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

Di Vincenzo Cazzato
Il parco del Castello di Racconigi, coi suoi circa 180 ettari, costituisce un documento di straordinaria importanza storica, estetica e botanica che reca l’impronta di architetti, giardinieri e committenti: da luogo di delizie dei principi di Carignano a parco paesaggistico di Giuseppina di Lorena, fino all’impronta romantica di re Carlo Alberto, con la sua passione per le cavalcate e l’interesse per lo sviluppo dell’agricoltura finalizzato a un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Alla realizzazione hanno contribuito progettisti e giardinieri di primo piano: da André Le Nôtre a Giacomo Pregliasco e al giardiniere tedesco Xavier Kurten, che tradusse i sentimenti di Carlo Alberto in una composizione caratterizzata da boschetti di pianura, gruppi e alberi isolati di specie esotiche, grandi prati e piccole radure, viali sinuosi, un sistema di acque e di canali in gran parte navigabili. Per ultimo va ricordato Giuseppe Roda, appartenente alla famiglia di giardinieri racconigesi che contribuì a diffondere il gusto per le forme elaborate e fiorite caratterizzanti la composizione dei giardini di fine Ottocento.

Non meno significative sono le architetture, fra le quali spiccano il castello neogotico della Margaria e la vastissima serra nello stesso stile.

La giuria ha inteso premiare quest’opera, sintesi di architettura e natura, maturata attraverso l’impegno di committenti e progettisti che si sono succeduti nel tempo.
L’opera è, in particolare, ritenuta di eccezionale rilievo:
- Per l’impegno trentennale della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Piemonte, a partire dall’acquisizione del complesso da parte dello Stato nel 1980;
- Per aver posto come condizione preliminare a qualsiasi intervento di restauro il tema della conoscenza, di cui sono testimonianza numerosi studi e il Convegno internazionale “I giardini del principe”, organizzato dal Ministero per i beni e le attività culturali e dal Comitato nazionale per lo studio e la conservazione dei giardini storici nel 1994 a Racconigi;
- Per il restauro del parco, che ha portato alla eliminazione della vegetazione infestante o in contrasto con la composizione d’insieme, riconducendo i boschetti negli originari confini, liberando le radure, rimettendo a dimora nuove piante e riqualificando nuovi ambiti, apportando un miglioramento estetico e più corretti rapporti percettivi;
- Per il restauro del giardino a fiori nella zona del castello e della Margaria, un recupero filologico della facies di fine Ottocento;
- Per il restauro conservativo delle architetture che ha restituito agli edifici qualità e possibilità di nuovi usi: dalla Dacia russa alla Grotta del Mago Merlino con il tempio dorico, dalla Torre del lago alla Palazzina svizzera e alla Margaria.
- Per l’attenzione riservata più di recente al tema della manutenzione, intesa come garanzia per il mantenimento nel tempo dei lavori realizzati;
- Per i rapporti che l’Amministrazione dei beni culturali è stata capace di instaurare con altri organismi (Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino) in varie circostanze e iniziative, non ultima l’attività di sorveglianza necessaria a garantire la sicurezza dei visitatori e dell’intero complesso;
- Per le attività di valorizzazione che hanno riconnesso il parco col territorio, promuovendo iniziative culturali (ma anche di interesse economico) coordinate nel campo dei beni culturali e anche delle tradizioni e della enogastronomia, che hanno portato ad estendere la sfera d’influenza del complesso ben oltre l’abitato di Racconigi;
- Per avere intuito che la ripresa della vocazione di azienda-modello voluta da Carlo Alberto (produzione di fieno biologico, coltivazioni sperimentali nelle serre e nei campi, produzione dei terricci e dei concimi con le foglie secche, produzione di sementi pregiate) può contribuire a garantire una maggiore economicità dei costi di manutenzione del parco, costituendo per di più un riferimento per la strutturazione e il coordinamento di un processo di sviluppo sostenibile che consenta nuove opportunità di crescita culturale e di produzione di ricchezza grazie ai beni culturali, alla specificità delle tradizioni e al razionale sfruttamento delle risorse.
Il premio, infine, è un riconoscimento alla memoria di Mirella Macera, lungimirante coordinatrice di tutti gli interventi, coadiuvata da consulenti esterni e interni coi quali ha saputo creare occasioni di diffusione della conoscenza promuovendo le più svariate e stimolanti attività, capaci di restituire quella perfetta sinergia tra il parco e il territoriocircostante.

Per ulteriori info:

Ufficio Stampa Castello e
Parco Reale di Racconigi
Loris Gherra
Tel 334.1124914
stampa@castellodiracconigi.org
www.ilcastellodiracconigi.it
Ufficio Stampa e Segreteria
Organizzativa
Il Parco Più Bello d’Italia
Laura Sajeva
Tel 0422.582112
laura.sajeva@pitagora.tv
www.ilparcopiubello.it

Miro

Fonte: Comunicato stampa Castello di Racconigi

 

da: http://cinzanino.blogspot.com/2010/07/il-parco-piu-bello-ditalia-2010-e-in.html del 19/07/2010

 

 

 

 

Giardini di Villa Taranto

 

Giardini di Villa Taranto
Giardini di Villa Taranto

Il complesso, oggi proprietà dello Stato italiano, è noto soprattutto per l'ampio parco, realizzato a partire dal 1931 dal capitano scozzese Neil Mc Eacharn con lo scopo di creare un giardino botanico, introducendovi una notevole quantità di piante, molte delle quali portate dai lontani paesi visitati durante i suoi frequenti viaggi. La sua struttura alterna le rigide geometrie proprie del giardino all'italiana alle forme "naturali" del giardino all'inglese, dando vita ad un unicum di grande interesse scientifico. Il vastissimo patrimonio botanico comprende circa 1.000 specie di piante mai coltivate in Italia prima di allora e più di 20.000 varietà di particolare interesse, collocate nei giardini e nelle serre. Dal 2005 è aperto al pubblico anche l'Herbarium Britannicum. Il nome della villa deriva da un antenato di famiglia del capitano, nominato duca di Taranto da Napoleone Bonaparte.

 

da: http://www.piemonteitalia.eu/it/gestoredati/dettaglio/445/beni-architettonici/196/giardini-di-villa-taranto-verbania-pallanza.html

 

 

Città del Piemonte

 

 

07/07/2010

Alba
Alba

All'interno dei confini del Piemonte si concentrano ben 1.206 degli 8.101 comuni italiani; fra questi oltre 600 hanno meno di 1.000 abitanti. Con una superficie di 25.399 kmq suddiviso in 8 province (Torino, Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Vercelli, Verbania), il Piemonte è la più grande regione italiana dopo la Sicilia. Tra le altre città piemontesi si distinguono Alba, con il centro storico medievale e le sue “cento” torri, la "barocca" Casale Monferrato, Cherasco dalle mura cinquecentesche, definita da Napoleone Bonaparte il “più bel lembo d’Italia”; ma anche Biella e le città di charme della provincia di Torino, senza dimenticare i numerosi borghi ed i piccoli comuni in cui sopravvivono antiche tradizioni che regalano panorami ed orizzonti suggestivi all'intero territtorio della regione.

 

da: http://www.piemonteitalia.eu/it/citta.html

 

 

Barolo: un vino da re

 

 

Barolo: un vino da re

 

Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Roddi, Serralunga d’Alba, Verduno

Barolo (Cn) 

Cantina
Cantina

“Tre nasi son quel che ci vuole per bere il Barolo”, scriveva Pavese ne “Il compagno”. E’ un vino che appartiene ad una dimensione mitica, e la zona di origine delle uve adatte a produrre il Barolo docg, così come delimitata dal disciplinare di produzione, comprende 11 Comuni: Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e parte dei comuni di Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Roddi e Verduno.
L’itinerario comincia da Verduno, località che vanta uno dei belvederi più spettacolari della Langa. Qui oltre al Barolo si produce anche il Pelaverga, un rosso profumato esclusivo di questa zona. A pochi passi si trova La Morra: la piazzetta del paese ospita il monumento al Vignaiolo d’Italia e, poco più in là, sommelier, aspiranti enologi o semplici curiosi non possono mancare la Cantina Comunale, inaugurata nel 1973 dai vitivinicoltori di La Morra. In frazione Annunziata, invece, è possibile visitare il complesso romanico-barocco dell'ex convento benedettino, ora chiesa dell'Annunziata e, nelle sue cantine ha sede il
Museo Ratti dei Vini d'Alba. Da una piazza all’altra. Quella di Roddi è considerata una fra le più belle del Piemonte. Qui si trovano la Chiesa dell'Assunta, con facciata tardo barocca e il castello medioevale, costruito in posizione dominante sulla valle del Tanaro. A Novello, patria del tartufo bianco, c’è un castello neogotico splendidamente ristrutturato da cui si può godere una splendida vista sulle Langhe e sulla valle del Tanaro. In pochi chilometri si raggiunge Cherasco, la città dalle mura stellate dove Gina Lagorio amava scrivere, una meta irrinunciabile per gli amanti di Napoleone che a Cherasco firma nel 1796 l’armistizio con i Savoia. Anche i collezionisti frequentano Cherasco dove si svolge uno dei più importanti mercati italiani dedicati all’antiquariato, per non dire dei golosi che nelle pasticcerie del centro possono acquistare i tipici Baci di Cherasco al cioccolato e alle nocciole. E’ legata alla storia della Resistenza piemontese Monforte d’Alba, dove il parroco Dallorto si consegnò ai repubblichini perché il paese non venisse bruciato. Sono queste le colline in cui Giorgio Bocca fa il partigiano accanto ai comandanti Dante Livio Bianco, Ettore Rosa, Faustino Dalmazzo. Elegante con il profilo degno di una stampa dell’Ottocento è il castello di Grinzane Cavour che domina uno dei paesaggi più pittoreschi della Langa. Costruito intorno alla torre centrale, ospita dal 1967 l’Enoteca Regionale Piemontese “Cavour”, una prestigiosa vetrina dei più selezionati vini e grappe piemontesi. Poco distanti dalla vigna del conte Benso di Cavour, ci sono i filari di Diano d’Alba, specializzata nella produzione del Dolcetto d'Alba, un vino giovane e armonioso, di colore rosso rubino, dal sapore asciutto, fruttato, gradevolmente mandorlato. Superata Serralunga, si arriva a Castiglione Falletto, terra di origini antiche che in estate celebra i “vini delle stelle”, con degustazioni, cucina langarola, passeggiate in notturna e dissertazioni astronomiche. Il percorso termina a Barolo, dove paese e vino sono una sola cosa. Qui, presso il castello, si possono visitare l’Enoteca Regionale del Barolo e il Museo Etnografico Enologico, e sorseggiare in tutto relax un buon bicchiere di Barolo. In fondo, basta così poco per sentirsi un re!

 

da: www.piemonteitalia.eu/it

 

 

Borghi storici del Piemonte

24/06/2010

 Candelo, Garessio, Macugnaga, Mombaldone, Neive, Orta San Giulio, Ostana, Chianale, Usseaux

Usseaux
Usseaux

Segnalati dalle associazioni "Borghi autentici d'Italia" e "Borghi più belli d'Italia", si distribuiscono nelle sei province piemontesi. La loro caratteristica principale è quella di essere stati “luoghi di strada”, insediamenti posti lungo dorsali viarie di rilievo, legati ai commerci, come alla coltivazione delle aree limitrofe, con morfologie diversificate e di notevole interesse. A pochi chilometri da Biella, si trova Candelo, antico borgo che detiene un primato: possiede il più intatto dei ricetti (recinti fortificati utilizzati dalla popolazione come deposito per i prodotti agricoli in tempo di pace e come rifugio in caso si pericolo) del Piemonte. Tetti di lose, travi e legno appartengono invece alla cultura occitana e caratterizzano il paesaggio di Chianale, nel cuneese, una località piena di fascino ancora molto legata alla cultura alpina e a quella provenzale, orgogliosamente esibita dai pochi abitanti chiamati “montagnards”, popolazione di un’area caratterizza anche da un punto di vista naturalistico: vi sorge l’Alevé, il bosco di pini cembri più grande d’Europa, sulle pendici del Monviso. Sempre nel cuneese si può visitare Ostana, piccolo centro di borgate sparse, con vista sul Monviso. Anche qui la sapiente architettura fonde il legno con la pietra coprendo i tetti di lose. Poco distante, in località Miribrart, è in progetto la creazione di un albergo diffuso e un ecomuseo dell’architettura alpina. Ancora nel cuneese, ma sul versante langarolo, vi è Neive, terra di Barbaresco e di tartufo bianco, che presenta, come Candelo, un antico ricetto. L’impianto della cittadina è ancora medievale: le case dai tetti rossi sono addossate le une alle altre e, dall’alto del centro storico, si può godere di una splendida vista sulle vigne circostanti. Sulla strada per la Liguria, si incontra Garessio, perla delle Alpi Marittime, poco distante dalla riviera di Ponente, dalla Costa Azzurra, dal Monregalese e dalla Langa, ottimo esempio di insediamento composto da più borgate, ognuna con le sue caratteristiche: borgo Maggiore con il palazzo comunale e la biblioteca, borgo Poggiolo con la parrocchiale dedicata a Sant’Antonio da Padova, borgo Ponte che conserva il portale in pietra della Chiesa di San Giovanni, il più antico edificio religioso garassino e, infine, borgo Valsorda, dove ha sede il Santuario della Beata Vergine delle Grazie. Lasciando il mare per il lago si raggiunge, nel novarese, uno dei luoghi più suggestivi del Piemonte, Orta San Giulio. Cara a scrittori e poeti, Orta è una piccola località caratterizzata da viuzze strette molto pittoresche: la principale conduce a piazza Motta dove partono le imbarcazioni dirette all’Isola di San Giulio, che dominata dall’omonima Basilica e dall’edificio del Seminario, costruito nel 1844 sulle rovine del castello, ospita il grandioso e antichissimo monastero delle monache benedettine. Nel Verbano Cusio Ossola si trova anche Macugnaga, nei pressi della quale, nella seconda metà del XIII secolo, si insediano i primi coloni provenienti dalla Svizzera, i Walser, di cui ancora oggi sono visibili le tipiche abitazioni, con basamenti in pietra, strutture e interni interamente in legno con i caratteristici balconi e il tetto a due falde con copertura in pietra. Uno splendido esempio di questa architettura è la casa museo Walser in località Borca. Non troppo dissimile, ma in tutt’altra zona del Piemonte, nel cuore della Val Chisone, protetta dai Monti Albergian, Orsiera e Rocciavré, si trova Usseaux, una frazione tra le molte dell’area, dove le strutture verticali e il tetto delle case sono in pietra, l’entrata è rivolta a sud e il retro risulta in gran parte contro terra e chiuso per riparare l’abitazione dal gelo e dai venti. Raro esempio di medioevo di Langa astigiana è Mombaldone, un tempo dominio longobardo. Ancora protetto dalle mura originarie, l’antico borgo si presenta ben conservato con edifici originali, realizzati in pietra arenaria, tipica della zona.

 

da: http://www.piemonteitalia.eu/it

 

 

Laghi e fiumi

10/06/2010

I sapori e i profumi dei laghi 

Avigliana, Orta San Giulio, Stresa, Verbania, Viverone

Lago Maggiore
Lago Maggiore

Una corona di montagne abbraccia il Lago Maggiore; a dominare lo scenario la catena dell'arco alpino e il massiccio del Monte Rosa. Se ci si allontana dalle rive del lago vale la pena visitare le numerose località collinari e montane che, oltre a regalare panorami mozzafiato, custodiscono un prezioso patrimonio di folklore e antiche tradizioni.
Affascinanti sono i percorsi e le escursioni che si possono intraprendere, alla scoperta delle vallate che si affacciano sul Lago Maggiore: la Val Formazza, con la sua Cascata del Toce; la Val Vigezzo, soprannominata "Valle dei Pittori"; la Valle Anzasca, che culmina con l'abitato walser di Macugnaga e la Valle Antrona, punteggiata da affascinanti laghetti alpini. Tra questi scrigni della natura, nell'area dell'Alto Lago Maggiore, si trova il
Parco Nazionale della Val Grande, una delle aree selvagge più estese del centro Europa. Costeggiando il lago, reso famoso dalla presenza delle Isole Borromee, ubicate nell'omonimo golfo antistante Stresa, si incontrano altri numerosi punti di interesse: le sontuose ville e gli splendidi giardini costruiti tra Ottocento e Novecento lungo la sponda piemontese. Meritano una visita Stresa e Verbania dove si possono ammirare i giardini Borromeo, Villa Taranto e Villa San Remigio.
Il vicino Lago d'Orta contribuisce ad aumentare il fascino di quest'area turistica. Questo specchio d'acqua ospita l'incantevole Isola di San Giulio. Da Omegna, punto di riferimento per tutto il Cusio, si sale poi in Val Strona, celebre per la produzione di manufatti in legno, tra cui il Pinocchio di Collodi, e per la produzione di strumenti musicali a fiato in ottone.
Un ultimo sguardo va, infine, alle Colline Novaresi, dove itinerari enogastronomici aspettano i buongustai. Per non dimenticare il vero simbolo del Lago Maggiore: il pesce persico. Nei numerosi ristoranti dell'area lacustre viene servito in prelibati filetti o esaltato in magnifici risotti. Gli amanti di pesce potranno degustare alborelle, trote, salmerini, tinche, carpe, lucci e coregoni, impanati, fritti, in carpione, marinati, proposti in nuove e vecchie ricette.
In un'altra zona del Piemonte tra Biella, Vercelli ed Ivrea, nella zona collinare morenica della Serra, si trova il Lago di Viverone dove sul lato sud anatre, germani reali, folaghe, svassi e gabbiani si muovono fra boschi e canneti, mentre le rive nord sono costellate di alberghi, camping, ristoranti, spiagge e cantine dove si produce l’Erbaluce, il famoso vino bianco.
Tra i laghi che costellano il territorio regionale, c’è anche il Lago di Avigliana, posizionato nell’omonimo
Parco Naturale situato allo sbocco della Valle di Susa, ai piedi del Monte Pirchiarano su cui svetta l’Abbazia della Sacra di San Michele, in una caratteristica zona dell’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana, a pochi chilometri da Torino.

 

da: http://www.piemonteitalia.eu/it/laghi-e-fiumi.html

 

 

Montagne

09/06/2010

 

montagne innevate

Le montagne piemontesi sono il luogo ideale per rilassarsi e divertirsi. Nella stagione invernale l’arco alpino si trasforma nella “Galassia bianca”, un grande sistema dedicato agli amanti degli sport della neve, in grado di offrire agli appassionati dello sci oltre mille chilometri di piste e strutture di accoglienza d’avanguardia. Chi pratica lo sci nordico può programmare una traversata alla scoperta delle valli alpine, grazie ai numerosi percorsi di raccordo che mettono in comunicazione le diverse valli. Un viaggio che parte dalle pendici delle Alpi Marittime e che termina sulle vette delle Alpi Lepontine nel Verbano Cusio Ossola. Nella stagione estiva cambiano i colori. Abbandonato il bianco uniforme, le valli si coprono di piante multicolori, profumano di fiori e frutti selvatici che spesso attirano animali di ogni specie.
In ogni valle si possono seguire numerosi percorsi a difficoltà variabile; chi invece desidera un trekking completo lungo le Alpi piemontesi, può seguire il percorso della Via Alpina: circa 1.000 chilometri di sentieri e mulattiere con rifugi tappa attrezzati, che vanno dal Monviso alla Val Formazza. Le Alpi costituiscono anche un percorso culturale importante, che conserva testimonianze storiche significative come la Fortezza di Fenestrelle, tra la Val Chisone e la Val Susa, un sistema di difesa interamente visitabile, conosciuto come “la muraglia cinese” per via dei suoi tre chilometri di lunghezza.

 

da: www.piemonteitalia.eu/it/montagne.html

 

 

La Veneria Reale: Parco La Mandria

 

 

Appartamenti Reali Parco La Mandria - Appartamenti Reali
Progetto La Venaria Reale

 

Cascina Rubbianetta, Parco La Mandria Cascina Rubbianetta, Parco La Mandria
Progetto La Venaria Reale

 

Volpe, Parco La Mandria Volpe, Parco La Mandria
Progetto La Venaria Reale

 

Viale dei Roveri Parco La Mandria - Viale dei Roveri
Progetto La Venaria Reale

 

Parco La Mandria, visita in carrozza Parco La Mandria, visita in carrozza
Progetto La Venaria Reale

Il Parco La Mandria è stato istituito nel 1978 per salvaguardare i 3.600 ettari di territorio che i Savoia avevano racchiuso all'interno di un muro di cinta di circa 35 km, insieme agli edifici storici in esso presenti. Tra questi il più importante è il complesso del Borgo Castello all'interno del quale, nella manica degli "Appartamenti Reali", soggiornò spesso Vittorio Emanuele II con la moglie morganatica Rosa Vercellana, popolarmente nota come "la Bela Rosin".

La stretta connessione tra La Mandria, la città di Venaria Reale e la sua Reggia è un dato storico, oltre che logistico: la tenuta sorse infatti nella seconda metà del XVIII secolo quale centro per l'allevamento e la riproduzione di cavalli di razza destinati ai sovrani sabaudi che, con la corte al seguito, si dedicavano alla pratica venatoria nel territorio della Venaria.

La costruzione del cosiddetto Castello risale invece ai primi del Settecento e coincide con la seconda fase edilizia della Venaria: dopo Michelangelo Garove, vi lavorarono altri celebri architetti quali Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri, già attivi presso la Reggia.

Dopo la parentesi napoleonica, un capitolo nuovo per il futuro Parco venne inaugurato, come già accennato, da Vittorio Emanuele II, primo re d'Italia, che nel 1863 acquistò la tenuta ed elesse gli Appartamenti Reali fra i suoi luoghi di residenza preferiti: è in questo periodo che il complesso si amplia ed arricchisce con elementi tipici del gusto neogotico dell'epoca, arrivando a configurarsi nell'attuale Borgo Castello.

Sul finire dell'Ottocento la proprietà della Mandria passò alla famiglia dei marchesi Medici del Vascello. Negli anni che vanno dal 1920 al 1930 vennero tentate grandi opere di bonifica che fecero assumere alla tenuta l'aspetto attuale.

Nel 1946 i Medici del Vascello furono costretti al primo di una lunga serie di frazionamenti territoriali, fino a che nel 1976 la Regione Piemonte acquistò i rimanenti 1.345 ettari, cui nel 1995 saranno aggiunti ulteriori 500 del comprensorio della Villa dei Laghi.

All'interno del sistema della Venaria Reale, il Parco La Mandria rappresenta una realtà con peculiarità specifiche: costituisce una delle maggiori e più rilevanti realtà di tutela ambientale del nord-ovest d'Italia in cui vivono liberamente o allo stato semibrado diverse specie di animali selvatici e domestici; conserva il più significativo esempio di foresta planiziale ancora presente nella regione (per questi motivi è stato dichiarato Sito di Importanza Comunitaria all'interno della Rete Natura 2000); è il parco storico cinto da mura più grande d'Italia (il secondo in Europa); è sede di una delle residenze sabaude, gli Appartamenti Reali di Borgo Castello, dichiarate dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.

La Mandria vanta, inoltre, un considerevole patrimonio storico-architettonico costituito da oltre 20 edifici tutelati, tra cui numerose antiche cascine, i resti di un ricetto medievale, due reposoir di caccia (la Bizzarria e la Villa dei Laghi) e la Cascina Rubbianetta, oggi sede del Centro Internazionale del Cavallo.

Oltre che per la fruizione della sezione espositiva e per le relative attività culturali del Borgo Castello e degli altri siti storici, il Parco si connota innanzitutto nella sua specifica dimensione "naturale", luogo unico dove è possibile assaporare situazioni e sperimentare esperienze ormai rare o del tutto inedite: dalle sensazioni trasmesse dai suoi luoghi di "silenzio", di "odori naturali" e "buio", alle attività di passeggiate/trekking nei boschi o in bicicletta, dalla scoperta della flora e fauna selvatica, alle escursioni guidate per le brughiere, sulle tracce della vegetazione del sottobosco o sui giacimenti secolari dei resti fossili, all'opportunità stessa, più in generale, di cogliere e immergersi nel ritmo lento del divenire naturale.
Questo tipo di fruizione è consentita attraverso libere esperienze singole, oppure con l'ausilio di adeguati percorsi ed attività scientifiche seguite da personale opportunamente preparato.

Veduta del Borgo Castello, Parco La Mandria Veduta del Borgo Castello, Parco La Mandria
Progetto La Venaria Reale

 

Parco La Mandria - Villa dei Laghi, panorama Parco La Mandria - Villa dei Laghi, panorama
Progetto La Venaria Reale

 

Parco La Mandria Parco La Mandria
Progetto La Venaria Reale

 

Cervi nella stagione invernale, Parco La Mandria Cervi nella stagione invernale, Parco La Mandria
Progetto La Venaria Reale

 

 06/05/2010  dal sito: http://www.lavenaria.it/parco_mandria/ita/mandria.shtml

 

 

Piemonte Informa: Bentornato Gran Tour

 

Dal 10 aprile, per tutta la primavera, l’estate e l’autunno, Gran Tour offre un ricco programma di visite guidate alla scoperta dei tesori del Piemonte.

Si tratta di 150 proposte che accompagnano, per esempio, alla scoperta del Centro del restauro di Venaria, di cattedrali e castelli del Canavese, del Biellese, delle Langhe, dei circoli remieri del Po e della loro vita sul fiume, della nuova stazione di Torino Porta Susa, della Galleria sabauda nell’allestimento attuale prima del trasferimento a Palazzo Reale, delle antiche capitali sabaude di Annecy e Chambéry. Itinerari che toccano mete insolite o poco accessibili al pubblico, aperte appositamente per i partecipanti e illustrate da guide formate ad hoc e dai volontari di 70 associazioni culturali piemontesi aderenti al progetto.

Gran Tour, promosso dall’associazione Torino Città Capitale Europea e finanziato da Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, si suddivide in quattro sezioni:

- Cantieri aperti apre i grandi cantieri piemontesi al pubblico, un’opportunità unica di vedere il “dietro le quinte” e di avere un'anticipazione “esclusiva” sui beni culturali che saranno restituiti ai cittadini piemontesi nei prossimi anni;

- Musei e dimore storiche, archivi e chiese svelano architetture, collezioni e arredi;

- le passeggiate spaziano lungo tutto il territorio: c’è la Via del Sale, dove si trovano ancora le cantine per la conservazione dei cibi, il percorso primaverile tra le risaie allagate. il canale Cavour, l’itinerario che porta in Liguria a Quarto dei Mille;

- la sezione Scienza, tecnica e natura porta i partecipanti curiosi di scoprire e capire i piccoli e grandi segreti della vita grazie a occasioni di visita speciali e spesso uniche: la Smat apre le sue porte per illustrare il ciclo dell'acqua, nel Castello di Malgrà sono esposti numerosi microscopi funzionanti appartenenti a epoche diverse, la visita al parco di Villa Genero permette di godere della vista privilegiata su Torino.

Alcuni temi sono trasversali alle sezioni: la Sindone, con itinerari come quello sul volto di Gesù nelle chiese torinesi o quello a Caramagna (CN); o l'Unità d’Italia, come quello che celebra il bicentenario di Cavour a Santena o quello sui monumenti agli eroi del Risorgimento.

Il programma con tutte le visite e i dettagli sui siti www.piemonteitalia.eu e www.torinocultura.it e presso le biblioteche civiche ed i punti informativi turistici del Piemonte.

ggennaro / 25 marzo 2010 / dal Sito Ufficiale della Regione piemonte - Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: In moto tra basso Piemonte e Liguria

Ventiquattro itinerari per mototuristi dalla Langa al Golfo dei Poeti: ciascuno prevede 200-300 chilometri in un giorno, con percorsi ad anello che si possono combinare, predisposti per i centauri nostrani e per quelli, numerosi, che arrivano con la moto a dei treni Autozug in partenza dalla Germania.

La proposta è contenuta in una nuova guida messa a punto dalle quattro Atl del basso Piemonte (Asti, Alessandria, Cuneo e Alba) con le sei liguri insieme alla rivista di moto tedesca Motorad.

Sono itinerari per tutti i gusti. Lunghi e filanti, per chi ama guidare a lungo, ma anche più brevi, per godersi i panorami mozzafiato e la gastronomia locale, i castelli medioevali e le fortificazioni del Risorgimento, passando in poche ore dalla macchia mediterranea ai vigneti piemontesi.

Oltre alle classiche “strade del vino”, itinerario che va da Alba a Bene Vagienna attraverso Barolo, Grinzane Cavour, Novello risalendo poi per Cherasco, ai tour di Roero e Monferrato c’é un viaggio attraverso “L’oro del Piemonte”, che collega il birdwatching nei parchi fluviali alessandrini del Po e dell’Orba con i laboratori orafi di Valenza. E poi viaggi tra una regione e l’altra, come il percorso che va da Cisano sul Neva a Garessio con soste nei borghi antichi di Erli, Castelvecchio, Zuccarello. O l’anello che collega ben quattro regioni, a cavallo del confine tra Piemonte e Liguria con deviazioni in Lombardia, Emilia e per chi vuole in Toscana.

La guida è disponibile online gratuitamente, anche per gps, sul sito www.motorbikeinitaly.it
 

da: redazione / 25 marzo 2010 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa 

 

 

Piemonte Informa: Tutte le feste popolari in un solo atlante

 

 

Un sistema multimediale che permette di rilevare sul territorio la presenza delle feste, quelle che ancora vengono organizzate e quelle che non si fanno più ma sono ancora presenti nella memoria degli anziani e nelle fonti secondarie quali testi, documenti, immagini, video.

L’Atlante delle feste popolari in Piemonte, promosso dal Laboratorio Ecomusei della Regione in collaborazione le Università del Piemonte orientale e di Scienze gastronomiche, contiene le schede di 2.300 feste: numeri che tessono le trame fittissime di un’identità che si fonda su tradizioni, rituali, leggende. E per ciascuna festa, una scheda dettagliata; ci sono i cante (rituali quaresimali che in tutto il basso Piemonte vedono girare per le campagne gruppi che di cortile in cortile chiedono offerte alimentari e in denaro per le grandi feste di fine Quaresima e di maggio), 382 Carnevali, 118 fiere, 191 sagre, 44 rievocazioni di battaglie, assedi, guerre. Vengono elencate le processioni che scandiscono l’anno, i presepi viventi o meccanici, le celebrazioni patronali, le Madonne da onorare.

Il risultato è un’affascinante lettura antropologica che riscrive alcuni tratti dei saperi etnografici del Piemonte. Inoltre, la georeferenziazione delle feste e delle cerimonie consente la restituzione cartografica delle informazioni e la lettura critica su più livelli dei dati territoriali.

redazione / 19 marzo 2010 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

Piemonte Informa: Laboratori di futuro

 

 

Raccontare più di cento fra parchi e riserve naturali del Piemonte con le immagini realizzate dai migliori fotografi d’ambiente è l’obiettivo di “Laboratori di futuro”, mostra curata dalla Regione Piemonte (assessorato all’Ambiente e rivista Piemonte Parchi) ed inserita a pieno titolo nell’Anno internazionale della Biodiversità indetto dalle Nazioni Unite per il 2010.

Curata da Toni Farina, fotografo e giornalista di Piemonte Parchi, e dalla ditta Hapax di Torino, la mostra è composta da 101 pannelli di formato 70x100 ed ha come tema centrale la tutela degli ambienti naturali e della ricca varietà biologica della Piemonte. A tal fine, i pannelli dedicati alle aree protette sono alternati a quelli dedicati agli habitat e alle specie animali e vegetali più minacciate, oppure più rappresentative del territorio.

La mostra è aperta fino al 23 maggio nel Museo regionale di Scienze naturali, in via Giolitti 36 a Torino, dalle ore 10 alle ore 19 (chiuso il martedì).

 

ggennaro / 19 febbraio 2010 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: Aprono a Venaria la Citroniera e la Scuderia Grande

 

5.000 mq complessivi di superficie, oltre 140 metri di lunghezza ognuna per quasi 34 di larghezza e 15 di altezza totali: sono le dimensioni, gli spazi, i volumi impressionanti della Citroniera e della Scuderia Grande della Reggia di Venaria, che diventano un nuovo grande polo culturale ed espositivo dopo quattro intensi anni di un restauro promosso e coordinato dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici del Piemonte, dalla Regione Piemonte e dal Consorzio di valorizzazione culturale La Venaria Reale. L’inaugurazione è avvenuta il 26 febbraio alla presenza della presidente della Regione.

I due immensi spazi della Citroniera e della Scuderia Grande - che sabato 27 e domenica 28 febbraio saranno visitabili gratuitamente - furono costruiti su progetto di Filippo Juvarra tra il 1722 e il 1729, all’estremo sud-est del complesso della Reggia, articolando così una serie di fabbricati organizzati su assi rigidamente ortogonali progettati dall’architetto messinese nel suo disegno di riplasmazione ed ampliamento del complesso. Emergono come quinta scenografica del nuovo Gran Parterre Juvarriano e il loro ingresso principale s'attesta su uno dei viali più lunghi ed affascinanti dei Giardini: l’Allea Reale.
La galleria della Citroniera, coperta da volta a botte e riscaldata dal sole di mezzogiorno attraverso le ampie aperture vetrate che traforano la lunga parete sud, fu concepita per la coltivazione e il mantenimento delle piante esotiche e per riporre d'inverno le piante ornamentali d’agrumi. L’adiacente Scuderia Grande poteva contenere fino a 160 cavalli: dei box lignei restano i precisi disegni realizzati dai mastri minusieri. Le due lunghe gallerie sono sormontate da un ulteriore piano che fu adibito ad appartamenti dei paggi da Benedetto Alfieri, formando un unico vastissimo corpo di fabbrica.

Per la monumentalità e, allo stesso tempo, la notevole versatilità degli spazi, le Scuderie Juvarriane si prestano ad essere la sede espositiva d’eccellenza per le grandi mostre della Venaria Reale, oltre che suggestiva location per eventi, spettacoli e manifestazioni. Già nei prossimi mesi saranno scenario di grandi iniziative: dal 12 al 15 marzo la Citroniera ospiterà il Festival dei Fiori in collaborazione con il Mercato dei Fiori di San Remo; dal 1° aprile 2010, in occasione dell’Ostensione della Sacra Sindone a Torino, nella galleria della Scuderia Grande sarà allestita “Gesù. Il corpo, il volto nell’arte”, una mostra focalizzata sull’interesse che la persona fisica di Gesù ha suscitato nell’arte occidentale e che presenterà più di 150 opere provenienti dai più importanti musei, chiese e collezioni italiane ed europee.

 

ggennaro / 26 febbraio 2010 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: Alleanza per difendere la biodiversità

 

Alleanza per difendere la biodiversità

Consulenza scientifica, supporto tecnico, collaborazione concreta sui progetti di ricerca, scambio reciproco di personale e di materiale biologico. Il tutto finalizzato ad un unico obiettivo: conoscere e conservare meglio la biodiversità vegetale del Piemonte.

È questo il significato del protocollo d’intesa siglato il 10 febbraio nel Museo regionale di Scienze naturali di Torino tra i vertici dei Royal Botanic Gardens di Kew (Londra) e del Parco dell’Alta Valle Pesio (Cuneo) con l’obiettivo di lavorare insieme per raccogliere, studiare e conservare materiale vegetale come i semi, i campioni d’erbario per la creazione e lo scambio di dati associati e di immagini.

L’evento ha voluto essere un primo momento voluto dalla Regione per promuovere l’Anno internazionale della biodiversità, indetto dalle Nazioni Unite per il 2010.

I Royal Botanic Gardens, più noti come Kew Gardens, sono un celebre complesso di serre e giardini posti a dieci km a sud est di Londra. Distribuiti su una superficie di oltre 120 ettari, ospitano circa 40mila varietà di piante. Nel 1840 ottengono lo status di “Orto botanico nazionale”. Dal 2000 promuovono il Millenium Seed Bank Project, un progetto di banca dei semi per la tutela della biodiversità. Nel 2003 sono stati inseriti nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Il Parco Alta Valle Pesio ospita la Banca del germoplasma, che studia, tratta e conserva in laboratorio, a breve e lungo termine, i semi delle specie vegetali rare e/o minacciate. Opera per la conservazione della flora autoctona spontanea del Piemonte, con particolare interesse per quella delle Alpi sud-occidentali.

La cerimonia ha anche costituito l’occasione per illustrare alcuni fra i più significativi interventi realizzati negli ultimi anni dalle aree protette piemontesi proprio sul fronte della biodiversità, grazie ad un contributo regionale di 2,5 milioni di euro: reintroduzione di alcune specie animali, recupero di determinati habitat, interventi di riforestazione, ampliamento delle zone boschive, progetti di educazione ambientale per le scuole e di formazione per gli operatori.

 

ggennaro / 10 febbraio 2010 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

PIEMONTE SOTTERRANEO: L’ultima frontiera dell’esplorazione

 

18/12/2009

 

Dai cultori isolati dell’Ottocento all’attività associata degli speleologi del Novecento: piccolo viaggio nel mondo della conoscenza sotterranea tra cultura scientifica, progresso tecnico e provincialismi. E se il Piemonte guarda con orgoglio le sue 2200 grotte catastale, fra gli speleologi incombe il rischio di un insufficiente ricambio con forze giovani

 

Marziano di Maio

Per redigere la storia non vissuta da noi, è giocoforza attingere da fonti scritte, che ci danno però un quadro parziale. Nel caso della speleologia, essendo le grotte piemontesi ubicate per la quasi totalità in montagna, va intanto notato che i primi a spingersi per curiosità o per fini utilitaristici nelle grotte accessibili sono stati quasi sempre i montanari, che disdegnando carta e penne non hanno lasciato memoria delle loro esplorazioni. Sono state poi persone colte a scrivere informazioni avute dalla gente o notizie di prima mano frutto di visita diretta, utilizzando perlopiù accompagnatori locali già pratici.
Da questi tasselli piuttosto radi, sappiamo di grotte utilizzate nel ’500 dai Valdesi come rifugio durante le persecuzioni, mentre la bibliografia permane avara per tutto il ’600 (sono citate alcune cavità tra le più evidenti), nonché per il ’700, nonostante il risveglio illuministico (una decina le cavità oggetto di cronaca). E neppure la prima metà dell’800 vede un maggior interesse, essendo soltanto una decina i cronisti che accennano a grotte, magari senza averle visitate ma solo con notizie raccolte presso gli abitanti del luogo che le conoscevano per averle usate come riparo, per provvista d’acqua o di ghiaccio, per ricerche minerarie o di cristalli, concrezioni, marmi.
Nella seconda metà dell’800 anche in Piemonte ha preso sviluppo l’alpinismo, inteso non solo come pratica sportiva ma anche come esplorazione del territorio e come indagine scientifica sull’ambiente alpino. In tale contesto si è diffuso pure l’interesse per il mondo sotterraneo, da parte di cultori isolati di ascendenza alpinistico-scientifica e cioè dotati di sportività e coraggio unitamente a curiosità naturalistica per biologia, mineralogia, geologia, paleontologia, ecc. E’ l’epoca della fondazione del Club Alpino Italiano (1863), della nascita di pubblicazioni periodiche di montagna che incentivavano le esplorazioni anche speleologiche e nel contempo la stesura di relazioni sulle scoperte compiute.

Marziano di Maio è speleologo da 50 anni. È stato uno dei primi esploratori della Spluga della Preta al tempo delle scalette, da 40 anni caporedattore di “Grotte”, il più antico periodico di speleologia italiana.

 

 

Piemonte Informa: Gli animali invasori

 

L'ultimo - o forse già il penultimo, chissà - è il panuro di Webb. Un piccolo passeriforme dal becco robusto e la lunga coda, di origini asiatiche”, ma prima di lui molti altri: lo scoiattolo grigio, il gambero rosso della Lousiana, la rana toro, la coccinella asiatica…

Piemonte Parchi di novembre, fresco di stampa, è dedicato alle specie alloctone, di cui spesso i parchi sono un osservatorio privilegiato. Operatori delle aree protette ed esperti naturalisti raccontano le storie di questi nuovi “abitanti” delle aree protette, ma non solo, le loro strategie adattive e i rischi che rappresentano per le specie autoctone.

Il nuovo numero ci porta anche a conoscere il “Parco del Marchese”: Rocchetta Tanaro; a percorrere le strade di Torre Canavese, dove è possibile incontrare templari e personaggi felliniani; oppure a raggiungere la Sacra di San Michele lungo la “Via Sacra”.

 

ggennaro / 16 novembre 2009 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

Piemonte Informa: Casale Monferrato avrà il Bosco Pastrona

 

Cominceranno entro fine anno a Casale Monferrato i lavori di rinaturalizzazione del Bosco Pastrona, che consentiranno di realizzare un vero e proprio "polmone verde" nel quartiere Ronzone, storicamente caratterizzato dall’aver ospitato insediamenti industriali compresa la limitrofa Eternit. L’operazione interessarà 27 ettari di terreni recentemente acquistati dal Parco fluviale del Po e dell’Orba, con uno specifico finanziamento della Regione Piemonte, ed altri 15 di terreni demaniali confinanti che saranno affidati in concessione.

Il progetto, predisposto dall’Ente Parco, è stato presentato in due versioni (una più ridotta, riferita alla parte finanziata, e una più ampia, a prefigurare una sistemazione finale complessiva) il 28 ottobre presso la sede operativa di Casale Monferrato alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente e alle Aree protette, Nicola de Ruggiero.

"La scelta di intervenire sul Bosco Pastrona - ha detto de Ruggiero - è ben diversa da quella di un semplice finanziamento per sostenere un progetto di un’area protetta. E’ anche un’azione simbolica per rafforzare l’idea che a Casale si lavora per ridare alle persone, al territorio, all’ambiente un senso di futuro e di rilancio dopo la tragedia dell’amianto. Per la Regione , dopo l’impegno per la bonifica e per il riconoscimento dei danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini, Bosco Pastrona è un ulteriore tassello per poter scrivere un giorno la parola fine sul dramma di Casale”.

 

ggennaro / 28 ottobre 2009 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: A Venaria 1.800.000 visitatori in due anni

Sfiora la quota di un milione e 800mila il numero di visitatori nei primi due anni di apertura del complesso museale della Venaria Reale, oltre 766 mila nel solo 2009.

A tracciare il bilancio sono stati il 10 ottobre l’assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva, il presidente del consorzio, Fabrizio Del Noce, e il direttore Alberto Vanelli.

Dopo il Colosseo, gli scavi archeologici di Pompei, i sistemi museali di Firenze e Venezia, la Venaria è il quinto museo in Italia per affluenza di pubblico, dei quali il 12% stranieri, il 31% piemontesi. Gli spettacoli o eventi speciali hanno richiamato oltre 111mila persone, mentre la mostra “Egitto, tesosi sommersi” è stata vista da più di 218mila persone.

Tra i programmi immediati, oltre alla definizione di un nuovo percorso di visita permanente, che dovrebbe essere completato entro la fine del 2010, è prevista la conclusione del restauro del secondo dei Piani alti della Reggia, delle Scuderie Juvarriane, del Cortile delle Carrozze. Il prossimo anno è inoltre attesa l'apertura del Museo della Fabbrica del Restauro; nei giardini verrà ampliato il canale dell'Allea dell'Ercole, sarà inaugurato il Fantacasino di Caccia. Importanti trasformazioni anche per il sito archeologico del Tempio di Diana. Saranno infine realizzati gli orti e i frutteti della Venaria ed avviati i lavori per un nuovo parcheggio con un migliaio di posti per auto, bus e camper.

Numeri e progetti che l’assessore Oliva ha accolto con grande soddisfazione, in quanto “la Reggia è proiettata molto positivam verso il 2011. Prima Venaria era un luogo ignorato, ora è alla ribalta delle cronache culturali”.

ggennaro / 11 ottobre 2009 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: Sui laghi il turismo è verde

 

 

Veduta dell'Isola Bella, lago MaggioreUna lunga tradizione turistica che ha scelto di sposare le principali regole della sostenibilità insieme alle buone pratiche ambientali che connotano un turismo “verde”: sono i dati emergono da “Il turismo sostenibile nel sistema turistico territoriale del Verbano-Cusio-Ossola”, indagine dell’assessorato al Turismo della Regione condotta in collaborazione con il Dipartimento di Ricerca sociale di Alessandria dell’Università del Piemonte orientale e l’Environment Park di Torino.

La ricerca, presentata il 24 settembre a Stresa nella sede del Distretto Turistico dei Laghi, è stata condotta tra l’autunno 2008 e la primavera 2009 su un campione di 571 soggetti, fra cui i 78 Comuni del VCO, e 493 imprese del settore turistico, oltre a 80 interviste a “testimoni privilegiati”.

In generale, il sistema turistico del VCO mostra una buona sensibilità di amministrazioni pubbliche e privati nei confronti delle buone prassi ambientali: al top dell’attenzione di entrambe le categorie la raccolta differenziata, che si attesta con una media superiore all’80% tra le più alte del Piemonte. Tra i principali problemi evidenziati il ricorso a prodotti usa e getta e un non totale utilizzo dei vuoti a rendere. Oltre ai rifiuti, i Comuni mostrano particolare attenzione verso le culture locali, il paesaggio e le aree verdi, ma anche verso l’impatto dell’alta stagione sull’ambiente, con l’impegno a ridurne le conseguenze attraverso iniziative finalizzate a diluire i flussi nel tempo e nello spazio, ma anche con il miglioramento della viabilità e dei parcheggi. Non mancano, invece, da parte delle imprese numerosi esempi di risparmio energetico e ricorso a fonti rinnovabili: caldaie ad alta efficienza energetica o a biomassa e pannelli solari, ma anche dispositivi per lo spegnimento automatico delle luci, riduttori di flusso per il risparmio idrico e regolatori degli scarichi nelle toilette del sistema ricettivo e dei servizi.

“Un dato importante e incoraggiante - commenta l’assessore regionale al Turismo, Giuliana Manica - che, non a caso, abbiamo voluto valutare in quello che è, in Piemonte, il territorio più tradizionalmente votato ad accogliere turisti. La Regione da anni è impegnata per promuovere lo sviluppo del turismo, ma sempre con grande attenzione alla sua sostenibilità ambientale e culturale. Molte iniziative come la distribuzione degli erogatori di flusso, la rete dei Borghi sostenibili, ma anche marchi di qualità come le Bandiere arancioni o l’Ecolabel europeo hanno portato già interessanti risultati. In questa direzione proseguiremo per continuare a diffondere tra gli operatori del comparto una maggiore consapevolezza sugli strumenti e sull’importanza che la sostenibilità riveste nella vita quotidiana di ognuno di noi”.

 

jurso / 24 settembre 2009 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: Una mostra fotografica sui parchi del Piemonte

 

 

verso il lago del Frisson, nel parco naturale Alpi MarittimeIl settore Pianificazione e gestione delle aree naturali protette della Regione e la rivista Piemonte Parchi intendono allestire una mostra fotografica sui parchi e le riserve naturali del Piemonte.

La selezione delle immagini sarà la più ampia possibile, e per tale ragione la partecipazione è aperta a tutti i fotografi professionisti e amatori, che sono invitati ad inviare i loro scatti (corredati da didascalia indicante il parco o la riserva naturale, la località e/o l’oggetto, l’anno e, se possibile, il giorno di esecuzione) alla redazione di Piemonte Parchi, via Nizza 18, 10125 Torino, entro il 30 settembre. Indicare sulla busta “Mostra fotografica parchi del Piemonte”. Saranno accettate fotografie digitali e diapositive e negativi a colori, purché di elevata qualità e definizione. Ai fini della comunicazione generale e di una resa ottimale, potranno essere soggette a interventi di riquadro.

Il materiale inviato non sarà restituito e l’eventuale utilizzo diverso dalla mostra, esclusivamente a fini istituzionali da parte della Regione, avverrà soltanto previa autorizzazione dell’autore.

La mostra sarà itinerante, con sedi espositive nelle varie province del Piemonte. La prima sarà il Museo regionale di Scienze naturali a Torino. L’esposizione sarà articolata per ambiti ecologico-ambientali e le immagini saranno organizzate in modo da soddisfare due livelli di comunicazione: uno scientifico-divulgativo, finalizzato soprattutto a informare, ed uno più estetico.

Per maggiori informazioni scrivere a mostra.pp@regione.piemonte.it

ggennaro / 03 settembre 2009 /  Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa Estate: Andare per ecomusei tra le Valli di Lanzo

 

  

Valli di Lanzo

Andare per ecomusei tra le Valli di Lanzo per scoprire queste vallate alpine, a pochi chilometri da Torino, dove prese piede l’antico concetto di villeggiatura e dove è nato l’alpinismo torinese.

Il punto di partenza più indicato è il Museo delle Genti delle Valli di Lanzo di Ceres. La storia e le tradizioni valligiane rivivono con le accurate descrizione d’utilizzo e la restituzione del nome originale in patois; attrezzi e strumenti in disuso riportano alla luce una cultura antica fatta di mestieri, gesti e consuetudini ormai dimenticati.

Risalendo la valle di Viù si incontra la frazione Castagnole, che offre un bel museo di oggetti di uso quotidiano. La struttura è stata ricavata al piano terreno di una tipica casa alpina dell'Ottocento. Nella prima sezione si trovano oggetti legati al lavoro agricolo e all’allevamento, la seconda espone gli strumenti di lavoro dei boscaioli, la terza sezione rievoca la lavorazione del legno mediante la ricostruzione di un vecchio laboratorio di falegnameria.

Proseguendo lungo la vallata, a Usseglio si trova il Museo civico alpino Arnaldo Mazzetti, www.antropologiaalpina.it\museocivicoalpinousseglio.htm, una delle realtà culturali più attive. All'interno sei sezioni permanenti: archeologia rupestre, archeologia mineraria, scienze naturali e ambientali, storia dell’arte, cultura e tradizioni.

Nell’antica sede del comune di Balme è allestito il Museo delle Guide alpine: raccolta di oggetti, cimeli, attrezzature alpinistiche e fotografie d’epoca per documentare la storia delle sue guide, pionieri dell’alpinismo italiano. Il museo comprende anche un itinerario di visita sul territorio collegato con un percorso storico-naturalistico.

A Groscavallo, presso il Santuario di Nostra Signora di Loreto, edificato nel 1630, un museo riporta alla religiosità. Percorrendo i 444 gradini di pietra si raggiunge il luogo di culto e il museo, che custodisce circa mille tavolette votive raffiguranti grazie ricevute e miracoli attribuiti alla Vergine. Gli ex voto raccolti costituiscono un'importante fonte di ricerca storica e sociale.

28/08/2008 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

Piemonte Informa Estate: Gli Orridi di Baceno-Uriezzo

 

L'Orrido di Silogno

Ci fu un tempo in cui l’Ossola e l’intero Piemonte nord-orientale erano coperti da un’immensa distesa di ghiaccio, dalla quale emergevano soltanto le vette delle montagne più alte. Di quell’epoca, che risale all'ultima glaciazione, si possono respirare le suggestioni visitando gli orridi di Baceno-Uriezzo e le Marmitte dei giganti.

Un’escursione che permette di conoscere e capire i fenomeni geologici: l’alternanza di ere glaciali e interglaciali, raffreddamento e riscaldamento che hanno modellato le forme del paesaggio così come oggi compare davanti agli occhi dell'osservatore.

L’itinerario permette di visitare i tre principali Orridi e le Marmitte dei Giganti: il Sud (il più spettacolare, lungo circa 200 metri e profondo fino a 30), il Nord-Est (lungo circa 100 metri e molto stretto in alcuni punti) e quello Ovest. A Baceno il sentiero prende avvio a lato dell’antica chiesa di San Gaudenzio e discende in mezzo al bosco, affiancato da alte pareti rocciose, per condurre in circa mezz’ora (al primo bivio tenere la direzione Verampio) in località Maiesso dove si possono ammirare, lungo il corso del fiume Toce, le cosiddette “Marmitte dei giganti”, scolpite dall’acqua a forma semicircolare e levigate finemente. Ritornando brevemente indietro ci si dirige verso l’Orrido Sud. Si cammina agevolmente su un fondo pianeggiante e asciutto, creato dai depositi dei torrenti, grandi cavità irregolarmente arrotondate si alternano a passaggi angusti dominati dalle vertiginose pareti. Si prosegue per l’Orrido di Nord-Est attraverso un ampio pianoro dove si trovano l’Oratorio di Santa Lucia e alcune caratteristiche case in pietra. Il sentiero che conduce infine all’Orrido di Nord-Ovest è piuttosto stretto, ma reso più sicuro da corde fisse. Si ritorna poi a Baceno ridiscendendo sul sentiero iniziale.

26/08/2009 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa Estate: In bicicletta nel Monferrato astigiano

 

Ciclisti

Cinquantacinque chilometri da percorrere in bicicletta sulle colline dell'Astigiano, tra vigne e noccioli, borghi e castelli, alla scoperta di luoghi di indubbio fascino ma forse poco conosciuti. E' il percorso che ha come punto di partenza e di arrivo Canelli.

Si esce dalla città seguendo il corso del Belbo, in direzione Nizza. Dopo 5 km si svolta a sinistra per San Marzano, caratterizzata da un bel castello medievale, si scende e dopo circa un chilometro si imbocca una deviazione sulla destra verso Regione Chierina; dopo 800 metri un incrocio: si svolta a sinistra, sulla salita che porta a Moasca (km 11,5), dove si può visitare la fortezza medievale recentemente ristrutturata. Usciti dal paese, si scende verso l'incrocio con la provinciale SP6 (chiesa dell'Annunziata), si svolta a destra percorrendo un chilometro sulla strada piuttosto trafficata fino al bivio a sinistra verso Agliano. (km 13,5) e si sale dolcemente fino al paese. A sinistra si scende in direzione Terme, per andare nella piana che costeggia lo stabilimento termale, il campeggio e la piscina. Quindi si procede fino ad incrociare l'ex statale per Asti, con di fronte il paese di Montegrosso. Svoltando a sinistra si percorre un chilometro fino alla rotonda dove si imbocca la prov. 39 in direzione Costigliole. Si oltrepassa Vallumida e poi si sale a Santo Stefano (km 25,1), si procede fino a Madonnina (dove si trova un santuario del '700) e per Costigliole d'Asti (km 30). Da qui si raggiunge la circonvallazione e si sale fino al bivio a sinistra per Annunziata e davanti alla chiesa si imbocca la discesa in direzione Castagnole delle Lanze. In paese si scende verso la stazione e si prende la trafficata provinciale che costeggia la ferrovia fino a Boglietto (km 43,3), si svolta a destra e dopo un chilometro si lascia la strada di fondovalle per salire verso Colosso, tre chilometri tra i vigneti per poi, prima del paese, scendere a sinistra verso Canelli. Ancora qualche chilometro di saliscendi fino alla località S.Antonio (km 52). Inizia qui l'ultimo tratto del percorso che, con una veloce discesa di due chilometri, riporta a Canelli.

21/08/2009 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa Estate: Una visita a Novara

 

Una visita a Novara

Con un centro storico che assomiglia ad un salotto ottocentesco ma con la tipica struttura quadrangolare romana Novara la si può scoprire anche a piedi, passeggiando alla ricerca dei suoi monumenti e delle sue specialità culinarie, primo fra tutti il riso.

La basilica di San Gaudenzio con la cupola antonelliana è forse la struttura più conosciuta. Il progetto fu affidato all'architetto Pellegrino Pellegrini, detto il Ribaldi, ed i lavori ebbero inizio nel 1577 per essere completati nel 1659. All'interno, nello scurolo di Francesco Castelli, è custodito il corpo di S.Gaudenzio, patrono della città, mentre nella cappella della Natività è conservato un famoso polittico di Gaudenzio Ferrari (1516 ca.). All'esterno sorgono il campanile settecentesco di Benedetto Alfieri e la cupola di Alessandro Antonelli (1844-88), su cui svetta dal 1878 la statua del Salvatore, opera dello scultore Pietro Zucchi.

Proseguendo tra gli edifici sacri troviamo la Chiesa di San Marco (1607-1614), la Cappella di San Siro, il Battistero (edificio paleocristiano) che sorge di fianco al duomo, il Broletto e il Museo civico.

Una passeggiata lungo le mura romane ricorda che Novara fu in epoca imperiale uno dei comuni più fiorenti del Nord Italia. A questo periodo risalgono i numerosi reperti collocati presso i Musei civici ed il Museo Lapidario, come pure le tracce della cinta muraria, ascrivibili al I sec. a.C., ancora conservate nella maglia urbana attuale, come quelle visibili in piazza Cavour. Le mura sono realizzate ad opus mixtum, con ciottoli fluviali interi legati tra loro con malta alternati a basse fasce orizzontali di mattoni, secondo un modello costruttivo molto comune a quel tempo nell'Italia settentrionale.

Da non perdere una visita al Teatro Coccia e al Castello visconteo-sforzesco.

19/08/2008 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: La Sacra di San Michele

 

La Sacra di San Michele

Ha resistito a guerre, invasioni, terremoti ed è diventata il simbolo del Piemonte: è la Sacra di San Michele, in valle di Susa, uno dei monasteri benedettini più importanti d'Europa, posta sui circa mille metri di altezza del Monte Pirchiriano. Un'abbazia imponente, carica di fede e religiosità, che incute ancora oggi rispetto a quanti transitano sul fondovalle.

Non si esclude che sul picco dove sorge la Sacra, per la sua posizione simbolica, belvedere sulle cime delle Alpi e sulla pianura, luogo quindi magico, già prima dell'era cristiana ci fossero delle are per riti pagani. La Sacra di San Michele nasce attorno all'anno Mille (pare tra il 903 e il 987) con un primo insediamento di monaci e racchiude gli stilemi dell'arte romanica e gotica. La costruzione inizia con il sepolcro dei monaci, il campanile, la foresteria, lo scalone dei morti (ardita costruzione sulla roccia del Pirchiriano); verso la fine dell'anno 1000 viene realizzato l'edificio che ospita la Porta di Ferro. Si trova conferma da documenti del 1028 che la Sacra ospitava una ricca biblioteca.

Per raggiungere questo luogo è consigliabile usare i sentieri. Gli itinerari principali sono cinque. L'escursionista può scegliere due mulattiere: una con partenza da Sant'Ambrogio a lato della chiesa parrocchiale, l'altra da Chiusa di San Michele, che parte dal parco boschivo che sovrasta gli impianti sportivi di via Roma. Entrambe sono ben tracciate e in un paio d'ore consentono di raggiungere la Sacra. Molto accattivante la terza opportunità per il percorso a cavallo, che dalla cava in pietra vicino al campo sportivo di Sant'Ambrogio sale alla frazione Mortera, e da qui all'abbazia lungo la via dei Principi, che deve il nome al tragitto seguito dalle spoglie dei Savoia quando vi vennero traslate. Per gli arrampicatori esiste una via di roccia che si sviluppa lungo i contrafforti settentrionali del monte Pirchiriano ed è completamente chiodata a ''spit'' con soste attrezzate su catene. Un'altra possibilità è la “via ferrata”, attrezzata con cavo d'acciaio e staffe in ferro nei tratti più esposti.

17/08/2008 / Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa


 

Piemonte Informa Estate: I laghi di Lavagnino

 

 

E’ sempre interessante immergersi nella natura dell’Appennino alessandrino. La proposta è di percorrere un sentiero che porta a conoscere i laghi di Lavagnino e il valico degli Eremiti.

Si segue la strada provinciale 170 verso Lerma (Alessandria); superato il ponte sul torrente Piota si prosegue per circa 500 metri e poi si prende una stradina asfaltata sulla destra che si segue per 2,5 km. al successivo bivio; si tiene ancora la destra proseguendo per altri 2,2 km fino a trovare un nuovo bivio su strada sterrata, tenere la sinistra (direzione Diga) e dopo 1,5 km arrivare in una piazzola di sosta dove parcheggiare l’auto.

Da qui parte, in prossimità della casa del custode della diga (m.337) il sentiero. Si segue la stradina che costeggia il Lago Inferiore della Lavagnina, tra ambienti rocciosi ed altri boscati con presenza di rovere, sorbo montano, castagno, nocciolo, alternati a rimboschimenti di pino nero e pino marittimo. Si giunge in breve al Lago Superiore (m.350), quasi completamente interrato, dove il sentiero si restringe attraversando radure erbose e, lasciata sulla sinistra la cascina Iselle, si arriva ad un’area attrezzata dove si può fare una sosta. Ripreso il cammino si incontrano freschi boschetti di ontano nero e salice bianco per poi attraversare un'area scoscesa interessata da una frana. Proseguendo si continua a risalire il Gorzente, ammirando lo spettacolare ambiente circostante, dove i colori caldi delle rocce si fondono con le tonalità smeraldine delle acque. Superata una secca svolta a destra del torrente si giunge alla confluenza del Rio Eremiti nel Gorzente; restando sulla destra idrografica, si supera una ripida salita e si percorrono i resti di un'antica mulattiera che poco dopo attraversa il rio e si porta sulla sponda sinistra; risaliti di una ventina di metri di altezza sull'acqua, si continua a risalire finché il sentiero comincia a discostarsi dal rio e, attraversato un tratto boscoso, sbuca sulla strada provinciale 165. Svoltando a sinistra si arriva dopo circa 500 metri al termine del sentiero, in località Valico degli Eremiti (m.559).

 

10/08/2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

Piemonte Informa: Il Buco di Viso

 

 

E' stato il primo traforo dell'arco alpino, costruito tra il 1476 e il 1484 per scopi commerciali, tra il Piemonte e la Provenza Francese. Si tratta del Buco di Viso o Pertusd Viso, una galleria lunga 75metri, alta due metri e larga due e mezzo scavata sotto il monte Granero, in Valle Po.

Il Buco di Viso venne costruito in otto anni di durissimo lavoro, sgretolando la roccia con gli scalpelli. Limbocco italiano, a 2.882 metri, consentiva di evitare i ripidi e pericolosi pendii invernali del Colle delle Traversette e favorire un commercio per 365 giorni allanno tra Piemonte e Savoia.

Fu il marchese di Saluzzo Ludovico II a ordinarne la costruzione per trasportare dall'Italia riso, lana e pelli e importare il prezioso sale dalla Francia. Opportuni accordi bilaterali e le dogane in quota controllavano i carichi. Bestiame, cavalli e ogni sorta di mercanzia transitava a dorso dei muli nel Buco di Viso, facendo rifiorire le economie locali già 500 anni fa. La galleria rappresentava anche un segnale dei rapporti tra i due stati: veniva chiuso, infatti, ogni qualvolta vi erano delle crisi.

Ripercorrere oggi questo itinerario vuol dire recuperare una pagina di storia sul cammino delle popolazioni alpine che hanno visto nelle Alpi non una barriera, ma un passaggio. Dal Pian del Re al Colle delle Traversette (2950 m) ci sono circa 930 metri di dislivello e ci vogliono circa tre ore di marcia in salita.

Chi vuole anche attraversare il Buco di Viso deve munirsi di una buona torcia e badare al fondo sdrucciolevole.

 

06/08/2008

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: Il primo Piano paesaggistico del Piemonte

 

 

La Regione ha il primo Piano paesaggistico: adottato dalla Giunta durante la riunione del 4 agosto, è uno strumento di pianificazione che riconosce il paesaggio come irripetibile valore e risorsa per lo sviluppo culturale ed economico del territorio piemontese, ne analizza le caratteristiche e le peculiarità, ne definisce la disciplina necessaria per la sua tutela e valorizzazione.

Il Piano, in costante coerenza con le disposizioni del Codice per i beni culturali e del paesaggio, è stato predisposto in confronto con il Ministero per i Beni culturali ed ha recepito i contributi apportati dagli enti locali chiamati a condividerne le scelte. Non è dunque uno atto isolato, ma si inserisce nella più generale e ampia azione di revisione e innovazione della normativa per il governo del territorio curata dall’assessorato alle Politiche territoriali.

“L’impegno della Regione nel campo del rinnovamento del quadro giuridico e pianificatorio - commenta l’assessore Sergio Conti - è ispirato a disegnare una riforma in grado sia di cogliere le istanze di crescita della nostra società sia di sviluppare regole capaci di costruire i presupposti della sostenibilità, a garanzia delle generazioni future. L’insieme degli strumenti per agire sul governo del territorio rappresenta l’ossatura degli obiettivi di sviluppo dell’intero Piemonte, coniugati indissolubilmente, tuttavia, al riconoscimento del valore dei beni che la pianificazione intende salvaguardare: solo così facendo si può superare la contrapposizione tra tutela e sviluppo. La sfida della Regione - continua Conti - risiede nell’assecondare le richieste di sviluppo ma indirizzandole nel senso della valorizzazione delle ricchezze culturali e storiche, naturali, ambientali e paesaggistiche del nostro territorio, per l’innalzamento non solo del tenore economico, ma anche della qualità della vita dei residenti attuali e futuri mediante la piena fruizione di queste risorse”.

Con l’adozione del Piano paesaggistico entrano in salvaguardia le prescrizioni in esso contenute limitatamente ai beni paesaggistici. La delibera sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale di giovedì 6 agosto e, da tale data, gli atti e gli elaborati relativi al Piano saranno depositati presso il Settore Pianificazione territoriale (corso Bolzano 44 a Torino) e consultabili sul sito della Direzione Programmazione strategica per garantire che chiunque possa prenderne visione e formulare eventuali motivate osservazioni scritte.

 

pmora

04 agosto 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Marco Cavaletto: 26 settembre a BARD, un forte al servizio delle comunità alpine e dei territori svantaggiati

15 Luglio 2009 ore 11:51

 

Il complesso del Forte e Borgo di Bard è il nuovo polo culturale delle Alpi Occidentali. Grazie al recupero dell'imponente fortezza sabauda e di alcune aree connesse, è stato realizzato un progetto che fonde, in un'unica struttura, servizi culturali innovativi e, in futuro, strutture ricettive. Già con Teodorico (VI sec. d.C.), esisteva a Bard una guarnigione che difendeva le "Clausuræ Augustanæ" (sistema difensivo di protezione dei confini dell'Impero).Nel 1034, viene definito "inexpugnabile oppidum", in uno dei più antichi riferimenti ad un castello in Valle d'Aosta.
Nel 1242, i Savoia entrano in possesso della signoria di Bard. Nel 1661, vengono concentrate a Bard le armi provenienti da altre fortificazioni valdostane, tra cui Verrès e Montjovet. Il castello diventa ancora protagonista, in occasione dell'arrivo di Napoleone Bonaparte, nel maggio del 1800. Le strutture difensive del forte erano talmente efficaci che l'armata napoleonica impiegò circa due settimane per superare le difese austriache, riuscendovi solo con l'astuzia. Il forte venne poi fatto smantellare, per evitare ulteriori pericoli. Quello che vediamo oggi è il
rifacimento voluto da Carlo Felice che, a partire dal 1830, ne fece una massiccia struttura militare. Alla fine dell'800 il forte s'avvia al declino, viene dismesso nel 1975 dal demanio militare e acquisito dalla regione Valle d'Aosta nel 1990. Il Forte, riaperto dopo un lungo restauro, ospita il Museo delle Alpi e mostre temporanee.

 

Forte di Bard

Situato all'imbocco della Valle d'Aosta, a 45 km da Aosta e 78 km da Torino. A metà strada tra Milano e Ginevra.


Bard è accessibile in automobile dalla SS. 26 della Valle d'Aosta e con l'autostrada A5, con uscita ai caselli di Pont-Saint-Martin a Sud e di Verrès a Nord, rispettivamente a 5 e 9 km di distanza.


Parcheggi
Parcheggio pluripiano ai piedi del Forte. (tariffa forfettaria 2,00 €) Parcheggio Liéron a circa 200 m. dal Forte lungo la SS.26 (gratuito) Parcheggio Viadotto a circa 300 m. dal Forte (servizio navetta gratuita da e per il Forte solo la domenica e festivi)
Le stazioni ferroviarie più vicine (tratta Torino-Aosta) sono situate a Pont-Saint-Martin e Verrès da dove è possibile usufruire di autobus che conducono nel comune di Bard. (fermata lungo la SS.26 ai piedi del Forte). Per chi raggiunge la Valle d'Aosta con un treno locale, la stazione di riferimento è quella di Hone-Bard, collocata a 500 m. dal Forte.

Per Informazioni sul servizio autobus: Tel. 0125 966546-7-8

Gli aereoporti più prossimi sono l'aereoporto internazionale di Torino Caselle "Sandro Pertini" e l'Aereoporto turistico "Corrado Gex" di Aosta rispettivamente a circa 60 e 45 chilometri di distanza.

 

Marco Cavaletto è Direttore al COMMERCIO, SICUREZZA, POLIZIA LOCALE della Regione Piemonte

 

 

Piemonte Informa: Due novità per la Reggia di Venaria

 

 

La Reggia di Venaria Reale arricchisce le sue proposte con due novità.

Il recupero dei suoi immensi giardini presenta il Gran Parterre Juvarriano, realizzato sull’interpretazione dell’iconografia del Settecento e concepito secondo la conformazione che ne volle dare Filippo Juvarra su due assi rettori principali, il primo incentrato sulla Galleria Grande e il secondo sulla Citroniera, da cui ha origine uno dei principali viali del giardino settecentesco, l’Allea Reale. Un’ulteriore area di 60.000 metri quadri, con una larghezza di 200 metri per più di 300 metri di lunghezza. In due anni sono stati piantumati 248 tassi, 18.000 bossi e 5.500 carpini per le siepi, per ricostruire una composizione fedele a quella dell’impianto settecentesco, costituita da stanze di verzura delimitate da siepi di carpino a formare ambienti e corridoi verdi percorribili e comunicanti tra loro.

Ad accompagnare il nuovo Gran Parterre una nuova prestigiosa esposizione: “Diademi e gioielli reali. Capolavori dell’arte orafa italiana per la corte sabauda che sarà visitabile nell’ambito del normale percorso di visita della Reggia fino al 10 gennaio 2010. Splendidi capolavori che i gioiellieri di corte, primo fra tutti il torinese Musy, realizzarono tra Otto e Novecento per la regina Margherita e poi per Maria Josè. Accanto a questi ci sono i gioielli “civili” che la devozione del popolo, dell’aristocrazia e della famiglia reale donarono nei secoli alla Madonna d’Oropa. I gioielli sono esposti nel cosiddetto “snodo garoviano”, le quattro grandi sale di rappresentanza che precedono la Galleria Grande realizzate all’inizio del Settecento, dove si svolgevano le grandi cerimonie della corte sabauda.

 

ggennaro

27 giugno 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

 

 

Piemonte Informa: Un Testo unico sulle aree naturali e la biodiversità

Sistema snello per una rete ecologica regionale

Il sistema delle aree protette piemontesi, che risale alla metà degli anni Settanta, necessitava da tempo di una profonda riforma del suo corpus normativo, aveva bisogno di aggiornamenti e di adeguamenti senza i quali la realtà si allontana e la legge perde vigore d’indirizzo e di governo. Il Consiglio regionale ha così approvato il 16 giugno il Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità.

Nei suoi passaggi salienti, il provvedimento presenta diverse caratteristiche innovative:

* la realizzazione della rete ecologica attraverso l’integrazione e la regolamentazione dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e delle ZPS (Zone di Protezione Speciale), complementari e differenti rispetto al trentennale sistema naturale della aree protette, che attua le direttive comunitarie “Habitat” e “Uccelli” prevedendo l’esistenza delle aree contigue come soggetti di pianificazione integrata con il territorio circostante e la definizione dei corridoi ecologici;

* il coordinamento con le politiche urbanistiche e territoriali;

* la ridefinizione del sistema delle aree protette con la riduzione degli enti di gestione raggruppando le aree esistenti secondo localizzazione geografica e caratteristiche comuni (Alpi Cozie, sistema Po, Sacri Monti...). Per esempio, grazie a questa scelta organizzativa, si dà risalto alla specificità dei Sacri Monti come complesso sistema di luoghi della memoria religiosa, artistica, architettonica e come esempi a livello europeo di corretta gestione territoriale. Un unico ente gestore consente di rafforzarne la visibilità soprattutto in seguito all’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco;

* il coinvolgimento diretto di Province, Comuni e Comunità montane nel sistema degli enti di gestione dei parchi;

* la valorizzazione dei parchi interregionali, rendendo possibile ai fini gestionali per le aree naturali protette di procedere a collaborazioni interregionali, come avviene da tempo negli enti parco maggiormente organizzati;

* la semplificazione legislativa con l’abrogazione di circa 150 leggi e la predisposizione di uno strumento unico e facilmente integrabile per l’ampliamento della rete (inserimento di nuove aree protette, previsione di SIC, ecc.).

“Dietro tutto ciò c’è esperienza, cultura e passione ambientale - commenta la presidente Mercedes Bresso - Un abito mentale che mi è molto caro. Penso che nel rapporto tra natura e cultura si debba sempre ragionare in termini di sviluppo sostenibile per poter migliorare la vita senza estraniarla dall’ambiente. L’ambiente è ‘il tutto’. un ‘bene unitario’. Averlo capito ci ha fatto promuovere trent’anni fa, con lungimiranza e diventando esempio per l’Italia, la prima legge sui parchi. Ora il Testo Unico, che ci rende nuovamente protagonisti sulla scena nazionale, rappresenta l’evoluzione della politica ambientale della Regione e degli enti locali a tutela delle aree naturali e della biodiversità”.

“Il Testo unico - aggiunge Nicola de Ruggiero, assessore all’Ambiente ed ai Parchi - realizza un punto importante, ampiamente discusso e condiviso, del programma elettorale, in cui si faceva riferimento alla necessità di dare una nuova linfa alla politica della tutele delle aree protette con una revisione completa che ne ridisegnasse il sistema dando vita alla rete ecologica regionale”.

lcabases

16 giugno 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

 

Piemonte Informa: L'anima dei Luoghi, L'anima nei luoghi

 
Dal 18 al 21 giugno ad Oropa la Borsa dei percorsi devozionali e culturali

 

Terza edizione, dal 18 al 21 giugno nel Santuario di Oropa, della Borsa dei percorsi devozionali e culturali - L'anima dei Luoghi, l'anima nei luoghi, che vuole nuovamente riunioni tutti i soggetti che a vario titolo coinvolti o interessati a questo particolare ambito dell'attività turistica, che muove milioni di persone ogni anno con motivazioni che spaziano dalla fede profonda al desiderio di unire momenti di serenità interiore ad occasioni di approfondimento culturale.

Organizzata da Regione Piemonte, Atl del Biellese e Santuario di Oropa, la Borsa intende evidenziare, nelle tematiche proposte nelle visite di approfondimento riservate ai buyers che via via coinvolgono le diverse aree piemontesi, l'efficacia di un modello di integrazione tra i siti devozionali e i siti territoriali portatori di eccellenze in ambito culturale, storico-artistico, paesaggistico-naturalistico ed enogastronomico.

Per questo motivo è stato avviato e consolidato un accordo di comarketing con la Borsa del Turismo delle 100 Città d’arte d’Italia, che ha contribuito a rafforzare entrambe le iniziative secondo precise esigenze di razionalizzazione di risorse e di energie, e prosegue la fruttuosa collaborazione, avviata e consolidata nel corso delle due prime edizioni, con l'Associazione europea delle Vie Francigene, cui si aggiungono le sinergie con l'Associazione Teatro Popolare di Sordevolo, in vista della Passione 2010, e con l'Associazione internazionale transromanica, di cui fa parte anche la Regione Piemonte. L'evento coinvolge direttamente il territorio non solo per quanto riguarda i soggetti professionali e le amministrazioni locali, ma anche per l'attività ormai consolidata di collaborazione con gli allievi degli Istituti Turistici biellesi, che beneficiano così dell'opportunità unica di vivere un'esperienza sul campo altamente stimolante e formativa.

L'educational riservato ai buyers internazionali costituisce il fil rouge che di volta in volta consente alla manifestazione di declinare il tema della valorizzazione integrata dei siti devozionali e culturali. Accanto ad esso, si confermano quali eventi principali la Fiera degli espositori istituzionali, ambientata nei portici monumentali del Santuario, che assume via via maggior respiro nazionale e soprattutto di rete tra siti minori interessati al tema della valorizzazione, e soprattutto il workshop di incontro tra gli operatori turistici dell'offerta piemontese e italiana e la domanda internazionale, alla quale verrà riservata una prospettiva di riguardo in occasione dell'Ostensione della Sindone 2010.

 

ggennaro

08 giugno 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: I giardini di maggio

 

Isole di armonia e bellezza, specchi della cultura e delle visioni della natura, ma anche veri e propri “luoghi immaginari”. Su Piemonte Parchi di maggio architetti, agronomi ed esperti raccontano la storia dei giardini, individuando interventi utili a salvaguardarli.

Nello stesso numero, Piemonte Parchi offre ai suoi lettori 16 pagine in più: una sintetica guida per conoscere più a fondo i giardini piemontesi con alcuni consigli per la visita. Questo inserto è il primo di un’iniziativa sperimentale che proseguirà tutto l’anno, ideata per facilitare e incentivare la fruizione naturalistica e culturale del territorio piemontese.
E poi, come al solito non mancano gli articoli sui parchi e sul territorio: questo mese sono protagonisti La Mandria e il Roero.

ggennaro

15 maggio 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

Piemonte Informa: Recupero del lago della Spina di Pralormo

 

 

Si è svolta l’8 maggio la presentazione del recupero funzionale e della messa in sicurezza del lago della Spina di Pralormo, esempio di proficua sinergia tra enti pubblici: lo Stato, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, il Comune di Pralormo e il Consorzio irriguo di II grado Chierese Astigiano, ciascuno per la propria competenza, hanno consentito di realizzare un intervento che porterà benefici alle attività agricole del territorio e potrà costituire anche un fattore di richiamo turistico-ricreativo.

L’area che potrà usufruire delle acque dell’invaso è di circa 400 ettari, in una zona povera di risorse idriche ma molto ricca di attività agricole. Inoltre, la progettazione ha il merito di puntare al completo recupero della diga e dell’invaso operanti, potenziando le strutture per ottenere il massimo volume di acqua e realizzando un sistema di captazione in pressione che si allaccia alla rete irrigua esistente.

L’opera prevede un investimento complessivo di circa quattro milioni di euro: i lavori di messa in sicurezza sono a carico del Dipartimento di Protezione Civile, mentre la Regione Piemonte integrato con un contributo di 600.000 euro destinato all’adeguamento della rete di distribuzione. La Protezione civile regionale ha collaborato con la Prefettura per la redazione di un disciplinare di intervento che individua le procedure da attivare nella fase di messa in sicurezza dei lavori.

 

varchimede

08 maggio 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: Il Gran Tour del Piemonte

 

Più di 100 itinerari alla scoperta del patrimonio storico e culturale

 

Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, per cominciare ad approfondire la storia di questo processo storico, sociale, culturale e politico in vista delle grandi celebrazioni del 2011, è il tema dell’edizione di quest’anno di Gran Tour, il programma di itinerari che portano alla scoperta dei tesori artistici e architettonici di tutto il Piemonte.

L’iniziativa - promossa da Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e organizzata da Torino Città Capitale Europea - unisce e coordina l’attività di più di 70 associazioni di volontariato culturale piemontese e della Spaba, Società piemontese di archeologia e belle arti, impegnate a offrire un denso programma di gite a piedi e in autobus su argomenti che spaziano dall’arte all’architettura, dall’artigianato alla spiritualità, dall’archeologia alla storia, senza dimenticare la letteratura, la scienza, la natura.

Per conoscere e capire meglio la storia che ha portato l’Italia suddivisa in nove piccoli stati a essere “una, libera e indipendente”, si è scelto di visitare gli edifici dove è stato costruito e vissuto il processo di unificazione, come il Castello di Cavour a Santena o il Teatro Gobetti dove, per la prima volta, risuonarono le note dell’Inno di Mameli, studiare da vicino i documenti che l’hanno preparato e testimoniato, ad esempio lo Statuto Albertino, vivere la tensione delle battaglie di Palestro e di Vinzaglio, di Solferino e di San Martino. I partecipanti possono ascoltare i racconti e le spiegazioni anche su argomenti meno noti, come la vita del confessore di Cavour o gli esperimenti di Galileo Ferraris, gli episodi dei Mille di Garibaldi, la fondazione del Corpo dei Bersaglieri e l’intervento alla campagna di Crimea, dove morì il loro fondatore Alessandro La Marmora.

Un'altra novità è la sezione Cantieri aperti, che porta a visitare luoghi in via di restauro in tutto il Piemonte per trovare e ritrovare numerosi gioielli che saranno riportati al loro antico splendore. Numerose le mete proposte: la marina sabauda in città, la famiglia Olivetti a Ivrea, i Sacri Monti di Varallo e Arona, il Santuario di San Magno in alta Valle Grana, Bene Vagienna con le varie stratificazioni storiche dell’abitato, Villa Nigra a Miasino, i palazzi Silva e San Francesco a Domodossola, la dimora nobiliare barocca dei Ranzoni a Cossato, il Castello Visconteo e la Casa Museo Rognoni-Salvaneschi a Novara. Ricca anche la sezione Scienza, tecnica e natura, che porta a scoprire per esempio a che punto sono i lavori della nuova stazione di Porta Susa a Torino ed i laboratori dell’Istituto nazionale di ricerca metrologica.

 

ggennaro

04 maggio 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

 

Piemonte Informa: Rilancio del parco e del complesso monumentale di Stupinigi

 

Recuperare l’aspetto originario per un turismo sostenibile

 

Dopo l’acquisizione dalla Fondazione dell’Ordine Mauriziano di circa 1400 ettari di terreni e fabbricati costituenti il complesso urbano e rurale del Parco naturale di Stupinigi, valutati 58,7 milioni di euro, la Regione ha presentato le linee attraverso cui si svilupperà il progetto di rilancio dell’intera area intorno alla Palazzina di caccia, non compresa nella compravendita perché patrimonio indisponibile della stessa Fondazione.

Insieme all’assessore ai Parchi, Nicola de Ruggiero, ed al commissario straordinario del parco di Stupinigi, Roberto Saini, la presidente Mercedes Bresso ha illustrato l’8 aprire nel palazzo della Giunta regionale i punti salienti del programma di recupero e rilancio del complesso monumentale e naturale di origine sabauda, che ricade nei territori di Candiolo, Orbassano, Nichelino e Torino. L’elenco delle azioni da intraprendere ha come base la redazione di un progetto strategico di recupero dei poderi situati sul viale di accesso alla palazzina, nell’ambito di un protocollo di intesa tra Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Nichelino, Ente parco di Stupinigi, Ente parco del Po e Fondazione Ordine Mauriziano.

“Con l’acquisto dei beni - ha sostenuto Bresso - abbiamo evitato la dispersione e la frammentazione degli immobili, situazione che ne avrebbe compromesso il recupero. Ora possiamo avviare una forte attività di valorizzazione del complesso per restituirlo all’aspetto originario, così come concepito dall’architetto Juvarra nei suoi progetti, e per renderlo sempre più ‘vissuto’ dai cittadini e dai turisti che certamente saranno attratti da un gioiello architettonico e naturalistico a due passi dal centro di Torino”. “Il Piemonte e Torino - ha aggiunto de Ruggiero - avranno così un'altra preziosa opportunità naturale a sud della città, dopo quella del Parco della Mandria a nord. L’area protetta di Stupinigi rappresenta un tessera basilare della Rete ecologica prevista dal nuovo Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità, in fase di approvazione in Consiglio regionale. Stupinigi può offrire al turismo innumerevoli opportunità e diventare un polo sostenibile di attrazione, compatibile con la presenza di amanti della natura. Importante si rivela la scelta di sottoporre ad una profonda revisione il sistema viario intorno al complesso. Non più una Palazzina di caccia come banale ed inquinata rotonda, bensì come nucleo centrale di un’area naturale ed architettonica dal pregio inestimabile e, soprattutto, viva”.

Tra i principali argomenti per il rilancio dell’area è infatti prevista la chiusura al traffico della provinciale n. 23 del Sestriere nel tratto tra la Palazzina di caccia e l’incrocio per Candiolo, e la sua trasformazione in percorso pedonale e ciclabile, oltre al ripristino delle rotte storiche del disegno di Juvarra e la riconversione degli attuali pioppeti in bosco di alto fusto, al fine di ricostituire parte del parco originario.

Intanto, l’Ente parco ha dato l’avvio alla raccolta dei rifiuti abbandonati sulla superficie dell’area acquisita affidandone il compito a due cooperative sociali, ha affidato all’Ipla alcuni interventi di gestione delle aree boschive e dei viali alberati ed ha previsto progetti di sistemazione e di ampliamento dei punti di attestamento e delle aree di sosta e la collaborazione per la manutenzione del territorio, che si sta definendo con alcuni degli agricoltori affittuari delle cascine.
 

lcabases

08 aprile 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: Confini del parco Alta Valle Pesio e Tanaro

 

 

L’assessore regionale all’Ambiente e Aree protette, Nicola de Ruggiero, ha partecipato alla presentazione della proposta di ampliamento dei confini del parco naturale dell’Alta Valle Pesio e Tanaro, svoltasi il 1° aprile nella sede di Chiusa Pesio alla presenza di numerosi amministratori locali.

L’ipotesi interessa circa 800 ettari, comprendenti due siti di importanza comunitaria, ricadenti nei territori di Ormea, Briga Alta e Frabosa Soprana, dove verrebbe istituita una riserva naturale.

Per de Ruggiero “si tratta di una scelta che, con grande saggezza, tutela la zona del patrimonio naturale alpino della provincia di Cuneo, assolutamente in linea con la filosofia che ha ispirato il nuovo Testo unico per la tutela della biodiversità all’ordine del giorno della prossima seduta del Consiglio regionale. Aldilà della valenza ecologica dell’atto, sarà anche uno sprone indiscutibilmente importante perché l’area diventi un polo sostenibile di attrazione turistica, compatibile con la presenza di amanti della natura, rispettosi di una risorsa di valore naturalistico che si aggiunge alla grande ricchezza regionale rappresentata dalle aree protette piemontesi”.

Nel 1999 le Alpi Liguri sono state proposte tra i dieci “hotspot” del bacino del Mediterraneo. Questi “punti caldi della biodiversità”, 25 in tutto il mondo, sono stati stabiliti, in base al numero di specie vegetali endemiche presenti su di un territorio e alla percentuale di habitat che in esso si stanno riducendo, come luoghi da conservare ed in cui sperimentare una giusta convivenza tra uomini e ambiente naturale. Ricerche condotte in collaborazione con l’Ipla sugli habitat presenti nelle Alpi Liguri del versante piemontese assegnano a questo settore più di 450 tipologie d’habitat, un'elevatissima biodiversità che vede rappresentate tutte le principali formazioni vegetali d’Europa.

 

lcabases

01 aprile 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Frabosa Soprana torna in possesso della 'Baita delle Stelle'

 

In origine fu una svista. Di lì ne venne fuori una contesa durata 60 anni. Il tutto nel nome della ‘Baita delle stelle’, denominazione trasognata quanto basta per rendere a parole la verticalità che si respira da lassù, dal punto di arrivo della seggiovia di Monte Moro. Per mantenerne la giurisdizione si è combattuto un lungo braccio di ferro per più di mezzo secolo tra due Comuni, Frabosa Soprana e Sottana. E dire che tutto ha avuto origine da una banale svista catastale in occasione della redazione di un nuovo catasto dei terreni a fine ‘800: fu allora che l’imperizia di un illustre sconosciuto ridisegnò quello che per secoli era stato il confine naturale tra Frabosa di sotto e quella di sopra assegnando a Sottana la zona dove oggi sorge il complesso turistico. Un errore, insomma, una svista e nulla più.

Ma nel frattempo ci vollero più di 50 anni perché la cosa saltasse fuori. Correva infatti l’anno 1957 quando su un pianoro alpino a 1700 metri e ad antropizzazione zero si decise di metter su il primo avamposto della voglia di modernità che avanzava, la ‘Baita delle stelle’, appunto. Al momento di accatastare l’immobile la sorpresa: il terreno era passato di mano a Sottana. E così in 60 anni di storia la grande baita che dalla cima di Monte Moro apre in un solo colpo d’occhio alla vista delle Alpi, dal Viso al Rosa, si è andata trasformando suo malgrado in una coperta troppo piccola per mettere d’accordo due amministrazioni decise a tutto. E di tutto, in effetti, è successo in questi anni: dal botta e risposta di lettere e delibere tra le due Frabose fino alle perizie di parte prodotte. E ancora l’ufficio tecnico erariale di Cuneo che fin da subito avvalora l’errore, la Prefettura che per anni cerca di dirimere invano la questione, fino alla Regione.

Poi dal 1961 al 1987 il silenzio. Della paternità della ‘baita’ non parla più nessuno. Ma intanto il paradosso regna sovrano: già perché se da un lato è Soprana che rilascia le licenze edilizie e riscuote imposti e tributi, Sottana dal canto suo alza il tiro e nel 1987 comunica all’allora gestore gli importi delle tasse di attività. A dirimere definitivamente la questione ci pensa la storia, o meglio un verbale risalente al 1698 e scovato dall’allora assessore comunale Sergio Ramondetti. Che ricorda: "In questo documento regio, l’amministrazione sabauda aveva avuto cura di tracciare i confini tra le due Frabose, seguendo il criterio dell’acqua pendente nella zona tra Monte Moro e il gruppo del Dente." Il buon senso, poi, ce l’hanno messo le attuali amministrazioni comunali, quella di Pietro Blengini a Sottana e di Pierangelo Giordanengo a Soprana.
Che commenta: "Quello di Monte Moro è l’emblema di una storia infinita che va avanti da decenni, tanto da far perdere le speranze per una sua risoluzione. Poi la svolta. In un recente incontro il sindaco di Sottana si è dichiarato disponibile a restituire quel che ci spetta da sempre. Nell’ultimo Consiglio abbiamo deliberato in merito alla richiesta che faremo alla Regione per la rettifica dei confini. Sottana farà altrettanto. La ‘Baita delle stelle’ ritorna finalmente a Soprana."


Chiara Viglietti
da:targatocn del 01/04/2009



ANSA Piemonte: Appello del vescovo, il Sacro Monte di Crea a rischio frane

2009-03-31 19:05

Mons. Catella si rivolge ai parlamentari piemontesi

 

(ANSA) - TORINO, 31 MAR - Il Sacro Monte di Crea, nell'Alessandrino, e' a rischio frane. Il grido d'aiuto a parlamentari ed esponenti politici arriva dal vescovo di Casale, monsignor Alceste Catella e dal rettore del Santuario Diocesano, Francesco Mancinelli. Il monumento e' stato riconosciuto dall'Unesco patrimonio dell'Umanita' ed e' visitato annualmente da 250 mila persone.(ANSA).

 

Piemonte Informa: Festival della Montagna 2009. Dal 25 al 29 marzo a Cuneo

 

 

Dal cinema ai libri, dai convegni alla scuola, dall’enogastronomia alla musica, dalla cultura allo sport sono i temi della quarta edizione del Festival della Montagna, in programma nel Centro Incontri della Provincia di Cuneo dal 25 al 29 marzo.

Organizzato dalla Provincia in collaborazione con Regione Piemonte, Città e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Atl cuneese, Cai e Uncem, l'appuntamento mantiene invariata la formula dedicata alla quotidianità delle valli alpine.

Tra gli appuntamenti: Festivalfilm, itinerario cinematografico alla scoperta di autori ed opere dedicate alla montagna; Festivalteatro, rassegna realizzata in collaborazione con la compagnia “Il Melarancio”; Festivalincontri, appuntamenti con giornalisti, storici ed alpinisti; Festivalscuola, con giochi, animazioni, letture-spettacolo, formazione didattica ed approfondimenti sulla cultura e la natura delle valli; Festivalmusica, con le esibizioni di corali alpine e concerti dedicati ai canti d'Occitania dalle Alpi ai Pirenei.

 

ggennaro

24 marzo 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Piemonte Informa: Inaugurato a Casale il Castello del Monferrato

 

Inaugurazione, il 21 marzo a Casale, del Castello del Monferrato, alla presenza della presidente della presidente della Regione, Mercedes Bresso, e dell’assessore regionale alla Cultura, Gianni Oliva.

Dopo nove anni di lavoro e più di sei milioni di euro investiti, il complesso è stato recuperato per legarlo alla vita culturale della città e farne un’attrazione turistica di grande fascino che sappia contribuire al rilancio dell'economia della zona.

Ma il lavoro non è finito. “La Regione ha stanziato due milioni e mezzo - ha detto Bresso - e altrettanti se ne investiranno in futuro”.

L’assessore Oliva ha invece ricordato il passaggio “da luogo di guerra a luogo di cultura”.

Il Castello del Monferrato ospiterà la Biblioteca delle ragazze e dei ragazzi intitolata ad Emanuele Luzzati, un infopoint con spazio per la consultazione materiali informativi, postazioni internet, la Vetrina del Monferrato con uno spazio enoteca per la degustazione e la conoscenza dei vini locali, un’area polifunzionale dedicata alla musica, agli incontri culturali e alle mostre.

 

ggennaro

23 marzo 2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

Parco naturale dei Laghi di Avigliana

 

 

 L'Area Protetta:

 
Gestore: Ente di gestione del Parco naturale dei Laghi di Avigliana
Sede: Via Monte Pirchiriano, 54 - 10051 Avigliana (TO)
Tel: 011/9313000-9341405
Fax: 011/9328055
E-mail:parco.avigliana@reteunitaria.piemonte.it
Superficie: 409,39 ha
Provincia: Torino
Istituzione: 1980
 
 
 
 L'area intermorenica aviglianese situata allo sbocco della Valle di Susa costituisce un territorio che, pur nella sua limitata estensione, annovera una notevole varietà di ambienti e di situazioni ecologiche. L'elemento centrale di questo ambito nel quale convivono a stretto contatto l'uomo moderno e la natura è rappresentato dai Laghi di Avigliana che sono, insieme alle imponenti formazioni moreniche che li circondano, una testimonianza degli ultimi due periodi glaciali. Da quando, diecimila anni fa, l'imponente ghiacciaio wurmiano si è ritirato la storia naturale di questi piccoli bacini si è intrecciata con quella dell'uomo sempre presente sulle loro rive. L'evoluzione del clima, della fauna e della flora ha condizionato le popolazioni che hanno occupato la bassa valle fino all'avvento dell'era industriale, quando il massiccio sfruttamento delle risorse idriche ed energetiche e l'estesa urbanizzazione hanno cambiato antichi equilibri. Alle soglie del loro undicesimo millennio il futuro dei Laghi di Avigliana dipende dalle strategie di ricupero e riqualificazione ambientale che l'uomo saprà mettere in atto: l'istituzione del Parco è al tempo stesso una sfida e una speranza.
 
I motivi principali sui quali si basa l'attività del Parco sono: la salvaguardia della zona umida dei Mareschi, il ripristino delle condizioni idrobiologiche dei laghi eliminando le cause d'inquinamento, il controllo e la disciplina del territorio, la valorizzazione dell'area e l'incentivazione delle attività produttive rispettose delle integrità ambientali.
Pur nella sua limitata estensione, poco più di 400 ettari, quest'area riveste un notevole interesse storico e naturalistico. In particolare nel Parco sono presenti tre biotopi diversi, ma intimamente interconnessi, costituiti dai due bacini lacustri, dai rilievi collinari e dalla zona umida dei Mareschi.
Data la sua posizione geografica, la zona ha subìto nel corso dei secoli una massiccia antropizzazione di cui sono preziosa testimonianza gli oggetti risalenti alla preistoria riapparsi durante gli scavi per l'utilizzazione della torba (oggi conservati in tre musei: Museo di Antichità di Torino e Musei delle Facoltà di Geologia ed Antropologia dell'Università di Torino).
Protetta dalle dorsali di Montecapretto e del Pezzulano, con i resti del castello, la città di Avigliana si è sviluppata nei secoli rivestendo il ruolo di fiorente città di "frontiera" ed oggi si fa ammirare per i monumenti medievali lungo le sue suggestive vie.
 
 
 Il Parco non si propone solamente di proteggere un angolo di natura ma vuole anche realizzare una stretta simbiosi con la città di Avigliana fondata sul rispetto degli equilibri naturali.
Con il passare del tempo sono stati predisposti numerosi servizi (sentieri, strutture informative, ecomuseo della pesca, varie pubblicazioni, cartina per orienteering) che intendono soddisfare le esigenze dei fruitori. In particolar modo si è instaurato un continuo rapporto didattico con le scuole (visite guidate, conferenze, proiezioni) incentrato sulla conoscenza e valorizzazione dell'ambiente e si sono realizzate infrastrutture rivolte ai portatori di handicap (piste ad accesso facilitato, leggii in braille, audiocassette per non vedenti, tavoli e parcheggi riservati).
Particolarmente interessanti sono i "punti museo" dislocati nel Parco allestiti sul tema della pesca nei laghi di Avigliana in tutti i suoi aspetti: naturali, tecnici, economici partendo dall'Età del bronzo (II millennio a.C.) fino alla metà del XX secolo.
 
 
I Laghi
 
 L'origine dei laghi di Avigliana e dell'anfiteatro morenico risale alle ultime due grandi glaciazioni pleistoceniche: quella rissiana (230.000 anni fa) e quella würmiana (120.000 anni fa) quest'ultima direttamente responsabile della formazione dei laghi.
Molto probabilmente le vicende glaciali generarono quattro bacini lacustri due dei quali, la torbiera di Trana e l'attuale zona umida dei Mareschi ben presto interrati dai detriti che scendevano dalle colline circostanti.
Nel passato, gli scarichi fognari hanno immesso nei due specchi d'acqua quantitativi elevati di elementi nutritivi (soprattutto fosfati e nitrati) la cui digestione causa la diminuzione dell'ossigeno disciolto nelle acque, soprattutto nel periodo estivo.
L'ittiofauna è caratterizzata prevalentemente da ciprinidi (cavedani, carpe, scardole), specie piuttosto resistenti alle condizioni sopra descritte. Fra i pesci presenti nei due laghi ricordiamo ancora: il luccio, il pesce gatto, l'alborella, la tinca, la carpa, il cavèdano, il persico reale, il persico sole e il persico trota (quest'ultimo solo nel Lago Grande) e l'anguilla.
I bacini lacustri hanno peculiarità individuali che li differenziano l'uno dall'altro. Il Lago Piccolo (60 ettari, 356 m. s.l.m.) che riversa le proprie acque nel Lago Grande (90 ettari, 352 m s.l.m.), presenta senza dubbio maggiori caratteristiche di naturalità poiché è circondato da boschi, prati e da una discreta fascia di canneto.
 
 
 Centinaia di volatili di varie specie quali moriglioni, morette, alzavole, fischioni, gallinelle d'acqua, mestoloni si concentrano sui laghi, in particolar modo nel periodo autunnale ed invernale.
Il Lago Piccolo è particolarmente interessante per l'osservazione dei germani (in netta maggioranza), delle folaghe che tranquillamente nuotano sulle sue acque, degli aironi cenerini e dei cormorani immobili sui rami dei saliconi ormai bianchi del loro guano.
Tra gli animali più caratteristici segnaliamo lo svasso maggiore la cui spettacolare parata di corteggiamento, chiamata danza dello specchio, è osservabile a fine inverno - inizio primavera.
In seguito il nido galleggiante, costruito dalle coppie, e i pulcini portati sul dorso dai genitori nei loro primi spostamenti sono dimostrazioni pubbliche che si offrono a tutti gli appassionati di bird-watching.
 
Fonte:www.parks.it
 
LEGA NORD - SEZIONE DI AVIGLIANA
Via Sonetto 78 - Almese (TO)
 
 

La parola a......Nicola De Ruggiero, assessore all'Ambiente

 

 

La media di diffusione di PM10 in Piemonte è ormai stabilmente sotto i limiti europei. E’ un risultato significativo che ci incoraggia ad andare avanti: cominciamo a respirare un’aria più accettabile, meno dannosa per i nostri polmoni ed il nostro cuore. Il risultato è il frutto di politiche coordinate e condivise sulle emissioni industriali, sul rinnovo dei sistemi di riscaldamento, sulla riorganizzazione del traffico veicolare, oltre che di un impegno costante a favore del trasporto pubblico. Gran parte del merito va ai piemontesi che hanno messo al centro delle loro scelte, in modo costante e paziente, le ricadute ambientali dei propri comportamenti. Permangono alcune criticità locali, in particolar modo nell’agglomerato metropolitano torinese. Anche qui è evidente la riduzione dei valori tra il 2006 e il 2008, ma, per le caratteristiche tipiche della zona, occorre che le politiche di limitazione del traffico veicolare privato, di potenziamento del servizio pubblico, di ampliamento delle zone a traffico limitato e delle piste ciclo pedonali procedano in modo più incisivo.

dal Sito Ufficiale della Regione Piemonte di mercoledì 23 Gennaio 2009

 

 

Il Piemonte punta sulle dimore storiche

 

Il tesoro di residenze reali e dimore storiche del Piemonte è diventato un circuito di charme per congressi e presentazioni a cui è possibile accedere attraverso un'apposita sezione del sito:www.torinopiemonte.com .   

Una panoramica sulla vasta offerta di residenze sabaude, a cominciare dalla rinata Venaria Reale e poi castelli, ville nobiliari e padronali, tenute di campagna, ex conventi e antichi cascinali, raccolta in 87 schede corredate di immagini e informazioni tecniche, oltre a un comodo motore di ricerca per trovare, tra le molte tipologie, quella più adatta alle proprie esigenze.

Dai luoghi dell'arte a moderne location, chi sceglie il Piemonte per un viaggio d'affari può contare su oltre 700 sale meeting, delle quali 20 con un numero superiore a 500 posti, la possibilità di ospitare eventi fino a 8mila partecipanti e un'offerta ricettiva che dopo le Olimpiadi ha raggiunto i 770 hotel e superato i 170mila posti letto.

“Il Piemonte - dichiara Giuliana Manica, assessore regionale al Turismo - punta sul settore congressuale come elemento portante della propria economia turistica Il nuovo circuito delle dimore storiche e le moderne location, abbinate a una ricca offerta integrata, ci rendono meta ideale per il turismo d'affari”. I dati del settore sono interessanti: da uno studio realizzato da Sviluppo Piemonte Turismo in collaborazione con l'Osservatorio congressuale italiano e l'Università di Torino emerge che nel 2007 più del 17% dei congressi realizzati in Italia è stato ospitato a Torino. In particolare, un campione di 962 congressisti italiani e stranieri evidenzia che il 49% si ferma in media tre giorni e che, in generale, spende a Torino, esclusa la quota di partecipazione al convegno, 445 euro, di cui 185 per il pernottamento, 99 per lo shopping, 93 per la ristorazione e 68 per i trasporti. Decisamente buona la soddisfazione del congressista, con un giudizio positivo anche a distanza di tempo: in particolare vengono apprezzate la location del congresso e la sistemazione alberghiera, con un voto di 8,4 in una scala di valutazione da 0 a 10.

 

gg
07/01/2009

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Informa

 

 

Associazione Castelli aperti del Piemonte: Castelli di Giarole, di Piovera e di San Giorgio Monferrato

CASTELLI APERTI

26 OTTOBRE 2008

Domenica 26 sono  aperti i Castelli di Giarole, di Piovera e di San Giorgio Monferrato

 Il castello di Giarole: “ Mille anni di una famiglia e di un borgo”.  Raro esempio di proprietà ancora in mano alla famiglia originaria, appartiene ai conti Sannazzaro dal 1163 quando l’imperatore Barbarossa ne autorizzò la costruzione. Nell’800 è stato restaurato con gusto neogotico, accentuando l’aspetto sontuoso degli interni. Ha ospitato re e imperatori. Il castello ha una pianta quadrangolare e tre torri;  da una, in particolare, si gode una bella vista del Monferrato casalese e della pianura circostante. Merita una visita per gli affreschi dei suoi saloni e l’eleganza della sala da ballo ( in cui pare si aggiri ancora il dispettoso fantasma del giovane pittore, caduto mentre la decorava). Il castello è’ circondato da una parco con alberi di grandi dimensioni: si può vedere anche la vecchia”nevaia” dove, fino alla fine dell’800, si conservava il ghiaccio per l’estate.  Di interesse storico e artistico sono l’annessa chiesa di San Giacomo e la statua lignea della Madonna del Rosario, portata in processione per il paese ogni anno nel mese di ottobre. (per il percorso autostradale  vedere il sito:www.castellosannazzaro.it    – tel.0142 68124 – ingresso €5  )

Il castello di San Giorgio Monferrato sorge su una delle prime colline del Monferrato, a pochi chilometri da Casale. La sua torre, già indicata su una mappa dell’856, lo rende  il più vecchio castello del Monferrato, ma l’impronta medievale si è modificata, fondendosi con gli stili architettonici dei secoli successivi: oggi ha una  facciata barocca e l’altra in stile gotico umbertino. Un imponente scalone precede il castello mentre una piccola chiesa di scuola juvarriana si apre sul giardino  all’italiana. La cantina, scavata nel tufo, è un classico esempio di infernot. Nel 1530 il castello è stato sede del tribunale dell’Inquisizione: una quarantina di presunti “untori” sono stati giudicati e condannati “ per aver sparso il contagio della peste”.  Oggi, invece,  le sue sale affrescate accolgono festosamente i visitatori e ospitano gli eventi più prestigiosi: mostre, ricevimenti e congressi. ( A26, uscita Casale sud, poi  5 km sul la statale che, passato Casale, va verso Asti) - tel.0321.34680 – e-mail:mariacristinacrotti@interfree.it  – ingresso € 6.

Il castello di Piovera è oggi il castello dell’arte contemporanea, ma un tempo ha accolto i Templari. Passati i secoli, ha ospitato anche Napoleone e, dalla sua morte, è tinteggiato a lutto. Poderosa fortezza di mattoni, costruita nel’300 dai Visconti su antecedenti strutture militari e monastiche, appartiene oggi al conte Niccolò Calvi di Bergolo, scultore appassionato ed estroso, che accompagna gli ospiti attraverso le sale dove sembrano abitare fantastiche creature del passato. La struttura è molto scenografica, ha merlature e ornamenti in cotto, un fossato e un vasto parco. In alcune antiche case coloniche si trovano laboratori di pittura e scultura, in altre sono conservati gli strumenti degli artigiani e dei contadini di un tempo. Durante la settimana l’azienda agricola del castello si trasforma in “fattoria didattica” dove lo stesso conte Calvi guida le scolaresche alla scoperta della natura.    Prenotare l’ingresso al n. 0131.698.128.    
( ingresso €6, ore 15.30 e 17.30)   
(Autostrada A 21 “Torino Piacenza” – uscita Alessandria est)

ottobre 2008
in provincia di ALESSANDRIA

Ovada - 25/26 ottobre: Fiera di San Simone - bancarelle

Ovada - 25 ottobre: Apertura straordinaria del Museo Paleontologico    340 2748989

Novi Ligure-25 ottobre: Novantico- mercato di piccolo antiquariato  0143 772259

Acqui  Terme-26 ottobre: mercatino degli Sgaientò, piccolo antiquariato
0144 770254   vedi sito:www.comuneacqui.com 

Valenza  e  Balzola -31 ottobre: Festa di Halloween- mercatini, spettacoli e cortei
0131 945246 (Valenza), 0142 804671 (Balzola)

Alessandria- museo etnografico ( fino a dicembre): Percorso sonoro “ascoltando il passato
0131/40030 museogambarina.it         vedi sito:www.museogambarina.it    

 

        Varie località del Piemonte: L’Ass. I Marchesi del Monferrato organizza, in date diverse , convegni ed eventi in relazione al III centenario del passaggio del Monferrato dai Gonzaga ai Savoia.        333 2192322

  vedi sito:www.marchesidelmonferrato.com   

 

Voltaggio Pinacoteca dei Cappuccini  (tel. 010.9601214) e Oratorio della Madonna del Gonfalone (tel.
010. 9601440) – visite domenica e festivi – ore 15.30-18.00

Castagnate, sagre e altri eventi

sull’opuscolo “ Alessandria e Monferrato” pubblicato da Alexala, agenzia turistica della provincia di Alessandria-0131 288095- 227454 vedi sito:www.alexala.it   

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Museo dello stambecco

 

 

A Ceresole Reale nasce il Museo dello stambecco E' ora aperto a Ceresole Reale (TO) un percorso museale dal titolo Homo et Ibex interamente dedicato al simbolo del Parco Nazionale Gran Paradiso. ll nuovo museo invita alla scoperta dei vari stadi di vita dello stambecco nella sua relazione con l’Homo Sapiens. L’ambita preda del "Re cacciatore” Vittorio Emanuele II, al quale il Comune di Ceresole aveva ceduto il diritto di caccia su camosci e stambecchi, ottenendo in cambio il titolo onorifico “Reale”, torna ad essere protagonista proprio nel Grand Hotel che tra fine ‘800 e inizio ‘900, ospitò un turismo di élite, di gran moda fra la borghesia torinese, legata alla presenza di Casa Savoia e alla fonte di acque minerali, allora molto conosciuta e apprezzata.

L’ala est dell’edificio è stata infatti acquisita e restaurata dall’Ente Parco Nazionale Gran Paradiso per diventare la nuova sede operativa con una sala polivalente per eventi culturali e scientifici in sinergia con enti e associazioni del territorio. Lo stambecco, definito come simbolo si presta ad essere un “veicolo di comunicazione” per diffondere una maggiore consapevolezza ambientale ed a proteggere gli ambienti in cui vive.

La sua storia riserva sorprese in questo percorso con l'arrivo delle due specie in Europa, le glaciazioni, le pitture e le incisioni rupestri. Con strumenti multimediali è possibile scoprire come l'uomo primitivo utilizzasse la carne, le pelli, le ossa e i tendini delle prede cacciate; o come la moderna tecnologia permetta ai ricercatori di approfondire la conoscenza della specie; infine come l’istituzione delle aree protette sia fondamentale per la conservazione della biodiversità.

 

dal: TRICOLORE - Agenzia Stampa del 15 Ottobre 2008

Valorizzazione dei laghi

 

Sono in tutto nove i progetti di opere per la valorizzazione dei laghi piemontesi finanziati per il 2008 dalla Giunta regionale con due milioni di euro.

“Il programma di quest’anno - annuncia l’assessore ai Trasporti e Infrastrutture, Daniele Borioli - prevede il completamento del porto di Stresa, che è sicuramente l’opera più consistente, sia dal punto di vista strategico, sia da quello economico, finanziato complessivamente con quasi 4 milioni di euro. Più in generale la Giunta Bresso ha destinato in questi anni circa 10 milioni di euro alla realizzazione di infrastrutture per la navigazione sui laghi. Questo nella convinzione che sia fondamentale coniugare sempre di più e sempre meglio le funzioni turistiche e di intrattenimento, che ogni anno attirano sui nostri laghi circa tre milioni di turisti, con l’esigenza di protezione e tutela dell’ambiente e del paesaggio”.

I progetti approvati riguardano:

mg

Torino, 30/09/2008

Sito Ufficiale della Regione Piemonte: Piemonte Diario

 

Ecco il governo - Tra le novità, fuori Stanca e Brambilla che sarà viceministro alla Salute

Quattro componenti in meno rispetto al  governo Prodi nel nuovo governo Berlusconi. Alla fine, compreso  il premier, sono 22 i membri dell’esecutivo del centrodestra. Il
governo Prodi, invece, era formato da 26 componenti.    Spariscono i ministeri della Famiglia, della Solidarietà  Sociale, della Salute, dei Trasporti e delle Comunicazioni che
vengono accorpati ai ministeri del Welfare e delle  Infrastrutture. E se ne va anche quello dell’Università, una  delega che sarà dentro al ministero dell’Istruzione.    Arriva il ministero della Delegificazione e vengono  scorporati quello delle Riforme (che sarà guidato da Umberto  Bossi) e quello dei Rapporti con il Parlamento (con Elio Vito).    Nella scorsa legislatura erano entrambi in capo al  neo-vicepresidente del Senato Vannino Chiti.

MINISTRI DEL NUOVO GOVERNO
Ministri con portafoglio
Esteri: Franco Frattini; Interno: Roberto Maroni; Giustizia: Angelino Alfano; Economia Giulio Tremonti; Difesa: Ignazio La Russa; Sviluppo economico: Claudio Scajola: Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini; Politiche agricole Luca Zaia; Ambiente Stefania Prestigiacomo; Iinfrastrutture Altero Matteoli; Welfare Maurizio Sacconi; Beni culturali Sandro Bondi.

Ministri senza portafoglio Riforme: Umberto Bossi; Semplificazione: Roberto Calderoli; Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi; Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi; Pari Opportunità: Mara Carfagna; Affari regionali: Raffaele Fitto; Politiche giovanili Giorgia Meloni; Rapporti con parlamento Elio Vito; Innovazione Renato Brunetta.

da La stampa Web del 07/05/2008

Il Forte di Fenestrelle

Suonerà anche un po' retorica, ma la definizione di "Grande Muraglia del Piemonte" non è per nulla fuori luogo per il Forte di Fenestrelle, il più grande complesso fortificato d'Europa: più di tre chilometri di forti, ridotte e batterie, collegati da una gigantesca muraglia, che si snodano lungo le pendici del Monte Pinaia, nel cuore del Parco Naturale Orsiera Rocciavrè.
Un colosso la cui costruzione proseguì per 122 anni (dal 1728 al 1850), un capolavoro di architettura militare creato da Ignazio Bertola per volontà di Vittorio Amedeo II.
Un gigante talmente formidabile che la sua sola presenza agì da deterrente, e mai un colpo di cannone fu sparato dai bastioni di Fenestrelle contro eserciti nemici.
Fenestrelle, rinato grazie al lavoro instancabile dei volontari dell'Associazione Forte San Carlo, è adesso un luogo da visitare e che offre mostre, spettacoli e concerti, perfetto per una giornata di turismo e cultura. 

La Storia

Le vicende che hanno portato alla costruzione del Forte di Fenestrelle vanno inquadrate in un più ampio contesto geografico, storico e strategico.
La Val Chisone prende il nome dal torrente che la solca, il Chisone appunto, in latino Clausum (“chiuso”, con evidente riferimento alla morfologia del territorio), da cui Vallis Clausii,Vallis Clausonia o Vallis Cluxonis, com’è indicata nei documenti più antichi.
La valle ha una conformazione ad arco ed è delimitata, in pianura, dalla città di Pinerolo; all’altra estremità, dal Colle del Sestriere, a sua volta in collegamento diretto con il valico del Monginevro, fin dall’antichità il principale punto di passaggio fra la Pianura Padana e l’Oltralpe francese.
La valle del Chisone, dunque, è da sempre una delle vie d’accesso al valico, più lunga rispetto a quella costituita dalla Valle di Susa, ma anch’essa senza difficoltà rilevanti di percorso.
Le terre a cavallo delle Alpi furono luoghi di un’antica cultura comune, ma anche (soprattutto a partire dal basso Medio Evo) terre di confine e teatro secolare di attriti politici e scontri militari fra i Conti d’Albon e i Savoia, e di non meno rilevanti tensioni di carattere sociale e religioso. Tanto la Valle di Susa quanto la valle del Chisone registrarono dunque la nascita di molti e importanti sistemi di sbarramento e di difesa, anche perché la catena alpina che le separa presenta alcuni valichi minori attraverso i quali era possibile l’accerchiamento di postazioni in entrambe le valli.
La zona di Fenestrelle è stata chiamata in causa nell’ormai annosa ricerca del tragitto di Annibale nella sua traversata delle Alpi, ma i documenti e ritrovamenti che si citano a sostegno di questa tesi sono di dubbia affidabilità. Assai più documentato è invece il periodo gallo-romano, al quale va fatto risalire lo stesso toponimo “Fenestrelle”, che deriva da Finis Terrae Cotii(successivamente evoluto in “Fenitrella” nel patois locale), vale a dire “fine del território dei Cozi” o di Cozio, figlio e successore di Donno, il re gallico che perseguì una politica di alleanza strategica con i Romani fino al I secolo d.C., quando essi assunsero il controllo diretto del territorio, ed intuendo la vulnerabilità di questa zona di passaggio, la munirono di strutture difensive, di fatto trasformando l’abitato in oppidum, un villaggio fortiificato.
Con la caduta dell’impero romano, anche la Val Chisone diventa terra di conquista per Goti, Vandali, Longobardi, e saranno proprio questi ultimi, attorno al VI secolo, a prevalere, per poi essere definitivamente sconfitti nel 774 dai Franchi.
Proprio in quel periodo prende avvio la grande espansione del monachesimo benedettino, che dalla Novalesa, fondata nel 726, si diffonde in tutta l’area alpina occidentale. È anche periodo di feudalesimo, e la valle continua ad essere teatro di contesa; non solo, ma fra il 921 e il 972 le incursioni dei “Saraceni” ne causano di fatto lo spopolamento, un destino che colpisce la stessa abbazia di Novalesa.
Nell’XI secolo Fenestrelle fa parte della dote di Adelaide, Marchesa di Susa, andata in sposa a Oddone, figlio di Umberto Biancamano, il condottiero e avventuriero considerato capostipite della dinastia sabauda.
Nel turbolento periodo seguito alla morte di Oddone la zona è conquistata dalla casata di Albon e va quindi ad arricchire i possedimenti del Delfinato, per poi diventare parte del regno di Francia. Tuttavia, questa zona fu anche uno dei cinque membri della Repubblica degli Escarton, che dal 1343 univa i territori di Oulx, Pragelato, Briançon, Casteldelfino e Queyras in una sorta di confederazione in grado di esercitare forme di autonomia amministrativa, prerogative che mantenne fino al Trattato di Utrecht (e, limitatamente ai territori francesi, fino al 1789).
Altri eventi movimentano ulteriormente la storia del territorio: uno è la peste, che nel 1348 investì l’intera Europa e anche in Val Chisone causò un altissimo numero di vittime.
L’altro è un fenomeno più locale, ma altrettanto sconvolgente. Si tratta del diffondersi dell’“eresia” valdese e della persecuzione dei seguaci di Pietro Valdo, che durerà per secoli in un susseguirsi di carneficine, roghi e processi e che, dopo l’adesione dei “Barbetti” alla riforma protestante, si accanirà ulteriormente con uma serie di rivolgimenti di fronte: dalle imprese del duca di Lesdiguières, che conduce i “ribelli” in sanguinosi scontri con le truppe sabaude alla fine del Cinquecento, alle stragi perpetrate in nome del cattolicesimo nel XVII secolo dal generale Catinat.

 

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Con il Trattato di Parigi del 15 maggio 1796, conseguente alla sconfitta dell’esercito piemontese, il Primo Console Napoleone Bonaparte impose non solo lo smantellamento, ma addirittura la demolizione di tutte le fortificazioni presenti sull’arco alpino occidentale. Questo progetto portò, ad esempio, alla distruzione del Forte di Exilles, ma non toccò Fenestrelle, che fu invece trasformato in prigione. La fortezza era già dotata di un carcere, destinato soprattutto ad ufficiali posti agli arresti. In età napoleônica divenne invece “la nona Bastiglia di Francia”, e vi furono rinchiusi oppositori di Napoleone e personaggi illustri come il cardinale Bartolomeo Pacca, segretario di papa Pio VII. Pacca, prigioniero dal 1809 al 1813, scrisse nelle sue memorie che “la condanna a Fenestrelle faceva in quei tempi spavento in Italia, quanto suol farlo nelle parti settentrionali la relegazione in Siberia”. Un paragone, quello con la Siberia, ripreso ne Il Conte di Montecristo, quando l’Abate Farìa rammenta la sua prigionia in questa formidabile fortezza.
Gli altri “ospiti” celebri includono il filosofo-politico Xavier De Maistre, che in prigionia scrisse il suo capolavoro, Un Voyage atour de ma Chambre, e la Marchesa Turinetti di Priero. Anche con la Restaurazione questa destinazione d’uso venne mantenuta, e il forte divenne carcere per carbonari e mazziniani, garibaldini e “papalini”, oppositori della monarchia e, secondo alcuni storici, di Vincenzo Gioberti. In realtà, pare assodato che il Gioberti, avendo chiesto e ottenuto la commutazione della pena, a Fenestrelle abbia soltanto soggiornato brevemente sulla via dell’esilio a Parigi.
In epoca risorgimentale i prigionieri inclusero, ad esempio, Mons. Luigi Fransoni, arcivescovo di Torino, strenuo oppositore delle leggi Siccardi, e furono condannati a lunghi periodi di reclusione individui rei di aver militato eroicamente nelle truppe garibaldine assieme a criminali incalliti e a soldati inviati “in villeggiatura a meditare sul regolamento militare”. Dopo l’unificazione la fortezza divenne campo di concentramento per soldati borbonici o papalini, che in ceppi, stracciati e denutriti, si arrampicavano sulle muraglie per tentare di catturare qualche raggio di sole.
Il regime carcerario era disumano, con un alto tasso di mortalità per malattie quali scorbuto, tubercolosi, setticemia, pleurite, senza contare i casi di pazzia. Altrettanto sconvolgente, come fa notare Dario Gariglio nel suo libro Le Fenestrelle (R. Chiaramonte Editore, 1999), era l’arbitrarietà della pena, o per lo meno la mancanza di proporzione fra i reati e le pene commisurate. Qualche esempio: vent’anni di reclusione per “falsità di scritture”; pena di morte, poi commutata in ergastolo, per “fabbricazione di falsa moneta”; cinque anni a un individuo “ozioso, vagabondo e di cattive qualità”; ergastolo ad un colpevole di “assassinamento”, ma cinque anni ad un reo di “uxoricidio e furto”. E così via.
Fenestrelle mantenne la sua destinazione carceraria anche nel periodo della prima guerra mondiale: nel 1916 vi fu rinchiuso il Generale Giulio Douet, teorico dell’uso bellico dell’aviazione, reo di essersi vigorosamente opposto alle strategie di Cadorna. E anche durante il regime fascista Fenestrelle fu tristemente noto come luogo di reclusione.

 

Il Parco naturale delle Alpi Marittime

Il Parco naturale delle Alpi Marittime è la più estesa area protetta del Piemonte, con i suoi quasi 28 mila ettari di estensione, tra le valli Gesso, Stura e Vermenagna. Confina per 35 chilometri con il Parco nazionale francese del Mercantour, con cui è gemellato.

L'ambiente naturale è aspro e in pochi chilometri passa dagli 800 metri dei fondovalle ai 3.297 metri della cima dell'Argentera: uno delle quattordici cime sui tremila metri nell'area protetta, da cui si possono vedere il mare e la Corsica.

Il nucleo centrale del parco è formato da rocce di origine cristallina circondato, a quote più basse, da una copertura sedimentaria composta da arenarie e calcari. L'azione dei ghiacciai, che anticamente ricoprivano le montagne ha lasciato evidenti segni: morene, circhi glaciali, rocce montonate e laghi. Di quei ghiacciai ne sono rimasti alcuni, nel massiccio dell'Argentera e del Gelas, che hanno resistito ai mutamenti climatici e al riscaldamento del pianeta e costituiscono il più meridionale baluardo dei ghiacciai alpini, distante soltanto 40 chilometri in linea d'aria dalla Costa Azzurra.Vera ricchezza del territorio e del paesaggio sono l'ottantina di laghi, quasi tutti di origine glaciale, incastonati tra le rocce o circondati da pascoli.

Preziose sorgenti termali danno prestigio all'area. Sgorgano ai piedi del monte Matto, il località Terme di Valdieri, a temperature che raggiungono i 70 gradi  centigradi.

www.regione.piemonte.it  del 16/08/07

Sacro Monte Di Varallo - Riserva naturale speciale

Dati

Situato tra il verde dei boschi sulla sommità di uno sperone roccioso a picco su Varallo, il più antico Sacro Monte piemontese è costituito da 50 Cappelle parte isolate, parte inserite in complessi monumentali, popolate da più di 800 statue in legno e terracotta policroma a dimensione naturale che raccontano vita, passione, morte e resurrezione di Cristo.
La realizzazione del Sacro Monte si deve all'opera di celebri architetti (G. Alessi. B. Alfieri), pittori e scultori (G. Ferrari, Giovanni D'Enrico, Tanzio da Varallo, E. Prestinari, il Tabacchetti, il Morazzone).
È forse il più importante Sacro Monte sia dal punto di vista artistico-religioso sia per la componente naturalistica ricca di piante autoctone ed esotiche organizzate secondo lo schema dei giardini rinascimentali italiani, con l'obiettivo di dar risalto all'apparato architettonico.
Da questo terrazzo naturale si domina tutta la Bassa Valsesia fino al Monte Fenera e, verso nord-ovest spicca sullo sfondo il massiccio del Monte Rosa.
La componente floristica è ricca e diversificata: un censimento condotto recentemente ha individuato 421 specie.
All'interno del recinto sacro l'ambiente naturale, fortemente antropizzato, ha assunto l'aspetto di un giardino rinascimentale, da segnalare un boschetto di faggi a canna d'organo oltre ad alcuni individui secolari di diverse specie quali bosso, tasso, ilex e olmo campestre.
L'avifauna, tipicamente pre-montana, non è particolarmente caratterizzante.

da: www.regione.piemonte.it

Il lupo è un animale sociale

Il lupo è un animale sociale che nelle condizioni europee vive in piccoli branchi (mediamente 6,7 individui), in una società gerarchizzata dominata da un capo branco che ha una compagna dominante anch'essa.
L'accoppiamento avviene soltanto tra gli esemplari dominanti.
E' la modalità data in dotazione alla specie dall'evoluzione per mantenere l'equilibrio fra popolazione e risorse alimentari. Una maggior conservazione, la crescita di zone boscate e delle sue prede abituali, cervi, camosci, cinghiali, hanno permesso la ripresa di questo "simbolo" di una natura selvaggia, indomabile, "altro" da noi.
Del lupo sulle nostre montagne si è tornati a parlarne dal 27 dicembre 1987 quando un cacciatore di Breil, sulle Alpi Marittime, abbatté un lupo durante una battuta al cinghiale.
Per ritrovare un avvenimento analogo bisognava andare a ritroso nel tempo di 66 anni quando nelle valli Monregalesi l'ultimo lupo, una femmina, cadeva vittima di una battuta di caccia.
Da una decina d'anni si è tornati a parlare del lupo nel nord ovest della penisola, prima sull'Appennino Ligure, poi, in tempi più recenti nel parco francese del Mercantour, quindi sulle Alpi Marittime e, ancor più recentemente, nelle valli Susa e Chisone, dove nell'inverno scorso sono stati addirittura filmati.
La presenza del lupo comporta anche dei problemi soprattutto per la pastorizia. Tuttavia è possibile convivere con questo predatore prendendo da parte dei pastori alcune precauzioni e attivando contromisure come l'utilizzo dei cani addestrati a respingere il lupo, usando recinti elettrici, o simili.

www.regione.piemonte.it

Parchi Piemontesi: Parco fluviale di Cuneo

Cuneo, dopo un iter durato circa un anno, ha il suo parco fluviale che riunisce una zona di salvaguardia ed una serie di aree protette, per un totale di circa 1500 ettari, tra i due fiumi che la circondano, lo Stura ed il Gesso. Il Consiglio regionale ha approvato il 6 febbraio la legge regionale che istituisce il parco, ne delimita i confini e ne individua le aree attrezzate e le riserve naturali."Si tratta - é scritto nella relazione che accompagna il progetto di legge presentato dal Comune di Cuneo e recepito dall'assessorato all'Ambiente, Parchi ed Aree protette della Regione Piemonte - di un primo nucleo di progetto di tutela e valorizzazione, nonché di recupero e ricostruzione, delle risorse ambientali, culturali, delle tradizioni dell'intero territorio fluviale interessante i bacini dello Stura di Demonte e del Gesso, una realtà in cui l'unica matrice ambientale e storica hanno conferito omogeneità ed una specifica riconoscibilità ed identità. I due corsi d'acqua, che già conferiscono alla città di Cuneo la particolare forma, sono destinati a segnarne anche il futuro, riqualificando un'area ricca di risorse naturalistiche, storiche e culturali, integrandola con i vicini spazi urbani.

La nuova legge prevede che all'interno del parco fluviale siano definite le seguenti aree e riserve: riserva naturale orientata per la conservazione dell'ambiente naturale della Crocetta; area attrezzata Santuario degli Angeli -Tetto Bruciato; area attrezzata del Parco della Gioventù; area attrezzata di Borgo S. Giuseppe; area attrezzata di Madonna delle Grazie; riserva naturale orientata per la conservazione dell'ambiente naturale dello Stura; area attrezzata Basse Stura; area attrezzata di Madonna della Riva; riserva naturale orientata per la conservazione dell'ambiente naturale della confluenza Gesso-Stura; area attrezzata Plan d'Eau; riserva naturale orientata per la conservazione dell'ambiente naturale S. Anselmo.Il restante territorio del Parco fluviale di Cuneo è classificato come zona di salvaguardia.

"L'istituzione del nuovo parco fluviale di Cuneo - dice Nicola de Ruggiero, assessore all'ambiente della Regione Piemonte - è in linea con lo spirito del nuovo Testo Unico sulle aree protette e la biodiversità che è in fase di consultazione in Consiglio. La nuova normativa, tra le altre finalità, prevede un significativo coinvolgimento degli Enti locali nella gestione degli spazi protetti. Cuneo, a partire da ora, ha lo strumento per costruire un parco vero nel proprio territorio comunale. Avere voluto questa legge dimostra che l'Amministrazione cittadina ha cultura e passione ambientale. Credo che nel rapporto tra natura e cultura si debba sempre ragionare in termini di "sviluppo sostenibile" per poter migliorare la vita senza estraniarla dall'ambiente".

Plauso all'approvazione della legge anche dai membri cuneesi della Giunta regionale, Bruna Sibille e Mino Taricco, e dal consigliere regionale Elio Rostagno, ex sindaco del capoluogo della Granda.

Torino, 06/02/2007

da: www.regione.piemonte.it

Parchi Piemontesi:Certosa di Pesio, Nove secoli di storia
È trascorso quasi un millennio dalla fondazione della Certosa di Pesio. Era il 1173 quando i Signori di Morozzo donarono all'Ordine certosino fondato da San Bruno di Colonia il territorio dell'alta valle.

La Certosa dedicata a Santa Maria, sorge a circa 10 chilometri dall'abitato di Chiusa: inizialmente i religiosi s'insediarono sulla riva sinistra del torrente che attraversa la valle, ma poco dopo iniziarono a costruire il grandioso monastero sul luogo dove si trova ancor oggi, mentre il primitivo edificio fu utilizzato dai membri laici della comunità.
Ciò che conferisce un carattere prezioso e unico a questo gioiello architettonico incastonato nel verde è da ricercare nei legami che nel corso del tempo si sono intrecciati con il resto della valle. Una cospicua rete di relazioni che ha costituito la trama per gli sviluppi successivi. Non si tratta solo di quei segni ancora visibili sul territorio come le grange, i pascoli o l'attento governo dei boschi, ma dei vincoli stabilitisi fra i monaci e gli abitanti della valle. L'organizzazione agricola certosina era basata su queste grange, sorta di case coloniche che dalle zone di alta quota si estendevano fino sulla pianura cuneese. Come possenti capisaldi, le grange dell'area montana sembra presidino i confini della proprietà monastica: Rumiano a nord-ovest, San Michele a nord-est, e quasi a ridosso dell'abitato di Chiusa Pesio, Castellar verso valle. Qui si concentrava l'attività agricolo-pastorale, qui si praticavano tecniche innovative per incrementare l'allevamento del bestiame e la produzione di latte e formaggi, qui furono costruiti mulini e segherie e nacque anche un'importante scuola d'intarsio del legno. La presenza della Certosa richiamò inoltre nuova mano d'opera laica che andò a formare i nuclei di San Bartolomeo e Vigna.

Preghiera, meditazione, silenzio.

"Amico, chiunque tu sia, che il caso ha condotto su questo sito Internet, sei il benvenuto". Può stupire, ma il caloroso messaggio di accoglienza, rivolto a chi si collega con il computer a www.chartreus.org/it è formulato da certosini nostri contemporanei che hanno scelto di trascorrere, oggi come nove secoli fa, una vita di preghiera, meditazione e silenzio. Philip Gröning autore del recente film Il grande silenzio che ha vissuto circa sei mesi nella Grande Chartreuse sulle Alpi francesi (la casa madre dell'ordine certosino) in stretto contatto con i monaci specifica che "la regola dei Certosini è parlare il meno possibile. Ci sono alcuni luoghi dove non è permesso mai di parlare: nella cappella, nell'anticamera, nei corridoi. Al contrario, ci sono altri luoghi dove è espresso desiderio che si parli, ad esempio nelle passeggiate domenicali. Comunque ognuno deve mantenere la propria sfera di solitudine. Per questo motivo le stanze sono così grandi. Se qualcuno sta tagliando le verdure nella cucina, un'altra persona che sta anch'essa tagliando le verdure dovrebbe sentirsi così lontana dall'altra da dimenticare praticamente la sua presenza. Questo è un meccanismo per rendere più facile l'osservazione del silenzio".

La separazione dal mondo, di cui gli edifici della certosa sono segno strumento, non è che il primo passo verso l'incontro con Dio. Abbandonare ciò che è fuggevole per afferrare ciò che è eterno: è questo motivo a spingere il certosino a lasciare il mondo e se stesso, a dare senso e valore a al suo desiderio di unirsi con Dio. La speranza di vedere Dio lo sostiene lungo il cammino e guida le scelte in tutta la sua vita terrena. Tra le pareti bianche e spoglie della cella egli compie un pellegrinaggio interiore che lo riporta alla terra promessa della visione di Dio: fedele alla quiete, nella profondità del silenzio, muore a se stesso e vive unicamente per Dio. I certosini non sono anacoreti (dal gr. ritirarsi), ma "cenobiti" (dal greco, vita in comune) perché condividono l'esistenza con altri simili, si riuniscono insieme per pregare, per i pasti la domenica e nei giorni festivi. Il ramo femminile dell'Ordine risale al 1145, quando Germellie, del monastero di st. Andrè de Ramières, che fino a quel momento seguiva la regola di san Cesario, elaborò le consuetudini della vita monastica certosina.
di Enrico Massone

enrico.massone@regione.piemonte.it

Alla scoperta delle terre dei Savoia

Trentun Comuni a metà strada tra Torino e Cuneo, il Monviso e le Langhe - zona del Piemonte che unisce la piana del Po alle dolci colline attraverso una serie di piccoli centri ricchi d'arte e di storia - hanno deciso di fare sistema per un'offerta turistica forte e integrata. Punto di partenza dell'iniziativa è lo Spazio Theatrum allestito nel castello di Racconigi, opera postuma del grande e geniale scenografo Eugenio Guglielminetti che si pone come vetrina della loro proposta culturale, naturalistica ed enogastronomica.

Barolo, Bene Vagienna, Bra, Caramagna Piemonte, Casalgrasso, Cavallerleone, Cavallermaggiore, Cervere, Cherasco, Faule, Fossano, Genola, Govone, Lagnasco, Marene, Monasterolo di Savigliano, Murello, Narzole, Pocapaglia, Polonghera, Racconigi, Ruffia, S. Albano Stura, S. Vittoria Alba, Savigliano, Sommariva Perno, Trinità, Verduno, Villafalletto, Villanova Solaro, Vottignasco hanno così costituito l'associazione "Le Terre dei Savoia" per proporre una nuova destinazione turistica che coniuga perfettamente il passato con il presente in una miscela di storia e cultura, di paesaggi, di tradizioni e di sapori in una perfetta sinergia di forze tra enti pubblici e locali e soggetti economici. Al nuovo organismo - finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte, con il contributo di Regione, Fondazione CRT, Provincia di Cuneo e dei Comuni aderenti, insieme al sostegno delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Bra, Cuneo, Fossano e Savigliano ed alla preziosa collaborazione di Slow Food, Cisalpina Tours, Ente Turismo Alba, Bra, Langhe Roero e Atl del Cuneese - la Regione ha concesso all'associazione il riconoscimento di personalità giuridica ed ha inserito il piano iniziale delle Terre dei Savoia nel programma comunitario Interreg III A "Giardini delle Alpi", determinandone così l'avvio e lo sviluppo.

"E' un progetto - ha commentato la presidente della Regione, Mercedes Bresso, durante la presentazione svoltasi il 2 febbraio nel castello di Racconigi - nato con lo scopo di ricomporre, dal punto di vista dell'identità culturale, un territorio ampio che ha come punto di eccellenza Racconigi con il suo castello e in Spazio Theatrum il suo punto di partenza e la sua vetrina, ma che si vuole proporre come un unicum, valorizzando ognuna delle proprie peculiarità ed eccellenze. Un modello di promozione che la Regione ha voluto sostenere ed al quale si potrà ispirare l'attività di valorizzazione delle Residenze sabaude come circuito culturale non concluso in sé stesso, ma aperto verso il resto del Piemonte".

Secondo i dati del Ministero, sono oltre 21 milioni i visitatori che nei primi sei mesi del 2006 hanno scelto questo tipo di turismo in Italia. E il Piemonte, grazie anche

alle Olimpiadi invernali, è stato il territorio che ha registrato il più forte aumento di visitatori nelle strutture museali, monumenti e siti archeologici statali, con un incremento del 73,72% rispetto al 2005

da: www.regione.piemonte.it   del 05/02/07

Sacro Monte di Crea - Parco naturale e Area attrezzata

Presentazione


Il Parco naturale, 47 ettari, (alt. 355 - 455 m.s.l.m.), è stato istituito dalla Regione Piemonte con legge n. 5 del 28.1.1980, allo scopo di tutelare, mantenere e valorizzare le caratteristiche naturali, ambientali e paesaggistiche, culturali e architettoniche del Sacro Monte, nonché di promuovere iniziative atte a consentire la fruizione del territorio a fini scientifici, didattici, culturali e ricreativi.

Apis mellifica su Taraxacum officinale - Paesaggio collinare - Rosa canina

La Storia


L’origine della sacralizzazione del Monte è fatta risalire a S. Eusebio, Vescovo di Vercelli. Si narra che nel IV sec. il Santo per sfuggire alla persecuzione degli Ariani si fosse qui ritirato, trasportandovi la statua della Vergine.
Dopo il Mille (e sino al Quattrocento) è documentata la presenza dell’antico abitato fortificato di Cardalona che sorgeva sulla sommità del colle, posto sotto la giurisdizione dei Marchesi di Monferrato. Scomparso il borgo, il luogo si caratterizzò, a partire dal Cinquecento, quale maggior polo devozionale del territorio.

Il Santuario


Di origine romanica, venne retto dai Canonici di Vezzolano sino al 1468, quindi dai Lateranensi fino al 1798, dai Serviti sino al 1801, dal 1820 sino al 1992 dai Minori Francescani. Attualmente, è condotto direttamente dalla Curia di Casale, proprietaria del Sacro Monte. La Chiesa, dedicata a Maria Assunta, venne ampliata nel 1483 dal Marchese di Monferrato Guglielmo Paleologo, nel 1608 - 1612 dai Lateranensi. La facciata subì rimaneggiamenti nel 1735, fra il 1890 e il 1913 e nel 1953. Il mosaico è anch’esso del 1953 (Dalle Ceste). L’interno, a tre nava-te, conserva importanti opere: la Madonna con Bambino e Santi, tavola autografa di Macrino d’Alba (1503); il ciclo di affreschi con le Storie di Santa Margherita d’Antiochia del XV sec. Attruibuito a Francesco, fratello del più noto Martino Spanzotti; l’effige della Vergine, statua lignea del XIII sec.; la vasta raccolta di ex voto; la Via Crucis e gli amboni di Luigi Bagna.

L’Ambiente

Il Sacro Monte di Crea si erge su uno dei punti più elevati delle colline del Basso Monferrato. Costituito da rocce sedimentarie di età oligomiocenica (marne ed arenaria) il colle è interessato da un’elevata franosità, presente, soprattutto, in corrispondenza dei tracciati viari.
Il versante nord, ripido e ombroso, è prevalentemente occupato da olmo campestre, ciliegio, carpino bianco, farnia, castagno, acero riccio e acero di monte. Il versante sud, più temperato e meno inclinato, è costituito da un fitto ceduo di roverella e orniello. Talora si trovano limitati gruppi di acero di monte, bagolaro, frassino e rovere.
Notevole sviluppo su entrambi i versanti ha avuto la robinia, che, a tratti, si sostituisce totalmente al bosco planiziario.
Il sottobosco è composto da corniolo, fusaria, vescicaria, ginestra, viburno lantana. Significative sono anche le fioriture di giglio rosso, di anemoni, di manina rosea e di orchidee.
L’interesse botanico di questi boschi è legato alla presenza di elementi floristici rari o al di fuori della normale area di distribuzione.
I mammiferi diffusi nel Parco sono: tasso, volpe, scoiattolo, moscardino, ghiro.
Più nutrita e varia la schiera dei volatili: poiana, gheppio, gufo comune, civetta, barbagianni e allocco, tra i rapaci; merlo, cesena, fringuello, picchio verde, picchio muraiolo e cinciallegra, tra i passeriformi.
Tra i rettili sono presenti vipera comune e biacco; tra gli anfibi la salamandra.

www.parcocrea.it

Parco Naturale Veglia - Devero

Istituito con legge regionale del 14 marzo 1995, n. 32 è il risultato dell'accorpamento del Parco naturale dell'Alpe Veglia (L.R. 14/78) e del Parco naturale dell'Alpe Devero (L.R. 49/90) ed è diviso amministrativamente fra i comuni di Varzo, Trasquera, Crodo e Baceno. L'area protetta ha una superficie complessiva di 8.539 Ha ed ha uno sviluppo altitudinale compreso fra i 1600 ed i 3553 m.s.l.m.Il Parco è stato istituito per tutelare le caratteristiche ambientali e naturali di due ampie conche alpine alla testata delle Valli Divedro e Devero contornate dalle più alte vette delle Alpi Lepontine Occidentali. Questi ambienti devono la loro origine al modellamento glaciale che ha lasciato tracce evidenti della sua azione: rocce montonate, massi erratici, ampi accumuli morenici, numerosi laghi alpini e altipiani. L'ambiente naturale è caratterizzato da ampi pascoli contornati da lariceti, con sottobosco di rododendri e mirtilli, che sfumano nelle praterie d'alta quota. La grande varietà di ambienti determina la presenza di numerose specie floristiche e faunistiche di grande interesse naturalistico. Il Parco si pone l'obiettivo di favorire le attività compatibili con la conservazione.

Provincia                             Verbano Cusio Ossola
Comuni                                Baceno, Crodo, Trasquera, Varzo
anno di istituzione             1995
superfície                            8.539 Ha
altitudine                             da 1600 a 3553 m.s.l.m.
ente di gestione                  Ente di gestione del Parco Naturale Alpe Veglia Alpe   Devero
sede amministrativa          Villa Gentinetta,
Viale Pieri 27 - 28868 VARZO (VB)
Tel: +39 0324 72572
Fax:+39 0324 72790
e.mail : info@parcovegliadevero.it

da www.regione.piemonte.it  -  Servizio a cura dei Settori Pianificazione e Gestione aree protette

La reggia della Veneria Reale

La Reggia di Venaria Reale, costruita fra il 1659 ed il 1675, per volere del Duca Carlo Emanuele II su progetto dell'architetto Ducale Amedeo di Castellamonte, fu la residenza estiva dei Savoia e centro dell'attività della Corte durante la Stagione di caccia.

In base al progetto originale, l'antico Borgo di Altessano Superiore venne modellato in una nuova e moderna città concepita come entità abitativa a supporto della nuova Reggia e del suo Parco.

Carlo Emanuele II ribattezzò la città con il nome di Venaria Reale, dal latino "venatio regia" o "caccia reale". Da allora la Città di Venaria è divenuta depositaria di un grandioso patrimonio Storico - Culturale, costituito da Borgo - Reggia - Parco, che la rende unica al mondo.

La grande Contrada Maestra del Borgo conduce direttamente alla Reggia. Avvicinandosi al castello si può ammirare il complesso monumentale che, nel XVII secolo, si sviluppava verso i monti per ben 2 chilometri e continuava poi nell'immensa area boschiva rappresentata dalla cosiddetta: “Mandria delle Cavalle di Razza”, ora Parco Regionale Piemontese “La Mandria”.

La Bellezza e l’immensità di tale patrimonio erano tali da suscitare ammirazione
ed invidia, tanto che lo stesso Re Sole, il grande Re di Francia Luigi XVI, ordinò
che gli architetti francesi lo emulassero nella realizzazione della Residenza di Versailles. In tempi successivi la Reggia venne più volte trasformata, ad opera degli Architetti: Michelangelo Garove, Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri.

I lavori di restauro in corso, denominati “Lavori a corte” ci regaleranno la Regia
della Venaria d’un tempo!

da: www.comune.venariareale.to.it

Abbazia della Novalesa, Patrimonio della Provincia di Torino

L'Abbazia della Novalesa, dal dicembre del 1972 patrimonio della Provincia di Torino, rimarrà affidata per altri 29 anni alla Congregazione Benedettina Sublacense. Lo stabilisce la nuova convenzione siglata martedì 20 giugno dal Presidente della Provincia Antonio Saitta e dalla Giunta convocata per l'occasione proprio a Novalesa.

La convenzione precedente, stipulata nel '74, ha consentito in questi anni di procedere ai restauri e alla valorizzazione di un complesso religioso di grande importanza storica e architettonica, attivo sotto la conduzione della Comunità benedettina dal 726. Tra le mura dell'Abbazia si è svolta nei secoli la vita monastica di preghiera, studio e lavoro. È nota a tutti l'attività di restauro di antichissimi volumi da parte dei Benedettini che si svolge ancora oggi all'interno del prestigioso complesso.

"Nel testo della convenzione - spiega il Presidente Saitta - viene consolidato il rapporto della Provincia con l'ordine religioso che si adopererà a porre in valore l'importanza storica ed artistica del monumento e a diffondere la conoscenza dell'antichissima tradizione spirituale, culturale e sociale più che millenaria dell'Abbazia benedettina che tanta influenza ha avuto sulla vita piemontese e sui paesi d'Europa. Sarà la comunità religiosa, proprio in quanto custode della Novalesa, a segnalare le necessità di intervento per le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria di tutti i locali, dei mobili e del parco circostante".

Il Chiostro e la Cappella di S. Eldrado sono aperti il sabato e la domenica dalle 9 alle 11.30.

La Chiesa è aperta, senza visite guidate, nei giorni feriali dalle 9 alle 12 e dalle 15.30 alle 17.30;
nei giorni festivi dalle 9 alle 12.

da: www.provincia.torino.it

I Walser una attiva minoranza del Piemonte

Quella Walser è una cultura che nasce nel 800- 900 d.c. nel Vallese che è uno dei cantoni della Svizzera. La povertà di quelle terre spinse queste popolazioni a migrare e attorno al 1.200-1.300 d.c. verso terre più ricche. Queste migrazioni si  indirizzarono a sud delle Alpi in particolar modo in quella che oggi è la Valle di Grassoney ( Valle d'Aosta) e nella Valsesia in Piemonte attorno al Monte Rosa.

La Comunità Walser, perfettamente integrata nel tessuto piemontese mantiene però la fierezza della lingua , usi , costumi ( nella fotografia), feste ed una speciale architettura ed artigianato  che fanno delle valli Walser un paradiso in terra in cui primeggiano la ospitalità ed una gastronomia davvero eccellente.

Maggiori informazioni  www.valsesia.it/STORIA/walser.htm e www.walserland.org

Dal notiziario della Unione Piemontesi del Mondo  
Sabato 30 luglio 2005

A tuti ij piemontèis

A tuti ij piemontèis
che a son orgoglios d’esse piemontèis.

A tuti ij piemontèis che a vivo an Piemont
e che soens a l’han l’impression ëd nen esse
a ca sua.

A tuti ij piemontèis che a vivo an diversi pais
dël mond, andoa a l’han portà
le tradission piemontèise
e la veuja ëd travajé eredità daj sò vej.

A tuti ij piemontèis ch’a son vnù da j’autre
region d’Italia e a vivo
an Piemont da piemontèis.

A tuti ij piemontèis ch’a parlo piemontèis
e a coj ch’a vorerìo savèilo parlé.

A tuti ij piemontèis ch’a san che
la lenga piemontèisa
a l’é lë strument për consërvé soa
coltura, soa manera ëd vive, soa siviltà.

A tuti ij piemontèis ch’a vorerìo
vive ant un pais andoa ël sens dël dover e
l’atacament al travaj a son premià e considerà
come espression ëd siviltà.

A tuti ij piemontèis ch’a aceto
nen d’esse privà ëd soe rèis,
ëd soa coltura e
ëd soa manera ëd vive.

A tuti ij piemontèis a l'é dedicà ël sit PIEMONT

Fonte : http://www.piemont.org/main.html

Um pouco do Piemonte :

Os habitantes são chamados de piemontesi. É uma vasta região e há uma superfície de 25.393 Km2, com uma população de 4.303.800.

Mesmo que o seu nome significa "aos pés dos montes", os vultos desta região são muitos, estamos em um território que pode ser dividido em duas faixas: a planície com esplêndido campos e a área chamada "di Vercelli", o morro com os seus vinhos e o famoso "tartufo bianco", (é uma raiz muito famosa); a montanha com os picos mais altos dos Alpes, tem as maiores geleiras (massas de gelo) da Itália e muitos centros para esquiadores, como "Sestriere" e "San Sicario". A cidade principal é Torino, depois vem algumas cidades também importantes como: Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbania, Vercelli.

O Piemonte abriga o Parque Nacional do Gran Paradiso, com uma extensão de mais ou menos 30.000 alqueires, e vai dos 800 metros do vale ate os 4.061 metros de altura del Gran Paradiso.
O Parque Naturale Gran Bosco del Salbertrand é uma área de grandíssima extensão, e protegida pela conservação das plantas e das arvores. Existe também a Reserva Natural Speciale Orridio de Chianocco.

Alguns lagos como: Lago Maggiore com 212 Km2, é o segundo lago da Itália, enquadrado no centro dos picos dos Alpes, com muitas ilhas onde abriga locais turísticos de fama internacional como Stresa, Arona, Baveno.Tem o lago de Viverone, que é alimentado unicamente de nascentes subaquáticas e suas margens são as metas dos turistas e esportivos.Outro lago se chama Lago d'Orta com um diâmetro de 33,5 km e uma profundidade de 143 metros; a parte mais pitoresca das suas margens é a do sul. Do lado Norte oriental "del Monviso" nasce o rio Po; numerosos são os seus canais, entre estes o mais importante e antigo é o canal Cavour.

E IL Piemonte va in Brasile

"Piemonte: Storia, Letteratura, Grammatica, Scrittura" ( Download de Arquivo PDF )